Mirabilissimo100’s Weblog

maggio 25, 2015

SIRIA : PADRE SAMIR KHALIL COME FERMARE L’ISIS

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 12:04 am

giovedì 21 maggio 2015

padre Samir Khalil: per fermare l’Isis

ilsussidiario.net  mercoledì 20 maggio 2015
INT. Samir Khalil Samir
Dopo Ramadi, libereremo Baghdad e Karbala”. E’ l’annuncio di Abu Bakr Al Baghdadi in un video diffuso dai media dello stato islamico. In un video si mostrano le cartine dei nuovi territori irakeni ora controllati dall’Isis e si lodano i mujaheddin per le loro vittorie nella regione dell’Anbar, la cui capitale è Ramadi. Al Baghdadi aggiunge significativamente che la capitale irakena sarà conquistata contro “crociati e sciiti”. Per padre Samir Khalil Samir, gesuita egiziano e uno dei massimi studiosi del mondo islamico, “il progetto di conquista portato avanti dall’Isis è mondiale e per contrastarlo occorre un’iniziativa mondiale che coinvolga anche l’Iran”.
Che cosa ne pensa dell’ultimo annuncio del “califfo” Al Baghdadi?
E’ un proclama dal chiaro valore simbolico per rivendicare che l’Isis conquisterà il centro del mondo islamico. Baghdad ne è stata la capitale per cinque secoli, durante il grande periodo abbaside che va dal 750 al 1258. Non a caso il numero uno dell’Isis ha preso il nome di Al-Baghdadi, cui ha aggiunto Abu Bakr, cioè il primo califfo dopo Maometto. Karbala è inoltre la città santa degli sciiti che adesso governano l’Iraq.
Secondo lei quelle di Al Baghdadi sono solo farneticazioni?
Nei sogni di Al-Baghdadi l’intero islam sarà nelle sue mani, e il mio auspicio è che il mondo si svegli per fermare la realizzazione di questo progetto. L’idea dell’Isis è infatti conquistare Siria e Iraq per poi passare ad altri Paesi fino ad arrivare all’Europa, che agli occhi del califfato rappresenta il cristianesimo. Non a caso l’intera galassia fondamentalista chiama l’Occidente “i crociati”. Dopo avere sottomessi gli sciiti, l’Isis intende passare ai cristiani. Tocca a noi fare in modo che rimanga solo un sogno e che non si tramuti in realtà.
Che cosa si può fare in concreto?
Occorre una collaborazione globale per impedire che le grandi monarchie petrolifere sunnite, come Arabia Saudita e Qatar, continuino a fornire soldi e armi senza cui l’Isis non potrebbe continuare la sua guerra. Le armi maneggiate dei miliziani del Califfato sono state tutte fabbricate in Occidente. C’è un coinvolgimento globale, e si dovrebbe prenderne atto per dire “D’ora in poi non si fornisca una sola arma al Medio Oriente”. Occorre fare pressioni sui Paesi Arabi alleati degli Stati Uniti quali Arabia Saudita, Qatar e Dubai. Il progetto che l’Isis intende realizzare è mondiale, e la risposta deve essere dunque mondiale.
La prima mobilitazione intanto è stata quella delle milizie sciite legate all’Iran….
In questa risposta il coinvolgimento di Teheran è indispensabile. Contrariamente all’immagine diffusa in Occidente, l’Iran è un Paese piuttosto pacifico. Io lo ho visitato a lungo, sono stato anche invitato a Qom insieme agli imam. Gli sciiti non hanno una visione radicale dell’islam, sono molto più aperti e hanno una concezione della religione molto più mistica e filosofica rispetto ai sunniti.
Com’è la politica estera del presidente egiziano Al Sisi nei confronti dell’Isis?
La posizione del presidente Al Sisi è chiaramente contro i movimenti fondamentalisti e contro gli stessi estremisti come Isis, anzi è assolutamente agli antipodi. Lo ha dimostrato con l’attacco aereo contro le basi Isis in Libia dopo la decapitazione dei 21 copti. Il presidente Al Sisi e la maggioranza degli egiziani sono contrari al fondamentalismo islamico e buona parte del popolo non è con i Fratelli musulmani. Questi ultimi godono di un sostegno per il fatto di aiutare le classi più povere, dando loro da mangiare durante il Ramadan e offrendo loro assistenza medica.
La minaccia del Califfato è anche strumentalizzata da Al Sisi per usare la mano pesante in politica interna?
Può darsi che da parte di Al Sisi ci sia anche la volontà di giustificare la sua posizione agli occhi dell’Occidente. Fratelli musulmani e Isis sono però espressione della stessa tendenza, con la differenza che lo stato islamico è passato al terrorismo. Nello stesso movimento dei Fratelli musulmani c’è anche un gruppuscolo passato ad azioni terroristiche, e ciò è avvenuto anche nel 2013 dopo la deposizione di Morsi, quando persone armate uscite dalle moschee uccisero militari e civili. Alla base di Isis c’è infatti un’ideologia che è la stessa dei Fratelli musulmani.
In molti si sono chiesti se la condanna a morte di Morsi non sia stata una sentenza politica…
Non sono felice di questa condanna a morte, anche se i Fratelli musulmani rappresentano un grande pericolo per l’Egitto, e durante i dodici mesi della presidenza di Morsi lo hanno dimostrato. A un anno dalla sua elezione, 30 milioni di egiziani sono scesi per strada contro di lui e il popolo ha preso il potere per cacciare il presidente. Appena eletto con il 51,7% dei consensi, in un voto durante il quale sono avvenute delle manipolazioni, Morsi ha iniziato a islamizzare il Paese.
In che modo?
Ha nominato nove governatori per altrettante province, scegliendoli tutti tra i Fratelli musulmani. Uno di questi governatori al momento della nomina era in prigione per avere compiuto un attentato contro un autobus di turisti francesi, nel corso del quale erano morte più di 30 persone. Si è quindi islamizzata la tv, in un mese sono stati riscritti tutti i programmi scolastici per inserire il Corano in ogni materia e si è cambiata la Costituzione. Probabilmente alla fine la condanna a morte di Morsi, che personalmente non condivido, sarà cambiata in una sentenza all’ergastolo. Ma in questo verdetto del tribunale vedo soprattutto la decisione di esprimere un giudizio sul suo operato giudicandolo della massima gravità.
Come valuta invece la canonizzazione delle due suore palestinesi?
Queste suore erano due donne semplici, dedite alla preghiera e al lavoro. Anche questa canonizzazione ha un forte valore simbolico, perché esprime il fatto che il mondo arabo non coincide con l’Islam. La cultura araba precede l’Islam, tanto è vero che la maggior parte della Penisola Arabica prima di Maometto era cristiana.
Oggi noi arabi abbiamo anche due sante e non soltanto dei terroristi. Quanto avvenuto in Vaticano è dunque un forte appello alla pace e alla riconciliazione, e dovunque in Medio Oriente ci sono dei cristiani questo è un aiuto e un fattore di progresso per l’intera società araba.
(Pietro Vernizzi)

http://www.ilsussidiario.net/News/Esteri/2015/5/20/ISLAM-Samir-per-fermare-l-Isis-l-occidente-parli-con-l-Iran/609832/

Sventola Bandiera Nera

Missioni Consolata, febbraio 2015
di Angela Lano
L’Islam e la guerra del Califfo. 
Dietro lo «Stato islamico» (Is – Islamic State)
Nessuna compassione per gli «infedeli»
L’islamismo radicale si sta diffondendo in molte regioni. Gli attori sono molti, ma oggi il principale si chiama «Stato islamico» (Is). Guidato dal califfo (autoproclamato) al-Baghdadi, l’Is si basa su alcuni concetti chiave: l’Islam è la soluzione e l’Is ne è l’unico vero custode; i paesi occidentali, guidati da miscredenti, sono responsabili dei problemi in Medio Oriente; i governanti locali sono agenti cooptati dall’Occidente. In queste pagine cercheremo di capire perché e come nasce l’Is. Tra alleanze cangianti e propaganda mediatica, le sorprese non mancano. 
 
Azioni di guerra, conquiste territoriali, decapitazioni, esecuzioni, rapimenti, violenze di ogni genere. L’islamismo radicale e conquistatore, si potrebbe dire «colonizzatore», si sta diffondendo nel Maghreb, nell’Africa subsahariana e in ampie regioni mediorientali, dalla Siria all’Iraq.
Il network di al-Qa‛ida (per comodità, d’ora in poi: al-Qaida) e le sue nuove filiazioni, comprese le antagoniste (come vedremo), stanno diventando un potentato, grazie alla conquista dei pozzi petroliferi in varie aree e alle armi ricevute dai paesi occidentali (Stati Uniti, Europa) e sunniti (Turchia, Qatar, Arabia Saudita).
In particolare, il 2014 è stato segnato dalle gesta del gruppo che, lo scorso giugno, ha annunciato la nascita dello «Stato islamico di Iraq e Siria»1 (Is, da Islamic State, come si legge anche in Dabiq, la rivista in lingua inglese e grafica moderna edita dall’organizzazione), e ha invitato al-Qaida e altri gruppi a stipulare un’alleanza per una «nuova era di jihad internazionale».
Quello attuale è un caso complesso di fondamentalismo, nel quale si mescolano religione (nella sua visione più oscurantista, arretrata e reazionaria), un uso sfrontato dei mezzi di comunicazione di massa (video, internet, social network, riviste come il già citato Dabiq), un ampio arsenale bellico, ingenti capitali provenienti anche dall’accaparramento delle fonti petrolifere, rabbia e aggressività verso l’Occidente invasore e «infedele» (kafir), odio settario contro le minoranza religiose e etniche, e contro gli apostati (kuffar e murtadin) musulmani (tutti coloro, cioè, che non condividono la linea politico-religiosa dell’Is), lotte interne, vendette e orgoglio sunnita dopo anni di dominazione sciita e alawita in Iraq e Siria, e altro ancora. Si tratta di un fenomeno aggressivo, spettacolare fino alla teatralità più macabra che riscuote successo sia nel mondo arabo-islamico sia in Occidente, in particolare tra le giovani generazioni di immigrati musulmani.
Così, tra i jihadisti, troviamo: benestanti e laureati (molti arrivano dall’Europa e dagli Usa); giovani emarginati delle periferie urbane occidentali e arabe alla ricerca della propria identità e dai progetti di integrazione falliti; poveri e disperati delle città e villaggi del mondo arabo-islamico invaso dalle truppe americane; oppressi da regimi dispotici locali o stranieri; notabili e membri di tribù sunnite che vogliono vendicarsi dei loro vicini o di leader di altre fazioni islamiche; ovviamente mercenari e larghe schiere di criminali e psicopatici. È un «melting pot» trasversale a luoghi, censo e età, e catalizzatore di sentimenti e aspirazioni contrastanti e differenti. Indubbiamente, ciò che li contraddistingue è la rabbia e la ferocia con la quale si abbattono su città e villaggi e su chi osa rifiutarli, e contro le minoranze etniche e religiose.

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     continua a leggere qui: 
http://www.rivistamissioniconsolata.it/new/articolo.php?id=3472

maggio 24, 2015

Il rapimento di padre Jacques Mourad e l’orrore di Palmyra

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 11:58 pm

venerdì 22 maggio 2015

Il rapimento di padre Jacques Mourad e l’orrore di Palmyra

Rapito padre Jacques Murad, della stessa comunità di padre Paolo Dall’Oglio

Agenzia Fides  22/5/2015
Homs
 Il sacerdote Jacques Murad, Priore del Monastero di Mar Elian, è stato rapito da alcuni sequestratori che lo hanno prelevato dal Monastero sotto la minaccia delle armi. Secondo alcune fonti locali, contattate dall’Agenzia Fides, il sequestro sarebbe avvenuto lunedì 18 maggio, mentre altre fonti sostengono che il sacerdote è stato rapito nella giornata di giovedì 21 maggio. La notizia è stata confermata oggi dall’arcidiocesi siro cattolica di Homs, che ha chiesto a tutti i fedeli di invocare il Signore nella preghiera affinchè padre Jacques sia liberato e possa tornare alla sua vita di preghiera, al servizio dei fratelli e di tutti i siriani. Secondo alcune fonti locali, insieme a padre Jacques sarebbe stato prelevato dai rapitori anche il diacono Boutros Hanna. Ma tale indiscrezione non è stata al momento confermata dall’arcidiocesi siro-cattolica di Homs.
Secondo le prime ricostruzioni, il rapimento è stato realizzato da uomini armati giunti in moto al Monastero di Mar Elian. I sequestratori hanno costretto padre Jacques a mettersi alla guida della propria auto e, sotto la minaccia delle armi, gli hanno imposto di dirigersi verso una destinazione sconosciuta.
Fonti locali consultate da Fides ipotizzano che dietro il rapimento ci siano gruppi salafiti presenti nella zona, che si sono sentiti rafforzati dai recenti successi dei jihadisti di al-Nusra e dello Stato Islamico in territorio siriano.
Padre Jacques Murad è Priore del Monastero di Mar Elian e parroco della comunità di Qaryatayn, 60 chilometri a sud est di Homs. L’insediamento monastico, collocato alla periferia di Quaryatayn, rappresenta una filiazione del Monastero di Deir Mar Musa al Habashi, rifondato dal gesuita italiano p. Paolo Dall’Oglio, rapito anche lui il 29 luglio 2013 mentre si trovava a Raqqa, capoluogo siriano da anni sotto il controllo dei jihadisti dello Stato Islamico.
Negli anni del conflitto, la città di Qaryatayn era stata più volte conquistata da miliziani anti-Assad e bombardata dall’esercito siriano. Proprio padre Jacques, insieme a un avvocato sunnita, avevano assunto la funzione di mediatori per garantire che il centro urbano di 35mila abitanti fosse risparmiato per lunghi periodi dagli scontri armati.
Nel Monastero sono stati ospitati centinaia di rifugiati, compresi più di cento bambini sotto i dieci anni. Padre Jacques e i suoi amici hanno provveduto a trovare il necessario per la loro sopravvivenza anche ricorrendo all’aiuto di donatori musulmani.
Bastano questi pochi cenni a far intuire quale oasi di carità rappresenti il Monastero di Mar Elian per tutto il popolo siriano, massacrato da una guerra assurda, alimentata dall’esterno.
 

Vive inquiétude après l’enlèvement d’un prêtre syrien près de HOMS

…..   « Alors que je lui proposais de quitter un moment Qaryatyan avec le rapprochement du DAECH il m’a répondu « comme prêtre et pasteur je ne quitterai jamais le lieu tant qu’il y a des gens, sauf si on ne chasse » nous confie-t-il …..

 
 

Se una colonna vale più di un uomo

In queste ore l’Isis compie massacri spaventosi nelle stesse aree, ma a quegli orrori ci stiamo abituando ….  Piangiamo per le pietre, ma non muoviamo un dito per gli umani. E forse per questo rischiamo di venir sconfitti.
Il Giornale, Ven, 22/05/2015
di Gian Micalessin 
 
Ormai c’indigniamo per una statua ridotta in briciole, ma rimaniamo impassibili di fronte ad una, dieci, cento teste umane mozzate. Un giorno storici e antropologi lo chiameranno, forse, il paradosso di Palmira.
Ma per il momento non è una sindrome antica o esotica. È solo una tragedia orribile e crudele. Pronta a compiersi. Sotto i nostri occhi. Sempre più avvezzi all’orrore. Sempre più indifferenti. Succede ora. Adesso. Mentre leggete questo pezzo centinaia di uomini in divisa e in abiti civili sono costretti ad inginocchiarsi davanti ai boia dello Stato Islamico. Quando avrete finito di leggere il loro urlo sarà solo un gorgoglio di sangue e fiato spento.
Succede a Palmira. Succede a poco più di duecento chilometri a est di Damasco. Lì sono entrati mercoledì notte i tagliagole del Califfato. Lì il Califfato ha creato la sua nuova roccaforte pronta a congiungersi in linea retta con Ramadi in Iraq e con Raqqa più a nord. Una roccaforte da cui avanzare verso Homs per stringere in una morsa implacabile Damasco e quel che resta della Siria di Bashar Assad. Mentre i militari governativi fuggivano, mentre i responsabili di musei e siti archeologici caricavano sui camion le ultime statue loro già rapivano e massacravano.
Samaan, l’amico cristiano compagno di tanti viaggi nella disgraziata Siria in guerra, me lo racconta al telefono. «Sono andati casa per casa. Quelli dell’Isis si sono fatti guidare dai jihadisti di Palmira. Si sono fatti indicare tutti quelli che collaboravano con il governo, con l’esercito o con le milizie. Un mio amico, uno che conoscevo da tanti anni, l’hanno decapitato subito assieme a una decina di altri civili e a tanti soldati. Gli altri attendono la sentenza della Corte islamica. Ma lo sappiamo tutti, per loro non ci sarà pietà. Tra poche ore anche le loro teste rotoleranno nella sabbia».
Palmira Samaan la conosce bene. Ci ha lavorato per anni come guida turistica. Ci ha portato migliaia di turisti italiani. A Palmira ha ancora tanti, troppi amici. «Non so neanche per chi preoccuparmi. A uno hanno già tagliato la testa, lo so per certo. Un altro è prigioniero e probabilmente verrà mandato a morte. Ma gli altri dove sono? Che fine hanno fatto? Non riesco a sentirli, i telefoni hanno smesso di funzionare. Non so più nulla di loro».
È la tragedia di Palmira. Quella vera. Quella di centinaia di migliaia di esseri umani inermi di fronte alla barbarie e alla crudeltà che avanza. Uomini e donne destinati alla morte o alla schiavitù. Certo l’antica «porta del deserto», la millenaria tappa della via della seta è anche un patrimonio dell’Unesco. È anche una distesa di reperti d’inestimabile valore. Non a caso per lei si è mobilitata la direttrice generale dell’Unesco, Irina Bokova, assieme a decine di intellettuali e artisti occidentali.
Eppure la tragedia vera, quella per cui nessuno qui in Occidente sembra più voler piangere, è quella dei suoi civili, dei militari colpevoli soltanto di averla difesa. Il loro destino è segnato. Nelle prossime ore le loro teste verranno passate a fil di coltello dai tagliagole con le bandiere nere mentre un lugubre e roco «Allah Akbar» consacrerà l’ennesima barbarie. È già successo a Mosul con yazidi e cristiani. Sta succedendo, sempre in queste ore, a Ramadi dove le vittime sono migliaia di civili e militari sciiti. Continuerà a succedere nelle prossime settimane e nei prossimi mesi ovunque arriverà la legge del Califfato.
Eppure questo nuovo mattatoio ci appare ormai un dettaglio, un appendice rispetto al destino di opere d’arte e siti archeologici destinati, come già successo a Ninive, Hatra e Nimrud a subire la furia distruttrice e iconoclasta dei fanatici di Allah. Solo questo ormai c’impressiona. Piangiamo per le pietre, ma non muoviamo un dito per gli umani. E forse per questo rischiamo di venir sconfitti.

