Mirabilissimo100’s Weblog

giugno 21, 2017

“Ius Soli”: l’ultimo tassello per distruggere l’identità nazionale

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 8:11 am

CONTROINFORMAZIONE.IT

 

No allo “Ius Soli ”

18 Giugno 2017

di  Enrico Marino

Dopo il primo via libera della Camera, il 15 giugno al Senato si é discussa la legge sullo Ius Soli.
In base alle nuove norme, si diventerà cittadini italiani solo per il fatto di essere nati sul suolo nazionale, eliminando così l’attuale criterio dello Ius Sanguinis, secondo il quale, invece, si diventa cittadini per discendenza.

La sinistra ha tentato di mascherare questa operazione di destrutturazione della Nazione italiana, per come l’abbiamo conosciuta fino a oggi, parlando di Ius Soli “temperato”, ma il passaggio focale rimane quello che da il “diritto” a diventare cittadini italiani ai figli di coloro che abbiano un genitore residente in Italia da almeno 5 anni.

Attualmente, agli stranieri occorrono 10 anni per acquisire la nostra cittadinanza, a breve avremo migliaia di cosiddetti “nuovi italiani”, nell’arco di qualche decennio il volto stesso dell’Italia cambierà radicalmente e, se non interverranno fattori nuovi, assisteremo alla distruzione della compattezza etnica, storica e culturale del Paese, con un impatto disastroso sui sistemi sociale, sanitario, scolastico, del lavoro e culturale, già oggi pesantemente compromessi dai tagli adottati per pagare il debito pubblico contratto con le banche private straniere e dalle continue riforme liberiste. Gli ultimi arrivati pretenderanno diritti, accamperanno pretese di ogni tipo, economico, sociale e politico, senza avere in nulla contribuito alla realizzazione del nostro sistema di vita, senza avere alcun merito storico, senza aver fatto nulla, ma solo in forza di un pezzo di carta sul quale sarà scritto “cittadino italiano” al pari di chi per generazioni lo è stato veramente ed ha versato anche il proprio sangue per formare la Nazione.

Rivolta migranti a Lampedusa

Mancava ancora un tassello per realizzare il piano elaborato nei circoli mondialisti (come il Council for Foreign Relations, la Trilateral Commision, il Bilderberg Group e il FMI) che da anni lavorano incessantemente per distruggere ogni forma di Stato nazionale, di appartenenza a una comunità, di orgoglio etnico e religioso, di rigore dei costumi, d’indifferenza alle seduzioni di un materialismo senza limiti. Il tassello è quello di dare vita al “Melting Pot”, una grossa insalatiera dove amalgamare popoli di razze, culture e religioni diverse, per creare una società distopica, omogenea e indifferenziata, composta d’individui intercambiabili e omologati, ridotti al rango di “homo oeconomicus”, come lo definiva Julius Evola, cioè di un mero consumatore soggetto alle leggi del mercato, alle mode, alle libertà individuali più stravaganti e innaturali, individuo isolato in una massa docile, indifferenziata, facile da governare da chi detiene il potere economico e finanziario, essendo stato spogliato di ogni riferimento etnico, culturale, storico, religioso e delle radici stesse della propria terra.

Per determinare col tempo l’ibridazione dei popoli e delle religioni, allo scopo di realizzare più facilmente e più compiutamente progetti di dominio universale, sono state abolite non solo tutte le forme che potevano anche lontanamente essere considerate analogiche al razzismo, ma tanto più quelle che, essendo giuste e naturali, non avrebbero potuto essere condannate politicamente. Perciò, prima fra tutte, è stata inquinata e contrastata l’idea del possesso del proprio territorio, della propria casa, da parte dei diversi popoli d’Europa, individuando come stranieri gli abitanti di un altro territorio. Il concetto di diversità è stato abolito in quanto, con voluta falsità, è stato ritenuto implicito in quello di razzismo e, dunque, contro qualsiasi evidenza e contro l’uso della ragione e della logica, è stato imposto che nessuno debba vedere delle diversità fra un individuo e l’altro, tanto meno fra un popolo e l’altro. Una delle idiozie più care a questo genere di antirazzismo ipocrita è quella che enuncia: “esiste una sola razza, quella umana”, cioè una stupida generalizzazione ad effetto, che confonde, con consapevole ignoranza, la razza col genere. Le razze, invece, esistono ed è perlomeno stupido, oltre che non scientifico, negarlo. La natura ha provveduto a fornire carnagioni, capelli, struttura e fisico adatti a ciascun territorio, i figli somigliano ai genitori, i parenti si somigliano fra loro e, ugualmente, i membri di un popolo.

Rivolta migranti a Rosarno

Punto e basta. Sono simili, seppure in una immensa varietà, anche le caratteristiche psichiche, intellettuali e il carattere dei membri di un popolo e non sarà sufficiente a impedire tutto questo un qualsiasi pezzo di carta che attesti la semplice cittadinanza e non la nazionalità, la etnia, di un soggetto.

Inoltre, nell’attuale contesto storico caratterizzato da un’emergenza immigratoria e una grave carenza demografica interna, voler cambiare le norme sulla cittadinanza significa solo spalancare le porte alla sostituzione etnica, alla disintegrazione dei legami sociali, alla distruzione della nostra cultura e della nostra identità, all’insorgere di gravi conflitti sociali sul modello francese o americano.

L’adozione di nuove norme sulla cittadinanza trova la sua unica vera giustificazione solo nei turpi calcoli utilitaristici delle cricche politiche colluse con il business dell’accoglienza e determinate a conservare il potere grazie all’apporto elettorale dei “nuovi italiani”.

Con criminale incoscienza queste forze sono pronte a fornire un ulteriore fattore di attrazione all’invasione africana che, col miraggio di una cittadinanza facile, incrementerebbe sicuramente i suoi arrivi, nella speranza di garantire a se stessa e ai propri figli un futuro da cittadini nella “ricca” Europa. Senza tenere in alcun conto le esperienze altrui, si verrebbero a creare anche da noi le stesse condizioni che hanno condotto in altri paesi europei, dove lo ius soli ha chiaramente fallito, alla nascita di seconde e terze generazioni di stranieri che non si sentono europei, spesso sono anzi animati da un rifiuto e un rancore antieuropeo. Interi quartieri di Parigi o di Bruxelles o Marsiglia sono di fatto già fuori dall’Europa. Non c’è stata alcuna “integrazione” di genti diverse in un orizzonte culturale europeo, c’è stata solo la disintegrazione della società autoctona per lasciar spazio a un mosaico male assortito di enclavi etniche e tribali spesso fuori legge. La cittadinanza sulla carta non ha creato alcuna cittadinanza reale. Anzi, lo ius soli ha portato alla creazione di una serie di avamposti stranieri, potenzialmente nemici, nei paesi europei nonostante i vari soggetti “radicalizzati” fossero apparentemente inseriti nei loro contesti sociali, avessero studiato e avessero lavori, amici, vita in comune.

A dimostrazione della forza dei legami profondi e ancestrali della razza e delle radici culturali rispetto alla pericolosa illusione di un pezzo di carta.

Enrico Marino

Fonte: Ereticamente

http://www.controinformazione.info/lo-ius-soli-lultimo-tassello-per-distruggere-lidentita-nazionale/

 

IUS SOLI, MELUZZI: “SE PASSA SARÀ AFRO-ISLAMIZZAZIONE DELL’ITALIA”

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 8:08 am

http://ilsudconsalvini.info/ius-soli-meluzzi-passa-sara-afro-islamizzazione-dellitalia/

IUS SOLI: NOI ITALIANI SIAMO DESTINATI A SPARIRE – GIUSEPPE POVIA

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 8:03 am
Pubblicato il 16 giu 2017

IUS SOLI: NOI ITALIANI SIAMO DESTINATI A SPARIRE – GIUSEPPE POVIA

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SIRIA: PERICOLO DI GUERRA CONTRO L’IRAN

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 7:58 am

Il confronto Usa-Iran e l’escalation del conflitto siriano

Syrian soldiers patrol in the town of al-Qaryatain, in the province of Homs in central Syria, on April 4, 2016 after Syrian troops regained control of the town from jihadists of the Islamic State (IS) group the previous day. 
IS jihadists withdrew from the town a week after the Russian-backed army and allied militia scored a major victory in the ancient city of Palmyra, which is also located in the vast province of Homs. The recapture of al-Qaryatain allows the army to secure its grip over Palmyra, where jihadists destroyed ancient temples during their 10-month rule and executed 280 people.
 / AFP PHOTO / JOSEPH EID

(aggiornato il 21 giugno alle ore 23.55)

La guerra in Siria potrebbe allargarsi in modo incontrollato dopo che le forze aeree statunitensi hanno colpito per l’ennesima volta i militari siriani provocando un’escalation della tensione con Russia e Iran mentre lo Stato Islamico è in rotta e il Califfo, Abu Bakr al-Baghdadi, sembra sia stato ucciso a fine maggio da un raid aereo russo su Raqqa.

