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agosto 12, 2016

GESU’ ETERNO DIO

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GESU' RE ANGELI

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GESU’ DIO ETERNO
Gesù è Dio nel passato presente e futuro.
Gesù era Dio nella sua preesistenza prima di nascere in questo mondo, era Dio quando visse sulla terra, era Dio quando risorse dalla morte e ascese in cielo e sedette alla destra del suo Padre celeste, da dove regna e regnerà per tutta l’eterntà insieme al Padre e allo Spirito Santo.
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Gesù prima di nascere in questo mondo, viveva presso Dio, era il Verbo e il Figlio di Dio;
Giovanni 1: 1
In principio era il Verbo,
il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Giovanni 1: 14
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria,
gloria come di unigenito dal Padre,
pieno di grazia e di verità.

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Quindi Gesù esisteva prima di nascere in questo mondo, e Lui stesso lo insegna;
Giovanni 3: 13
Eppure nessuno è mai salito al cielo, fuorchè il Figlio dell’uomo che è disceso dal cielo.
Giovanni 6: 51
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”.
Gesù spiega bene la sua preesistenza ;
Giovanni 8: 23
Egli diceva loro: “Voi siete di quaggiù; io sono di lassù; voi siete di questo mondo; io non sono di questo mondo.
Giovanni 8: 58
Rispose loro Gesù: “In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono”.
Giovanni 13:3
Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio se ne tornava…………………..
Giovanni 16: 27-28
16:27 poiché il Padre stesso vi ama, perché mi avete amato e avete creduto che sono uscito da Dio.
16:28 Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio il mondo, e vado al Padre”.
Giovanni 17: 5
E ora, Padre, glorificami davanti a te, con quella gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse.
Giovanni 17: 24
Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato;
poiché tu mi hai amato prima della creazione del mondo.
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Testimonianze Apostoliche sulla divinità eterna di Gesù;
Filippesi 2,5-11
5 Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù,
6 il quale, pur essendo di natura divina,
non considerò un tesoro geloso
la sua uguaglianza con Dio;
7 ma spogliò se stesso,
assumendo la condizione di servo
e divenendo simile agli uomini;
apparso in forma umana,
8 umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e alla morte di croce.
9 Per questo Dio l’ha esaltato
e gli ha dato il nome
che è al di sopra di ogni altro nome;
10 perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra;
11 e ogni lingua proclami
che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre.
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Colossesi 1,15-20
15 Egli è immagine del Dio invisibile,
generato prima di ogni creatura;
16 poiché per mezzo di lui
sono state create tutte le cose,
quelle nei cieli e quelle sulla terra,
quelle visibili e quelle invisibili:
Troni, Dominazioni,
Principati e Potestà.
Tutte le cose sono state create
per mezzo di lui e in vista di lui.
17 Egli è prima di tutte le cose
e tutte sussistono in lui.
18 Egli è anche il capo del corpo, cioè della Chiesa;
il principio, il primogenito di coloro
che risuscitano dai morti,
per ottenere il primato su tutte le cose.
19 Perché piacque a Dio
di fare abitare in lui ogni pienezza
20 e per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose,
rappacificando con il sangue della sua croce,
cioè per mezzo di lui,
le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli.
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Ebrei 1: 1-3
1:1 Dio, dopo aver parlato anticamente molte volte e in molte maniere ai padri per mezzo dei profeti,
1:2 in questi ultimi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che egli ha costituito erede di tutte le cose, mediante il quale ha pure creato l’universo.
1:3 Egli, che è splendore della sua gloria e impronta della sua essenza, e che sostiene tutte le cose con la parola della sua potenza, dopo aver fatto la purificazione dei peccati, si è seduto alla destra della Maestà nei luoghi altissimi.
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Gesù insegnò ai suoi discepoli che era il Figlio di Dio;
Giovanni 10: 30
Io e il Padre siamo una cosa sola”.
Giovanni 14: 7-11
Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto”.
Gli disse Filippo: “Signore, mostraci il Padre e ci basta”.
Gli rispose Gesù: “Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre?
Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è con me compie le sue opere.
Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse.
Giovanni 14: 6
Gli disse Gesù: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.
Giovanni 11: 25
Gesù le disse: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà;
Giovanni 5: 26-29
5:26 Perché come il Padre ha vita in sé stesso, così ha dato anche al Figlio di avere vita in sé stesso;
5:27 e gli ha dato autorità di giudicare, perché è il Figlio dell’uomo.
5:28 Non vi meravigliate di questo; perché l’ora viene in cui tutti quelli che sono nelle tombe udranno la sua voce e ne verranno fuori;
5:29 quelli che hanno operato bene, in risurrezione di vita; quelli che hanno operato male, in risurrezione di giudizio.
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Gesù la Luce del mondo;
Matteo 4: 12-17
4:12 Gesù, udito che Giovanni era stato messo in prigione, si ritirò in Galilea.
4:13 E, lasciata Nazaret, venne ad abitare in Capernaum, città sul mare, ai confini di Zabulon e di Neftali,
4:14 affinché si adempisse quello che era stato detto dal profeta Isaia:
4:15 “Il paese di Zabulon e il paese di Neftali,sulla via del mare, di là dal Giordano, la Galilea dei pagani,
4:16 il popolo che stava nelle tenebre,ha visto una gran luce; su quelli che erano nella contrada e nell’ombra della morte
una luce si è levata”.
4:17 Da quel tempo Gesù cominciò a predicare e a dire: “Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino”.

Giovanni 1: 9-10
1:9 La vera luce che illumina ogni uomo stava venendo nel mondo.
1:10 Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, ma il mondo non l’ha conosciuto.
Giovanni 8: 12
Di nuovo Gesù parlò loro: “Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita”.
Giovanni 9,5
Mentre sono nel mondo, io sono la luce del mondo».
Giovanni 12,35
Gesù dunque disse loro: «La luce è ancora per poco tempo tra di voi. Camminate mentre avete la luce, affinché non vi sorprendano le tenebre; chi cammina nelle tenebre, non sa dove va.
Giovanni 12,36
Mentre avete la luce, credete nella luce, affinché diventiate figli di luce».
Gesù disse queste cose, poi se ne andò e si nascose da loro.
Giovanni 12,46
Io sono venuto come luce nel mondo, affinché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre.

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Vediamo che il Padre stesso afferma che Gesù è il suo Figlio prediletto;
Matteo 3: 16-17
Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. Ed ecco una voce dal cielo che disse: “Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto”.
Matteo 17: 1-5
Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte.
E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce.
Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Pietro prese allora la parola e disse a Gesù: “Signore, è bello per noi restare qui; se vuoi, farò qui tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia”.
Egli stava ancora parlando quando una nuvola luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva:
“Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo”.

Giovanni 12: 23-33
12:23 Gesù rispose loro, dicendo: “L’ora è venuta, che il Figlio dell’uomo dev’essere glorificato.
12:24 In verità, in verità vi dico che se il granello di frumento caduto in terra non muore, rimane solo; ma se muore, produce molto frutto.
12:25 Chi ama la sua vita, la perde, e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà in vita eterna.
12:26 Se uno mi serve, mi segua; e là dove sono io, sarà anche il mio servitore; se uno mi serve, il Padre l’onorerà.
12:27 Ora, l’animo mio è turbato; e che dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma è per questo che sono venuto incontro a quest’ora.
12:28 Padre, glorifica il tuo nome!”
Allora venne una voce dal cielo: “L’ho glorificato, e lo glorificherò di nuovo!”
12:29 Perciò la folla che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: “Gli ha parlato un angelo”.
12:30 Gesù disse: “Questa voce non è venuta per me, ma per voi.
12:31 Ora avviene il giudizio di questo mondo; ora sarà cacciato fuori il principe di questo mondo;
12:32 e io, quando sarò innalzato dalla terra, attirerò tutti a me”.
12:33 Così diceva per indicare di qual morte doveva morire.
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Gesù spiega perchè è venuto sulla terra, per salvarci dai peccati;
Giovanni 6: 51
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”.
Questo lo spiega bene nell’ultima Cena;
Matteo 26: 26-28
Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: “Prendete e mangiate; questo è il mio corpo”.
Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: “Bevetene tutti,
perché questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati.
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Gesù dopo essere morto e risorto prima di ascendere al cielo,
si presentò ai suoi apostoli come la seconda persona della Santa Trinità;
Matteo 28: 18-20
E Gesù, avvicinatosi, disse loro: “Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra.
Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo,
insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.
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Gesù dopo essere asceso regna insieme al Padre e allo Spirito Santo, e tornerà alla fine dei tempi per fare il giudizio a tutte le genti;
Matteo 7:21-23
21 Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.
22 Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome?
23 Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità.
Matteo: 10, 23
23 Quando vi perseguiteranno in una città, fuggite in un’altra; in verità vi dico: non avrete finito di percorrere le città di Israele, prima che venga il Figlio dell’uomo
Matteo 13: 40-43
40 Come dunque si raccoglie la zizzania e si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo.
41 Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità
42 e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti.
43 Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, intenda!
Matteo 16: 26-27
26 Qual vantaggio infatti avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima? O che cosa l’uomo potrà dare in cambio della propria anima?
27 Poiché il Figlio dell’uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e renderà a ciascuno secondo le sue azioni.

Matteo 24: 23-31
23Allora se qualcuno vi dirà: Ecco, il Cristo è qui, o: È là, non ci credete.
24 Sorgeranno infatti falsi cristi e falsi profeti e faranno grandi portenti e miracoli, così da indurre in errore, se possibile, anche gli eletti.
25Ecco, io ve l’ho predetto.
26 Se dunque vi diranno: Ecco, è nel deserto, non ci andate; o: È in casa, non ci credete.
27 Come la folgore viene da oriente e brilla fino a occidente, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo.
28 Dovunque sarà il cadavere, ivi si raduneranno gli avvoltoi.
29 Subito dopo la tribolazione di quei giorni,
il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, gli astri cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno sconvolte.
30 Allora comparirà nel cielo il segno del Figlio dell’uomo e allora si batteranno il petto tutte le tribù della terra, e vedranno il Figlio dell’uomo venire sopra le nubi del cielo con grande potenza e gloria.
31 Egli manderà i suoi angeli con una grande tromba e raduneranno tutti i suoi eletti dai quattro venti, da un estremo all’altro dei cieli.
Matteo 25: 31-33
31 Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria.
32 E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri,
33 e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.
Matteo 26: 63-64
63 Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: “Ti scongiuro, per il Dio vivente, perché ci dica se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio”.
64 “Tu l’hai detto, gli rispose Gesù, anzi io vi dico:
d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo
seduto alla destra di Dio,
e venire sulle nubi del cielo”.

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Studio Biblico
Bibbia Nuova Versione Riveduthttps://sites.google.com/site/gesueternovergine/home/gesu-eterno-dioa
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agosto 7, 2016

LA PREESISTENZA DI GESU’ SECONDO NT

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GESU' RE ANGELI
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LA PREESISTENZA DI GESU’ SECONDO NT

Gesù prima di nascere in questo mondo, viveva presso Dio, era il Verbo e il Figlio di Dio;

Giovanni 1: 1

In principio era il Verbo,
il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.

Giovanni 1: 14

E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria,
gloria come di unigenito dal Padre,
pieno di grazia e di verità.

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Quindi Gesù esisteva prima di nascere in questo mondo, e Lui stesso lo insegna;

Giovanni 3: 13

Eppure nessuno è mai salito al cielo, fuorchè il Figlio dell’uomo che è disceso dal cielo.

Giovanni 6: 51

Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”.

Gesù spiega bene la sua preesistenza ;

Giovanni 8: 23

Egli diceva loro: “Voi siete di quaggiù; io sono di lassù; voi siete di questo mondo; io non sono di questo mondo.

Giovanni 8: 58

Rispose loro Gesù: “In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono”.

Giovanni 13:3

Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio se ne tornava…

Giovanni 16:28

Sono proceduto dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio il mondo, e vado al Padre”.

