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giugno 18, 2015

GESU’ LUCE DELLE GENTI

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GESU’ LUCE DELLE GENTI

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Gesù inizia la sua missione, la sua Luce si manifesta;

Matteo 4: 12-17

[12] Avendo intanto saputo che Giovanni era stato arrestato, Gesù si ritirò nella Galilea

[13] e, lasciata Nazaret, venne ad abitare a Cafarnao, presso il mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali,

[14] perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia:

[15] Il paese di Zàbulon e il paese di Nèftali,
sulla via del mare, al di là del Giordano,
Galilea delle genti;

[16] il popolo immerso nelle tenebre
ha visto una grande luce;
su quelli che dimoravano in terra e ombra di morte
una luce si è levata.

[17] Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino”.
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Gesu’ all’inizio si manifesta solo agli ebrei;
Matteo 10: 5-7;
[5] Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti:
“Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani;

[6] rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele.

[7] E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino.

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Gesu’ incomincia ad manifestarsi anche ai pagani;

Matteo 15: 21-28;
[21] Partito di là, Gesù si diresse verso le parti di Tiro e Sidone.

[22] Ed ecco una donna Cananea, che veniva da quelle regioni, si mise a gridare: “Pietà di me, Signore, figlio di Davide. Mia figlia è crudelmente tormentata da un demonio”.

[23] Ma egli non le rivolse neppure una parola.
Allora i discepoli gli si accostarono implorando: “Esaudiscila, vedi come ci grida dietro”.

[24] Ma egli rispose: “Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele”.

[25] Ma quella venne e si prostrò dinanzi a lui dicendo: “Signore, aiutami!”.

[26] Ed egli rispose: “Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini”.

[27] “È vero, Signore, disse la donna, ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni”.

[28] Allora Gesù le replicò: “Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri”. E da quell’istante sua figlia fu guarita.
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Gesù salverà gente di ogni nazione;
Matteo 8: 5-13;
[5] Entrato in Cafarnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava:

[6] “Signore, il mio servo giace in casa paralizzato e soffre terribilmente”.

[7] Gesù gli rispose: “Io verrò e lo curerò”.

[8] Ma il centurione riprese: “Signore, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto, dì soltanto una parola e il mio servo sarà guarito.

[9] Perché anch’io, che sono un subalterno, ho soldati sotto di me e dico a uno: Fà questo, ed egli lo fa”.

[10] All’udire ciò, Gesù ne fu ammirato e disse a quelli che lo seguivano: “In verità vi dico, presso nessuno in Israele ho trovato una fede così grande.

[11] Ora vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli,

[12] mentre i figli del regno saranno cacciati fuori nelle tenebre, ove sarà pianto e stridore di denti”.

[13] E Gesù disse al centurione: “Và, e sia fatto secondo la tua fede”. In quell’istante il servo guarì.
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Gesù è venuto a salvare i peccatori;
Matteo 9: 9-13;
[9] Andando via di là, Gesù vide un uomo, seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse: “Seguimi”. Ed egli si alzò e lo seguì.

[10] Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli.

[11] Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: “Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?”.

[12] Gesù li udì e disse: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati.

[13] Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori”.
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Gesù risorto invia i suoi Apostoli ad evangelizzare tutte le nazioni del mondo;
Matteo 28: 16-20;
[16] Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato.

[17] Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano.

[18] E Gesù, avvicinatosi, disse loro: “Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra.

[19] Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo,

[20] insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.
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Il Vangelo sara’ predicato in tutto il mondo;
Matteo 24: 14;
[14] Frattanto questo vangelo del regno sarà annunziato in tutto il mondo, perché ne sia resa testimonianza a tutte le genti; e allora verrà la fine.
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Chi crederà in Gesù sarà salvo;
Marco 16: 14-20;
[14] Alla fine apparve agli undici, mentre stavano a mensa, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risuscitato.

[15] Gesù disse loro: “Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura.

[16] Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato.

[17] E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove,

[18] prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno”.

[19] Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio.

[20] Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l’accompagnavano.
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Gesù è venuto per salvare il mondo;

I Timoteo 2:4;
[4] il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità.
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NON TUTTI GLI UOMINI SI SALVERANNO

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 7:57 pm

NON TUTTI GLI UOMINI SI SALVERANNO

NON TUTTI GLI UOMINI SI SALVERANNO
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Matteo 13: 36-43;
13:36 Allora Gesù, lasciate le folle, tornò a casa; e i suoi discepoli gli si avvicinarono, dicendo: “Spiegaci la parabola delle zizzanie nel campo”.
13:37 Egli rispose loro: “Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo;
13:38 il campo è il mondo; il buon seme sono i figli del regno; le zizzanie sono i figli del maligno;
13:39 il nemico che le ha seminate, è il diavolo; la mietitura è la fine dell’età presente; i mietitori sono angeli.
13:40 Come dunque si raccolgono le zizzanie e si bruciano con il fuoco, così avverrà alla fine dell’età presente.
13:41 Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli che raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono l’iniquità,
13:42 e li getteranno nella fornace ardente. Lì sarà il pianto e lo stridor dei denti.
13:43 Allora i giusti risplenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi [per udire] oda.
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Matteo 25: 31-46;
25:31 “Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti gli angeli, prenderà posto sul suo trono glorioso.
25:32 E tutte le genti saranno riunite davanti a lui ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri;
25:33 e metterà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.
25:34 Allora il re dirà a quelli della sua destra: “Venite, voi, i benedetti del Padre mio; ereditate il regno che v’è stato preparato fin dalla fondazione del mondo.
25:35 Perché ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi deste da bere; fui straniero e mi accoglieste;
25:36 fui nudo e mi vestiste; fui ammalato e mi visitaste; fui in prigione e veniste a trovarmi”.
25:37 Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare? O assetato e ti abbiamo dato da bere?
25:38 Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto? O nudo e ti abbiamo vestito?
25:39 Quando mai ti abbiamo visto ammalato o in prigione e siamo venuti a trovarti?”
25:40 E il re risponderà loro: “In verità vi dico che in quanto lo avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli, l’avete fatto a me”.
25:41 Allora dirà anche a quelli della sua sinistra: “Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli!
25:42 Perché ebbi fame e non mi deste da mangiare; ebbi sete e non mi deste da bere;
25:43 fui straniero e non m’accoglieste; nudo e non mi vestiste; malato e in prigione, e non mi visitaste”.
25:44 Allora anche questi gli risponderanno, dicendo: “Signore, quando ti abbiamo visto aver fame, o sete, o essere straniero, o nudo, o ammalato, o in prigione, e non ti abbiamo assistito?”
25:45 Allora risponderà loro: “In verità vi dico che in quanto non l’avete fatto a uno di questi minimi, non l’avete fatto neppure a me”.
25:46 Questi se ne andranno a punizione eterna; ma i giusti a vita eterna”.

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Marco 16: 14-20;
16:14 Poi apparve agli undici mentre erano a tavola e li rimproverò della loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che l’avevano visto risuscitato.
16:15 E disse loro: “Andate per tutto il mondo, predicate il vangelo a ogni creatura.
16:16 Chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato; ma chi non avrà creduto sarà condannato.
16:17 Questi sono i segni che accompagneranno coloro che avranno creduto: nel nome mio scacceranno i demòni; parleranno in lingue nuove;
16:18 prenderanno in mano dei serpenti; anche se berranno qualche veleno, non ne avranno alcun male; imporranno le mani agli ammalati ed essi guariranno”.
16:19 Il Signore Gesù dunque, dopo aver loro parlato, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
16:20 E quelli se ne andarono a predicare dappertutto e il Signore operava con loro confermando la Parola con i segni che l’accompagnavano.]
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IL PRINCIPE DI QUESTO MONDO E’ SATANA

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 7:54 pm

IL PRINCIPE DI QUESTO MONDO E’ SATANA

IL PRINCIPE DI QUESTO MONDO E’ SATANA
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Matteo 4: 8-11;
4:8 Di nuovo il diavolo lo portò con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria, dicendogli:
4:9 “Tutte queste cose ti darò, se tu ti prostri e mi adori”.
4:10 Allora Gesù gli disse: “Vattene, Satana, poiché sta scritto: “Adora il Signore Dio tuo e a Lui solo rendi il culto””….
4:11 Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli si avvicinarono a lui e lo servivano.
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Giovanni 14: 30-31;
14:30 Io non parlerò più con voi per molto, perché viene il principe di questo mondo. Egli non può nulla contro di me;
14:31 ma così avviene affinché il mondo conosca che amo il Padre e opero come il Padre mi ha ordinato.
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Giovanni 16: 7-11;
16:7 Eppure, io vi dico la verità: è utile per voi che io me ne vada; perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma se me ne vado, io ve lo manderò.
16:8 Quando sarà venuto, convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio.
16:9 Quanto al peccato, perché non credono in me;
16:10 quanto alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più;
16:11 quanto al giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato.
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Giovanni 18: 33-37;
18:33 Pilato dunque rientrò nel pretorio; chiamò Gesù e gli disse: “Sei tu il re dei Giudei?”
18:34 Gesù gli rispose: “Dici questo di tuo, oppure altri te l’hanno detto di me?”
18:35 Pilato gli rispose: “Sono io forse Giudeo? La tua nazione e i capi dei sacerdoti ti hanno messo nelle mie mani; che cosa hai fatto?”
18:36 Gesù rispose: “Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori combatterebbero perché io non fossi dato nelle mani dei Giudei; ma ora il mio regno non è di qui”.
18:37 Allora Pilato gli disse: “Ma dunque, sei tu re?” Gesù rispose: “Tu lo dici; sono re; io sono nato per questo, e per questo sono venuto nel mondo: per testimoniare della verità. Chiunque è dalla verità ascolta la mia voce”.
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giugno 14, 2015

13 GIUGNO FESTA DI SANT’ANTONIO DA PADOVA

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Sabato 13 Giugno 2015

S. Antonio di Padova, sac. e Dott. della Chiesa (1195-1231)

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SANT'ANTONIO BELLO

Sant’Antonio di Padova 

Sacerdote e “Doctor Evangelicus

(memoria)

Antonio di Padova (in portoghese António de Lisboa), al secolo Fernando Martim de Bulhões e Taveira Azevedo, nasce a Lisbona il 15 agosto 1195 da nobile famiglia portoghese discendente dal crociato Goffredo di Buglione. A quindici anni è novizio nel monastero di San Vincenzo a Lisbona, poi si trasferisce nel monastero di Santa Croce di Coimbra, il maggior centro culturale del Portogallo appartenente all’Ordine dei Canonici regolari di S. Agostino, dove studia scienze e teologia con ottimi maestri, preparandosi all’ordinazione sacerdotale che riceverà nel 1219 all’età di ventiquattro anni.

