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aprile 5, 2015

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BUONA PASQUA 2

LA RISURREZIONE DI GESU’ SECONDO IL VANGELO DI SAN LUCA

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LA RISURREZIONE DI GESU’ SECONDO IL VANGELO DI SAN LUCA

GESU' RISORTO ANGELI
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Luca 24: 1-53
24:1 Ma il primo giorno della settimana, la mattina prestissimo, esse si recarono al sepolcro, portando gli aromi che avevano preparati.
24:2 E trovarono che la pietra era stata rotolata dal sepolcro.
24:3 Ma quando entrarono non trovarono il corpo del Signore Gesù.
24:4 Mentre se ne stavano perplesse di questo fatto, ecco che apparvero davanti a loro due uomini in vesti risplendenti;
24:5 tutte impaurite, chinarono il viso a terra; ma quelli dissero loro: “Perché cercate il vivente tra i morti?
24:6 Egli non è qui, ma è risuscitato; ricordate come egli vi parlò quand’era ancora in Galilea,
24:7 dicendo che il Figlio dell’uomo doveva essere dato nelle mani di uomini peccatori ed essere crocifisso, e il terzo giorno risuscitare”.
24:8 Esse si ricordarono delle sue parole.
24:9 Tornate dal sepolcro, annunziarono tutte queste cose agli undici e a tutti gli altri.
24:10 Quelle che dissero queste cose agli apostoli erano: Maria Maddalena, Giovanna, Maria, madre di Giacomo, e le altre donne che erano con loro.
24:11 Quelle parole sembrarono loro un vaneggiare e non prestarono fede alle donne.
24:12 Ma Pietro, alzatosi, corse al sepolcro; si chinò a guardare e vide solo le fasce; poi se ne andò, meravigliandosi dentro di sé per quello che era avvenuto.
24:13 Due di loro se ne andavano in quello stesso giorno a un villaggio di nome Emmaus, distante da Gerusalemme sessanta stadi;
24:14 e parlavano tra di loro di tutte le cose che erano accadute.
24:15 Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù stesso si avvicinò e cominciò a camminare con loro.
24:16 Ma i loro occhi erano impediti a tal punto che non lo riconoscevano.
24:17 Egli domandò loro: “Di che discorrete fra di voi lungo il cammino?” Ed essi si fermarono tutti tristi.
24:18 Uno dei due, che si chiamava Cleopa, gli rispose: “Tu solo, tra i forestieri, stando in Gerusalemme, non hai saputo le cose che vi sono accadute in questi giorni?”
24:19 Egli disse loro: “Quali?” Essi gli risposero: “Il fatto di Gesù Nazareno, che era un profeta potente in opere e in parole davanti a Dio e a tutto il popolo;
24:20 come i capi dei sacerdoti e i nostri magistrati lo hanno fatto condannare a morte e lo hanno crocifisso.
24:21 Noi speravamo che fosse lui che avrebbe liberato Israele; invece, con tutto ciò, ecco il terzo giorno da quando sono accadute queste cose.
24:22 È vero che certe donne tra di noi ci hanno fatto stupire; andate la mattina di buon’ora al sepolcro,
24:23 non hanno trovato il suo corpo, e sono ritornate dicendo di aver avuto anche una visione di angeli, i quali dicono che egli è vivo.
24:24 Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato tutto come avevano detto le donne; ma lui non lo hanno visto”.
24:25 Allora Gesù disse loro: “O insensati e lenti di cuore a credere a tutte le cose che i profeti hanno dette!
24:26 Non doveva il Cristo soffrire tutto ciò ed entrare nella sua gloria?”
24:27 E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo riguardavano.
24:28 Quando si furono avvicinati al villaggio dove andavano, egli fece come se volesse proseguire.
24:29 Essi lo trattennero, dicendo: “Rimani con noi, perché si fa sera e il giorno sta per finire”. Ed egli entrò per rimanere con loro.
24:30 Quando fu a tavola con loro prese il pane, lo benedisse, lo spezzò e lo diede loro.
24:31 Allora i loro occhi furono aperti e lo riconobbero; ma egli scomparve alla loro vista.
24:32 Ed essi dissero l’uno all’altro: “Non sentivamo forse ardere il cuore dentro di noi mentr’egli ci parlava per la via e ci spiegava le Scritture?”
24:33 E, alzatisi in quello stesso momento, tornarono a Gerusalemme e trovarono riuniti gli undici e quelli che erano con loro,
24:34 i quali dicevano: “Il Signore è veramente risorto ed è apparso a Simone”.
24:35 Essi pure raccontarono le cose avvenute loro per la via, e come era stato da loro riconosciuto nello spezzare il pane.
24:36 Ora, mentre essi parlavano di queste cose, Gesù stesso comparve in mezzo a loro, e disse: “Pace a voi!”
24:37 Ma essi, sconvolti e atterriti, pensavano di vedere un fantasma.
24:38 Ed egli disse loro: “Perché siete turbati? E perché sorgono dubbi nel vostro cuore?
24:39 Guardate le mie mani e i miei piedi, perché sono proprio io; toccatemi e guardate; perché un fantasma non ha carne e ossa come vedete che ho io”.
24:40 E, detto questo, mostrò loro le mani e i piedi.
24:41 Ma siccome per la gioia non credevano ancora e si stupivano, disse loro: “Avete qui qualcosa da mangiare?”
24:42 Essi gli porsero un pezzo di pesce arrostito;
24:43 egli lo prese, e mangiò in loro presenza.
24:44 Poi disse loro: “Queste sono le cose che io vi dicevo quand’ero ancora con voi: che si dovevano compiere tutte le cose scritte di me nella legge di Mosè, nei profeti e nei Salmi”.
24:45 Allora aprì loro la mente per capire le Scritture e disse loro:
24:46 “Così è scritto, che il Cristo avrebbe sofferto e sarebbe risorto dai morti il terzo giorno,
24:47 e che nel suo nome si sarebbe predicato il ravvedimento per il perdono dei peccati a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme.
24:48 Voi siete testimoni di queste cose.
24:49 Ed ecco io mando su di voi quello che il Padre mio ha promesso; ma voi, rimanete in questa città, finché siate rivestiti di potenza dall’alto”.
24:50 Poi li condusse fuori fin presso Betania; e, alzate in alto le mani, li benedisse.
24:51 Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato su nel cielo.
24:52 Ed essi, adoratolo, tornarono a Gerusalemme con grande gioia;
24:53 e stavano sempre nel tempio, benedicendo Dio.

