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febbraio 4, 2016

L’OSSUARIO DI GIACOMO E’ AUTENTICO ?

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L’OSSUARIO DI GIACOMO E’ AUTENTICO?

Ossuario di Giacomo
L’iscrizione: “Giacomo, figlio di Giuseppe, fratello di Gesù”.
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RIPORTIAMO VARI ARTICOLI MA SE L’OSSUARIO DI GIACOMO SIA AUTENTICO NON LO SAPPIAMO ANCORA  POI
ANCHE SE FOSSE AUTENTICO NON SIGNIFICA CHE SIA PROPRIO APPERTENUTO A SAN GIACOMO IL FRATELLO DEL SIGNORE!
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(Avvenire) L’ossario di Giacomo — un falso quell’urna
31

Dic2002

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Inserito da Daniele
Argomento: Notizie
“Avvenire”, 12.12.02

VANGELI & STORIA Il noto papirologo Thiede interviene sulla scoperta dell’ossario con la scritta «Giacomo figlio di Giuseppe fratello di Gesù»

Di Carsten Peter Thiede

Le scoperte archeologiche sul periodo della prima cristianità ci affascinano sempre. L’impressione mondiale suscitata dall’ossario (un’urna per ossa) di «Giacomo figlio di Giuseppe fratello di Gesù» potrebbe dimostrarsi essere, appunto, solo un’emozione. Alcuni commentatori hanno già affermato che si tratterebbe della più antica prova archeologica dell’esistenza di Gesù. Ma se anche l’ossario dovesse rivelarsi autentico, sarebbe, comunque, soltanto il secondo pezzo di prova. Il più antico, e di gran lunga, è il frammento del «Titulus», l’iscrizione collocata sulla croce di Cristo da Ponzio Pilato, il 7 aprile dell’anno 30. Il frammento è conservato nella chiesa di Santa Croce in Gerusalemme a Roma (l’ex palazzo dell’imperatrice Elena, madre di Costantino il Grande), ed è stato autenticato da una mia ricerca recente («La vera croce. Da Gerusalemme a Roma alla ricerca del simbolo del cristianesimo. 7;, Mondadori, 2001). Nel caso sia autentico, l’ossario di Giacomo dev’essere datato all’anno 63: Giacomo fu ucciso nel 62, e occorre circa un anno (o anche meno) perché in un cadavere sepolto le ossa siano liberate dalla carne – il momento cioè nel quale le ossa sono raccolte e ricomposte in un’urna, per attendere la risurrezione del credente negli ultimi giorni (si veda il capitolo 37 di Ezechiele). Ma il reperto è autentico? Molte sono le domande che restano senza risposta. Teoricamente, l’iscrizione incisa sull’urna potrebbe riferirsi a quel Giacomo chiamato «fratello del Signore» da san Paolo (Galati 1,19). Persino se Giacomo fosse solo cugino di Gesù, sarebbe stato chiamato «fratello». Ma anche lo studioso che per primo ha identificato l’iscrizione (il professor Lemaire della Sorbona di Parigi) ammette che Giacomo, Giuseppe e Gesù erano i tre nomi più popolari in Galilea, Giudea e Samaria in età neotestamentaria. E anche a Gerusalemme, come lo stesso Lemaire ammette, c’erano – statisticamente – almeno 20 famiglie nelle quali era possibile la combinazione di questi tre nomi. Sicché non sarà mai conoscibile con sicurezza chi fosse il «Giacomo» i cui resti erano raccolti nell’ossario. Va detto che, al tempo della sua morte, Giacomo era una persona molto importante. Dopo la partenza di san Pietro, era l’autentico leader della Chiesa di Gerusalemme. Alcuni studiosi lo chiamano «il Vescovo», altri, come il tedesco Martin Hengel dell’Università di Tubinga, sottolineano la sua importanza chiamandolo «il primo Papa». Sarebbe dunque stata tranquillamente evitabile la sua identificazione riferendolo a «Gesù». E se un riferimento a suo fratello era necessario, sarebbe stato usato l’epiteto aggiuntivo «il Signore» (si veda, anche, Galati 1,19), o «il Messia», o «il Figlio di Dio». Inoltre, «Yeoshua» inciso sull’ossario è sospetto per un’altra ragione: Giacomo e Gesù provenivano dalla Galilea, e nell’aramaico galileo «Gesù» era «Yeshu», senza la «a» finale. A maggior ragione l’ossario non è stato trovato «in situ» (in una tomba precedentemente non aperta) ma sul mercato antiquario. Tutti gli archeologi perciò dubiteranno della sua autenticità. L’iscrizione aramaica è molto chiara e leggibile; può essere compresa da chiunque (!) conosca l’ebraico moderno. È perciò molto difficile che nessuno sapesse cosa vi fosse scritto prima che la vedesse il professor Lemaire. La chiarissima, curata scansione delle lettere sull’ossario suscita un’altra domanda: nelle urne per ossa di questo periodo l’iscrizione era aggiunta all’ultimo momento, quando essa era già stata posta nella tomba. Perciò lo scrivente cominciava dal lato destro continuando verso sinistra ed era impossibile finire un’iscrizione con tutte le lettere equidistanti. Verso la fine le lettere sarebbero state condensate, curvando verso il basso (chiunque può provarlo per via di esperimento!). Un ottimo esempio è l’autentico ossario di «Joseph Bar Kaiaphas», il sommo sacerdote, scoperto nella tomba della famiglia di Caifa nella parte sud-est di Gerusalemme. Le lettere sono incise in maniera affrettata, e pendono verso il basso. Gli archeologi israeliani che hanno espresso commenti sull’ossario di «Giacomo» hanno sottolineato che la stessa urna per ossa probabilmente è del primo secolo, ma che ci sono centinaia di tali ossari senza iscrizioni. Resta il sospetto che la troppo curata iscrizione sia stata aggiunta più tardi da un falsario. E non è difficile «invecchiare» un’iscrizione aggiungendo una patina artificiale. Questi sono i principali aspetti che gettano il dubbio su questo ossario. È un falso? E se non lo è, si riferisce realmente a Giacomo, figlio di Giuseppe di Nazareth, «il fratello del Signore» (in italiano nel testo ndt) o a qualcun altro con lo stesso nome? Possono esserci risposte. Ma non sono state date e può essere che sia impossibile darle. Per tutti coloro che siano interessati a un ossario senza dubbio autentico di una persona menzionata nel Nuovo Testamento, l’Università Ebraica di Gerusalemme possiede quello di «Alessandro, figlio di Simone di Cirene». Tutti gli studiosi concordano sul fatto che sia la persona di cui si parla nel Vangelo di Marco 15, 21!

