Mirabilissimo100’s Weblog

aprile 30, 2010

Giovani cristiane rapite in Pakistan

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Evangelici.net notizie

 

Giovani cristiane rapite in Pakistan

Inserita il 16/4/2010 alle 07:45 nella categoria: Chiesa Perseguitata

LAHORE (Pakistan) – La missione evangelica Porte aperte mette in evidenza una terribile pratica che si fa sempre più frequente in Pakistan: giovani donne cristiane vengono rapite, violentate e obbligate a convertirsi all’islam.

La storia di Sonia Mahon, 19 anni, purtroppo non è l’unica di cui Porte aperte è venuta a conoscenza: molte altre giovani subiscono gli stessi soprusi. «Sonia è cristiana – spiegano a PA – e vive con la sua famiglia nel sobborgo di Nishtar della grande città pakistana di Lahore. Il primo aprile scorso Ali Raza, un musulmano della zona, ha bussato alla porta di casa sua, dicendole che il fratello Parvaiz l’aspettava lì fuori. Ingenuamente le ha creduto e invece del fratello ad aspettarla c’era un’auto con all’interno alcuni amici di Raza. L’hanno costretta a entrare e da quel momento è sparita».

Le ricerche della famiglia sono state vane; il cellulare della ragazza, dapprima spento, dopo due giorni di angoscia per i suoi cari, è risultato acceso, ma a rispondere non è stata Sonia, bensì la voce di un uomo che, dopo qualche parola biascicata, ha passato la linea alla giovane. Sonia, con voce flebile, ha detto alla sua famiglia di non cercarla più, che lei era felice e che non dovevano assolutamente cercare di trovarla.

«Il fratello, Parviz – precisano ancora a PA – ha detto che “E’ ovvio che sia stata obbligata con la violenza a dire quelle cose; temo che prima l’abbiamo costretta con la forza a convertirsi all’islam, poi a sposarsi con qualcuno di loro e questo potrebbe voler dire che non la rivedremo mai più”».

Secondo le testimonianze raccolte, «succede sempre più spesso che un ragazzo musulmano particolarmente spregiudicato prenda di mira una giovane cristiana, con l’aiuto di amici la rapisca, la tengano segregata per giorni, la obblighino tra botte e insulti a recitare un
improvvisato credo musulmano; poi il ragazzo la violenta mettendola incinta: per la ragazza e per la famiglia è l’inizio di un incubo che spesso non ha fine».

In Pakistan la vita per i cristiani diventa sempre più dura. Vi sono zone in cui è addirittura impossibile resistere. In quelle zone, le autorità locali assolutamente non aiutano, anzi spesso sono la fonte dei problemi: false accuse di vario genere vengono fabbricate ad hoc per distruggere la vita di intere comunità, per far chiudere chiese, per arrestare pastori o per proteggere rapitori e assassini di cristiani.

«Anche nel caso del rapimento di Sonia – conclude Porte aperte -, la polizia inizialmente non voleva nemmeno accettare la denuncia di scomparsa, solo l’intervento della All Pakistan Minorities Alliance ha fatto sì che gli agenti fossero obbligati ad iniziare le ricerche. Secondo il direttore di questa organizzazione in favore delle minoranze, Khalid Gill, uno degli amici di Raza, tale Fahad, da tempo cerca di rapire una giovane cristiana per prendersela come sposa-schiava, a suo carico infatti ci sarebbero già altri tentativi. I ritardi e le indolenze nelle ricerche da parte della polizia spesso non sono altro che strategie, poiché gli agenti, pur sapendo dove si trova, attendono che la ragazza rapita rimanga incinta dalle violenze subite, così poi è quasi impossibile per i tribunali permettere alla ragazza di tornare alla sua famiglia».

Fonte: http://www.porteaperteitalia.org/


Pubblicata da evangelici.net

http://www.evangelici.net/notizie/1271396700.html

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NEO-MINISTRA AFFARI SOCIALI DELLA BASSA SASSONIA CONTRO I CROCIFISSI

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Ministra tedesca contro crocifissi

28 aprile 2010

Esternazioni irritanti di Aygül Özkan in Bassa Sassonia

(ve/agenzie) Irritazione in Germania per le esternazioni della nuova ministra per gli affari sociali della Bassa Sassonia, Aygül Özkan. In alcuni ambienti la sua designazione aveva suscitato eco positiva, trattandosi della prima donna di origine turca e di religione musulmana a ricoprire una carica ministeriale. Critiche sono giunte quando, prima di essere insediata, ha chiesto che fossero rimossi i crocifissi e venisse introdotto il divieto di portare il velo a scuola. Ulteriori critiche sono giunte subito dopo la cerimonia di insediamento. La neoministra ha pronunciato la frase “con l’aiuto di Dio”, precisando di essersi rivolta all’unico Dio musulmano, ebraico e cristiano. Alle autorità cattoliche e protestanti tedesche l’equiparazione di Allah al Dio di Mosè e di Gesù non è piaciuta per niente: sebbene l’idea che si tratti di uno stesso Dio possa essere suggestiva, il rifiuto della divinità di Gesù – e dunque della dottrina cristiana della Trinità – da parte musulmana rende teologicamente difficile parlare di identità tra il Dio musulmano e quello cristiano (vedi notizia).

http://www.voceevangelica.ch/focus/focus.cfm?id=11981

La “Giornata nazionale della bicicletta è legge”, ma con il casco in quanti andranno?

