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febbraio 4, 2016

RITROVATA LA TOMBA DI GESU’?

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RITROVATA LA TOMBA DI GESU?

Archeologia biblica e Storia Ritrovata la tomba di Gesù? (Prima parte)

Ritrovata la tomba di Gesù? (Prima parte)

 (Tratto da Shimon Gibson, The Final Days of Jesus, Oxford 2009, pp. 175-187)

In seguito ad un articolo apparso sul quotidiano inglese “The Independent“, si è riacceso il dibattito su uno degli scavi più discussi al mondo. Si tratta delle tombe di famiglia trovate a Talpiot. Prima di presentare la teoria di Arieh Shimron, geologo in pensione, vorrei fornirvi alcune informazioni oggettive sugli scavi condotti a Talpiot. Mi baserò sulle imparziali osservazioni di un grande archeologo, l’amico Shimon Gibson. Tra parentesi quadre le mie integrazioni

“C’era un’aria di grande attesa nella hall, quando uno degli inservienti tolse il velo nero che copriva due ossuari di pietra che recavano delle iscrizioni, così almeno era stato detto ai giornalisti, nientemeno che di Gesù figlio di Giuseppe e Maria Maddalena. La conferenza ebbe luogo nel frbbaio del 2007 presso la New York Public Library ed era stata organizzata da Discovery Channel, da Simcha Jacobovici a da James Cameron, i rpoduttori del documentario “The Lost Tomb”.

Anche io [ossia Shimon Gibson] partecipai alla conferenza stampa, anche se avevo notevoli dubbi sulla loro controversa interpretazione della tomba di Talpiot come la tomba della famiglia di Gesù. Pensavo però che la mia presenza fosse importante, perché fui uno dei partecipanti agli scavi della tomba e poiché potevo manifestare il mio scetticismo e raccontare ai giornalisti un’altra versione della storia.

La tomba era stata scavata 28 anni prima sul pendio occidentale di una collina, all’interno dell’area orientale di Talpiot, un nuovo quartiere residenziale che venne costruito a circa due chilometri a sud della Gerusalemme antica. La grotta si trovava nel fianco di una scarpata rocciosa appena sopra una via (poi nota come Dov Gruner Street) e il grande buco che rappresentava l’ingresso è visibile anche da lontano.

La scoperta della grotta fu riportata separatamente da due persone il 27 marzo 1980, da Kerner Mandil e da Ephraim Shohar. Un archeologo, Eliot Braun, fu immediatamente chiamato dal Dipartimento delle Antichità e dei Musei Israeliani a verificare la natura della scoperta. Egli riferì poi ad Amos Kloner, l’archeologo del distretto di Gerusalemme, il quale poi raggiunse il sito per accertarsi di persona su quanto gli era stato riferito. La grotta doveva evidentemente essere ulteriormente scavata. Non c’era alcuna pietra all’ingresso e la camera funeraria interiore era diventata inaccessibile a causa di mezzo metro di detriti che erano penetrati dall’esterno. Alcuni frammenti di ossuari furono notati fuori dell’ingresso e furono riportati da Yoseph Gath, un archeologo che lavorara per Kloner presso il Dipartimento.

Il giorno seguente (il 28 marzo 1980), Gath iniziò a scavare e a mezzogiorno era riuscito ad estrarre dieci ossuari dalla grotta. Questi ossuari furono poi consegnati al Curatore ed Antropologo Joe Zias e posti in un magazzino temporaneo, dove furono poi esaminati dal capo Curatore L. Y. Rahmani.

