Mirabilissimo100’s Weblog

ottobre 15, 2015

Pentagon chief threatens to deter Russia influence in Syria

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 11:54 pm

 

Thu Oct 15, 2015 10:45AM
US Secretary of Defense Ashton Carter (AFP photo)

US Secretary of Defense Ashton Carter (AFP photo)

US Defense Secretary Ash Carter has threatened Russia, saying the US will take all necessary steps to counter Moscow’s “malign influence” in Syria.

“We will take all necessary steps to deter Russia’s malign and destabilizing influence, coercion and aggression,” carter said on Wednesday.

He further said as long as Russia pursued a “misguided strategy” in Syria, “we have not, and will not, agree to cooperate with Russia.”

The US continues to accuse Russian President Vladimir Putin of focusing on the opposition groups that are fighting the government of President Bashar al-Assad. Moscow, however, has repeatedly assured that Russian jet fighters were targeting Daesh (ISIL) terrorists.

Carter’s harsh remarks came amid efforts by Washington and Moscow to reach an agreement over their military flights in Syria to avoid any clash over the country’s airspace.

While reports said the two sides are getting close to finalize a memorandum of understanding on the issue, Russia said that the United States rebuffs its overtures for high-level consultations.

Putin said on Tuesday that he wanted to send a delegation led by Prime Minister Dmitry Medvedev to the US. Washington, however, rebuffed the overtures for high-level consultations.

“Literally today, we got an official reply,” Lavrov said Wednesday. “We have been told that they can’t send a delegation to Moscow and they can’t host a delegation in Washington either.”

Putin’s spokesman, Dmitry Peskov, also said, “Given the current situation in Syria, refusing dialogue does not help to save the country and region from [ISIL].”

Russia launched its air campaign against terrorists in Syria on September 30. The US has also been carrying out its own airstrikes in Syria, allegedly pounding Daesh positions inside the country.

Military experts warned over the last few weeks that a major conflict could be triggered between the US and Russia as the Syrian airspace has become increasingly crowded.

http://presstv.com/Detail/2015/10/15/433507/US-Russia-airstrikes-Ash-Carter-Syria-conflict-Pentagon-Kremlin

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US rejects Russia’s offer, saying it was made out of Putin’s ‘desperation’

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 11:50 pm

 

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Wed Oct 14, 2015 PRESS TV
 
The United States says sending the “second-highest ranking official” to the country for coordination in airstrikes both Russia and the United States are carrying out in Syria is not enough for Washington, reducing coordination to video link-ups among defense officials.

The Obama administration has rejected Moscow’s offer to send a high-ranking delegation to Washington, headed by Prime Minister Dmitry Medvedev.

Washington said the move had been made out of President Vladimir Putin’s desperation in Syria, where Russian forces have been bombarding Daesh terrorists’ positions.

“We’re not interested in doing that, as long as Russia is not willing to make a constructive contribution to our counter-ISIL effort,” said White House press secretary Josh Earnest.

By the effort, Earnest was referring to a US-led coalition allegedly against the Takfiris in Syria and neighboring Iraq which has apparently failed to “degrade and ultimately destroy”  them as President Barack Obama had promised.

Russia, however, reports of destroying more and more ISIL elements and facilities on a daily basis.

“Russia has their own agenda and it’s an agenda right now that they’re pursuing on their own. So it’s not particularly surprising to me that President Putin would resort, in some desperation, to try to send the second-highest ranking official in the Russian government to the United States to try to convince us to join them. But the fact is that is a request that’s fallen on deaf ears.”

Video link-up

Meanwhile, the Russian Defense Ministry’s press service said defense officials from Russian and the US held a third video link-up over an air safety agreement in Syria.

“We are getting closer in the positions on key items of the would-be document,” the ministry said. “The sides’ further steps have been coordinated.”

“The discussion like the previous ones is professional and was held in a constructive atmosphere,” it said.

On Tuesday, Russian Foreign Minister Sergey Lavrov censured the White House rejection, saying, “We have been told it is not possible to send the delegation to Moscow as well as to receive the delegation in Washington.”

SIRIA: RAPPORTI DIFFICILI TRA USA E RUSSIA

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 11:43 pm

 

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SYRIA – L’altra faccia della rivolta

15 10 2015

Il ministro degli Esteri russo ha detto che gli Stati Uniti hanno rifiutato di ospitare una delegazione russa di alto profilo per colloqui sulla crisi in Siria.

Sergei Lavrov ha fatto queste osservazioni intervenendo al parlamento di Mosca, dopo che il presidente Vladimir Putin aveva reso noto di essere disposto a inviare una delegazione a Washington, criticando la mancanza di cooperazione da parte degli Stati Uniti sulla questione siriana.

