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Luglio 14, 2008

LIBERTA’ PER CHE FARE ?

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Libertà, per che fare?
Data: 12-07-2008

Non basta all’uomo la “libertà da” anche se necessaria; e neppure basta la “libertà di”, come pura capacità di scegliere, anche se indispensabile; occorre la “libertà per”, una libertà che si affermi e si eserciti nel senso della verità e della vita. Libertà, per che fare? Si chiedeva Bernanos. La domanda è attualissima.
Il riferimento a Bernanos mi sembra più che mai pertinente, poiché il grande scrittore e moralista francese rispondeva, furente, all’interrogazione di uno dei padri dell’ideologia “emergente”.
“Libertà, per che fare? È un bel titolo, non c’è che dire, ed io lo faccio mio” scriveva Bernanos “proprio più liberamente perché non l’ho trovato io. Libertà per che fare? Lo sapete, è una celebre frase di Lenin che esprime, con un’incisività e una lucidità terribile, questa sorta di disaffezione cinica che ha già corrotto tante coscienze. La peggiore minaccia per la libertà non è di lasciarsela togliere – giacché si può riconquistare – ma che si cominci a non amarla e a non capirla più”.
È uno dei problemi di attualità, perché le risposte di oggi hanno la stessa connotazione di scetticismo e di indifferenza con cui, quasi due millenni, fa si chiese: “Cos’è la verità?”.
Negando il nesso intrinseco tra fede e morale si arriva a negare il nesso tra libertà e verità, e questo è il problema fondamentale, rivendicare la libertà al di fuori o contro la verità, ritenere la libertà come un assoluto e quindi come la sorgente dei valori: la libertà umana potrebbe creare i valori e godrebbe di un primato sulla verità, al punto che la verità stessa sarebbe considerata come una creazione della libertà. Questa dunque rivendicherebbe una tale autonomia morale che praticamente significherebbe la sua sovranità assoluta.
Il problema morale ci rinvia così al problema antropologico e l’antropologia, a sua volta, si rischiare pienamente solo alla luce del Verbo Incarnato, Gesù Cristo.
Secondo una visione estrinsecistica e volontarista, la legge morale è qualcosa che viene dall’esterno dell’uomo e s’impone all’uomo come un suo imprigionamento: una cosa è cattiva perché è proibita.
In realtà, la legge morale è qualcosa d’intrinseco all’uomo, come tale, è la sua verità strutturale, dinamica e finale, cioè la sua struttura costitutiva, i suoi dinamismi profondi, le finalità verso cui è orientata. Va capovolto il principio sopra ricordato: una cosa è proibita perché cattiva. Questa legge intrinseca all’essere stesso dell’uomo è conosciuta e individuata dalla sua libertà responsabile: con la legge morale l’uomo sia autogoverna e si autoconduce verso il suo fine. Al riguardo, rispetto alle altre creature, l’uomo ha una naturale inclinazione all’atto e al fine: è chiamata legge naturale.
Quando si parla di legge naturale, si deve sempre riferire e solo alla persona umana nella sua totalità unificata, nella sua realtà spirituale e corporale, anzi ad ambedue con dimensioni tra loro inscindibilmente unite. Solo in questa antropologia integrale e unitaria si può comprendere e vivere il valore originario del corpo umano ossia il suo rapporto profondo con la persona.

Don Geremia Soscia
parroco
di Foiano di Valfortore

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