DAL CUORE DELLA SIRIA , INERME , UNA PREGHIERA

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 11:53 pm

DAL CUORE DELLA SIRIA , INERME , UNA PREGHIERA

La situazione in Siria sta peggiorando. Noi cristiani ci sentiamo soli. Le parole non mi aiutano ad interpretare tutto ciò che sentiamo veramente. Ora sto comprendendo cosa vuole dire vivere da vero cristiano, vero fedele di Gesù risorto. Ora sento lo stesso sentimento dei primi cristiani, che erano cosi pieni di fede nonostante le forti persecuzioni. Vedo la fede in Cristo risorto più forte di prima tra la gente, anche se qualcuno quella fede l’ha persa completamente”. 
Così inizia una missiva che ci è pervenuta dalla Siria, da Samaan Daoud, cristiano cattolico (di rito greco-melkita), ex guida turistica che la guida ora non fa più.
Una lettera che è testimonianza cristiana, ma nella quale c’è anche tutto lo scoramento di una situazione insostenibile: la guerra ha falcidiato vite, tante vite, e depauperato un popolo prima prospero. E oggi infuria più che mai, con l’Isis a 200 chilometri da Damasco. Oggi che i confini sono chiusi in una morsa di ferro perché le varie bande di tagliagole li hanno occupati tutti: da quello con la Giordania a quello con la Turchia, da quello con Israele a quello con il Libano (senza che tali Paesi li disturbino minimamente, per scelta o impotenza).
Siamo chiusi in una gabbia”, conclude sconfortato Samaan, che lamenta anche mancanze nei pastori della Chiesa, i quali non comprendono che l’unico desiderio della gente è scappare altrove e che il loro richiamo a restare in Patria, seppur motivato dall’importanza della presenza cristiana in Terrasanta, suona duro. E spesso non riescono a custodire il gregge loro affidato dal Signore come la gente si aspetterebbe (o forse sono semplicemente e totalmente inermi, esattamente come le loro pecore).
Stiamo per diventare legna da ardere per alimentare il fuoco di questa guerra assurda”, conclude Samaan nella sua missiva, ricordando che il figlio più grande presto compirà 17 anni e dovrà arruolarsi anche lui e andare a combattere; per difendere la sua gente, i suoi, dai tagliagole che l’Occidente e le Monarchie del Golfo gli hanno scatenato contro. 
A combattere una guerra senza senso, perché il senso lo ha solo per quanti l’hanno scatenata e la alimentano in ogni modo.
Avevamo iniziato la Quaresima chiedendo ai nostri lettori preghiere e un sostegno economico (felicemente arrivato) per la popolazione siriana. Concludiamo questo periodo pasquale con queste righe che grondano conforto cristiano e insieme, angoscia. 
Sembra paradossale questa unione di opposti, ma certi paradossi appartengono alla grazia di Dio. Così che la vita cristiana scorre tra le tribolazioni del mondo e le consolazioni di Dio, come scrive sant’Agostino e come è evidente, splendente direi, nella lettera del nostro amico Samaan.
Da questa parte di mondo, inani spettatori di quanto si consuma di là del Mare Nostrum, non possiamo che partecipare di questo conforto e di questa angoscia con la preghiera e quei poveri gesti di carità che il Signore suggerisce e andrà a suggerire. 
Inermi di fronte allo scatenarsi delle forze demoniache. E non usiamo tale termine per qualche bizzarro bigottismo, ma perché l’agire dei tagliagole siriani – e iracheni – grondano, volutamente, di simbolismi satanici, come richiesto delle logge sataniche, non certo islamiche, che ne governano l’agire (quelli che sono di Satana, come da Apocalisse di Giovanni).
Inermi che però, come accade per Samaan e per i suoi, nostri fratelli nella fede, possono affidare le proprie pene e le proprie speranze – che abitano il cuore nonostante tutto – al Signore. E in questo mese di maggio, benedetto dalla recita del santo rosario, affidarsi in particolare all’intercessione della Madonna, la nostra Madre celeste, onnipotente per grazia come recita la supplica alla Madonna di Pompei.

PENTECOSTE 2015

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 11:40 pm

Domenica di Pentecoste – Anno B 24 05 2015

Pentecoste
Atti degli Apostoli 2,1-11.
Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo.
Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano.
Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro;
ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d’esprimersi.
Si trovavano allora in Gerusalemme Giudei osservanti di ogni nazione che è sotto il cielo.
Venuto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita perché ciascuno li sentiva parlare la propria lingua.
Erano stupefatti e fuori di sé per lo stupore dicevano: “Costoro che parlano non sono forse tutti Galilei?
E com’è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa?
Siamo Parti, Medi, Elamìti e abitanti della Mesopotamia, della Giudea, della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia,
della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, stranieri di Roma,
Ebrei e prosèliti, Cretesi e Arabi e li udiamo annunziare nelle nostre lingue le grandi opere di Dio”.

Salmi 104(103),1ab.24ac.29bc-30.31.34.
Benedici il Signore, anima mia:
Signore, mio Dio, quanto sei grande!
Quanto sono grandi, Signore, le tue opere!
La terra è piena delle tue creature.

Se togli loro il respiro, muoiono
e ritornano nella loro polvere.
Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra.

La gloria del Signore sia per sempre;
gioisca il Signore delle sue opere.
A lui sia gradito il mio canto;
la mia gioia è nel Signore.

Lettera di san Paolo apostolo ai Galati 5,16-25.
Vi dico dunque: camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare i desideri della carne;
la carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste.
Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete più sotto la legge.
Del resto le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità, libertinaggio,
idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni,
invidie, ubriachezze, orge e cose del genere; circa queste cose vi preavviso, come già ho detto, che chi le compie non erediterà il regno di Dio.
Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé;
contro queste cose non c’è legge.
Ora quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la loro carne con le sue passioni e i suoi desideri.
Se pertanto viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 15,26-27.16,12-15.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando verrà il Consolatore che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli mi renderà testimonianza;
e anche voi mi renderete testimonianza, perché siete stati con me fin dal principio.
Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.
Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future.
Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annunzierà.
Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l’annunzierà».

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maggio 17, 2015

GESU’ E’ VERAMENTE RISORTO ED ASCESO IN CIELO

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 1:36 am

GESU’ E’ VERAMENTE RISORTO ED ASCESO IN CIELO

ICONA ARABA GESU' ASCENDE AL CIELO 2

Analisi di Martino Gerber, Giuliano Lattes e Simone Oren

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Ecco i brani del Nuovo Testamento  che parlano della risurrezione di Gesù

e della sua ascensione in cielo:

Matteo 28: 1-20

Marco 16: 1-20

Luca 24: 1-53

Giovanni 20: 1-31

Giovanni 21: 1-25

Atti 1: 1-11

Atti 2: 22-41

Atti 7: 54-56

Lettera ai Romani 1: 1-6

Lettera ai Corinzi 15: 1-28

Lettera agli Ebrei 1: 1-4

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Gesù risorto appare a Maria di Magdala

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GESU’ RISORGE ED APPARE AI DISCEPOLI

Matteo 28: 1-20

28:1 Nella notte del sabato, verso l’alba del primo giorno della settimana, Maria Maddalena e l’altra Maria andarono a vedere il sepolcro. 28:2 Ed ecco si fece un gran terremoto; perché un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e vi sedette sopra. 28:3 Il suo aspetto era come di folgore e la sua veste bianca come neve. 28:4 E, per lo spavento che ne ebbero, le guardie tremarono e rimasero come morte. 28:5 Ma l’angelo si rivolse alle donne e disse: “Voi, non temete; perché io so che cercate Gesù, che è stato crocifisso. 28:6 Egli non è qui, perché è risuscitato come aveva detto; venite a vedere il luogo dove giaceva. 28:7 E andate presto a dire ai suoi discepoli: “Egli è risuscitato dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete”. Ecco, ve l’ho detto”. 28:8 E quelle se ne andarono in fretta dal sepolcro con spavento e grande gioia e corsero ad annunziarlo ai suoi discepoli. 28:9 Quand’ecco, Gesù si fece loro incontro, dicendo: “Vi saluto!” Ed esse, avvicinatesi, gli strinsero i piedi e l’adorarono. 28:10 Allora Gesù disse loro: “Non temete; andate ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea; là mi vedranno”. 28:11 Mentre quelle andavano, alcuni della guardia vennero in città e riferirono ai capi dei sacerdoti tutte le cose che erano avvenute. 28:12 Ed essi, radunatisi con gli anziani e tenuto consiglio, diedero una forte somma di denaro ai soldati, dicendo: 28:13 “Dite così: “I suoi discepoli sono venuti di notte e lo hanno rubato mentre dormivamo”. 28:14 E se mai questo viene alle orecchie del governatore, noi lo persuaderemo e vi solleveremo da ogni preoccupazione”. 28:15 Ed essi, preso il denaro, fecero secondo le istruzioni ricevute e quella diceria è stata divulgata tra i Giudei, fino al giorno d’oggi. 28:16 Quanto agli undici discepoli, essi andarono in Galilea sul monte che Gesù aveva loro designato. 28:17 E, vedutolo, l’adorarono; alcuni però dubitarono. 28:18 E Gesù, avvicinatosi, parlò loro, dicendo: “Ogni potere mi è stato dato in cielo e sulla terra. 28:19 Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, 28:20 insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell’età presente”.

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GESU’ RISORGE ED APPARE AI DISCEPOLI E ASCENDE AL CIELO

Marco 16: 1-20

16:1 Passato il sabato, Maria Maddalena, Maria, madre di Giacomo, e Salome comprarono degli aromi per andare a ungere Gesù. 16:2 La mattina del primo giorno della settimana, molto presto, vennero al sepolcro al levar del sole. 16:3 E dicevano tra di loro: “Chi ci rotolerà la pietra dall’apertura del sepolcro?” 16:4 Ma, alzati gli occhi, videro che la pietra era stata rotolata; ed era pure molto grande. 16:5 Entrate nel sepolcro, videro un giovane seduto a destra, vestito di una veste bianca, e furono spaventate. 16:6 Ma egli disse loro: “Non vi spaventate! Voi cercate Gesù il Nazareno che è stato crocifisso; egli è risuscitato; non è qui; ecco il luogo dove l’avevano messo. 16:7 Ma andate a dire ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea; là lo vedrete, come vi ha detto”. 16:8 Esse, uscite, fuggirono via dal sepolcro, perché erano prese da tremito e da stupore; e non dissero nulla a nessuno, perché avevano paura. 16:9 [Or Gesù, essendo risuscitato la mattina del primo giorno della settimana, apparve prima a Maria Maddalena, dalla quale aveva scacciato sette demòni. 16:10 Questa andò ad annunziarlo a coloro che erano stati con lui, i quali facevano cordoglio e piangevano. 16:11 Essi, udito che egli viveva ed era stato visto da lei, non lo credettero. 16:12 Dopo questo, apparve in modo diverso a due di loro che erano in cammino verso i campi; 16:13 e questi andarono ad annunziarlo agli altri; ma neppure a quelli credettero. 16:14 Poi apparve agli undici mentre erano a tavola e li rimproverò della loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che l’avevano visto risuscitato. 16:15 E disse loro: “Andate per tutto il mondo, predicate il vangelo a ogni creatura. 16:16 Chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato; ma chi non avrà creduto sarà condannato. 16:17 Questi sono i segni che accompagneranno coloro che avranno creduto: nel nome mio scacceranno i demòni; parleranno in lingue nuove; 16:18 prenderanno in mano dei serpenti; anche se berranno qualche veleno, non ne avranno alcun male; imporranno le mani agli ammalati ed essi guariranno”. 16:19 Il Signore Gesù dunque, dopo aver loro parlato, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. 16:20 E quelli se ne andarono a predicare dappertutto e il Signore operava con loro confermando la Parola con i segni che l’accompagnavano.]

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GESU’ RISORGE ED APPARE AI DISCEPOLI E ASCENDE AL CIELO

Luca 24: 1-53

24:1 Ma il primo giorno della settimana, la mattina prestissimo, esse si recarono al sepolcro, portando gli aromi che avevano preparati. 24:2 E trovarono che la pietra era stata rotolata dal sepolcro. 24:3 Ma quando entrarono non trovarono il corpo del Signore Gesù. 24:4 Mentre se ne stavano perplesse di questo fatto, ecco che apparvero davanti a loro due uomini in vesti risplendenti; 24:5 tutte impaurite, chinarono il viso a terra; ma quelli dissero loro: “Perché cercate il vivente tra i morti? 24:6 Egli non è qui, ma è risuscitato; ricordate come egli vi parlò quand’era ancora in Galilea, 24:7 dicendo che il Figlio dell’uomo doveva essere dato nelle mani di uomini peccatori ed essere crocifisso, e il terzo giorno risuscitare”. 24:8 Esse si ricordarono delle sue parole. 24:9 Tornate dal sepolcro, annunziarono tutte queste cose agli undici e a tutti gli altri. 24:10 Quelle che dissero queste cose agli apostoli erano: Maria Maddalena, Giovanna, Maria, madre di Giacomo, e le altre donne che erano con loro. 24:11 Quelle parole sembrarono loro un vaneggiare e non prestarono fede alle donne. 24:12 Ma Pietro, alzatosi, corse al sepolcro; si chinò a guardare e vide solo le fasce; poi se ne andò, meravigliandosi dentro di sé per quello che era avvenuto. 24:13 Due di loro se ne andavano in quello stesso giorno a un villaggio di nome Emmaus, distante da Gerusalemme sessanta stadi; 24:14 e parlavano tra di loro di tutte le cose che erano accadute. 24:15 Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù stesso si avvicinò e cominciò a camminare con loro. 24:16 Ma i loro occhi erano impediti a tal punto che non lo riconoscevano. 24:17 Egli domandò loro: “Di che discorrete fra di voi lungo il cammino?” Ed essi si fermarono tutti tristi. 24:18 Uno dei due, che si chiamava Cleopa, gli rispose: “Tu solo, tra i forestieri, stando in Gerusalemme, non hai saputo le cose che vi sono accadute in questi giorni?” 24:19 Egli disse loro: “Quali?” Essi gli risposero: “Il fatto di Gesù Nazareno, che era un profeta potente in opere e in parole davanti a Dio e a tutto il popolo; 24:20 come i capi dei sacerdoti e i nostri magistrati lo hanno fatto condannare a morte e lo hanno crocifisso. 24:21 Noi speravamo che fosse lui che avrebbe liberato Israele; invece, con tutto ciò, ecco il terzo giorno da quando sono accadute queste cose. 24:22 È vero che certe donne tra di noi ci hanno fatto stupire; andate la mattina di buon’ora al sepolcro, 24:23 non hanno trovato il suo corpo, e sono ritornate dicendo di aver avuto anche una visione di angeli, i quali dicono che egli è vivo. 24:24 Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato tutto come avevano detto le donne; ma lui non lo hanno visto”. 24:25 Allora Gesù disse loro: “O insensati e lenti di cuore a credere a tutte le cose che i profeti hanno dette! 24:26 Non doveva il Cristo soffrire tutto ciò ed entrare nella sua gloria?” 24:27 E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo riguardavano. 24:28 Quando si furono avvicinati al villaggio dove andavano, egli fece come se volesse proseguire. 24:29 Essi lo trattennero, dicendo: “Rimani con noi, perché si fa sera e il giorno sta per finire”. Ed egli entrò per rimanere con loro. 24:30 Quando fu a tavola con loro prese il pane, lo benedisse, lo spezzò e lo diede loro. 24:31 Allora i loro occhi furono aperti e lo riconobbero; ma egli scomparve alla loro vista. 24:32 Ed essi dissero l’uno all’altro: “Non sentivamo forse ardere il cuore dentro di noi mentr’egli ci parlava per la via e ci spiegava le Scritture?” 24:33 E, alzatisi in quello stesso momento, tornarono a Gerusalemme e trovarono riuniti gli undici e quelli che erano con loro, 24:34 i quali dicevano: “Il Signore è veramente risorto ed è apparso a Simone”. 24:35 Essi pure raccontarono le cose avvenute loro per la via, e come era stato da loro riconosciuto nello spezzare il pane. 24:36 Ora, mentre essi parlavano di queste cose, Gesù stesso comparve in mezzo a loro, e disse: “Pace a voi!” 24:37 Ma essi, sconvolti e atterriti, pensavano di vedere un fantasma. 24:38 Ed egli disse loro: “Perché siete turbati? E perché sorgono dubbi nel vostro cuore? 24:39 Guardate le mie mani e i miei piedi, perché sono proprio io; toccatemi e guardate; perché un fantasma non ha carne e ossa come vedete che ho io”. 24:40 E, detto questo, mostrò loro le mani e i piedi. 24:41 Ma siccome per la gioia non credevano ancora e si stupivano, disse loro: “Avete qui qualcosa da mangiare?” 24:42 Essi gli porsero un pezzo di pesce arrostito; 24:43 egli lo prese, e mangiò in loro presenza. 24:44 Poi disse loro: “Queste sono le cose che io vi dicevo quand’ero ancora con voi: che si dovevano compiere tutte le cose scritte di me nella legge di Mosè, nei profeti e nei Salmi”. 24:45 Allora aprì loro la mente per capire le Scritture e disse loro: 24:46 “Così è scritto, che il Cristo avrebbe sofferto e sarebbe risorto dai morti il terzo giorno, 24:47 e che nel suo nome si sarebbe predicato il ravvedimento per il perdono dei peccati a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme. 24:48 Voi siete testimoni di queste cose. 24:49 Ed ecco io mando su di voi quello che il Padre mio ha promesso; ma voi, rimanete in questa città, finché siate rivestiti di potenza dall’alto”. 24:50 Poi li condusse fuori fin presso Betania; e, alzate in alto le mani, li benedisse. 24:51 Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato su nel cielo. 24:52 Ed essi, adoratolo, tornarono a Gerusalemme con grande gioia; 24:53 e stavano sempre nel tempio, benedicendo Dio.

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Gesù risorto si fa toccare dall’incredulo Tommaso

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GESU’ RISORGE ED APPARE AI DISCEPOLI

Giovanni 20: 1-31

20:1 Il primo giorno della settimana, la mattina presto, mentre era ancora buio, Maria Maddalena andò al sepolcro e vide la pietra tolta dal sepolcro. 20:2 Allora corse verso Simon Pietro e l’altro discepolo che Gesù amava e disse loro: “Hanno tolto il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’abbiano messo”. 20:3 Pietro e l’altro discepolo uscirono dunque e si avviarono al sepolcro. 20:4 I due correvano assieme, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse primo al sepolcro; 20:5 e, chinatosi, vide le fasce per terra, ma non entrò. 20:6 Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro, e vide le fasce per terra, 20:7 e il sudario che era stato sul capo di Gesù, non per terra con le fasce, ma piegato in un luogo a parte. 20:8 Allora entrò anche l’altro discepolo che era giunto per primo al sepolcro, e vide, e credette. 20:9 Perché non avevano ancora capito la Scrittura, secondo la quale egli doveva risuscitare dai morti. 20:10 I discepoli dunque se ne tornarono a casa. 20:11 Maria, invece, se ne stava fuori vicino al sepolcro a piangere. Mentre piangeva, si chinò a guardare dentro il sepolcro, 20:12 ed ecco, vide due angeli, vestiti di bianco, seduti uno a capo e l’altro ai piedi, lì dov’era stato il corpo di Gesù. 20:13 Ed essi le dissero: “Donna, perché piangi?” Ella rispose loro: “Perché hanno tolto il mio Signore e non so dove l’abbiano deposto”. 20:14 Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. 20:15 Gesù le disse: “Donna, perché piangi? Chi cerchi?” Ella, pensando che fosse l’ortolano, gli disse: “Signore, se tu l’hai portato via, dimmi dove l’hai deposto, e io lo prenderò”. 20:16 Gesù le disse: “Maria!” Ella, voltatasi, gli disse in ebraico: “Rabbunì!” che vuol dire: “Maestro!” 20:17 Gesù le disse: “Non trattenermi, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli, e di’ loro: “Io salgo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e Dio vostro””. 20:18 Maria Maddalena andò ad annunciare ai discepoli che aveva visto il Signore, e che egli le aveva detto queste cose. 20:19 La sera di quello stesso giorno, che era il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, Gesù venne e si presentò in mezzo a loro, e disse: “Pace a voi!” 20:20 E, detto questo, mostrò loro le mani e il costato. I discepoli dunque, veduto il Signore, si rallegrarono. 20:21 Allora Gesù disse loro di nuovo: “Pace a voi! Come il Padre mi ha mandato, anch’io mando voi”. 20:22 Detto questo, soffiò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo. 20:23 A chi perdonerete i peccati, saranno perdonati; a chi li riterrete, saranno ritenuti”. 20:24 Or Tommaso, detto Didimo, uno dei dodici, non era con loro quando venne Gesù. 20:25 Gli altri discepoli dunque gli dissero: “Abbiamo visto il Signore!” Ma egli disse loro: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi, e se non metto il mio dito nel segno dei chiodi, e se non metto la mia mano nel suo costato, io non crederò”. 20:26 Otto giorni dopo, i suoi discepoli erano di nuovo in casa, e Tommaso era con loro. Gesù venne a porte chiuse, e si presentò in mezzo a loro, e disse: “Pace a voi!” 20:27 Poi disse a Tommaso: “Porgi qua il dito e vedi le mie mani; porgi la mano e mettila nel mio costato; e non essere incredulo, ma credente”. 20:28 Tommaso gli rispose: “Signor mio e Dio mio!” 20:29 Gesù gli disse: “Perché mi hai visto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!” 20:30 Or Gesù fece in presenza dei discepoli molti altri segni miracolosi, che non sono scritti in questo libro; 20:31 ma questi sono stati scritti, affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e, affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome.

