Mirabilissimo100’s Weblog

febbraio 28, 2011

JONATHAN ESPOSITO UCCISO A COLTELLATE SENZA MOTIVO A VADILOCCHI

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TG.COM

Giovane ucciso a La Spezia

27/2/2011

Accoltellato fuori da locale, un fermo

Un 27enni, Jonathan Esposito, è stato ucciso a coltellate fuori da un locale in località Vadilocchi, a La Spezia. L’omicidio è avvenuto sabato alle 4 e 20 del mattino. Immediati i soccorsi. Per il ragazzo però non c’è stato nulla da fare. Il giovane è stato ucciso al culmine di una rissa tra due gruppi di ragazzi, nata da una discussione legata al calcio. Un 24enne di Carrara è stato fermato per l’omicidio. Quattro denunce per favoreggiamento.

 

La vittima aveva preso parte alla festa di carnevale al circolo Arci: un circolo considerato “tranquillo”, perché propone concerti live ed eventi musicali, ed opera a stretto contatto col sociale, in più progetti.

Dopo che il giovane è uscito – il locale stava chiudendo – i ragazzi all’interno sono stati richiamati dalle urla di una rissa in strada, ma sono arrivati sul posto ad accoltellamento già avvenuto. I tentativi di rianimazione sono durati a lungo, ma non hanno portato ad alcun risultato. L’ambulanza, dopo aver preso a bordo il 27enne, è stata dirottata direttamente all’obitorio del Sant’Andrea.

Fermato un giovane di Carrara, altri quattro denunciati
L’attenzione dei carabinieri della Spezia si è concentrata su quattro ragazzi di Carrara, scappati in macchina subito dopo l’aggressione. Uno si sarebbe costituito, gli altri sono stati individuati. Nei momenti concitati dopo l’accoltellamento, qualcuno aveva tentato di fermare la macchina in fuga. Qualcun altro ha appuntato modello e numeri di targa. Così gli inquirenti sono arrivati ad identificare Davide Tenerani, di 24 anni, di Carrara (Massa Carrara), che è stato fermato con l’accusa di omicidio. Mentre per gli altri quattro giovani è scattata una denuncia per favoreggiamento.

Un giovane incensurato e sportivo
Tenerani è incensurato. E’ descritto come un ragazzo sportivo, che ama il calcio e gli sport acquatici, ed è considerato un giovane in gamba. Lavora in un negozio di articoli sportivi specializzato in surf di Carrara. Tifoso della Carrarese non fa parte di gruppi ultras. Il giovane è figlio di genitori molti conosciuti in città ed ha una sorella più giovane. Il padre aveva una attività nella lavorazione del marmo: poi ha avuto un guaio con la giustizia per problemi di droga. La madre opera in ambito sanitario. La notizia del suo arresto ha generato incredulità in città.

Fatale coltellata allo sterno
E’ stata una coltellata all’altezza dello sterno ad uccidere Jonathan Esposito. Il ragazzo, nonostante indossasse un giaccone, ha riportato lesioni agli organi interni. Sarà l’autopsia a definire i dettagli, ma il colpo che ha ucciso è stato sferrato in pieno petto. Il ragazzo, in base alle testimonianze, si è accasciato al centro della carreggiata asfaltata che si trova dietro al circolo Arci Shake. Sul posto non sono state trovate tracce di sangue. Il nucleo investigativo dei carabinieri ha raccolto una sciarpa, un cappellino, alcuni altri oggetti, e misurato le distanze fra l’uscita dal locale – due piani, sullo svincolo davanti al porto – e il parcheggio. Al momento dell’aggressione, il piazzale, di modeste dimensioni, era pieno di auto. La gente stava lasciando il circolo, dopo una serata di musica blues. Si sono sentite le urla e poi l’accoltellatore e gli amici sono scappati in macchina.

Vittima era padre di un bimbo di 2 anni
Il ragazzo spezzino ucciso era padre di un bimbo di due anni. La famiglia è sotto shock, e non riesce a motivare una morte tanto assurda.

Aggressori importunavano ragazza
I primi giovani interrogati dai carabinieri del comando provinciale per l’omicidio di Jonathan Esposito, hanno raccontato di una ragazza spezzina che sarebbe stata importunata dal gruppetto dei carraresi, all’esterno del circolo Arci Shake. Prima sarebbe volata qualche battuta tra spezzini e carraresi, divisi da una rivalità ”atavica”, poi sarebbe stata fatta un’avance piuttosto esplicita alla giovane. Secondo alcuni dei ragazzi presenti, Jonathan – che pare avesse un carattere sanguigno – avrebbe reagito, ponendosi di mezzo. Sarebbe scattata così la violenta rissa, che si è conclusa con la coltellata mortale.

http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo504314.shtml

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Libia: vuoto politico dopo Gheddafi, paura Al Qaeda

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NEWNOTIZIE*
27/02/2011 –
 

Libia: vuoto politico dopo Gheddafi, paura Al Qaeda

 
Tripoli, 26 febbraio. Un profondo vuoto politico assalirà la Libia dopo Gheddafi. Lo scenario che si intravede è il principale effetto dell’egemonica leadership del Colonnello. Nessuna certezza per l’immediato futuro, tranne la sicurezza che la rinascita della Libia passa senza dubbio dai possedimenti petroliferi. L’unico auspicio del leader libico è la guerra civile, ma i sostenitori di quest’ opzione sembrano assottigliarsi costantemente.

Il Colonnello Gheddafi ha fatto terra bruciata intorno a lui. In oltre 40 anni di regime, ha sistematicamente evitato e represso la formazione di organizzazioni che potessero mettere in pericolo il suo potere e la sua autorità. A differenza di Egitto e Tunisia, la Libia non è sostenuta da una ferma mano militare e non è mai stato istituito un Parlamento. Non esistono, inoltre, sindacati, partiti politici e organizzazioni non governative. Perciò la società libica adesso è frammentata, senza punti di riferimenti e senza possibilità di unificazioni.  L’unico punto di forza della Libia era ed è la compagnia petrolifera di Stato.

Ci sarà un vuoto politico”, ha assicurato Lisa Anderson, presidente dell’American University del Cairo ed esperta di storia della Libia. Vige un assoluto clima di incertezza su chi potrebbe colmare questo vuoto. Ristretto il numero di pretendenti. Ci sono alcune potenti tribù della Libia, ma non godono di rilievo nazionale poiché Gheddafi, durante il suo regime, le ha deliberatamente messe le une contro le altre creando una rivalità secolare, senza alcuna possibilità di unione. Oppure c’è una coalizione pluralista delle forze di opposizione. Quest’ultime, in particolare, hanno già svolto una grande lavoro portando calma e sicurezza la parte orientale del paese, con l’obiettivo di avvicinarsi a Tripoli. I più ottimisti sperano che la determinazione dell’opposizione possa seriamente dare i suoi frutti. I pessimisti, dal canto loro, temono che l’unità di intenti dell’opposizione non durerà e che si scatenerà una guerra civile per decidere chi debba salire al potere.

