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aprile 7, 2011

LAMPEDUSA: 250 IMMIGRATI DISPERSI IN MARE ANCHE DONNE E BAMBINI

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LAMPEDUSA: 250 IMMIGRATI DISPERSI IN MARE ANCHE DONNE E BAMBINI
  
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TG.COM
6.4.2011
Lampedusa, 250 immigrati dispersi in mare

In salvo una cinquantina, primi naufraghi arrivati a Lampedusa

foto LaPresse

22:27 – Tragico bilancio del naufragio nel Canale di Sicilia. In tutto erano 300 gli immigrati caduti in mare nella notte mentre venivano soccorsi al largo di Lampedusa. Una cinquantina le persone recuperate, mentre continuano le ricerche. I trecento immigrati, tutti dell’Africa subsahariana, avevano chiesto soccorso tramite telefono satellitare. Si temono molti morti. Il barcone era partito due giorni fa dalla Libia.

Dei primi naufraghi giunti a Lampedusa, tre sono stati trasferiti in barella sulle ambulanze, gli altri sono stati trasportati con gli autobus direttamente nei centri di accoglienza nell’attesa di essere trasferiti. Anche una donna incinta tra le vittime del naufragio. Michele Prosperi di Save The Children che l’ha potuta vedere, ha riferito che la donna è in “avanzato stato di gravidanza”. La donna è stata accompagnata in ambulanza al poliambulatorio dell’isola. Secondo Prosperi, gli immigrati soccorsi “erano tutti stremati e senza un filo di voce”. A tutti sono stati forniti delle coperte termiche nelle quali si sono avvolti prima di salire sul pullman.

Tre naufraghi sono stati salvati da un peschereccio di Mazara del Vallo (Trapani) impegnato in operazioni di pesca nel Canale di Sicilia.

Molte donne e bambini tra le vittime
Tra i naufraghi ci sarebbero molte donne e bambini, hanno riferito i primi clandestini giunti a Lampedusa. “Temiamo che molti possano essere morti”, ha detto una persona che sta seguendo le operazioni di soccorso. L’equipaggio dell’elicottero della Guardia di finanza accorso sul posto ha confermato di aver visto in mare, nell’area dove il barcone dei migranti è naufragato, decine di cadaveri. “Abbiamo sperato di vedere qualcuno che alzasse il braccio – dicono – ma non è accaduto. Tra i cadaveri, difficili da quantificare, anche corpicini di bambini”. Secondo quanto riferito dal Comando generale delle Capitanerie di porto, i duecento profughi, tutti dell’Africa subsahariana, si trovavano su un barcone che aveva chiesto aiuto alle autorità maltesi e, su richiesta di queste ultime, erano partite da Lampedusa due motovedette della Guardia Costiera e un elicottero della Guardia di Finanza.

Il barcone naufragato, lungo 13 metri circa, era partito due giorni fa da Zuwarah, in Libia, come ha detto la Guardia Costiera italiana. Secondo quanto riporta la Capitaneria di Porto, le autorità maltesi, una volta ricevuto l’sos, avrebbero a loro volta chiesto aiuto nella notte quando hanno saputo che un barcone stava imbarcando acqua, ma senza dichiarare l’emergenza. All’arrivo sul posto della motovedetta pare che i profughi abbiano iniziato ad agirtarsi fino a che l’imbarcazione si è rovesciata.

Giunta sul posto alle quattro circa di mattina, la prima delle motovedette ha intercettato il barcone alla deriva in una situazione di grave pericolo. “Il mare molto agitato (stato quattro) e la concitazione a bordo del barcone hanno reso vano ogni tentativo di trarre in salvo gli immigrati, finiti in acqua nel corso delle operazioni di soccorso”, spiegano alle Capitanerie di Porto.

Fino ad ora sarebbero 20 i cadaveri avvistati nell’area del naufragio, circa 250 i dispersi e 53 le persone tratte in salvo. Nelle ricerche sono impegnate tre motovedette, un aereo e un elicottero della Guardia Costiera e un aereo maltese, oltre a un motopesca di Mazara del Vallo che è stato dirottato nella zona.

Forse nessuno scafista, solo Gps
L’imbarcazione naufragata al largo di Lampedusa era probabilmente senza scafista. E’ questa l’ipotesi del comandante della Capitaneria di porto di Lampedusa, Antonio Morana, il quale spiega che i gestori di questi traffici “potrebbero limitarsi a programmare la rotta attraverso il Gps” e lasciare che i barconi arrivino a destinazione senza alcun altro supporto. “Non si possono far partire duecento persone con questo mare – si dispera il comandante Morana -. Nell’area del naufragio le onde sono alte tre metri”.