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GESU’ APPARE AI DISCEPOLI AL LAGO TIBERIADE

Giovanni 21: 1-25

21:1 Dopo queste cose, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli presso il mar di Tiberiade; e si manifestò in questa maniera. 21:2 Simon Pietro, Tommaso detto Didimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e due altri dei suoi discepoli erano insieme. 21:3 Simon Pietro disse loro: “Vado a pescare”. Essi gli dissero: “Veniamo anche noi con te”. Uscirono e salirono sulla barca; e quella notte non presero nulla. 21:4 Quando già era mattina, Gesù si presentò sulla riva; i discepoli però non sapevano che era Gesù. 21:5 Allora Gesù disse loro: “Figlioli, avete del pesce?” Gli risposero: “No”. 21:6 Ed egli disse loro: “Gettate la rete dal lato destro della barca e ne troverete”. Essi dunque la gettarono, e non potevano più tirarla su per il gran numero di pesci. 21:7 Allora il discepolo che Gesù amava disse a Pietro: “È il Signore!” Simon Pietro, udito che era il Signore, si cinse la veste, perché era nudo, e si gettò in mare. 21:8 Ma gli altri discepoli vennero con la barca, perché non erano molto distanti da terra (circa duecento cubiti), trascinando la rete con i pesci. 21:9 Appena scesero a terra, videro là della brace e del pesce messovi su, e del pane. 21:10 Gesù disse loro: “Portate qua dei pesci che avete preso ora”. 21:11 Simon Pietro allora salì sulla barca e tirò a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci; e benché ce ne fossero tanti, la rete non si strappò. 21:12 Gesù disse loro: “Venite a far colazione”. E nessuno dei discepoli osava chiedergli: “Chi sei?” Sapendo che era il Signore. 21:13 Gesù venne, prese il pane e lo diede loro; e così anche il pesce. 21:14 Questa era già la terza volta che Gesù si manifestava ai suoi discepoli, dopo esser risuscitato dai morti. 21:15 Quand’ebbero fatto colazione, Gesù disse a Simon Pietro: “Simone di Giovanni, mi ami più di questi?” Egli rispose: “Sì, Signore, tu sai che ti voglio bene”. Gesù gli disse: “Pasci i miei agnelli”. 21:16 Gli disse di nuovo, una seconda volta: “Simone di Giovanni, mi ami?” Egli rispose: “Sì, Signore; tu sai che ti voglio bene”. Gesù gli disse: “Pastura le mie pecore”. 21:17 Gli disse la terza volta: “Simone di Giovanni, mi vuoi bene?” Pietro fu rattristato che egli avesse detto la terza volta: “Mi vuoi bene?” E gli rispose: “Signore, tu sai ogni cosa; tu conosci che ti voglio bene”. Gesù gli disse: “Pasci le mie pecore. 21:18 In verità, in verità ti dico che quand’eri più giovane, ti cingevi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio, stenderai le tue mani e un altro ti cingerà e ti condurrà dove non vorresti”. 21:19 Disse questo per indicare con quale morte avrebbe glorificato Dio. E, dopo aver parlato così, gli disse: “Seguimi”. 21:20 Pietro, voltatosi, vide venirgli dietro il discepolo che Gesù amava; quello stesso che durante la cena stava inclinato sul seno di Gesù e aveva detto: “Signore, chi è che ti tradisce?” 21:21 Pietro dunque, vedutolo, disse a Gesù: “Signore, e di lui che sarà?” 21:22 Gesù gli rispose: “Se voglio che rimanga finché io venga, che t’importa? Tu, seguimi”. 21:23 Per questo motivo si sparse tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto; Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: “Se voglio che rimanga finché io venga, che t’importa?” 21:24 Questo è il discepolo che rende testimonianza di queste cose, e che ha scritto queste cose; e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera. 21:25 Or vi sono ancora molte altre cose che Gesù ha fatte; se si scrivessero a una a una, penso che il mondo stesso non potrebbe contenere i libri che se ne scriverebbero.

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Gesù ascende al cielo

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GESU’ RISORGE ED APPARE AI DISCEPOLI E ASCENDE AL CIELO

Atti 1: 1-11

1:1 Nel mio primo libro, o Teofilo, ho parlato di tutto quello che Gesù cominciò a fare e a insegnare, 1:2 fino al giorno che fu elevato in cielo, dopo aver dato mediante lo Spirito Santo delle istruzioni agli apostoli che aveva scelti. 1:3 Ai quali anche, dopo che ebbe sofferto, si presentò vivente con molte prove, facendosi vedere da loro per quaranta giorni, parlando delle cose relative al regno di Dio. 1:4 Trovandosi con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’attuazione della promessa del Padre, “la quale”, egli disse, “avete udita da me. 1:5 Perché Giovanni battezzò sì con acqua, ma voi sarete battezzati in Spirito Santo fra non molti giorni”. 1:6 Quelli dunque che erano riuniti gli domandarono: “Signore, è in questo tempo che ristabilirai il regno a Israele?” 1:7 Egli rispose loro: “Non spetta a voi di sapere i tempi o i momenti che il Padre ha riservato alla propria autorità. 1:8 Ma riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra”. 1:9 Dette queste cose, mentre essi guardavano, fu elevato; e una nuvola, accogliendolo, lo sottrasse ai loro sguardi. 1:10 E come essi avevano gli occhi fissi al cielo, mentre egli se ne andava, due uomini in vesti bianche si presentarono a loro e dissero: 1:11 “Uomini di Galilea, perché state a guardare verso il cielo? Questo Gesù, che vi è stato tolto, ed è stato elevato in cielo, ritornerà nella medesima maniera in cui lo avete visto andare in cielo”.

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GESU’ ASCENDE AL CIELO

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PIETRO SPIEGA ALLA FOLLA GESU’ IL  MESSIA MORTO IN CROCE RISORTO ED ASCESO IN CIELO

Atti 2: 22-41

2:22 “Uomini d’Israele, ascoltate queste parole! Gesù il Nazareno, uomo che Dio ha accreditato fra di voi mediante opere potenti, prodigi e segni che Dio fece per mezzo di lui, tra di voi, come voi stessi ben sapete, 2:23 quest’uomo, quando vi fu dato nelle mani per il determinato consiglio e la prescienza di Dio, voi, per mano di iniqui, inchiodandolo sulla croce, lo uccideste; 2:24 ma Dio lo risuscitò, avendolo sciolto dagli angosciosi legami della morte, perché non era possibile che egli fosse da essa trattenuto. 2:25 Infatti Davide dice di lui: “Io ho avuto il Signore continuamente davanti agli occhi, perché egli è alla mia destra, affinché io non sia smosso. 2:26 Per questo si è rallegrato il mio cuore, la mia lingua ha giubilato e anche la mia carne riposerà nella speranza; 2:27 perché tu non lascerai l’anima mia nel soggiorno dei morti, e non permetterai che il tuo Santo subisca la decomposizione. 2:28 Tu mi hai fatto conoscere le vie della vita. Tu mi riempirai di gioia con la tua presenza”. 2:29 Fratelli, si può ben dire liberamente riguardo al patriarca Davide, che egli morì e fu sepolto; e la sua tomba è ancora al giorno d’oggi tra di noi. 2:30 Egli dunque, essendo profeta e sapendo che Dio gli aveva promesso con giuramento che sul suo trono avrebbe fatto sedere uno dei suoi discendenti, 2:31 previde la risurrezione di Cristo e ne parlò dicendo che non sarebbe stato lasciato nel soggiorno dei morti, e che la sua carne non avrebbe subito la decomposizione. 2:32 Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato; di ciò, noi tutti siamo testimoni. 2:33 Egli dunque, essendo stato esaltato dalla destra di Dio e avendo ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, ha sparso quello che ora vedete e udite. 2:34 Davide infatti non è salito in cielo; eppure egli stesso dice: “Il Signore ha detto al mio Signore: “Siedi alla mia destra, 2:35 finché io abbia posto i tuoi nemici per sgabello dei tuoi piedi””. 2:36 Sappia dunque con certezza tutta la casa d’Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso”. 2:37 Udite queste cose, essi furono compunti nel cuore, e dissero a Pietro e agli altri apostoli: “Fratelli, che dobbiamo fare?” 2:38 E Pietro a loro: “Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo. 2:39 Perché per voi è la promessa, per i vostri figli, e per tutti quelli che sono lontani, per quanti il Signore, nostro Dio, ne chiamerà”. 2:40 E con molte altre parole li scongiurava e li esortava, dicendo: “Salvatevi da questa perversa generazione”. 2:41 Quelli che accettarono la sua parola furono battezzati; e in quel giorno furono aggiunte a loro circa tremila persone.

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LA VISIONE DI STEFANO

Atti 7: 54-56

7:54 Essi, udendo queste cose, fremevano di rabbia in cuor loro e digrignavano i denti contro di lui. 7:55 Ma Stefano, pieno di Spirito Santo, fissati gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla sua destra, 7:56 e disse: “Ecco, io vedo i cieli aperti, e il Figlio dell’uomo in piedi alla destra di Dio”.

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GESU’ RISUSCITATO DAI MORTI

Lettera ai Romani 1: 1-6

1:1 Paolo, servo di Cristo Gesù, chiamato a essere apostolo, messo a parte per il vangelo di Dio, 1:2 che egli aveva già promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sante Scritture 1:3 riguardo al Figlio suo, nato dalla stirpe di Davide secondo la carne, 1:4 dichiarato Figlio di Dio con potenza secondo lo Spirito di santità mediante la risurrezione dai morti; cioè Gesù Cristo, nostro Signore, 1:5 per mezzo del quale abbiamo ricevuto grazia e apostolato perché si ottenga l’ubbidienza della fede fra tutti gli stranieri, per il suo nome – 1:6 fra i quali siete anche voi, chiamati da Gesù Cristo –

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GESU’ RISORTO APPARE AGLI APOSTOLI E AI NUMEROSI DISCEPOLI

Lettera ai Corinzi 15: 1-28

15:1 Vi ricordo, fratelli, il vangelo che vi ho annunziato, che voi avete anche ricevuto, nel quale state anche saldi, 15:2 mediante il quale siete salvati, purché lo riteniate quale ve l’ho annunziato; a meno che non abbiate creduto invano. 15:3 Poiché vi ho prima di tutto trasmesso, come l’ho ricevuto anch’io, che Cristo morì per i nostri peccati, secondo le Scritture; 15:4 che fu seppellito; che è stato risuscitato il terzo giorno, secondo le Scritture; 15:5 che apparve a Cefa, poi ai dodici. 15:6 Poi apparve a più di cinquecento fratelli in una volta, dei quali la maggior parte rimane ancora in vita e alcuni sono morti. 15:7 Poi apparve a Giacomo, poi a tutti gli apostoli; 15:8 e, ultimo di tutti, apparve anche a me, come all’aborto; 15:9 perché io sono il minimo degli apostoli, e non sono degno di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la chiesa di Dio. 15:10 Ma per la grazia di Dio io sono quello che sono; e la grazia sua verso di me non è stata vana; anzi, ho faticato più di tutti loro; non io però, ma la grazia di Dio che è con me. 15:11 Sia dunque io o siano loro, così noi predichiamo, e così voi avete creduto. 15:12 Ora se si predica che Cristo è stato risuscitato dai morti, come mai alcuni tra voi dicono che non c’è risurrezione dei morti? 15:13 Ma se non vi è risurrezione dei morti, neppure Cristo è stato risuscitato; 15:14 e se Cristo non è stato risuscitato, vana dunque è la nostra predicazione e vana pure è la vostra fede. 15:15 Noi siamo anche trovati falsi testimoni di Dio, poiché abbiamo testimoniato di Dio, che egli ha risuscitato il Cristo; il quale egli non ha risuscitato, se è vero che i morti non risuscitano. 15:16 Difatti, se i morti non risuscitano, neppure Cristo è stato risuscitato; 15:17 e se Cristo non è stato risuscitato, vana è la vostra fede; voi siete ancora nei vostri peccati. 15:18 Anche quelli che sono morti in Cristo, sono dunque periti. 15:19 Se abbiamo sperato in Cristo per questa vita soltanto, noi siamo i più miseri fra tutti gli uomini. 15:20 Ma ora Cristo è stato risuscitato dai morti, primizia di quelli che sono morti. 15:21 Infatti, poiché per mezzo di un uomo è venuta la morte, così anche per mezzo di un uomo è venuta la risurrezione dei morti. 15:22 Poiché, come tutti muoiono in Adamo, così anche in Cristo saranno tutti vivificati; 15:23 ma ciascuno al suo turno: Cristo, la primizia; poi quelli che sono di Cristo, alla sua venuta; 15:24 poi verrà la fine, quando consegnerà il regno nelle mani di Dio Padre, dopo che avrà ridotto al nulla ogni principato, ogni potestà e ogni potenza. 15:25 Poiché bisogna ch’egli regni finché abbia messo tutti i suoi nemici sotto i suoi piedi. 15:26 L’ultimo nemico che sarà distrutto, sarà la morte. 15:27 Difatti, Dio ha posto ogni cosa sotto i suoi piedi; ma quando dice che ogni cosa gli è sottoposta, è chiaro che colui che gli ha sottoposto ogni cosa, ne è eccettuato. 15:28 Quando ogni cosa gli sarà stata sottoposta, allora anche il Figlio stesso sarà sottoposto a colui che gli ha sottoposto ogni cosa, affinché Dio sia tutto in tutti.

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GESU’ DOPO LA MORTE E RISURREZIONE E’ SALITO IN CIELO

Lettera agli Ebrei 1: 1-4

1:1 Dio, dopo aver parlato anticamente molte volte e in molte maniere ai padri per mezzo dei profeti, 1:2 in questi ultimi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che egli ha costituito erede di tutte le cose, mediante il quale ha pure creato l’universo. 1:3 Egli, che è splendore della sua gloria e impronta della sua essenza, e che sostiene tutte le cose con la parola della sua potenza, dopo aver fatto la purificazione dei peccati, si è seduto alla destra della Maestà nei luoghi altissimi. 1:4 Così è diventato di tanto superiore agli angeli, di quanto il nome che ha ereditato è più eccellente del loro.

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CONCLUSIONE:

La risurrezione di Gesù è il fondamento della fede cristiana, se Gesù non sarebbe risorto, il cristianesimo non sarebbe nato,

di Gesù si conoscerebbe poco, qualche notizia di un grande profeta sorto in Palestina al tempo di Ponzio Pilato.

Veramente gli Apostoli e i discepoli di Gesù, lo hanno visto risorto, e non come un fantasma, ma come una vera persona,

dopo questa esperienza hanno avuto la forza spirituale di continuare la missione di Gesù, ed è nata la religione cristiana,

religione che salva l’umanità dal male e dai peccati, religione che insegna amore, carità e misericordia.

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da: La Sacra Bibbia “Nuova Riveduta sui testi originali” Copyright © 1994, Società Biblica di Ginevra – CH-1211 Ginevra

http://camcris.altervista.org/i-bibbia.html

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GESU' ASCENDE GIOTTO

maggio 14, 2015

BEATA VERGINE MARIA DI FATIMA

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 8:16 am

BEATA VERGINE MARIA DI FATIMA

Dopo tre apparizioni di rilievo della Vergine Maria, verificatesi durante il XIX secolo, a La Salette nel 1846, a Lourdes nel 1858, a Castelpetroso nel 1888, la Madonna apparve nel 1917, la prima nel XX secolo, a Fatima in Portogallo.
In tutte queste apparizioni, come pure nel 1432 a Caravaggio e nel 1531 a Guadalupe in Messico, la Vergine si rivolse a ragazzi o giovani di umili condizioni sociali, per lo più dediti alla pastorizia; indicando così la sua predilezione per le anime semplici e innocenti, a cui affidare i suoi messaggi all’umanità peccatrice, invocandone il pentimento, esortandola alla preghiera, chiedendone la consacrazione al suo Cuore e la riparazione alle offese fatte al divin Figlio.

I luoghi – I veggenti
Fatima era allora un villaggio della zona centrale del Portogallo (Distretto di Santarém) sugli altipiani calcarei dell’Estremadura a 20 km a SE di Leìria, (il nome Fatima, prima degli avvenimenti delle apparizioni, era conosciuto esclusivamente come quello della figlia di Maometto, morta nel 633).
Ad un km e mezzo da Fatima, vi era una frazione chiamata Aljustrel e qui nacquero e vissero i tre protagonisti della storia di Fatima; Lucia Dos Santos nata nel 1907 e i suoi due cugini Francesco Marto nato nel 1908 e Giacinta Marto nata nel 1910; le due famiglie erano numerose, i Dos Santos avevano 5 figli ed i Marto 10 figli.
Come molti ragazzi del luogo, i tre cuginetti-amici, portavano a pascolare i piccoli greggi delle rispettive famiglie, verso i luoghi di pascolo dei dintorni ogni volta a loro scelta e con le pecore trascorrevano l’intera giornata; a mezzogiorno consumavano la colazione preparata dalle loro mamme e dopo recitavano il rosario.
Nel 1916 fra aprile ed ottobre, i tre ragazzi stupiti, furono testimoni di un fenomeno prodigioso; apparve loro un angelo sfavillante di luce, che si qualificò come l’Angelo della Pace e che li invitò alla preghiera; le apparizioni furono in tutto tre, due volte alla “Loca do Cabeço” e una volta al pozzo nell’orto della casa paterna. Queste apparizioni, narrate da Lucia, vengono classificate come ‘Il ciclo angelico’.

La prima apparizione, 13 maggio 1917
Era la domenica 13 maggio 1917; i tre cuginetti dopo aver assistito alla Santa Messa nella chiesa parrocchiale di Fatima, tornarono ad Aljustrel per prepararsi a condurre al pascolo le loro pecore.
Il tempo primaverile era splendido e quindi decisero di andare questa volta fino alla Cova da Iria, una grande radura a forma di anfiteatro, delimitata verso nord da una piccola altura.
Mentre allegri giocavano, nel cielo apparve un bagliore come lampi di fulmini, per cui preoccupati per un possibile temporale in arrivo, decisero di ridiscendere la collina per portare il gregge al riparo.
A metà strada dal pendio, vicino ad un leccio, la luce sfolgorò ancora e pochi passi più avanti videro una bella Signora vestita di bianco ritta sopra il leccio, era tutta luminosa, emanante una luce sfolgorante; si trovavano a poco più di un metro e i tre ragazzi rimasero stupiti a contemplarla; mentre per la prima volta la dolce Signora parlò rassicurandoli: “Non abbiate paura, non vi farò del male”.
Il suo vestito fatto di luce e bianco come la neve, aveva per cintura un cordone d’oro; un velo merlettato d’oro le copriva il capo e le spalle, scendendo fino ai piedi come un vestito; dalle sue dita portate sul petto in un atteggiamento di preghiera, penzolava il Rosario luccicante con una croce d’argento, sui piedi erano poggiate due rose.
A questo punto la più grande di loro, Lucia, chiese alla Signora “Da dove venite?” “Vengo dal Cielo” e Lucia “Dal cielo! E perché è venuta Lei fin qui?”, “Per chiedervi che veniate qui durante i prossimi sei mesi ogni giorno 13 a questa stessa ora; in seguito vi dirò chi sono e cosa desidero, ritornerò poi ancora qui una settima volta”.
E Lucia, “E anch’io andrò in cielo?”, “Si”, e “Giacinta?”, “anche lei”, “e Francesco?”, “anche lui, ma dovrà dire il suo rosario”.
La Vergine poi chiese: “Volete offrire a Dio tutte le sofferenze che Egli desidera mandarvi, in riparazione dei peccati dai quali Egli è offeso, e per domandare la conversione dei peccatori?”. “Si lo vogliamo” rispose Lucia, “Allora dovrete soffrire molto, ma la Grazia di Dio sarà il vostro conforto”.
E dopo avere raccomandato ai bambini di recitare il rosario tutti i giorni, per ottenere la pace nel mondo e la fine della guerra, la Signora cominciò ad elevarsi e sparì nel cielo.
Lucia durante tutte le apparizioni, sarà quella che converserà con la Signora, Giacinta la vedrà e udirà le sue parole ma senza parlarle, Francesco non l’udirà, ma la vedrà solamente, accettando di sapere dalle due bambine, quello che la Signora diceva.