Lavrov ha aggiunto che gli Stati Uniti hanno risposto ufficialmente di non poter “inviare una delegazione a Mosca né ospitare una delegazione (russa) a Washington”.

Il ministro russo, al canale russo NTV, ha anche messo in dubbio l’efficacia della missione della cosiddetta coalizione anti-Daesh guidata dagli Usa in Siria, dicendo i suoi risultati sono “insignificanti” e espresso preoccupazione per le armi e le munizioni paracadutate dalle forze statunitensi per i militanti stranieri sponsorizzato in Siria.

https://sites.google.com/site/fermateleguerre/

Siria:I terroristi di Jabhat al-Nusra hanno commesso una nuova strage oggi in un villaggio a nord di Homs.

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 11:37 pm

 

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SYRIA – L’altra faccia della rivolta

15 10 2015

I terroristi di Jabhat al-Nusra hanno commesso una nuova strage oggi in un villaggio a nord di Homs.

Secondo fonti locali, questa mattina intorno alle 7.00 gli alqaedisti sono entrati nella piazza della cittadina di Teir Maalah e hanno massacrato la popolazione nei pressi della moschea principale, sperando di poter poi accusare l’esercito arabo siriano e gli aerei russi che stanno agendo nella zona del crimine.

Il bilancio esatto delle vittime ancora non è stato reso noto.

“Il Ministero della Difesa siriano conferma che l’esercito arabo siriano e gli aerei russi non si rivolgono in zone dove ci sono i civili e rimandano a Jabhat al-Nusra e ai suoi partner terroristi la piena responsabilità di questo crimine”, si legge in un comunicato diffuso dalle autorità siriane.

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LA RUSSIA COLPISCE SOLO I TERRORISTI

SYRIA – L’altra faccia della rivolta

15 10 2015

L’ambasciatore russo in Siria oggi ha fatto l’elenco preciso delle milizie colpite dai raid dell’aviazione russa e ha sottolineato che, fatta eccezione per il libero esercito, i miliziani presentati dagli occidentali come “ribelli” sono solo “estremisti” e “terroristi”.

Fin dall’inizio del suo intervento militare, la Russia ha annunciato l’intenzione di colpire “obiettivi” di Daesh e degli altri gruppi terroristici, come Jabhat al-Nusra e Jaych al-Fatah.

Il diplomatico ha precisato che se Daesh e al-Nusra “sono riconosciute come terroriste da chiunque e iscritte nell’elenco appropriato del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”, altri gruppi – ugualmente criminali – “sono oggetto di speculazioni, distorsioni e tentativi di essere presentati come ribelli, membri del braccio armato dell’opposizione siriana moderata”.

In realtà, secondo l’ambasciatore Alexander Kinchtchak, “i cosiddetti gruppi moderati vengono utilizzati nella maggior parte dei casi come copertura politica per i crimini degli estremisti religiosi”.

A questo proposito, Kinchtchak ha ricordato che Jaysh al-Islam, il più grande gruppo nella periferia est di Damasco, guidati dal wahabita Zahrane Alloushe, è responsabile del lancio dei colpi di mortaio che hanno causato centinaia di vittime civili nella capitale:
“Questo non è altro che puro terrorismo”, ha detto.

Oggetto degli attacchi russi figura anche Jaysh al-Sham, “composto da ex militanti di Jabhat Al-Nusra anteriore (…), che hanno la reputazione di tagliagole e le mani immerse fino ai gomiti nel sangue” e Ahrar al-Sham, uno dei più importanti gruppi considerato “moderato”, ma in realtà alleato di al-Nusra nella coalizione Jaysh al-Fatah.

https://sites.google.com/site/fermateleguerre/

Per l’Occidente non è l’Isis, ma Mosca il vero problema

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 11:25 pm

 

DA SPUTINIKNEWS

14 10 2015

I raid russi in Siria contro lo Stato Islamico continuano, uno dopo l’altro vengono colpiti obiettivi terroristici. L’intervento russo in Siria si trova però al centro di grandi polemiche in Occidente.

Anche in Italia, stando alla stampa, pare sia un problema se la Russia oltre che colpire i tagliagole dell’Isis bombardi anche i ribelli “moderati”, gli estremisti di Al-Qaeda, terroristi vari.

Perché mai per l’Occidente eliminare i terroristi sarebbe un problema? È di questi giorni l’acceso dibattito per capire se l’Italia debba partecipare ad azioni militari contro l’Is e se la lotta al terrorismo rappresenti una priorità per il Paese.

Anche se sembra logico e scontato che l’Isis rappresenti una grave minaccia per tutti, Italia compresa, dalle dichiarazioni di questi giorni per i politici occidentali non è così. Non è l’Isis, come vediamo sui giornali, ma sempre Mosca il pericolo e la minaccia numero uno.

