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marzo 31, 2015

IL VANGELO DELLA SETTIMANA SANTA 2015

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IL VANGELO DELLA SETTIMANA SANTA 2015

LUNEDI’ SANTO 30 MARZO
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 12,1-11.
Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti.
Equi gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali.
Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento.
Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse:
«Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?».
Questo egli disse non perché gl’importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro.
Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura.
I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».
Intanto la gran folla di Giudei venne a sapere che Gesù si trovava là, e accorse non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti.
I sommi sacerdoti allora deliberarono di uccidere anche Lazzaro,
perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.
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MARTEDI’ SANTO 31 MARZO
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 13,21-33.36-38.
In quel tempo, mentre Gesù era a mensa con i suoi discepoli, si commosse profondamente e dichiarò: «In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà».
I discepoli si guardarono gli uni gli altri, non sapendo di chi parlasse.
Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù.
Simon Pietro gli fece un cenno e gli disse: «Dì, chi è colui a cui si riferisce?».
Ed egli reclinandosi così sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?».
Rispose allora Gesù: «E’ colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò». E intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda Iscariota, figlio di Simone.
E allora, dopo quel boccone, satana entrò in lui. Gesù quindi gli disse: «Quello che devi fare fallo al più presto».
Nessuno dei commensali capì perché gli aveva detto questo;
alcuni infatti pensavano che, tenendo Giuda la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri.
Preso il boccone, egli subito uscì. Ed era notte.
Quando Giuda fu uscito, Gesù disse : «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e anche Dio è stato glorificato in lui.
Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito.
Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete, ma come ho gia detto ai Giudei, lo dico ora anche a voi: dove vado io voi non potete venire.
Simon Pietro gli dice: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado per ora tu non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi».
Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!».
Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte».
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MERCOLEDI’ 1 APRILE
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 26,14-25.
In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti
e disse: «Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento.
Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo.
Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che ti prepariamo, per mangiare la Pasqua?».
Ed egli rispose: «Andate in città, da un tale, e ditegli: Il Maestro ti manda a dire: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli».
I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
Venuta la sera, si mise a mensa con i Dodici.
Mentre mangiavano disse: «In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà».
Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?».
Ed egli rispose: «Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà.
Il Figlio dell’uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!».
Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».
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GIOVEDI’ SANTO 2 APRILE
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 13,1-15.
Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.
Mentre cenavano, quando gia il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo,
Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava,
si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita.
Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui si era cinto.
Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?».
Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo».
Gli disse Simon Pietro: «Non mi laverai mai i piedi!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me».
Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo!».
Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto mondo; e voi siete mondi, ma non tutti».
Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete mondi».
Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Sapete ciò che vi ho fatto?
Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono.
Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri.
Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi».
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VENERDI’ SANTO 3 APRILE
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 18,1-40.19,1-42.
In quel tempo, Gesù uscì con i suoi discepoli e andò di là dal torrente Cèdron, dove c’era un giardino nel quale entrò con i suoi discepoli.
Anche Giuda, il traditore, conosceva quel posto, perché Gesù vi si ritirava spesso con i suoi discepoli.
Giuda dunque, preso un distaccamento di soldati e delle guardie fornite dai sommi sacerdoti e dai farisei, si recò là con lanterne, torce e armi.
Gesù allora, conoscendo tutto quello che gli doveva accadere, si fece innanzi e disse loro: «Chi cercate?».
Gli risposero: «Gesù, il Nazareno». Disse loro Gesù: «Sono io!». Vi era là con loro anche Giuda, il traditore.
Appena disse «Sono io», indietreggiarono e caddero a terra.
Domandò loro di nuovo: «Chi cercate?». Risposero: «Gesù, il Nazareno».
Gesù replicò: «Vi ho detto che sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano».
Perché s’adempisse la parola che egli aveva detto: «Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato».
Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori e colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco.
Gesù allora disse a Pietro: «Rimetti la tua spada nel fodero; non devo forse bere il calice che il Padre mi ha dato?».
Allora il distaccamento con il comandante e le guardie dei Giudei afferrarono Gesù, lo legarono
e lo condussero prima da Anna: egli era infatti suocero di Caifa, che era sommo sacerdote in quell’anno.
Caifa poi era quello che aveva consigliato ai Giudei: «E’ meglio che un uomo solo muoia per il popolo».
Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme con un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote e perciò entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote;
Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell’altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare anche Pietro.
E la giovane portinaia disse a Pietro: «Forse anche tu sei dei discepoli di quest’uomo?». Egli rispose: «Non lo sono».
Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava.
Allora il sommo sacerdote interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e alla sua dottrina.
Gesù gli rispose: «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto.
Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto».
Aveva appena detto questo, che una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?».
Gli rispose Gesù: «Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?».
Allora Anna lo mandò legato a Caifa, sommo sacerdote.
Intanto Simon Pietro stava là a scaldarsi. Gli dissero: «Non sei anche tu dei suoi discepoli?». Egli lo negò e disse: «Non lo sono».
Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: «Non ti ho forse visto con lui nel giardino?».
Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.
Allora condussero Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l’alba ed essi non vollero entrare nel pretorio per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua.
Uscì dunque Pilato verso di loro e domandò: «Che accusa portate contro quest’uomo?».
Gli risposero: «Se non fosse un malfattore, non te l’avremmo consegnato».
Allora Pilato disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra legge!». Gli risposero i Giudei: «A noi non è consentito mettere a morte nessuno».
Così si adempivano le parole che Gesù aveva detto indicando di quale morte doveva morire.
Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Tu sei il re dei Giudei?».
Gesù rispose: «Dici questo da te oppure altri te l’hanno detto sul mio conto?».
Pilato rispose: «Sono io forse Giudeo? La tua gente e i sommi sacerdoti ti hanno consegnato a me; che cosa hai fatto?».
Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».
Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».
Gli dice Pilato: «Che cos’è la verità?». E detto questo uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo in lui nessuna colpa.
Vi è tra voi l’usanza che io vi liberi uno per la Pasqua: volete dunque che io vi liberi il re dei Giudei?».
Allora essi gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!». Barabba era un brigante.
Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare.
E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora; quindi gli venivano davanti e gli dicevano:
«Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi.
Pilato intanto uscì di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui nessuna colpa».
Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l’uomo!».
Al vederlo i sommi sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo, crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io non trovo in lui nessuna colpa».
Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una legge e secondo questa legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio».
All’udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura
ed entrato di nuovo nel pretorio disse a Gesù: «Di dove sei?». Ma Gesù non gli diede risposta.
Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?».
Rispose Gesù: «Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato nelle tue mani ha una colpa più grande».
Da quel momento Pilato cercava di liberarlo; ma i Giudei gridarono: «Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque infatti si fa re si mette contro Cesare».
Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette nel tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà.
Era la Preparazione della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!».
Ma quelli gridarono: «Via, via, crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». Risposero i sommi sacerdoti: «Non abbiamo altro re all’infuori di Cesare».
Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.
Essi allora presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio, detto in ebraico Gòlgota,
dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù nel mezzo.
Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei».
Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove fu crocifisso Gesù era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco.
I sommi sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: il re dei Giudei, ma che egli ha detto: Io sono il re dei Giudei».
Rispose Pilato: «Ciò che ho scritto, ho scritto».
I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica. Ora quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo.
Perciò dissero tra loro: Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca. Così si adempiva la Scrittura: Si son divise tra loro le mie vesti e sulla mia tunica han gettato la sorte. E i soldati fecero proprio così.
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala.
Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!».
Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: «Ho sete».
Vi era lì un vaso pieno d’aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca.
E dopo aver ricevuto l’aceto, Gesù disse: «Tutto è compiuto!». E, chinato il capo, spirò.
Era il giorno della Preparazione e i Giudei, perché i corpi non rimanessero in croce durante il sabato (era infatti un giorno solenne quel sabato), chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati via.
Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all’altro che era stato crocifisso insieme con lui.
Venuti però da Gesù e vedendo che era gia morto, non gli spezzarono le gambe,
ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua.
Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera e egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate.
Questo infatti avvenne perché si adempisse la Scrittura: Non gli sarà spezzato alcun osso.
E un altro passo della Scrittura dice ancora: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto.
Dopo questi fatti, Giuseppe d’Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù.
Vi andò anche Nicodèmo, quello che in precedenza era andato da lui di notte, e portò una mistura di mirra e di aloe di circa cento libbre.
Essi presero allora il corpo di Gesù, e lo avvolsero in bende insieme con oli aromatici, com’è usanza seppellire per i Giudei.
Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto.
Là dunque deposero Gesù, a motivo della Preparazione dei Giudei, poiché quel sepolcro era vicino.
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SABATO SANTO 4 APRILE
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 16,1-7.
Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a imbalsamare Gesù.
Di buon mattino, il primo giorno dopo il sabato, vennero al sepolcro al levar del sole.
Esse dicevano tra loro: «Chi ci rotolerà via il masso dall’ingresso del sepolcro?».
Ma, guardando, videro che il masso era gia stato rotolato via, benché fosse molto grande.
Entrando nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura.
Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. E’ risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano deposto.
Ora andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto».
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DOMENICA DI PASQUA 5 APRILE
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 20,1-9.
Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand’era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Uscì allora Simon Pietro insieme all’altro discepolo, e si recarono al sepolcro.
Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro.
Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra,
e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.
Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti.
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Brani del Vangelo  tratti da

