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febbraio 27, 2016

ALESSANDRO DE ANGELIS RILANCIA LA BUFALA DELLA TOMBA DI GESU’ A TALPIOT

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Talpiot, la tomba egizia di Gesù

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Nel precedente articolo “La vergine Maria era la figlia della regina Cleopatra
d’Egitto?”, abbiamo visto numerosi indizi che ci hanno fatto collegare Maria alla
regina Cleopatra come sua figlia.
Se ciò corrispondesse a verità dovremmo supporre
che Gesù fosse l’ultimo faraone d’Egitto, e dovremmo trovare tracce o segni anche
nella tomba di Talpiot che ultimamente si sta rivelando essere la vera tomba di Gesù.

Gesù nipote di Cleopatra, di sangue egiziano, spiegherebbe il motivo per
cui la tomba di Talpiot risulta non essere assimilabile alla tradizione ebrea
ma a quella egizia.
La tomba fu ritrovata nel 1980 a Talpiot est nei pressi
di Gerusalemme, ed in essa vi erano degli elementi simbolici mai
riscontrati in altre tombe come notarono gli archeologi Josef Gat, Amos
Kloner e Shimon Gibson.
 Essa fu aperta da archeologi, non da tombaroli,
quindi non ci sono dubbi sulla sua autenticità.

Difatti in corrispondenza dell’ingresso della tomba di Gesù, sulla parete
sud dell’anticamera, notarono una decorazione a forma di V o anche un
elemento simile a un timpano, a una chevron a forma di Y al di sopra di un
cerchio posto in primo piano, di oltre un metro di larghezza, al di sotto del
quale numerose ossa erano state appositamente collocate.
 
 In quel periodo a Gerusalemme i defunti venivano collocati all’interno delle tombe, e poi
trascorso un certo periodo di tempo le ossa venivano sistemate all’interno
degli ossari, e questa tradizione andò avanti fino alla distruzione del
tempio di Gerusalemme del 70 d.C.
 Questa collocazione delle ossa al di
sotto del simbolo V o Y era assolutamente contraria alle tradizioni ebraiche
del tempo, mentre era riscontrabile nella tradizione egizia, nella sepoltura
dei faraoni e dei grandi re.
Le tombe intagliate nella roccia erano riservate
solo ai benestanti e ai personaggi di primissimo rilievo, e questo simbolo,
riconosciuto in generale come il più antico dei simboli della Massoneria,
uno stilizzato “occhio di Ra”, è stato riconosciuto soltanto in un sito come
uno dei primi simboli dei Nazareni.
 Lo stesso simbolo è stato trovato su
decine e decine di ossari dei primi Nazareni, in numerosi casi
erroneamente considerati come i primi Cristiani.
 Gli ebrei quando
costruivano le loro tombe, non usavano intagliarle nella roccia e non erano
ossessionati dalla precisione, così come lo erano invece gli egizi, e quando
gli archeologi aprirono la tomba rimasero esterrefatti da questi particolari,
in quanto la tomba di Talpiot sembrava una tomba egizia e assolutamente
non ebraica.
All’interno della tomba furono ritrovati dieci ossari con vicino
sculture tipiche dei sadducei che amavano distinguersi anche nella morte,
in quanto non credevano nella resurrezione dell’anima, e sei ossari su dieci
avevano iscrizioni, a differenza degli ossari tradizionali dove la
percentuale era solamente del 20%. nomi stile graffiti incisi ai lati di quei
su sei ossari, risultano ai lati graffiti con incisi nomi che richiamano a
personaggi del Nuovo Testamento, ovvero: Ossario 80/500: Mariamne,
ovvero Maria; Ossario 80/501: Yehuda Bar Yeshua, ovvero Giuda, figlio di
Gesù; Ossario 80/502: Matia ovvero Martha/Matteo; Ossario 80/503
Yeshua Bar Yosef, ovveroGesù, figlio di Giuseppe; Ossario 80/504: Yose o
Yosa che era un soprannome di Giuseppe; Ossario 80/505: Maria ovvero
una versione latinizzata dell’ebraico Miriam; Ossario 80/509 James bar
Yosef, ovvero Giacomo, figlio di Giuseppe, ossario che fu in seguito
rubato e modificato con la falsa dicitura “fratello di Gesù”, facendolo
diventare Giacomo, figlio di Giuseppe, fratello di Gesù.
 
 
Su questo ossario sono stati eseguiti test scientifici sul calcare ed un’analisi della
spettroscopia di assorbimento atomico del materiale, che ha dato una
corrispondenza al 100%, scientificamente verificata, con l’ossario rubato
80/509. Il dr. Shimron, del Servizio Geologico Israeliano con 25 anni di
esperienza del settore, ritiene che un terremoto nel 363 d.C. abbia ricoperto
la tomba di Talpiot con fanghiglia composta da rendzina e fango che ha
lasciato la tomba chimicamente congelata nel tempo, facendo si che il
materiale ha racchiuso un’”impronta digitale” geochimica unica che può
essere utilizzata per fare le analisi comparative.
 
 Il dr. Shimron ha esaminato quasi cento campioni da raschiatura e suolo degli ossari,
fornitigli dall’Autorità per le Antichità Israeliana, provenienti da 15 tombe
nella zona di Gerusalemme, compresa Talpiot.
 
