Mirabilissimo100’s Weblog

maggio 30, 2012

TERREMOTO IN EMILIA: LE VITTIME SONO 17

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LA STAMPA.IT
30/05/2012 – L’INCUBO SISMA

Terremoto, le vittime salite a 17
Napolitano: “Prevenzione inadeguata”

La distruzione nelle strade di Cavezzo

AGGIORNAMENTI IN DIRETTA

 
 
modena

A 24 ore dal terremoto l’Emilia sconvolta piange i morti e conta i danni. Colpita, colpita a tradimento, quando cercava di riconquistarsi un po’ di normalità. La Bassa modenese, dopo nove giorni, è di nuovo ferita da una serie di scosse violentissime che hanno provocato danni a case ed aziende. Il bilancio è salito a 17 morti: l’ultimo disperso è stato trovato cadavere ametà mattina a Medolla. Morti che si aggiungono a quelli del 20 maggio, altri 7: in totale 24 vittime.  Del terremoto ha parlato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: «Abbiamo il problema di cambiare i comportamenti anche come politiche pubbliche che dal lato della prevenzione sono state gravemente inadeguate». E ha aggiunto: «L’attenzione si concentri sul da farsi nelle zone terremotate e non sia deviata su polemiche
strumentali o assolutamente secondarie su come far svolgere la rassegna militare del 2 giugno».

Mirandola, Medolla, Cavezzo, Finale Emilia, San Felice sul Panaro i paesi più vicini all’epicentro, contano i danni e piangono i propri figli. Molti dei quali caduti mentre stavano lavorando, sotto capannoni industriali venuti giù come castelli di carte. Sono almeno una decina i lavoratori morti a causa dei crolli provocati dalla scossa di magnitudo 5.8 che alle 9 di ieri ha fatto ripiombare nell’incubo una terra già provata dal terremoto. Toccherà alla procura di Modena accertare le cause del crollo dei capannoni. E far luce, in particolare, sulle modalità con le quali sono stati costruiti, alla luce delle normative antisismiche. L’epicentro, rispetto agli altri eventi sismici, si è spostato di qualche chilometro verso ovest. Fra le vittime anche un prete, che stava cercando di salvare una statua della Madonna nella sua Chiesa.

A questo punto non si possono escludere nuove forti scosse: la gente della Bassa modenese non è rientrata nelle proprie case. Qualcuno è andato via, trovando alloggio in altre zone: ma la stragrande maggioranza non vuole allontanarsi da casa. Qualcuno ha passato la notte in macchina,  molti nei campi, già attivi da oltre una settimana e che sono stati potenziati, soprattutto nelle zone più colpite dagli ultimi terremoti. I danni si contano, soprattutto, sul patrimonio storico e su quello produttivo. Sono inagibili chiese, palazzi storici,  municipi, teatri. Moltissimi i capannoni industriali danneggiati.

GLI AGGIORNAMENTI IN DIRETTA

Ore 16,45 – San Felice sul Panaro, aumentano le tende in strada
Continuano ad aumentare le tende nei giardini delle case e pubblici di San Felice sul Panaro, provincia di Modena, uno dei comuni più colpiti dal terremoto. I cittadini che hanno le case inagibili o che hanno paura di rientrare nelle abitazioni si stanno attrezzando nelle aree verdi della città. Così spuntano camper e brandine posizionate all’ombra di grossi alberi. Un anziano ha piazzato un tavolo e una sedia sul ciglio della strada e davanti ad un specchio si fa la barba. «Che mi frega di fare la bara in strada – dice – dovrei andare in bagno e starci un quarto d’ora? Non ce la faccio. Qui almeno sono rilassato».  

Ore 16,15 – Protezione Civile: “15mila assistiti”
 «Il numero degli assistiti nei nostri centri si sta avvicinando a quasi 15 mila persone. Ma il numero di chi è fuori dalla cese è molto più alto», ha detto Franco Gabrielli, capo della Protezione civile, a proposito dei dati sugli sfollati parlando con i giornalisti a Cavezzo (Modena), al termine di un vertice con il sindaco Stefano Draghetti e con il governatore dell’Emilia Romagna Vasco Errani. Gabrielli ha ricordato come ci siano «molte altre persone» che ancora cercano una sistemazione provvisoria, chi alloggia presso parenti o amici e chi ancora «non ha deciso che cosa fare, incerto fra la tenda o l’albergo».

Ore 15,43 – Previste nuove scosse
 «Siamo di fronte a una sequenza sismica lunga, è lo stesso meccanismo del 20 maggio». Sono le parole del presidente dell’Ingv (Istituto nazionale geofisica e vulcanologia), Stefano Gresta, in conferenza stampa a Roma. «Nelle zone a bassa pericolosità non è detto che accadano solo piccoli terremoti, è la frequenza nel tempo che è minore. Anzi, negli ultimi 50 anni, il 40% dei terremoti distruttivi è avvenuto in aree a bassa pericolosità».

Ore 15.30 – Ospedale di Baggiovara: tre pazienti in condizioni gravi
Complessivamente sono stati trasportati nell’ospedale di Baggiovara 15 pazienti in codice rosso, quello massimo nella scala di urgenza. Ma solo tre, appunto, sono al momento in condizioni
gravi: gli altri sono in miglioramento. In totale le persone ricoverate a causa del terremoto sono 138 per ferite lacero contuse, tagli o piccoli traumi. Gli altri feriti sono stati trasportati nei vari ospedali del modenese. Mentre Baggiovara è la struttura dedicata agli adulti che hanno riportato traumi di una certa gravità, per i bambini e le donne incinta si fa riferimento al Policlinico di Modena.

Ore 14,30 – Inchiesta sui capannoni crollati
Il Procuratore capo di Modena Vito Zincani ha annunciato l’apertura di un inchiesta relativa alle vittime dei crolli avvenuti in provincia di Modena a causa del sisma di ieri. Il Procuratore sui crolli dei capannoni ha detto che la «politica industriale a livello nazionale sulla costruzione di questi fabbricati è una politica suicida».

Ore 14,00 – Ue: pronti ad aiuti
L’Unione Europea è solidale ed è «pronta a aiutare concretamente l’Italia a far fronte alle conseguenze di questa e precedenti catastrofi naturali». Lo ha dichiarato in italiano il presidente della Commis.

Ore 12,40 – Cgil, Cisl e Uil rinviano manifestazione 2 giugno
Dopo il sisma la manifestazione nazionale di Cgil, Cisl e Uil programmata per sabato 2 giugno a Roma (sui temi del lavoro, del fisco, della crescita e del welfare) sarà rinviata e molto probabilmente – secondo quanto si apprende – spostata a sabato 16 giugno.

Ore 12,07 – Napolitano: il 2 giugno va celebrato. Prevenzione inadeguata
«Abbiamo il problema di cambiare i comportamenti anche come politiche pubbliche che dal lato della prevenzione sono state gravemente inadeguate». Lo afferma il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in visita a Pordenone parlando del sisma in Emilia. Ha aggiunto che «al di là delle polemiche, il 2 giugno va celebrato». «L’attenzione si concentri sul da farsi nelle zone terremotate e non sia deviata su polemiche strumentali o assolutamente secondarie su come far svolgere la rassegna militare del 2 giugno o come ricevere il corpo diplomatico straniero e le alte istituzioni l’1/6».

Ore 11,30 – Trovato morto l’ultimo disperso a Medolla
I vigili del fuoco hanno recuperato il cadavere dell’operaio della azienda di Medolla, la Haematronic, che finora era dato per disperso. Le vittime nella fabbrica sono dunque ufficialmente quattro. Il bilancio delle vittime sale dunque a 17. Entra purtroppo nell’elenco delle vittime anche Biagio Santucci, 25 anni, oltre a Matteo Serra di 38 e Giordano Visconti di 34. Sono in corso le operazioni di recupero del corpo di Santucci.

Ore 11,19 – Confindustria: dal sisma impatto sul pil
 «Sicuramente ci sarà un minimo di impatto sul Pil». Lo ha detto, parlando dei danni provocati dal terremoto, il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi. «Nella zona dove è localizzato l’epicentro si produce circa l’ 1 per cento del Pil del nostro Paese. È chiaro che in quest’area probabilmente assisteremo ad un fermo delle attività produttive di alcuni mesi. Credo che indicare tre-quattro mesi non sia lontano dalla realtà».

Ore 11- Pure Gianni Morandi per sms solidali
Gianni Morandi si unisce all’appello per l’invio di un sms solidale da 2 euro a favore delle popolazioni colpite dal terremoto. Il cantante di Monghidoro ha pubblicato sulla sua pagina Facebook il numero 45500 istituito dal Dipartimento della Protezione Civile per raccogliere fondi da destinare ai terremotati dell’Emilia con l’appello a fare una donazione.

Ore 10,30 Coldiretti: 500 milioni di danni alla food valley italiana
Dai caseifici agli stabilimenti di lavorazione della frutta, dalla cantine alle acetaie di invecchiamento dell’aceto balsamico fino ai magazzini di stagionatura di Grana e Parmigiano. Ma anche case rurali, stalle, fienili, macchinari distrutti e animali morti per un totale di 500 milioni di danni sono stati provocati dal terremoto tra le province di Modena, Ferrara, Piacenza, Mantova e Bologna ma anche
tra Rovigo e Reggio Emilia. È il primo bilancio stilato dalla Coldiretti sugli effetti del terremoto.
sul distretto agroalimentare italiano dove si produce oltre il 10% del Pil agricolo e dal quale partono verso l’Italia ed il resto del mondo le più prestigiose produzioni agroalimentari nazionali, dal Parmigiano Reggiano all’aceto balsamico di Modena, dal prosciutto di Parma fino al Lambrusco.
 