Secondo gli esperti, la paura più grande è rappresentata dai fondamentalisti islamici: Al Qaeda o gruppi integralisti libici potrebbero contrastare l’opposizione e raccogliere consensi.  Secondo Frederic Wehrey, analista ed esperto conoscitore della Libia, Al Qaeda potrebbe sfruttare le tensioni tribali e offrire appoggio ai gruppi non governati di sud-ovest libico. Ciò creerebbe un immenso scompenso politico e un’inevitabile guerra civile.

Futuro incerto, la Libia resta in attesa di conoscere il suo destino.

Emanuele Ballacci

 
 

Gheddafi accusa Onu e Occidente

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LA STAMPA.IT
  
27/02/2011 – PAESE NEL CAOS – SI MUOVE LA COMUNITA’ INTERNAZIONALE

Libia, nasce il governo dei ribelli
La Clinton: “Aiuteremo gli insorti”
Gheddafi accusa Onu e Occidente

Accordo all’Onu: e anche la Cina
vota sì alle sanzioni contro il raìss

Le città della Libia «liberate» dalla rivoluzione del 17 febbraio si sono coordinate per dar vita ad un «Consiglio Nazionale Libico», la cui composizione è però ancora in discussione. Lo ha annunciato il Comitato popolare della città di Bengasi, affermando che si tratta di «una risposta, una sfida alla minaccia di Muammar Gheddafi che parla di caos» tra i rivoluzionari. Ma «non è corretto definirlo governo di transizione», ha affermato Hafez Gogha, «portavoce ufficiale» del nuovo organismo, il cui scopo principale, ha detto, è quello di gestire il Paese, «giorno per giorno», poichè «è ancora prematuro parlare di elezioni, mentre la nostra capitale è ancora occupata».

Intanto però oggi la rivolta ha segnato un nuovo colpo a suo favore quando il segretario di Stato Hillary Clinton ha detto gli Stati Uniti sono pronti a fornire «qualsiasi aiuto» sia necessario all’opposizione a Gheddafi. La Clinton ha sottolineato che Gheddafi deve andarsene, ma il leader libico sempre oggi ha ripetuto, in una intervista alla televisione serba, che non ha nessuna intenzione di lasciare il paese. Il Consiglio è «il volto politico della rivoluzione», ha detto ancora Gogha, parlando in un’aula del tribunale di Bangasi, seduto davanti alla classica bilancia simbolo della giustizia, dipinta sulla parete alle spalle del banco della corte.

All’indomani della risoluzione con la quale il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha varato all’unanimità dure sanzioni contro il regime di Tripoli (approvate anche da Russia e Cina), il colonnello Gheddafi è tornato a sfidare le Nazioni Unite affermando che tale risoluzione è «nulla» e «non ha alcun valore». In una intervista telefonica all’emittente tv serba Pink, il rais ha detto che la situazione in Libia è «completamente calma», che la maggioranza della popolazione è dalla sua parte e che gli scontri armati e i morti sono opera di «terroristi di Al Qaida e di persone sotto influsso di droghe» che hanno attaccato postazioni dell’esercito e della polizia. Intanto, mentre si stringe il cerchio su Tripoli, è emergenza sanitaria al confine con la Tunisia: a Ras Jedir, dove le guardie di frontiera hanno abbandonato i loro posti – il confine viene ora sorvegliato dai militari – la tendopoli a pochi chilometri dal confine è sovraffollata, e l’assistenza viene assicurata solo da alcuni volontari e dalla Mezzalunarossa. Solo ieri, riferisce la Croce Rossa locale, oltre 10.000 persone hanno valicato il posto di confine. In una settimana in 40.000 sono entrati in Tunisia, tra loro oltre 15.000 lavoratori egiziani in fuga dalla Libia. «Le associazioni umanitarie internazionali fanno proclami ma qui non è arrivato nulla», ha detto un agente di polizia, riferendo che nella tendopoli si è diffusa la voce di un caso di colera.

http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/390798/

 

YARA GAMBIRASIO: IL CORPO ERA DA TEMPO A CHIGNOLO D’ISOLA E NESSUNO LO AVEVA NOTATO

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TG.COM

“Il corpo di Yara era lì da tempo”

27/2/2011

Nuova ipotesi investigativa

 

Secondo fonti investigative, interpellate in mattinata dall’inviato di News Mediaset a Chignolo d’Isola Enrico Fedocci, il corpo di Yara Gambirasio sarebbe stato abbandonato in quel campo incolto diverso tempo fa. Contrariamente a quanto sostenuto nelle prime ore, è improbabile – ipotizzano – che il cadavere della ragazzina sia stato abbandonato in quel luogo solo qualche giorno fa. Non è ancora possibile stabilire da quanto tempo il corpo si trovasse in mezzo alle sterpaglie ma sicuramente, sostengono le fonti, saranno passate alcune settimane se non addirittura mesi. 

 

Diversi elementi hanno portato gli investigatori a questa nuova ipotesi: le condizioni del corpo, in forte stato di decomposizione, non avrebbero reso semplice un eventuale trasporto e in secondo luogo il fatto che tra il corpo e il terriccio siano state trovate numerose larve e insetti, testimonia una lunga permanenza del cadavere in quel preciso punto.

Gl investigatori, che hanno rinvenuto accanto al corpo la batteria del cellulare e una sim card, stanno già pensando a un possibile identikit dell’assassino: Yara potrebbe esser stata uccisa da un giovane, che si sarebbe poi sbarazzato del cadavere della ragazzina lasciandolo in quel campo, dove gli abitanti si recavano spesso a fare jogging e vicino al quale si trova una discoteca molto frequentata da ragazzi.

L’attenzione degli inquirenti si concentra adesso su quel luogo, in cerca di tracce in mezzo alle sterpaglie che hanno nascosto il corpo della piccola per diverso tempo. Nonostante ciò gli uomini della Protezione Civile e i volontari hanno affermato di aver setacciato il campo diverse volte, anche con l’ausilio dei cani molecolari.

http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo504315.shtml

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TG.COM

“Yara colpita da sei coltellate”

27/2/2011

Esperti: “Ha cercato di difendersi”

Yara Gambirasio è stata colpita dal suo assassino con almeno sei coltellate, alcune delle quali inferte con molta violenza. L’esame del cadavere ha evidenziato una ferita alla gola, una al polso e 4 alla schiena, una delle quali molto profonda all’altezza dei reni. L’ipotesi degli esperti è che la 13enne sia stata prima colpita al collo, poi al polso, nel tentativo di difendersi, e infine alla schiena. Il questore: “Trovati indizi importantissimi“.