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STUDIO BIBLICO

Bibbia Nuova Versione Riveduta

aprile 3, 2015

LA PASIONE DI GESU’ DAL VANGELO DI SAN MARCO

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CROCIFISSO VIA CRUCIS RDal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 14,1-72.15,1-47.
Mancavano intanto due giorni alla Pasqua e agli Azzimi e i sommi sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di impadronirsi di lui con inganno, per ucciderlo.
Dicevano infatti: «Non durante la festa, perché non succeda un tumulto di popolo».
Gesù si trovava a Betània nella casa di Simone il lebbroso. Mentre stava a mensa, giunse una donna con un vasetto di alabastro, pieno di olio profumato di nardo genuino di gran valore; ruppe il vasetto di alabastro e versò l’unguento sul suo capo.
Ci furono alcuni che si sdegnarono fra di loro: «Perché tutto questo spreco di olio profumato?
Si poteva benissimo vendere quest’olio a più di trecento denari e darli ai poveri!». Ed erano infuriati contro di lei.
Allora Gesù disse: «Lasciatela stare; perché le date fastidio? Ella ha compiuto verso di me un’opera buona;
i poveri infatti li avete sempre con voi e potete beneficarli quando volete, me invece non mi avete sempre.
Essa ha fatto ciò ch’era in suo potere, ungendo in anticipo il mio corpo per la sepoltura.
In verità vi dico che dovunque, in tutto il mondo, sarà annunziato il vangelo, si racconterà pure in suo ricordo ciò che ella ha fatto».
Allora Giuda Iscariota, uno dei Dodici, si recò dai sommi sacerdoti, per consegnare loro Gesù.
Quelli all’udirlo si rallegrarono e promisero di dargli denaro. Ed egli cercava l’occasione opportuna per consegnarlo.
Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a preparare perché tu possa mangiare la Pasqua?».
Allora mandò due dei suoi discepoli dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo
e là dove entrerà dite al padrone di casa: Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, perché io vi possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?
Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala con i tappeti, gia pronta; là preparate per noi».
I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono per la Pasqua.
Venuta la sera, egli giunse con i Dodici.
Ora, mentre erano a mensa e mangiavano, Gesù disse: «In verità vi dico, uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà».
Allora cominciarono a rattristarsi e a dirgli uno dopo l’altro: «Sono forse io?».
Ed egli disse loro: «Uno dei Dodici, colui che intinge con me nel piatto.
Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui, ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo è tradito! Bene per quell’uomo se non fosse mai nato!».
Mentre mangiavano prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo».
Poi prese il calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti.
E disse: «Questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza versato per molti.
In verità vi dico che io non berrò più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo nel regno di Dio».
E dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.
Gesù disse loro: «Tutti rimarrete scandalizzati, poiché sta scritto: Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse.
Ma, dopo la mia risurrezione, vi precederò in Galilea».
Allora Pietro gli disse: «Anche se tutti saranno scandalizzati, io non lo sarò».
Gesù gli disse: «In verità ti dico: proprio tu oggi, in questa stessa notte, prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai tre volte».
Ma egli, con grande insistenza, diceva: «Se anche dovessi morire con te, non ti rinnegherò». Lo stesso dicevano anche tutti gli altri.
Giunsero intanto a un podere chiamato Getsèmani, ed egli disse ai suoi discepoli: «Sedetevi qui, mentre io prego».
Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia.
Gesù disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate».
Poi, andato un pò innanzi, si gettò a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse da lui quell’ora.
E diceva: «Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu».
Tornato indietro, li trovò addormentati e disse a Pietro: «Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare un’ora sola?
Vegliate e pregate per non entrare in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole».
Allontanatosi di nuovo, pregava dicendo le medesime parole.
Ritornato li trovò addormentati, perché i loro occhi si erano appesantiti, e non sapevano che cosa rispondergli.
Venne la terza volta e disse loro: «Dormite ormai e riposatevi! Basta, è venuta l’ora: ecco, il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori.
Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».
E subito, mentre ancora parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni mandata dai sommi sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani.
Chi lo tradiva aveva dato loro questo segno: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta».
Allora gli si accostò dicendo: «Rabbì» e lo baciò.
Essi gli misero addosso le mani e lo arrestarono.
Uno dei presenti, estratta la spada, colpì il servo del sommo sacerdote e gli recise l’orecchio.
Allora Gesù disse loro: «Come contro un brigante, con spade e bastoni siete venuti a prendermi.
Ogni giorno ero in mezzo a voi a insegnare nel tempio, e non mi avete arrestato. Si adempiano dunque le Scritture!».
Tutti allora, abbandonandolo, fuggirono.
Un giovanetto però lo seguiva, rivestito soltanto di un lenzuolo, e lo fermarono.
Ma egli, lasciato il lenzuolo, fuggì via nudo.
Allora condussero Gesù dal sommo sacerdote, e là si riunirono tutti i capi dei sacerdoti, gli anziani e gli scribi.
Pietro lo aveva seguito da lontano, fin dentro il cortile del sommo sacerdote; e se ne stava seduto tra i servi, scaldandosi al fuoco.
Intanto i capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una testimonianza contro Gesù per metterlo a morte, ma non la trovavano.
Molti infatti attestavano il falso contro di lui e così le loro testimonianze non erano concordi.
Ma alcuni si alzarono per testimoniare il falso contro di lui, dicendo:
«Noi lo abbiamo udito mentre diceva: Io distruggerò questo tempio fatto da mani d’uomo e in tre giorni ne edificherò un altro non fatto da mani d’uomo».
Ma nemmeno su questo punto la loro testimonianza era concorde.
Allora il sommo sacerdote, levatosi in mezzo all’assemblea, interrogò Gesù dicendo: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?».
Ma egli taceva e non rispondeva nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: «Sei tu il Cristo, il Figlio di Dio benedetto?».
Gesù rispose: «Io lo sono! E vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza e venire con le nubi del cielo».
Allora il sommo sacerdote, stracciandosi le vesti, disse: «Che bisogno abbiamo ancora di testimoni?
Avete udito la bestemmia; che ve ne pare?». Tutti sentenziarono che era reo di morte.
Allora alcuni cominciarono a sputargli addosso, a coprirgli il volto, a schiaffeggiarlo e a dirgli: «Indovina». I servi intanto lo percuotevano.
Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una serva del sommo sacerdote
e, vedendo Pietro che stava a scaldarsi, lo fissò e gli disse: «Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù».
Ma egli negò: «Non so e non capisco quello che vuoi dire». Uscì quindi fuori del cortile e il gallo cantò.
E la serva, vedendolo, ricominciò a dire ai presenti: «Costui è di quelli».
Ma egli negò di nuovo. Dopo un poco i presenti dissero di nuovo a Pietro: «Tu sei certo di quelli, perché sei Galileo».
Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell’uomo che voi dite».
Per la seconda volta un gallo cantò. Allora Pietro si ricordò di quella parola che Gesù gli aveva detto: «Prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai per tre volte». E scoppiò in pianto.
Al mattino i sommi sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo condussero e lo consegnarono a Pilato.
Allora Pilato prese a interrogarlo: «Sei tu il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici».
I sommi sacerdoti frattanto gli muovevano molte accuse.
Pilato lo interrogò di nuovo: «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!».
Ma Gesù non rispose più nulla, sicché Pilato ne restò meravigliato.
Per la festa egli era solito rilasciare un carcerato a loro richiesta.
Un tale chiamato Barabba si trovava in carcere insieme ai ribelli che nel tumulto avevano commesso un omicidio.
La folla, accorsa, cominciò a chiedere ciò che sempre egli le concedeva.
Allora Pilato rispose loro: «Volete che vi rilasci il re dei Giudei?».
Sapeva infatti che i sommi sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia.
Ma i sommi sacerdoti sobillarono la folla perché egli rilasciasse loro piuttosto Barabba.
Pilato replicò: «Che farò dunque di quello che voi chiamate il re dei Giudei?».
Ed essi di nuovo gridarono: «Crocifiggilo!».
Ma Pilato diceva loro: «Che male ha fatto?». Allora essi gridarono più forte: «Crocifiggilo!».
E Pilato, volendo dar soddisfazione alla moltitudine, rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.
Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la coorte.
Lo rivestirono di porpora e, dopo aver intrecciato una corona di spine, gliela misero sul capo.
Cominciarono poi a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!».
E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano a lui.
Dopo averlo schernito, lo spogliarono della porpora e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo.
Allora costrinsero un tale che passava, un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e Rufo, a portare la croce.
Condussero dunque Gesù al luogo del Gòlgota, che significa luogo del cranio,
e gli offrirono vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese.
Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse quello che ciascuno dovesse prendere.
Erano le nove del mattino quando lo crocifissero.
E l’iscrizione con il motivo della condanna diceva: Il re dei Giudei.
Con lui crocifissero anche due ladroni, uno alla sua destra e uno alla sinistra.
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I passanti lo insultavano e, scuotendo il capo, esclamavano: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo riedifichi in tre giorni,
salva te stesso scendendo dalla croce!».
Ugualmente anche i sommi sacerdoti con gli scribi, facendosi beffe di lui, dicevano: «Ha salvato altri, non può salvare se stesso!
Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.
Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio.
Alle tre Gesù gridò con voce forte: Eloì, Eloì, lemà sabactàni?, che significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
Alcuni dei presenti, udito ciò, dicevano: «Ecco, chiama Elia!».
Uno corse a inzuppare di aceto una spugna e, postala su una canna, gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a toglierlo dalla croce».
Ma Gesù, dando un forte grido, spirò.
Il velo del tempio si squarciò in due, dall’alto in basso.
Allora il centurione che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo, disse: «Veramente quest’uomo era Figlio di Dio!».
C’erano anche alcune donne, che stavano ad osservare da lontano, tra le quali Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo il minore e di ioses, e Salome,
che lo seguivano e servivano quando era ancora in Galilea, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme.
Sopraggiunta ormai la sera, poiché era la Parascève, cioè la vigilia del sabato,
Giuseppe d’Arimatèa, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anche lui il regno di Dio, andò coraggiosamente da Pilato per chiedere il corpo di Gesù.
Pilato si meravigliò che fosse gia morto e, chiamato il centurione, lo interrogò se fosse morto da tempo.
Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe.
Egli allora, comprato un lenzuolo, lo calò giù dalla croce e, avvoltolo nel lenzuolo, lo depose in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare un masso contro l’entrata del sepolcro.
Intanto Maria di Màgdala e Maria madre di Ioses stavano ad osservare dove veniva deposto.

