Aprile 29, 2008
DOBBIAMO SEGUIRE IL VANGELO E NON GLI INSEGNAMENTI UMANI
Aprile 27, 2008
Aprile 26, 2008
IL CENTRO ANTI-BLASFEMIA PRENDE LE DISTANZE DA PETRUS
Bruno Volpe di Petrus intervista il criminologo Francesco Bruno.
B.V.”Professor Bruno, se un Tribunale Le chiedesse una perizia su Giuda, cosa direbbe?”
F.B.”Non ho il benchè minimo dubbio, era un nevrotico. Viveva in un perenne conflitto con se stesso,
volendo essere il migliore e non potendolo essere. Spesso, dietro al tradimento si nasconde questa
volontà morbosa di essere primi sapendo di non averne le capacità”.
B.V.”Giuda è il traditore per eccellenza.”
F.B.”Il tradimento è la forma più abietta ed orribile che possa esistere: chi tradisce, pugnala la persona che ama
o vorrebbe amare. Eppure ancora oggi va di moda tradire, cambiare casacca, maglia. Pensi, io sono critico
persino con il fenomeno del pentitismo a buon mercato, che non ritengo una collaborazione spontanea
da parte dei mafiosi ma l’espressione della loro volontà di trarre un vantaggio personale dalla consegna dei criminali alla Polizia”.
B.V.”Giuda nevrotico: si può parlare anche di persona sessualmente disturbata?”
“Dietro ogni nevrosi esiste sempre un problema a sfondo sessuale. E diciamo che Giuda, sì, può essere considerato potenzialmente un omosessuale”.
Firmato Francesco Bruno criminologo, intervistato da Petrus :
http://www.papanews.it/dettaglio_interviste.asp?IdNews=6574#a
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IL CENTRO ANTI-BLASFEMIA PRENDE LE DISTANZE DA PETRUS E LO CONDANNA.
Vediamo che Petrus pubblica spudoratamente asserzioni discriminatorie ed omofobiche
dettate dal criminologo Francesco Bruno, il quale dichiara che gli omosessuali sarebbero dei nevrotici.
POI SAREBBE BRUNO VOLPE DI PETRUS A FARE QUESTE DOMANDE BLASFEME SU GIUDA:
Professor Bruno, se un Tribunale Le chiedesse una perizia su Giuda, cosa direbbe?
Giuda e’ il traditore per eccellenza.
Giuda nevrotico: si può parlare anche di persona sessualmente disturbata?
Con quale coraggio un cattolico di un quotidiano dedicato al Papa fa queste domande spudorate ?
————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————-RISPOSTE A PETRUS DAL CENTRO ANTI-BLASFEMIA
Primo;
Veniamo al punto, il Centro Anti-Blasfemia, riconosce che molti omosessuali hannno contribuito con la loro saggezza e il loro
talento allo sviluppo civile e culturale del mondo, infatti molti scinziati, scrittori, artisti, sportivi, e perfino Santi sono stati omosessuali,
facciamo qualche nome ; Leonardo da Vinci, Caravaggio, Michelangelo, Rudolf Nureyev, la lista è molto lunga, ci fermiamo qui.
Secondo;
Il Centro-Anti-Blasfemia, dietro consulto medico, afferma che non tutti gli omosessuali sono nevrotici, ma la nevrosi è diffusa nella stessa misura sia negli eterosessuali che
negli omosessuali.
Terzo;
Il Centro Anti-Blasfemia,dal punto di vista laico, non agisce contro i gay e i loro diritti, anzi in certe situazioni umanitarie è vicino a chi soffre ed è emarginato.
Quarto;
Il Centro Anti-Blasfemia, dal punto di vista cristiano, dichiara che tutti siamo peccatori, e tutti per salvarci dobbiamo conformarci al Vangelo, non solo gli omosessuali,
ma anche i pedofili, gli incestuosi, gli stupratori, i porno-star, le prostitute,gli adulteri, gli abortisti, i mafiosi, i ladri, gli assassini, e tutti gli altri peccatori.
Gesù è morto in croce per salvare tutti i peccatori, compresi gli omosessuali, e finché viviamo siamo in tempo per convertirci e salvarci, e perfino possiamo diventare Santi.