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[ 30 aprile 2010 ] Mobilità sostenibile

La “Giornata nazionale della bicicletta è legge”, ma con il casco in quanti andranno?

 

Alessandro Farulli

LIVORNO. Ogni anno la seconda domenica di maggio sarà la “Giornata nazionale della bicicletta”. Il disegno di legge è stato approvato oggi dal Consiglio dei ministri su proposta del ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo. Il provvedimento prevede anche una serie di iniziative volte a favorire una mobilità ecologica e sostenibile.

Un’iniziativa importante dal punto di vista della comunicazione “green” che arriva tra l’altro quando invece la riforma del codice della strada rischia di andare nella direzione opposta. L’idea di rendere obbligatorio il casco anche in bici, se ha infatti una ratio magari nel numero di incidenti gravi accorsi ai ciclisti, potrebbe spingere molte persone a non utilizzarla più.

Primo perché il caso della bici non si sa dome metterlo; poi perché comunque devi comprarlo; senza considerare chi pensa che gli scombini la pettinatura. Non sono bazzecole e soprattutto non si capisce come mai la priorità sia il casco e non strade più sicure (senza buche); piste ciclabili; bike sharing ecc. Perché così come stanno le cose il rischio forte è che gli incidenti gravi ci saranno comunque perché il casco da bici non è quello da motorino e i ciclisti che resteranno fedeli al mezzo da tutto questo avranno solo che da pagare (il casco e magari qualche multa).

Tornando alla “Giornata della bicicletta”, quest’anno si svolgerà il 9 maggio, con iniziative e manifestazioni in oltre 1200 comuni italiani, e vuole essere «una festa delle due ruote per appassionati e famiglie ma anche una grande occasione di sensibilizzazione verso una mobilità ecologica e sostenibile qual è quella delle due ruote».

Per rendere la città ancora più a misura di ciclista il Ddl prevede che negli edifici adibiti a pubbliche funzioni ove sono svolte attività a contatto con il pubblico e che dispongano di cortili o spazi comuni, l’amministrazione riservi un’apposita area alle biciclette degli utenti, segnalando sul proprio sito istituzionale la presenza dell’area riservata.

Sempre nell’ottica dell’adozione di misure concrete per favorire l’utilizzo in città delle biciclette si è inoltre deciso di rendere possibile il trasporto delle biciclette pieghevoli sui tram, nei giorni feriali e festivi, senza limiti di numero e di orario.

Le amministrazioni locali inoltre dovranno prevedere parcheggi per biciclette, adeguati nella forma e nel numero, in ogni stazione di nuova realizzazione delle linee metropolitane e dei treni metropolitani in modo da rendere più facile e sicuro lo scambio bici-treno e bici-metro.

Partirà inoltre una collaborazione fra Ministero dell’Ambiente e Giro d’Italia.
In ogni tappa del giro ci saranno stand del ministero che racconteranno come questa gara appassionante sia anche un grande tour delle meraviglie naturalistiche del nostro paese. Un collegamento giro-ambiente che acquista uno spessore ancora maggiore perché quest’anno, il 2010, è l’anno mondiale della biodiversità e i nostri parchi sono i nostri serbatoi di biodiversità.

http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=4635

MAREA NERA INARRESTABILE-“80% FINIRÀ SU COSTE”-

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MAREA NERA INARRESTABILE
“80% FINIRÀ SU COSTE”-VIDEO
 
 

La ‘macchia nera’ ha oramai raggiunto la costa della Louisiana. La guardia costiera americana, scrive la BBC, sta cercando proprio in queste ore di confermare le testimonianze di chi ha visto il petrolio fuoriuscito dalla piattaforma della BP toccare terra. Il governatore della Louisiana, Bobby Jindal, nel frattempo ha dichiarato lo stato di emergenza e chiesto l’intervento federale per dislocare 6mila soldati della Guardia nazionale sul territorio interessato dalla catastrofe ambientale.

BP: “IL CONTO È NOSTRO” Il conto per il disastro causato dall’incidente alla piattaforma petrolifera Deepwater Horizon nel Golfo del Messico sarà a carico della Bp: lo ha detto un portavoce dell’azienda, Nigel Chapman, interpellato dalla Bbc. «Il conto è nostro – ha spiegato – Tutte le risorse dell’azienda sono concentrate su questo evento, perchè venga gestito rapidamente, in particolare per difendere la costa al meglio possibile. Abbiamo squadre di tecnici al lavoro, equipaggiamento in quantità. Il fine principale, al momento, è proteggere l’ambiente: per questo abbiamo personale e equipaggiamento lungo la costa, per proteggerla. Lo sforzo è ora concentrato lì». Negli ultimi anni la BP è stata coinvolta in diversi incidenti e controversie, e ha dovuto pagare spese ingenti di risarcimento, nonchè multe (solo l’anno scorso 2 milioni di dollari per equipaggiamento non a norma in campi petroliferi lungo il North Slope, in Alaska). Ma secondo gli esperti – che non indicano cifre – il conto potrebbe essere assai più salato, questa volta: oltre alle spese di pulizia, che già ora ammontano a 6 milioni al giorno, Bp potrebbe dover affrontare multe e costi per garantire una maggior sicurezza delle piattaforme che gestisce nel Golfo del Messico. Poi ci saranno i costi legali: sono già scattate due azioni legali legate all’esplosione della Horizon e i possibili danni all’industria per la pesca dei gamberi.