La seconda e terza apparizione e le vicende dei tre veggenti
Al ritorno da Conca da Iria, Lucia raccomandò ai due piccoli cugini di non dire nulla a casa, ma Giacinta si lasciò sfuggire il segreto e da allora la loro vita quotidiana cambiò.
Si era in un tempo di affermazione di un diffuso materialismo, sia ideologico, sia politico, il cui maggior filone era il bolscevismo sovietico; inoltre il 5 maggio 1917, quindi otto giorni prima, papa Benedetto XV, visto il perdurare della sanguinosa Prima Guerra Mondiale, scoppiata nel 1914 in Europa, aveva invitato i cattolici di tutto il mondo ad unirsi in una crociata di preghiera, per ottenere la pace per intercessione della Madonna e l’apparizione di Fatima sembrò la risposta della Vergine a tale iniziativa.
Nell’alternarsi delle notizie e delle relative valutazioni, i tre ragazzi subirono sgridate, opposizioni, incredulità e prese in giro, prima dagli spaventati genitori, poi dalle autorità ecclesiastiche e politiche.
Comunque all’appuntamento del 13 giugno i tre veggenti non erano soli, già una sessantina di persone curiose l’avevano accompagnati.
Dopo aver recitato il rosario, la Signora apparve di nuovo, e fra l’altro raccomandò di recitare il rosario tutti i giorni, chiese a Lucia d’imparare a leggere e scrivere, per essere così in grado di trasmettere i suoi messaggi.
Rivelò le sofferenze del suo Cuore Immacolato per gli oltraggi subiti dai peccati dell’umanità; disse che Giacinta e Francesco sarebbero andati in cielo a breve, mentre Lucia sarebbe restata nel mondo per far conoscere e amare il suo Cuore Immacolato.
Il 13 luglio 1917, dopo avere affrontato ogni tipo di disprezzo e scherno da parte dei loro concittadini, Lucia, Francesco e Giacinta ritornarono alla Cova da Iria per il terzo incontro con la Signora, e questa volta erano in compagnia di più di duemila persone, desiderose di vedere i veggenti che dicevano di vedere la Signora.
Dopo la recita del rosario, ella apparve di nuovo e questa volta Lucia le chiese di dire chi era e di fare un miracolo affinché tutti potessero credere. La Signora assicurò: “Continuate a venir qui tutti i mesi: Ad ottobre dirò chi sono, quel che voglio, e farò un miracolo che tutti potranno vedere bene per credere”.
E in quest’occasione la Celeste Visione aprì le mani come le altre volte, da dove uscì un raggio di luce, che penetrò nella profondità della terra e per un attimo i tre veggenti ebbero la visione spaventosa dell’inferno o meglio dire della condanna delle anime peccatrici.
In questa terza importante apparizione, vi furono anche messaggi basilari, che la Signora trasmise ai veggenti con la consegna del silenzio e che Lucia svelerà per obbedienza nel 1941 le prime due parti, che riguardano “La salvezza delle anime” e “La devozione al Cuore Immacolato di Maria”, mentre la terza parte rimase avvolta nel mistero per 83 anni, solo ai Sommi Pontefici fu svelata, finché il ‘Terzo Segreto di Fatima’ non è stato rivelato dalla Chiesa che nel 2000.
Ancora la Bianca Signora disse, che era necessario la consacrazione della Russia al suo Cuore Immacolato e la comunione riparatrice dei primi sabati di cinque mesi, se si voleva la pace nel mondo; la guerra stava per finire ma un’altra peggiore poteva cominciare con fame, miseria e persecuzioni contro la Chiesa e il Papa.
Concluse dicendo: “Quando recitate il rosario, dite alla fine di ogni diecina: O Gesù mio, perdonate le nostre colpe; preservateci dal fuoco dell’inferno; portate in cielo tutte le anime e soccorrete specialmente le più bisognose della Vostra misericordia”.

La quarta e quinta apparizione
Il 13 di agosto 1917 non ci fu l’apparizione, nonostante che un gran numero di fedeli si fossero radunati alla Cova da Iria, perché i tre ragazzi furono impediti di andarci dal sindaco del paese, fortemente anticlericale, il quale con un inganno le aveva trasferiti da Aljustrel alla Casa Comunale di Fatima e poi visto che non volevano ritrattare nulla sulle apparizioni, né svelare eventuali trucchi, li fece mettere in prigione per intimorirli.
La domenica successiva 19 agosto, i tre ebbero la bella sorpresa di vedere la Madonna nel luogo chiamato Valinhos, Ella volle placare la loro angoscia per aver saltato l’appuntamento del 13 alla Cova.
In quest’occasione, la Vergine fra l’altro, chiese che fosse eretta una cappella sul luogo delle apparizioni con le offerte lasciate dai pellegrini.
Il 13 settembre la Signora apparve di nuovo ai tre pastorelli, che erano circondati da una folla di circa 30.000 persone; anche questa volta la Celeste Signora promise che il 13 ottobre avrebbe fatto un miracolo per tutti, poi sparì in un globo luminoso che partendo dal leccio si elevò verso il cielo.

Il giorno più importante, l’apparizione del 13 ottobre 1917
La notizia di un miracolo visibile a tutti, fece il giro del Portogallo; all’appuntamento di ottobre ci fu così una folla valutata sulle 70.000 persone provenienti da tutto il Paese, con giornalisti e fotografi della stampa nazionale ed internazionale inviati per registrare l’avvenimento.
Non mancavano fra loro gli scettici ed i beffardi, pronti ad assaporare la cocente delusione di quanti erano in preghiera, se non fosse avvenuto nulla. Il tempo da parte sua, non prometteva niente di buono, quel giorno era scuro e freddo, la pioggia cadde copiosamente, mentre la gran folla di pellegrini cercava di ripararsi alla meglio.
Anche questa volta, appena apparsa la Signora, Lucia domandò “Signora chi siete e cosa volete da me?”; e Lei subito rispose: “Io sono la Signora del Rosario; voglio una cappella costruita qui in mio omaggio; che continuino a recitare il rosario tutti i giorni. La guerra finirà e i soldati torneranno presto alle loro case; gli uomini non devono offendere il Signore che è già troppo offeso”.
La Vergine a questo punto aprì di nuovo le mani e lanciò un raggio di luce in direzione del sole e mentre Lei si elevava verso il cielo, i tre veggenti poterono così vedere accanto al sole i tre membri della Sacra Famiglia, Gesù Bambino, S. Giuseppe e la Madonna; in pochi attimi ebbero anche la visione di un uomo adulto che benediceva il mondo e la Madonna che a Lucia parve essere la Madonna Addolorata, e infine una terza scena in cui vi era la Madonna del Carmelo con lo scapolare in mano.
Alla fine avvenne lo strepitoso prodigio del sole; riportiamo qui la descrizione fatta dal giornalista, libero pensatore Avelino d’Almeida, direttore del giornale di Lisbona “O Seculo”, presente al fenomeno e che pubblicò nell’edizione del mattino di lunedì 15 ottobre 1917.
“Abbiamo assistito ad uno spettacolo unico ed incredibile, per chi non era presente… il sole sembrava un disco d’argento opaco… non riscaldava, non offuscava. Si poteva dire che fosse un’eclissi. Si sentì allora un grido:
‘Miracolo, Miracolo!’. Di fronte agli occhi sbalorditi della gente, il cui atteggiamento ci riportava ai tempi Biblici, e che, pallidi di paura e con le teste scoperte, guardavano il cielo azzurro, il sole che tremava, che faceva movimenti rapidi, mai visti prima, estranei alle leggi cosmiche, il sole ‘cominciò a ballare’ come dicono i contadini…
C’era solo una cosa da fare, cioè che gli scienziati spiegassero con tutta la loro sapienz,a il fantastico ballo del sole che oggi, a Fatima, ha levato un ‘Osanna’ dal cuore dei fedeli e che, secondo testimoni affidabili, ha impressionato perfino i liberi pensatori ed altri senza convinzioni religiose, che sono venuti a questo luogo d’ora in poi celebre”.
Quando tutto ciò finì, gli abiti di tutti prima bagnati dall’insistente pioggia, erano perfettamente asciutti; alla Cova da Iria la Madonna era veramente apparsa e si era manifestata con un miracolo visto dai presenti stupiti e terrorizzati.

Il messaggio della Vergine – La conferma della Chiesa
I tre veggenti con la loro semplicità e tenacia, raccontarono la sollecitudine di questa tenera Mamma per le sorti dell’umanità, minacciata da diversi flagelli e che per impedirli occorreva: Penitenza – Recita del Rosario – Consacrazione al suo Cuore Immacolato, specie da parte di una Nazione europea potente ma travagliata dal materialismo – La costruzione di una Cappella in suo onore per trasformarla in meta di pellegrinaggi di poveri, sofferenti e penitenti
Naturalmente, per un lungo periodo la vicenda e il messaggio restarono nell’oblio e nel ristretto orizzonte di un semisconosciuto ambiente di poveri pastori e contadini.
Il 28 aprile 1919 si diede inizio alla costruzione della Cappellina delle Apparizioni; il 13 ottobre 1930 il vescovo di Leira dichiarò “degne di fede le visioni dei bambini alla Cova da Iria”, autorizzando il culto alla Madonna di Fatima; il 13 maggio 1931 l’episcopato portoghese, secondo il messaggio di Fatima, fece la prima consacrazione del Portogallo al Cuore Immacolato di Maria.
Il 31 ottobre 1942 papa Pio XII, in un radiomessaggio consacrò il mondo al Cuore Immacolato di Maria e il 7 luglio 1952 consacrò a Maria i popoli della Russia, come aveva chiesto la Celeste Signora a Fatima.
L’avverarsi della minaccia con la Seconda Guerra Mondiale, fece ricordare ai cristiani il messaggio di Fatima; il 13 maggio 1946 con la presenza del legato pontificio, cardinale Benedetto Aloisi Masella, davanti ad una folla di ottocentomila pellegrini, ci fu l’incoronazione della statua della Vergine di Fatima.
I papi attraverso loro delegati, come fece Pio XII, o recandosi personalmente in pellegrinaggio, come fece Paolo VI il 13 maggio 1967, in occasione del 50° anniversario delle Apparizioni e Giovanni Paolo II il 13 maggio 1982, un anno esatto dopo l’attentato subito in Piazza S. Pietro, il cui proiettile è incastonato nella corona della statua in segno di riconoscenza, hanno additato Fatima come un faro che ancora oggi continua a gettare la sua luce, per richiamare il mondo disorientato verso l’unico porto di salvezza; Fatima dunque non vuole essere uno spauracchio per l’umanità, né un’occasione forte per gente morbosamente curiosa e assetata di catastrofi, vuole essere invece un invito alla speranza che nasce dalla certezza che Dio vuole il nostro bene ad ogni costo.
Il santuario mariano di Fatima è uno dei luoghi più venerati dal Cattolicesimo e in questo luogo, sacro per l’apparizione di Maria, papa Giovanni Paolo II volle recarsi di nuovo il 13 maggio 2000, per procedere alla beatificazione dei fratelli Marto, al termine della celebrazione il cardinale Segretario di Stato, Angelo Sodano diede lettura della comunicazione in lingua portoghese, sul terzo segreto di Fatima; ed appena un mese dopo, il 26 giugno 2000, il papa ne autorizzò la divulgazione pubblica da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede, accompagnata da opportuno commento teologico del Prefetto, cardinale Joseph Ratzinger.

Il “Terzo segreto di Fatima”
Questa terza parte del messaggio ricevuto, fu messo per iscritto da suor Lucia, allora ancora suora di Santa Dorotea, il 3 gennaio 1944, il documento inviato in Vaticano, è stato letto da tutti i pontefici succedutisi e da pochissimi altri stretti collaboratori e conservato presso la Congregazione per la Dottrina della Fede.
L’intero messaggio della Vergine è stato a lungo oggetto di congetture ed esegesi da parte di teologi e studiosi, cattolici e non. Ma la terza parte, tenuta segreta dalla Chiesa, è stata quella che ha fatto credere a catastrofi, che avrebbero sconvolto la vita della Chiesa stessa, cosicché i pontefici preferirono non divulgarla, rimandando dopo la lettura, la busta sigillata alla suddetta Congregazione, dove è stata custodita sin dal 1957.

Riportiamo il testo di suor Lucia: “Dopo le due parti che ho già esposto, abbiamo visto al lato sinistro di Nostra Signora un poco più in alto, un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui; l’Angelo indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: Penitenza, Penitenza, Penitenza!
E vedemmo una luce immensa che è Dio: “qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti” un vescovo vestito di bianco ”abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre”.
Vari altri vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c’era una grande Croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia; il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni.
Sotto i due bracci della Croce c’erano due Angeli ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio”. Tuy, 3-1-1944.

Si riporta uno stralcio della comunicazione letta il 13 maggio 2000 a Fatima, presente il papa:
“Tale testo costituisce una visione profetica paragonabile a quelle della Sacra Scrittura, che non descrivono in senso fotografico i dettagli degli avvenimenti futuri, ma sintetizzano e condensano su un medesimo sfondo fatti che si distendono nel tempo in una successione e in una durata non precisate. Di conseguenza la chiave di lettura del testo non può che essere di carattere simbolico.
La visione di Fatima riguarda soprattutto la lotta dei sistemi atei contro la Chiesa e i cristiani e descrive l’immane sofferenza dei testimoni della fede dell’ultimo secolo del secondo millennio. È una interminabile Via Crucis guidata dai Papi del ventesimo secolo.
Secondo l’interpretazione dei pastorelli, interpretazione confermata anche recentemente da suor Lucia, il “Vescovo vestito di bianco” che prega per tutti i fedeli è il Papa. Anch’egli, camminando faticosamente verso la Croce tra i cadaveri dei martirizzati (vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e numerosi laici) cade a terra come morto, sotto i colpi di arma da fuoco.
Dopo l’attentato del 13 maggio 1981, a Sua Santità apparve chiaro che era stata “una mano materna a guidare la traiettoria della pallottola”, permettendo al “papa agonizzante” di fermarsi “sulla soglia della morte”. In occasione di un passaggio da Roma dell’allora vescovo di Leiria – Fatima, il papa decise di consegnargli la pallottola, che era rimasta nella jeep dopo l’attentato, perché fosse custodita nel Santuario.
Per iniziativa del vescovo essa fu poi incastonata nella corona della statua della Madonna di Fatima.
I successivi avvenimenti del 1989 hanno portato, sia in Unione Sovietica che in numerosi Paesi dell’Est, alla caduta del regime comunista che propugnava l’ateismo. Anche per questo il Sommo Pontefice ringrazia dal profondo del cuore la Vergine Santissima. Tuttavia, in altre parti del mondo gli attacchi contro la Chiesa e i cristiani, con il peso di sofferenza che portano con sé, non sono purtroppo cessati. Anche se le vicende a cui fa riferimento la terza parte del ‘segreto’ di Fatima sembrano ormai appartenenti al passato, la chiamata della Madonna alla conversione e alla penitenza, pronunciata all’inizio del ventesimo secolo, conserva ancora oggi una sua stimolante attualità…”

A conclusione si riportano alcuni stralci del commento teologico dell’allora Prefetto della Congregazione della Fede, card. Joseph Ratzinger: Nella relazione del Card. Ratzinger, si ribadisce che il Terzo Segreto non aggiunge nulla a quella che è la Rivelazione di Cristo.
“Si chiama ‘Rivelazione’, perché in essa Dio si è dato a conoscere progressivamente agli uomini, fino al punto di divenire egli stesso uomo, per attirare a sé e a sé riunire tutto quanto il mondo per mezzo del Figlio incarnato Gesù Cristo”
“In Cristo, Dio, ha detto tutto, cioè sé stesso, e pertanto la rivelazione si è conclusa con la realizzazione del mistero di Cristo, che ha trovato espressione nel Nuovo Testamento… La rivelazione privata (come i messaggi trasmessi dalla Madonna ai tre pastorelli di Fatima) è un aiuto per questa fede in Cristo”.
“La parola chiave di questo ‘Segreto’, è il triplice grido: ‘Penitenza, Penitenza, Penitenza!… A suor Lucia appariva sempre più chiaramente come lo scopo di tutte quante le apparizioni sia stato quello di far crescere sempre più nella fede, nella speranza e nella carità – tutto il resto intendeva portare solo a questo….”.

I tre veggenti dopo le apparizioni
Purtroppo, prima Francesco Marto, poi la sorellina Giacinta Marto, morirono prestissimo come aveva predetto la Vergine; ambedue vittime della terribile epidemia di febbri influenzali detta “la spagnola”, che desolò l’Europa negli anni 1917-20, con numerosissimi morti di tutte le età, in prosieguo alla catastrofe appena terminata della Prima Guerra Mondiale.
Francesco morì il 4 aprile 1919 nella sua casa di Aljustrel (Fatima) a quasi 11 anni, mentre Giacinta morì il 20 febbraio 1920 in un ospedale di Lisbona a quasi 10 anni.
Ambedue riposano nella grande Basilica della Vergine di Fatima e sono stati proclamati Beati il 13 maggio 2000 da papa Giovanni Paolo II.
Lucia Dos Santos invece proseguì la sua missione di veggente-confidente della Vergine e custode del suo messaggio al mondo; fu per anni Suora di Santa Dorotea e poi passò a 41 anni, come carmelitana scalza nel Carmelo di Coimbra; ritornò varie volte per brevi visite a Fatima sul luogo delle Apparizioni.
La sua vita fu lunghissima, è morta il 13 febbraio 2005 a 98 anni nel convento di Coimbra e dal 19 febbraio 2006, riposa accanto ai cuginetti i Beati Francesco e Giacinta Marto nella Basilica di Fatima (per notizie più approfondite su di loro, vedere le singole schede presenti nel sito).
Autore: Antonio Borrelli

http://www.santiebeati.it/dettaglio/53050

FATIMA: QUEL MIRACOLO A CUI CREDETTERO PURE GLI ATEI

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FATIMA: QUEL MIRACOLO A CUI CREDETTERO PURE GLI ATEI

di Daniele Di Luciano –

Cos’è un “miracolo”? Leggiamo sull’Enciclopedia Universale Garzanti:

Fenomeno eccezionale, non spiegabile con le leggi naturali e scientifiche, e attribuito all’intervento diretto di Dio

Spesso i miracoli vengono utilizzati dai fedeli a supporto delle loro credenze. Ovviamente i fedeli, in quanto tali, non riescono sempre a essere oggettivi. Così finiscono per scambiare dei fenomeni naturali scientificamente spiegabili per manifestazioni miracolose del Dio in cui credono. Forse lo fanno in buonafede, solo perché ignoranti, o forse no, non lo so… Però lo fanno. Con il risultato di apparire ancora meno credibili agli occhi degli atei.

È il caso, ad esempio, di un recente fenomeno avvenuto a Medjugorje quando due aerei militari, che avevano irrorato l’atmosfera di sostanze chimiche, avevano formato una “croce” nel cielo. Croci simili si possono osservare, un giorno sì e uno no, nei cieli di mezzo mondo. Ma, dato che che il fenomeno si era verificato sopra Medjugorje, la razionalità ha lasciato il campo all’emotività e subito si è urlato al miracolo della Madonna.

Sinceramente trovo ridicoli certi “miracoli”. Ma trovo ridicolo anche l’atteggiamento di certi “razionalisti” che quando sentono il termine “miracolo” si voltano dall’altra parte e si rifiutano di dialogare.

Proprio in quanto “razionalisti”, non si dovrebbe trattare alcun argomento come “tabù” altrimenti si incorre in un paradosso: stabilendo a priori che i miracoli non possono verificarsi, si finisce col portare avanti un dogma. In questo modo gli atei, che disprezzano l’irrazionalità dei “fedeli”, mostrano la stessa chiusura mentale, generata dal preconcetto opposto.

Una persona onesta intellettualmente, invece, non parte da nessun pregiudizio e, di fronte a un ipotetico miracolo, dovrebbe porsi più o meno così: “Dici che sia avvenuto un miracolo? Dai, spiegami cos’è successo e valutiamo insieme le possibili spiegazioni.”

Se riuscite a porvi in questo modo, continuate pure la lettura. In caso contrario evitate di perdere tempo, chiudete l’articolo e portate avanti il vostro dogma, qualunque esso sia.

Voglio parlarvi di un avvenimento miracoloso avvenuto tanto tempo fa. Il “miracolo” è molto famoso, credo che praticamente tutti ne abbiano sentito parlare. Anch’io ne avevo sentito parlare ma non sapevo esattamente cosa fosse avvenuto. Di conseguenza lo avevo superficialmente bollato come una di quelle storie a cui credono i cattolici ignoranti. Un giorno però, stavo chiacchierando con Marcello, un signore molto colto e stranamente “fedele”; mi chiedevo e gli chiedevo come potesse, una persona che ha letto tanti libri come lui, credere alle favolette della Bibbia. Mi rispose con varie argomentazioni ma una mi colpì particolarmente. Mi disse: “Come puoi non credere dopo quello che è successo a Fatima?“. Scoppiai a ridere. Lui invece rimase serio. Pensai: “Ma che veramente-veramente questo crede alla Madonna di Fatima?“. Mi accorsi solo in quel momento che non conoscevo bene quel che era successo a Fatima. Sì, ne avevo sentito parlare tante volte, sapevo che si era creato un grosso business in quel paese, ricordavo che c’entravano tre/quattro pastorelli allucinati che avevano visto la Madonna… ma non mi ero mai documentato a riguardo. Il mio “razionalismo dogmatico” me lo aveva impedito.