Ore 9,20 – Cancellieri: misure anti – sciacallaggio
Saranno effettuati dei mirati controlli di sicurezza anti-sciacallaggio «nelle zone che rimarranno abbandonate dalla popolazione» in conseguenza della nuova ondata di scosse di terremoto in Emilia Romagna. Lo ha sottolineato il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri, intervenuta a Radio Uno. Allo stesso tempo si procederà con il complesso lavoro «delle verifiche di stabilità »su tutti gli immobili prima che la gente possa tornare a casa. Le case hanno tenuto, ma ci sono crepe in tanti palazzi storici. È necessario, ha aggiunto, »ridare fiducia e serenità alla popolazione
perchè c’è il panico, la paura che possa accadere di nuovo».

Ore 9,10 – J’accuse di Susanna Camusso
«Forse sarebbe servita una pausa più compiuta» prima della ripresa delle attività nelle zone dell’Emilia colpite dal terremoto il 20 maggio. A sottolinearlo è stata Susanna Camusso, in un intervento  su Radio2. Ma questo, ha subito sottolineato la leader della Cgil, «lo si dice con il senno di poi. Il problema è come si costruisce in questo Paese».  Ieri, ha ricordato, «il primo a morire è stato un ingegnere che stava verificando la stabilità di un capannone. Dunque bisogna distinguere i comportamenti di chi stava mettendo alla prova la stabilità e di chi ha invece ignorato che gli eventi avevano già provato la sismicità della zona».

8.48 – L’operaio disperso
Sono rimasti in attesa tutta la notte ad assistere alle operazioni di soccorso i parenti e gli amici degli operai rimasti sotto il crollo della fabbrica Haemotronic di Medolla, in provincia di Modena, uno dei comuni più colpiti dal terremoto di ieri. Nel crollo sono rimaste uccise tre persone. Il corpo di una di loro è stato recuperato ieri mattina. Altri due cadaveri sono stati individuati nel pomeriggio. Si scava ancora per cercare l’ultimo operaio disperso, che fino a ieri mattina aveva risposto alle telefonate. Ma dopo qualche ora il telefono squillava a vuoto.

Ore 8,30 – Nuova scossa
Una nuova scossa di terremoto e’ stata avvertita dalla popolazione nelle province di Modena e Mantova. I comuni prossimi all’epicentro sono Novi di Modena e Concordia, in provincia di Modena, e Moglia, in provincia di Mantova.  Secondo i rilievi registrati dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia l’evento sismico e’ stato registrato alle ore 8 con magnitudo 3.8.
 Sono in corso le verifiche da parte della Sala Situazione Italia del Dipartimento della Protezione Civile.

8.20 – Governo in campo
Oggi il Consiglio dei Ministri varerà altri decreti per questo ulteriore stato di crisi emiliano. Ci saranno, con ogni probabilità, provvedimenti per lo slittamento di tutte le tasse da parte di cittadini e imprese, finanziamenti per sbloccare investimenti nei Comuni coinvolti dal sisma, il blocco di mutui e sfratti.

7.16 – Nessuna notizia del disperso
Non è stato ancora trovato l’operaio disperso nel crollo dell’azienda Haematronic di Medolla, provincia di Modena, uno dei comuni più colpiti dal terremoto di ieri. I vigili del fuoco hanno lavorato tutta la notte con l’aiuto della luce artificiale ma senza riuscire a trovarlo. Nella Haematronic sono morte tre persone, il cadavere di un operaio è stato individuato ed estratto ieri mattina. Gli altri due sono stati trovati nel pomeriggio ma per estrarli servirebbero dei macchinari pesanti che non vengono utilizzati finchè ci sono speranze di trovare in vita l’ultimo disperso.

Ore 5.30 – Ancora scosse
Sono state una cinquantina le scosse di terremoto registrate durante la notte nella zona dell’Emilia Romagna colpita in dieci giorni da due violenti sismi di magnitudo 5.9 e 5.8, che hanno causato un totale di 23 morti, un disperso e circa 14.000 sfollati. Secondo i rilievi dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), delle scosse registrate dalla mezzanotte alle 5:15 di oggi la pi— forte Š stata alle 3:54, con magnitudo 3.4 ed epicentro in prossimit… dei comuni modenesi di Camposanto, Cavezzo, Medolla, Mirandola e San Felice sul Panaro e di quello mantovano di San Giovanni del Dosso.

http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/456192/

 

 

maggio 24, 2012

FETI ARROSTITI CHOC IN THAILANDIA

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LEGGO.IT

‘FETI ARROSTITI’, CHOC IN THAILANDIA.
ARRESTATO UN 28ENNE -FOTO/VIDEO 

Feti carbonizzati e coperti d’oro

 
Feti carbonizzati e coperti d'oroFeti carbonizzati e coperti d'oroFeti carbonizzati e coperti d'oro
Mercoledì 23 Maggio 2012 – 13:45

TAIWAN – Contrabbandava cadaveri tra la Thailandia e Taiwan, tutti di feti tra i due e sette mesi prima carbonizzati e poi, alcuni, ricoperti d’oro. Il cittadino britannico Chow Hok Kuen, 28 anni, è stato arrestato in Thailandia venerdì scorso con il macabro contenuto del suo bagaglio.
La scoperta è stata fatta dalla polizia thailandese dopo aver ricevuto una segnalazione su un sito di magia nera che offriva feti in vendita. La pratica del “bambino dorato”, infatti, è ancora abbastanza diffusa a Taiwan, dove un cadavere di quelli sequestrati a Chow può essere venduto per 6.376 dollari e conservato come portafortuna. L’uomo rischia ora un anno di prigione con l’accusa di occultamento di cadaveri.

http://www.leggo.it/zoom/feti_arrostiti_choc_in_thailandia_arrestato_un_28enne_foto_video_/notizie/180744.shtml

ORRORE IN BELGIO: BIMBA DI 4 ANNI A PEZZI NEL CONGELATORE-È STATA LA MADRE

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LEGGO.IT

ORRORE IN BELGIO, BIMBA DI 4 ANNI A PEZZI
NEL CONGELATORE: È STATA LA MADRE -FOTO

 
Diana Farkas, la bambina fatta a pezzi e congelata dalla madre

 
Diana Farkas, la bambina fatta a pezzi e congelata dalla madreDiana Farkas, la bambina fatta a pezzi e congelata dalla madre
 
Giovedì 24 Maggio 2012 – 10:01

BRUXELLES – È stata ritrovata in pezzi nel congelatore di casa sua Diana Farkas, la bambina di 4 anni di cui era stata denunciata la scomparsa da Chatelineau, nel sud del Belgio, lo scorso lunedì. La confessione arriva dalla madre, che ha ammesso di aver strangolato nel sonno la bambina, con cui viveva da sola, e poi di averla fatta a pezzi e nascosta nel congelatore.

LE RICERCHE Migliaia di manifesti con il volto sorridente di Diana erano stati affissi sin da lunedì, e avevano alimentato la speranza di trovare la piccola viva. Poi la terribile confessione della donna in seguito a diverse contraddizioni che avevano caratterizzato il suo racconto dei fatti. La madre di Diana, infatti, aveva dato diverse versioni sul momento in cui aveva perso di vista la piccola, suscitando il sospetto degli agenti che hanno finito per sorvegliarla.

 

http://www.leggo.it/news/mondo/orrore_in_belgio_bimba_di_4_anni_a_pezzi_nel_congelatore_e_stata_la_madre_foto/notizie/180837.shtml

 

PRETI PEDOFLI: I VESCOVI NON SONO OBBLIGATI A DENUNCIARE

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IL Quotidiano.Net

Pedofilia, nessun obbligo
di denuncia per i vescovi

Cei: “In dieci anni emersi 135 casi”

Il vescovo non è un “pubblico ufficiale”, quindi “non ha l’obbligo di denunciare all’autorità giudiziaria le notizie”. Mons. Crociata: “Chiaro che bisogna collaborare con le autorità”

 

Città del Vaticano, 22 maggio 2012 – Nessun obbligo per i vescovi di denunciare episodi di pedofilia: è quanto affermano le linee guida per i casi di abuso sessuale da parte del clero messe a punto dalla conferenza episcopale italiana. “Nell’ordinamento italiano il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale né di incaricato di pubblico servizio, non ha l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto in merito ai fatti illeciti oggetto”, si legge infatti.

“Non possiamo chiedere al vescovo di diventare un pubblico ufficiale, formalizzare la richiesta al vescovo di denunciare i casi di abuso vuol dire andare contro l’ordinamento, del resto su questo problema la cooperazione con la magistratura è un fatto ordinario”, ha spiegato il Segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, presentandole alla stampa. “E’ chiaro a tutti noi vescovi – ha aggiunto Crociata – che bisogna collaborare con le autorità civili, ciò non vuol dire che noi si possa operare in modo difforme da quanto prevede la legislazione”.

Il Segretario della Cei ha anche spiegato che il vescovo, laddove si riconosca la fondatezza delle accuse, “può incoraggiare le vittime a rivolgersi alla magistratura”. Tuttavia i vescovi, si legge ancora nelle Linee guida della Cei, ”sono esonerati dall’obbligo di deporre o di esibire documenti in merito a quanto conosciuto o detenuto per ragione del proprio ministero”. ”Eventuali informazioni o atti concernenti un procedimento giudiziario canonico – continuano le indicazioni Cei – possono essere richiesti dall’autorità giudiziaria dello Stato, ma non possono costituire oggetto di un ordine di esibizione o di sequestro”.

Rispetto al fatto che poi le linee guida non prevedano l’istituzione – come in altri Paesi – di un vescovo responsabile a livello nazionale per il dossier abusi, Crociata ha ribadito che “in Italia non c’è bisogno di un’autorità terza per seguire questi casi, il vescovo è responsabile di tutto nella propria diocesi anche in questo campo”. “Nessuna responsabilità, diretta o indiretta, per gli eventuali abusi – prosegue il testo – sussiste in capo alla Santa Sede o alla Conferenza episcopale italiana“.