marzo 29, 2015

30 MARZO 2015 INIZIA LA SETTIMANA SANTA

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ICONA RUSSA GESU' BELLO

DOMENICA DELLE PALME 29 MARZO 2015

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DOMENICA DELLE PALME 29 03 2015

ICONA ARABA PALME Q

VANGELO

Matteo 21: 1-46
21:1 Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero a Betfage, presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli,
21:2 dicendo loro: “Andate nella borgata che è di fronte a voi; troverete un’asina legata, e un puledro con essa; scioglieteli e conduceteli da me.
21:3 Se qualcuno vi dice qualcosa, direte che il Signore ne ha bisogno, e subito li manderà”.
21:4 Questo avvenne affinché si adempisse la parola del profeta:
21:5 “Dite alla figlia di Sion: “Ecco il tuo re viene a te,mansueto e montato sopra un’asina,e un asinello, puledro d’asina””.
21:6 I discepoli andarono e fecero come Gesù aveva loro ordinato;
21:7 condussero l’asina e il puledro, vi misero sopra i loro mantelli e Gesù vi si pose a sedere.
21:8 La maggior parte della folla stese i mantelli sulla via; altri tagliavano dei rami dagli alberi e li stendevano sulla via.
21:9 Le folle che precedevano e quelle che seguivano, gridavano: “Osanna al Figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nei luoghi altissimi!”
21:10 Quando Gesù fu entrato in Gerusalemme, tutta la città fu scossa, e si diceva: “Chi è costui?”
21:11 E le folle dicevano: “Questi è Gesù, il profeta che viene da Nazaret di Galilea”.
21:12 Gesù entrò nel tempio, e ne scacciò tutti quelli che vendevano e compravano; rovesciò le tavole dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombi.
21:13 E disse loro: “È scritto: “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera”, ma voi ne fate un covo di ladri”.
21:14 Allora vennero a lui, nel tempio, dei ciechi e degli zoppi, ed egli li guarì.
21:15 Ma i capi dei sacerdoti e gli scribi, vedute le meraviglie che aveva fatte e i bambini che gridavano nel tempio: “Osanna al Figlio di Davide!”, ne furono indignati
21:16 e gli dissero: “Odi tu quello che dicono costoro?” Gesù disse loro: “Sì. Non avete mai letto: “Dalla bocca dei bambini e dei lattanti hai tratto lode?””
21:17 E, lasciatili, se ne andò fuori della città, a Betania, dove passò la notte.
21:18 La mattina, tornando in città, ebbe fame.
21:19 E, vedendo un fico sulla strada, gli si accostò, ma non vi trovò altro che foglie; e gli disse: “Mai più nasca frutto da te, in eterno”. E subito il fico si seccò.
21:20 I discepoli, veduto ciò, si meravigliarono, dicendo: “Come mai il fico è diventato secco in un attimo?”
21:21 Gesù rispose loro: “Io vi dico in verità: Se aveste fede e non dubitaste, non soltanto fareste quello che è stato fatto al fico; ma se anche diceste a questo monte: “Togliti di là e gettati nel mare”, sarebbe fatto.
21:22 Tutte le cose che domanderete in preghiera, se avete fede, le otterrete”.
21:23 Quando giunse nel tempio, i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo si accostarono a lui, mentre egli insegnava, e gli dissero: “Con quale autorità fai tu queste cose? E chi ti ha dato questa autorità?”
21:24 Gesù rispose loro: “Anch’io vi farò una domanda; se voi mi rispondete, vi dirò anch’io con quale autorità faccio queste cose.
21:25 Il battesimo di Giovanni, da dove veniva? dal cielo o dagli uomini?” Ed essi ragionavano tra di loro: “Se diciamo: “Dal cielo”, egli ci dirà: “Perché dunque non gli credeste?”
21:26 Se diciamo: “Dagli uomini”, temiamo la folla, perché tutti ritengono Giovanni un profeta”.
21:27 Risposero dunque a Gesù: “Non lo sappiamo”. E anch’egli disse loro: “E neppure io vi dirò con quale autorità faccio queste cose.
21:28 “Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si avvicinò al primo e gli disse: “Figliolo, va’ a lavorare nella vigna oggi”.
21:29 Ed egli rispose: “Vado, signore”; ma non vi andò.
21:30 Il padre si avvicinò al secondo e gli disse la stessa cosa. Egli rispose: “Non ne ho voglia”; ma poi, pentitosi, vi andò.
21:31 Quale dei due fece la volontà del padre?” Essi gli dissero: “L’ultimo”. E Gesù a loro: “Io vi dico in verità: I pubblicani e le prostitute entrano prima di voi nel regno di Dio.
21:32 Poiché Giovanni è venuto a voi per la via della giustizia, e voi non gli avete creduto; ma i pubblicani e le prostitute gli hanno creduto; e voi, che avete visto questo, non vi siete pentiti neppure dopo per credere a lui.
21:33 “Udite un’altra parabola: C’era un padron di casa, il quale piantò una vigna, le fece attorno una siepe, vi scavò una buca per pigiare l’uva e vi costruì una torre; poi l’affittò a dei vignaiuoli e se ne andò in viaggio.
21:34 Quando fu vicina la stagione dei frutti, mandò i suoi servi dai vignaiuoli per ricevere i frutti della vigna.
21:35 Ma i vignaiuoli presero i servi e ne picchiarono uno, ne uccisero un altro e un altro lo lapidarono.
21:36 Da capo mandò degli altri servi, in numero maggiore dei primi; ma quelli li trattarono allo stesso modo.
21:37 Finalmente, mandò loro suo figlio, dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio”.
21:38 Ma i vignaiuoli, veduto il figlio, dissero tra di loro: “Costui è l’erede; venite, uccidiamolo, e facciamo nostra la sua eredità”.
21:39 Lo presero, lo cacciarono fuori della vigna e l’uccisero.
21:40 Quando verrà il padrone della vigna, che farà a quei vignaiuoli?”
21:41 Essi gli risposero: “Li farà perire malamente, quei malvagi, e affiderà la vigna ad altri vignaiuoli i quali gliene renderanno il frutto a suo tempo”.
21:42 Gesù disse loro: “Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno rifiutata è diventata pietra angolare; ciò è stato fatto dal Signore,ed è cosa meravigliosa agli occhi nostri”?
21:43 Perciò vi dico che il regno di Dio vi sarà tolto, e sarà dato a gente che ne faccia i frutti.
21:44 Chi cadrà su questa pietra sarà sfracellato; ed essa stritolerà colui sul quale cadrà”.
21:45 I capi dei sacerdoti e i farisei, udite le sue parabole, capirono che parlava di loro;
21:46 e cercavano di prenderlo, ma ebbero paura della folla, che lo riteneva un profeta.
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marzo 24, 2015