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martedì 8 dicembre 2009
Ossario di Giacomo
Per risalire al Gesù storico ci sono 3 strade: fonti cristiane, fonti non cristiane, reperti archeologici diretti ed indiretti.
Questa potrebbe essere una fonte archeologica diretta
Nel Vangelo di Matteo (Mt 13,55) e nella Lettera dell’apostolo Paolo ai Galati (Gal 1,19) si parla di un certo Giacomo, che aveva come padre Giuseppe e come fratello Gesù.
Nell’ottobre del 2002 fu portata alla luce un “ossario” con l’iscrizione: “Giacomo, figlio di Giuseppe, fratello di Gesù”.
Quest’ossario potrebbe apparire all’incirca a venti persone di nome Giacomo, abitanti allora di Gerusalemme, le quali avevano un padre di nome Giuseppe e un fratello di nome Gesù: infatti questi tre nomi erano molto frequenti statisticamente nel giudaesimo dell’epoca.
Ma ci sono dei dubbi sull’autenticità di questo reperto. Innanzitutto perchè non fu trovato dagli archeologi ma comparve improvvisamente in un antiquariato. Poi perchè l’iscrizione è chiara e comprensibile immediatamente, cosa non riscontrata negli altri ossari, neppure in quello del sommo sacerdote “Giuseppe Bar Kaifa”, trovato anni dopo nel sobborgo di Talpiot. E altri motivi ancora.
Per questo la maggior parte degli studiosi non include questo reperto come prova dell’esistenza di Gesù e della veridicità dei Vangeli.
 