ASSISTENZA SPIRITUALE ALLE VITTIME – Nelle linee guida si legge ancora che “il vescovo che riceve la denuncia di un abuso deve essere sempre disponibile ad ascoltare la vittima e i suoi familiari, assicurando ogni cura nel trattare il caso secondo giustizia”. I vescovi, recita il testo, debbono “offrire sostegno spirituale e psicologico” alle vittime e ai familiari, “nel rispetto della libertà della vittima di intraprendere le iniziative giudiziarie che riterrà più opportune”.

INDAGINI DEL VESCOVO – “Quando il vescovo abbia notizia di possibili abusi in materia sessuale nei confronti di minori ad opera di chierici sottoposti alla sua giurisdizione, deve procedere immediatamente – ricorda la Cei nel documento – a un’accurata ponderazione circa la verosimiglianza di tali notizie“. “Occorre evitare – raccomandano inoltre le Linee guida – di dar seguito a informazioni palesemente pretestuose ovvero diffamatorie, o comunque prive di qualsiasi riscontro probatorio plausibile, per cui ogni ulteriore investigazione appaia assolutamente superflua”.

“Il giudizio di verosimiglianza – stabilisce il documento Cei – andrà condotto quanto più rapidamente possibile, se necessario anche affidando l’incarico a persona idonea di provata prudenza ed esperienza, e curando di tutelare al meglio la riservatezza di tutte le persone coinvolte”. Durante tale fase spetta al vescovo “la scelta di informare o meno il chierico delle accuse e di adottare eventuali provvedimenti nei suoi confronti affinché si eviti il rischio che i fatti delittuosi ipotizzati si ripetano, ferma restando la presunzione di innocenza fino a prova contraria“. Qualora, sussistendo la verosimiglianza delle suddette condotte, l’indagine previa appaia “assolutamente superflua”, il vescovo “potra’ deferire il chierico direttamente alla Congregazione per la Dottrina della Fede”. 

135 CASI DI ABUS SU MINORI – I casi di pedofilia tra il clero in Italia tra il 2000 e il 2011, emersi nell’ambito di una ricognizione effettuata dalla Cei in vista della pubblicazione delle Linee guida, sono 135. “Di questi casi – ha spiegato sempre monsignor Crociata – 77 sono le denunce che risultano alla magistratura, 22 sono stati condannati in primo grado, 17 in secondo, 21 hanno patteggiato, 12 i casi archiviati, 5 assolti”.

 

http://qn.quotidiano.net/cronaca/2012/05/22/716750-pedofilia-no-obbligo-denuncia-dei-vescovi.shtml?google_editors_picks=true

TERREMOTO IN EMILIA: LE SCOSSE CONTINUANO

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LEGGO.IT

TERREMOTO IN EMILIA, ALLE 8,26 NUOVA SCOSSA DI MAGNITUDO 3.4 A MODENA

 
Terremoto in Emilia, le foto dei lettori da Ferrara a Modena

 
Terremoto in Emilia, le foto dei lettori da Ferrara a ModenaTerremoto in Emilia, le foto dei lettori da Ferrara a ModenaTerremoto in Emilia, le foto dei lettori da Ferrara a ModenaTerremoto in Emilia, le foto dei lettori da Ferrara a ModenaTerremoto in Emilia, le foto dei lettori da Ferrara a ModenaTerremoto in Emilia, le foto dei lettori da Ferrara a ModenaTerremoto in Emilia, le foto dei lettori da Ferrara a ModenaTerremoto in Emilia, le foto dei lettori da Ferrara a ModenaTerremoto in Emilia, le foto dei lettori da Ferrara a ModenaTerremoto in Emilia, le foto dei lettori da Ferrara a ModenaTerremoto in Emilia, le foto dei lettori da Ferrara a ModenaTerremoto in Emilia, le foto dei lettori da Ferrara a Modena
 
Giovedì 24 Maggio 2012 – 09:14

MODENA – La terra continua a tremare in Emilia Romagna e per gli abitanti i disagi sembrano non avere mai fine. 

ALLE 8.26 NUOVA SCOSSA DI MAGNITUDO 3.4 Una nuova scossa di terremoto è stata avvertita alle 8.26 nelle zone già colpite dal sisma in Emilia. Secondo i dati diffusi dalla Protezione civile, ha avuto magnitudo di 3.4, a una profondità di soli 1,4 chilometri. La scossa è stata avvertita chiaramente anche a Bologna. E quella appena trascorsa è stata la peggiore notte da domenica scorsa con una ventina di scosse rilevate dall’Ingv. Le più forti si sono registrate subito dopo la mezzanotte e all’una di stamani. La prima ha avuto un’intensità di 4.3 ed è stata avvertita sia a Modena che a Bologna mentre la seconda ha avuto magnitudo 3.2. I sismografi hanno rilevato che entrambe le scosse si sono verificate a soli 4 km di profondità. Le scosse sono proseguite con intensità variabile tra 2.6 e 3 per tutta la notte. Alle 6.24 nuova scossa nel Ferrarese di magnitudo 3.

LA TERRA CONTINUA A TREMARE IN PROVINCIA DI MODENA La scossa di terremoto è stata chiaramente avvertita dalla popolazione in provincia di Modena. Le località prossime all’epicentro sono San Felice sul Panaro, Finale Emilia e Camposanto. Secondo i rilievi registrati dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia l’evento sismico è stato registrato alle ore 08.26 con magnitudo 3,4. Sono in corso le verifiche da parte della Sala Situazione Italia del Dipartimento della Protezione Civile. La scossa di questa mattina segue le circa 20 scosse di terremoto registrate questa notte dai tecnici dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia tra le province di Modena, Ferrara e Mantova. La più forte si è verificata alle 23.41, con una magnitudo di 4,3. Due scosse hanno avuto una magnitudo di 3,0, mentre le altre sono tutte comprese tra 2,0 e i 3,0. Alcune di queste scosse sono state avvertite dalla popolazione.

“TORNATA LA PAURA”. Campi di assistenza esauriti e intere famiglie in macchina dopo le forti scosse avvertite durante la notte a Finale Emilia. «È tornata la paura – ha detto il sindaco di Finale, Fernando Ferioli -. Stiamo tornando indietro, finché non ci sarà un pò più di tranquillità non riusciremo a progredire. Cercavamo di convincere le persone a tornare nelle loro abitazioni, se agibili, ma se continuano queste scosse sarà impossibile». Le due scosse della notte, di magnitudo 4,3 e 3,2 che si sono generate alla profondità minima di 4 chilometri, hanno provocato forti danni nei palazzi già lesionati. Soprattutto il castello Estense, dove c’è stato un nuovo crollo vicino alla torre. I tecnici, gli ingegneri e gli esperti che si trovano a Finale stanno eseguendo sopralluoghi e la zona rossa, che ieri era stata ristretta, sarà nuovamente allargata alle strade principali del centro storico.

La scheda del terremoto.
– ZONE COLPITE – L’epicentro è stato a Finale Emilia (Modena). Nel raggio d’azione 17 comuni vicini: 6 nel Modenese, 4 nel Bolognese, 7 nel Ferrarese.
– TERREMOTI PRECEDENTI – In quest’area, classificata nel 2003 a rischio sismico medio-basso, terremoti così forti risalgono al 1300 nel Modenese e al 1570 nel Ferrarese. Altre scosse colpirono la zona del Reggiano e del Parmense nel ’96 (settimo grado, due anziani morti), nel 2000 (tra il sesto e il settimo grado) e nel 2008 (magnitudo 5.2). Le ultime sono del 25 e 27 gennaio con epicentro tra Reggio e l’Alto Appennino parmense (rispettivamente magnitudo 4.9 e 5.4).
– ASSISTENZA – Le richieste di persone senza casa sono quasi 6.000, soddisfatte dalle strutture della Protezione civile: 4.200-4.500 nella provincia di Modena, 1.300 nel Ferrarese, circa 300 nella provincia di Bologna.
– VERIFICHE STABILITÀ EDIFICI – Sono 2.159 quelle eseguite finora dai vigili del fuoco su altrettanti immobili. In campo 35 squadre. L’agibilità è stata certificata nel 98% dei casi.
– FONDI STANZIATI – Ammontano a 50 milioni quelli promessi dal Consiglio dei ministri che ha decretato lo stato di emergenza. I primi 10 serviranno a coprire le spese per i soccorsi, l’assistenza e la messa in sicurezza provvisoria degli edifici pericolanti.
– DANNI ECONOMICI – Sono di diverse centinaia di milioni secondo Confindustria, mentre quelli all’agricoltura si aggirano sui 200 milioni. Effetti anche sulla produzione di latte che si è ridotta del 10% da parte di mucche spaventate dal sisma.
– SOLIDARIETÀ – Il Dalai Lama, attraverso la sua Fondazione, donerà 50.000 euro. Altri 250.000 euro sono stati messi a disposizione della Provincia di Ferrara per i primi interventi sul castello estense, su scuole e strade provinciali.
– STAZIONI SISMICHE – Le zone colpite dal terremoto possono contare ora su una rete sismica mobile di 33 stazioni: 16 installate nelle prime 48 ore, 17 successivamente.

http://www.leggo.it/news/cronaca/terremoto_in_emilia_alle_826_nuova_scossa_di_magnitudo_34_a_modena/notizie/180824.shtml

maggio 21, 2012

ADDIO A ROBIN GIBB CANTANTE DEI BEE GEES

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LEGGO.IT

MORTO ROBIN GIBB,
LEGGENDA DEI BEE GEES

Robin Gibb e i Bee Gees

 
Robin GibbRobin, Barry e Maurice GibbRobin GibbRobin Gibb e i Bee Gees
 
Lunedì 21 Maggio 2012 – 01:33

LONDRA – E’ morto all’età di 62 anni Robin Gibb, leggenda dei Bee Gees che fondò con i fratelli Maurice e Barry. Lo hanno reso noto fonti della sua famiglia. Gibb ha perso la sua battaglia contro il cancro che lo ha visto combattere per molto tempo. Barry, Maurice e Robin scalarono le hit negli anni 70 con pezzi come Tragedy, Stayin’ Alive, and Night Fever. La morte di Robin lascia in vita il solo Barry, 65 anni. Anche il gemello di Robin, Maurice morì nel 2003. Il gruppo ha raggiunto record di oltre 200 milioni di dischi fin dalla loro fondazione negli anni ’60.