Poi a Shimron è stato concesso l’accesso all’ossario di Giacomo dal proprietario Oded Golan ed è
stato in grado di concludere il suo studio durato ben sette anni, scoprendo
che dei cento campioni sotto esame, solo i nove provenienti dalla tomba di
Talpiot e l’ossario di Giacomo avevano profili geochimici che
corrispondevano, e che comprendono magnesio, silicio e ferro. Campioni
provenienti da tombe distanti solamente 60 metri da Talpiot dimostrano
infatti un differente profilo geochimico.
Ma la nostre scoperta su Maria e Gesù discendenti da Cleopatra, sono
un’ulteriore conferma sull’autenticità di questa tomba, che da spiegazione
al fatto che fosse intrisa di elementi egizi, completamente estranei alla
cultura ebraica.
 
Gli studiosi cristiani, al fine di difendere la verginità di
Maria, sottolineano il fatto che i nomi Gesù e Maria fossero comuni
all’epoca, ma che tutti i nomi che abbiamo visto potessero essere presenti
in un’unica e specifica tomba, ci da una probabilità compresa tra 1 su
200.0000.0000 e 1 su 3.000.000.000 che sia esistito nella storia umana un
altro sepolcro esattamente identico, con i medesimi nomi della famiglia di
Gesù, in una stessa tomba.
Ora visto che 2.000 anni fa vivevano a Gerusalemme circa 120000 persone al massimo,
tale probabilità risulterebbe zero.
 
Questo è il motivo per cui la storia di Iside e le sue gesta
furono traslitterate addirittura nei vangeli sulla figura di Gesù:
Passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo
interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché
egli nascesse cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi
genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio.
Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato finché è
giorno; poi viene la notte, quando nessuno può più operare.
Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo
sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango
sugli occhi del cieco e gli disse: «Và a lavarti nella piscina di
Sìloe (che significa Inviato)». Quegli andò, si lavò e tornò che ci
vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, poiché
era un mendicante, dicevano: «Non è egli quello che stava seduto
a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «E’ lui»; altri
dicevano: «No, ma gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!».
Allora gli chiesero: «Come dunque ti furono aperti gli occhi?». ]
Egli rispose: «Quell’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango,
mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: Va’ a Sìloe e lavati! Io
sono andato e, dopo essermi lavato, ho acquistato la vista»1.

L’atto di mischiare la saliva con la terra è stato ripreso dalla storia della dea
Iside, quando, per strappare lo scettro all’ormai anziano Ammon-Ra,
Iside raccolse la saliva che il dio perdeva dalla sua bocca insieme a un po’ di
terra e la mischiò con la sabbia dando vita ad un serpente. Iside usò poi il
serpente per far mordere Ra al fine di farsi dire il suo nome trascendente,
ovvero Ren, al fine di alienarne la sua potenza.
 
Nel vangelo di Giovanni Gesù mischia la saliva alla terra per ridare la vista ad un cieco,
un rituale ripreso dalla mitologia isiaca non a caso, ma in quanto Gesù era il nipote
di Cleopatra, madre di Maria. Nell’antico testamento le profezie parlavano
di un messia re egiziano che avrebbe fatto crollare gli idoli pagani, e
quindi per questo motivo Gesù, proveniente dalla dinastia tolemaica, era
perfetto per assurgere al ruolo di “Cristo Re” redentore.
1 gv 9:1-11.
Dall’ Egitto richiamai mio figlio2.
Ecco, Jahve cavalca su una nube leggera. E se ne va in Egitto.
Crollano gli idoli d’Egitto davanti a lui3.
Disse il Signore: “Benedetto sia l ‘Egiziano mio Popolo.
[…] Ci sarà un altare a Jahve in mezzo al Paese d ‘Egitto e una stele in
onore di Jahve lungo le sue frontiere . Ci sarà un segno e un attestato per
Jahve degli eserciti nella terra d’Egitto4.
Tratto dal libro L’ultimo faraone – Erode Gesù, la discendenza reale del
sangue di Cristo. http://www.macrolibrarsi.it/libri/__l-ultimo-faraoneerode-
gesu-libro.php
Alessandro De Angelis
 
 
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CONFUTAZIONE
1)GESU’ DI NAZARETH  E LA SUA FAMIGLIA

Nel Nuovo Testamento, Gesù è il Figlio di Dio, Dio incarnato, santissimo e purissimo, il Messia atteso dal popolo eletto, il Salvatore del mondo venuto sulla terra a salvare l’uomo dal peccato. Gesù non ha moglie e figli,  Gesù essendo Dio non vuole e non può sposarsi, Gesù però ha una bellissima sposa la Chiesa, poi Gesù chiede a chi puo’ di rimanere vergine.

I genitori di Gesù, Maria  e Giuseppe erano di Nazareth, della casa di David, Maria al momento del concepimento era una giovane fanciulla,

Gesù nacque per opera dello Spirito Santo,( i genitori di Maria sono San Gioacchino e Sant’Anna secondo la Tradizione).

Giovanni Battista è l’ultimo profeta del Vecchio Testamento, il Santo Messaggero mandato da Dio per preparare la via al Messia, San Giovanni Battista è cugino di Gesù, e i suoi genitori sono il sacerdote Zaccaria ed Ellisabetta cugina di Maria madre di Gesù.

