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febbraio 14, 2019

14 FEBBRAIO SAN VALENTINO DI TERNI MARTIRE

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14 FEBBRAIO SAN VALENTINO DI TERNI MARTIRE

La Passione di sai Valentino martire, ora pubblicata in edizione critica da Edoardo D’Angelo nel volume “San Valentino e il suo culto …” edito a Spoleto nel 2012, era già stata studiata da padre Agostino Amore (Bibliotheca sanctorum, XII, Roma, 1969, col. 899) e da numerosi altri studiosi, soprattutto nel tentativo di risolvere il problema di identificazione tra i due santi omonimi venerati nello stesso giorno, il prete romano e il vescovo di Terni; le conclusioni cui oggi sono giunti gli storici parlano di un unico martire, il vescovo di Terni, mentre il prete romano sembra non essere mai esistito e la sua figura sembra essere frutto soltanto di un equivoco.La vita
La Passione del santo di Terni ci parla di tre nobili ateniesi, Proculo, Efebo e Apollonio giunti a Roma per studiare presso il retore Cratone, maestro di lingua greca e latina; questi aveva un figlio, di nome Cheremone, affetto da una deformità fisica che lo costringeva a stare rannicchiato su se stesso, e nessun medico era riuscito a guarirlo. Un tale Fonteio, inserito qui nel racconto, dichiara a Cratone che anche un suo fratello era stato a lungo affetto dalla medesima patologia ed era stato guarito da Valentino, vescovo di Terni. Cratone, manda allora a chiamare il vescovo, gli promette addirittura la metà di tutti i suoi beni se gli avesse guarito il figlio, ma Valentino, in un lunghissimo colloquio notturno gli spiega che non saranno certo le sue ricchezze a guarire il ragazzo, quanto piuttosto la fede nell’unico Dio che appunto lo stesso vescovo adora. Cratone, ormai convinto, promette che si farà battezzare non appena suo figlio avrà riacquistato la salute. Valentino allora si ritira in una stanza dove fa distendere il ragazzo sul proprio cilicio; si immerge poi nella preghiera per tutta la notte finché una luce abbagliante avvolge il luogo e Cheremone balza in piedi completamente risanato. Di fronte al miracolo, Cratone e tutta la famiglia si fanno battezzare dal vescovo, così pure fanno i tre studenti greci, Proculo, Efebo e Apollonio, ma abbraccia il cristianesimo anche Abbondio altro studente e figlio del Praefetto di Roma, Furioso Placido, documentato in questa carica negli anni 346-347: è questa la data storica da attribuire al martirio di Valentino e non quelle che finora avevano parlato del II secolo, e di S. Feliciano di Foligno. Quanto poi a Furioso Placido egli era uno dei rappresentanti di quella classe senatoria che, almeno nella sua maggioranza, pur dopo l’Editto costantiniano del 313, continuava a seguire gli antichi culti della città; proprio su mandato del Senato, Furioso, un nome che finora era stato tradotto con «adirato», un attributo riferito a Placido, arresta Valentino e lo fa decapitare al secondo miglio della via Flaminia, ma lo fa quasi di nascosto, durante la notte, per evitare la reazione della ormai numerosa componente cristiana della città. Dopo una prima sommaria sepoltura sul luogo del martirio, Proculo, Efebo ed Apollonio portano il corpo del martire a Terni e qui lo seppelliscono poco fuori della città. Ma a Terni il consolare Lucenzio (altrove chiamato Leonzio), informato del fatto, fa catturare i tre e, ancora durante la notte, per paura che la popolazione li liberasse, li fa decapitare e si sottrae all’eventuale rabbia popolare fuggendo dalla città insieme ai funzionari del suo ufficio; la popolazione intanto, sollecitata proprio da Abbondio, seppellisce anche i nuovi martiri presso la tomba di Valentino.

Il cultoI tre sono i primi cristiani sepolti presso la tomba del vescovo a Terni, seguiti poi da molti altri fino al secolo IX, periodo in cui vengono datate le tombe più recenti scoperte nella necropoli; ma molti altri cristiani, come una ternana di nome Veneriosa (359), per diversi secoli, scelgono di essere sepolti presso la tomba primitiva sulla via Flaminia. Qui a pochi anni dal martirio, papa Giulio I (337-352) aveva fatto costruire una basilica, abbellita in seguito da papa Teodoro (642-649), e venerata per molti secoli.
Anche a Terni era sorta una «memoria» sul luogo della tomba definitiva del martire, circondata dalle sepolture di numerosi altri cristiani. Abbiamo invece poche notizie storiche su questa seconda chiesa: la più conosciuta si riferisce al 742 quando proprio qui avvenne un incontro tra papa Zaccaria ed il re longobardo Liutprando. Ma quale patrono della città venne a lungo venerato sant’Anastasio. Solo dopo il 1605, data in cui vennero ritrovate le reliquie del vescovo martire, assistiamo ad un vero rilancio del culto di san Valentino, nominato ben presto unico patrono della città, ed in suo onore venne edificata la nuova chiesa, affidata alla cura dei padri Carmelitani scalzi, che la officiano ancora oggi.

Autore: Emilio Lucci

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SAN VALENTINO PATRONO DEGLI INNAMORATI

Il patrono dei fidanzati e degli innamorati che ha ispirato anche una gentile tradizione alla sua festa, quella dei bigliettini affettuosamente scherzosi, è sepolto a Terni di cui fu, secondo la tradizione, vescovo.

Se consultiamo il nuovo Calendario liturgico generale al 14 febbraio non troviamo più la festa di san Valentino, ma la memoria obbligatoria dei santi Cirillo e Metodio, gli evangelizzatori degli slavi: il patrono degli innamorati e dei fidanzati è stato retrocesso alle memorie locali. Ma in tutto il mondo si continua a celebrare il 14 febbraio come «Valentine day» secondo il rito sentimental-commerciale della laica religione del consumo indotto che impone scambi di regalucci, possibilmente costosi, tra i fidanzati. Se dal Calendario ci trasferiamo nel Martirologio Romano, che è il ca-talogo di tutti i santi universali e locali, troviamo a questa data non uno ma due Valentini. Del primo così recita il latercolo del Baronio: «14 feb-braio, in Roma, sulla via Flaminia, natale di san Valentino, presbitero e martire, che dopo aver operato varie guarigioni, insigne per cultura, fu ucciso e decollato sotto Claudio Cesare»; e del secondo: «14 febbraio, in Terni, fasto di san Valentino, che dopo essere stato a lungo percosso fu imprigionato e, non potendosi vincere la sua resistenza, a metà notte, segretamente trascinato fuori del carcere, venne decollato dal prefetto di Roma, Placido». Quale mai sarà il patrono dei fidanzati? E che cosa sappiamo di certo su questi due santi curiosamente omonimi e celebrati alla stessa data? A proposito del primo Valentino una tarda e leggendaria Cronaca del suo martirio, la Passio Maris et Marthae, narra che l’imperatore Claudio il Gotico, incuriosito dalla fama di santità di un prete romano che era stato imprigionato per la sua fede, lo fece condurre a palazzo. «Perché» gli domandò « non vuoi essere nostro amico adorando gli dei e rinun-ciando alle superstIzioni?» E Valentino: «Se tu conoscessi la grazia di Dio non diresti così, ma disprezzeresti i tuoi idoli e adoreresti il Signore che è nei cieli». Continuò a parlare con tanta eloquenza che alla fine Claudio congedandolo ordinò al prefetto di ascoltarlo pazientemente e poi di de-cidere secondo le leggi. Il prefetto si limitò a consegnarlo a un suo mini-stro di nome Asterio raccomandandogli: «Tenta di dissuadere que-st’uomo con melliflui discorsi». Entrando nel palazzo del suo custode, Valentino esclamò: «Signore Gesù, luce vera, illumina questa casa affinché i suoi abitanti ti ricono-scano Dio». «Sento che invochi Cristo come luce» gli rispose Asterio. «Ebbene, se il tuo Dio restituirà la vista a mia figlia, che è cieca dall’età di due anni, ti concederò tutto quel che vorrai». Valentino, dopo essersi raccolto in preghiera per qualche istante, pose le dita sugli occhi della fanciulla che improvvisamente recuperò la vista: quel miracolo spinse tutta la famiglia a convertirsi. Quando l’imperatore venne a sapere della conversione ordinò che Valentino venisse decapitato. Secondo una redazione più recente della Passio sarebbe stato sepolto sul luogo del martirio, nei pressi della via Flaminia, dove papa Giulio I (337-352) edificò una basilica. La chiesa sulla via Flaminia, i cui resti sovrastano ancora oggi l’area della cosiddetta catacomba di San Valentino, divenne talmente celebre che la porta Flaminia oggi del Popolo – fu chiamata nel medioevo, fino al XIII secolo, porta di San Valentino. Fin qui la tradizione: ma il Catalogo Liberiano del IV secolo riferisce che Giulio I costruì al secondo miglio della via Flaminia una basilica «quae appellatur Valentini» , cioè detta di Valentino, intendendo con questo nome il benefattore che ne aveva finanziata la costruzione così come avvenne con altre basiliche, fra cui quella «costantiniana», ovvero San Giovanni in Laterano. Sicché il francescano Agostino Amore ha concluso che il «benefattore» Valentino, per un equivoco riscontrabile anche in altri casi, venne poi scambiato a partire dal V secolo per un martire e venerato al 14 febbraio. Non sappiamo invece se il Valentino che papa Pasquale 1(817-824) portò a Santa Prassede insieme con le reliquie di 2300 martiri dalle cata-combe di Sant’Agnese sulla Nomentana, fosse lo stesso martire o un suo omonimo. A Santa Prassede è ricordato in una lapide del IX secolo ed effigiato due volte col volto giovane e in solenne atteggiamento nei mo-saici bizantini della cappella di San Zenone. Ma secondo il cardinal Co-stantino Patrizi, vicario generale di papa Gregorio XVI, le reliquie di san Valentino non soltanto si trovavano sulla Flaminia ma vi erano sempre rimaste se il 28 giugno 1842 attestava che erano state esaminate e do-nate a don Luigi Dall’Osta, arciprete di Santa Giustina in Limana, in provincia di Belluno, perché le esponesse nella sua chiesa parocchiale dove si trovano tuttora. Difficile a questo punto districare il filo dell’in-garbugliatissima matassa dove spunta anche un altro filo. Alla stessa data infatti è ricordato, come si accennava all’inizio, un secondo san Va-lentino di cui poco si sa di certo se non che, vescovo di Temi, fu decapi-tato a Roma nel 273 durante la persecuzione di Aureliano. Quanto al corpo, una tarda Passio sosteneva che era stato sepolto in una collinetta nei pressi di Terni, in un cimitero sopra il quale sorse poi una basilica, trasformata radicalmente nel 1618. Qualche anno prima, il 21 giugno 1605, il vescovo di quella città, Gianantonio Onorato, aveva ritrovato il corpo del santo patrono e lo aveva riposto in una cassa di piombo. La Passio narrava che il vescovo Valentino, celebre per le sue doti di taumaturgo, era stato invitato a Roma dal retore e filosofo Cratone per-ché ne guarisse il figlio il cui dorso si era talmente incurvato da costrin-gerlo a tenere il capo fra le ginocchia. Valentino promise la guarigione a patto che tutta la famiglia si impegnasse a convertirsi. Così avvenne; e si convertirono anche tre giovani ateniesi allievi del filosofo, Proculo, Efebo e Apollonio. La notizia era troppo clamorosa per passare inosser-vata sicché il prefetto Placido fece imprigionare Valentino tentando in          vano di spingerlo a sacrificare agli dei. A nulla valsero le esortazioni e neppure una bastonatura: fu condannato alla decapitazione. Quando i carnefici si furono allontanati, i tre giovani ateniesi suoi allievi raccol-sero il corpo e lo trasportarono a Temi seppellendolo in un terreno del suburbio che avevano acquistato. Anch’essi vennero poi decapitati. Secondo la tradizione, nel corso dei secoli furono donate delle reli-quie a varie chiese italiane e straniere. Quelle che rimangono a Temi – parte del cranio diviso dal busto, la mascella con pochi denti, altri denti sparsi e le ceneri – vennero composte nel 1630 in una statua supina dove san Valentino vestito da vescovo e barbato ha l’aspetto di un uomo maturo. La scultura, collocata su un’arca, è sotto l’altare maggiore della chiesa officiata dai Carmelitani Scalzi. Nella cripta si conservano in una cassa le reliquie dei tre giovani ateniesi. A questo punto è impossibile trarre una conclusione storicamente fondata. Si può tuttavia osservare che troppe analogie accomunano il Valentino romano a quello ternano per non sospettare che si tratti in realtà di un unico martire. Né è casuale che il luogo del seppellimento di entrambi sia la via Flaminia, al secondo miglio per il presbitero e al ses-santatreesimo per il vescovo, perché Terni – Interamna per i Romani – si trova infatti sulla via consolare. Si potrebbe congetturare che il ve-scovo di Terni, martirizzato a Roma là dove sorse poi la basilica, abbia ispirato a chi non si rassegnava alla sua traslazione in Umbria la leg-genda del presbitero romano. All’equivoco avrebbe poi contribuito invo-lontariamente il benefattore, forse un convertito che aveva assunto il nome del santo venerato. 

