Mirabilissimo100’s Weblog

aprile 29, 2009

Yom ha-‘atzmauth 5769 (29 aprile 2009)

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 La nascita dello Stato.

Il 14 maggio 1948 fu proclamata la nascita dello Stato d’Israele, immediatamente riconosciuto da USA e URSS, seguiti dall’Italia e da altre nazioni. Otto ore dopo la dichiarazione di indipendenza, gli eserciti di Egitto, Iraq, Libano, Siria, Transgiordania,Yemen e Arabia Saudita invasero il territorio legale di Israele. Alla vigilia dell’invasione panaraba, ‘Abd al-Rahman Azzam Pascià, segretario generale della Lega araba, dichiarò che si sarebbe trattato di una guerra di sterminio, di un terribile massacro, paragonabile alle stragi mongole e alle Crociate. E una settimana prima dell’invasione, incontrando ad Amman un rappresentante britannico, Azzam Pascià aveva affermato: “Non importa quanti siano gli ebrei. Li ributteremo a mare” (Shlaim, 1988, p.227).

Fino alla fine del Mandato Britannico di Palestina, il termine “palestinese” stava a indicare -tanto nel linguaggio comune quanto sui documenti ufficiali- la nazionalità degli ebrei residenti in quel territorio. La “nazionalità israeliana” è nata con la fondazione dello Stato d’Israele.

Per trovare il termine “palestinese” usato nell’attuale accezione, bisogna arrivare al 1967. Fino ad allora, infatti, la variegata popolazione araba di Palestina non aveva ancora adottato per sé una particolare definizione.

 

Fu così l’inizio della prima guerra arabo-israeliana, per Israele una vera e propria guerra d’indipendenza: “agli arabi di Palestina premeva di più non avere uno Stato ebraico che averne uno arabo-palestinese” (A. De Rosa, 1989, p.335). Il problema palestinese fu dunque il risultato, non la causa, del conflitto arabo-israeliano. Lo stesso Amin al-Husseini sostenne, dopo la sconfitta del 1948, che l’invasione d’Israele non ebbe mai lo scopo di “liberare la Palestina”, ma fu piuttosto dettata dalle ambizioni territoriali degli Stati arabi. Né gli arabi mai pensarono di formare uno Stato palestinese nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania fino a che queste restarono in mani arabe, cioè sino al 1967 (Codovini, 1999).

I combattimenti, che durarono una quindicina di mesi e che videro da parte israeliana circa 6.000 caduti, terminarono con l’inizio dell’ultima tregua, il 7 gennaio 1949: subito dopo seguirono i negoziati per gli armistizi, sotto gli auspici delle Nazioni Unite, fra Israele e ciascuno dei paesi invasori (eccetto l’Iraq, il quale ha rifiutato fino ad oggi di negoziare con Israele). Queste trattative produssero accordi armistiziali ed una nuova geografia dello Stato ebraico: la pianura costiera, la Galilea e l’intero Negev vennero a trovarsi sotto la sovranità israeliana, Giudea e Samaria furono sotto il governo giordano e la striscia di Gaza rientrò sotto l’amministrazione egiziana. Gerusalemme venne divisa tra la Transgiordania, che ne controllava la Città Vecchia e la parte orientale, e Israele, sotto il cui controllo si trovava il settore occidentale.

Nuovi confini, ma anche vari incubi strategici: le città israeliane si trovarono entro il raggio d’azione delle artiglierie nemiche, molti villaggi vennero divisi in due e una strozzatura di una quindicina di chilometri tra la Cisgiordania e il mare rendeva Israele altamente vulnerabile.

Il problema dei 600.000 profughi palestinesi, in fuga dalle terre conquistate da Israele, fu al centro dell’attività delle Nazioni Unite, ma come disse il presidente dell’UNRWA Ralph Galloway: “Gli Stati arabi non desiderano risolvere il problema dei profughi: essi vogliono mantenerlo come una piaga aperta, un affronto contro le Nazioni Unite ed un’arma contro Israele. I leaders arabi se ne infischiano se i profughi vivano o muoiano” (Barnavi, 1998). Svanì così la prospettiva di uno Stato arabo-palestinese confinante con lo Stato d’Israele: la Cisgiordania, come s’è detto, fu annessa al regno Hashemita di Transgiordania e la striscia di Gaza all’Egitto.

