Mirabilissimo100’s Weblog

maggio 31, 2011

KIEV: LAPIDATA UNA RAGAZZA MUSLMANA PER AVER PARTECIPATO AD UN CONCORSO DI BELLEZZA

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FA UNA GARA DI BELLEZZA:
19ENNE ISLAMICA LAPIDATA
Martedì 31 Maggio 2011 – 15:22
Ultimo aggiornamento: 15:25
                  

Katya Koren, lapidata in Ucraina per aver partecipato ad un concorso di bellezza

KIEV – E’ stata lapidata per aver partecipato ad un concorso di bellezza. La 19enne musulmana Katya Koren è stata uccisa in Ucraina, non lontano da casa sua, in un villaggio in Crimea. La ragazzina è stata assassinata per aver violato la Sharia prendendo parte a quel concorso. La polizia sta indagando sulla sua morte, dopo aver trovato il suo corpo straziato dalle pietre sepolto in una foresta. Gli amici della ragazza hanno raccontato che Katya amava indossare vestiti alla moda, e che nel concorso in Ucraina era arrivata settima. Il suo cadavere è stato trovato una settimana dopo la scomparsa. Nel mirino degli agenti ci sono tre giovani musulmani, che l’avrebbero uccisa proclamando che la sua esecuzione era dettata dalla legge islamica. Uno dei tre, Bihal Gaziev, è in arresto e ha raccontato alla polizia che Katya non ha rispettato la Sharia, e che non ha rimorsi per la sua morte.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
http://www.leggo.it/articolo.php?id=124924
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AFGHANISTAN: ATTENTATO ALLA BASE ITALIANA DI HERAT-GRAVE IL CAPITANO

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ATTENTATO IN AFGHANISTAN, 
CAPITANO GRAVE 

Lunedì 30 Maggio 2011 – 14

 

Attentato alla base italiana a Herat (Lapresse)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

HERAT – Il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha detto alla Camera che le condizioni del capitano ferito ieri nell’attentato al Prt italiano di Herat «si sono aggravate nella notte e attualmente è ancora seriamente in pericolo di vita». La Russa ha aggiunto «se ne sta organizzando il rientro in Italia». Le condizioni degli altri quattro feriti non sono gravi.

L’ATTENTATO CONTRO Un commando di talebani guidato da alcuni kamikaze è entrato ieri in azione a Herat City, capoluogo della omonima provincia occidentale afghana, colpendo prima la base del Gruppo di ricostruzione provinciale (Prt), sotto responsabilità italiana, e poi altri due obiettivi sulla Blood Bank Road e vicino al Cinema Chowk. Fonti ospedaliere hanno comunicato che per il momento i morti sono quattro ed i feriti 24.

Il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha assicurato che «Non c’è nessun militare italiano morto. Ci sono cinque feriti, di cui uno grave, un capitano che è stato colpito all’addome. Le vittime sono della polizia afghana». I militari feriti, ha aggiunto La Russa, appartengono al 132/o reggimento artiglieria di Maniago (Pordenone), che costituisce l’ossatura del Prt. «I feriti – ha spiegato – sono tutti ricoverati a Camp Arena nell’ospedale militare spagnolo Role 2». «Al momento non li vorrei considerare tutti fuori pericolo – ha detto La Russa – anche se le notizie sono incoraggianti, ma almeno per il capitano credo che sia corretto parlare di prognosi riservata. E in questi casi la prudenza va estesa anche agli altri feriti, che pure mi si dice non versano in pericolo di vita».

L’attacco contro il Prt italiano di Herat, ha detto La Russa, «è avvenuto questa mattina alle 9.15: si è trattato di un attacco complesso, con un mezzo carico di esplosivo lanciato contro il muro di cinta, al quale sono seguiti colpi di armi da fuoco, anche da postazioni al di fuori e dall’alto dai tetti di case vicine che hanno prodotto danni seri». Il ministro, che ha parlato appunto di «attacco complesso», ha detto di non poter ancora quantificare il numero degli aggressori. Da parte sua il sottosegretario alla Difesa, Guido Crosetto, ha indicato che «l’attacco è stato in varie parti della città, anche al palazzo del governatore, e si sta concludendo». L’operazione è stata rivendicata da un portavoce dei talebani che ha parlato di un attacco sferrato da quattro kamikaze.