Ma di là da queste congetture c’è un fatto incontestabile: furono i Benedettinì, che nel primo medioevo custodivano la basilica ternana, a diffondere il culto di san Valentino nei loro monasteri sino alla Francia e all’Inghilterra, dove è sorto il suo patronato sui fidanzati per una coinci-denza calendariale. La festa cade infatti in un periodo particolare del-l’anno, quando la natura comincia a dare i primi segni del risveglio dal letargo invernale. Verso la metà del mese di febbraio il sole comincia infatti a riscaldare la terra facendo sbocciare i primi fiorellini, come le vio-lette, o fiorire addirittura in certe zone dell’Europa mandorli e noccioli: sicché san Valentino si trasformò a poco a poco nel santo che annun-ciava la primavera imminente, e non a caso è stato rappresentato tal-volta col sole in mano. «Per san Valentino la primavera sta vicino» afferma un proverbio cui fa eco: «Per san Valentino fiorisce lo spino». 

Durante il medioevo in Inghilterra e in Francia si diceva che pro-prio al 14 febbraio gli uccelli cominciavano ad accoppiarsi. Si pensò quindi che quel giorno era indicato anche per celebrare le giovani cop-pie umane. Nacque così il detto che «a san Valentino ogni valentino sceglie la sua valentina». Fiorirono anche tante leggende zuccherose. 

Una recente, di origine americana, narra che un giorno Valentino, sen-tendo litigare due fidanzati che stavano passando di là dalla siepe del suo giardino, uscì incontro ai due giovani donando loro una rosa rossa che ebbe la virtù di placarli. A Terni se ne racconta un’altra meno alle-gra, se non addirittura macabra, ma altrettanto zuccherosa. C’era una volta una bella fanciulla cristiana di nome Serapia che si era innamo-rata di un centurione pagano, Sabino. Quando i due giovani riuscirono finalmente a vincere le resistenze dei genitori grazie al battesimo di Sabino, si scoprì che Serapia era gravemente malata di tisi. Dopo qual-che mese non riusciva nemmeno più ad alzarsi dal letto. Fu chiamato al capezzale della moribonda il vescovo Valentino al quale Sabino chiese di non essere separato dall’amata. Il suo desiderio fu esaudito: morì pure lui abbracciato a Serapia. Anche l’usanza di scambiarsi fra gli innamorati bigliettini teneri e scherzosi nel giorno del loro patrono risale al medioevo e in Inghilterra è documentata fin dal XV secolo. La fama di san Valentino si estese rapidamente a tutta l’Europa al punto che persino un altro Valentino, patrono della diocesi di Passau, festeggiato al 7 gennaio, assunse molte funzioni del romano-ternano, il quale tuttavia non si limitava a proteggere i fidanzati, ma era diventato anche il guaritore dell’epilessia e della peste. A questo ruolo di tauma-turgo era destinato dal suo nome, Valentinus in latino, che deriva dal verbo valere: star bene in salute, essere sano e forte. Un’altra sua funzione era di proteggere gli animali domestici non diversamente da sant’Antonio e san Biagio.

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A cura di I SANTI CRISTIANI

febbraio 10, 2019

GESU’ E’ DAVVERO DIO

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Dai quattro Evangeli risulta chiara la divinità di Gesù.
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1) Gesù prima di nascere in questo mondo, viveva presso Dio, era il Verbo e il Figlio di Dio;

Giovanni 1: 1In principio era il Verbo, 
il Verbo era presso Dio 
e il Verbo era Dio.
Giovanni 1: 14E il Verbo si fece carne 
e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, 
gloria come di unigenito dal Padre, 
pieno di grazia e di verità.Quindi Gesù esisteva prima di nascere in questo mondo, e Lui stesso lo insegna;Giovanni 3: 13Eppure nessuno è mai salito al cielo, fuorchè il Figlio dell’uomo che è disceso dal cielo.Giovanni 6: 51 Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”. 

Giovanni 6:60-69

60 Molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: «Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?». 61 Gesù, conoscendo dentro di sé che i suoi discepoli proprio di questo mormoravano, disse loro:

 «Questo vi scandalizza? 62 E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? 63 È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi ho dette sono spirito e vita. 

64 Ma vi sono alcuni tra voi che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. 65 E continuò: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre mio».
66 Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui.
67 Disse allora Gesù ai Dodici: «Forse anche voi volete andarvene?». 68 Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; 69 noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».
2) Gesù spiega bene la sua preesistenza ;

Giovanni 8: 23

Egli diceva loro: “Voi siete di quaggiù; io sono di lassù; voi siete di questo mondo; io non sono di questo mondo.Giovanni 8: 58 Rispose loro Gesù: “In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono”.Giovanni 17: 5E ora, Padre, glorificami davanti a te, con quella gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse. 

Giovanni 17: 24Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria,quella che mi hai dato;poiché tu mi hai amato prima della creazione del mondo
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3) Vediamo che Gesù non nasce da una unione matrimoniale, ma per opera dello Spirito Santo;

Matteo 1: 20-21 Ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria,tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. 
Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati”. Luca 1: 26-35 L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, 

a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. 

Entrando da lei, disse: “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te”. 

A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. 

L’angelo le disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 

Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. 

Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 

e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”. 

Allora Maria disse all’angelo: “Come è possibile? Non conosco uomo”. 

Le rispose l’angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo.Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. **********************************************************

  4) Gesù fa conoscere la sua natura divina ai suoi Apostoli, prima ancora della risurrezione, nella trasfigurazione;Matteo 17: 1-5Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. 

E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. 

Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. 

Pietro prese allora la parola e disse a Gesù: “Signore, è bello per noi restare qui; se vuoi, farò qui tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia”. 

Egli stava ancora parlando quando una nuvola luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva: “Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo”. 
Gesù si presentava come la terza persona della Santissima Trinità, Lui è il Figlio di Dio, Dio è suo Padre, e con Essi c’è lo Spirito Santo; Matteo 3: 16-17 Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed egli videlo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. 

Ed ecco una voce dal cielo che disse: “Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto”. La Santissima Trinità come la indica Gesù; Matteo 28: 18-20E Gesù, avvicinatosi, disse loro: “Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. 

Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, 

insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo.
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5) Gesù ci rivela le sue qualità divine, insegna che è il Pane disceso dal cielo; Giovanni 6: 51  Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eternoe il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”. 

Questo lo spiega bene nell’ultima Cena;Matteo 26: 26-28Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione,lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: “Prendete e mangiate; questo è il mio corpo”. 

Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: “Bevetene tutti, 

perché questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati.
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Gesù insegna che Lui è la Luce;Giovanni 8: 12 Di nuovo Gesù parlò loro: “Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita”. *************************************  

Gesù dichiara di essere il Figlio di Dio;Giovanni 10: 30  Io e il Padre siamo una cosa sola”. 
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Gesù dichiara di essere la risurrezione e la vita;Giovanni 11: 25 Gesù le disse: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; **************************************** 

Gesù dichiara essere la via, verità e vita:Giovanni 14: 6Gli disse Gesù: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.  ************************************ 

Gesù rivela che chi vede Lui vede il Padre;Giovanni 14: 7-11 Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto”. 

Gli disse Filippo: “Signore, mostraci il Padre e ci basta”. 

Gli rispose Gesù: “Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre? 

Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi diconon le dico da me; ma il Padre che è con me compie le sue opere. 

Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse.
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6) Gesù è Dio davvero, queste citazioni  si trovano nei quattro Evangeli, ma nelle Lettere e nella Rivelazione,ci sono moltissime altre citazioni che affermano chiaramente la divinità di Gesù.
Alcune Testimonianze Apostoliche sulla divinità eterna di Gesù; 
Filippesi 2,5-11
5 Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù,
6 il quale, pur essendo di natura divina,
non considerò un tesoro geloso
la sua uguaglianza con Dio;
7 ma spogliò se stesso,
assumendo la condizione di servo
e divenendo simile agli uomini;
apparso in forma umana,
8 umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e alla morte di croce.
9 Per questo Dio l’ha esaltato
e gli ha dato il nome
che è al di sopra di ogni altro nome;
10 perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra;
11 e ogni lingua proclami
che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre.
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Efesini 1: 15-23;

15 Perciò anch’io, avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell’amore che avete verso tutti i santi, 

16 non cesso di render grazie per voi, ricordandovi nelle mie preghiere,

 17 perché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una più profonda conoscenza di lui. 

18 Possa egli davvero illuminare gli occhi della vostra mente per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi 

19 e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi credenti secondo l’efficacia della sua forza
20 che egli manifestò in Cristo,
quando lo risuscitò dai morti
e lo fece sedere alla sua destra nei cieli,
21 al di sopra di ogni principato e autorità,
di ogni potenza e dominazione
e di ogni altro nome che si possa nominare
non solo nel secolo presente ma anche in quello futuro.
22 Tutto infatti ha sottomesso ai suoi piedi
e lo ha costituito su tutte le cose a capo della Chiesa,
23 la quale è il suo corpo,
la pienezza di colui che si realizza interamente
in tutte le cose.

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Colossesi 1,15-20
15 Egli è immagine del Dio invisibile,
generato prima di ogni creatura;
16 poiché per mezzo di lui
sono state create tutte le cose,
quelle nei cieli e quelle sulla terra,
quelle visibili e quelle invisibili:
Troni, Dominazioni,
Principati e Potestà.
Tutte le cose sono state create
per mezzo di lui e in vista di lui.
17 Egli è prima di tutte le cose
e tutte sussistono in lui.
18 Egli è anche il capo del corpo, cioè della Chiesa;
il principio, il primogenito di coloro
che risuscitano dai morti,
per ottenere il primato su tutte le cose.
19 Perché piacque a Dio
di fare abitare in lui ogni pienezza
20 e per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose,
rappacificando con il sangue della sua croce,
cioè per mezzo di lui,
le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli.
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Ebrei 1: 1-3
1:1 Dio, dopo aver parlato anticamente molte volte e in molte maniere ai padri per mezzo dei profeti,
1:2 in questi ultimi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che egli ha costituito erede di tutte le cose, mediante il quale ha pure creato l’universo.
1:3 Egli, che è splendore della sua gloria e impronta della sua essenza, e che sostiene tutte le cose con la parola della sua potenza, dopo aver fatto la purificazione dei peccati, si è seduto alla destra della Maestà nei luoghi altissimi.
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  A Cura del Centro Anti-Blasfemia
https://sites.google.com/site/centroantiblasfemia/Home/gesu-e-davvero-dio

CENTRO ANTI-BLASFEMIAQuesta pagina è gestita da storici e biblisti cristiani, i Vangeli specialmente dopo la scoperta di papiri risalenti alla fine del I secolo d.c, sono documenti molto storici, quello che c’è scritto nel Nuovo Testamento, e poi riscritto dai Padri della chiesa, risulta essere totalmene vero e attendibile, poi la storia conferma ogni cosa, già il 60 d.C.esistevano le prome chiese nel Medio Oriente in Turchia e Grecia, anche a Roma, e già il 64 d.C. ci furono i primi martiri cristian. Quindi non si tratta di leggende ma di storia, poi se i primi cristiani si facevano uccidere per non negare la divinità di Gesù, è perché questa era realtà e non racconti fantastici, nessuno si farebbe uccidere per una favola!

GESU’ E’ DIO: ALCUNI VERSI BIBLICI DEI VERSI BIBLICI CHE LO DIMOSTRANO

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 2:43 pm

                    

Non sono pochi coloro che si dichiarano “cristiani” (anche nella Chiesa di Cristo), ma che hanno difficoltà a riconoscere la deità di Gesù Cristo, il Messia.

Al fine di fugare ogni dubbio sul fatto che Gesù è anche Dio, riporto di seguito i passi della Scrittura nei quali viene attestata la divinità del nostro Salvatore Cristo Gesù.

Riferendosi chiaramente a Esodo 3:13-15 (in cui il Creatore affida a Mosè il compito di guidare il Suo popolo fuori del paese d’Egitto, e gli rivela il Suo nome), nel vangelo di Giovanni, Gesù Cristo, il Messia, si dichiara Dio.

Esodo 3:13-15

«Mosè disse a Dio: “Ecco, quando sarò andato dai figli d’Israele e avrò detto loro: “Il Dio dei vostri padri mi ha mandato da voi”, se essi dicono: “Qual è il suo nome?” che cosa risponderò loro?”. Dio disse a Mosè: “Io sono colui che sono”. Poi disse: “Dirai così ai figli d’Israele: L’Io sono mi ha mandato da voi”. 15 Dio disse ancora a Mosè: “Dirai così ai figli d’Israele: “Il Signore, il Dio dei vostri padri, il Dio d’Abraamo, il Dio d’Isacco e il Dio di Giacobbe mi ha mandato da voi”. Tale è il mio nome in eterno; così sarò invocato di generazione in generazione».

Ecco i versetti di Giovanni in cui Gesù rivela la sua deità (Egli si dichiara Dio).

Giovanni 8:24

«Perciò vi ho detto che morirete nei vostri peccati; perché se non credete che io sono, morirete nei vostri peccati».

Giovanni 8:28

«Gesù dunque disse loro: “Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che io sono, e che non faccio nulla da me, ma dico queste cose come il Padre mi ha insegnato».

Giovanni 8:58

«Gesù disse loro: «In verità, in verità vi dico: “prima che Abraamo fosse nato, io sono”».

