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febbraio 4, 2016

LA STORIA DI GIUSEPPE E ASENETH SCAMBIATA PER VANGELO PERDUTO

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UN ROMANZO SCAMBIATO PER VANGELO PERDUTO: LA STORIA GIUSEPPE E ASENETH

THE LOST GOSPEL DI BARRIE WILSON E SIMCHE JACOBOVICI
Un nuovo libro che parla che della relazione tra Gesù Maria Maddalena, della loro famiglia e dei loro figli. Gli autori del nuovo libro intitolato “The Lost Gospel” sostengono di aver portato alla luce un nuovo documento che risale al 570 dc che sostiene che Gesù Cristo avrebbe avuto due figli da Maria Maddalena, donna che avrebbe sposato. Uno dei due figli sarebbe stato un suo grande seguace e sarebbe stato presente al momento della crocefissione e al momento della scoperta della sua tomba vuota. Il manoscritto rinvenuto è stato scritto in siriaco – lingua usata in Medio Oriente tra il IV e l’ XVIII secolo – con delle parti in aramaico, lingua di Gesù.
Il libro scritto da Barrie Wilson, docente canadese di studi religiosi, e Simcha Jacobovici, scrittore israelo canadese, sta suscitando non poche polemiche. Dopo anni di studio gli autori sostengono che ci sia parte di verità in quel manoscritto che per anni è stato negli archivi della British Library di Londra. I due personaggi principali Giuseppe e Aseneth altro non sarebbero che Gesù e Maria Maddalena. Altri testi della letteratura, uno su tutti Il Codice da Vinci, avevano avanzano ipotesi simili attirando le ire dei vertici ecclesiastici. Javobovici dichiara che il manoscritto, che è composto da ventinove capitoli, sarebbe un nuovo Vangelo. Il testo racconta di un matrimonio durato sette giorni con la benedizione del faraone d’Egitto che guardando Aseneth avrebbe dichiarato:” Beati voi dal Signore Dio di Giuseppe, perché egli è il primogenito di Dio, e sarai chiamata la Figlia di Dio Altissimo e la sposa di Giuseppe ora e per sempre ” Negli anni successivi Aseneth avrebbe concepito due figli: Manasseh e Ephraim. Jacobovici spiega che dopo che l’imperatore romano Costantino ordinò di distruggere tutti i vangeli, resistettero al filone cristiano sostenuto dall’imperatore solo quelli di Marco, Luca, Matteo e Giovanni.

Il documento rinvenuto è preceduto anche da una lettera di presentazione, scritta nel VI ° secolo, che sostiene che il documento ha un ‘significato interiore’ su ‘il nostro Signore, il nostro Dio, il Verbo’. Gli autori del nuovo libro sottolineano che su alcune pagine del manoscritto c’è una linea che in siriaco stava ad indicare censura. Negli anni il dibattito è sempre stato molto vivo sulla storia di Gesù. Nel 1213, per esempio, la cronaca registra che gli abitanti di Béziers, nel sud della Francia, erano stati bruciati vivi quattro anni prima per ‘la loro scandalosa affermazione che Maria Maddalena e Cristo erano amanti’. Solo due anni fa, il professore di Harvard Karen L. King ha dichiarato che aveva trovato un frammento di papiro – probabilmente proveniente dall’Egitto – chiamato ” Il Vangelo della moglie di Gesù”. In esso, ci sono delle parole scritte in copto (una lingua egiziana), dicendo: ‘Gesù disse loro: “Mia moglie. . . “‘

Altro spunto intrigante del libro è il passo dove Jacobovici e Wilson sostengono c’era un complotto per uccidere Gesù da un rivale d’amore 13 anni prima della Crocifissione. Nel manoscritto pare che vi sia specificato che il figlio del faraone voleva sposare Aseneth e avrebbe pianificato di uccidere Giuseppe e i loro figli, ma è stato sventato dai fratelli di Giuseppe. Jacobovici identifica l’uomo come figlio adottivo di Tiberio imperatore romano, che era in Galilea, quando Gesù era lì. La Chiesa in Inghilterra sostiene che il manoscritto è frutto della fantasia e non può essere un Vangelo. Gli autori rispondono :”Non si può ignorare l’evidenza, le prove ci sono.’” “The Lost Gospel” di Simcha Jacobovici e Barrie Wilson è stato pubblicato da Pegasus Books.