Una manifestazione per esprimere solidarietà alla Russia e al suo intervento in Siria
Una manifestazione per esprimere solidarietà alla Russia e al suo intervento in Siria.

Anche se appoggiare la Russia non va assolutamente di moda, c’è chi sostiene l’azione militare di Mosca in Siria contro lo Stato Islamico. A Budapest per esempio i giorni scorsi è stata organizzata una manifestazione per esprimere solidarietà alla Russia e al suo intervento in Siria. Sputnik Italia ne ha parlato con Omar Minniti, un attivista politico italiano da tempo residente in Ungheria, che era presente alla manifestazione.

— Omar, raccontaci come è andata la manifestazione svoltasi alcuni giorni fa a Budapest in sostegno della Russia e delle sue azioni in Siria?

— È stata organizzata una manifestazione da un’organizzazione giovanile ungherese di sinistra, il Miksz, assieme alla comunità siriana. Lo scopo dell’evento era esprimere la solidarietà alla Federazione russa per l’intervento militare in Siria contro lo Stato Islamico e gli altri gruppi terroristici. Alla manifestazione hanno partecipato numerosi ungheresi, ma soprattutto siriani residenti in Ungheria e altri stranieri che hanno supportato la necessità di un intervento russo in Medio Oriente.

— I siriani che hai conosciuto, che cosa ne pensano dell’intervento russo in Siria?

— Molti siriani vivono qui in Ungheria da tempo, la maggior parte dei siriani qui stanno dalla parte del governo e del presidente Assad ed hanno salutato positivamente l’intervento russo su richiesta del governo legittimo. I siriani erano presenti in piazza, hanno portato la loro bandiera, dei quadri con l’immagine del presidente Assad, ritratto con il presidente Putin. C’erano molto giovani della comunità siriana, nati qui in Ungheria, che sono comunque fortemente legati al loro Paese, che sta soffrendo la tragedia del terrorismo e della guerra voluta dall’Occidente.

— Vediamo che i mass media in Italia quando parlano dell’ intervento russo in Siria esprimono malcontento quando i raid russi colpiscono oltre che i tagliagole dell’Isis, anche i terroristi di Al-Qaeda. Perché mai questo dovrebbe essere un problema per l’Occidente?

— Perché alcuni gruppi terroristici sono stati fomentati, armati e finanziati direttamente dall’Occidente, dagli Stati Uniti ma anche da alcuni Paesi europei. È come colpire le loro marionette. I siriani ovviamente non hanno nessun problema sotto questo punto di vista, per loro tutti quelli che hanno preso in mano le armi contro il governo sono dei terroristi. Ovviamente esiste un’opposizione non armata, che ha partecipato alle ultime elezioni, rappresentata anche in Parlamento, che dialoga con il presidente Assad per la ricostruzione nazionale del Paese. Coloro che hanno preso le armi ed accettato finanziamenti da potenze straniere per destabilizzare il Paese, sono dei terroristi e come tali stanno venendo colpiti dalla Russia e dal legittimo governo siriano.

— Tu che vivi in Ungheria, raccontaci com’è visto lì l’intervento della Russia in Siria?

— La maggioranza della popolazione ungherese, che la scorsa estate ha vissuto una forte crisi per via della migrazione di massa di centinaia di migliaia di rifugiati siriani, ha una visione molto positiva dell’intervento russo. Questo perché lo ritengono l’unica soluzione per porre fine al terrorismo e alla destabilizzazione di quelle zone. Per loro inoltre si tratta di un intervento legittimo perché richiesto dal governo di Damasco e perché secondo loro permetterebbe alle migliaia di siriani fuggiti di far ritorno nelle loro case.

— I mass media del Paese invece con quali toni descrivono l’intervento russo, come la stampa italiana?

— Ci sono diversi media, alcuni d’opposizione fortemente schierati contro il governo di Orban e che sono vicini alla politica estera degli Stati Uniti e dell’Unione Europea. Sono ovviamente critici per rapporto all’intervento russo. Sostanzialmente buona parte dei mezzi di comunicazione hanno un atteggiamento positivo nei confronti dell’intervento russo. Anche tra la popolazione si manifestano questi sentimenti, parlando con gli ungheresi per strada, nei luoghi di lavoro, si capisce che hanno un atteggiamento positivo nei confronti di quest’azione militare, vista come unica soluzione radicale che possa risolvere il dramma del Medio Oriente e la crisi dei migranti.

http://it.sputniknews.com/opinioni/20151014/1360765/Russia-ISIS-Europa-USA-antiterrorismo-Siria.html

Usa:Mezzo miliardo di dollari sprecati… o altro?

