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marzo 1, 2016

SAN PAOLO DA PERSECUTORE AD APOSTOLO DELLE GENTI

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SAN PAOLO ERA IL NEMICO NUMERO UNO DEI CRISTIANI DI GERUSALEMME

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SAN PAOLO NON CONOBBE DIRETTAMENTE GESU’ MA LO VIDE IN UNA MIRACOLOSA APPARIZIONE
 
Paolo o Saulo di Tarso, noto come san Paolo per il culto tributatogli (Tarso, 5-10 – Roma, 64-67), fu uno scrittore e teologo cristiano.
È stato l’«apostolo dei Gentili», ovvero il principale, secondo gli Atti degli Apostoli non il primo missionario del Vangelo di Gesù tra i pagani greci e romani.
Secondo i testi biblici, Paolo era un ebreo ellenizzato, che godeva della cittadinanza romana. Non conobbe direttamente Gesù, sebbene a lui coevo, e, come tanti connazionali, avversava la neo-istituita Chiesa cristiana, arrivando a perseguitarla direttamente. Sempre secondo la narrazione biblica, Paolo si convertì al cristianesimo mentre, recandosi da Gerusalemme a Damasco per organizzare la repressione dei cristiani della città, fu improvvisamente avvolto da una luce fortissima e udì la voce del Signore, che gli diceva: “Saulo, Saulo, perché mi
perseguiti?”.Reso cieco da quella luce divina, Paolo vagò per tre giorni a Damasco, dove fu poi guarito dal capo della piccola comunità cristiana di quella città, Anania. L’episodio, noto come “Conversione di Paolo”, diede l’inizio all’opera di evangelizzazione di Paolo.
Come gli altri primi missionari cristiani, rivolse inizialmente la sua predicazione agli Ebrei, ma in seguito si dedicò prevalentemente ai «Gentili». I territori da lui toccati nella predicazione itinerante furono in principio l’Arabia (attuale Giordania), poi soprattutto la Grecia e l’Asia minore (attuale Turchia). Il successo di questa predicazione lo spinse a scontrarsi con alcuni cristiani di origine ebraica, che volevano imporre ai pagani convertiti l’osservanza dell’intera legge religiosa ebraica, in primis la circoncisione. Paolo si oppose fortemente a questa richiesta e, con il suo carattere energico e appassionato, ne uscì vittorioso.
Fu fatto imprigionare dagli Ebrei a Gerusalemme con l’accusa di turbare l’ordine pubblico. Appellatosi al giudizio dell’imperatore – come era suo diritto, in quanto cittadino romano – Paolo fu condotto a Roma, dove fu costretto per alcuni anni agli arresti domiciliari, riuscendo però a continuare la sua predicazione. Morì vittima della persecuzione di Nerone, decapitato probabilmente tra il 64 e il 67.
L’influenza storica di Paolo nell’elaborazione della teologia cristiana è stata enorme: mentre i Vangeli si occupano prevalentemente di narrare le parole e le opere di Gesù, le lettere paoline definiscono i fondamenti dottrinali del valore salvifico della sua incarnazione, passione, morte e risurrezione – ripresi dai più eminenti pensatori cristiani dei due millenni successivi.
 
Paolo era ebreo, della tribù di Beniamino (Rm11,1; Fl3,5). Sebbene il territorio tradizionale della tribù fosse collocato nel centro della Palestina, poco a nord di Gerusalemme tra la Giudea e la Samaria, quest’appartenenza etnica non era correlata alla zona geografica, in quanto lungo i secoli il significato territoriale si era progressivamente perso. È il caso, ad esempio, di Giuseppe e Gesù, della tribù di Giuda e della casa di Davide (sud della Palestina), che vivevano però a Nazaret, nel nord della Palestina.
 