Giovanni 13:19

«Ve lo dico fin d’ora, prima che accada; affinché quando sarà accaduto, voi crediate che io sono».

Giovanni 18:5

«Gli risposero: “Gesù il Nazareno!”. Gesù disse loro: “Io sono”. Giuda, che lo tradiva, era anch’egli là con loro».

Giovanni 18:6

«Appena Gesù ebbe detto loro: “Io sono”, indietreggiarono e caddero in terra».

Ecco altri passi della Sacra Scrittura che indicano la deità di Gesù.

Giovanni 1:1-18

«Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio. Essa era nel principio con Dio. Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei; e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta. In lei era la vita, e la vita era la luce degli uomini. La luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l’hanno sopraffatta. Vi fu un uomo mandato da Dio, il cui nome era Giovanni. Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, affinché tutti credessero per mezzo di lui. Egli stesso non era la luce, ma venne per rendere testimonianza alla luce. La vera luce che illumina ogni uomo stava venendo nel mondo. Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, ma il mondo non l’ha conosciuto. È venuto in casa sua e i suoi non l’hanno ricevuto; ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventare figli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome, i quali non sono nati né da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d’uomo, ma sono nati da Dio. E la Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre. Giovanni gli ha reso testimonianza, esclamando: “Era di lui che io dicevo: Colui che viene dopo di me mi ha preceduto, perché era prima di me”. Infatti, dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia. Poiché la legge è stata data per mezzo di Mosè; la grazia e la verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo. Nessuno ha mai visto Dio; l’unigenito Dio, che è nel seno del Padre, è quello che l’ha fatto conoscere».

1Giovanni 5:20

«Sappiamo pure che il Figlio di Dio è venuto e ci ha dato intelligenza per conoscere colui che è il Vero; e noi siamo in colui che è il Vero, cioè, nel suo Figlio Gesù Cristo. Egli è il vero Dio e la vita eterna».

Tito 2:13

«Aspettando la beata speranza e l’apparizione della gloria del nostro grande Dio e Salvatore, Cristo Gesù».

2Pietro 1:1

«Simon Pietro, servo e apostolo di Gesù Cristo, a coloro che hanno ottenuto una fede preziosa quanto la nostra nella giustizia del nostro Dio e Salvatore Gesù Cristo».

Ebrei 1:7-8

«E mentre degli angeli dice: “Dei suoi angeli egli fa dei venti, e dei suoi ministri fiamme di fuoco”, parlando del Figlio dice: “Il tuo trono, o Dio, dura di secolo in secolo, e lo scettro del tuo regno è uno scettro di giustizia”».

Romani 9:5

«ai quali [Ebrei] appartengono i padri e dai quali proviene, secondo la carne, il Cristo, che è sopra tutte le cose Dio benedetto in eterno. Amen!».

Giovanni 1:18

«Nessuno ha mai visto Dio; l’unigenito Dio, che è nel seno del Padre, è quello che l’ha fatto conoscere».

Colossesi 2:8-9

«Guardate che nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia e con vari raggiri secondo la tradizione degli uomini e non secondo Cristo; perché in lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità».

Filippesi 2:6

«il quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò l’essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente».

In Isaia 9:5-6, il profeta, con sette secoli di anticipo, chiama il Messia: “Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace”.

«Poiché un bambino ci è nato, un figlio ci è stato dato. Sulle sue spalle riposerà l’impero, e sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace. Non ci sarà fine all’incremento del suo impero e pace sul trono di Davide e sul suo regno, per stabilirlo fermamente e rafforzarlo mediante il giudizio e la giustizia, ora e sempre. Questo farà lo zelo dell’Eterno degli eserciti».

Alcuni titoli di Cristo Gesù possono aiutare chi legge a comprendere meglio le caratteristiche del Messia.

Bruno Padoan

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GLI INSEGNAMENTI DI GESU’

GESU’ DOPO LA SOFFERENZA HA OTTENUTO LA GLORIA ETERNA

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GESU’ DOPO LA SOFFERENZA HA OTTENUTO LA GLORIA ETERNA
Matteo 26:64 Gesù gli rispose: “Tu l’hai detto; anzi vi dico che da ora in poi vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza, e venire sulle nuvole del cielo”.

Atti 2: 29-36

2:29 Fratelli, si può ben dire liberamente riguardo al patriarca Davide, che egli morì e fu sepolto; e la sua tomba è ancora al giorno d’oggi tra di noi.
2:30 Egli dunque, essendo profeta e sapendo che Dio gli aveva promesso con giuramento che sul suo trono avrebbe fatto sedere uno dei suoi discendenti,
2:31 previde la risurrezione di Cristo e ne parlò dicendo che non sarebbe stato lasciato nel soggiorno dei morti, e che la sua carne non avrebbe subito la decomposizione.
2:32 Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato; di ciò, noi tutti siamo testimoni.
2:33 Egli dunque, essendo stato esaltato dalla destra di Dio e avendo ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, ha sparso quello che ora vedete e udite.
2:34 Davide infatti non è salito in cielo; eppure egli stesso dice: “Il Signore ha detto al mio Signore:
“Siedi alla mia destra,
2:35 finché io abbia posto i tuoi nemici per sgabello dei tuoi piedi””.
2:36 Sappia dunque con certezza tutta la casa d’Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso”.

Ebrei 1: 1-4

1:1 Dio, dopo aver parlato anticamente molte volte e in molte maniere ai padri per mezzo dei profeti,
1:2 in questi ultimi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che egli ha costituito erede di tutte le cose, mediante il quale ha pure creato l’universo.
1:3 Egli, che è splendore della sua gloria e impronta della sua essenza, e che sostiene tutte le cose con la parola della sua potenza, dopo aver fatto la purificazione dei peccati, si è seduto alla destra della Maestà nei luoghi altissimi.
1:4 Così è diventato di tanto superiore agli angeli, di quanto il nome che ha ereditato è più eccellente del loro.

1Pietro 3: 18-22
3:18 Anche Cristo ha sofferto una volta per i peccati, lui giusto per gli ingiusti, per condurci a Dio. Fu messo a morte quanto alla carne, ma reso vivente quanto allo spirito.
3:19 E in esso andò anche a predicare agli spiriti trattenuti in carcere,
3:20 che una volta furono ribelli, quando la pazienza di Dio aspettava, al tempo di Noè, mentre si preparava l’arca, nella quale poche anime, cioè otto, furono salvate attraverso l’acqua.
3:21 Quest’acqua era figura del battesimo (che non è eliminazione di sporcizia dal corpo, ma l’impegno di una buona coscienza verso Dio). Esso ora salva anche voi, mediante la risurrezione di Gesù Cristo,
3:22 che, asceso al cielo, sta alla destra di Dio, dove angeli, principati e potenze gli sono sottoposti.

2 Pietro 1: 1-4
1:1 Simon Pietro, servo e apostolo di Gesù Cristo, a coloro che hanno ottenuto una fede preziosa quanto la nostra nella giustizia del nostro Dio e Salvatore Gesù Cristo:
1:2 grazia e pace vi siano moltiplicate nella conoscenza di Dio e di Gesù, il nostro Signore.
1:3 La sua potenza divina ci ha donato tutto ciò che riguarda la vita e la pietà mediante la conoscenza di colui che ci ha chiamati con la propria gloria e virtù.
1:4 Attraverso queste ci sono state elargite le sue preziose e grandissime promesse perché per mezzo di esse voi diventaste partecipi della natura divina dopo essere sfuggiti alla corruzione che è nel mondo a causa della concupiscenza.

1Timoteo 3: 16
3:16 Senza dubbio, grande è il mistero della pietà: Colui che è stato manifestato in carne, è stato giustificato nello Spirito, è apparso agli angeli, è stato predicato fra le nazioni, è stato creduto nel mondo, è stato elevato in gloria.

1 Timoteo 6: 12-16

6:12 Combatti il buon combattimento della fede, afferra la vita eterna alla quale sei stato chiamato e in vista della quale hai fatto quella bella confessione di fede in presenza di molti testimoni.
6:13 Al cospetto di Dio che dà vita a tutte le cose, e di Cristo Gesù che rese testimonianza davanti a Ponzio Pilato con quella bella confessione di fede,
6:14 ti ordino di osservare questo comandamento da uomo senza macchia, irreprensibile, fino all’apparizione del nostro Signore Gesù Cristo,
6:15 la quale sarà a suo tempo manifestata dal beato e unico sovrano, il Re dei re e Signore dei signori,
6:16 il solo che possiede l’immortalità e che abita una luce inaccessibile; che nessun uomo ha visto né può vedere; a lui siano onore e potenza eterna. Amen.

Tito 2: 11-14
2:11 Infatti la grazia di Dio, salvifica per tutti gli uomini, si è manifestata,
2:12 e ci insegna a rinunziare all’empietà e alle passioni mondane, per vivere in questo mondo moderatamente, giustamente e in modo santo,
2:13 aspettando la beata speranza e l’apparizione della gloria del nostro grande Dio e Salvatore, Cristo Gesù.
2:14 Egli ha dato sé stesso per noi per riscattarci da ogni iniquità e purificarsi un popolo che gli appartenga, zelante nelle opere buone.

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Studio Biblico 
Bibbia Nuova Versione Riveduta

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SAN PAOLO: LA SPINA NELLA CARNE

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LA SPINA NELLA CARNE DI SAN PAOLO

2Corinzi 12:1-10;

1 Bisogna vantarsi? Ma ciò non conviene! Pur tuttavia verrò alle visioni e alle rivelazioni del Signore. 2 Conosco un uomo in Cristo che, quattordici anni fa – se con il corpo o fuori del corpo non lo so, lo sa Dio – fu rapito fino al terzo cielo. 3 E so che quest’uomo – se con il corpo o senza corpo non lo so, lo sa Dio – 4 fu rapito in paradiso e udì parole indicibili che non è lecito ad alcuno pronunziare. 5 Di lui io mi vanterò! Di me stesso invece non mi vanterò fuorché delle mie debolezze. 6 Certo, se volessi vantarmi, non sarei insensato, perché direi solo la verità; ma evito di farlo, perché nessuno mi giudichi di più di quello che vede o sente da me.
7 Perché non montassi in superbia per la grandezza delle rivelazioni, mi è stata messa una spina nella carne, un inviato di satana incaricato di schiaffeggiarmi, perché io non vada in superbia. 8 A causa di questo per ben tre volte ho pregato il Signore che l’allontanasse da me. 9 Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza». Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. 10 Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte.
SAN PAOLO E’ LIETO DELLE SOFFERENZE CHE SOPPORTA COMPLETANDO QUELLO CHE MANCA AI PATIMENTI DI CRISTO

Colossesi 1: 24-29;

24 Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa. 25 Di essa sono diventato ministro, secondo la missione affidatami da Dio presso di voi di realizzare la sua parola, 26 cioè il mistero nascosto da secoli e da generazioni, ma ora manifestato ai suoi santi, 27 ai quali Dio volle far conoscere la gloriosa ricchezza di questo mistero in mezzo ai pagani, cioè Cristo in voi, speranza della gloria. 28 È lui infatti che noi annunziamo, ammonendo e istruendo ogni uomo con ogni sapienza, per rendere ciascuno perfetto in Cristo. 29 Per questo mi affatico e lotto, con la forza che viene da lui e che agisce in me con potenza.
LE SOFFERENZE DI SAN PAOLO DURANTE IL SUO APOSTOLATO

2Corinzi 11: 1-33;

