Mirabilissimo100’s Weblog

luglio 25, 2009

Asteroide su Giove – Hubble invia le prime immagini

Filed under: Senza Categoria — Tag:, , — mirabilissimo100 @ 5:18 pm

25 luglio 2009 Asteroide su Giove – Hubble invia le prime immagini La ricalibrazione e le riparazioni del Telescopio Spaziale NASA/ESA Hubble sono state interrotte per consentire agli astronomi di puntare le lenti del supertelescopio sulla ferita del pianeta Giove. La macchia, causata dall’impatto con una cometa o un asteroide, sta modificando la sua forma giorno dopo giorno. Queste immagini riprese il 23 Luglio sono le più nitide mai ottenute dalla collisione del 19 Luglio ed è la prima osservazione scientifica che Hubble compie dopo le riparazioni effettuate nel mese di Maggio. “Noi crediamo che impatti di questa intensità siano piuttosto rari, ma fortunatamente abbiamo potuto osservarlo grazie ad Hubble (e Anthony Wesley n.d.t.)”, afferma Amy Simon-Miller del Gottard Space Flight Center della Nasa. “I dettagli visti nelle immagini di Hubble mostrano una risalita di detriti causata dalle forti turbolenze dell’atmosfera di Giove.” Secondo Simon-Miller la forza dell’impatto su Giove è stata migliaia di volte più forte dell’asteroide che probabilmente esplose sulla valle siberiana di Tunguska nel 1908. “Questo è solo un esempio di quello che il nuovo Hubble può fare”, afferma con soddisfazione Ed Weller, amministratore della Nasa a Washington. “Comunque, il meglio deve ancora arrivare.” Ci dobbiamo preoccupare? A.L. Credits: NASA/ESA Hubble Space Telescope

 

 http://labottegacuriosa.myblog.it/archive/2009/07/25/asteroide-su-giove-hubble-invia-le-prime-immagini.html

luglio 24, 2009

Il Film blasfemo e fantasioso “Joan Lui”da Wikipedia

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Joan Lui – Ma un giorno nel paese arrivo io di lunedì-Wikipedia

 

Joan Lui – Ma un giorno nel paese arrivo io di lunedì è un film del 1985 scritto, diretto, sceneggiato, montato, musicato ed interpretato da Adriano Celentano.

È l’ultimo e il più discusso dei 4 film scritti e diretti da Celentano e viene generalmente considerato come il film che ha messo fine alla sua carriera cinematografica, questo perché ha incrinato e in seguito rovinato definitivamente i rapporti tra l’autore e i Cecchi Gori, produttori di questo e di gran parte dei suoi precedenti film.

Il film è stato un insuccesso commerciale di proporzioni gigantesche per il cinema italiano, ma in Germania e in Russia ha riscosso un certo successo di pubblico. Ha avuto degli strascichi giudiziari tra l’autore e i produttori che si sono vicendevolmente accusati di essere i colpevoli del fallimento.

TRAMA

In un mondo devastato dalla violenza, e da altri gravi problemi sociali, in un piccolo paese giunge col treno Joan Lui, personaggio che allude a Cristo (del quale rappresenta il ritorno sulla Terra), e che predica per la salvezza dell’umanità, stigmatizzando l’ipocrisia e l’edonismo.

Con un gruppo di seguaci fedeli Joan Lui comincia il suo rapido passaggio tra la gente, suscitando interesse in Judy, una manager dello spettacolo, una giornalista di sinistra ed altri ancora, ma facendo in primo luogo centro sui sentimenti e le attese del popolo. Il Maligno, chiaro riferimento a Satana, prima tenta di corrompere la sua anima nelle vesti di un potentissimo mercante orientale, poi di ucciderlo sotto una valanga di colpi di pistola, senza però raggiungere il suo obiettivo in nessuno dei due casi.

Dopo aver smascherato il Maligno, che si è arricchito tramite il racket della prostituzione, Joan Lui se ne va, mentre uno spaventoso terremoto fa crollare case e città sotto i piedi della folla impazzita dal terrore.

 

La produzione risultò molto costosa (circa 20 miliardi di lire) per il budget medio del cinema italiano di quel tempo soprattutto rispetto ad altri film indubbiamente meno “impegnativi” interpretati da Celentano, e richiese una lavorazione lunga otto mesi, il film, fu girato a Genova e nei dintorni tra il maggio e l’ottobre 1985

Celentano aveva in cantiere di fare Joan Lui da molto tempo, ma i Cecchi Gori lo hanno sempre costretto a rimandare. Alla fine accettarono in cambio di due prestazioni da attore di Celentano: “Lui è peggio di me“, girato prima di Joan Lui e “Il burbero“, da fare dopo.

Per finanziare il film entrarono a far parte della produzione anche Berlusconi e capitali tedeschi (della Germania Ovest dell’epoca). Gli inconvenienti iniziarono prima ancora delle riprese. Le decine di ballerini e ballerine chiamati dall’America da Celentano alloggiarono per settimane senza far nulla a Roma, e le loro spese di mantenimento “mangiarono” (letteralmente e “a ufo”) gran parte del budget della produzione.

 

Per abbreviare i tempi di montaggio i produttori nel dicembre di quell’anno tolsero di mano i rulli del montato dell’anteprima a Celentano e se ne appropriarono facendoli stampare in stabilimenti diversi. Il film venne distribuito all’ultimo istante grazie ad aeroplani ed elicotteri appositamente affittati.

Quando il 25 dicembre 1985 la pellicola uscì nelle sale aveva molti problemi: innanzitutto una durata smisurata (163 minuti) e sopratutto a causa del frettoloso montaggio enormi difetti di sviluppo, tra questi sbalzi di colore nella stampa, sgranature dell’immagine e tagli maldestri.

Celentano chiese in tutti i modi di poter rimontare il film secondo quello che era il suo progetto originale, ma la produzione rifiutò la richiesta.

Durante le prime settimane di proiezione il film suscitò molti malumori sia tra la critica e tra il pubblico di Celentano che non apprezzò il musical.

Dopo un mese di proiezione il film aveva incassato molto poco rispetto al costo di 20 miliardi (incasso circa 4,7 miliardi nel primo mese) e i produttori decisero di ritirare la copia originale per distribuirne un’altra versione, della durata di 133 minuti, all’insaputa dell’autore per sperare di poter recuperare, almeno in parte, l’enorme costo del film. A Roma rimase la copia integrale, a Milano venne sostituita con quella ridotta. Anche questa versione si rivelò un fallimento totale.

Ma Celentano scoprì ugualmente il cambiamento di versione effettuato e nel febbraio 1986 chiese il sequestro immediato del film e fece causa chiedendo dieci miliardi di danni ai Cecchi Gori colpevoli di aver «rovinato l’opera d’arte e la reputazione», e rifiutandosi di girare “Il burbero” che per contratto doveva girare subito dopo. Il sequestro divenne esecutivo solo quando il film era stato già tolto dalle sale, dove il pubblico l’aveva disertato sia nella versione ridotta che in quella integrale, in totale Joan Lui aveva incassato in Italia solo 7.304.500.000 di lire.

In seguito Celentano girò comunque “Il burbero” per via di un accordo burocratico con i Cecchi Gori.