Giovanni 17: 5

E ora, Padre, glorificami davanti a te, con quella gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse.

Giovanni 17: 24

Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato;

poiché tu mi hai amato prima della creazione del mondo.
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Filippesi 2,5-11

5 Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù,
6 il quale, pur essendo di natura divina,
non considerò un tesoro geloso
la sua uguaglianza con Dio;
7 ma spogliò se stesso,
assumendo la condizione di servo
e divenendo simile agli uomini;
apparso in forma umana,
8 umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e alla morte di croce.
9 Per questo Dio l’ha esaltato
e gli ha dato il nome
che è al di sopra di ogni altro nome;
10 perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra;
11 e ogni lingua proclami
che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre.
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Colossesi 1,15-20

15 Egli è immagine del Dio invisibile,
generato prima di ogni creatura;
16 poiché per mezzo di lui
sono state create tutte le cose,
quelle nei cieli e quelle sulla terra,
quelle visibili e quelle invisibili:
Troni, Dominazioni,
Principati e Potestà.
Tutte le cose sono state create
per mezzo di lui e in vista di lui.
17 Egli è prima di tutte le cose
e tutte sussistono in lui.
18 Egli è anche il capo del corpo, cioè della Chiesa;
il principio, il primogenito di coloro
che risuscitano dai morti,
per ottenere il primato su tutte le cose.
19 Perché piacque a Dio
di fare abitare in lui ogni pienezza
20 e per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose,
rappacificando con il sangue della sua croce,
cioè per mezzo di lui,
le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli.

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Ebrei 1: 1-3

1:1 Dio, dopo aver parlato anticamente molte volte e in molte maniere ai padri per mezzo dei profeti,
1:2 in questi ultimi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che egli ha costituito erede di tutte le cose, mediante il quale ha pure creato l’universo.
1:3 Egli, che è splendore della sua gloria e impronta della sua essenza, e che sostiene tutte le cose con la parola della sua potenza, dopo aver fatto la purificazione dei peccati, si è seduto alla destra della Maestà nei luoghi altissimi.
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Studio Biblico
Bibbi Nuova Versione Riveduta

https://sites.google.com/site/gliinsegnamentidigesu/home/la-preesistenza-di-gesu-secondo-nt

IL PAPIRO DELLA MOGLIE DI GESU’ E’ RISULTATO ESSERE UN FALSO MODERNO

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 3:50 am

ARTICOLI DA VARIE FONTI

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PAPIRO MOGLIE

IL PAPIRO DELLA MOGLIE DI GESU’

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Giu 18, 2016 |

INFO.STUDENTI.NET

Vi ricordate il papiro scritto in copto che qualche anno fa fece tanto discutere, in cui si parlava della moglie di Gesù? Molto probabilmente si trattava di un falso; adesso lo ammette anche la professoressa universitaria di Harvard che aveva rivelato l’esistenza del documento.

Vi ricordate il papiro scritto in copto che qualche anno fa fece tanto discutere, in cui si parlava della moglie di Gesù? Ne scrivemmo all’epoca QUI.

Probabilmente si trattava di un falso; adesso lo ammette anche la professoressa universitaria di Harvard che aveva rivelato l’esistenza del documento, e aveva contribuito in maniera clamorosa alla sua “scoperta” e pubblicizzazione.

Il frammento, della grandezza di un biglietto da visita, contiene quattordici righe scritte in copto, e nel testo a un certo punto si legge: “Gesù disse loro: Mia moglie…”.

Il frammento era antico – si diceva – a 1300 anni fa, e sarebbe stato una briciola di un’opera più ampia, evidentemente persa.

Karen King, una nota studiosa di Storia Cristiana all’Università di Harvard presentò il reperto alla stampa nel 2012, a Roma, e in maniera lievemente provocante ne parlò come “del Vangelo della moglie di Gesù”.

Ora di una moglie di Gesù (Maria Maddalena) parlano alcune tradizioni particolari dell’islam, tanto che si afferma che Gesù, salvato dalla croce , guarito e partito con Maria Maddalena, sia sepolto in Kashmir.

Il mondo degli studiosi si divise e il dibattito continuò per un certo periodo. Adesso un’inchiesta molto lunga e documentata di Ariel Sabar, sulla rivista Atlantic , offre consistenti indizi, e forse anche più di indizi che si sia trattato di un falso moderno.

A questo punto, dopo aver letto l’inchiesta, anche la professoressa Karen King che questo “fa pendere la bilancia dalla parte del falso”, come scrive il Catholic Herald. Il papiro della moglie di Gesù ha perso anche il suo difensore più fedele.

18/06/2016 LA STAMPA MARCO TOSATTI

http://infostudenti.net/it/la-moglie-di-gesu-era-un-falso/

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NOTIZIA DELLA SCOPERTA IL 2012

marco tosatti

26/09/2012

La scorsa settimana una studiosa americana, Karen King, dell’università di Harvard ha presentato a Roma un frammento di papiro copto, con anticipazione a New York sul New York Times, acquisito – secondo quanto dichiarato – da un collezionista che vuole mantenere l’incognito, in cui Gesù diceva: “Mia moglie e lei potrà essere discepola a me”…
Naturalmente la sola allusione a una possibile moglie di Gesù, negli Stati Uniti dell’era Obama diventa subito interessante. Anche se non lo era ai tempi di Gesù: Pietro era sposato, e c’era comunque una tradizione ben viva nell’ebraismo di celibi dedicati a Dio.
Ma adesso uno studioso britannico, Francis Watson, dell’università di Durham, lancia l’ipotesi che ci si trovi di fronte a una falsificazione, o comunque a un paprio “costruito”. Francis Watson, uno specialista del settore e che a quanto pare ha nel suo curriculum la scoperta di altri documenti presunti storici, e poi rivelatisi falsi, sostiene che il testo costruito. E lo argomenta in sei pagine di elaborazione, di cui alleghiamo il link. http://markgoodacre.org/Watson.pdf.
“Karen King ammette uno scetticismo iniziale – scrive Watson – ma ora è convinta che questo frammento di papiro derivi da una copia del quarto secolo di un testo del secondo secolo. Io cercherò di dimostrare che lo scetticismo è esattamente l’atteggiamento giusto. Il testo è stato costruito con piccoli pezzi – parole o frasi – ricavate principalmente dal Vangelo di Tommaso, gnostico, sezioni 101 e 114, e sistemati in un nuovo contesto. Questa probabilmente è la procedura di composizione di un autore moderno che non è di lingua madre copta”.
E’ ovviamente impossibile, per ragioni di spazio, seguire Watson nella sua analisi passo dopo passo, che parte dal Vangelo di Tommaso, trovato a Nag Hammadi, nel 1945, e il cui testo è accessibile a tutti. E afferma che nel breve frammento sono presenti frasi (in particolare la formula: “I discepoli dissero a Gesù”) che morfologicamente non appaiono nei quattro canonici, ma appartengono al Vangelo di Tommaso.
E restano, comunque, e sempre valide tutte le possibili interpretazioni di quella “mia sposa” che ha creato tanto abile interesse. La “sposa” potrebbe essere la Chiesa, come nel libro dell’Apocalisse, e nella tradizione cristiana di due millenni; potrebbe essere, come nel Cantico dei Cantici, l’anima dell’uomo in ricerca di Dio; potrebbe essere, nella tradizione gnostica, il discepolo che cerca la perfezione.
Insomma, non è detto che Gesù parlasse della signora Gesù, se anche – e Watson afferma di no – il frammento del quarto secolo fosse un frammento autentico di chissà che cosa. Da ricordare poi che in realtà questa tesi di Gesù sposato è ben presente nella tradizione Ahmadiya, che vuole Cristo guarito con unguenti miracolosi dopo la crocifissione, fuggito con la Maddalena, e sistemato stabilmente in Kashmir, dove ancora oggi si possono vedere la sua tomba e magari incontrare suoi discendenti. https://www.lastampa.it/2012/09/26/vaticaninsider/ita/inchieste-e-interviste/lipotesi-del-papiro-falso-xooiv3wiPFq8WvbYne8yHJ/pagina.html

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IL GIORNALE  DELL’UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DIPADOVA

Gesù non era sposato e non legge Dan Brown. Per ora

19 luglio 2016

18 settembre 2012: durante un congresso internazionale di studi copti a Roma, a pochi passi dal Vaticano, Karen L. King, titolare della prestigiosa Hollis Chair alla Harvard University, presenta un frammento di papiro recante un testo copto lacunoso. La notizia deflagra come una bomba perché nel testo, che si presume risalente almeno al IV secolo d.C. (se non prima), Gesù non solo chiama Maria (forse la Maddalena) “mia moglie”, ma afferma anche che questa è degna di diventare sua discepola. Il reperto, grande appena come una carta di credito, viene in fretta e furia battezzato Vangelo della moglie di Gesù e l’ateneo americano gli dedica addirittura un apposito sito internet.

Nasce così un dibattito avvincente intorno all’autenticità e al significato del papiro, che dura fino a pochi giorni fa, quando l’inchiesta del giornalista Ariel Sabar getta luce sulla vicenda. Sabar infatti identifica il proprietario del frammento, la cui identità non era stata rivelata dalla King: un uomo d’affari di origine tedesca, con studi in coptologia alle spalle e un debole per la pornografia e la spiritualità New Age. Il ritratto perfetto dell’aspirante falsario, capace di confezionare il testo niente poco di meno che sotto l’influenza del Codice Da Vinci, il polpettone pseudo-storico di Dan Brown.

Una vicenda che ha dell’incredibile e sulla quale riflettiamo assieme ad Alberto Camplani, docente alla Sapienza in storia del Cristianesimo e delle chiese, che proprio il giorno dell’annuncio presiedeva il convegno in qualità di organizzatore, nonché uno dei primi studiosi a gettare un’ombra di dubbio sull’autenticità e il significato del testo. “A differenza di studiosi del calibro di Stephen Emmel, Wolf-Peter Funk, Alin Suciu, Tito Orlandi e Paola Buzi, convinti che il papiro fosse un falso io ho assunto un atteggiamento più possibilista – racconta al Bo lo studioso – ma ho comunque sempre escluso che si trattasse di un vero e proprio vangelo”.

Tra i punti oscuri c’era proprio la provenienza del papiro: “Non era stata rivelata l’identità del possessore, né come era giunto negli Stati Uniti, e questo non è mai un buon segno: l’origine di qualsiasi frammento copto dovrebbe infatti essere tracciabile perlomeno fino al momento in cui lascia l’Egitto”. Inoltre i due studiosi che, secondo i documenti in possesso della King, avrebbero esaminato e validato il frammento (Peter Munro e Gerhard Fecht della Freie Universität di Berlino), erano entrambi morti. “Non solo: non avevano fatto parola della scoperta con i colleghi, come ho verificato nel corso di alcune indagini che ho condotto personalmente. Una cosa molto strana per il nostro ambiente. In quel momento ho capito che qualcosa non funzionava”.

Un dubbio che alla fine è divenuto certezza: “Subito dopo la pubblicazione dell’articolo di Karen King nella Harvard Theological Review, nel 2014, le osservazioni del coptologo Christian Askeland mi hanno definitivamente convinto che si trattava di un falso”. Cosa aveva scoperto il giovane studioso americano? “Che la mano che aveva redatto il Vangelo della moglie di Gesù era la stessa di un altro frammento che il falsario desiderava far acquistare all’Università di Harvard: il testo copto di un passo del Vangelo di Giovanni che riproduceva esattamente un’edizione critica degli anni ‘30”. Un indizio giudicato molto importante dalla stessa King, ma che non aveva completamente messo d’accordo tutta la comunità scientifica. A favore dell’autenticità del reperto rimanevano infatti la datazione con il radiocarbonio, che lo collocava tra il 659 e il 859 della nostra era, e l’analisi dell’inchiostro e delle tecniche di redazione: elementi comunque non impossibili da replicare per un falsario particolarmente abile.