1 Oh se poteste sopportare un po’ di follia da parte mia! Ma, certo, voi mi sopportate. 2 Io provo infatti per voi una specie di gelosia divina, avendovi promessi a un unico sposo, per presentarvi quale vergine casta a Cristo. 3 Temo però che, come il serpente nella sua malizia sedusse Eva, così i vostri pensieri vengano in qualche modo traviati dalla loro semplicità e purezza nei riguardi di Cristo. 4 Se infatti il primo venuto vi predica un Gesù diverso da quello che vi abbiamo predicato noi o se si tratta di ricevere uno spirito diverso da quello che avete ricevuto o un altro vangelo che non avete ancora sentito, voi siete ben disposti ad accettarlo. 5 Ora io ritengo di non essere in nulla inferiore a questi «superapostoli»! 6 E se anche sono un profano nell’arte del parlare, non lo sono però nella dottrina, come vi abbiamo dimostrato in tutto e per tutto davanti a tutti.
7 O forse ho commesso una colpa abbassando me stesso per esaltare voi, quando vi ho annunziato gratuitamente il vangelo di Dio? 8 Ho spogliato altre Chiese accettando da loro il necessario per vivere, allo scopo di servire voi. 9 E trovandomi presso di voi e pur essendo nel bisogno, non sono stato d’aggravio a nessuno, perché alle mie necessità hanno provveduto i fratelli giunti dalla Macedonia. In ogni circostanza ho fatto il possibile per non esservi di aggravio e così farò in avvenire. 10 Com’è vero che c’è la verità di Cristo in me, nessuno mi toglierà questo vanto in terra di Acaia!
11 Questo perché? Forse perché non vi amo? Lo sa Dio! 12 Lo faccio invece, e lo farò ancora, per troncare ogni pretesto a quelli che cercano un pretesto per apparire come noi in quello di cui si vantano. 13 Questi tali sono falsi apostoli, operai fraudolenti, che si mascherano da apostoli di Cristo. 14 Ciò non fa meraviglia, perché anche satana si maschera da angelo di luce. 15 Non è perciò gran cosa se anche i suoi ministri si mascherano da ministri di giustizia; ma la loro fine sarà secondo le loro opere.
16 Lo dico di nuovo: nessuno mi consideri come un pazzo, o se no ritenetemi pure come un pazzo, perché possa anch’io vantarmi un poco. 17 Quello che dico, però, non lo dico secondo il Signore, ma come da stolto, nella fiducia che ho di potermi vantare. 18 Dal momento che molti si vantano da un punto di vista umano, mi vanterò anch’io. 19 Infatti voi, che pur siete saggi, sopportate facilmente gli stolti. 20 In realtà sopportate chi vi riduce in servitù, chi vi divora, chi vi sfrutta, chi è arrogante, chi vi colpisce in faccia. 21 Lo dico con vergogna; come siamo stati deboli!
Però in quello in cui qualcuno osa vantarsi, lo dico da stolto, oso vantarmi anch’io. 22 Sono Ebrei? Anch’io! Sono Israeliti? Anch’io! Sono stirpe di Abramo? Anch’io! 23 Sono ministri di Cristo? Sto per dire una pazzia, io lo sono più di loro: molto di più nelle fatiche, molto di più nelle prigionie, infinitamente di più nelle percosse, spesso in pericolo di morte. 24 Cinque volte dai Giudei ho ricevuto i trentanove colpi; 25 tre volte sono stato battuto con le verghe, una volta sono stato lapidato, tre volte ho fatto naufragio, ho trascorso un giorno e una notte in balìa delle onde. 26 Viaggi innumerevoli, pericoli di fiumi, pericoli di briganti, pericoli dai miei connazionali, pericoli dai pagani, pericoli nella città, pericoli nel deserto, pericoli sul mare, pericoli da parte di falsi fratelli; 27 fatica e travaglio, veglie senza numero, fame e sete, frequenti digiuni, freddo e nudità. 28 E oltre a tutto questo, il mio assillo quotidiano, la preoccupazione per tutte le Chiese. 29 Chi è debole, che anch’io non lo sia? Chi riceve scandalo, che io non ne frema?
30 Se è necessario vantarsi, mi vanterò di quanto si riferisce alla mia debolezza. 31 Dio e Padre del Signore Gesù, lui che è benedetto nei secoli, sa che non mentisco. 32 A Damasco, il governatore del re Areta montava la guardia alla città dei Damasceni per catturarmi, 33 ma da una finestra fui calato per il muro in una cesta e così sfuggii dalle sue mani.

Bibbia Cei
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LA SPINA NELLA CARNE DI SAN PAOLO E’ UNO DEI BRANI DI DIFFICILE INTERPRETAZIONE

2 Cor 12: 7; “Perché non montassi in superbia mi è stata messa una spina nella carne”
Paolo parla della spina nella carne. E’ un brano importante per capire l’apostolato di Paolo e come Paolo realizza la sua vocazione apostolica. 
E’ in polemica con chi non lo considera un vero apostolo. Paolo dice: Mi costringete a dire delle cose che non vorrei dire! Se volete saper tutto ve lo dico!
 Io ho avuto 14 anni fa un contatto con la trascendenza; sono stato al terzo cielo, quasi faccia a faccia con Dio e lì ho avuto delle esperienze, 
che non posso poi esprimere con la stessa chiarezza e con la stessa vivezza con cui questa esperienza l’ho vissuta.
 E’ possibile che delle esperienze profonde avute con Dio non si possano poi esprimere! Certe cose non le posso ripetere,
 però la mia predicazione si basa su questo faccia a faccia con Dio, su queste rivelazioni che ho avuto come dono diretto da Dio.
 Perché questo essere al terzo cielo non mi desse alla testa, perché non scambiassi questo dono puro di Dio con qualcosa di mio Dio mi ha mandato un contrappeso.
 Paolo parla di un angelo di satana che lo schiaffeggi, di una spina, di un fascio di spine conficcate nella carne – che mi fanno sentire tutta la mia debolezza.
Che cos’è questa metafora che Paolo usa “la spina nella carne”? Secondo tutti gli esegeti moderni – e fondatamente – non è una tentazione di sessualità,
 come ha interpretato S. Agostino e come a volte viene interpretato, specialmente sulla linea della Vulgata, che traduceva questa espressione:
 “una spinosità che punge la carne” (stimulus carnis meae), che fa pensare subito alla sessualità. Nel testo greco non c’è l’idea di stimolo.
 Ovviamente delle spine conficcate nella carne si fanno sentire, ma questo è un fatto che viene dopo; non è la spina stessa.
 Se la spina sta tranquillamente dove sta non è uno stimolo, diventa uno stimolo, quando la spina viene conficcata nella carne, 
quando si fa sentire… Cos’è questa spinosità nella carne? Da tutto l’insieme risulta che sono le difficoltà che Paolo trova nel suo apostolato. 
Difficoltà esterne: persecuzioni, fraintendimenti… e difficoltà interne, personali. Quasi certamente collegate con uno stato fisico che impediva l’apostolato 
che pure Dio gli chiedeva di fare. E quindi probabilmente era o una malattia o una debolezza di tipo fisico. E’ quella situazione di conti che non tornano in questo senso: 
Paolo si sentiva inviato da Dio a portare il Vangelo, era guidato dallo Spirito anche nei suoi piani apostolici, faceva dei progetti apostolici e a un certo punto le circostanze esterne e poi le circostanze sue personali – la sua salute – non gli permettevano di realizzarli. I conti allora non gli tornavano! E allora reagisce secondo il suo carattere, pregando, pregando e pregando. Si rivolge al Signore e gli dice: Toglimi questa spina! Cioè: spianami la strada! Vuoi che faccia l’apostolo? Vuoi che annunci il Vangelo? Dammi la possibilità di annunciare il Vangelo! Non mi mettere questi blocchi sulla strada che tu vuoi che io percorra.
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SANT’AGOSTINO  DISCORSO 154
Forse l’Apostolo (PAOLO ) parla di se stesso.

2. 2. In questa lettura che oggi è stata proclamata parla dunque colui che ha ritrovato se stesso. Sappiamo – dice – che la legge è spirituale; mentre io sono di carne, venduto come schiavo del peccato. Poiché non capisco ciò che faccio. Infatti non quello che voglio io faccio, ma ciò che detesto, questo io faccio 3Si cerca di sapere con grande cura da questo passo chi debba intendersi; se è lo stesso Apostolo che parlava, oppure se egli impersonò qualche altro di cui trattava in sé, così come ha detto in un certo passo: Queste cose, fratelli, le ho applicate a modo di esempio a me e ad Apollo per vostro profitto, perché impariate nelle nostre persone 4. Quindi, se parla l’Apostolo (cosa che nessuno dubita), anche quando dice: Non quello che voglio io faccio, ma ciò che detesto, questo io faccionon di un altro, ma di se stesso egli parla; che dovremo intendere, fratelli miei? Veramente l’apostolo Paolo non voleva, ad esempio, commettere adulterio, e commetteva adulterio? Non voleva essere avaro, ed era avaro? Chi di noi può avere l’ardire di rendersi responsabile di una tale bestemmia, da pensare questo dell’Apostolo? Allora si tratta forse di qualche altro: forse sei tu, o tu sei, oppure è quello, o anche sono io. Perciò, se è qualcuno di noi, ascoltiamo noi stessi quasi si tratti di lui e, senza adirarci, correggiamoci. Se invece si tratta di lui, può darsi che sia egli infatti, non intendiamo così ciò che ha detto:Non quello che voglio io faccio, ma ciò che detesto, questo io faccio, quasi volesse essere casto, e fosse adultero; o volesse essere compassionevole, e fosse crudele, o volesse essere religioso, e fosse empio. Non prendiamo in tal senso l’espressione: Non quello che voglio io faccio, ma ciò che detesto, questo io faccio.
http://www.augustinus.it/italiano/discorsi/discorso_198_testo.htm————————————————————————————————————————————–POSSIBILI INTERPRETAZIONI DELLA SPINA NELLA CARNEL’unico dato desumibile dai passi del Nuovo Testamento, certo ma generico, è che Paolo era afflitto da una malattia (1Cor 2,3-4; 2Cor10,10; 12,7; Gal 4,13-14). Sull’effettiva diagnosi di questa “spina nella carne” non è possibile dare risposte precise e sono state ipotizzate, oltre a generiche tentazioni carnali, epilessia (derivante dall’esperienza della conversione), isteria, emicrania, depressione, sciatica, reumatismi, sordità, lebbra, balbuzie, un disturbo agli occhi (così Joseph Lightfoot sulla base di Gal 4: 15;   ).https://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_di_Tarso——————————————————————————————————————————————CHE COSA E’ LA SPINA NELLA CARNE DI SAN PAOLO ?

2Corinzi 12:7;

Paolo dice che fu dato una “spina nella carne” affinché non si insuperbisse a causa dell’eccellenza della rivelazione del terzo cielo che aveva ricevuto,

 perché la spina lo schiaffeggiava ricordandogli della sua debolezza. Paolo chiamò la spina anche un “angelo di Satana”.

Anche se Paolo e (probabilmente) i Corinzi sapevano quello che la spina era, nessuno dopo lo sa, e non abbiamo più le informazioni necessarie

 per sapere la natura della spina. Sappiamo solo che era un male, era permesso da Dio, e causava qualche tipo di debolezza.

 Molti comunque hanno cercato di identificare la spina, per esempio:
a) un problema fisico o malattia – un dolore nell’orecchio o nella testa secondo Tertulliano (in De Pudicitia 13.17 all’inizio del terzo secolo); 

una forma di oftalmia (interpretando la malattia di Gal 4:13-15 come un problema degli occhi); la malaria; oppure
b) quelli che si opponevano a Paolo (Crisostomo, Omelie 26, siccome “Satana” significa “avversario”); oppure
c) un dolore spirituale perché i Giudei respinsero il Vangelo, come Rom 9:1-3; oppure
d) una tentazione, sessuale oppure spirituale; oppure
e) un difetto di pronuncia, interpretando 1Cor 2:2 in questo modo.

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LA SANTA CASTITA’ DI SAN PAOLO NEMICO DEI PECCATI SESSUALI1) SAN PAOLO CONDANNA L’OMOSESSUALITA’

I SODOMITI NON ENTRERANNO NEL REGNO DEI CIELI

1 Corinzi  6:9-11

6:9 Non sapete voi che gli ingiusti non erederanno il regno di Dio? Non v’illudete; né i fornicatori, né gl’idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né i sodomiti, 10 né i ladri,

 né gli avari, né gli ubriachi, né gli oltraggiatori, né i rapaci erederanno il regno di Dio. 11 E tali eravate alcuni; ma siete stati lavati, 

ma siete stati santificati, ma siete stati giustificati nel nome del Signor Gesù Cristo, e mediante lo Spirito dell’Iddio nostro.

LA LEGGE DI DIO E’ CONTRO I SODOMITI

1Timoteo 1:9-10

9 riconoscendo che la legge è fatta non per il giusto, ma per gl’iniqui e i ribelli, per gli empî e i peccatori, per gli scellerati e gl’irreligiosi, per i percuotitori di padre e madre, 

10 per gli omicidi, per i fornicatori, per i sodomiti, per i ladri d’uomini, per i bugiardi, per gli spergiuri e per ogni altra cosa contraria alla sana dottrina.

CHI SONO I SODOMITI

Romani 1:26-32

1:26 Perciò Iddio li ha abbandonati a passioni infami: poiché le loro femmine hanno mutato l’uso naturale in quello che è contro natura,

 27 e similmente anche i maschi, lasciando l’uso naturale della donna, si sono infiammati nella loro libidine gli uni per gli altri, commettendo uomini con uomini cose turpi,

 e ricevendo in loro stessi la condegna mercede del proprio traviamento. 28 E siccome non si son curati di ritenere la conoscenza di Dio,

 Iddio li ha abbandonati ad una mente reproba, perché facessero le cose che sono sconvenienti, 29 essendo essi ricolmi d’ogni ingiustizia,

 malvagità, cupidigia, malizia; pieni d’invidia, d’omicidio, di contesa, di frode, di malignità; 30 delatori, maldicenti, abominevoli a Dio, insolenti, superbi,

 vanagloriosi, inventori di mali, disubbidienti ai genitori, 31 insensati, senza fede nei patti, senza affezione naturale, spietati; 32 i quali,

 pur conoscendo che secondo il giudizio di Dio quelli che fanno codeste cose son degni di morte, non soltanto le fanno, ma anche approvano chi le commette.———————————————————————————————————————————————————————————-2) SAN PAOLO PREFERISCE CHE CHI NON RIESCE A STARE CASTO SI SPOSI AL POSTO DI PECCARE!

1Corinzi 7:8-9

8 Ai celibi e alle vedove, però, dico che è bene per loro che se ne stiano come sto anch’io. 9 Ma se non riescono a contenersi, si sposino; perché è meglio sposarsi che ardere.

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 1Corinzi 6: 8;  Siete voi invece che commettete ingiustizia e rubate, e ciò ai fratelli! 9 O non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? 