ALEPPO: LA VIA CRUCIS

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martedì 24 marzo 2015

‘Ad Aleppo continua la Via Crucis con la scoperta, ogni santo giorno, di nuove Stazioni della sofferenza’ : da fra Ibrahim

23 marzo: 13 morti e 35 feriti
per i lanci dei ‘cannoni dell’inferno’ dei ribelli
sui quartieri civili di Aleppo
al Jamiliyeh e Baron Street


Terza lettera di fr. Ibrahim da Aleppo 

Aleppo, 5 marzo 2015
Aleppo: “città devastata”
Per descrivere la realtà di Aleppo, non ci sono parole sufficienti. L’intelletto con tutto il suo talento creativo in composizioni concettuali si trova impotente. La mano che scrive ha una grande esitazione e non va più avanti e la penna si blocca con riverenza, davanti al mistero della Crocifissione dell’umanità, umanità creata dal “Principio d’amore” a Sua “immagine e somiglianza” con tanta cura e creatività. Aleppo è una città devastata, colpita profondamente!
Un sacerdote, facendo confronto fra quello che è successo durante la guerra civile in Libano e ciò che sta accadendo in Siria oggi, mi ha detto: “È vero che in Libano eravamo sotto tiro, eravamo in piena guerra porta a porta, ma continuavamo a lavorare: c’era lavoro. Il problema con la guerra siriana, in special modo ad Aleppo, è che la gente ha perso il lavoro. La prima devastazione ha comportato la distruzione delle risorse di base e delle industrie”.
Assistiamo ad una catastrofe del sistema economico, a un crollo dell’intera società, di un popolo e di una cultura. In mezzo a tutto questo disastro noi, come Chiesa, cerchiamo di essere quella rete di relazioni che impedisce all’uomo di crollare.
Mentre Damasco è stata colpita duramente con la mancanza di elettricità, con il caro vita e con i bombardamenti sulle abitazioni, Aleppo è stata colpita più duramente, con l’aggiunta della mancanza d’acqua, di viveri e, soprattutto, di lavoro.
Nonostante tutto ciò, io vedo che le famiglie e le singole persone, almeno la maggior parte di loro, riescono ancora a reggersi in piedi. I cuori non si sono ancora indeboliti al punto da perdersi d’animo. C’è una forte resistenza di tipo passivo che attinge la sua vera forza nella preghiera, nella fede retta e nella speranza certa. E questo accade sotto i colpi durissimi che essi ricevono ogni giorno, con la morte di bambini e di giovani, con l’emorragia dell’emigrazione dei giovani maschi e con lo stillicidio della perdita del lavoro.
Quello che m’incoraggia ad andare avanti nella mia missione quotidiana, nonostante tutti i segnali di morte che vedo quotidianamente, sono quelle parole che Gesù ha pronunciato sulla figlia di Jairo: “non è morta, ma è solo addormentata”.
C’è ancora Speranza”: questa frase è diventata, ad Aleppo, la professione di fede del Parroco di Aleppo, dei suoi parrocchiani, di tutti i cristiani. Questa è la frase che dimora nei nostri cuori e che è sulle nostre labbra, quella che pronunciamo instancabilmente al posto delle diverse e antiche professioni di fede dei primi cristiani: “Gesù è Signore” oppure “Maranatha (Vieni Signore Gesù)”.