Terminata la guerra d’indipendenza, Israele concentrò i propri sforzi sulla costruzione di quello Stato per la costituzione del quale il popolo ebraico aveva lottato e sulla sistemazione dei “propri” profughi, cioè di tutti quegli ebrei che fino al 1948 avevano vissuto in paesi islamici e che dopo tale data – a causa delle feroci persecuzioni antiebraiche – furono costretti ad abbandonare le proprie case e a cercare rifugio in Israele. I nuovi arrivati si stabilirono nei quartieri abbandonati dagli arabi o fondarono nuovi villaggi in regioni scarsamente popolate dell’entroterra o presso i confini.

 

Nei primi quattro mesi d’indipendenza raggiunsero i porti d’Israele circa 50.000 nuovi arrivati, per lo più sopravvissuti alla Shoà. Verso la fine del 1951 erano arrivate 687.000 persone: 300.000 delle quali erano profughi  (analfabeti, psicologicamente traumatizzati e privi di risorse) di paesi Arabi.

Per una più chiara e rapida lettura delle vicende arabo-israeliane, si consiglia vivamente la visione della presentazione: http://www.conceptwizard.com/itl/con_itl.html creata da un gruppo di volontari per promuovere una migliore comprensione della situazione attuale nel Medio Oriente.

 

Lo sforzo economico dovuto alla guerra d’indipendenza e la necessità di provvedere alla rapida crescita della popolazione resero necessaria austerità all’interno e aiuti finanziari dall’estero. L’assistenza offerta dal governo degli Stati Uniti, i prestiti di banche americane, i contributi degli ebrei della diaspora e i risarcimenti post-bellici della Germania furono usati per costruire case, meccanizzare l’agricoltura, fondare una flotta mercantile e una linea aerea nazionale, sviluppare industrie ed espandere reti stradali, di telecomunicazioni e di energia elettrica.

La prima Knesset (Parlamento, deve il suo nome e il numero dei suoi membri alla Knesseth Hagdolah, “Grande Assemblea”, l’ente rappresentativo ebraico convocato a Gerusalemme da Ezra e Nehemia nel V secolo prima dell’era volgare) composta da 120 membri, si riunì dopo le elezioni nazionali del 25 gennaio 1949. David Ben Gurion venne eletto Primo Ministro e Chaim Weizman fu il primo Presidente dello Stato. L’11 maggio 1949 Israele occupò il proprio seggio in qualità di 59° membro delle Nazioni Unite.

Verso la fine del primo decennio, la produzione industriale era raddoppiata e così anche il numero delle persone impiegate, con esportazioni industriali quadruplicate. La vasta espansione di aree coltivate aveva portato all’autosufficienza nella fornitura di tutti i prodotti alimentari di base: circa 20.000 ettari di terreno per lo più desertico furono rimboschiti e vennero piantati alberi lungo quasi 800 chilometri di strade.

Quando Israele celebrò il suo decimo anniversario, la sua popolazione contava oltre due milioni di abitanti.

 

http://digilander.libero.it/thatsthequestion/2.htm

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MO: anniversario Israele; Obama, lavorero’ per pace e sicurezza

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MO: anniversario Israele; Obama, lavorero’ per pace e sicurezza

  WASHINGTON – Il presidente americano Barack Obama ha proclamato il suo impegno per la pace in Medio Oriente e per la sicurezza di Israele in un messaggio indirizzato agli israeliani in occasione della loro festa dell’Indipendenza.

Obama si è felicitato con il popolo e il governo israeliano, ha reso noto la Casa Bianca in un comunicato pubblicato nel momento in cui gli israeliani, martedì sera, cominciavano a celebrare la festa dell’Indipendenza nel 61/o anniversario della creazione dello Stato d’Israele.

La Casa Bianca ha ricordato che gli Stati Uniti sono stati i primi a riconoscere l’indipendenza dello Stato d’Israele qualche minuto dopo la sua proclamazione, “e i legami di profonda amicizia tra gli Stati Uniti e Israele restano sempre così forti e saldi”, ha sottolineato.

“Il presidente intende cooperare con Israele nei mesi e negli anni a venire per servire i nostri interessi comuni, tra i quali una pace globale in Medio Oriente, la sicurezza d’Israele e il rafforzamento delle relazioni bilaterali”, ha riferito la Casa Bianca .