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La verità sull’ossuario di “Giacomo, figlio di Giuseppe, fratello di Gesù”
Si tratta di un falso?
(per maggiori dettagli, vedi «L’URNA DI GIACOMO»
Archeologi, professori, esperti di iscrizioni antiche, i test più sofisticati, non riescono
a sbrogliare la matassa, e confermare la verità sfuggente
Cosa è successo nel tentativo di confermare o smentire il fatto che l’ossuario di cui abbiamo dato notizia esattamente un anno fa, (La VOCE del VANGELO, Gennaio 2003), contenesse le ossa di Giacomo, fratello di Gesù?La piccola scatola di pietra calcarea, a forma di sarcofago, che porta l’iscrizione “Giacomo, figlio di Giuseppe, fratello di Gesù” scolpita su un lato, continua a scatenare ovvie polemiche in Israele e all’estero.
L’ingegnere israeliano, Oded Golan, afferma di averla comprata negli anni ’70 da un commerciante di antichità, finora sconosciuto.
Nel 2002, egli ha chiesto ad uno degli esperti mondiali di iscrizioni antiche, il prof. André Lemaire, della Sorbona di Parigi, di esaminarla e l’esperto ha confermato che la trovava autentica. Un centro di studi di archeologia americano ha chiesto alla società israeliana, Geological Survey of Israel, un’opinione, e anche quella è stata positiva.
A quel punto, una pubblicazione specializzata americana, Biblical Archaeology Review, ha pubblicato la notizia del ritrovamento e della sua autenticazione come “la scoperta più importante nella storia dell’archeologia biblica”.
Ma la situazione è cambiata radicalmente quando l’Autorità israeliana sulle Antichità ha annunziato, nel giugno 2003, in una conferenza stampa, davanti a vari giornalisti, che aveva completato i suoi studi e esami dell’ossuario. I giornali ne rispecchiavano la conclusione: “L’ossuario di Giacomo è definito un falso, l’iscrizione è una falsificazione moderna”.
Tutto il mondo accademico è rimasto ultimamente sorpreso quando, il 21 luglio 2003, il proprietario dell’ossuario, Oded Golan, è stato arrestato con il sospetto di avere falsificato l’iscrizione, mentre la polizia affermava di avere trovato, durante una perquisizione nella sua casa, arnesi che potevano servire per creare iscrizioni false.
Ma, qual è la verità?
Stranamente, Golan è stato rilasciato dopo quattro giorni, senza che fossero formulate contro di lui delle accuse precise.
In risposta alle Autorità israeliane, il prof. Lemaire ha insistito che l’ossuario e le sue iscrizioni sono, a suo parere, autentiche.
Poche settimane dopo la conferenza stampa dell’Autorità israeliana, il direttore del Museo Archeologico di Toronto, a cui Golan aveva spedito l’ossuario perché si facessero degli esami tecnici e scientifici molto affidabili sulla data delle iscrizioni, ha reso note le sue conclusioni. “Non è possibile che l’iscrizione sia un falso moderno”.
In una conferenza stampa a Gerusalemme, a luglio, Ada Yardeni, un rispettato studioso di iscrizioni antiche in ebraico e aramaico, ha affermato che nulla scuoteva la sua convinzione che l’iscrizione fosse autentica.
Secondo lui, le conclusioni dell’Autorità israeliana non dimostravano affatto il contrario.
A cosa si può attribuire una tale confusione e contrasto di voci e di opinioni?
Si dice che il governo israeliano sia da sempre in guerra contro i ricercatori di oggetti antichi e i commercianti non autorizzati.
Ma anche gli archeologi stessi combattono i cacciatori di oggetti antichi, perché il significato storico e scientifico di un oggetto dipende in larga misura non soltanto dall’oggetto in sé, ma dal luogo in cui è stato trovato, da altri oggetti trovati nella stessa zona e dai livelli di scavi o superiori o sottostanti al punto preciso in cui l’oggetto è stato rinvenuto. Ci si domanda, perciò, se le Autorità israeliane, per stroncare la vendita di oggetti rimossi dai loro siti, non sarebbero pronte a negare l’autenticità di un oggetto di grande importanza, per distruggerne il valore commerciale.
O altri, con sospetti più difficili da controllare, si domandano come mai l’Autorità governativa non abbia invitato almeno uno studioso cristiano (ve ne sono di fama internazionale a Gerusalemme) a fare parte della Commissione che ha studiato l’autenticità del’ossuario.
Intanto, la risposta a molte domande rimane sconosciuta. Si sa soltanto che molti esperti che hanno studiato l’ossuario, e che non hanno alcun interesse a proporre una risposta o un’altra, si sono convinti che sia autentico e che lo scritto sia veramente del primo secolo.
Ovviamente, anche se si dovesse dimostrare senza alcun dubbio che la scoperta sia valida, nessuno al mondo potrebbe provare che gli uomini nominati nell’iscrizione, Giacomo, Giuseppe e Gesù, siano proprio quelli del Vangelo.
Perciò, la nostra fede in un Gesù storico, nato miracolosamente da Maria Vergine, morto crocifisso a Gerusalemme e risuscitato il terzo giorno, non dipende, e non può dipendere, che dalle Sacre Scritture, Parola di Dio senza errori o difetti umani.
E ciò è più che sufficiente.
Guglielmo Standridge
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È stata trovata una prova dell’esistenza di Gesù?