Non illudetevi: né immorali, né idolàtri, né adùlteri, 10 né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio.
11 E tali eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio!
12 «Tutto mi è lecito!». Ma non tutto giova. «Tutto mi è lecito!». Ma io non mi lascerò dominare da nulla. 13 «I cibi sono per il ventre e il ventre per i cibi!». 

Ma Dio distruggerà questo e quelli; il corpo poi non è per l’impudicizia, ma per il Signore, e il Signore è per il corpo. 14 Dio poi, che ha risuscitato il Signore, 

risusciterà anche noi con la sua potenza.
15 Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Prenderò dunque le membra di Cristo e ne farò membra di una prostituta? Non sia mai! 

16 O non sapete voi che chi si unisce alla prostituta forma con essa un corpo solo? I due saranno, è detto, un corpo solo

17 Ma chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito. 18 Fuggite la fornicazione! Qualsiasi peccato l’uomo commetta,

 è fuori del suo corpo; ma chi si dà alla fornicazione, pecca contro il proprio corpo. 19 O non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo 

che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi? 20 Infatti siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo!

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 COSA POTEVA ESSERE LA SPINA NELLA CARNE DI SAN PAOLO ?

  Riguardo la natura della spina nella carne di Paolo, sono state date diverse spiegazioni. Esse vanno da un’incessante tentazione, oppositori tenaci, 

malattie croniche (come problemi agli occhi, malaria, emicranie ed epilessia), fino a una disabilità nel parlare. Nessuno può dire per certo cosa fosse

 la spina nella carne di Paolo, ma probabilmente era un’afflizione fisica.

Quel che noi sappiamo su questa spina nella carne viene da Paolo stesso in 2 Corinzi 12:7: 

“ E perché io non avessi ad insuperbire a motivo della eccellenza delle rivelazioni, m’è stata messa una scheggia nella carne, un angelo di Satana, 

per schiaffeggiarmi ond’io non insuperbisca.” Primo, l’obiettivo della spina nella carne era per tenere Paolo umile. Chiunque tra coloro che aveva incontrato Gesù,

 gli aveva parlato ed era stato chiamato da Lui per una missione (Atti 9:2-8) avrebbe potuto, per la propria natura umana, 

“gonfiarsi” o insuperbirsi. In aggiunta a ciò il fatto anche di essere stati ispirati dallo Spirito Santo a scrivere gran parte del Nuovo Testamento

 ed è facile vedere come Paolo potrebbe diventare altezzoso (KJV) o “esaltato oltre misura” (NKJV) o “troppo orgoglioso” (NCV). 

Secondo, noi sappiamo che l’afflizione viene da/o attraverso un messaggero di Satana. Così come Dio permise a Satana di tormentare Giobbe (Giobbe 1:12), 

Dio permise anche di tormentare Paolo per i propri buoni propositi e sempre nella perfetta volontà di Dio.

E’ comprensibile che Paolo consideri questa spina un ostacolo per un ministero più ampio o più efficace (Galati 5:14-16;)

 e che avrebbe supplicato Dio tre volte di rimuoverla (2 Corinzi 12:8;). Ma Paolo imparò da questa esperienza la lezione che domina i suoi scritti: 

la potenza divina si manifesta meglio nella debolezza umana (2 Corinzi 4:7;) così che solo Dio riceva la gloria (2 Corinzi 10:17;).

 Piuttosto che rimuovere il problema, Dio gli concede la grazia e la forza di sopportarlo ed afferma che la grazia è “sufficiente.”

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LA SPINA NELLA CARNE DI SAN PAOLO ANALISI

L’espressione “la spina nella carne” non è unica del Nuovo Testamento :La stessa espressione è usata anche nell’Antico Testamento con un altro significato di quello a cui spesso crediamo oggi.Nell’Antico Testamento l’espressione “spina nei fianchi” è usata in senso metaforico per esprimere resistenza e fastidio da parte del nemico (abitante e non malattia).Numeri 33:55 (LND) Ma se non scacciate davanti a voi gli abitanti del paese, quelli di loro da voi lasciati, saranno per voi come spine negli occhi e pungoli nei fianchi e vi molesteranno nel paese che abiterete.Giosuè 23:13 (LND) sappiate con certezza che l’Eterno, il vostro DIO, non continuerà a scacciare queste nazioni davanti a voi; ma esse diventeranno per voi un laccio, una trappola, un flagello ai vostri fianchi e spine nei vostri occhi, finché non siate scomparsi da questo buon paese che l’Eterno, il vostro DIO, vi ha dato.Giudici 2:3 (LND) Così ora dico: lo non li scaccerò davanti a voi; ma essi saranno come spine nei vostri fianchi, e i loro dèi saranno per voi un laccio».Paolo stesso ci dice che la sua spina nel fianco non è altro che un messaggero di Satana.2 Corinzi 12:7-10 (LND) Inoltre, affinché non m’insuperbisca per l’eccellenza delle rivelazioni, mi è stata data una spina nella carne, un angelo di Satanaper schiaffeggiarmi affinché non m’insuperbisca. 8 A questo riguardo ho pregato tre volte il Signore che lo allontanasse da me. 9 Ma egli mi ha detto: «La mia grazia ti basta, perché la mia potenza è portata a compimento nella debolezza». Perciò molto volentieri mi glorierò piuttosto delle mie debolezze, affinché la potenza di Cristo riposi su di me. 10 Perciò io mi diletto nelle debolezze, nelle ingiurie, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle avversità per amore di Cristo, perché quando io sono debole, allora sono forte.La parola angelo o messaggero (”aggelos” nel Greco) non si riferisce mai ad una malattia ma sempre ad una persona o personalità. Paolo stesso ci informa che lo scopo di questa scheggia o messaggero di Satana é “per schiaffeggiarmi” e non per ammalarlo.Inoltre sapendo che Paolo ha ricevuto questa spina per “l’eccellenza delle rivelazioni” e affinché non si inorgoglisse, la spina era uno strumento usato da Dio per mantenerlo umile. Dunque anche se si trattasse di una malattia, questo esclude la maggior parte di noi poiché non abbiamo ancora ricevuto tali rivelazioni !La spina nel fianco di Paolo non è mai stata di ostacolo alla sua fede per la guarigione.Atti 19:11-12 (LND) E Dio faceva prodigi straordinari per le mani di Paolo,12 al punto che si portavano sui malati degli asciugatoi e dei grembiuli che erano stati sul suo corpo, e le malattie si allontanavano da loro e gli spiriti maligni uscivano da loro.Se non era un impedimento per Paolo perché dovrebbe essere per noi che non abbiamo ricevuto tali rivelazioni?Inoltre qual’è la debolezza di Paolo ? Una malattia ? Una infermità ? Solo un capitolo prima Paolo descrive le sue prove:2 Corinzi 11:23-27 (LND) Sono essi ministri di Cristo? Parlo da stolto, io lo sono più di loro; nelle fatiche molto di piú, nelle battiture grandemente di piú, molto piú nelle prigionie e spesso in pericolo di morte. 24 Dai Giudei ho ricevuto cinque volte quaranta sferzate meno una. 25 Tre volte sono stato battuto con le verghe, una volta sono stato lapidato tre volte ho fatto naufragio, ho trascorso un giorno e una notte sull’abisso. 26 Sono stato spesse volte in viaggio fra pericoli di fiumi,pericoli di ladroni, pericoli da parte dei miei connazionali, pericoli da parte dei gentili, pericoli in città, pericoli nel deserto, pericoli in mare, pericoli fra falsi fratelli, 27 nella fatica e nel travaglio (mochthos), sovente nelle veglie, nella fame e nella sete, spesse volte in digiuni, nel freddo e nella nudità.Come possiamo ben notare, tra le sue difficoltà non c’è la malattia.Da notare che la parola greca tradotta con travaglio non è la malattia. Si tratta di (mochthos, Strong’s #3449) che si riferisce a fatica, tristezza ed è usata anche in 2 Tessalonicesi 3:8 (LND) e non abbiamo mangiato gratuitamente il pane di alcuno, ma abbiamo lavorato con fatica e travaglio (mochthos) giorno e notte, per non essere di peso ad alcuno di voi.oppure in 1 Tessalonicesi 2:9 (LND) Voi, fratelli, vi ricordate infatti della nostra fatica e travaglio (mochthos), come lavorando giorno e notte per non essere di peso a nessuno di voi, abbiamo predicato tra voi l’evangelo di Dio.Pubblicato da garisma

http://www.denoe.ch/ita/livre/la-spina-nella-carne-di-paolo
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SAN PAOLO E LE DONNE
Alcuni studiosi ipotizzano che Paolo era misogimo, da come tratte le donne nella comunità.S.Paolo durante le sue missioni incontrò varie donne, e fra queste alcune divennero sue discepole;
Lidia, commerciante di porpora, della città di Tiatìra, Priscilla, o Prisca, nome romano classico e tradizionale, come pure quello del marito, Aquila; sono ebrei romani, Evòdia e Sìntiche, Appia sorella  Filèmone, Fede diaconessa, Maria che era molto attica nella comunità cristiana, Giunia moglie di Andronico, Trifene e Trifosa, Giulia moglie di Filologo, Febe nobildonna diaconessa.

Ma è proprio vero che Paolo era misogino?

di Francesco Lamendola – 19/01/2009

Ma è proprio vero che san Paolo non stimava le donne? Vediamo.
Innanzitutto, le donne cristiane compiono un innegabile passo avanti nella emancipazione dallo stato di sudditanza in cui si trovavano le donne ebree 

nelle loro comunità d’origine, all’ombra della Sinagoga. Per quanto riguarda quelle provenienti paganesimo, specie nell’area di lingua greca, 

il minino che si possa dire è che la adesione al cristianesimo non ne limitò il ruolo sociale, poiché sia gli Atti degli Apostoli 

che le stesse Lettere paoline testimoniano dell’attiva presenza di donne all’interno di tali comunità., sovente con funzioni di notevole responsabilità organizzativa e pastorale.

 E ciò vale anche per quelle presenti nelle comunità dell’area di lingua latina, come è testimoniato, per Roma, dal caso di Priscilla, la moglie di Aquila.
Quanto alla posizione di Paolo nei loro confronti, si citano continuamente le sue parole circa la sottomissione della moglie al marito e, soprattutto,

 quelle in cui sembra delineare una inferiorità ontologica della donna rispetto all’uomo (nella Prima Lettera ai Corinzi, 11, 7-12; traduzione della «Bibbia di Gerusalemme»):

«L’uomo non deve coprirsi il capo [nelle assemblee], poiché egli è immagine e gloria di Dio; la donna invece è gloria dell’uomo. E infatti non l’uomo deriva dalla donna,

 ma la donna dall’uomo; né l’uomo fu creato per la donna, ma la donna per l’uomo. Per questo la donna deve portare sul capo un segno della sua dipendenza

 a motivo degli angeli [la cui presenza invisibile è garanzia di buon ordine nelle assemblee cristiane: nota nostra.]  Tuttavia, nel Signore, né la donna è senza l’uomo,

 né l’uomo  senza la donna; come infatti la donna deriva dall’uomo, così l’uomo ha vita dalla donna; tutto poi proviene da Dio»

Tuttavia, nel giudicare queste frasi, spesso non si tiene nel debito conto che esse vanno lette nel più ampio contesto di una esortazione alla perfetta

 concordia e al rispetto reciproco fra i membri dei due sessi, così nella famiglia, come nell’assemblea cristiana; 

né del fatto che lo stesso Paolo afferma vigorosamente (nella Lettera ai Galati) che la Rivelazione di Cristo ha abolito ogni differenza tra Ebrei e pagani,

 tra liberi e schiavi, 

e anche – in senso spirituale – tra uomini e donne: dichiarazione che è una esplicita risposta alle prescrizioni rabbiniche releganti la donna,

 quelle sì, in una posizione marginale e subalterna, tanto è vero che era consuetudine ringraziare Yahvé, mediante una apposita preghiera, 

di non essere nati pagani, né schiavi, né… donne.
Inoltre, una delle grandi novità del cristianesimo è stata quella di porre al centro delle relazioni sociali non l’individuo astratto, identificabile in base alla stirpe, 

al censo, alla professione, eccetera, bensì l’individuo concreto, ossia la persona. 
Ebbene, nelle sue relazioni personali con le donne, molte delle quali da lui menzionate nelle Lettere apostoliche, Paolo mostra di nutrire la più grande

 considerazione per il contributo da esse dato alla diffusione della Chiesa primitiva e il massimo rispetto per esse, in quanto esseri umani

 e in quanto membri delle comunità.

Scrive Marinella Perroni, docente di Nuovo testamento al Pontificio ateneo S. Anselmo (su «Vita pastorale», Alba, n. 1 gennaio 2009, pp. 85-86):

«… La tradizione che attesta la misoginia di paolo è lunga e compatta e no  deve stupire che le esegete femministe, all’inizio, 

abbiano attribuito proprio a Paolo la plurisecolare esclusione delle donne dalla partecipazione attiva alla vita delle Chiese. 