La Russa: caserme per gli immigrati
Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha annunciato che per affrontare l’emergenza immigrazione, il Viminale ha richiesto luoghi “come caserme, dove poter alloggiare persone senza bisogno di tende”. Entrando a Palazzo Chigi, La Russa ha aggiunto che “è stata chiesta una tipologia diversa di siti militari per ospitare gli immigrati: non luoghi aperti dove allestire tendopoli, ma siti recintati”.

Sbarchi, 25.800 immigrati da gennaio
Fino ad oggi sono sbarcati 25.800 immigrati dall’inizio dell’anno: 2.300 provenienti dalla Libia, gli altri dalla Tunisia. Il dato è emerso nel corso della riunione a Palazzo Chigi della cabina di regia tra governo, Regioni e altri enti locali sull’emergenza immigrazione.

 
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Naufragio, una donna incinta tra i superstiti

Il barcone, con più di 200 persone a bordodi nazionalità eritrea e somala, era partito dalla Libia 2 giorni fa.

LAMPEDUSA (AGRIGENTO) – Con molta probabilità era salpato dalle coste libiche il barcone con più di 200 migranti a bordo naufragato nella notte a largo di Lampedusa. L’imbarcazione era lunga appena 13 metri ed era partita quasi certamente da Zuwarah (a ovest di Tripoli). Alla Capitaneria di porto di Lampedusa questa ipotesi viene data “al 90 per cento”, anche sulla base della posizione in cui è avvenuta la tragedia, il tratto di mare tra Malta e Lampedusa. Si tratta di una rotta battuta dalle imbarcazioni provenienti dalle coste libiche rispetto a quella più a ovest seguita dai barconi partiti dalle coste tunisine. I migranti che trasportava , tra cui molte donne e bambini, erano per lo più di nazionalità eritrea e somala.  L’imbarcazione era lunga appena 13 metri ed era partita due giorni fa da Zuwarah (Libia).

UNA DONNA INCINTA TRA I 48 SUPERSTITI. Tra i naufraghi portati in salvo nel porto di Lampedusa c’è anche una donna incinta, “in avanzato stato di gravidanza”. A riferirlo Michele Prosperi di Save The Children. La donna è stata accompagnata in ambulanza al poliambulatorio dell’isola. Secondo Prosperi, “erano tutti stremati e senza un filo di voce”, mentre il comandante della capitaneria di porto, Pietro Carosia, spiega che i 48 extracomunitari arrivati erano in stato di ipotermia. A tutti sono stati forniti delle coperte termiche nelle quali si sono avvolti prima di salire sul pullman.

mercoledì, 06 aprile 2011

http://www.tg1.rai.it/dl/tg1/2010/articoli/ContentItem-07251015-517b-416c-8198-bd6a72dff647.html

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LEGGO.IT

MIGRANTI, TRAGEDIA IN MARE:
BIMBI TRA I 250 MORTI -FOTO

Mercoledì 06 Aprile 2011 – 21:47

LAMPEDUSA - È notte fonda nel Canale di Sicilia ed è tempo di morire: 250, forse di più, fanno naufragio a 39 miglia dalla costa di Lampedusa quando sono circa le due. La Guardia costiera ne salva 48, un peschereccio ne prende a bordo 3: tra loro due donne, una incinta all’ottavo mese. Gli altri sono ancora lì, corpi sbattuti tra le onde che raggiungono 4 metri. Non doveva finire così la storia di questi profughi partiti dal porto libico di Zuwarah. Il mare era l’ultima tappa di un viaggio cominciato dall’Africa sub-sahariana e durato mesi, se non anni.