Gibb era stato operato per un tumore al colon un anno e mezzo fa quando i medici gli avevano diagnosticato un cancro all’intestino ed al fegato. Tornato in pubblico a febbraio, Robin Gibb aveva detto di essere in «miglioramento», lasciando intendere che le terapie stavano avendo successo. Ma da allora il suo stato di salute è andato via via peggiorando fino a poche settimane fa quando era entrato in coma per una polmonite da cui, nei giorni scorsi, sembrava essersi ripreso.

LA FEBBRE BEE GEES. Robin Gibb se n’è andato lasciandosi dietro un’aura leggendaria. Insieme ai due fratelli, Barry il primogenito e il gemello Maurice, con i Bee Gees con la colonna sonora della Febbre del sabato sera non solo ha firmato uno dei più clamorosi successi discografici di sempre, ma ha lasciato un documento fondamentale degli anni ’70 che si stavano abbandonando ai trionfi della disco music. Uno stile inconfondibile con il falsetto armonizzato e quel sound che era dance, ma non era disco e produceva melodie pop dal fascino implacabile. Non è un caso che i Bee Gees siano da tempo entrati nella Rock’n’Roll Hall of Fame e a tenere il discorso di introduzione è stato Brian Wilson, il genio tormentato dei Beach Boys e di Pet Sound.

DESTINO IMPIETOSO. Nonostante il successo planetario, non si può dire che alla famiglia Gibb sia toccato un destino pienamente felice: Andy, il più giovane che aveva intrapreso una carriera solista in mezzo a tanti problemi personali è morto nel 1988 a 30 anni. Maurice è morto nel 2003 a 53 anni, un evento che ha indotto i fratelli a sciogliere la band. E anche Robin, che aveva 62 anni, ha avuto in sorte una fine prematura, dovuta alla malattia, un tumore al colon complicato da una polmonite, che lo scorso 10 aprile, gli ha impedito di partecipare alla prima di The Titanic Requiem, una partitura sinfonica scritta insieme al figlio Robin-John e registrata dalla Royal Philarmonic Orchestra in occasione del centenario dell’affondamento dello sfortunato piroscafo. Robin era la voce solista dei Bee Gees, un ruolo che però era coperto anche da Barry, lo specialista del falsetto e questo, negli anni, lo ha portato verso una carriera solista che è stata anche piuttosto intensa e con qualche successo. Ma niente di paragonabile a quanto fatto con i Bee Gees.

CARRIERA VARIEGATA. È curiosa la storia dei fratelli Gibbs. Inglesi di nascita, hanno cominciato a farsi conoscere in Australia e hanno conosciuto un clamoroso successo negli anni ’60 quando, tornati in Gran Bretagna, grazie alla collaborazione del produttore Robert Stigwood, piazzarono una serie di successi clamorosi come New York Mining Disaster 1941, Massachussetts, World ai quali va aggiunta To Love Somebody, un brano diventato uno standard. Ma tra la fine degli anni ’60 e la metà degli anni ’70 i Bee Gees si impantanano in rivalità personali e mancanza di una sicura direzione fino alla svolta che li ha portati nella storia, la già citata colonna sonora della Febbre del sabato sera, le cui vendite a oggi si aggirano attorno ai 40 milioni di copie.

DIFFICILE RIPETERSI. Ovviamente un successo del genere può essere anche un’arma a doppia taglio. Come raccontavano i Gibb, «è difficile andare in classifica quando i brani della Febbre del sabato sera sono al primo posto per anni». È un pò quello che è successo ai Bee Gees che hanno avuto qualche numero uno come Tragedy, sono andati in crisi, hanno venduto bene con la colonna sonora di Staying Alive, il sequel della Febbre del sabato sera, hanno conosciuto alti e bassi, separazioni e reunion. Nel complesso hanno venduto più di 200 milioni di dischi e restano una delle band pop di maggior successo della storia. Robin Gibb se ne va lasciando l’eredità di un sound inconfondibile, di un modello di stile e un doppio album che da tempo fa parte della storia del costume. Ma anche l’impressione di un artista che, come d’altronde i suoi fratelli, una volta svanito il successo epocale non sia riuscito a trovare una sua strada.
http://www.leggo.it/spettacoli/musica/morto_robin_gibb_leggenda_dei_bee_gees_foto_video/notizie/180365.shtml

 

 

BRESCIA: LANCIA I FIGLIOLETTI DAL BALCONE

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BRESCIA, LANCIA I FIGLIOLETTI DAL BALCONE.
LA MOGLIE: “METTI GIÙ LA BAMBINA” -FOTO

 
Lunedì 21 Maggio 2012 – 14:17

BRESCIA – «Se volevi spaventarmi ci sei riuscito, ma adesso dai metti giù la bambina». Sono queste le ultime parole dette da Elena Morè, la moglie di Marco Turrini, l’agente pubblicitario di 41 anni che stamani, a Brescia, ha gettato dalla finestra i suoi due figli prima di tentare di defenestrare anche la moglie e di gettarsi egli stesso.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, durante una discussione peraltro non particolarmente accesa che aveva per oggetto i problemi lavorativi di lui, Turrini improvvisamente ha aperto la finestra del soggiorno, dove erano presenti anche i due bambini già vestiti.
Senza proferire alcuna minaccia ha preso la bimba in braccio davanti alla finestra e di fronte alla moglie che neanche per un attimo ha pensato che potesse fare sul serio. Poi improvvisamente la follia: l’uomo ha gettato prima la figlia più piccola e in rapida successione ha preso anche il maschietto e lo ha gettato giù dal settimo piano.
Elena Morè, impietrita, per alcuni secondi, è poi corsa fuori casa per chiedere soccorso, ma è stata inseguita dal marito che al piano di sotto, su un pianerottolo ha aperto un’altra finestra e ha cercato di gettarla nel vuoto. Infine quando ha visto giungere i primi vicini di casa ha lasciato andare la donna e si è buttato. Turrini è morto sul colpo, mentre per i due bambini c’è stato un inutile trasporto d’urgenza all’ospedale civile di Brescia, dove però sono morti poco dopo.

DEPRESSO PER PROBLEMI ECONOMICI Era depresso per motivi economici l’uomo che stamani ha gettato i due figli dalla finestra e, dopo aver tentato di farlo con la moglie, si è gettato nel vuoto a Brescia. Il particolare emergerebbe dai primi accertamenti della polizia che hanno ascoltato la donna, in stato di grave choc all’ospedale.
Parenti e vicini di casa hanno detto che da circa un anno l’uomo, un pubblicitario, era rimasto a casa dal lavoro, e che era da tempo in sofferenza per depressione anche se non risulta che fosse in cura presso le autorità sanitarie.
Secondo gli investigatori che stanno ricostruendo il ‘raptus’ dell’uomo non è possibile al momento parlare di cause certe che hanno scatenato la sua follia. La perdita del lavoro non era recente e in famiglia, comunque, entrava lo stipendio della moglie, e di conseguenza il disagio economico non era tale, secondo le prime indicazioni, da causare indigenza. Di certo però la moglie, nonostante lo choc, ha riferito che l’uomo, da tempo, soffriva e si era molto chiuso in sè stesso.

http://www.leggo.it/news/cronaca/brescia_lancia_i_figlioletti_dal_balcone_la_moglie_metti_giu_la_bambina_foto/notizie/180440.shtml

TERREMOTO IN EMILIA: LE CAUSE

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terremoto in emilia romagna
 
 
 
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TERREMOTO IN EMILIA: LE CAUSE

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LEGGO.IT

“IN ITALIA IL BIG ONE NON ARRIVERÀ. CAUSA
DEL SISMA, LE MONTAGNE SOTTERRANEE”

 
Lunedì 21 Maggio 2012 – 07:01
di Isabella Pascucci

ROMA – Gian Paolo Cavinato geologo ricercatore del Cnr, un forte sisma dopo mesi di terremoti di minore magnitudo in varie zone d’Italia. Arriverà il big one?
«Fortunatamente non esistono faglie italiane lontanamente comparabili a quelle di Giappone, Cile o Haiti, ossia placche di centinaia di chilometri. Le nostre sono di qualche chilometro e non possono causare terremoti terrificanti. La magnitudo del sisma in Giappone è stata circa 9.3, ossia 27.000 volte superiore a quella dell’Aquila».
Ma il terremoto di ieri in Emilia era di magnitudo 6, prossima ai 6.3 del sisma abruzzese. Come mai non ha causato una devastazione simile a quella del 2009?
«Magnitudo simile ma non uguale. Infatti parliamo di scala logaritmica e, quindi, tra diverse magnitudo l’intensità aumenta non in maniera proporzionale ma esponenziale. E comunque anche il contesto è diverso».
In Emilia è meno rischioso?
«Non esattamente, anzi la piana alluvionale della Pianura padana è una zona sismica: tutta la fascia tra il litorale adriatico fino a Ferrara e Modena è detta dorsale ferrarese».
Dorsale? Ma di quali montagne?
«Sotto la copertura alluvionale, che riconosciamo come pianura, c’è una catena montuosa sepolta, ma ancora attiva, prosecuzione della catena appenninica».
Montagne sotto la Pianura padana.
«Già: è questo il punto in cui si è generato il terremoto, perché questa catena ogni tanto si muove. È formata da strutture geologiche impilate l’una sull’altra, come tegole di un tetto. E quando una tegola vibra genera il terremoto».
Cosa le ricopre?
«La catena è stata sepolta da un pacco di sedimenti più o meno soffici, di natura alluvionale: ghiaie, argille, sabbie. Il fiume normalmente tiene il suo alveo, ma talvolta esonda e deposita questi sedimenti».
E i terreni soffici favoriscono il sisma?
«Rispetto alle rocce solide delle catene appenniniche, dall’Emilia all’Abruzzo, costituite da rocce compatte, i terreni soffici vibrano di più perché la distribuzione delle componenti grossolane e fini è diversa e meno coesa: l’onda d’urto dall’ipocentro vi si propaga maggiormente».
Questo spiega i crolli?
«Sicuramente: gli edifici storici, più fragili, sono crollati, mentre le strutture più recenti in cemento armato hanno resistito».
E se l’epicentro fosse stato a Ferrara o Bologna? Le torri sarebbero state a rischio?
«Certo: credo di sì e i danni sarebbero stati molto maggiori. Ma decine di chilometri di distanza hanno evitato il peggio».
Lo sciame sismico è da temere?
«Non possiamo dirlo con certezza: dopo le 4.04 le repliche sono state tutte di magnitudo inferiori, ma se si verificano ancora tante microscosse, vuol dire che di energia da liberare ce n’è ancora tanta».
Quanto durerà?
«Qualche settimana, due o più. Per un terremoto potente come quello dell’Aquila è continuato per 4 mesi».