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 11:16 pm

 

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DAL SITO AURORA

Mezzo miliardo di dollari sprecati… o altro?

ottobre 14, 2015 Lascia un commento

Andrew Koeybko (USA) e Hamsa Haddad (Siria) Oriental Review 13 ottobre 2015

11900027Mentre la maggior parte del mondo ridacchia con soddisfazione sui presunti 500 milioni di dollari sprecati dagli Stati Uniti per l’addestramento dei “ribelli moderati” in Siria, i contribuenti statunitensi sono furiosi per l’inettitudine del governo che spreca tale somma astronomica per soli 60 combattenti. Sembra che tale politica sia un miserabile fallimento, senza che un solo successo sia possibile dedurre, facendo quindi credere erroneamente a molte persone all’annullamento totale del piano. Non è esattamente ciò che è successo però, il piano non è stato un totale fallimento come gli Stati Uniti vogliono far credere (anche se sicuramente imbarazza assolutamente rispetto agli obiettivi dichiarati pubblicamente), ed è stato ottimizzato, non scartato. Togliamo la coperta per un attimo e vediamo quello che realmente accade su ciò che tutti ritengono il peggiore fallimento dei servizi segreti degli Stati Uniti da decenni.

Denunciare le falsità
La maggior parte delle persone crede che gli Stati Uniti abbiano sprecato mezzo miliardo di dollari in meno di un anno per reclutare e addestrare ciò che si rivelano essere una cinquantina di “ribelli moderati”. Reuters ha contribuito al mito calcolandone il costo a circa 10 milioni per combattente addestrato, portando i lettori a pensare che il denaro sia già stato speso per intero e unicamente per tali individui. Beh, se fosse veramente così, allora il programma sarebbe ironicamente stato il più grande ‘successo’ del governo degli Stati Uniti di sempre, in quanto significherebbe che a differenza di qualsiasi altra cosa mai tentata da Washington (senza parlare delle sue agenzie d’intelligence), per una volta tutti i fondi sono andati interamente ed esclusivamente al loro obiettivo dichiarato, non importa quanto fallimentare, in ultima analisi, si sia rivelato. Naturalmente, se visto da tale punto di vista, il mito viene dissipato e appare chiaro che tale scenario non è affatto ciò che è successo. Guardando i fatti, nessun rappresentante del governo degli Stati Uniti ha mai indicato la somma integrale come interamente spesa, e non c’è modo concepibile che potesse mai costare così tanto controllare e formare una piccola quantità di persone. Il New York Times ha anche riferito che gli Stati Uniti “invece useranno i soldi per fornire munizioni e armi ai gruppi già impegnati nella lotta” mentre ottimizza tale politica, confermando così che ce n’era abbastanza da gennaio per finanziare un’operazione rielaborata e ampliata. Tuttavia, Washington sembra contenta di aver abilmente alimentando il mito che l’intera iniziativa sia stata un fallimento, distraendo così l’attenzione da ciò che realmente ha fatto finora.