Quando sembra dover percorrere la carriera del teologo e del filosofo, decide di lasciare l’ordine agostiniano. Fernando, infatti, non sopporta i maneggi politici tra i canonici agostiniani e re Alfonso II, in cuor suo anela ad una vita religiosamente più severa. Il suo desiderio si realizza allorché, nel 1220, giungono a Coimbra i corpi di cinque frati francescani decapitati in Marocco, dove si erano recati a predicare per ordine di Francesco d’Assisi. Quando i frati del convento di monte Olivares arrivano per accogliere le spoglie dei martiri, Fernando confida loro l’aspirazione a vivere nello spirito del Vangelo. Ottenuto il permesso dal provinciale francescano di Spagna e dal priore agostiniano, Fernando entra così nel romitorio dei Minori e fa subito professione religiosa, mutando il nome in Antonio in onore dell’abate eremita egiziano.

Anelando al martirio, subito chiede ed ottiene di partire missionario in Marocco. È verso la fine del 1220 che s’imbarca su un veliero diretto in Africa, ma durante il viaggio è colpito da febbre malarica e costretto a letto. La malattia si protrae e in primavera i compagni lo convincono a rientrare in patria per curarsi.Secondo altre versioni, Antonio non si fermò mai in Marocco: ammalatosi appena partito da Lisbona, la nave fu spinta da una tempesta direttamente a Messina, in Sicilia. Curato dai francescani della città, in due mesi guarisce. A Pentecoste è invitato al Capitolo Generale di Assisi; arriva con altri francescani a S. Maria degli Angeli dove ha modo di ascoltare Francesco, ma non di conoscerlo personalmente.

Il ministro provinciale dell’ordine per l’Italia settentrionale gli propone di trasferirsi a Montepaolo, presso Forlì, dove manca un sacerdote che dica la messa per i sei frati residenti nell’eremo composto da una chiesolina, qualche cella e un orto; Antonio accetta. Per circa un anno e mezzo vive in contemplazione e penitenza, svolgendo, per desiderio personale, le mansioni più umili, finché un giorno scende con i confratelli in città per assistere, nella chiesa di S. Mercuriale, all’ordinazione di nuovi sacerdoti dell’ordine e lì predica alla presenza di una vasta platea, composta anche dai notabili.

Da allora ad Antonio è assegnato il ruolo di predicatore e insegnante dallo stesso Francesco, che gli scrive una lettera raccomandandogli, però, di non perdere lo spirito della santa orazione e della devozione. Comincia a predicare nella Romagna, prosegue nell’Italia settentrionale, usa la sua parola per combattere l’eresia (è chiamato anche“il martello degli eretici”) catara in Italia e albigese in Francia, dove arriverà nel 1225. Tra il 1223 e quest’ultima data, infatti, pone le basi della scuola teologica francescana, insegnando nel convento bolognese di S. Maria della Pugliola.

Quando è in Francia, tra il 1225 e il 1227, assume un incarico di governo come custode di Limoges. Mentre si trova in visita ad Arles, si racconta gli sia apparso Francesco che aveva appena ricevuto le stigmate. Come custode partecipa nel 1227 al Capitolo generale di Assisi dove il nuovo ministro dell’Ordine – Francesco nel frattempo è morto – è Giovanni Parenti, quel provinciale di Spagna che lo aveva accolto anni prima fra i Minori e che lo nomina provinciale dell’Italia settentrionale.

Antonio apre nuove case, visita i conventi per conoscere personalmente tutti i frati, controlla le Clarisse e il Terz’ordine, va a Firenze, finché fissa la sua residenza a Padova e in due mesi scrive i Sermoni domenicali. A Padova ottiene la riforma del Codice statutario repubblicano grazie alla quale un debitore insolvente, ma senza colpa, dopo aver ceduto tutti i beni non può essere anche incarcerato. Non solo, tiene testa ad Ezzelino da Romano, che era soprannominato il Feroce e che in un solo giorno fece massacrare undicimila padovani che gli erano ostili, perché liberasse i capi guelfi incarcerati.

Intanto scrive anche i Sermoni per le feste dei Santi, in cui approfondisce i temi a lui più cari: i precetti della fede, della morale e della virtù, l’amore di Dio e la pietà verso i poveri, la preghiera e l’umiltà, la mortificazione e si scaglia contro l’orgoglio e la lussuria, l’avarizia e l’usura di cui è acerrimo nemico.

È mariologo, convinto assertore dell’assunzione della Vergine, su richiesta di papa Gregorio IX (Ugolino dei Conti di Segni, 1227-1241) nel 1228 tiene le prediche della settimana di Quaresima e da questo stesso Pp viene appellato “arca del Testamento”. Si racconta che le prediche furono tenute davanti ad una folla cosmopolita e che ognuno lo sentì parlare nella propria lingua.

Per tre anni Antonio viaggia senza risparmio, è stanco, soffre d’asma ed è gonfio per l’idropisia, torna a Padova e memorabili sono le sue prediche per la quaresima del 1231.

Per riposarsi si ritira a Camposampiero, vicino Padova, dove il conte Tiso, che aveva regalato un eremo ai frati, gli fa allestire una stanzetta tra i rami di un albero di noce. Da qui Antonio predica, ma scende anche a confessare e la sera torna alla sua cella arborea. Una notte il conte Tiso, andato a controllare come stesse Antonio, è attirato da una grande luce che esce dal suo rifugio e assiste alla visita che Gesù Bambino fa al Santo.

A mezzogiorno del venerdì 13 giugno Antonio si sente mancare le forze e prega i confratelli di portarlo a Padova, dove vuole morire. Caricato su un carro trainato da buoi, alla periferia della città le sue condizioni si aggravano al punto che si decide di ricoverarlo nel vicino convento dell’Arcella, dove muore in serata; si racconta che mentre stava per spirare ebbe la visione del Signore. Nei giorni seguenti la sua morte, si scatenano “guerre intestine” tra il convento dove era morto che voleva conservarne le spoglie e quello di S. Maria Mater Domini, il suo convento, dove avrebbe voluto morire. Durante la disputa si verificano persino disordini popolari, infine, il padre provinciale decise che la salma sarebbe stata portata a Mater Domini. Non appena il corpo giunse a destinazione iniziarono i miracoli, alcuni documentati da testimoni. Anche in vita, in realtà, Antonio aveva operato miracoli quali esorcismi, profezie, guarigioni, compreso il riattaccare una gamba recisa, o il far ritrovare il cuore di un avaro in uno scrigno, rendere innocui cibi avvelenati, predicare ai pesci, costringere una mula ad inginocchiarsi davanti all’Ostia. I suoi miracoli – in vita e dopo la morte – hanno ispirato molti artisti fra cui Tiziano e Donatello.

Antonio, per la mole di miracoli attribuitagli, fu canonizzato l’anno seguente la sua morte da Pp Gregorio IX.

La grande Basilica a lui dedicata sorge vicino al convento di S. Maria Mater Domini. Trentadue anni dopo la sua morte, durante la traslazione delle sue spoglie, Bonaventura da Bagnoregio (canonizzato nel 1482) trovò la lingua di Antonio incorrotta, oggi conservata nella Cappella del Tesoro presso la basilica della città patavina di cui è patrono.

Il Venerabile Pio XII (Eugenio Pacelli, 1939-1958), che nel 1946 ha annoverato S. Antonio tra i Dottori della Chiesa Cattolica, gli ha dato il titolo di “Doctor Evangelicus”, in quanto nei suoi scritti e nelle prediche che ci sono giunte era solito sostenere le sue affermazioni con citazioni del Vangelo.

Significato del nome Antonio : “nato prima” o “che fa fronte ai suoi avversari” (greco).

Per approfondimenti:

>>> Vita e Sermoni di Sant’Antonio

Catechesi di Papa Benedetto XVI: >>> Sant’Antonio di Padova [Croato, Francese, Inglese, Italiano, Portoghese, Spagnolo, Tedesco]

Fonti principali: confraternitasantantonio.com; santiebeati.it; wikipedia.org (“RIV./gpm”).

http://vangelodelgiorno.org/main.php?language=IT&module=saintfeast&localdate=20150613&id=24&fd=0

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SANT’ANTONIO DA PADOVA

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SANT'ANTONIO GRANDE

giugno 7, 2015

LA SANTA EUCARISTIA DAL NUOVO TESTAMENTO

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LA SANTA EUCARISTIA DAL NUOVO TESTAMENTO

SANTA EUCARISTIA

Dal Vangelo di San Luca 22: 7-20

22:7 Venne il giorno degli Azzimi, nel quale si doveva sacrificare la Pasqua.
22:8 Gesù mandò Pietro e Giovanni, dicendo: “Andate a prepararci la cena pasquale, affinché la mangiamo”.
22:9 Essi gli chiesero: “Dove vuoi che la prepariamo?”
22:10 Ed egli rispose loro: “Quando sarete entrati in città, vi verrà incontro un uomo che porta una brocca d’acqua; seguitelo nella casa dove egli entrerà.
22:11 E dite al padrone di casa: “Il Maestro ti manda a dire: Dov’è la stanza nella quale mangerò la Pasqua con i miei discepoli?”
22:12 Ed egli vi mostrerà, al piano di sopra, una grande sala ammobiliata; qui apparecchiate”.
22:13 Essi andarono e trovarono com’egli aveva detto loro e prepararono la Pasqua.
22:14 Quando giunse l’ora, egli si mise a tavola, e gli apostoli con lui.
22:15 Egli disse loro: “Ho vivamente desiderato di mangiare questa Pasqua con voi, prima di soffrire;
22:16 poiché io vi dico che non la mangerò più, finché sia compiuta nel regno di Dio”.
22:17 E, preso un calice, rese grazie e disse: “Prendete questo e distribuitelo fra di voi;
22:18 perché io vi dico che ormai non berrò più del frutto della vigna, finché sia venuto il regno di Dio”.
22:19 Poi prese del pane, rese grazie e lo ruppe, e lo diede loro dicendo: “Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me”.
22:20 Allo stesso modo, dopo aver cenato, diede loro il calice dicendo: “Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue, che è versato per voi.
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Dalla Prima Lettera ai Corinzi 11: 20-34
11:20 Quando poi vi riunite insieme, quello che fate, non è mangiare la cena del Signore;
11:21 poiché, al pasto comune, ciascuno prende prima la propria cena; e mentre uno ha fame, l’altro è ubriaco.
11:22 Non avete forse le vostre case per mangiare e bere? O disprezzate voi la chiesa di Dio e umiliate quelli che non hanno nulla? Che vi dirò? Devo lodarvi? In questo non vi lodo.
11:23 Poiché ho ricevuto dal Signore quello che vi ho anche trasmesso; cioè, che il Signore Gesù, nella notte in cui fu tradito, prese del pane,
11:24 e dopo aver reso grazie, lo ruppe e disse: “Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me”.
11:25 Nello stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: “Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne berrete, in memoria di me.
11:26 Poiché ogni volta che mangiate questo pane e bevete da questo calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga”.
11:27 Perciò, chiunque mangerà il pane o berrà dal calice del Signore indegnamente, sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore.
11:28 Ora ciascuno esamini sé stesso, e così mangi del pane e beva dal calice;
11:29 poiché chi mangia e beve, mangia e beve un giudizio contro sé stesso, se non discerne il corpo del Signore.
11:30 Per questo motivo molti fra voi sono infermi e malati, e parecchi muoiono.
11:31 Ora, se esaminassimo noi stessi, non saremmo giudicati;
11:32 ma quando siamo giudicati, siamo corretti dal Signore, per non essere condannati con il mondo.
11:33 Dunque, fratelli miei, quando vi riunite per mangiare, aspettatevi gli uni gli altri.
11:34 Se qualcuno ha fame, mangi a casa, perché non vi riuniate per attirare su di voi un giudizio.