Gli Apostoli e i fratelli di Gesù sono tutti santi e pieni di virtu’, non erano mai stati guerrieri.

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Maria di Nazareth, madre di Gesu’ secondo la tradizione cristiana è figlia dei Santi coniugi San Gioacchino e Sant’Anna, non della regina  Cleopatra VII.
Il nome di Anna deriva dall’ebraico Hannah (grazia) e non è ricordata nei Vangeli canonici; ne parlano invece i vangeli apocrifi della Natività e dell’Infanzia, di cui il più antico è il cosiddetto “Protovangelo di san Giacomo”, scritto non oltre la metà del II secolo.
Questi scritti benché non siano stati accettati formalmente dalla Chiesa e contengono anche delle eresie, hanno in definitiva influito sulla devozione e nella liturgia, perché alcune notizie riportate sono ritenute autentiche e in sintonia con la tradizione, come la Presentazione di Maria al tempio e l’Assunzione al cielo, come il nome del centurione Longino che colpì Gesù con la lancia, la storia della Veronica, ecc.
Il “Protovangelo di san Giacomo” narra che Gioacchino, sposo di Anna, era un uomo pio e molto ricco e abitava vicino Gerusalemme, nei pressi della fonte Piscina Probatica; un giorno mentre stava portando le sue abbondanti offerte al Tempio come faceva ogni anno, il gran sacerdote Ruben lo fermò dicendogli: “Tu non hai il diritto di farlo per primo, perché non hai generato prole”.
Gioacchino ed Anna erano sposi che si amavano veramente, ma non avevano figli e ormai data l’età non ne avrebbero più avuti; secondo la mentalità ebraica del tempo, il gran sacerdote scorgeva la maledizione divina su di loro, perciò erano sterili.
L’anziano ricco pastore, per l’amore che portava alla sua sposa, non voleva trovarsi un’altra donna per avere un figlio; pertanto addolorato dalle parole del gran sacerdote si recò nell’archivio delle dodici tribù di Israele per verificare se quel che diceva Ruben fosse vero e una volta constatato che tutti gli uomini pii ed osservanti avevano avuto figli, sconvolto non ebbe il coraggio di tornare a casa e si ritirò in una sua terra di montagna e per quaranta giorni e quaranta notti supplicò l’aiuto di Dio fra lacrime, preghiere e digiuni.
Anche Anna soffriva per questa sterilità, a ciò si aggiunse la sofferenza per questa ‘fuga’ del marito; quindi si mise in intensa preghiera chiedendo a Dio di esaudire la loro implorazione di avere un figlio.
Durante la preghiera le apparve un angelo che le annunciò: “Anna, Anna, il Signore ha ascoltato la tua preghiera e tu concepirai e partorirai e si parlerà della tua prole in tutto il mondo”.
Così avvenne e dopo alcuni mesi Anna partorì. Il “Protovangelo di san Giacomo” conclude: “Trascorsi i giorni necessari si purificò, diede la poppa alla bimba chiamandola Maria, ossia ‘prediletta del Signore’”.
Altri vangeli apocrifi dicono che Anna avrebbe concepito la Vergine Maria in modo miracoloso durante l’assenza del marito, ma è evidente il ricalco di un altro episodio biblico, la cui protagonista porta lo stesso nome di Anna, anch’ella sterile e che sarà prodigiosamente madre di Samuele.
Gioacchino portò di nuovo al tempio con la bimba, i suoi doni: dieci agnelli, dodici vitelli e cento capretti senza macchia.
L’iconografia orientale mette in risalto rendendolo celebre, l’incontro alla porta della città, di Anna e Gioacchino che ritorna dalla montagna, noto come “l’incontro alla porta aurea” di Gerusalemme; aurea perché dorata, di cui tuttavia non ci sono notizie storiche.
I pii genitori, grati a Dio del dono ricevuto, crebbero con amore la piccola Maria, che a tre anni fu condotta al Tempio di Gerusalemme, per essere consacrata al servizio del tempio stesso, secondo la promessa fatta da entrambi, quando implorarono la grazia di un figlio.
Dopo i tre anni Gioacchino non compare più nei testi, mentre invece Anna viene ancora menzionata in altri vangeli apocrifi successivi, che dicono visse fino all’età di ottanta anni, inoltre si dice che Anna rimasta vedova si sposò altre due volte, avendo due figli la cui progenie è considerata, soprattutto nei paesi di lingua tedesca, come la “Santa Parentela” di Gesù.
Il culto di Gioacchino e di Anna si diffuse prima in Oriente e poi in Occidente (anche a seguito delle numerose reliquie portate dalle Crociate); la prima manifestazione del culto in Oriente, risale al tempo di Giustiniano, che fece costruire nel 550 ca. a Costantinopoli una chiesa in onore di s. Anna.
L’affermazione del culto in Occidente fu graduale e più tarda nel tempo, la sua immagine si trova già tra i mosaici dell’arco trionfale di S. Maria Maggiore (sec. V) e tra gli affreschi di S. Maria Antiqua (sec. VII); ma il suo culto cominciò verso il X secolo a Napoli e poi man mano estendendosi in altre località, fino a raggiungere la massima diffusione nel XV secolo, al punto che papa Gregorio XIII (1502-1585), decise nel 1584 di inserire la celebrazione di s. Anna nel Messale Romano, estendendola a tutta la Chiesa; ma il suo culto fu più intenso nei Paesi dell’Europa Settentrionale anche grazie al libro di Giovanni Trithemius “Tractatus de laudibus sanctissimae Annae” (Magonza, 1494).
Gioacchino fu lasciato discretamente in disparte per lunghi secoli e poi inserito nelle celebrazioni in data diversa; Anna il 25 luglio dai Greci in Oriente e il 26 luglio dai Latini in Occidente, Gioacchino dal 1584 venne ricordato prima il 20 marzo, poi nel 1788 alla domenica dell’ottava dell’Assunta, nel 1913 si stabilì il 16 agosto, fino a ricongiungersi nel nuovo calendario liturgico, alla sua consorte il 26 luglio.
Artisti di tutti i tempi hanno raffigurato Anna quasi sempre in gruppo, come Anna, Gioacchino e la piccola Maria oppure seduta su una alta sedia come un’antica matrona con Maria bambina accanto, o ancora nella posa ‘trinitaria’ cioè con la Madonna e con Gesù bambino, così da indicare le tre generazioni presenti.
Dice Gesù nel Vangelo “Dai frutti conoscerete la pianta” e noi conosciamo il fiore e il frutto derivato dalla annosa pianta: la Vergine, Immacolata fin dal concepimento, colei che preservata dal peccato originale doveva diventare il tabernacolo vivente del Dio fatto uomo.
Dalla santità del frutto, cioè di Maria, deduciamo la santità dei suoi genitori Anna e Gioacchino.