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LA VIA CRUCIS TESTI E RAFFIGURAZIONI

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LE 15 STAZIONI DELLA VIA CRUCIS

I° STAZIONE
Gesù dinanzi al sinedrio e a Pilato è condannato a morte

Venuta mattina, tutti i gran sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù per farlo morire e, legatolo, lo condussero e consegnarono al governatore Pilato.
Pilato, sapendo che Gesù era un galileo, lo inviò dal Re Erode per farlo giudicare, ma Erode riconoscendo Gesù un falso Re, dopo avergli messo un mantello color porpora sopra le spalle, lo rimandò da Pilato.
Pilato, dal pretorio, fece condurre fuori Gesù, che portava la corona di spine e il mantello di porpora, e sedette nel tribunale. Era la preparazione della Pasqua. Disse ai Giudei: “ecco il vostro re!”. Ma quelli gridarono: “Via, via, crocifiggilo”. E insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso. Pilato allora decise che la loro richiesta fosse eseguita, e abbandonò Gesù alla loro volontà.

II° STAZIONE
Gesù è caricato della croce 

Dopo averlo schernito, i soldati spogliarono Gesù della porpora e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo.
Dice Gesù: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua”.

III° STAZIONE
Gesù cade sotto la croce

Il castigo che ci dà la salvezza si è abbattuto su di Lui: per le sue piaghe noi siamo stati guariti.
“Sono curvo e accasciato. Palpita il mio cuore, la forza mi abbandona, si spegne la luce nei miei occhi. Amici e compagni si scostano dalle mie piaghe, i miei vicini stanno a distanza; poiché io sto per cadere”.

IV° STAZIONE
Gesù incontra sua madre 

Parlando a Maria, Simeone aveva profetizzato: “Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima”.

V° STAZIONE
Gesù è aiutato dal Cireneo 

Mentre lo conducevano verso il luogo del Golgota, costrinsero un tale che passava, un certo Simeone di Cirene, padre di Alessandro e Rufo, a portare la croce. “Chi non prende la sua croce e non mi segue – dice il Signore – non è degno di me”.
“Portate i pesi gli uni degli altri, così adempirete la legge di Cristo”.

VI° STAZIONE
La Veronica asciuga il volto a Gesù 

Di te ha detto il mio cuore: “Cercate il suo volto. Il tuo volto, Signore, io cerco. Non nascondermi il tuo volto.
Molti si stupirono di lui, tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto.
Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi. Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia”.

VII° STAZIONE
Gesù cade la seconda volta

“Il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti. Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì bocca.
Era come un agnello condotto al macello, come una pecora muta di fronte ai suoi tosatori”.

VIII° STAZIONE
Gesù consola le donne di Gerusalemme 

Seguiva Gesù una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso le donne, disse: “Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli”.

IX° STAZIONE
Gesù cade la terza volta 

Essi godono della mia caduta, si radunano contro di me per colpirmi all’improvviso.
Mi dilaniano senza posa, mi mettono alla prova, scherno su scherno. Contro di me digrignano i denti.
Noi che siamo forti abbiamo il dovere di sopportare l’infermità dei deboli, senza compiacere noi stessi.

X° STAZIONE
Gesù è spogliato delle vesti 

I soldati, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato.
La tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: “Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca”. Così si adempiva la scrittura: “Si son divisi tra loro le mie vesti, e sulla mia tunica hanno gettato la sorte”.

XI° STAZIONE
Gesù è inchiodato in croce

Sul luogo detto Cranio crocifissero Gesù e i due malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra.
Gesù diceva: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”.

XII° STAZIONE
Gesù muore in croce 

Alle tre Gesù gridò: “Elì, Elì, lemà sabactàni”, che significa : “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”.
Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù gridando a gran voce disse: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”. Detto questo spirò.

XIII° STAZIONE
Gesù è deposto dalla croce   

I Giudei, perché i corpi non rimanessero in croce durante il sabato, chiesero a Pilato che fossero portati via.
Sopraggiunta la sera, Giuseppe d’Arimatea andò coraggiosamente da Pilato per chiedere il corpo di Gesù. Pilato concesse la salma. Egli allora, comprato un lenzuolo, lo calò giù dalla croce e ve lo avvolse.

XIV° STAZIONE
Gesù deposto nel sepolcro    

Nel luogo dove era stato crocifisso Gesù vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo scavato nella roccia. Là Giuseppe depose il corpo di Gesù. Rotolata poi una gran pietra sulla porta del sepolcro, se ne andò.

XV° STAZIONE
Gesù è risortoLourdes - Basilica del Rosario 

L’angelo disse alle donne: “Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù crocifisso. Non è qui. E’ risorto, come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: “E’ risuscitato dai morti, e ora vi attende in Galilea; là lo vedrete. Ecco io ve l’ho detto”.
L’annuncio pasquale degli angeli alle donne e agli apostoli: “Gesù, il crocifisso, è risorto!”, è proclamato attraverso i secoli, a tutti gli uomini, dalla chiesa.
Questa è la nostra fede.
 
