Mirabilissimo100’s Weblog

ottobre 31, 2011

PRETI PEDOFILI: SIT-IN A ROMA

Filed under: Senza Categoria — Tag:, , , — mirabilissimo100 @ 1:39 pm

PEDOFILIA, SIT-IN DI VITTIME
DEGLI ABUSI DEI PRETI FOTO

Sabato 29 Ottobre 2011 – 19:35
Ultimo aggiornamento: 19:44
                  

Vaticano - Protesta vittime abusi sessuali preti pedofili

ROMA – Circa cinquanta persone, arrivate da diversi paesi d’Europa, tutte unite dal fatto di essere presunte vittime di violenze da parte di preti pedofili. Questo il gruppo che oggi ha composto il un sit-in di protesta vicino a Castel Sant’Angelo, nei pressi del Vaticano. Si autodefiniscono i «survivors» e oggi, con cartelli, striscioni e piccole lanterne lanciate verso il cielo hanno chiesto al Vaticano di «assumersi le sue responsabilità e fare emergere la verità sugli abusi perpetrati da preti cattolici». L’iniziativa, alla quale hanno partecipato anche ex alunni dell’istituto Antonio Provolo di Verona per ragazzi sordomuti, è stata promossa dalla rete ‘Survivors Voicè, a un anno dalla prima manifestazione, svolta sempre a Roma. «Nonostante il massimo tradimento del nostro corpo e della fiducia che abbiamo subito, e dopo essere stati relegati in un ‘buco nerò per tanto tempo, siamo ancora ignorati dalla Chiesa e visti come danni collaterali – racconta una delle ‘sopravvissutè, l’inglese Sue Cox -; la Chiesa ha dimostrato ripetutamente mancanza di considerazione e la non volontà di assumersi responsabilità». I manifestanti riuniti oggi a Roma chiedono perciò «che venga fatta la cosa giusta: che ci sia una investigazione indipendente e laica per questi crimini contro l’umanità». Tra gli slogan dei manifestanti alcune frasi che chiedono di «smettere di proteggere i pedofili» e «di rendere giustizia alle vite distrutte». «A distanza di un anno – racconta un’altra vittima, l’olandese Ton Leerschool – c’è una maggiore consapevolezza nel mondo su quanto è accaduto, ma non c’è stato nessun gesto, nessuna presa di responsabilità da parte della Chiesa. Guardano solo alla loro reputazione, a come limitare i danni». Alcuni partecipanti alla manifestazione hanno affisso al muretto dell’argine lungo il Tevere, a ridosso di via della Conciliazione, un disegno con il volto di papa Ratzinger con la scritta ‘Nò, ma sono stati invitati dalle forze dell’ordine a rimuoverlo.

 

http://www.leggo.it/articolo.php?id=145775

 

ottobre 29, 2011

LA CASA EDITRICE CATTOLICA WELTBILD ACCUSATA DI PUBBLICARE PORNOGRAFIA

Filed under: Senza Categoria — Tag:, , , , — mirabilissimo100 @ 4:22 pm

In Germania la casa editrice cattolica Weltbild accusata di pubblicare pornografia

pubblicato: sabato 29 ottobre 2011 da Andrea Coccia
 
Dopo lo scandalo dei preti pedofili, un’altro scandalo, anche se di dimensioni molto minori, sta esplodendo nelle mani della chiesa cattolica. Questa volta la notizia proviene dalla Germania: il quotidiano conservatore Die Welt, infatti, ha lanciato una dura polemica sui vertici della casa editrice Weltbild, gestita dalle arcidiocesi tedesce e di completa proprietà del Vaticano.L’accusa? Semplicemente quella di avere in catalogo opere che secondo Die Welt sarebbero pornografiche e che avrebbero già causato numerose proteste da parte dei fedeli. Il SecoloXIX, che ha riportato la notizia, parla di titoli alquanto scabrosi come «Sesso per intenditori», «Storie sporche», «La puttana dell’avvocato». Mica male per una casa editrice cattolica.I vertici di Weltbild, ovviamente, non hanno accettato di buon grado le accuse e hanno minacciato il quotidiano tedesco di reagire attraverso gli avvocati, rispondendo con una bella accusa di diffamazione. Ora, il giudice potrà decidere quel che vuole, non è poi così importante. Il vero giudizio lo emetteranno i lettori di Weltbild che, se riterranno la linea del quotidiano troppo incline alla mondanità faranno le loro scelte.

http://www.booksblog.it/post/8495/in-germania-la-casa-editrice-cattolica-weltbild-accusata-di-pubblicare-pornografia

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Weltbild, una casa editrice posseduta al 100% dalla Chiesa cattolica, l’anno scorso ha fatturato di un miliardo e seicento milioni di euro col ‘porno’.