GREENPEACE: “MEDITERRANEO A RISCHIO” Dopo la Louisiana, ora «anche il Mediterraneo è a rischio» marea nera in seguito alle troppe autorizzazioni per trivellazioni per l’estrazione di petrolio, soprattutto nell’Adriatico e ora anche a largo delle isole Tremiti. Questa la denuncia di Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace. «Non basta l’ultima tragedia in Louisiana – spiega Giannì – decenni di maree nere non ci hanno insegnato niente: in Italia, il governo continua a rilasciare autorizzazioni a valanga, soprattutto in Adriatico e, da ultimo, anche al largo delle isole Tremiti». Secondo Giannì «ormai è tempo di dedicarsi davvero alle energie rinnovabili e all’efficienza energetica. Così, invece di uccidere i lavoratori, potremo creare migliaia di posti di lavoro e raggiungere una maggiore indipendenza energetica». L’unica soluzione, conclude il direttore delle campagne dell’associazione, è «smetterla con le esplorazioni offshore e avviare una decisa rivoluzione energetica per liberarci dalla schiavitù del petrolio e dai pericoli del trasporto degli idrocarburi».

RECUPERO FLORA E FAUNA IN 1-2 GENRAZIONI Se gli interventi di arginamento, pulitura e ripristino ambientale vengono fatti tempestivamente, i danni provocati da petrolio e idrocarburi a flora e fauna marina si recuperano nel giro di una-due generazioni per ciascuna specie: da 1 giorno della farfalla a 10 anni della tartaruga». A spiegarlo è Ennio Marsella, geologo marino del Cnr. «Il nostro pianeta ha una grande capacità di autorigenerazione – precisa – e se si agisce subito, i danni a piante ed animali nel mare sono limitati nel tempo, nel senso che dopo una o due generazioni gli effetti si perdono». Le tragedie dei disastri ambientali verificatesi negli ultimi decenni hanno consentito di mettere a punto ed elaborare nuovi strumenti di contrasto e riparazione dei danni. «La maggior parte delle azioni – continua – viene fatta nell’emergenza, cercando di arginare la marea nera con diaframmi galleggianti, diluenti, schiumogeni e roghi. Dopo di che si procede ad una pulitura meccanica, con tanto di spazzola e sapone, di tutto ciò che è stato toccato dal petrolio. O chimica, con prodotti per l’emulsione della pellicola lasciata dal petrolio». In caso di forte inquinamento, si adoperano dei «batteri, brevettati negli ultimi anni, che per sopravvivere si cibano di petrolio». Certo, se una massa di petrolio come quella che sta interessando ora la Lousiana, conclude Marsella, «dovesse incontrare una di quelle chiazze di spazzatura che galleggiano nell’Oceano, i problemi sarebbero ben più grossi».

CASA BIANCA: «STOP A TRIVELLAZIONI» La Casa Bianca ha annunciato lo stop alle trivellazioni petrolifere in nuove aree fino a che non verrà verificata la causa che ha determinato la fuoriuscita di greggio nel Golfo del Messico.  Il consigliere della Casa Bianca David Axelrod ha annunciato il cambio di rotta alla Abc: «Non è stata autorizzata nè sarà autorizzata nessuna nuova trivellazione finchè non scopriamo quel che è successo e se è successo qualcosa di unico e di prevenibilè, ha detto Axelrod a Good Morning America. Axelrod è stato categorico: «Nessuna trivellazione in nuove aree andrà avanti finchè non sarà stata fatta una revisione adeguata di quel che è successo alla Deepwater Horizon e quel che è proposto altrove». Osteggiato dagli ambientalisti, il presidente Barack Oabma aveva annunciato alcune settimane fa un nuovo piano di trivellazioni al largo delle coste atlantiche e del Golfo del Messico per ridurre la dipendenza degli Stati Uniti dal petrolio straniero.  

«PRIMA VOLTA SVERSAMENTO A 1.500 KM DI PROFONDITÀ»  Quella della marea nera nel Golfo del Messico «è una tragedia in atto che durerà tantissimo ed è la prima volta al mondo che lo sversamento di greggio avviene a oltre 1.500 metri di profondità». Lo ha detto Ezio Amato già responsabile del servizio emergenze ambientali in mare dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), oggi in forza alle Nazioni Unite. Il pericolo, ha riferito Amato, è quello di «intaccare un ecosistema per lo più sconosciuto alla scienza in un ambiente che un ‘eterno imperturbatò, dove non esiste nè giorno nè notte. Quindi si possono immaginare disastri incommensurabili che non sapremo mai».