EVENTO ARCHEOLOGICO IN ISRAELE
Dopo circa duemila anni gli archeologi credono di aver trovato la prima prova tangibile dell’esistenza storica di Gesù: un’antica urna calcarea, datata 63 d.C., sulla quale è riportata la scritta: “Giacomo, figlio di Giuseppe, fratello di Gesù”
Sono stati molti i giornali, anche in Italia, che hanno riportato in queste ultime settimane la notizia di questo particolare evento archeologico che, certo, non aggiunge nulla alla nostra fede, ma costituisce comunque un motivo per cui rallegrarsi. Abbiamo scelto di tradurre la notizia così come pubblicata da “Nouvelles d’Israél’ (n. 11/novembre 2002; pag. 9).
Pur se dobbiamo muoverci con la prudenza che è sempre necessaria davanti a scoperte del genere, non possiamo fare a meno di notare che l’iscrizione riportata all’esterno dell’urna non costituirebbe soltanto una prova dell’esistenza di Gesù, ma, autenticando la sua relazione con Giacomo, anche una smentita dei dogmi dell’immacolata concezione e della verginità perpetua di Maria. Ma (non dimentichiamolo!) sia la prova che la smentita sono già ben presenti nella pagine dei Vangeli e di tutto il Nuovo Testamento. (RED).
Un reperto attendibile
Alcuni archeologi israeliani sono certi di aver trovato la prima prova concreta dell’esistenza di Gesù.
Come riferisce la stampa israeliana, si tratta di un’iscrizione in lingua aramaica riportata su un antico ossario di suo fratello Giacomo con sopra riportata la data del 63 d.C. La scritta recita testualmente: “Giacomo, figlio di Giuseppe, fratello di Gesù”.
Il paleografo André Lemaire della celebre università parigina della Sorbona ha esaminato l’ossario che oggi fa parte della collezione privata di un antiquario israeliano, al momento anonimo.
I risultati della sua analisi sono stati pubblicati nella rivista specializzata Biblical Archaelogy Rew.
Nel corso di una conferenza stampa tenuta a Washington, Hershel Shanks, redattore capo della rivista, ha dichiarato che questa scoperta conferma l’identità giudaica di Giacomo e di Gesù. Fin dal primo secolo avanti Cristo i Giudei hanno regolarmente fatto riesumare le ossa dei loro cari defunti per farle poi riporre in degli ossari. Ma questa pratica è del tutto cessata dopo la distruzione del secondo Tempio.
Dopo lunghi lavori di ricerca, André Lemaire è giunto alla conclusione che a quel tempo circa una ventina di abitanti di Gerusalemme potevano essere indicati con lo stesso nome: “Giacomo, figlio di Giuseppe, fratello di Gesù”.
“Non si può tuttavia affermare con certezza – ha scritto Lemaire nel suo articolo – quante di queste venti persone siano state poste in degli ossari e su quanti di questi ossari sia stata riportata un’iscrizione”.
Secondo lui è molto raro ed insolito che il fratello di un defunto venga menzionato in un’iscrizione del genere. Questo potrebbe indicare che Gesù, il fratello di Giacomo, era una personalità ben conosciuta.
Quindici anni fa l’antiquario israeliano aveva acquistato l’ossario da un commerciante arabo per alcune centinaia di dollari.Quest’ossario proveniva da Silwan, un quartiere di Gerusalemme Est.
La sua autenticità è oggi confermata da diversi scienziati israeliani che, su questo reperto, hanno compiuto degli studi approfonditi.
Commento
Per noi che crediamo in Gesù e nel messaggio del Nuovo Testamento non è necessaria alcuna prova tangibile dell’esistenza storica di un personaggio chiamato Gesù e vissuto duemila anni fa.
Tuttavia questa scoperta costituisce per gli scienziati una prova di valore inestimabile. In modo particolare per gli scettici e ancora di più per coloro che negano l’autenticità storica delle vicende narrate nel Nuovo Testamento, questa scoperta dev’essere un boccone difficile da digerire.
D’altronde i critici sollevano già i loro forti dubbi sulle affermazioni degli scienziati, appoggiandosi in particolare sul fatto che a quel tempo potevano esservi a Gerusalemme almeno venti persone di nome Giacomo che avevano, allo stesso tempo, un padre di nome Giuseppe ed un fratello di nome Yeshoua o Gesù. Questa affermazione, fra l’altro, mi sembra molto esagerata. Il fatto che fino ad ora sia stato scoperto un solo ossario sul quale, oltre al nome del defunto, sia riportato anche il nome di suo fratello, gioca indubbiamente a favore di chi sostiene che possa trattarsi davvero di Giacomo, il fratello di Gesù.Dobbiamo inoltre considerare che la citazione “fratello di Gesù” può essere giustificata dalla straordinaria importanza che la persona di Gesù aveva per i suoi discepoli, ai quali si era aggiunto anche suo fratello Giacomo.
Allo stesso è degno di essere ben rimarcato il fatto che questa scoperta ha visto la luce nel momento in cui Israele, il popolo al quale appartenevano Gesù e la sua famiglia, è ritornato al Paese dei suoi padri. Alla televisione israeliana l’ossario è stato dichiarato come un bene di proprietà nazionale, dal momento che si tratta di una scoperta archeologica.
Fredi Winkler
Tratto da “IL CRISTIANO” gennaio 2003 ( http://www.ilcristiano.it )
 