di Elisa D’Ospina | 11 novembre 2014

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/11/11/the-lost-gospel-relazione-gesu-maria-maddalena-in-libro/1204261/

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LA STORIA DI GIUSEPPE E ASENETH

Nella Genesi si trova il versetto: «Faraone chiamò Giuseppe Tsafnath-Paneach e gli diede per moglie Aseneth figlia di Potifera, sacerdote di On. E Giuseppe partì per visitare il paese d’Egitto».  Genesi 46: 20; A Giuseppe nacquero in Egitto Efraim e Manasse, che gli partorì Asenat, figlia di Potifera, sacerdote di On.

Da questo versetto  è derivato un moltiplicarsi di storie, colte e popolari, orali e scritte, leggendarie ed esegetiche, sul casto Giuseppe. La Storia del bellissimo Giuseppe e della sua sposa Aseneth è tratto suggestivo di questo lungo percorso letterario. Di anonimo autore, certamente ebreo dei primissimi anni dell’era cristiana.

Senza alcun dubbio l’insieme della leggenda è di origine giudaica. Anzi lo scopo principale di tutto questo racconto aggadico è di risolvere la difficoltà che sorgeva, per i Giudei posteriori, dal matrimonio di Giuseppe con una donna pagana. Sotto la sua forma presente, l’apocrifo pare cristiano (così Batiffol e James), benché non tutti gli argomenti apportati in proposito siano pienamente convincenti. Il Batiffol mette la composizione del libro al sec. V d. C.; ma è più fondata l’opinione del James il quale dichiara che la versione siriaca è del sec. VI, e che lo scritto originale risale probabilmente almeno al sec. III.

Il libro fu primitivamente redatto in greco, ma esiste anche in siriaco, in armeno e in latino. Lo fece conoscere nell’Occidente Vincenzo da Beauvais, nel suo Speculum Historiale, I, capp. 118-124.

Scritto su pergamena in siriaco, una lingua mediorientale vicina all’aramaico, il testo è noto nella traduzione inglese come “La storia ecclesiastica di Zaccaria Scolastico”. Venne comprato dal British Museum nel 1847 da un monastero egiziano, e venti anni fa venne trasferito nella British Library.

Mark Goodacre, docente di Nuovo Testamento e Origini cristiani all’Università di Duke, aveva creato un sito su Giuseppe e Aseneth già nel 1999. “Il testo di Giuseppe e Aseneth è molto conosciuto da tanto tempo. Il documento della British Library è una traduzione siriaca del testo greco – e viene indicato come tale. E il testo non ha assolutamente niente a che fare con Gesù e Maria Maddalena”, dice Goodacre.