Il primo maggio scorso, i talebani hanno lanciato in tutto l’Afghanistan una operazione denominata ‘Badar’. Secondo una prima ricostruzione dell’attacco al Prt italiano, un kamikaze si è fatto esplodere davanti al suo ingresso che si trova nel quartiere di Jada-i-Mahtab, e questo avrebbe permesso ad altri militanti armati di penetrare all’interno della struttura ingaggiando uno scontro a fuoco con le forze di sicurezza afghane e internazionali.

Il Prt di Herat City è una struttura mista civile-militare impegnata nello sviluppo di opere (scuole, strade e progetti di infrastruttura) gestito dal 132/o reggimento artiglieria terrestre della brigata Ariete di Maniago (Pordenone) ed è comandato dal colonnello Paolo Pomella. La città di Herat fa parte del gruppo di sette province e località la cui sicurezza passerà a luglio dalla Coalizione internazionale ad esercito e polizia afghani.

4.200 MILITARI ITALIANI IN AFGHANISTAN Sono circa 4.200 (il numero autorizzato dal Parlamento per il primo semestre 2011) i militari italiani che partecipano alla missione Isaf in Afghanistan: il numero massimo raggiunto finora. Solo a partire dai prossimi mesi ci sarà un graduale disimpegno. La quasi totalità degli italiani – una piccola quota di un centinaio di militari è schierata a Kabul nella sede del comando della missione con incarichi di staff – si trova nella regione occidentale del Paese ed è composta da paracadutisti della brigata Folgore, che il 4 aprile scorso – al comando del generale Carmine Masiello – hanno avvicendato gli alpini della ‘Julia’.

Ad Herat, a Camp Arena, si trova la sede sede del Comando regionale Ovest di Isaf. Sotto la responsabilità italiana c’è un’area grande quanto il Nord Italia, composto dalle quattro province di Herat, Badghis, Ghowr e Farah. Alle dipendenze del generale Masiello, un contingente multinazionale di militari provenienti da 12 nazioni. La componente principale delle forze nazionali è costituita dal personale proveniente dalla brigata Folgore dall’Esercito; è presente inoltre un significativo contributo di uomini e mezzi dell’Aeronautica, della Marina Militare, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza.

Quattro le task force costituite dai militari italiani in altrettante aree della regione ovest, mentre nella provincia di Herat è attivo un team di ricostruzione provinciale (Prt) – composto da civili e, attualmente, dai militari del 132/o reggimento artiglieria terrestre della brigata ‘Arietè che ha sede a Maniago (Pordenone) – che ha il compito di sostenere il processo di ricostruzione e sviluppo insieme ad una componente civile del ministero degli Esteri. Il contingente italiano è dotato anche di una rilevante componente aerea costituita da velivoli C-130, caccia AMX (che non sono autorizzati a bombardare), aerei senza pilota Predator, elicotteri d’attacco Mangusta e da trasporto di vario tipo. Sul versante dell’addestramento, i militari italiani hanno costituito diversi Omlt, cioè nuclei che seguono i soldati afgani in ogni loro attività, anche quelle più pericolose sul campo, mentre i carabinieri sono impegnati nella formazione delle forze di sicurezza locali soprattutto nell’ambito della Nato Training mission Afghanistan.

SINDACO MANIAGO: PAESE SCONVOLTO «Siamo sconvolti e senza parole. Esprimiamo tutta la nostra solidarietà al Reggimento e alle famiglie dei militari feriti»: lo ha affermato interpellato dall’ANSA il sindaco di Maniago, Alessio Belgrado, dopo aver appreso dell’attacco che i militari italiani hanno subito in Afghanistan. «Un pensiero va rivolto anche al Governo – ha aggiunto – perchè rimediti sulla nostra partecipazione a queste missioni che stanno diventando sempre più pericolose. C’è un enorme discrasia tra la pericolosità dell’impegno e i risultati che tutto vorremmo voler concretizzarsi, ma che appaiono lontani. Restiamo a disposizione della famiglie per qualsiasi loro necessità – ha concluso il sindaco – augurandoci di poter riabbracciare tutti i nostri concittadini in quella grande festa per il rientro che avevamo già programmato per l’autunno nella piazza principale del paese». La presenza dei militari a Maniago è particolarmente significativa: la cittadina conta su circa 12 mila abitanti e nella locale caserma «Baldassarre» operano alcune centinaia di militari.