E invece la loro barca, un legno di 13 metri, non ha retto. Quando a bordo hanno visto il mare gonfiarsi, gli immigrati hanno capito che era finita. Da un telefono satellitare hanno chiamato le autorità di Malta – competente per i soccorsi in quell’area – che hanno comunicato l’emergenza ai colleghi italiani. Due motovedette della Guardia costiera sono subito salpate, mentre l’area veniva monitorata da elicotteri e aerei. Giunti sul posto, gli uomini della Capitaneria di porto hanno tentato di «agganciare» la carretta senza più governo, che già imbarcava acqua, lanciando una cima. A bordo il peso si è squilibrato, la barca si è piegata su un fianco e rovesciata. Così si è compiuta la tragedia.
La sommaria dinamica è quella ricostruita dai sopravvissuti, arrivati intorno alle 11, su due mootovedette, al molo Favaloro di Lampedusa, dove sono stati avvolti in coperte termiche e alcuni accompagnati al poliambulatorio dell’isola. Il racconto dei soccorritori è ancora più agghiacciante: «Uomini, donne e bambini cadevano dalla barca e andavano giù come piombo. Un inferno. Alcuni sopravvissuti li abbiamo presi per i capelli». Non è servito lanciare zattere e salvagenti in acqua, tutto è accaduto in un attimo. Da quanto si apprende, le indicazioni riferite dai naufraghi ai maltesi sarebbero state sommariamente girate alle autorità italiane. Il contenuto delle comunicazioni non avrebbe lasciato presagire che si trattava di una emergenza così grave. Solo quando i soccorritori sono arrivati sul posto hanno visto che lo scafo aveva una falla. Le ricerche di altri sopravvissuti sono state sospese con il buio, dopo che sono andate avanti per tutto il giorno, con l’ausilio della nave «Flaminia» che stamane era in rada a Lampedusa, in attesa di trasferire i migranti del centro d’accoglienza, e alla quale adesso spetterà il triste compito di imbarcare cadaveri. Le speranze di trovare vivo qualcuno sono al lumicino. Il racconto fatto dall’equipaggio di un elicottero della Guardia di finanza dà la dimensione della sciagura: «Abbiamo visto decine di corpi galleggiare a gruppi, e comparandone le dimensioni abbiamo capito che in mare c’erano anche bambini. Speravamo che qualcuno agitasse una mano. Non è accaduto».

Però è successo che poco prima delle 14 arrivasse in porto un peschereccio di Mazara del Vallo, il «Cartagine». A bordo aveva tre sopravvissuti, salvati nel buio. Il comandante, Francesco Rifiorito, ha raccontato di aver ricevuto l’allarme dalla Guardia costiera intorno alle due, quando stava effettuando una battuta di pesca a dieci miglia dal luogo del disastro. Ha tirato su le reti e invertito la rotta. «Non si vedeva nulla – ricorda – si sentivano solo urla. Sono state le grida a guidarci in un punto dove abbiamo lanciato le cime alle quali tre naufraghi si sono aggrappati. Un altro comandante guarda sconsolato il mare: è Antonio Morana, che a Lampedusa guida la Capitaneria di porto. Di gente ne ha salvata. »Non si fa – dice – Non si mandano queste persone a morire così«. E azzarda l’ipotesi che ormai i mercanti di uomini abbiano ridotto a zero i loro rischi: su queste barche, spiega, vengono installati dei Gps, programmati su una rotta. I migranti vengono stipati sulle carrette e spinti in mare, in balia delle onde, senza nessun marinaio; al suo posto uno strumento che gracchia.

BOSSI: “COSTRETTI A FIDARCI DI TUNISI” «Siamo costretti a fidarci della Tunisia. Spero che mantengano la parola». Così il leader della Lega, Umberto Bossi, ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano se si fidasse delle ‘promessè strappate ieri a Tunisi sull’immigrazione dal ministro dell’Interno, Roberto Maroni. «È una bella domanda», ha aggiunto il Senatur. A chi gli ha chiesto infine se il blocco delle partenze dal paese nordafricano funzionerà, il senatur ha replicato: «funzionerà, puttana Eva».

“HO PERSO MOGLIE E FIGLIO”  «Eravamo 370, siamo stati due notti e tre giorni in mare, poi abbiamo visto la nave italiana che si avvicinava». Sono drammatici i racconti di alcuni dei 51 superstiti della tragedia del canale di Sicilia dove un barcone carico di migranti si sarebbe rovesciato durante le operazioni di soccorso provocando la morte di almeno 150 persone. Un uomo ha raccontato: «La nave italiana è arrivata molto lentamente a motori spenti, molto lentamente, fino a un metro da noi. Ci siamo spostati e la nostra barca si è rotta e siamo caduti in mare». Il numero dei migranti, partiti dalla Libia e di varie nazionalità africane, non è certo. Secondo il racconto di alcuni sopravvissuti sarebbero stati oltre 350 sul barcone. Un giovane del Camerun dice di essere rimasto in Libia almeno due anni a fare l’imbianchino e quando è divampata la guerra gli avrebbero proposto di combattere contro i ribelli. Ma lui – racconta – è riuscito a trovare un barcone per partire pagando 1200 dollari sia per lui, che per la sua fidanzata, 24 anni, e un suo amico: gli altri due sono morti. «Siamo partiti dalla Libia su un barcone e ieri verso le sei di sera è cominciato il cattivo tempo. Siamo caduti in acqua – dice – era un inferno. Mi entrava acqua in bocca ma sono riuscito a rimanere a galla. C’erano almeno tre bambini e molte donne. Io mi chiamo Peter Ugo, ho 29 anni».  Mentre era al poliambulatorio di Lampedusa è arrivata una telefonata della donna che si era salvata e che si trova nella base Loran di Lampedusa. Lo ha detto lui stesso parlando con i giornalisti.