Polposta chiede a Facebook di cancellare pagine offensive
La polizia postale e delle telecomunicazione ha chiesto alla società che gestisce Facebook di cancellare le pagine aperte sul social network da gruppi che offendono la piccola Yara definendola zombie con la scritta “anche i morti ballano” e una fotografia del suo volto in un manifesto da cinema. Ciò in base a un protocollo internazionale firmato dalla polizia postale italiana e Facebook sulle pagine “Troll”, offensive.

“Yara colpita da sei coltellate”
Yara è stata colpita dal suo assassino con almeno sei coltellate, alcune delle quali inferte con molta violenza. L’esame del cadavere avrebbe evidenziato una ferita alla gola, una al polso e ben quattro alla schiena, una delle quali molto profonda all’altezza dei reni. L’ipotesi è che la ragazza sia stata prima colpita al collo, poi al polso, nel tentativo di difendersi, e infine alla schiena.

Finiti rilievi della scientifica
Gli esperti della scientifica hanno finito i rilievi sul luogo del ritrovamento del cadavere di Yara Gambirasio. Sul posto, oltre ai giornalisti, è arrivata anche una folla di curiosi, da soli o intere famiglie, che sotto la pioggia indica i luoghi del ritrovamento e discute della vicenda.

“Cadavere aveva braccia all’indietro”
Il corpo di Yara Gambirasio era disteso sulla schiena con le braccia all’indietro. A riferirlo è un testimone oculare, uno dei primi arrivati sul posto, che ha potuto osservare la scena del crimine prima che tutti venissero allontanati per fare spazio agli uomini della Scientifica. La scena apparsa davanti agli occhi delle prime persone accorse sul posto è stata quella di un cadavere in avanzatissimo stato di decomposizione.

Brembate in lutto
E’ un paese in lutto quello che si è risvegliato il giorno dopo il ritrovamento del corpo di Yara. La tradizionale sfilata di carnevale è stata sospesa. Così come sono state rinviate le partite di calcio e le altre manifestazioni sportive in programma. ”Nessuno ha voglia di festeggiare, è tutto un incubo – dice la titolare di un bar vicino a via Rampinelli -, nessuno voleva credere che sarebbe finita così”.

I Gambirario al sindaco: “Adesso vogliamo sapere chi è stato”
Al sindaco di Brembate, Diego Locatelli, i genitori della vittima hanno detto che il loro desiderio, come quello di tutta la comunità, adesso è di “sapere cosa è successo, chi è stato”. “Ma non ho sentito parole di rabbia”, ha spiegato Locatelli.

Genitori compiono riconoscimento cadavere
All’istituto di medicina legale di Milano Mara e Fulvio Gambirasio, i genitori di Yara, hanno compiuto il riconoscimento del cadavere. La madre della ragazza è uscita sorreggendosi al marito e a un’altra persona (nella foto). “La voglio vedere” avrebbe detto la mamma.

Investigatori: “Il corpo lì da tempo”
Gli investigatori, nonostante le testimonianze che raccontano di non aver visto lì corpo di Yara recentemente nel campo di Chignolo d’Isola, prediligono l’ipotesi opposta, cioè che il corpo della ragazza sia rimasto in quell’angolo di campagna ai margini di una zona industriale a lungo, anche perché è stato trovato in condizioni tali che un ipotetico trasporto recente risulta difficile da immaginare.

Segni di ferite a schiena e collo
La piccola Yara è stata trovato in un campo incolto in una zona industriale. Secondo quanto riferisce il sito internet dell’Eco di Bergamo, il corpo era supino, con ambe e braccia leggermente allargate. Sul cadavere, stando ai primi esami, sarebbero state trovate delle lesioni: ferite al collo e alla schiena compatibili con un’arma da taglio. Alcuni segni sarebbero stati individuati anche su un polso, ma gli inquirenti sono molto cauti sulla natura di tali ferite. Quelli che potrebbero sembrare segni di violenza o lesioni, infatti, potrebbero essere riconducibili alla lunga permanenza del corpo in balia degli agenti atmosferici.

“Pellegrinaggio” di curiosi sul luogo del ritrovamento
Già dalle prime ore di domenica mattina è iniziato un “pellegrinaggio” di curiosi sul luogo in cui è stato trovato il corpo di Yara Gambirasio a Chignolo d’Isola. Nonostante il freddo e la leggera pioggia, c’è chi non ha rinunciato, per curiosità o per raccogliersi in un momento di preghiera, a una “visita” in località Bedeschi. Il campo in cui è stata trovata Yara è ancora transennato e le persone sono tenute a una trentina di metri di distanza per permettere agli uomini della scientifica di effettuare i rilievi.

Carnevale Viareggio dedicato a Yara
La sfilata del Carnevale di Viareggio è dedicata a Yara Gambirasio. Lo ha deciso il sindaco di Viareggio, Luca Lunardini. Il secondo corso del Carnevale si svolgerà nonostante la pioggia anche se una parte dei carristi aveva chiesto che, in caso di precipitazioni, fosse rimandato.

http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo504321.shtml

febbraio 24, 2011

Gheddafi:Bin Laden manipola ribelli

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TG.COM

Gheddafi:Bin Laden manipola ribelli

24/2/2011

“Ha distribuito droga ai vostri figli”

“Questa gente non ha richieste. Le loro richieste vengono dettate da Bin Laden, che ha distribuito pillole stupefacenti e droghe agli abitanti di Zawia per combattere contro il nostro caro Paese”. E’ questa l’accusa rivolta da Gheddafi ai rivoltosi di Zawia, che si stanno scontrando con i suoi sostenitori. E ha aggiunto: “Se volete questo caos siete liberi. E se volete continuare a combattere fra loro, continuate pure”.

”Dovreste ascoltare Dio, non Bin Laden, quello che sta facendo nel Paese è terrorismo internazionale”, ha proseguito il leader libico, aggiungendo che ”non ci deve essere misericordia”. Al Qaeda infatti secondo il colonnello ”vuole creare un emirato islamico in Libia”.

Gheddafi, che ha manifestato le sue condoglianze alle famiglie dei manifestanti e degli ufficiali morti negli scontri, ha poi lanciato un appello: “Voglio chiedere alla gente di Zawia di cessare le attività militari”. Il raìs, che è intervenuto al telefono alla tv pubblica di Tripoli, ha aggiunto che intende concedere l’autonomia a tutte le province del Paese. 