 

27 ottobre 2011 alle 21:29

 

Pecunia non olet!

Una casa editrice posseduta al 100% dalla Chiesa cattolica tedesca fa lucrosi affari con l’erotismo e la pornografia. Weltbild, un’importante catena di librerie attiva anche sul mercato online, ha in catalogo migliaia di titoli inequivocabili, tra i libri che vende, e in più controlla per un terzo un portale dove vengono venduti Dvd pornografici. Weltbild è un’importante catena di negozi dove vengono venduti libri, dischi, film, ed è posseduta completamente dalla Chiesa cattolica tedesca. Le quote della società sono suddivise tra numerose diocesi tedesche, che si dividono i discreti guadagni che Weltbild realizza. L’anno scorso l’azienda ha avuto un fatturato di un miliardo e seicento milioni di euro, una cifra importante che supporta i bisogni finanziari del cattolicesimo tedesco. Un investimento nell’editoria non è in sé strano per il clero, però ha creato scandalo la pubblicazione di quanti titoli a carattere erotico Weltbild avesse in catalogo. La notizia è stata fornita da una rivista cattolica, Pur, che ha evidenziato come più di 2500 titoli tra i libri venduti da Weltbild avessero contenuti erotici. Ma gli affari a luci rosse non finiscono qui: Weltbild controlla per un terzo un portale che vende materiale pornografico, e ha il 50% di una società che produce anche film per adulti. Un business del porno che rende più ricca la Chiesa cattolica, che già beneficia di un munifico finanziamento statale. Nel 2008 c’erano già stati simili polemiche, e nulla era cambiato, anzi il business a luci rosse è pure aumentato. Titoli come “Prendimi ora, prendimi qui”, “Chiamami zoccola” oppure “Il collegio delle sgualdrine” sono poco compatibili col messaggio del Vaticano sul sesso, ma fanno vendere, e pure parecchio.

http://pdlmestrinopd.wordpress.com/tag/weltbild/

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27 ottobre 2011
In Germania una casa editrice in mano al clero vende migliaia di prodotti a luci rosse

Una casa editrice posseduta al 100% dalla Chiesa cattolica tedesca fa lucrosi affari con l’erotismo e la pornografia. Weltbild, un’importante catena di librerie attiva anche sul mercato online, ha in catalogo migliaia di titoli inequivocabili, tra i libri che vende, e in più controlla per un terzo un portale dove vengono venduti Dvd pornografici. La notizia non è in realtà una novità, ma ha creato un piccolo grande scandalo al quale i vescovi tedeschi hanno risposto con un’indignazione più che sospetta.

AFFARI COL PORNO – Weltbild è un’importante catena di negozi dove vengono venduti libri, dischi, film, ed è posseduta completamente dalla Chiesa cattolica tedesca. Le quote della società sono suddivise tra numerose diocesi tedesche, che si dividono i discreti guadagni che Weltbild realizza. L’anno scorso l’azienda ha avuto un fatturato di un miliardo e seicento milioni di euro, una cifra importante che supporta i bisogni finanziari del cattolicesimo tedesco. Un investimento nell’editoria non è in sé strano per il clero, però ha creato scandalo la pubblicazione di quanti titoli a carattere erotico Weltbild avesse in catalogo. La notizia è stata fornita da una rivista cattolica, Pur, che ha evidenziato come più di 2500 titoli tra i libri venduti da Weltbild avessero contenuti erotici. Ma gli affari a luci rosse non finiscono qui: Weltbild controlla per un terzo un portale che vende materiale pornografico, e ha il 50% di una società che produce anche film per adulti. Un business del porno che rende più ricca la Chiesa cattolica, che già beneficia di un munifico finanziamento statale, ma che indigna i fedeli più conservatori.