 

VIDEO

http://www.leggo.it/video.php?idv=10099&id_news=124638

 

NAPOLI: FERMATI DUE TRENTENNI PER LA MORTE DEL TURISTA AMERICANO OSCAR SAN ANTONIO MENDOZA

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LEGGO.IT

TURISTA MORTO A NAPOLI,
FERMATI DUE TRENTENNI

 
Martedì 31 Maggio 2011
 
NAPOLI – Sono due facce difficili da dimenticare quelle di Salvatore Scippa, 33 anni e Vincenzo Sannuto, 31, i due pregiudicati arrestati per la rapina ai danni del turista americano Oscar San Antonio Mendoza, 66 anni, morto dopo nove giorni di agonia in ospedale per aver difeso il proprio orologio «Rolex». La moglie, Ana Rivero, ha riconosciuto in fotografia Sannuto, come l’uomo sceso dallo scooter «Aprilia», che il 18 maggio scorso aggredì il marito per strappargli l’ orologio nei pressi del Porto, dopo che erano sbarcati dalla nave da crociera «Celebrity solstice» facendolo cadere e battere la testa sul selciato. Testa rasata, sguardo duro, Sannuto è stato trasferito nel pomeriggio dagli uffici della questura nel carcere di Poggioreale. «Hai finito di scattare ?», ha chiesto minaccioso ad un fotografo. Massiccio, con un collo taurino, testa rasata anche lui, Scippa sarebbe rimasto alla guida dello scooter. La squadra mobile di Napoli li ha identificati grazie ad una «informazione ricevuta», ha detto il responsabile, Vittorio Pisani. A nulla sono servite le immagini delle telecamere della zona di Via Marina, alcune delle quale non erano in funzione, e nessuna testimonianza è stata fornita agli investigatori.

http://www.leggo.it/articolo.php?id=124980

maggio 30, 2011

Brescia: Neonato trovato vicino ai cassonetti, si chiamerà Mario

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tg1.rai.it

Neonato trovato vicino ai cassonetti, si chiamerà Mario

30 Maggio 2011, 1:23

Era dentro un sacchetto e ha rischiato di morire senza che nessuno si accorgesse di niente. E invece la curiosità di una ragazza lo ha salvato.

BRESCIA – E’ stato chiamato Mario il neonato trovato in corso Magenta a Brescia vicino a dei cassonetti. I sanitari hanno confermato che il neonato, di appena 2 giorni di vita, sta bene.

LA STORIA. A trovare il bimbo è stata una ragazza: stava passeggiando in corso Magenta quando ha notato a terra vicino ai cassonetti nei pressi del Conservatorio una busta di plastica che si muoveva. Pensando che si trattasse di cuccioli di gatto o di cane abbandonati la donna ha guardato nella borsa e, con grande sorpresa, ha visto che si trattava di un bambino piccolissimo. Sotto choc ha fermato una passante per cercare aiuto.

PARTORITO SENZA ASSISTENZA. Insieme hanno chiamato i Carabinieri che poi hanno portato il piccolo all’ospedale civile di Brescia. Per i medici la sua mamma, di cui ancora non si hanno notizie, deve averlo partorito in casa ma ben assistita: il cordone ombelicale, ancora attaccato, era in buone condizioni. 

 

http://www.tg1.rai.it/dl/tg1/2010/articoli/ContentItem-dc0a329c-e2bc-4db7-8362-aae2122eb823.html

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FIRENZE:FA L’INIEZIONE A UN BIMBO E TENTA DI STUPRARLO

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FIRENZE, FA L’INIEZIONE A UN
BIMBO E TENTA DI STUPRARLO

Domenica 29 Maggio 2011
 
 