Oggi, dopo l’inchiesta di Sabar sull’Atlantic, la vicenda sembra ormai incamminata sulla via della soluzione, lasciando però alcuni interrogativi. Quanto ha pesato all’inizio la spettacolarizzazione di una ricerca scientifica? “Personalmente non sono contrario al fatto che i giornali si occupino di scienza e di ricerca, ma in questo caso però si è esagerato – risponde Camplani –. Quando nel 2012 è stato dato l’annuncio, la notizia della ‘scoperta’ è subito apparsa sui giornali online americani non appena Karen King ha iniziato a parlare. Tutto quindi era stato preparato da giorni”. Un comportamento irrituale? “Quello che ci ha resi perplessi – e allo stesso tempo ci ha insospettito – è stato il fatto di sollecitare l’informazione su una scoperta non ancora discussa e validata dagli altri studiosi. Perché in questo modo si rischia di fare pressioni sulla comunità scientifica per orientare il dibattito”. Com’è potuto accadere? “Forse è stato considerato che una scoperta così eclatante e mediatizzata poteva portare attenzione alla coptologia e fondi alla ricerca”.

Rimane infine aperta la questione dell’influenza dello spirito del tempo su un terreno, quello della ricerca scientifica, che in teoria dovrebbe essere alieno da personalismi e influenze culturali e ideologiche. Invece, se a volte la realtà supera la fantasia, altre può accadere che sia la fantasia a manipolare letteralmente la realtà. E può persino capitare che uno scenario alla Dan Brown impegni per quasi quattro anni storici e studiosi di tutto il mondo.

Daniele Mont D’Arpizio http://www.unipd.it/ilbo/gesu-non-era-sposato-non-legge-dan-brown-ora

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Nuovi dubbi sul Vangelo della moglie di Gesù

  • 31-07-2014
  • di Roberto Labanti

Forse ricorderete il Vangelo della moglie di Gesù (GJW), l’apparente frammento in copto saidico di un testo cristiano antico altrimenti sconosciuto di cui avevamo scritto in questa rubrica su Query 12. Era stato presentato al decimo International Congress of Coptic Studies tenutosi a Roma nel settembre 2012 dalla storica del cristianesimo Karen L. King, che lo aveva ricevuto per studio e pubblicazione da un collezionista statunitense ancora oggi ignoto: quest’ultimo, a sua volta, lo avrebbe acquistato da un tedesco insieme ad altri cinque papiri in greco e in copto. La studiosa, con il contributo della papirologa AnneMarie Luijendijk, aveva preparato un articolo, accettato per la pubblicazione dall’Harvard Theological Review dopo un processo di peer review, nel quale procurava l’edizione del frammento e situava il testo all’interno delle idee delle varie forme di cristianesimo antico. Per King, si trattava di un frammento di un codice del quarto secolo dell’età volgare, testimone di un testo originariamente composto forse già nel secondo secolo (in greco?), dal quale emergerebbe, tra l’altro, una controversia sul fatto che Gesù fosse o meno sposato, presente anche in altri testi di quel periodo.
Come all’epoca avevamo segnalato, in seguito ai dubbi e alle difficoltà sollevati sulla Rete da diversi studiosi di cristianesimo delle origini e di coptologia, la rivista aveva sospeso la pubblicazione in attesa, nel caso che il proprietario avesse dato la propria autorizzazione, di una serie di esami scientifici sul supporto e sull’inchiostro del reperto.
Senza particolare pubblicità, in effetti, le analisi sono state infine realizzate. Coloro che si aspettavano risultati decisivi sull’autenticità saranno rimasti piuttosto delusi: era peraltro chiaro a quasi tutti che solo un falsario alle prime armi avrebbe utilizzato un papiro moderno o inchiostro incompatibile con quello utilizzato nell’antichità. Partiamo dalla datazione del supporto con il metodo del radiocarbonio (o carbonio-14): un primo test (effettuato da Gregory Hodgins presso l’University of Arizona) ha attribuito il supporto al terzo-quarto secolo avanti era volgare, pur in presenza di un’anomalia, al momento non spiegata, del valore del carbonio-13, che potrebbe avere alterato la datazione; tale risultato non soddisfacente (perché uno scriba cristiano del quarto secolo avrebbe dovuto utilizzare un papiro di quasi un millennio precedente?) ha portato alla realizzazione di un secondo test (Noreen Tuross, dipartimento di biologia evoluzionistica umana, Harvard University) che ha invece indicato una data fra il 659 e l’869 dell’era volgare (età media: 741 e.v.). L’ossidazione del materiale cellulosico mostrata dalla microspettrografia ad infrarossi (Joseph M. Azzarelli et al., Massachusetts Institute of Technology) è compatibile con l’antichità del papiro. La composizione chimica dell’inchiostro (o degli inchiostri, perché sembra possibile che sui due lati siano stati utilizzati due differenti ma simili partite di inchiostro) lo identifica come inchiostro nero di carbonio, non diverso da quelli usati nell’antichità (James T. Yardley e Alexis Hagadorn, Columbia University). L’esame paleografico sull’originale (Malcolm Choat, Macquarie University) rende possibile abbandonare alcuni degli argomenti evidenziati dai sostenitori del falso durante il dibattito precedente (dovuti ad artefatti dell’immagine digitale), ma il paleografo chiarisce che «non h[a] trovato la “pistola fumante” che indichi senza dubbio che il papiro non sia stato scritto nell’antichità, ma neppure tale esame permette di provare che sia genuino».
A questo punto, l’Harvard Theological Review ha ritenuto fosse giunto il momento di pubblicare, in un fascicolo di aprile 2014 così trasformato in un numero quasi monografico, una versione rivista dell’articolo di King, seguito da sommari dei risultati delle analisi delle scienze ancillari (i rapporti più ampi sono stati infatti contemporaneamente pubblicati su un sito web), da una valutazione critica e dalla controreplica a quest’ultima della stessa King[1].
Nel suo intervento King, dopo aver ringraziato Roger Bagnall, AnneMarie Luijendijk (non più indicata nella dichiarazione autoriale) e Ariel Shisha-Halevy, gli studiosi che per primi avevano potuto collaborare con l’autrice nello studio del papiro, riconosce l’utilità di «molti dei commenti critici e costruttivi» circolati in ambito informale. Procede poi a fornire l’edizione critica del frammento e ad analizzare il reperto, il linguaggio utilizzato e la storia del manoscritto. In quest’ultima sezione, dove si occupa anche della questione del falso, è costretta a scartare la datazione paleografica che appariva nella prima versione del suo studio e a proporne una più tarda (settimo-ottavo secolo e.v.) in linea con i risultati dell’analisi del 14C di Tuross (giunti quando l’articolo in realtà era già pronto) e a riconoscere che la mano che ha vergato il testo è «non professionale» e «inesperta»; tutto considerato, ritiene però improbabile che ci si trovi di fronte ad un falso moderno. Consapevole che non si è di fronte all’ultima parola sulla questione, scrive che «[u]lteriori ricerche o lo sviluppo di nuovi metodi potranno offrire prove determinanti, ma per ora, giudicherei che il peso dell’evidenza sia a favore» a ritenere il frammento un prodotto materiale dell’antichità.
Il ruolo dell’advocatus diaboli è stato assunto dal fiammingo Leo Depuydt, professore di egittologia presso la Brown University di Providence, Rhode Island, uno degli studiosi che aveva sollevato pubblicamente dubbi sulla genuinità del frammento. Nel suo intervento questi ribadisce la dipendenza dal Vangelo di Tommaso e segnala una serie di errori grammaticali in cui sarebbe incorso il falsario, prove ed argomenti che nella sua controreplica King ritiene rispettivamente non sostanziali e non persuasivi.
Un tempo la disputa avrebbe potuto chiudersi qui. Non è più così nell’epoca del Web 2.0. Del gruppo di sei papiri acquistati in blocco, solo due erano stati quelli consegnati dall’anonimo collezionista a King per studio e pubblicazione. Uno era il GJW; l’altro, di dimensioni un poco più grandi, contiene invece sui due lati un frammento della versione copta licopolitana del vangelo canonico di Giovanni. Il supporto è stato datato dai test del 14C al 681/877 e.v. (Hodgins) o al 648/800 e.v (Tuross; età media: 718 e.v) ed è composto da cellulosa ossidata (Azzarelli et al.); l’inchiostro utilizzato è simile ma abbastanza distinto da quello/quelli utilizzati per il GJW (Yardley & Hagardon). Non ancora formalmente pubblicato, ne sono però state diffuse immagini all’interno dei rapporti d’analisi e l’attenzione dei critici si è presto concentrata su queste. Lo storico del cristianesimo e coptologo Christian Askeland (Indiana Wesleyan University) ricercatore presso la Kirchliche Hochschule Wuppertal/Bethel (per la quale si sta occupando della versione copta dell’Apocalisse canonica presso uno dei più importanti centri di critica testuale, l’Institut für neutestamentliche Textforschung dell’università di Münster) e collaboratore della Green Scholars Initiative (sponsorizzata dalla famiglia evangelicale statunitense dei Green), aveva studiato per il suo dottorato di ricerca presso l’University of Cambridge proprio le traduzioni del Nuovo Testamento in copto. Prima in alcuni interventi su un blog cui collabora e poi in un articolo apparso sul fascicolo di maggio della rivista peer-review Tyndale Bulletin (edita da una biblioteca di studi biblici di ispirazione cristiana con sede a Cambridge) ha messo in dubbio l’autenticità anche di questo frammento: egli ritiene che il falsario abbia impiegato, per costruire il testo, l’edizione critica di Herbert Thompson (1924) del Codex Qau, un codice del quarto secolo proveniente da Qaw e conservato a Cambridge contenente il Vangelo di Giovanni in licopolitano, un dialetto che, comunque, nel settimo-ottavo secolo non è più documentato. Soprattutto, Askeland giudica che la mano che ha vergato il GJW e quella che ha prodotto questo frammento siano la medesima[2]. Anche da un punto di vista codicologico, come ha notato Stephen Emmel, professore di coptologia presso l’università di Münster, già presidente e dal 2000 segretario dell’International Association for Coptic Studies, il frammento del Vangelo di Giovanni è anomalo: il codice avrebbe dovuto avere dimensioni assai diverse rispetto agli altri codici dell’epoca[3].
Dopo la pubblicazione dell’analisi di Askeland, il New York Times ha contattato King per la quale questa «è sostanziale, vale la pena di prenderla sul serio e potrebbe puntare nella direzione del falso» ma non considera chiusa la questione[4]. Da parte sua Alin Suciu (Hiob Ludolf Centre for Ethiopian Studies (HLCES) dell’università di Amburgo), uno dei primi coptologi a dimostrarsi pubblicamente critico nei confronti del papiro, scrive sul suo blog un post riassuntivo dedicato alla vicenda: «Dato che l’evidenza di una falsificazione è ormai schiacciante, considero la polemica che circonda il [“]papiro della moglie di Gesù[“] superata. Personalmente, da questo momento in poi non sono interessato a speculare su chi possa essere il falsario e quali siano le sue intenzioni. Inoltre, non ritengo […] King responsabile di questa vicenda. Come studiosa, ha solo seguito la sua vocazione ed edito un frammento di manoscritto potenzialmente interessante. Sono certo che, al suo posto, molti altri studiosi avrebbero fatto esattamente la stessa cosa»[5]. Sarà forse possibile chiudere definitivamente il caso solo quando gli studiosi avranno modo di esaminare fianco a fianco i frammenti del GJW e del Vangelo di Giovanni per studiarne i rapporti reciproci, come ha suggerito Choat sempre al New York Times. E in quell’occasione sarà forse il caso che anche gli altri quattro papiri siano su quel tavolo.