 

REAZIONE IPOCRITA – L’inchiesta sugli affari a luci rosse del clero tedesco ha scosso molti cattolici, e ha provocato l’immediata risposta di alcuni vescovi. “Ci devono essere filtri, che impediscano la pubblicazione di materiali simili. La nostra casa editrice non può pubblicare contenuti pornografici o che incitino la violenza, e dobbiamo affrontare il caso perché non si ripeta più”, ha esclamato il cardinale di Monaco, Reinhard Marx. Anche  il vicario generale della Arcidiocesi di Colonia ha rimarcato il desiderio delle sua diocesi di separarsi da Weltbild, o trasferire quantomeno le loro quote, vista la tipologia di contenuti promossi dalla casa editrice.  La risposta del clero però appare molto ipocrita, visto che da tempo si sa cosa offra il catalogo di Weltbild, e quali siano le sue  partecipazioni azionarie. La società  è famosa, ma non appare per nulla collegata al clero, come invece subito si capisce quando si entra im un negozio delle Edizioni Paoline, per esempio. Il carattere religioso è praticamente assente, o molto emarginato, in Weltbild,  e già da molti anni i circoli più conservatori del cattolicesimo tedesco tuonano contro la sua attività. Nel 2008 c’erano già stati simili polemiche, e nulla era cambiato, anzi il business a luci rosse è pure aumentato. Titoli come “Prendimi ora, prendimi qui”, “Chiamami zoccola” oppure “Il collegio delle sgualdrine” sono poco compatibili col messaggio del Vaticano sul sesso, ma fanno vendere, e pure parecchio.

http://www.giornalettismo.com/archives/162137/la-chiesa-cattolica-fa-soldi-con-il-porno/

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«In Germania la Chiesa
fa milioni col porno…»

Le parole sono di quelle che pesano: «La chiesa cattolica guadagna un capitale grazie al porno». Con questo titolo il quotidiano conservatore tedesco die Welt ha lanciato, qualche giorno fa, una precisa accusa contro Weltbild, uno dei più grandi editori e distributori di libri in Germania, al 100% di proprietà della Chiesa cattolica, che avrebbe nel suo catalogo decine di pubblicazioni pornografiche.chiesa porno germaniaLE FOTO

Oggi Weltbild – 6.400 dipendenti e un giro d’affari annuo di 1,7 miliari di euro – si difende e passa al contrattacco, minacciando azioni legali per diffamazione. Secondo il gruppo editoriale, quelle di cui parla il quotidiano sarebbero pubblicazioni erotiche, non pornografiche, che tra l’altro pesano per percentuali minime sui bilanci complessivi dell’azienda.

«Sesso per intenditori», «Storie sporche», «La puttana dell’avvocato». Sono solo alcuni dei 2.500 titoli erotici nel catalogo di Weltbild, sulle cui copertine campeggiano foto di donne piuttosto ‘discintè. La questione è da tempo discussa dai fedeli cattolici tedeschi, che già nel 2008 avevano prodotto un documento critico di 70 pagine sulle pubblicazioni del gruppo editoriale, che oltre all’erotismo offre titoli su esoterismo, magia e satanismo.

Il documento era stato inviato a tutte le 12 arcidiocesi proprietarie di Weltbild, tra cui quella di Monaco, che ne possiede la quota maggiore (13,2%) e per alcuni anni è stata affidata all’attuale papa Joseph Ratzinger. Da allora però, fallito per la crisi economica e finanziaria un tentativo di vendita nel 2008, nulla sarebbe cambiato.

 

ottobre 26, 2011

GHEDDAFI: LE FOTO DELLA SUA FINE-RIFLESSIONE

Filed under: Senza Categoria — Tag:, , — mirabilissimo100 @ 5:16 pm

GREENREPORT.IT

Le foto di Gheddafi e quelle che non abbiamo mai visto

[ 21 ottobre 2011 ]

Umberto Mazzantini

I giornali e le televisioni sono occupate dal macabro dibattito se sia stato giusto o meno pubblicare le foto del cadavere vilipeso di Muammar Gheddafi, trascinato nella polvere dai suoi giovani esecutori, in un feroce sabba liberatorio comune a molte fini di dittature. Qualcuno ha scomodato addirittura piazzale Loreto, dove le foto del Duce vennero in verità tenute a lungo nascoste dal Comitato di Liberazione Nazionale che impedì che la folla facesse ulteriore scempio dei corpi dei fascisti.