Alcuni anni dopo il film verra nuovamente rimaneggiato e ridotto a 125 minuti (dallo stesso Celentano) per la versione televisiva che andrà su Mediaset negli anni successivi

 

L’accoglienza della critica, in particolar modo di quella dell’ambiente cattolico e politico dell’epoca, non fu positiva, anche se una piccola frangia di “celentomani” non mancò di sperticarsi in lodi dell’opera; ai giorni nostri è possibile valutare l’opera con maggiore obiettività e dichiararne quindi la totale divergenza fra intenti e risultati ottenuti.

Morando Morandini nel suo dizionario assegna al film una stella e mezzo su cinque scrivendo: «Un madornale videoclip fondato sullo choc visivo, stracolmo di musica, con scenografie monumentali, montaggio elaborato. Una vera sagra del kitch anche a livello ideologico».

Paolo Mereghetti stronca fortemente l’opera assegnando nel suo dizionario una stella su quattro (il minimo assegnabile) scrivendo: «Grazie ai soldi dei Cecchi Gori Celentano mette in scena il suo personale delirio di onnipotenza, una personale rilettura del cristianesimo in musical. Scritto, montato, sceneggiato, musicato, interpretato e diretto con assoluta mancanza di qualsiasi misura e pudore, il film è un delirio finto-apocalittico che riesce a elencare, banalmente, i peggiori luoghi comuni del qualunquismo.»

Il film di Celentano è gonfio, ampolloso, vorrebbe essere “evangelico” alla maniera di Jesus Christ Superstar e Tommy, ma si risolve in una goffa messinscena che naviga nelle incerte acque della video-music dell’epoca con stridente e inconciliabile contrasto con le proprie aspirazioni “autoriali”. Soprattutto la scelta di inserire “voci fuori campo” che “spiegano” avvenimenti e pensieri dei personaggi dimostra che Celentano è al “grado zero” della cinematografia, dovendo ricorrere a questi inserti “esplicativi” anziché riuscire a illustrare le situazioni attraverso le immagini e il montaggio. Se non c’è nulla di male a voler realizzare un film su un moderno messia rock (ciò che aveva scandalizzato la chiesa cattolica e l’allora imperante Democrazia cristiana) è però peccato capitale farlo con tanta supponenza e approssimazione.[senza fonte]

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Joan_Lui_-_Ma_un_giorno_nel_paese_arrivo_io_di_luned%C3%AC

Intervista immaginaria a Barabba:LA CHIESA CATTOLICA INVECE DELLA SACRA BIBBIA PREDICA FANTASIE

Filed under: Senza Categoria — Tag:, — mirabilissimo100 @ 2:15 pm

LA CHIESA CATTOLICA INVECE DELLA SACRA BIBBIA  PREDICA FANTASIE: ECCO UN ARTICOLO DA PETRUS   ********************************************

  Intervista immaginaria a Barabba: “Io, assassino e ribelle, vi racconto come e perché sono stato preferito a Gesù il Nazareno, innocente eppure crocifisso a causa della cattiveria umana”

A cura di

Matteo Orlando

Costretto dalle insistenti pressioni dei sacerdoti del Tempio, da tutto il Sinedrio e dalla minaccia di una sommossa popolare, Ponzio Pilato ha consegnato agli Ebrei un certo Gesù di Nazareth, accusato d’aver turbato la pace pubblica, di aver bestemmiato e violato le loro leggi. Pilato ha pronunciato la condanna di quest’uomo nonostante le accuse non chiare, per non essere incolpato dall’imperatore di aver provocato una rivolta dei Giudei. L’ha consegnato alla crocifissione insieme a due criminali già condannati dai Giudei, lasciando, invece, libero un certo Barabba. Sono queste le poche e scarne notizie che abbiamo ricevuto nella redazione romana di Antiquitates Iudaicae. Pertanto abbiamo inviato in Palestina un corrispondente sulle tracce proprio di Barabba, per sentire la sua testimonianza. Barabba era un ribelle che era stato messo in carcere per una sommossa scoppiata in città e per omicidio. Era detenuto dai Romani a Gerusalemme, negli stessi giorni della Passione di Gesù. Secondo una consuetudine ebraica, il procuratore romano poteva liberare un carcerato in prossimità della Pasqua. Pilato chiese alla folla quale dei due volessero liberare, poiché anche Barabba si chiama Gesù, e quindi voleva prendere in giro il sommo sacerdote Caifa chiedendo: ‘Quale dei due Gesù volete che liberi? Gesù detto il Cristo o Gesù Barabba?’. E si sentì rispondere: ‘Barabba’.

Barabba, cominciamo con il suo nome. Cosa significa?

“In aramaico Bar-abbâ è un patronimico, e significa secondo alcuni ‘figlio del padre’, secondo altri, nella versione Bar rabba(n), significa ‘figlio del (nostro) maestro’. Ma non concentratevi sul mio nome ma su cose molto più importanti”.

Cioè?

“Sono stato liberato fortunosamente a scapito di Gesù, quell’innocente finito sulla croce”.

Vogliamo ricordare perchè era stato arrestato?

“Ero un brigante, uno zelota assassino di un soldato romano che avevo ucciso durante una sommossa, un’azione di ribellione alla dominazione di Tiberio in Giudea. Ero un patriota senza scrupoli, che cercava di far cadere il governo di Roma a Gerusalemme. Insomma, ero un anarchico che voleva rovesciare il potere romano che governava Gerusalemme. Ero colpevole sia dello scoppio della rivolta che dell’omicidio”.

E perché è stato scelto proprio lei in contrapposizione a Gesù di Nazareth?

“Pilato voleva contrapporre la concezione regale che gli ebrei avevano sul Messia atteso, a quella reale, il Messia che avrebbe liberato Israele, il popolo eletto, dai peccati, dal maligno e dalla morte, con amore, fratellanza e perdono. E io quelle caratteristiche non le avevo, mentre le si potevano trovare in quel Cristo e in quello che predicava”.

Quindi lei aspirava ad essere un capo politico che avrebbe voluto guidare il popolo a lottare contro l’usurpatore romano?

“Esatto. Io lottavo per liberare la Giudea dal giogo di Roma”.

Perché è stato attribuito a Gesù di Nazareth il reato di lesa maestà per essersi proclamato “Re dei Giudei”, quando invece sarebbe stato un titolo più idoneo a lei, Barabba?

“La dinamica dell’arresto, del processo, della condanna e della esecuzione, sono tutte da decifrare. Ma sostanzialmente lo hanno fatto per invidia. Intanto vi dico che i giudei non entrarono nel Pretorio per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. Sono stati degli ipocriti. Hanno trovato pericoloso contami­narsi calpestando la polvere della casa di un gentile, ma non hanno considerato peccato uccidere un innocente come quel Gesù di Nazareth. Ed hanno ancora, questi ipocriti, molti seguaci”.

E chi sarebbero?

“Tutti quelli che nel­l’interno agiscono male e all’esterno professano rispetto alla religione e amore a Dio, sono simili a questi. Come può entrare Dio e la sua luce là dove non c’è più spazio per loro, e le porte e finestre sono sbarrate e difese dalla superbia, dall’umanità, dal vizio, dall’usura, da tante, tante guardie al servizio di Satana contro Dio?”.