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TESTI DAL SITO
 
http://www.canavese.it/alfaeomega/le_15_stazioni_della_via_crucis1.htm
 
RAFFIGURAZIONI DAL SITO
 
http://www.sanpiodapietrelcina.org/viacrucis1/index.htm
 
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marzo 31, 2015

IL VANGELO DELLA SETTIMANA SANTA 2015

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 5:45 pm

IL VANGELO DELLA SETTIMANA SANTA 2015

LUNEDI’ SANTO 30 MARZO
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 12,1-11.
Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti.
Equi gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali.
Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento.
Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse:
«Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?».
Questo egli disse non perché gl’importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro.
Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura.
I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».
Intanto la gran folla di Giudei venne a sapere che Gesù si trovava là, e accorse non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti.
I sommi sacerdoti allora deliberarono di uccidere anche Lazzaro,
perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.
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MARTEDI’ SANTO 31 MARZO
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 13,21-33.36-38.
In quel tempo, mentre Gesù era a mensa con i suoi discepoli, si commosse profondamente e dichiarò: «In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà».
I discepoli si guardarono gli uni gli altri, non sapendo di chi parlasse.
Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù.
Simon Pietro gli fece un cenno e gli disse: «Dì, chi è colui a cui si riferisce?».
Ed egli reclinandosi così sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?».
Rispose allora Gesù: «E’ colui per il quale intingerò un boccone e glielo darò». E intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda Iscariota, figlio di Simone.
E allora, dopo quel boccone, satana entrò in lui. Gesù quindi gli disse: «Quello che devi fare fallo al più presto».
Nessuno dei commensali capì perché gli aveva detto questo;
alcuni infatti pensavano che, tenendo Giuda la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri.
Preso il boccone, egli subito uscì. Ed era notte.
Quando Giuda fu uscito, Gesù disse : «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e anche Dio è stato glorificato in lui.
Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito.
Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete, ma come ho gia detto ai Giudei, lo dico ora anche a voi: dove vado io voi non potete venire.
Simon Pietro gli dice: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado per ora tu non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi».
Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!».
Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte».
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MERCOLEDI’ 1 APRILE
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 26,14-25.
In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti
e disse: «Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento.
Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo.
Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che ti prepariamo, per mangiare la Pasqua?».
Ed egli rispose: «Andate in città, da un tale, e ditegli: Il Maestro ti manda a dire: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli».
I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
Venuta la sera, si mise a mensa con i Dodici.
Mentre mangiavano disse: «In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà».
Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?».
Ed egli rispose: «Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà.
Il Figlio dell’uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!».
Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».
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GIOVEDI’ SANTO 2 APRILE
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 13,1-15.
Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.
Mentre cenavano, quando gia il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo,
Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava,
si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita.
Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui si era cinto.
Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?».
Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo».
Gli disse Simon Pietro: «Non mi laverai mai i piedi!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me».
Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo!».
Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto mondo; e voi siete mondi, ma non tutti».
Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete mondi».
Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Sapete ciò che vi ho fatto?
Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono.
Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri.
Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi».
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VENERDI’ SANTO 3 APRILE
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 18,1-40.19,1-42.
In quel tempo, Gesù uscì con i suoi discepoli e andò di là dal torrente Cèdron, dove c’era un giardino nel quale entrò con i suoi discepoli.
Anche Giuda, il traditore, conosceva quel posto, perché Gesù vi si ritirava spesso con i suoi discepoli.
Giuda dunque, preso un distaccamento di soldati e delle guardie fornite dai sommi sacerdoti e dai farisei, si recò là con lanterne, torce e armi.
Gesù allora, conoscendo tutto quello che gli doveva accadere, si fece innanzi e disse loro: «Chi cercate?».
Gli risposero: «Gesù, il Nazareno». Disse loro Gesù: «Sono io!». Vi era là con loro anche Giuda, il traditore.
Appena disse «Sono io», indietreggiarono e caddero a terra.
Domandò loro di nuovo: «Chi cercate?». Risposero: «Gesù, il Nazareno».
Gesù replicò: «Vi ho detto che sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano».
Perché s’adempisse la parola che egli aveva detto: «Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato».
Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori e colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco.
Gesù allora disse a Pietro: «Rimetti la tua spada nel fodero; non devo forse bere il calice che il Padre mi ha dato?».
Allora il distaccamento con il comandante e le guardie dei Giudei afferrarono Gesù, lo legarono
e lo condussero prima da Anna: egli era infatti suocero di Caifa, che era sommo sacerdote in quell’anno.
Caifa poi era quello che aveva consigliato ai Giudei: «E’ meglio che un uomo solo muoia per il popolo».
Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme con un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote e perciò entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote;
Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell’altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare anche Pietro.
E la giovane portinaia disse a Pietro: «Forse anche tu sei dei discepoli di quest’uomo?». Egli rispose: «Non lo sono».
Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava.
Allora il sommo sacerdote interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e alla sua dottrina.
Gesù gli rispose: «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto.
Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto».
Aveva appena detto questo, che una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?».
Gli rispose Gesù: «Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?».
Allora Anna lo mandò legato a Caifa, sommo sacerdote.
Intanto Simon Pietro stava là a scaldarsi. Gli dissero: «Non sei anche tu dei suoi discepoli?». Egli lo negò e disse: «Non lo sono».
Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: «Non ti ho forse visto con lui nel giardino?».
Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.
Allora condussero Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l’alba ed essi non vollero entrare nel pretorio per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua.
Uscì dunque Pilato verso di loro e domandò: «Che accusa portate contro quest’uomo?».
Gli risposero: «Se non fosse un malfattore, non te l’avremmo consegnato».
Allora Pilato disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra legge!». Gli risposero i Giudei: «A noi non è consentito mettere a morte nessuno».
Così si adempivano le parole che Gesù aveva detto indicando di quale morte doveva morire.
Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Tu sei il re dei Giudei?».
Gesù rispose: «Dici questo da te oppure altri te l’hanno detto sul mio conto?».
Pilato rispose: «Sono io forse Giudeo? La tua gente e i sommi sacerdoti ti hanno consegnato a me; che cosa hai fatto?».
Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».
Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».
Gli dice Pilato: «Che cos’è la verità?». E detto questo uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo in lui nessuna colpa.
Vi è tra voi l’usanza che io vi liberi uno per la Pasqua: volete dunque che io vi liberi il re dei Giudei?».
Allora essi gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!». Barabba era un brigante.
Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare.
E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora; quindi gli venivano davanti e gli dicevano:
«Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi.
Pilato intanto uscì di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui nessuna colpa».
Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l’uomo!».
Al vederlo i sommi sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo, crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io non trovo in lui nessuna colpa».
Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una legge e secondo questa legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio».
All’udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura
ed entrato di nuovo nel pretorio disse a Gesù: «Di dove sei?». Ma Gesù non gli diede risposta.
Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?».
Rispose Gesù: «Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato nelle tue mani ha una colpa più grande».
Da quel momento Pilato cercava di liberarlo; ma i Giudei gridarono: «Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque infatti si fa re si mette contro Cesare».
Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette nel tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà.
Era la Preparazione della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!».
Ma quelli gridarono: «Via, via, crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». Risposero i sommi sacerdoti: «Non abbiamo altro re all’infuori di Cesare».
Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.
Essi allora presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio, detto in ebraico Gòlgota,
dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù nel mezzo.
Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei».
Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove fu crocifisso Gesù era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco.
I sommi sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: il re dei Giudei, ma che egli ha detto: Io sono il re dei Giudei».
Rispose Pilato: «Ciò che ho scritto, ho scritto».
I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica. Ora quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo.
Perciò dissero tra loro: Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca. Così si adempiva la Scrittura: Si son divise tra loro le mie vesti e sulla mia tunica han gettato la sorte. E i soldati fecero proprio così.
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala.
Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!».
Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: «Ho sete».
Vi era lì un vaso pieno d’aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca.
E dopo aver ricevuto l’aceto, Gesù disse: «Tutto è compiuto!». E, chinato il capo, spirò.
Era il giorno della Preparazione e i Giudei, perché i corpi non rimanessero in croce durante il sabato (era infatti un giorno solenne quel sabato), chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati via.
Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all’altro che era stato crocifisso insieme con lui.
Venuti però da Gesù e vedendo che era gia morto, non gli spezzarono le gambe,
ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua.
Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera e egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate.
Questo infatti avvenne perché si adempisse la Scrittura: Non gli sarà spezzato alcun osso.
E un altro passo della Scrittura dice ancora: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto.
Dopo questi fatti, Giuseppe d’Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù.
Vi andò anche Nicodèmo, quello che in precedenza era andato da lui di notte, e portò una mistura di mirra e di aloe di circa cento libbre.
Essi presero allora il corpo di Gesù, e lo avvolsero in bende insieme con oli aromatici, com’è usanza seppellire per i Giudei.
Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto.
Là dunque deposero Gesù, a motivo della Preparazione dei Giudei, poiché quel sepolcro era vicino.
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SABATO SANTO 4 APRILE
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 16,1-7.
Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a imbalsamare Gesù.
Di buon mattino, il primo giorno dopo il sabato, vennero al sepolcro al levar del sole.
Esse dicevano tra loro: «Chi ci rotolerà via il masso dall’ingresso del sepolcro?».
Ma, guardando, videro che il masso era gia stato rotolato via, benché fosse molto grande.
Entrando nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura.
Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. E’ risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano deposto.
Ora andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto».
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DOMENICA DI PASQUA 5 APRILE
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 20,1-9.
Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand’era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Uscì allora Simon Pietro insieme all’altro discepolo, e si recarono al sepolcro.
Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro.
Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra,
e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.
Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti.
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Brani del Vangelo  tratti da