Chi vive ferocemente alla fine trova un giovane lupo che mette fine alla sua vita in maniera altrettanto feroce e impietosa e vedere nell’inclemente destino di un dittatore il segno che i Paesi arabi non potranno che avere un futuro di violenza e divisione è l’ulteriore riflesso neocolonialista di europei che hanno fatto rivoluzioni altrettanto sanguinarie, che hanno impiccato plaudenti re e regine e fatto due guerre mondiali, spinti da autocrazie e dal nazifascismo, che fanno sembrare la breve guerra di “liberazione” libica un pranzo di gala.

Ancora una volta si guarda alla sponda sud del Mediterraneo con i vecchi occhiali ideologici ed è sorprendente come certe analisi di giornali di destra e di sinistra coincidano fin nelle parole. Il problema è che quel che crediamo immutabile è cambiato mentre noi non sappiamo nemmeno distinguere tra la guerra tribale libica, vinta solo grazie al massiccio intervento della Nato, e le vere lotte di popolo, quelle che hanno portato alla caduta di Ben Ali in Tunisia e di Mubarak in Egitto e che ancora, affogate nel sangue da armi e carri armati occidentali e russi, cercano di portare la democrazia nello Yemen, in Siria e Bahrein. Il problema è che non capiamo che quella massa di giovani che cerca di scardinare le porte immutabili dell’autoritarismo e dell’integralismo guardano alla democrazia come una speranza, ma ai nostri governi e Paesi come a complici dei regimi che li hanno oppressi e li opprimono.

Quei giovani, quelle ragazze, quelle masse sterminate di poveri, sanno bene che Gheddafi e gli altri facevano affari con le cancellerie occidentali, che continuano a farli con le multinazionali e le imprese europee e americane, sanno di essere stati merce di scambio, per un barile in più di petrolio e un metro cubo di gas, sanno che i dittatori erano utili per tenerli “buoni”, per non perturbare con i loro desideri il totem della “stabilità” dei mercati.

Continuare a credere che dopo le dittature che abbiamo sostenuto, corteggiato ed omaggiato tutto tornerà come prima è un errore gravissimo e gravido di nefaste conseguenze. A lungo termine riuscirà a conquistare la fiducia e l’amicizia del nord Africa e del Medio Oriente solo chi tratterà alla pari con il fermento nuovo che ha provocato lo sconvolgimento che avrà ancora molte forti scosse di assestamento, fino a che i popoli non otterranno libertà e giustizia. Fino a che rimarranno attaccate al  muro la foto dell’ingiustizia che vive il popolo palestinese. 

Per questo, non sono solo le foto del povero cadavere di Gheddafi utilizzato come trofeo a fare orrore, sono le foto che mancano o quelle che si vorrebbero far sparire. Sono le foto mai pubblicate delle centinaia di oppositori finiti sotto la sabbia delle spiagge di Tripoli o la sabbia del deserto egiziana, sono le foto delle tombe senza nome sulle quali famiglie distrutte non possono piangere, sono le foto delle mille camere di tortura mediorientali nelle quali continuano ad operare i volenterosi scolari dei servizi segreti occidentali e “sovietici”, sono le foto dei lager nei quali Gheddafi per conto del governo italiano imprigionava e torturava i neri africani, sono le foto dei giustiziati nel deserto per raggiungere il sogno europeo, degli sterminati dai kalashnikov e dalla sete in fuga dalle dittature, sono le foto di quell’umanità dolente e coraggiosa che cerca la salvezza e la speranza senza trovarle, mentre in altri luoghi freschi e ben protetti si scattano altre foto, con divise e bandiere, con Capi di Stato e imprenditori che stringono mani che grondano sangue e vendono armi in cambio di petrolio, materie prime, terre e mercati.