Fratelli ricordatevi che grandi peccatori si sono pentiti, e si sono convertiti e sono divenati Santi..
Aprile 25, 2008
IL CATTOLICISSIMO PETRUS: GIUDA ERA GAY
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“Giuda? Nevrotico e omosessuale. Ponzio Pilato? Il ‘padre’ dei politici attuali”: il criminologo Francesco Bruno analizza il profilo psicologico del traditore e del giudice di Cristo
di Bruno Volpe CITTA’ DEL VATICANO – Giuda Iscariota? Nevrotico e omosessuale. Ponzio PIlato? Un egoista, il prototico dei politici attuali. La diagnosi è del famoso crimonologo e psicopatologo forense, il Professor Francesco Bruno, che ha tracciato in esclusiva per ‘Petrus’ un profilo psicologico e criminale del traditore di Cristo e di chi lo condannò alla crocifissione, sconfinando, poi, in una conversazione a 360 gradi, sino alla tragica morte al Rave Party di Milano. Professor Bruno, se un Tribunale Le chiedesse una perizia su Giuda, cosa direbbe? “Non ho il benchè minimo dubbio, era un nevrotico. Viveva in un perenne conflitto con se stesso, volendo essere il migliore e non potendolo essere. Spesso, dietro al tradimento si nasconde questa volontà morbosa di essere primi sapendo di non averne le capacità”. Giuda è il traditore per eccellenza. “Il tradimento è la forma più abietta ed orribile che possa esistere: chi tradisce, pugnala la persona che ama o vorrebbe amare. Eppure ancora oggi va di moda tradire, cambiare casacca, maglia. Pensi, io sono critico persino con il fenomeno del pentitismo a buon mercato, che non ritengo una collaborazione spontanea da parte dei mafiosi ma l’espressione della loro volontà di trarre un vantaggio personale dalla consegna dei criminali alla Polizia”. Giuda nevrotico: si può parlare anche di persona sessualmente disturbata? “Dietro ogni nevrosi esiste sempre un problema a sfondo sessuale. E diciamo che Giuda, sì, può essere considerato potenzialmente un omosessuale”. Ponzio Pilato, invece? “Un soggetto assolutamente ‘normale’. Non gli riconosco l’attenuante dell’infermità mentale. E’ un opportunista, uno che agisce per convenienza, un uomo di potere che preferisce il compromesso alla morale e condanna un innocente come Gesù. In un certo qual modo, rappresenta il prototipo ‘ante litteram’ di certi politici attuali. Lei sa quanti Ponzio Pilato esistono nella nostra classe dirigente? Un oceano, tantissimi. Come dire, Ponzio PIlato ha fatto scuola ed è rimasto in ‘buona’ compagnia”. Professore, parliamo della giovane vittima stroncata da overdose al Rave Party di Milano. L’episodio ha destato scalpore. “Un’ipocrisia di Stato. Non siamo stati capaci di dare risposte convincenti sul fronte della prevenzione, non si vuole mandare i Carabinieri a questi raduni per timore che divampino scontri, ed ecco che lo Stato lascia questi ragazzi fare baldoria in un angoletto, chiudendo un occhio e fingendo che non stia accadendo nulla di male. Poi ci scappa il morto e tutti si mobilitano: troppo facile. La verità è questa: manca un principio di autorità, e per tale intendo quella che una volta si definiva autorevolezza. I giovani non credono nei valori e si è indebolita la figura paterna. Ecco, allora, che quella di MIlano era una morte annunciata. Adesso, almeno, se ne prenda atto e si evitino fatti simili in futuro. La repressione serve, ma si faccia anche della sana prevenzione etica e sociale”. |
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Aprile 24, 2008
I FRATELLI-CUGINI DI GESU’ NON ERANO FRA I 12 APOSTOLI
Così commenta l’Introduzione alla Lettera di Giacomo (pag. 1207) “Il Giacomo autore dello scritto sembra essere l’omonimo capo della comunità cristiana di Gerusalemme (At 12, 17; 21, 18), che si rivolge a giudeo-cristiani dispersi nel mondo greco-romano. Egli morrà nel 62 e più probabilmente scrisse tra il 57 e il 62, a motivo delle relazioni che si notano tra la lettera e gli altri scritti dell’A.T.”