FIRENZE – Un italiano di 37 anni è stato accusato di tentata violenza su un bambino di 5 anni, che abitava nella casa accanto alla sua a Firenze. Il particolare inquietante è l’iniezione che l’uomo avrebbe fatto al piccolo, probabilmente per tentare di sedarlo. Il bambino è in osservazione all’ospedale pediatrico Meyer e sul piano fisico al momento sta bene. Viene invece assistito da psicologi per l’episodio di ieri sera, mentre i medici stanno eseguendo esami ed accertamenti per capire che tipo di sostanza può avergli iniettato il vicino. Secondo una prima ricostruzione dei carabinieri – gli accertamenti sono ancora in corso – ieri sera il trentasettenne ha attirato il bambino in un garage, in un caseggiato di alloggi popolari, dopo che si era per un momento allontanato dai nonni, che abitano nello stesso edificio e con i quali il piccolo aveva giocato fino ad allora. A un certo punto le sue urla sono state sentite da molte persone: il trentasettenne aveva chiuso il bimbo nella rimessa tentando, ricostruiscono sempre i carabinieri, di violentarlo e ferendolo anche con una siringa. Molti vicini sono intervenuti verso il garage da cui provenivano le grida e hanno liberato il bimbo, altri hanno avvisato i genitori, che erano in casa, e i nonni, oltre al 118 e alle forze dell’ordine. Ci sarebbe stato un parapiglia, ad ogni modo il trentasettenne è rientrato nell’appartamento dove vive con i suoi genitori e dove i militari lo hanno rintracciato, sembra in condizioni psichiche alterate, e arrestato. Ora è nel carcere di Sollicciano. In passato era già stato accusato di violenza sessuale su minori. Per il fatto di ieri sera il trentasettenne è stato arrestato anche con l’accusa di sequestro di minore e lesioni.
http://www.leggo.it/articolo.php?id=124423

AFGHANISTAN: RAID NATO UCCIDE 12 BAMBINI

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AFGHANISTAN, RAID NATO
UCCIDE 12 BAMBINI -FOTO

 
Domenica 29 Maggio 2011 – 16:24
Ultimo aggiornamento: 16:39
                  

Anche diversi feriti dopo il raid aereo Nato in Afghanistan

KANDAHAR – È pesantissimo il bilancio dei raid aerei della Nato contro i talebani nel sud dell’Afghanistan: sono morte 52 persone, ma gran parte delle vittime sono civili. E fra queste vi sono 12 bambini e due donne. Lo hanno denunciato le autorita’ afghane. Nella provincia di Helmand cinque bambine, sette bambini e due donne sono rimasti uccisi in un bombardamento delle forze della coalizione. Gli elicotteri della Nato sono arrivati in soccorso delle truppe di terra schierate a difendere la base, ma nei raid sono state colpite due case. Nello stesso raid sarebbero rimasti feriti altri dieci civili – L’Isaf, la forza Nato in Afghanistan, ha dichiarato all’Agence France Presse di essere «al corrente» delle accuse di vittime civili nel raid aereo di stamani sulla provincia meridionale dell’Helmand, denunciate dalle autorità locali, e di aver inviato una missione di inchiesta sul posto, assicurando che le sue conclusioni saranno rese pubbliche. Il presidente afghano Hamid Karzai ha lanciato un «ultimo avvertimento» agli Stati Uniti affinchè cessino le loro operazioni «unilaterali», dopo che stamani 14 civili sono rimasti uccisi in un bombardamento della Nato nella provincia meridionale dell’Helmand. Karzai ha definito le perdite civili un «grave errore» e un «omicidio».
«È stato ripetutamente detto agli Stati Uniti e alla Nato che le loro operazioni unilaterali e inutili causano la morte di afghani innocenti e che tali operazioni violano i valori umani e morali, ma sembra che non ascoltino», ha dichiarato Karzai in un comunicato ufficiale. Il presidente afghano è rientrato anticipatamente da una visita nel vicino Turkmenistan, dopo la morte del generale Mohammad Daud Daud, uno dei vertici della sicurezza afghana ed ex viceministro dell’Interno, ieri in un un attentato che ha causato sei morti.
La notizia del bombardamento realizzato da velivoli Nato sulla provincia meridionale afghana di Helmand, a causa del quale hanno perso la vita 14 civili fra cui donne e bambini, è stata data da una fonte dell’amministrazione locale. Il portavoce del governo provinciale, Daud Ahmadi, ha spiegato che mezzi aerei statunitensi sono intervenuti su richiesta di un reparto di Marines che stava subendo un attacco da parte dei talebani nel distretto di Nawzad. Ma per un evidente errore nelle coordinate, ha aggiunto Ahmadi, «gli aerei hanno bombardato due abitazioni civili uccidendo cinque bambine, sette bambini e due donne, e ferendo altre cinque persone». Interrogato in merito, un portavoce della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf, sotto comando Nato), ha detto di essere a conoscenza del blitz aereo e delle accuse di possibili vittime civili, ma di poter solo dire che «una inchiesta al riguardo è stata aperta».