Domenica un caccia F/A-18E Super Hornet della Us Navy ha abbattuto un vecchio bombardiere Sukhoi 22 siriano non lontano da Raqqa. La Coalizione a guida Usa ha precisato che due ore prima le truppe di Damasco avevano attaccato le Forze Democratiche Siriane (FDS, milizie curdo-arabe sostenute dagli Usa che stanno attaccando Raqqa) nella città di Ja’Din, a Sud di Tabqa e che i jet della Coalizione sarebbero quindi intervenuti per fermare l’avanzata delle forze governative con una “dimostrazione di forza”.

Secondo Damasco “le forze aeree della coalizione internazionale hanno preso di mira uno dei nostri caccia nella regione di Resafa, nel sud della provincia di Raqqa, mentre era impegnato in una missione contro lo Stato Islamico”. Il comando siriano ha quindi precisato che “l’aereo è stato abbattuto e il pilota risulta disperso”, aggiungendo che si tratta di una “flagrante aggressione che mostra inequivocabilmente la reale posizione degli Stati Uniti in sostegno al terrorismo” che “mina la capacità” delle forze di Damasco di combattere l’estremismo in tutto il Paese.

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La coalizione internazionale ha tenuto a rimarcare che “non vuole combattere il regime siriano, nè le forze russe o quelle filo-governative a loro alleate”, tuttavia “non esiteremo a difendere la Coalizione o le forze alleate da qualsiasi minaccia”.

Gli scontri in atto a 40 chilometri da Raqqa tra FDS e truppe siriane sono stati confermati da altre fonti vicine alle opposizioni armate al regime di Damasco.

L’area interessata dai combattimenti – quasi senza precedenti visto il tacito accordo di non-belligeranza fin qui rispettato dalle parti – si trova una cinquantina di chilometri a sud-est di Raqqa, Le forze di Damasco, anch’esse impegnate contro l’Isis, hanno compiuto una rapida avanzata nelle ultime settimane, arrivando ad una decina di chilometri a sud della base militare di Tabqa, controllata dai curdi.

I jet statunitensi hanno già colpito in più occasioni le truppe siriane e le milizie loro alleate sul fronte sud, al confine con la Giordania, dove i successi delle forze di Assad contro l’Isis hanno messo fuori gioco le milizie di insorti addestrate in territorio giordano dalle forze speciali anglo-americane.

In quel settore ieri  un caccia F-15E Strike Eagle dell’Usaf   ha abbattuto un drone delle forze pro-Assad che sorvolava i cieli sopra il confine con la Giordania. Il drone abbattuto dagli Usa – che sorvolava l’area di al-Tanf dove si trova una base delle forze speciali statunitensi era uno Shahed 129 prodotto in Iran (ma non è chiaro se avesse i colori delle forze aeree di Teheran o di Damasco) ed era armato probabilmente di missili leggeri aria-terra Sadid 1.

Nella stessa area – dove si trovano anche gruppi sostenuti da Teheran – pochi giorni fa era stato abbattuto un altro velivolo senza pilota appartenente alle milizie scite filo Assad. “E’ stata un’azione di autodifesa, il drone è stato abbattuto perché era ritenuto una minaccia”, ha riferito il Pentagono.

“La presenza militare americana in Siria meridionale e’ assolutamente illegale”, ha detto Mikhail Bogdanov, vice ministro degli Esteri russo e rappresentante speciale di Putin per il Medio Oriente e l’Africa. “Non c’è né una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ne’ una richiesta delle autorità legittime siriane a questo proposito”, ha ricordato. Il  Cremlino esprime “seria preoccupazione” per le azioni della Coalizione e a chi gli chiedeva se Mosca tema che la crisi siriana possa portare a un aperto conflitto con gli Usa, il portavoce di Vladimir Putin si è limitato areplicare con un eloquente “no comment”.

Del resto dopo il raid del 6 aprile scorso che ha visto il lancio di 60 missili da crociera da due cacciatorpediniere della Us Navy contro la base aerea siriana di al-Shayrat è parso chiaro che l’obiettivo di Washington non è tanto sconfiggere le milizie jihadiste ma impedire che le forze di Assad riprendano il controllo totale del territorio siriano sull’onda dei successi favoriti dall’intervento russo.

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Nei giorni scorsi Mosca ha accusato gli USA di non cooperare nell’annientamento delle milizie qaediste dell’ex Fronte al-Nusra e ha denunciato il piano americano di lasciare una via di fuga ai miliziani dell’Isis a sud di Raqqa con la speranza che questi fuggano dalla città per andare a combattere le forze siriane su altri fronti.

Non a caso, se Damasco ha definito l’abbattimento del Sukhoi “un’aggressione”, la Russia ha sospeso ogni forma di cooperazione con gli statunitensi nelle operazioni aeree sulla Siria intimando a Washington che “qualsiasi velivolo, inclusi gli aerei e i droni della Coalizione internazionale, individuato dalle forze russe nella zona delle operazione a ovest del fiume Eufrate sarà considerato come obiettivo delle forze di difesa a terra e aeree”.

Per il Ministero della Difesa russo l’abbattimento dell’aereo militare di Assad è “una cinica violazione della sovranità della Siria, una violazione flagrante del diritto internazionale e una aggressione militare contro la repubblica siriana”.

Mentre il Califfato combatte le ultime disperate battaglie a Raqqa, Mosul e Deir ez-Zor, il conflitto sta assumendo sempre più la fisionomia di un confronto tra il fronte scita appoggiato dai russi e quello sunnita che vede gli Usa schierati con Israele e Arabia Saudita nel contrastare l’Iran e i suoi alleati.

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Subito dopo l’abbattimento del Su-22 siriano i Pasdaran iraniani hanno lanciato sei missili balistici Zulfaqir (evoluzione del Fateh 110 a combustibile solido e nuovi sistemi di guida) dalla provincia occidentale iraniana di Kermanshah. I missili, hanno colpito obiettivi dell’Isis a Deir ez-Zor, a 700 chilometri di distanza dopo aver sorvolato il territorio iracheno e siriano.

“I missili hanno attraversato lo spazio aereo iracheno e hanno colpito i loro obiettivi in Siria” ha dichiarato il generale Amir-Ali Hadjizadeh, comandante della forza aerospaziale dei Guardiani. “Allo stesso tempo droni decollati da Damasco hanno sorvolato la regione di Deir Ezzor e trasmesso le immagini dei raid. Il generale ha precisato che i missili hanno colpito anche un “piccolo edificio” dove si trovavano i capi dell’Isis.

“Colpire un piccolo edificio da 600-700 chilometri di distanza” dimostra le “capacità” dell’Iran, ha aggiunto. Si tratta dei primi lanci missilistici iraniani in territorio straniero degli ultimi 30 anni, cioè da quando gli Scud di Teheran colpirono il territorio iracheno durante il conflitto del 1980-88.

Nelle ultime ore i pasdaran hanno reso noto che l’attacco missilistico  almeno 65 terroristi dell’Isis, compresi 15 comandanti kazaki, sauditi e afghana di alto rango. Sono state distrutte anche quattro importanti basi dell’Isis nella Siria orientale ed è stato ucciso anche il comandante saudita dell’Isis, Saad al-Qosaibi. Secondo quanto riferito, un deposito di armi ed esplosivi dell’Isis  è stato “colpito con precisione e completamente distrutto”, oltre a numerosi carri armati, veicoli militari e automobili adibite ad auto-bomba e un gran numero di missili.