Non molto tempo dopo che gli archeologi ebbero lasciato il sito archeologico, quel venerdì, un ragazzino di undici anni, di nome Ouriel, tornando da scuola, entrò nel sito e vide l’ingresso della grotta. Sbirciò al suo interno e riconobbe che si trattava di una tomba, poi fece ritorno a casa e riferì la cosa a sua madre Rivka Maoz. La madre provò a contattare il quartier generale del Museo Rockfeller, ma senza particolare successo poiché tutti erano andati a casa. Poiché non vi furono scavi durante il sabato e le guardie non erano troppo diligenti, la tomba fu visitata da bambini del luogo, che avevano saputo della scoperta; essi iniziarono così a setacciarne l’interno. Ne risultò che alcune ossa umane furono asportate dalla tomba e rimosse dal sito. In modo consapevole, Rivka Maoz, con l’aiuto del figlio, raccolse le ossa rubate dai figli e le depose in un sacchetto di plastica. Quando gli scavi ripresero, di Domenica, Oureil consegnò le ossa agli archeologi.

Fui coinvolto negli scavi a seguito di una telefonata di Kloner. Gli scavi dentro la grotta furono condotti tra il 30 marzo e l’undici aprile 1980, supervisionati da Gath, con l’aiuto di quattro operai forniti dalla compagnia di costruzioni Solel Bonek. Le ossa, purtroppo, non furono a disposizione di Kloner per gli studi del caso, poiché esse erano state date alle autorità religiose per l’opportuna risepoltura.

[All’interno della tomba erano presenti le due tipologie classiche di sepoltura. La prima tipologia era quella ad ad “arcosolium”, ossia una banchina orizzontale dove veniva disteso il cadavere ricoperto da un lenzuolo. Una volta decomposto, le ossa venivano poste in un ossuario, sempre all’interno della tomba. La seconda tipologia era chiamata “kochim” e consisteva in un lungo foro praticato nella parete].

Solo nove dei dieci ossuari dalla tomba di Talpiot si trovano oggi presso l’Autorità delle Antichità Israeliane a Beth Shemes. Dov’è finito il decimo ossuario? Nel catalogo redatto da Rahmani nel 1994, si descriveva questo ossuario come “un esemplare semplice, ma ridotto a pezzi”. James Tabor suppose che potesse coincidere con l’ossuario denominato “Giacomo, figlio di Giuseppe, fratello di Gesù”. Ciò implicherebbe che tale ossuario sia stato rubato e che alla fine sia finito nelle mani di Oded Golan. [Questo ossuario fu acquistato da un antiquario di Gerusalemme alla fine degli anni Settanta ed è perciò di ignota provenienza].

L’ossuario è comunque inutile ai fini storici poiché non abbiamo possediamo informazioni sulla sua provenienza originaria. Inoltre, Ya’aqov (Giacomo), Giuseppe e Gesù erano nomi maschili assai noti nel I secolo. Quantunque sia affascinante collegare l’ossuario di “Giacomo” con le tombe trovate a Talpiot, ritengo però che ciò non sia possibile, perché sappiamo con certezza che il decimo ossuario “mancante” era semplice, non decorato e senza iscrizioni. Ma l’elemento più importante di tutti è che il decimo ossuario era ridotto a pezzi.

Tale descrizione quindi non si addice all’ossuario di “Giacomo”, che invece è integro ed è decorato in un lato con piccole rosette e nell’altro con iscrizioni in caratteri ebraici [clicca qui per vedere le immagini] Rahmani, comunque, recentemente mi ha dato una spiegazione a riguardo della sparizione.

Allorché furono accolti nel Museo Rockfeller negli anni Ottanta, tutti gli ossuari decorati o con iscrizioni furono posti su dei ripiani, mentre quelli più semplici e ridotti a pezzi furono invece immagazzinati nel cortile esterno del Museo. Quando poi gli ossuari furono tarsferiti nei nuovi depositi a Beth Shemesh, il decimo esemplare ridotto a pezzi fu con ogni probabilità gettato via, a causa del poco spazio a disposizione.

Sei degli ossuari presentavano comunque delle iscrizioni (cinque in caratteri ebraici ed una in greco). Le iscrizioni sono opera di mani diverse ed effettuate con un chiodo o uno stilo. Le iscrizioni furono originariamente lette da L.Y. Rahmani (assistito da L. Di Segni) e pubblicate in un catalogo appositamente dedicato.