Forse, fra 40 anni, mentre la televisione ci mostrerà un altro Gheddafi sbranato dalla rabbia e dal dolore di un popolo, ci accorgeremo ancora una volta che quelle foto imbarazzanti, quei baciamano, quegli abbracci, quelle bustarelle che passano sotto i tavoli delle cene ufficiali o le partecipazioni in aziende e squadre di calcio di dittatori e monarchi assoluti, vanno fatte sparire e che anche l’immagine di un dittatore morto è pur sempre l’immagine di una nostra vergogna, della complicità che diventa improvvisamente inconfessabile. «Sic tansit gloria mundi», ha detto qualcuno, ma non si pensi che sia solo la gloria di Gheddafi.

http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=12887

ottobre 22, 2011

GHEDDAFI UCCISO IN BATTAGLIA

Filed under: Senza Categoria — Tag:, — mirabilissimo100 @ 12:01 pm

“GHEDDAFI CI HA OFFERTO
L’ORO PER NON UCCIDERLO”

 

Sabato 22 Ottobre 2011 – 10:33                   

 

TRIPOLI – «Gheddafi ha provato a corromperci, offrendoci soldi e montagne d’oro, pregandoci di non ucciderlo». Lo rivela il comandante ribelle, Hammad Mufta che, parlando con il ‘Corriere della Serà, racconta gli ultimi istanti di vita del Rais. «C’era molta confusione. Gheddafi era attorniato dai nostri uomini. L’ho visto spintonato, venire trascinato sul selciato. Tanti gridavano, lui farfugliava che era disposto a regalare soldi a tutti, purchè lo lasciassero andare. Perdeva sangue, tanto sangua. A 69 anni il corpo non regge. Per me è morto dissanguato». Spiega ancora il comandante ribelle: «io non ho visto che Gheddafi stava nascosto nel buco per il drenaggio dell’acqua. Quando sono arrivato l’avevano già buttato a terra dopo che era stato catturato. Ma ho visto che era ridotto molto male: per le schegge, i proiettili, ma anche le botte. Sono rimasto sbalordito. Noi tutti sapevamo che a Sirte stava nascosto suo figlio Mutassim. Eravamo quasi certi di trovarlo. Ma non Gheddafi in persona. Ero convinto fosse da tempo nel deserto, nel cuore del Sahara, magari già fuggito in Nigeria o Ciad». Racconta ancora Alì che «Gheddafi era confuso, chiaramente spaventato. Ripeteva che avrebbe dato soldi a tutti, che avrebbe pagato per le scuole dei nostri bambini. A un certo punto qualcuno gli ha gridato che al posto di parlare di soldi avrebbe dovuto pregare, da buon musulmano, affidare l’anima a Dio prima di morire. Lui invece ha continuato a dirci che era pronto a darci tanti soldi e oro».

http://www.leggo.it/articolo.php?id=144452

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

GHEDDAFI, KILLER IN TRIONFO
CON LA PISTOLA DEL RAÌS FOTO

 

Giovedì 20 Ottobre 2011 – 21:27                   

 

La pistola d'oro di Gheddafi

TRIPOLI –  L’eroe del giorno si chiama Mohammed al-Bibi. È un ribelle libico, ha 20 anni, e sarebbe stato lui a scovare Muammar Gheddafi nascosto in una condotta di cemento. Sempre lui avrebbe strappato di mano al colonnello la pistola d’oro che aveva con sè. Lo ha raccontato lui stesso alla Bbc pochi minuti dopo la cattura del rais. Il video di Mohammed con la pistola d’oro che poi passa di mano in mano sta facendo il giro del mondo. Le immagini trasmesse dalla tv britannica mostrano il ragazzo, con indosso una maglietta blu, l’immagine di un cuore rosso, e il cappellino da baseball dei New York Yankees, mentre impugna l’arma che è poi passata nelle mani dei compagni come un trofeo di guerra mentre tutt’intorno la folla urlava di gioia. In sottofondo si sentono le grida di ‘Allah Akbar’ (Allah è grande). Il giovane, in prima linea con altri ribelli nella cattura del rais, racconta di essersi trovato a faccia a faccia con Gheddafi. Il colonnello era nascosto in un buco e alla vista dei ribelli ha chiesto di non sparare. Le immagini della Bbc si spostano dal tunnel dove è stato scovato il rais alla pistola d’oro impugnata da Mohammed. Quasi sicuramente non è stato lui ad ucciderlo. Quello che racconta Mohammed è che gli ha strappato dalle mani la pistola d’oro, una 9mm usato da diverse forze militari nel mondo, incluse le SAS. E sembra che fosse solo una delle tanti pistole d’oro che appartenevano al rais. Un’altra era stata trovata nel suo compound di Bab al Aziziya, a Tripoli, lo scorso agosto, insieme ad altre armi, dopo che l’edificio era stato preso d’assalto dagli insorti che avevano conquistato la capitale. Pochi giorni fa, due bulldozer protetti da uomini armati hanno iniziato a demolire le mura intorno al compound che era sia l’abitazione che il quartier generale dell’ex leader libico. Se la storia di Mohammed venisse confermata potrebbe ricevere la taglia di 20 milioni di dollari che era stata messa su Gheddafi. Naturalmente «vivo o morto».