Torniamo all’oggetto dell’intervista… Pilato non ha capito di che regno parlava Gesù di Nazareth?

“No. E, quel che è doloroso, non ha chiesto di spiegarglielo. E all’invito di Cristo a conoscere la Verità, ha risposto, da indomabile pagano, ‘Che cosa è la verità?’, lasciando cadere la questione con un’alzata di spalle. Ma anche voi, nella regione italica, come Ponzio Pilato, lasciate cadere con un’alzata di spalle le que­stioni più vitali. Vi sembrano cose inutili, sorpassate. Denaro, donne, potere, buona sa­lute, comodi, onori, sono queste le cose che cercate e fate di tutto per raggiungere questi miserabili scopi”.

Ma cosa ha notato in Pilato?

“L’idola­tria, quale che sia la sua forma, è sempre portata a venerare ed accettare la Menzogna, quale che sia. E la Menzogna, accettata da un debole, porta il debole al delitto. E Pilato lo è stato. Per vincere nel mondo, per avere onori e lucro – ha pensato Pilato – occorre saper fare del sì un no, o del no un sì, a seconda della propria convenienza. Quanti, quanti Pilati che avete anche voi! Dove sono tra di voi quei veri eroi, seguaci del Nazareno, che dicevano sì, costantemente sì, alla Verità e per la Verità, e no, costantemente no, per la Menzogna? Dove sono gli eroi che sanno affrontare il pericolo e gli eventi con fortezza d’acciaio e con serena prontezza e non dilazionano, perché il Bene va subito compiuto e il Male subito fuggito”.

Lei ha visto da vicino il Cristo. Cosa ricorda?

“Non aveva più un brandello del suo corpo che non era stato per­cosso. Era davvero l’Uomo di cui parlava il nostro Isaia. E al supplizio ordinato si aggiungeva quello non ordinato, ma creato dalla crudeltà uma­na, delle spine. Il Salvatore, il Vero Re, era coronato di dolore per liberarvi il capo da tante colpe che vi fermenta­no. Non pensate più quale dolore ha subito la sua testa innocente per pagare per voi, per i vostri sempre più atroci peccati di pensiero che si tramutano in azione? Voi, che vi offendete an­che quando non c’è motivo di farlo, guardate al Re offeso, ed è Dio, col suo ironico manto di porpora lacera, con lo scettro di canna e la corona di spine. Era già morente e lo schiaffeggiavano ancora con le mani e con gli schemi e lui perdonava. Non riuscite a provare pietà. Come quei giudei, purtroppo, continuate a mostrargli i pugni, a gridare: ‘Via, via, non abbiamo altro dio che Cesare’. O idolatri! Non vole­te il Figlio di Dio. Del Figlio di Dio avete paura. Come Pilato. E quando lo sentite incombere su di voi con la sua potenza, agitarsi in voi con la voce della coscienza che vi rimprovera in suo nome, chiedete come ha fatto Pilato: ‘Chi sei?’. Chi era, e chi è, lo sapete. Anche quelli che lo negano sanno chi è. Non mentite. Passeranno i secoli e illustreranno sempre più chi era e istruiranno sui suoi prodigi. Per questo sarà più perdonabile Pilato. Non chi ancora non ne vuole sapere del Cristo. Eppure con Pilato fu più seve­ro che con voi. A lui non rispose. A voi parla. Ma nonostante ciò, non riuscite a persuadervi che veramente lui era ed è il Figlio di Dio, e che dovete adorarlo e ubbidirgli”.

Come è cambiata la sua vita, Barabba?

“Mi avvicinai ai seguaci della dottrina – conoscendo anche un certo Pietro, che ha guidato i suoi discepoli – e, combattuto nell’animo dai principi morali che il Nazareno aveva insegnato, non l’ho mai dimenticato”.

In quei brevi momenti davanti a Gesù, cosa ha provato?

“Non ho avuto il coraggio di guardarlo fino alla fine. Quando Pilato mi ha lasciato andare, ho incrociato il suo sguardo d’amore. Ero come un cane inferocito, ma in quel momento mi sentivo ritornare indietro nel tempo, quando ero stato un tenero cucciolo. Incontrando il figlio di Dio mi sono salvato, ma allora non lo capivo. Quando ho incrociato i suoi occhi ho sentito una corrente elettrica, che non so descrivere. Non avevo mai provato una cosa così”.
http://www.papanews.it/dettaglio_interviste.asp?IdNews=12347

Nuove scoperte. Perché a san Paolo fu dato il volto di un filosofo

Filed under: Senza Categoria — Tag:, , , — mirabilissimo100 @ 2:13 pm

Nuove scoperte. Perché a san Paolo fu dato il volto di un filosofo

La più antica raffigurazione dell’apostolo è stata ritrovata a poca distanza dalla sua tomba, anch’essa oggetto di nuovi accertamenti. La Chiesa volle rappresentarlo come il Platone cristiano. Una decisione audace. E ancor oggi attualissima

di Sandro Magister


ROMA, 30 giugno 2009 – L’anno dedicato a san Paolo, a due millenni dalla sua nascita, si è concluso con due importanti scoperte annunciate lo stesso giorno, la vigilia della festa del santo.

La prima scoperta l’ha rivelata Benedetto XVI in persona, nell’omelia dei vespri del 28 giugno, nella basilica romana di San Paolo fuori le Mura:

“Siamo raccolti presso la tomba dell’apostolo, il cui sarcofago, conservato sotto l’altare papale, è stato fatto recentemente oggetto di un’attenta analisi scientifica. Nel sarcofago, che non è stato mai aperto in tanti secoli, è stata praticata una piccolissima perforazione per introdurre una speciale sonda, mediante la quale sono state rilevate tracce di un prezioso tessuto di lino colorato di porpora, laminato con oro zecchino e di un tessuto di colore azzurro con filamenti di lino. È stata anche rilevata la presenza di grani d’incenso rosso e di sostanze proteiche e calcaree. Inoltre, piccolissimi frammenti ossei, sottoposti all’esame del carbonio 14 da parte di esperti ignari della loro provenienza, sono risultati appartenere a persona vissuta tra il I e il II secolo. Ciò sembra confermare l’unanime e incontrastata tradizione che si tratti dei resti mortali dell’apostolo Paolo”.

Anche per Paolo dunque – come già per l’apostolo Pietro la cui tomba è ormai identificata con sicurezza sotto l’altare maggiore della basilica di San Pietro in Vaticano – si ha l’importante conferma che sia sepolto proprio dove è stato sempre venerato: sotto l’altare maggiore della basilica romana a lui dedicata.

***

La seconda scoperta è stata invece annunciata da “L’Osservatore Romano” nella sua edizione del 28 giugno.

È la scoperta della più antica raffigurazione dell’apostolo Paolo che si conosca, risalente alla fine del IV secolo: la raffigurazione riprodotta sopra in questa pagina.

Questa immagine di Paolo è affiorata il 19 giugno scorso dagli scavi che sono in corso in una catacomba intitolata a santa Tecla, lungo la via Ostiense che porta da Roma al mare, a poca distanza dalla basilica dell’apostolo.