1 [=ossuario n.1] . Rahmani legge l’iscrizione greca come “Mariamenou Mara” (di Mariamenon, che [anche] chiamata Mara). Mariamenon è il diminutivo di Mariamne, una comprensione del testo che gli derivò dal confronto con iscrizioni greche di epoca più tarda trovate al cimitero di Beth Shearim. Mara è tradotta come “signora onorevole”, anche se in realtà la forma corretta per “signora onorevole” dovrebbe essere “Marta”. Mara è invece una forma maschile enfatica, che viene accostata in modo bizzarro ad un nome di donna, oppure una forma contratta colloquiale. Recentemente alcuni hanno suggerito di leggere “Mariame kai Mara”, ossia due nomi separati [Mariame e Maria]. Il primo nome sarebbe la variante di due nomi molto comuni nel I secolo: Miriam/Maryam e Marya. Il secondo nome “Mara” è invece generalmente pensato come la versione abbreviata di Marta.

2. C’è una iscrizione incisa in profondità in caratteri ebraici: “Yehuda bar Yeshua”. I nomi “Yehuda” (Giuda) e “Yeshua” (Gesù) erano ugualmente molto popolari nel I secolo. Rahmani suggerisce che questa persona sia il figlio di quel “Gesù (?) figlio di Giuseppe” che appare in un altro ossuario (vedi sotto al num . 4)

3. Le iscrizioni in caratteri ebraici sono state fatte da mani diverse. “Matya” e “Mata” compaiono sulla parte interna ed esterna dell’ossuario. Entrambe le forme sono contrazioni del nome “Matityahu” (Matteo).

4. una sorta di scarabocchio in caratteri ebraici: “Gesù? figlio di Giuseppe”, è il modo in cui la leggono Rahmani e Kloner. Il primo nome, “Yeshua (Gesù)” non è affatto chiaro e potrebbe essere stato sovrapposto su un nome precedente (come ha suggerito Stephen Pfann). Il primo nome è preceduto da un segno a forma di X.

5. un’altra iscrizione in caratteri ebraici: “Yosé”. Si tratta di una forma abbreviata di Yehosef (Giuseppe), una forma nominale assai popolare nel I secolo. Questo Yosé potrebbe essere il padre dell’individuo (identificato come Yeshua” che appare nell’iscrizione dell’ossuario num. 4 (vedi sopra)

6. Un’altra iscrizione in caratteri ebraici: “Marya”.

La proposta che si tratti della tomba di famiglia di Gesù (J. D. Tabor nel 2006 e S. Jacobovici e C. Pellegrino nel 2007) ha suscitato accesi dibattiti in tutto il mondo. Aldilà del fatto che tutti riconoscono la somiglianza tra certi nomi presenti sugli ossuari che i nomi attestati nei vangeli (Gesù, Maria, Giuseppe), la spinta decisiva a favore di questo argomento è che “Mariamene” sia una forma di Mariamne, che dovrebbe essere identificata con Maria Maddalena e che “Yosé” debba essere identificato con Joses, il fratello di Gesù (Marco 6,3). Questo assembramento di nomi, esaminato statisticamente tra i nomi giudaici dello stesso periodo, è considerato come un forte argomento a favore dell’ipotesi che si tratti della tomba di famiglia di Gesù (A. Feuerverger nel 2008).

Cosa pensare di tutto ciò? L’ipotesi che il nome Mariamne sia quello di Maria Maddalena si basa sulla supposta associazione tra i due nomi, come appare negli Atti di Filippo. Questo testo apocrifo data però al IV secolo d.C. e poiché l’unico altro possibile riferimento si trova negli scritti di Ippolito del II secolo, dobbiamo esprimere grande cautela nel supporre che il nome Mariamne rappresenti in realtà Maria Maddalena.

Tuttavia, come accennato in precedenza, la comprensione corretta della iscrizione con il nome “Mariamne” sembra essere “Mariamne kai Mara” (“Mariamne e Mara”), come diversi studiosi hanno recentemente suggerito (S. Pfann 2006). Ciò implicherebbe che due scheletri femminili siano stati posti in un unico ossuario, madre e figlia, o forse anche due sorelle. Se accettiamo questa spiegazione, allora svanisce nel nulla l’intera argomentazione su Mariamene come Mariamne e che poi Mariamne sia Maria Maddalena.