http://markgoodacre.org/aseneth/

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La bufala che Gesù fu padre e marito
novembre 18, 2014
Un nuovo libro afferma che Gesù sposò Maria Maddalena ed ebbe due figli da lei. Il libro, intitolato “The Lost Gospel” (Il Vangelo Perduto) sostiene anche che Gesù scampò a un tentativo di assassinio all’età di venti anni, e che fosse legato a delle potenti figure politiche dell’impero romano.
Il libro è opera di Simcha Jacobovici, scrittore e produttore israelo-canadese, e di Barrie Wilson, docente di studi religiosi all’Università di York a Toronto. Segue il filone, iniziato col Codice Da Vinci e L’ultima tentazione di Cristo, nel quale Gesù sarebbe stato marito di Maria Maddalena.
“Quello di cui il Vaticano aveva paura – e che Dan Brown solo sospettava – è diventato realtà”, è l’inizio del libro. “Ora ci sono prove scritte secondo cui Gesù era sposato con Maria Maddalena ed ebbero figli insieme”, continua.
Le prove, secondo gli autori, giacciono in un manoscritto che “stava prendendo la polvere nella British Library”.
Scritto su pergamena in siriaco, una lingua mediorientale vicina all’aramaico, il testo è noto nella traduzione inglese come “La storia ecclesiastica di Zaccaria Scolastico”. Venne comprato dal British Museum nel 1847 da un monastero egiziano, e venti anni fa venne trasferito nella British Library.
Secondo Wilson e Jacobovici, il manoscritto di 29 capitoli è niente meno che una copia del VI secolo d.C. di un vangelo sconosciuto.
Riprendendo dove Matteo, Marco, Luca e Giovanni lasciarono, questo quinto vangelo perduto racconterebbe come Gesù “si sposò, ebbe relazioni sessuali e fece figli”, scrivono gli autori. “Prima che qualcuno tiri fuori le sue credenze teologiche, tenete in mente che non stiamo attaccando la teologia di nessuno. Stiamo riportando un testo”, aggiungono.
Il problema è che questo testo, lungi dall’essere un manoscritto dimenticato coperto di polvere, non menziona nemmeno Gesù e Maria Maddalena.
“È un testo antico molto noto, spesso chiamato Giuseppe e Aseneth. La maggior parte degli studiosi lo considera una storia ebraica, sebbene venne forse curata o addirittura scritta dai cristiani”, spiega Greg Carey, professore del Nuovo Testamento alla Lancaster Theological Seminary.
Carey fa notare che diverse traduzioni sono disponibili agli studiosi da molto tempo. “Un mio amico fa addirittura tradurre questo testo in un corso intermedio di greco per gli studenti universitari. In altre parole, non so se il manoscritto in questione sia nuovo, ma i contenuti sono ampiamente conosciuti”.
Mark Goodacre, docente di Nuovo Testamento e Origini cristiani all’Università di Duke, aveva creato un sito su Giuseppe e Aseneth già nel 1999. “Il testo di Giuseppe e Aseneth è molto conosciuto da tanto tempo. Il documento della British Library è una traduzione siriaca del testo greco – e viene indicato come tale. E il testo non ha assolutamente niente a che fare con Gesù e Maria Maddalena”, dice Goodacre.
Invece, Wilson e Jacobovici hanno interpretato il racconto del personaggio del Vecchio Testamento, Giuseppe, e della sua moglie egiziana, Aseneth, come un resoconto cifrato della relazione di Gesù con Maria Maddalena.
La chiave sarebbe un passaggio tradotto in un altro modo che racconta la cerimonia del matrimonio della coppia. Venne celebrata dal faraone d’Egitto stesso, che dice a Aseneth: “Benedetta sei tu dal Signore Dio di Giuseppe, perché lui è il primogenito di Dio, e tu sarai chiamata la Figlia di Dio Più Alta e la sposa di Giuseppe ora e per sempre”. Il testo poi rivela che “Giuseppe aveva un rapporto con Aseneth… E Aseneth concepì da Giuseppe e partorì Manasseh e suo fratello Ephraim nella casa di Giuseppe”.
Così il manoscritto fornisce le prime prove di Gesù come marito e padre.
“Sono felice di sentire che il nome di Gesù in verità era Giuseppe, me lo ero sempre chiesto”, dice Robert Eisenman, autore di ‘Giacomo il fratello di Gesù’ e ‘Il codice del Nuovo Testamento’. “Comunque, Giuseppe e Asaneth è semplicemente quello che dice di essere, un libro apocrifo riguardo la relazione di Giuseppe con la figlia della sacerdotessa egiziana di On (Eliopoli), Asaneth, nel Vecchio Testamento. Non contiene significati nascosti o interpretazioni esoteriche”.
Non è la prima volta che Jacobovici fa degli annunci controversi. Tra le sue “scoperte” più dibattute ci sono i chiodi che crucifissero Gesù e l’identificazione della Tomba di Gesù e della sua famiglia nel sobborgo di Talpiot a Gerusalemme.
“Jacobovici aveva già fatto alcune bizzarre dichiarazioni, ma quest’ultima potrebbe essere quella più incredibile”, dice Goodacre.
L’idea che Gesù potrebbe essersi sposato era stata già avanzata. L’anno scorso la professoressa di Harvard Karen L. King svelò il “Vangelo della moglie di Gesù”: un papiro grande quanto un biglietto da visita scritto in copto e contenente un testo che si riferisce a Gesù come se fosse sposato. La datazione al carbonio indica che il papiro risale all’incirca all’ottavo secolo.
“Non abbiamo prove che Gesù fosse sposato o padre. Questo non vuol dire che non sia possibile. Tuttavia, i vangeli forniscono una forte impressione che Gesù fosse celibe e incoraggiasse chi lo seguiva e condurre delle vite da celibi. Non abbiamo motivo di credere diversamente”, dice Carey.
Eisenman si spinge oltre: “Prima di parlare di ‘Gesù’ come sposato e padre di due figli, dobbiamo prima essere convinti che ci sia un ‘Gesù’, o almeno uno simile a quello rappresentato nei Vangeli del quale siamo tutti così affascinati”.
“La sola ragione per cui questo tipo di scrittori si fissano con Maria Maddalena come moglie o consorte e madre dei suoi figli, è che lei era l’unica altra donna fondamentalmente menzionata nei Vangeli e non hanno idea di chi potrebbe essere stata e/o cosa farne”.