CADAVERI DI BAMBINI IN MARE Sono decine i cadaveri che l’equipaggio dell’elicottero della Guardia di finanza ha visto in mare, nell’area dove il barcone dei migranti è naufragato. Lo riferiscono al loro rientro i piloti che hanno volato dalle 10.30 alle 12.30 per fornire assistenza agli uomini della Capitaneria di porto che coordina i soccorsi. «Abbiamo sperato di vedere qualcuno che alzasse il braccio – dicono – ma non è accaduto. Tra i cadaveri, difficili da quantificare, anche corpicini di bambini». I cadaveri galleggiano a gruppi nello specchio d’acqua, dice l’equipaggio della Gdf, e questo consente di compararne le dimensioni: purtroppo ci sono anche bambini. L’elicottero è tornato alla base per rifornirsi e si alzerà di nuovo in volo.

FORSE NESSUNO A PILOTARE LA BARCA L’ultima trovata dei trafficanti di migranti è imbarcare gli stranieri su una carretta e lasciare che se la cavino da soli, senza scafisti, senza nessuno che abbia esperienza di mare. Questa è più di una ipotesi per il comandante della Capitaneria di porto di Lampedusa, Antonio Morana, il quale spiega che i gestori di questi traffici «potrebbero limitarsi a programmare la rotta attraverso il Gps» e lasciare che i barconi arrivino a destinazione senza alcun altro supporto. In condizioni meteo ottimali l’operazione può tecnicamente riuscire. Proprio ieri notte è accaduto qualcosa del genere: una barca con 104 tunisini è arrivata al porto vecchio e sono stati gli stessi extracomunitari a riferire di essere partiti da Zarzis senza un marinaio a bordo. Si erano limitati a fare una colletta di 400 euro a testa per acquistare una carretta e un Gps. Nessuno di loro aveva esperienza di mare e la loro speranza d’arrivare era legata a quello strumento che segnava una rotta di 74 gradi. «Non si possono far partire duecento persone con questo mare – si dispera il comandante Morana -. Nell’area del naufragio le onde sono alte tre metri. Il merito dei nostri uomini è averne salvati 48, e non è stato facile». Sulla dinamica del naufragio, Morana non si esprime: «Non abbiamo ancora parlato con i comandanti delle motovedette – dice – e per adesso non si possono avanzare ipotesi. Ma ripeto, le condizioni del mare sono proibitive».

ONDE DI TRE METRI Nell’area del Canale di Sicilia, dove si è verificato il naufragio del barcone di 13 metri che trasportava circa 200 persone ci sono onde alte tre metri. È quanto spiega uno dei soccorritori. Le condizioni meteo sono abbastanza proibitive e le previsioni danno calma di vento solo a partire da domani. Attualmente il mare è forza 6 e spira un vento di Maestrale a oltre 30 nodi. 
Cinque extracomunitari, tra i sopravvissuti al naufragio nel Canale di Sicilia, sono ricoverati nel poliambulatorio di Lampedusa. Il cardiologo che li ha appena visitati ha riscontrato ipotermia ma complessivamente li ha trovati in discrete condizioni di salute. Tra le persone ricoverate c’è anche una donna all’ottavo mese di gravidanza. Le sue condizioni non sono preoccupanti e anche il bambino, secondo quanto dicono i sanitari, sta bene. 

MANDURIA, INDAGINI SU RICHIESTA RIMPATRI La polizia ha avviato indagini su una decina di immigrati tunisini ospitati nella tendopoli di Manduria che hanno chiesto alle autorità italiane di essere rimpatriati sulla base degli accordi stipulati ieri tra Italia e Tunisia. La richiesta ha sollevato qualche sospetto tra gli investigatori tarantini – si apprende da fonti di polizia – perchè i richiedenti potrebbero essere traghettatori di immigrati che, all’arrivo a Lampedusa, si sono confusi con i migranti. 

TUNISINI ARRESTATI IN TOSCANA Due tunisini arrivati da Lampedusa a Monte San Savino (Arezzo), sono stati arrestati dai carabinieri. Dalle procedure di identificazione a cui sono sottoposti gli immigrati ospiti delle strutture di accoglienza è emerso che uno dei due aveva precedenti per droga; l’altro era stato espulso dall’Italia nel 2006. «Su segnalazione della questura di Arezzo – spiega una nota – i carabinieri di Monte San Savino hanno arrestato due tunisini appartenenti al gruppo di immigrati giunti ieri da Lampedusa ed alloggiati in località Palazzuolo». Uno di loro, 35 anni, doveva scontare un residuo di pena di un anno e due mesi di reclusione per spaccio; l’altro, 40 anni, «sebbene espulso con provvedimento del prefetto di Reggio Emilia e notificato il 30 novembre 2006 ha fatto rientro prima di dieci anni nel territorio nazionale senza autorizzazione».