Ripulendo con raggi laser la volta di un cubicolo, gli archeologi hanno visto tornare alla luce una ricca decorazione ad affresco. Al centro della volta è apparsa l’immagine del Buon Pastore, con attorno, in quattro tondi, le figure di Paolo, la meglio conservata, di Pietro e probabilmente di altri due apostoli.

Gli archeologi Fabrizio Bisconti e Barbara Mazzei, in due ampi resoconti sul giornale della Santa Sede, hanno fornito tutti i dettagli della scoperta. Ma c’è un elemento che colpisce più di altri. E riguarda i motivi che portarono a raffigurare l’apostolo Paolo così come lo vediamo in questo affresco e poi in tanti altri successivi: con l’aspetto di un filosofo, lo sguardo pensoso, la fronte alta, la calvizie incipiente, la barba appuntita.

In effetti, in una mostra d’arte dedicata a san Paolo inaugurata pochi giorni fa in un’ala dei Musei Vaticani, sono esposte le teste scolpite in epoca romana di due filosofi – uno dei quali probabilmente è Plotino – che presentano forti somiglianze con le antiche raffigurazioni di Paolo, a partire da quella che è stata ora scoperta.

La stessa questione si pone per l’apostolo Pietro, raffigurato tradizionalmente con capigliatura corta, folta e candida, col volto ampio e lo sguardo deciso, con la barba anch’essa corta e piena. E così per altri protagonisti della storia sacra.

La ritrattistica era diffusissima nell’arte greca e romana. Ma nella cultura ebraica le immagini umane erano interdette e quindi era impensabile che Paolo e gli altri si facessero ritrarre. Solo più tardi la Chiesa accettò di raffigurare i personaggi della fede cristiana.

Ma come? Ecco la suggestiva spiegazione che ha dato il professor Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani e grande storico dell’arte, nel presentare la mostra su san Paolo:

“Il problema si pose fra il III e il IV secolo quando una Chiesa ormai diffusa e strutturata giocò il grande e geniale azzardo che sta alla base di tutta la nostra storia artistica. Accettò e fece proprio il mondo delle immagini e lo accettò nelle forme in cui lo aveva elaborato la tradizione stilistica e iconografica ellenistico-romana. Avvenne così che Cristo buon pastore assumesse il volto di Febo Apollo o di Orfeo, e che Daniele nella fossa dei leoni avesse le sembianze di Ercole, l’atleta nudo vittorioso.

“Ma come rappresentare Pietro e Paolo, i principi degli apostoli, le colonne portanti della Chiesa, i fondamenti della gerarchia e della dottrina? Qualcuno ebbe un’idea felice. Diede ai protoapostoli le sembianze dei protofilosofi. Così Paolo, calvo, barbato, l’aria grave e assorta dell’intellettuale, ebbe il volto di Platone o forse di Plotino, mentre quello di Aristotele fu dato al pragmatico e terrestre Pietro, che ha il compito di guidare nelle insidie del mondo la Chiesa professante e combattente”.

***

Se così avvenne, la Chiesa dei primi secoli non ebbe dunque alcuna timidezza ad attribuire agli apostoli, e in particolare a Paolo, l’aspetto del filosofo, né a tramandare, a studiare, a proclamare il suo pensiero nella sua interezza, certamente non facile ad essere capito e accettato.

Lo stesso si può dire dei Padri della Chiesa. In una fase di cristianesimo in espansione, in una fase in cui la trasmissione della fede cristiana alle genti era in pieno sviluppo, la Chiesa non pensò mai di annacquare o addomesticare il proprio messaggio per renderlo più accettabile agli uomini del tempo.

Il ritratto di Paolo filosofo è un monito eloquente per chi oggi ritiene inattuale un papa teologo come Benedetto XVI, moderno Padre della Chiesa.

http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1339103

Lo ascoltano quattro gatti’: rimosso il vaticanista del Tg3 per la ‘battuta’ sul Papa

Filed under: CULTURA CRISTIANA — Tag:, , — mirabilissimo100 @ 2:11 pm

Lo ascoltano quattro gatti’: rimosso il vaticanista del Tg3 per la ‘battuta’ sul Papa  

CITTA’ DEL VATICANO – E’ stato rimosso dal suo incarico, dopo le polemiche scoppiate a causa di un servizio sul Papa, il vaticanista del Tg3, Roberto Balducci. Il servizio era andato in onda domenica nell’edizione delle 19,00. Parlando della partenza di Benedetto XVI per le vacanze in Valle d’Aosta, il giornalista aveva dato l’impressione di ironizzare sui pochi fedeli che seguirebbero il Pontefice: “I proverbiali quattro gatti, forse un po’ di più, che hanno ancora il coraggio e la pazienza di ascoltare le sue parole”. L’espressione usata da Balducci aveva scatenato una ridda di critiche. Il vicepresidente della Vigilanza Rai, Giorgio Merlo (Pd), aveva parlato di “deriva anticlericale” della terza Rete, definendola “singolare e volgare”. Il direttore del Tg3, Antonio Di Bella, aveva difeso la testata dicendo di aver chiesto chiarimenti al vaticanista che gli aveva “assicurato che non era sua intenzione ironizzare, o peggio irridere il Pontefice, come d’altronde non ha mai fatto in passato”. L’incidente sembrava chiuso dopo una telefonata tra Padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede e Di Bella. Ora invece è arrivato l’ordine di servizio con cui il direttore del Tg3 ha comunciato che “il collega Roberto Balducci non seguirà più il Vaticano”. Una decisione “difficile – ha detto Di Bella – ma giusta e necessaria verso la testata”, presa in “una vicenda delicata e dolorosa”. Immediata la replica del comitato di redazione della testata che si è detto stupito per la “strumentalizzazione politica, priva di senso, di un fatto che era già rientrato”. “Non stiamo parlando di uno scontro con il Vaticano su prese di posizione del Papa – ha sottolineato il Comitato di Redazione – ma di una battuta riuscita male, certamente infelice, e di cui il collega stesso si era scusato: e anche il Vaticano ci sembrava che avesse accettato questa lettura dei fatti”. Il Cdr, che ha respinto le accuse di “deriva anticlericale” della testata, ha ricordato anche che in due anni il collega Balducci non aveva mai ricevuto un appunto. “Forse – conclude la rappresentanza sindacale del Tg3 – siamo sotto tiro nel delicato momento delle nomine”. Dal canto suo, prima della sua rimozione, Balducci aveva scritto una lettera a Di Bella in cui aveva ribadito il proprio “rispetto per il Vaticano” e aveva sottolineato il proprio dispiacere per il fatto che la vicenda “possa aver procurato danno a te, alla nostra testata, alla nostra azienda”. “Per questo soltanto, e per la nostra decennale amicizia – aveva aggiunto -, mi rimetto ad ogni tua valutazione del caso”. Il giornalista aveva poi dato la sua versione sulle ragioni della “battuta” sui “quattro gatti” del Papa: “La frase è un inciso retta da ‘gli strapparono un sorriso’ (i gatti di montagna, perfino quello malandato), almeno quanto i proverbiali (sottolineo proverbiali) quattro gatti, forse molti di più (con immagine del saluto e del sorriso e della piazza piena), che hanno il coraggio e la pazienza di ascoltare”. Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente della commissione di Vigilanza sulla Rai, Sergio Zavoli: “Ho appena scritto una lettera al presidente e al direttore generale della Rai in cui richiamo l’urgenza di far rispettare i vincoli contrattuali del servizio pubblico, stabilendo il principio che al merito professionale deve corrispondere la responsabilità. L’episodio del Tg3, in sé un tentativo maldestro di fare dello spirito, risoltosi in una palese e disarmante grossolanità aggiunge nuove voci al vocio di quanti si dicono scontenti della Rai senza distinzioni e senza mezze misure”. “La lezione di questa spiacevole circostanza – ha concluso il senatore Zavoli – riconduce all’indirizzo della Commissione di Vigilanza sulla necessità di incrementare il rapporto fiduciario che, per tradizione, lega l’azienda e l’opinione pubblica”.
http://www.papanews.it/news.asp?IdNews=12714