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LA STORIA DI GIUSEPPE E ANSENETH NELLA TRADIZIONE EBRAICA

Rabbi Jehoshua di Sichnin in nome di Rabbi Levi dice: i maghi spiegavano i sogni, ma le loro spie­gazioni non trovavano favorevoli accoglienze. Essi dicevano: “Sette vacche belle, cioè sette figlie tu genererai. Sette vacche brutte, cioè sette figlie tu seppellirai e così: sette spighe belle, cioè sette regni tu conquisterai; sette spighe brutte: sette regni si ribelleranno a te”.
E tutto ciò a che scopo? Perché alla fine venisse Giuseppe e si acquistasse un alto rango. Pensò il Santo, Benedetto Egli sia: se Giuseppe viene subito e dà la spiegazione del sogno, non appare il suo merito; gli indovini potrebbero dire a Faraone: – se tu ci avessi interpellati avremmo noi stessi dato la spiegazione – perciò aspettò che loro si stancassero e lasciassero depresso lo spirito di Fa­raone; così venne Giuseppe e lo risollevò (Bereshit Rabbà 89).
In questo midrash appare evidente la differenza fra Giuseppe e la sua capacità di interpre­tare i sogni da una parte e la divinazione operata dai maghi dall’altra. Questo commento è importante perché pone la differenza fra la ciarlataneria divinatoria e mistificatoria praticata da genti idolatre dedite alla magia e il dono della interpretazione di quanto è profetico se­condo un mandato divino.
Nel sogno di Faraone compare il numero sette. Questo è un numero sacro per gli Ebrei, probabilmente il suo valore assoluto risiede nel racconto della creazione in sette giorni.
In seguito i casi in cui il numero sette ritorna sono infiniti. Sette coppie di animali sull’arca, dopo sette giorni le acque del diluvio, sette gli anni di Yaakov presso Labano, sette giorni di cammino da Carran a Galaad, sette volte si prostra a terra davanti al fratello, per sette giorni mangerete azzimi, sette settimane il ʽomer, sette bracci ha la menorah, sette giorni per  purificarsi, sette volte sette gli anni del giubileo, etc… potrei continuare per intere pa­gine. Dunque il numero sette è un numero sacro che spesso si riferisce ad un percorso iniziatico o di elevazione, comunque ad un ciclo che porta al compimento  di un percorso. L’osservanza dello Shabbat  appartiene ai precetti la cui violazione è diretta contro D-o stesso e viene punita con la punizione estrema, come a quell’uomo che raccoglieva la le­gna di Shabbat (Bemidbar 15,32-25). Questa gravità viene rimarcata ancora di più a Pe­sach: “per sette giorni mangerete azzimi. Già dal primo giorno farete sparire il lievito dalle vostre case, perché chiunque mangerà del lievitato dal primo al settimo giorno sarà elimi­nato da Israele”.
Dunque possiamo intuire come il sette sia legato per via simbolica ad un tabù che non deve essere infranto. Secondo alcuni commentatori la lettera zain, che è il numero sette, da un punto di vista iconico si ricollega al taglio e alla milah, operazione che si fa all’ottavo giorno, a conclusione appunto di un ciclo.
Effettivamente ancora oggi i bambini israeliani rappresentano la propria sessualità con questa lettera.
Comunque il discorso è complesso e molto articolato e non è questa la sede per appro­fondirlo, spero di avervi dato qualche suggerimento per una riflessione.
Torniamo alla nostra Parashah e a Giuseppe.
Giuseppe era molto bello:
“Quando poi, cavalcando sul cocchio, percorse tutto il territorio egiziano, le ragazze egiziane salivano sulle mura della città e gettavano verso di lui anelli d’oro nella speranza che egli si voltasse ad ammirare la loro bellezza, secondo quanto è detto: “Figlio rigoglioso è Giuseppe… le ragazze salgono sulle mura a vederlo” (Perek R. Eliezer, 39).