 

LAMPEDUSA: 250 IMMIGRATI DISPERSI IN MARE ANCHE DONNE E BAMBINI
  
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Lampedusa, 250 immigrati dispersi in mare

In salvo una cinquantina, primi naufraghi arrivati a Lampedusa

foto LaPresse

22:27 – Tragico bilancio del naufragio nel Canale di Sicilia. In tutto erano 300 gli immigrati caduti in mare nella notte mentre venivano soccorsi al largo di Lampedusa. Una cinquantina le persone recuperate, mentre continuano le ricerche. I trecento immigrati, tutti dell’Africa subsahariana, avevano chiesto soccorso tramite telefono satellitare. Si temono molti morti. Il barcone era partito due giorni fa dalla Libia.

Dei primi naufraghi giunti a Lampedusa, tre sono stati trasferiti in barella sulle ambulanze, gli altri sono stati trasportati con gli autobus direttamente nei centri di accoglienza nell’attesa di essere trasferiti. Anche una donna incinta tra le vittime del naufragio. Michele Prosperi di Save The Children che l’ha potuta vedere, ha riferito che la donna è in “avanzato stato di gravidanza”. La donna è stata accompagnata in ambulanza al poliambulatorio dell’isola. Secondo Prosperi, gli immigrati soccorsi “erano tutti stremati e senza un filo di voce”. A tutti sono stati forniti delle coperte termiche nelle quali si sono avvolti prima di salire sul pullman.

Tre naufraghi sono stati salvati da un peschereccio di Mazara del Vallo (Trapani) impegnato in operazioni di pesca nel Canale di Sicilia.

Molte donne e bambini tra le vittime
Tra i naufraghi ci sarebbero molte donne e bambini, hanno riferito i primi clandestini giunti a Lampedusa. “Temiamo che molti possano essere morti”, ha detto una persona che sta seguendo le operazioni di soccorso. L’equipaggio dell’elicottero della Guardia di finanza accorso sul posto ha confermato di aver visto in mare, nell’area dove il barcone dei migranti è naufragato, decine di cadaveri. “Abbiamo sperato di vedere qualcuno che alzasse il braccio – dicono – ma non è accaduto. Tra i cadaveri, difficili da quantificare, anche corpicini di bambini”. Secondo quanto riferito dal Comando generale delle Capitanerie di porto, i duecento profughi, tutti dell’Africa subsahariana, si trovavano su un barcone che aveva chiesto aiuto alle autorità maltesi e, su richiesta di queste ultime, erano partite da Lampedusa due motovedette della Guardia Costiera e un elicottero della Guardia di Finanza.

Il barcone naufragato, lungo 13 metri circa, era partito due giorni fa da Zuwarah, in Libia, come ha detto la Guardia Costiera italiana. Secondo quanto riporta la Capitaneria di Porto, le autorità maltesi, una volta ricevuto l’sos, avrebbero a loro volta chiesto aiuto nella notte quando hanno saputo che un barcone stava imbarcando acqua, ma senza dichiarare l’emergenza. All’arrivo sul posto della motovedetta pare che i profughi abbiano iniziato ad agirtarsi fino a che l’imbarcazione si è rovesciata.

Giunta sul posto alle quattro circa di mattina, la prima delle motovedette ha intercettato il barcone alla deriva in una situazione di grave pericolo. “Il mare molto agitato (stato quattro) e la concitazione a bordo del barcone hanno reso vano ogni tentativo di trarre in salvo gli immigrati, finiti in acqua nel corso delle operazioni di soccorso”, spiegano alle Capitanerie di Porto.

Fino ad ora sarebbero 20 i cadaveri avvistati nell’area del naufragio, circa 250 i dispersi e 53 le persone tratte in salvo. Nelle ricerche sono impegnate tre motovedette, un aereo e un elicottero della Guardia Costiera e un aereo maltese, oltre a un motopesca di Mazara del Vallo che è stato dirottato nella zona.

Forse nessuno scafista, solo Gps
L’imbarcazione naufragata al largo di Lampedusa era probabilmente senza scafista. E’ questa l’ipotesi del comandante della Capitaneria di porto di Lampedusa, Antonio Morana, il quale spiega che i gestori di questi traffici “potrebbero limitarsi a programmare la rotta attraverso il Gps” e lasciare che i barconi arrivino a destinazione senza alcun altro supporto. “Non si possono far partire duecento persone con questo mare – si dispera il comandante Morana -. Nell’area del naufragio le onde sono alte tre metri”.