 

 

http://www.swissinfo.ch/ita/rubriche/notizie_d_agenzia/MO_anniversario_Israele_Obama_lavorero_per_pace_e_sicurezza.html?siteSect=146&sid=10632478&cKey=1240983371000&ty=ti&positionT=3

Yom Hazikaron 27-28 Aprile 2009

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Yom Hazikaron 27-28 Aprile 2009

(Giorno della Memoria dei Caduti delle Guerre di Israele)

 

 

 

Yom Hazikaron è il giorno della memoria dei caduti in guerra e delle vittime del terrorismo, e si celebra ogni anno al 4o giorno di Iyar, tra la fine di aprile e l’inizio di maggio, una settimana dopo Yom Hasho’a, il giorno della Memoria dell’Olocausto, e due settimane dopo Pesach. E’ dedicato a tutti i caduti in battaglia, dai soldati, ai membri delle forze di sicurezza, ai caduti dei movimenti clandestini precedenti la fondazione di Israele, alle vittime del terrorismo. Yom Hazikaron venne decretato per legge nel 1963, ma la consuetudine della celebrazione in questa data risale al 1951, fissando il legame tra il giorno dell’Indipendenza e tutti coloro che, per ottenere e mantenere questa indipendenza, sacrificarono la propria vita.

 

La giornata inizia la sera del 4o giorno di Iyar e termina la sera successiva, con l’apertura delle celebrazioni del Giorno dell’Indipendenza. Per legge, ogni luogo di divertimento rimane chiuso, le cerimonie commemorative si svolgono in tutto il paese e le bandiere vengono abbassate a mezz’asta. Una sirena risuona alla vigilia di Yom Hazikaron, alle 8, poi di nuovo la mattina seguente, alle 11, e durante il suono è consuetudine rimanere in silenzio. Le celebrazioni si svolgono nei centri cittadini, nei pubblici edifici e nei cimiteri, e i programmi radiotelevisivi sono dedicati al tema della giornata.

 

Consuetudini

 

In Israele è difficile che qualcuno non abbia perso un familiare, un amico o un conoscente in una delle guerre subite dal paese, per questo motivo Yom Hazikaron è un giorno particolarmente significativo per tutti. Sono in molti a partecipare alle celebrazioni, e i familiari dei caduti si recano a visitare i cimiteri militari.

 

Informazioni importanti

 

Yom Hazikaron non è una festività, e tutte le attività che non riguardano intrattenimento e ricreazione si svolgono regolarmente, ma è sempre consigliabile informarsi anticipatamente se un luogo specifico sia aperto. In ogni caso, la particolare atmosfera di lutto è percepibile in ogni strada.

 

http://www.israele-turismo.it/Tourism_Ita/Tourist+Information/Discover+Israel/Holidays/Yom+Hazikaron.htm

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Morte di un giovane soldato, …e la mamma


 
 
Morte di un giovane soldato, …e la mamma

Questa storia e’ molto seria e triste.
E’ la storia di un caduto, un soldato morto. E’ la storia di sua madre.
Non sempre un soldato muore eroicamente in battaglia, a
volte muore per sbaglio,o perfino stupidamente…..
Un soldato muore per colpi sbagliati dei suoi compagni.
La madre del soldato caduto, ha 4 figli, famiglia modesta,
lavora duro per guadagnare,
fa i mestieri nelle case altrui. Pochi soldi.
Da quando il figlio e’ caduto, va a visitare la casarma
dove e’ morto anche piu’ di prima,
porta ai soldati da mangiare, un po di dolci, torte.
Arriva piena di sacchetti pieni di cibo.
e’ una donna gia matura sui 60 anni. Il marito le corre
dietro a fatica, piu’ vecchio  e stanco.
Il Soldato e’ caduto a causa  due colpi di fucile sparati
per sbaglio da un soldato dello stesso colore.
La donna chiede di vedere il ragazzo.
“un ragazzo finito, disperato” dice il padre.
“era consumato dalla colpa, abbiamo temuto che si
volesse suicidare” aggiunge la madre.
La madre abbraccia il soldato che ha ucciso suo figlio
“capita, non e’ colpa tua, sono cose che capitano nella guerra”
Il soldato dice ” mi hanno salvato la vita…..”
Il soldato va il venerdi’ sera a cena dai genitori del soldato
ucciso, il venerdi sera gli ebrei celebrano il Sabato
con preghiere e canzoni. Il soldato che ha ucciso per sbaglio viene
trattato come un figlio dai genitori del soldato morto.
‘L’ho abbracciato, ho sentito il calore di mio figlio,
il profumo di mio figlio” dice la madre.