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Nel settore di Deir ez- Zorl e forze di Damasco hanno attaccato ieri obiettivi dell’Is. “L’artiglieria ha colpito covi e fortificazioni dell’Isis nei dintorni di Panorama (a ovest di Deir Ezzor) e Tal Brouk, nella zona di al-Thardeh, nei pressi dell’aeroporto militare e del quartiere di al-Howeiqa”, scrive l’agenzia governativa a Sana che riferisce dell’uccisione di un numero imprecisato di “terroristi”. Secondo l’agenzia l’aeronautica militare ha “distrutto centri e mezzi dell’Is provocando il ferimento di diversi terroristi nel quartiere di al-Hamidiyeh, nella zona di Panorama e nei villaggi di al-Bghiliyeh e Aiyyash”.

I Pasdaran hanno annunciato di aver lanciato missili contro l’Isis in Siria in rappresaglia all’attacco sferrato a Teheran e a Qom dallo Stato Islamico il 7 giugno scorso che uccise 17 persone ma lo stesso portavoce dei Guardiani della Rivoluzione, generale Ramazan Sharif, ha ammesso che anche “sauditi e americani sono tra i principali destinatari di questo messaggio”.

Teheran ha infatti dimostrato la sua capacità di colpire con precisione obiettivi molto distanti ricorrendo a un nutrito arsenale missilistico temuto da Israele e sauditi.

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Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha infatti subito risposto ai Pasdaran.”Ho un messaggio per l’Iran: non minacciate Israele. Il nostro esercito e le nostre forze di sicurezza monitorano costantemente le attività iraniane nella regione” ha detto il premier israeliano.

Le forze aeree israeliane hanno già in più occasioni colpito le postazioni siriane sul Golan e bombardato obiettivi in Siria ufficialmente per impedire che armi sofisticate venissero fornite da Teheran e Damasco alle milizie Hezbollah libanesi. Il ministro della Difesa israeliano, Avigdor Lieberman, ha detto che Israele è pronto a far fronte a “qualsiasi sviluppo della situazione. Siamo pronti e non abbiamo preoccupazioni o paura”.

Ad aggiungere tensioni nella crisi in atto dalla Siria al Golfo Persico contribuiscono anche le esercitazioni navali compiute da Cina e Iran nello Stretto di Hormuz. Secondo quanto riferisce l’agenzia ufficiale Irna le manovre hanno visto impegnate una nave da guerra iraniana e due cacciatorpediniere cinesi, un mezzo per il rifornimento logistico e un elicottero.

Foto:  US DoD, SANA, Irna e CNN

http://www.analisidifesa.it/2017/06/il-confronto-usa-iran-e-lescalation-del-conflitto-siriano/

SIRIA: OBIETTIVO IRAN

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 7:53 am
20 giugno 2017

Siria: obiettivo Iran

Il conflitto si fa più intricato in Siria. Questi gli ultimi sviluppi.

 

Tutto ha inizio, si può dire, con il congiungimento ad al Tanf delle truppe siriane con quelle irachene (vedi Piccolenote). Incontro più che significativo sotto il profilo simbolico e geopolitico.

 

Tale congiunzione, infatti, va a creare la cosiddetta mezzaluna sciita, ovvero un collegamento diretto, via terra, tra Teheran ed hezbollah, ribaltando decenni di strategia neocon, volta a isolare i due tronconi dell’islam sciita e trasformarli in presenza residuale.

 

Un’opzione che gli Stati Uniti contrastano spostando i propri sistemi missilistici Himars dalla Giordania proprio ad Al Tanf.

 

Quattro giorni fa il ministero della Difesa russo dichiara che al Bagdadi potrebbe essere stato ucciso nel corso di un raid compiuto a Raqqa a fine maggio dall’aviazione di Mosca.

 

Non è la prima volta che il leader dell’Isis è dato per morto. Stavolta l’annuncio non viene da fonti secondarie ma dal ministero della Difesa russo. Anche se la morte del Califfo non è data per certa, la notizia va segnalata come degna di nota.

 

Due giorni fa gli iraniani compiono un attacco a Deir Azzor. In azione missili terra – terra a lunga gittata, che fanno strage dei militanti dell’Isis che assediano da anni, inutilmente, la città siriana. Teheran comunica che si tratta di una risposta all’attacco al Parlamento iraniano compiuto dal Terrore a inizi giugno (vedi Piccolenote).

 

Il giorno successivo la notizia che fa traballare il mondo: un jet dell’aviazione degli Stati Uniti butta giù un Su-22 siriano in azione contro le Syrian democratic forces, milizie curde e tagliagole vari assemblati sotto la guida americana. Damasco protesta: il Su-22 in realtà stava colpendo obiettivi Isis.

 

Al di là della controversia, va segnalato che gli americani dicono di aver avvertito i russi. Non è vero. Tanto che il comando russo prende atto che sono stati disattesi gli accordi che prevedevano un coordinamento tra russi e americani in Siria e li dichiara decaduti.

 

Da ieri la zona a ovest dell’Eufrate è diventata off limits per i velivoli della coalizione a guida Usa. Aerei e droni che oltrepasseranno la linea rossa verranno seguiti e, del caso, abbattuti. Una minaccia reale, tanto che l’aviazione australiana si ritira dalla coalizione a guida Usa.

 

Fatti disparati, ma in realtà quanto sta avvenendo è alquanto lineare. L’Isis ormai è un residuo del passato. Questione di mesi, presumibilmente, e il Califfato sarà spazzato via da Siria e Iraq.

 

L’Agenzia del Terrore aveva fondato il proprio Califfato proprio nell’aera a cavallo tra Iraq e Siria, creando le sue capitali-roccaforti nei due Stati, rispettivamente Mosul e Raqqa.

 

La scomparsa dell’Isis, quindi, lascerà scoperto tale ambito geografico. Un ambito cruciale perché appunto è su questo confine che sta o non sta la realizzazione della cintura sciita tra Teheran e hezbollah.

 

L’ipotesi della creazione di una mezzaluna sciita ha fatto letteralmente impazzire i neocon, Da alcuni mesi le loro preoccupazioni riguardo la guerra siriana non è più la tenuta o meno del governo di Assad o la partizione della Siria in più Stati, ma l’Iran (le due ipotesi citate restano, ma come subordinate).

 

Del destino dell’Isis non importa più nulla agli Stati Uniti e ai suoi alleati regionali. Come evidenziato dal mancato rilievo che ha assunto la notizia della possibile eliminazione di al Bagdadi, citata dai media occidentali solo con qualche necessitato richiamo in cronaca (al punto dedicheremo del caso altra nota, è meno importante di altro).

 

D’altronde, come ha spiegato bene il senatore John McCain a fine maggio, dando voce alle preoccupazioni dei neocon, la Russia rappresenta un nemico più grande dell’Isis (vedi Fox News).

 

Da qui discende che l’Isis può anche essere usato in chiave anti-russa. L’offensiva verso Raqqa, così, pur se giustificata come una guerra al Terrore, ha anche come fine quello di porre sotto la tutela di forze filo-americane la città e la zona circostante, in particolare quella che guarda la frontiera irachena.

 

Da qui l’importanza della zona di Deir Ezzor, controllata dai siriani appunto, ma da anni assediata dall’Isis. L’offensiva verso Raqqa potrebbe avere come risultato quello di espellere miliziani dell’Isis dalla città, che potrebbero riversarsi a Deir Ezzor e far cadere la città (sul punto i russi hanno denunciato un possibile, ovviamente tacito, scellerato patto tra forze americane e Isis per il disimpegno dalla città).

 

Non va dimenticato a questo riguardo che tempo fa l’aviazione degli Stati Uniti ha bombardato gli assediati siriani, favorendo non poco i terroristi assedianti (vedi Piccolenote).

 

Questo spiega perché gli iraniani hanno lanciato i loro missili proprio contro gli assedianti di Deir Ezzor. Anche se all’obiettivo strategico, il lancio cumulava anche altri e più alti messaggi.