Nel discorso al popolo libico si parla anche di “un aumento dei salari“, mentre sulla questione petrolio Gheddafi minaccia:”Se la situazione peggiorerà, si interromperanno i flussi del greggio“. Rivolgendosi alla popolazione di Zawia, dove i ribelli si stanno scontrando con le sue milizie, ha poi aggiunto: “Vedete cosa è successo in Iraq, in Afghanistan. Se continuate, succederà lo stesso qui. Voi state distruggendo la storia del vostro Paese”. ”Se questo è ciò che volete – ha continuato -, è una vostra scelta. Se siete felici di ciò che sta accadendo, buona fortuna a voi. Continuate a uccidervi l’un l’altro”.

Gheddafi ha anche messo in guardia da un ”intervento militare americano” in Libia ”con la scusa di combattere al Qaida”. Poi ha esortato i libici a una jihad contro i rivoltosi così come “quando gli italiani colonizzarono una nostra terra ci fu una jihad contro gli italiani”.

Il leader libico ha proseguito affermando di avere “solo un potere di indirizzo“. Il raìs ha elencato i successi ottenuti dal suo governo e ha spiegato che “il potere nel Paese è nelle mani del popolo, perché io l’ho lasciato nel 1977″.

E a proposito della sua permanenza come leader in Libia, ha ricordato che “la regina Elisabetta in Gran Bretagna è al potere da più tempo di me, ma a lei non accade nulla”. Infine il colonnello ha parlato anche di malocchio. “Il nostro Pease – ha affemato – è vittima di una malocchio, sono stati gli invidiosi a lanciarlo“.

http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo504103.shtml

LIBIA: 10 MILA MORTI-GHEDDAFI NEL BUNKER

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LA STAMPA.IT
24/02/2011 – IL PAESE IN FIAMME

Caos Libia, bombe su Zawia e Tripoli
L’Ue: possibile intervento umanitario

  

Il Colonnello è asserragliato
in un bunker. Maroni: ormai
è emergenza umanitaria.
Al Arabiya: i morti sono 10 mila.
“Squadra delle morte nelle case”

Bombardamenti senza sosta sui manifestanti a Tripoli e a Zawia. Forze filo Gheddafi hanno attaccato i ribelli che protestavano vicino alla città di Misurata. Vi sarebbero molti morti, secondo quando riferiscono testimoni. Un bagno di sangue nelle strade: il numero dei morti continua a salire. La Ue, intanto, si tiene pronta ad un intervento militare umanitario in Libia. Lo riferiscono fonti diplomatiche a Bruxelles, precisando che si tratta di «un’opzione possibile». I testimoni oculari lanciano allarmi disperati: «Le milizie di Gheddafi stanno bombardando Zawia, è una strage, la gente sta morendo».«E’ un massacro, ed è difficile stimare il numero di morti» ha confermato un ex ufficiale all’emittente Al Arabiya.Il leader libico Muammar Gheddafi, che a brave dovrebbe fare un discorso in tv, sarebbe asserragliato con una decina di uomini della sicurezza a lui fedeli in un bunker sotterraneo della caserma di Bab al Aziziya, sobborgo meridionale di Tripoli. Lo riferisca la tv panaraba al Arabiya.

La Libia è un Paese spaccato. Tripoli e le zone intorno alla capitale sono in mano a Gheddafi, il resto del Paese, Cirenaica in primis, è ormai controllato dai ribelli. E adesso gli insorti alzano il tiro annunciando di voler marciare verso la capitale. Furibondi per la feroce repressione scatenata dal regime nella Libia occidentale, in larga misura ancora sotto il controllo governativo, i rivoltosi che si sono impadroniti praticamente di tutta la parte est del Paese, fino alla frontiera con l’Egitto.

«Il nostro obiettivo è Tripoli. Se non riesce a liberarsi da sola», ha puntualizzato uno dei leader della protesta, durante un’assemblea pubblica tenutasi nel Municipio di Beida, terza città libica per importanza, e presieduta da alcuni generali che hanno disertato per passare con i dimostranti. Ognuno degli ufficiali è stato applaudito a lungo non appena ha preso la parola. «Ho lasciato il mio lavoro e sono venuto a Beida per solidarietà con il mio popolo», ha proclamato per esempio Salah Mathek, già in forza al comando anti-crimine della polizia.

Maroni: “Una catastrofe”
Intanto l’emergenza imigrazione spaventa l’Europa. L’Ue teme l’arrivo di un milione e mezzo di profughi nel Mediterraneo. Dalla Libia può arrivare un’ondata di immigrazione di «proporzioni catastrofiche» e l’Europa non può «lasciare l’Italia da sola», ha detto il ministro dell’ Interno, Roberto Maroni, all’arrivo al Consiglio europeo Affari Interni a Bruxelles. Il ministro ha parlato di una vera e propria «emergenza umanitaria» e ha ricordato che «esiste il pericolo Al Qaida»

L’Alitalia sospende i voli per Tripoli
L’Alitalia ha sospeso i voli di linea con Tripoli. L’Alitalia in una nota spiega di aver assunto la decisione «a causa dell’aggravarsi della situazione presso l’aeroporto di Tripoli dove è compromessa la possibilità per i passeggeri di raggiungere i gate d’imbarco, non funzionano i collegamenti telefonici interni e internazionali, sono a rischio le misure di sicurezza e i servizi di handling e di assistenza. Alitalia, in linea con quanto deciso da altre compagnie aeree, sospende i voli di linea sulla destinazione fino a che non saranno ripristinate le necessarie condizioni operative». E la capitale libica si prepara a quella che potrebbe essere la battaglia decisiva per il futuro del Paese.

“Squadre della morte stuprano le donne nelle case”
«A seminare il terrore tra la gente in queste ultime ore a Tripoli sono le ’squadre della morte’: uomini assoldati dagli stessi militari, su ordine del governo, che girano in strada con caschi e vestiti gialli. Hanno il compito di reprimere le proteste e lo fanno entrando nelle abitazioni, dove seminano il panico, picchiano gli uomini e violentano le donne». A riferirlo è il presidente della Comunità del Mondo Arabo in Italia (Comai) Foad Aodi. «Le “squadre della mortèe”sono civili ex militari, soprattutto libici, spesso cugini o conoscenti dei militari che li hanno assoldati», spiega Aodi. «Sono diverse – aggiunge – le testimonianze di donne che riferiscono degli stupri».