Un giorno intero in Israele si sentono alla radio e si
vedono alla TV storie del genere.
Persone semplici, che non sanno spiegare a molto a parole,
ma che sono capaci di gesti
grandi come questo della MADRE.  
Perfino io cinico e critico commentatore mi ritrovo a piangere
come un bambino.
La televisione inquadra tra il pubblico gente che piange
compita o senza ritegno,cosi si costruisce il patriotismo,
un ufficiale si butta su una granata per salvare col suo corpo
i suoi soldati. Giovane padre di tre bambini piccoli che
cresceranno sapendo che il padre e’ un eroe….e le vedove
…..storie struggenti e amare di donne che vivono
di ricordi e solitudine…

VITA NEI LAGER

Filed under: Senza Categoria — Tag:, — mirabilissimo100 @ 10:23 am

Vita nei lager

 

 

Le persone deportate nei campi di concentramento erano sottoposte a condizioni proibitive: la sottile casacca carceraria non proteggeva gli internati dal freddo; i cambi di biancheria si succedevano ad intervalli pluri-settimanali e persino mensili, e gli internati non avevano la possibilità di lavarla. Ciò era causa di diffusione di epidemie e di diverse malattie, in particolare del tifo, della febbre tifoidea e della scabbia.

Molti malati non venivano accettati in ospedale per il troppo affollamento; in tale situazione i medici delle SS conducevano periodicamente delle selezioni, sia tra i malati ed i convalescenti in ospedale, sia tra gli internati alloggiati in altri blocchi. I più deboli e coloro che non davano speranze di pronta guarigione erano portati nelle camere a gas, oppure soppressi in ospedale con iniezioni di fenolo al cuore. Per questo motivo i detenuti avevano soprannominato l’ospedale ‘anticamera del crematorio’.

Oltre alle esecuzioni ed alle camere a gas, un efficace mezzo di sterminio era il lavoro. I detenuti erano utilizzati in diversi settori lavorativi. Inizialmente lavoravano all’ampliamento del campo di concentramento livellando il terreno, costruendo nuovi blocchi e baracche, strade, canali di prosciugamento. Successivamente cominciò a far sempre più uso di detenuti, quale manodopera a basso costo, l’industria del III Reich. Durante il ritorno al campo delle squadre di lavoro, i morti ed i feriti  venivano trascinati, trasportati su carriole e su carri.

Il primato nell’occupazione dei detenuti spetta al gruppo industriale tedesco IG-Farbenindustrie che costruì a Monowice, vicino a Oswiecim, una fabbrica per la produzione di gomma sintetica e la raffinazione della benzina: la Buna-Werke.

Le condizioni abitative, sebbene differenti nei vari periodi di esistenza del campo, furono sempre disastrose. I detenuti arrivati con i primi convogli dormivano sulla paglia sparsa sul pavimento di cemento, successivamente si usarono pagliericci.

A seconda dei motivi dell’arresto i detenuti erano contrassegnati da triangoli di diverso colore, cuciti sulle casacche degli internati insieme al numero di matricola. Una parte degli internati portava triangoli di colore rosso assegnato ai prigionieri politici. I triangoli neri erano destinati agli zingari ed ai detenuti ritenuti asociali dai nazisti. Agli studiosi delle Sacre Scritture erano destinati dei triangoli viola, agli omosessuali rosa ed ai criminali verdi.

Il valore energetico della razione quotidiana di un detenuto nel campo era di circa 1300 – 1700 calorie. A colazione il detenuto riceveva circa mezzo litro di caffè, ovvero un decotto di erbe; a pranzo circa un litro di minestra senza carne, spesso con verdure avariate. La cena consisteva in circa 300 – 350 grammi di pane nero duro come pietra, in quantità irrisorie di un altro alimento e da una bevanda d’erbe. Il lavoro pesante e la fame causavano l’esaurimento totale dell’organismo. La carenza di alimenti sufficienti portava spesso alla morte per fame. Alcune fotografie scattate dopo la liberazione del campo, mostrano detenute divenute quasi cadaveri e con un peso variabile dai 23 ai 35 Kg.