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CORPUS DOMINI DOMENICA 7 GIUGNO 2015

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CORPUS DOMINI

DOMENICA 7 GIUGNO 2015

LA FESTA DEL CORPUS DOMINI

Con questa festa onoriamo e adoriamo il “Corpo del Signore”, spezzato e donato per la salvezza di tutti gli uomini, fatto cibo per sostenere la nostra “vita nello Spirito”. L’Eucaristia è la festa della fede, stimola e rafforza la fede. I nostri rapporti con Dio sono avvolti nel mistero: ci vuole un gran coraggio e una grande fede per dire: “Qui c’è il Signore!”.

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La festività del Corpus Domini ha una origine più recente di quanto sembri. La solennità cattolica del Corpus Domini (Corpo del Signore) chiude il ciclo delle feste del dopo Pasqua e vuole celebrare il mistero dell’Eucaristia ed è stata istituita grazie ad una suora che nel 1246 per prima volle celebrare il mistero dell’Eucaristia in una festa slegata dal clima di mestizia e lutto della Settimana Santa. Il suo vescovo approvò l’idea e la celebrazione dell’Eucaristia divenne una festa per tutto il compartimento di Liegi, dove il convento della suora si trovava.
In realtà la festa posa le sue radici nell’ambiente fervoroso della Gallia belgica – che San Francesco chiamava amica Corporis Domini – e in particolare grazie alle rivelazioni della Beata Giuliana di Retìne. Nel 1208 la beata Giuliana, priora nel Monastero di Monte Cornelio presso Liegi, vide durante un’estasi il disco lunare risplendente di luce candida, deformato però da un lato da una linea rimasta in ombra: da Dio intese che quella visione significava la Chiesa del suo tempo, che ancora mancava di una solennità in onore del SS. Sacramento. Il direttore spirituale della beata, il Canonico di Liegi Giovanni di Lausanne, ottenuto il giudizio favorevole di parecchi teologi in merito alla suddetta visione, presentò al vescovo la richiesta di introdurre nella diocesi una festa in onore del Corpus Domini.
La richiesta fu accolta nel 1246 e venne fissata la data del giovedì dopo l’ottava della Trinità. Più tardi, nel 1262 salì al soglio pontificio, col nome di Urbano IV, l’antico arcidiacono di Liegi e confidente della beata Giuliana, Giacomo Pantaleone. Ed è a Bolsena, proprio nel Viterbese, la terra dove è stata aperta la causa suddetta che in giugno, per tradizione si tiene la festa del Corpus Domini a ricordo di un particolare miracolo eucaristico avvenuto nel 1263, che conosciamo sin dai primi anni della nostra formazione cristiana. Infatti, ci è raccontato che un prete boemo, in pellegrinaggio verso Roma, si fermò a dir messa a Bolsena ed al momento dell’Eucarestia, nello spezzare l’ostia consacrata, fu pervaso dal dubbio che essa contenesse veramente il corpo di Cristo. A fugare i suoi dubbi, dall’ostia uscirono allora alcune gocce di sangue che macchiarono il bianco corporale di lino liturgico (attualmente conservato nel Duomo di Orvieto) e alcune pietre dell’altare tuttora custodite in preziose teche presso la basilica di Santa Cristina.
Venuto a conoscenza dell’accaduto Papa Urbano IV istituì ufficialmente la festa del Corpus Domini estendendola dalla circoscrizione di Liegi a tutta la cristianità. La data della sua celebrazione fu fissata nel giovedì seguente la prima domenica dopo la Pentecoste (60 giorni dopo Pasqua). Così, l’11 Agosto 1264 il Papa promulgò la Bolla “Transiturus” che istituiva per tutta la cristianità la Festa del Corpus Domini dalla città che fino allora era stata infestata dai Patarini neganti il Sacramerito dell’Eucaristia. Già qualche settimana prima di promulgare questo importante atto – il 19 Giugno – lo stesso Pontefice aveva preso parte, assieme a numerosissimi Cardinali e prelati venuti da ogni luogo e ad una moltitudine di fedeli, ad una solenne processione con la quale il sacro lino macchiato del sangue di Cristo era stato recato per le vie della città. Da allora, ogni anno in Orvieto, la domenica successiva alla festività del Corpus Domini, il Corporale del Miracolo di Bolsena, racchiuso in un prezioso reliquiario, viene portato processionalmente per le strade cittadine seguendo il percorso che tocca tutti i quartieri e tutti i luoghi più significativi della città.
In seguito la popolarità della festa crebbe grazie al Concilio di Trento, si diffusero le processioni eucaristiche e il culto del Santissimo Sacramento al di fuori della Messa. Se nella Solennità del Giovedì Santo la Chiesa guarda all’Istituzione dell’Eucaristia, scrutando il mistero di Cristo che ci amò sino alla fine donando se stesso in cibo e sigillando il nuovo Patto nel suo Sangue, nel giorno del Corpus Domini l’attenzione si sposta sull’intima relazione esistente fra Eucaristia e Chiesa, fra il Corpo del Signore e il suo Corpo Mistico. Le processioni e le adorazioni prolungate celebrate in questa solennità, manifestano pubblicamente la fede del popolo cristiano in questo Sacramento. In esso la Chiesa trova la sorgente del suo esistere e della sua comunione con Cristo, Presente nell’Eucaristia in Corpo Sangue anima e Divinità.
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giugno 1, 2015

I TREDICI MARTEDI’ DI SANT’ANTONIO DA PADOVA

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I TREDICI MARTEDI’ DI SANT’ANTONIO DA PADOVA

SANT'ANTONIO BELLO

La pia pratica dei martedì ad onare di Sant’Antonio è antichissima; però in origine si componeva di nove. Coll’andar del tempo la pietà dei fedeli li portò fino a tredici, in memoria del 13 giugno consacrato alla morte del Santo. I tredici martedì servono benissimo come preparazione alla festa, ma possono praticarsi anche nel resto dell’anno.

 

PRIMO MARTEDI’: S. Antonio modello di fede.

La fede è quella virtù soprannaturale che ci dispone ed inclina a credere tutte le verità che la Chiesa ci insegna perché rivelate da Dio. La fede è il seme affidato all’anima nel santo Battesimo dal quale deve germogliare e crescere rigoglioso l’albero della vita cristiana. Senza la fede è impossibile piacere a Dio e arrivare a salute. S. Antonio fu modello di fede. Tutta la vita egli spese nell’adornarsi l’anima delle più belle virtù e nell’accendere e ravvivare la divina fiaccola della fede in mezzo ai popoli. Noi come abbiamo ravvivato la fede che ricevemmo nel Battesimo? Facciamo noi le opere cristiane che la nostra fede ci impone? E che cosa facciamo perché la fede venga conosciuta e praticata da tutti?

Miracolo del Santo. Un certo soldato di nome Aleardino, eretico fin da fanciullo perché figlio di eretici, dopo la morte di Sant’Antonio, si recò a Padova con tutta la famiglia. Un giorno, stando a tavola, si parlava tra i commensali dei miracoli che faceva il Santo alle preghiere dei suoi devoti. Ma mentre gli altri lodavano la santità di Antonio, Aleardino contraddiceva, anzi prendendo in mano il bicchiere disse: “Se colui che voi chiamate santo conserverà intatto questo bicchiere, crederò a quanto mi raccontate di lui, altrimenti no”; e in così dire gettò giù dalla terrazza ove pranzavano il bicchiere di vetro che aveva in mano. Tutti si volsero per vedere l’enorme balzo del bicchiere precipitato dalla terrazza con tanta forza, che il fragile vetro, pur andando a cadere sulle pietre, non si ruppe. E questo sotto gli occhi di tutti i commensali e di molti cittadini che si trovavano sulla piazza. Alla vista del miracolo il soldato si pentì e corso a raccogliere il bicchiere, andò a mostrarlo ai Frati raccontando l’accaduto. Non molto tempo dopo, istruito nei Sacramenti, ricevette il santo Battesimo assieme a tutti quelli della propria famiglia, e per tutta la vita, fermo nella sua fede, divulgò sempre le meraviglie divine.

Preghiera. O amabile S. Antonio, che glorificasti sempre il Signore e Lo facesti glorificare dagli altri per l’innocenza della vita, per la tua carità a Dio ed agli uomini, e con la fama dei favori e dei miracoli senza numero, di cui la Bontà divina ti ha fatto dispensiere, stendi anche su di me la tua protezione. Quanti pensieri, desideri, affetti disordinati, seduzioni del mondo e del demonio tentano potentemente allontanarmi da Dio! E che diventerei senza Dio, se non un povero nella più squallida miseria, un cieco brancolante tra le ombre della morte eterna? Ma io voglio vivere con Dio, sempre unito a Lui, mia ricchezza ed unico sommo bene. Per questo t’invoco umile e fidente. Fa, caro Santo, che io sia santo nei pensieri, negli affetti e nelle opere come lo fosti tu. Ottieni a me dal Signore fede viva, perdono di tutti i miei peccati e di amare senza misura Iddio ed il prossimo, per meritare di venire da questo esilio all’eterna pace del cielo. Così sia.

3 Pater, 3 AveMaria, 3 Gloria al Padre.        

Responsorio: Se cerchi miracoli, la morte, l’errore, la calamità, il demonio, la lebbra fuggono, gli infermi si alzano sani.

Cedono il mare, le catene; i giovani ed i vecchi, chiedono e riacquistano le membra e le cose perdute. Spariscono i pericoli, cessa il bisogno; lo raccontino quanti lo provano, lo dicano i padovani.

Cedono il mare, le catene; i giovani ed i vecchi, chiedono e riacquistano le membra e le cose perdute. Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo.

Cedono il mare, le catene; i giovani ed i vecchi, chiedono e riacquistano le membra e le cose perdute.

Prega per noi, beato Antonio e siam fatti degni delle promesse di Cristo.

Orazione: O Dio, rallegri la tua Chiesa la preghiera votiva del beato Antonio tuo Confessore e Dottore affinché sia sempre munita di aiuti spirituali e meriti di godere le gioie eterne. Per Cristo nostro Signore. Così sia.

SECONDO MARTEDI’: S. Antonio modello di speranza.

La speranza è una virtù soprannaturale per cui attendiamo da Dio la vita eterna e le grazie necessarie per conseguirla.La speranza è il primo germoglio della fede. S. Antonio riposò come in grembo materno fra le braccia della speranza cristiana. Giovanetto ancora, rinunziò agli agi, alle ricchezze della famiglia, alla gioia ed ai piaceri che gli offriva il mondo, per i beni futuri promessi dalla speranza cristiana rifugiandosi prima fra gli Agostiniani e poi tra i figli di San Francesco d’Assisi. Come è la nostra speranza? Per amore di Dio e per il Paradiso, cosa facciamo noi? Se Iddio ci chiedesse conto ora dei beni datici ai fini di farli fruttificare per il regno dei cieli (come fece dei servi dell’uomo ricco del Vangelo), ci toccherebbe la lode od il rimprovero ed il castigo inflitto al servo per aver nascosto il talento, anziché averlo fatto fruttificare?