 
SAN PAOLO ERA UN CITTADINO ROMANO
Paolo era, per nascita, cittadino romano (At16,37-38; 22,25-29; 25,7-12): nei primi tempi dell’impero, la cittadinanza romana era un privilegio ereditario non comune, soprattutto per gli abitanti delle province non italiche e comportava notevoli vantaggi economici, politici, fiscali e giuridici.
Non è chiara l’origine di questo status paolino e su quest’argomento sono state elaborate diverse ipotesi:
gli avi di Paolo, risiedendo a Tarso, beneficiarono del privilegio concesso ad alcuni Ebrei della Cilicia durante la campagna di Cesare contro Farnace, nel 47 a.C. circa;
gli avi di Paolo, risiedendo a Tarso, ottennero la cittadinanza in occasione di diversi privilegi concessi ai cittadini di Tarso da Marco Antonio dopo la vittoria a Filippi del 42 a.C.;
il padre (o il nonno) di Paolo, fabbricatore di tende, si distinse per l’aiuto militare fornito all’esercito romano durante una campagna militare di Cesare, Antonio o Pompeo e ottenne in riconoscimento la cittadinanza;
i genitori di Paolo furono condotti come prigionieri di guerra dalla città giudea di Giscala a Tarso (vedi Girolamo), divennero schiavi di un romano e furono affrancati, ricevendo automaticamente la cittadinanza;
Paolo faceva parte della famiglia regale degli Erodiani,all’antenato dei quali (Erode Antipatro) fu concessa da Cesare la cittadinanza. Accenni (vaghi) a questo legame familiare sarebbero riscontrabili in At13,1; Rm16,10-11. Questa ipotesi non gode di largo consenso tra gli studiosi, anche per l’estraneità che traspare dall’incontro tra Paolo e l’erodiano Marco Giulio Agrippa II in At26.
 
 
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SAN PAOLO DA PERSECUTORE AD APOSTOLO DELLE GENTI

DAGLI ATTI DEGLI APOSTOLI 9: 1-31

9:1 Saulo, sempre spirante minacce e stragi contro i discepoli del Signore, si presentò al sommo sacerdote,
9:2 e gli chiese delle lettere per le sinagoghe di Damasco affinché, se avesse trovato dei seguaci della Via, uomini e donne, li potesse condurre legati a Gerusalemme.
9:3 E durante il viaggio, mentre si avvicinava a Damasco, avvenne che, d’improvviso, sfolgorò intorno a lui una luce dal cielo
9:4 e, caduto in terra, udì una voce che gli diceva: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?”
9:5 Egli domandò: “Chi sei, Signore?” E il Signore: “Io sono Gesù, che tu perseguiti. [Ti è duro recalcitrare contro il pungolo.
9:6 Egli, tutto tremante e spaventato, disse: Signore, che vuoi che io faccia? Il Signore gli disse:] Àlzati, entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare”.
9:7 Gli uomini che facevano il viaggio con lui rimasero stupiti, perché udivano la voce, ma non vedevano nessuno.
9:8 Saulo si alzò da terra ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla; e quelli, conducendolo per mano, lo portarono a Damasco,
9:9 dove rimase tre giorni senza vedere e senza prendere né cibo né bevanda.
9:10 Or a Damasco c’era un discepolo di nome Anania; e il Signore gli disse in visione: “Anania!” Egli rispose: “Eccomi, Signore”.
9:11 E il Signore a lui: “Àlzati, va’ nella strada chiamata Diritta, e cerca in casa di Giuda uno di Tarso chiamato Saulo; poiché ecco, egli è in preghiera,
9:12 e ha visto in visione un uomo, chiamato Anania, entrare e imporgli le mani perché ricuperi la vista”.
9:13 Ma Anania rispose: “Signore, ho sentito dire da molti di quest’uomo quanto male abbia fatto ai tuoi santi in Gerusalemme.
9:14 E qui ha ricevuto autorità dai capi dei sacerdoti per incatenare tutti coloro che invocano il tuo nome”.
9:15 Ma il Signore gli disse: “Va’, perché egli è uno strumento che ho scelto per portare il mio nome davanti ai popoli, ai re, e ai figli d’Israele;
9:16 perché io gli mostrerò quanto debba soffrire per il mio nome”.
9:17 Allora Anania andò, entrò in quella casa, gli impose le mani e disse: “Fratello Saulo, il Signore, quel Gesù che ti è apparso sulla strada per la quale venivi, mi ha mandato perché tu riacquisti la vista e sia riempito di Spirito Santo”.
9:18 In quell’istante gli caddero dagli occhi come delle squame, e ricuperò la vista; poi, alzatosi, fu battezzato.
9:19 E, dopo aver preso cibo, gli ritornarono le forze. Rimase alcuni giorni insieme ai discepoli che erano a Damasco,
9:20 e si mise subito a predicare nelle sinagoghe che Gesù è il Figlio di Dio.
9:21 Tutti quelli che lo ascoltavano si meravigliavano e dicevano: “Ma costui non è quel tale che a Gerusalemme infieriva contro quelli che invocano questo nome ed era venuto qua con lo scopo di condurli incatenati ai capi dei sacerdoti?”
9:22 Ma Saulo si fortificava sempre di più e confondeva i Giudei residenti a Damasco, dimostrando che Gesù è il Cristo.
9:23 Parecchi giorni dopo, i Giudei deliberarono di ucciderlo;
9:24 ma Saulo venne a conoscenza del loro complotto. Essi facevano persino la guardia alle porte, giorno e notte, per ucciderlo;
9:25 ma i discepoli lo presero di notte e lo calarono dalle mura dentro una cesta.
9:26 Quando fu giunto a Gerusalemme, tentava di unirsi ai discepoli; ma tutti avevano paura di lui, non credendo che fosse un discepolo.
9:27 Allora Barnaba lo prese con sé, lo condusse dagli apostoli, e raccontò loro come durante il viaggio aveva visto il Signore che gli aveva parlato, e come a Damasco aveva predicato con coraggio nel nome di Gesù.
9:28 Da allora, Saulo andava e veniva con loro in Gerusalemme, e predicava con franchezza nel nome del Signore;
9:29 discorreva pure e discuteva con gli ellenisti; ma questi cercavano di ucciderlo.
9:30 I fratelli, saputolo, lo condussero a Cesarea, e di là lo mandarono a Tarso.
9:31 Così la chiesa, per tutta la Giudea, la Galilea e la Samaria, aveva pace, ed era edificata; e, camminando nel timore del Signore e nella consolazione dello Spirito Santo, cresceva costantemente di numero.
 