 

Si trattava, infatti, anche di un monito a quanti negli Stati Uniti e altrove stanno premendo per un attacco diretto contro l’Iran.

Teheran ha infatti voluto dare una dimostrazione di forza, non solo riguardo la gittata dei suoi missili, ma anche della loro precisione, come ha rilevato un analista del giornale israeliano Yediot Aharonot.

 

Un attacco a Teheran, era il messaggio, avrebbe come risultato un incendio di vasta portata in tutto il Medio oriente.

Il messaggio è stato recepito, tanto che i neocon sono diventati ancora più folli di rabbia. E il giorno successivo hanno tentato di far saltare il banco, innescando un’escalation.

 

Da qui l’iniziativa incendiaria di buttar giù un aereo siriano, cosa che avrebbe potuto far scattare la reazione russa. Infatti, dopo che nell’aprile scorso gli Stati Uniti avevano bombardato la base aerea siriana di Shayrat con i loro Tomahawk, la Russia aveva ammonito che non avrebbe tollerato altri attacchi diretti contro il suo alleato locale.

 

Non c’è stata una reazione immediata, come da auspici incendiari, ma la Russia ha comunque posto sotto la tutela della sua aviazione la zona a ovest dell’Eufrate, là dove sorge appunto Deir Ezzor e dove potrebbe avere compimento la creazione della cintura sciita.

 

Ciò avviene mentre Iran e Cina compiono un’esercitazione navale comune (vedi Piccolenote). In caso di escalation Pechino non sarà neutrale: questo il messaggio inviato dalla marineria del Dragone.

 

La possibilità di un ingaggio diretto degli Stati Uniti in Medio Oriente è oggetto di una controversia all’interno dell’amministrazione Usa. In un articolo sul Corriere della Sera del 20 giugno, Giuseppe Sarcina scrive che a premere per tale opzione sarebbero due influenti consiglieri della Casa Bianca, Derek Harvey e Ezra Cohen-Watnick (neocon appunto).

 

A frenare sarebbe il generale James Mattis, ministro della Difesa di “scuola Kissinger” (ma anche, presumibilmente, il generale Herbert McMaster, consulente per la sicurezza nazionale, pupillo di Mattis). Il quale invece, spingerebbe per una nuova avventura in Afghanistan (e gli Usa non possono tenere aperti due fronti).

 

Ancora una volta, quindi, la Casa Bianca è travagliata da uno scontro tra neocon e realisti. Dal quale dipendono tante cose, tra cui la realizzazione o meno dell’opzione apocalisse.

http://piccolenote.ilgiornale.it/32636/siria-obiettivo-iran

SIRIA: NON E’ STATA DISTRUTTA GRAZIE A PUTIN!

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 7:49 am

lunedì 19 giugno 2017

‘Senza Putin, la Siria avrebbe cessato di esistere’: intervista a padre Daniel Maes

Secondo il padre fiammingo Daniel Maes, che vive in Siria dal 2010, la copertura della guerra in Siria si basa su menzogne. Il Presidente Bashar al-Assad non è il problema, ma lo sono invece i nostri politici, che sostengono l’ISIS e Al Nusra, solo per rovesciare il governo siriano. “I veri capi terroristi si trovano nell’Occidente e nell’ Arabia Saudita”.
Padre Daniel Maes,79 anni, è tornato nel suo paese natale, il Belgio, per trascorrere un periodo nell’Abbazia Norbertine al villaggio fiammingo Postel. Nel 2010 ha lasciato il Belgio per la Siria, quando il Paese non era ancora in guerra. A Qara ha vissuto momenti critici, soprattutto quando il villaggio di 25.000 persone è stato invaso da un esercito ribelle di circa 60.000 uomini.
Adesso Padre Daniel Maes è in Belgio per recuperare le forze dopo essersi ammalato in Siria (‘ ho pensato: è la fine ‘) e non tollerava più la cucina locale. Ma è venuto in Belgio anche per raccontare alla gente in Occidente la “vera storia” della Siria, poiché i media mainstream non scrivono la verità.Verso metà giugno ritornerà con le valigie pieno di aiuti umanitari per la popolazione siriana bisognosa.
 
Intervista di Eric van de Beek 
Russia Insider, 13 giugno 2017
  
Lei vive in un monastero risalente al sesto secolo D.C., in un paese lontano da casa. Perchè?
Sono arrivato a Qara su invito della madre superiora, Suor Agnes-Mariam. È un bel personaggio. Per anni, lei ha girovagato il mondo come un’ hippie. E lei ha il dono di modernizzare la vita del monaco, mantenendone comunque l’autenticità. Nel monastero Mar Yakub io ho trovato quello che avevo cercato per tutta la mia vita: entusiasmo carismatico, apertura ecumenica, opera missionaria e la cura per i poveri. Il monastero era un rudere quando madre Agnes-Mariam l’ha scoperto nell’anno 2000 e dopo sotto la sua guida è stato restaurato in modo splendido. Sono venuto come un turista e l’avrei lasciato come un turista, ma madre Agnes-Mariam mi ha chiesto se volevo organizzare un anno propedeutico in questo monastero, cioè una preparazione per la formazione al sacerdozio, il primo seminario cattolico di tutta la Siria, e così ci sono rimasto.
 
Qual era la sua impressione della Siria prima della guerra?
Era un bellissimo paese. Come mi aspettavo, mancava la libertà politica. Ma sono soprattutto rimasto sorpreso in modo piacevole. Ho apprezzato molto l’ospitalità orientale, e ho sperimentato una società pacifica e ordinata che non avevo mai sperimentato prima nel mio paese o altrove. Rubare e insolenza erano praticamente inesistenti. Molti gruppi religiosi ed etnici vivevano in armonia tra loro.
Il paese non aveva debiti e non c’erano i senzatetto. Al contrario, oltre 2 milioni di rifugiati dai paesi vicini, come l’Iraq, erano curati e trattati nello stesso modo dei nativi siriani. Inoltre, la vita quotidiana era molto economica, come il cibo. Scuole, Università e ospedali erano gratuiti anche per noi stranieri. Ho parlato con un chirurgo francese che mi ha detto che gli ospedali in Siria erano meglio di quelli in Francia.

Come è cominciato il conflitto in Siria? L’opinione prevalente in Occidente è che le prime proteste a Homs sono iniziate pacificamente, e che le cose sono precipitate (escalation) perché il governo ha reagito in modo violento.

Questo è una sciocchezza totale. Ho visto con i miei occhi come questa cosiddetta sollevazione popolare si è presentata a Qara. Un venerdì sera, nel novembre 2011, sulla strada verso il Vicariato dove ero invitato, ho visto un gruppo di circa quindici giovani presso la Moschea centrale. Gridavano che Assad era un dittatore, e che doveva lasciare il paese. Poi ho visto altri ragazzi che hanno fotografato queste scene. Hanno fatto tantissimo chiasso che mi ha dato i brividi. L’ho riferito al Vicario, ma lo sapeva già. Ha detto che già da tempo erano venuti qui alcuni uomini da fuori della Siria, per fare rumore, e invitando i giovani locali a scattare foto e video. Se consegnavano questi materiali ad Al Jazeera, avrebbero ricevuto denaro. “
 
Questo succedeva nello stesso tempo in cui è iniziata la violenza a Homs?
Doveva essere intorno a quel tempo. Il padre olandese Frans van der Lugt, che viveva a Homs e fu poi ucciso lì, aveva anche visto e segnalato tutto questo nelle sue lettere dove scriveva anche che non era la polizia che ha iniziato a sparare, ma invece i terroristi nascosti tra i manifestanti.

Il ministro olandese degli affari esteri Bert Koenders ha dichiarato che Assad dovrebbe essere processato dalla Corte penale internazionale dell’Aia per i crimini di guerra.

Koenders è proprio come gli altri cosiddetti leader europei. E’ un ragazzino che fa il gioco di imperatore, pur non accorgendosi di non aver vestiti addosso. Chiunque, anche con mezzo cervello può vedere che lui è un burattino degli americani, dicendo esattamente le cose che è costretto a dire. Colui che serve gli interessi di potenze straniere e distrugge la vita delle persone di altre nazioni è un leader terrorista, indegno del nome di un uomo di stato.