Autore:
Antonio Borrelli

http://www.santiebeati.it/dettaglio/23700

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2)

Cleopatra VII
Regina egizia
Cleopatra Tea Filopatore, nota alla storiografia moderna come Cleopatra VII o semplicemente Cleopatra, è stata una regina egizia del periodo tolemaico. Wikipedia
Coniuge: Marco Antonio (s. 32 a.C.–30 a.C.), Tolomeo XIII, Tolomeo XIV
Wikipedia
TUTTO SU CLEOPATRA VEDI;
 
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3) LA TOMBA DI TALPIOT NON E’ LA TOMBA DI GESU’

La tomba, nota come Tomba di Talpiot, fu scoperta nel 1980 durante la costruzione di un’abitazione. Furono trovati dieci ossari in una grotta, comprendenti i sei che sono il soggetto del film di Jacobovici. Tuttavia, uno dei dieci ossari andò perduto anni fa, presumibilmente rubato.
“Nel film si afferma che le ‘informazioni fornite non sono mai state diffuse prima’, ma in realtà non c’è alcuna novità. “Io ho pubblicato tutti i dettagli nell’Antiqot journal nel 1996, e non ho mai detto che fosse la tomba della famiglia di Gesù,” ha affermato Amos Kloner, oggi professore di archeologia presso l’Università Israeliana Bar-Ilan e autore del rapporto dello scavo originale per il predecessore dell’Autorità Israeliana per le Antichità.
“Io penso che si tratti di un lavoro poco serio. Io pubblico solo lavori accademici…,” ha affermato Kloner. “[Questo film] è un mucchio di stupidaggini.”
 
Nel gennaio del 2008 si è tenuto un convegno internazionale sulla tomba di Talpiot. Al termine, fu emesso un comunicato, nel quale si affermava che “la maggior parte degli studiosi che hanno partecipato ai lavori – inclusi tutti gli archeologi e gli epigrafisti che hanno presentato dei paper sulla tomba di Talpiot – escludono che la tomba appartenesse alla famiglia di Gesù Cristo o ritengono questa conclusione altamente speculativa”
Wikipedia
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 LE URNE FUNEBRI TROVATE A TALPIOT
 L’urna di argilla con l’iscrizione, in ebraico, “Gesu’, figlio di Giuseppe” e’ stata trovata nel 1980 a Talpiot, un quartiere meridionale di Gerusalemme. Insieme ad altre cinque urne con i nomi di Maria, un’altra Maria, Giuseppe, Matteo e “Giuda, figlio di Gesu'”, era dentro una caverna che fu fatta esplodere con il tritolo per far posto ad un palazzo.

