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marzo 12, 2012

AFGHANISTAN: SOLDATO USA UCCIDE DONNE E BAMBINI-STRAGE

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LEGGO.IT

SOLDATO USA UCCIDE 9 BIMBI E 3 DONNE
AFGHANI. OBAMA: “INCIDENTE” -FOTO

 
Domenica 11 Marzo 2012 – 20:17

KANDAHAR – Una carneficina, compiuta a sangue freddo, porta per porta, di donne, bambini di due-tre anni e vecchi, mentre in piena notte dormivano nell’ intimità delle loro case; sangue dappertutto, almeno 16 corpi (17 secondo una fonte) crivellati di pallottole e poi cosparsi di benzina e incendiati. Questo è accaduto in due villaggi della provincia afghana di Kandahar; questa la scena che si è presentata ai testimoni dopo l’incursione notturna di un (o più d’un) soldato americano. Un nuovo macigno sui difficili rapporti fra Stati Uniti e Afghanistan, con il presidente Hamid Karzai che grida all’ «omicidio deliberato», chiedendo spiegazioni a Usa e Nato. Una strage con due diverse versioni dei fatti: è opera di un soldato americano in forza all’Isaf, un killer solitario, forse in preda a un esaurimento nervoso, uscito di nascosto dalla vicina base in piena notte e poi riconsegnatosi a essa, dove ora è sotto custodia, per gli Stati Uniti e per la forza di coalizione Nato; il lavoro di un gruppo di soldati americani «ubriachi» che «ridevano» e «sparavano all’impazzata» secondo i testimoni locali, fra i quali un uomo, un anziano del villaggio, Haji Samad. Il quale era fuori casa e che, rientrando, ha trovato i cadaveri di undici membri della sua famiglia, fra cui figli e nipoti. I soldati «hanno versato liquido infiammabile sui corpi e tentato di dare loro fuoco», racconta in lacrime.

Quattro le case «visitate» dall’assassino, nei due villaggi di Alokozai e Garrambai, entrambi nel distretto de Panjwayi, culla spirituale ed ex roccaforte dei talebani, a 500 metri da una base Usa. Sul luogo del massacro si è precipitato un cronista della France Presse, che ha fornito una preziosa testimonianza di prima mano, che mostra analogie con la descrizione di Samad: «Sono entrato in tre case e ho contato 16 morti, inclusi bambini, donne e uomini anziani», racconta. «In una delle abitazioni c’erano i corpi di dieci persone, fra cui donne e bambini, che erano stati tutti uccisi e bruciati in una stanza. Un’altra donna invece giaceva morta all’entrata della casa. Sono stati uccisi e bruciati. Ho visto almeno due bambini di et… fra i due e i tre anni, che erano stati bruciati». «In un’altra casa», in un secondo villaggio, «c’erano quattro persone morte. Ho visto i loro cadaveri stesi in una stanza. Fra loro c’erano due uomini anziani e una donna». Ci sono inoltre almeno cinque feriti, che vengono curati in una struttura Isaf.

L’efferatezza del massacro rischia di far precipitare i rapporti, già tesi, fra Kabul e Washington e di far deflagrare l’ostilità popolare nei confronti delle truppe straniere, già esacerbata dal rogo del Corano e da uno stillicidio di episodi di gratuito disprezzo e di civili morti, vittime di azioni militari fuori bersaglio. E ora gli americani temono una nuova ondata di violenze e hanno invitato i concittadini a stare all’erta per possibili rappresaglie. «Abbottonato» e laconico il commento della Forza Nato: «Uno dei nostri soldati ha ucciso e ferito un certo numero di civili in un villaggio adiacente alla sua base», ha dichiarato il vicecomandante dell’Isaf, gen. Adrian Bradshaw, che ha detto di non essere «in grado di spiegare le ragioni del suo gesto», aggiungendo che «Un’inchiesta è in corso». Sull’identità, il corpo d’appartenenza o anche il grado (è solo trapelato che si tratterebbe di un sergente maggiore) non esce una parola. Il governo afghano per bocca del ministro per gli affari tribali nelle sue dichiarazioni mostra di aver metabolizzato la «verità» ufficiale del killer solitario, mentre quello della difesa sembra invece aver fatto sua la versione dei fatti fondata sui testimoni locali. Ed è senza appello la condanna lanciata nel pomeriggio dal presidente Hamid Karzai, che pure non si pronuncia sul numero degli esecutori: «Il governo (afghano) ha condannato a più riprese le operazioni condotte sotto la denominazione di ‘guerra al terrorismò e che causano perdite civili. Ma quando gli afghani vengono uccisi deliberatamente dalle forze americane, si tratta di un assassinio e perciò di un’azione imperdonabile», ha dichiarato il presidente afghano in un comunicato, nel quale si chiedono quindi «spiegazioni al governo americano».