http://www.leggo.it/news/cronaca/in_italia_il_big_one_non_arrivera_causa_del_sisma_le_montagne_sotterranee/notizie/180369.shtml

 
 

 

 

Le cause del terremoto in Emilia

Giovanni Caprara spiega sul Corriere della Sera che cosa sta succedendo alla pianura padana, un tempo considerata non a rischio sismico

 

21 maggio 2012
 

Sul Corriere della Sera di oggi, Giovanni Caprara spiega con l’aiuto del sismologo Massimo Cocco che cosa sta succedendo in questi giorni alla pianura padana, dove si sono verificati i terremoti particolarmente intensi di ieri in un’ampia porzione di territorio tra le province di Ferrara e Modena.

Come mai un terremoto nel mezzo della Val Padana di intensità medio-alta (5.9 della scala Richter) seguito da una fitta sequenza di altri sismi, alcuni altrettanto potenti?
È il frutto dello scontro tra le placche della crosta terrestre, l’africana contro quella europea. Questo in generale. In particolare è la conseguenza della compressione tra nord e sud che si crea fra le due zolle del pianeta. La spinta degli Appennini, al di sopra della microplacca Adriatica, ieri ha prodotto una faglia lunga una quarantina di chilometri tagliando la Val Padana tra est e ovest, fra Ferrara e Modena, scuotendola vigorosamente. Nell’arco della giornata si è registrato oltre un centinaio di sismi di varia magnitudo ma alcuni con livelli tra 4 e 5 della scala Richter, quindi rilevanti e in grado provocare seri danni, disastri e purtroppo vittime.

Queste zone della Val Padana sembravano in passato un’area relativamente tranquilla ma negli ultimi tempi tutto pare cambiato. Come mai?
Fino al 2003, quando si è compilata l’ultima carta del pericolo sismico, non era nemmeno considerata. Non essendo stati fino ad allora raccolti dati strumentali non era classificata e quindi giudicata a bassa sismicità. Altrettanto successe a San Giuliano di Puglia. Ma gli eventi accaduti hanno costretto a una revisione ponendola all’improvviso nella classifica del pericolo nella terza categoria; vale a dire medio-bassa. L’Aquila, per fare un confronto, è in prima categoria. Negli anni precedenti si erano verificati episodi consistenti. Ad esempio il terremoto di Cento (5.4 della scala Richter) nel 1987 e di Rovigo (4.7) del 2011. Nei mesi più recenti i fenomeni si sono intensificati scuotendo l’intera regione. Dal gennaio 2012 la zona appenninica di Reggio Emilia e Parma venne colpita da terremoti di magnitudo 4.9 e 5.4, a distanza di pochissimi giorni. I due sismi di gennaio, pur avvenuti a profondità molto diverse (30 e 60 km) rispetto ai 6-8 km di quelli di ieri, sono anch’essi legati ai movimenti della stessa «microplacca adriatica», che negli ultimi tempi ha avuto un’attività piuttosto intensa.

continua a leggere sul Corriere della Sera

http://www.ilpost.it/2012/05/21/le-cause-del-terremoto-in-emilia/

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Gian Paolo Cavinato spiega perché i due terremoti hanno avuto conseguenze così differenti: “La potenza non è l’unico elemento. Va valutata la composizione del sottosuolo e la morfologia geologica dell’area interessata dalla scossa”

Continua su Repubblica

http://www.repubblica.it/cronaca/2012/05/20/news/sisma_l_aquila_magnitudo_6_3_emilia_magnitudo_6_ricercatore_cnr_eventi_simili_ma_molto_diversi-35552096/

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articolo di venerdì 27 gennaio 2012

Il Nord Italia trema ancora:
scossa di magnitudo 5,4
L’epicentro vicino a Parma

di Sergio Rame
 
Scossa di magnitudo 5,4 della scala Richter a una profondità di 60 km. MAPPA Ecco le zone sismiche in Italia. SCHEDA I consigli da seguire in caso di terremoto

Dalla Liguria al Veneto, dalla Lombardia alla Toscana: il Nord Italia trema ancora. Una violenta scossa di terremoto, che è durata pochi secondi, è stata avvertita distintamente alle 15:53 in tutto il Nord del Paese. Secondo le primissime stime dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), la scossa ha fatto tremare la stessa zona colpita dal sisma di mercoledì scorso: la magnitudo è stata di 5,4 gradi della scala Richter. Ed è proprio l’Ingv a lanciare l’allarme: “Siamo in presenza di uno sciame sismico nell’appennino emiliano ed è possibile che ci siano altre scosse dopo quella di oggi, anche più forti”.

L’Istituto di vulcanologia ha spiegato che l’epicentro della scossa è stato localizzato tra Corniglio, Berceto, Monchio delle Corti e Palanzano, paesi in provincia di Parma vicini all’Appennino tosco-emiliano, a 60 chilometri di profondità. Il sisma è stato avvertito in un raggio di almeno 100 chilometri: oltre a Bologna sono tremate anche a Milano, Genova e in Veneto. Lievi scosse si sono sentite anche a Perugia e a Pesaro. Alle 16:23, mezz’ora dopo la prima violenta scossa, gli strumenti dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia hanno registrato una seconda scossa con magnitudo di 2.7 ad una profondità di 63.6 chilometri. Alle 16:34 una terza scossa con magnitudo di 3.2. Adesso la paura è che vi sia uno sciame sismico. Il sismologo dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia Salvatore Barba ha spiegato chiaramente che “è possibile che ci siano altre scosse dopo quella di oggi, anche più forti”. “E’ stato un terremoto particolarmente profondo – ha spiegato il sismologo – molto più della media della zona che è di 25-30 chilometri (questo è localizzato a oltre 60 chilometri di profondità, ndr), e questo ha sicuramente attutito l’effetto. Ricordiamo che all’Aquila la profondità fu di appena 7 chilometri”. La magnitudo è elevata, ma nella zona sono possibili magnitudo anche più forti, fino a 6 gradi Richter.

Il sismologo Alessandro Amato dell’Ingv ha spiegato che il movimento della placca adriatica è all’origine delle scosse di oggi ed è legato ai terremoti del Reggiano e del Veronese nella notte fra il 24 e il 25 gennaio. “A Nord-Est la placca Adriatica spinge verso l’Europa e in questo movimento scorre sotto le Alpi, generando terremoti nella zona di Verona e poi verso il Friuli e le Prealpi – ha spiegato – scendendo in direzione Sud, invece, si piega gradualmente sotto l’Appennino, inarcandosi”. Secondo Amato, dunque, è stato questo movimento a generare il terremoto nel Reggiano, in un’area più vicina alla pianura e con una pericolosità sismica classificata come medio-bassa, così come oggi ha colpito un’area più vicina ai rilievi e classificata con una pericolosità medio-alta.

Il professor Sandro Moretti dell’università di Firenze, membro del comitato tecnico scientifico per l’emergenza Concordia, ha fatto sapere che gli strumenti sismici sistemati proprio per verificare i movimenti del relitto della Costa Concordia, incagliata al largo dell’Isola del Giglio, sono “andati in saturazione, ma solo perché sono tarati per segnalare movimenti millimetrici”. Il professore Moretti ha, tuttavia, assicurato che “la nave non si è mossa se non di quei movimenti millimetrici che non sono dovuti al terremoto”.

La paura per la scossa di terremoto che nel Nord del Paese è stata sentita indistintamente intorno alle 16 è stata segnalata da tutti i principali social network. Subito dopo la nuova forte scossa avvertita in Emilia Romagna, Trentino Alto Adige, Liguria, Veneto, Lombardia, Piemonte e Toscana si è scatenato un vero e proprio tam tam di commenti su Facebook da chi lo ha vissuto in diretta. Da Bologna a Bergamo, da Milano a Genova, ci sono voluti pochi istanti e le bacheche di chi vive nelle città in cui la scossa si è sentita sono già inondate di commenti diffondendo la notizia da un capo all’altro del Belpaese.

 
 

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Classificazione sismica della protezione civile

 
Per ridurre gli effetti del terremoto, l’azione dello Stato si è concentrata sulla classificazione del territorio, in base all’intensità e frequenza dei terremoti del passato, e sull’applicazione di speciali norme per le costruzioni nelle zone classificate sismiche.
La legislazione antisismica italiana, allineata alle più moderne normative a livello internazionale prescrive norme tecniche in base alle quali un edificio debba sopportare senza gravi danni i terremoti meno forti e senza crollare i terremoti più forti, salvaguardando prima di tutto le vite umane.
Sino al 2003 il territorio nazionale era classificato in tre categorie sismiche a diversa severità. I Decreti Ministeriali emanati dal Ministero dei Lavori Pubblici tra il 1981 ed il 1984 avevano classificato complessivamente 2.965 comuni italiani su di un totale di 8.102, che corrispondono al 45% della superficie del territorio nazionale, nel quale risiede il 40% della popolazione.
Nel 2003 sono stati emanati i criteri di nuova classificazione sismica del territorio nazionale, basati sugli studi e le elaborazioni più recenti relative alla pericolosità sismica del territorio, ossia sull’analisi della probabilità che il territorio venga interessato in un certo intervallo di tempo (generalmente 50 anni) da un evento che superi una determinata soglia di intensità o magnitudo.
A tal fine è stata pubblicata

l’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3274 del 20 marzo 2003, sulla Gazzetta Ufficiale n. 105 dell’8 maggio 2003.Il provvedimento detta i principi generali sulla base dei quali le Regioni, a cui lo Stato ha delegato l’adozione della classificazione sismica del territorio (Decreto Legislativo n. 112 del 1998 e Decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001 – “Testo Unico delle Norme per l’Edilizia”), hanno compilato l’elenco dei comuni con la relativa attribuzione ad una delle quattro zone, a pericolosità decrescente, nelle quali è stato riclassificato il territorio nazionale.