 

A tal riguardo è utile riportare la giornata tipo di un detenuto del campo di Mauthausen.

In estate, la sveglia avveniva da Lunedì a Sabato, alle 4.45. Alle 5.15 si effettuava l’appello. Le ore lavorative: dalle 6 alle 12 e dalle 13 alle 19. fra le 12 e le 13 vi era la pausa meridiana che comprendeva la marcia per raggiungere il campo dal posto di lavoro, quella del ritorno e l’appello per certe squadre che lavoravano nella zona del campo. Dopo le 19 vi era un altro appello e il rancio. Alla domenica lavoravano soltanto alcune squadre addette all’industria bellica ed i prigionieri che erano in punizione. In inverno la sveglia avveniva alle 5.15; l’inizio e la cessazione del lavoro nella cava di pietra dipendeva dalla durata della luce del giorno. Nell’industria bellica il puro lavoro era di 11 ore giornaliere.

 

 

 

http://www.majorana.org/progetti/shoah/sommario.htm

LETTERA DI UN RAGAZZO NEL LAGER DI PUSTKOW

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Miei cari genitori…addio

 

 

Lettera scritta in yiddish da un ragazzo di 14 anni nel campo di  concentramento di Pustkow.

 

 

 

Miei cari genitori,

se il cielo fosse carta e tutti i mari del mondo inchiostro, non potrei descrivervi le mie sofferenze e tutto ciò che vedo intorno a me.
Il campo si trova in una radura. Sin dal mattino ci cacciano al lavoro nella foresta. I miei piedi sanguinano perché ci hanno portato via le scarpe… Tutto il giorno lavoriamo quasi senza mangiare e la notte dormiamo sulla terra (ci hanno portato via anche i nostri mantelli).
Ogni notte soldati ubriachi vengono a picchiarci con bastoni di legno e il mio corpo è pieno di lividi come un pezzo di legno bruciacchiato. Alle volte ci gettano qualche carota cruda, una barbabietola, ed è una vergogna: ci si batte per averne un pezzetto e persino qualche foglia.
L’altro giorno due ragazzi sono scappati, allora ci hanno messo in fila e ogni quinto della fila veniva fucilato… Io non ero il quinto, ma so che non uscirò vivo di qui. Dico addio a tutti, cara mamma, caro papà, mie sorelle e miei fratelli, e piango…

 

http://www.majorana.org/progetti/shoah/sommario.htm

 

Shoah – Poesie dei bambini del ghetto di Terezin

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Shoah – Poesie dei bambini del ghetto di Terezin

Fotografia: bambini ad Auschwitz.
 
 
Una macchia di sporco dentro sudicie mura
e tutt´attorno il filo spinato
30.000 ci dormono…
Sono stato bambino tre anni fa.
Allora sognavo altri mondi.
Ora non sono più un bambino,
ho visto gli incendi
e troppo presto sono diventato grande.
Ho conosciuto la paura,
le parole di sangue, i giorni assassinati…
 
 

Alla luce di una candela m´addormento
forse per capire un giorno
che io ero una ben piccola cosa,
piccola come il coro dei 30.000,
come la loro vita che dorme
laggiù nei campi,
che dorme e si sveglierà,
aprirà gli occhi
e per non vedere troppo
si lascerà riprendere dal sonno…
Hanus Hachenburg, da Vedem, settembre 1944

Pesanti ruote ci sfiorano la fronte
e scavano un solco nella nostra memoria.

Quattro anni dentro a una palude
in attesa che irrompa un´acqua pura.
Ma le acque dei fiumi scorrono in altri letti,
sia che tu muoia o che tu viva.

 

I bambini rubano il pane e chiedono soltanto
di dormire, di tacere e ancora di dormire…
Pesanti ruote ci sfiorano la fronte
e scavano un solco nella nostra memoria…
Mif, 1944

È piccolo il giardino
profumato di rose,
è stretto il sentiero
dove corre il bambino:
un bambino grazioso
come il bocciolo che si apre:
quando il bocciolo si aprirà
il bambino non ci sarà.
Franta Brass, nato a Brno il 14.9.1930
morto ad Auschwitz il 28.10.1944

Disegno: una farfalla.