La missione pubblica di Gesù che continua oggi ad Aleppo

Ultimamente nella Liturgia eucaristica, vi era il racconto di S. Marco della missione pubblica di Gesù. Egli percorreva le strade delle città predicando il Vangelo, scacciando i demòni e guarendo la gente da ogni sorta di malattia. Pensando alla mia missione ad Aleppo con tutte le dure realtà di cui vi ho già parlato, in special modo con i casi difficili che quotidianamente affronto nell’accoglienza in parrocchia, veramente mi scopro, come persona credente e come sacerdote, a continuare la missione pubblica di Gesù. E non solo con gli interventi miracolosi di guarigione dalle malattie del corpo, quelle psicologiche e spirituali, attraverso la Parola e i Sacramenti, ma anche con i piccoli gesti concreti di carità che faccio ogni giorno. Come ci ha detto Papa Francesco nel suo recente “Messaggio per la Quaresima”, la Chiesa è “la mano di Dio”, una mano che guarisce.
E io mi sento parte di questa tenera mano, che sfiora le ferite molto profonde dell’umanità curandole, di quell’umanità devastata che è qui in Aleppo e che nient’altro è che il Suo Corpo violentato incessantemente. Io sono sinceramente fiero di essere parte e strumento della Sua tenerezza, presenza amorevole del buon Pastore. Sperimento ogni giorno quella “forza di guarigione” che è presente nella Parola di Dio e nei sacramenti, in modo speciale nella santissima Eucaristia e nel sacramento della Riconciliazione. Sono sempre più consapevole di come questa mano “ricca di tenerezza” non possa fermarsi ad ammaestrare richiamando alla santità; occorre anche che concretamente accada quello che era proprio del “tocco di Gesù”: quella pienezza di compassione che arriva a toccare il lebbroso prima di guarirlo (Mc 1, 39).
Visite nella zona di Middàn
Il nome di Middàn significa in arabo il campo. Da quando è iniziato il “caos” ad Aleppo, Middàn è diventato seriamente un campo non di fiori, ma un campo di battaglia, un campo dove si muore con estrema facilità. In questa zona popolare abitano tante famiglie cristiane di origine armena, numerose di figli. I negozi sono prossimi alle loro abitazioni vicinissime l’una all’altra; le case sono piccole e gli edifici alti, di cinque o sei piani.
Questa zona di Middàn ha subìto e continua a subire la sorte peggiore. Le famiglie, in maggioranza poverissime, non ce la fanno ad abbandonare le case poiché non hanno altro luogo in cui rifugiarsi. Se ne stanno rintanati nelle loro case a distanza di solo 100 metri dalle milizie armate, che continuamente lanciano i loro “regali di morte”: bombole di gas, mortai e missili.
Si odono insistenti i rumori delle sparatorie e le strade non sono agibili se non correndo e a rischio della vita per la presenza dei cecchini che si divertono a puntare e ammazzare uomini e donne disarmati, costretti a uscire dalle case in cerca di lavoro o per comprare qualcosa da mangiare.
Due famiglie le cui case sono state visitate da quei “regali di morte” e che, nonostante ciò, continuano ad abitare in quelle case notevolmente danneggiate, mi hanno chiesto un aiuto per ripararle, anche se parzialmente. Dopo uno studio accurato, li ho incoraggiati a cominciare a fare delle riparazioni seppur limitate, in modo da poter continuare a viverci dignitosamente, nonostante il reale pericolo di venir bombardati di nuovo…
Bassam, il marito della prima famiglia, mi ferma alcuni passi prima dell’edificio per spiegarmi come e dove è caduta la bombola di gas che ha distrutto il suo balcone, tutte le finestre e le porte della casa e, fissando lo sguardo su di me, mi dice: “Padre, è una grande gioia che tu venga a casa nostra in questo momento di grande pericolo. Io e mia moglie siamo senza parole dalla gioia di ricevere la benedizione della casa, questo nonostante i molti impegni che tu hai. Il valore di questo gesto è che, visitando la nostra casa, tu ci porti la benedizione dal Signore”.
All’uscita dell’edificio egli mi mostra la strada dove sono morte 18 persone a causa di un cecchino delle milizie armate che sparava sulla gente inerme, disarmata. Quando siamo entrati ho benedetto con l’acqua santa la casa, abbiamo pregato di fronte a una piccola icona della Madonna, dove egli prega solitamente con sua moglie. Abbiamo controllato parte dei lavori già terminati e poi siamo scesi di nuovo. Nel timore per la mia vita per via dei cecchini, egli, che sa come muoversi, mi accompagna alla seconda casa; però lui non entra, per rispetto dell’intimità delle persone che vi abitano.
La seconda casa è quella di una coppia, marito e moglie. Lui lavorava come autista, ma poi ha perso il lavoro e ora a mala pena trova qualcosa da fare. Sua moglie è casalinga. Entro da loro e vedo che la casa è composta di una stanza da letto, una cucina e una stanzetta piccolissima dove possono sedersi strette strette quattro persone. È proprio questa stanza che è stata colpita da un “regalo di morte” mentre loro due erano in casa.
L’esito dell’esplosione è stato il tetto forato, la distruzione di una parete e tutto l’arredamento poverissimo andato perduto nell’incendio. Da quel momento la moglie ha sofferto ripetutamente di collassi nervosi e il marito era molto preoccupato ma, nonostante tutto questo, il sorriso non ha mai lasciato il suo volto. Dopo aver pregato con loro, li ho benedetti con quel che rimane della casa e ho ispezionato i lavori di ricostruzione già cominciati.
Il tetto è stato coperto con una “lastra di zinco” che ha sostituito i precedenti mattoni, ma ancora ha da essere cementata. La scelta di non costruire con i mattoni è stata loro, per via del pericolo quotidiano di subire nuovi crolli. È stata rifatta una finestra e sono arrivate alcune sedie, prestate da famigliari.
Il terzo caso che vi racconto è quello di una signora, madre di cinque figli, che si presenta informandomi che il marito è stato ricoverato d’urgenza all’ospedale perché soffre di “cirrosi virale del fegato”. Egli ultimamente non lavorava più e lei è casalinga e tutti e cinque i figli sono troppo piccoli per lavorare. Come fare a pagare l’ospedale, le ricette mediche e il farmaco, molto caro, necessario per curare la malattia del marito? Come Parrocchia abbiamo contattato la clinica dove Mosés (questo il nome del marito) è stato ricoverato e abbiamo promesso di coprire tutte le spese di ricovero e per i medicinali. Dopo le dimissioni dalla clinica, Mosés è ritornato a casa stanco e senza forza. Ora, egli necessita di un nuovo trattamento medico e di nuove cure e per questo deve raggiungere la città di Homs oppure Damasco. Per i viaggi, i ricoveri e la lunga lista di medicinali che sta prendendo e che deve continuare a prendere… si accumulano le fatture!
Ho trovato l’intera famiglia riunita in una stanza: i figli tutti insieme raccolti come pulcini attorno alla madre e al padre senza fiato. Mi hanno raccontato della loro esperienza con la Provvidenza divina che non è mai mancata, della speranza che tutto questo finisca presto e che la figlia più grande, studentessa universitaria, si possa finalmente laureare aiutando con il suo lavoro l’intera famiglia. Abbiamo poi pregato tutti insieme, quindi ho benedetto loro e la casa, assicurando che la mano tenera di Dio, che è la Chiesa loro madre, sarà sempre presente accanto a loro, non esitando ad aiutarli spiritualmente e anche nel bisogno concreto.
Sulla via del ritorno alla Parrocchia, mentre riflettevo sull’esperienza e sul dono di questi “incontri”, ho capito di aver percorso una Via Crucis vera e propria. Sono infatti, entrato profondamente nel Mistero della sofferenza di Gesù, della sua Morte e della sua Risurrezione: in modo unico, speciale. Mi pareva, mentre mi incamminavo tra una casa e l’altra, in quella zona colpita così duramente, di percorrere con i miei Confratelli le Stazioni (della Via Crucis) nella vecchia città di Gerusalemme. Spero che il Signore mi dia la forza di non smettere mai di vivere quotidianamente questa “Via Crucis” reale per poter essere segno efficace del Suo tenero amore alle membra più sofferenti del Suo Corpo, che è qua ad Aleppo.
Vi ho testimoniato solo tre Stazioni, ma ve ne sono tante altre che vivo ogni giorno… Sembra veramente che il “cuore” della mia missione ad Aleppo sia proprio questa continua Via Crucis con la scoperta, ogni santo giorno, di nuove Stazioni della sofferenza… all’infinito.
La Mano tenera di Dio
Valeva la pena di visitare le case semi-distrutte con gli uomini, le donne, i ragazzi e i bambini che le abitano? E incontrare quell’uomo ammalato con la sua famiglia? Non potevo pensare ad un aiuto “da lontano”, senza sottopormi al rischio di un incontro improvviso con “sorella morte”?
Questa è una bella domanda che io come Parroco ho continuato a pormi fino a quando il buon Pastore stesso ha mi dato la risposta, con un’altra domanda che spiega tutto: “Valeva la pena di toccare il lebbroso, prima di guarirlo? Non si poteva cioè guarirlo senza toccarlo?”.
Se si tratta di manifestare la tenerezza di Dio che distrugge tutte le divisioni e le barriere fra l’uomo e il suo Dio, se si tratta di manifestare il Suo Amore verso la Sua creatura colpita e martoriata, questo gesto del toccare è il gesto ESSENZIALE della “liturgia divina della guarigione”.
È il mio piccolo gesto della visita alle persone sofferenti nelle loro case, a rischio della mia vita stessa, è questo gesto di starci, di esserci fisicamente, che ha degli effetti quotidiani di “guarigione” nella vita delle famiglie.
La visita a queste case di Midàn, è il gesto più bello e più vero per testimoniare come anche oggi Gesù non si vergogna di toccare la lebbra, pur di manifestare quanto Lui è presente. Non c’è cosa più vera e concreta di quel tocco di Gesù al lebbroso (la conversione di Francesco comincia con l’incontro e il bacio dell’Amore al lebbroso!), quel tenero tocco della Chiesa che aiuta a riparare materialmente la casa danneggiata dalla bomba o quel tocco della Chiesa che aiuta a guarire un padre di famiglia, altrimenti condannato da una malattia che non perdona.
Questo gesto concreto vale più di tantissime parole poiché ha la forza di guarire, anzi, di risuscitare dalla morte!
Al gesto del “tocco” al lebbroso se ne aggiunge un altro che manifesta l’immensa tenerezza di Dio.
È il dono compassionevole del cibo offerto da Gesù alla folla affamata, attraverso il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci (Mc 6, 34-44).
Quanta letizia ho sperimentato, dopo questa giornata faticosissima, ma ricolma di segni di tenerezza e di compassione, appoggiando il capo sul cuscino prima di addormentarmi in pace, consapevole di essere stato il tramite affinché la missione pubblica di Gesù abbia a continuare qui e ora: manifestando Egli stesso la tenerezza del Padre nei confronti dei suoi figli!

Quanta più gioia c’è nel dare che nel ricevere!” (At 20,35)

fr. Ibrahim
E-Mail: francescovai@hotmail.com; francescovai22@gmail.com
 

marzo 21, 2015

ATTACCO NUCLEARE ALLA RUSSIA?