Assad non ha sbagliato niente?

Guarda l’attacco con il gas velenoso in Goutha, vicino a Damasco, nel 2013, per cui Assad è stato accusato immediatamente. È così difficile capire che i terroristi erano dietro tutto questo?
Un anno prima dell’attacco con il gas velenoso, Obama ha detto che , “l’uso di armi chimiche implica una linea rossa”. In quel momento ogni giornalista dovrebbe aver pensato: “questo suona come il Presidente Bush, il quale ha detto che ” entro 48 ore, le armi di distruzione di massa dell’Iraq devono venire alla superficie”.
Ma i giornalisti si lasciano di nuovo ingannare.
Una Commissione internazionale d’inchiesta è stata inviata a Damasco, accompagnata dai media di tutto il mondo, e subito dopo il loro arrivo, c’è stato questo attacco enorme di gas velenoso, praticamente sotto il loro naso. Che tempismo, no? E questo precisamente a Ghouta, che è un’area disabitata, dove il popolo era già fuggito molto tempo fa. Entro due ore sono saltate fuori immagini con bambini morenti nelle stanze. Immagini di una qualità da Hollywood. Hanno scoperto che alcune foto sono stato scattate molto tempo prima e altre foto solo due ore dopo l’attacco. E da nessuna parte c’erano in vista le madri in lutto.
Tuttavia i padri e le madri erano assolutamente in lutto, ma essi non vivevano a Ghouta. I padri e le madri si trovavano a 200 chilometri di distanza, nei loro villaggi nei dintorni di Latakia. Loro hanno riconosciuto i loro figli nelle foto. Due settimane prima dell’attacco di gas velenoso infatti, i loro villaggi erano stati attaccati dai terroristi, che avevano rapito i loro figli. Così, questi bambini nelle immagini erano infatti bambini rapiti da Latakia, che sono stati uccisi per fare un colpo mediatico. Com’è possibile che ci siano tanti stupidi giornalisti che non hanno capito questo? Tutto questo è ben documentato nella relazione della madre Agnes-Mariam.

Pensa che non siano stati commessi affatto crimini di guerra da parte delle autorità siriane? Nel mese di febbraio, Amnesty International ha pubblicato un rapporto su esecuzioni di massa in un prigione vicino a Damasco.

Se, come giornalista, vuoi sapere cosa sta davvero succedendo in Siria, devi venire personalmente in Siria per scoprire la verità invece di leggere solo i rapporti di Amnesty. E io vi chiedo: come è possibile che un presidente che ha commesso tanti crimini di guerra contro il suo popolo sia ancora vivo e non ancora assassinato in un paese affollato di terroristi assassini? E perchè si vedono allora così tante persone in Siria con una foto di Assad sui finestrini delle loro auto?

Cristiani, sciiti, drusi e alawiti forse. Ma anche sunniti? 
Assolutamente. La stragrande maggioranza dei sunniti è pro Assad. Se tu vieni a Tartous, dove vivono molti sunniti, vedrai non solo immagini di Assad, ma anche di Putin.

 
Per il rapporto di Amnesty sulla prigione di Saydnaya, decine di testimoni sono stati intervistati.
Questo è falso. L’ultima storia è che Assad ha cremato migliaia di persone in quella prigione. Questo non può essere vero. Questa prigione è così piccola, che non avrebbero mai potuto fare questo in un breve periodo di tempo.

Amnesty ha anche detto che non può confermare la storia degli US di cremazioni.
Ma Amnesty non lo ha neanche negato. E nel frattempo, i media hanno ripetuto questa ridicola denuncia così spesso che il pubblico ha iniziato a credere che sia la verità.

Come vede il ruolo del giornalismo? Come è possibile che il loro punto di vista sulla Siria sia così diverso dal suo?

Per questo devi leggere quel libro del giornalista tedesco Udo Ulfkotte: “Bought Journalists” (giornalisti comprati), che scrive della sua propria esperienza. Quando si va contro l’opinione dominante e non si segue lo ‘script’ (la versione corretta), arriva inevitabilmente lo scontro con i Poteri di fatto. E come conseguenza ti mettono fuori dal mercato.
In un certo senso posso capire questi giornalisti. Hanno spesso una famiglia di cui prendersi cura.
Ma io non sono assolutamente in grado di capire come un’organizzazione come ‘Pax Christi’ supporta l’assassinio dei cristiani siriani. Agendo nel nome delle comunità ecclesiali, essi promuovono e sostengono questi cosiddetti “ribelli moderati”. In questo modo essi si sono messi completamente contro i cristiani, i vescovi e i Patriarchi in Siria.
Ho visto una presentazione di un cosiddetto esperto di Medio Oriente di Pax Christi. Alla fine del suo intervento, ha mostrato le sue fonti. Erano: Al Jazeera, Al Jazeera e Al Jazeera.
 
Perche tanti paesi vogliono sbarazzarsi di Assad?
Nel 2009 il Qatar domandava a Bachar-al-Assad il permesso di far passare un ‘pipeline’ attraverso la Siria verso il Mediterraneo. Assad ha detto di no perché aveva già concesso a Iran e la Russia tale progetto. Poi è cominciata la guerra, e non nel 2011. Non dobbiamo dimenticare che Homs è un luogo importante per il passaggio del ‘pipeline’. Perciò non è una coincidenza che la violenza è iniziata proprio in Homs e che la stazione televisiva del Qatar, cioè ‘Al Jazeera’ lo trasmetteva nel dettaglio.
 
E gli altri paesi? Perché trattano Assad con tanta ostilità? 
Per l’Occidente, è inaccettabile che la Siria sia ancora uno dei pochi paesi con una banca centrale che è veramente indipendente e che il paese non avesse nessun debito di stato e così non avesse bisogno di essere ‘salvato’.
E i turchi vogliono solo far rivivere l’Impero ottomano. È scandaloso quello che hanno fatto in Aleppo. La città di Aleppo era il cuore industriale della Siria. I turchi hanno smantellato tutte le fabbriche in pochi giorni e hanno trasportato il tutto in Turchia.

Israele è anche un motore molto importante dietro il conflitto. I sionisti vogliono uno stato ebraico puro dal Nilo all’Eufrate. Vogliono tagliare la Siria in Stati piccoli, deboli, che lottano l’uno contro l’altro. Come il vecchio motto romano: ‘divide et impera’: dividi e domina. Gli israeliani stanno bombardando la Siria, mentre curano i terroristi feriti e forniscono armi.

Penso che il sionismo è così male per l’ebraismo come ISIS lo è per l’Islam. Ma non lo diciamo ad alta voce, perché molti potrebbero prendersela.
 
Gli israeliani dicono che hanno preso parte al conflitto a causa della presenza delle milizie di Hezbollah. 
Questo è vero. Ma Hezbollah è uno dei più grandi movimenti di resistenza. Ho parlato con giovani uomini di Hezbollah, e dicono: “Abbiamo iniziato la nostra organizzazione, quando i sionisti sono venuti a cacciarci e uccidere le nostre famiglie. E quindi aiutiamo coloro che vengono eliminati nello stesso modo.”

Israele considera Hezbollah come un’organizzazione terroristica.
È anche grazie a Hezbollah che tanti cristiani e altri siriani sono ancora vivi. Sono venuti in nostro soccorso nelle nostre ore più buie. E lo stesso vale per l’esercito siriano e i russi. Se Putin non fosse venuto in nostro aiuto nel 2015, la Siria avrebbe certamente cessato di esistere.

 
Si dice che i russi sono venuti in Siria per tenerla nella loro sfera di influenza.
Certamente ci saranno alcuni interessi in gioco. Ma Putin è un vero cristiano, che vuole difendere il cristianesimo. E vuole anche un ordine mondiale multipolare, in cui nessun paese domini gli altri. Infastidisce Putin che gli americani non rispettano le regole internazionali. Gli americani hanno rovesciato il governo ucraino e poi hanno avuto la faccia tosta di dire che i russi hanno risposto così aggressivamente. La Siria è un paese sovrano. Ecco quello che Putin sottolinea. Egli dice anche: «Non siamo in Siria per la protezione di Assad, ma per la protezione dello stato siriano». La Russia non vuole un altro stato fallito, come l’Iraq e la Libia. E non dimentichiamo: quello militare russo è l’unico l’esercito straniero in Siria con il consenso del governo siriano. Che cosa stanno facendo gli altri paesi in Siria? Gli americani? I francesi? I sauditi? Non hanno diritto di essere lì. Stanno solo lavorando alla distruzione della Siria.
 