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APPENDICE

(ANSA) – TEL AVIV, 15 GIU – E’ falso l’ossario reperito un anno fa e attribuito a ”Giacomo, figlio di Giuseppe, fratello di Gesu”’. Lo ha stabilito una commissione di studiosi nominata dal Dipartimento israeliano per le antichita’. La stessa commissione ha giudicato falsa anche una lapide attribuita a ”Yehoash (Josia),re di Giudea”, anch’essa tornata alla luce di recente.

2003-06-15 – 22:09:00
POLVERE D’ORO E JAMES BOND.

L’Autorità Israeliana per le Antichità ha dichiarato l’Ossario di Giacomo e l’Iscrizione di Jehoash falsi.

FALSI. Questo è il verdetto del comitato scientifico istituito dall’Autorità Israeliana per le Antichità (IAA) per esaminare l’Ossario di Giacomo e l’Iscrizione di Jehoash. Annunciate oggi nel corso di una conferenza stampa a Gerusalemme, le decisioni del comitato – riassunte sotto – concludono che i due manufatti non sarebbero altro che falsi moderni, e non antiche reliquie testimonianza del testo biblico.

L’Ossario di Giacomo.
• Esperti in epigrafia sono divisi sull’autenticità dell’iscrizione
• L’ossario è fatto di calcare locale
•La superficie dell’ossario è coperta di uno strato uniforme di roccia naturale, in certi punti da una patina
• L’iscrizione è incisa attraverso lo strato uniforme
•La “patina” che riveste la sola iscrizione è stata ottenuta da una soluzione di acqua calda e gesso

Conclusioni: In qualche momento, molto tempo dopo che il processo naturale di stratificazione e di formazione della patina nell’ambiente di una grotta umida sia stato completato, qualcuno ha inciso una serie di lettere attraverso il naturale strato di copertura dell’ossario. Quindi l’autore della scritta ha coperto le lettere incise di fresco con una patina creata ad imitazione con acqua e gesso.

Un fremito d’eccitazione ha pervaso i media lo scorso ottobre a seguito dell’annuncio che Andrè Lemaire dell’Università della Sorbona di Parigi aveva trovato un’iscrizione – Giacomo, figlio di Giuseppe, fratello di Gesù – su una cassa di pietra calcarea color marrone chiaro, del tipo comunemente usato per i seppellimento del I secolo d.C. a Gerusalemme. Sembra che questa cassa o ossario, abbia una volta contenuto le ossa di Giacomo, fratello del biblico Gesù, che fu lapidato a morte nel 62 d.C., secondo la storia di Flavio Giuseppe. Pubblicizzato dalla rivista Biblical Archaeology Review, l’ossario è stato definito dalla rivista Time come “probabilmente la più importante scoperta nella storia dell’archeologia del Nuovo Testamento”. E’ stata esposta al Royal Ontario Museum di Toronto (ROM), è stata soggetto di un libro di Harper Collins, ed argomento di un documentario di Discovery Channel trasmesso la scorsa Pasqua. Dubbi riguardo alle origini dell’ossario e questioni relative alla sua autenticità sono sempre esistite, data la non celata perplessità di molti studiosi biblici, dei geologi del Servizio Geologico Israeliano e di alcuni scienziati del ROM.

I dubbi si sono persino rafforzati lo scorso Gennaio di quest’anno, quando è emerso in Israele un altro notevole manufatto con associazioni bibliche – e incerte origini e proprietà -: l’Iscrizione di Jehoash, ovvero il presunto racconto di 2800 anni or sono delle riparazioni operate sul Tempio di Gerusalemme. Il suo testo, in lingua Ebreo-Fenicia, reca un’insolita somiglianza con un passaggio del Vecchio Testamento. Microscopiche pagliuzze d’oro si dice siano state trovate nelle lettere iscritte, giustificate come resti delle pareti d’oro e dagli altri oggetti che i Babilonesi distrussero nel Tempio di Salomone. Ma gli studiosi hanno quasi immediatamente evidenziato quanti errori grammaticali si trovino nel testo.

Iscrizione di Jehoash
•Il testo reca numerosi errori di grammatica ed eccentriche forme delle lettere
•E’ fatta di pietra metamorfica trovata nella Cipro occidentale, non pietra locale
•La patina che copre l’iscrizione è ottenuta da una soluzione di acqua calda, argilla, gesso, particelle carbonizzate, e microscopici globuli di metallo – probabilmente oro.