http://www.leggo.it/articolo.php?id=144262

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

GHEDDAFI MORTO, LA FRANCIA:
“CONCLUSA MISSIONE NATO”

 

Venerdì 21 Ottobre 2011 – 12:22                   

 

ROMA – «L’operazione militare in Libia è terminata. L’insieme del territorio libico è sotto il controllo del CNT e – fatte salve determinate misure transitorie – l’operazione della Nato è arrivata al suo termine». A dichiararlo è stato il ministro degli Esteri francese Alain Juppè. «Quello che era il nostro obiettivo, ossia accompagnre le forze del Consiglio nazionale di transizione nella liberazione del loro territorio, è stato raggiunto».

IL RAID (di Marco Pasciuti) La folla gridava: «Il sangue dei martiri non è stato versato invano». Lì, in mezzo alle bocche urlanti e ai fucili sollevati in aria il corpo di Muammar Gheddafi transitava sul tetto di una jeep diretta alla moschea di Misurata. Poche ore prima a Sirte il Colonnello era stato catturato e ucciso con un colpo di pistola alla testa. Il dittatore è morto. La missione militare potrebbe finire qui Ma ora in Libia il futuro resta tutto da scrivere.
Lo hanno tirato fuori da un buco nella terra, a Sirte. Due grosse tubature sotto un’autostrada sono state il nascondiglio dell’uomo che per 42 anni si è preso gioco delle potenze occidentali in un valzer di screzi diplomatici, intrighi internazionali e discusse alleanze all’insegna di feste, tende, hostess e cavalli. All’alba di ieri Gheddafi aveva tentato di fuggire da Sirte, ma il suo convoglio è stato intercettato sull’autostrada da due caccia francesi e bombardato. Il capo di Stato, il capopopolo, il buffone ha vissuto i suoi ultimi minuti implorando. «Non sparate, non sparate», ha urlato spaventato a morte ai militari del Cnt che lo tiravano fuori dal buco. Invece la pietà l’era già morta. Secondo un medico che ha potuto vedere il cadavere, Gheddafi sarebbe morto per le ferite alla testa e allo stomaco. La faccia del ragazzino che lo avrebbe ucciso ha fatto il giro del mondo: Mohammed, 20 anni, lunghi riccioli neri, cappellino da baseball in testa, in mano la pistola d’oro del raìs.
La storia degli ultimi minuti di vita di Gheddafi è avvolta nel mistero. Secondo il racconto dello stesso Mohammed, era stato proprio lui a scovare Gheddafi e a freddarlo. Ma un video circolato su internet e ripreso da Al Jazeera racconta un’altra realtà: una volta catturato il raìs era ancora vivo. Ferito, viene trascinato verso un pickup e fatto sdraiare sul cofano. Camicia aperta, capelli arruffati, il volto insanguinato. Versione compatibile con quanto avrebbe raccontato un gruppo di testimoni, secondo cui gli uomini del Cnt avrebbero catturato Gheddafi, lo avrebbero schiaffeggiato, sbeffeggiato e ucciso a sangue freddo. Un’altra versione racconta di un Colonnello ucciso in combattimento. Morto anche il figlio Mutassim, militare di carriera. Incerta quella di Seif, erede designato, fuggito da Sirte e catturato dai ribelli. Secondo alcune fonti sarebbe stato ucciso, secondo altre arrestato.
L’Occidente esulta. «Avete vinto la vostra rivoluzione – il messaggio di Obama al popolo libico – la missione Nato finirà presto». Ricorre al latino Silvio Berlusconi per commentare la fine dell’ex alleato e amico: «Sic transit gloria mundi».