I governi occidentali dicono che stanno combattendo ISIS. Ha dei dubbi?
Vi ricordate quelle immagini stile Hollywood su come l’ISIS ha fatto la sua entrata in Siria? Una colonna infinita di Toyota nuove. Si muovevano attraverso il deserto come bersagli. Non sarebbe stato facile per l’Occidente di spazzarli via dalla faccia della terra ? Ma non è accaduto niente. E perché no? E come hanno fatto ad avere tante Toyota nuove? Chi gli ha fornito questi nuovi costosi fuori strada?
Ripetutamente sentiamo che l’ISIS ottiene ‘accidentalmente’ armi che erano destinate agli inesistenti ribelli moderati, e sentiamo anche che ‘per errore’  hanno bombardato le truppe del governo siriano. Gli Stati Uniti e i suoi alleati uccidono qua e là alcuni guerrieri di ISIS, ma queste sono piuttosto delle eccezioni.

I cristiani sono una minoranza in Siria. Come considerano la violenza dell’ISIS, al Nusra e altri gruppi? Come un problema dell’Islam?
Prima di tutto, essi considerano questi gruppi terroristici come strumento politico dell’Occidente per distruggere la Siria e per cambiare il regime. E non solo i cristiani, ma anche i musulmani in Siria sono dello stesso parere. Si vergognano dell’ISIS e Al Nusra. Dicono: “Questo non è l’Islam.”

Come vedete la violenza nell’Islam?

L’Islam è ambiguo. Il Corano contiene versi molto belli sulla pace. Ma nel Corano si dice anche che i miscredenti, i non-musulmani, devono essere uccisi.

Neanche la Bibbia e la Torah non sono esenti da violenza.
E’ così. Ma le imperfezioni dell’Antico Testamento sono superate nel Nuovo Testamento. E del Corano, si potrebbe dire: è l’Antico Testamento senza lo spirito del Nuovo Testamento.

Ma Gesù disse: “Non sono venuto a portare la pace ma la spada.”
Se uno uccide o ferisce qualcuno con la spada, poi in tutta la cristianità nessuno dirà, “quell’uomo sta seguendo il Vangelo”. Ma se un musulmano si fa esplodere in mezzo a un grande gruppo di persone, poi ci sono  musulmani che diranno, “in realtà dovrei farlo anch’io, ma non ho il coraggio.”

Ma le vostre esperienze con i musulmani in Siria sono principalmente positive?
Sono sempre stato trattato con la stessa ospitalità dai musulmani come dai cristiani. La Siria è uno stato laico. I siriani si considerano in primo luogo come siriani e in secondo luogo come cristiani, sunniti, grapi, alawiti o sciiti. È chiaramente visibile nel governo siriano: vi si vedono ministri di varie religioni. Ognuno può essere se stesso. La cooperazione armoniosa delle popolazioni è sempre stata una caratteristica della Siria. Si consideravano come una sola famiglia. Ho anche incontrato un colonnello dell’esercito siriano, un sunnita, che mi ha chiesto la benedizione prima di partire per Aleppo.

Che pensano i cristiani in Siria del sostegno dei governi occidentali ai gruppi jihadisti?
Soffrono per il fatto che i loro fratelli cristiani in Occidente li hanno abbandonati. Semplicemente non lo capiscono.

Forse ci sono cristiani in Siria che approvano il fatto che l’Occidente sostiene gruppi armati?
Non conosco queste persone, ma se li state cercando, forse li troverete. Ci sono sempre eccezioni alla regola, ma il siriano medio si oppone a qualsiasi supporto dell’Occidente verso qualsiasi gruppo armato.

E’ in contatto con qualche politico nell’Unione Europea?
Ho parlato con Herman van Rompuy, nel 2012, quando era presidente del Consiglio Europeo. Ho avuto l’impressione che sapeva a malapena dove era la Siria. Tutto quello che sapeva della Siria era fondato sui rapporti che descrivono il paese come la dittatura più terribile del mondo. Quell’incontro mi ha veramente deluso. Quando gli ho detto che nella mia esperienza il presidente Assad è sostenuto da una vasta maggioranza della popolazione, anche da quella sunnita, lui mi ha guardato come se avessi commesso un sacrilegio. Mi è sembrato che egli fosse principalmente preoccupato di non calpestare nessun piede dei membri del Consiglio Europeo. Ho letto che, nei Paesi Bassi, i partiti cristiani hanno votato a favore di una proposta di smettere di sostenere l’Esercito Siriano Libero, ma il partito di Geert Wilders “Partito della Libertà” ha votato contro. Riesci a capirlo? È perché sono sionisti? Se sei contro l’Islam radicale, come puoi votare per il sostegno ai terroristi islamici in Siria?

Molti siriani sono fuggiti in Libano e nelle zone in Siria sotto il controllo dello stato siriano. Che cosa distingue questi rifugiati da coloro che fuggono verso l’Occidente?
Tutti coloro che hanno avuto l’opportunità di fuggire nelle zone controllate dall’esercito governativo lo hanno fatto, ad eccezione di quelli che non hanno più speranza per un futuro in Siria.

Giovani uomini che lasciano la Siria per l’Europa sono oggetto di critiche. Gli europei si chiedono: perché non lottare per il loro paese e proteggere le loro madri, sorelle e altri membri della famiglia?
È una disgregazione organizzata. Quei giovani sono stati attratti verso l’Europa, perché l’Europa deve essere islamizzata.

 
Qualsiasi giovane può arruolarsi nell’esercito siriano? C’è un obbligo di servizio militare?
Sì, l’unico modo per sfuggire all’obbligo di servizio militare è nascondersi o fuggire all’estero. D’altra parte, molti uomini anziani si sono offerti come volontari nell’esercito.

L’Occidente impone sanzioni contro la Siria. Come i siriani riescono a sopravvivere?

Tanti aiuti sono portati nel paese attraverso la carità. Ma, con mia grande sorpresa – prima della mia partenza dalla Siria – ho visto farmaci provenienti da Aleppo. Così, nonostante tutta la devastazione, sono riusciti a ri-iniziare la produzione.

In una precedente intervista, lei ha espresso la speranza che il presidente Donald Trump avrebbe apportato modifiche alla politica degli Stati Uniti. E’ ancora così fiducioso su di lui?
Trump ha detto durante la sua campagna elettorale quello che qualsiasi persona sana di mente avrebbe detto al suo posto: “dobbiamo smettere di fornire armi ai gruppi di combattenti in Siria, perché non sappiamo chi sono. Smettiamola di intervenire in nazioni sovrane. E combattiamo il terrorismo insieme con la Russia. ”
Che era un messaggio pieno di speranza. Ma nel frattempo è venuto sotto attacco dello ‘deep state’, i veri dominatori del paese. Trump ha sparato quei missili verso quell’ aeroporto militare in Siria, probabilmente sotto la pressione dello ‘deep state’. Tuttavia, ha informato i siriani, così è stato fatto poco danno. La maggior parte dei velivoli erano stati già portati via e metà dei missili non sono neanche arrivati. Il giorno successivo l’aeroporto era di nuovo operativo.

E in vacanza in Belgio. Tornerà con un cuore riposato in Siria? Ne ha passato di tempi turbolenti…
Nel 2013, Qara è stata presa da un enorme esercito di decine di migliaia i terroristi. Hanno camminato per le strade sparando. Noi ci siamo nascosti nei sotterranei del monastero. Dopo una settimana, l’area è stata liberata dall’esercito siriano. Questi erano solo 200 uomini! Hanno spinto indietro i terroristi verso il Libano, un gruppo dopo l’altro. Infatti i terroristi non formavano un’unità. Hanno anche combattuto tra di loro. Eppure, non c’è spiegazione umana del perché i terroristi appena arrivati non hanno preso il monastero.