E l’Introduzione alla Lettera di Giuda (pag. 1227) “Il Giuda autore di questa lettera è ‘fratello di Giacomo’; più probabilmente di Giacomo parente di Gesù, venerato capo della chiesa madre di Gerusalemme. Egli quindi non sarebbe l’apostolo Giuda Taddeo, detto ‘di Giacomo’, nel senso di figlio di Giacomo”
E in quella alla Lettera di Giuda: (pag. 1866) “L’autore stesso si dichiara fratello di Giacomo, che viene comunemente indicato come fratello di Gesù, quindi né l’uno né l’altro apostoli poiché in caso che lo fossero stati, non avrebbero mancato d’indicarlo. Come parente di Gesù dovette godere di grande stima nella chiesa primitiva, per cui poté rivolgere autoritativamente ai fedeli che certo lo conoscevano e che erano con ogni probabilità palestinesi, questo breve scritto.”
zelota; V.Lu: 6,15 e Atti: 1,13; con Simone fratello del Signore.
Aprile 23, 2008
SAN GIACOMO IL GIUSTO-TRATTO DA SAN GEROLAMO
- DE VIRIS ILLUTRIS-SAN GEROAMO
- Giacomo, chiamato fratello del Signore, soprannominato il Giusto, alcuni ritengono che fosse figlio di Giuseppe con un’altra moglie ma a me pare piuttosto il figlio di Maria sorella della madre di nostro Signore di cui Giovanni fa menzione nel suo libro, dopo la passione del nostro Signore venne ordinato dagli apostoli vescovo di Gerusalemme, scrisse una sola epistola, che è riconosciuta fra le sette epistole cattoliche, anche se alcuni ritengono che sia stata pubblicata da qualcun altro sotto il suo nome e che, gradualmente, col passare del tempo, abbia guadagnato autorità. Egesippo, vissuto poco dopo l’età apostolica, nel quinto libro dei suoi Commentari, scrive a proposito di Giacomo: “Dopo gli apostoli, Giacomo il fratello del Signore soprannominato il Giusto fu fatto capo della chiesa di Gerusalemme. Molti invero sono chiamati Giacomo. Questo fu santo dal ventre della madre. Egli non bevve né vino ne bevande forti, non mangiò carne, né si rase, non si unse con oli o frequentò i bagni. Egli solo ebbe il privilegio di entrare nel Santo dei Santi, poiché non indossò mai vesti di lana ma solo di lino e andò da solo nel tempio a pregare in favore del popolo, cosicché le sue ginocchia divennero dure come le ginocchia di un cammello.” Egli disse moltre altre cose, troppo numerose da menzionare. Giuseppe Flavio, nel suo XX libro delle Antichità, e Clemente nel VII libro delle sue Ipotiposi menziona che, alla morte di Feto re di Giudea, Albino fu mandato da Nerone come successore. Prima che potese raggiungere la provincia Anania, sommo sacerdote, il figlio più giovane di Anano della classe sacerdotale, approfittando del momento di anarchia, riunì un’assemblea e forzò pubblicamente Giacomo a negare che Cristo fosse il figlio di Dio. Al suo diniego ordinò che fosse lapidato. Gettato da un pinnacolo del tempio, ancora mezzo vivo ma con le gambe spezzate, alzando le mani al cielo egli disse “Signore perdonali perché non sanno ciò che fanno” . Poi, colpito alla testa con il bastone di un lavandaio, come quelli usati per attorcigliare gli abiti, infine morì. Sempre Giuseppe Flavio riporta la tradizione che Giacomo era di così grande santità e reputazione fra il popolo che si credette che la caduta di Gerusalemme fosse dovuta alla sua uccisione.