I FEDELISSIMI, Con lui, dopo di lui, sono caduti anche i suoi fedelissimi: i due figli-guerriglieri Mutassim e Saif (anche se le notizie sulla sua morte non vengono confermate, ma sembra certa la sua cattura), il suo ministro della Difesa Abubakr Yunes Jaber, il potente capo dei servizi segreti Abdallah Senoussi, arrestato insieme al portavoce del rais Moussa Ibraim. La testa del regime capitolata in pochi istanti. Sancendo, probabilmente, la fine della guerra, tanto che la Nato sta considerando se decretare il termine della missione. Quel che è indubbio è che la primavera araba dei libici è compiuta. Alla notizia della cattura del rais, ribelli e semplici cittadini si sono riversati sulle strade per festeggiare, urlando «Allah è grande», hanno portato in trionfo il ragazzino ventenne che lo ha scovato e che forse riuscirà ad intascare anche la taglia da 20 milioni di dollari.

GIALLO SULLA MORTE. Avvolto nel mistero in vita, Gheddafi ha lasciato un giallo anche nella morte. Non è affatto chiara la dinamica della sua cattura. Il rais stava fuggendo dalla Sirte appena espugnata dai ribelli, diretto a Sud, su un convoglio di sette macchine formato da familiari e fedelissimi, quando è stato intercettato dagli aerei della Nato e, via terra, dai ribelli. L’alleanza – aerei francesi, ha rivendicato Parigi, anche americani, ha precisato Washington – ha colpito alcune macchine, uccidendo il capo delle forze armate. Per evitare i colpi dei caccia, una Toyota si è improvvisamente staccata dal convoglio, seguita da un’altra macchina. A questo punto, secondo la ricostruzione dell’ambasciatore libico a Roma Abdel Hafed Gaddur, sono entrati in azione i rivoltosi, che hanno bloccato le macchine. Qui tutto diventa più fumoso: forse Gheddafi, che si trovava nella Toyota, è riuscito a fuggire e nascondersi in alcuni tubi di cemento. Di certo quei tubi sono già diventati il simbolo della fine del rais. Dal lussuoso bunker alla buca. I ribelli si sono fatti riprendere accanto ai tunnel, dove hanno scritto con lo spray «Qui stava Gheddafi. Allah è più grande».

IL CORPO DEL RAÌS. Il corpo del rais è stato poi portato a Misurata e mostrato alle tv, prima di essere rinchiuso in una moschea. Sarà sepolto in una località segreta, ha annunciato in serata il governo transitorio. A sette mesi dall’inizio della guerra e due dalla liberazione di Tripoli, il Cnt si appresta dunque ad annunciare, tra domani e dopodomani, «la liberazione della Libia». La Nato ha fissato per domani il consiglio Atlantico per valutare se decretare la fine della missione. «La missione della Nato in Libia finirà d’accordo con l’Onu ed il Cnt», ha detto il segretario generale dell’Alleanza Atlantica, Anders Fogh Rasmussen. Anche Ban ki-Moon ha chiesto di «fermare i combattimenti». La morte di Gheddafi, per il presidente Usa Barack Obama, «chiude un doloroso capitolo» perchè i libici «hanno vinto la loro rivoluzione». D’accordo il capo dello stato Giorgio Napolitano, convinto che la fine del rais chiuda «una pagina drammatica», mentre il premier Berlusconi si è limitato a commentare: «Sic transit gloria mundi». Ma perchè sia compiuto il passaggio dal regime alla nuova Libia, il Cnt vuole che l’Algeria consegni quel che resta del clan Gheddafi: la moglie, la figlia Aisha con la bimba nata proprio poche ore dopo aver attraversato il confine, quest’estate, e poi ancora i figli Hannibal e Mohammed, con le mogli ed alcuni nipoti. Ultimi esponenti di un clan considerato un tempo invincibile e finito ormai nella polvere

http://www.leggo.it/articolo.php?id=144351

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

MORTO GHEDDAFI, LE MANIE
DI GRANDEZZA E I SUOI VIZI

 