Inoltre, il nome “Yosé”, su uno degli ossuari, potrebbe essere veramente la forma abbreviata di Yehosef e, secondo me, si tratta dello stesso Yehosef padre di Gesù in un altro ossuario della tomba, il quale, a sua volta, era il padre di Giuda.

Perciò, se escludiamo l’ipotesi che Mariamne sia Maria Maddalena e che Yosé sia il fratello di Gesù, abbiamo semplicemente un gruppo di ossuari che recano nomi ebraici comuni nel I secolo. Perciò, nulla indicherebbe che questa tomba sia realmente quella della famiglia di Gesù. Al massimo, i nomi degli ossuari possono apparire suggestivi, ma nulla più.

Il luogo della tomba di Gesù è con ogni probabilità quello tradizionalmente situato al di sotto dell’attuale chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme.” (Tratto da Shimon Gibson, The Final Days of Jesus, Oxford 2009, pp. 175-187)

http://www.simoneventurini.it/it/ritrovata-la-tomba-di-gesu-1/

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Archeologia biblica e Storia Ritrovata la tomba di Gesù? (Seconda parte)

Ritrovata la tomba di Gesù? (Seconda parte)

(Prima di leggere questo articolo, leggi questo) Sul New York Times del 4 aprile 2015 è apparso un articolo in cui si riportano i risultati delle ricerche del dott. Aryeh Shimron, un geologo israeliano di 79 anni in pensione. Egli sostiene che il decimo ossuario mancante tra i dieci trovati nel 1980 presso la tomba di Talpiot, sia proprio quello recante l’iscrizione “Giacomo, figlio di Giuseppe, fratello di Gesù”.

La prova fondamentale sarebbe che “l’ossuario di Giacomo” conterrebbe tracce di composti chimici presenti nel terriccio che aveva completamente ricoperto la parte interna della tomba di Talpiot. Se così fosse, questi nomi evangelici, in particolare quello di Gesù, si andrebbero a sommare agli altri presenti nelle iscrizioni dei nove ossuari, descritte in un catalogo pubblicato nel 1994; tra questi, i nomi di Maria Maddalena, Giuseppe, Giuda e Maria. Tutto ciò proverebbe che a Talpiot c’era la tomba della famiglia di Gesù. La ricerca geologica di Shimron è, a ben vedere, un tassello che non si armonizza con altri dati, assai dissonanti con la sua teoria.

“L’ossuario di Giacomo”, che dovrebbe coincidere con la tomba andata perduta tra le dieci originariamente trovate a Talpiot, è ancor oggi in possesso di Oded Golan, che l’acquistò nel 1976. In un catalogo stilato nel 1994, dove sono elencate le iscrizioni presenti nelle nove tombe di Talpiot, si parla anche di una “tomba non decorata e ridotta a pezzi” e che, probabilmente, fu poi scartata allorché le altre nove tombe trovarono la loro collocazione definitiva nei depositi di Beth Shemesh; non è forse questa la “decima tomba mancante”? A questo elemento, a mio parere decisivo, va aggiunto il fatto che Oded Golan acquistò “l’ossuario di Giacomo” nel 1976, ossia diversi anni prima dell’inizio degli scavi archeologici che riportarono alla luce gli ossuari contenuti nella tomba di Talpiot.