marzo 29, 2015

30 MARZO 2015 INIZIA LA SETTIMANA SANTA

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ICONA RUSSA GESU' BELLO

DOMENICA DELLE PALME 29 MARZO 2015

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DOMENICA DELLE PALME 29 03 2015

ICONA ARABA PALME Q

VANGELO

Matteo 21: 1-46
21:1 Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero a Betfage, presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli,
21:2 dicendo loro: “Andate nella borgata che è di fronte a voi; troverete un’asina legata, e un puledro con essa; scioglieteli e conduceteli da me.
21:3 Se qualcuno vi dice qualcosa, direte che il Signore ne ha bisogno, e subito li manderà”.
21:4 Questo avvenne affinché si adempisse la parola del profeta:
21:5 “Dite alla figlia di Sion: “Ecco il tuo re viene a te,mansueto e montato sopra un’asina,e un asinello, puledro d’asina””.
21:6 I discepoli andarono e fecero come Gesù aveva loro ordinato;
21:7 condussero l’asina e il puledro, vi misero sopra i loro mantelli e Gesù vi si pose a sedere.
21:8 La maggior parte della folla stese i mantelli sulla via; altri tagliavano dei rami dagli alberi e li stendevano sulla via.
21:9 Le folle che precedevano e quelle che seguivano, gridavano: “Osanna al Figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nei luoghi altissimi!”
21:10 Quando Gesù fu entrato in Gerusalemme, tutta la città fu scossa, e si diceva: “Chi è costui?”
21:11 E le folle dicevano: “Questi è Gesù, il profeta che viene da Nazaret di Galilea”.
21:12 Gesù entrò nel tempio, e ne scacciò tutti quelli che vendevano e compravano; rovesciò le tavole dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombi.
21:13 E disse loro: “È scritto: “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera”, ma voi ne fate un covo di ladri”.
21:14 Allora vennero a lui, nel tempio, dei ciechi e degli zoppi, ed egli li guarì.
21:15 Ma i capi dei sacerdoti e gli scribi, vedute le meraviglie che aveva fatte e i bambini che gridavano nel tempio: “Osanna al Figlio di Davide!”, ne furono indignati
21:16 e gli dissero: “Odi tu quello che dicono costoro?” Gesù disse loro: “Sì. Non avete mai letto: “Dalla bocca dei bambini e dei lattanti hai tratto lode?””
21:17 E, lasciatili, se ne andò fuori della città, a Betania, dove passò la notte.
21:18 La mattina, tornando in città, ebbe fame.
21:19 E, vedendo un fico sulla strada, gli si accostò, ma non vi trovò altro che foglie; e gli disse: “Mai più nasca frutto da te, in eterno”. E subito il fico si seccò.
21:20 I discepoli, veduto ciò, si meravigliarono, dicendo: “Come mai il fico è diventato secco in un attimo?”
21:21 Gesù rispose loro: “Io vi dico in verità: Se aveste fede e non dubitaste, non soltanto fareste quello che è stato fatto al fico; ma se anche diceste a questo monte: “Togliti di là e gettati nel mare”, sarebbe fatto.
21:22 Tutte le cose che domanderete in preghiera, se avete fede, le otterrete”.
21:23 Quando giunse nel tempio, i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo si accostarono a lui, mentre egli insegnava, e gli dissero: “Con quale autorità fai tu queste cose? E chi ti ha dato questa autorità?”
21:24 Gesù rispose loro: “Anch’io vi farò una domanda; se voi mi rispondete, vi dirò anch’io con quale autorità faccio queste cose.
21:25 Il battesimo di Giovanni, da dove veniva? dal cielo o dagli uomini?” Ed essi ragionavano tra di loro: “Se diciamo: “Dal cielo”, egli ci dirà: “Perché dunque non gli credeste?”
21:26 Se diciamo: “Dagli uomini”, temiamo la folla, perché tutti ritengono Giovanni un profeta”.
21:27 Risposero dunque a Gesù: “Non lo sappiamo”. E anch’egli disse loro: “E neppure io vi dirò con quale autorità faccio queste cose.
21:28 “Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si avvicinò al primo e gli disse: “Figliolo, va’ a lavorare nella vigna oggi”.
21:29 Ed egli rispose: “Vado, signore”; ma non vi andò.
21:30 Il padre si avvicinò al secondo e gli disse la stessa cosa. Egli rispose: “Non ne ho voglia”; ma poi, pentitosi, vi andò.
21:31 Quale dei due fece la volontà del padre?” Essi gli dissero: “L’ultimo”. E Gesù a loro: “Io vi dico in verità: I pubblicani e le prostitute entrano prima di voi nel regno di Dio.
21:32 Poiché Giovanni è venuto a voi per la via della giustizia, e voi non gli avete creduto; ma i pubblicani e le prostitute gli hanno creduto; e voi, che avete visto questo, non vi siete pentiti neppure dopo per credere a lui.
21:33 “Udite un’altra parabola: C’era un padron di casa, il quale piantò una vigna, le fece attorno una siepe, vi scavò una buca per pigiare l’uva e vi costruì una torre; poi l’affittò a dei vignaiuoli e se ne andò in viaggio.
21:34 Quando fu vicina la stagione dei frutti, mandò i suoi servi dai vignaiuoli per ricevere i frutti della vigna.
21:35 Ma i vignaiuoli presero i servi e ne picchiarono uno, ne uccisero un altro e un altro lo lapidarono.
21:36 Da capo mandò degli altri servi, in numero maggiore dei primi; ma quelli li trattarono allo stesso modo.
21:37 Finalmente, mandò loro suo figlio, dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio”.
21:38 Ma i vignaiuoli, veduto il figlio, dissero tra di loro: “Costui è l’erede; venite, uccidiamolo, e facciamo nostra la sua eredità”.
21:39 Lo presero, lo cacciarono fuori della vigna e l’uccisero.
21:40 Quando verrà il padrone della vigna, che farà a quei vignaiuoli?”
21:41 Essi gli risposero: “Li farà perire malamente, quei malvagi, e affiderà la vigna ad altri vignaiuoli i quali gliene renderanno il frutto a suo tempo”.
21:42 Gesù disse loro: “Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno rifiutata è diventata pietra angolare; ciò è stato fatto dal Signore,ed è cosa meravigliosa agli occhi nostri”?
21:43 Perciò vi dico che il regno di Dio vi sarà tolto, e sarà dato a gente che ne faccia i frutti.
21:44 Chi cadrà su questa pietra sarà sfracellato; ed essa stritolerà colui sul quale cadrà”.
21:45 I capi dei sacerdoti e i farisei, udite le sue parabole, capirono che parlava di loro;
21:46 e cercavano di prenderlo, ma ebbero paura della folla, che lo riteneva un profeta.
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marzo 24, 2015