Non c’è dubbio che il divieto a prendere la parola nelle assemblee della prima Lettera ai Corinzi (14, 34 s.) il monito a indossare il velo come segno di subordinazione

 (idem, 11,4-10; 13-16), l’esortazione a rispettare una subordinazione creaturale voluta da Dio stesso (idem, 11, 3; 11, 12) 

o a sottomettersi ai propri mariti (Efesini, 5, 22-24) hanno fortemente improntato la successiva tradizione perché hanno fornito saldo fondamento apostolico

 a una prassi ecclesiale progressivamente  sempre più discriminatoria.
Un’esegesi attenta di questi passi incriminati e, soprattutto, del contesto letterario in cui si trovano e delle situazioni storiche cui si riferiscono

 ha smorzato notevolmente la loro caria misogino e ha dato ancor maggior rialto all’uso tendenzioso e intimidatorio che è stato fatto, invece, di essi. 

Sganciati dal loro contesto e, soprattutto, collezionati insieme come attestazione della concezione paolina delle donne, questi testi si rivelano 

invece del tutto disomogenei rispetto all’insieme del pensiero dell’Apostolo e, soprattutto, al suo intento e ala sua pratica missionari.

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A cura di LE SACRE SCRITTURE

POESIA: IL VELIERO

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 2:24 pm



di Lorenzo Tosco

IL VELIERO

Scorre il veliero mio lungo il tracciato
che il destino immutabile ha segnato
ed io resto al timone a decretare
una rotta che mai potrò cambiare.

Ruoto le vele, cambio direzione,
e credo d’esser dell’andar padrone,
ma assecondarmi proprio non lo sento,
obbedisce alle onde, ai flutti, al vento.

Lascia una striscia lungo la sua via
ed è uno squarcio di malinconia,
il ponte è carezzato dalla brezza
ch’è solo un soffio antico di tristezza.

I fianchi son battuti dalle onde
quasi ad aprir ferite già profonde,
ed una d’esse d’altre più possente
sembra un grido d’angoscia prepotente.

Il mio veliero segue la sua via
verso un’isola lunge, la Follia,
e passa in mezzo al mare in confusione
sfiorando il golfo di Disperazione.

Vai, mio veliero, dunque dove vuoi,
tu sei padrone, schiavi siamo noi,
credevo comandarti e poi m’accorsi
ch’eran di già decisi i tuoi percorsi.

E dunque nulla d’altro ormai mi resta
che vagare con te nella tempesta
fino a poterci insieme noi acquietare
nella calma auspicata, in fondo al mare.

http://www.larecherche.it/testo.asp?Id=5033&Tabella=Poesia

Pompeo Cairo Speech: Misreading History

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 2:12 pm

 STRATEGIC CULTURE.ORG

10 02 2019

Pompeo Cairo Speech: Misreading History

Mike Pompeo, the current American Secretary of State, gave a speech at the American University in Cairo on January 10, 2019. He started the speech identifying himself an evangelical Christian, that is also a Christian Zionist, and said, “In my office, I keep a Bible open on my desk to remind me of God and his Word and the Truth” and he referred to Israel as “our [United States] ally”, a distinction not granted to any Arab country in his speech.

A white, Christian Zionist, American Secretary of State gave a speech in Egypt – a conservative Muslim country, where the Muslim Brotherhood was born, where some of the most conservative Muslim thinkers are from and the home of Al Azhar University; the internationally renowned and recognized Islamic academic center – where he celebrated his country’s resounding support for Israel. To add insult to injury, the Secretary of State proudly noted that “President Trump campaigned on the promise to recognize Jerusalem – the seat of Israel’s government – as the nation’s capital. In May, we moved our embassy there”.

Pompeo went on to use this “platform” in Egypt to lambast President Obama, the first American president of African, Muslim heritage; bashing him and holding him responsible for ills in American foreign policy and in the Middle East.

The whole event is incongruous, to say the least; a black comedy!

Pompeo assured us that “It is a truth that isn’t often spoken in this part of the world… America is a force for good in the Middle East.” An example of this honorable American “force for good” in the Middle East, he noted, is the presence of “US military personnel stationed in Saudi Arabia and major bases in Bahrain, Kuwait, Qatar and the Emirates. They are there at the invitation of the host country.” This raised two points:

First, why are American military personnel in the Gulf countries? Trump had answered this question, regarding Saudi Arabia specifically, at a rally in October 2018 in Southaven, Mississippi. He clarified the US role in Saudi Arabia, saying “We protect Saudi Arabia. Would you say they’re rich? And I love the King, King Salman. But I said: King – we’re protecting you – you might not be there for two weeks without us – you have to pay for your military” This is NOT a force for good.

Second, Pompeo stated that Americans are in the Gulf countries at the invitation of the host countries which makes it legitimate and legal. However, Pompeo declared that “In Syria, the United States will use diplomacy and work with our partners to expel every last Iranian boot”. It is kosher for America to be in a country at the invitation of the host country to protect its political system, but is it not kosher for Iran to be in Syria at the invitation of the host country to protect its political system?

Thus, America in the Middle East is not “a force for good”, but a force to protect oppressive and expansionist authoritarian regimes on the one hand and exploit the resources of the host country on the other.

Pompeo came up with another curious assertion: “We learned that when America retreats, chaos often follows.” Vietnam descended into total chaos following the American invasion and started the process of recovery after the American retreat. Iraq descended into total chaos following the 2003 American invasion and so did Syria, following the American and American allies’ invasion during the recent civil war. Both countries are on the way of recovery with the reduction of American military involvement. A notion is developing in the Middle East, and to some degree worldwide, that Israel and, its closest ally the US, threaten international peace and security.

In another part of the speech, Pompeo said that America, along with allies and partners, dismantled “the Islamic State’s caliphate, liberating Iraqis, Syrians Arabs and Kurds…” However, he ignored the fact that it was the US, and particularly its allies in the region, who recruited and encouraged terrorists from all over the world to come to Syria and opened their borders to these terrorists to gather in Syria. Once in Syria, these terrorists were provided money and weapons to establish the Islamic State’s Caliphate.

Wittingly, or unwittingly, Pompeo gave the green light to Israel to wage a war against Iran. He said, “We strongly support Israel’s efforts to stop Tehran from turning Syria into the next Lebanon”. This is another example of America not being “a force for good”, but a force for war and destruction.

Another curious assertion by Pompeo: “America has always been, and always will be, a liberating force, not an occupying power.” This brings back to memory the tragic Vietnam War and the American Mỹ Lai Massacre: “It became necessary to destroy the town to save it”.

The low point in Pompeo’s speech, and there were several, was when he said with a straight face that “Saudi Arabia and Gulf countries contributed towards stabilization efforts” in Syria. Tell that to the Syrians who, in this brutally cold winter, are facing shortages of heating fuel, cooking fuel and electric power.

President Abraham Lincoln is often credited for having said: “You can fool all the people some of the time and some of the people all the time, but you cannot fool all the people all the time.” It is loud and clear that Pompeo, and beyond him the American administrations in recent decades, have forgotten Lincoln’s admonition and try to fool all the people all the time.

Photo: Flickr

L’AMMIRAGLIO DEGLI STATI UNITI HA CHIESTO UNA MOSSA “OFFENSIVA” CONTRO LA RUSSIA

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 1:59 pm

 CONTROINFORMAZIONE.INFO

9 FEBBRAIO 2019

Chief of Naval Operations (CNO) Adm. John Richardson

Il capo delle operazioni navali della US Navy, l’ammiraglio John Richardson, ha dichiarato la necessità di passare a un “attacco” contro Russia e Cina. Lo ha affermato durante un discorso all’Atlantic Council, come riporta Business Insider .

Richardson ha attaccato la Russia, accusandola di voler presumibilmente bloccare il Mar d’Azov, e di aumentare la sua presenza militare-marittima nella regione mediterranea.

Rispondendo a una domanda sulla crescita delle minacce nel mondo, l’ammiraglio ha detto che gli Stati Uniti dovrebbero mostrare più aggressività nei confronti di Mosca e Pechino, dal momento che la Russia “ha rafforzato il controllo sulle linee marittime chiave”. In questo caso, come afferma Richardson, gli Stati Uniti devono colpire per primi. Secondo lui, Washington non dovrebbe solo essere pronta a “contrattaccare”, ma anche a “fare pressione” su se stessa in una “coppia di regioni”. Richardson ha indicato in particolare il mar Nero e il Mediterraneo, proponendo di bloccare il Mar Nero all’ingresso delle navi russe e di attuare esercitazioni navali con gli alleati della NATO.

Il 25 novembre, tre navi della Marina ucraina, Berdyansk, Nikopol e Yany Kapu, hanno violato il confine di stato russo, dirigendosi verso lo stretto di Kerch attraverso il Mar Nero. Le navi militari facevano manovre pericolose e non obbedivano alle legittime richieste della parte russa. Di conseguenza, le navi furono detenute. Tre marinai della marina ucraina sono rimasti feriti e hanno ricevuto assistenza medica tempestiva. 
Le dichiarazioni dei responsabili del Pentagono si dimostrano sempre più bellicose ed aggressive nei confronti della Russia e le azioni della presidenza di Washington non lo sono da meno. Da ultimo il ritiro dal trattato sui missili a medio raggio e l’intenzione manifestata di impiantare rampe di misiili in Europa è una chiara minaccai contro la Russia che non ha mancato di far accrescere la tensione.

Fonte: Business Insider

Traduzione: Alejandro Sanchez

Washington: Non solo missili punta anche al separatismo interno alla Russia

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 1:53 pm


L’ANTIDIPLOMATICO

07/02/2019


di Fabrizio Poggi
 

Messi (temporaneamente) da parte i piani bellici di sgretolamento dell’Unione Sovietica e del campo socialista, ieri, e della Russia, oggi, mediante azioni via terra; intrapresa la strada, rivelatasi abbastanza vincente, delle cosiddette “rivoluzioni colorate”, per portare dalla propria parte pressoché tutti gli Stati dell’ex campo socialista e la stragrande maggioranza delle ex Repubbliche sovietiche, attirandoli nel corpo stesso o nel raggio d’azione della NATO, non per questo l’Occidente abbandona il disegno di sbriciolamento interno della stessa Russia.


Non di rado, la messa a effetto di questo piano è organizzata con le forze e lungo le direttrici di alcuni di quegli ex “soggetti” dell’URSS. Se in qualche caso – basti pensare a Georgia, Ucraina o Paesi baltici – la cosa è chiara e da tempo consolidata, non cessa però anche il lavorìo tra le élite di altri ex bastioni di quello che era stato il primo Stato socialista. E si scava, al loro interno, a volte del tutto sfacciatamente, attraverso gruppi del fondamentalismo religioso (in particolare, nell’area centro-asiatica); altre volte, con strumenti più “sottili”, come è il caso delle “innovazioni linguistiche” in Kazakhstan o in Bielorussia; ma, comunque, puntando sempre sul nazionalismo più gretto, a partire da un terreno di coltura che fa apparire crisi, povertà, sfruttamento, sempre e esclusivamente frutto della “oppressione nazionale” da parte del “gigante vicino”.


Nei giorni scorsi, il presidente del partito liberale kazakho “Ak zhol” (Sentiero luminoso) ha proposto che alla vigilia del centenario della proclamazione della Repubblica socialista sovietica autonoma kazakha (in realtà, all’epoca, kirghiza) nella compagine della RSFSR, il Kazakhstan venga rinominato “Repubblica Kazakha”, o “Kazak eli” (Paese dei kazakhi), con la mezzaluna sulla bandiera nazionale, come già in Azerbajdzhan, Turkmenistan, Uzbekistan e risvegliando con ciò gli umori panturchi e islamisti e quelli nazionalisti del “Nuovo Kazakhstan”, che proclama i kazakhi (67,4% della popolazione, contro 20% di russi e numerose altre nazionalità) “unica nazione del paese”. Ciò, insieme alla “latinizzazione” dell’alfabeto e dei nomi di strade e villaggi, alla svolta “verso la gioventù”, serve a distogliere l’attenzione dalla svendita di risorse naturali (a multinazionali occidentali) e di interi territori (soprattutto a Cina e Kirghizija: si parla di 100.000 kmq), dal recepimento di scarti nucleari americani e giapponesi, dalla realizzazione di un centro di uranio a basso arricchimento, finanziato da USA, UE e Arabia Saudita a Ust-Kamenogorsk, ma, soprattutto, dalla magra condizione in cui le élite “compradore” locali hanno ridotto proprio la popolazione kazakha, più delle altre nazionalità del paese.


Su questo versante di penetrazione occidentale, i risultati non sono mancati. L’Ucraina, anche per le tragiche conseguenze e la risonanza a livello mondiale, è certo l’esempio più significativo. Come e peggio che in altre ex repubbliche sovietiche, il piano di rapina delle compagnie energetiche e agro-alimentari straniere si è accompagnato al disegno militare di accerchiamento della Russia, con la feroce aggravante di una guerra terroristica contro una parte della propria popolazione, quella del Donbass. Altrove, si è proceduto con approcci meno “cruenti”, con basi militari USA aperte (alcune poi chiuse) in repubbliche dell’Asia centrale ex sovietica; con la “rivoluzione dei tulipani” in Kirghizija e quella “delle rose” in Georgia; con le svolte, in una direzione o in un’altra, di Tadzhikistan o Uzbekistan, che hanno puntato alternativamente su Cina, USA o Russia; con i tentativi di penetrazione islamisti, sponsorizzati da Washington, come era accaduto anche già sul finire dell’epoca sovietica nella regione di Fergana, nella vallata racchiusa tra Uzbekistan, Tadzhikistan e Kirghizija, con i sanguinosi pogròm della popolazione uzbeka contro la minoranza Ah?ska-Türkleri. Oggi, la leadership kirghiza è così preoccupata per la situazione in Afghanistan – appena 260 chilometri attraverso il Tadzhikistan – che non solo chiede l’ulteriore ampliamento della base aerea russa di Kant, nel nord del paese, ma prevede l’apertura di un’altra, nella parte più problematica della regione, in prossimità proprio di quella valle di Fergana.