Tivù, inizia la guerra tra RaiSet e Sky

Filed under: Senza Categoria — Tag:, , — mirabilissimo100 @ 10:18 am

Tivù, inizia la guerra tra RaiSet e Sky

Gratuità
È arrivata la tivù, meglio Tivù. Mercoledì a Roma Tivu, la società partecipata da Rai (48.25%), Mediaset (48.25%) e Telecom Italia Media (3.5%), ha annunciato il lancio di TivùSat per il prossimo 31 Luglio.
Che cos’è Tivù? Tecnicamente, ed ufficialmente, è la prima piattaforma satellitare gratuita italiana, nata sulla scia di quelle inglese e francesi. Raggiunge tutte le aree del territorio, anche quelle non coperte dal segnale terrestre e, oltre a replicare in versione integrale (cioè senza l’oscuramento di alcun programma in palinsesto) l’offerta generalista, offre una serie di altri canali sia italiani che internazionali. Con TivùSat si potrà accedere all’offerta televisiva di sempre e a nuovi canali televisivi digitali (fra i quali Rai 4, Boing, Rai Gulp, Iris, Rai News 24, Rai Sport Più, Rai Storia, Mediashopping, Class News, Sat 2000, K2-Kids). Saranno inoltre ricevibili importanti emittenti internazionali.
Per ricevere Tivù occorrono una parabola orientata a 13 gradi est e un decoder TivùSat (con relativa smart card), in vendita da fine luglio. La piattaforma è completamente gratuita.

Riparare i danni
Che cos’è Tivù? Tecnicamente, è un satellite free che permette di vedere tutto senza oscuramenti. Pur senza abbonarsi a Sky, è infatti possibile ricevere il segnale delle tv generaliste attraverso la parabola, ma in alcuni casi i programmi vengono oscurati per problemi di diritti. Infatti il satellite Hotbird serve altre nazioni, ed è quindi possibile che qualcuno veda, ad esempio, i mondiali di calcio attraverso la Rai. Perciò i programmi senza diritti di trasmissione fuori dall’Italia vengono oscurati sul satellite (ma sono però visibili con smart card Sky). Tivù però sarà visibile solo sul territorio italiano, e così si ovvierà al problema: tutto sarà visibile.
Che cos’è Tivu? Tecnicamente, permette al segnale reso digitale di raggiungere tutta Italia, cosa non affatto possibile con la trasmissione terrestre.
Dunque, Tivù serve a riparare i danni della scelta di tralicci e pali come via di trasmissione del segnale digitale, che in realtà poteva fin da subito essere servito con questa soluzione.

Piattaforma free
Che cos’è Tivù? Tecnicamente, è una piattaforma satellitare free che potrebbe in parte far concorrenza a Sky. I contenuti sono diversi: Tivù ha un’offerta molto limitata rispetto al multicanale Sky. Eppure per alcuni potrebbe essere la soluzione per ovviare al passaggio al digitale terrestre. In alcune regioni Sky si era avvantaggiata del passaggio offrendo la propria piattaforma come soluzione all’oscuramente dell’analogico.
Ma ora? Eh sì, Tivù, ufficiosamente, contrasta in parte la penetrazione di Sky. Cos’è Tivù? Tecnicamente, una nuova piattaforma per le tv generaliste. Ma, ufficiosamente, non è che è il primo segnale della discesa di Rai e Mediaset da Sky? Tutti negano, ma chissà…

 

INTERNET: PURA TECNOLOGIA O PIOVRA PER L’ANIMA?

Filed under: CULTURA CRISTIANA — mirabilissimo100 @ 10:16 am

INTERNET: PURA TECNOLOGIA O PIOVRA PER L’ANIMA?

L’irruzione di internet nel mondo fu, inizialmente, uno strumento tecnologico per pochi. La prima forma virtuale, denominata ARPA nasce nel 1962 negli USA. Nel 1979 nascono i primi forum di discussione tra studenti americani, ma è dalla Francia che si sviluppa in maniera esponenziale la diffusione di computers in tutta Europa, con il nome di Minitel (1981).

Fino a pochi anni fa’ le famiglie, i singoli individui, le comunità, le associazioni, non disponevano nemmeno di un PC. Oggi sono milioni le persone che in tutto il globo si sono adeguate al nuovo sistema.
L’idea di una rete informatica che permettesse agli utenti di diversi computer di comunicare tra loro, da una parte all’altra del pianeta, non solo ha permesso in brevissimo tempo di conoscere e di ottenere contatti commerciali, ma anche di informare in tempo reale sugli avvenimenti che accadono ovunque. Oggi, nel 2009, nessuna Azienda, nessuna associazione o società che imposti la propria opera sul proselitismo o sulla pubblicità o sulla diffusione di qualcosa, fa a meno di questo strumento, assai utile, veloce ed economico rispetto al sistema postale, librario o di stampa.