La farfalla
L´ultima, proprio l´ultima,
di un giallo così intenso, così
assolutamente giallo,
come una lacrima di sole quando cade
sopra una roccia bianca
– così gialla, così gialla! –
l´ultima,
volava in alto leggera
aleggiava sicura
per baciare il suo ultimo mondo.
Tra qualche giorno
sarà la mia settima settimana
di ghetto…
Ma qui non ho visto nessuna farfalla.
Quella dell´altra volta fu l´ultima:
le farfalle non vivono nel ghetto.
Pavel Friedmann, da Vedem, 4.6.1942

Vorrei andare sola
dove c´è un´altra gente migliore
in qualche posto sconosciuto
dove nessuno più uccide.
Ma forse ci andremo in tanti
verso questo sogno,
in mille forse
e perché non subito?
Alena Synkovà

Fatti non foste a viver come bruti
ma per seguir virtute e conoscenza…

Istituto Comprensivo “Aldo Moro” e Comune di Calcinate
22-31 gennaio 2006

 

 

http://www.iccalcinate.it/shoah.php?oper=documento&id=14


 

Yom HaShoah 5769 (20 aprile 2009)

Filed under: Senza Categoria — Tag:, , — mirabilissimo100 @ 10:19 am

CHE LA PRIMAVERA CI PORTI UN PO’ DI GIOIA

Filed under: Senza Categoria — Tag:, — mirabilissimo100 @ 10:18 am

 

 

http://oltreilcancello.files.wordpress.com/2009/03/strada-in-primavera.jpg

FOTO RICORDO DEL BRUTALE TERREMOTO IN ABRUZZO

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http://marineo.files.wordpress.com/2009/04/terremoto-abruzzo-1.jpg

 

 

 

http://omniablog.it/files/2009/04/terremoto_abruzzo_2009.jpg

 

 

 

http://www.politikos.it/wp-content/uploads/2009/04/terremoto-abruzzo.jpg

 

 

 

http://simulationworld.files.wordpress.com/2009/04/terremoto-abruzzo.jpg

 

 

http://videodriveblog.com/foto/t/e/r/terremoto-abruzzo,-1-picture.jpg

 

 

 

http://squeezermag.files.wordpress.com/2009/04/terremoto-abruzzo.jpg

 

 

 

http://giornalelucano.com/wp-content/uploads/2009/04/terremoto-abruzzo.jpg

DOVE ERA DIO DURANTE I TERREMOTO ?

Filed under: Senza Categoria — Tag:, , — mirabilissimo100 @ 8:52 am

Ho sentito dire che qualcuno si è chiesto dove era Dio durante il terremoto dell’Aquila.

Addirittura sembra che qualcuno abbia perso la fede a causa di questo cataclisma.

Io mi chiedo: c’era veramente una fede radicata in coloro che hanno perso la loro fede  a causa del terremoto dell’Aquila? Era gente ben formata nella fede, questa? …..la risposta diretta che mi viene è la seguente: normalmente chi perde la fede a causa della sofferenza non aveva una fede veramente profonda.

La fede non è sentimento, stiamo bene attenti, la fede è intelligenza e volontà; la fede non si nutre di comodità o di benessere, si nutre di preghiera, di meditazione della Passione, di digiuno, di umiltà, di Sacramenti degnamente ricevuti……

La fede nasce e cresce all’ombra della Croce e della Risurrezione ….la fede sa che Dio non voleva la morte per l’uomo, la morte è stata causata da noi uomini, con il peccato, ….la fede sa che Dio non voleva la sofferenza, la sofferenza è stata causata dal peccato …..la fede sa che il più grande dono che Dio ci fa è la Croce ………la fede sa che l’Amore di Dio sta nel fatto che Lui ci vuole donare una eternità beata, dopo la morte ….la fede sa che la morte non è il momento più brutto della vita ma il più bello ….