Una comoda scusa
Da quando il Congresso ha stanziato i soldi a gennaio al momento in cui il programma è stato interrotto ai primi d’ottobre, l’occasionale informazione al pubblico faceva credere che il governo degli Stati Uniti stesse goffamente pasticciando nei suoi sforzi in Siria, per tale epico imbroglio di piano che, in qualche modo, occupava tempo e risorse. La gente comune nel mondo viene così sopraffatta dalla critica onnipresente del momento da dimenticare che la destabilizzazione statunitense della Siria in realtà iniziò dalla metà degli anni 2000, come documentato dal giornalista investigativo indipendente e vincitore del Premio Pulitzer Seymour Hersh in “The Redirection“. Con la grande strategia per forzare “Il Nuovo Medio Oriente” gli Stati Uniti drammaticamente interrotta dall’intervento antiterrorismo russo in Siria, Washington desidera cercare un pretesto per occupare l’attenzione delle masse finché potrà formulare pienamente una risposta, e il capro espiatorio globale del frustato programma sui “ribelli moderati” s’inserisce perfettamente. Non solo, gli Stati Uniti hanno deciso di oscurare retroattivamente le precedenti attività in Siria avviando un programma assurdamente costoso che ‘giustifichi’ i precedenti investimenti che potrebbero accidentalmente venire a conoscenza del pubblico. Ad esempio, l’armamento statunitense di SIIL, al-Nusra e altri gruppi terroristici potrebbe ora essere spiegato come ‘errore’ nell’”armare i ribelli”, “cadere nelle mani sbagliate”, “resa”, “ritirata” o “accidentale” lancio di tali mezzi. Non importa se le prove sono emerse prima che il programma venisse annunciato pubblicamente o anche che accadeva in Iraq e non Siria, dato che il racconto è destinato comunque a puntare su tale piano, ‘nel bene e nel male’. Il problema è la negazione plausibile degli intermediari segreti, i cosiddetti “ribelli moderati”, mai materializzatisi nel numero dovuto, ma tale punto è controverso e mai le narrazioni da Washington vi si sono soffermate, versando ogni critica sulla vicenda su tale piano tanto odiato.
Utilizzando il programma da 500 milioni di dollari per i “ribelli moderati” come capro espiatorio per i fallimenti indiscutibili degli Stati Uniti in Siria, si copia la stessa tattica usata contro la Russia per spiegare tutto ciò che accade in Europa orientale. La massiccia operazione d’invio di armi che gli Stati Uniti hanno condotto durante la guerra in Siria (compresi i depositi saccheggiati per inviare armi dalla Libia post-Gheddafi da parte del defunto ambasciatore statunitense Christopher Stevens) e le “non rintracciabili” Toyota fornite dai wahabiti può sempre, se arrivati all’estremo, in qualche modo essere collegata al programma di addestramento per assorbire eventuali critiche interne. E questo è il caso; un’operazione psicologica per evitare ai “dipendenti pubblici” di ammettere il peggiore fallimento di uno dei loro piani precedenti, rivolta al solo pubblico nazionale (occidentale), e non ai media multipolari o alle agenzie di intelligence straniere che ne sanno di più. Accettando un falso fallimento molto pubblicizzato (come è stato spiegato, nel senso di non avere la giusta copertura dai media su armi e mezzi inviati ai terroristi), gli Stati Uniti possono proteggersi dalla crescente rabbia dell’opinione pubblica per le altre azioni sgradevoli verso la Siria, sempre più illuminate dai media internazionali come Sputnik.

Dalle tenebre alla luce
Ciò porta al tema su quale programma ottimizzato gli Stati Uniti sembrino seguire, e quanto si differenzia davvero da ciò che succedeva prima. Ricordate, è stato riferito che gli Stati Uniti avrebbero dato “munizioni e armi” ai propri alleati per procura in Siria, e non appena ciò è stato annunciato, una nuova organizzazione ombrello veniva creata e chiamata “Forze democratiche della Siria”, descritta da Reuters come compromesso “tra YPG (curdi), vari gruppi arabi, tra cui Jaysh al-Thuwar (esercito dei ribelli) e il tribale Jaysh al-Sanadid, e un gruppo cristiano assiro”, con le bande arabe che formano un sottogruppo chiamato “Coalizione araba siriana”. Lo stesso giorno dell’annuncio, veniva rivelato che gli Stati Uniti paracadutavano 50 tonnellate di armi all’entità nel nord-est siriano, dimostrando così che erano dietro la formazione e proponendolo suo gruppo di ascari sul terreno d’ora in poi (o finché non sarà sconfitto o si arrenderà al SIIL, almeno). Quando si pensa a tale proposito, l’unica cosa che cambia tra la politica ‘fallita’ e quella ottimizzata è che ciò che in precedenza è stato fatto di nascosto, ora avviene allo scoperto. Gli Stati Uniti hanno inviato equipaggiamenti e militanti in Siria fin da prima che il conflitto iniziasse, solo che allora lo negavano con veemenza. Quando prove inconfutabili continuano ad emergere sugli USA che mentivano, s’inventano lo spettacolare fallimento del programma di addestramento dei “ribelli moderati” per ‘spiegare’ come tutto il materiale sia finito nelle mani dei terroristi, anche se con modalità intellettualmente sciatte e accettabili solo per il pubblico statunitense, in gran parte inconsapevole e politicamente ingenuo. Il trucco deviante del programma di addestramento ‘fallito’ dei “ribelli moderati” ha raggiunto lo scopo interno, dato che ha generato rabbia su entrambe le faziosità, con democratici e repubblicani passare alle manfrine sul come ‘unirsi’ per sostenere l”intensificato’ piano successivo, che in realtà non è né un ‘programma’, né ‘intensificazione successiva’. L’unica differenza tra allora e adesso è che ciò che è stato fatto in precedenza nel buio, ora viene apertamente ammesso.