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QUALCUNO SOSPETTA CHE PAOLO APPARTENEVA ALLA FAMIGLIA DEGLI ERODI MA QUESTA TESI NON HA FONDAMENTO STORICO
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I PASSI DE NUOVO TESTAMENTO CHE CITANO PASSI SULLA RELAZIONE DI PAOLO E GLI ERODI
 
CRISTIANI AD ANTIOCHIA
 
Atti 13: 1-2
13:1 Nella chiesa che era ad Antiochia c’erano profeti e dottori: Barnaba, Simeone detto Niger, Lucio di Cirene, Manaem, amico d’infanzia di Erode il tetrarca, e Saulo.
13:2 Mentre celebravano il culto del Signore e digiunavano, lo Spirito Santo disse: “Mettetemi da parte Barnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati”.
 
VEDIAMO CHE NON RISULTA NESSUNA PARENTELA TRA PAOLO E GLI ERODI
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Epistola ai Romani 16: 3-27
 
I SALUTI
 
16:3 Salutate Prisca e Aquila, miei collaboratori in Cristo Gesù,
16:4 i quali hanno rischiato la vita per me; a loro non io soltanto sono grato, ma anche tutte le chiese delle nazioni.
16:5 Salutate anche la chiesa che si riunisce in casa loro. Salutate il mio caro Epeneto, che è la primizia dell’Asia per Cristo.
16:6 Salutate Maria, che si è molto affaticata per voi.
16:7 Salutate Andronico e Giunia, miei parenti e compagni di prigionia, i quali si sono segnalati fra gli apostoli ed erano in Cristo già prima di me.
16:8 Salutate Ampliato, che mi è caro nel Signore.
16:9 Salutate Urbano, nostro collaboratore in Cristo, e il mio caro Stachi.
16:10 Salutate Apelle, che ha dato buona prova in Cristo. Salutate quelli di casa Aristobulo.
16:11 Salutate Erodione, mio parente. Salutate quelli di casa Narcisso che sono nel Signore.
16:12 Salutate Trifena e Trifosa, che si affaticano nel Signore. Salutate la cara Perside che si è affaticata molto nel Signore.
16:13 Salutate Rufo, l’eletto nel Signore e sua madre, che è anche mia.
16:14 Salutate Asincrito, Flegonte, Erme, Patroba, Erma, e i fratelli che sono con loro.
16:15 Salutate Filologo e Giulia, Nereo e sua sorella, Olimpa e tutti i santi che sono con loro.
16:16 Salutatevi gli uni gli altri con un santo bacio. Tutte le chiese di Cristo vi salutano.
16:17 Ora vi esorto, fratelli, a tener d’occhio quelli che provocano le divisioni e gli scandali in contrasto con l’insegnamento che avete ricevuto. Allontanatevi da loro.
16:18 Costoro, infatti, non servono il nostro Signore Gesù Cristo, ma il proprio ventre; e con dolce e lusinghiero parlare seducono il cuore dei semplici.
16:19 Quanto a voi, la vostra ubbidienza è nota a tutti. Io mi rallegro dunque per voi, ma desidero che siate saggi nel bene e incontaminati dal male.
16:20 Il Dio della pace stritolerà presto Satana sotto i vostri piedi. La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con voi.
16:21 Timoteo, mio collaboratore, vi saluta e vi salutano anche Lucio, Giasone e Sosipatro, miei parenti.
16:22 Io, Terzio, che ho scritto la lettera, vi saluto nel Signore.
16:23 Gaio, che ospita me e tutta la chiesa, vi saluta. Erasto, il tesoriere della città e il fratello Quarto vi salutano.
16:24 La grazia del nostro Signore Gesù Cristo sia con tutti voi. Amen
16:25 A colui che può fortificarvi secondo il mio vangelo e il messaggio di Gesù Cristo, conformemente alla rivelazione del mistero che fu tenuto nascosto fin dai tempi più remoti,
16:26 ma che ora è rivelato e reso noto mediante le Scritture profetiche, per ordine dell’eterno Dio, a tutte le nazioni perché ubbidiscano alla fede,
16:27 a Dio, unico in saggezza, per mezzo di Gesù Cristo sia la gloria nei secoli dei secoli.
Amen.
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VEDIAMO NEL PASSO 16: 10 CITATA LA FAMIGLIA DI ARISTOBULO, NON VUOL DIRE NULLA ERA UN NOME DIFFUSO
NEL PASSO 16: 11 CITATO ERODIONE SUO PARENTE ANCHE QUESTO E’ UN NOME COMUNE
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Atti 25:13 fino 26: 32
 