ESPERTO: «80% SULLE COSTE» La marea nera nel Golfo del Messico «è inarrestabile, sulle coste si riverserà l’80% di greggio». Lo ha detto Ezio Amato già responsabile del servizio emergenze ambientali in mare dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), oggi in forza alle Nazioni Unite. «L’80% di greggio si riverserà sulle coste, solo al massimo un 10-20% verrà recuperato dalla superficie», ha detto Amato, il ricercatore che ha partecipato lo scorso autunno alle indagini sulla nave dei veleni a largo delle coste calabresi cosentine. I disperdenti «sono solo maquillage» in questa situazione, e per le coste, ha detto Amato, «non c’è più niente da fare», mentre il problema più grande è sul fondo dove occorre assolutamente fermare la fuoriuscita del greggio. «Si tratta di un’operazione di robotizzazione estremamente difficile a una profondità di 1.500 metri. Il petrolio – ha spiegato Amato – non esce da un pozzo come quello dell’acqua ma da minuscole porosità della roccia dalle quali il sistema di pompaggio con la pressione succhia il petrolio. Quindi i robot, filoguidati, con telecamere, sonar e due braccia manipolatrici che avvitano e svitano è come se dovessero rimettere un tappo a una bottiglia di champagne».

L’ARRIVO
Onda dopo onda la marea nera della Bp è arrivata a lambire le coste della Louisiana: i primi tentacoli di petrolio, le propaggini avanzate della gigantesca macchia di greggio fuoriuscita da un pozzo sottomarino del colosso britannico dell’energia, sono state avvistate al tramonto di ieri sulle coste del Delta del Mississippi in Louisiana. La perdita dopo l’incidente della Deepwater Horizon si era rivelata ieri cinque volte più grave di quanto inizialmente previsto, con conseguenze che potrebbero eguagliare o superare quelle del disastro Exxon Valdez del 1989. Il presidente Barack Obama, costantemente informato, ha chiamato i governatori delle aree costiere a rischio: oltre alla Lousiana, il Texas, l’Alabama, il Mississippi, la Florida. I pescatori del Delta hanno passato ieri e stanotte a raccogliere gamberi prima che l’onda viscosa rosso-arancio del greggio li intrappolasse e li uccidesse tutti. La marea nera potrebbe diventare il peggior disastro ambientale in decenni per gli Stati Uniti: a rischio sono centinaia di specie di pesci, uccelli e altre forme di vita di un ecosistema particolarmente fragile e già sottoposto a traumi al passaggio dell’uragano Katrina. A New Orleans, la città devastata dal ciclone del 2005, ieri l’aria era diventata pesante per i vapori acri del greggio: sono stati effettuati test per verificare le denunce dei residenti che hanno intasati i centralini comunali e della protezione civile. Il ministro della Sicurezza Interna Janet Napolitano e la collega dell’Epa Lisa Jackson oggi raggiungono il ministro dell’Interno Ken Salazar che è già sul posto. Per la casa Bianca, commenta oggi il Washington Post, la marea nera presneta un problema non solo ambientale ma anche politico: il presidente solo qualche settimana fa aveva dato vita a un impopolare, tra gli ambientalisti, programma di trivellazioni offshore. Le preoccupazioni dei verdi si sono i questi ultimi giorni rivelate fondate. Obama ha promesso ai governatori ogni risorsa disponibile, Bobby Jindal, della Louisiana, ha chiesto fondi per mobilitare 6.000 uomini della Guardia Nazionale. Tocca a Bp, le cui azioni hanno perso ieri l’8 per cento sui mercati, in prima battuta contenere il disastro, ma ora che la marea nera ha toccato terra, le risorse private non bastano.

PRESTIGIACOMO: «ENORME PREOCCUPAZIONE» L’Italia segue con «un’enorme preoccupazione» la vicenda della macchia di petrolio che lambisce le coste degli Stati Uniti. Lo ha detto il ministro dell’Ambiente Stefania Presitigiacomo, che da ieri è in Cina per rappresentare l’Italia all’ apertura dell’ Expo Universale di Shanghai. «La stiamo seguendo a distanza e c’è poco che possiamo fare, di solito interveniamo con i nostri mezzi ma in questo caso siamo fuori dalle nostre acque territoriali. La seguiamo con enorme, enorme preoccupazione, perchè abbiamo visto che c’è stato un ritardo negli interventi e i danni all’ambiente potrebbero essere giganteschi». «Ci auguriamo che la marea nera si possa contenere e risucchiare», ha concluso il ministro.

VIDEO

http://www.leggo.it/video.php?idv=3618&id_news=59032

http://www.leggo.it/articolo.php?id=59032&sez=MONDO

La marea nera arriva in Louisiana

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La marea nera arriva in Louisiana

30/4/2010
 

Macchia petrolio al delta Mississippi

La marea nera provocata dall’incidente alla piattaforma Bp è arrivata sulle coste della Louisiana: le prime propaggini hanno raggiunto il delta del Mississippi. L’ondata di petrolio, molto più vasta di quanto inizialmente immaginato, rischia di provocare un disastro ambientale peggiore di quello della Exxon Valdez nel 1989. Dichiarato lo stato di catastrofe nazionale. Obama ha chiamato i governatori delle aree a rischio.