Miracolo del Santo. Un chierico di Anguillara, chiamato Guidotto, trovandosi un giorno nel palazzo del Vescovo di Padova, derise in cuor suo i testimoni che deponevano intorno ai miracoli di Sant’Antonio. La notte seguente fu sorpreso da dolore così forte per tutto il corpo da morirne. Disperando di avere egli misericordia dal Santo, pregò la madre a fare essa preghiera per la sua guarigione. Fatta la preghiera, scomparve subito il dolore e guarì completamente.

Preghiera. O amabile S. Antonio, che glorificasti sempre il Signore e Lo facesti glorificare dagli altri per l’innocenza della vita, per la tua carità a Dio ed agli uomini, e con la fama dei favori e dei miracoli senza numero, di cui la Bontà divina ti ha fatto dispensiere, stendi anche su di me la tua protezione. Quanti pensieri, desideri, affetti disordinati, seduzioni del mondo e del demonio tentano potentemente allontanarmi da Dio! E che diventerei senza Dio, se non un povero nella più squallida miseria, un cieco brancolante tra le ombre della morte eterna? Ma io voglio vivere con Dio, sempre unito a Lui, mia ricchezza ed unico sommo bene. Per questo t’invoco umile e fidente. Fa, caro Santo, che io sia santo nei pensieri, negli affetti e nelle opere come lo fosti tu. Ottieni a me dal Signore fede viva, perdono di tutti i miei peccati e di amare senza misura Iddio ed il prossimo, per meritare di venire da questo esilio all’eterna pace del cielo. Così sia.

3 Pater, 3 AveMaria, 3 Gloria al Padre.        

Responsorio: Se cerchi miracoli, la morte, l’errore, la calamità, il demonio, la lebbra fuggono, gli infermi si alzano sani.

Cedono il mare, le catene; i giovani ed i vecchi, chiedono e riacquistano le membra e le cose perdute. Spariscono i pericoli, cessa il bisogno; lo raccontino quanti lo provano, lo dicano i padovani.

Cedono il mare, le catene; i giovani ed i vecchi, chiedono e riacquistano le membra e le cose perdute. Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo.

Cedono il mare, le catene; i giovani ed i vecchi, chiedono e riacquistano le membra e le cose perdute.

Prega per noi, beato Antonio e siam fatti degni delle promesse di Cristo.

Orazione: O Dio, rallegri la tua Chiesa la preghiera votiva del beato Antonio tuo Confessore e Dottore affinché sia sempre munita di aiuti spirituali e meriti di godere le gioie eterne. Per Cristo nostro Signore. Così sia.

TERZO MARTEDI’: S. Antonio modello di amore verso Dio.

Vanità delle vanità: ogni cosa è vana fuorché l’amare Dio e il servire a Lui solo, perché questo è il fine ultimo per cui l’uomo fu creato. E noi abbiamo creduto all’amore che ci portò Gesù Cristo, morendo in croce per noi. Ma, amore chiede ricambio d’amore. S. Antonio corrispose all’amore immenso di Dio con tutto l’entusiasmo del suo cuore ardente, quanto vi può corrispondere una creatura. Consapevole che nessuno ha più grande amore di chi da la sua vita per gli amici, anelò al martirio e ne andò in cerca nelle terre dell’Africa. Svanitagli questa speranza, per amore si consacrò fino alla morte alla conquista delle anime; e quanti traviati condusse all’amor della Croce! Noi che cosa abbiamo fatto finora per l’amante Crocifisso? Forse l’abbiamo offeso col peccato? Per carità, confessiamoci subito e conduciamo una vita veramente cristiana.

Miracolo del Santo. Un uomo dei dintorni di Padova, volendo conoscere alcune cose occulte per mezzo dei demoni, andò da un certo tale, che per arte magica sapeva invocare i demoni. Entrato nel circolo ed avendo invocati i demoni, questi vennero con grande strepitìo e ruggito. Quel povero uomo spaventato, invocò Dio. Inferociti, gli spiriti cattivi gli si precipitarono addosso e lo lasciarono muto e cieco. In tale stato compassionevole passò diverso tempo. Finalmente, tocco nel cuore da vivo dolore dei suoi peccati, pensando ai prodigi che operava la virtù di Dio per mezzo del suo servo S. Antonio, si fece condurre a mano alla Chiesa del Santo, nella quale passò, senza uscirne, molti giorni. Un dì mentre assisteva alla Santa Messa, alla elevazione del Corpo del Signore gli fu restituita la vista, onde pieno di fiducia faceva cenno agli astanti che ci vedeva. Questi gli si fecero d’intorno ed insieme con lui pregarono il Santo a compiere la grazia col restituirgli anche la parola. All’”Agnus Dei”, cantandosi dai Frati “dona nobis pacem”, il poveretto riebbe la lingua e la loquela. E subito uscì in un cantico di lode al Signore ed al Santo taumaturgo.

3 Pater, 3 AveMaria, 3 Gloria al Padre.        

Responsorio: Se cerchi miracoli, la morte, l’errore, la calamità, il demonio, la lebbra fuggono, gli infermi si alzano sani.

Cedono il mare, le catene; i giovani ed i vecchi, chiedono e riacquistano le membra e le cose perdute. Spariscono i pericoli, cessa il bisogno; lo raccontino quanti lo provano, lo dicano i padovani.

Cedono il mare, le catene; i giovani ed i vecchi, chiedono e riacquistano le membra e le cose perdute. Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo.

Cedono il mare, le catene; i giovani ed i vecchi, chiedono e riacquistano le membra e le cose perdute.

Prega per noi, beato Antonio e siam fatti degni delle promesse di Cristo.

Orazione: O Dio, rallegri la tua Chiesa la preghiera votiva del beato Antonio tuo Confessore e Dottore affinché sia sempre munita di aiuti spirituali e meriti di godere le gioie eterne. Per Cristo nostro Signore. Così sia.

QUARTO MARTEDI’: S. Antonio modello di amore verso il prossimo.

Se uno dirà: io amo Dio, ed odierà il suo fratello che vede, come può amare Dio che non vede? E questo comandamento ci è stato dato da Dio. Chi ama Dio deve necessariamente amare anche il proprio prossimo. San Giovanni aveva appreso tale insegnamento dalla stessa bocca di Gesù che aveva detto: “Un nuovo comandamento do a voi: che vi amiate l’un altro come io vi ho amati. Da questo conosceranno che siete miei discepoli: se avrete amore l’un all’altro”. Sant’Antonio diede di sé esempio luminoso di amore verso tutti gli uomini con la predicazione, le confessioni, lo zelo per le anime. Ne fanno fede le sue apostoliche peregrinazioni e le tante anime da lui salvate. Quanto è diverso da quello di Antonio il nostro amore per il prossimo! Vogliamo bene a tutti, anche ai nostri nemici? Vogliamo vero bene spirituale?

Miracolo del Santo.Una donna di Padova un giorno, uscendo per la spesa, lasciò solo in casa un suo figliuolo di venti mesi, chiamato Tommasino. Trastullandosi il piccino scorse un mastello pieno d’acqua. Cosa successe nessuno lo sa; certo che cadde a capofitto dentro e vi affogò. Passato qualche tempo rientrò la madre e vide la sua immensa sciagura. E’ più facile immaginare che descrivere la disperazione di quella povera donna. Nel suo immenso dolore, essa ricordò i miracoli di Sant’Antonio, e piena di fede ne invocò l’aiuto per la vita del morto figliuolo, anzi fece voto che avrebbe dato tanto grano ai poveri, quanto pesava il bambino. Passò la sera e metà della notte. Aspettando sempre fiduciosa la madre e spesso rinnovando il voto, si vide esaudita. Ad un tratto il fanciullo si risveglia da morte, pieno di vita e di salute.

3 Pater, 3 AveMaria, 3 Gloria al Padre.        

Responsorio: Se cerchi miracoli, la morte, l’errore, la calamità, il demonio, la lebbra fuggono, gli infermi si alzano sani.

Cedono il mare, le catene; i giovani ed i vecchi, chiedono e riacquistano le membra e le cose perdute. Spariscono i pericoli, cessa il bisogno; lo raccontino quanti lo provano, lo dicano i padovani.

Cedono il mare, le catene; i giovani ed i vecchi, chiedono e riacquistano le membra e le cose perdute. Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo.

Cedono il mare, le catene; i giovani ed i vecchi, chiedono e riacquistano le membra e le cose perdute.

Prega per noi, beato Antonio e siam fatti degni delle promesse di Cristo.

Orazione: O Dio, rallegri la tua Chiesa la preghiera votiva del beato Antonio tuo Confessore e Dottore affinché sia sempre munita di aiuti spirituali e meriti di godere le gioie eterne. Per Cristo nostro Signore. Così sia.

QUINTO MARTEDI’: S. Antonio modello di umiltà.

L’uomo mondano stima l’umiltà dappocaggine e viltà d’animo; ma l’uomo saggio, educato alla scuola del Vangelo, la stima perla d’inestimabile valore, e dà tutto per essa poiché è prezzo per l’acquisto del cielo. L’umiltà è la via che fa capo al cielo, e non ve ne è un’altra. Per questa passò Gesù; per questa passarono i Santi. Dall’umiltà la fama di Sant’Agostino. La virtù dell’umiltà, scrive di lui un antico biografo, “Toccò nell’uomo di Dio un grado così alto di perfezione, da fargli desiderare, vivendo tra i Minori, il disprezzo altrui, ed ambire come somma gloria l’essere reputato vile e l’ultimo dei confratelli”.

Com’è la nostra umiltà? Siamo capaci di sopportare in silenzio le contraddizioni o che non si dica bene di noi?

Miracolo del Santo. Al tempo che S. Antonio era custode del Limosino e predicava nella Chiesa di San Pietro Quadrivio, avvenne questo singolare prodigio. Dopo il Mattutino del Venerdì Santo, che in detta chiesa celebratasi a mezzanotte, egli annunziava la divina parola al popolo. In quell’ora stessa i Frati del suo convento cantavano in coro il Mattutino e il Santo era incaricato di leggere una lezione dell’Ufficio. Sebbene la chiesa nella quale egli stava predicando fosse lontana dal convento, al momento di leggere la lezione assegnatagli, apparve d’improvviso in mezzo al coro con meraviglia di tutti. La virtù divina fece sì che nello stesso istante si trovasse coi Frati nel coro a leggere la lezione, e coi fedeli in chiesa ove predicava.

3 Pater, 3 AveMaria, 3 Gloria al Padre.        

Responsorio: Se cerchi miracoli, la morte, l’errore, la calamità, il demonio, la lebbra fuggono, gli infermi si alzano sani.

Cedono il mare, le catene; i giovani ed i vecchi, chiedono e riacquistano le membra e le cose perdute. Spariscono i pericoli, cessa il bisogno; lo raccontino quanti lo provano, lo dicano i padovani.