Giovedì 20 Ottobre 2011 – 16:51                   

 

Al Jazira mostra la foto del corpo di Gheddafi

TRIPOLI – Le manie di grandezza, l’ossessione per la sicurezza, il desiderio di essere sempre circondato da belle donne, gli attacchi d’ira, le interminabili prediche. Stravaganze ed eccessi hanno sempre caratterizzato il comportamento di Muammar Gheddafi, tanto che sulle sue manie, la mitologia si è spesso mischiata alla realtà. Nessuno – ovviamente – ha mai potuto confermare, ad esempio, la storia dei numerosi sosia, che il rais, ossessionato dalla sicurezza, avrebbe mandato in giro per il mondo, per anni, beffando capi di stato di diversi paesi. Nè quella della squadra di assaggiatori, pronti a morire al suo posto nel caso di cibo avvelenato. Certo invece il debole per le donne, belle e giovani, con corpi perfetti fasciati da tute mimetiche, pronte, mitra in pugno, a difendere il loro rais. Accanto alle amazzoni, almeno due lo seguivano sempre all’estero, le infermiere, altre figure ormai avvolte dal mito dopo che un cable di Wikileaks descrisse una di loro, Galina Kolotnitska, come «bionda e voluttuosa». Infermiere che hanno raccontato altri dettagli sul dittatore libico, anziano, certo – e anche sulla sua età aleggia il mistero, dopo l’incendio, così narra la leggenda, degli archivi anagrafici – ma in buona salute fino alla fine. E anche le sue ultime visite in Italia sono state caratterizzate dalle donne, tante e sempre giovanissime: 500 per l’esattezza quelle reclutate per 70 euro nell’agosto scorso (per la seconda volta, dopo le quattrocento assoldate nel novembre precedente) per impartir loro lezioni di Corano ed invitarle a convertirsi. Eccentrico, vanitoso e amante degli eccessi, il leader della Gran Jamahira, faceva sempre parlare di sè nelle sue visite all’estero. Non lasciava mai la Libia senza la sua tenda beduina, mettendo in crisi gli apparati di sicurezza dei paesi che lo ospitavano. E non rispettava quasi mai il cerimoniale, con clamorosi ritardi che creavano pesanti imbarazzi.

E poi gli eccessi: a Roma, in occasione della cerimonia per l’anniversario del trattato di amicizia tra Italia e Libia, lo scorso agosto, si presentò con trenta cavalli berberi purosangue che sbarcarono da due voli speciali. Scese dall’aereo contornato da amazzoni, mentre da un altro aeroplano venivano sbarcati, in bella vista, mantelli, abiti e regali. Ma arrivò anche con appuntata sul petto la spilla del ‘Leone del desertò, in manette, circondato dalle autorità fasciste. Seguito sempre nelle sue sortite all’estero da uno stuolo di guardie del corpo, il rais rimaneva spesso vittima della suo egocentrismo, con improvvise alzate di testa che con la sicurezza facevano davvero a pugni: accadde proprio in Italia, quando, durante il viaggio per raggiungere l’Aquila in occasione del G8, fece fermare all’improvviso il corteo sulla Roma-l’Aquila, scese dalla limousine e si mise a passeggiare per un quarto d’ora, riparandosi dal sole con un ombrello bianco. E mandando in tilt le misure di sicurezza. Gesti comunque che puntavano sempre a far parlare di sè, come quando, sempre nella capitale, si concesse un drink – analcolico – ed una passeggiata tra Campo dè Fiori e Piazza Navona, e comprò anelli per 300 euro da uno strabiliato ambulante tunisino. Ma c’è anche un Gheddafi ‘privatò, raccontato dalle sue infermiere, non meno autoreferenziale di quello pubblico: amava la pasta – probabilmente preventivamente assaggiata dalla security – e ogni anno, in occasione dell’anniversario della sua rivoluzione, regalava orologi d’oro, generalmente italiani, rigorosamente con la sua effige.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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