Quando Marcello finì di raccontarmi quel che era  successo a Fatima non gli credetti. Ma nutrivo in lui troppa stima per pensare che mi avesse mentito. Così il giorno dopo accesi il computer e trovai quello quello che ora sto per scrivere.

I pastorelli allucinati erano tre. Avevano 7, 9 e 10 anni quando il 13 maggio 1917, a Fatima, in Portogallo, videro la Madonna scendere dal cielo. La Madonna in quella prima apparizione, disse loro che sarebbe apparsa ogni 13 del mese, fino al 13 ottobre.

Durante queste sei apparizioni, la Madonna predisse ai pastorelli la prossima fine della prima guerra mondiale e il pericolo di una seconda guerra ancora più devastante nel caso in cui gli uomini non si fossero convertiti.

Stento a credere che dei bambini siano degli esperti di geopolitica tanto da prevedere avvenimenti simili… Ma certo non può bastare questo per credere che i pastorelli allucinati non siano allucinati. Quindi andiamo avanti.

Il 13 giugno la Madonna predisse a Lucia, la pastorella di 10 anni, che gli altri due pastorelli sarebbero morti presto. Effettivamente i due pastorelli morirono entrambi prima di compiere gli undici anni. Ma neppure questa è una prova. Lucia, la pastorella sopravvissuta, avrebbe potuto ucciderli o assoldare un killer per fare in modo che la profezia si compisse. Quindi andiamo avanti.

Si iniziò a parlare di questa storia. Nonostante gli stessi genitori stentarono a credere ai bambini, già il 13 luglio 5000 persone si erano radunate nel luogo dell’apparizione. Ma in tanti non credevano. I bambini furono anche picchiati e arrestati dal sindaco che li voleva costringere a confessare le loro bugie. Ma i pastorelli continuarono ad affermare di aver visto la Madonna.

Ad agosto la Madonna promise ai pastorelli che il 13 ottobre avrebbe lasciato un segno così che tutti avrebbero creduto alle loro parole.

Il 13 settembre c’erano 30000 persone sul luogo dell’apparizione. Fin qui sembra la storia di una psicosi di massa. Ma il miracolo deve ancora avvenire.

Il 13 ottobre, nonostante la pioggia, più di 60000 persone arrivano in quel campo di Fatima. Fra loro tanti credenti ma anche tanti curiosi. Data l’enorme risonanza della vicenda, si erano presentati a Fatima tanti atei che aspettavano quel giorno in cui la Madonna aveva promesso di dare un segno, per sbugiardare i pastorelli e gli altri credenti. Tra gli atei vi erano alcuni giornalisti, uno dei quali era Avelino de Almeida, direttore responsabile del giornale O Seculo, il più diffuso quotidiano liberale, massonico ed anticlericale di Lisbona.

Avelino era andato lì perché voleva scrivere, sul suo giornale, un articolo che mettesse fine a tutte quelle buffonate. L’articolo, infatti, lo scrisse e apparve sul “O Seculo” il 15 ottobre 1917. Ma Avelino non riuscì a mentire e quell’articolo, oggi, è la prova che un miracolo avvenne.

Andiamo con ordine. Il 13 ottobre appare la Madonna mentre sessantamila persone sono raccolte attorno ai pastorelli. Piove, anzi, diluvia. La Madonna dice ai pastorelli di ordinare ai fedeli di chiudere gli ombrelli. I pastorelli riferiscono e i fedeli obbediscono. In quel momento, tra le nubi, appare il sole. Sessantamila persone testimoniarono che videro il sole avvicinarsi alla terra. Lo videro “danzare” e quando il quel fenomeno terminò, i loro vestiti erano asciutti e asciutto era anche il terreno fangoso che fino a pochi istanti prima li sommergeva fino alle caviglie.

L’articolo di Avelino titolerà: “COSE SORPRENDENTI! COME IL SOLE HA DANZATO IN PIENO GIORNO A FATIMA” La traduzione in italiano dell’intero articolo del giornalista anticattolico la trovate qui. Ve ne riporto un passo:

Dalla strada, dove i carri erano tutti raggruppati e dove stavano centinaia di persone che non avevano il coraggio sufficiente per attraversare il terreno reso fangoso dalla pioggia, vedemmo l’immensa folla girarsi verso il sole che apparve al suo zenit, chiaro tra le nuvole. Sembrava un disco d’argento, ed era possibile guardarlo senza problemi. Non bruciava gli occhi, non li accecava. Come se vi fosse stata un eclisse. Poi si udì un urlo fragoroso, e la gente più vicina cominciò a gridare
– Miracolo, miracolo! Meraviglia, meraviglia!
Davanti agli occhi estasiati delle persone, il cui comportamento ci riportava ai tempi della Bibbia e le quali ora contemplavano il cielo limpido, sbalorditi ed, a testa scoperta, il sole tremò, compì degli strani e bruschi movimenti, al di fuori di qualsiasi logica scientifica il sole «danzò», secondo la tipica espressione dei contadini

Ma quella di Avelino non è l’unica testimonianza degna di nota. Tra i presenti vi era anche il dott. José Maria Proença de Almeida Garrett, professore di Scienze Naturali alla Università di Coimbra. Il resoconto integrale della sua testimonianza lo trovate in “Novos Documentos de Fatima” (Loyala Edizioni, San Paulo, 1984). Ne riporto un brano:

Il cielo, che era stato nuvoloso tutto il giorno, improvvisamente si schiarì: la pioggia cessò e sembrò che il sole stesse per riempire di luce la campagna circostante, che in quella mattinata invernale appariva così malinconica. Io stavo guardando il luogo delle apparizioni in una serena, anche se fredda, aspettativa di qualcosa che doveva accadere, e la mia curiosità diminuiva per il lungo tempo che era passato senza che nulla attirasse la mia attenzione. Il sole, pochi istanti prima, si era fatto largo tra la spessa coltre di nuvole che lo nascondevano e ora risplendeva chiaro e intenso.

Improvvisamente udii il clamore di centinaia di voci e vidi che la folla si sparpagliava ai miei piedi… voltava la schiena al luogo dove, fino a quel momento, si era concentrata la sua attesa e guardava verso il sole dall’altro lato. Anche io mi sono rivoltato verso il punto che richiamava lo sguardo di tutti e potei vedere il sole apparire come un disco chiarissimo, con i contorni nitidi, che splendeva senza offendere la vista. Non poteva essere confuso con il sole visto attraverso una nebbia (che non c’era in quel momento) perché non era né velato né attenuato. A Fatima esso manteneva la sua luce e il suo calore e si stagliava nel cielo con i suoi nitidi contorni, come un largo tavolo da gioco. La cosa più stupefacente era il poter contemplare il disco solare, per lungo tempo, brillante di luce e calore, senza ferirsi gli occhi o danneggiare la retina.

[Durante questo tempo] il disco del sole non rimase immobile: aveva un movimento vertiginoso [ma] non come lo scintillio di una stella in tutto il suo splendore perché esso girava su se stesso in folli giravolte. Durante il fenomeno solare che ho appena descritto, avvenne anche un cambiamento di colore nell’atmosfera. Guardando verso il sole, ho notato che tutto stava diventando più scuro. Ho guardato prima gli oggetti più vicini e poi ho esteso il mio sguardo ai campi fino all’orizzonte. Vidi ogni cosa assumere il colore dell’ametista. Gli oggetti intorno a me, il cielo e l’atmosfera, erano dello stesso colore. Ogni cosa, sia vicina che lontana era cambiata, assumendo il colore di un vecchio damasco giallo. Sembrava che la gente soffrisse di itterizia e io ricordo di aver provato un senso di divertimento vedendo le persone sembrare così brutte e sgradevoli. La mia stessa mano era di tale colore. Poi, improvvisamente, si udì un clamore, un grido di angoscia prorompere da tutti. Il sole, roteando selvaggiamente, sembrò staccarsi all’improvviso dal firmamento e, rosso come sangue, avanzare minacciosamente verso la terra come per schiacciarci con il suo peso immenso e ardente. Durante quei momenti provai una sensazione veramente terribile. Tutti i fenomeni che ho descritto furono da me osservati in uno stato d’animo calmo e sereno, senza alcun disturbo emotivo. Interpretarli e spiegarli è compito di altri. Debbo dichiarare infine che mai, prima o dopo il 13 Ottobre [1917] ho assistito a simili fenomeni atmosferici o solari”.

Qualsiasi persona razionale, di fronte a questi dati, non può che provare, come minimo, un senso di disagio. L’ipotesi più probabile è che si sia trattato di un’allucinazione collettiva. Ma non è così. Degli scienziati analizzarono il terreno e dissero che l’energia per asciugarlo in così poco tempo avrebbe dovuto incenerire i presenti. Scartata l’allucinazione di massa resta solo il miracolo o un esperimento dei servizi segreti con tecnologie super raffinate… Cosa che, nel 1917, appare impossibile.

Dunque…?

PS ho evitato appositamente di includere l’ipotesi più assurda, quella che riguarda gli alieni. Solo degli ingenui possono credere che dei fantomatici alieni si spaccino per la Madonna per chiedere la conversione della Russia al cattolicesimo.

 

maggio 9, 2015

SUPPLICA ALLA MADONNA DI POMPEI

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SUPPLICA ALLA MADONNA DI POMPEI

(da recitarsi l’8 maggio e la prima domenica di ottobre a mezzogiorno)

MADONNA POMPEI

I. – O Augusta Regina delle vittorie, o Vergine sovrana del Paradiso, al cui nome potente si rallegrano i cieli e tremano per terrore gli abissi, o Regina gloriosa del Santissimo Rosario, noi tutti, avventurati figli vostri, che la bontà vostra ha prescelti in questo secolo ad innalzarvi un Tempio in Pompei, qui prostrati ai vostri piedi, in questo giorno solennissimo della festa dei novelli vostri trionfi sulla terra degl’idoli e dei demoni, effondiamo con lacrime gli affetti del nostro cuore, e con la confidenza di figli vi esponiamo le nostre miserie.

Deh! da quel trono di clemenza ove sedete Regina, volgete, o Maria, lo sguardo vostro pietoso verso di noi, su tutte le nostre famiglie, sull’Italia, sull’Europa, su tutta la Chiesa; e vi prenda compassione degli affanni in cui volgiamo e dei travagli che ne amareggiano la vita. Vedete, o Madre, quanti pericoli nell’anima e nel corpo ne circondano: quante calamità e afflizioni ne costringono! O Madre, trattenete il braccio della giustizia del vostro Figliuolo sdegnato e vincete colla clemenza il cuore dei peccatori: sono pur nostri fratelli e figli vostri, che costarono sangue al dolce Gesù, e trafitture di coltello al vostro sensibilissimo Cuore. Oggi mostratevi a tutti, qual siete, Regina di pace e di perdono.

Salve Regina.

II. – È vero, è vero che noi per primi, benché vostri figliuoli, coi peccati torniamo a crocifiggere in cuor nostro Gesù, e trafiggiamo novellamente il vostro Cuore. Sì, lo confessiamo, siamo meritevoli dei più aspri flagelli. Ma Voi ricordatevi che sulla vetta del Golgota raccoglieste le ultime stille di quel sangue divino e l’ultimo testamento del Redentore moribondo. E quel testamento di un Dio, suggellato col sangue di un Uomo-Dio, vi dichiarava Madre nostra, Madre dei peccatori. Voi, dunque, come nostra Madre, siete la nostra Avvocata, la nostra Speranza. E noi gementi stendiamo a Voi le mani supplichevoli, gridando: Misericordia!

Pietà vi prenda, o Madre buona, pietà di noi, delle anime nostre, delle nostre famiglie, dei nostri parenti, dei nostri amici, dei nostri fratelli estinti, e soprattutto dei nostri nemici, e di tanti che si dicono cristiani, e pur dilacerano il Cuore amabile del vostro Figliuolo. Pietà, deh! pietà oggi imploriamo per le nazioni traviate, per tutta l’Europa, per tutto il mondo, che torni pentito al cuor vostro. Misericordia per tutti, o Madre di Misericordia.

Salve Regina.

III. – Che vi costa, o Maria, l’esaudirci? Che vi costa il salvarci? Non ha Gesù riposto nelle vostre mani tutti i tesori delle sue grazie e delle sue misericordie? Voi sedete coronata Regina alla destra del vostro Figliuolo, circondata di gloria immortale su tutti i cori degli Angeli. Voi distendete il vostro dominio per quanto son distesi i cieli, e a Voi la terra e le creature tutte che in essa abitano sono soggette. Il vostro dominio si estende fino all’inferno, e Voi sola ci strappate dalle mani di Satana, o Maria.

Voi siete l’Onnipotente per grazia. Voi dunque potete salvarci. Che se dite di non volerci aiutare, perché figli ingrati ed immeritevoli della vostra protezione, diteci almeno a chi altri mai  dobbiamo ricorrere per essere liberati da tanti flagelli.

Ah, no! Il vostro Cuore di Madre non patirà di veder noi, vostri figli, perduti. Il Bambino che noi vediamo sulle vostre ginocchia, e la mistica corona che miriamo nella vostra mano, c’ispirano fiducia che noi saremo esauditi. E noi confidiamo pienamente in Voi, ci gettiamo ai vostri piedi, ci abbandoniamo come deboli figli tra le braccia della più tenera fra le madri, ed oggi stesso, sì, oggi da Voi aspettiamo le sospirate grazie.

Salve Regina.

Chiediamo la benedizione a Maria.

Un’ultima grazia noi ora vi chiediamo, o Regina, che non potete negarci in questo giorno solennissimo. Concedete a tutti noi l’amore vostro costante, e in modo speciale la vostra materna benedizione. No, non ci leveremo dai vostri piedi, non ci staccheremo dalle vostre ginocchia, finché non ci avrete benedetti.

Benedite, o Maria, in questo momento, il Sommo Pontefice. Ai prischi allori della vostra Corona, agli antichi trionfi del vostro Rosario, onde siete chiamata Regina delle vittorie, deh! aggiungete ancor questo, o Madre: concedete il trionfo alla Religione e la pace alla umana società. Benedite il nostro Vescovo, i Sacerdoti e particolarmente tutti coloro che zelano l’onore del vostro Santuario.

Benedite infine tutti gli Associati al vostro novello Tempio di Pompei, e quanti coltivano e promuovono la divozione al vostro Santo Rosario.

O Rosario benedetto di Maria; Catena dolce che ci rannodi a Dio; Vincolo di amore che ci unisci agli Angeli; Torre di salvezza negli assalti d’inferno; Porto sicuro nel comune naufragio, noi non ti lasceremo mai più. Tu ci sarai conforto nell’ora di agonia; a te l’ultimo bacio della vita che si spegne. E l’ultimo accento delle smorte labbra sarà il nome vostro soave, Regina del Rosario della Valle di Pompei, o Madre nostra cara, o unico Rifugio dei peccatori, o sovrana Consolatrice dei mesti. Siate ovunque benedetta, oggi e sempre, in terra e in cielo. Così sia.

Salve Regina.

(vero testo della Supplica scritta dal beato Bartolo Longo)

maggio 1, 2015

MAGGIO IL MESE DEDICATO ALLA S.V.MARIA

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 11:11 am

VIVIAMO MAGGIO CON MARIA

Dalla rivista mensile religiosa “PAPA GIOVANNI” n. 4, realizzata dai ‘Sacerdoti del S. Cuore’ (Dehoniani) Collegio Missionario Via Barletta – 70031 Andria (Bari) Tel.: 0883.592345 – Fax.: 0883. 592014. c.c.p.: 5702   – Chi volesse ricevere la rivista mensile cartacea, può richiederla al Collegio Missionari succitati.

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  MADONNA POMPEI MERAVIGLIOSA

VITA, DOLCEZZA E SPERANZA NOSTRA

Siamo a maggio, mese bello per la natura in fiore e per­ché dedicato a Maria, la Madre che, per la sua intima par­tecipazione alla storia della salvezza, interviene efficace­mente per salvare tutti coloro che la invocano con animo retto. “Con la sua materna carità si prende cura dei fra­telli del Figlio suo ancora pellegrinanti e posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a che non siano condotti nella patria beata” (LG 62). Ma il ritmo fre­netico del vive­re, le molte preoccupazio­ni, le delusionie gli insuccessi, i diversi modi di pensare e di agi­re intorno a noi ci fanno avver­tire spesso un profondo senso di disorienta­mento e di di­spersione, ci fanno sentire di­suniti nel nostro intimo, creano in noi una sensazione di insicurezza, tal­volta di inutilità, di scoraggiamento e di paura. È facile in questi momenti smarrire il senso di quanto viviamo e fac­ciamo, può subentrare un vivere rassegnato o superficia­le, un vivere alla giornata. Ma è giusto rinunciare a tro­vare un senso più grande alla nostra vita e a ogni istante della nostra esistenza? Siamo in balia di avvenimenti e si­tuazioni, oppure possiamo riscoprire nuovi modi di spe­ranza e nuove energie di vita per essere protagonisti del­la nostra storia? In questo mese di maggio con Maria di Nazaret ciascuno di noi può avere, nella fede, la certezza di essere dentro un disegno di salvezza e di realizzazione piena, fondato sulla fedeltà e sull’amore di Dio. Per que­sto è importante lasciare illuminare la nostra vita e le si­tuazioni che viviamo dalla parola di Dio. Fin dal primo momento Maria si affiderà a questo pia­no di Dio, rendendosi totalmente disponibile e trovando in esso la luce e la forza in ogni situazione della sua vita. Essere cristiani significa, come Maria, accettare questo piano di Dio, con al centro Cristo; significa collocare e recuperare ogni nostro progetto, ogni situazione e fram­mento della nostra esistenza – anche i più oscuri e fatico­si – all’interno di un disegno ispirato e sostenuto dall’a­more fedele di un Dio che è Padre. E’ stupendo poter pen­sare, sapere con certezza e dire che non si è nati per caso, quasi fossimo il risultato di una serie di combinazioni; che il nostro nome è pronunciato dall’eternità; che Dio ci cono­sce e ci ama da sempre; che la nostra vita è affidata sì alla nostra responsabilità, ma non è solo nelle nostre mani: è anche sempre nelle mani di un Padre. Perciò i cristiani invocano Maria Santissima come ”vi­ta, dolcezza e speranza nostra”, avvocata, ausiliatrice, soc­corritrice, mediatrice. Essendo Madre spirituale di tutti co­loro che Dio chiama alla salvezza, ella desidera tutti sal­vi e aiuta chi la invoca con fiducia e costanza. Come Ma­dre di misericordia e rifugio dei peccatori, salva anche co­storo, purché vogliano convertirsi. Bisogna invocare Ma­ria, amarla. Attaccarsi al suo manto materno, prendere quella mano che ci porge e non lasciarla mai più. Racco­mandiamoci ogni giorno a Maria, nostra madre; ralle­griamoci, lavoriamo con Maria, soffriamo con Maria. De­sideriamo di vivere e di morire tra le braccia di Gesù e di Maria.

 Ave, Regina dei Cieli. Ave, Signora degliAngeli. Por­ta e radice di salvezza, rechi nel mondo la luce. Gioisci, Vergine gloriosa, bella fra tutte le donne. Salve, o Tutta Santa, prega per noi Cristo Signore.

 

1 maggio: IL RUOLO DI MARIA

Maria, madre di Gesù e madre nostra, mediante la sua molteplice intercessione, ci ottiene continuamente le grazie della salvezza eterna. Questa è la voce costan­te della Chiesa che si ripete nel tempo, invocando Maria con i titoli di Avvocata, Ausiliatrice, Soccorritrice, Mediatrice. Noi sappiamo e con San Paolo professiamo che “uno solo è Dio e uno solo è il media­tore tra Dio e gli uomini: l’uomo Gesù Cri­sto. Egli ha dato la sua vita come prezzo del riscatto di tutti noi”. In questa azione redentiva di Cristo, unico mediatore, qual è il ruolo di Maria, che noi invochiamo come nostra Avvocata e Mediatrice? In ciascuna di queste tappe della Redenzione, Maria ha svolto una funzione del tutto eccezionale. Ella, umile ser­va del Signore e madre del Redentore, è stata anche la “compagna generosa del Figlio nella sua opera di media­zione”, cooperandovi con la sua obbedienza e con la sua fede, con la sua speranza e con la sua carità materna. La mediazione di Maria a favore degli uomini nasce dal be­neplacito di Dio e sgorga dai meriti di Cristo. Maria attinge la sua efficacia dalla mediazione di Cri­sto, agisce in piena sintonia con il volere del Figlio, “si prende cura dei fratelli del Figlio suo, ancora pellegrinanti e posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a che non siano condotti nella Patria Celeste”.