Note

1) Il fascicolo è accessibile all’url http://journals.cambridge.org/action/displayIssue?decade=2010&jid=HTR&volumeId=107&issu… purtroppo dietro accesso a pagamento; il materiale supplementare è disponibile all’url http://gospelofjesusswife.hds.harvard.edu/

2) Si veda http://evangelicaltextualcriticism.blogspot.com/2014/04/the-forgery-of-lycopolitan-gosp… e Askeland, C. 2014. A Fake Coptic John and Its Implications for the ‘Gospel of Jesus’s Wife’. “Tyndale Bulletin” 65.2, pp. 1-10

3) https://suciualin.files.wordpress.com/2014/06/emmel-codicologyharvardjohn-2014-06-22.pdf

4) http://www.nytimes.com/2014/05/05/us/fresh-doubts-raised-about-papyrus-scrap-known-as-g…

5) 26/the-gospel-of-jesus-wife-papyrus-final-considerations/

https://www.cicap.org/n/articolo.php?id=275814

IL PAPIRO DELLA MOGLIE DI GESU’ FU SUBITO RITENUTO UN FALSO DALLA CHIESA CATTOLICA

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TEMPI.IT
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PAPIRO DELLA MOGLIE DI GESU’
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Moglie di Gesù? Osservatore Romano: «Il papiro è in ogni caso un falso»
settembre 28, 2012Redazione

Lo studioso Alberto Camplani analizza il papiro contenente la “prova” che Gesù aveva una moglie. Scrive L’Osservatore: «È una maldestra contraffazione (come tante altre provenienti dal Vicino Oriente)».

Ripubblichiamo l’analisi del papiro contenente la “prova” che Gesù aveva una moglie fatta dallo studioso Alberto Camplani, che era al convegno dove Karen L. King aveva annunciato la scoperta, e pubblicata dall’Osservatore Romano. In un box sotto l’articolo il quotidiano faceva notare che «ragioni consistenti indurrebbero a concludere che il papiro sia anzi una maldestra contraffazione (come tante altre provenienti dal Vicino Oriente). (…) In ogni caso un falso».

«La scoperta di una studiosa di Harvard fa intendere che Gesù ebbe una moglie». Con questo titolo Fox News ha ripreso da altre testate la notizia di una conferenza tenuta la sera dello scorso 18 settembre da Karen L. King, durante il decimo congresso internazionale di studi copti, che era  ospitato dall’Istituto Patristico Augustinianum, a poche decine di metri dal Vaticano.

Di tenore simile, ma con variazioni di tono e di consapevolezza critica, nonché riferimenti poco pertinenti al Codice da Vinci, sono state le notizie circolate su molti media europei e italiani nei giorni immediatamente seguenti. Il fatto è presto detto: nel corso della conferenza la studiosa aveva presentato un frammento di papiro che riporta, in traduzione copta, frasi di un dialogo intrattenuto da Gesù con i discepoli a proposito di un personaggio femminile, Maria, definita «mia moglie» (ta-hime, forma rara di ta-shime, corrispondente in copto al nostro “donna” o “moglie”). Nulla di strano per un congresso scientifico: in questo caso, tuttavia, il legame troppo immediato tra ricerca e giornalismo — che poco giova ai tempi lunghi del più serio dibattito scientifico — era già stato perseguito da prima del congresso, se è vero che le precocissime notizie pubblicate lo stesso giorno negli Stati Uniti dipendevano da un’intervista rilasciata dalla studiosa ad Harvard prima della partenza per l’Italia.

Mentre i media, con toni più o meno sensazionalistici, tratteggiava i contorni della scoperta, suscitando un improvviso interesse per il congresso di studi copti, King e il sito della sua università mettevano a disposizione on-line la forma provvisoria (draft) di un poderoso articolo da lei scritto, con la collaborazione di altri giovani studiosi, circa questo frammento di papiro e il suo contenuto, che sarà non pubblicato negli atti del congresso (destinati ad apparire non prima del gennaio 2015), ma è stato proposto al «Harvard Theological Review», e sarà pubblicato nel prossimo gennaio se superererà il consueto processo di valutazione (peer review). L’articolo dunque si presenta con tutti i crismi della scientificità e dell’obiettività, come era del resto da attendersi da parte di King, nota studiosa di gnosticismo e di questioni di genere nel cristianesimo primitivo.

Le conclusioni fondamentali sono le seguenti: è un frammento antico, risalente al IV secolo; il testo greco che sta alla base della traduzione copta è ancora più antico, forse composto attorno al II secolo; esso è testimone di ambienti in cui si dibatteva della condizione coniugale di Gesù: «Affermazioni circa lo stato coniugale di Gesù nacquero per la prima volta un secolo dopo la morte di Gesù nel contesto delle controversie intracristiane sulla sessualità, il matrimonio e la discepolanza» scrive tra l’altro la studiosa serva su questo punto dell’argomentazione di King. Non solo: ritengo che esso abbia dato adito alla deriva giornalistica della notizia, che ha trasformato espressioni che esprimono l’intimità e la consustanzialità spirituale tra il Salvatore e i suoi discepoli, consuete nei testi gnostici, nell’affermazione di una presunta condizione coniugale di Gesù: una condizione che — se non può certo essere accettata come tratto storico sulla base di questo testo — sarebbe secondo King parte del dibattito cristiano del II secolo a proposito di Gesù e della sessualità.

Davanti a un oggetto di questo genere che, a differenza di tanti altri presentati nel corso del congresso, non è stato scoperto nel corso di scavi, ma proviene dal mercato antiquario, bisogna però adottare numerose precauzioni, che ne stabiliscano l’attendibilità e che ne escludano il carattere di contraffazione. Innanzitutto esso va studiato nella sua materialità: da che tipo di manoscritto potrebbe provenire? Che datazione può essergli attribuita dal punto di vista paleografico?

In secondo luogo: che tipo di testo è, in quale contesto letterario si inserisce la sconcertante affermazione di Gesù? Che significato essa assume in quello specifico contesto? Va detto che ambedue i livelli della ricerca (il papiro e il testo) presentano numerosissimi problemi. King ammette che alcuni colleghi hanno messo in questione l’autenticità del papiro, mentre altri papirologi hanno espresso un giudizio più favorevole . Una parte dei coptologi raccolti a Roma durante il congresso, davanti alla fotografia apparsa in rete e su alcuni giornali, ha espresso dubbi circa l’autenticità (tra gli altri Emmel, Funk, Suciu, Orlandi, Buzi), pur riservandosi la possibilità di formulare un giudizio più circostanziato non appena si diano le condizioni per studiare la questione con maggiore cognizione di causa. Essi hanno osservato sia il carattere del frammento, che rende difficilmente ricostruibile il tipo di manoscritto da cui proviene (codice letterario? amuleto?), sia le caratteristiche della scrittura, che si allontana dalla massima parte dei modelli noti per il IV secolo e da un numero vastissimo di modelli più tardi; qualcuno è giunto a esprimere l’ipotesi che i caratteri copti del frammento siano una maldestra riproduzione del copto prodotto a stampa. Se da una parte non è affatto detto che la peculiarità dell’oggetto significhi necessariamente contraffazione (spesso nuovi reperti escono dalle tipologie note), d’altra parte è compito della comunità scientifica valutare se tale originalità è di mano moderna o antica: in altri termini, bisogna rendere conto della natura specifica di questa scrittura, che appare lontana dai modelli noti, ad esempio i codici di Nag Hammadi, e piuttosto diversa anche dai codici indicati dalla studiosa come termine di paragone.

Questo potrebbe indirizzare la ricerca in due direzioni diverse, ovviamente influenti sul giudizio che si deve esprimere sul testo. In altre parole, o il manoscritto è contraffazione moderna, e allora qualsiasi ulteriore indagine perde di significato; oppure è stato redatto in ambienti che non volevano trasmettere un testo letterario, ma un testo a uso interno o privato, come accadeva tra l’altro nelle officine della magia tardoantica. Questi ultimi potrebbero aver utilizzato testi noti, di carattere soprattutto gnostico, per costruire uno scritto nuovo, ai loro occhi particolarmente efficace, nello stesso modo in cui altri loro colleghi costruivano testi assemblando versetti evangelici. Se così fosse, il significato stesso del frammento ne risulterebbe fortemente ridimensionato.

Ma veniamo al testo, che si presenta come un dialogo di Gesù con i discepoli e una donna. Il quadro è familiare per chi conosce la letteratura apocrifa o i dialoghi di resurrezione. Soprattutto nella Pìstis Sophìa, nel Vangelo di Maria, nel Vangelo di Tommaso e nel Vangelo di Filippo troviamo i parallelismi più pertinenti, ben rilevati da King. Le donne appaiono come i discepoli più pronti a riconoscere una consonanza spirituale con il Salvatore e una di esse, Maria Maddalena, figura del vero gnostico, è chiamata «consorte» di Gesù (nel Vangelo di Filippo si usano il greco koinonòs e il copto hôtre , che coprono l’area semantica che va dal “compagno” sino al “coniuge”). Il nuovo frammento è in consonanza con questi testi, anzi sembra presupporli, quando dice: «Gesù disse loro: Mia moglie (…) lei sarà capace di divenire mia discepola».

Bisogna però intendersi sul significato di queste espressioni. King propone di vederle non come una prova dello stato coniugale del Gesù storico, ma come un tentativo di fondare una visione positiva del matrimonio cristiano/gnostico sull’“argomento ” del legame matrimoniale tra Gesù e Maria Maddalena («Il Vangelo della moglie di Gesù ci permette di vedere che, probabilmente già nel secondo secolo, altri cristiani ritenevano che Gesù fosse sposato»). Ma il problema vero è quello di verificare se il celibato di Gesù sia mai stato messo in dubbio o oggetto di dibattito nella tradizione cristiana primitiva, gnosticismo compreso. Le prime testimonianze su Gesù nulla dicono di uno stato coniugale, anche quando parlano di Maria Maddalena. E se nel II secolo il filosofo pagano Celso, nella sua radicale critica al cristianesimo (riportata frammentariamente da Origene) registra le infamanti dicerie riguardanti la madre di Gesù e i suoi rapporti extraconiugali, nulla sa invece escogitare contro Gesù stesso che riguardi un suo eventuale stato matrimoniale.

Tale silenzio, interno ed esterno alla tradizione cristiana, mi pare più significativo dell’interpretazione letterale di poche espressioni del nuovo testo, che devono a mio avviso essere intese in senso totalmente simbolico. Ma non è così: in ambedue i casi si tratta di espressioni del tutto metaforiche, simbolizzanti la consustanzialità spirituale tra Gesù e le sue discepole, che trovano amplissimo riscontro nella letteratura biblica e in quella cristiana primitiva.

http://www.tempi.it/moglie-di-gesu-osservatore-romano-il-papiro-e-in-ogni-caso-un-falso#.V5lkVyIkrIV

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Moglie di Gesù? Il papiro è un falso copiato da uno studio del 1924: «Va bene per uno sketch dei Monty Python»

maggio 6, 2014Redazione

L’ennesima conferma arriva da uno studio pubblicato settimana scorsa dal ricercatore Christian Askeland: il papiro è antico ma il testo risale a pochi anni fa

Il “vangelo della moglie di Gesù” è quasi certamente un falso. L’ennesima conferma arriva da uno studio pubblicato settimana scorsa da Christian Askeland, un ricercatore americano dell’Indiana Wesleyan University, specializzato in versioni copte del vangelo di Giovanni. Il testo scritto su un papiro risalente al 700 – 800 dopo Cristo e scoperto due anni fa dall’Harvard Divinity School, in cui si legge “Gesù disse loro: vi presento mia moglie”, sarebbe in realtà l’opera di un falsario degli anni 2000.