Fine della buffonata
Gli Stati Uniti prevedevano inizialmente di continuare il programma ‘fallito’ dei “ribelli moderati” a tempo indeterminato, in quanto forniva la copertura perfetta per supportare direttamente il terrorismo in Medio Oriente e ‘giustificare’ le enormi spese sostenute mantenendo un esercito privato di jihadisti. Inoltre, è il trucco perfetto per assorbire ogni critica interna alle politiche in Medio Oriente degli Stati Uniti, in quanto c’è un odio quasi unanime per il programma presso gli statunitensi e distrae dai problemi più gravi che Washington crea. Tale farsa è stata bruscamente chiusa dall’intervento antiterrorismo russo, mettendo gli Stati Uniti allo scoperto, dato che Washington si dispera improvvisamente guardando Mosca far piazza pulita dei suoi mercenari in una settimana. Dal punto di vista statunitense, non c’era modo prevedibile di poter continuare a mantenere una qualche influenza sulla Siria (non importa quanto velocemente in dissoluzione) se le sue forze sempre più ridotte venivano ancora rifornite attraverso canali occulti, così ha pubblicamente spento il ‘piano segreto’ sui “ribelli moderati”, volto al fallimento, per sostituirlo con una controparte palese ‘ottimizzata’. Pertanto, per disperazione strategica, gli Stati Uniti si sono fatti avanti confermando agli statunitensi ciò che il resto del mondo già sapeva, in quanto segreto di Pulcinella: che gli Stati Uniti hanno sempre avuto un ruolo diretto sostenendo ogni sorta di forza antigovernativa in Siria. Ma in accordo agli imperativi politici e ai media nazionali, con tale ‘rivelazione’ annunciata con critiche facilmente ed ingannevolmente autoassolventi, lo fa sembrare assai migliore del ‘precedente’, e il pubblico statunitense facilmente manipolabile viene ingannato accogliendo acclamante qualcosa che non avrebbe mai accettato quattro anni fa, come il riconoscimento ufficiale che gli Stati Uniti giocano un ruolo diretto e attivo nella guerra in Siria.

11128482Andrew Korybko è commentare politico statunitense che attualmente lavora per l’agenzia Sputnik.
Hamsa Haddad è un ricercatore siriano residente a Mosca.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

https://aurorasito.wordpress.com/2015/10/14/mezzo-miliardo-di-dollari-sprecati-o-altro/

Risolto il “mistero” delle Toyota in dotazione allo Stato Islamico

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 11:06 pm

 

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DALL’ANTIDIPLOMATICO
14 10 2015

Toyota non ha idea di come così tante auto di sua produzione siano finite nelle mani dell’ISIS. Ma forse gli Usa sì..

In molti video e immagine pubblicate, i membri del gruppo terroristico Stato islamico vengono spesso ritratti a bordo di nuovi SUV e furgoni marchio Toyota. Chi ha fornito questi veicoli?
L’Istituto Ron Paul per la pace e la prosperità sostiene di aver ‘risolto l’enigma’ delle centinaia di veicoli giapponesi in possesso dei militanti dell’ISIS. Nel 2013 e il 2014, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e il governo britannico hanno fornito tali autovetture al Free Syrian Army, che combatte Bashar Al Assad e poi sono passata allo Stato Islamico.
Questa conclusione si basa su due rapporti, uno di Public Radio International  (PRI), pubblicato nel mese di aprile 2014, che sostiene che gli Stati Uniti hanno fornito “43 camion marca Toyota ai ribelli siriani”; e uno che ha pubblicato il quotidiano ‘The Independent’ nel 2013, che scriveva che “senza dubbio, il governo britannico ha anche fornito i veicoli ai terroristi che combattono in Siria”.
“Ma tutto questo non è una novità. La domanda é: perché il Tesoro degli Stati Uniti porta avanti questa farsa? Forse a Washington ritengono che se sono gli unici a porsi la domanda ovvia di come l’ISIS sia riuscitao ad ottenere un gran numero di questi pick-up nel bel mezzo del deserto siriano, nessuno sospetterà che Washington abbia un ruolo nella faccenda “, scrive l’analista politico ed editorialista Tony Cartalucci.
La scorsa settimana, l’unità sul finanziamento del terrorismo del Dipartimento del Tesoro ha chiesto alla società Toyota perché così tanti dei loro veicoli sono finiti nelle mani dei terroristi in Libia, Siria e Iraq. In risposta, i giapponesi hanno emesso un comunicato in cui non hanno spiegato come fosse successo e hanno detto di essere pronti a collaborare con l’inchiesta degli Stati Uniti sull’argomento.
Cartalucci sostiene che il Tesoro americano “ha chiesto alla parte sbagliata” e suggerisce che avrebbe dovuto sollevare la questione al proprio Dipartimento di Stato.