ALEPPO: LA VIA CRUCIS

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martedì 24 marzo 2015

‘Ad Aleppo continua la Via Crucis con la scoperta, ogni santo giorno, di nuove Stazioni della sofferenza’ : da fra Ibrahim

23 marzo: 13 morti e 35 feriti
per i lanci dei ‘cannoni dell’inferno’ dei ribelli
sui quartieri civili di Aleppo
al Jamiliyeh e Baron Street


Terza lettera di fr. Ibrahim da Aleppo 

Aleppo, 5 marzo 2015
Aleppo: “città devastata”
Per descrivere la realtà di Aleppo, non ci sono parole sufficienti. L’intelletto con tutto il suo talento creativo in composizioni concettuali si trova impotente. La mano che scrive ha una grande esitazione e non va più avanti e la penna si blocca con riverenza, davanti al mistero della Crocifissione dell’umanità, umanità creata dal “Principio d’amore” a Sua “immagine e somiglianza” con tanta cura e creatività. Aleppo è una città devastata, colpita profondamente!
Un sacerdote, facendo confronto fra quello che è successo durante la guerra civile in Libano e ciò che sta accadendo in Siria oggi, mi ha detto: “È vero che in Libano eravamo sotto tiro, eravamo in piena guerra porta a porta, ma continuavamo a lavorare: c’era lavoro. Il problema con la guerra siriana, in special modo ad Aleppo, è che la gente ha perso il lavoro. La prima devastazione ha comportato la distruzione delle risorse di base e delle industrie”.
Assistiamo ad una catastrofe del sistema economico, a un crollo dell’intera società, di un popolo e di una cultura. In mezzo a tutto questo disastro noi, come Chiesa, cerchiamo di essere quella rete di relazioni che impedisce all’uomo di crollare.
Mentre Damasco è stata colpita duramente con la mancanza di elettricità, con il caro vita e con i bombardamenti sulle abitazioni, Aleppo è stata colpita più duramente, con l’aggiunta della mancanza d’acqua, di viveri e, soprattutto, di lavoro.
Nonostante tutto ciò, io vedo che le famiglie e le singole persone, almeno la maggior parte di loro, riescono ancora a reggersi in piedi. I cuori non si sono ancora indeboliti al punto da perdersi d’animo. C’è una forte resistenza di tipo passivo che attinge la sua vera forza nella preghiera, nella fede retta e nella speranza certa. E questo accade sotto i colpi durissimi che essi ricevono ogni giorno, con la morte di bambini e di giovani, con l’emorragia dell’emigrazione dei giovani maschi e con lo stillicidio della perdita del lavoro.
Quello che m’incoraggia ad andare avanti nella mia missione quotidiana, nonostante tutti i segnali di morte che vedo quotidianamente, sono quelle parole che Gesù ha pronunciato sulla figlia di Jairo: “non è morta, ma è solo addormentata”.
C’è ancora Speranza”: questa frase è diventata, ad Aleppo, la professione di fede del Parroco di Aleppo, dei suoi parrocchiani, di tutti i cristiani. Questa è la frase che dimora nei nostri cuori e che è sulle nostre labbra, quella che pronunciamo instancabilmente al posto delle diverse e antiche professioni di fede dei primi cristiani: “Gesù è Signore” oppure “Maranatha (Vieni Signore Gesù)”.