E, così come ai confini, anche all’interno stesso della Russia il piano d’attacco è quello di puntare sulle spinte separatiste che, in generale, assumono a massa di manovra settori di popolazione ridotti in condizioni economiche e sociali critiche, aizzati da ristrette cerchie di affaristi travestiti da “élite politiche”, spinte queste ultime a loro volta dal vecchio slogan eltsiniano del “prendetevi quanta autonomia potete”, rinverdito a uso e consumo dei disegni d’oltreoceano. Non va dimenticato che nella Federazione Russa sono comprese oltre 180 nazionalità – oltre alle più numerose, quali tatari, ceceni, ucraini o bashkiri, si va dai daghestani ai kabardini, dagli osseti, ai circassi, ingushi, karachaevi, balkari, calmucchi, careli, darghini, kazi-kumukhi, kumyki, chuvashi, jakuti, per dire solo le più note – e che scintille di “autonomismo” non hanno via via mancato di manifestarsi in alcune delle aree più cruciali dei confini della Federazione.


Dunque, come ricorda Julija Vitjazeva su news-front.info, ecco che la presidente della Commissione esteri della Rada ucraina, Hanna Gopko, sentenzia che la liberazione “dei popoli asserviti dall’impero russo” è un dovere morale e una missione del mondo libero. Ragion per cui, dato che i popoli delle Repubbliche della regione del Volga “stanno combattendo attivamente” per le loro lingue e ognuno di essi cerca di preservare la “propria identità nazionale”, le strutture “europee e internazionali devono intervenire” a difesa dei popoli della regione del Volga. La “distanza tra Kharkov e la Mordovija è di appena 500 km; le repubbliche del Volga sono parte dell’Europa” afferma la Gopko.

Ormai da decenni il disegno generale non è un segreto. Più recentemente, nel 2015 la cosiddetta “CIA segreta” (Stratfor: Strategic Forecasting) aveva pubblicato il rapporto “Il mondo nel decennio 2015-2025”, in cui si delineava il destino finale della Russia. Un anno fa, il politologo Vadim Bondar osservava che “il rapporto Stratfor giudica improbabile “che la Russia possa continuare a esistere nella forma attuale ancora 10 anni”. In questa prospettiva, ecco che si mette a punto un vero e proprio “cordone sanitario” – “Anaconda”– ai suoi confini: a ovest, “Polonia, Ungheria e Romania cercheranno di riprendersi le regioni perse” alla fine della guerra; a sud ci saranno problemi con il Caucaso settentrionale; in Asia centrale si accentuerà la penetrazione islamista; a nord-ovest, la Karelia cercherà di tornare nella compagine finlandese, come prima del 1940”.


Ora, è chiaro che ogni paragone storico tra la Russia di oggi e quella di cento ani fa sarebbe semplicemente assurdo, non solo per ragioni temporali, ma soprattutto politiche; ma, volendo ricorrere a quanto detto da Iosif Stalin, non ci sono dubbi che la separazione delle periferie dal centro della Russia, significherebbe “l’asservimento imperialista per le regioni periferiche”. Non certo, perché, a un secolo di distanza, “gli interessi delle masse popolari dicono che la rivendicazione della separazione delle regioni periferiche nella fase attuale della rivoluzione è profondamente controrivoluzionaria” (Stalin), ma perché, oggi, ciò implicherebbe, ipso facto, il rastrellamento delle loro ricche risorse da parte di accaparratori locali e stranieri e il loro aggiogamento al carro euro-statunitense.

Tornando a noi, è dunque possibile che la Gopko – o, per bocca sua, chi da settant’anni punta sulle regioni ex sovietiche a maggior tendenza separatista – abbia deciso di cominciare con quell’area lungo il Volga, dato che il Bashkortostan (capitale Ufà), insieme a Tatarstan (Kazan), Marij Él (Joshkar-Ola), Mordovija (Saransk), Udmurtija (Izhevsk) e Chuvashia (Ceboksary) – le sei repubbliche facenti parte, insieme ad altre 8, tra regioni e territori, del Distretto federale del Volga – oltre a essere discretamente ricche di risorse naturali, hanno in comune con l’Ucraina una tradizione storica adatta ai piani USA.


Al pari infatti di reparti quali i battaglioni “Roland” e “Nachtigall”, o della Divisione SS “Galizia”, in Ucraina, nella regione del Volga i nazisti avevano dato vita alla cosiddetta Legione “Idel-Ural” (dal nome della repubblica autonoma sorta per pochi mesi nel 1918 nella compagine della RSFSR e la cui riapparizione i nazisti avevano fatto balenare come protettorato, per arruolare i tatari del Millijat Medzhlis) forte di sette battaglioni e composta per la maggior parte di tatari e bashkiri, anche se non mancavano udmurti, chuvashi, mari, mordovi oaltre etnie dell’area del Volga e degli Urali.

Molto più prosaicamente, oggi, rispetto alle comuni “glorie“ storiche ucro-tatare, per bocca dei deputati ucraini parlano i capitali occidentali, interessati al fatto che il 70% dell’industria petrolifera russa sia concentrata nel Bashkortostan, il 90% della produzione di petrolio e gas, stagno, oro, platino, nei distretti autonomi di Jamal-Nenets e Khanty-Mansij-Jugra, il 90% dell’uranio nella Repubblica di Komi. E non è una novità che Washington preferisca fare affidamento su forze interne i cui predecessori si sono a loro tempo distinti per “intraprendenza” antisovietica. Fatto sta, che il comando di quella riesumata legione “Idel-Ural libero“, acquartierato a Kiev, ha già inaugurato una sezione in Gran Bretagna e sta aprendone altre in USA, Canada, Turchia e Polonia.

Il suo megafono, “Idel.Realtà“, non è che un distaccamento di “Radio Svoboda“ e l’obiettivo a più “largo respiro“ sarebbe quello di una “Repubblica popolare degli Urali“, i cui abitanti sono al momento confinati a Kiev.


E’ là che, a gennaio 2014, al culmine di majdan, il tataro-ucraino Navis Kashapov esortava i “tatari, i popoli del Volga, degli Urali e del Caucaso ad agire sul modello di ciò che fanno oggi gli ucraini… L’Ucraina europea e democratica è una minaccia mortale per Putin. La sua stessa esistenza dà speranza ai popoli delle repubbliche nazionali di Russia … La lotta di liberazione nazionale dei popoli e il corso della storia porteranno inevitabilmente alla formazione di Stati nazionali nel territorio della Russia”. In effetti, tra gli attivisti di majdan, insieme ai tatari di Crimea (tra cui anche membri di “Hizb utTahrir al-Islami”), c’erano fascisti e nazisti russi del “Wotan Jugend”, nazionalisti di “Russi”, di “Iniziativa nazionale socialista”, “Movimento nazional-socialista russo”, “Unione slava”, accanto ad altre minoranze nazionali russe.


Gli analisti yankee non hanno mai smesso di puntare sulle vecchie frange anticomuniste e antisovietiche che erano uscite allo scoperto in URSS con l’aggressione nazista. Durante la guerra, circa 70 milioni di sovietici vennero a trovarsi nel territorio occupato dai nazisti e, secondo lo storico Kirill Aleksandrov, oltre un milione e trecentomila di essi furono arruolati nei ranghi della Wehrmacht. Tra questi, quasi 400.000 russi e cosacchi, 250.000 ucraini, oltre 250.000 baltici (in maggioranza lettoni, ma anche estoni e lituani), 180.000 centroasiatici, e decine di migliaia dal Caucaso settentrionale (soprattutto ceceni e ingushi), oltre a georgiani, armeni e azeri. E ancora: bielorussi, tatari del Volga e di Crimea, kalmyki. Oggi, a Langley si continua a puntare sulle stesse motivazioni “nazionali”; per ora, spesso senza armi alla mano.

Quello delle tendenze, o meglio, dell’esistenza di alcune frange d’opposizione, per lo più marginali, che indirizzano le proprie motivazioni sulle aspirazioni nazionaliste e separatiste, è un problema che non era stato del tutto superato nella stessa Unione Sovietica e che era comparso in forme anche cruente qua e là con la perestrojka gorbacioviana, per poi esplodere fragorosamente con il putsch eltsiniano. Il 1 luglio 1993 (per la verità, sopravvisse appena fino al 9 novembre successivo) in quella che ora è la regione di Sverdlov era stata ad esempio proclamata la “Repubblica di Siberia” e nell’area degli Urali veniva propagandata l’idea di una “Repubblica federativa dei Grandi Urali”. Il “Califfato del Volga”, attivo per tutti gli anni ’90 e inizi 2000, agitava gli slogan “io ricordo il 1552!” e “olocausto del popolo tataro: 1552!” (l’anno in cui lo zar Ivan IV aveva conquistato Kazan). Al sud, invece, si parlava di un “Emirato caucasico” e di uno stato islamico nell’area di Cecenia, Ingushetija, Daghestan, Kabardino-Balkarija e Karachaevo-Cerkessija, con diramazioni in Tatarstan e Bashkirija. Ancora nel 2009, i cosacchi del Basso Kuban avevano minacciato di rifiutare la cittadinanza russa.


Questa “smania nazionale”, comunque, messa apparentemente a tacere con le guerre cecene – ma c’erano gli oleodotti al centro delle rivendicazioni “nazionali” di Dzhokhar Dudaev – ha assunto altre caratteristiche e forme, ma non sembra affatto scomparsa e proprio su di essa, come a uno dei percorsi privilegiati d’intervento, puntano da alcuni decenni gli strateghi della CIA e delle sue diverse ramificazioni operative, che disegnano lo scenario secondo loro auspicabile per il futuro dell’attuale Federazione Russa.

Dunque, se qualche abitante della Repubblica di Sakha (meglio conosciuta come Jakutija, con un territorio di oltre tre milioni di kmq, di poco inferiore all’India, ma con meno di 1 milione di abitanti) aspira all’unione con la Cina, stigmatizzando la cattiva amministrazione federale russa, ecco che non si fa mistero di una discreta “invidia” suscitata dai trasferimenti federali e dalle aliquote di favore applicate a soggetti quali Cecenia, Tatarstan o Bashkortostan: tanto per raffreddarne i bollori “nazionali”. Significativo, ad esempio, il diverbio sorto proprio in questi giorni tra genitori e direzione della scuola “?jyy ?yh???” di Jakutsk, che si era inizialmente rifiutata di iscrivere bimbi russofoni.

Per quanto riguarda la stragrande maggioranza della popolazione, in realtà, molti media riconoscono che questa non ha affatto intenzioni separatiste; ma, quando la situazione economica non è esattamente rosea (è da sempre un modo di dire acquisito che “Mosca non è la Russia” e che la ricchezza del paese è ferma nella capitale) quale argomento di più afferrabile immediatezza se non quello secondo cui il “centro affama le periferie”, o quello, inverso ma equivalente, che “la nostra regione ricca di risorse è stanca di nutrire il centro accaparratore”? Detto questo, non è che il “centro” se la passi meglio. I media scrivono che, secondo gli standard mondiali, quasi metà della popolazione (centro e periferie) è povera, 20 milioni di persone vivono ufficialmente oltre la soglia di povertà e il 34% degli abitanti rientra nel cosiddetto “gruppo a rischio”: se un membro della famiglia si ammala o perde il lavoro, l’intero nucleo finisce in miseria. Non si sottrae nemmeno il mondo accademico di Mosca: un Doktor Nauk ( Dottore in Scienze, il secondo grado più alto della scala accademica, dietro a Kandidat Nauk, cioè Ph.D) con stage di 40 anni all’Accademia delle Scienze, ha uno stipendio ufficiale di 32mila rubli, quando la media degli stipendi (a Mosca) supera i 60mila rubli.Anche se oggi la situazione appare alquanto diversa da quella anche solo di una decina d’anni fa – la relativa libertà garantita alle élite politico-affaristiche locali di arricchirsi con le risorse dei territori, le rende più restie ad assecondare le spinte separatiste – nessuno esclude che un eventuale scoppio in uno dei punti più caldi, possa generare reazioni a catena. Oggi, difficilmente si sentirà parlare di distacco della Siberia, come 7-8 anni fa, quando i sondaggi davano il 60% degli interpellati favorevoli all’autonomia e il 25% all’indipendenza, mentre l’85% si dichiarava siberiano e solo il 12% russo. Nonostante ciò, chi può giurare che i Servizi yankee non stiano tuttora lavorando in questa direzione, specialmente nelle regioni più ricche di risorse naturali, quali i distretti autonomi di Komi, Jakutija, Jamalo-Nenets (superficie più che doppia dell’Italia), Khanty-Mansi o Tajmyr? Oppure non cerchino proseliti nelle aree agli estremi confini occidentali e orientali, nelle quali gli osservatori russi, più che sulle ricchezze naturali, pongono l’accento su fattori esterni: è il caso delle regioni di Kaliningrad, Amur, Sakhalin, dei territori di Primore e Khabarovsk o delle isole Kurili. Per quanto riguarda queste ultime, anni fa, gruppi di abitanti avevano raccolto firme per la cessione delle isole al Giappone, mentre oggi, al contrario, i recenti abbocchi russo-giapponesi hanno mostrato l’indisponibilità della popolazione locale a un’eventuale cessione di sovranità. Ma, in generale, l’estremo oriente russo, data la crescente importanza economica dell’Asia, sembra tendere economicamente verso Cina, Giappone, Corea e regione del Pacifico, più che verso Mosca; mentre Kaliningrad, lontana 800 km dalla più vicina città russa di una certa importanza (Pskov), si orienta verso Polonia e Germania e c’è chi chiede di tornare al nome tedesco di Könisberg. In generale, se la ricchezza finanziaria è concentrata a Mosca, sono però Estremo Oriente e Siberia – circa 2/3 del territorio russo – che costituiscono la fonte inesauribile delle risorse fondamentali del paese, in primo luogo petrolio e gas.Ben consapevoli di cosa sia la Russia di oggi, di quanto pesi il potere del capitale, là, come nel resto delle potenze che la assediano politicamente e militarmente, ricordiamo però quanto affermava cento anni fa il Commissario del popolo alle nazionalità: “le regioni periferiche della Russia, le nazioni e le stirpi che abitano queste regioni, come ogni altra nazione hanno il diritto imprescindibile alla separazione dalla Russia … Ma qui non si tratta dei diritti delle nazioni, indiscutibili, ma degli interessi delle masse popolari sia del centro che delle regioni periferiche… le questioni nazionale e coloniale sono inseparabili dalla questione della liberazione dal potere del capitale”, tanto a ovest, quanto a est. L’esplosione di separatismo coincisa con la fine dell’URSS ne è testimonianza. Una separazione che dovesse favorire le mire imperialiste di una potenza a danno di un’altra, non farebbe che elargire qualche briciola di ricchezza a un pugno di borghesia locale, affamando il resto della popolazione. L’Ucraina nazigolpista ne è l’esempio lampante.