La Russa: caserme per gli immigrati
Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha annunciato che per affrontare l’emergenza immigrazione, il Viminale ha richiesto luoghi “come caserme, dove poter alloggiare persone senza bisogno di tende”. Entrando a Palazzo Chigi, La Russa ha aggiunto che “è stata chiesta una tipologia diversa di siti militari per ospitare gli immigrati: non luoghi aperti dove allestire tendopoli, ma siti recintati”.

Sbarchi, 25.800 immigrati da gennaio
Fino ad oggi sono sbarcati 25.800 immigrati dall’inizio dell’anno: 2.300 provenienti dalla Libia, gli altri dalla Tunisia. Il dato è emerso nel corso della riunione a Palazzo Chigi della cabina di regia tra governo, Regioni e altri enti locali sull’emergenza immigrazione.

 
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Naufragio, una donna incinta tra i superstiti

Il barcone, con più di 200 persone a bordodi nazionalità eritrea e somala, era partito dalla Libia 2 giorni fa.

LAMPEDUSA (AGRIGENTO) – Con molta probabilità era salpato dalle coste libiche il barcone con più di 200 migranti a bordo naufragato nella notte a largo di Lampedusa. L’imbarcazione era lunga appena 13 metri ed era partita quasi certamente da Zuwarah (a ovest di Tripoli). Alla Capitaneria di porto di Lampedusa questa ipotesi viene data “al 90 per cento”, anche sulla base della posizione in cui è avvenuta la tragedia, il tratto di mare tra Malta e Lampedusa. Si tratta di una rotta battuta dalle imbarcazioni provenienti dalle coste libiche rispetto a quella più a ovest seguita dai barconi partiti dalle coste tunisine. I migranti che trasportava , tra cui molte donne e bambini, erano per lo più di nazionalità eritrea e somala.  L’imbarcazione era lunga appena 13 metri ed era partita due giorni fa da Zuwarah (Libia).

UNA DONNA INCINTA TRA I 48 SUPERSTITI. Tra i naufraghi portati in salvo nel porto di Lampedusa c’è anche una donna incinta, “in avanzato stato di gravidanza”. A riferirlo Michele Prosperi di Save The Children. La donna è stata accompagnata in ambulanza al poliambulatorio dell’isola. Secondo Prosperi, “erano tutti stremati e senza un filo di voce”, mentre il comandante della capitaneria di porto, Pietro Carosia, spiega che i 48 extracomunitari arrivati erano in stato di ipotermia. A tutti sono stati forniti delle coperte termiche nelle quali si sono avvolti prima di salire sul pullman.

mercoledì, 06 aprile 2011

http://www.tg1.rai.it/dl/tg1/2010/articoli/ContentItem-07251015-517b-416c-8198-bd6a72dff647.html

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MIGRANTI, TRAGEDIA IN MARE:
BIMBI TRA I 250 MORTI -FOTO

Mercoledì 06 Aprile 2011 – 21:47

LAMPEDUSA - È notte fonda nel Canale di Sicilia ed è tempo di morire: 250, forse di più, fanno naufragio a 39 miglia dalla costa di Lampedusa quando sono circa le due. La Guardia costiera ne salva 48, un peschereccio ne prende a bordo 3: tra loro due donne, una incinta all’ottavo mese. Gli altri sono ancora lì, corpi sbattuti tra le onde che raggiungono 4 metri. Non doveva finire così la storia di questi profughi partiti dal porto libico di Zuwarah. Il mare era l’ultima tappa di un viaggio cominciato dall’Africa sub-sahariana e durato mesi, se non anni.

E invece la loro barca, un legno di 13 metri, non ha retto. Quando a bordo hanno visto il mare gonfiarsi, gli immigrati hanno capito che era finita. Da un telefono satellitare hanno chiamato le autorità di Malta – competente per i soccorsi in quell’area – che hanno comunicato l’emergenza ai colleghi italiani. Due motovedette della Guardia costiera sono subito salpate, mentre l’area veniva monitorata da elicotteri e aerei. Giunti sul posto, gli uomini della Capitaneria di porto hanno tentato di «agganciare» la carretta senza più governo, che già imbarcava acqua, lanciando una cima. A bordo il peso si è squilibrato, la barca si è piegata su un fianco e rovesciata. Così si è compiuta la tragedia.
La sommaria dinamica è quella ricostruita dai sopravvissuti, arrivati intorno alle 11, su due mootovedette, al molo Favaloro di Lampedusa, dove sono stati avvolti in coperte termiche e alcuni accompagnati al poliambulatorio dell’isola. Il racconto dei soccorritori è ancora più agghiacciante: «Uomini, donne e bambini cadevano dalla barca e andavano giù come piombo. Un inferno. Alcuni sopravvissuti li abbiamo presi per i capelli». Non è servito lanciare zattere e salvagenti in acqua, tutto è accaduto in un attimo. Da quanto si apprende, le indicazioni riferite dai naufraghi ai maltesi sarebbero state sommariamente girate alle autorità italiane. Il contenuto delle comunicazioni non avrebbe lasciato presagire che si trattava di una emergenza così grave. Solo quando i soccorritori sono arrivati sul posto hanno visto che lo scafo aveva una falla. Le ricerche di altri sopravvissuti sono state sospese con il buio, dopo che sono andate avanti per tutto il giorno, con l’ausilio della nave «Flaminia» che stamane era in rada a Lampedusa, in attesa di trasferire i migranti del centro d’accoglienza, e alla quale adesso spetterà il triste compito di imbarcare cadaveri. Le speranze di trovare vivo qualcuno sono al lumicino. Il racconto fatto dall’equipaggio di un elicottero della Guardia di finanza dà la dimensione della sciagura: «Abbiamo visto decine di corpi galleggiare a gruppi, e comparandone le dimensioni abbiamo capito che in mare c’erano anche bambini. Speravamo che qualcuno agitasse una mano. Non è accaduto».