PAOLO INCONTRA  RE AGRIPPA E BERENICE
25:13 Dopo diversi giorni il re Agrippa e Berenice arrivarono a Cesarea, per salutare Festo.
25:14 E poiché si trattennero là per molti giorni, Festo raccontò al re il caso di Paolo, dicendo: “Vi è un uomo che è stato lasciato in carcere da Felice,
25:15 contro il quale, quando mi recai a Gerusalemme, i capi dei sacerdoti e gli anziani dei Giudei sporsero denuncia, chiedendomi di condannarlo.
25:16 Risposi loro che non è abitudine dei Romani consegnare un accusato, prima che abbia avuto gli accusatori di fronte e gli sia stato dato modo di difendersi dall’accusa.
25:17 Quando dunque furono venuti qua, senza indugio, il giorno seguente, sedetti in tribunale e ordinai che quell’uomo mi fosse condotto davanti.
25:18 I suoi accusatori si presentarono, ma non gli imputavano nessuna delle cattive azioni che io supponevo.
25:19 Essi avevano contro di lui certe questioni intorno alla propria religione e intorno a un certo Gesù, morto, che Paolo affermava essere vivo.
25:20 E io, non conoscendo la procedura per questi casi, gli chiesi se voleva andare a Gerusalemme, e là essere giudicato intorno a queste cose.
25:21 Ma siccome Paolo aveva interposto appello per essere rimesso al giudizio dell’imperatore, ordinai che fosse custodito, finché non l’avrei inviato a Cesare”.
25:22 Agrippa disse a Festo: “Vorrei anch’io ascoltare quest’uomo”. Ed egli rispose: “Domani lo ascolterai”.
25:23 Il giorno seguente, dunque, Agrippa e Berenice giunsero con gran pompa, ed entrarono nella sala d’udienza con i tribuni e con i notabili della città; e, per ordine di Festo, fu condotto Paolo.
25:24 Allora Festo disse: “Re Agrippa, e voi tutti che siete qui presenti con noi, voi vedete quest’uomo, a proposito del quale una folla di Giudei si è rivolta a me, in Gerusalemme e qui, gridando che non deve più restare in vita.
25:25 Io però non ho trovato che avesse fatto qualcosa meritevole di morte, e poiché egli stesso si è appellato all’imperatore, ho deciso di mandarglielo.
25:26 Siccome non ho nulla di certo da scrivere all’imperatore, l’ho condotto qui davanti a voi, e principalmente davanti a te, o re Agrippa, affinché, dopo questo esame, io abbia qualcosa da scrivere.
25:27 Perché non mi sembra ragionevole mandare un prigioniero, senza render note le accuse che vengono mosse contro di lui”.
26:1 Agrippa disse a Paolo: “Ti è concesso di parlare a tua difesa”. Allora Paolo, stesa la mano, disse a sua difesa:
26:2 “Re Agrippa, io mi ritengo felice di potermi oggi discolpare davanti a te di tutte le cose delle quali sono accusato dai Giudei,
26:3 soprattutto perché tu hai conoscenza di tutti i riti e di tutte le questioni che ci sono tra i Giudei; perciò ti prego di ascoltarmi pazientemente.
26:4 Quale sia stata la mia vita fin dalla mia gioventù, che ho trascorsa a Gerusalemme in mezzo al mio popolo, è noto a tutti i Giudei,
26:5 perché mi hanno conosciuto fin da allora, e sanno, se pure vogliono renderne testimonianza, che, secondo la più rigida setta della nostra religione, sono vissuto da fariseo.
26:6 E ora sono chiamato in giudizio per la speranza nella promessa fatta da Dio ai nostri padri;
26:7 della quale promessa le nostre dodici tribù, che servono con fervore Dio notte e giorno, sperano di vedere il compimento. Per questa speranza, o re, sono accusato dai Giudei!
26:8 Perché mai si giudica da voi cosa incredibile che Dio risusciti i morti?