Cedono il mare, le catene; i giovani ed i vecchi, chiedono e riacquistano le membra e le cose perdute. Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo.

Cedono il mare, le catene; i giovani ed i vecchi, chiedono e riacquistano le membra e le cose perdute.

Prega per noi, beato Antonio e siam fatti degni delle promesse di Cristo.

Orazione: O Dio, rallegri la tua Chiesa la preghiera votiva del beato Antonio tuo Confessore e Dottore affinché sia sempre munita di aiuti spirituali e meriti di godere le gioie eterne. Per Cristo nostro Signore. Così sia.

SESTO MARTEDI’: S. Antonio modello di obbedienza.

La libertà è il più gran dono di Dio fra i doni naturali, e ci è carissimo sopra tutti. Per l’obbedienza ne facciamo offerta e sacrificio al Signore. Antonio fin da giovinetto, dimorando nella casa paterna, si assoggettò docile all’obbedienza. Fatto religioso ne fu cultore appassionato, a fede dei suoi biografi, crescendo di giorno in giorno nell’amore di essa.

Miracolo del Santo. Nella città di Patti, un eretico invitò a pranzo il nostro Santo con alcuni confratelli. Temendo un’insidia, Antonio rifiutò, ma il Padre Guardiano gli impose per obbedienza di accettare l’invito. Era di venerdì e l’eretico, per farlo prendere in odio all’autorità ecclesiastica, fece cucinare un bellissimo cappone e, portatolo in tavola, si scusava dicendo che era uno sbaglio, e che ormai bisognava fare onore alla tavola, tanto più che nel Vangelo si legge: “Mangiate ciò che vi portano d’avanti”. Antonio che per obbedienza aveva accettato l’invito, pure per obbedienza mangiò. Si era appena accomiatato da quella casa che l’eretico prese le ossa del cappone e le portò al Vescovo come prova del peccato di Antonio. Traendole di sotto il mantello, diceva: “Guardate, Eccellenza, come obbediscono alle leggi della Chiesa i vostri Frati!” Ma quale non fu il suo stupore nel vedere le ossa del cappone cangiate in squame e lische di pesce! Dio per premiare l’obbedienza del Santo aveva operato il miracolo.

3 Pater, 3 AveMaria, 3 Gloria al Padre.        

Responsorio: Se cerchi miracoli, la morte, l’errore, la calamità, il demonio, la lebbra fuggono, gli infermi si alzano sani.

Cedono il mare, le catene; i giovani ed i vecchi, chiedono e riacquistano le membra e le cose perdute. Spariscono i pericoli, cessa il bisogno; lo raccontino quanti lo provano, lo dicano i padovani.

Cedono il mare, le catene; i giovani ed i vecchi, chiedono e riacquistano le membra e le cose perdute. Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo.

Cedono il mare, le catene; i giovani ed i vecchi, chiedono e riacquistano le membra e le cose perdute.

Prega per noi, beato Antonio e siam fatti degni delle promesse di Cristo.

Orazione: O Dio, rallegri la tua Chiesa la preghiera votiva del beato Antonio tuo Confessore e Dottore affinché sia sempre munita di aiuti spirituali e meriti di godere le gioie eterne. Per Cristo nostro Signore. Così sia.

SETTIMO MARTEDI’: S.Antonio modello di povertà.

Come si fugge inorriditi dinanzi allo spettro pauroso della morte; allo stesso modo gli uomini fuggono dalla povertà, che stimano grande sventura. Eppure essa è grande ricchezza e vero bene. Gesù ha detto: “Beati i poveri di spirito, perché di esse è il regno dei cieli”. Siamo qui in terra viaggiatori verso una patria avvenire e non cittadini: quindi i nostri beni non sono i presenti, ma i futuri. S. Antonio, essendo ben provvisto dei beni di fortuna vi rinunciò per amore della povertà, e per praticarla più perfettamente si mise alla sequela di San Francesco d’Assisi. Possedete voi delle ricchezze? Non attaccatevi il cuore; usatele per utile vostro, e col soprappiù sollevate la miseria del prossimo: fatevi del bene. Se siete povero, non vi vergognate come di cosa disonorevole, né vi lamentate della Provvidenza. Ai poveri Gesù ha promesso le ricchezze del cielo.

Miracolo del Santo. Era morto nella città di Firenze un ricco usuraio, un vecchio avaro che con lo strozzinaggio aveva accumulato immensi tesori. Un giorno, il Santo, dopo aver predicato contro l’avarizia s’imbattè in un corteo funebre. Era il corteo che accompagnava l’avaro all’ultima dimora, e stava proprio allora per entrare in parrocchia per la solita funzione. Conoscendo che quel defunto era dannato, si sentì riempire di zelo per l’onore di Dio, e vuole approfittare dell’occasione per dare un salutare ammonimento cristiano. “Che cosa fate voi? – disse rivolto a quelli che portavano il morto. – E’ mai possibile che vogliate seppellire in luogo sacro uno la cui anima è già sepolta nell’inferno? Non credete forse a quello che io vi dico? Ebbene: aprite il suo petto, e voi lo troverete mancante di cuore, perché il suo cuore è anche materialmente là, dove era il suo tesoro. Il suo cuore è nella cassaforte insieme alle sue monete d’oro e di argento, alle sue cambiali ed alle polizze di prestito! Non mi credete? Andate a vedere”. La folla che era già entusiasta del Santo corse realmente a casa dell’avaro, tumultuò perché fossero aperti gli scrigni, ed in uno di essi fu trovato il cuore dell’avaro ancor caldo e palpitante. Si aperse ancora il cadavere e realmente fu trovato senza cuore.

3 Pater, 3 AveMaria, 3 Gloria al Padre.        

Responsorio: Se cerchi miracoli, la morte, l’errore, la calamità, il demonio, la lebbra fuggono, gli infermi si alzano sani.

Cedono il mare, le catene; i giovani ed i vecchi, chiedono e riacquistano le membra e le cose perdute. Spariscono i pericoli, cessa il bisogno; lo raccontino quanti lo provano, lo dicano i padovani.

Cedono il mare, le catene; i giovani ed i vecchi, chiedono e riacquistano le membra e le cose perdute. Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo.

Cedono il mare, le catene; i giovani ed i vecchi, chiedono e riacquistano le membra e le cose perdute.

Prega per noi, beato Antonio e siam fatti degni delle promesse di Cristo.

Orazione: O Dio, rallegri la tua Chiesa la preghiera votiva del beato Antonio tuo Confessore e Dottore affinché sia sempre munita di aiuti spirituali e meriti di godere le gioie eterne. Per Cristo nostro Signore. Così sia.

OTTAVO MARTEDI’: S. Antonio modello di purezza.

Iddio formando l’uomo unì in mirabile armonia lo spirito e la materia, sostanze affatto diverse, in modo però che fra l’anima e il corpo regnasse indisturbata e perfetta la pace. Il peccato vi scatenò la tempesta: l’anima ed il corpo diventarono eterni nemici, sempre in guerra. Scrive l’Apostolo Paolo: “La carne ha desideri contrari allo spirito: lo spirito poi ha desideri contrari alla carne”. Tutti si è tentati: ma la tentazione non è male: è male il cedere. Non è umiliante essere tentati: è umiliante acconsentire. Bisogna vincere: per questo occorre preghiera e fuga dalle occasioni. S, Antonio ebbe la grazia di essere rifugiato fanciullo innocente all’ombra del Santuario della Vergine Madre; e sotto lo sguardo maternamente carezzevole di lei fiorì bello il giglio della sua purità, che mantenne sempre in tutta la sua verginale freschezza. Com’è la nostra purezza? Siamo delicati? Osserviamo fedelmente tutti i doveri del nostro stato? Un pensiero, un affetto, un desiderio, un atto meno che puri, possono irreparabilmente derubarci questo prezioso tesoro.

Miracolo del Santo. S. Antonio si ammalò una volta in un convento di monaci nella diocesi di Limoges. Lo assisteva un infermiere travagliato da una gagliarda tentazione. Avutane notizia il Santo per rivelazione divina, scoprendogli la tentazione lo rimproverò dolcemente e al tempo stesso gli fece indossare la sua tonaca. Cosa meravigliosa! Non appena la tonaca che aveva toccato le carni immacolate dell’uomo di Dio, ricoprì le membra dell’infermiere, la tentazione svanì. Egli confessò di poi, che da quel giorno, portando la veste di Antonio, mai sentì più la tentazione impura.

3 Pater, 3 AveMaria, 3 Gloria al Padre.        

Responsorio: Se cerchi miracoli, la morte, l’errore, la calamità, il demonio, la lebbra fuggono, gli infermi si alzano sani.

Cedono il mare, le catene; i giovani ed i vecchi, chiedono e riacquistano le membra e le cose perdute. Spariscono i pericoli, cessa il bisogno; lo raccontino quanti lo provano, lo dicano i padovani.

Cedono il mare, le catene; i giovani ed i vecchi, chiedono e riacquistano le membra e le cose perdute. Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo.

Cedono il mare, le catene; i giovani ed i vecchi, chiedono e riacquistano le membra e le cose perdute.

Prega per noi, beato Antonio e siam fatti degni delle promesse di Cristo.

Orazione: O Dio, rallegri la tua Chiesa la preghiera votiva del beato Antonio tuo Confessore e Dottore affinché sia sempre munita di aiuti spirituali e meriti di godere le gioie eterne. Per Cristo nostro Signore. Così sia.

NONO MARTEDI’: S, Antonio modello di penitenza.

La vita cristiana si compendia in una parola: “mortificazione”. “Ora quelli che sono di Cristo, hanno crocifisso la loro carne coi vizi e con le concupiscenze”, dice San Paolo. Tutti debbono praticare la penitenza: gli innocenti per chiudere la porta al peccato; i peccatori per espiarlo. Essa consiste nel soffrire con rassegnazione il dolore, e nel mortificare i sensi. S. Antonio, amante come era dell’angelica virtù e del crocifisso, non poteva non amare la penitenza. Desiderò il martirio, e mancatogli questo, consumò tutto se stesso nel dovere e nelle opere per la salute delle anime. Dinanzi a tanto esempio di penitenza, come stiamo noi? Non pensiamo di fuggirla perché la penitenza è necessaria per salvarci!

Miracolo del Santo. Alcuni eretici invitarono S. Antonio ad un pranzo, col disegno di avvelenarlo. Sull’esempio di Gesù, che sedè a mensa coi peccatori per convertirli, il Santo accettò. Nel momento che gli porsero a mangiare la vivanda avvelenata, lo Spirito del Signore illuminò Antonio, il quale, rivolto agli eretici li rimproverò della loro perfidia chiamandoli: “Imitatori del diavolo, padre della menzogna”. Ma essi gli risposero che avevano voluto fare esperienza delle altre parole del Vangelo che dicono: “E se avran mangiato o bevuto qualcosa di avvelenato, non farà loro male” e lo impegnarono a mangiare di quel cibo promettendo di convertirsi se non ne patisse alcun danno. Il Santo fatto il segno della Croce sulla vivanda, la mangiò senza averne nocumento; e gli eretici, stupefatti, abbracciarono la vera fede.