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 6:05 pm

 

LA SOMMA DI TUTTE LE PAURE. Attacco Nucleare alla Russia? di G. Caprara

20 03 2015

Una insolita attività sul traffico web in uscita dal Texas e diretta verso il Regno Unito, è stata instradata   attraverso i sistemi di telecomunicazione ucraini e russi. Una deviazione apparentemente inconsueta e forse risultanza di un errore. Il traffico di rete richiede spesso un percorso tortuoso a causa della congestione del web o di difficoltà per l’interconnessione, ma nessuna delle due sarebbe sufficiente per giustificare un percorso così insolito. L’errore potrebbe essere stato ingenerato dall’azienda di telecomunicazioni ucraina Vega, che ha reindirizzato involontariamente il traffico web fra Stati Uniti e Regno Unito, ma se anche così fosse, avrebbe sortito un effetto non di così larga portata. Questo fenomeno è noto come “dirottamento del percorso,” ed è un problema di sicurezza comune ai tecnici di rete, ma in questo caso ha coinvolto siti particolarmente sensibili e protetti: l’Atomic Weapons Establishment , che gestisce le testate nucleari del Regno Unito; la Royal Mail ed il Contractor della difesa americana Lockheed Martin. Il traffico era ovviamente criptato, ma non gli indirizzi IP e questo ha esposto le Aziende implicate ad attacchi cibernetici, con il pericolo che i dati scambiati in rete potessero subire modifiche. Le tabelle di routing, dette “traceroute”, sono facilmente consultabili, in quanto pubbliche, perciò è stato semplice verificare esattamente quando e come è avvenuto il dirottamento del percorso. Il motivo non è stato ancora chiarito, ma soprattutto non è possibile dimostrare l’attendibilità delle informazioni transitate, in quanto potrebbero aver subito modifiche dagli hacker. Il traceroute analizzato rivela che c’è stata una interconnessione fra l’Ucraina e la Russia, dunque le due Nazioni sono parte in causa in questa vicenda, questo perché erano i bersagli di un evento che ha convinto il Ministero della Difesa russo ad indagare sull’accaduto. La decisione di approfondire il caso è legata soprattutto ad un inequivocabile messaggio che appariva sui computer di Vega. L’incarico è stato affidato all’FSB che in collaborazione con il laboratorio Kaspersky, Лаборатория Касперского, un’azienda con sede a Mosca specializzata in prodotti per la sicurezza informatica, ha scoperto un attacco informatico dell’NSA, il cui scopo era azzerare le difese strategiche russe e diramare un ordine ben preciso. Gli esperti di Kaspernsky sono riusciti ad isolare i maleware, e li hanno utilizzati per decifrare il contenuto del traffico di informazioni. Quest’ultime hanno rivelato un piano di attacco nucleare contro la Russia che sarebbe stato lanciato dalla Gran Bretagna. Verge aveva infatti scoperto involontariamente “A Network Error Routed Traffic For The UK’s Nuclear Weapons Agency Through Russian Telecom”. Poteva essere una semplice esercitazione, ma ciò ha reso necessario mettere al sicuro il Presidente Vladimir Putin e porre in stato di allarme le forze nucleari strategiche russe. Questa allerta è durata dieci giorni, nei quali tutto il mondo si è chiesto il motivo della mancanza di notizie del Presidente russo. E’ plausibile che si sia trattato di una esercitazione, ma anche che l’involontario intervento di Vega, abbia privato del determinante fattore sorpresa, il piano di attacco della NATO.

Giovanni Caprara

Fonte:

Vega Telecom

http://www.conflittiestrategie.it/la-somma-di-tutte-le-paure-attacco-nucleare-alla-russia-di-g-caprara

MOGHERINI: UNA COMMISSIONE PER CONTRASTARE LA PROPAGANDA DELLA RUSSIA

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 6:03 pm

ARRIVA LA PROPAGANDA CONTRO LA RUSSIA VOLUTA DALL’UE

UE, Mogherini: una commissione per contrastare la “propaganda” della Russia

EUROPA UE, NEWSmercoledì, 18, marzo, 2015

putin-mogherini

L’Unione europea, oltre a rendersi ridicola, ha deciso di farsi detestare dai cittadini. L’Europa vuole infatti contrastare la “propaganda” della Russia, ovvero censurare la verità, probabilmente per imporci la sola e unica informazione, quella organizzata dai grandi media controllati dalla CIA.

Come scrive Sputnik, l’Unione Europea creerà un’apposita commissione per il controllo dei mass media della Russia che dovrà impedire la divulgazione di determinate informazioni nei paesi occidentali. Lo comunica il tedesco Spiegal-online, riferendosi alle decisioni dell’incontro dei ministri degli Esteri UE tenutosi martedì.

“La Guerra dell’Informazione”

I media: strumenti di guerra non convenzionali diretti come marionette da forze esterne

Incontro a porte chiuse fra il gotha dei media americani e italiani, si sparla della Russia

Come ti condiziono la stampa: la denuncia che scuote l’America

Star del giornalismo: «Io e altri centinaia di reporter al soldo della Cia»

Marcello Foa: Come gli Spin Doctor manipolano i giornalisti

La commissione avrà il compito di analizzare e commentare le pubblicazioni dei media russi per elaborare un approccio comune.

All’inizio dell’anno questa iniziativa è stata promossa in una lettera collettiva firmata dai ministri degli Esteri di Gran Bretagna, Danimarca, Estonia e Lituania. La Lituania ha già limitato la diffusione dei programmi dei canali della televisione russa, dichiarando che il loro approccio è unilaterale e distorce la realtà.

In precedenza si comunicava che Federica Mogherini (solo il PD poteva regalarci un politico di questa levatura!!), l’alto raprpesentante dell’Unione per gli affari esteri, sarebbe sata incaricata di organizzare, entro l’estate di quest’anno, una campagna contro la propaganda russa. Mogherini ha confermato che l’UE sta lavorando per contrastare il fenomeno della propaganda russa non solo in territorio della Russia stessa, ma anche nei paesi dell’Unione Europea.

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Europa vuole contrastare la “propaganda” della Russia
18  03  2015

L’Unione Europea creerà un’apposita commissione per il controllo dei mass media della Russia che dovrà impedire la divulgazione di determinate informazioni nei paesi occidentali. Lo comunica il tedesco Spiegal-online, riferendosi alle decisioni dell’incontro dei ministri degli Esteri UE tenutosi martedì.

La commissione avrà il compito di analizzare e commentare le pubblicazioni dei media russi per elaborare un approccio comune.

All’inizio dell’anno questa iniziativa è stata promossa in una lettera collettiva firmata dai ministri degli Esteri di Gran Bretagna, Danimarca, Estonia e Lituania. La Lituania ha già limitato la diffusione dei programmi dei canali della televisione russa, dichiarando che il loro approccio è unilaterale e distorce la realtà.

In precedenza si comunicava che Federica Mogherini, l’alto raprpesentante dell’Unione per gli affari esteri, sarebbe sata incaricata di organizzare, entro l’estate di quest’anno, una campagna contro la propaganda russa. Mogherini ha confermato che l’UE sta lavorando per contrastare il fenomeno della propaganda russa non solo in territorio della Russia stessa, ma anche nei paesi dell’Unione Europea.

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ISRAELE BOMBARDERA’ L’IRAN?

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 5:50 pm

ISRAELE E LA VOGLIA DI ATOMICA

palestina : Israele e la voglia di atomica
Inviato da Redazione il 19/3/2015 17:40:00 (3477 letture)

L’attentato di Tunisi ha fatto passare sotto silenzio un’altra notizia, forse ancora più importante: il risultato elettorale in Israele.

La vittoria del Likud infatti non rappresenta soltanto la quarta volta in cui Netanyahu diventa primo ministro, ma introduce una linea di demarcazione molto netta dalla quale sarà molto difficile ormai tornare indietro. In difficoltà nei sondaggi, infatti, Netanyahu ha dovuto dichiarare apertamente che, se avesse vinto lui, “non ci sarebbe mai stato uno Stato palestinese”. Netanyahu ha inoltre promesso, in caso di vittoria, “nuovi insediamenti per i coloni israeliani nei territori occupati”.