IL FRAMMENTO FALSIFICATO. In uno studio giudicato legittimo e interessante dalla stessa autrice della scoperta del papiro, Karen King, Askeland ha dimostrato che il “vangelo della moglie di Gesù” è un falso grazie alla comparazione con un secondo frammento, una versione copta del vangelo di Giovanni, acquistato da Harvard insieme al frammento sulla moglie di Gesù e poi pubblicato sull’Harvard Theological Review.
Askeland ha dimostrato che il secondo frammento è senza dubbio un falso. Il testo è stato infatti parzialmente copiato da una ricerca del 1924, recentemente pubblicata su internet, scritta in un particolare dialetto copto (Lycopolitan), che però gli scribi del 700-800 (età a cui risale il papiro) non avrebbero mai potuto conoscere, essendosi estinto fra i tre e i cinque secoli prima. Paragonando il frammento falso con quello che parla della moglie di Gesù, Askeland ha rintracciato più di una somiglianza. Secondo il ricercatore probabilmente sono stati scritti dalla stessa mano, con lo stesso strumento e lo stesso inchiostro, cioè dallo stesso abile falsario.

PAPIRO ANTICO, TESTO MODERNO. Come è riuscito il falsario a ingannare gli studiosi di Harvard e gli strumenti di rilevamento della prestigiosa università americana? Secondo gli esperti, ha utilizzato un pezzo di papiro realmente antico, scrivendo i due testi evangelici con un particolare tipo di inchiostro composto da fuliggine, in grado di ingannare i test di spettroscopia Raman usati per calcolarne l’età. E per scrivere il testo del vangelo di Giovanni, come dimostra lo studio di Askeland, il falsario si è liberamente ispirato a uno studio del 1924, da qualche anno scaricabile da internet in formato pdf.
Anche prima della scoperta di Askeland, l’autenticità del testo è stata messa in discussione. Lo scetticismo sul brano copto in cui Gesù presenta la sua fantomatica moglie ai discepoli deriva dagli errori grammaticali presenti nel testo, dal fatto che sembra una copia del vangelo di Tommaso, ma anche dall’insolito uso del grassetto nella frase incriminata. Lo studioso di religione della Brown University, Leo Depuydt, in un articolo pubblicato sempre sulla Harvard Theological Review ha spiegato che l’uso del grassetto sembra voler produrre un qualche effetto comico. «Suona più o meno così – scrive Depuydt – “mia moglie: sì, ho detto mia moglie, avete capito bene!”». Per l’esperto, il frammento «può andar bene per uno sketch dei Monty Python», non per uno studio scientifico.
http://www.tempi.it/moglie-di-gesu-il-papiro-e-un-falso-copiato-da-uno-studio-del-1954-va-bene-per-uno-sketch-dei-monty-python#.V5lniSIkrIV

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ULTIME NOTIZIE RIPRESE DA TEMPI

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La moglie di Gesù? Il papiro è falso. «Va bene per uno sketch dei Monty Python»

giugno 21, 2016Leone Grotti

Dopo tre anni Karen King, docente a Harvard, ha riconosciuto di avere preso una cantonata. Il falso è stato probabilmente scritto nel 2000 su un papiro antico

Nel 2012 la notizia aveva fatto scalpore e Karen King (foto in alto) aveva guadagnato le prime pagine di tutti i più importanti giornali del mondo. La docente della prestigiosa Divinity School di Harvard aveva rivelato l’esistenza di un papiro antico contenente queste parole: «Gesù disse loro: vi presento mia moglie».

L’INCHIESTA E I DUBBI. Dopo aver tratto ogni tipo di conclusioni improprie, dalla necessità di cambiare il celibato dei sacerdoti al dogma della Trinità da rivedere, l’autrice della “scoperta” ha letto settimana scorsa un’inchiesta dell’Atlantic sulla dubbia attendibilità del proprietario del papiro, l’imprenditore della Florida Walter Fritz. Sfogliando le pagine si è accorta che la versione di Fritz su come aveva ottenuto il papiro era incoerente e molti pezzi del puzzle non combaciavano, così si è fatta venire qualche dubbio.

«FALSO MODERNO». Tanto che ieri, parlando con l’Associated Press, ha dichiarato: «Se mi chiedete oggi verso cosa propendo – testo antico o falso moderno – in base alle nuove prove riportate, dico che propendo per il falso moderno». Meglio tardi che mai, visto che è dal 2012 che diversi studiosi si fanno beffe della grandiosa “scoperta”.

SCRITTO NEL 2000. In particolare Christian Askeland, ricercatore americano dell’Indiana Wesleyan University, specializzato in versioni copte del vangelo di Giovanni, ha smontato il falso con uno studio. In soldoni, il papiro risale al 700-800 ma è scritto in un particolare dialetto copto che gli scribi dell’VIII secolo non avrebbero mai potuto conoscere, essendosi estinto tra i tre e i cinque secoli prima. Il falsario, comunque abilissimo, avrebbe dunque usato un dialetto antico per scrivere su un papiro antico delle colossali scemenze. Secondo Askeland, la scrittura risale al 2000. Un altro importante studioso, Leo Dupuydt, della Brown University, aveva commentato così il ritrovamento del papiro: «Può andare bene per uno sketch dei Monty Python».

«RICERCA DELLA VERITÀ». Ora anche King se n’è accorta e alcuni colleghi le hanno fatto i complimenti, perché bisogna «avere le palle» per ammettere di avere preso una colossale cantonata. Il decano della School Divinity di Harvard, David Hempton, ha invece pubblicato un comunicato generico e arzigogolato dove ringrazia tutti coloro che «dedicano le proprie competenze» alla «ricerca della verità», siano essi «studiosi, scienziati o giornalisti». Ma perché King non ha fatto qualche verifica prima di annunciare al mondo che la Chiesa mente da 2000 anni, avendo tenuto nascosto che Gesù aveva una moglie? Forse la «ricerca della verità» non era proprio il suo scopo principale.

@LeoneGrotti

http://www.tempi.it/moglie-gesu-papiro-e-falso-va-bene-per-uno-sketch-dei-monty-python#.V5lmUCIkrIV

PAPIRO 46 (P.Chester Beatty II, P46)

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 3:46 am

PAPIRO 46 (P.Chester Beatty II, P46)

 

Per leggere il papiro clicca qui

Conservato in parte presso la Biblioteca Ann Arbor dell’Università del Michigan (P.Mich. inv. 6238) e in parte alla Chester Beatty Library (P. Chester Beatty II), il papiro P46 è il più antico manoscritto delle lettere paoline, databile attorno al 200 e si compone di 86 fogli.

Contenuto:  stralci delle lettere di Paolo: Romani; I e II Corinzi; Galati; Efesini; Filippesi; Colossesi; I Tessalonicesi. Contiene anche la lettera agli Ebrei, la cui canonicità si affermò più lentamente rispetto alle altre lettere del corpus paolino.
200 d.C.
Papiro Chester Beatty (P46 )

E’ il più antico manoscritto delle lettere paoline, databile attorno al 200, si compone di 86 fogli. Contiene anche l’Epistola agli Ebrei (la cui canonicità si affermò più lentamente rispetto alle altre lettere del corpus paolino). Purtroppo ciò che di questo papiro ci è rimasto presenta un’interruzione nel corso della I Epistola ai Tessalonicesi, cosicché non possiamo sapere se il papiro conteneva anche la II, l’Epistola a Filemone e le lettere pastorali. Le Epistole paoline sono state evidentemente raccolte insieme prima ancora dei 4 Vangeli, come già appare in 2Pt 3, 15-16: “La magnanimità del Signore nostro giudicatela come salvezza, come anche il nostro carissimo fratello Paolo vi ha scritto, secondo la sapienza che gli è stata data; così egli fa in tutte le lettere, in cui tratta di queste cose. In esse ci sono alcune cose difficile da comprendere e gli ignoranti e gli instabili le travisano, al pari delle altre Scritture, per loro propria rovina”. Verso la metà del II sec. la raccolta delle 14 lettere raggiunse la sua compiutezza.


http://www.gliscritti.it/approf/mbibbia/ca1se1/sez1_7.htm

PAPIRO 52 (P.Ryl. 457, P52)

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 3:43 am

IL PAPIRO PIU’ ANTICO: RYLANDS P52

PAPIRO 52

Papiro 52
II sec. d.C.
Papiro 52 (P52 )

E’ il più antico manoscritto del N.T. Sembra risalire al 125. Nessun’altra opera dell’antichità ha testimonianze manoscritte così vicine agli originali. Tra la redazione finale di Giovanni posta dalla maggioranza degli studiosi verso la fine del I secolo d.C. e questo papiro vi sono comunque meno di 50 anni. Appartiene alla John Rylands Library di Manchester, da cui prende il nome. Esso ha definitivamente provato che il IV Vangelo, benché scritto probabilmente in Asia, era già conosciuto nella valle del Nilo, da cui proviene P52, verso il 120–130, e non è quindi di composizione tardiva. In quei pochi centimetri sono contenuti sulla facciata anteriore i versetti 31-33 del capitolo 18 del vangelo di Giovanni e in quella posteriore i versetti 37-38 dello stesso capitolo. Nel primo testo i giudei dichiarano a Pilato che “a noi non è lecito mettere a morte nessuno. Così si compiva la parola che Gesù disse indicando di quale morte doveva morire. Rientrò nel pretorio Pilato, fece chiamare Gesù e gli disse: Tu sei il re dei giudei?”. Nell’altra parte del papiro, Pilato domanda a Gesù: “Dunque tu sei re? Gesù rispose: Tu lo dici; io sono re. Per questo sono nato e per questo sono venuto nel mondo per testimoniare la verità. Chiunque è della verità, ascolta la mia voce. Gli dice Pilato: Che cos’è la verità? E detto questo, uscì di nuovo verso i giudei e disse loro: Non trovo in lui nessuna colpa”. Ecco la traduzione delle parole greche che sono rimaste sulle sette righe delle due facciate:

I
II

i giudei…a noi…
nessuno…cosicché la parola…
disse indicando…
Morire. Rientrò…
pretorio Pilato
e disse…
dei giudei.

(per questo) sono nato…
mondo per testimoniare…
dalla verità.
Gli dice…
e questo…
i giudei…
nessuna…

Le 15 Scoperte Più Importanti dell’archeologia Biblica

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Le 15 Scoperte Più Importanti dell’archeologia Biblica

  • Feb 19, 2015
  • di  Walter C. Kaiser Jr.

   

Le 15 Scoperte Più Importanti dell'archeologia Biblica

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Il dottor Walter C. Kaiser Jr. è titolare di Antico Testamento presso il Seminario Teologico Gordon-Conwell. Egli è riconosciuto a livello internazionale come studioso di Antico Testamento. Ha pubblicato più di 30 libri.
È difficile ridurre diverse centinaia di scoperte archeologiche significative a un semplice elenco delle 15 più importanti. Le seguenti saranno qui elencate sulla base di come ciascuna ha influenzato l’interpretazione delle Scritture. Elencherò le seguenti scoperte in ordine di significatività, aggiungendo giusto qualche commento per spiegarne l’importanza.

1. GLI AMULETI DI KETEF HINNOM:

L’onore del primo posto senza dubbio appartiene al testo dell’Antico Testamento e a quello del Nuovo Testamento più antichi, noti fino a questo momento.

L’antichità del testo dell’Antico Testamento è attestata dai due amuleti scoperti al di sotto di una scarpata rocciosa, sulla quale si trova la chiesa di S. Andrea della Scozia, sull’altro lato della valle di Hinnom rispetto alle mura occidentali della città antica di Gerusalemme. Sono conosciuti come gli amuleti di Ketef Hinnom, scoperti nel 1979 da Gabriel Barkay nella caverna 25.

Queste piastre d’argento datate tra il settimo e il sesto secolo a.C., arrotolate così da formare due amuleti (il più grande di 10 x 2,5 centimetri, e il più piccolo di 4 x 1,2 centimetri), riportano incise le parole di Numeri 6,24-26 sull’una, e di Deuteronomio 7,9 sull’altra. Entrambe corrispondono alle parole ebraiche trovate nel Pentateuco e mostrano una straordinaria similitudine con le parole e l’ortografia di queste Scritture. Tutto ciò sfida coloro, che datano il Pentateuco nel periodo post-esilico, a spiegare come due testi dalla Legge di Mosè appaiano molto prima rispetto alla data che la critica accademica ha attribuito loro.