3 Pater, 3 AveMaria, 3 Gloria al Padre.        

Responsorio: Se cerchi miracoli, la morte, l’errore, la calamità, il demonio, la lebbra fuggono, gli infermi si alzano sani.

Cedono il mare, le catene; i giovani ed i vecchi, chiedono e riacquistano le membra e le cose perdute. Spariscono i pericoli, cessa il bisogno; lo raccontino quanti lo provano, lo dicano i padovani.

Cedono il mare, le catene; i giovani ed i vecchi, chiedono e riacquistano le membra e le cose perdute. Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo.

Cedono il mare, le catene; i giovani ed i vecchi, chiedono e riacquistano le membra e le cose perdute.

Prega per noi, beato Antonio e siam fatti degni delle promesse di Cristo.

Orazione: O Dio, rallegri la tua Chiesa la preghiera votiva del beato Antonio tuo Confessore e Dottore affinché sia sempre munita di aiuti spirituali e meriti di godere le gioie eterne. Per Cristo nostro Signore. Così sia.

DECIMO MARTEDI’: S. Antonio modello di preghiera.

E’ legge soave dell’amore che l’amante aneli sempre la presenza e la parola della persona amata. Nessun altro amore è però così forte come l’amore di Dio! Attaccatosi all’anima, la trasforma tutta in se, da farle dire: “Vivo non già io, ma vive in me Cristo”. S. Antonio si dedicò assiduo allo studio ed alla preghiera. Dimorante nel convento del paese natìo, ottenne di cambiarlo con quello di Santa Croce di Coimbra, per liberarsi dalle frequenti visite degli amici che lo distraevano dalla unione con Dio. Entrato nell’Ordine Francescano, si ritirò nell’eramo di Montepaolo, dove in una grotta cedutagli da un confratello, liberamente attendeva alla contemplazione. La morte lo raggiunse nella solitudine di Camposampiero, assolto in preghiera. Abbiamo pregato finora? Ci lamentiamo di non essere esauditi, ma preghiamo bene? Diciamo a Gesù come gli Apostoli: Signore insegnaci a pregare.

Miracolo del Santo. Tornando S. Antonio dalla Francia in Italia, passò col suo compagno di viaggio per un paese della Provenza; ed ambedue erano digiuni, quantunque fosse tardi. Vedutili una povera ma pia donna, li fece passare in casa sua perché mangiassero. Fattosi prestare da una vicina un bicchiere di vetro a forma di calice, pose loro dinanzi pane e vino. Or avvenne che il compagno di Antonio, non abituato a simili oggetti di lusso, lo ruppe, in modo che la coppa si staccò di netto dal piede. Inoltre verso la fine della refezione, volle la donna attingere ancora del vino in cantina. Quale non fu la sua sgradita sorpresa, a vedere buona parte del vino versato per terra! Nella fretta di porre a mensa i suoi ospiti, ella sbadatamente aveva lasciato aperta la cannella della botte. Ritornando confusa ed addolorata, raccontò ai due Frati l’accaduto. S. Antonio, avendo pietà della poverina, nascosto il viso tra le mani ed appoggiato il capo sulla mensa, pregò. Meraviglia! La coppa di vetro, che era da una parte della tavola, si alza e viene a Riunirsi al suo piede. La rottura era invisibile. Partiti i Frati, fiduciosa nella virtù che le aveva portato a nuovo il bicchiere, la donna corse in cantina. La botte poco innanzi appena mezza, era talmente piena, che il vino usciva spumeggiante dalla sommità.

3 Pater, 3 AveMaria, 3 Gloria al Padre.        

Responsorio: Se cerchi miracoli, la morte, l’errore, la calamità, il demonio, la lebbra fuggono, gli infermi si alzano sani.

Cedono il mare, le catene; i giovani ed i vecchi, chiedono e riacquistano le membra e le cose perdute. Spariscono i pericoli, cessa il bisogno; lo raccontino quanti lo provano, lo dicano i padovani.

Cedono il mare, le catene; i giovani ed i vecchi, chiedono e riacquistano le membra e le cose perdute. Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo.

Cedono il mare, le catene; i giovani ed i vecchi, chiedono e riacquistano le membra e le cose perdute.

Prega per noi, beato Antonio e siam fatti degni delle promesse di Cristo.

Orazione: O Dio, rallegri la tua Chiesa la preghiera votiva del beato Antonio tuo Confessore e Dottore affinché sia sempre munita di aiuti spirituali e meriti di godere le gioie eterne. Per Cristo nostro Signore. Così sia.

UNDICESIMO MARTEDI’: S. Antonio modello di amore alla Vergine Santissima. La prima radice dell’amore alla Madonna è l’amore a Dio. Chi ama Iddio deve pure amare tutto ciò che Dio ama. E il Signore ha prediletto Maria fra le creature. S. Antonio si distingue tra i più fervidi amanti della Vergine. Non cessò mai di pregarla e di predicarne le grandezze. L’amorosa fiamma gli si attaccò al cuore quando, giovanetto, fu messo in educazione all’ombra del Santuario di Maria, che sorgeva vicino alla sua casa. “Così, dice un suo biografo, disponeva Iddio che fino dalla prima infanzia il piccolo Fernando avesse per istitutrice Maria, la quale gli sarebbe stata sostegno, guida e sorriso nel vivere e nel morire”. Fattosi poi apostolo famoso, il demonio, frementeper le sconfitte patite dalla sua predicazione, gli compare una notte; lo afferra per la gola e lo strinse così forte da soffocarlo. Il Santo, avendo invocato dal fondo del cuore la valida protezione della Vergine, sua maestra dall’infanzia, una luce insolita vivissima inondò la sua cameretta; e lo spirito delle tenebre confuso se ne fuggì via. Il frutto saporito dell’amore della Vergine Madre è il Cielo. Chi l’ama davvero filialmente, non andrà perduto in eterno, perché tra i mortali è fontana verace di speranza. Conviene però che sia un amore forte, fatto non solo di preghiere, ma di imitazione delle sue virtù; specialmente dell’umiltà, della purezza, della carità.

Miracolo del Santo. Certo Frate Bernardino, nativo di Parma, per un male sopravvenutogli era diventato muto da due mesi. Ricordando i miracoli di Sant’antonio, in lui ripose piena fiducia, e si fece portare a Padova. Accostandosi devotamente alla tomba del Santo, cominciò a muovere la lingua, tuttavia muto. Perseverando nella preghiera fervorosa insieme con altri Frati, finalmente alla presenza di numeroso popolo riacquistò la favella. Fuori di sé dalla gioia, uscì in lodi al Taumaturgo, ed intonò l’antifona della Vergine: Salve Regina, che cantò col popolo con grande devozione.

3 Pater, 3 AveMaria, 3 Gloria al Padre.        

Responsorio: Se cerchi miracoli, la morte, l’errore, la calamità, il demonio, la lebbra fuggono, gli infermi si alzano sani.

Cedono il mare, le catene; i giovani ed i vecchi, chiedono e riacquistano le membra e le cose perdute. Spariscono i pericoli, cessa il bisogno; lo raccontino quanti lo provano, lo dicano i padovani.

Cedono il mare, le catene; i giovani ed i vecchi, chiedono e riacquistano le membra e le cose perdute. Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo.

Cedono il mare, le catene; i giovani ed i vecchi, chiedono e riacquistano le membra e le cose perdute.

Prega per noi, beato Antonio e siam fatti degni delle promesse di Cristo.

Orazione: O Dio, rallegri la tua Chiesa la preghiera votiva del beato Antonio tuo Confessore e Dottore affinché sia sempre munita di aiuti spirituali e meriti di godere le gioie eterne. Per Cristo nostro Signore. Così sia.

DODICESIMO MARTEDI’: Morte di S. Antonio.

La morte, che fa tanta paura e mette in costernazione gli amici del mondo e delle passioni, perché li separa da tutti i beni e i piaceri nei quali avevano riposto il loro paradiso, e li sospinge verso un avvenire incerto, è un bene pei giusti fedeli ai propri doveri, perché è annunzio della liberazione; non vedono nella tomba un abisso, ma una porta che introduce alla vita eterna. Sant’Antonio era vissuto sempre con lo sguardo fisso alla patria celeste; per essa aveva lasciata quella terrena, gli amori innocenti dei suoi cari, la gloria dei nobili natali, ed in cambio aveva abbracciato l’umiltà, la povertà, le amarezze della penitenza. Per il Paradiso faticò instancabilmente nell’apostolato finché ebbe vita, e, giovane di trentasei anni, spiccò il volo verso il cielo, confortato dalla vista di quel regno beato e nella certezza di presto possederlo. Chi non sente il desiderio di chiudere la vita con una morte simile a questa? Ricordiamoci però che è frutto di una vita spesa bene. Come è la nostra vita? Sta in nostra mano morire da giusti o da dannati. A noi la scelta.

Miracolo del Santo. Nelle vicinanze di Padova, una bambina chiamata Eurilia, essendo uscita un giorno in campagna, cadde in un fosso pieno di acqua e di fango, e vi annegò. Turata fuori dalla povera madre, venne collocata sulla sponda del fosso, con la testa in basso e i piedi alzati, come suol farsi cogli affogati. Ma non dava segno alcuno di vita; sulle guance e sulle labbra si scorgevano impresse le tracce sicure della morte. Frattanto premurosa la madre fece voto al Signore e a S. Antonio di recare in dono una effige di cera alla sua tomba, se le avesse restituita viva la figlia. Fatta la promessa, la bambina, a vista delle persone accorse, cominciò a muoversi: Sant’Antonio le aveva ridonata la vita.

3 Pater, 3 AveMaria, 3 Gloria al Padre.        

Responsorio: Se cerchi miracoli, la morte, l’errore, la calamità, il demonio, la lebbra fuggono, gli infermi si alzano sani.

Cedono il mare, le catene; i giovani ed i vecchi, chiedono e riacquistano le membra e le cose perdute. Spariscono i pericoli, cessa il bisogno; lo raccontino quanti lo provano, lo dicano i padovani.

Cedono il mare, le catene; i giovani ed i vecchi, chiedono e riacquistano le membra e le cose perdute. Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo.

Cedono il mare, le catene; i giovani ed i vecchi, chiedono e riacquistano le membra e le cose perdute.

Prega per noi, beato Antonio e siam fatti degni delle promesse di Cristo.

Orazione: O Dio, rallegri la tua Chiesa la preghiera votiva del beato Antonio tuo Confessore e Dottore affinché sia sempre munita di aiuti spirituali e meriti di godere le gioie eterne. Per Cristo nostro Signore. Così sia.

TREDICESIMO MARTEDI’: Gloria di S. Antonio.