Allora…che fede era quella di coloro che sono diventati increduli dopo il terremoto dell’Aquila? ….Io temo che quella, nella grandissima maggioranza dei casi, era una parvenza di fede ….era una fede umanizzata e paralizzata, era una fede distorta, che non ha saputo leggere rettamente gli eventi. Invece di prendersela con sé stessi e con il peccato, convertendosi, queste persone se la sono presa con Dio…… Sono caduti molto stoltamente nella trappola di satana che, come sapete, tende a rovesciare radicalmente la realtà per farci pensare che essa sia il contrario di ciò che realmente è……

Stiamo dunque bene attenti quando incontriamo persone che dicono di credere, verifichiamo bene che la loro fede sia reale e non un sentimento vago. Se verifichiamo che la loro fede è un sentimento avvertiamoli, svegliamoli, scuotiamoli, illuiminamoli prima che sia troppo tardi.

Dove era Dio durante il terremoto? Era nel cuore della gente per sostenerla, era negli eventi, per mettere noi uomini alla prova, era nei buoni che hanno rischiato per aiutare gli altri …..Dio era ed è più reale e più presente di tutto ….. La vera domanda da porsi è: dove erano e dove sono le menti e i cuori degli uomini ? …..la risposta pare che debba essere la seguente: i cuori degli uomini, in gran parte, erano e sono nel nulla del peccato, perciò arrivavano e arrivano a chiedersi dove era Dio durante il terremoto …..Solo una mente ottenebrata può chiedersi dove sia Colui che è, dovunque, super presente ….

 

 E poi, carissimi, rendiamoci sempre bene conto che il silenzio di Dio non esiste ……esiste invece la durezza dell’uomo e la sua sordità alle parole e alle verità che Dio continuamente insegna attraverso la sua Chiesa……Dio parla continuamente attraverso il vangelo, attraverso i buoni sacerdoti, vescovi etc. …Dio parla attraverso il Papa ……se gli uomini non vogliono ascoltare abbiano almeno l’onestà di dire che sono loro stessi, con la loro sordità, la causa dei loro mali……

 

 

Perché Dio non ascolta le mie preghiere?

 

Risposta: Dio “obbedisce” a chi gli obbedisce; la Madonna ha obbedito pienamente a Dio e perciò è Mediatrice di tutte le grazie ….

 

 

..e tu? …..è chiaro che se continui a disobbedirgli, Lo invocherai ma Lui non ti risponderà ……….

 

Qualche idea per farti arrivare alla perfetta obbedinza  ….

 

perché non ti trovi un confessore stabile e un direttore spirituale che possano guidarti e a cui tu puoi obbedire? I santi sono diventati tali anche attraverso l’umile obbedienza al direttore spirituale ….

 

..

Considera che Dio ascolta soprattutto le preghiere degli umili ….e la vita di umiltà consiste in ciò che dico qui di seguito ….

 

 

§. I. PRATICA DELL’UMILTÀ

 

Chi non è umile, non può piacere a Dio, il quale non può soffrire i superbi. Egli ha promesso di esaudir chi lo prega, ma se lo prega un superbo, il Signore non l’esaudisce; agli umili all’incontro diffonde le sue grazie: “Deus superbis resistit, humilibus autem dat gratiam” (Iac. 4. 6). L’umiltà si distingue in umiltà d'”affetto” ed umiltà di “volontà“. L’umiltà d’affetto consiste nel tenerci noi per quelli miseri che siamo, che niente sappiamo e niente possiamo, se non far male. Quanto abbiamo e facciamo di bene, tutto viene da Dio. Veniamo alla pratica. In quanto all’umiltà d’affetto dunque, per I. non mettiamo mai confidenza alle nostre forze ed a’1 nostri propositi; ma diffidiamo e temiamo sempre di noi. “Cum metu, et tremore vestram salutem operamini” (Phil. 12).2 Dicea S. Filippo Neri:3 “Chi non teme, è caduto“. Per 2. non ci gloriamo mai delle cose nostre, come de’ nostri talenti, delle nostre azioni, della nostra nascita, de’ nostri parenti e simili. Perciò è bene che non parliamo mai dell’opere

 nostre, se non per dire i nostri difetti. Ed il meglio è non parlar mai di noi, né di bene, né di male: perché anche nel dirne male, sorge spesso in noi la vanagloria d’esser lodati, o almeno d’esser tenuti per umili, sicché l’umiltà si riduce a superbia.