2. IL PAPIRO DI JOHN RYLANDS:

In un modo simile, il papiro di John Rylands, scoperto nel 1920 da Grenfeld in Fayum, Egitto, risultò essere il più antico frammento di un manoscritto del Nuovo Testamento finora conosciuto. Fu datato dagli esperti di papirologia nel 125 d.C. Poiché però era in circolazione a tale distanza nel sud dell’Egitto, questo pezzettino di papiro con dei versetti dell’Evangelo di Giovanni (Gv 18,31-33; 37-38), mise fine con successo ai tentativi dell’epoca di attribuire all’Evangelo di Giovanni una data molto più tardiva, posteriore al discepolo Giovanni, e di porlo quindi verso la fine del secondo secolo d.C. Alla luce dell’evidenza archeologica, non fu più possibile un tale spostamento.

3. I ROTOLI DEL MAR MORTO:

Probabilmente i più sensazionali manoscritti scoperto ai nostri tempi sono i rotoli del mar Morto. Furono trovati nel 1948 nelle caverne vicino alle rovine di Qumran, una comunità degli Esseni del primo secolo a.C., collocata vicino alla costa nord-occidentale del Mar Morto. [N.d.R.: Nuovi studi affermano che Qumran era solo un centro artigianale e commerciale e che i rotoli furono portati nelle caverne nei pressi di Qumran dai sacerdoti di Gerusalemme, prima della distruzione del tempio (70 d.C.).] Questi 1.100 documenti antichi e 100.000 frammenti, più vari rotoli completi e intatti, rappresentano porzioni di testo o il testo intero di ogni libro dell’Antico Testamento in ebraico con l’eccezione del libro di Ester. Circa 230 tra i manoscritti ritrovati sono copie di libri dell’Antico Testamento. Prima della loro scoperta, i manoscritti più antichi ancora esistenti della Bibbia ebraica risalivano al 920 d.C. Alcune copie della traduzione greca della Septuaginta risalivano al terzo secolo a.C., ma fino alla scoperta dei rotoli del mar Morto nessun manoscritto ebraico era così antico.

A quel punto possedevamo Scritture ebraiche che potevano essere datate al primo o anche al secondo secolo a.C. Ancora più incredibile, questi rotoli del mar Morto dimostravano che la nostra Bibbia fu preservata con ammirevole esattezza per oltre due millenni. L’esempio migliore è una copia di Isaia la quale rivelò che, dopo un periodo di 1.000 anni di tradizione di ricopiatura testuale riguardo a una parte della nostra Bibbia corrente che ammonta a più di 100 pagine, soltanto tre parole in tutto il libro di Isaia presentano alcune differenze — e queste differenze sono solo delle variazioni di ortografia paragonabili, ad esempio, a una differenza tra l’italiano e il romanesco in «buono» e «bono».

4. IL DIPINTO DI BENI HASAN:

In un villaggio chiamato Beni Hasan, circa 240 chilometri a sud del Cairo, sulla costa est del fiume Nilo, in una caverna fu trovato un dipinto lungo 2,5 metri e alto 45 centimetri, risalente alla prima parte del diciannovesimo secolo a.C. Conosciuto come il dipinto di Beni Hasan mostra degli «Asiatici» (ma più precisamente, otto uomini, quattro donne e tre bambini, guidati da due ufficiali egiziani) che entrano in Egitto per vendere del trucco per gli occhi. Gli uomini portano lunghi kilt variopinti che coprono il loro petto e una spalla, e hanno sandali ai piedi. Ciascun uomo ha una folta capigliatura, una barba corta, ma niente baffi.

Similmente, le donne hanno vestiti variopinti, ma questi vestiti sono molto più lunghi e non hanno frange in fondo. Le donne portano ai piedi anche una sorta di calzette che formano un tutt’uno con le suole e sul capo un cerchietto per tenere insieme i loro lunghi cappelli. Due asini, accompagnati da uno stambecco e da una gazzella, trasportano ciò che sembra un mantice sulle loro schiene. Gli uomini sono equipaggiati con ciò che sembrano otri di pelle per l’acqua, uno strumento musicale (la lira), e lance, archi e frecce. I kilt di tanti colori ci ricordano la tunica di tanti colori di Giuseppe (Genesi 37,3; vedi anche 2 Sam 13,18), e ci danno un’idea della cultura dei patriarchi e di come i loro contatti economici e politici con l’Egitto potevano apparire. È un’immagine affascinante della vita al tempo dei patriarchi.

5. LA STELE DI BASALTO DI DAN:

La stele di basalto di Dan, trovata nel 1993-1994, con su scritte le parole «casa di Davide», ci ha fornito la prima evidenza extra-biblica della reale esistenza del re Davide. Prima di ciò, era di moda scartare nella Bibbia le narrazioni su Davide, considerandole propaganda sacerdotale che, durante la cattività babilonese, tentava di dare a Israele una storia passata rispettabile.

Avraham Biran, dello «Hebrew Union College», scavando un sito nel nord d’Israele conosciuto come Dan, in un muro esterno, fatto di pietre, trovò un frammento di basalto di circa 30 centimetri d’altezza. Nello stesso muro un anno dopo, furono scoperti altri due pezzi più piccoli, anch’essi parte dell’iscrizione originaria. Quando le parole aramaiche furono tradotte dalla scrittura paleoebraica, ci si è trovati di fronte al primo riferimento extra-biblico relativo a re Davide.

Quest’annuncio ha spinto gli studiosi a dare un’altra occhiata alla pietra basaltica conosciuta come la Stele di Mesha, dal nome del re moabita Mesha, che fu trovata un secolo prima. Questo testo si lagnava di «Omri, re d’Israele», il quale aveva oppresso il regno di Moab, una terra a est del mar Morto e del fiume Giordano (1 Re 16,21-27). In una frase in parte frammentaria dell’Iscrizione di Mesha, uno studioso francese di nome Andre LeMaire aggiunse due lettere mancanti nelle originali 5 lettere ebraiche, in modo da poter leggere la «casa di Davide». La stele raccontava quindi la storia di come Mesha rimosse il giogo che la casa di Davide aveva imposto su Moab anni prima [LeMaire, «The House of David…», BAR (1994), pp. 30-37]. A quel punto c’erano due riferimenti a un Davide che qualcuno affermava non fosse mai esistito.

6. L’EPOPEA DI GILGAMESH:

La tavoletta numero 11 della storia contenuta in 12 tavolette e conosciuta come l’epopea di Gilgamesh, è un altro racconto del diluvio, intitolato con il nome del personaggio principale, il re Gilgamesh, il quale si presume abbia regnato sulla città babilonese di Uruk nel 2600 a.C. circa. Quest’epopea, scritta con lettere semitiche a forma di cuneo, conosciute come accadico cuneiforme, ha tante impressionanti similitudini con la storia biblica di Noè di Genesi 6-9, come pure altrettante differenze sostanziali. Sebbene fosse stato Austen Henry Layard a scoprire letteralmente decine di migliaia di tavolette a Ninive, che spedì in Inghilterra fino al 1851, fu George Smith, un assistente del dipartimento assiro del «British Museum», che scoprì nel 1872 la tavoletta numero 11 che parlava di un diluvio. Siccome la tavoletta era rotta, Smith tornò a Ninive ed entro cinque giorni, il 14 maggio 1873, trovò un’altra ta-voletta con le parti mancanti.

Nell’epopea accadica, Gilgamesh viene a conoscenza del diluvio grazie a un uomo di nome Utnapishtim. Egli sopravvisse al diluvio perché un dio creatore di nome Ea lo aveva avvertito che sarebbe venuto un diluvio e gli aveva detto di costruire una nave (come anche il Noè della Bibbia, Genesi 6,2.13-17). La tempesta, che spazzò via il resto dell’umanità, si concluse il settimo giorno e tutti scesero dalla nave il dodicesimo giorno (a differenza di Genesi 7,24). Dopo che l’imbarcazione di Utnapishtim si fermò sul monte Nisirin Kurdistan (anziché sul Monte Ararat in Turchia), Utnapishtim mandò una colomba, un passero e, infine, un corvo imperiale (vedi Genesi 8,3-11). Quando il corvo imperiale non tornò, tutti abbandonarono la nave babilonese e offrirono un sacrificio agli dèi (vedi Genesi 8,12-22). I due racconti sembrano rappresentare eventi simili, ma l’epopea di Gilgamesh ha numerose aggiunte mitiche e usa un tono completamente diverso dal racconto biblico.

7. LA PISCINA DI GABAON:

Il sito della piscina di Gabaon, menzionato in 2 Samuele 2,13 e Geremia 41,12, fu identificato per la prima volta nel 1833 da parte di Edward Robinson nel villaggio palestinese di el-Jib. Nel 1956-1960 James B. Pritchard condusse qui i suoi scavi e confermò questa scoperta con 31 maniglie di giare, su cui è scritta la parola ebraica equivalente a «Gabaon». Sembra che Gabaon fosse un produttore ed esportatore di vini, cosa che richiedeva provviste speciali di acqua, perché i mesi estivi non producevano pioggia. Pritchard trovò due sistemi idrici separati: (1) una piscina o cisterna che misura 11,3 metri in diametro, e (2) una galleria che scende giù dall’interno delle mura della città fino a raggiungere una cisterna appena fuori della città, alla base della collina.

La piscina di Gabaon fu scavata nella roccia calcare a una profondità di 25 metri, per così raggiungere il livello della falda idrica, con annessi una scala e un corrimano tagliati nel calcare che percorrono a chiocciola 11,3 metri in profondità, fino a raggiungere un livello pianeggiante a circa la metà della profondità complessiva. Da questo punto in poi, la scala scende giù in linea retta altri 14 metri fino al livello dell’acqua. Fu nei pressi di questa piscina che 12 degli uomini del re Davide, sotto il comando di Joab, affrontarono 12 degli uomini del re Saul, sotto il comando di Abner, in un incontro di lotta libera, in cui tutti e 24 morirono, reciprocamente afferrandosi per i capelli e trapassandosi con la spada.

8. IL SIGILLO DI BARUK:

Il sigillo di Baruk fu uno delle 250 bolli con iscrizione, o piccoli sigilli di terracotta, che sono stati rinvenuti nel 1975 per mezzo di un commerciante arabo di antichità di Gerusalemme est. Sebbene derivino senz’altro da uno scavo illecito in Gerusalemme, sono importanti perché furono originalmente concepiti per sigillare documenti o contenitori per prevenirne la manomissione. Una piccola quantità di argilla morbida, attaccata a uno spago, veniva bollata con un sigillo e lasciata poi indurire. La maggior parte dei documenti e contenitori, ai quali furono attaccati tanti di questi sigilli, fu distrutta in un incendio, ma i bolli sopravvissero e furono preservati ancora meglio grazie al fuoco. Fra gli altri c’era un sigillo che riportava il nome, «Berekhajahu [Baruk] figlio di Nerijahu [Neriah] lo scriba» (Geremia 36,4.8.14; 45,1). Il suffisso su tutti e due i nomi, -jahu, è una forma troncata di Jahweh [N.d.R.: Jahwè è riportato nelle nostre Bibbie come «l’Eterno» o «il SIGNORE»]. Questo Baruk non fu altro che il fiduciario e scriba personale del profeta Geremia dell’Antico Testamento, il quale scrisse sotto dettatura del profeta e si nascose insieme a Geremia mentre il re Joachim cercò di arrestarli tutti e due (Geremia 36,26).