La gloria terrena è come un fumo che s’innalza e svanisce, portato via dal vento. Anche durando a lungo, alla fine verrà la morte.Ma v’è una gloria duratura che ci compenserà del disprezzo patito, con un seggio regale: “Chi sarà vincitore – ha promesso Gesù – siederà con me nel mio regno” . Quale gloria! La medesima del Figliuolo dio Dio. Sant’Antonio non cercò certo la gloria del mondo, e Dio, oltre che ricompensarlo con la gloria eterna del cielo, lo glorificò anche tra gli uomini con l’aureola dei prodigi. Appena avvenuta la sua morte, innocenti fanciulli, percorrendo a frotte le vie di Padova gridavano: E’ morto il padre santo, è morto Antonio! E fu un accorrere da ogni parte al convento a venerare il suo corpo. Il giorno della sepoltura una folla enorme, con a capo il Vescovo col Clero e le autorità civili, fra inni, cantici e fiaccole innumerevoli lo accompagnarono alla chiesa della Vergine ove fu tumulato. In quel giorno moltissimi infermi, ciechi, sordi, muti, storpi, paralitici, riacquistarono la sanità al suo sepolcro; e quei che non si poterono accostare per la ressa della moltitudine, vennero guariti dinanzi alla porta del tempio. Oggi pure S. Antonio vive nella mente e nei cuori, dispensando a tutti favori e miracoli, di preferenza ai miserabili, cui provvede generalmente col suo Pane dei poveri. Ed il nostro cuore cosa desidera? Non ci rincresca di imitare la sua vita umile, povera, immacolata e penitente, se gli vogliamo essere compagni indivisibili nella gloria del cielo.

Miracolo del santo. Fra i tanti miracoli, coi quali si compiacque Iddio glorificare il suo servo Antonio, è singolare quello della sua lingua. Per gratitudine al loro Santo, i Padovani gli eressero una magnifica Basilica ed un ricchissimo sepolcro, che accoglie il tesoro del suo corpo. Trentadue anni dopo la sua morte, fu fatta la traslazione della salma. La lingua venne ritrovata così fresca, come se il Santo fosse allora spirato. Il serafico dottor San Bonaventura, Generale dell’Ordine Francescano, la prese nelle mani e, piangendo di commozione, esclamò: “O lingua benedetta, che sempre lodasti il Signore, e lo facesti lodare dagli uomini, ora si manifesta quanto tu sei preziosa dinanzi a Dio”. 3 Pater, 3 AveMaria, 3 Gloria al Padre.        

Responsorio: Se cerchi miracoli, la morte, l’errore, la calamità, il demonio, la lebbra fuggono, gli infermi si alzano sani.

Cedono il mare, le catene; i giovani ed i vecchi, chiedono e riacquistano le membra e le cose perdute. Spariscono i pericoli, cessa il bisogno; lo raccontino quanti lo provano, lo dicano i padovani.

Cedono il mare, le catene; i giovani ed i vecchi, chiedono e riacquistano le membra e le cose perdute. Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo.

Cedono il mare, le catene; i giovani ed i vecchi, chiedono e riacquistano le membra e le cose perdute.

Prega per noi, beato Antonio e siam fatti degni delle promesse di Cristo.

Orazione: O Dio, rallegri la tua Chiesa la preghiera votiva del beato Antonio tuo Confessore e Dottore affinché sia sempre munita di aiuti spirituali e meriti di godere le gioie eterne. Per Cristo nostro Signore. Così sia.

http://www.preghiereagesuemaria.it/sala/i%2013%20martedi%20di%20s.%20antonio%20da%20padova.htm

         

CORONCINA AL SACRO CUORE DI GESU’

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 5:05 am

CORONCINA AL SACRO CUORE.

GESU' SACRO CUORE SCINTILLANTE 2

  1. Amorosissimo mio Gesù, pensando alla bontà del tuo Cuore, tutto pieno di pietà e di dolcezza per i peccatori, mi sento colmare di fiducia di essere da te bene accolto. Ahimè, quanti peccati ho commesso! Ma ora, come Pietro e come la Maddalena, li piango e li detesto, perché sono offesa di te sommo bene. Ti prego di concedermi il tuo perdono: fa che io sia pronto a morire piuttosto che offenderti ancora, e viva solo per riamarti. Padre nostro. 5 Gloria al Padre.

Dolce Cuor del mio Gesù, fa ch’io t’ami sempre più.

  1. Benedico, Gesù mio, l’umilissimo tuo cuore, e ti ringrazio che, nel darmelo come esempio, non solo mi inciti a imitarlo, ma, a costo pure di tante tue umiliazioni, me ne additi e appiani la via. Quanto fui cattivo e ingrato! Perdonami. Non più superbia e vanità, ma con cuore umile, voglio seguir te e ottenere pace e salute. Dammi forza e benedirò in eterno il tuo sacro Cuore. Padre nostro. 5 Gloria al Padre.

Dolce Cuor del mio Gesù, fa ch’io t’ami sempre più.

  1. Ammiro Gesù mio, il pazientissimo tuo Cuore, e ti ringrazio di tanti meravigliosi esempi d’invitta sofferenza a noi lasciati. Essi mi rimproverano la mia delicatezza, insofferente d’ogni piccola pena. Ah, Gesù caro, infondi nel mio cuore un fervido e costante amore alla croce, alla mortificazione e alla penitenza, affinché, seguendoti al Calvario, giunga con te alla gloria, alla gioia in paradiso. Padre nostro. 5 Gloria al Padre. Dolce Cuor del mio Gesù, fa ch’io t’ami sempre più.
  2. Davanti al mansuetissimo tuo Cuore, caro Gesù io mi vergogno del mio, così diverso dal tuo. Purtroppo, a un gesto, a una parola in contrario, mi inquieto e mi lamento. Perdona i miei impulsi e dammi grazia d’imitare per l’avvenire, in qualunque contrarietà, l’inalterabile tua mansuetudine, e così godere perpetua e santa pace.

Padre nostro. 5 Gloria al Padre. Dolce Cuor del mio Gesù, fa ch’io t’ami sempre più.

  1. Si cantino lodi, o Gesù, al generosissimo tuo Cuore, vincitore della morte e dell’inferno. Io resto più che mai confuso a vedere il mio povero cuore così meschino che teme di qualunque diceria e rispetto umano; ma non sarà più così. Da te imploro la forza coraggiosa di combattere e vincere in terra, per trionfare poi lieto con te in cielo.

Padre nostro. 5 Gloria al Padre. Dolce Cuor del mio Gesù, fa ch’io t’ami sempre più.

VOLGIAMOCI A MARIA

Per i meriti del tuo cuore dolcissimo, impetrami, o gran Madre di Dio e Madre mia, Maria, vera e stabile devozione al Sacro Cuore di Gesù, tuo Figlio, affinché io, racchiuso in esso coi miei pensieri ed affetti, adempia tutti i miei doveri e con l’alacrità di cuore serva sempre, ma specialmente in questo giorno, a Gesù. Gesù mite e umile di cuore. Rendi il nostro cuore simile al tuo.

PREGHIAMO: Dio, Padre buono, nel Cuore di tuo Figlio celebriamo le meraviglie del tuo amore: da questa fonte inesauribile riversa su di noi l’abbondanza dei tuoi doni. Per Cristo nostro Signore. Amen.

http://www.preghiereagesuemaria.it/coroncine/coroncina%20al%20sacro%20cuore_1.htm

IL MESE DI GIUGNO PREGHIAMO IL SACRO CUORE DI GESU’

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 4:29 am

DEVOZIONE AL SACRO CUORE DI GESU’

GESU' SACRO CUORE SCINTILLE

Santifichiamo questo mese di giugno, accogliendo con gioia l’invito della Chiesa ad onorare il Cuore di Gesù poichè è segno dell’immenso Amore di Dio per noi, è segno della sua tenerezza e segno della sua bontà.

 

DICE IL PAPA BENEDETTO XVI

“Invito ciascuno a rinnovare nel mese di giugno la propria devozione al Cuore di Cristo, valorizzando anche la tradizionale preghiera di offerta della giornata e tenendo presenti le intenzioni da me proposte a tutta la Chiesa”.

La devozione al Sacro Cuore ha radici nel medioevo, ma ha preso sostanza e incoraggiamento da parte dei papi dopo l’apparizione di Gesù a santa Margherita Maria Alacoque nel XVII secolo.

“Il Cuore di Cristo – ha spiegato il pontefice – esprime in modo semplice e autentico la ‘buona novella’ dell’amore, riassumendo in sé il mistero dell’Incarnazione e della Redenzione…. Dall’orizzonte infinito del suo amore, infatti, Dio ha voluto entrare nei limiti della storia e della condizione umana, ha preso un corpo e un cuore; così che noi possiamo contemplare e incontrare l’infinito nel finito, il Mistero invisibile e ineffabile nel Cuore umano di Gesù, il Nazareno”.

 

IL SACRO CUORE DI GESU’

Una delle devozioni più diffuse tra il popolo cristiano è la devozione al sacro Cuore di Gesù. Non si tratta tuttavia di una devozione fra tante, perché è stata rivestita dalla Chiesa di una dignità tutta particolare e si situa al centro della rivelazione cristiana.

Il documento guida in materia è certamente l’enciclica di Pio XII, Haurietis aquas (Attingerete alle acque) del 15 maggio 1956, testo che andrebbe letto e meditato per intero. Questa devozione – contenuta in germe nella Sacra Scrittura, approfondita dai santi Padri, dai Dottori della Chiesa e dai grandi mistici medioevali – ha avuto un particolare incremento e la sua configurazione odierna in seguito alle apparizioni di Gesù Cristo a santa Margherita Maria Alacoque, nel monastero di Paray-le-Monial, a partire dal 27 dicembre 1673.

 

E’ lo stesso Gesù che per primo presenta il suo Cuore come fonte di ristoro e di pace: «Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero» (Mt 11,28-30).

In san Giovanni si legge come venne trafitto il Cuore di Cristo, l’uscita da esso del sangue e dell’acqua e il particolarissimo significato simbolico che il quarto evangelista attribuisce al fatto (Gv 19,33-37). Anche nell’Apocalisse Gesù è presentato come un Agnello «ucciso», cioè «trafitto» (cfr. Apoc 5,6; 1,7).

 

Coroncina al Sacro Cuore di Gesù

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen

 

Con la prima preghiera si domanda la Virtù della Fede

Amabilissimo Cuore di Gesù, che per eccesso di Amore hai voluto restartene con noi sino alla consumazione dei secoli nell’Adorabile Eucaristia, e qui ti offri vittima continua per noi: dimentica le ingratitudini, perdona le colpe che ti abbiamo fatto e col perdono donaci una fede viva e operosa.

Pater, Ave, Gloria.

Dolce Cuor del mio Gesù, fa’ ch’io t’ami sempre più.

 

Con la seconda preghiera si domanda la Virtù della speranza

Sacratissimo Cuore di Gesù, tesoro ricchissimo delle divine misericordie:  fiducioso delle tue promesse, rivestimi ti prego di tutte le virtù del tuo Santissimo Cuore perché diventi un vero tuo servo;  adornami della sua mansuetudine, della sua umiltà, della sua illibatezza e Santità.

Pater, Ave, Gloria.

Dolce Cuor del mio Gesù, fa’ ch’io t’ami sempre più.