 All’ epoca gli archeologi israeliani non diedero importanza alla scoperta ma, nel 1996, un documentario della ‘Bbc’ porto’ il caso in primo piano. Quella di Gesu’ assomiglia ad una scatola, misura 65 centimetri per 25 e ha una profondita’ di 30 centimetri. Non contiene ossa né cenere. Nel primo secolo dopo Cristo gli ebrei usavano questo tipo di contenitori per le ossa dei defunti che venivano raccolte dall’ originario luogo di sepoltura un anno dopo la morte. In quelli riemersi a Talpiot nel 1980 non ci sono ossa, segno – sottolinea la ‘Bbc’- che furono vandalizzati, con ogni probabilita’ in tempi molto antichi. L’archeologo israeliano Amos Kloner, intervistato dalla Bbc, osservo’ che i nomi ‘Yeshua’ (Gesu’), ‘Yoseph’ (Giuseppe), ‘Mati’ (Matteo), ‘Yehuda’ (Giuda), e ‘Miriam’ (Maria) o ‘Marya’ nella versione greca, erano molto comuni in quel tempo, e concluse: “Penso che la probabilita’ che si tratti della famiglia di Gesu’ Cristo sia quasi vicina a zero”. Comunque, ossari con gli stessi nomi (ed altri) erano gia’ venuti alla luce in passato.
Nel 1873, in un ipogeo del Monte degli Ulivi, a sud est di Gerusalemme, erano venute alla luce urne con i nomi di Gesu’, Giuda, Maria, Marta, Salomé, Lazzaro. Nel 1945, sempre nella zona di Talpiot, erano stati trovati 14 ossari con i nomi di Gesu’ e Miriam figlia di Simeone. A ottobre 2002 compare un’urna funebre, di circa 50 centimetri, con la scritta “Giacomo, figlio di Giuseppe, fratello di Gesu'”, proprieta’ di un controverso collezionista israeliano, Oded Golan, che ha spiegato di averlo acquistato 15 anni prima per qualche centinaio di dollari da un commerciante arabo di antichita’. Questa presunta scoperta viene smascherata presto come un falso dal Dipartimento israeliano per le antichita’ che dimostra che la scrittura non e’ autentica e che inoltre, in alcuni punti, la incisione delle lettere ebraiche tagliava la patina che aveva ricoperto l’ossario.
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PERCHE’ LE URNE FUNEBRI DI TALPIOT NON APPARTENGONO A GESU’ E AI SUOI FAMIGLIARI;
1. I risultati dei tests sul DNA mitocondriale recuperato negli ossari non provano affatto che si tratta del Gesù di Nazareth storico.
2. L’analisi delle statistiche non è affidabile.
3. Il nome di “Gesù” era un nome molto diffuso durante il primo secolo: appariva su altre 98 tombe e ben 21 ossari
4. Non esiste alcuna prova storica attestante che Gesù sia stato sposato e abbia avuto un figlio.
5. I primi discepoli di Gesù non l’hanno mai chiamato “Gesù figlio di Giuseppe” !
6. E’ fortemente improbabile che Giuseppe, che è morto in Galilea, sia stato sepolto a Gerusalemme, poiché durante il censimento di Cesare Augusto, egli abitava a Nazareth, ed era andato a iscriversi a Betlemme, città di David!
7. La Tomba e gli ossari scoperti a Talpiot (quartiere di Gerusalemme) testimoniano che essi appartengono ad una famiglia ricca, e questo storicamente non corrisponde affatto a ciò che sappiamo della famiglia di Gesù !
8. Eusebio, primo storico del cristianesimo, racconta che il corpo di Giacomo, fratello di Gesù, è stato sepolto da solo vicino al Monte del Tempio e che durante i primi secoli, andavano a raccogliersi sulla sua tomba, e questa è una prova in più che la tomba di Talpiot non è affatto quella della “famiglia di Gesù”.
9. Gli ossari delle due Marie ritrovati nella tomba non menzionano Migdal (o Magdala) ma semplicemente il nome di “Maria”, che è un nome femminile largamente comune fra i nomi ebraici dell’epoca !!
10. Tutti i racconti più antichi sono d’accordo nel dire che la Tomba di Gesù era vuota, non lasciando quindi probabilità sul fatto che il corpo decomposto fosse stato trasportato in un’altra tomba un anno più tardi, mettendo le ossa in un ossari, anche perché per gli ebrei era considerata una cosa assolutamente impura e contro le loro leggi toccare un corpo decomposto !
 
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Ritrovata la tomba di Gesù? (Prima parte)

In seguito ad un articolo apparso sul quotidiano inglese “The Independent“, si è riacceso il dibattito su uno degli scavi più discussi al mondo. Si tratta delle tombe di famiglia trovate a Talpiot. Prima di presentare la teoria di Arieh Shimron, geologo in pensione, vorrei fornirvi alcune informazioni oggettive sugli scavi condotti a Talpiot. Mi baserò sulle imparziali osservazioni di un grande archeologo, l’amico Shimon Gibson. Tra parentesi quadre le mie integrazioni

“C’era un’aria di grande attesa nella hall, quando uno degli inservienti tolse il velo nero che copriva due ossuari di pietra che recavano delle iscrizioni, così almeno era stato detto ai giornalisti, nientemeno che di Gesù figlio di Giuseppe e Maria Maddalena. La conferenza ebbe luogo nel frbbaio del 2007 presso la New York Public Library ed era stata organizzata da Discovery Channel, da Simcha Jacobovici a da James Cameron, i rpoduttori del documentario “The Lost Tomb”.

Anche io [ossia Shimon Gibson] partecipai alla conferenza stampa, anche se avevo notevoli dubbi sulla loro controversa interpretazione della tomba di Talpiot come la tomba della famiglia di Gesù. Pensavo però che la mia presenza fosse importante, perché fui uno dei partecipanti agli scavi della tomba e poiché potevo manifestare il mio scetticismo e raccontare ai giornalisti un’altra versione della storia.

La tomba era stata scavata 28 anni prima sul pendio occidentale di una collina, all’interno dell’area orientale di Talpiot, un nuovo quartiere residenziale che venne costruito a circa due chilometri a sud della Gerusalemme antica. La grotta si trovava nel fianco di una scarpata rocciosa appena sopra una via (poi nota come Dov Gruner Street) e il grande buco che rappresentava l’ingresso è visibile anche da lontano.