- Egli è colui del quale Paolo scrive ai Galati “Non vidi nessun altro apostolo eccetto Giacomo il fratello del Signore”, e il libro degli Atti degli apostoli testimonia di questo fatto. Il vangelo che è detto “Vangelo secondo gli ebrei”, che io ho recentemente tradotto in greco e latino e che è stato spesso utilizzato anche da Origene afferma, dopo aver detto della resurrezione del salvatore: “ma il Signore, dopo che ebbe dato la sindone al servo del sacerdote, apparve a Giacomo – che aveva giurato che non avrebbe più mangiato pane da quando aveva bevuto dalla coppa del Signore finché non lo avrebbe rivisto risorgere da coloro che dormono – ” e anche, più avanti, afferma “Egli prese il pane, benedì, lo spezzo e lo diede a Giacomo il giusto dicendogli: ‘Fratello mio, mangia il tuo pane, poiché il figlio dell’uomo è risorto da coloro che dormono’. Per trenta anni resse la chiesa di Gerusalemme, cioè fino al settimo anno di Nerone, e fu sepolto presso il tempio, dove fu precipitato. La sua pietra tombale con l’iscrizione era ben nota fino all’assedio di Tito e la fine del regno di Adriano. Coloro che ritengono che sia stato sepolto al Monte Oliveto si sbagliano
SAN GIACOMO IL MINORE
Fu una figura importante nella chiesa di Gerusalemme, della quale fu vescovo. Vien martirizzato nel I° secolo, così come viene raccontato nella versione di Giuseppe Flavio e Egesippo (citate nella “Storia Ecllesiastica” di Eusebio), vittima del fanatismo giudaico. Giacomo il minore era una figura rispettata da tutti, era infatti chiamato “il giusto” sin dai tempi di Cristo, ed aveva la licenza di entrare nel sancta sanctorum. Capitò che alcuni dei seguaci delle varie sette gli chiedessero chi fosse la porta di Gesù (prendendo spunto dall’episodio narrato in Gv 10, 7-9). Giacomo rispondeva che questi era il salvatore e in questo modo quelli credevano che Gesù fosse veramente il messia. Molti dei capi, così, credevano alle sue parole, e per questo c’era malcontento tra i giudei, gli scribi e i farisei, preoccupati che tutto il popolo pensasse a Gesù come al messia. Questi si riunirono dunque e chiesero a Giacomo di correggere il popolo su quanto credeva circa Gesù (correggere l’errore, cioè, di crederlo il messia) e dopo avergli detto “…noi ti crediamo, noi, insieme con tutto il popolo, possiamo testimoniare che sei un uomo giusto e che non guardi in faccia a nessuno…” gli proposero di andare sul pinnacolo del tempio per fare ascoltare quanto aveva da dire a tutte le tribù e i popoli convenuti in Gerusalemme per la pasqua. Quindi gli scribi e i farisei fecero salire Giacomo sul pinnacolo del tempio e gli chiesero a gran voce: “Uomo giusto, in cui tutti dobbiamo credere, poiché il popolo è fuorviato da errori nei riguardi di Gesù il crocifisso, annunciaci quale è la porta di Gesù”. Ed egli a gran voce rispose: “Perché mi interrogate sul Figlio dell’uomo, che siede in cielo alla destra della grande Potenza e tornerà sulle nubi del cielo?”. Molti furono persuasi e credettero in Cristo per la testimonianza di Giacomo, inneggiando: “Osanna al Figlio di David!”. Gli scribi e i farisei, spiazzati da quanto aveva detto Giacomo, subitoro si pentrono di avergli offerto una simile occasione di testimoniare in favore di Cristo, e per “correre ai ripari” salirono sul pinnacolo e al grido di “Oh, oh, anche il giusto ha errato!” lo gettarono giù. Il “giusto” non morì dopo la caduta e così iniziarono a lapidarlo, ma Giacomo rigirandosi si inginocchiò: “Ti scongiuro, Dio Padre onnipotente, perdonali perché non sanno quello che fanno”. Uno dei sacerdoti, che si chiamava Recab gridò: “Smettete! Che cosa fate? Il giusto prega per voi!”. Frattanto uno dei presenti, che di mestiere era lavandaio, afferrato uno di quei bastoni con cui si comprimono i panni, lo vibrò sul capo del giusto e così lo martirizzò. I fedeli lo seppellirono in un luogo vicino al tempio, dove anche ora una lapide lo ricorda.