26:9 Quanto a me, in verità pensai di dover lavorare attivamente contro il nome di Gesù il Nazareno.
26:10 Questo infatti feci a Gerusalemme; e avendone ricevuta l’autorizzazione dai capi dei sacerdoti, io rinchiusi nelle prigioni molti santi; e, quand’erano messi a morte, io davo il mio voto.
26:11 E spesso, in tutte le sinagoghe, punendoli, li costringevo a bestemmiare; e, infuriato oltremodo contro di loro, li perseguitavo fin nelle città straniere.
26:12 Mentre mi dedicavo a queste cose e andavo a Damasco con l’autorità e l’incarico da parte dei capi dei sacerdoti,
26:13 a mezzogiorno vidi per strada, o re, una luce dal cielo, più splendente del sole, la quale sfolgorò intorno a me e ai miei compagni di viaggio.
26:14 Tutti noi cademmo a terra, e io udii una voce che mi disse in lingua ebraica: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? Ti è duro ricalcitrare contro il pungolo”.
26:15 Io dissi: “Chi sei, Signore?” E il Signore rispose: “Io sono Gesù, che tu perseguiti.
26:16 Ma àlzati, e sta in piedi perché per questo ti sono apparso: per farti ministro e testimone delle cose che hai viste, e di quelle per le quali ti apparirò ancora,
26:17 liberandoti da questo popolo e dalle nazioni, alle quali io ti mando
26:18 per aprire loro gli occhi, affinché si convertano dalle tenebre alla luce e dal potere di Satana a Dio, e ricevano, per la fede in me, il perdono dei peccati e la loro parte di eredità tra i santificati”.
26:19 Perciò, o re Agrippa, io non sono stato disubbidiente alla visione celeste;
26:20 ma, prima a quelli di Damasco, poi a Gerusalemme e per tutto il paese della Giudea e fra le nazioni, ho predicato che si ravvedano e si convertano a Dio, facendo opere degne del ravvedimento.
26:21 Per questo i Giudei, dopo avermi preso nel tempio, tentavano di uccidermi.
26:22 Ma per l’aiuto che vien da Dio, sono durato fino a questo giorno, rendendo testimonianza a piccoli e a grandi, senza dir nulla al di fuori di quello che i profeti e Mosè hanno detto che doveva avvenire, cioè:
26:23 che il Cristo avrebbe sofferto, e che egli, il primo a risuscitare dai morti, avrebbe annunziato la luce al popolo e alle nazioni”.
26:24 Mentr’egli diceva queste cose in sua difesa, Festo disse ad alta voce: “Paolo, tu vaneggi; la molta dottrina ti mette fuori di senno”.
26:25 Ma Paolo disse: “Non vaneggio, eccellentissimo Festo; ma pronunzio parole di verità, e di buon senno.
26:26 Il re, al quale parlo con franchezza, conosce queste cose; perché sono persuaso che nessuna di esse gli è nascosta; poiché esse non sono accadute in segreto.
26:27 O re Agrippa, credi tu nei profeti? Io so che ci credi”.
26:28 Agrippa disse a Paolo: “Con così poco vorresti persuadermi ad agire da cristiano?”
26:29 E Paolo: “Piacesse a Dio che con poco o con molto, non solamente tu, ma anche tutti quelli che oggi mi ascoltano, diventaste tali, quale sono io, all’infuori di queste catene”.
26:30 Allora il re si alzò, e con lui il governatore, Berenice, e quanti sedevano con loro;
26:31 e, ritiratisi in disparte, parlavano gli uni agli altri, dicendo: “Quest’uomo non fa nulla che meriti la morte o la prigione”.
26:32 Agrippa disse a Festo: “Quest’uomo poteva esser liberato, se non si fosse appellato a Cesare”.
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DAL BRANO PAOLO E RE AGRIPPA SONO TOTALMENTE ESTRANEI QUINDI NON C’E’ NESSUNA PARENTELA FRA PAOLO E GLI ERODI
 