Internet, come gran parte degli strumenti tecnologici scoperti dall’uomo, è in sé uno strumento buono per comunicare e per sapere. La stessa invenzione del treno lo era, anche se inizialmente creò un certo allarmismo in ambienti ecclesiastici. E’ pur vero che internet riserva delle insidie. Anche il treno le riservava e le riserva. E’ l’utilizzo erroneo, anche se transitorio, che fa di un bene un male.
Infatti, in internet si può trovare di tutto; molte cose sono davvero immorali e cattive. Come ogni altro strumento tecnologico che riservi gravi insidie, esso va utilizzato, a livello generale, con raziocinio e con buon senso. Sicuramente è vero che esistono adulti che utilizzano male questo libero arbitrio. Succedeva e succede anche coi libri e con la stampa. Il sistema liberale ha parificato tutte le idee su tutte le cose alla medesima dignità, aumentando questo rischio. Il sano utilizzo del libero arbitrio e della prudenza sono, per gli adulti, da sempre motivo di grande responsabilità, poiché da essi dipende la salvezza dell’anima. Corrispondere o meno alla Grazia, anche nelle piccole cose, attraverso una Fede solida, fa la differenza. S. Ignazio di Loyola nei suoi Esercizi Spirituali dimostra come, in che modo e a qual fine vadano utilizzate le creature. Perciò, la persona ben formata, magari aiutata da un buon direttore spirituale, sa discernere con maggior facilità e sa, così, fare il possibile perché internet non diventi una piovra per sé e per i suoi figli. Poiché, comunque, si sa che il diavolo esiste ed è tentatore, sia per gli adulti che per i ragazzi, esistono i cosiddetti “filtri” per categoria. E’ possibile, cioè, installare sul proprio PC un sistema che non permetta l’accesso a quei siti che sono inseriti all’interno di una data categoria, così da preservare giovani e meno giovani dai siti internet più pericolosi per la Fede e per la morale. Anche se rimane forte la nostalgia per il Regno Sociale di Gesù Cristo, che dava ovviamente alla Chiesa Cattolica la legittima facoltà di “messa all’indice” degli scritti pericolosi per la Fede e la morale, i “filtri” sono, oggi, l’unico strumento realisticamente fruibile per evitare l’utilizzo sbagliato di internet. In pieno sistema post-illuminista, anche se qualcuno vuol illudersi che sia possibile “cogliere il meglio della cultura liberale”, essendo detronizzato il Signore e i diritti di Dio calpestati in nome di fumosi “valori” messi in naftalina nel “museo della cristianità”, proviamo a pensare, un solo attimo, se la chiesa ufficiale, conciliare, apostata modernista avesse la facoltà di decidere cosa è bene e cosa è male leggere. Ai nostri giorni, in cui quello che fino a pochi decenni fa’ era condannato come eresia, viene assunto a Magistero in continuità con tali condanne (???) che gran caos nascerebbe se la chiesa conciliare avesse ancora facoltà di mettere all’indice qualcosa! E’ una benedizione divina il fatto che essa non possa creare anche questo danno perché sarebbero oscurati tutti i siti realmente cattolici e i tradizionalisti incatenati nelle segrete di Castel Sant’Angelo… Stesso esempio si può fare per la pena di morte. In sé il Magistero perenne della Chiesa non la ritiene cosa cattiva. E non lo è, nelle dovute circostanze di cui parla ogni manuale di dottrina sociale della Chiesa non contaminato dalle “discontinuità” conciliari. Ma figuriamoci se esistesse e fosse utilizzata dai sistemi politici liberali europei! Sarebbe un disastro! Probabilmente chiunque si opponesse al Nuovo Ordine Mondiale verrebbe fucilato o, magari, messo in una camera a gas in nome della “libertà, dell’uguaglianza e della fratellanza”, come se fosse un criminale.

Le organizzazioni o associazioni settarie tendono invece a scoraggiare, soprattutto in periodi in cui magari si sentono sotto pressione da parte dei media o dello stesso strumento di comunicazione di massa, l’utilizzo di internet perché temono che i loro adepti, che il suo pusillus grex scopra quello che è meglio non sappia. E’ questione di sopravvivenza. Se un associato dovesse scoprire che il suo o i suoi “guru” predicano loro una cosa e, invece, al pubblico (magari proprio su internet…) dicono il contrario, da chi si sentirebbero ingannati? Dai “guru” o da internet? Chi sarebbe la piovra, il “guru” o internet?

Occorre, allora, riflettere. Le notizie che si leggono su internet vanno verificate, nel limite del possibile. Va ricercata la fonte e la sua attendibilità, ricordando che la smentita pubblica è sempre un dovere di fronte ad una diffamazione pubblica. Il tutto va inserito in una ottica di Fede. Poi di logica. Infine serve la memoria dei fatti e degli avvenimenti. Fede, logica e memoria, usate correttamente, non possono ingannare. Anzi, il più delle volte possono risvegliare, far aprire gli occhi, far comprendere, sciogliere i nodi intricati della remora, del falso rispetto umano, dei freni psicologici. A volte questo esercizio è utile a vincere l’ipocrisia e a riconoscere i “lupi travestiti d’agnelli”, i mentitori, la doppiezza dei serpenti dalla lingua biforcuta, i millantatori, i mormoratori, i servi sciocchi, i messaggeri di sventura.

Matteo Castagna (sito: http://www.agerecontra.it

Dottoressa Patrizia Stella: Omosessualità e Omofobia

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OMOSESSUALITÀ E OMOFOBIA  –  Prima parte

 

 

L’AMORE

 

Rispondo alle molte provocazioni o domande di chiarimenti ricevute a seguito della mia precedente lettera su: “Preghiere contro l’omofobia” con riflessioni che dovrebbero essere alla portata di tutti perché basate essenzialmente sulla realtà cioè sulla verità delle cose percepita dal senso comune.

            Nei paesi occidentali, in nome della libertà di pensiero, si può esprimere un parere su tutti: autorità politiche o religiose, istituzioni, associazioni, ecc. meno che sugli omosessuali, dei quali si può parlare solo per lodarli e assecondarli nei loro desideri che devono essere considerati diritti, altrimenti si è tacciati di OMOFOBIA, cioè di atteggiamento discriminatorio verso persone che vogliono proporsi come categoria sociale. Infatti chi si permette di esprimere una valutazione morale, per quanto rispettosa, o chi propone il recupero di un omosessuale alla eterosessualità, è dichiarato “omofobo”, che suona come una specie di “maniaco psichico” che ha delle “fobìe” per l’appunto, che vanno sradicate, e in certe legislazioni, anche severamente punite!  Riescono comunque a convincere molta gente facendo leva soprattutto su una frase che tocca il sentimento: “Il loro diritto di amare e la sofferenza da essi subita a causa di questa discriminazione.”

            Cerchiamo di considerare soprattutto questi due aspetti: l’amore e la sofferenza.

 

“L’Amore” è la realtà più necessaria per l’essere umano, ma anche la più strumentalizzata e deturpata.  L’amore è il motore del mondo, almeno così dovrebbe essere, tant’è che dove non c’è amore si infiltra facilmente l’egoismo, l’indifferenza, l’invidia, o addirittura l’odio. Il cristiano, ad esempio, impara fin da piccolo che “Dio è Amore” e che dobbiamo amarci gli uni gli altri come Dio ha amato noi. L’amore umano stabilisce un rapporto concreto tra persone, rapporto che crea vincoli, i quali comportano doveri e responsabilità reciproci, fra questi in particolare: la paternità, la maternità, il rapporto filiale, fraterno e soprattutto l’amore coniugale. Ciascuna di queste cosiddette “categorie dell’amoreha una sua natura ed è regolata da leggi che ne garantiscono l’autenticità, pena la loro falsificazione e la loro corruzione.  Che ne sarebbe ad esempio se l’amore paterno, o fraterno diventasse amore coniugale? Orribile! Non sarebbe più amore autentico, ma un’altra cosa; chiamatela come vi pare, ma non amore. 

            Certo, l’amore umano, di parentela o di amicizia, si esprime in mille modi: premure, attenzioni, aiuto disinteressato che richiede sacrificio e rinunce, condivisione dei propri talenti e del proprio tempo, gesti affettuosi per esprimere anche amicizia, stima, gratitudine ecc., ma non possiamo confondere le manifestazioni dell’amore con l’amore stesso. L’amore infatti, pur coinvolgendo la parte emotiva-istintiva della persona, è fondamentalmente un atto delle facoltà superiori dell’uomo, intelligenza e volontà, per cui il cosiddetto “fare sesso” non merita la qualifica di amore.