Conclusioni: un’evidente contraffazione

Queste scoperte sono dunque troppo belle per essere vere? L’Autorità per le Antichità Israeliane hanno iniziato un’indagine. Un articolo di prossima pubblicazione di Neil Asher Silberman e Yuval Goren nel numero di settembre/ottobre di Archaeology riporta le indagini, i suoi retroscena, e le conclusioni. Nel contempo la conferenza stampa della IAA ha fatto chiarezza sui seguenti dettagli:

Gli studiosi del comitato scientifico della IAA si sono divisi in sub-comitati per indagare gli aspetti epigrafici delle iscrizioni (forma delle lettere, grammatica, sintassi) e per portare avanti un minuto esame fisico dei manufatti, inclusa la patina che li ricopre. Il comitato epigrafico includeva Avigdor Victor Horwitz e Shmuel Ahituv della Ben-Gurion University del Negev, Ronny Reich della Haifa University, Amos Kloner e Ester Eshel della Bar-Ilan University, Hagai Misgav dell’Università Ebraica di Gerusalemme, e Tal Ilan dell’ IAA. Il comitato per l’esame fisico includeva Yuval Goren della Tel-Aviv University, Avner Ayalon del Servizio per il Controllo Geologico Israeliano, Elisabetta Buaretto, capo del laboratorio per la datazione al radiocarbonio al Weizmann Institute di Scienze, Jacques Neguer, capo del dipartimento dell’IAA per il restauro della pietra, and Orna Cohen, un restauratore ed archeologo di comprovata esperienza.

Il loro mandato era specifico: fare uno studio approfondito ed indipendente di entrambe i manufatti; verificare le precedenti conclusioni scientifiche; ed infine, arrivare ad una ragionata valutazione della loro autenticità. Il Ministro per la Cultura Israeliano, Limor Livnat, ha personalmente affidato l’incarico alla commissione scientifica. Ha notato, con particolare riguardo all’Iscrizione di Jehoash, che se fosse stata scoperta genuina, sarebbe stata la “la più importante scoperta archeologica mai fatta nello Stato d’Israele.” Ma quello che i membri del comitato hanno trovato sono stati svariati, inconfondibili indizi di una contraffazione di antichità del ventunesimo secolo.

Il verdetto degli epigrafisti, con riguardo all’Iscrizione di Jehoash, è stata unanime: i numerosi errori di grammatica e l’eccentrica mistura di forme delle lettere tratte da altre iscrizioni, hanno palesato si trattasse di un moderno tentativo di falsificazione.

L’Ossario di Giacomo era una questione differente. Gli epigrafisti erano divisi circa l’autenticità della prima parte dell’iscrizione ma alla luce dei risultati del Comitato sulla Patina, hanno concordato unanimemente che l’intera iscrizione deve essere stata moderna. Così in questo caso, sono state le analisi geochimiche e microscopiche – piuttosto che l’erudizione scolastica – che hanno svelato la verità.

Esami di una piccola sezione del gesso nel quale l’Ossario di Giacomo è stato inciso, indicano si trattasse di calcare gessoso della Formazione di Menuha del Gruppo del Monte Scopus, il che è pienamente corrispondente alle centinaia di ossari autentici che sono stati trovati nell’area di Gerusalemme. Ma i primi esperti geologi ed i conservatori del Royal Ontario Museum hanno menzionato un tipo solo di patina a forma di “cavolfiore”. I geologi Goren e Ayalon, infatti, hanno identificato tre distinte coperture sulla superficie dell’ossario:

Una sottile superficie di argilla ed altri minerali cementati alla superficie della roccia, presumibilmente uno strato di roccia creato da batteri vivi o alghe nel corso di protratti periodi di tempo.

Una naturale copertura crostosa di patina (questo era il “cavolfiore”) che si è formata sulla superficie della roccia per via dell’assorbimento o della perdita di vari elementi e minerali.

Il “James Bond”: un materiale di composizione unica che ha ricevuto questo soprannome da Goren dal momento che si trova depositata sulle lettere incise dell’Ossario di Giacomo ma non è stata trovata in alcun altro luogo sulla superficie dell’ossario – o su alcuno degli ossari autentici che i membri della commissione hanno usato come esempi comparativi.

Lo strato che copre grandi aree della superficie dell’ossario, e la patina sono penetrati attraverso lo strato in vari posti. Sia lo strato che la patina coprivano una rosetta incisa sull’altro lato dell’ossario, Ma le meticolose analisi di Goren e Ayalon hanno mostrato che le lettere dell’intera iscrizione aramaica “Giacomo, Figlio di Giuseppe, Fratello di Gesù” sono state incise attraverso lo strato, indicando che l’incisione è stata praticata molto tempo dopo – forse secoli dopo – della rosetta coperta dallo strato stesso.

Più strano di tutto era il “James Bond”, il materiale gessoso che copre le lettere. Contiene numerosi micro-fossili chiamati coccoliti, naturalmente presenti come particelle estranee nel gesso, ma non dissolvibili nell’acqua. Una volta chiaro che non si trattasse di una vera patina formata dalla superficie di cristallizzazioni di calcite, ma piuttosto di gesso polverizzato – microfossili e tutto- è stato disciolto in acqua e intonacato sull’intera iscrizione. Così, la tecnica dei falsari era evidente: l’Ossario di Giacomo era un manufatto autentico sul quale una rosetta decorativa originariamente contrassegnava il lato “frontale”. In un periodo di durata non determinabile dopo che è stato completato il naturale processo di stratificazione e patinatura all’interno dell’ambiente di una grotta umida, qualcuno avrebbe inciso una serie di lettere, attraverso lo strato naturale sul lato “posteriore” dell’ossario. Quindi, l’autore della contraffazione, ha coperto le lettere tagliate di fresco con una “patina” ad imitazione fatta d’acqua e gesso macinato.