Fioretto: Nei momenti di debolezza, quando mi sentirò confuso e scoraggiato devo ricordarmi che Maria è rifu­gio e aiuto dei cristiani.

Giaculatoria: Ausilio dei cristiani, Vergine clemente pre­ga per noi. Volgi a noi quegli occhi tuoi misericordiosi.

 

2 maggio: MEDIATRICE DI GRAZIE

Anche noi, sia pure in misura ben diversa, partecipia­mo alla mediazione di Cristo presso il Padre, con la nostra preghiera e con la santità della vita. Tuttavia, Maria par­tecipa a questa mediazione di Cristo, con una pienezza tale da non ammettere paragone con nessun’ altra creatu­ra: “La mediazione di Maria è strettamente legata alla sua maternità divina, possiede un carattere specificamente materno, che la distingue da quello delle altre creature”. Maria è talmente unita e conforme ai sentimenti del Cri­sto che nessun aspetto della sua mediazione presso il Padre, a nostro favore, è estraneo alla sua comprensione di Madre.

   Nella comunicazione delle grazie, Maria interviene in piena solidarietà con il Figlio: Ella desidera ciò che il Figlio desidera, vuole ciò che il Figlio vuole, compie ciò che il Figlio compie. Maria ci è stata data come Madre mediatrice di grazie, non perché Dio sia da noi lontano e inaccessibile, ma perché possiamo comprendere quanto ci è vicino e accessibile nella figura materna di Maria.

   La Madonna, nella sua opera di mediazione, insie­me al Figlio, ci aiuta a sentire Dio più vicino, ci muove ad avvicinarci a Lui con maggior fiducia, ci spinge a vi­vere la nostra adozione a figli di Dio, conformando la no­stra vita al modello esemplare, che è Cristo, modello da invocare e da imitare, se vogliamo un giorno essere ere­di della sua stessa gloria nella casa del Padre.

Fioretto: Non solo nei momenti di disperazione o di do­lore, ma in ogni evento della mia vita chiederò l’aiuto e la protezione alla Madre di Dio.

Giaculatoria: Gesù, Giuseppe e Maria siate la salvez­za dell’anima mia.

 

 

3 maggio: MADRE MIA, FIDUCIA MIA

Alla Madonna ci rivolgiamo per ottenere varie grazie: la salute per noi o per i nostri cari, la pace in­teriore e con i nostri fratelli, l’amore al raccogli­mento, al silenzio… Maria ce le ottiene: Maria ci ot­tiene tutto quello che serve per la nostra santifica­zione, per la nostra vita, per la nostra gioia. Ecco per­ché i Santi riponevano in lei ogni loro fiducia. Se ci rechiamo a san Giovanni Rotondo, sopra la porta del­la cella di Padre Pio si legge questa scritta: “Maria è tutta la ragione della mia speranza” (S. Bernardo). Ma, attenzione: Maria ci ottiene ogni grazia, perché le attinge alla sorgente unica, che è solo Gesù! Gesù ce le ha meritate con la sua vita, col suo sacrificio, col suo san­gue; ma ha incaricato la sua divina madre di distribuirle. Ma qual è la grazia delle grazie? Che Maria susciti in noi un grande, sconfinato amore per il suo dilettissimo Figlio Gesù. Perciò dobbiamo ravvivare la nostra fede: perché Gesù adesso non si scopre con gli occhi della carne, ma solo con quelli della fede. Altrimenti non possiamo capire come Maria Madda­lena, come i due discepoli di Emmaus non abbiano potu­to riconoscere Gesù che parlava loro. Gli occhi della car­ne vedevano un ortolano, un viandante sconosciuto: ed e­ra Gesù, che si fa riconoscere (come dice S. Paolo) solo con gli occhi della fede. Questa è la differenza tra noi, po­veri di fede, e i santi. Noi, dopo mezz’ora, un’ora di ado­razione ci stanchiamo… I Santi riuscivano a trascorrere giornate intere, notti intere in chiesa, senza nemmeno ac­corgersene.

Fioretto: Non devo far passare giorno senza rivolgere un pensiero a Maria: “Madre mia, fiducia mia!”.

Giaculatoria: “O luce amabile degli occhi nostri, por­gete suppliche per i figli vostri”.

 

  4 maggio: MADRE DEI POVERI

Nei giorni in cui la nostra vita procede senza alcuna diffi­coltà materiale certamente il nostro cuore è rivolto a ben al­tri interessi. Ci sentiamo autonomi e autosufficienti. Non ab­biamo bisogno di niente e di nessuno. Ma basta un disguido, una malattia o un problema economico per farci riflettere, sentire una nullità. E in questi momenti che comprendiamo la povertà, la miseria e la disperazione di chi non ha un boc­cone per sé o per i propri figli. Maria ci viene incontro con la sua vita vissuta nella sem­plicità e povertà di Nazaret. Perciò Maria è madre dei pove­ri. Del povero che non ha casa, del povero che non ha pane, che non trova lavoro, che sta alla porta della chiesa. Maria è madre dei poveri perché li soccorre, muove i cuori e la ma­no in loro favore, li consola. Li incoraggia, li guida, e li am­maestra con la sua vita, col suo esempio. Mostra loro la casa umile e povera di Nazaret; fa vedere l’umile grotta di Be­tlemme, l’esilio verso l’Egitto… insegna un segreto per sop­portare la povertà e tramutarla in vera ricchezza. Se sono po­vero e mi rivolgo a Maria, la povertà non sarà per me una cro­ce. Se desidero che Maria mi ami vuoterò il mio cuore di tut­te le cose terrene, per riempirlo dell’unico grande tesoro: Ge­sù. Maria paziente e materna continua a offrire a tutti il dono che fa ricchi: Gesù. Bisogna invocare Maria, amarla. Attac­carsi al suo manto materno, prendere quella mano che ci por­ge e non lasciarla mai più. Raccomandiamoci ogni giorno a Maria, nostra Madre, rallegriamoci, lavoriamo con Maria, soffriamo con Maria. Desideriamo di vivere e di morire tra le braccia di Gesù e di Maria.

Fioretto: Pregherà di più, cercherò di arricchire que­sto mio povero cuore pieno solo di miserie e di aspirazioni terrene.

Giaculatoria: “Dischiudimi, o Maria, del ciel le porte quando sarà vicino alla morte”.

 

5 maggio: IN ANSIA FER NOI

Alle volte siamo angosciati, abbiamo un grosso di­spiacere per la perdita o la malattia di qualche persona ca­ra; e siamo senza pace o sul punto di perderla. Allora, sarà bene ricordarci delle parole di Gesù: “Imparate da me… e troverete la pace per le vostre anime” (Mt 11,28), La Ma­donna, che meditava ogni parola del suo Gesù, ci aiuti a ricordarla: sono mite e umile di cuore? Senza mitezza e senza umiltà, niente pace. È il consiglio che ogni confes­sore dà ai suoi penitenti. Ma arrivare alla mitezza e umiltà di Gesù, attraverso quelle di Maria… oltre tutto la Ma­donna è la Riconciliatrice. Nell’Antico Testamento, Dio inviava i patriarchi, Mosè, i profeti. Ora manda sua Ma­dre, quale ambasciatrice di pace, di riconciliazione. I Santi e la stessa liturgia paragonano Maria all’arcobaleno che è messaggero di sereno, di pace. La Madonna è certamen­te lieta nel vederci così fedeli, puntuali, raccolti. Ci atten­de ogni sera coi suoi doni di Paradiso. Per tutti ha un sor­riso, un rimedio, una grazia. Un Santo la vide con le ma­ni cariche di doni, di grazie e chiese: “O mamma, perché non le distribuisci?”. “Perché nessuno me le chiede!”, ri­spose. Abbiamo tante cose da chiedere… tante cose da dir­le. E’ una mamma e noi siamo suoi figli. Un figlio ha di­ritto di chiedere tutto alla sua mamma proprio come fan­no i bambini con le loro mamme della terra. La Madonna è sempre sollecita del nostro bene, sempre in ansia che ci facciamo del male, che il demonio ci tenti. Dicono i Santi che Maria si riposerà solo quando vedrà tutti i suoi fi­gli, sani e salvi, accanto a lei, alla fine del mondo.

Fioretto: Ad imitazione della Madonna cercherò di riconciliare col mio esempio e con la preghiera quanti fos­sero in disaccordo fra loro.

Giaculatoria: “Lasciate, o Vergine, che anch ‘io vi o­nori, Voi siete la gioia dei cuori.

  

6 maggio: MARIA CONOSCE LA VIA

Nelle apparizioni, le mani sono la parte del corpo della Madonna, dopo gli occhi, poste in maggior ri­salto. Maria alza le mani nella preghiera, riceve nelle sue mani le grazie, stende le mani a noi per invitarci ad avvicinarci, vorrebbe stringerci tutti al suo cuore. Apre le mani per far piovere su di noi le sue grazie.

Lasciamoci condurre da Maria: le sue mani ci so­sterranno. Chiudiamo gli occhi come facevamo da bambini con la nostra mamma e lasciamoci condurre da Maria. Ella conosce la via: sa dove condurci, dove arrivare. Imitiamo le mani di Maria: la loro purezza immacolata in ogni azione. La loro operosità instan­cabile, la loro frequenza nel congiungersi con la pre­ghiera.

“Le mani, spesse volte, suppliscono alla lingua, agli occhi… Ho visto mani innocenti di bimbi man­dare baci alla Madonna e ne provai gioia e venera­zione. Ho visto mani congiunte in preghiera che mi commossero. Mani diafane di ammalati che stringevano il crocifisso e ne ebbi conforto. Mani caritatevoli versare nella mano del povero l’elemosina. Ma­ni misericordiose posarsi sul capo dell’afflitto e sol­levarlo. Mani consacrate benedire il popolo, la cam­pagna, il pane… assolvere un peccatore, versare l’ac­qua rigeneratrice sul capo del neonato. O mani di Ma­ria, beneditemi” (S. Giovanni Bosco).

Fioretto: Preghiamo Maria di aprire le sue mani per benedirci e per accoglierci tra le sue braccia, in vita. in morte, in cielo.

Giaculatoria: ” Vergine fedele sempre al tuo Signo­re fà che tale diventi questo mio cuore!”

 

 

7 maggio: CONFORTO PER CHI SOFFRE

Oggi i pellegrinaggi portano migliaia di sofferenti ai santuari di Maria: Lourdes, Fatima, Pompei, Lo­reto e a tanti altri. Un popolo intero che chiede grazie, la sa­nità e la santità a Maria. Lo sanno bene: è Gesù che guan­sce, ma guarisce e compie il miracolo, mosso dalla pre­ghiera, dal desiderio della sua madre: Maria non prega in­vano! E la grazia, la guarigione la chiedono a Maria. La Madonna dei malati è presente non soltanto nei grandi san­tuari, ma nelle immagini venerate su tanti altari; nelle im­magini, in tante povere case. E’ sempre la Madonna che ve­glia e alla quale si rivolge chi soffre. Viene pregata duran­te il giorno, durante le notti senza sonno e senza sollievo. E chiedono un po’ di riposo, un po’ di pazienza, di rasse­gnazione. Per quante persone la malattia è stata strnmento di sal­vezza! In Paradiso spariranno certo tutti questi mali che ci travagliano. La sofferenza è lo strnmento con cui Gesù ci associa alla sua opera di redenzione, per la salvezza del­le anime. Dobbiamo accogliere volentieri questo messag­gio come una grazia particolare, con la quale ci chiama a seguirlo sulla via del Calvario, a portare la nostra croce di ogni giorno. La nostra vera infermità è l’incomprensione del valore della sofferenza cristianamente sopportato. Pre­ghiamo perché la sua carezza materna scenda sulle pal­pebre stanche, sulle membra indolenzite. E la sofferenza fisica e morale non lasci indifferente il cuore di Maria, no­stra madre.

Fioretto: Osserverò Maria ai piedi della croce, penserò alle sue sofferenze. Ci darà forza, coraggio e fiducia nel­le nostre infermità.

Giaculatoria: Dalla fame, dalle guerre, dalle malattie di questi tempi, proteggici o Maria.

 

8 maggio: ANCHE LEI SOTTO LA CROCE

Maria, la Madre addolorata, si incontra con Gesù sul­la via del Calvario. Questo incontro è la rinnovazione del suo grande dolore, che ora dopo trent’anni di generosità, sta per essere compiuto. La Madonna della Via Crucis mi insegna così il vero amore a Gesù. E l’unione profonda, comunione di vita, è la sofferenza vissuta insieme. Maria la condivide spinta dal suo grande amore per il Figlio. E io, da peccatore pentito, devo seguire Gesù, se voglio ve­ramente chiamarmi cristiano. Non devo camminare molto per trovarla questa via: è la vita di ogni giorno! La Madonna vede Gesù cadere a terra: una, due, tre volte per il dolore, per il peso dei no­stri peccati. Maria lo sa e il suo cuore cade con suo Figlio sotto lo stesso peso. Gesù non fa un miracolo per alleg­gerire la sua croce ed evitare la sofferenza. La Madonna si mette sotto la croce, guarda Gesù, vede suo Figlio mo­rire sulla croce e sentirlo dire: Ecco i tuoi figli! Così Ma­ria diventa la madre nostra, di tutti noi, poveri peccatori.

Più si ama Maria, più si diventa buoni. Se ameremo molto Maria, diventeremo molto buoni; se l’ameremo in modo straordinario, diventeremo santi. Ecco perché non esistono santi che non siano stati immensamente devoti della Madonna. A Maria, alla madre mia, dirò tutto quel­lo che mi turba, mi inquieta. Tutto quanto ho in cuore lo confiderò a Maria, mia madre. A Maria mi attaccherò pro­prio qui sotto la croce, perché mi ama.

Fioretto: Vicino a Gesù e a Maria non mi sarà difficile rialzarmi, se li prego, se li invoco. Continuerà il cammi­no per salire il mio Calvario.

Giaculatoria: “Madre di ogni dolore, prega per noi e per tutti i figli tuoi”.

  

9 maggio: IL SORRISO DI UNA MADRE

Come sono belli quei quadri in cui si ve­de la Madonna sorridere a Gesù, stringerse­lo al petto, proprio come fanno tutte le mam­me col loro bambino! È bello crescere sotto i suoi sguardi! No, non si può fare a meno di una mamma! Osserviamo la differenza tra un bambino che cresce con la sua mamma e un bambino che cresce in un brefotrofio. In un brefotrofio, il bambino ha tutto: cure, igiene, latte, vestitini, medicine, assistenza… ma gli manca qualche cosa; anzi gli manca tutto: gli manca il sorriso della mamma. Le infermiere sono brave, bravissime: ma a volte stan­no li solo per lo stipendio. Finite le loro ore, se ne vanno e lasciano i bambini ad altre. La mamma non ha orario, e non è stipendiata. La sua ricompensa sta nel sorriso del suo bambino… Il bambino può fare a meno di tante cose, ma non della mamma. Ecco ciò che un giovane delinquente, incise con un chiodo, sulla parete della sua cella, in un carcere minorile: “Senza la mamma, la vita non ha scopo”. “Il Santo” di Fogazzaro (celebre romanzo) non do­vrebbe essere un santo cattolico, perché non dimostra un particolare amore alla Madonna. Si racconta che quando venne eletto Papa Leone XI, nel 1605, il cerimoniere che lo aiutava a rivestire i sacri paramenti, voleva slegargli lo scapolare di Maria. “Fermati, gli disse il Papa. lasciami Maria perché Maria non lasci me!”.

Fioretto: Invocherò Maria che è la Madre fedele in mo­do che le sue mani materne possano riaccendere le lam­pade spente dei suoi figli.

Giaculatoria: “Di un sorriso la mia vita ha bisogno ed è per questo che a te sempre ricorro”.

  

10 maggio: RALLEGRA I NOSTRI CUORI

Padre Caterini ci ricorda che, quando dirigeva i pelle­grinaggi dall’Italia alla Salette, si fermava per la messa e il pranzo nel devoto Santuario di N.S. del Laus. Qui si ve­nera una bellissima statua in marmo bianco: la Madonna con un braccio tiene Gesù Bambino e con l’altro allontana da noi un frutto. La spiegazione è semplice: ci allontana il frutto della morte, e ci offre Gesù, il frutto della vita. Del resto, la prima volta che nel Vangelo si incontra il nome del­la Madonna, è subito indicato come un annuncio di gioia. L’Angelo dell’Annunciazione dice a Maria: rallegrati… gioisci, o piena di grazia! Quando poi va da S. Elisabetta, riempie quella casa di una gioia sconfinata: persino il bam­bino in seno a S. Elisabetta sussulta di gioia. E Maria can­ta la sua gioia col suo festoso Magnificat! Ecco che cos’è la devozione alla Madonna, causa nostrae laetitiae.

   È una bella invocazione nelle Litanie lauretane: Cau­sa nostrae laetitiae. La devozione alla Madonna, oltre a tutto quello che stiamo dicendo in questo mese, ha un non so che di festoso, di gioioso, che non hanno le altre devo­zioni. Tutti i 31 giorni del suo bel mese, sono i giorni di festa. Basta entrare in un Santuario mariano: quant’aria di festa con le campane, i fiori, gli stendardi. I Santi hanno detto che perfino il nome rallegra e ricorrono a quel cu­rioso artificio: Ave – Eva. “Eva” rappresenta le spine, il dolore, il pianto; “Ave” rappresenta le rose, la gioia, il can­to. Eva ci ha fatto perdere il paradiso quaggiù; Ave ce lo ha riportato, portando Gesù. Eva ha aperto la valle delle lacrime; Maria ha aperto la valle della felicità.

Fioretto: Cercherò di vivere la presenza di Gesù e di Maria, fonti della vera gioia. Pregherà se la tristezza è in agguato.

Giaculatoria: Madre della gioia, prega per noi e per tutti i figli tuoi.

 

  11 maggio: VIVO DEL SORRISO DI MARIA

Il conte De Bruissard così ci racconta un fat­to di cui egli stesso fu protagonista. “Ero a Can­tets, nel tempo in cui si parlava tanto delle ap­parizioni di Lourdes. Non credevo allora né al­le apparizioni, né all’esistenza di Dio: ero un a­teo. Avevo letto in un giornale del paese che il 16 luglio Ber­nardette aveva avuto un’apparizione e che la Vergine le aveva sorriso, e perciò avevo deciso di recarmi a Lourdes per cuno­sità. Mi recai dunque in casa dei genitori, e trovai Bernardet­te seduta alla porta, intenta a rammendare un paio di calze. Die­tro mia richiesta, ella mi parlò delle apparizioni con una sem­plicità e una sicurezza che mi turbarono. – Ma insomma, le dissi, come sorrideva quella bella Si­gnora? La piccola pastorella mi guardò con aria di stupore, poi dopo un istante di silenzio, esclamò: O Signore, bisognerebbe essere un santo del cielo per rifare quel sorriso! Io mi sentivo disarmato. No, non mentiva, ed io ero lì per gettarmi in ginocchio davanti alei per chiederle perdono. E Ber­nardette allora disse: – Poiché vi professate peccatore, io vi farò il sorriso della Vergine. Allora si alzò lentamente in piedi, con­giunse le mani e abbozzò un sorriso talmente celeste, quale io non ho mai visto su labbra mortali. Vidi il suo viso riflettere u­na luce che mi turbò. Senza accorgermi ero già caduto in gi­nocchio davanti a lei persuasa di avere visto il sorriso di Maria sul volto di Bernardette. Da quel giorno porto in me, in fondo all’anima quel sorriso. Ora vivo del sorriso di Maria!”.

Fioretto: Se avrò qualche dubbio sulla mia fede, mi rivol­gerò da qualche bravo sacerdote che certamente con l’aiu­to di Maria, saprà consigliarmi e… sorridermi.

Giaculatoria: O Maria, Madre mia, guarda il mio dolo­re, guarda la mia solitudine, guarda in fondo al mio cuore: sorridimi!