 
Non aveva paura in quel tempo?
La maggior parte di noi non aveva paura anche nei momenti in cui abbiamo pensato: ‘E la fine’. Inoltre non abbiamo avuto tempo di preoccuparci, perché c’erano bambini, donne e disabili di cui abbiamo dovuto prenderci cura. C’era anche un bambino nato mentre eravamo nel nascondiglio. Tutti erano molto preoccupati per gli altri. Abbiamo dovuto distrarre i bambini con giochi, preghiere e canti . Dopo pochi giorni, eravamo senza acqua, solo con latte e alla fine della settimana ha cominciato a nevicare. Quello fu l’inizio della fine dell’assedio.
       ( traduzione di A. Wilking) 

Russia: dodici delfini hanno portato su dal mare l’immagine della Vergine!

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 7:31 am

Christos Michaelides 

https://proskynitis.blogspot.it/2017/06/12_15.html?m=1

 

L’icona sulla spiaggia in Crimea.

 

“Un evento insolito  e meraviglioso è avvenuto a  Sochi, in Russia.  Un branco di delfini (12 secondo i testimoni) hanno portato a riva un’immagine della Vergine davanti agli occhi attoniti dei villeggianti sulla spiaggia.

Il caso è stato reso noto da un colonnello dell’armata russa  e da sua moglie,  che hanno sorpreso dei delfini nuotare molto vicino alla riva e deporvi un oggetto. Quando i delfini hanno riguadagnato il mare, la coppia si è avvicinata al punto in cui era l’oggetto, coperto di fango.

La moglie del militare ha ripulito l’oggetto e ha visto l’immagine della Vergine, ed ha lodato Dio per questo miracolo.  Questa è l’immagine della Madonna di Kursk. Non si sa come l’icona sia finita in fondo al Mar Nero,  e non si spiega come i delfini l’abbiano riportata sulla riva. Il colonnello ha portato l’icona a Mosca, dove spera di mostrarla al patriarca Kirill e raccontargli l’evento miracoloso”.

 

Una Madre  profondamente  partecipe alla sanguinosa storia della Russia

 

 

L’icona e i suoi ritrovatori.

 

E’ vero? E’ leggenda? Infine, credo che poco importi: il fatto stesso che una   leggenda così  possa nascere, in una Russia minacciata da tutte le forze  globali  più oscure e  violente di  “questo mondo”, è significativo.

Ricordo  solo che la vera immagine della Theotokos venerata  a Kursk è senza dubbio l’icona più profondamente intrecciata con  la storia del popolo russo,  le guerre, gli eventi più sanguinosi, e fu persino ferita essa stessa. Si dice che un cacciatore la trovò settembre 1295 fra le rovine  di Kursk,  a quel tempo svuotata e ridotta a deserto, abitato da selvatici,  dalla ferocia genocida  dell’invasione mongola. L’immagine –   uguale o   simile  all’icona venerata a Novgorod  – era a faccia in giù;  appena l’uomo la sollevò, sprizzò da sotto una sorgente d’acqua viva e purissima.

I pii cacciatori  allestirono una minuscola cappella di legno  per l’immagine; presto  essa  fu oggetto di visite e pellegrinaggi, essendosi sparsa la fama che compisse  miracoli.. Secondo i racconti vari tentativi degli abitanti e del principe della vicina Rylsk di portare il quadro nella loro città, andarono a vuoto: l’immagine tornava sempre nella cappelletta. Ci si convinse che la Madre di Dio voleva restare là dove era stata scoperta.

Nel 1383,  nuova invasione: dei tartari. Costoro si ostinarono a incendiare la cappella di legno,   affastellando legna e fascine, senza riuscirvi; accusarono il prete che la custodiva, Bogoliub, di stregoneria.  Solo quando gli invasori spezzarono l’icona in due, riuscirono a dar fuoco alla cappella. Presero Bogoliub come prigioniero e schiavo. Soltanto anni dopo, riacquistata la libertà (degli emissari dello zar avevano pagato il riscatto) egli tornò , ritrovò i due pezzi dell’icona e li  ricompose – o  l’immagine si ricompose per prodigio, si dice. In ogni caso  essa ha ancora il segno dello spacco.

Nel 1597, per ordine dello Zar, un monastero fu costruito attorno alla cappella; era sua volontà dare inizio così alla ricostruzione di Kursk. Ma nel 1611  un’altra  incursione dei tartari  devastò il monastero. L’immagine fu portata di nascosto a Mosca; erano i tempi di Boris Godunov, che dotò l’immagine di ornamenti preziosi ; da lì fu riportata nel monastero ricostruito di Kursk  nel 1618: Ancor oggi una processione, il nono venerdì dopo Pasqua, ricorda il trionfale ritorno della Signora del Segno.   Frattanto però, nel 1612,  furono i polacchi ad attaccare Kursk. In quell’occasione la Vergine  accompagnata da due  “monaci raggianti”, fu vista in cielo dai cittadini; anche i polacchi catturati riferirono di aver visto l’apparizione.

Nel 1812 un comitato cittadino di Kursk donò una copia dell’icona al generale Kutuzov, il vincitore di Napoleone, coperta da  una riza d’argento.  Ma nel 1898,   anarchici criminali, in odio alla fede, piazzarono una bomba gigantesca sotto l’icona. La chiesa – ormai Cattedrale del Segno –  fu  devastata, le vetrate distrutte,   i portoni di ferro piegati dalla violenza dello scoppio,   persino la cupola danneggiata.  L’immagine invece rimase intatta, il che aumentò la fede  popolare nelle sue virtù.

1918, rivoluzione bolscevica. Kursk  prima viene occupata dai comunisti, poi  liberata dall’armata bianca; questa la riparò  nella sua roccaforte in Crimea; ma fu sconfitta e dovette ritirarsi. Sotto la protezione dei bianchi in ritirata,   alcuni monaci misero in salvo l’icona a Belgorod, poi a Taganrog,  Ekaterinodar e Novorossinsk:  mesi di angosciose peregrinazioni,  al seguito dell’Armata bianca braccata e sconfitta. Infine , per nave, nel 1920,  il quadro fu portato a Tessalonica, e poi da lì a Belgrado, dove rimase nella chiesa russa della Santa Trinità. Ma nel 1944,  i devoti e  i preti  russi riparati in Serbia,  quando la Yugoslavia passò sotto la dittatura comunista, fuggirono  portando con sé l’immagine. Prima a Vienna e a Carlsbag, poi a Monaco, poi in Svizzera, Francia, in Belgio, secondo le vicissitudini della guerra e l’avanzata dell’Armata Rossa. Dal 1957 l’icona originale ha trovato sede a  New York, nella chiesa della Madre di Dio del Segno,  sede della gerarchia della Chiesa Russa all’Estero.

http://www.maurizioblondet.it/un-segno-della-vergine-theotokos-crimea/

 

GESÙ SIA IL NOSTRO TUTTO!

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 7:22 am

GESU' DIVINO DOLCE

 

ROSA ROSSA MUOVE SCINTILLANTE.gif

GESÙ SIA IL NOSTRO TUTTO!

Oh Gesù, ricordo di dolcezza,
Sorgente di forza vera al cuore
Ma sopra ogni dolcezza.
Dolcezza è la Sua Presenza.

Nulla si canta di più soave,
Nulla si ode di più giocondo,
Nulla di più dolce si pensa,
Che Gesù, Figlio di Dio.

Gesù, speranza di chi ritorna al bene,
Quanto sei pietoso verso chi Ti desidera
Quanto sei buono verso chi ti cerca
Ma che sarai per chi ti trova?

Gesù, dolcezza del cuore,
Fonte viva, luce della mente,
Al di là di qualsiasi gioia
E qualsiasi desiderio.

La bocca non sa dire,
La parola non sa esprimere
Solo chi lo prova può credere
Ciò che sia amare Gesù.

Gesù Re ammirabile,
E nobile trionfatore,
Dolcezza ineffabile,
Totalmente desiderabile!

Rimani con noi Signore
E illuminaci con la Tua luce,
Dissipa l’oscurità della mente;
Reso puro, riempimi di dolcezza!

Quando visiti il nostro cuore,
Allora brilla su di esso la verità,
Perde valore la vanità del mondo
E dentro arde la Carità.

