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marzo 2, 2016

ALESSANDRO DE ANGELIS ANNUNCIA CHE PAOLO DI TARSO ERA FIGLIO DI GESU’

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San Paolo, il figlio del Cristo romano Gesù

12782283_10206920070734390_664912118_n[1]L’ultimo tassello del mosaico, Saul e Costobar, ovvero Saulo Paolo di Tarso e suo
fratello Costobar, Erodiani imparentati con Aristobulo di Calcide, (che sposò Salomè
figlia di Gesù e di Erodiade che ritrovate nel vangelo di Marco sotto la croce del
padre) tanto da fargli dire nella Lettera ai Romani:
Salutate i familiari di Aristòbulo. Salutate Erodione, mio parente.
Ed a Giuseppe Flavio:
Da parte loro, Costobaro e Saul, raccolsero bande di malviventi; loro stessi erano di
stirpe reale e raccolsero favori a motivo della loro parentela con Agrippa, ma erano
sfrenati e pronti a spogliare le proprietà dei più deboli. Fu da quel momento, in
particolare, che la malattia piombò sulla nostra città e ogni cosa andò scadendo di
male in peggio.

I maggiorenti, vedendo che ormai non potevano più soffocare la ribellione e che loro
sarebbero poi stati i primi a subirne le pericolose conseguenze da parte dei Romani, si
preoccuparono di declinare la loro responsabilità e mandarono ambasciatori sia a
Floro, capeggiati da Simone figlio di Anania, sia ad Agrippa, tra cui primeggiavano
Saul, Antipa e Costobar, legati al re da vincoli di parentela.
Parenti sia di Agrippa II che di Aristobulo di Calcide. Inoltre Paolo di Tarso negli Atti
degli Apostoli dell’evangelista Luca dice di essere di Tarso, in Cilicia.
«Fratelli e padri, ascoltate la mia difesa davanti a voi». Quando sentirono che parlava
loro in lingua ebraica, fecero silenzio ancora di più. Ed egli continuò: «Io sono un
Giudeo, nato a Tarso di Cilicia”.

Ancora in Atti Paolo dichiara di essere cittadino Romano.
Ma Paolo disse alle guardie: «Ci hanno percosso in pubblico e senza processo,
sebbene siamo cittadini Romani, e ci hanno gettati in prigione; e ora ci fanno uscire
di nascosto? No davvero! Vengano di persona a condurci fuori!».
Ricapitoliamo: due fratelli con la cittadinanza Romana, di Tarso, in Cilicia, e parenti
di Agrippa II e Aristobulo di Calcide. Se vediamo la genealogia di Erode il Grande,
sappiamo da Giuseppe Flavio che il re Erode avrebbe avuto a che fare con un certo
Costobaro:
Quando Erode assunse il potere regale, designò Costobaro governatore della Idumea
e di Gaza, gli diede (in moglie) sua sorella Salome.
Costobar fu il marito di Salomè sorella del re Erode il Grande, quindi il Costobar
fratello di Paolo di Tarso/Saul era il nipote di Costobar, o il figlio del nipote. Da
Costobar e Salomè nacque Berenice che nel 18 a.C., sposò il cugino Aristobulo,
figlio di Erode il Grande e della principessa asmonea Mariamne; i due ebbero cinque
figli: Agrippa I, Erode di Calcide, Aristobulo, Erodiade e Mariamne. Se Saul/Paolo di
Tarso dice di essere imparentato con Agrippa II, non poteva di certo essere il figlio di
Agrippa I, altrimenti avrebbe detto di essere fratello di Agrippa II e non suo parente;
inoltre anche Costobaro sarebbe stato figlio di Agrippa I e fratello di Agrippa II.
Sappiamo inoltre che Agrippa I aveva come figli Agrippa II, Berenice di Cilicia,
Drusilla e Mariamne. Passiamo ora ad Aristobulo che sposò Iotapa, figlia del re di
Edessa Sampsiceramo II, da cui ebbe una figlia, Iotapa, sordomuta e nessun’altra
figlia, quindi va escluso anche lui. Erode di Calcide sposò in prime nozze la cugina
Mariamne, che gli diede un figlio di nome Aristobulo di Calcide, il quale divenne in
seguito signore dell’Armenia minore, poi alla morte di Mariamne, Erode sposò la
nipote, Berenice di Cilicia, figlia di Agrippa, da cui ebbe due figli, Bereniciano e
Ircano. Rimane ancora Mariamne e Erodiade come possibili madri di Saul/Paolo di
Tarso. Mariamne sposò Archelao, ma anche da questo matrimonio non risultano
esserci stati figli. Sapete chi è rimasto? Solamente Erodiade, moglie di Erode Gesù,
per questo Paolo di Tarso si diede tanto da fare per promuovere Gesù come Cristo re
redentore? Per questo Gesù mando Saul da Nerone? Chi mandare se non suo figlio?
Dagli Atti degli Apostoli sappiamo che Paolo aveva una sorella con un figlio
maschio, che erano conosciuti e considerati dai Romani in qualità di persone
importanti, e che Paolo aveva sempre dei forti dissidi con gli Ebrei che lo volevano
uccidere, a questo punto la sorella di Paolo era Salomè e Saul risulta essere insieme a
Costobar figlio di Gesù Questo spiegherebbe il motivo per cui si diede così tanto da
fare per promuovere il padre come Cristo redentore. La conferma che il Saul è Paolo
di Tarso, è il fatto che dopo che andò in Grecia da Nerone, lo ritroviamo ancora
insieme a Nerone a Roma nel 65 d.C., implicato nella congiura dei Pisoni
nell’incendio di Roma, a causa della riforma monetaria che l’imperatore fece in
favore del popolo e contro l’aristocrazia romana, come dimostreremo nel prossimo
articolo. Saul alias paolo di Tarso, Costobar, Salomè e Rufo figli di Gesù e tutti
implicati nell’incendio di Roma per destabilizzare politicamente Nerone, loro parente.
Rufo fu il capo della congiura e che sia fratello do Paolo di tarso è lo stesso paolo a
dircelo:
Salutate Erodione, mio parente. Salutate quelli della casa di Narcìso che
sono nel Signore. Salutate Trifèna e Trifòsa che hanno lavorato per il
Signore. Salutate la carissima Pèrside che ha lavorato per il Signore.
Salutate Rufo, questo eletto nel Signore, e la madre sua che è anche
mia1.
Tratto dai libri L’ultimo faraone- Erode Gesù, la discendenza reale del sangue di
Cristo e Cristo il romano in prossima uscita.
Alessandro De Angelis ricercatore Antropologo e di Cristianesimo primitivo
 