La scoperta della grotta fu riportata separatamente da due persone il 27 marzo 1980, da Kerner Mandil e da Ephraim Shohar. Un archeologo, Eliot Braun, fu immediatamente chiamato dal Dipartimento delle Antichità e dei Musei Israeliani a verificare la natura della scoperta. Egli riferì poi ad Amos Kloner, l’archeologo del distretto di Gerusalemme, il quale poi raggiunse il sito per accertarsi di persona su quanto gli era stato riferito. La grotta doveva evidentemente essere ulteriormente scavata. Non c’era alcuna pietra all’ingresso e la camera funeraria interiore era diventata inaccessibile a causa di mezzo metro di detriti che erano penetrati dall’esterno. Alcuni frammenti di ossuari furono notati fuori dell’ingresso e furono riportati da Yoseph Gath, un archeologo che lavorara per Kloner presso il Dipartimento.

Il giorno seguente (il 28 marzo 1980), Gath iniziò a scavare e a mezzogiorno era riuscito ad estrarre dieci ossuari dalla grotta. Questi ossuari furono poi consegnati al Curatore ed Antropologo Joe Zias e posti in un magazzino temporaneo, dove furono poi esaminati dal capo Curatore L. Y. Rahmani.

Non molto tempo dopo che gli archeologi ebbero lasciato il sito archeologico, quel venerdì, un ragazzino di undici anni, di nome Ouriel, tornando da scuola, entrò nel sito e vide l’ingresso della grotta. Sbirciò al suo interno e riconobbe che si trattava di una tomba, poi fece ritorno a casa e riferì la cosa a sua madre Rivka Maoz. La madre provò a contattare il quartier generale del Museo Rockfeller, ma senza particolare successo poiché tutti erano andati a casa. Poiché non vi furono scavi durante il sabato e le guardie non erano troppo diligenti, la tomba fu visitata da bambini del luogo, che avevano saputo della scoperta; essi iniziarono così a setacciarne l’interno. Ne risultò che alcune ossa umane furono asportate dalla tomba e rimosse dal sito. In modo consapevole, Rivka Maoz, con l’aiuto del figlio, raccolse le ossa rubate dai figli e le depose in un sacchetto di plastica. Quando gli scavi ripresero, di Domenica, Oureil consegnò le ossa agli archeologi.

Fui coinvolto negli scavi a seguito di una telefonata di Kloner. Gli scavi dentro la grotta furono condotti tra il 30 marzo e l’undici aprile 1980, supervisionati da Gath, con l’aiuto di quattro operai forniti dalla compagnia di costruzioni Solel Bonek. Le ossa, purtroppo, non furono a disposizione di Kloner per gli studi del caso, poiché esse erano state date alle autorità religiose per l’opportuna risepoltura.

[All’interno della tomba erano presenti le due tipologie classiche di sepoltura. La prima tipologia era quella ad ad “arcosolium”, ossia una banchina orizzontale dove veniva disteso il cadavere ricoperto da un lenzuolo. Una volta decomposto, le ossa venivano poste in un ossuario, sempre all’interno della tomba. La seconda tipologia era chiamata “kochim” e consisteva in un lungo foro praticato nella parete].

Solo nove dei dieci ossuari dalla tomba di Talpiot si trovano oggi presso l’Autorità delle Antichità Israeliane a Beth Shemes. Dov’è finito il decimo ossuario? Nel catalogo redatto da Rahmani nel 1994, si descriveva questo ossuario come “un esemplare semplice, ma ridotto a pezzi”. James Tabor suppose che potesse coincidere con l’ossuario denominato “Giacomo, figlio di Giuseppe, fratello di Gesù”. Ciò implicherebbe che tale ossuario sia stato rubato e che alla fine sia finito nelle mani di Oded Golan. [Questo ossuario fu acquistato da un antiquario di Gerusalemme alla fine degli anni Settanta ed è perciò di ignota provenienza].

L’ossuario è comunque inutile ai fini storici poiché non abbiamo possediamo informazioni sulla sua provenienza originaria. Inoltre, Ya’aqov (Giacomo), Giuseppe e Gesù erano nomi maschili assai noti nel I secolo. Quantunque sia affascinante collegare l’ossuario di “Giacomo” con le tombe trovate a Talpiot, ritengo però che ciò non sia possibile, perché sappiamo con certezza che il decimo ossuario “mancante” era semplice, non decorato e senza iscrizioni. Ma l’elemento più importante di tutti è che il decimo ossuario era ridotto a pezzi.

Tale descrizione quindi non si addice all’ossuario di “Giacomo”, che invece è integro ed è decorato in un lato con piccole rosette e nell’altro con iscrizioni in caratteri ebraici [clicca qui per vedere le immagini] Rahmani, comunque, recentemente mi ha dato una spiegazione a riguardo della sparizione.

Allorché furono accolti nel Museo Rockfeller negli anni Ottanta, tutti gli ossuari decorati o con iscrizioni furono posti su dei ripiani, mentre quelli più semplici e ridotti a pezzi furono invece immagazzinati nel cortile esterno del Museo. Quando poi gli ossuari furono tarsferiti nei nuovi depositi a Beth Shemesh, il decimo esemplare ridotto a pezzi fu con ogni probabilità gettato via, a causa del poco spazio a disposizione.