Mappa classificazione sismica 2012
 
Zona 1 – E’ la zona più pericolosa, dove possono verificarsi forti terremoti.
Zona 2 – Nei comuni inseriti in questa zona possono verificarsi terremoti abbastanza forti.
Zona 3 – I Comuni interessati in questa zona possono essere soggetti a scuotimenti modesti.
Zona 4 – E’ la meno pericolosa. Nei comuni inseriti in questa zona le possibilità di danni sismici sono basse.

Di fatto, sparisce il territorio “non classificato”, che diviene zona 4, nel quale è facoltà delle Regioni prescrivere l’obbligo della progettazione antisismica. A ciascuna zona, inoltre, viene attribuito un valore dell’azione sismica utile per la progettazione, espresso in termini di accelerazione massima su roccia (zona 1=0.35 g, zona 2=0.25 g. zona 3=0.15 g, zona 4=0.05 g).
 
L’attuazione dell’ordinanza n.3274 del 2003 ha permesso di ridurre notevolmente la distanza fra la conoscenza scientifica consolidata e la sua traduzione in strumenti normativi e ha portato a progettare e realizzare costruzioni nuove, più sicure ed aperte all’uso di tecnologie innovative.

Le novità introdotte con l’ordinanza sono state pienamente recepite e ulteriormente affinate, grazie anche agli studi svolti dai centri di competenza (Ingv, Reluis, Eucentre). Un aggiornamento dello studio di pericolosità di riferimento nazionale (Gruppo di Lavoro, 2004), previsto dall’opcm 3274/03, è stato adottato con l’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3519 del 28 aprile 2006.
Il nuovo studio di pericolosità, allegato all’Opcm n. 3519, ha fornito alle Regioni uno strumento aggiornato per la classificazione del proprio territorio, introducendo degli intervalli di accelerazione (ag), con probabilità di superamento pari al 10% in 50 anni, da attribuire alle 4 zone sismiche.

Suddivisione delle zone sismiche in relazione all’accelerazione di picco su terreno rigido (OPCM 3519/06)

Zona sismica Accelerazione con probabilità di superamento pari al 10% in 50 anni (ag)
1 ag >0.25
2 0.15 <ag≤ 0.25
3 0.05 <ag≤ 0.15
4 ag ≤ 0.05

Nel rispetto degli indirizzi e criteri stabiliti a livello nazionale, alcune Regioni hanno classificato il territorio nelle quattro zone proposte, altre Regioni hanno classificato diversamente il proprio territorio, ad esempio adottando solo tre zone (zona 1, 2 e 3) e introducendo, in alcuni casi, delle sottozone per meglio adattare le norme alle caratteristiche di sismicità.
Per il dettaglio e significato delle zonazioni di ciascuna Regione, si rimanda alle
disposizioni normative regionali(15 Kb).
Qualunque sia stata la scelta regionale, a ciascuna zona o sottozone è attribuito un valore di pericolosità di base, espressa in termini di accelerazione massima su suolo rigido (ag). Tale valore di pericolosità di base non ha però influenza sulla progettazione.

Le attuali Norme Tecniche per le Costruzioni (Decreto Ministeriale del 14 gennaio 2008), infatti, hanno modificato il ruolo che la classificazione sismica aveva ai fini progettuali: per ciascuna zona – e quindi territorio comunale – precedentemente veniva fornito un valore di accelerazione di picco e quindi di spettro di risposta elastico da utilizzare per il calcolo delle azioni sismiche.
Dal 1 luglio 2009 con l’entrata in vigore delle Norme Tecniche per le Costruzioni del 2008, per ogni costruzione ci si deve riferire ad una accelerazione di riferimento “propria” individuata sulla base delle coordinate geografiche dell’area di progetto e in funzione della
vita nominale dell’opera. Un valore di pericolosità di base, dunque, definito per ogni punto del territorio nazionale, su una maglia quadrata di 5 km di lato, indipendentemente dai confini amministrativi comunali.
La classificazione sismica (zona sismica di appartenenza del comune) rimane utile solo per la gestione della pianificazione e per il controllo del territorio da parte degli enti preposti (Regione, Genio civile, ecc.).

http://www.protezionecivile.gov.it/jcms/it/classificazione.wp

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ITALIA: LE ZONE SISMICHE
 
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maggio 20, 2012

TERREMOTO IN EMILIA DI MAGNITUDO 6: 6 MORTI-CROLLANO EDIFICI STORICI

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terremoto in emilia romagna
 
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TERREMOTO IN EMILIA DI MAGNITUDO 6:
6 MORTI, CROLLANO EDIFICI STORICI

 

 
Domenica 20 Maggio 2012 – 10:46

BOLOGNA – Sei morti, crolli e devastazione. È questo il bilancio provvisorio dello spaventoso sisma che ha colpito l’Emilia Romagna intorno alle 4.00 del mattino con una scossa di magnitudo 6.
Sono le 4.04, come confermato dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, quando una scossa di quasi 6 gradi di magnitudo, con epicentro nella Pianura padana emiliana, a pochi chilometri da Finale Emilia, sconvolge il sonno di migliaia di persone. Intanto continuano le scosse di assestamento del sisma e «i danni al patrimonio culturale, ad una prima ricognizione, risultano notevoli». Lo dice il Ministero dei beni e delle
attività culturali in una nota. Per la regione, il presidente Vasco Errani ha richiesto lo stato di emergenza e sospeso l’attività scolastica nei comuni a rischio.

POSSIBILI ALTRE SCOSSE
Visti i danni alle strutture ecclesiastiche «ci stiamo raccomandando di limitare l’esercizio del culto», e domani l’attività scolastica nei comuni più colpiti sarà sospesa. L’ha detto Franco Gabrielli, Capo dipartimento della Protezione Civile, dopo il punto fatto a Ferrara. Si temono nuove scosse? «A grandi scosse, poi ne seguono altre. Non necessariamente questa è la scossa più grande che ci sarà. Bisogna essere cauti. Sui terremoti non si fanno previsioni e non si approccia il problema con superficialità e impropria rassicurazione».

L’AREA DEL SISMA. Ad essere coinvolte nel sisma sono le province di Bologna, Modena, Mantova, Ferrara e Rovigo. Tra i più vicini all’epicentro figurano i comuni mantovani di Borgofranco sul Po, Carbonara di Po, Felonica, Magnacavallo, Pieve di Coriano, Poggio Rusco, Revere, San Giovanni del Dosso, Schivenoglia, Sermide e Villa Poma, quelli rovigotti di Vergantino, Calto, Castelmassa, Castelnovo Bariano, Ceneselli e Melara, quelli modenesi di Camposanto, Medolla, Mirandola, San felice sul Panaro, quelli bolognesi di Crevalcore, Pieve di Cento, e quelli ferraresi Bondeno, Cento e Sant’Agostino.

LE REPLICHE. E a distanza di un’ora e mezza dalla scossa, una replica magnitudo 3.3, viene avvertita nella stessa zona alle 5.35. L’ipocentro stavolta è a 8,6 km di profondità e l’epicentro è in prossimità dei comuni modenesi di Camposanto, Finale Emilia e San Felice sul Panaro. 
Infine, una terza replica di magnitudo 2.9 alle 5:44 sempre nella stessa zona, in provincia di Modena, stavolta con ipocentro a 10 chilometri di profondità ed epicentro in prossimità sempre del comune di Finale Emilia.

LE VITTIME. Poi, inizia il bilancio delle vittime: un operaio marocchino di 29 anni è morto nel crollo del capannone industriale di un’azienda a ciclo continuo di polistirolo espanso a Ponte Rodoni di Bondeno, nel ferrarese, gravemente danneggiato.
Altre due persone perdono la vita, invece, a Sant’Agostino, nel crollo di una fabbrica di ceramica: erano due operai italiani, Nicola Cavicchi e Leonardo Ansaloni, che avrebbero terminato il loro turno di lavoro alle 6. Uno dei due, Nicola, stanotte non doveva neanche essere al lavoro. L’uomo, 35 anni, «Voleva andare al mare – raccontano in lacrime i genitori, Romana Fiorentini e Bruno – ma le previsioni del tempo non erano buone e così aveva deciso di sostituire un collega malato».
E c’è anche una vittima del terrore: è una tedesca, Gabi Ehsemann, che a quanto si è appreso si trovava in Italia per motivi di lavoro, la donna morta a Sant’Alberto di San Pietro in Casale, nel Bolognese. Ad avvisare il 118 verso le 4.40 è stato un uomo che la ospitava e che l’ha soccorsa: dopo la scossa la straniera era a letto, molto agitata e aveva problemi a respirare, poi ha perso conoscenza. Sono stati allertati i carabinieri della Compagnia di San Giovanni in Persiceto.
Una ultracentenaria sarebbe morta a Sant’Agostino, nel Ferrarese, a causa di un malore provocato dallo spavento per il forte terremoto che ha fatto tremare l’Emilia-Romagna e tutto il Nord Italia. Lo si apprende dai soccorritori impegnati nelle ricerche dell’operaio disperso sotto le macerie della fonderia Tecopress.
La Protezione civile parla anche di una ottantina di feriti non gravi.
Un operaio che lavorava alla Tecopress, fonderia a ciclo continuo di Dosso, frazione di Sant’Agostino, e risultato disperso nel crollo del tetto della fabbrica causato dal terremoto, è stato ritrovato senza vita sotto le macerie. Si chiama Gerardo Cesaro, 57enne di origini campane prossimo alla pensione.