Riconoscete tutti Gesù,
Chiedete il Suo amore,
Cercate ardentemente Gesù,
Infiammatevi nel cercarLo!

Gesù, fiore di Madre Vergine,
Amore della nostra dolcezza:
A Te la lode e l’onore della potenza
E il Regno della beatitudine.

Gesù, suprema bontà,
Gioia straordinaria del cuore,
E insieme tenera benevolenza:
La Tua Carità mi strugge.

Vedo già ciò che ho cercato,
Possiedo ciò che ho desiderato;
Languo d’amore, Gesù,
E ardo tutto in cuore.

O Gesù mio dolcissimo,
Speranza dell’anima che sospira,
Ti cercano le lacrime pietose
E il grido del profondo dell’animo.

Sii, o Gesù, la nostra gioia,
Tu che sarai l’eterno premio;
In te sia la nostra gloria,
Per ogni tempo.

Amen.

https://www.facebook.com/GESU-IL-FIGLIO-DI-DIO-376016983399/

SANTA GIULIANA DI LIEGI LA SANTA DEL CORPUS DOMINI

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 7:13 am

SANTA GIULIANA CORPUS DOMINI

 

Santa Giuliana di Liegi (1191 ca. – 1258)

 

Nasce verso il 1191 a Retinne nei pressi di Liegi, in Belgio. Orfana a 5 anni, con la sorella Agnese viene affidata alle monache agostiniane che si occupano del lebbrosario di Mont-Cornillon (presso Liegi). Bambina di vivace intelligenza, viene educata da una monaca di nome Sapienza, grazie alla quale acquista una eccellente cultura, tanto da essere in grado di leggere in latino le opere dei Padri della Chiesa, in particolare di S. Agostino e S. Bernardo. Infine l’adolescente stessa chiede di diventare religiosa agostiniana. Trascorre molte ore in contemplazione dinanzi al Santissimo Sacramento, meditando sul senso profondo della presenza nascosta di Gesù nell’Eucaristia, soffermandosi spesso sulle parole: “Ecco io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).

A 16 anni, durante l’adorazione eucaristica, ha come una visione, che poi negli anni si ripeterà spesso: le appare una luna piena con una striscia scura che la attraversa e ne offusca lo splendore. Il Signore nella preghiera le fa poi comprendere il significato: il disco lunare è simbolo della Chiesa cattolica del suo tempo e la linea opaca rappresenta l’assenza di una festa liturgica specifica in onore dell’Eucaristia, festa in cui i cristiani possano adorare solennemente la presenza reale del Signore Gesù sotto le specie eucaristiche (come affermato solennemente dal IV Concilio Lateranense nel 1215) e al contempo riparare alle offese al Santissimo Sacramento. Per 20 anni Giuliana, che nel frattempo è diventata priora, tiene segreta la rivelazione, pregando affinché un giorno la volontà di Dio si compia. In fine, confidatasi con altre donne ferventi adoratrici dell’Eucaristia, chiede aiuto ad un sacerdote molto stimato, Giovanni di Losanna, canonico nella chiesa di San Martino a Liegi, pregandolo di interpellare i teologi su tale questione. Le risposte sono positive e incoraggianti e nel 1249 il vescovo di Liegi consente la celebrazione della festa del Corpus Domini nella diocesi. Tra gli ecclesiastici di Liegi che entrano in contatto con santa Giuliana c’è anche l’arcidiacono della cattedrale Jacques Pantaléon di Troyes, che, dopo la morte di Giuliana, divenne papa con il nome di Urbano IV. Egli, in seguito al miracolo eucaristico di Bolsena, avvenuto nell’anno 1263, fa trasportare il corporale nel Duomo di Orvieto e nel 1264, con la bolla Transiturus de hoc mundo, estende a tutta la Chiesa la solennità del Corpus Domini: «Sebbene l’Eucaristia ogni giorno venga solennemente celebrata, riteniamo giusto che, almeno una volta l’anno, se ne faccia più onorata e solenne memoria. Le altre cose infatti di cui facciamo memoria, noi le afferriamo con lo spirito e con la mente, ma non otteniamo per questo la loro reale presenza. Invece, in questa sacramentale commemorazione del Cristo, anche se sotto altra forma, Gesù Cristo è presente con noi nella propria sostanza. Mentre stava infatti per ascendere al cielo disse: Ecco io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo». Urbano IV ha così confermato la bontà dell’ispirazione di Giuliana.

“Quello che avvenne a Giuliana di Cornillon si ripete frequentemente nella vita dei Santi: per avere la conferma che un’ispirazione viene da Dio, occorre sempre immergersi nella preghiera, saper attendere con pazienza, cercare l’amicizia e il confronto con altre anime buone, e sottomettere tutto al giudizio dei Pastori della Chiesa”. (Benedetto XVI, Udienza 17.11.2010)

Non tutti dal principio hanno compreso e accettato l’operato di Giuliana, la quale subisce una dura opposizione anche dallo stesso superiore da cui dipende il suo monastero. Perciò con alcune consorelle lascia Mont-Cornillon e, per dieci anni, dal 1248 fino alla morte nel 1258, vive ospite di diverse comunità di monache cistercensi. In questo tempo riesce ad edificare tutti con la sua umiltà, non avendo mai parole di critica o di rimprovero per i suoi avversari e sempre diffondendo il culto eucaristico; piena di gioia spirituale ascolta le notizie sul diffondersi della festa del Corpus Domini in altre diocesi. Nella cella del monastero di Fosses-La-Ville, presso Namur, dove giace moribonda, viene portato il Santissimo Sacramento e Giuliana termina la sua vita, così come ha sempre vissuto, in adorazione di Gesù Eucaristia.

Subito venerata come santa, il suo culto è stato approvato da papa Pio IX nel 1869.

Francesco Costa

http://www.aggancio.it/2013/03/santa-giuliana-di-liegi-1191-ca-1258/

 

CORPUS DOMINI FESTA

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 7:01 am

 

 

GESU' EUCARISTICO BELLO

CORPUS DOMINI

Domenica 18 Giugno 2017

Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, solennità

Il Corpus Domini che tradotto in italiano assume il significato di “Corpo del Signore”, è denominata, più propriamente, come Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo.

Corpus Domini: origine e significato

La solennità del Corpus Domini nacque nel 1247 nella diocesi di Liegi, in Belgio, per celebrare la reale presenza di Cristo nell’eucarestia in reazione alle tesi di Berengario di Tours, secondo il quale la presenza di Cristo non era reale, ma solo simbolica
Nella forma straordinaria del rito romano viene invece espressa nella forma latina Festum Ss.mi Corporis Christi. Il Corpus Domini è considerata è una delle principali solennità dell’anno liturgico della Chiesa cattolica ed è la festa dedicata alla Santa Eucarestia. Viene celebrata il giovedì successivo alla domenica dedicata alla festa della Santissima Trinità. Cade, quindi, nella seconda settimana dopo la Pentecoste.

La festività venne stabilita da papa Urbano IV nel 1264.

La festa del Corpus Domini, essendo una delle più popolari della cristianità, viene festeggiata con imponenti processioni che si svolgono per le vie di molte città italiane. A Roma, in occasione di questa importante ricorrenza, la processione per celebrare la festa del Corpus Domini è capeggiata dal papa stesso.

La festa del Corpus Domini venne istituita perché era sorta l’esigenza di dedicare un giorno specifico alla celebrazione dell’Eucarestia. Questa, infatti, nei secoli precedenti, era stata in parte messa in ombra. Questa ricorrenza venne proposta per la prima volta da Santa Giuliana, madre priora di Mont Cornillion a Liegi, in Belgio.

Ella raccontò di aver avuto delle visioni in cui le apparì Cristo. Questo le indicava un unico punto nero, su una Luna piena e luccicante. In quell’occasione le disse che il punto nero rappresentava l’assenza di una festa in onore dell’Eucarestia. Ella fu appoggiata dal futuro papa Urbano IV, all’epoca arcidiacono di Liegi che, una volta salito al soglio pontificio, istituì la festa.

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https://www.facebook.com/GESU-IL-FIGLIO-DI-DIO-376016983399/

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