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
http://www.leggo.it/articolo.php?id=124418
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

AFGHANISTAN: ATTENTATO A KUNDUZ MUOIONO CAPO DELLA POLIZIA E GOVERNATORE

Filed under: Senza Categoria — Tag:, , — mirabilissimo100 @ 12:54 am

AFGHANISTAN: ATTENTATO A KUNDUZ MUOIONO CAPO DELLA POLIZIA E GOVERNATORE

 

di Redazione

postato il 29/05/2011 ore 10:43

 

Sono otto le persone coinvolte nell’attentato suicida che ha colpito Kunduz in Afghanistan. tra queste, il capo della polizia per il nord dell’Afghanistan, il generale Mohammad Daud Daud, il capo della polizia provinciale, Bismillah Muhamadi, il governatore della provincia di Takhar, Abdul Jabbar Taqwa, e due soldati tedeschi.

Il kamikaze aveva come obiettivo l’ufficio del governatore della provincia settentrionale di Takhar. Il ministro della Difesa tedesco Thomas de Maiziere ha confermato la morte dei due militari tedeschi.  I talebani che hanno rivendicato l’attentato, hanno dichiarato che l’attacco è stato perpetrato da ”un Mujahid dell’Emirato islamico alla ricerca del martirio”.

80 persone sono invece rimaste ferite;  in un breve comunicato nel loro sito in Internet gli insorti hanno sottolineato che il kamikaze è entrato in azione quando era in corso un vertice sulla sicurezza nell’ufficio del governatore. Dopo l’uccisione del capo della polizia della provincia settentrionale di Kunduz, Abdul Rahman Saidkhaly il 10 marzo scorso, i talebani avevano indicato nel generale Daud il loro prossimo obiettivo. Almeno altre 20 persone sono rimaste ferite nell’attacco.

Il comandante in capo delle forze militari straniere nel Nord Afghanistan, il generale tedesco Markus Kneip, è sopravvissuto all’attentato, riferisce un portavoce della Nato: “Il generale si trovava nell’edificio al momento dell’esplosione, ma è riuscito a salvarsi”, ha detto il maggiore Tim James, portavoce della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf). Secondo quanto riferito dal generale Rainer Glatz, Kneip è rimasto “lievemente ferito”.

http://www.freenewsonline.it/2011/05/29/afghanistan-attacco-kamikaze-a-kunduz-muoiono-capo-della-polizia-e-governatore/

 

maggio 28, 2011

ASTROFISICA: SCOPERTA LA MASSA MANCANTE

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STAGISTA 22ENNE SCOPRE
LA ‘MASSA MANCANTE’ -FOTO
 
Venerdì 27 Maggio 2011 – 18:06                   

Amelia Fraser-McKelvie

SIDNEY – A 22 anni, una studentessa australiana  ha fatto un’importantissima scoperta sull’universo, trovando la cosiddetta ‘massa mancante’. La 22enne Amelia Fraser-McKelvie studia ingegneria aerospaziale dell’Universita’ Monash di Melbourne. Lavorando con gli astrofisici dell’ateneo, Amelia ha condotto una ricerca mirata a raggi X, e in appena tre mesi ha individuato la massa, o almeno una parte di essa. La scoperta ha confermato la presenza della ‘massa mancante’ in strutture cosmiche di grande scala fra i gruppi di galassie, chiamate filamenti.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
http://www.leggo.it/articolo.php?m=20110527_180600&id=124058
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

JACOPO COME ELENA MORTO IN AUTO PER IL CALDO

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JACOPO COME ELENA, MORTO
IN AUTO PER IL CALDO -FOTO
Venerdì 27 Maggio 2011 – 22:09
 
                    