SALITO IL LIVELLO D’ACQUA, IMMOBILI I LAMPADARI Prima del terremoto ci sarebbe stato un aumento del livello dell’acqua dei pozzi e dei fossi attorno a Finale Emilia, e alcune aree sarebbero state allagate dall’apertura di fontanazzi, come nel caso della via Fruttarola, all’uscita dal paese, come documentano alcune foto scattate da un agricoltore. Durante la scossa, la sensazione avuta da diversi residenti è stata come se dal terreno uscissero aria e sabbia. Altro particolare è stato l’immobilismo dei lampadari.

CENTRI ACCOGLIENZA Nel Modenese sono già stati allestiti centri di prima accoglienza per i cittadini le cui case potrebbero non essere agibili a Camposanto e Medolla. Entro sera saranno operativi centri anche a Finale, San Felice e Mirandola. Numerosi gli edifici pubblici e privati lesionati. È stato chiuso l’accesso al centro storico di Finale. Alla Provincia non risultano feriti gravi, e sono una cinquantina le persone lievemente contuse. Già evacuati l’ospedale e la casa protetta di Finale Emilia. In via precauzionale disposta anche quella dell’ospedale di Mirandola. La Protezione Civile sta facendo verifiche su ponti ed edifici pubblici. Già decisa anche la chiusura delle scuola domani a Finale, S.Felice, Medolla, Camposanto e Mirandola; per quanto riguarda gli altri Comuni si attende la conclusione delle verifiche statiche. Interrotta poi la strada provinciale che attraversa San Possidonio; ed è stata disposta l’interruzione della linea ferroviaria Bologna-Verona per l’inclinamento della torre piezometrica di San Felice, in corso di svuotamento.

I DANNI AGLI EDIFICI. Ingenti sono anche i danni in provincia di Modena, dove si segnalano numerosi crolli.
In particolare, una chiesa è crollata a San Felice sul Panaro, in provincia di Modena. Crolli anche di edifici storici e case coloniche.
Nel Bolognese, sono stati rilevati il crollo di una statua all’interno della chiesa di San Giovanni in Persiceto e crepe e inagibilità alla chiesa di Caselle di Crevalcore (dalle case adiacenti sono state evacuate per precauzione 14 persone) sono tra i danni più evidenti rilevati finora dai carabinieri durante le verifiche compiute nel Bolognese. Sono caduti anche calcinacci nella chiesa di San Matteo della Decima. Al castello di Galeazza è caduta la parte superiore della torre, e sono in corso accertamenti. Tegole dal tetto sono cadute anche in una comunità terapeutica a Ronchi; sui muri dell’edificio si sono aperte anche varie crepe.
Crolli anche a Ficarolo, in provincia di Rovigo, dove un vecchio fienile e parte del tetto di una chiesa sono crollati. 
Hanno rovinato al suono anche un paio di campanili, nei paesi di Gaiba, Castelmassa e Stienta, nella provincia rovigina.
La scossa, infatti, è stata avvertita anche a Venezia e in tutto il Veneto.
Nel padovano è stata segnalata  la caduta di alcuni cornicioni e di parte di intonaci di case, senza conseguenze per le persone. Centinaia le telefonate ai Vigili del fuoco, in particolare lungo l’asso da Rovigo al vicentino e al veronese.
Il panico e il timore di nuove scosse spinge la Protezione civile a disporre all’evacuazione dei malati dall’ospedale di Mirandola, in provincia di Ferrara, e degli ospiti di una casa per anziani a Finale Emilia.

http://www.leggo.it/news/cronaca/terremoto_in_emilia_di_magnitudo_6_6_morti_crollano_edifici_storici_foto_video/notizie/180288.shtml

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TERREMOTO IN EMILIA, BIMBA DI 5 ANNI SOTTO LE MACERIE: “SALVA PER MIRACOLO”  

 
Domenica 20 Maggio 2012 – 11:06

MOGLIA (MANTOVA) – «Paura? Tanta. Certo. C’era gente che è uscita in pigiama»: alla parrocchia di San Giovanni Battista a Moglia, risponde al telefono la perpetua. Il parroco è fuori con i parrocchiani. Moglia è uno dei comuni del mantovano più vicini all’Emilia e quindi alla zona interessata dal sisma. La chiesa e il municipio di Moglia hanno riportato danni e la piazza che li ospita entrambi è transennata. «Ci sono stati crolli di qualche comignolo e danni alla chiese, sia ai muri sia all’interno, mi han detto che è caduto l’organo – spiega la titolare della farmacia Roveda di piazza Cesare Battisti – Paura ne abbiamo avuta tanta. Adesso la situazione è tranquilla e la gente è rientrata in casa; ci sono in giro i vigili per i controlli». Verifiche alle strutture in corso anche a Gonzaga, comune limitrofo a Moglia, dove la scossa ha causato paura ma i danni materiali sembrano minori. I vigili urbani stanno controllando anche qui le case nelle zone periferiche e in campagna. Anche qui sono inagibili le due chiese.

A FINALE «La prima scossa è sembrata come fosse un forte colpo di vento. La seconda, quella che ha fatto danni, è stata seguita da un forte boato». Così Luigi Facchini, che abita nel centro di Finale, ha spiegato ai giornalisti come ha avvertito il terremoto della scorsa notte. Anche a Bologna più persone hanno avuto la stessa sensazione, come se si fosse trattato di un’improvvisa folata di vento. Subito in tanti si sono riversati con giubbotti e coperte in strada, dove sono rimasti a lungo, anche fino a giorno avanzato.

BIMBA SALVATA DALLE MACERIE Una bambina di 5 anni, che era rimasta sotto le macerie a seguito del crollo di un palazzo a Finale Emilia, comune colpito la notte scorsa dal terremoto, è stata salvata grazie a una chiamata arrivata dagli Usa al 113 di Roma. Intorno alle 4.40 un medico, che chiamava da New York , ha riferito di aver ricevuto una telefonata da una donna sua paziente che non riusciva a contattare i soccorsi per segnalare la presenza di una bimba di 5 anni sotto le macerie di un edificio. Il 113 di Roma ha contattato i vigili del fuoco di Modena che si sono messi in contatto con la donna. La bimba di 5 anni è stata estratta dalle macerie, portata all’ospedale di Modena ed è in buone condizioni. «Mio figlio, a New York, era su Internet e ha letto del terremoto che ha colpito la Pianura Padana e in particolare la sua zona d’origine. È riuscito a parlare con noi, che invece non riuscivamo a telefonare ai soccorritori per problemi di linea. Dall’America lui è riuscito, e così i vigili del fuoco hanno salvato la piccola Vittoria». Adriano Ziosi, 64 anni, decoratore in pensione, racconta all’ANSA come il figlio Marcello, 34, ricercatore alla Columbia University, ha lanciato un Sos dall’altra parte dell’oceano. «È là da due anni – spiega – si occupa di studi molecolari, di tumori al cervello. Appena ha saputo del sisma, allarmato ci ha chiamati. E così i soccorsi li ha potuti allertare lui». La famiglia Ziosi abita nella villetta adiacente alla casa di Vittoria Vultaggio. La loro è rimasta illesa, crolli di suppellettili a parte, quella della bimba è rimasta devastata dal crollo della torretta secentesca che ne fa parte, di recente ristrutturata in profondità, ma che non ha retto alla fortissima scossa della notte.

«La bimba è rimasta calma, pur sommersa da una coltre di un metro e mezzo di macerie. È il papà è stato un leone per liberarle il viso e farla respirare. Poi la protezione civile ha fatto il resto». A parlare è Andrea Giovanardi, 50 anni, vicino di casa di Bartolomeo Vultaggio che ha aiutato nei primi soccorsi alla piccola Vittoria. «Barto urlava di aiutarlo – dice Giovanardi – Io ero in pigiama, mi sono vestito e, devo essere sincero, c’era una parte del tetto che penzolava e la terra che tremava di continuo. Pensavo che se fosse venuto giù il resto saremmo morti anche noi. Ma Barto si è buttato nella stanza della bimba. Poi mi ha detto che quello che penzolava era solo polistirolo, isolante del coperto. L’ho seguito. Lui chiamava Vittoria, e Vittoria rispondeva in qualche modo. Siamo riusciti a raggiungerla, a liberarle il viso, a farla respirare. Le abbiamo dato acqua. I soccorsi sono arrivati un’ora dopo, non riuscivamo a chiamarli. Un’altra ora è servita per estrarla dalle macerie. Illesa. Un miracolo. Era sul letto. Si è salvata perchè il letto era accostato alla parete».

http://www.leggo.it/news/cronaca/terremoto_in_emilia_bimba_di_5_anni_sotto_le_macerie_salva_per_miracolo_foto_/notizie/180292.shtml

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LA SCOSSA PIU’ FORTE:

Magnitudo(Ml) 5.9 – EMILIA-ROMAGNA – MODENA
20/05/2012 04:03:52 (italiana)
20/05/2012 02:03:52 (UTC)

Map Location <!—->
 
Hai sentito il terremoto? Clicca qui.


Comunicato


Un terremoto di magnitudo(Ml) 5.9 è avvenuto alle ore 04:03:52 italiane del giorno 20/Mag/2012 (02:03:52 20/Mag/2012 – UTC).
Il terremoto è stato localizzato dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV nel distretto sismico: Pianura_padana_emiliana.
I valori delle coordinate ipocentrali e della magnitudo rappresentano la migliore stima con i dati a disposizione. Eventuali nuovi dati o analisi potrebbero far variare le stime attuali della localizzazione e della magnitudo.
 