 

Giovedì la perdita di petrolio causata dall’incidente della Deepwater Horizon si è rivelata cinque volte più grave di quanto inizialmente previsto, con conseguenze che potrebbero eguagliare o superare quelle del disastro della Exxon Valdez del 1989. Il presidente Barack Obama, costantemente informato, ha chiamato i governatori delle aree costiere a rischio: oltre alla Lousiana, il Texas, l’Alabama, il Mississippi, la Florida. I pescatori del Delta hanno intanto passato la notte a raccogliere gamberi prima che l’onda nera del greggio li intrappolasse e li uccidesse tutti. A rischio sono però anche centinaia di specie di pesci, uccelli e altre forme di vita di un ecosistema particolarmente fragile e già sottoposto a traumi al passaggio dell’uragano Katrina.

A New Orleans, città devastata dall’uragano nel 2005, l’aria è diventata pesante per i vapori acri del greggio: sono stati effettuati test per verificare le denunce dei residenti che hanno intasato i centralini comunali e della protezione civile. Per la Casa Bianca, secondo il Washington Post, la marea nera presenta un problema non solo ambientale ma anche politico: il presidente solo qualche settimana fa aveva dato vita a un impopolare (tra gli ambientalisti) programma di trivellazioni offshore. E le preoccupazioni dei verdi si sono rivelate fondate.

Barack Obama coinvolge la Difesa
Obama ha promesso ai governatori ogni risorsa disponibile: Bobby Jindal, della Louisiana, ha chiesto fondi per mobilitare 6.000 uomini della Guardia Nazionale. Tocca a Bp, le cui azioni giovedì hanno perso l’8 per cento sui mercati, in prima battuta contenere il disastro, ma ora che la marea nera ha toccato terra, le risorse private non bastano. “Sebbene la Bp sia responsabile dei costi e dei finanziamenti, la mia amministrazione continuerà ad utilizzare ogni singola risorsa disponibile a nostra disposizione, compreso il Dipartimento della Difesa, per affrontare questo incidente”, ha detto il presidente Usa Barack Obama.

Bp: “Soccorsi costano 6 milioni di dollari al giorno”
La Bp sta intensificando gli sforzi per impedire la possibile catastrofe naturale sulle coste sudorientali degli Stati Uniti, un impegno che costa “sei milioni di dollari al giorno”. “Siamo determinati a contrastare la marea su tutti i fronti”, ha detto l’ad del gruppo Tony Hayward nel comunicato pubblicato sul sito dell’azienda. La fuoriuscita di petrolio è stimata sempre intorno ai 5.000 barili al giorno, mentre l’impegno per fronteggiare l’emergenza costa “sei milioni di dollari al giorno” al consorzio proprietario, di cui Bp detiene il 65%. Il gruppo petrolifero, recita la nota, ha allestito un altro centro di monitoraggio e coordinamento a Mobile, in Alabama, per fronteggiare l’emergenza in Mississippi, Alabama e Florida. Bp ha già installato 54 km di reti di protezione sulle coste e si prepara a piazzarne altri 90 km nei prossimi giorni, ma non
nasconde la preoccupazione legata alle condizioni meteo, che potrebbero “muovere la marea sempre più verso le coste”. Il gruppo monitora in particolare le spiagge di Venice (in Louisiana), di Pascagoula e Biloxi (Mississippi), Mobile (Alabama) e Pensacola (Florida).

http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo480361.shtml

Brucia il petrolio della Deepwater Horizon e si quintuplica la fuoriuscita di greggio stimata inizialmente

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[ 29 aprile 2010 ] Aree protette e biodiversità | Energia | Inquinamenti

Un anno fa Bp e Transocean si opposero a norme più severe sulle piattaforme off-shore

Brucia il petrolio della Deepwater Horizon e si quintuplica la fuoriuscita di greggio stimata inizialmente

Greenpeace: «Un’altra Exxon Veldez»

LIVORNO. Ormai la Bp è disperata se è arrivata a dar fuoco al greggio nel Golfo del Messico nel tentativo di impedire che la marea nera sommerga le coste della Louisiana e le sue isole protette e mettendo così in conto un disastro ambientale con il precipitare della parte più pesante e incombusta degli idrocarburi sul fondale, per non parlare dell’inquinamento dell’atmosfera. Infatti, come hanno dimostrato anche il caso del naufragio della Haven davanti alle coste liguri o il bombardamento della centrale elettrica  libanese Jiyyeh, l’inquinamento subacqueo si verifica soprattutto dopo un incendio del greggio. Si tratta di una tecnica chiamata “Burn boom” comunque molto rischiosa ed inquinante che gli esperti consigliano di utilizzare solo in casi disperati e mai su superfici ampie o dove il petrolio si spande velocemente come l’inquinamento della Deepwater Horizon: è difficile bruciare una patina galleggiante e le sostanze più pesanti finiscono per emulsionarsi con l’acqua, raffreddandosi e  precipitando sul fondo. L’unico vantaggio è che elimina una grande quantità di petrolio con costi molto contenuti per le multinazionali ma costi pesantissimi per l’ambiente sottomarino e con l’emissione in atmosfera di grandi quantità di CO2 e di sostanze altamente inquinanti.  