La Turchia appoggia l’Isis: Le prove schiaccianti dalla città siriana di Qamishli raccolte da RaiNews

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 10:56 pm

 

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DA L’ANTIDIPLOMATICO
14 10 2015
“Vuoi sapere che fa la Turchia? Ecco una piastrina di un soldato turco in una base dell’Isis. Che ci fa un cittadino turco a 80km dal suo confine in territoro siriano in una base dell’Isis?”.
In Esclusiva per Rai News 24, Gian Micalessin, dalla città siriana di Qamishli, ha documentato prove schiaccianti dell’appoggio di Ankara ai miliziani dell’Isis.
Il generale delle milizie curde Kadil, intervistato dichiara: “Vuoi sapere che fa la Turchia?
Ecco una piastrina di un soldato turco in una base dell’Isis. Che ci fa un cittadino turco a 80km dal suo confine in territoro siriano in una base dell’Isis?”. 
La Turchia prima appoggiava al Nusra ora l’Isis, prosegue il generale. “Questi sono tutti i passaporti che abbiamo perquisito nella base dei terroristi. Questo veniva dal Bahrein. E’ partito dall’aeroporto di Istanbul. C’è il timbro dell’aeroporto vedi. Questo è il passaporto di un tunisino, anche qui il timbro turco dell’aeroporto di Istanbul. Questo è un libico da Bengasi e anche qui timbro dell’aeroporto di Istanbul. Arrivano ufficialmente in Turchia per poter combattere e poi entrano in Siria illegalmente”.
Dopo aver mostrato le carte d’identità di militanti turchi nell’Isis, il generale mostra al giornalista italiano un registro perquisito di Al-Nusra. “Ci sono anche gli stranieri. Guardate quanti sono turchi e i sauditi”.

E poi la conclusione che è più una profezia: “Il ruolo di Ankara è immenso: sperava di capovolgere Assad ma ha fallito e tutto questo avrà gravi ripercussioni su tutta la Turchia”.

Turchia, paese Nato, sponsor del terrorismo internazionale. Il castello di carte costruito dalla propaganda Nato (Usa) sta venendo giù completamente, se a quattro anni di distanza, anche RaiNews riporta quello che noi vi abbiamo sempre denunciato. Spetterebbe ora al nostro governo agire di conseguenze, ma, da fedele servitore di Washington, Renzi e Gentiloni aspettano solo l’ordine per fare il gioco sporco che il padrone non vuole più fare.

Qui il video dell’intervista su RaiNews24 che vi consigliamo caldamente di vedere

Al Qaeda offre taglia su Assad: Tre milioni a chi lo uccide

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 10:43 pm

Assad bandier

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13 10 2015

DA SPUTNIKNEWS

Il leader del movimento qaedista siriano Al Nusra in un appello all’unità delle fazioni jihadiste combattenti nella regione chiede di attaccare la regione alawita del Paese. L’invito ai jihadisti ceceni: uccidete i soldati russi.

Il leader del fronte Al Nusra, branca siriana di Al Qaeda minaccia il presidente siriano Bashar al Assad, offrendo una taglia da 3 milioni di dollari per la sua uccisione.

In un messaggio di cui ha riferito in queste ore site, osservatorio sulle attività jihadiste online diretto da Rita Kats, Abu Mohammed al-Joulani, a capo del movimento siriano al Nusra, minaccia anche il capo di Hezbollah, Hasan Nasrallah, offrendo due milioni di dollari per il suo omicidio.

Il leader qaedista siriano nel suo messaggio fa inoltre un appello affinchè le diverse fazioni in lotta nella regione si uniscano contro il governo di Assad e attacchino la regione alawita del Paese. Nel messaggio audio anche una “raccomandazione” ai jihadisti ceceni: “Se l’esercito russo uccide il popolo siriano, allora voi uccidete la loro gente. E se loro uccidono i nostri soldati — si conclude l’audio di al-Joulani — allora voi uccidete i loro. Occhio per occhio”.

Siria:fra Ibrahim da Aleppo: “L’Europa deve accogliere i profughi, e insieme riconoscere le ragioni vere di questa emigrazione”