La missione pubblica di Gesù che continua oggi ad Aleppo

Ultimamente nella Liturgia eucaristica, vi era il racconto di S. Marco della missione pubblica di Gesù. Egli percorreva le strade delle città predicando il Vangelo, scacciando i demòni e guarendo la gente da ogni sorta di malattia. Pensando alla mia missione ad Aleppo con tutte le dure realtà di cui vi ho già parlato, in special modo con i casi difficili che quotidianamente affronto nell’accoglienza in parrocchia, veramente mi scopro, come persona credente e come sacerdote, a continuare la missione pubblica di Gesù. E non solo con gli interventi miracolosi di guarigione dalle malattie del corpo, quelle psicologiche e spirituali, attraverso la Parola e i Sacramenti, ma anche con i piccoli gesti concreti di carità che faccio ogni giorno. Come ci ha detto Papa Francesco nel suo recente “Messaggio per la Quaresima”, la Chiesa è “la mano di Dio”, una mano che guarisce.
E io mi sento parte di questa tenera mano, che sfiora le ferite molto profonde dell’umanità curandole, di quell’umanità devastata che è qui in Aleppo e che nient’altro è che il Suo Corpo violentato incessantemente. Io sono sinceramente fiero di essere parte e strumento della Sua tenerezza, presenza amorevole del buon Pastore. Sperimento ogni giorno quella “forza di guarigione” che è presente nella Parola di Dio e nei sacramenti, in modo speciale nella santissima Eucaristia e nel sacramento della Riconciliazione. Sono sempre più consapevole di come questa mano “ricca di tenerezza” non possa fermarsi ad ammaestrare richiamando alla santità; occorre anche che concretamente accada quello che era proprio del “tocco di Gesù”: quella pienezza di compassione che arriva a toccare il lebbroso prima di guarirlo (Mc 1, 39).
Visite nella zona di Middàn
Il nome di Middàn significa in arabo il campo. Da quando è iniziato il “caos” ad Aleppo, Middàn è diventato seriamente un campo non di fiori, ma un campo di battaglia, un campo dove si muore con estrema facilità. In questa zona popolare abitano tante famiglie cristiane di origine armena, numerose di figli. I negozi sono prossimi alle loro abitazioni vicinissime l’una all’altra; le case sono piccole e gli edifici alti, di cinque o sei piani.
Questa zona di Middàn ha subìto e continua a subire la sorte peggiore. Le famiglie, in maggioranza poverissime, non ce la fanno ad abbandonare le case poiché non hanno altro luogo in cui rifugiarsi. Se ne stanno rintanati nelle loro case a distanza di solo 100 metri dalle milizie armate, che continuamente lanciano i loro “regali di morte”: bombole di gas, mortai e missili.
Si odono insistenti i rumori delle sparatorie e le strade non sono agibili se non correndo e a rischio della vita per la presenza dei cecchini che si divertono a puntare e ammazzare uomini e donne disarmati, costretti a uscire dalle case in cerca di lavoro o per comprare qualcosa da mangiare.
Due famiglie le cui case sono state visitate da quei “regali di morte” e che, nonostante ciò, continuano ad abitare in quelle case notevolmente danneggiate, mi hanno chiesto un aiuto per ripararle, anche se parzialmente. Dopo uno studio accurato, li ho incoraggiati a cominciare a fare delle riparazioni seppur limitate, in modo da poter continuare a viverci dignitosamente, nonostante il reale pericolo di venir bombardati di nuovo…
Bassam, il marito della prima famiglia, mi ferma alcuni passi prima dell’edificio per spiegarmi come e dove è caduta la bombola di gas che ha distrutto il suo balcone, tutte le finestre e le porte della casa e, fissando lo sguardo su di me, mi dice: “Padre, è una grande gioia che tu venga a casa nostra in questo momento di grande pericolo. Io e mia moglie siamo senza parole dalla gioia di ricevere la benedizione della casa, questo nonostante i molti impegni che tu hai. Il valore di questo gesto è che, visitando la nostra casa, tu ci porti la benedizione dal Signore”.
All’uscita dell’edificio egli mi mostra la strada dove sono morte 18 persone a causa di un cecchino delle milizie armate che sparava sulla gente inerme, disarmata. Quando siamo entrati ho benedetto con l’acqua santa la casa, abbiamo pregato di fronte a una piccola icona della Madonna, dove egli prega solitamente con sua moglie. Abbiamo controllato parte dei lavori già terminati e poi siamo scesi di nuovo. Nel timore per la mia vita per via dei cecchini, egli, che sa come muoversi, mi accompagna alla seconda casa; però lui non entra, per rispetto dell’intimità delle persone che vi abitano.
La seconda casa è quella di una coppia, marito e moglie. Lui lavorava come autista, ma poi ha perso il lavoro e ora a mala pena trova qualcosa da fare. Sua moglie è casalinga. Entro da loro e vedo che la casa è composta di una stanza da letto, una cucina e una stanzetta piccolissima dove possono sedersi strette strette quattro persone. È proprio questa stanza che è stata colpita da un “regalo di morte” mentre loro due erano in casa.
L’esito dell’esplosione è stato il tetto forato, la distruzione di una parete e tutto l’arredamento poverissimo andato perduto nell’incendio. Da quel momento la moglie ha sofferto ripetutamente di collassi nervosi e il marito era molto preoccupato ma, nonostante tutto questo, il sorriso non ha mai lasciato il suo volto. Dopo aver pregato con loro, li ho benedetti con quel che rimane della casa e ho ispezionato i lavori di ricostruzione già cominciati.
Il tetto è stato coperto con una “lastra di zinco” che ha sostituito i precedenti mattoni, ma ancora ha da essere cementata. La scelta di non costruire con i mattoni è stata loro, per via del pericolo quotidiano di subire nuovi crolli. È stata rifatta una finestra e sono arrivate alcune sedie, prestate da famigliari.
Il terzo caso che vi racconto è quello di una signora, madre di cinque figli, che si presenta informandomi che il marito è stato ricoverato d’urgenza all’ospedale perché soffre di “cirrosi virale del fegato”. Egli ultimamente non lavorava più e lei è casalinga e tutti e cinque i figli sono troppo piccoli per lavorare. Come fare a pagare l’ospedale, le ricette mediche e il farmaco, molto caro, necessario per curare la malattia del marito? Come Parrocchia abbiamo contattato la clinica dove Mosés (questo il nome del marito) è stato ricoverato e abbiamo promesso di coprire tutte le spese di ricovero e per i medicinali. Dopo le dimissioni dalla clinica, Mosés è ritornato a casa stanco e senza forza. Ora, egli necessita di un nuovo trattamento medico e di nuove cure e per questo deve raggiungere la città di Homs oppure Damasco. Per i viaggi, i ricoveri e la lunga lista di medicinali che sta prendendo e che deve continuare a prendere… si accumulano le fatture!
Ho trovato l’intera famiglia riunita in una stanza: i figli tutti insieme raccolti come pulcini attorno alla madre e al padre senza fiato. Mi hanno raccontato della loro esperienza con la Provvidenza divina che non è mai mancata, della speranza che tutto questo finisca presto e che la figlia più grande, studentessa universitaria, si possa finalmente laureare aiutando con il suo lavoro l’intera famiglia. Abbiamo poi pregato tutti insieme, quindi ho benedetto loro e la casa, assicurando che la mano tenera di Dio, che è la Chiesa loro madre, sarà sempre presente accanto a loro, non esitando ad aiutarli spiritualmente e anche nel bisogno concreto.
Sulla via del ritorno alla Parrocchia, mentre riflettevo sull’esperienza e sul dono di questi “incontri”, ho capito di aver percorso una Via Crucis vera e propria. Sono infatti, entrato profondamente nel Mistero della sofferenza di Gesù, della sua Morte e della sua Risurrezione: in modo unico, speciale. Mi pareva, mentre mi incamminavo tra una casa e l’altra, in quella zona colpita così duramente, di percorrere con i miei Confratelli le Stazioni (della Via Crucis) nella vecchia città di Gerusalemme. Spero che il Signore mi dia la forza di non smettere mai di vivere quotidianamente questa “Via Crucis” reale per poter essere segno efficace del Suo tenero amore alle membra più sofferenti del Suo Corpo, che è qua ad Aleppo.
Vi ho testimoniato solo tre Stazioni, ma ve ne sono tante altre che vivo ogni giorno… Sembra veramente che il “cuore” della mia missione ad Aleppo sia proprio questa continua Via Crucis con la scoperta, ogni santo giorno, di nuove Stazioni della sofferenza… all’infinito.
La Mano tenera di Dio
Valeva la pena di visitare le case semi-distrutte con gli uomini, le donne, i ragazzi e i bambini che le abitano? E incontrare quell’uomo ammalato con la sua famiglia? Non potevo pensare ad un aiuto “da lontano”, senza sottopormi al rischio di un incontro improvviso con “sorella morte”?
Questa è una bella domanda che io come Parroco ho continuato a pormi fino a quando il buon Pastore stesso ha mi dato la risposta, con un’altra domanda che spiega tutto: “Valeva la pena di toccare il lebbroso, prima di guarirlo? Non si poteva cioè guarirlo senza toccarlo?”.
Se si tratta di manifestare la tenerezza di Dio che distrugge tutte le divisioni e le barriere fra l’uomo e il suo Dio, se si tratta di manifestare il Suo Amore verso la Sua creatura colpita e martoriata, questo gesto del toccare è il gesto ESSENZIALE della “liturgia divina della guarigione”.
È il mio piccolo gesto della visita alle persone sofferenti nelle loro case, a rischio della mia vita stessa, è questo gesto di starci, di esserci fisicamente, che ha degli effetti quotidiani di “guarigione” nella vita delle famiglie.
La visita a queste case di Midàn, è il gesto più bello e più vero per testimoniare come anche oggi Gesù non si vergogna di toccare la lebbra, pur di manifestare quanto Lui è presente. Non c’è cosa più vera e concreta di quel tocco di Gesù al lebbroso (la conversione di Francesco comincia con l’incontro e il bacio dell’Amore al lebbroso!), quel tenero tocco della Chiesa che aiuta a riparare materialmente la casa danneggiata dalla bomba o quel tocco della Chiesa che aiuta a guarire un padre di famiglia, altrimenti condannato da una malattia che non perdona.
Questo gesto concreto vale più di tantissime parole poiché ha la forza di guarire, anzi, di risuscitare dalla morte!
Al gesto del “tocco” al lebbroso se ne aggiunge un altro che manifesta l’immensa tenerezza di Dio.
È il dono compassionevole del cibo offerto da Gesù alla folla affamata, attraverso il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci (Mc 6, 34-44).
Quanta letizia ho sperimentato, dopo questa giornata faticosissima, ma ricolma di segni di tenerezza e di compassione, appoggiando il capo sul cuscino prima di addormentarmi in pace, consapevole di essere stato il tramite affinché la missione pubblica di Gesù abbia a continuare qui e ora: manifestando Egli stesso la tenerezza del Padre nei confronti dei suoi figli!