Un altro bollo in questo stesso gruppo contiene il nome di Ismaele, il quale assassinò Ghedalia (Geremia 40,7), il governatore che fu insediato dai Babilonesi dopo la caduta di Gerusalemme nel 587 a.C. Altri 51 bolli furono trovati sul pavimento della Casa dei Bolli. Fra i nomi registrati c’era un bollo di «Gemarjahu [Ghemaria] il figlio di Šafan», uno scriba che servì alla corte di re Jehojakim e che avvisò il re di non bruciare il rotolo che Geremia aveva scritto (Geremia 36,10-12.25-26). Sono stati ritrovati quasi 400 di questi bolli e appartengono al periodo dall’ottavo al sesto secolo a.C.

9. RE SARGON II DI ASSIRIA:

Una delle persone nominate nelle Scritture, ma la cui esistenza fu messa in dubbio fino a quando la moderna archeologia biblica non l’ebbe «scoperto», fu il re Sargon II di Assiria. Isaia era sicuro che fosse il re di Assiria (Is 20,1), ma non era fra quelli trovati negli scavi della capitale assira, Ninive. Tuttavia, nel 1843, Paul Emile Botta scoprì che Sargon si era trasferito a Dur-Sharrukin (il moderno Khorsabad), un sito vergine a circa 19 chilometri a nordest di Ninive, dove cominciò la sua costruzione nel 717 a.C. Questa costruzione, avente una lunghezza di 1,6 chilometri per ogni lato, non fu mai completata o occupata prima della morte di Sargon, e fu abbandonato dai suoi successori. Un’enorme statua di 25 tonnellate di un dio (in parte uomo e in parte toro) era una delle tante che vigilavano all’ingresso della stanza del trono in Khorsabad.

10. L’OBELISCO NERO DI SALMANESER III:

L’obelisco nero di Salmaneser III, di ben 2 metri d’altezza, che fu trovato nel palazzo di nordovest in Nimrud, commemorava le campagne di Salmaneser durante il suo regno. Sul secondo pannello dall’alto si vede Jehu, il re d’Israele (2 Re 10,34), inginocchiato davanti a Salmaneser (un evento noto da altra fonte e che ha avuto luogo nell’anno 841 a.C.). Questo monumento è di enorme valore storico, perché è l’unico elemento di prova extra-biblica in cui viene raffigurato un personaggio storico delle Scritture. L’iscrizione sotto l’immagine recita: «il tributo di Jehu (Ja-w-a), figlio di Omri (Hu-um-ri); io ricevetti da lui argento, oro, una ciotola saplu dorata, un vaso dorato con il fondo appuntito, dei bicchieri dorati, dei secchi dorati, stagno, uno scettro da re, [e] un puruhtu di legno».

11. L’OSSARIO DI CAIAFA:

Il sommo sacerdote Caiafa, il quale servì come capo del Sinedrio dal 18 al 36 d.C., è conosciuto come colui che diede il cinico consiglio che fosse meglio che morisse un solo uomo (cioè Gesù) invece che soffrisse tutta la nazione (Giovanni 11,49-53). Infatti, fu lui che presiedette al processo notturno di Gesù (Giovanni 18,14).

Nel 1990, a sud del Monte del Tempio, mentre dei lavoratori costruivano un acquapark nella «Foresta della Pace» in Gerusalemme, fu trovato per caso l’ossario di Caiafa, o urna per le ossa, in quello che alcuni considerano il cortile della casa di Caiafa, dove Pietro aspettò notizie su Gesù (Matteo 26,69-75).

Sull’ossario finemente decorato era incisa l’iscrizione trovata in due posti, «Qafa» e «Jehosef bar Qajafa», ossia «Caiafa» e «Giuseppe, figlio di Caiafa». Lo storico Flavio Giuseppe gli diede il nome completo come «Giuseppe, il quale è chiamato Caiafa dal sommo sacerdozio». All’interno dell’ossario c’erano le ossa di sei persone, incluso un uomo di 60 anni, probabilmente Caiafa. Questa fu una scoperta straordinaria.

12. L’ISCRIZIONE COL NOME DI PONZIO PILATO:

L’iscrizione col nome di Ponzio Pilato si trova su un monumento del primo secolo che fu riutilizzato per un progetto di rifacimento del quarto secolo. Tuttavia, sembra che fu scritto per commemorare l’inaugurazione da parte di Pilato di un tempio per l’adorazione di Tiberio Cesare durante il periodo di governo di Pilato in Giudea.

Ponzio Pilato governò sulla Giudea dal 26 al 36 d.C. Fu durante questo periodo che incontrò Gesù di Nazareth nel famoso incontro in cui Pilato domandò: «Che cos’è la verità?» (Giovanni 18,36-38). L’iscrizione in Latino di quattro righe dà a Pilato il titolo di «Ponzio Pilato, Prefetto di Giudea». Ancora una volta, qui c’è un’evidenza esterna da parte dell’archeologia che dimostra che il racconto degli Evangeli fu scritto durante il periodo in cui gli eventi ebbero luogo, perché i titoli di questo tipo tendono ad andare dimenticati col tempo.

13. LA PISCINA DI SILOE:

La piscina in cui Gesù guarì il cieco (Giovanni 9,1-51) era la piscina di Siloe. Nel periodo bizantino, l’Imperatrice Eudocia (ca. 400-460 d.C.) costruì una chiesa (sopra la quale adesso c’è una moschea) e una piscina dove l’acqua emergeva dalla galleria di Ezechia. Durante il periodo in cui ci si attendeva un assedio assiro, Ezechia, re di Giuda, fece costruire una galleria di 533 metri, partendo dalla sorgente del Ghihon [N.d.R.: cfr. 2 Cr 32,30]; fu così che due squadre di operai, partendo dai lati opposti della galleria si incontrarono, in qualche modo misterioso, a metà nel profondo sotterraneo — un’impresa commemorata da una targa chiamata «L’iscrizione di Siloe» (ora conservata nel Museo di Istanbul). L’acqua scorse dalla galleria di Ezechia allapiscina di Siloe (Geremia 8,6; Nehemia 3,15).

Nel giugno del 2004, comunque, divenne chiaro che il sito bizantino del quarto secolo cristiano non era il sito della piscina di Siloe dei giorni di Gesù. Mentre alcuni operai stavano lavorando per riparare un tubo della fognatura di Gerusalemme, gli archeologici Ronny Reich e Eli Shukron osservarono, non lontano dalla fine della galleria di Ezechia, un tratto di scale discendenti, ciascuno di cinque gradini e che misurava 69 metri di lato. Utilizzando un rilevatore di metalli, gli archeologici scoprirono quattro monete nell’intonaco, utilizzato nella prima fase della piscina, datata verso la fine del periodo asmoneo o all’inizio del periodo di Erode (103-37 a.C.). Nella seconda fase, è stata trovate una dozzina di monete del periodo della prima rivolta giudaica, la quale durò dal 66 al 70 d.C., con la dicitura degli anni 2, 3 e 5 della rivolta. Ci sono pochi dubbi che questa era la piscina di Siloe, dove Gesù mandò il cieco a lavarsi prima di essere guarito (Giovanni 9,1-12).

14. L’ALTARE A CORNI DI BEER-ŠEBA:

Ai limiti meridionali dell’antico Israele («da Dan a Beer-šeba») fu trovata a Beer-šeba una quantità di grosse pietre sapientemente lavorate, le quali furono riutilizzate per un muro della fine dell’ottavo secolo a.C. L’altare a corni di Beer-šeba, una volta ricostruito, misurava 160 centimetri in altezza, 160 centimetri in lunghezza e 160 centimetri in larghezza, anche se altri sassi trovati in un secondo momento suggeriscono che poteva essere fino a 2,7 metri in lunghezza. Le sporgenze appuntite o «corni» (cfr. Esodo 29,12 o 1 Re 1,51; 2,28) coincidevano con la descrizione biblica di un altare, ma l’uso di pietre squadrate non corrispondeva alle istruzioni bibliche (Esodo 20,25). Per di più, l’altare aveva l’immagine di un serpente su una delle pietre e i sacrifici furono offerti sull’altare perché le pietre, che formavano la superficie superiore, erano annerite. Anche se c’è stata una controversia enorme per quanto riguarda il luogo originario dell’altare, tutti sono concordi che esso ci dà una chiara immagine di un luogo illegittimo per i sacrifici. Infatti, Amos 5,5; 8,14 sembra dire che Beer-šeba fu sede di un’adorazione pagana, dove forse esisté un santuario scismatico.

15. IL CILINDRO DI CIRO:

Come ultimo esempio in questo gran numero di scoperte che dimostrano l’affidabilità della testimonianza biblica riguardo alla sua esattezza storica, abbiamo scelto il cilindro di Ciro. Questa raccolta di editti di tale re persiano, disposta su un cilindro, coincide bene con ciò che troviamo nei libri di Esdra (1,2-4) e 2 Cronache (36,22-23). Il re Ciro diede il merito al suo dio Marduk per averlo scelto e per avergli dato il compito di regnare sul mondo. Il profeta Isaia l’avrebbe espresso in termini teologici leggermente diversi, perché in Isaia 45,1 Dio chiamò Ciro per nome, molto prima della sua nascita, e dichiarò: «Egli adempirà tutta la mia volontà» (Isaia 44,28).

In modo ancora più significativo, però, il cilindro annunciò la politica persiana di Ciro verso i popoli prigionieri, come gli Israeliti in esilio. A ognuno di questi popoli in esilio fu concesso di tornare nella loro rispettiva patria, dove per loro sarebbero stati eretti santuari stabili. Ciò è in accordo con la profezia in Isaia 44,24-28. serve apologeticamente per difendere le Scritture.

Ci sarebbe certamente ancora molto da raccontare, ma già i 15 esempi riportati dovrebbero bastare per aiutarci a capire che l’archeologia biblica è viva e vegeta. Essa è servita come meraviglioso strumento interpretativo per spiegare lo sfondo, le abitudini, la cultura e i dettagli dei tempi in cui ogni scoperta fu collocata. In ogni modo, una sorpresa inaspettata è stata il fatto che l’archeologia biblica è servita anche apologeticamente per difendere le Scritture, anche se ciò non è stato la sua spinta motivazionale o il suo obiettivo principale. Infatti, i risultati continuano ad arrivare fino a oggi e alcuni potrebbero essere stati annunciati anche mentre pubblicavamo quest’articolo.

http://www.consolata.org/new/index.php/mission/finestra/item/400-le-15-scoperte-piu-importanti-dell-archeologia-biblica

agosto 6, 2016

La Trasfigurazione di N. S. Gesù Cristo

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a Sacra Scrittura ci dice che l’uomo non può vedere Dio e continuare a vivere. Sappiamo già con quale amore e con quali precauzioni Dio si è manifestato a Mosè e ad Elia per non annientarli. Quando Dio passa davanti a Mosè nella spaccatura della roccia, lo protegge con la sua mano. Quando Elia se ne sta davanti all’apertura della roccia, Dio non viene nel vento fortissimo per travolgere, né nel terremoto per distruggere, né nel fuoco per bruciare, bensì nel lieve sussurro, ed Elia è salvo.

Dio ci prepara e ci insegna ad incontrarlo quando il suo Figlio si è incarnato, si è fatto Figlio dell’uomo. Egli non si è mostrato nella sua Gloria, perché gli uomini non sarebbero stati capaci di sopportarlo. Si è fatto simile a loro, a noi, ha assunto la condizione umana, la condizione di schiavo sino alle estreme conseguenze. Niente lasciava trasparire la divinità di Gesù. Nella sua vita ci sono stati soltanto due momenti nei quali si è manifestato come Dio: il momento del Battesimo ed il momento della Trasfigurazione.

Il Battesimo nel Giordano ha rivelato che Gesù è il Figlio di Dio, la seconda persona della Trinità. Giovanni Battista l’ha visto e ne ha reso testimonianza. Alla Trasfigurazione, sul monte Tabor, i tre apostoli, Pietro, Giacomo e Giovanni, hanno visto Gesù risplendere nella sua Gloria divina. Accanto a Lui c’erano due grandi testimoni che avevano visto questa stessa Gloria durante l’Antica Alleanza. Nel giorno della Trasfigurazione essi compaiono per attestare che si tratta di quella stessa Luce, di quello stesso Dio.