 

12 maggio: MI ONORO DI ESSERE SUO SERVO

Maria è la nostra Regina e noi siamo i suoi sudditi felici, i suoi soldati, i suoi fedeli servitori, orgogliosi di obbedire ad o­gni suo minimo cenno. I suoi sudditi si onorano di incoronar­la con le corone più preziose e adornarla dei monili più belli, degni della più bella Regina che Dio ci abbia mai dato. Chi ha visto infatti il suo sorriso non ha più desiderato altro dalla vi­ta. I suoi soldati sono il risultato di un’accurata selezione. Ab­biamo la Legione di Maria, composta di fedelissimi, fondata nel 1921 dall’irlandese Frank Duff, e l’Armata Azzurra, sorta nel 1947, per diffondere in tutto il mondo il messaggio di Fa­tima; la Madonna poi si è scelta lei personalmente, in tutto il mondo, un esercito di sacerdoti, suoi fedeli soldati, pronti ad obbedire ad ogni suo invito e a dare anche la vita per lei. Si tratta del Movimento Sacerdotale Mariano, aperto anche ai lai­ci e da lei fondato l’8 maggio 1972.

I suoi servi si prosfrano umilmente davanti a lei procla­mandosi suoi fedeli servitori, felici di poter baciare quel pie­de soavissimo che schiacciò il capo del serpente antico. Que­st’ultimo fatto è confermato non solo dal “protovangelo”, ma anche dalle apparizioni del 1830 (Medaglia miracolosa) a S. Caterina Labouré, cui la Madonna apparve col serpente sotto i piedi. “Io stesso mi onoro di essere suo umile servo, come in­segna il Montfort, e tale ho voluto essere per pagare i miei de­biti verso Dio in mancanza di opere buone”. Si tratta natural­mente di una servitù d’amore, come succede in tutto ciò che riguarda Dio e non di una schiavitù d’odio, come succede in ciò che riguarda il mondo.

Fioretto: Devo diventare sempre più convinto di far parte dei fedelissimi di Maria col diffondere la sua devozione nell’ambiente in cui vivo.

Giaculatoria: “Dischiudimi, o Maria, del ciel le porte, quando sarò vicino alla morte”.

  

13 maggio: SI SCEGLIERA’ I SUOI APOSTOLI

San Luigi di Montfort, grande devoto della Madonna, ci ricorda che verrà il tempo in cui Maria si sceglierà i suoi Nuovi Apostoli, gli Apostoli della Nuova Era: “Sì, Dio vuole che la sua Santa Madre sia conosciuta, amata e o­norata ora più che mai. Ciò accadrà sicuramente se con la grazia e la luce dello Spirito Santo i predestinati entrano nella pratica interiore e perfetta della devozione che ma­nifesterà loro. Allora conosceranno le grandezze di que­sta Sovrana e si consacreranno interamente al suo servi­zio. Allora sapranno che Maria è il mezzo più sicuro, più facile, più breve e più perfetto per andare a Gesù Cristo. Ma chi saranno questi servi, schiavi e figli di Maria? Sa­ranno fuoco ardente, ministri del Signore, che metteran­no dappertutto il fuoco del Divino Amore. Porteranno nel cuore l’olio dell’amore, l’incenso del­la preghiera nello spirito e la mirra della mortificazione nel corpo. In ogni luogo saranno il buon odore di Gesù Cristo per i poveri e per i piccoli, mentre saranno odore di morte per i grandi, i ricchi e i superbi. Senza attaccarsi a nulla, né stupirsi di nulla, né metter­si in pena per nulla, spanderanno la pioggia della parola di Dio e della vita eterna, tuoneranno dentro il peccato, gri­deranno contro il mondo, colpiranno di fronte il diavolo e i suoi seguaci. Lasceranno, al loro passaggio di predicato­ri, soltanto l’oro della carità che è il pieno compimento del­la legge… Ma quando avverrà tutto questo? Dio solo lo sa. Compito nostro è di tacere, pregare ed attendere”.

Fioretto: Anch’io posso unirmi spiritualmente a questi apostoli della Nuova Era pregando, facendo qualche pic­cola penitenza e aiutando i bisognosi.

Giaculatoria: “Maria, infiamma il mio cuor con la for­za del tuo amor”.

 

14 maggio: PRIVILEGI E AIUTI

Le più grandi rivelazioni del Medio Evo avvengono nel XIII secolo, che è il secolo d’oro della cristianità. E’ tutta u­na fioritura di Ordini religiosi, tra cui i Servi di Maria, i Do­menicani, i Francescani e i Carmelitani sono i più devoti di Maria ed a tutti lei dona un ricordo della sua predilezione. Ai Servi di Maria il privilegio di avere per lei un culto par­ticolare; a San Domenico dona il rosario; a San Francesco il perdono di Assisi; ai Carmelitani, nella persona di San Si­mone Stock, nel 1251 la Madonna concede lo scapolare del Carmine col privilegio sabatino. Altro famoso privilegio, che la Madonna concede per tulli i suoi figli, è la grazia di morire nell’amicizia di Dio per tulli coloro che reciteranno ogni giorno tre Ave Maria, come risulta dalle rivelazioni da lei falle alla monaca tedesca S. Matilde (1241-1298).

Nel 1432 sono famose le apparizioni della Madonna di Caravaggio ad una donna di nome Giovannella, e le conferma con dei miracoli tra cui quello della fontana miraco­losa che sgorga chiara nel prato e di un ramo secco che, pian­tato nel terreno, fiorisce per convincere gli increduli. Erano tempi difficili per la cristianità. La Chiesa d’Oriente era già separata fin dal 1054. Quella d’Occidente era travagliata dallo scisma, che prelude già alla Riforma Protestante. La Madonna voleva salvare la Chiesa dalle divisioni e trasmelle alla veggente messaggi di unione per le Chiese dissidenti, ma soprattutto per la Chiesa d’Oriente. La veggente si reca fino a Costantinopoli per riferire all’Imperatore il messag­gio di pace e di unità della Madonna. La riunificazione tem­poranea si ottiene di fallo nel Concilio di Firenze del 1438.

Fioretto: Le richieste di Maria devono diventare il mio programma di vita. Reciterò il santo Rosario ogni volta che mi sarà possibile.

Giaculatoria: Tu dei veggenti sei la luce splendente, ri­schiara nelle tenebre a noi la mente.

  

15 maggio: CI RENDE VITTORIOSI

Quando nel 1492 Colombo scopri l’America, consacrò a Maria tutti quei territori. Egli aveva ca­pito molti secoli prima quanto la Madonna gradisca la consacrazione dei popoli al suo Cuore Immaco­lato, affinché lei abbia il diritto di proteggerli. An­che ai nostri giorni sarà la consacrazione a Maria che ci otterrà l’unità dei cristiani. Solo la Madre, in­fatti, col suo immenso amore materno, riuscirà a ra­dunare attorno a sé tutti i suoi figli dispersi. E se qualcuno la invoca con insistenza: “Monstra te esse Ma­trem!” (Mostra che sei Madre) – lei risponde (come è real­mente accaduto): – Monstra te esse filium!’ (Mostra che sei figlio). Maria farà il suo dovere di madre, se noi ci mo­striamo suoi veri figli. Nel 1571 la vittoria delle armate cristiane contro i Tur­chi a Lepanto è da tutti attribuita a Maria, invocata col ro­sario: Aiuto dei cristiani. Altrettanto nel 1683 la vittoria contro i Turchi alle porte di Vienna. E che dire delle gioie, delle consolazioni spirituali, delle estasi che la Madonna concede ai Santi suoi devoti nel corso della storia?

Maria è la mia guida e il mio aiuto. Devo vincere le passioni, le tentazioni, le insidie del male. Devo vincere la paura che ho delle difficoltà, della fatica, della continua lotta. Destinato ad un lungo viaggio per arrivare alla ter­ra promessa, ho bisogno di una guida. Maria è la mia gui­da e il mio aiuto. Uniti a Maria, vinceremo i nostri nemi­ci. Con quale arma? Il Santo Rosario.

Fioretto: Nei momenti di peggior sconforto, nelle tri­bolazioni che potranno affliggermi non dovrà più sen­tirmi solo. Penserà a Maria, regina vittoriosa sempre.

Giaculatoria: Tu dei vincitori sei fuoco ardente: ri­schiara nelle tenebre a noi la mente.

 16 maggio: PROTEGGE I SUOI FIGLI

L’epoca delle grandi apparizioni inizia però dal 1830 con la Medaglia Miracolosa, che la Madonna fa coniare per proteggere i suoi figli che la portano devotamente, in­vocandola: “O Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi”. Poi si susseguono le quat­tro più belle apparizioni, che sono come i quattro vange­li della Vergine. Tutte custodiscono dei segreti ed hanno tutte un messaggio di preghiera e di conversione.

   La Salette (1846) – La Madonna appare a 1800 metri d’altezza sulle Alpi francesi, a due pastorelli: Melania e Massimino. Maria conferma loro la sua divina maternità, dicendo che non può più trattenere il braccio del suo di­vino Figlio che minaccia di castigare il mondo per i trop­pi peccati. Ha compiuto anche là vari prodigi e guarigio­ni a conferma del fatto.

Lourdes (1858) – La Madonna appare per ben 18 vol­te a Bernardette in una grotta; conferma il dogma della Immacolata Concezione e fonda qui la sua città prodigio, dove tuttora guarisce miracolosamente tanti corpi e tante anime malate.

Fatima (1917) – La Madonna appare sei volte a tre pa­storelli: Giacinta, Francesco e Lucia, e lancia il suo acco­rato lamento: “Ci sono troppe anime che vanno all’inferno, perché non c’è chi prega e si sacrifica per loro!”. Concede il privilegio di fare una buona morte a coloro che segui­ranno la pia pratica dei Primi cinque Sabati del mese e di­mostra di essere Signora di tutti i popoli in quanto dice che il suo Cuore Immacolato dovrà trionfare in tutto il mondo.

Fioretto: Le richieste della Madonna devono essere da me ascoltate. Sarà fedele alla recita del santo Rosario in spirito di penitenza e di riparazione.

Giaculatoria: “Tu dei cristiani sei la retta via, dona a noi la luce e così sia.

 

17 maggio: ANDRÒ IO PER IL MONDO

Tre Fontane (Roma – 1947). La Madonna della Ri­velazione converte un pastore protestante e la sua famiglia. Previene il dogma della sua Assunzione in Cielo e dice: – “Sono colei che sono nella Trinità Di­vina”. La statua dell’apparizione fu subito benedetta da Pio XII in piazza S. Pietro. Ma la conferma ufficiale della Chiesa è nell’aria, dato che migliaia di persone, sa­cerdoti compresi, hanno assistito a più riprese ai prodigi quivi verificatisi nel sole, che ricordano quello di Fatima. Abbiamo poi le lacrime della Madonna, come a Sira­cusa e in tanti altri luoghi. Durante le apparizioni avve­nute a Porto S. Stefano, per esempio, negli anni 50/60, u­na statua della Madonna ha pianto lacrime di sangue. Per­ché? La spiegazione sta forse in un punto del messaggio che dice: “in Italia verranno tanti terremoti, che non sa­pranno dove nascondersi!”. A seguire bene tutti questi interventi celesti, si nota co­me è tutta una catechesi quella che fa la Madonna nei ri­guardi dei suoi figli, e la frequenza delle apparizioni sem­bra voglia prepararci ad una grande purificazione che ci aspetta. “Andrò io per il mondo a convertire la gente!” – aveva detto la celeste Madre nel 1948. E mantiene la pa­rola! Infalli tante altre apparizioni avvengono un po’ do­vunque: in Spagna, in Cecoslovacchia, in Ungheria, nel­la ex-Jugoslavia, in Russia, in Giappone e in Cina. In Ce­coslovacchia sono avvenute nel 1958 apparizioni e pro­digi tali, nella cittadina di Turzovka, da meritare il nome di Lourdes slovacca.

Fioretto: Invocherà sempre Maria in modo che possa essere la via più breve per giungere in Paradiso.

Giaculatoria: “Verso chi si smarrisce, sii clemente e pia, dolce vergine Maria”.

 

18 maggio: CI PURIFICA DA OGNI MISERIA

Tutto ciò che possiedo è di Maria: il mio corpo e la mia anima, le mie preghiere, i miei desideri, le mie opere e i meriti, le mie pene e le mie croci, e, perché no… anche i miei peccati. Non vi pare bello offrire i peccati? Ebbene sappiate che la discepola diletta del Sacro Cuore, S. Mar­gherita M. Alacoque, desiderava ardentemente offrire un bel regalo a Gesù per ricambiarlo di tanti favori spiritua­li, ma non sapeva cosa offrirgli. E Gesù la fece restare tra­secolata dicendole: – “Offrimi i tuoi peccati, affinché io provi ancora una volta la gioia divina di perdonarteli”. Io posso rivolgermi a Maria esclamando: “Ti offro le mie miserie, non avendo neanche una virtù da offrirti; ti offro i miei peccati, non avendo neanche un’opera buona da of­frirti. Vieni in me con le tue virtù. Purificami, o Madre Santa. Bruciami, tu che sei la fiamma inestinguibile che estingue le mie miserie, le mie ingratitudini e tutti i miei talenti rovinati.

Si racconta di un’anima santa che avendo offerto la sua vita come vittima, chiedeva alla Madonna la conver­sione della Russia. Al che la Vergine rispose: “Cara fi­gliola, la conversione della Russia è un fenomeno così complesso che, per ottenerlo, non basta il sacrificio di u­na sola o anche di tante anime: ci vuole l’agonia di tutta la Chiesa! In unione col S. Padre e con tulli i vescovi del mondo, o Maria, consacro al tuo Cuore Immacolato tutto l’universo, tutto me stesso e tutta l’umanità. O Regina di tullo l’universo, Regina di tutta l’umanità, prega per noi.

Fioretto: Quando starò per affondare, prenderò quella corona e chiederò l’aiuto a Maria, che certamente non sa­prà negarmelo.

Giaculatoria: “Madre Santa, perdono, impetra a noi col­pevoli di mille errori, Tu che sei riffigio dei peccatori”.

 

 19 maggio: DIGNITA’ ECCELSA

Maria è la Madre di Dio, la “Sancta Mater Dei”. Pio XI, per il 15° Centenario del Concilio di Efeso, nel 1931, ha riaffermato questa verità dogmatica dandone la ragione teologica: “Infatti se il Figlio della Beata Vergine Maria è Dio, per certo colei che lo generò, de­ve chiamarsi con ogni diritto Madre di Dio. Se una è la perso­na di Gesù Cristo e questa è divina, senza alcun dubbio Maria deve da tutti chiamarsi non solamente Madre di Cristo uomo, ma Madre di Dio e Theotocos “. Il Beato Papa Giovanni nella sua professione di fede, dice: “La gloriosa, santa e sempre Ver­gine Maria viene proclamata dai cattolici Madre di Dio nel sen­so più vero e più proprio della parola, perché da lei egli prese umana carne. Pertanto, poiché propriamente e veramente il Fi­glio di Dio si incarnò in lei, noi la riconosciamo come Madre di Dio, che da lei fu concepito e venne alla luce”. San Tom­maso dice: “Maria è Madre, secondo l’umana natura, di una persona che possiede a un tempo la divinità e l’umanità”. Dunque Maria è la Madre di Dio. Questo titolo è il mag­giore dei privilegi, il più alto degli onori, la dignità più eccel­sa che possa avere una semplice creatura della terra. Per il fat­to che Maria è Madre di Dio – scrive il Dottore Angelico – la Beata Vergine è rivestita di una dignità quasi infinita, a moti­vo del bene infinito che è Dio stesso. Perciò non si può con­cepire nulla di più alto di lei, come nulla vi può essere di più eccelso di Dio”. Come la nave di Cristoforo Colombo, la San­ta Maria, attraverso l’Oceano scoprì un nuovo mondo; così la Santa Madre di Dio, è la nostra nave con cui noi, attraverso le tempeste e traversie della vita, approdiamo all’Eterno.

Fioretto: In ogni momento della mia vita devo ricordanni di avere una tenera Madre che guida i miei passi in modo da per­correre sempre le vie del bene.

Giaculatoria: “Madre di Dio, Madre bella, dei miei passi, sei la vera luce, il sentiero, la stella”

 

 20 maggio: DUE MADRI UN SOL CUORE

Ciascuno di noi ha due madri quaggiù: una ci ha dato la vita del corpo, l’altra ci dà la vita della grazia e dell’eternità. Nostra madre ha dato a ognuno di noi i primi palpiti, il pri­mo nutrimento, i primi sorrisi e le prime gioie. La Madre di­vina, nell’ordine soprannaturale, ci dà le stesse sue attenzioni che una madre dà per la vita di suo figlio, la tenerezza di tut­ta se stessa per formare in noi il destino eterno. Sulla nostra culla vi erano due cuori di madre che battevano all’unisono; nella vita, l’ombra di nostra madre ci segue inseparabilmente come dall’alto la Madre divina accompagna i nostri passi e i nostri battiti; all’ultimo estremo traguardo troveremo, in un unico abbraccio, il cuore di queste due madri esultanti per il nostro arrivo alla Casa paterna.

I primi anni della vita di un fanciullo sono straordina­riamente più importanti di tutti gli altri che seguiranno, co­me un fiume maestoso deve alle prime origini, alle sorgen­ti, il suo lungo cammino. E nessuno meglio della madre è il libro aperto e vivo, all’eterno domandare del bimbo che at­tende la sua risposta. Perciò ella è la prima Maestra della for­mazione spirituale e intellettuale del figlio.

Lo scrittore Mècs racconta che nella sua piccola bocca di bimbo sua madre pose furtivamente il nome di Dio. E la madre di S. Clemente Hofbauer, dopo la morte del padre, condusse il ragazzo davanti a un crocifisso e gli disse: “D’o­ra innanzi questo è tuo Padre” – e guardando la Vergine San­ta aggiunse – e questa è tua Madre”. Due madri in un sol cuore!

Fioretto: Rechiamoci in chiesa e preghiamo la santa Madre di Dio affinché abbia un occhio particolare at­tenzione verso la nostra madre terrena.

Giaculatoria: “Insegnaci ad amare Gesù il tuo Figlio e dona al nostro cuore il tuo amabile consiglio”.

 

21 maggio: LE MANI DI UNA MADRE

La prima culla dell’uomo, la più naturale, la più bella, la più adatta è stata quella di nostra madre, quando per nove mesi ci tenne vicino al suo cuore. Noi, prima di nascere, siamo stati cullati dai passi, dal respiro e dal calore di nostra madre! E poi ven­ne la luce e il primo contatto col mondo esterno. Ma le braccia di mamma furono le nostre prime tiepide fasce. Dall’intreccio delle sue braccia forse è nata l’idea del canestro, del paniere-culla o zana, delle pelli di renna dei lapponi, della navicella dei greci, della danda dei nostri bambini. Anche per il Figlio di Dio che si fa uomo una culla è indispensabile come per il figlio della più povera delle ma­dri. Senza la culla non vi è famiglia; spesso da un’unica culla si è sviluppato un villaggio intero, un’intera città, un popolo. E mentre le madri col piede dondolano le culle e con le mani sferruzzano, rammendano o filano, il ritmo della storia corre con il dondolìo delle culle. Una culla pie­na è sempre un gran dono di Dio all’umanità. A Betlem­me, Maria diede alla luce il suo Figlio primogenito, “lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia”. E la lu­ce della redenzione per tutti gli uomini si accese nella sto­ria dei millenni cristiani, in una stalla, accanto al cuore trepidante della Madre del Verbo di Dio e degli uomini. Quanta riconoscenza deve l’umanità a lei, per aver culla­to fra le sue braccia i primi sonni del Salvatore del mon­do! E Dio benedica anche mille e mille volte le mani che, piene di amore, giorno e notte mi cullarono i primi sonni!

Fioretto: Offrirà a Maria il mio cuore affinché lo lasci puro e innocente come quello di un bambino

Giaculatoria: “Madre, stringi al tuo cuor l’Agnello san­to che un dì bagnasti con materno pianto, offri al Padre per lui l’uman dolore perché scenda il conforto ad ogni cuore”.

  

22 maggio: MADRE DI OGNI BONTÀ

Una canzone popolare canta: “Son tutte belle le mam­me del mondo”. E questa bellezza universale rimane in­tatta, in tutte le mamme, anzi aumenta e non sfiorisce con gli anni, anche quando sul volto materno appaiono le pri­me rughe coi primi fili d’argento. Fulton Sheen, in una pa­gina vibrante di soave poesia, arditamente afferma: “La maternità è una naturale Eucaristia. A ogni bimbo attac­cato al suo seno, la madre dice: prendi e mangia: questo è il mio corpo, questo è il mio sangue. Se tu non ti nutri della mia carne e non bevi il mio sangue, non avrai la vi­ta in te”. Pare un’ardita analogia poetica, ma insieme è realtà. La prima dote di una madre è un continuo dono di amore di tutta se stessa, per tutta la vita.