OBAMA: “EVENTO TRAGICO” «Questo incidente è tragico e scioccante». Ora sarà fatto di tutto per «assicurare nei tempi più brevi possibili i responsabili alla giustizia». Barack Obama, il ‘Commander in Chief’ della prima potenza militare al mondo non perde tempo. In una nota ufficiale della Casa Bianca delinea con chiarezza la sua posizione sul massacro compiuto da un suo soldato ai danni di almeno 17 civili inermi, donne e bambini uccisi barbaramente nella provincia di Kandahar. All’ex professore di legge di Harvard, premio Nobel per la Pace, non gli basta esprimere il suo profondo cordoglio al popolo afgano. Va oltre, assicurando che saranno fatti tutti i passi necessari per accertare ogni dettaglio sull’accaduto. Ma anche sottolinea che quel soldato criminale «non rappresenta lo straordinario carattere dell’esercito americano e il profondo rispetto degli Stati Uniti nei confronti del popolo afgano». Una mossa chiara, netta, precisa che distingue responsabilità personali, da quelle politico-militari. Ma che annuncia anche un’inchiesta trasparente. Il suo obiettivo è salvaguardare il rapporto di fiducia che un paese e il suo Presidente deve sempre avere nei confronti delle sue forze armate, ma anche assicurare giustizia, allo scopo di placare l’ira di chi pensa già a una rappresaglia, magari riallacciando un filo di dialogo con il governo di Kabul. Una intricata faccenda poliico-diplomatica scoppiata durante una domenica prelettorale. l’America s’era svegliata con questa notizia drammatica, mentre i grandi media erano impegnati a raccontare la sfida nel sud tra Romney, Santorum e Gingrich. Ma i dettagli dell’eccidio fanno breccia e per qualche ora l’attenzione passa dall’Alabama all’Afghanistan. E Obama, dopo aver avuto un lungo briefing con i suoi esperti militari, all’ora di pranzo diffonde poche righe che non lasciano spazio a ambiguità di sorta. «Sono profondamente rattristato dalle notizie dell’uccisione e del ferimento di civili afgani. Esprimo le mie condoglianze alle famiglie e agli amici di chi ha perso la sua vita, e al popolo afgano che hanno sopportato per troppo tempo violenza e sofferenza. Si tratta di un incidente – ha aggiunto Obama – tragico e scioccante che non rappresenta il carattere eccezionale del nostro esercito e il rispetto che gli Stati Uniti nutrono nei confronti del popolo afgano. Il mio pieno appoggio va al lavoro del capo della Difesa Leon Panetta e del generale Allen perchè si faccia piena luce sui fatti e si assicuri , nel più breve tempo possibile, i responsabili alla giustizia».

UN GIORNALISTA TESTIMONE: “DONNE E BIMBI UCCISI E POI BRUCIATI” «Sono entrato in tre case e ho contato 16 morti, inclusi bambini, donne e uomini anziani», racconta in una testimonianza un reporter dell’agenzia Afp che ha visitato i villaggi afghani dove un soldato americano stamani ha compiuto una strage di civili. «In una delle abitazioni c’erano i corpi di dieci persone, fra cui donne e bambini, che erano stati tutti uccisi e bruciati in una stanza. Un’altra donna invece giaceva morta all’entrata della casa. Sono stati uccisi e bruciati. Ho visto (fra i cadaveri) almeno due bambini di età fra i due e i tre anni, che erano stati bruciati». «In un’altra casa», situata in un secondo villaggio, «c’erano quattro persone morte. Ho visto i loro cadaveri stesi in una stanza. Fra loro c’erano due uomini anziani e una donna», racconta ancora la fonte giornalistica, che parla di un sedicesimo corpo in una terza abitazione. I nomi dei due villaggi, secondo il portavoce del governo provinciale di Kandahar, sono Alokozai e Garrambai, entrambi nel distretto de Panjwayi.

 

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