Dati evento


 
Event-ID 8222913230
Magnitudo(Ml) 5.9
Data-Ora 20/05/2012 alle 04:03:52 (italiane)
20/05/2012 alle 02:03:52 (UTC)
Coordinate 44.89°N, 11.23°E
Profondità 6.3 km
Distretto sismico Pianura_padana_emiliana
 
Comuni entro i 10KmFINALE EMILIA (MO)
Comuni tra 10 e 20kmBORGOFRANCO SUL PO (MN)
CARBONARA DI PO (MN)
FELONICA (MN)
MAGNACAVALLO (MN)
PIEVE DI CORIANO (MN)
POGGIO RUSCO (MN)
REVERE (MN)
SAN GIOVANNI DEL DOSSO (MN)
SCHIVENOGLIA (MN)
SERMIDE (MN)
VILLA POMA (MN)
BERGANTINO (RO)
CALTO (RO)
CASTELMASSA (RO)
CASTELNOVO BARIANO (RO)
CENESELLI (RO)
MELARA (RO)
CAMPOSANTO (MO)
MEDOLLA (MO)
MIRANDOLA (MO)
SAN FELICE SUL PANARO (MO)
CREVALCORE (BO)
PIEVE DI CENTO (BO)
BONDENO (FE)
CENTO (FE)
SANT’AGOSTINO (FE)
 

maggio 19, 2012

BRINDISI/ORDIGNI ESPLOSI FUORI SCUOLA: MELISSA BASSI STUDENTESSA PERDE LA VITA

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LEGGO.IT

 

MELISSA, MORTA A 16 ANNI A BRINDISI:
“I GENITORI VIVEVANO PER LEI”

Melissa Bassi

 
Melissa BassiMelissa BassiMelissa Bassi
 
 
 
Sabato 19 Maggio 2012 – 15:18

BRINDISI – Era figlia unica Melissa Bassi, di Mesagne (Brindisi), la studentessa sedicenne morta nell’ attentato dinamitardo compiuto stamani davanti alla scuola ‘Morvillo Falconè in viale Aldo Moro, a Brindisi. Il papà di Melissa è un operaio, fa il piastrellista, e la mamma è una casalinga. «Era figlia unica – racconta il sindaco di Mesagne, Franco Scoditti, dopo aver incontrato i genitori – e ovviamente era una ragazza molto amata e coccolata, era la gioia di questi genitori che vivevano per lei». «Il papà e la mamma della ragazza sono tornati a Mesagne dopo essere stati nell’obitorio dell’ospedale di Brindisi e ora – racconta il sindaco – sono nella loro casa, distrutti dal dolore. Quando li ho incontrati non sono riuscito purtroppo a trovare parole di conforto».

LA RABBIA SU FACEBOOK Morire a 16 anni fuori scuola, il tragico finale di Melissa Bassi, la ragazzina coinvolta nell’esplosione dell’ordigno appena al di fuori dell’Istituto preofessionale “Morvillo Falcone“.
Dalle foto e dai messaggi che scambiava su Facebook emerge il ritratto di una ragazza solare, con tante amiche. Melissa studiava moda nell’istituto di Brindisi, dove arrivava ogni mattina da Mesagne, a pochi chilometri dal capoluogo.
Ora proprio su Facebook si susseguono i messaggi sbigottiti degli amici, che non riescono ancora a credere a come si possa morire a 16 anni, andando a scuola di sabato mattina. Tanti chiedono, su Facebook, la «pena di morte per questi animali». Intanto su Twitter molti utenti stanno protestando per «il saccheggio delle foto» cominciato «a pochi minuti dall’attentato». Sono due le immagini che gli utenti di Facebook stanno condividendo per piangere la morte della ragazza: una sua foto in classe, sorridente nel suo banco, e uno scatto all’aperto, l’ultimo visibile nel suo profilo. Nelle condivisioni il commiato, e i pensieri di affetto per la sua famiglia, lasciano spazio allo sdegno: «Vergognatevi, vi auguro che i vostri figli, se mai ne avrete, facciano la stessa fine», è uno dei commenti più duri indirizzati alle «bestie» che hanno ucciso «questa piccola stella», mentre alcuni post fanno riferimento a «trame oscure» e a una nuova «escalation di mafia». 

http://www.leggo.it/news/cronaca/melissa_morta_a_16_anni_a_brindisi_i_genitori_vivevano_per_lei_foto/notizie/180215.shtml

 

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BRINDISI, ORDIGNI ESPLOSI FUORI SCUOLA:
LA VITTIMA È UNA, 5 RICOVERATI

Sabato 19 Maggio 2012 – 14:07

BRINDISI – Erano ancora fuori scuola gli studenti dell’Istituto professionale “Morvillo Falcone” di Brindisi quando un ordigno formato da tre bombole di gpl è esploso. La bomba ha sorpreso i ragazzi attorno alle 7.45, e otto di loro sono rimasti feriti, due in maniera grave. Immediato il trasferimento all’ospedale Perrino, me per una 16enne, Melissa Bassi, la morte è sopraggiunta dopo non molto. Confermate e poi smentite le voci della morte anche di una seconda ragazza deceduta. Veronica Capodieci, 16enne di Mesagne, anche se in gravissime condizioni sarebbe ancora viva, sottoposta alle cure dei medici brindisini. Una vittima, cinque studentesse ricoverate, di cui una gravissima ed un’altra grave, e cinque dimissioni: è il bollettino diramato dall’ospedale Perrino e dalla Asl di Brindisi. Altre due pazienti sono dichiarate in prognosi riservata e sono ricoverate al Centro Grandi Ustioni. Di queste una è in condizioni serie ed è sottoposta ad intervento chirurgico mentre l’altra è in condizioni stazionarie ma ha il corpo ustionato per il 40%. Inoltre ci sono altre due studentesse ricoverate in Chirurgia plastica, una con ferite alle gambe da avviare in sala operatoria ed un’altra con ustioni di primo e secondo grado sul 20 per cento del corpo. Infine cinque pazienti sono stati dimessi. Si tratta sia di studenti che di cittadini. Due hanno fatto ricorso alle cure per otalgia a seguito dell’esplosione ed altri tre avevano reazioni ansiose a seguito dell’evento. «È stato fatto per uccidere: a quell’ora le ragazze entravano, proprio a quell’ora. Fosse accaduto alle 7,30 non ci sarebbe stata nessuna conseguenza», così Angelo Rampino, il preside dell’Istituto. 

http://www.leggo.it/news/cronaca/brindisi_ordigni_esplosi_fuori_scuola_la_vittima_e_una_5_ricoverati_foto_video/notizie/180208.shtml

 

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BRINDISI, AL VAGLIO IPOTESI MAFIA. LA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA IN PUGLIA OGGI -LEGGI

Sabato 19 Maggio 2012 – 17:18

BRINDISI – Tutte le piste sono aperte, al momento. La matrice mafiosa non è nè confermata nè esclusa: è un’ipotesi investigativa su cui si sta lavorando. Ma qual è la situazione della criminalità organizzata in Puglia e nel Brindisino? Un quadro si desume dall’ultima relazione della Direzione investigativa antimafia, riferita al primo semestre 2011. Il documento descrive, a livello regionale, un ambiente in fase di riorganizzazione e riposizionamento, con nuove leve che premono per farsi spazio. A Brindisi la sacra corona unita si è vista assestare duri colpi dall’azione di contrasto degli inquirenti, come emerge sia dalla relazione della Dia, sia da più recenti operazioni contro i clan.

LA SITUAZIONE GENERALE IN PUGLIA – «Il contesto criminale pugliese – si legge nella relazione – è interessato da dinamiche di riorganizzazione interna e di riposizionamento operativo dei sodalizi, molti dei quali indeboliti a seguito del contrasto investigativo». «Si evidenzia, parimenti, un forte attivismo delle giovani leve, desiderose di rimpiazzare gli elementi di vertice detenuti, e il tentativo di occupare importanti segmenti dei mercati criminali da parte di gruppi neo costituiti e poco strutturali, ma capaci di agire con modalità gangsteristiche. Tali linee evolutive, nel semestre in esame, hanno creato fibrillazioni degli assetti interni ai sodalizi e degli equilibri esistenti tra i diversi clan».

LA SITUAZIONE NEL BRINDISINO – La relazione spiega che in questo territorio «la minaccia derivante dalle matrici della sacra corona unita ha subito un ridimensionamento grazie alla cattura del reggente della frangia riconducibile al gruppo Pasimeni-Vitale, avvenuta il 14 marzo 2011, e del reggente della frangia riconducibile a Rogoli-Buccarella, avvenuta il 23 aprile 2011». Due catture che «hanno creato un vuoto al vertice dei due sodalizi, interrompendo momentaneamente le dinamiche di scontro in atto tra le parti». Incendi e danneggiamenti a scopo estorsivo sono aumentati: nel primo semestre 2011 ci sono stati 91 danneggiamenti seguiti da incendi contro i 55 del secondo semestre 2010, le estorsioni sono passate da 14 a 23, gli incendi da 33 a 35. Colpiti stabilimenti balneari, strutture alberghiere, sedi di aziende, autovetture, beni mobili e immobili appartenenti a commercianti, capannoni industriali, farmacie, concessionarie di auto, magazzini di stoccaggio merci, paninoteche, bar, negozi di alimentari. 

L’OPERAZIONE ‘DIE HARD‘ – È di pochi giorni fa, il 9 maggio, l’ultima operazione contro la criminalità organizzata nel brindisino, che ha portato all’arresto di 16 persone. Soggetti considerati le nuove leve della mafia brindisina. L’operazione, eseguita dalla polizia su mandato della Procura di Lecce, è stata denominata ‘Die Hard’, ossia ‘duri a morirè.

 

http://www.leggo.it/news/cronaca/brindisi_al_vaglio_ipotesi_mafia_la_criminalita_organizzata_in_puglia_oggi_leggi/notizie/180228.shtml

 
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