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RUFO DI CIRENE
 
Anche qui il NT ci viene in aiuto e curiosamente sembrerebbe completare il quadro storico, identificando davvero il Simone dell’ossario in questione con il Simone di Cirene dei Vangeli. Per far questo dobbiamo combinare insieme Mc 15,21 e Rm 16,3.

           Sappiamo che l’evangelista Marco scrive il suo vangelo per i cristiani di Roma e in 15,21 dice: 

“costrinsero, un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna,

padre di Alessandro e Rufo, a portare la croce.”

Si vede chiaramente che Alessandro e Rufo, sono allora personaggi noti ai lettori della comunità di Roma, e quindi fanno parte della comunità cristiana perché evidentemente “il gesto del padre di aiutare Gesù, non li aveva lasciati indifferenti e avevano aderito alla nuova religione  diventandone  membri noti” (G. Ravasi)

 E  la madre dei due fratelli  e moglie di Simone? Anche lei sembra essere diventata cristiana e insieme a Rufo si trova a nella capitale dell’impero. Infatti  Paolo, nel lungo elenco di cristiani che appartengono alla comunità di Roma e ai quali l’Apostolo invia i suoi saluti, menziona Rufo e sua madre:

 “Salutate Rufo, questo eletto nel Signore, e la madre sua che è anche mia.”

(Rm 16,3).

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I PARENTI DI PAOLO CITATI IN ROMANI
 
ANDRONIO, GIUNIA, ERODIONE, RUFO, LUCIO, GIASONE, SOSIPATRO.
 