Grazie a queste dichiarazioni fatte in extremis, Netanyahu è riuscito a spostare a proprio favore quella manciata di voti dell’estrema destra che gli ha permesso di vincere le elezioni, ma ha anche dovuto gettare definitivamente la maschera su quali siano le sue vere intenzioni nei rapporti con i palestinesi.

Da oggi quindi, non possiamo che aspettarci una nuova escalation di violenza, che ci porterà prima o poi a nuovi massacri come quelli di Ramallah e di Gaza.

Ma il problema non si limita a questo: ieri il “Times of Israel” ha riportato le dichiarazioni di un rappresentante dell’estrema destra, Ben-Eliyahu, il quale ha affermato che “solo con una distruzione nucleare dell’Iran e della Germania, con 20 o 30 bombe nucleari a testa, gli israeliani possono evitare la distruzione del proprio Stato.” […]

Ben-Eliyahu ha poi aggiunto: “Se Israele non procede lungo la strada indicata dal Dio della Bibbia, riceverà la pesante punizione di una quasi totale distruzione e sventura, e solo alcuni saranno salvati”.

Noi abbiamo sempre scritto che gli unici a poter risolvere la questione palestinese sono gli israeliani stessi. Ebbene, oggi gli israeliani hanno fatto la loro scelta, e da oggi il problema in medio oriente non è certo rappresentato dall’Isis, dalla Siria, o dall’Iran, ma è rappresentato soprattutto da Israele stesso, e dalla sua malcelata voglia di distruggere tutto ciò che possa anche solo lontanamente minacciare la sua esistenza.

A questo punto, dovrebbe essere il compito della comunità internazionale di far tornare immediatamente Israele a più miti consigli. Ma purtroppo, come sappiamo, la “comunità internazionale” non esiste. Esistono soltanto le singole nazioni, nelle quali i singoli politicanti pensano soprattutto a fare il proprio interesse e a proteggere il proprio fondoschiena. E fra le loro priorità non c’è certo quella di mettersi contro Israele.

Fasten your seatbelts, my friends.

Massimo Mazzuccohttp://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=4672&utm_source=feedly&utm_medium=webfeeds

http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=4672&utm_source=feedly&utm_medium=webfeeds

SIRIA: I TERRORISTI ANTI-ASSAD SONO FELICI DELLA VITTORIA DI NETANYAHU!

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 5:46 pm

SIRIA: ITERRORISTI SONO FELICI PER LA VITTORIA DI NETANYAHU

I terroristi che operano in Siria esprimono le “congratulazioni” a Natanyahu per la sua vittoria elettorale
 21 03 2015

I leaders dei vari gruppi terroristi che operano contro il governo siriano hanno invito messaggi di felicitazione al primo ministro israeliano, Benyamin Netanyahu, per la recente vittoria del suo partito (Likud) nelle elezioni parlamentari, incitando il governo di Tel Aviv nel continuare il suo sostegno.

I messaggi sono stati consegnati da un membro del parlamento israeliano che opera come mediatore tra il regime di Israele ed i gruppi dei miliziani jihadisti in Siria.
Il partito Likud ha vinto in una dura corsa elettorale le elezioni legislative del martedì, nell’ottenere 30 seggi dei 120 del Parlamento, di fronte ai 24 dell’Unione Sionista.

“Abbiamo ricevuto con grande speranza ed allegria la notizia della sua vittoria”, recita una delle missive inviate da uno dei gruppi. In un altro messaggio, uno dei capi terroristi, oltre a felicitarsi per la vittoria del partito della destra Likud, chiede a Netanyahu di proseguire nel suo sostegno agli uomini armati “siriani” (quasi tutti stranieri) che combattono contro il governo del presidente Bashar al-Assad.
Allo stesso modo, afferma che le bande terroriste “desiderano costruire le migliori relazioni a tutti i livelli con Tel Aviv”.

Il mediatore Mendi Safadi, ha anche dichiarato alla televisione israeliana di aver ricevuto due note ufficiali e varie chiamate, incluso da parte di dirigenti del denominato “Esercito Libero siriano” (ELS), considerato dai paesi occidentali “ribelli moderai” e da Damasco terroristi.

Terroristi ricoverati in Israele

Con il fine di destabilizzare le forze del governo siriano e dividere i paesi che l’appoggiano, il regime di Tel Aviv, dall’inizio della crisi siriana, ha offerto ogni tipo di sostegno ai gruppi terroristi, in specie al Fronte Al-Nusra, branca di Al-Qaeda, che opera per rovesciare il governo di Assad per conto delle potenze occidentali e dei sauditi.

Molti dei miliziani feriti nel corso dei combattimenti con l’Esercito siriano sono stati ricoverati presso gli ospedali israeliani ed il loro trasporto è stato effettuato dall’esercito israeliano. Questo è avvenuto già dopo l’offensiva israeliana contro la striscia di Gaza (tra Luglio ed Agosto del 2014), altri centri ospedalieri hanno subito tagli delle risorse e per questo in alcuni casi non accettano i pazienti israeliani.

Il regime israelino ha prestato appoggio logistico al Fronte Al-Nusra, in violazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite (n.2170) e di quelle della Convenzione sulla separazione delle Forze nella zona emesse dal Consiglio di Sicurezza.
Lo scorso 5 marzo il network televisivo Press TV aveva diffuso i video che dimostravano la cooperazione tra i soldati del regime israeliano ed i componenti del Fronte Al-Nusra.
In Febbraio del 2014, Netanyahu aveva anche visitato personalmente in terroristi ricoverati presso un ospedale israeliano sulle alture del Golan dove erano stati ricoverati diverse decine di militanti di Al Nusra. Lo stesso Netanyahu aveva rivelato che, dall’inizio della crisi siriana, Tel Aviv aveva provveduto ad assistere molti miliziani feriti ricoverandoli e curandoli presso le proprie strutture ospedaliere.

Nel Marzo del 2014, il giornale locale Yadiot Aharonot ha informato che il governo di Tel Aviv fino a quel momento a veva speso ciorca 10 milioni di dollari in servizi medici per i componenti dei gruppi armati che operano in Siria.

Allo stesso modo, Kamal al-Labwani, leader dell’opposizione armata siriana, aveva ringraziato il regime israeliano per “l’appoggio” che fornisce ai terroristi che combattono contro il governo di Damasco, mettendi in risalto che loro non dimenticheranno mai quello che ha chiamato “l’appoggio umanitario” fornito dal governo di Israele ai suoi militanti feriti”.

Fonte: Hispan TV

Traduzione e sintesi: Luciano Lago per Controinformazione

Nella foto in alto: Netanyahu parla con un terrorista ricoverato in ospedale israeliano

Nella foto al centro: il ricovero effettuato dai soldati israeliani di un terrorista ferito

Nell’ultima foto: soldati israeliani e miliziani di Al Nusra “fraternizzano” presso un posto di frontiera sul Golan

Terroristi e soldati di israele

http://www.informarexresistere.fr/2015/03/21/i-terroristi-che-operano-in-siria-esprimono-le-congratulazioni-a-natanyahu-per-la-sua-vittoria-elettorale/

Il Patriarca Gregoire III: è da sconsiderati invocare interventi militari esterni per difendere i cristiani in Medio Oriente

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 5:40 pm

 

giovedì 19 marzo 2015

Patriarca Gregorios: “Se si vuole veramente porre fine alla tragedia del popolo siriano, c’è un solo modo…”

Il Patriarca Gregoire III: è da sconsiderati invocare interventi militari esterni per difendere i cristiani in Medio Oriente