 

Per 3. non ci sdegniamo con noi stessi dopo il difetto. Ciò non è umiltà, ma superbia, ed è anche arte del demonio per farci diffidar

– 300 –

 

in tutto e lasciar la buona vita. Quando ci vediamo caduti, diciamo come dicea S. Caterina da Genova:4Signore, questi sono i frutti dell’orto mio”. Allora umiliamoci e subito rialziamoci dal difetto commesso con un atto d’amore e di dolore, proponendo di più non ricadervi e confidando nell’aiuto di Dio. E se per disgrazia ritorniamo a cadervi, sempre facciamo così. Per 4. vedendo le cadute degli altri, non ce ne ammiriamo; ma compatiamoli e ringraziamo Dio, pregandolo a tenerci le mani sopra; altrimenti il Signore ci punirà con permettere che cadiamo negli stessi peccati e forse peggiori di quelli. Per 5. stimiamoci sempre i maggiori peccatori del mondo; e ciò quantunque sapessimo che altri abbiano più peccati de’ nostri; poiché le nostre colpe commesse dopo tanti lumi e grazie divine peseranno più avanti a Dio, che le colpe degli altri, benché in maggior numero. Scrive S. Teresa:5 “Non credere d’aver fatto profitto nella perfezione, se non ti tieni per lo peggiore di tutti, e non desideri d’esser posposto a tutti”.

 

L’umiltà poi di “volontàconsiste nel compiacerci d’essere disprezzati dagli altri. Chi si ha meritato l’inferno, merita d’essere calpestato da’ demonii per sempre. GesuCristo vuole che impariamo da lui ad essere mansueti ed umili

 di cuore: “Discite a me, quia mitis sum, et humilis corde” (Matth. 11. 29). Molti sono umili di bocca, ma non di cuore. Dicono: “Io sono il peggiore di tutti: merito mille inferni. Ma poi se uno li riprende, o lor dice una parola che non piace, si voltano con superbia. Questi fanno come i ricci,6 che subito che son

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toccati, si fanno tutti spine. Ma come? voi dite che siete il peggiore di tutti e poi non potete soffrire una parola? Il vero umile, dice S. Bernardo,7 si stima vile e vuol essere riputato vile anche dagli altri.

 

Per I. dunque, se volete esser vero umile, quando ricevete qualche ammonizione, ricevetela con pace e ringraziate chi v’ammonisce.8 Dice il Grisostomo9 che il giusto, quando è corretto, si duole dell’errore commesso; ma il superbo si duole che sia conosciuto l’errore. I santi anche quando son incolpati a torto, non si difendono, se non quando la difesa è necessaria per evitare lo scandalo degli altri, altrimenti tacciono e tutto offeriscono a Dio.

 

Per 2. allorché ricevete qualche affronto, soffritelo con pazienza ed accrescete l’amore a chi vi disprezza. Questa è la pietra paragone per conoscere, se una persona è umile e santa. Se ella si risente, ancorché facesse miracoli, dite ch’è canna vacante. Dicea il Padre Baldassarre Alvarez10 che il tempo delle umiliazioni è tempo di guadagnare tesori di meriti. Guadagnerete più in ricever con pace un disprezzo, che se faceste dieci digiuni in pane ed acqua. Son buone le umiliazioni, che facciamo da per noi [davanti]11 agli altri, ma molto più vale l’accettar le umiliazioni che dagli altri vengono fatte a noi, perché in queste vi è meno del nostro, e vi è più di Dio; onde vi è assai maggior profitto, se lo sappiamo soffrire. Ma che sa fare un cristiano, se non sa soffrire un disprezzo per Dio? Quanti disprezzi GesuCristo ha sofferti per noi? schiaffi, derisioni, flagelli, sputi in faccia? Eh se portassimo amore a GesuCristo, non solo non faressimo12 risentimento negli affronti, ma ce ne compiaceressimo,13 vedendoci disprezzati, come fu disprezzato GesuCristo.

 

 

 

Adesso ….probabilmente hai capito molto bene perché Dio non ti e non ci ascolta ……

….perciò, da oggi invece di chiederci perché Dio non ci ascolta domandiamoci perché noi non lo ascoltiamo ….cioè domandiamoci perché siamo poco obbedienti e poco umili ………

 

 

D. Tullio

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