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 10:35 pm

martedì 13 ottobre 2015

Un grido di dolore da Aleppo, città martire

Avvenire,
12 ottobre 2015

di fra Ibrahim Sabbagh

La Siria sta vivendo una tragedia nel presente e sta perdendo il futuro. Questo è particolarmente evidente qui ad Aleppo, città martire di questa sporca guerra. Non ci sono cifre precise a livello nazionale, ma nella nostra realtà locale in questi ultimi tre mesi – i più difficili, finora – circa il 10% dei miei parrocchiani sono andati via, in un processo inarrestabile di emigrazione interna (verso altre città) ed esterna (fuori dalla Siria).
In tutte le strutture portanti della convivenza civile si assiste a uno svuotamento del Paese, soprattutto di giovani maschi: ingegneri, medici, direttori delle scuole e insegnanti di ogni ordine e grado. Anche nella nostra parrocchia di San Francesco vediamo questo stillicidio che coinvolge tutti i gruppi parrocchiali e le associazioni. Un piccolo esempio: in questi ultimi mesi abbiamo dovuto nominare nuovi responsabili del coro, in sostituzione di quelli che ci hanno progressivamente lasciato, accontentandoci di persone sempre meno preparate. Adesso sappiamo che cosa vuol dire la mancanza di collaboratori esperti, coloro che “hanno tirato il carro” per molti anni in parrocchia.
Questa migrazione che coinvolge così tante persone e famiglie intere è spontanea e disordinata. Le persone che fuggono si espongono a pericoli non meno gravi del rimanere ad Aleppo sotto le bombe, finanche al rischio della morte, come testimoniano le tragedie che si consumano in mare o lungo le rotte di terra. In parecchi casi di famiglie emigrate, una volta in salvo, si verifica la “rottura” della famiglia stessa in quanto i genitori non riescono a superare la prima durissima fase dell’adattamento, quella dello “choc culturale”. Oppure perché il cambiamento repentino delle condizioni di vita influisce pesantemente sulla sfera psicologica, con la perdita della pace interiore, rendendo le persone fortemente vulnerabili.

Noi frati che siamo i responsabili di questa parrocchia in Aleppo cerchiamo di fare l’impossibile per frenare questa emorragia, sostenendo sia le singole persone sia le famiglie in tutti i modi possibili. Non possiamo però costringere nessuno a rimanere e nemmeno, d’altro canto, incoraggiare alcuno ad andarsene.
Con il prolungarsi di questa situazione di caos totale e di mancanza di sicurezza, di elettricità e di acqua, di gasolio, di cibo, di lavoro, non è certamente difficile comprendere perché così in tanti decidano di lasciare.
L’Europa deve saper accogliere la parola franca e diretta di papa Francesco che più volte, a sua volta, ha invitato ad accogliere i profughi, e insieme ha insistito sul dovere di riconoscere le ragioni vere di questa emigrazione per poter tentare di risolvere i drammatici problemi che ne sono alla radice.
Questo è fondamentale poiché significa cambiare il modo di fare politica, passando attraverso una profonda “conversione” del pensiero e dell’azione. Purtroppo però diversi Paesi si soffermano – quando lo fanno – solo all’ascolto della prima parte del richiamo del Papa, chiudendosi ed ignorando del tutto la (più difficile) seconda parte.
Riguardo al tema dell’accoglienza dei profughi il nostro giudizio, fondato sull’esperienza, ci fa dire che bisogna esprimere la carità, ma la carità nella verità. Bisogna aprire le frontiere e prendersi cura di tutte le persone sofferenti senza distinzioni, ma è anche necessario non smettere mai di discernere e di valutare: tanti nostri fratelli cristiani che si sono trasferiti in Europa ci hanno raccontato di essersi trovati durante il viaggio vicini anche a persone che erano migranti come loro, ma che portavano dentro di sé i “semi” dello Stato Islamico, ed erano così certi dell’impunità da parlarne ad alta voce senza alcuno scrupolo.
Noi non ci stanchiamo di ripetere che abbandonare la Siria al suo destino, così come tutto il Medio Oriente, sarebbe un dramma per l’umanità intera. Ma anche che questa situazione è già un danno incalcolabile per la testimonianza della presenza storica di Cristo, una ferita lancinante inferta all’annuncio del Vangelo, che mai dovrebbe cessare di risuonare in questa terra. A nessuno il Signore ha dato il permesso di sradicare l’albero del cristianesimo innestato e radicato qui da duemila anni, irrigato dal sangue dei martiri e dalla testimonianza di innumerevoli santi. Dicendo “nessuno”, mi riferisco non solo al fondamentalismo islamico ma anche a noi, che siamo la bimillenaria Chiesa d’Oriente.

Con questa consegna c’è in noi la certezza che Dio è presente anche oggi, anche qui tra le macerie di Aleppo, che «le porte degli inferi non prevarranno…» e che il Signore fa scaturire sempre un “di più” di bene per chi lo ama, anche dal male.
Noi continuiamo a incoraggiare la nostra gente a «sperare contro ogni speranza», portando con coraggio la croce di ogni giorno.
Come diceva san Giovanni Crisostomo in una lettera scritta durante il suo ultimo esilio, le nuvole nere e le tempeste che attraversano l’intera storia della Chiesa annunciano già il «bel tempo» che arriverà l’indomani. Nella nostra preghiera assidua troviamo l’energia per continuare a vedere con gli occhi del cuore che c’è qualcosa di bello e luminoso che spetta, dopo questa tempesta, alla Chiesa d’Oriente: è l’attesa, non vana, di un tempo nuovo per la testimonianza e l’espansione del Regno di Dio.

*frate francescano e parroco della chiesa di San Francesco ad Aleppo
 
 
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