Secondo Greenpeace Usa «L’incidente della Deepwater Horizon nel Golfo del Messico è un disastro che si apre davanti ai nostri occhi. Undici vite sono andate perse nell’esplosione iniziale e una perdita incalcolabile si aggiunge ogni giorno mentre il petrolio  continua a fluire dal pozzo, nonostante gli sforzi da parte di BP e Transocean per soffocarlo. Nessuno può prevedere con precisione quanto tempo ci vorrà per tappare la perdita dalla testata del pozzo: potrebbe essere una questione di giorni, settimane, mesi. E indipendentemente da quanto tempo ci vuole per fermare il flusso di petrolio, gli effetti della marea nera sulle persone, l’economia e l’ambiente degli Stai della costa del Golfo continueranno a sussistere per decenni»

Melanie D. una delle blogger più note di Greenpeace Alaska spiega: «Qui, in Alaska, gli impatti della fuoriuscita di petrolio della Exxon Valdez, che ha avuto luogo più di 21 anni fa, si fanno ancora sentire per la gente, e comunità e l’ambiente. È ancora possibile vedere il “bathtub ring”  del petrolio della Exxon nel Prince William Sound, e non c’è bisogno di scavare molto in profondità per trovare petrolio intrappolato  sotto le rocce sulle spiagge. Il petrolio della Exxon Valdez viene ancora ingerito dalla fauna selvatica oltre due decenni dopo la sua fuoriuscita, e molte specie non si sono ancora riprese. La frase “ripulire la marea nera” è un ossimoro. Nella maggior parte dei casi, la maggior parte del petrolio fuoriuscito non viene rimosso dall’ambiente, è disperso, diluito, bruciato, o affonda in gocce, o viene lasciato, in un modo o nell’altro, sulle spalle dell’ambiente a devastarlo per gli anni a venire.

La BP, che ha inizialmente minimizzato ed ora cerca ogni “trucco” disperato per tamponare una catastrofe inaudita, probabilmente utilizzerà le stesse tecniche della Exxon-Mobil, scatenando schiere di super-avvocati per negare l’entità del danno ambientale, e per contrattare al ribasso gli indennizzi per le comunità locali e per i danni ambientali.

Greenpeace ricorda che solo l’anno scorso una nota congiunta di BP e Transocean si opponeva aggressivamente alle nuove norme di sicurezza proposte dal Minerals Management Service (Mms), l’agenzia federale che sovrintende le perforazione offshore. L’Mms si era mosso dopo aver constatato attraverso uno studio il numero impressionante di incidenti che si verificano sulle piattaforme di trivellazione petrolifera. «La tragedia cui stiamo assistendo in questo momento è solo l’ultima di una lunga serie di fuoriuscite di petrolio, siano esse da oleodotti, navi cisterna, o impianti  di perforazioni esplorative come la Horizon Deepwater  – scrive Melanie D. – Ogni incidente porta con sé inchieste del Congresso, messe all’indice, editoriali graffianti e indignazione dell’opinione pubblica, ma  come una nazione non ci avviciniamo ad essere indipendenti dal petrolio più di quanto lo eravamo dopo l’eventuale altra grande fuoriuscita di petrolio. Finché rimarremo dipendenti dal petrolio, continueremo a pagarne il prezzo in vite umane, così come a livello ambientale e in danni economici.

Quando è stata varata nel 2001 la Horizon Deepwater era stata esaltata come una “meraviglia della tecnologia moderna”, con un impianto di trivellazione in grado di perforare a profondità impensabili solo un decennio prima. Era questa la tecnologia “sicura” presentata dalle compagnie petrolifere che  aveva convinto il presidente Barck Obama e il Congresso ad ampliare le aree di ricerca offshore degli idrocarburi degli Usa. Greenpeace di fronte al disastro manda a dire ad Obama: «Non c’è alcun correttivo tecnologico quando si tratta di ricerca, perforazione e  trasporto di idrocarburi. Bisogna agire subito per dire al presidente Obama che è il momento di rompere con la nostra dipendenza dal petrolio. Il petrolio viene sversato e basta. Non può essere adeguatamente “ripulito”. Speriamo che l’eredita di questo disastro non siano ancora di più trivellazioni e perdite petrolifere, ma una significativa presa di distanza dalla nostra dipendenza dal petrolio, per proteggere la vita umana, l’economia e l’ambiente».

La situazione intanto si aggrava e Bp ha accettato l’aiuto delle forze armate Usa per contenere la marea nera che minaccia la Louisiana: lo ha detto Doug Suttles, Chief Operating Officer del gigante petrolifero britannico.

“Accettiamo qualsiasi aiuto”, ha detto Suttles. Il tempo stringe dopo la scoperta di una terza falla nel pozzo petrolifero che da sabato butta greggio in mare. La marea nera potrebbe arrivare già domani sulle coste minacciate, con un giorno di anticipo sulle previsioni dei meterologi.