•Padre indagato per omicidio colposo
PERUGIA – È successo ancora. Jacopo, 11 mesi, è morto come Elena dieci giorni fa, lasciato dal padre nella sua auto parcheggiata per ore sotto al sole di fronte al Club velico del Trasimeno dove l’uomo, un quarantenne del posto, lavora come una sorta di factotum. In una giornata assolata in cui la temperatura si è avvicinata ai 30 gradi. Quando si è accorto di lui era troppo tardi e i soccorsi sono stati inutili. Un tragico incidente per il quale a carico del padre del piccolo è stato ipotizzato il reato di omicidio colposo. Un atto dovuto in vista dell’autopsia che domani dovrà definitivamente chiarire le cause della morte. I genitori di Jacopo sono sotto choc e i carabinieri non li hanno ancora sentiti. Non è stato quindi accertato se l’uomo dovesse accompagnare il figlio all’asilo che frequentava da qualche tempo, come ipotizzato da alcune persone del posto. Per il resto la dinamica dei fatti è piuttosto chiara. Jacopo era l’unico figlio di Sergio, che al circolo nautico lavora ogni mattina dal martedì alla domenica come marinaio curando anche la struttura, e di Eva, psicologa di origini albanesi. Stamani la famiglia ha lasciato la casa nel centro di Passignano con il bambino sui sedili posteriori dell’Opel corsa nera del padre. L’uomo ha quindi accompagnato la moglie al lavoro e poi si è recato al club velico.

Verso le 9-9.30, secondo la ricostruzione dei carabinieri del reparto operativo di Perugia e della compagnia di Città della Pieve coordinati dal sostituto procuratore Mario Formisano. Ha parcheggiato l’auto sotto al sole nel piazzale antistante il club quando il figlio era ancora sul seggiolino. Cosa sia successo in quei momenti non è ancora chiaro ma il comandante provinciale dei carabinieri colonnello Carlo Corbinelli ha subito sottolineato come «si sia trattato di una tragica fatalità». È stato lo stesso padre – in base a quanto accertato dagli investigatori – a trovare il bambino verso le 12.30, dopo circa tre ore, quando si è recato all’auto per rientrare a casa. Ha tentato di soccorrere Jacopo e ha avvisato immediatamente il 118 e la moglie. «Abbiamo cercato di fare tutto il possibile per il piccolo e poi per sostenere fisicamente e psicologicamente i genitori» ha detto il coordinatore del servizio ambulanze dell’ospedale di Perugia, il dottor Paolo Doricchi. I soccorsi sono stati però vani. Arresto cardio-circolatorio causato da una prolungata esposizione ai raggi solari all’interno dell’auto del padre è la causa della morte ipotizzata dai carabinieri. A mettere un punto fermo sarà comunque l’autopsia disposta per domani dal magistrato che ha anche fatto sequestrare l’Opel corsa. Il corpo del piccolo è stato portato all’obitorio dell’ospedale di Perugia dove i genitori l’hanno potuto vedere per qualche attimo dopo essere stati assistiti al pronto soccorso.

«Come ho fatto? Come è potuto succedere» le parole del padre mentre la moglie continuava a ripetere il nome del figlio. «Jacopo era il loro faro» ha detto sconvolto il presidente del circolo velico, Aurelio Forcignanò riferendosi ai genitori. Il padre aveva lasciato il paese per lavorare in Svizzera. Dopo essere tornato, con Eva aveva cominciato a ristrutturare la casa dei genitori. «Innamoratissimi, – li descrive ancora Forcignanò – una famiglia unita. Ben voluta al club, dove anche il bambino si vedeva spesso, e a Passignano al quale erano molto legati tanto da sposarsi nella chiesa di una delle piccole isole del Trasimeno. Sergio è adorato dai soci del club per la sua disponibilità e serietà. Davanti a un dramma simile ci sentiamo impotenti». Di un uomo disponibile e gentile parlano anche i clienti di due bar vicini al club velico dove sono subito comparsi i cartelli con scritto «chiuso per lutto». Una famiglia senza particolari problemi ha detto chi li conosce. La tragedia di Jacopo ricorda quella di Elena, la bambina di 22 mesi di Teramo morta dopo essere dimenticata per cinque ore nell’auto sotto il sole dal padre che doveva portarla all’asilo. Oggi, a Passignano sul Trasimeno, è successo ancora.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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LIBANO: ATTENTATO CONTRO SOLDATI ITALIANI

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LIBANO, BOMBE SU ITALIANI:
SEI FERITI, DUE GRAVI

Venerdì 27 Maggio 2011 – 21:05

 