Anche migliaia di mercenari marciano verso Tripoli
Verso Tripoli, dice il New York Times, migliaia di mercenari africani sarebbero in marcia per sostenere il regime. Il rais «ha richiamato» le forze speciali guidate dai figli, segmenti dell’esercito fedeli alla sua tribù e i loro alleati, mercenari africani addestrati in questi anni e che hanno probabilmente già combattuto in Sudan, spiega il quotidiano statunitense. La presenza di queste forze è visibile nella capitale, dicono i testimoni citati dal Nyt: «Sembra la Somalia», dozzine di posti di blocco sono stati istituiti sulle strade principali da mercenari e uomini in borghese. «Chiedono non solo i documenti, ma anche di dimostrare il proprio sostegno a Gheddafi, altrimenti sono problemi», ha raccontato un testimone. «I comitati rivoluzionari (pilastro del regime libico, ndr.) stanno cercando di uccidere tutti coloro che si oppongono a Gheddafi».

Le zone in mano al Raiss
In Libia il regime di Gheddafi ha comunque ormai perso il controllo della Cirenaica e di tutte le città delle costa eccetto Tripoli, mentre prime rivolte si segnalano al sud. Secondo fonti locali, l’opposizione controlla ormai tutta la zona costiera che va dalla frontiera egiziana fino ad Adjabiya, passando per Tobruk e Bengasi; ad al Baida, teatro di alcuni degli scontri più violenti degli ultimi giorni, numerosi miliziani fedeli a Gheddafi sarebbero stati giustiziati. La parte orientale del Paese coincide con la Cirenaica, zona storicamente ribelle al potere del Colonnello. Da qui veniva anche l’ultimo re della Libia, Idris Al Senussi, deposto dal rais libico nel 1969.

Appello via sms per una nuova mobilitazione
Il popolo libico sembra non voler abbandonare la lotta. Sempre secondo il New York Times, infatti, i manifestanti anti-regime starebbero pianificando una nuova dimostrazione per domani a Tripoli. Il quotidiano statunitense cita alcuni testimoni locali. «C’è un messaggio che sta arrivando su tutti i telefoni cellulari e che annuncia una protesta generale per domani», ha detto un residente nella capitale libica coperto da anonimato.

Obama: “Oltraggioso e inaccettabile spargimento di sangue”
Nella notte il presidente americano Obama è tornato a condannare le violenze inaccettabili nel Paese. Barack Obama ha detto che «le violenze devono finire» e che «violano le norme internazionali e qualsiasi standard di decenza umana». L’America, ha detto il suo presidente, sta dalla parte della libertà: «Questo spargimento di sangue è oltraggioso e inaccettabile. L’intero mondo sta guardando». Obama, come già era successo durante la rivoluzione in Egitto, ha spiegato che la rivolta in corso in Medio Oriente nasce dalle aspirazioni del popolo che «sta chiedendo il rispetto dei più basilari diritti umani. Il cambiamento non rappresenta necessariamente il lavoro degli Stati Uniti e di qualche altra potenza estera».

La tv: “I morti sono 10mila”
Quanto al bilancio delle vittime, nuove testimonianze fanno salire il numero dei morti. Solo a Bengasi, potrebbero esserci stati più di 2.000 vittime, ma la rete satellitare araba Al Arabiyah parla di 10mila morti. Nei dintorni di Tripoli si scavano intanto fosse comuni.

Al Qaida attacca Gheddafi: “Assassino di innocenti”
Al Qaida, secondo fonti libiche, avrebbe addirittura creato un emirato islamico a Derna (e in nottata al Qaida nel Maghreb ha dato tutto il suo “appoggio” alla “rivoluzione”). Il ramo nordafricano di Al Qaida (Aqmi) si è schierato infatti a fianco dei dimostranti anti-regime e ha accusato Muammar Gheddafi di essere un «assassino di innocenti». Lo riferisce il Site, il gruppo di monitoraggio dei siti estremisti islamici, citando un comunicato dell’Aqmi pubblicato online. «Siamo addolorati dalla carneficina e dai vili massacri perpetrati dall’assassino di innocenti Gheddafi – si legge nel testo – contro la nostra gente e i musulmani disarmati che si sono levati contro la sua oppressione e la sua tirannia». «Facciamo appello ai musulmani libici perchè abbiano fermezza e pazienza, e li incitiamo a continuare la propria battaglia e rivoluzione per cacciare il tiranno criminale», aggiunge il comunicato. Intanto, il vice-ministro degli Esteri libico, Khaled Kaim, ha avvertito che i giornalisti entrati illegalmente in Libia saranno considerati «come collaboratori di al Qaida e come fuorilegge».

http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/390429/
 

 

Uccisi 4 americani rapiti da pirati-Catturati sul loro yacht in Somalia

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Uccisi 4 americani rapiti da pirati

TG.COM

Catturati sul loro yacht in Somalia

22/2/2011

Sono stati uccisi i quattro americani che erano stati presi in ostaggio, a bordo del loro yacht, dai pirati somali. Lo hanno reso noto fonti del Pentagono. La nave militare americana, che seguiva da lontano l’imbarcazione, è intervenuta dopo aver sentito degli spari a bordo. La Cnn ha riferito che nell’operazione sono morti anche alcuni dei rapitori, e che 15 pirati sono stati tratti in arresto.

Il comando centrale Usa ha dichiarato che le trattative, per ottenere il rilascio delle due coppie dell’imbarcazione Quest, erano in corso. Così, non appena sono stati uditi alcuni spari, le forze americane hanno raggiunto lo yacht, ma hanno scoperto che oramai era troppo tardi: tutti gli ostaggi erano stati uccisi.

Jean e Scott Adam sono i nomi della coppia di americani, che da sei anni girava il mondo in barca a vela, che venerdì è stata rapita, insieme ad una loro coppia di amici, a largo delle coste dell’Oman. Gli Adam erano partiti per un giro del mondo in barca a vela unendo l’amore per l’avventura e la fede, dal momento che il loro obiettivo era anche distribuire Bibbie.

Insieme a loro viaggiavano anche Phyllis Macay e Bob Riggle, entrambi di Seattle.