La Guardia costiera degli Stati Uniti ha reso noto che nel pozzo petrolifero sotto la piattaforma affondata nel Golfo del Messico è stata scoperta una nuova falla e che la quantità di greggio che fuoriesce è cinque volte superiore a quella stimata inizialmente. Il governatore dello stato della Louisiana ha chiesto un aiuto d’urgenza al governo federale per proteggere le coste minacciate dalla marea nera.

http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=4617

INDIA, IL MISTERO DEL SANTONE:”NON MANGIA DA 74 ANNI”

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INDIA, IL MISTERO DEL SANTONE:
“NON MANGIA DA 74 ANNI” -VIDEO
 

Un asceta indù sopravvive senza mangiare e senza bere da 74 anni. L’uomo, che si chiama Prahlad Jani e ha 82 anni, si trova sotto esame in un ospedale dello stato settentrionale del Gujarat, secondo quanto riporta Ahmedabad Mirror. Un team di medici del Defence Institute of Physiologist and Allied Science (Dipas), un centro di ricerca della difesa, intende scoprire qual è il segreto di questa sua straordinaria capacità di resistenza, dovuta a un’antica tecnica di meditazione yoga. Jani era già stato esaminato nel 2003 da un’altra squadra di medici, che non erano riusciti a spiegare scientificamente il fenomeno. Sembra che lo «yogi», che si trova in perfetta salute, «sia capace di produrre urina nella sua vescica e poi in base alla sua volontà di rimandarla in circolo» spiega il medico Sudhar Shah. Nato in un povero villaggio del Gujarat, il santone sostiene di aver ricevuto questi suoi poteri speciali da una divinità all’età di otto anni. La tecnica è conosciuta come «breatharianismo» e consiste nel raggiungere con il potere mentale il totale dominio delle proprie funzioni corporee.

http://www.leggo.it/articolo.php?id=58884&sez=MONDO

VIDEO

http://www.leggo.it/video.php?idv=3600&id_news=58884

A digiuno da 70 anni: gli esperti studiano l’asceta-record

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articolo di giovedì 29 aprile 2010

 

A digiuno da 70 anni: gli esperti studiano l’asceta-record

di Redazione

 

Jani ha 82 anni e sostiene di nutrirsi solo di «energia» dalla meditazione, grazie allo yoga. Ora i medici indiani lo studiano per capire come possa essere perfettamente in salute
Una vita senza mangiare. Un caso talmente incredibile, che ora gli esperti hanno deciso di studiarlo. Lui è Prahlad Jani, uno yoghi indiano che sostiene di sopravvivere da oltre 70 anni senza mangiare e bere. Ha 82 anni, vive da eremita in una grotta nello Stato settentrionale del Gujarat e si trova da una settimana in isolamento in un ospedale di Ahmedabad dove è sottoposto a un completo check-up che comprende la risonanza magnetica, controllo del cuore e elettroencefalogramma, altre a regolari analisi del sangue. I suoi movimenti sono sorvegliati da due telecamere fisse e una mobile.
Il canale televisivo Cnn-Ibn lo ha mostrato seduto sul letto nella classica posizione del loto, con una tunica rossa e un grosso anello d’oro al naso. Jani sostiene di non avere mai fame o sete, di non andare mai in bagno e di nutrirsi con le «energie» provenienti dalla meditazione e da un’antica pratica yoga. L’esperimento-studio è stato organizzato da un centro medico del ministero della Difesa con l’obiettivo di capire come sia possibile per un essere umano vivere senza alcuna alimentazione. «Se riusciamo a comprendere il fenomeno, possiamo studiare delle tecniche per aiutare le persone a resistere a fame e sete» ha spiegato il direttore del Defence Institute of Physiologist and Allied Science (Dipas), aggiungendo che la tecnica potrebbe essere utile a militari e anche astronauti in missioni spaziali.
Gli scienziati della Difesa, insieme ad alcuni esperti della Nasa, avevano già cercato una spiegazione scientifica nel 2003 quando Jani fu esaminato per una decina di giorni, sempre in una camera di ospedale controllata 24 ore su 24. I medici furono sorpresi dalle capacità dello yoghi di controllare a proprio piacimento il livello delle urine. Secondo il neurologo Sudhir Shah, che ha già studiato diversi casi di digiuno prolungato tra i santoni indiani, sembra che l’ultraottantenne «sia capace di produrre urina nella sua vescica e poi, a suo piacimento, rimandarla in circolo».
Il test durerà ancora una settimana. I medici sono sorpresi di come l’asceta, nonostante la magrezza, si trovi in ottime condizioni di salute e abbia «il cervello di un venticinquenne». Originario di un povero villaggio del Gujarat, Jani dice di aver ottenuto i suoi poteri dalla dea indù Durga. Tra la popolazione locale è considerato un «santo» e chiamato rispettosamente «mataji». Secondo gli esperti di yoga e filosofie orientali, c’è una tecnica nota come «breatarianismo» che consiste nell’assorbire tutte le sostanze vitali di cui ha bisogno un essere umano dalle «energie» dell’universo. Il digiuno è visto come un dominio della mente sul corpo.
Tuttavia ci sono molti scettici, e non solo negli ambienti medico-scientifici. Il caso di Jani è stato denunciato come una bufala dall’Indian Rationalist Association, famosa per smascherare falsi guru e santoni. «È sconvolgente che il governo e anche i medici si siano mostrati così ingenui da credere che un uomo possa vivere così a lungo senza bere e mangiare» aveva scritto il presidente Sanal Edamaruku in una lettera al ministero della Difesa.