Agenzia Fides, 18/3/2015
“E’ da sconsiderati parlare di interventi militari condotti dall’esterno per difendere i cristiani della Siria e del Medio Oriente. Siamo un Paese sovrano, con un governo legittimo, a cui spetta il compito di tutelare i suoi cittadini. Se davvero si vuole mettere fine alla tragedia del popolo siriano, c’è una sola strada: basta guerre, basta armi, soldi e stratagemmi usati per attaccare la Siria”.
Così il Patriarca di Antiochia dei greco-melchiti, S.B. Grégoire III, conversando con l’Agenzia Fides, respinge senza appello l’idea – prospettata in maniera ricorrente nel dibattito mediatico – che le sofferenze inflitte alle comunità cristiane e ad altre componenti delle popolazioni mediorientali da parte dei jihadisti vengano evocate per giustificare un intervento militare sotto egida internazionale.
Il Primate della Chiesa cattolica orientale con più fedeli in Siria ha presieduto lunedì 16 marzo un’affollata Veglia di preghiera per la pace nella Cattedrale dell’Assunzione di Maria, a Damasco, a cui hanno preso parte rappresentanti e delegazioni di tutte le comunità cattoliche e ortodosse damascene. “Abbiamo condiviso canti e preghiere di penitenza e di pace” riferisce il Patriarca, “mostrando a tutti, anche in questo modo, che i cristiani sono i veri promotori della pace in Siria”. A giudizio di S. B. Grégoire III, la via per favorire la pace che la Chiesa deve indicare costantemente “a tutti gli uomini di buona volontà” è quella della preghiera e del sostegno offerto a tutto ciò che può contribuire a interrompere il flusso di armi che insanguinano il Medio Oriente.
“Il 7 settembre del 2013” ricorda il Patriarca melchita “Papa Francesco chiamò il mondo alla grande preghiera per la pace, e le navi di guerra che erano già partite fecero marcia indietro. Nei giorni scorsi, mentre noi eravamo in preghiera, si sono diffuse le notizie che Paesi occidentali riaprono alle trattative con Assad. Questa adesso è la via realista da seguire, se davvero si vuole la pace. I gruppi che terrorizzano il nostro popolo non avrebbero avuto tanta forza senza gli aiuti e le armi arrivati loro da altre nazioni e gruppi di potere.
 Per questo – prosegue il Patriarca Grégoire – faccio appello a Papa Francesco e a tutte le Chiese e le comunità cristiane, affinché i due miliardi di cristiani di tutto il mondo, parlando con una sola voce, si facciano promotori di una road map concreta e realista per chiedere a tutte le forze in campo di mettere da parte i propri calcoli di potere e tutte le cause che alimentano la guerra. Solo così le sofferenze del nostro popolo potranno avere fine”.

I Vescovi cattolici si incontrano a Homs, dove presto torneranno a suonare le campane

Agenzia Fides,   18/3/2015

Nella giornata di martedì 17 marzo i Vescovi cattolici della Siria si sono incontrati nella città di Homs, in occasione della periodica assemblea che li vede riuniti due volte l’anno allo scopo di riflettere insieme sull’opera pastorale e caritativa condotta dalle singole diocesi e eparchie, in un Paese entrato nel quinto anno di conflitto.
All’incontro, oltre al Patriarca greco-melchita Grégoire III, al Patriarca siro cattolico Ignace Youssif III e a quattordici Vescovi appartenenti a diverse Chiese cattoliche sui iuris, ha preso parte anche il Nunzio apostolico S.E. Mons. Mario Zenari. In questa occasione, la vicinanza del Papa e della Chiesa di Roma ai fratelli Vescovi siriani è stata testimoniata anche dalla presenza dell’Arcivescovo Cyril Vasil’ SJ, Segretario della Congregazione per le Chiese orientali, e di mons. Massimo Cappabianca OP, officiale del medesimo dicastero vaticano.
Gli interventi pronunciati dai Vescovi presenti hanno fatto emergere le sofferenze e le ferite che marcano la vita ordinaria di tutte le comunità cattoliche siriane, ma hanno anche reso testimonianza del miracolo della carità che fiorisce nella rete delle diocesi e delle parrocchie, a vantaggio di tutto il popolo siriano.
“La Chiesa di Siria – dichiara all’Agenzia Fides il Patriarca Grégoire III – è davvero gloriosa: nonostante tanto dolore e sofferenza, grazie anche al sostegno dei nostri fratelli in tutto il mondo, siamo riusciti a soccorrere direttamente più di 300mila siriani, soprattutto attraverso la Caritas, sostenendo progetti emergenziali per almeno 5 milioni di dollari”.

Durante l’incontro, il Vescovo caldeo di Aleppo Antoine Audo SJ è stato confermato alla guida di Caritas Syria, e tutti hanno avuto parole di apprezzamento per la dedizione e l’efficacia con cui ha finora assolto il suo compito per far fronte alle emergenze umanitarie che fanno soffrire milioni di siriani.

La scelta di tenere ad Homs l’incontro dei Vescovi cattolici ha assunto un evidente valore simbolico: “Aleppo è da anni sotto assedio – sottolinea il Patriarca Grégoire III – ma Homs forse è la città che è stata più martoriata. Per questo, da quando lì è terminato il conflitto, i capi delle Chiese cristiane di Siria l’hanno visitata tante volte. Vogliamo manifestare una particolare cura per quella gente ferita e accompagnare il loro desiderio di ricominciare. Ho saputo che forse presto arriveranno le nuove campane, dopo che quelle che c’erano prima del conflitto sono state rubate.

Noi proviamo pena nel vedere il dolore del popolo – conclude il Patriarca – e vediamo che tanti vanno via, perchè non ne possono più della paura e delle sofferenze. Ma siamo anche fieri dei nostri preti, dei religiosi e delle religiose, che sono tutti rimasti al loro posto, per camminare insieme con il popolo nella fede in Gesù, anche in questo tempo così difficile”.

 
 

USA VERSO ASSAD FALSE APERTURE DI PACE E SOSTEGNO AL TERRORISMO CONTRO ASSAD

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 5:35 pm

Finte aperture e false flag, lotta al terrorismo e insieme addestramento dei terroristi: è così che preparano la pace?

Finte aperture e false flag, lotta al terrorismo e insieme addestramento dei terroristi: è così che preparano la pace?

20 marzo 2015                     PATRIZIO RICCI
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Un drone USA che fa i cerchi in cielo sopra Latakia come per dire ‘abbattetemi’, petizioni a favore di nuove No Fly zone (stile libico), incursioni aeree israeliane contro obiettivi siriani, i vertici dell’amministrazione USA che si contraddicono: la propaganda decisamente manca di fantasia .

di Patrizio Ricci

E’ noto che tramite paesi terzi c’è  un accordo tra il governo siriano ed il comando delle operazioni aeree anti-ISIS: autorizza i caccia alleati a sorvolare senza incidenti il cielo siriano.
Questo accordo prevede l’utilizzo da parte della coalizione di tre corridoi aerei al fine di colpire gli obiettivi dello Stato Islamico in Iraq ed al nord del paese.
Ovviamente questi corridoi dovevano essere utilizzati solo dagli aerei militari della coalizione internazionale in missione anti-ISIS.

Tuttavia in flagrante violazioni di tali accordi,  nel mese di gennaio 2015 una di queste ‘corsie’ è stata utilizzata da caccia  israeliani per ‘infilarsi’ in profondità in territorio siriano.  Lo scopo era quella di neutralizzare alcune installazioni militari deputate alla difesa aerea siriana.

Secondo le informazioni diffuse da alcuni siti francesi  gli aerei israeliani avrebbero lanciato  cinque missili aria-terra “Popeye” (prodotti da Rafael Industries, Lockheed e Turkish Aerospace Industries, nota anche con la designazione AGM-142) contro obiettivi specifici in aree non colpite dalla guerra in Siria. La Difesa aerea siriana sarebbe riuscita a distruggere tre dei cinque missili israeliani lanciati contro dette installazioni. Gli altri due invece sarebbero riusciti a  raggiungere i loro obiettivi.