Adam era un produttore associato di Hollywood che ad un certo punto aveva lasciato la carriera, per una crisi esistenziale, e, circa 10 anni fa, era entrato in seminario. Dal 2004, viveva con la moglie sulla Quest a Marina Del Rey (Los Angeles) per metà dell’anno, trascorrendo gli altri sei mesi in giro per il mondo a distribuire Bibbie. Erano stati nelle Fiji, Alaska, Nuova Zelanda, America Centrale, Polinesia francese.

http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo503904.shtml

Libia, la tv: “I morti sono diecimila”-Berlusconi: attenti al dopo Gheddafi

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TG.COM
 
23/02/2011
 
 LA RIVOLTA CONTRO IL COLONNELLO

Libia, la tv: “I morti sono diecimila”
Berlusconi: attenti al dopo Gheddafi

  

Il Raìs controlla ancora Tripoli,
ma ha perso ormai la Cirenaica
Voci su un emirato di Al Qaeda
nell’est del paese. I timori italiani
«Attenti al fondamentalismo»

ROMA
Il regime di Muammar Gheddafi ha perso ormai il controllo della parte orientale del Paese:lo dicono diverse fonti e c’è anche chi sostiene che a Derna, a 1250 km da Tripoli, sia già stato creato un emirato islamico, sotto la guida di un ex prigioniero di Guantanamo. Il bilancio dei morti continua a salire. Il membro libico del Tribunale Penale Internazionale, ha detto che le vittime, in dieci giorni di proteste, sono state almeno 10mila e e i feriti potrebbero essere a quota 50mila. Anche il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha detto che la Cirenaica è ormai sotto il controllo degli insorti. Un video, girato sul litorale di Tripoli, ha mostrato decine di fosse scavate nella sabbia.

Un caccia-bombardiere Sukhoi-22 dell’Aeronautica Militare libica si è schiantato al suolo nei pressi di Bengasi perchè pilota e co-pilota lo hanno abbandonato e si sono paracadutati al suolo pur di non obbedire all’ordine di attaccare la città, in mano ai rivoltosi. La violenza e il caos delle ultime ore aumentano il timore che ci sia un esodo di massa dalla Libia, verso la Tunisia, ma anche verso l’Italia. Secondo l’Acnur, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, c’è un flusso regolare di persone che dalla Libia sta andando verso la frontiera con Tunisi e Frattini ha detto che l’Italia è pronta a organizzare un canale umanitario con la Croce Rossa- E intanto aumenta il pressing internazionale sul colonnello Muammar Gheddafi, perchè si faccia da parte.

Il ministro dell’Interno, Abdul Fattah Younis, considerato il numero due del regime, ha lasciato il colonnello per unirsi ai manifestanti anti-Gheddafi, ma è giallo sulla sua sorte (secondo i media del regime, sarebbe in realtà ostaggio di gang locali). E mentre i governi di tutto il mondo continuano nella corsa a tirar fuori dal Paese i propri cittadini (la Commissione Ue ha fatto sapere che coordinerà l’evacuazione dei 10mila europei ancora in Libia), cresce la pressione su Gheddafi che ieri ha detto che è pronto a morire come un «martire».

Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha condannato la repressione e il segretario generale, Ban Ki-Moon, ha chiesto alla comunità internazionale di favorire «una transizione rapida e pacifica». L’Ue ha detto che è inaccettabile che un leader minacci i suoi cittadini e sta valutando sanzioni, come sollecitato dalla Francia. Condannando le violenze, il premier Silvio Berlusconi ha detto che occorre essere «accorti sul dopo», quando ci sarà un cambiamento del regime. E mentre il petrolio va ai massimi da due anni e mezzo e le borse europee rimangono molto deboli (la migliore è Milano, che comunque perde lo 0,29%), il governo rassicura che non toccherà le riserve strategiche di gas. Authority per l’Energia ha assicurato che non ci sarà alcun «impatto immediato» sulle bollette di luce e di gas. Il presidente dell’Enel, Piero Gnudi, ha però invitato a un riflessione sul fatto che il Paese sia «troppo sbilanciato sulle forniture energetiche dall’estero»

http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/390301/

Discorso di Gheddafi in tv : “Resterò fino alla morte”

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Rainews24.it

Discorso di Gheddafi in tv : “Resterò fino alla morte”

 

Tripoli, 22-02-2011

Gheddafi ha parlato alla nazione in un lungo discorso trasmesso dalla tv libica, a tratti sconnesso, pronunciato tra le rovine dell’edificio bombardato da Reagan nel 1986. Ha chiamato tutti a uscire dalle case e ad attaccare i manifestanti. Ha detto che i rivoltosi meritano la morte, perché sono agenti di potenze straniere. Ha citato l’Italia e gli Stati Uniti come mandanti, e ha annunciato una repressione sanguinosa, come Fallujah, come Tienanmen.

L’immagine libica è stata distorta per servire il diavolo, ha detto. Ripercorrendo la storia del suo Paese, Gheddafi ha anche voluto ricordare di come “anche l’Italia sia stata sconfitta sul suolo libico”. Gheddafi ha accusato potenze straniere di aver aizzato e pagato i giovani del suo Paese per farli combattere, per causare caos e distruggere la sua persona.

Insomma un Gheddafi che sfida la piazza e la comunità internazionale, e che non solo non si dimette ma annuncia che resterà fino alla fine, a guidare il popolo libico.
Leader di una rivoluzione
Gheddafi non è solo un presidente, è il leader di una rivoluzione, che significa sacrificio fino alla fine della vita. Abbiamo costruito e irrigato insieme questo Paese”. “Io morirò come un martire, come mio nonno”.

“Vogliono rovinare la vostra immagine nel mondo”. “La vostra immagine è distorta nei mass media arabi per umiliarvi”.

“Tutte le nazioni africane ci considerano l’America, coloro che guidano il mondo, e anche le superpotenze hanno una buona considerazione del nostro Paese”.

“Io sono un rivoluzionario. Ho portato la vittoria in passato di questa vittoria si è potuto godere per generazioni”.
Pagati per combattere
“I giovani non hanno colpa, vogliono solo imitare la Tunisia e l’Egitto. Sono pagati per combattere, è stato ordinato loro di fare caos e distruggermi”.