In effetti, il metodo d’imitazione della patina antica mediante la preparazione e l’applicazione di una mistura di materiale genericamente simile, preparata attentamente, era anche evidente all’interno e tra le lettere dell’Iscrizione di Jehoash. I risultati ottenuti da Ayalon lo hanno chiarito. I suoi studi si sono concentrati su un eloquente indizio relativo alla natura dell’autentica patina antica: il suo tasso isotopico di ossigeno offre un’indicazione immediata delle qualità dell’acqua con le quali è stata prodotta la patina.

La calcite (carbonato di calcio CaCo3) è il componente primario della patina che si forma naturalmente su manufatti archeologici sepolti in aree calcaree, come la regione di Gerusalemme. Ciò è dovuto al fatto che la calcite si dissolve nell’acqua sorgiva. Con la perdita di Co2 dall’acqua sorgiva per evaporazione, la calcite si cristallizza ancora sulla superficie della pietra (proprio come la “pietra” di un bricco per il te). L’ossigeno all’interno di questa copertura calcarea ri-cristallizzata – la patina – ha lo stesso tasso isotopico dell’acqua dalla quale è stata prodotta. E quel valore può perfino essere usato per determinare la temperatura alla quale la cristallizzazione ha avuto luogo.

Ayalon ha determinato nella sua analisi che mentre la calcite della patina della superficie non iscritta dell’ossario di Giacomo, e le superfici e le iscrizioni degli ossari autentici che ha esaminato, hanno tassi normali per la temperatura media delle vicinanze di Gerusalemme, il tasso del “James Bond” – lo strano miscuglio che copre solo le lettere dell’iscrizione – è assolutamente differente. Infatti, hanno suggerito che la cristallizzazione abbia avuto luogo in acque riscaldate, e non nell’ “ambiente della grotta” che i primi geologi avevano teorizzato. Le prove indicano una falsificazione intenzionale della patina sulle lettere dell’iscrizione “Giacomo, figlio di Giuseppe, fratello di Gesù” – ed in qualche altra parte.

Nel caso dell’Iscrizione di Jehoash, il verdetto geologico era di “condanna” così come quello epigrafico. Il geologi del Servizio di Controllo Israeliano avevano perfino confuso il tipo di roccia. Non era una roccia calcarea dall’Israele meridionale o dal Giordano, ma un conglomerato metamorfico di basso grado, di un tipo trovato comunemente nella Cipro occidentale e in aree ancora più occidentali, ma non nel sud dell’Oriente o nella Siria settentrionale. Il retro della pietra era coperto da una patina dura, come avevano dichiarato i primi esperti interpellati, ma questa patina, si è scoperto, era composta solo di silice, più probabilmente risultante dalla composizione silicea della roccia. Ancora, è improbabile che una tale patinatura sia stata creata su una pietra che era seppellita nell’ambiente interamente calcareo di Gerusalemme.

Una volta ancora, questa è una differenza drammatica tra la patina del retro non iscritto e i lati della pietra da quella trovata all’interno e le tre lettere cesellate. A differenza di depositi silicei trovati in altri luoghi, questo materiale è soffice e composto di argilla pura mischiata a gesso polverizzato. All’interno di questa mistura artificiale si trovano pochi globuli microscopici di metalli (presumibilmente oro secondo quanto dichiarato dai primi esperti) come anche particelle carbonizzate. Era più o meno il tipo di “sapone” che Goren aveva suggerito come materiale ideale per un moderno falsario. Ma prima Goren non aveva avuto accesso al reale manufatto. Ed ora, notando che questa “patina” potrebbe essere facilmente cancellata dalle lettere, possono essere notate incisioni indubitabilmente fresche.

In effetti, la patina falsa sull’Iscrizione di Jehoeash condivide le più persuasive caratteristiche del “James Bond” dell’Ossario di Giacomo. “La presenza di microfossili non dissolti nella mistura mostra che è stata fatta di gesso polverizzato, non dalla naturale cristallizzazione, e i suoi valori isotopici di ossigeno della calcite nella patina falsa dell’Iscrizione di Jehoash indicano ancora che la cristallizzazione è stata prodotta in acqua calda, e non in terra.

Basandosi su questi risultati, in una combinazione di considerazioni epigrafiche e storiche, il comitato della IAA ha concluso che entrambe le iscrizioni sono falsi moderni, incise su manufatti autentici e coperte con una mistura preparata con grande attenzione per riprodurre una patina che sembrasse antica di secoli.