 

Con la terza preghiera si domanda la virtù della Carità

Amorosissimo Cuore di Gesù, sorgente vivissima ed immacolata

di gaudio e di vita eterna, tesoro infinito della divinità,

fornace ardentissima del Divino Amore: tu solo sei il mio rifugio,

tu la sede del mio riposo, tu il mio tutto. O Cuore amatissimo, infiamma questo mio cuore di quel vivo amore di cui avvampi, affinché amando te ed il prossimo per amor tuo, io possa essere felice in questa e nell’altra vita.

Pater, Ave, Gloria.

Dolce Cuor del mio Gesù, fa’ ch’io t’ami sempre più.

 

Rivolgiamoci a Maria, consacriamoci a lei e confidando nel suo cuore materno, diciamole:

Per gli alti pregi del Tuo Cuore pieno di dolcezza, impetrami, o grande Madre di Dio e Madre mia Maria, vera e stabile devozione al Sacro Cuore di Gesù Tuo Figlio; perché racchiuso in esso coi miei pensieri ed affetti adempia tutti i miei doveri e serva sempre Gesù con alacrità di cuore, specialmente in questi giorni.

 

V: Cuore di Gesù infiammato d’Amore per noi.

R: Infiamma i nostri cuori d’Amore per Te!

 

Preghiamo: Fa’, o Signore, che lo Spirito Santo c’infiammi di quell’amore che il Signore nostro Gesù Cristo dal profondo del Suo Cuore riversò sulla terra, desiderando vivamente che arda sempre più. Il quale vive e regna per tutti i secoli dei secoli. Amen

 

 

LITANIE DEL SACRO CUORE DI GESU’

 

Signore, pietà.

Cristo, pietà.

Signore, pietà.

Cristo, ascoltaci.

Cristo, esaudiscici.

Dio, Padre Del Cielo,                                     Abbi pietà di noi

Dio, Figlio redentore dei mondo,

Dio, Spirito Santo,

Santa Trinità, unico Dio

Cuore di Gesù, Figlio dell’Eterno Padre,     Abbi pietà di noi

Cuore di Gesù, formato dallo Spirito Santo

                           nel seno della Vergine Maria,

Cuore di Gesù, sostanzialmente unito al Verbo di Dio,

Cuore di Gesù, maestà infinita,

Cuore di Gesù, tempio santo,

Cuore di Gesù, tabernacolo dell’Altissimo,

Cuore di Gesù, casa di Dio e porta del cielo,

Cuore di Gesù, fornace ardente di Carità,

Cuore di Gesù, pieno di giustizia e di Amore,

Cuore di Gesù, pieno di bontà e di amore,

Cuore di Gesù, abisso di ogni virtù,

Cuore di Gesù, degnissimo di ogni lode,

Cuore di Gesù, Re e centro di tutti i cuori,

Cuore di Gesù, in cui si trovano tutti i tesori

                             di sapienza e di scienza,

Cuore di Gesù, in cui abita tutta la pienezza della divinità,

Cuore di Gesù, dalla cui abbondanza noi tutti ricevemmo,

Cuore di Gesù, desiderio dei colli eterni,

Cuore di Gesù, paziente e Misericordioso,

Cuore di Gesù, largo verso tutti coloro che ti invocano,

Cuore di Gesù, fonte di vita e di Santità,

Cuore di Gesù, propiziazione per i peccati nostri,

Cuore di Gesù, saziato di obbrobri,

Cuore di Gesù, spezzato per le nostre colpe scelleratezze,

Cuore di Gesù, obbediente fino alla morte,

Cuore di Gesù, trapassato dalla lancia,

Cuore di Gesù, fonte di ogni consolazione,

Cuore di Gesù, pace e consolazione nostra,

Cuore di Gesù, vittima per i peccati,

Cuore di Gesù, salute di chi spera in Te,

Cuore di Gesù, speranza di chi muore in Te,

Cuore di Gesù, delizia di tutti i Santi,

 

Agnello dì Dio che togli i peccati dei mondo,

perdonaci, o Signore.

Agnello di Dio che togli i peccati dei mondo,

esaudiscici, o Signore.

Agnello di Dio che togli i peccati dei mondo,

abbi pietà di noi.

 

V. Gesù, mite e Umile di Cuore.

R. Rendi il nostro cuore simile al Tuo.

 

PREGHIAMO:- Dio Onnipotente ed Eterno, guarda il Cuore del Tuo Figlio diletto e alle lodi e soddisfazioni che Egli ti presenta a nome dei peccatori, e ad essi, che ti chiedono misericordia, Tu Mite, concedi il perdono nel Nome dello Stesso Tuo Figlio Gesù Cristo, il quale vive e regna per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Offerta giornaliera dei meriti del Cuore di Gesù

Eterno Padre vi offro il S. Cuore di Gesù con tutto il suo amore, e tutte le sue sofferenze e tutti i suoi meriti.

 

l. – Per espiare tutti i peccati che ho commesso in questo giorno e du­rante tutta la mia vita. Gloria.

 

2. – Per purificare il bene che ho fatto malamente in questo giorno e durante la mia vita. Gloria.

 

3. – Per supplire alle opere che do­vevo fare e che ho trascurato in questo giorno e durante la mia vita. Gloria.

 

Altra offerta da recitarsi dopo l’Elevazione nella Santa Messa

Eterno Padre, vi offro il Sangue Preziosissimo di Gesù Cristo e i me­riti di Maria Santissima in isconto dei miei peccati; in suffragio delle anime sante del Purgatorio; per la conversione dei peccatori; per la per­severanza dei giusti; per i bisogni di Santa Madre Chiesa e per tutte le mie necessità sia spirituali che tem­porali. Sia lodato e ringraziato ogni mo­mento il Santissimo e Divinissimo Sacramento! ».  

 

Offerta giornaliera al Sacro Cuore di Gesù

“Cuore Divino di Gesù, io vi offro per mezzo del Cuore Immacolato di Maria le preghiere, le azioni e i patimenti miei di questo giorno in riparazione delle offese che vi si recano da me stesso e da tutti gli uomini, specialmente delle bestemmie, colle quali è oltrag­giato il vostro Santo Nome e secondo tutte le intenzioni per le quali vi immolate continuamente sugli altari”.

 LA PRATICA DEI PRIMI VENERDI ‘ DEL MESE

 

Nelle celebri rivelazioni di Paray le Monial, il Signore chiese a S. Margherita Maria Alacoque che la conoscenza e l’amore del suo Cuore si diffondessero nel mondo, come fiamma divina, per riaccendere la carità che languiva nel cuore di molti.

Una volta il Signore, mostrandole il Cuore e lamentandosi delle ingratitudini degli uomini, le chiese che in riparazione si frequentasse la Santa Comunione, specialmente nel Primo Venerdì d’ogni mese. Spirito di amore e di riparazione, ecco l’anima di questa Comunione mensile: di amore che cerca di contraccambiare l’ineffabile amore del Cuore divino verso di noi; di riparazione per le freddezze, le ingratitudini, il disprezzo con cui gli uomini ripagano tanto amore. Moltissime anime abbracciano questa pratica della Santa Comunione nel Primo Venerdì del mese per il fatto che, tra le promesse che Gesù fece a S. Margherita Maria, vi è quella con la quale Egli assicurava la penitenza finale (cioè la salvezza dell’anima) a chi per nove mesi consecutivi, nel Primo Venerdì, si fosse unito a Lui nella Santa Comunione. Ma non sarebbe molto meglio deciderci per la Santa Comunione nei Primi Venerdì di tutti i mesi della nostra esistenza? Tutti sappiamo che, accanto a gruppi di anime ferventi che hanno compreso il tesoro nascosto nella Santa Comunione settimanale, e, meglio ancora, in quella quotidiana, vi è un numero sterminato di coloro che raramente durante l’anno o solo a Pasqua, si ricordano che vi è un Pane di vita, anche per le anime loro; senza tener conto di quanti neppure a Pasqua sentono il bisogno del nutrimento celeste.

La Santa Comunione mensile costituisce una buona frequenza alla partecipazione dei divini misteri. Il vantaggio e il gusto che da essa l’anima ritrae, forse indurranno dolcemente a diminuire la distanza tra un incontro e l’altro col Maestro divino, fino anche alla Comunione quotidiana, secondo il desiderio vivissimo del Signore e della Santa Chiesa. Ma questo incontro mensile deve essere preceduto, accompagnato e seguito da tale sincerità di disposizioni che veramente l’anima ne esca ristorata. Il segno più certo del frutto ricavato sarà la constatazione del miglioramento progressivo della nostra condotta, ossia della maggiore somiglianza del cuore nostro al Cuore di Gesù, attraverso l’osservanza fedele e amorosa dei dieci comandamenti. “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna” (Gv. 6,54)

LE PROMESSE DI NOSTRO SIGNORE

PER I DEVOTI DEL SUO SACRO CUORE

 

Gesù benedetto, apparendo a S. Margherita Maria Alacoque e mostrandole il suo Cuore, splendente come il sole di fulgidissima luce, fece le seguenti promesse per i suoi devoti:

 

1.    Io darò loro tutte le grazie necessarie al loro stato

2.   Metterò e conserverò la pace nelle loro famiglie

3.   Li consolerò in tutte le loro pene

4.   Sarò loro sicuro rifugio in vita e specialmente in punto di     morte

5.    Spanderò copiose benedizioni su di ogni loro impresa

6.    I peccatori troveranno nel mio Cuore la sorgente e l’oceano infinito della misericordia

7.    Le anime tiepide si infervoreranno

8.    Le anime fervorose giungeranno in breve tempo a grande perfezione

9.    La mia benedizione poserà anche sulle case dove sarà esposta ed onorata l’immagine del mio Cuore

10.   Ai sacerdoti io darò la grazia di commuovere i cuori più induriti

11.   Le persone che propagheranno questa devozione, avranno il loro nome scritto nel mio Cuore e non ne sarà cancellato mai.

12.  A tutti quelli che, per nove mesi consecutivi, si comunicheranno al primo venerdì d’ogni mese, io prometto la grazia della perseveranza finale: essi non morranno in mia disgrazia, ma riceveranno i Santi Sacramenti (se necessari) ed il mio Cuore sarà loro sicuro asilo in quel momento estremo.

 

La dodicesima promessa è detta “grande”, perché rivela la divina misericordia del Sacro Cuore verso l’umanità.

Queste promesse fatte da Gesù sono state autenticate dall’autorità della Chiesa, in modo che ogni cristiano può credere con sicurezza alla fedeltà del Signore che vuole tutti salvi, anche i peccatori.

 

CONDIZIONI

Per rendersi degni della Grande Promessa è necessario:

 

1. Accostarsi alla Comunione.  La Comunione va fatta bene, cioè in grazia di Dio; quindi, se si è in peccato mortale, bisogna premettere la confessione.

 

2. Per nove mesi consecutivi. Quindi chi avesse incominciato le Comunioni e poi per dimenticanza, malattia, ecc. ne avesse tralasciata anche una sola, deve incominciare da capo.

 

3. Ogni primo venerdì del mese. La pia pratica si può iniziare in qualsiasi mese dell’anno.

http://santadomenicavm.jimdo.com/giugno-mese-del-sacro-cuore/

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