BEIRUT- Sono fuori pericolo di vita i sei italiani della missione Onu schierata in Libano e i tre civili libanesi feriti oggi a sud di Beirut in un attentato dinamitardo dalle circostanze ancora da chiarire, compiuto proprio mentre nella vicina Siria il regime di Damasco accusa «terroristi» e «salafiti» di esser responsabili delle violenze scoppiate in coincidenza con le manifestazioni anti-regime. In mancanza ancora di una rivendicazione, è pressochè definita la ricostruzione di quanto avvenuto all’ingresso del porto meridionale di Sidone: l’ultimo dei quattro mezzi del convoglio logistico dell’Unifil è stato investito attorno alle 16:30 locali (le 15:30 in Italia) dall’esplosione di un ordigno rudimentale nascosto dietro una barriera di cemento sul ciglio della strada e probabilmente, secondo fonti della sicurezza locali, azionato a distanza. L’attentato è avvenuto a circa un km dall’ingresso di Sidone, nella località di Rmeile, pressochè nello stesso punto in cui nell’agosto 2008 un’esplosione, più lieve di quella odierna, ferì dei caschi blu irlandesi della stessa missione Unifil. La jeep bianca (VM-90) con le insegne dell’Unifil e con la bandiera bianco-azzurra delle Nazioni Unite sul fianco, partita da Beirut e diretta a Tiro, nel cuore dell’area di responsabilità della missione, è stata colpita sul lato anteriore, ferendo in modo grave due dei sei passeggeri: uno alla carotide, operato d’urgenza e salvo per miracolo, l’altro colpito da una scheggia in un occhio. L’esercito italiano mantiene al momento il massimo riserbo sull’identità dei feriti. I primi a raggiungere il luogo dell’esplosione sono stati alcuni residenti della vicina località di Rmeile, che hanno dato l’allarme. Drammatica la scena che si è presentata ai soccorritori della Croce rossa libanese e ai primi reporter locali, che hanno immediatamente parlato di due morti: la parte frontale del VM-90 annerita e semidistrutta appoggiata al lato destro della carreggiata, mentre divelte e lacerate le coperture di tela e plastica che coprono la parte centrale e posteriore del mezzo. Sul lato sinistro della superstrada Beirut-Tiro, che in quel punto si divide per incanalare i mezzi che entrano a Sidone, la barriera di cemento armato ha una voragine causata dall’esplosione dell’ordigno che, secondo i primi accertamenti degli inquirenti Unifil e locali, è stato azionato a distanza.
 
Immediatamente dopo l’attentato, alcuni media libanesi avevano accennato all’ipotesi che l’attacco potesse esser stato compiuto da un kamikaze, ma la voce è stata presto fugata. L’attentato odierno è avvenuto proprio mentre nel palazzo delle Nazioni Unite a New York era in corso la commemorazione dei caschi blu caduti nelle diverse missioni militari dell’Onu in giro per il mondo. Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban ki-moon ha condannato l’attacco e ha espresso la sua vicinanza all’Italia, mentre l’ambasciatore italiano in Libano Giuseppe Morabito, inviato dal ministro degli esteri Franco Frattini al capezzale dei sei italiani feriti (quattro campani e due pugliesi) ricoverati a Sidone, ha definito l’attentato «vigliacco», che «ci addolora e ci stupisce perchè il contingente italiano, tutti mi dicono, è il più amato tra quelli del sud del Libano». Con circa 1.700 soldati, il contingente italiano è dall’autunno 2006 il più numeroso dell’Unifil, attualmente comandata da un generale spagnolo e presente nel sud del Libano dal 1978. L’Unifil, che oggi conta circa 13.000 militari di 33 nazioni diverse, era stata rafforzata immediatamente dopo l’interruzione delle ostilità tra Israele e il movimento sciita Hezbollah nel sud Libano, nell’estate di cinque anni fa. In serata il premier libanese uscente Saad Hariri ha condannato «con forza l’atto terroristico» e ha espresso solidarietà con i caschi blu dell’Unifil e con il governo italiano. Con una velata allusione alla Siria, Hariri ha anche messo «in guardia chiunque tenti di usare il Libano come nuovo terreno per inviare messaggi contro la comunità internazionale, e contro l’Unifil in particolare». Nei giorni scorsi Hassan Nasrallah, il leader di Hezbollah, movimento sciita alleato di Siria e Iran, ha proclamato la propria fedeltà al regime siriano, scosso da oltre due mesi di proteste di piazza.

 

http://www.leggo.it/articolo.php?id=124098

 

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