Però è successo che poco prima delle 14 arrivasse in porto un peschereccio di Mazara del Vallo, il «Cartagine». A bordo aveva tre sopravvissuti, salvati nel buio. Il comandante, Francesco Rifiorito, ha raccontato di aver ricevuto l’allarme dalla Guardia costiera intorno alle due, quando stava effettuando una battuta di pesca a dieci miglia dal luogo del disastro. Ha tirato su le reti e invertito la rotta. «Non si vedeva nulla – ricorda – si sentivano solo urla. Sono state le grida a guidarci in un punto dove abbiamo lanciato le cime alle quali tre naufraghi si sono aggrappati. Un altro comandante guarda sconsolato il mare: è Antonio Morana, che a Lampedusa guida la Capitaneria di porto. Di gente ne ha salvata. »Non si fa – dice – Non si mandano queste persone a morire così«. E azzarda l’ipotesi che ormai i mercanti di uomini abbiano ridotto a zero i loro rischi: su queste barche, spiega, vengono installati dei Gps, programmati su una rotta. I migranti vengono stipati sulle carrette e spinti in mare, in balia delle onde, senza nessun marinaio; al suo posto uno strumento che gracchia.

BOSSI: “COSTRETTI A FIDARCI DI TUNISI” «Siamo costretti a fidarci della Tunisia. Spero che mantengano la parola». Così il leader della Lega, Umberto Bossi, ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano se si fidasse delle ‘promessè strappate ieri a Tunisi sull’immigrazione dal ministro dell’Interno, Roberto Maroni. «È una bella domanda», ha aggiunto il Senatur. A chi gli ha chiesto infine se il blocco delle partenze dal paese nordafricano funzionerà, il senatur ha replicato: «funzionerà, puttana Eva».

“HO PERSO MOGLIE E FIGLIO”  «Eravamo 370, siamo stati due notti e tre giorni in mare, poi abbiamo visto la nave italiana che si avvicinava». Sono drammatici i racconti di alcuni dei 51 superstiti della tragedia del canale di Sicilia dove un barcone carico di migranti si sarebbe rovesciato durante le operazioni di soccorso provocando la morte di almeno 150 persone. Un uomo ha raccontato: «La nave italiana è arrivata molto lentamente a motori spenti, molto lentamente, fino a un metro da noi. Ci siamo spostati e la nostra barca si è rotta e siamo caduti in mare». Il numero dei migranti, partiti dalla Libia e di varie nazionalità africane, non è certo. Secondo il racconto di alcuni sopravvissuti sarebbero stati oltre 350 sul barcone. Un giovane del Camerun dice di essere rimasto in Libia almeno due anni a fare l’imbianchino e quando è divampata la guerra gli avrebbero proposto di combattere contro i ribelli. Ma lui – racconta – è riuscito a trovare un barcone per partire pagando 1200 dollari sia per lui, che per la sua fidanzata, 24 anni, e un suo amico: gli altri due sono morti. «Siamo partiti dalla Libia su un barcone e ieri verso le sei di sera è cominciato il cattivo tempo. Siamo caduti in acqua – dice – era un inferno. Mi entrava acqua in bocca ma sono riuscito a rimanere a galla. C’erano almeno tre bambini e molte donne. Io mi chiamo Peter Ugo, ho 29 anni».  Mentre era al poliambulatorio di Lampedusa è arrivata una telefonata della donna che si era salvata e che si trova nella base Loran di Lampedusa. Lo ha detto lui stesso parlando con i giornalisti.