Cosicchè dopo aver interpretato i sogni ed essere diventato potente gli viene data in mo­glie Asenath figlia di  Potifera.
Eppure Giuseppe è Ebreo e non potrebbe sposare una straniera, un’idolatra. Curiosa­mente la storia è breve, pare inenarrata, tanto da aver stimolato un’ampia produzione let­teraria colta e popolare, da quella pseudo epigrafica relativa alla narrazione della Torah, a Goethe a Thomas Mann. Scrive Dario Del Corno che nella breve frase “Faraone chiamò Giu­seppe Tsafnath Paneach e gli diede per moglie Aseneth figlia di Potifera sacerdote di On. E Giuseppe partì per visitare il paese d’Egitto” vi è un nucleo intensamente simbolico e narrativo di sapore intuitivamente ca­balistico, e questo spiegherebbe il fiorire di tanta letteratura sul casto e bellissimo Giu­seppe. Tuttavia resta il problema: come poteva Giuseppe accettare il coniugio e i costumi di una straniera? Ecco come un anonimo autore ebreo, presumibilmente del periodo elle­nistico, raccontando la “Storia del bellissimo Giuseppe e della sua sposa Aseneth” risolve il problema; con una struggente lirica che ha il sapore di un atto di conversione:
“Aseneth (rifiutata inizialmente da Giuseppe in quanto idolatra) intese le parole di Giu­seppe e fu presa da grande tristezza e cominciò a sospirare: teneva lo sguardo fisso nel volto di Giuseppe e i suoi occhi si riempirono di lacrime. La vide Giuseppe, ed ebbe grande compassione di lei, perché era dolce e pietoso e timorato di D-o. Levò la mano destra sopra il capo di Aseneth e disse:
                       ” Signore, D-o di mio padre Israele,
                        Altissimo, Onnipotente,
                        tu che hai creato l’universo,
                        che chiami dalle tenebre alla luce,
                        e dall’errore alla verità,
                        e dalla morte alla vita,
                        a questa vergine, o Signore,
                        dona tu stesso vita e benedizione.
                        E rinnovala con il tuo spirito,
                        e plasmala di nuovo con la tua mano,
                        e falla rivivere della tua vita,
                        e beva il calice della tua benedizione.
                        Tu l’hai eletta ancor prima della nascita:
                        fa ch’essa entri nel riposo
                        che hai preparato per i tuoi eletti”.
 
Tratto da  Anonimo: Storia del bellissimo Giuseppe e della sua sposa Aseneth. Sellerio, 1983
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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https://www.youtube.com/watch?v=TzqsRxScmr4

Aseneth, Wife of Joseph Son of Jacob

http://www.womeninthebible.net/Asenath.htm

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A cura del Centro Anti-Blasfemia

CENTRO ANTI-BLASFEMIA

Questa pagina è gestita da storici e biblisti cristiani, i Vangeli specialmente dopo la scoperta di papiri risalenti alla fine del I secolo d.C., sono documenti molto storici, quello che c’è scritto nel Nuovo Testamento, e poi riscritto dai Padri della chiesa, risulta essere totalmene vero e attendibile, poi la storia conferma ogni cosa, già il 60 d.C. esistevano le prime chiese nel Medio Oriente in Turchia e Grecia, anche a Roma, e già il 64 d.C. ci furono i primi martiri cristian. Quindi non si tratta di leggende ma di storia, poi se i primi cristiani si facevano uccidere per non negare la divinità di Gesù, è perché questa era realtà e non racconti fantastici, nessuno si farebbe uccidere per una favola!

https://sites.google.com/site/centroantiblasfemia/Home

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