Quanta più gioia c’è nel dare che nel ricevere!” (At 20,35)

fr. Ibrahim
E-Mail: francescovai@hotmail.com; francescovai22@gmail.com
 

marzo 21, 2015

ATTACCO NUCLEARE ALLA RUSSIA?

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 6:05 pm

 

LA SOMMA DI TUTTE LE PAURE. Attacco Nucleare alla Russia? di G. Caprara

20 03 2015

Una insolita attività sul traffico web in uscita dal Texas e diretta verso il Regno Unito, è stata instradata   attraverso i sistemi di telecomunicazione ucraini e russi. Una deviazione apparentemente inconsueta e forse risultanza di un errore. Il traffico di rete richiede spesso un percorso tortuoso a causa della congestione del web o di difficoltà per l’interconnessione, ma nessuna delle due sarebbe sufficiente per giustificare un percorso così insolito. L’errore potrebbe essere stato ingenerato dall’azienda di telecomunicazioni ucraina Vega, che ha reindirizzato involontariamente il traffico web fra Stati Uniti e Regno Unito, ma se anche così fosse, avrebbe sortito un effetto non di così larga portata. Questo fenomeno è noto come “dirottamento del percorso,” ed è un problema di sicurezza comune ai tecnici di rete, ma in questo caso ha coinvolto siti particolarmente sensibili e protetti: l’Atomic Weapons Establishment , che gestisce le testate nucleari del Regno Unito; la Royal Mail ed il Contractor della difesa americana Lockheed Martin. Il traffico era ovviamente criptato, ma non gli indirizzi IP e questo ha esposto le Aziende implicate ad attacchi cibernetici, con il pericolo che i dati scambiati in rete potessero subire modifiche. Le tabelle di routing, dette “traceroute”, sono facilmente consultabili, in quanto pubbliche, perciò è stato semplice verificare esattamente quando e come è avvenuto il dirottamento del percorso. Il motivo non è stato ancora chiarito, ma soprattutto non è possibile dimostrare l’attendibilità delle informazioni transitate, in quanto potrebbero aver subito modifiche dagli hacker. Il traceroute analizzato rivela che c’è stata una interconnessione fra l’Ucraina e la Russia, dunque le due Nazioni sono parte in causa in questa vicenda, questo perché erano i bersagli di un evento che ha convinto il Ministero della Difesa russo ad indagare sull’accaduto. La decisione di approfondire il caso è legata soprattutto ad un inequivocabile messaggio che appariva sui computer di Vega. L’incarico è stato affidato all’FSB che in collaborazione con il laboratorio Kaspersky, Лаборатория Касперского, un’azienda con sede a Mosca specializzata in prodotti per la sicurezza informatica, ha scoperto un attacco informatico dell’NSA, il cui scopo era azzerare le difese strategiche russe e diramare un ordine ben preciso. Gli esperti di Kaspernsky sono riusciti ad isolare i maleware, e li hanno utilizzati per decifrare il contenuto del traffico di informazioni. Quest’ultime hanno rivelato un piano di attacco nucleare contro la Russia che sarebbe stato lanciato dalla Gran Bretagna. Verge aveva infatti scoperto involontariamente “A Network Error Routed Traffic For The UK’s Nuclear Weapons Agency Through Russian Telecom”. Poteva essere una semplice esercitazione, ma ciò ha reso necessario mettere al sicuro il Presidente Vladimir Putin e porre in stato di allarme le forze nucleari strategiche russe. Questa allerta è durata dieci giorni, nei quali tutto il mondo si è chiesto il motivo della mancanza di notizie del Presidente russo. E’ plausibile che si sia trattato di una esercitazione, ma anche che l’involontario intervento di Vega, abbia privato del determinante fattore sorpresa, il piano di attacco della NATO.

Giovanni Caprara

Fonte:

Vega Telecom

http://www.conflittiestrategie.it/la-somma-di-tutte-le-paure-attacco-nucleare-alla-russia-di-g-caprara

MOGHERINI: UNA COMMISSIONE PER CONTRASTARE LA PROPAGANDA DELLA RUSSIA

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 6:03 pm

ARRIVA LA PROPAGANDA CONTRO LA RUSSIA VOLUTA DALL’UE

UE, Mogherini: una commissione per contrastare la “propaganda” della Russia

EUROPA UE, NEWSmercoledì, 18, marzo, 2015

putin-mogherini

L’Unione europea, oltre a rendersi ridicola, ha deciso di farsi detestare dai cittadini. L’Europa vuole infatti contrastare la “propaganda” della Russia, ovvero censurare la verità, probabilmente per imporci la sola e unica informazione, quella organizzata dai grandi media controllati dalla CIA.

Come scrive Sputnik, l’Unione Europea creerà un’apposita commissione per il controllo dei mass media della Russia che dovrà impedire la divulgazione di determinate informazioni nei paesi occidentali. Lo comunica il tedesco Spiegal-online, riferendosi alle decisioni dell’incontro dei ministri degli Esteri UE tenutosi martedì.

“La Guerra dell’Informazione”

I media: strumenti di guerra non convenzionali diretti come marionette da forze esterne

Incontro a porte chiuse fra il gotha dei media americani e italiani, si sparla della Russia

Come ti condiziono la stampa: la denuncia che scuote l’America

Star del giornalismo: «Io e altri centinaia di reporter al soldo della Cia»

Marcello Foa: Come gli Spin Doctor manipolano i giornalisti

La commissione avrà il compito di analizzare e commentare le pubblicazioni dei media russi per elaborare un approccio comune.

All’inizio dell’anno questa iniziativa è stata promossa in una lettera collettiva firmata dai ministri degli Esteri di Gran Bretagna, Danimarca, Estonia e Lituania. La Lituania ha già limitato la diffusione dei programmi dei canali della televisione russa, dichiarando che il loro approccio è unilaterale e distorce la realtà.

In precedenza si comunicava che Federica Mogherini (solo il PD poteva regalarci un politico di questa levatura!!), l’alto raprpesentante dell’Unione per gli affari esteri, sarebbe sata incaricata di organizzare, entro l’estate di quest’anno, una campagna contro la propaganda russa. Mogherini ha confermato che l’UE sta lavorando per contrastare il fenomeno della propaganda russa non solo in territorio della Russia stessa, ma anche nei paesi dell’Unione Europea.

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Europa vuole contrastare la “propaganda” della Russia
18  03  2015

L’Unione Europea creerà un’apposita commissione per il controllo dei mass media della Russia che dovrà impedire la divulgazione di determinate informazioni nei paesi occidentali. Lo comunica il tedesco Spiegal-online, riferendosi alle decisioni dell’incontro dei ministri degli Esteri UE tenutosi martedì.

La commissione avrà il compito di analizzare e commentare le pubblicazioni dei media russi per elaborare un approccio comune.

All’inizio dell’anno questa iniziativa è stata promossa in una lettera collettiva firmata dai ministri degli Esteri di Gran Bretagna, Danimarca, Estonia e Lituania. La Lituania ha già limitato la diffusione dei programmi dei canali della televisione russa, dichiarando che il loro approccio è unilaterale e distorce la realtà.

In precedenza si comunicava che Federica Mogherini, l’alto raprpesentante dell’Unione per gli affari esteri, sarebbe sata incaricata di organizzare, entro l’estate di quest’anno, una campagna contro la propaganda russa. Mogherini ha confermato che l’UE sta lavorando per contrastare il fenomeno della propaganda russa non solo in territorio della Russia stessa, ma anche nei paesi dell’Unione Europea.

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