Riuscirà il Cremlino, proseguendo sulla strada che arricchisce spropositatamente le oligarchie affaristiche – e, in molti casi, anche clan speculativi in concorrenza con esse – mentre taglia fondi per sanità, istruzione, pensioni, settori industriali un tempo all’avanguardia, a impedire che prenda davvero piede l’approccio yankee all’erosione della Russia?


Secondo l’ultimo sondaggio del Centro Levada, circa il 45% dei russi ritiene che il paese stia procedendo in una direzione sbagliata, mentre il 34% (era il 18% nel 2018 e il 14% nel 2017) biasima l’attività di Vladimir Putin. Da parte sua, l’ufficiale VtsIOM registra che il 61% dei russi prova un senso di vergogna per “l’eterna povertà e l’insicurezza”. Il PCFR ha denunciato alla Duma il rifiuto del governo ad applicare la tassazione progressiva sui redditi e l’insistenza a voler mantenere una flat tax al 13%.


Come sospirava lo scritturale Bertin di Arnold Zweig “A quanto pare, non tutto è in regola nella repubblica dell’Universo”.

VENEZUELA: L’EURASIA SI SCHIERA CONTRO L’EGEMONIA AMERICANA

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8 FEBBRAIO 2019

  MADURO CON PUTIN SUO ALLEATO

di Pepe Escobar

Russia, Cina, Iran, Turchia si stanno tutti muovendo per far cadere il petro-dollaro. Il Venezuela vuole unirsi a loro. Il dominio degli Stati Uniti sulla finanza mondiale è a rischio.
È una questione di petrolio, stupido. Ma c’è molto di più che trovare soltanto la causa del petrolio.

Caracas ha commesso il peccato capitale ultimo agli occhi dell’ Eccezionalismo Americano; il commercio del petrolio by passando il dollaro USA o gli scambi controllati dagli Stati Uniti.

Ricordatevi di cosa accade in Iraq. Ricordatevi della Libia. Eppure anche l’Iran lo sta facendo. La stessa strada sta percorrendo laTurchia . La Russia è – in parte – sullo stesso percorso. E la Cina finirà per scambiare tutte le sue fonti energetiche in petroyuan.
Con il Venezuela che aveva adottato già l’anno scorso la petro cripto-valuta e il bolivar sovrano, l’amministrazione Trump aveva sanzionato Caracas e l’aveva messa di fuori del sistema finanziario internazionale.

Non c’è da stupirsi che Caracas sia sostenuta da Cina, Russia e Iran. Sono loro la vera forte troika – non la “troika della tirannia” psicopatica di John Bolton – che combatte contro la strategia del dominio energetico dell’amministrazione Trump, che consiste essenzialmente nel mirare alla continuazione del totale del commercio di petrolio scambiato in petrodollari, per sempre.
Il Venezuela è un ingranaggio chiave nella macchina. Lo psico assassino Bolton lo ha ammesso in una sua dichiarazione ; “Farà una grande differenza economicamente per gli Stati Uniti se potessimo far investire le compagnie petrolifere americane in Venezuela e sfruttarne le capacità petrolifere .” Non si tratta solo di lasciare che ExxonMobil prenda il controllo delle enormi riserve di petrolio del Venezuela, le più grandi del pianeta . La chiave è monopolizzare il loro sfruttamento in dollari USA, a beneficio di alcuni miliardari del Big Oil.

Ancora una volta, la maledizione delle risorse naturali è in gioco. Il Venezuela non deve poter trarre profitto dalla sua ricchezza alle sue condizioni; quindi, l’Eccezionalismo americano dei neocon ha stabilito che lo stato venezuelano deve essere distrutto.

Alla fine, tutto questo riguarda la guerra economica. Vedi l’indagine del Dipartimento del Tesoro statunitense che impone nuove sanzioni alla PDVSA che equivalgono a un embargo di fatto del petrolio contro il Venezuela.
Riedizione di guerra economica

Ormai è fermamente stabilito che quello che è successo a Caracas non è stata una rivoluzione colorata, ma un colpo di stato promosso dagli Stati Uniti per promuovere il cambio di regime utilizzando la elite compradora locale, installando come “presidente ad interim” un personaggio sconosciuto, Juan Guaido, col suo look mansueto che, un po’ come il giovane Obama, sembra mascherare credenziali di estrema destra neoliberal.

Tutti ricordano “Assad deve andarsene”. Il primo stadio della rivoluzione dei colori siriani fu l’istigazione alla guerra civile, seguita da una guerra per procura attraverso mercenari jihadisti multinazionali. Come ha notato Thierry Meyssan, il ruolo della Lega Araba viene ora eseguito dall’OAS (Oganizzazione Stati Americani). E il ruolo di “Friends of Syria” – ora gettato nella spazzatura della storia – è ora eseguito dal gruppo di Lima, il club dei vassalli di Washington. Al posto di “ribelli moderati” di al-Nusra, potremmo avere mercenari colombiani – o assortiti e addestrati dagli Emirati – mercenari o ” ribelli moderati “.

Contrariamente alle false notizie dei media corporativi occidentali, le ultime elezioni in Venezuela erano assolutamente legittime. Non c’era modo di manomettere le macchine per il voto elettronico made in Taiwan. Il partito socialista al potere ha ottenuto il 70% dei voti; l’opposizione, con molte parti che la boicottano, ha ottenuto il 30 percento. Una delegazione seria del Consiglio degli esperti elettorali dell’America latina (CEELA) era irremovibile; l’elezione rifletteva “pacificamente e senza problemi, la volontà dei cittadini venezuelani”.

L’embargo americano potrebbe essere vizioso. Parallelamente, il governo di Maduro potrebbe essere stato estremamente incompetente nel non diversificare l’economia e investire nell’autosufficienza alimentare. Importanti importatori di cibo, speculando come se non ci fosse un domani, stanno facendo un “botto di soldi”.. Tuttavia fonti attendibili a Caracas dicono che i barrios – i quartieri popolari – rimangono in gran parte pacifici.

In un paese in cui un serbatoio pieno di benzina costa ancora meno di una lattina di Coca-Cola, non c’è dubbio che la carenza cronica di cibo e medicinali nelle cliniche locali abbia costretto almeno due milioni di persone a lasciare il Venezuela. Ma il fattore chiave per l’offensiva è l’embargo statunitense.

Il relatore ONU in Venezuela, esperto di diritto internazionale e ex segretario del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, Alfred de Zayas, va dritto al punto ; molto più che impegnarsi nella proverbiale demonizzazione di Maduro, Washington sta conducendo una “guerra economica” contro un’intera nazione. Una forma di strangolamento economico.

È illuminante vedere come il “popolo venezuelano” vede la scena. In un sondaggio condotto da Hinterlaces prima ancora che il golpe dell’amministrazione Trump cambiasse il sogno bagnato, l’86% dei venezuelani ha dichiarato di essere contrario a qualsiasi tipo di intervento USA, militare o meno,

E l’81% dei venezuelani ha dichiarato di essere contrario alle sanzioni statunitensi. Tanto come per interferenza straniera “benigna” a favore di “democrazia” e “diritti umani”.

Il fattore Russia-Cina

Le analisi di osservatori informati come Eva Golinger e, soprattutto, il collettivo “Mision Verdad” sono estremamente utili. Quel che è certo, nella vera modalità Impero del caos, è che il copione americano, al di là dell’embargo e del sabotaggio, è quello di fomentare la guerra civile.

Dodgy “gruppi armati” sono stati attivi nei barrios di Caracas, agendo nel cuore della notte e amplificando “disordini sociali” sui social media. Eppure, Guaido non ha assolutamente alcun potere all’interno del paese. La sua unica possibilità di successo è se riesce a installare un governo parallelo – incassando le entrate petrolifere e facendo in modo che Washington arresti i membri del governo con accuse inventate.

Indipendentemente dai sogni bagnati dei neocon , gli adulti del Pentagono dovrebbero sapere che un’invasione del Venezuela può effettivamente trasformarsi in un pantano tropicale tipo Vietnam. L’uomo forte brasiliano in attesa, il vicepresidente e generale in pensione Hamilton Mourao, ha già detto che non ci sarà alcun intervento militare.

Lo psicopatico assassino John Bolton, nell’ormai famigerato block notes delle sue “5.000 truppe in Colombia”, ha fatto uno scherzo; questi non avrebbero alcuna possibilità contro i 15.000 cubani che sono responsabili della sicurezza per il governo di Maduro; I cubani hanno dimostrato storicamente che non si rassegnano nel consegnare il potere.

Tutto torna a quello che Cina e Russia potrebbero fare. La Cina è il maggiore creditore del Venezuela. Maduro è stata accolta lo scorso anno da Xi Jinping a Pechino, ottenendo ulteriori $ 5 miliardi di prestiti e firmando almeno 20 accordi bilaterali.

Il presidente Putin ha offerto il suo pieno sostegno a Maduro al telefono, sottolineando diplomaticamente che “le interferenze distruttive dall’estero violano palesemente le norme basilari del diritto internazionale”.

A gennaio 2016, il petrolio si attestava a $ 35 al barile; un disastro per le casse del Venezuela. Maduro decise allora di trasferire il 49,9% della proprietà dello stato nella sussidiaria americana di PDVSA, Citgo, alla russa Rosneft per un semplice prestito di $ 1,5 miliardi. Questo ha dovuto inviare un’ondata di cattive notizie per l’Amministrazione USA; quei russi “cattivi” erano ora in parte proprietari del principale bene del Venezuela.

Alla fine dello scorso anno, visto che aveva ancora bisogno di più fondi, Maduro ha aperto l’estrazione dell’oro in Venezuela alle compagnie minerarie russe. E c’è di più; nichel, diamanti, minerale di ferro, alluminio, bauxite, tutti ambiti da Russia, Cina e Stati Uniti. Per quanto riguarda $ 1,3 miliardi di oro del Venezuela, dimenticatevi di rimpatriarlo dalla Bank of England.

E poi, lo scorso dicembre,è arrivata la goccia che ha fatto traboccare il vaso per lo stato profondo; il volo di amicizia di due bombardieri Tu-160 con capacità nucleari russe. Come osano? Nel nostro cortile?

Il piano regolatore dell’energia della Trump Administration potrebbe in effetti annettere il Venezuela a un parallelo cartello “Nordamericano-Sudamericano esportatore di petrolio” (NASAPEC), in grado di rivaleggiare con la storia d’amore OPEC + tra la Russia e la Casa di Saud.

Ma anche se ciò si realizzasse, e aggiungendo una possibile alleanza congiunta LNG tra Stati Uniti e Qatar, non vi è alcuna garanzia che sarebbe sufficiente per assicurare petrodollari – e petrogas – in preminenza nel lungo periodo.

L’integrazione energetica dell’Eurasia aggirerà per lo più il petrodollaro; questo è il cuore della strategia di BRICS e SCO. Da Nord Stream 2 a Turk Stream, la Russia sta siglando una partnership energetica a lungo termine con l’Europa. E il dominio petroyuan è solo una questione di tempo. Mosca lo sa. Tehran lo sa. Ankara lo sa. Riyadh lo sa.

Quindi, per quanto riguarda il piano B, per i neocons? Sono pronti per il loro Vietnam tropicale?

Fonte: Strategic Culture

Traduzione: Luciano Lago

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