Forse noi uomini traduciamo questa dote essenziale materna in un termine più accessibile, quando si dice per antonomasia: la bontà materna. E’ unica nel suo genere. “Il profumo della bontà – dice Socrate – è il più adatto per una madre”. Vivessi mille anni, non potrei mai dimenti­care la bontà di mia madre! Nessun’altra donna sarà ca­pace come lei e quanto lei di ridarmi questo misterioso do­no della vita. E quando penso alla dolce Madre di Gesù, alla sua virginea, fresca e ineguagliabile bontà materna, è come se tentassi di portare un po’ di cielo in terra, simile al fiorire di un’aurora in un chiaro e limpido mattino. Per­ciò Dante l’ha chiamata – “Donna del Paradiso” – “Bel­lezza che letizia tutti i Santi” – perché aduna in sé, come in un vasto oceano, e la grazia, la misericordia, la pietà, la magnificenza “quantunque in creatura è di bontate”.

Fioretto: A Maria, alla madre mia, dirò tutto quello che mi turba, mi inquieta. Tutto quanto ho in cuore lo confi­derò a Maria.

Giaculatoria: “Madre di ogni bontà, prega per noi e per i figli tuoi.

 

23 maggio: SOTTO IL SUO MANTELLO

La Madonna non manca di prendersi cura dei peccatori. Sono i figli dei suoi dolori. Come Gesù intercede per essi presso il Padre, così lei presso Ge­sù. Nelle apparizioni li ricorda abitualmente. Ai fan­ciulli di Fatima raccomanda: “Pregate per i pecca­tori. Andate a baciare la terra per penitenza, per la conversione dei peccatori”. Più pressante ancora l’invito rivolto a Bernardetta a Lourdes: “Sacrificatevi per i peccatori”. A Siracusa la sua immagine nella casa di un operaio, versò lacrime; ma non è che una delle ultime ma­nifestazioni del genere. La Madonna piange per i pecca­tori per la cui salvezza il suo Gesù è salito sulla croce! Vicino a Genova sorge il santuario “La Madonnetta”, dedicato alla “Madre dei peccatori”. A Palermo. a ricordo di un prodigioso intervento di liberazione di tre condan­nati a morte, fu eretto il santuario della “Madonna della catena”. Si legge nelle “Rivelazioni di S. Gertrude che in occasione di una festa dell’Assunzione ebbe la visione di questa “dolce Madre che fece l’atto di aprire il suo man­tello, come per accogliere tutti quelli che si fossero rifu­giati sotto il suo patrocinio. I santi angeli allora, avan­zando, le presentarono tutte le persone che si erano pre­parate a celebrare tale festa con particolare devozione; es­se erano raffigurate da graziose giovanette… Vede anche tante piccole bestiole di ogni specie ac­correre a rifugiarsi sollo il mantello della Madonna: raffi­guravano i peccatori che avevano per lei una particolare devozione”.

Fioretto: Per i miei peccati non li farò rattristare più, mi stringerò sempre più vicino a Gesù e a Maria. Starà attento a non allontanarmi più da loro.

Giaculatoria: “Gesù, Giuseppe e Maria donate forza e perseveranza all’anima mia”.

24 maggio: QUANTO CI AMA

Un vero devoto di Maria deve capire una cosa: che la Madonna e il peccato non possono stare insieme. Una de­vozione alla Madonna che non ispiri un grande orrore del peccato, una fuga dalle cattive occasioni, è una devozio­ne superficiale, anzi è falsa. Come chi porta i fiori alla Ma­donna, e poi la domenica non va a messa o coltiva un’a­micizia cattiva. Del resto basta aprire la Sacra Scrittura, fin dalle prime pagine. Il primo peccato: Adamo ed Eva credevano di diventare simili a Dio, di fare a meno di Dio; sembrano quasi sfidare Dio. E Dio ha fatto conoscere la loro nudità, la loro miseria e povertà. È il cosiddetto Pro­tovangelo: cioè il primo lieto annunzio della salvezza, al­la luce di quella promessa, l’umanità è vissuta secoli e mil­lenni, aspettando quella Donna che avrebbe sconfitto il demonio e il peccato.

Ecco perché una vera devozione alla Madonna im­plica necessariamente l’odio al peccato, l’orrore del pec­cato, la fuga di ogni occasione, costi quel che costi. Ecco perché i Santi dicono che Dio ha premiato l’umiltà e la verginità di Maria. S. Agostino dice: “Piacque per la ver­ginità, concepì per l’umiltà”. Che bello! Come sentiamo che tutto questo è vero, è storico. Motivo di più per ave­re orrore del peccato, come il demonio ha paura e orrore di Maria. Maria ha schiacciato la testa del demonio, per sé e per noi tutti. Oh, quanto aveva ragione Dante di can­tare: “Nel ventre tuo si raccese l’amore”. Sì, l’amore per Iddio e per tutti i suoi figli: una fiamma d’amore che non si spegnerà più.

Fioretto: O Amiamo Maria o amiamo Satana, suo ne­mico. La nostra presenza dinanzi a Maria, ci dice che ab­biamo scelto: vivere con Maria.

Giaculatoria: Vergine Santa, donami conforto e forza nei momenti di debolezza.

 

  25 maggio: NON ABBANDONA NESSUNO

In un angolo del Cremimo, a Mosca, appoggiata al mu­ro di cinta, si trova una piccola chiesa dove si custodi­sce l’antica Icona di Maria, detta “Gioia inattesa”. Mol­te candele, giorno e notte, stanno accese davanti a quel volto oscuro, dagli occhi tanto espressivi. Si racconta che un bandito d’una crudeltà inaudita, sfuggiva a tutti gli agguati che venivano tesi. Ma un giorno fu preso, fu buttato in un sotterraneo e legato al muro con pesanti ca­tene. Quasi folle dall’ira, impotente, ad un tratto afferrò con le mani il collo della camicia e… si fermò di scat­to. Sentì una piccola crocetta retta da una catenina, quel­la del battesimo che ogni russo porta fino alla sepoltu­ra. O Signore, io sono stato battezzato! Tremava; la boc­ca non proferiva più bestemmie. Ancora uno sforzo ed un grido rauco. “Madre di Dio, aiutami! Intercedi, sal­vami dalla dannazione eterna”. Ed ecco le catene si spezzano e per misericordia divi­na appare una Icona della Beata Vergine Maria. Quando il boia aprì la porta, trovò l’assassino in orazione. Egli si alzò: “Fratello, eccomi; sia fatta la volontà di Dio”. Le ca­tene spezzate, l’assassino pareva un santo. Corsero a fare il rapporto. “Chi è stato perdonato da Dio, noi uomini non possiamo giudicare – disse il vecchio metropolita – libe­ratelo, che vada con Dio e cerchi di non peccare più”. L’as­sassino fu lasciato libero. Morì da santo. Fu dipinta un’I­cona su quel fatto straordinario, ed è quella medesima che si trova oggi al Cremlino. (V Cehunova, “Luci sull’Est”)

Fioretto: Madre dei sofferenti, donami un cuore retto in ogni momento della mia vita in modo che possa essere di esempio a quanti mi circondano.

Giaculatoria: “Dalle catene dei miei peccati – libera­mi, o Madre degli abbandonati”.

 

26 maggio: E’ SPARITA! NON C’È FIÙ!

Quel pomeriggio dell’11 luglio 1951 si stava treb­biando in un aia di Runco di Portomaggiore, un paese del­la bassa ferrarese. Un operaio stava cercando uno strac­cio per pulire le pulegge, quando, rovistando tra le robe vecchie, trovò un arazzo su cui era impressa l’immagine della Madonna col Bambino fra rami di ulivo. L’operaio, preso l’arazzo, lo legò a un braccio della trebbiatrice che continuava a sgranare spighe. Sassi, ingiurie, sputi finiro­no sull’Immagine della Madonna.

Infine uno dei più facinorosi si fece avanti, strappò dal palo l’immagine, salì sulla trebbiatrice e con un gesto di trionfo la cacciò nella voragine della macchina, tra i denti d’acciaio che l’avrebbero maciullata. “Ecco – urlò con la bava alla bocca – la Madonna ha fatto il miracolo! E sparita! Non c’è più!”. Finì in tal modo la parodia e nes­suno più si curò dell’immagine della Madonna della Pa­ce. Ma Maria ricomparve sette mesi dopo, la sera della Fe­sta della Purificazione, il 2 febbraio 1952.

   Un bovaro stava disfacendo una balla di paglia pres­sata per fare la lettiera alle mucche. Con stupore vide fra la paglia un pezzo di stoffa. Lo estrasse e lo guardò: era l’immagine della Madonna della Pace che tornava silen­ziosamente, umilmente alla luce come Gesù tra la paglia di Betlemme. Trepidante la portò al parroco. La notizia si sparse. Accorse il popolo, intervenne l’arcivescovo e si celebrarono feste solenni di riparazione con una grande processione. Da quel giorno l’immagine della Madonna della Pace è la protettrice di Runco.

Fioretto: O Madre Santa, voglio dedicare a te questa giornata agendo e pregando nel modo migliore in ripa­razione di tanti sacrilegi.

Giaculatoria: “Verso chi si smarrisce, sii clemente e pia, Vergine Santa, dolcissima Maria”.

 

27 maggioi: RENDICI SERVI DI GIUSTIZIA

Vergine offerente, rendici servi della giustizia e più ancora della carità. Fa’ che si aprano i nostri occhi per vedere i più po­veri; fa’ che si apra il nostro cuore per amare i più dimenticati; fa’ che si aprano le nostre mani per dare ai più bisognosi. Nes­suno soffra per causa nostra; tutti trovino in noi dei veri amici. “Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziati”(Mt 5,6). La giustizia da sola non basta, ci vuole la carità. Il mio e il tuo sono termini confor­tati dalla giustizia. Ma fin quando si parlerà di mio e di tuo ci saranno sempre delle ingiustizie. Non basta la giu­stizia. E’ l’amore che rende più giusto il mondo. C’è gente che sta troppo bene, c’è gente che sta trop­po male. Questa somma ingiustizia grida vendetta al co­spetto di Dio. Deve essere così vivo nel cristiano il senso della giustizia da trasformare la seconda virtù cardinale nel primo precetto evangelico: l’amore del prossimo. La vera “fame e sete di giustizia” deve portare necessariamente ad essere affamati ed assetati di quella carità au­tentica con la quale, anche se non si spegnerà completa­mente, certamente però si placherà la fame e la sete dei nostri fratelli più poveri, più bisognosi. Mettiamoci in ascolto del profeta Isaia: “Prodiga te stesso all’affamato e sazia chi ha fame e brillerà nell’o­scurità la tua luce e le tue tenebre saranno come il merig­gio”. In tal modo chi dona diventa “figlio della luce”per­ché “figlio dell’amore”.

Fioretto: Cerchiamo di fare contenta qualche persona povera con un atto di delicata carità.

Giaculatoria: “Vergine Santa, tu che sei l’unica crea­tura in cui si specchia la vera giustizia, prega per noi

  

28 maggio: AUMENTA LA NOSTRA FEDE

Vergine fedele, ricca di fede purissima, risana la nostra fede malata, irrobustisci la nostra fede debole, illumina la nostra fede opaca, rendi più sicura la nostra fede incerta, ravviva la nostra fede grigia, riscalda la nostra fede fred­da. Smuovi la nostra fede pigra. Vergine fedele, accresci la nostra fede. Per questo come gli apostoli diciamo al Si­gnore: “Accresci in noi la fede”.

   “Se aveste fede, quanto un granellino di senapa, po­treste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe”(Lc 17,6). Il seme della se­napa è il più piccolo di tutti i semi. Gesù l’ha preso come esempio per significare il meraviglioso sviluppo del re­gno di Dio, la sua forza strepitosa, mentre agli inizi era tutto tanto minuto e tanto piccolo. La fede, dono di Dio, è stata seminata in noi nel battesimo; noi abbiamo il do­vere di coltivarla, di farla crescere, di farla maturare: una fede così personale, così convinta, così robusta da giun­gere a rendere possibile l’impossibile, come il dire ad un gelso di sradicarsi dalla terra e di trapiantarsi nel mare: un dire al quale corrisponde l’attuazione.

   Una fede grande, dunque! Una fede che rispecchi quella della Madonna, del centurione, della donna cana­nea, dei martiri, dei santi. La fede in Dio Padre, in Gesù Cristo Figlio di Dio, nello Spirito Santo. La fede sul mi­stero della Chiesa, della Eucarestia, della Vergine Ma­ria. La fede proclamata dal Vangelo e insegnata dalla Chiesa. Una fede autentica, schietta, semplice come quella dei grandi Santi.

Fioretto: Fare una verifica sullo stato della nostra fe­de. E nel frattempo recitiamo un “Atto di fede”.

Giaculatoria: “O Maria Santissima, Vergine fedele, ric­ca di fede purissima, prega per noi”.

 

29 maggio: MADRE DI TUTTI I POPOLI

Madre di tutto il genere umano: è l’ulti­mo dono che Gesù ha voluto fare alla madre sua. Nel cuore di Maria, Gesù ci ha dato di riporre ogni speranza, perché a lei ha affidato il genere umano. E dalla terra si eleva una continua in­vocazione a Maria, la madre di ogni popolo, e in modo speciale dei più deboli, dei più poveri. Dagli ospedali, dalle carceri, dalle campagne, da ogni casa, dai palazzi dei ricchi, dai casolari dei poveri, dalle aule scolastiche, dalle case religiose, dalle strade, dai cuo­ri feriti e tormentati, dalle anime pure e fervorose, da tut­ta la terra è una voce, un grido che si leva a Maria: Aiuto dei cristiani, rifugio dei peccatori, Consolatrice degli af­flitti, salute degli infermi… Maria, prega per noi, pecca­tori, adesso e nell’ora della nostra morte. E dal cuore materno di Maria scende la forza, l’aiuto, la pace, il coraggio, il perdono… perché il popolo l’ama, la loda, la proclama Regina. E’ la gioia della Chiesa, la glo­ria del popolo cristiano, la salvezza dell’umanità. Le chie­se più belle, le lodi più belle, le pitture più belle, le feste più belle sono per Maria. Anche nei cuori più induriti, un residuo di amore per Maria vi rimane. Se non altro una grande voglia di una sua carezza materna. Chi ama la Madonna sempre la ricorda e parla di lei. All’anima addolorata è conforto. Al moren­te è porta del Paradiso. Maria sarà presso di noi come u­na tenera madre al capezzale del figlio moribondo.

Fioretto Spesso mi troverò ad essere una povera crea­tura sperduta fra la gente. Mi ricorderò che Maria mi a­ma e pensa anche a me.

Giaculatoria: “Madonna del popolo, Madre sincera, – fiducia e coraggio – infondici a sera”.

 

 30 maggio: PREGA PER NOI ADESSO

“Maria, Madre di Dio, prega per noi… adesso. Non vogliamo accumulare, capitalizzare sicurezze. Ci basta sa­pere che “adesso” preghi per noi, ci proteggi. Abbi pietà dei troppi “adesso” trascurati, ignorati, disattesi”. (A. Pronzato). Prega per noi, adesso…

   A Maria – la Vergine dell’Avvento – chiediamo di ren­derci vigilanti nell’attesa, così che, finito l’unico corso della nostra vita terrena, possiamo entrare al banchetto nu­ziale ed essere annoverati tra i beati. A lei, da noi con­templata nella gloria della Città di Dio, chiediamo “la vit­toria delle prospettive eterne su quelle temporali, della vi­ta sulla morte”(Paolo VI). A lei, modello compiuto del di­scepolo di Cristo, chiediamo di saper essere “artefici del­la città terrena e temporale, ma pellegrini solerti verso quella celeste ed eterna; promotori della giustizia che li­bera l’oppresso e della carità che soccorre il bisognoso, ma soprattutto testimoni operosi dell’amore che edifica Cristo nei cuori” (Paolo VI).

   “Madre della speranza, cammina con noi! Cammi­na con l’uomo di questo inizio di Terzo Millennio, con l’uomo di ogni razza e cultura, d’ogni età e condizione. Cammina con i popoli verso la solidarietà e l’amore, cam­mina con i giovani, protagonisti di futuri giorni di pace. Hanno bisogno di Te le Nazioni che di recente hanno riac­quistato spazi di libertà ed ora sono impegnate a costrui­re il loro avvenire. Ha bisogno di Te l’Europa che dall’E­st all’Ovest non può ritrovare la sua vera identità senza ri-scoprire le comuni radici cristiane”. (Giovanni Paolo Il)

Fioretto: Mi metterò nelle mani della Madonna e farò un atto di carità per perseverare nel cammino della sal­vezza.

Giaculatoria: “Se insorgono i venti delle tentazioni, guarda la stella, invoca Maria”.

 

 

31 maggio: CI CONDURRÀ IN CIELO

Tutto l’arco dell’esistenza terrena viene affidato a Maria, perché ella ci insegni a contare i nostri gior­ni e ci ottenga la sapienza del cuore vigilante. L’o­ra della morte – come passaggio dal tempo all’eter­nità della vita – è il momento decisivo d’ogni crea­tura umana. “Alla morte di un uomo si rivelano le sue opere. Prima della fine non chiamare nessuno beato; un uomo si conosce veramente alla fine”(Sir 11,27-28). Ci rivolgiamo quindi a Maria. A lei affi­diamo l’ora, il momento della nostra morte: un mo­mento di cui non sappiamo “né il giorno, né l’ora”. E’ bello vedere Maria non solo ricevere le anime come la morte a lei le porta, ma portarle essa stessa a ricevere la corona di gloria meritata con la sua assistenza. “Occorre augurare, specialmente alla gioventù odierna esposta a tanti pericoli, che la devozione a Maria divenga il pensie­ro dominante di tutta la vita. Con l’assiduità della pre­ghiera si deve fare di Maria la quotidiana mediatrice, la nostra vera avvocata, sicché possiamo sperare che Ella, assunta nella gloria del Cielo, nell’ora del nostro trapas­so… possa essere nostra Avvocata presso la divina bontà e misericordia”. San Luigi da Montfort pone sulle labbra di Maria questa consolante “promessa”: “Felici quelli che, col soccorso della grazia divina, praticano le mie virtù e camminano sulle tracce della mia vita… Felici nella loro morte, che è dolce e tranquilla. E alla quale abitualmente assisto di persona per introdurli io stessa nelle gioie del Cielo”. (Trattato della vera devozione a Maria, n.200).

Fioretto: Faccio un proposito che mi aiuti a vivere o­gni giorno la devozione a Maria, in modo che trasformi la mia vita.

Giaculatoria: “Gesù, Giuseppe e Maria – assistetemi nell’ultima mia agonia”.

 

 

Preghiera a Maria

Madre di misericordia. guarda a noi con intenso amore. Ora più che mai ne abbiamo bisogno. La terra. che tu stessa hai conosciuto. è piena di tristezze. Proteggi quanti, turbati dalle difficoltà o avviliti dalla sofferenza, sono presi da sfiducia e da disperazione. A coloro, a cui sembra che tutto vada male, dona confòrto: suscita in loro lo nostalgia di Dio e lo fede nel suo infinito potere di soccorso. Volgi il tuo sguardo a coloro che non sanno farsi amare e che la gente non ama più. Consola coloro, a cui la morte o l’incomprensione ha strappato gli ultimi amici e si sentono terribilmente soli. Abbi pietà delle mamme che piangono i loro figli perduti o ribelli o infelici. Abbi pietà di quanti non hanno ancora un lavoro e sono nell’impossibilità di dare ai loro figli pane abbondante e serenità. Che la loro umiliazione non li abbatta. Dona loro coraggio e tenacia nel riprendere giorno per giorno la propria avventura, nell’attesa di giorni migliori. Guarda benigna coloro che, illudendosi di aver raggiunto quaggiù lo scopo della vita, ti hanno dimenticata. Sii buona con coloro a cui Dio ha donato bellezza, beni e forti sentimenti, perché non sciupino questi doni in cose inutili e vane, ma con essi focciano felici coloro che ne sono sprovvisti. Ama finalmente coloro che non ci amano più. Maria, madre di tutti noi, donaci speranza, pace, amore. Amen. (Preghiera trovata nella chiesa di San Giovanni Roton

http://www.preghiereagesuemaria.it/sala/vivere%20maggio%20con%20maria.htm

aprile 5, 2015

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 1:11 am

BUONA PASQUA 2

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