Mosè ed Elia stanno lassù, sul monte, come ce lo rappresenta l’icona della festa, e riescono a sostenere la Luce di Dio che mai tramonta, perché durante la vita terrena sono stati, insieme ad Isaia, le uniche persone a cui Dio, dopo la caduta, abbia concesso di vederlo. Elia è sceso dal cielo sul monte Tabor per contemplare Dio fattosi uomo, mentre Mosè, riunitosi con la morte ai suoi antenati, rappresenta coloro che aspettano la venuta di Cristo negli Inferi. Mosè personifica la legge. Con lui Elia viene in nome dei profeti a rendere testimonianza alla divinità di Cristo che è il compimento della Legge e dei Profeti. Al contrario, i tre apostoli riversi per terra fanno parte dell’umanità ancora viva. Nonostante il loro sbigottimento, alla vista del Cristo glorioso si sentono colmi di gioia e vorrebbero fermare questo istante, ma questo non era possibile perché era troppo presto e non erano ancora pronti per l’eternità. Dovevano passare con Cristo attraverso la morte per rivederlo glorioso dopo la Risurrezione.

L’ultimo versetto del racconto evangelico parla di una nuvola luminosa che avvolge gli apostoli, e dalla quale essi sentono una voce proclamare: “Questo è il Figlio mio, che io amo. Ascoltatelo!”. E’ la voce del Padre, la voce che aveva sentito S. Giovanni Battista al momento del battesimo di Gesù nel Giordano. La nuvola luminosa è lo Spirito Santo che avvolge e protegge gli apostoli, perché senza la presenza e l’illuminazione dello Spirito Santo l’uomo non può contemplare la Gloria di Dio. La trasfigurazione è una Teofania come il Battesimo di Cristo. Come San Giovanni anche gli apostoli hanno avuto la rivelazione dell’unico Dio in tre persone.

Il significato generale di questa sublime festa è riassunta in un breve versetto, tratto dall’esperinòs: “In questo giorno, sul Tabor, il Cristo trasformò la natura oscurata di Adamo. Avendola illuminata, la divinizzò”. La semplicità di queste poche parole, come quelle del racconto evangelico, hanno una profondità straordinaria. Come in ogni avvenimento della vita del Cristo e come in ogni festa, qui si ha un compimento e, insieme, una prefigurazione. Questi due elementi appaiono con altrettanta evidenza e forza anche a Pasqua. La Trasfigurazione di nostro Signore Gesù Cristo trasferisce l’esistenza umana nella dimensione gloriosa, mostrando ai tre apostoli vivi dinanzi ai due profeti defunti l’attualità illuminata del passato e dell’avvenire. La Trasfigurazione rivela così il senso intimo del cristianesimo: Il Dio-uomo mostra loro l’uomo divinizzato.

padre Atanasio Marcacci

http://www.ortodoxia.it/La%20Trasfigurazione.htm

LA TRASFIGURAZIONE DEL SIGNORE 6 AGOSTO FESTA

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GESU' TRASFIGURAZIONESabato 06 Agosto 2016
Trasfigurazione del Signore, festa

L’episodio della Trasfigurazione è narrato sia dal Vangelo di Matteo (17,1-8) che in quelli di Marco (9,2-8) e Luca (9,28-36). Secondo questi testi, Gesù, dopo essersi appartato con i discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni, cambiò aspetto mostrandosi a loro con uno straordinario splendore della persona e una stupefacente bianchezza delle vesti.

In questo contesto l’apparizione di Mosè ed Elia, che conversano con Gesù, e una voce “Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo” (Mt 17,5) da una nube che dichiara la figliolanza divina di Gesù. Lo splendore di Cristo richiama la sua trascendenza, la presenza di Mosè ed Elia simboleggia la legge e i profeti che hanno annunciato sia la venuta del Messia che la sua passione e glorificazione, la nube si riferisce a teofanie già documentate nell’Antico Testamento.
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Libro di Daniele 7,9-10.13-14.
Io continuavo a guardare, quand’ecco furono collocati troni e un vegliardo si assise. La sua veste era candida come la neve e i capelli del suo capo erano candidi come la lana; il suo trono era come vampe di fuoco con le ruote come fuoco ardente.
Un fiume di fuoco scendeva dinanzi a lui, mille migliaia lo servivano e diecimila miriadi lo assistevano. La corte sedette e i libri furono aperti.
Guardando ancora nelle visioni notturne, ecco apparire, sulle nubi del cielo, uno, simile ad un figlio di uomo; giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui,
che gli diede potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano; il suo potere è un potere eterno, che non tramonta mai, e il suo regno è tale che non sarà mai distrutto.

Salmi 97(96),1-2.5-6.9.
Il Signore regna, esulti la terra,
gioiscano le isole tutte.
Nubi e tenebre lo avvolgono,
giustizia e diritto sono la base del suo trono.

I monti fondono come cera davanti al Signore,
davanti al Signore di tutta la terra.
I cieli annunziano la sua giustizia
e tutti i popoli contemplano la sua gloria.

Tu sei, Signore,
l’Altissimo su tutta la terra,
tu sei eccelso sopra tutti gli dei.

Seconda lettera di san Pietro apostolo 1,16-19.
Carissimi, non per essere andati dietro a favole artificiosamente inventate vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del Signore nostro Gesù Cristo, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua grandezza.
Egli ricevette infatti onore e gloria da Dio Padre quando dalla maestosa gloria gli fu rivolta questa voce: “Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto”.
Questa voce noi l’abbiamo udita scendere dal cielo mentre eravamo con lui sul santo monte.
E così abbiamo conferma migliore della parola dei profeti, alla quale fate bene a volgere l’attenzione, come a lampada che brilla in un luogo oscuro, finché non spunti il giorno e la stella del mattino si levi nei vostri cuori.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 9,28b-36.
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare.
E, mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante.
Ed ecco due uomini parlavano con lui: erano Mosè ed Elia,
apparsi nella loro gloria, e parlavano della sua dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme.
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; tuttavia restarono svegli e videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.
Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi stare qui. Facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quel che diceva.
Mentre parlava così, venne una nube e li avvolse; all’entrare in quella nube, ebbero paura.
E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo».
Appena la voce cessò, Gesù restò solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

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Parigi, la resistenza dei cattolici contro la demolizione della chiesa di S. Rita

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 4:56 am

04/08/2016

Mercoledì, 3 agosto, in rue François Bonvin, nel 15 ° arrondissement di Parigi, la celebrazione della messa nella chiesa di Santa Rita viene interrotta dall’irruzione della polizia. Un gruppo di sacerdoti, spalleggiati dai fedeli, cerca di resistere invano e viene strattonato e portato via di peso per “liberare” la chiesa e iniziare i lavori di demolizione.
La vicenda di questo luogo di culto destinato a lasciare spazio ad un parcheggio va avanti da anni. L’associazione titolare della chiesa (la belga “Les Chapelles Catholiques et Apostoliques”) ha messo in vendita la struttura nel 2000. Dieci anni dopo la Commissione francese che si occupa di questi casi ha dato l’autorizzazione per la cessione, ritenendo che non ci fossero motivi artistici o urbanistici tali da impedire che ciò avvenisse. È così che l’associazione titolare ha ceduto l’edificio alla società immobiliare Garibaldi a tre milioni di euro e la Garibaldi ha deciso di demolirla per costruire un parcheggio.
A seguito della transazione, si è formato tuttavia un ampio fronte di oppositori, che va dal mondo politico a quello intellettuale e che comprende anche la celebre Brigitte Bardot. La decisione della Commissione fu contestata nel 2014 anche da un gruppo di architetti, che evidenziò la singolarità degli archi di stile neo-gotico della chiesa, costruita agli inizi del ‘900. Il 5 ottobre 2015 sarebbe dovuta avvenire la demolizione, se non fosse per l’energica opposizione di un gruppo di fedeli che si sono messi di traverso. Fin dalla cessione dell’edificio, infatti, i cattolici parigini (guidati dal clero dell’Istituto del Buon Pastore) hanno ricominciato ad animare Santa Rita. Messe quotidiane, rosari di gruppo, battesimi e finanche la benedizione degli animali, che avviene ogni anno ad inizio novembre, da qualche anno sono tornati ad essere tratti distintivi di questa chiesa. Pertanto la demolizione prevista nell’autunno scorso era slittata a data da destinarsi. Venditori ed acquirenti si sono allora rivolti alla giustizia francese. Lo scorso 6 gennaio il Tribunale amministrativo di Parigi ha ordinato una data definitiva per la demolizione. Di qui l’intervento di mercoledì scorso della polizia, per dare esecuzione alla sentenza dei giudici. Tra pochi mesi al posto della chiesa ci sarà un parcheggio. Secondo il Senato francese, 2.800 edifici religiosi rischiano nei prossimi anni di fare la stessa fine. Dal 2000 sono state demolite venti chiese antiche. Altre 250 sono candidate alla eliminazione. La chiesa di Saint-Aubin du Pavoil è la prima demolita nella regione occidentale della Francia dal 1789, l’anno della Rivoluzione francese. Anche la chiesa principale di Saint-Georges-des-Gardes, costruita nel 1870, è stata demolita. Lo storico dell’arte Didier Rykner, che dirige la rivista Tribune de l’Art, ha scritto che «è dalla Seconda guerra mondiale che non vedevamo chiese ridotte in macerie».

http://www.famigliacristiana.it/fotogallery/parigi-la-resistenza-dei-cattolici-contro-la-demolizione-della-chiesa-di-s-rita.aspx


Parigi: demolizione di una chiesa, prete trascinato via con la forza

Dodici vetture della polizia in assetto antisommossa sono arrivate per reprimere la protesta nel 15 ° arrondissement di Parigi,  contro la demolizione della Chiesa locale di Santa Rita,  occupata da ottobre 2015 da gruppi di cattolici che cercano di evitare che la sua demolizione.

L’Associazione Association des chapelles catholiques et apostoliques, proprietaria della chiesa di Santa Rita, aveva concluso un accordo di vendita con la società Garibaldi, gestita da un immobiliarista del gruppo Lamotte. Il progetto del compratore prevede di radere al suolo l’edificio e sviluppare al suo posto un parcheggio.

Molte persone hanno sfogato sui social la loro rabbia e la loro tristezza

“I Jihadisti hanno hanno sgozzato un prete. Anne Hidalgo [il sindaco di Parigi] li aiuta distruggendo le chiese “, ha pubblicato l’utente X_av_

La demolizione della chiesa sta per iniziare, ma alcuni fedeli – alcuni dei quali consiglieri locali – si rifiutano di allontanarsi. Il video mostra i manifestanti, fra cui molti anziani, trascinati via con la forza dalla polizia.

Una foto mostra la polizia che trascina il prete fuori della chiesa perché ha rifiutato di interrompere la messa.

prete-parigi

Anche i chierichetti sono portati via dalla polizia

CHIESA-PARIGI2

Il sito dove si trova la chiesa è stato destinato alla costruzione di un parcheggio. Per salvarla servirebbero 3 milioni di euro “Per il momento, nessuno mi ha offerto niente altro. Teniamo matrimoni, battesimi, tutti i tipi di cerimonie regolarmente. Non possiamo salvarla se nessuno ci offre nulla”, ha detto l’arcivescovo, monsignor Dominique Philippe all’emittente France 3.

francia-chiesa

Un’altra chiesa, bellissima, demolita sotto gli sguardi dei fedeli impietriti. Dal 2000 in Francia sono state abbattute una quarantina di chiese.

 

Se si fosse trattato di una moschea o di una scuola coranica salafita, si sarebbero trovati sicuramente i soldi per salvarla o costruirla…

http://www.imolaoggi.it/2016/08/03/parigi-demolizione-di-una-chiesa-prete-trascinato-via-con-la-forza/

 

 

 

 

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