            La categoria fondamentale dell’amore umano è L’AMORE CONIUGALE, perché contiene in sé una peculiarità che la contraddistingue da tutte le altre, in quanto è l’unica che prevede l’intima unione del corpo maschile con il corpo femminile, ben visibile per la complementarietà fisica e fisiologica dei due sessi, secondo una legge che Dio stesso ha posto nella natura. Basti pensare che quando Dio volle dare un aiuto ad Adamo che era solo e triste, non gli creò un altro uomo, ma gli presentò una donna, (maschio e femmina li creò…), benedicendo la loro unione e affidando loro un compito: “Crescete e moltiplicatevi e riempite la terra” (Gen.2,18)

            Questa unione coniugale così intima ed esclusiva, fonte di vita, dove si cede reciprocamente il proprio corpo diventando non più due, ma “una carne sola”, non può essere lasciata al capriccio della coppia o della moda o dell’istinto, ma deve essere sancita da un patto, il matrimonio, perchè riguarda non solo la sfera privata ma anche quella sociale, in quanto incide sul bene pubblico, un patto che, mentre difende la dignità e i diritti dei coniugi, nello stesso tempo esige impegno e fedeltà reciproca, a tal punto che in passato l’infedeltà coniugale, cioè l’adulterio, veniva punito dalle leggi civili come gesto contrario alla giustizia e al bene della società.

            In conclusione, qualunque altra forma di “amore”, come l’omosessualità, che volesse “scimmiottare” l’amore coniugale, a maggior ragione pretendendone la sua legalizzazione, non solo non è matrimonio, ma non è neppure amore, e rappresenterebbe un disordine, più o meno grave a seconda delle situazioni, ad esempio per l’incesto e la pedofilia.

 

                                                                       patrizia.stella@alice.it

 

OMOSESSUALITÀ E OMOFOBIA  –  Seconda, ultima parte

 

 

La sofferenza

 

            La sofferenza interiore che spesso accompagna la vita di un omosessuale altro non è che il sintomo e  la conseguenza di un disordine che viene percepito come tale dal soggetto. Occorre però distinguere fra “sofferenza vera e falsa”. La sofferenza vera nasce da una coscienza integra che sa distinguere il bene dal male e lotta per non lasciarsi andare al disordine, sofferenza che merita rispetto e può diventare addirittura meritoria davanti a Dio, non toglie la pace interiore e spesso può spingere verso il recupero morale. La sofferenza falsa, invece nasce dal tentativo di soffocare la propria coscienza per giustificare il proprio comportamento, accusando la società di atteggiamento ingiusto e discriminatorio.

            Tutto questo nulla toglie, comunque, alla dignità degli omosessuali come persone, perché questa permane sempre, in quanto ogni uomo è fatto a “immagine e somiglianza di Dio”, ma va ben distinta dal valore morale delle proprie azioni, in quanto il comportamento personale di ognuno di noi ha la forza di confermare o degradare questa nostra dignità, e non c’è nessuna legalizzazione né benedizione al mondo che sia in grado di tacitare l’intima voce della coscienza che continuamente emerge per farci capire dove sta il vero bene e il vero male.

            Oscar Wilde, spesso citato come esempio di omosessualità ingiustamente penalizzata, (era sposato con figli) ebbe una profonda crisi in carcere che lo portò a cambiare vita. Descrive la terribile sofferenza di quel periodo passato con Alfred Douglas, in una lunghissima lettera “De Profundis” dove chiede perdono al suo ex compagno per il loro rapporto “consumato nel fango, sensuale e perverso… causa di indicibile tormento”.

            A questo disordine di comportamento si aggiunge un disordine peggiore che è quello intellettuale orchestrato da potenti lobby, spesso composte da eterosessuali apparentemente “a posto”, ai quali nulla importa della sofferenza degli omosessuali e ancor meno dei loro diritti, ma si servono di questi per spingere oltre il modello omosessuale, (tant’è vero che molti si vantano di avere rapporti di ogni tipo, anche di gruppo: omo-etero-trans-bis ecc.) perché hanno come obiettivo principale la distruzione della famiglia naturale e della civiltà cristiana. Sono peccati gravissimi di cui si dovrà rendere conto a Dio dopo la morte, che arriverà per tutti!

            Questo, chiamiamolo, “disordine intellettuale”, nel tentativo di raggiungere più facilmente i suoi perversi obiettivi, è arrivato ad annullare le due realtà sessuali presenti in natura, maschio e femmina, sostituendole con un anonimo e fantomatico concetto di “genere” che nega ogni riferimento con la realtà oggettiva, per lasciare posto solo a scelte soggettive e arbitrarie, nella consapevolezza che tutto questo potrebbe diventare legge, quando in realtà mettono lo Stato in condizione di non poter più legiferare, perché si entra in una situazione di totale anarchia dove ognuno è legge a sé stesso. Stanno infatti aumentando sempre di più le varie tipologie definite dalla società del caos “famiglia” i cui componenti ciascuno se li può liberamente scegliere e scambiare in una vasta gamma di autentiche aberrazioni.

            Se si è arrivati al punto da sostituire perfino i dolcissimi nomi di “madre e padre” “mamma e papà”, (richiamo troppo forte alle differenze sessuali e alla famiglia tradizionale), con una terminologia vaga e ambigua “genitore A, genitore B”…, vuol dire che l’umanità sta toccando il fondo della perversione. Sta infatti avanzando in maniera sempre più prepotente anche il cosiddetto “orgoglio pedofilo” con marce e manifestazioni fissate il 23 giugno di ogni anno. Per ora le leggi impediscono lo scempio dei nostri bambini innocenti usati per le voglie malsane di adulti e vecchi, ma in futuro, a seguito dei soliti lavaggi mediatici del cervello, dovremo accettare la legalizzazione anche di quelli? Dovremo permettere agli animali di “sedere” a tavola con noi e di dormire nel nostro letto?  E così via, per non discriminare nessun …orientamento!

In realtà questo “orgoglio” così spudoratamente urlato, non è altro che l’espressione di una sconfitta che vuol mascherare una lacerazione della coscienza molto simile a una disperazione intima e profonda che nessuna legislazione umana potrà mai alleviare, perché ciò che veramente manca a queste persone è la pace interiore.  Questa pace, fonte della vera gioia, frutto del rispetto dei valori morali, la può dare solo Dio attraverso la conversione del cuore, il riconoscimento umile della propria debolezza, e lo sforzo per superarla senza volerla chiamare eroismo o persecuzione.

 

                                                                                  patrizia.stella@alice.it

Tisha Beav 5769 (30 luglio 2009)

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Tisha Beav 5769 (30 luglio 2009) PDF Stampa E-mail
Tisha Beav è celebrato quest’anno (2009) il 30 luglio (dal 29 luglio sera al 30 luglio sera).
Il digiuno è da mercoledì 29 luglio ore 20,40 a giuvedì 30 luglio ore 21.16.

Il 9 del mese di Av nel calendario ebraico cade la giornata di lutto Tisha Beav. E’ uno dei maggiori digiuni del giudaismo dopo quello di Yom Kippur. Non è un giorno di espiazione come Yom Kippur ma un giorno di lutto. Alcuni hanno detto che Tisha Beav era il giorno più triste della storia ebraica.

 

Il 9 di Av dell’anno -586 dell’era cristiana, Nabucodonosor II marcia su Gerusalemme e distrugge la città e il primo Tempio, cacciando parte del popolo ebraico in Babilonia.
Il 9 di Av, 656 anni più tardi, Tito distrugge il secondo Tempio, brucia Gerusalemme e caccia gli ebrei fuori dalla Palestina.
Il 9 Av è per questa ragione considerata l’inizio dei due esili.
 