CADAVERI DI BAMBINI IN MARE Sono decine i cadaveri che l’equipaggio dell’elicottero della Guardia di finanza ha visto in mare, nell’area dove il barcone dei migranti è naufragato. Lo riferiscono al loro rientro i piloti che hanno volato dalle 10.30 alle 12.30 per fornire assistenza agli uomini della Capitaneria di porto che coordina i soccorsi. «Abbiamo sperato di vedere qualcuno che alzasse il braccio – dicono – ma non è accaduto. Tra i cadaveri, difficili da quantificare, anche corpicini di bambini». I cadaveri galleggiano a gruppi nello specchio d’acqua, dice l’equipaggio della Gdf, e questo consente di compararne le dimensioni: purtroppo ci sono anche bambini. L’elicottero è tornato alla base per rifornirsi e si alzerà di nuovo in volo.

FORSE NESSUNO A PILOTARE LA BARCA L’ultima trovata dei trafficanti di migranti è imbarcare gli stranieri su una carretta e lasciare che se la cavino da soli, senza scafisti, senza nessuno che abbia esperienza di mare. Questa è più di una ipotesi per il comandante della Capitaneria di porto di Lampedusa, Antonio Morana, il quale spiega che i gestori di questi traffici «potrebbero limitarsi a programmare la rotta attraverso il Gps» e lasciare che i barconi arrivino a destinazione senza alcun altro supporto. In condizioni meteo ottimali l’operazione può tecnicamente riuscire. Proprio ieri notte è accaduto qualcosa del genere: una barca con 104 tunisini è arrivata al porto vecchio e sono stati gli stessi extracomunitari a riferire di essere partiti da Zarzis senza un marinaio a bordo. Si erano limitati a fare una colletta di 400 euro a testa per acquistare una carretta e un Gps. Nessuno di loro aveva esperienza di mare e la loro speranza d’arrivare era legata a quello strumento che segnava una rotta di 74 gradi. «Non si possono far partire duecento persone con questo mare – si dispera il comandante Morana -. Nell’area del naufragio le onde sono alte tre metri. Il merito dei nostri uomini è averne salvati 48, e non è stato facile». Sulla dinamica del naufragio, Morana non si esprime: «Non abbiamo ancora parlato con i comandanti delle motovedette – dice – e per adesso non si possono avanzare ipotesi. Ma ripeto, le condizioni del mare sono proibitive».

ONDE DI TRE METRI Nell’area del Canale di Sicilia, dove si è verificato il naufragio del barcone di 13 metri che trasportava circa 200 persone ci sono onde alte tre metri. È quanto spiega uno dei soccorritori. Le condizioni meteo sono abbastanza proibitive e le previsioni danno calma di vento solo a partire da domani. Attualmente il mare è forza 6 e spira un vento di Maestrale a oltre 30 nodi. 
Cinque extracomunitari, tra i sopravvissuti al naufragio nel Canale di Sicilia, sono ricoverati nel poliambulatorio di Lampedusa. Il cardiologo che li ha appena visitati ha riscontrato ipotermia ma complessivamente li ha trovati in discrete condizioni di salute. Tra le persone ricoverate c’è anche una donna all’ottavo mese di gravidanza. Le sue condizioni non sono preoccupanti e anche il bambino, secondo quanto dicono i sanitari, sta bene. 

MANDURIA, INDAGINI SU RICHIESTA RIMPATRI La polizia ha avviato indagini su una decina di immigrati tunisini ospitati nella tendopoli di Manduria che hanno chiesto alle autorità italiane di essere rimpatriati sulla base degli accordi stipulati ieri tra Italia e Tunisia. La richiesta ha sollevato qualche sospetto tra gli investigatori tarantini – si apprende da fonti di polizia – perchè i richiedenti potrebbero essere traghettatori di immigrati che, all’arrivo a Lampedusa, si sono confusi con i migranti. 

TUNISINI ARRESTATI IN TOSCANA Due tunisini arrivati da Lampedusa a Monte San Savino (Arezzo), sono stati arrestati dai carabinieri. Dalle procedure di identificazione a cui sono sottoposti gli immigrati ospiti delle strutture di accoglienza è emerso che uno dei due aveva precedenti per droga; l’altro era stato espulso dall’Italia nel 2006. «Su segnalazione della questura di Arezzo – spiega una nota – i carabinieri di Monte San Savino hanno arrestato due tunisini appartenenti al gruppo di immigrati giunti ieri da Lampedusa ed alloggiati in località Palazzuolo». Uno di loro, 35 anni, doveva scontare un residuo di pena di un anno e due mesi di reclusione per spaccio; l’altro, 40 anni, «sebbene espulso con provvedimento del prefetto di Reggio Emilia e notificato il 30 novembre 2006 ha fatto rientro prima di dieci anni nel territorio nazionale senza autorizzazione».

 

 

 

 

 

 

 
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