“Le tribù libiche sono tribù d’onore, tutti con lo stesso grido. Abbiamo sfidato gli Usa e le grandi nazioni nucleari e abbiamo vinto. L’Italia si è trovata sconfitta dalla Libia, io sono sempre stato alla guida del Paese e questo no può cambiare”.
Il nostro paese potrebbe diventare come l’Afghanistan. Andate in strada, cacciate i rivoltosi. Sono un gruppo di terroristi. Potrebbero arrivare gli americani. Non vogliono me, vogliono la Libia. Non abbiamo ancora fatto uso della forza, ma lo faremo. “Gheddafi resisterà: libertà, vittoria, rivoluzione!”.
“Giovani drogati”
Quel che è accaduto qui assomiglia a quel che è accaduto in Tunisia e in Egitto”, ha detto il presidente libico Muammar Gheddafi in un discorso tv. “In Tunisia e in Egitto hanno dato ai giovani delle pillole per drogarli”, ha aggiunto il colonnello al potere dal 1969, secondo cui nei giorni scorsi in Libia “solo pochi giovani drogati hanno attaccato alcune caserme di polizia”.
Sì a riforme ma una Tiananmen per chi protesta
Muammar Gheddafi ha minacciato di sedare le proteste dei “ribelli” con una risposta “simile a Tiananmen” e di “bonificare la Libia casa per casa”. Nel discorso trasmesso in diretta dalla televisione libica, il colonnello ha aggiunto che non ha “nulla in contrario” al fatto che “il popolo faccia” una nuova Costituzione e nuove leggi e ha affermato che domani, se così si desidera, può nascere una “nuova Giamahiria” (repubblica) nel Paese. “I libici sono liberi perché il potere è in mano al popolo”, ha sottolineato.
E intanto bombardamenti
Proprio nei minuti in cui il colonnello parlava, al Jazira ha dato la notizia che aerei da guerra dell’esercito libico stavano bombardando una dopo l’altra diverse zone di Tripoli, causando “molti morti” e che in molte zone della città si erano visti elicotteri che scaricavano mercenari.

Ma ormai le notizie si accavallano e molte sono difficili da verificare. Human Rights Watch ha detto che almeno 62 morti sono stati portati negli obitori da domenica, ma altre fonti parlano di “cadaveri nelle strade” e circa 300 vittime nella sola Bengasi, negli ultimi giorni. Mentre la rivolta a Tripoli è repressa con le bombe, continua l’emorragia nel copro diplomatico libico nel mondo.
Esodo
E intanto praticamente tutti gli Stati stranieri, compresa l’Italia, stanno organizzando un’evacuazione d’emergenza dei propri cittadini. L’esodo è però frenato da obiettive difficoltà: non solo per gli scontri e la repressione tuttora in corso, ma anche per ostacoli logistici. La pista dell’aeroporto di Bengasi è stata resa inutilizzabile dai combattimenti. E il timore adesso è che un”ondata di clandestini, in fuga dalle violenze, si riversi in Europa.
Testimoni: oltre mille i morti
Sono oltre mille i morti a Tripoli durante i bombardamenti sulla folla di manifestanti scesi in piazza per protestare contro il regime di Muammar Gheddafi. A riferirlo è il presidente della Comunità del Mondo Arabo in Italia (Comai) Foad Aodi, che è in costante contatto, da Roma, con alcuni testimoni in Libia. “Manca l’energia elettrica e i medicinali negli ospedali”, ha riferito ancora Aodi, che ha rivolto un appello al governo italiano affinchè si mobiliti “per un aiuto economico e con l’invio di medicinali in Libia. Il governo non rimanga in coma, sordo e cieco, alla rivoluzione che è in atto in queste ore”.
Napolitano: basta repressione
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – si legge in una nota del Quirinale – sta seguendo con attenzione le drammatiche notizie provenienti dalla Libia che riferiscono di un già pesante bilancio di vittime fra la popolazione civile. Il Capo dello Stato sottolinea come alle legittime richieste di riforme e di maggiore democrazia che giungono dalla popolazione libica vada data una risposta nel quadro di un
dialogo fra le differenti componenti della società civile libica e le autorità del Paese che miri a garantire il diritto di libera espressione della volontà popolare.
Viceversa la cieca repressione che colpisce in modo indiscriminato la popolazione non fa che allontanare il Paese da quel cammino di pace e prosperità necessario ad
assicurare il benessere del popolo libico. Il presidente Napolitano auspica pertanto l’immediata cessazione delle violenze e invoca una rinnovata determinazione negli sforzi volti a restituire al popolo libico la speranza in un futuro migliore.
Addio colonnello
La repressione delle proteste in corso in Libia ha portato alle dimissioni gli Ambasciatori libici di Stati Uniti, Nazioni Unite, Lega Araba, Australia, Indonesia,
Malaysia, India, Cina e Bangladesh. Molti di loro hanno dichiarato di voler sostenere i manifestanti, chiedendo l’intervento della comunità internazionale contro quello che un diplomatico all’Onu ha definito un “genocidio”.

L’Ambasciatore negli Usa, Ali Aujali, ha invitato il leader libico Muammar Gheddafi, a dimettersi, “per dare al popolo l’opportunità di forgiare il proprio futuro”. Più dure le parole pronunciate dal vice-Ambasciatore libico presso le Nazioni Unite, Ibrahim Dabbashi: “Il tiranno Muammar Gaddafi ha ammesso pubblicamente, attraverso i suoi figli, quanto disprezzi la Libia e il popolo libico. Si tratta di fatto di una dichiarazione di guerra contro il popolo libico. Il regime di Gheddafi ha già
iniziato il genocidio contro il popolo libico”.

In Bangladesh si sono invece perse le tracce dell’Ambasciatore A. H. Elimam, che ha presentato le dimissioni la scorsa notte. Stando a quanto appreso dalla tv araba al Jazeera, il diplomatico si sentiva minacciato da un agente dell’intelligence presente in
Ambasciata, originario dello stesso villaggio di Gheddafi. Lo stesso Elimam aveva ammesso di temere per la sicurezza della sua famiglia, in Libia.
I risvolti italiani
Qualcuno grida allo scandalo per la tardiva presa di distanze di Silvio Berlusconi dal Colonnello Gheddafi accolto in pompa magna a Roma in occasione dell’ultima visita di Stato. Qualche altro ricorda Massimo D’Alema che aspettava fuori dalla tenda dello stesso Gheddafi a Villa Pamphili, nel giugno 2009, dopo che il rais aveva boicottato un incontro a Montecitorio. Nessuno può dimenticare che l’Italia è il primo importatore di petrolio libico e il terzo di gas. L’incertezza che grava sul regime libico apre interrogativi sul futuro delle relazioni fra Roma e Tripoli in un eventuale dopo Gheddafi.
Forniture di gas al sicuro
Nonostante la situazione politica non sembri migliorare, sul fronte energetico l’Italia può stare sicura. L’Eni ha temporaneamente temporaneamente sospesa la fornitura di gas attraverso il gasdotto Greenstream, ma tanto il ministero dello Sviluppo economico che il colosso petrolifero hanno assicurato che non c’è nessun problema per gli approvigionamenti, anche considerando il fatto che la Libia soddisfa circa il 10% del fabbisogno del nostro Paese.
Ma quale genocidio
La tv di Stato smentisce questa mattina le voci di “massacri” nel paese anche se dal mondo arabo e dagli Stati Uniti si moltiplicano le voci di condanna per la sanguinosa repressione del regime del colonello. “Dicono che vi siano stati massacri in diverse città e villaggi della Libia. Dobbiamo lottare contro queste menzogne e semplici
voci che sono gli strumenti di una guerra psicologica” dice il sottotitolo che viene continuamente trasmesso su banda rossa sulla televisione Al-Jamahiriya. Queste informazioni, prosegue la scritta “vogliono distuggere il vostro morale, la vostra
stabilità, le vostre ricchezze”.
Basta 
Il segretario di Stato Usa Clinton ha intimato al governo libico di mettere fine al “bagno di sangue” e la repressione libica è condannata con forza oggi
anche da Hamas e dall’Iran. “Condanniamo con forza la repressione organizzata dal regime del colonnello Gheddafi contro il proprio popolo… – dice Hamas –
Il regime ha fatto intervenire l’aviazione contro la folla e noi invitiamo il popolo palestinese, i musulmani e gli arabi a condannare questi massacri”.