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aprile 29, 2010

Josè Saramago e Caino: l’arte di essere blasfemi

Filed under: Senza Categoria — Tag:, , , — mirabilissimo100 @ 3:30 pm

Il premio nobel portoghese torna a parlare di Dio e religione con Caino, una divertita apologia del più famoso condannato della storia.

Alcuni lo chiamano realismo magico, altri satira biblica, altri ancora la liquidano come blasfemia. La prosa dell’ottantottenne Josè Saramago è tra le più originali della letteratura contemporanea, e versatile al punto da poterla utilizzare per filtrare qualsiasi tema: in questo caso, la religione.

In Caino (142 pagine, Feltrinelli), come già aveva fatto vent’anni fa ne Il vangelo secondo Gesù Cristo,  Saramago prende le sacre scritture e le scalda fino a renderle duttili, plasmabili, e in definitiva, un ottimo materiale narrativo. Così può succedere che il cherubino posto a sorvegliare come un buttafuori le porte del Paradiso possa essere corrotto da una languida Eva, l’angelo inviato da Dio per fermare la mano di Abramo possa arrivare in ritardo a causa di problemi con l’ala destra e Caino possa ritrovarsi a essere l’improbabile salvatore di Isacco. Nel romanzo dunque Caino non è solo un fratricida condannato alla colpa eterna, assomiglia di più a un viandante a cavallo della sua mula, un ribelle condannato, da un Dio “malvagio, rancoroso” e incapace di amare gli uomini, ad attraversare momenti leggendari quali la distruzione di Sodoma e la costruzione dell’Arca di Noè.

Non è la prima volta che lo scrittore portoghese si cimenta con un tema religioso. Già nel 1991, con Il vangelo secondo Gesù Cristo, il futuro premio Nobel si era attirato l’odio della chiesa cattolica romana e portoghese, per aver riscritto la storia di Cristo infarcendola di sesso, peccato e sfumature volutamente blasfeme. Come in Caino, il Dio di cui Saramago (dichiaratamente ateo) scriveva nel 1991 era un personaggio crudele e doppio, capace di includere in sè sia il bene che il male e di trattare con il Diavolo come farebbero due leader politici alla tavola di un pranzo formale.

Al tempo le pressioni degli ambienti cattolici avevano convinto l’autore a trasferirsi dal Portogallo all’Isola di Lanzarote, nelle Canarie, dove attualmente vive assieme alla moglie Pilar (che è anche traduttrice ufficiale delle sue opere in spagnolo.) Probabilmente questa volta le critiche saranno meno roventi (non si parla di sesso tra Gesù e Maria Maddalena, solo di un uomo che uccide il fratello dopo una scaramuccia con il padreterno), ma di certo Caino non sfuggirà alla penna rossa del Vaticano che lo includerà sicuramente sullo scaffale dei “libri sconsigliabili”, dove già prendono polvere Dan Brown e altri moderni Giordano Bruno.

http://blog.panorama.it/libri/2010/04/27/jose-saramago-e-caino-larte-di-essere-blasfemi/

SPAZIO: INDIVIDUATO GHIACCIO E MOLECOLE ORGANICHE SU ASTEROIDE

Filed under: Senza Categoria — Tag:, , , — mirabilissimo100 @ 3:28 pm
SPAZIO: INDIVIDUATO GHIACCIO E MOLECOLE ORGANICHE SU ASTEROIDE
 
(AGI/AFP) – Parigi, 28 apr. – Per la prima volta sono stati scoperti sulla superficie di un asteroide ghiaccio d’acqua e composti organici primari. La scoperta, pubblicata su Nature, rafforza l’ipotesi che gli asteroidi e non solo le comete potrebbero aver portato acqua e i materiali base per la formazione della vita sulla Terra. L’asteroide studiato da due distinti team di ricercatori Usa e’ 24 Themis, uno dei piu’ grandi (ha un diametro di 200 km) che si trova nella fascia compresa fra Marte e Giove. I gruppi, coordinati da Andrew Rivkin della universita’ Johns Hopkins e da Humberto Campins della universita’ della Florida Centrale, grazie alle osservazioni condotte con gli strumenti a infrarossi del telescopio della Nasa sul picco Mauna Kea, nelle Hawaii hanno individuato una pellicola di ghiaccio che avvolge tutto l’asteroide al cui interno si trovano lunghe e complesse catene di materiale carbonaceo. (AGI) .
 
http://www.agi.it/research-e-sviluppo/notizie/201004281900-eco-rt10293-spazio_individuato_ghiaccio_e_molecole_organiche_su_asteroide
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