Sei degli ossuari presentavano comunque delle iscrizioni (cinque in caratteri ebraici ed una in greco). Le iscrizioni sono opera di mani diverse ed effettuate con un chiodo o uno stilo. Le iscrizioni furono originariamente lette da L.Y. Rahmani (assistito da L. Di Segni) e pubblicate in un catalogo appositamente dedicato.

1 [=ossuario n.1] . Rahmani legge l’iscrizione greca come “Mariamenou Mara” (di Mariamenon, che [anche] chiamata Mara). Mariamenon è il diminutivo di Mariamne, una comprensione del testo che gli derivò dal confronto con iscrizioni greche di epoca più tarda trovate al cimitero di Beth Shearim. Mara è tradotta come “signora onorevole”, anche se in realtà la forma corretta per “signora onorevole” dovrebbe essere “Marta”. Mara è invece una forma maschile enfatica, che viene accostata in modo bizzarro ad un nome di donna, oppure una forma contratta colloquiale. Recentemente alcuni hanno suggerito di leggere “Mariame kai Mara”, ossia due nomi separati [Mariame e Maria]. Il primo nome sarebbe la variante di due nomi molto comuni nel I secolo: Miriam/Maryam e Marya. Il secondo nome “Mara” è invece generalmente pensato come la versione abbreviata di Marta.

2. C’è una iscrizione incisa in profondità in caratteri ebraici: “Yehuda bar Yeshua”. I nomi “Yehuda” (Giuda) e “Yeshua” (Gesù) erano ugualmente molto popolari nel I secolo. Rahmani suggerisce che questa persona sia il figlio di quel “Gesù (?) figlio di Giuseppe” che appare in un altro ossuario (vedi sotto al num . 4)

3. Le iscrizioni in caratteri ebraici sono state fatte da mani diverse. “Matya” e “Mata” compaiono sulla parte interna ed esterna dell’ossuario. Entrambe le forme sono contrazioni del nome “Matityahu” (Matteo).

4. una sorta di scarabocchio in caratteri ebraici: “Gesù? figlio di Giuseppe”, è il modo in cui la leggono Rahmani e Kloner. Il primo nome, “Yeshua (Gesù)” non è affatto chiaro e potrebbe essere stato sovrapposto su un nome precedente (come ha suggerito Stephen Pfann). Il primo nome è preceduto da un segno a forma di X.

5. un’altra iscrizione in caratteri ebraici: “Yosé”. Si tratta di una forma abbreviata di Yehosef (Giuseppe), una forma nominale assai popolare nel I secolo. Questo Yosé potrebbe essere il padre dell’individuo (identificato come Yeshua” che appare nell’iscrizione dell’ossuario num. 4 (vedi sopra)

6. Un’altra iscrizione in caratteri ebraici: “Marya”.

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La proposta che si tratti della tomba di famiglia di Gesù (J. D. Tabor nel 2006 e S. Jacobovici e C. Pellegrino nel 2007) ha suscitato accesi dibattiti in tutto il mondo. Aldilà del fatto che tutti riconoscono la somiglianza tra certi nomi presenti sugli ossuari che i nomi attestati nei vangeli (Gesù, Maria, Giuseppe), la spinta decisiva a favore di questo argomento è che “Mariamene” sia una forma di Mariamne, che dovrebbe essere identificata con Maria Maddalena e che “Yosé” debba essere identificato con Joses, il fratello di Gesù (Marco 6,3). Questo assembramento di nomi, esaminato statisticamente tra i nomi giudaici dello stesso periodo, è considerato come un forte argomento a favore dell’ipotesi che si tratti della tomba di famiglia di Gesù (A. Feuerverger nel 2008).

Cosa pensare di tutto ciò? L’ipotesi che il nome Mariamne sia quello di Maria Maddalena si basa sulla supposta associazione tra i due nomi, come appare negli Atti di Filippo. Questo testo apocrifo data però al IV secolo d.C. e poiché l’unico altro possibile riferimento si trova negli scritti di Ippolito del II secolo, dobbiamo esprimere grande cautela nel supporre che il nome Mariamne rappresenti in realtà Maria Maddalena.

Tuttavia, come accennato in precedenza, la comprensione corretta della iscrizione con il nome “Mariamne” sembra essere “Mariamne kai Mara” (“Mariamne e Mara”), come diversi studiosi hanno recentemente suggerito (S. Pfann 2006). Ciò implicherebbe che due scheletri femminili siano stati posti in un unico ossuario, madre e figlia, o forse anche due sorelle. Se accettiamo questa spiegazione, allora svanisce nel nulla l’intera argomentazione su Mariamene come Mariamne e che poi Mariamne sia Maria Maddalena.

Inoltre, il nome “Yosé”, su uno degli ossuari, potrebbe essere veramente la forma abbreviata di Yehosef e, secondo me, si tratta dello stesso Yehosef padre di Gesù in un altro ossuario della tomba, il quale, a sua volta, era il padre di Giuda.

Perciò, se escludiamo l’ipotesi che Mariamne sia Maria Maddalena e che Yosé sia il fratello di Gesù, abbiamo semplicemente un gruppo di ossuari che recano nomi ebraici comuni nel I secolo. Perciò, nulla indicherebbe che questa tomba sia realmente quella della famiglia di Gesù. Al massimo, i nomi degli ossuari possono apparire suggestivi, ma nulla più.