Sulla stessa lunghezza d’onda la repubblica islamica iraniana. “Le violenze estreme utilizzate contro il popolo libico sono inaccettabili e noi le condanniamo”, ha dichiarato Mehmanparast, portavoce del ministero degli esteri “Le notizie sui raid aerei compiuti contro dimostranti e quartieri residenziali e il massacro d’ innocenti sono spiacevoli e sorprendenti, chiediamo alle organizzazioni internazionali di agire per fermarli”.
Stop alle operazioni nei porti mercantili
Sono state sospese le attività nei principali porti mercantili libici a causa delle violenze nel Paese. Lo riferiscono fonti di società marittime che operano nel Paese, precisando che si tratta in particolare dei porti di Tripoli, Bengasi e Misurata.
Condanne internazionali 
E mentre la Casa Bianca è tornata a condannare “la spaventosa violenza”, in serata torna a riunirsi il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, a porte aperte, per ascoltare dalla viva voce dei libici che cosa stia accadendo.
Tripoli esclusa dalle riunioni della Lega Araba
La Lega Araba chiude le porte alla Libia. Tripoli sarà esclusa da tutte le riunioni dell’organizzazione fino a quando non risponderà alle richieste dei manifestanti e fino a quando continueranno le violenze che hanno causato centinaia di morti.
Clinton: no a violenze, rispetto dei diritti umani
Gli Stati Uniti condannano le violenze in Libia e chiedono il rispetto assoluto dei diritti umani. Lo ha detto il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton.

Gli Stati Uniti – ha detto – “faranno i passi appropriati” per quanto riguarda la Libia, in accordo con la comunità internazionale, “per far rispettare i diritti umani” in Libia.

Hillary Clinton ha chiesto una transizione senza violenza verso la democrazia in Libia.

Ministro dell’Interno libico si unisce ai dimostranti
Il ministro dell’Interno libico Younis al-Obeidi si è dimesso e ha annunciato il suo sostegno alla “rivoluzione del 17 febbraio”. Obeidi ha infatti esortato l’esercito a sostenere il popoli libico e a rispondere alle “domande legittime” della gente.

http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=150325

febbraio 23, 2011

Libia, Gheddafi: “Non mi dimetto”

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TG.COM

Libia, Gheddafi: “Non mi dimetto”

22/2/2011

“Resto il leader fino a sacrificio”

“Non mi dimetto, sono il leader della rivoluzione. Resterò fino al sacrificio”. Lo ha detto Muammar Gheddafi alla televisione di Stato libica. “L’Italia, allora grande impero, si è trovata sconfitta di fronte alla Libia – ha aggiunto Gheddafi – io sono un lottatore, ho sempre lottato per una rivoluzione storica, tutti mi hanno sempre seguito”. “Resterò a capo della rivoluzione fino alla morte”.

 

“La Libia ha guidato il mondo, non si può interrompere questo percorso per un pugno di ratti che seguono gli stranieri. Io non lascerò la mia terra”, ha sottolineato il leader libico.

“Io sono un rivoluzionario. Ho portato la vittoria in passato di questa vittoria si è potuto godere per generazioni”. “Io morirò come un martire, come mio nonno”. 

Inoltre “tutte le nazioni africane ci considerano l’America, coloro che guidano il mondo, e anche le superpotenze hanno una buona considerazione del nostro Paese”.

“Gheddafi resisterà: libertà, vittoria, rivoluzione!”, ha gridato il leader. “Muammar Gheddafi non ha nessun incarico dal quale dimettersi. Non sono un presidente, sono la guida della Rivoluzione e tale resterò anche a costo del sacrificio della vita”.

Con queste parole si è rivolto alla popolazione per ribadire la sua intenzione di rimanere alla guida del Paese, nonostante le rivolte. Gheddafi ha aggiunto che “l’immagine della Libia in questi giorni è stata distorta dai media, che vogliono umiliarci”.

“Ancora non usata la forza, ma lo faremo”
“Non siamo ancora ricorsi alla forza ma lo faremo”, ha ha detto Gheddafi in tv. Il leader libico ha parlato dalla propria abitazione nel centro di Tripoli che fu bombardata da aerei Usa nel 1986 e poi trasformata in un una sorta di monumento nazionale. Una sua figlia adottiva morì nel bombardamento.

“Violenza causate da giovani pagati dall’estero”
Giovani drogati e pagati dall’estero attaccano il regime libico: è quanto ha sostenuto Gheddafi per cercare di calmare la rivolta popolare. “I gruppi di giovani, drogati, attaccano le caserme e le nostre famiglie – ha detto – noi vogliamo la pace in Libia, hanno approfittato di pace e benessere per attaccare i centri: hanno bruciato i fascicoli dei loro crimini nei commissariati di polizia”. “Non hanno colpa”, ha insistito, “sono giovanissimi che vogliono imitare quelli di Tunisia ed Egitto, sono malati, infiltrati nelle città e pagati. I caduti sono tra questi giovani e tra i poliziotti. Ma chi organizza tutto ciò vive tranquillo all’estero”.

“Da Usa e Italia razzi a manifestanti”
Il colonnello ha accusato, nel suo intervento televisivo, anche Usa e Italia di avere “distribuito ai ragazzi a Bengasi” razzi.

“Pena di morte a chi apre le porte al nemico”
”La pena di morte è prevista per chiunque facilita l’ingresso del nemico in Libia”, ha detto il leader libico. ”Quel che sta avvenendo rischia di portare alla guerra civile”, ha aggiunto mentre leggeva il testo della costituzione.

“Manifestazione in mio favore”
”Chiunque ami Muammar Gheddafi, esca di casa e vada nelle strade. Non useremo violenza”.

http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo503914.shtml

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