Il digiuno dura 25 ore dal tramonto del sole all’apparizione delle prime tre stelle il giorno successivo.
Come a Yom Kippur, si osserva un digiuno completo (no cibo e no bibite).

  http://www.comunitadibologna.it/index.php?option=com_content&task=view&id=175

Digiuno del 17 Tammuz 5769 (9 luglio 2009)

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Digiuno del 17 Tammuz 5769 (9 luglio 2009) PDF Stampa E-mail

Il digiuno del 17 di Tammuz ricorda la distruzione di Gerusalemme ad opera dei Babilonesi, preludio all’incendio e al saccheggio del Tempio che avvennero il 9 di Av del 586 a.e.v.

Così come quest’ultima data ricorda altri eventi infausti della storia ebraica, a partire dall’episodio degli esploratori mandati da Mosè a perlustrare la Terra promessa fino alla cacciata degli ebrei dalla Spagna nel 1492, anche il 17 di Tammuz ricorda altre sventure.

Fra queste, in particolare, la rottura delle Tavole della Legge da parte di Mosè alla vista degli ebrei che danzavano attorno al vitello d’oro. I Maestri hanno detto che tutte le disgrazie successe al popolo ebraico nella sua lunga storia vengono a far scontare in parte anche quella colpa, commessa a soli 40 giorni da quando erano stati promulgati i Dieci Comandamenti che includevano il divieto d’idolatria. Mosè, secondo l’opinione della maggior parte dei Maestri, ruppe le Tavole della Legge di propria iniziativa (un’altra cosa che Mosè fece spontaneamente fu posticipare di un giorno il dono della Torà da parte di D-o).

Molti si sono chiesti (e non solo fra i Maestri): perché Mosè spezzò le Tavole? Dopo tutto, esse erano opera divina e quindi quanto di più santo si potesse immaginare. Romperle potrebbe sembrare un atto estremamente sacrilego. Come osò Mosè fare una cosa del genere? Varie risposte sono state date. Presentiamo qui la risposta assai interessante che si trova nel commento alla Torà Meshekh Chokhmà, di Rabbi Meir Simcha Ha-Kohen, nato vicino a Vilna nel 1843 e morto nel 1926 a Dvinsk, nella Lettonia, dove era stato rabbino per quasi 40 anni.

“E avvenne che quando Mosè si avvicinò all’accampamento e vide il vitello e le danze, si adirò e gettò le Tavole dalle sue mani, spezzandole ai piedi del monte” (Esodo 32:19).
La Torà e la Fede sono i fondamenti del popolo d’Israele. Tutte le cose sante, come la terra d’Israele, Gerusalemme ecc., sono secondarie e particolari, e la loro santità è subordinata a quella della Torà. Per questo non c’è alcuna differenza di tempo e di luogo per tutto ciò che riguarda la Torà, ed essa è identica sia nella terra d’Israele che al di fuori di questa, a parte i comandamenti specifici che riguardano il suolo della Terra (d’Israele). La Torà è uguale sia per una persona che abbia raggiunto il massimo livello, come Mosè “uomo di D-o”, che per quella più umile. Mosè stesso non era che un intermediario (vedi Deut. 5:5), e la Torà non è intrinsecamente a lui legata, ma ha essa stessa una propria ragione di essere. Infatti D-o e la Torà sono un tutt’uno, e come Egli ha la Sua ragion d’essere, così è anche per la Torà, e l’esistenza di questa non dipende se non da quella del Santo Benedetto. Tuttavia, colui che possiede un’intelligenza limitata non riesce a concepire una realtà necessaria in sé e per sé senz’altro scopo. Perciò (i figli di Israele) cercarono con ogni mezzo di farsi delle forme e delle immagini che rappresentassero delle vie di accesso al Cielo, e dicevano: questo è il Carro per la Divinità, questo è ciò che controlla e fa girare tutti gli affari del mondo. A queste forme prestavano culto, offrivano sacrifici e bruciavano incenso. Le danze sfrenate ebbero origine dai loro concetti concreti e visibili. Tutto ciò derivò dal fatto che Mosè aveva ritardato a tornare all’accampamento, e la loro fede ne fu quindi scossa; essi cercarono di farsi un vitello e di farvi scendere uno spirito dall’alto, decretando che quello era il carro della divinità, che controllava il mondo terreno e che li aveva fatti uscire dall’Egitto. Un peccato simile fu commesso successivamente anche da Geroboamo (1 Re, 12).
Questo fu il motivo per cui Mosè si adirò così tanto, e urlò dicendo: Come potete pensare che io sia importante, e che abbia una qualche santità al di fuori dei comandamenti di D-o, a tal punto che in mia assenza vi siete fatti un vitello! Ma io sono un uomo come voi e la Torà non dipende da me. Anche se io non fossi venuto affatto, la realtà della Torà non sarebbe cambiata. Non pensiate che il Tempio e il Tabernacolo abbiano una santità intrinseca, lungi da ciò! D-o benedetto dimora in essi in mezzo ai suoi figli, ma se questi commettono una colpa, la santità abbandona totalmente (gli oggetti sacri), che diventano oggetti qualunque di uso profano. Tito entrò nel Santo dei Santi (del Tempio di Gerusalemme) accompagnato da una prostituta, e non gli successe niente, perché il Tempio era privo ormai di ogni santità. E ancor di più: le Tavole della Legge, “opera di D-o”, anch’esse non sono intrinsecamente sante, lo sono solo in virtù vostra. Nel momento in cui la sposa commette adulterio sotto il baldacchino nuziale, le Tavole diventano uguali a pezzi d’argilla privi di alcuna santità. Esse sono sante solo finché voi le osservate. In conclusione: non c’è niente di sacro al mondo a cui si debba prestare culto e sottomettersi. Solo D-o è santo, nella Sua ragion d’essere, e a Lui soltanto sono dovuti omaggio e culto. Tutte le cose sacre sono tali solo per effetto dell’ordine del Creatore, che ha comandato di costruire un Tabernacolo dove presentare, a Lui solo, sacrifici e offerte. Ora possiamo capire perché Mosè, “quando si avvicinò all’accampamento e vide il vitello e le danze” e comprese quanto grande fosse il loro errore, “si adirò e gettò le Tavole dalle sue mani”: egli voleva far capire che non c’è nessuna santità e divinità al di fuori della realtà del Creatore, sia benedetto il Suo santo Nome. Se Mosè avesse consegnato loro le Tavole, essi avrebbero semplicemente sostituito il vitello con le Tavole, senza capire il proprio errore. Ma quando ruppe le Tavole, capirono quanto lontano essi fossero dallo scopo della fede e dalla pura Torà. Non c’è alcuna santità nel creato se non in virtù del fatto che Israele osserva la Torà in accordo con la volontà del Creatore, sia santo il Suo Nome benedetto, il vero Essere. Per questo il libro del Deuteronomio (4:15) ci ammonisce: “nessuna immagine voi vedeste…”.
Traduzione e adatt. dall’ebraico a cura di David Gianfranco Di Segni (originalmente pubblicato su Shalom)
 
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