Il luogo della tomba di Gesù è con ogni probabilità quello tradizionalmente situato al di sotto dell’attuale chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme.” (Tratto da Shimon Gibson, The Final Days of Jesus, Oxford 2009, pp. 175-187)

http://www.simoneventurini.it/it/ritrovata-la-tomba-di-gesu-1/

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Ritrovata la tomba di Gesù? (Seconda parte)

(Prima di leggere questo articolo, leggi questo) Sul New York Times del 4 aprile 2015 è apparso un articolo in cui si riportano i risultati delle ricerche del dott. Aryeh Shimron, un geologo israeliano di 79 anni in pensione. Egli sostiene che il decimo ossuario mancante tra i dieci trovati nel 1980 presso la tomba di Talpiot, sia proprio quello recante l’iscrizione “Giacomo, figlio di Giuseppe, fratello di Gesù”.

La prova fondamentale sarebbe che “l’ossuario di Giacomo” conterrebbe tracce di composti chimici presenti nel terriccio che aveva completamente ricoperto la parte interna della tomba di Talpiot. Se così fosse, questi nomi evangelici, in particolare quello di Gesù, si andrebbero a sommare agli altri presenti nelle iscrizioni dei nove ossuari, descritte in un catalogo pubblicato nel 1994; tra questi, i nomi di Maria Maddalena, Giuseppe, Giuda e Maria. Tutto ciò proverebbe che a Talpiot c’era la tomba della famiglia di Gesù. La ricerca geologica di Shimron è, a ben vedere, un tassello che non si armonizza con altri dati, assai dissonanti con la sua teoria.

“L’ossuario di Giacomo”, che dovrebbe coincidere con la tomba andata perduta tra le dieci originariamente trovate a Talpiot, è ancor oggi in possesso di Oded Golan, che l’acquistò nel 1976. In un catalogo stilato nel 1994, dove sono elencate le iscrizioni presenti nelle nove tombe di Talpiot, si parla anche di una “tomba non decorata e ridotta a pezzi” e che, probabilmente, fu poi scartata allorché le altre nove tombe trovarono la loro collocazione definitiva nei depositi di Beth Shemesh; non è forse questa la “decima tomba mancante”? A questo elemento, a mio parere decisivo, va aggiunto il fatto che Oded Golan acquistò “l’ossuario di Giacomo” nel 1976, ossia diversi anni prima dell’inizio degli scavi archeologici che riportarono alla luce gli ossuari contenuti nella tomba di Talpiot.

Lo stesso Oded Golan, secondo il New York Times, è scettico riguardo alle ricerche di Shimron; egli dice che “l’ossuario di Giacomo” potrebbe provenire da un’altra tomba di Talpiot e che occorrerebbe analizzare almeno 200 o 300 campioni di terriccio provenienti da diverse aree di quella zona. A mio avviso, Oded Golan lascia intendere di sapere molte più cose di quelle che effettivamente dice e, comunque, per lui sembra essere assai più conveniente lasciare in sospeso la questione …

Tra l’altro, non esiste un consenso unanime (leggi l’articolo) sulla decifrazione delle nove iscrizioni presenti sugli ossuari di Talpiot; ciò vale soprattutto per le iscrizioni riguardanti Maria Maddalena e “Gesù, figlio di Giuseppe”, che potrebbe essere perfino posticcia. Perciò, lo studio geologico di Shimron è secondo me insufficiente a risolvere la questione sulla provenienza “dell’ossuario di Giacomo”.

La localizzazione della tomba di Gesù resta, dunque, quella tradizionale ed archeologicamente confermata, all’interno della Basilica del Santo Sepolcro. Del resto, il Vangelo di Giovanni (cap. 19,38-42) sempre assai accurato nel fornire dettagli storici, dice che il luogo dove fu sepolto Gesù era “vicino” al posto dove fu crocefisso. Ora, se Gesù fu crocifisso sul Golgotha, appare inverosimile che il cadavere sia stato poi trasportato in una tomba lontano dal Golgotha, ad est di Gerusalemme!

Anche perché la sepoltura di Gesù fu eseguita con una carta fretta, a causa dell’imminente festa di Pasqua, che sarebbe iniziata di lì a poche ore.

http://www.simoneventurini.it/it/ritrovata-la-tomba-di-gesu-2/

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Confutazione a cura del Centro Anti-Blasfemia

CENTRO ANTI-BLASFEMIA

Questa pagina è gestita da storici e biblisti cristiani, i Vangeli specialmente dopo la scoperta di papiri risalenti alla fine del I secolo d.c, sono documenti molto storici, quello che c’è scritto nel Nuovo Testamento, e poi riscritto dai Padri della chiesa, risulta essere totalmene vero e attendibile, poi la storia conferma ogni cosa, già il 60 d.c esistevano le prime chiese nel Medio Oriente in Turchia e Grecia, anche a Roma, e già il 64 d.c ci furono i primi martiri cristian. Quindi non si tratta di leggende ma di storia, poi se i primi cristiani si facevano uccidere per non negare la divinità di Gesù, è perché questa era realtà e non racconti fantastici, nessuno si farebbe uccidere per una favola!

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https://sites.google.com/site/centroantiblasfemia/Home

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