Questo ‘incidente’ (non è chiaro se si tratta dell’attacco del 28 gennaio) ha suscitato la protesta siriana che tutti conosciamo. Conseguentemente funzionari siriani hanno avvisato il comando della coalizione che da lì in poi qualunque aereo avesse sorvolato le aree intorno alla capitale Damasco,  la costa del Mediterraneo e comunque aree sotto il controllo delle forze armate siriane, sarebbe stato abbattuto.

Dopo l’attacco israeliano il clima è peggiorato: gli aerei della coalizione in missione sono stati monitorati o ‘illuminati’dai radar di terra della difesa siriana e da quelli russi con sede a Tartous.
Insomma tensione palese, tant’è che il 14 febbraio 2015 caccia siriani (probabilmente a scopo dimostrativo) hanno sconfinato nello spazio aereo libanese e poi hanno virato in prossimità del confine israeliano.

Il 17 marzo un velivolo non identificato è entrato dalla Giordania nello spazio aereo siriano, si trattava di un drone Predator MQ1 B. Viene monitorato come tutti gli aerei della coalizione. Succede però che il velivolo ad un certo punto esce dal corridoio destinato agli aerei della coalizione e si dirige sulla costa (dove non esistono obiettivi ISIS). Sopra Latakia il drone ha cominciato a fare cerchi concentrici nel cielo presumibilmente per effettuare rilievi fotografici ed individuare le postazioni militari siriane e russe.

A questo punto, il comando della difesa aerea siriana ha  ordinato ad una batteria di missili tipo Sol-Air S-125 Neva / Pechora 2M  di abbattere il drone.

Il resto lo sappiamo. E’ stato definito un evento casuale ma come abbiamo visto, non lo era.
Da parte loro, gli  USA  hanno ammesso l’abbattimento del drone. Inaspettatamente, anzichè giustificarsi (come accade in questi casi), hanno messo in guardia Damasco di “non interferire con le sue ‘attività aeree nello spazio aereo siriano”, insomma una minaccia chiara di rappresaglie o comunque di contromisure .

Ora questo episodio va letto contestualizzato con ciò che ha accaduto in questi giorni.
Cosa è accaduto? Inanzitutto il  Segretario di Stato degli Stati Uniti Kerry  in una intervista alla CBS (domenica scorsa) ha detto che gli USA hanno cambiato strategia e che Assad non è più il pericolo n° 1 , quindi sono disposti ad aprire negoziati di pace con lui senza precondizioni.   La notizia ha avuto una vasta eco sui media ed è stata applaudita e data per buona. Però l’apertura sembra essere stata studiata solo come una esternazione per il grande pubblico.

Infatti, ciò che è  avvenuto il giorno dopo è sconcertante: entrambi i portavoce del Dipartimento di Stato USA hanno smentito quella che era ‘la svolta’, la nuova linea ufficiale americana (Marie Harf, la vice portavoce, ha usato i toni più espliciti: “Non c’è futuro per un brutale dittatore come Assad in Siria” Guardian). Fatto insolito che quet’ultima notizia non abbia avuto alcuna eco sui media nonostante si legga chiaramente sul sito ufficiale del Dipartimento di Stato USA e sugli stessi twitter delle portavoci.

Insomma due direzioni ma la linea, quella ufficiale,  è quella espressa in sede istituzionale (invariata)  e certamente non alla CBS.  De resto, anche i fatti sono chiari: gli USA addestreranno per 3 anni 5000 terroristi moderati in Turchia fornendo loro anche sistemi ed addestramento atti a guidare gli aerei della coalizione sugli obiettivi autonomamente

Dopo questo fatto (che mostra una improbabile disarticolazione ai vertici USA),  è partita  una nuova imponente campagna di discredito del governo Assad che usa i soliti slogan ‘Assad massacra’ i civili, il solito repertorio e gli stessi mezzi già visti precedentemente.

Tra le analogie, è facile notare che questa campagna adopera, come abitudine, esclusivamente fonti dei ‘ribelli’  e senza alcun riscontro da parte di fonti indipendenti.
Tutti i servizi diffusi dai media convergono su ‘prove’ fornite da uno dei belligeranti trascurando che questi hanno tutto l’interesse di indicare l’antagonista come il principale colpevole della situazione attuale.

Per dar alimento a questa folle tesi è rispuntato ‘Caesar’,  che mostra le foto delle carceri di Assad, i prigionieri orrendamente torturati, le cui foto erano spuntate in corrispondenza dei negoziati ‘Ginevra 2′ per farli fallire.
Di quelle foto si era detto che potevano essere state scattate ovunque, anche 40 anni fa, e quindi non era possibile stabilirne la veridicità. Però l’Onu ha ospitato una mostra nella sua sede con tanto di pannelli ad ospitare 32 di queste foto. Naturalmente nulla su video e foto, (quelle sì certe) che ISIS e gli altri jadisti difondono continuamente.

Nello stesso periodo, dalla UE,  sono state comminate altre sanzioni contro Damasco. Nessuna sanzione però la UE ha ritenuto riservare contro quei paesi che notoriamente sostengono il terrorismo (le sanzioni che hanno effetti devastanti nella popolazione siriana sono usati per accattivarsi la simpatia di Qatar ed Arabia Saudita ed attirare investimenti in Europa).

A seguire, un attacco chimico non chiaro su Idlib accompagnato da video e immagini diffuse dai ribelli. Attacco con il cloro dicono i ribelli. 6 i morti e decine di intossicati. La notizia subito è stata data come buona e rilanciata in tutto il mondo dai media ancorchè nessuna fonte indipendente abbia potuto confermare o smentire. Da notare però che analogo attacco chimico a Irbil (Iraq) contro i pasmerga curdi (avvenuto a febbraio) da parte di ISIS non ha avuto alcuna eco internazionale.

A questo punto,  viene lanciata una petizione di AVAAZ: riprende l’attacco chimico, salta tutti i ‘forse’ ed i ‘potrebbe’ ed addita con assoluta certezza il governo siriano chiedendo a gran voce una NO FLY ZONE.

Questo avviene mentre numerosi attivisti spuntati dal nulla scatenano una poderosa campagna mediatica sui social. Vengono mostrate le foto dei bambini che sarebbero stati uccisi dai gas a Idlib ma non esistono fonti indipendenti che possano confermare quando è accaduto (però episodi passati, come le ‘false flag’ dei gas a Ghouta dovrebbero consigliare quantomeno prudenza). Il fine è chiaro: si vuole mostrare quanto è inumano Assad, additare chi  ‘massacra il suo popolo’ per cercare riprovazione condanna ed essere così sostenuti dalla comunità internazionale nei propri fini di potere.

Riassumendo: allarme internazionale con ISIS  che mette in pericolo il nostro vivere e la nostra sicurezza; Assad sempre più screditato i cui aerei si divertono a colpire secondo i media, cittadini inermi; gli aerei della coalizione a rischio sui cieli della Siria. Dall’altra parte una vasta campagna mediatica e petizioni che chiedono un intervento militare.

Sono questi,  tutti i segnali e ingredienti che indirizzano  il ‘sentiment’ popolare e autogiustificano i governi ad ‘agire’ ( mentre contemporaneamente , gli stessi governi non cessano di alimentare i focolai ma di quest’ultimo aspetto non parla nessuno).

In definitiva, sembra si vogliano giustificare ancora le solite scelte ‘umanitarie’ che ‘umanitarie non sono.
Così, con l’usata ipocrisia qualcuno potrà dire  ‘con Gheddafi abbiamo sbagliato, non vorremmo ripetere l’errore’ … però vedete  ‘con Assad abbiamo tentato tutte le aperture ma proprio è incorreggibile”.

http://www.vietatoparlare.it/il-drone-usa-che-fa-i-cerchi-in-cielo-sopra-latakia-come-per-dire-abbattetemi/

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