Lo stesso Oded Golan, secondo il New York Times, è scettico riguardo alle ricerche di Shimron; egli dice che “l’ossuario di Giacomo” potrebbe provenire da un’altra tomba di Talpiot e che occorrerebbe analizzare almeno 200 o 300 campioni di terriccio provenienti da diverse aree di quella zona. A mio avviso, Oded Golan lascia intendere di sapere molte più cose di quelle che effettivamente dice e, comunque, per lui sembra essere assai più conveniente lasciare in sospeso la questione …

Tra l’altro, non esiste un consenso unanime (leggi l’articolo) sulla decifrazione delle nove iscrizioni presenti sugli ossuari di Talpiot; ciò vale soprattutto per le iscrizioni riguardanti Maria Maddalena e “Gesù, figlio di Giuseppe”, che potrebbe essere perfino posticcia. Perciò, lo studio geologico di Shimron è secondo me insufficiente a risolvere la questione sulla provenienza “dell’ossuario di Giacomo”.

La localizzazione della tomba di Gesù resta, dunque, quella tradizionale ed archeologicamente confermata, all’interno della Basilica del Santo Sepolcro. Del resto, il Vangelo di Giovanni (cap. 19,38-42) sempre assai accurato nel fornire dettagli storici, dice che il luogo dove fu sepolto Gesù era “vicino” al posto dove fu crocefisso. Ora, se Gesù fu crocifisso sul Golgotha, appare inverosimile che il cadavere sia stato poi trasportato in una tomba lontano dal Golgotha, ad est di Gerusalemme!

Anche perché la sepoltura di Gesù fu eseguita con una carta fretta, a causa dell’imminente festa di Pasqua, che sarebbe iniziata di lì a poche ore.

http://www.simoneventurini.it/it/ritrovata-la-tomba-di-gesu-2/

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APPENDICE

I nomi trovati scritti agli ossuari di Talpiot;

1 [=ossuario n.1] . Rahmani legge l’iscrizione greca come “Mariamenou Mara” (di Mariamenon, che [anche] chiamata Mara). Mariamenon è il diminutivo di Mariamne, una comprensione del testo che gli derivò dal confronto con iscrizioni greche di epoca più tarda trovate al cimitero di Beth Shearim. Mara è tradotta come “signora onorevole”, anche se in realtà la forma corretta per “signora onorevole” dovrebbe essere “Marta”.
2. C’è una iscrizione incisa in profondità in caratteri ebraici: “Yehuda bar Yeshua”. I nomi “Yehuda” (Giuda) e “Yeshua” (Gesù) erano ugualmente molto popolari nel I secolo.
3. Le iscrizioni in caratteri ebraici sono state fatte da mani diverse. “Matya” e “Mata” compaiono sulla parte interna ed esterna dell’ossuario. Entrambe le forme sono contrazioni del nome “Matityahu” (Matteo).
4. una sorta di scarabocchio in caratteri ebraici: “Gesù? figlio di Giuseppe”, è il modo in cui la leggono Rahmani e Kloner. Il primo nome, “Yeshua (Gesù)” non è affatto chiaro e potrebbe essere stato sovrapposto su un nome precedente (come ha suggerito Stephen Pfann). Il primo nome è preceduto da un segno a forma di X.
5. un’altra iscrizione in caratteri ebraici: “Yosé”. Si tratta di una forma abbreviata di Yehosef (Giuseppe), una forma nominale assai popolare nel I secolo. Questo Yosé potrebbe essere il padre dell’individuo (identificato come Yeshua” che appare nell’iscrizione dell’ossuario num. 4 (vedi sopra)
6. Un’altra iscrizione in caratteri ebraici: “Marya”.
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LINK

http://www.independent.co.uk/news/world/world-history/the-lost-tomb-of-jesus-scientist-claims-he-has-virtually-unequivocal-evidence-that-could-help-10158514.html

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Shimon Gibson

Adjunct Professor

Ph.D., University of London
Ancient Near Eastern archaeology; Landscape archaeology; culture of Roman and Byzantine Palestine

http://religiousstudies.uncc.edu/shimon-Gibson

http://www.amazon.com/Final-Days-Jesus-Archaeological-Evidence/dp/006145849X/ref=sr_1_2?ie=UTF8&qid=1429347145&sr=8-2&keywords=the+final+days+of+jesus

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https://en.m.wikipedia.org/wiki/East_Talpiot

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A cura del Centro Anti-Blasfemia

https://sites.google.com/site/centroantiblasfemia/

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