RUFO E’ SICURO IL FIGLIO DI SIMONE IL CIRENEO E PAOLO ELOGIA SUA MADRE E NON E’ LA SUA
 
ERODIONE E’ UN SANTO

Il Cardinal Baronio, nel redigere il Martirologium Romanum, identificò i santi Erodione, Asìncrito e Flegone con i cristiani salutati da San Paolo nella Lettera ai Romani (Rom 16, 11, 14). Erodione sarebbe stato originario di Tarso e parente dell’Apostolo delle genti, che avrebbe accompagnato a Roma nella seconda prigionia. Ordinato presbitero, fu quindi inviato quale vescovo a Patrasso in Grecia: qui operò numerose conversioni, scatenando l’ira dei giudei che lo vollero uccidere. Talvolta Erodione è invece citato quale vescovo di Tarso.
Nulla sappiamo invece di Asìncrito e Flegone, relativamente ai quali la tradizione cristiana ha sempre taciuto. La Chiesa greca pone questi tre santi tra i 72 dispepoli di Gesù e dedicalo loro un Ufficio proprio all’8 aprile insieme anche a Rufo ed Agabo.                                  

http://www.santiebeati.it/dettaglio/93001

ERODIONE

(Erodiòne).

Uno di quelli a cui Paolo inviò i suoi saluti nella lettera indirizzata alla congregazione cristiana di Roma. Paolo chiama Erodione “mio parente”. (Ro 16:11) Visto l’uso che l’apostolo fa del termine “parenti” in Romani 9:3, alcuni pensano che questo voglia semplicemente dire che anche Erodione, come Paolo, era un ebreo, più che un suo familiare. Dal momento però che Paolo non chiama “miei parenti” tutti gli ebrei a cui manda i saluti (cfr. At 18:2; Ro 16:3), è probabile che si trattasse di un parente in senso più stretto.

ANDRONICO

(Andronìco) [vincitore di uomini].

Fedele cristiano ebreo della congregazione di Roma a cui Paolo invia saluti. Paolo chiama Andronico e Giunia “miei parenti”. Anche se il termine greco usato qui (syggenès) in senso lato può significare “compatrioti”, il significato principale è “consanguinei della stessa generazione”. Il contesto indica che probabilmente Andronico aveva una parentela del genere con Paolo. Come Paolo, Andronico era stato in prigione, ora era un ‘uomo noto’ fra gli apostoli, ed era diventato cristiano prima di Paolo. — Ro 16:7.

http://wol.jw.org/it/wol/d/r6/lp-i/1200002003

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Bibliografia e Fonti;

Nuovo Testamento, Vangeli Apocrifi e Gnostici diverse edizioni.

https://it.wikipedia.org/wiki/Fonti_storiche_non_cristiane_su_Ges%C3%B9

http://www.uccronline.it/2015/04/19/le-testimonianze-extrabibliche-su-gesu-di-nazareth/#grecoromane

Testimonianze extracristiane

http://www.christianismus.it/modules.php?name=News&file=article&sid=2

http://www.gesustorico.it/

https://it.wikipedia.org/wiki/Ges%C3%B9_storico

I Documenti più antichi del cristianesimo

http://digilander.libero.it/Hard_Rain/

Giuseppe Flavio; Antichità Giudaica, Guerra Giudaica

Ottimi articoli sulla testimonianza cristiana  di Giuseppe Flavio
 
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CENTRO-ANTI-BLASFEMIA
 
Questa pagina è gestita da storici e biblisti cristiani, i Vangeli specialmente dopo la scoperta di papiri risalenti alla fine del I secolo d.C, sono documenti molto storici, quello che c’è scritto nel Nuovo Testamento, e poi riscritto dai Padri della chiesa, risulta essere totalmene vero e attendibile, poi la storia conferma ogni cosa, già il 60 d.C esistevano le prime chiese nel Medio Oriente in Turchia e Grecia, anche a Roma, e già il 64 d.C ci furono i primi martiri cristian. Quindi non si tratta di leggende ma di storia, poi se i primi cristiani si facevano uccidere per non negare la divinità di Gesù, è perché questa era realtà e non racconti fantastici, nessuno si farebbe uccidere per una favola!
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 A cura del Centro Anti-Blasfemia
 
 
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