E circa i due stili di scrittura manuale dell’Ossario di Giacomo che sono stati individuati da alcuni dei primi critici? Questo aspetto del caso non è stato toccato nel corso della conferenza stampa della IAA, ma, come Silberman e Goren riportano nel loro articolo di prossima uscita per ARCHAEOLOGY, nel corso della indagini sarebbe emersa una teoria intrigante. L’esame fisico ha mostrato che l’intera iscrizione è stata incisa allo stesso tempo, così due mani diverse sembrerebbero improbabili in un’iscrizione di sole 5 parole. O forse no?

Ed esami dello stesso catalogo di ossari che il professor Lamaire ha usato come metro di comparazione per la forma delle lettere nell’Iscrizione dell’ossario, ora sembrano essere la possibile fonte. Nell’epoca dei software per la scansione e riproduzione di immagini digitali è assolutamente possibile effettuare delle copie di lettere antiche per come loro esattamente appaiono sul manufatto genuino. Per esempio, prendendo la parola “Giacobbe” (dal catalogo n.396); le parole “figlio di Giuseppe” (dal catalogo no.573); “fratello di” (dal catalogo n° 570); “Gesù” (abbastanza comune da avere numerosi esempi), dando a tutte la stessa dimensione e allineandole con un software per computer come Photoshop o Page Maker, si possono facilmente creare dei caratteri straordinariamente prossimi agli originali per un’iscrizione falsa, che sembrerà però, ad un attento esame, scritta da una o più mani differenti.

Le persone coinvolte nell’affare dei manufatti apparentemente falsi, hanno risposto quasi immediatamente. Oded Golan, per la sua parte, ha mantenuto la sua linea di sempre. “Sono certo che l’ossario è autentico” ha dichiarato al quotidiano israeliano Ha’aretz. “Sono sicuro che il comitato sbaglia per le conclusioni che ha tratto”. E, accusando il comitato di avere idee preconcette, ha anche espresso la sua convinzione che l’Iscrizione di Jehoash sia altrettanto genuina.

In un frettoloso comunicato stampa di Roger M.Freet, direttore associato di marketing e pubblicità per HarperSanFrancisco, ed editore di Giacomo, Fratello di Gesù, e Hershel Shanks, coautore del libro ed editore della Biblical Archaeological Review, avrebbero così dichiarato: “Alcune dei paleografi più famosi al mondo, e due team di rigorosi scienziati che hanno testato l’iscrizione, non hanno trovato niente da eccepire sulla sua autenticità. Tutto indica una data del I secolo. Vi sono troppe prove in favore dell’autenticità dell’iscrizione che la IAA non ha ancora debitamente confutato”. Hanno aggiunto che: “se alla fine l’iscrizione si dovesse effettivamente provare un falso perpetrato da un moderno mistificatore, spero che sia preso e arrestato”.

Shanks ha anche invitato il direttore della IAA, Shuka Dorfman, dicendo: “Dorfman – che odia i collezionisti di antichità, i commercianti di antichità, il commercio di antichità e che vorrebbe chiudere il mercato delle antichità israeliane – ha scelto il suo vice come presidente del comitato scientifico per studiare l’iscrizione. Si tratta certo di un esperto archeologo, ma non ha competenze di chimica o geologia.”

Ciò nonostante, le conclusioni del comitato della IAA sono state unanimi e sembrano porre fine in modo definitivo alla questione sull’autenticità dei due reperti.

Più informazioni si attendono nelle prossime settimane dalla IAA.

18.06.03

http://www.gesustorico.it/htm/archeologia/ossariofalso2.asp

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BAR 38:04, Jul/Aug 2012

“Brother of Jesus” Inscription Is Authentic!
By Hershel Shanks
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Not So Fast!: “Brother of Jesus” Might Be Authentic, But Not “James, The Son of Joseph”
Non-Technical – giu 28, 2012 – by Gordon Franz MA
 
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A cura del Centro Anti-Blasfemia
CENTRO ANTI-BLASFEMIA

Questa pagina è gestita da storici e biblisti cristiani, i Vangeli specialmente dopo la scoperta di papiri risalenti alla fine del I secolo d.C., sono documenti molto storici, quello che c’è scritto nel Nuovo Testamento, e poi riscritto dai Padri della chiesa, risulta essere totalmene vero e attendibile, poi la storia conferma ogni cosa, già il 60 d.C. esistevano le prime chiese nel Medio Oriente in Turchia e Grecia, anche a Roma, e già il 64 d.C. ci furono i primi martiri cristian. Quindi non si tratta di leggende ma di storia, poi se i primi cristiani si facevano uccidere per non negare la divinità di Gesù, è perché questa era realtà e non racconti fantastici, nessuno si farebbe uccidere per una favola!

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