 
http://apocalisselaica.net/san-paolo-il-figlio-del-cristo-romano-gesu/
 
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Alessandro De Angelis scrive:
 
Quando Erode assunse il potere regale, designò Costobaro governatore della Idumea
e di Gaza, gli diede (in moglie) sua sorella Salome.
Costobar fu il marito di Salomè sorella del re Erode il Grande, quindi il Costobar
fratello di Paolo di Tarso/Saul era il nipote di Costobar, o il figlio del nipote. Da
Costobar e Salomè nacque Berenice che nel 18 a.C., sposò il cugino Aristobulo,
figlio di Erode il Grande e della principessa asmonea Mariamne; i due ebbero cinque
figli: Agrippa I, Erode di Calcide, Aristobulo, Erodiade e Mariamne.
Se Saul/Paolo diTarso dice di essere imparentato con Agrippa II, non poteva di certo essere il figlio di
Agrippa I, altrimenti avrebbe detto di essere fratello di Agrippa II e non suo parente;
inoltre anche Costobaro sarebbe stato figlio di Agrippa I e fratello di Agrippa II.
Sappiamo inoltre che Agrippa I aveva come figli Agrippa II, Berenice di Cilicia,
Drusilla e Mariamne.
 
 
Dagli Atti degli Apostoli sappiamo che Paolo aveva una sorella con un figlio
maschio, che erano conosciuti e considerati dai Romani in qualità di persone
importanti, e che Paolo aveva sempre dei forti dissidi con gli Ebrei che lo volevano
uccidere, a questo punto la sorella di Paolo era Salomè e Saul risulta essere insieme a
Costobar figlio di Gesù Questo spiegherebbe il motivo per cui si diede così tanto da
fare per promuovere il padre come Cristo redentore.
 
 
Saul alias paolo di Tarso, Costobar, Salomè e Rufo figli di Gesù e tutti
implicati nell’incendio di Roma per destabilizzare politicamente Nerone, loro parente.
Rufo fu il capo della congiura e che sia fratello do Paolo di tarso è lo stesso paolo a
dircelo:
Salutate Erodione, mio parente. Salutate quelli della casa di Narcìso che
sono nel Signore. Salutate Trifèna e Trifòsa che hanno lavorato per il
Signore. Salutate la carissima Pèrside che ha lavorato per il Signore.
Salutate Rufo, questo eletto nel Signore, e la madre sua che è anche
mia.
 
http://apocalisselaica.net/san-paolo-il-figlio-del-cristo-romano-gesu/
 
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VEDIAMO COSA DICE LA STORIA
 
Dalla storia risulta che Costabarus  nato il 70 a.C, e morto il 28 a.C, era governatore dell’ Idumea, era figlio di Antipatro, sposò Salome I, sorella del re Erode i  Grande.
Ci sono poi i nipoti di Costabarus figlio di Antipatro, e sono Costabarus e Saul figli di Antipatro figlio di Costabarus governatore dell’Idumea.
Paolo di Tarso  nato il  5-10 d.C., non era figlio di Gesù, all’inizio era nemico acerrimo dei cristiani,  e non conobbe nemmeno Costobarus idumeo morto il 28 a.C. e nemmeno i suoi nipoti.
Castobarus non era figlio di Gesù ma di Antipatro governante dell’Idumea, poi l’altro Costabarus è nipote di Costabarus governatore dell’Idumea.
Gesù non ebbe nessun figlio, Paolo, Costobar, Salomè e Rufo, non sono i figli di Gesù.
Rufo è figlio di Simone di Cirene citato in Marco 15:21, e Romani 16: 3.
Salomè era figlia di Erodiade ed Erode Filippo figlio di Erode il Grande.
 
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Gesù appare in cielo con una luce folgorante a Paolo mentre era sulla strada per Damasco
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 PAOLO DI TARSO
 
Paolo (o Saulo) di Tarso, noto come san Paolo per il culto tributatogli (Tarso, 5-10 d.C– Roma, 64-67 d.C), fu uno scrittore e teologo cristiano.
È stato l’«apostolo dei Gentili», ovvero il principale (secondo gli Atti degli Apostoli non il primo) missionario del Vangelo di Gesù tra i pagani greci e romani.
Secondo i testi biblici, Paolo era un ebreo ellenizzato, che godeva della cittadinanza romana. Non conobbe direttamente Gesù, sebbene a lui coevo, e, come tanti connazionali, avversava la neo-istituita Chiesa cristiana, arrivando a perseguitarla direttamente. Sempre secondo la narrazione biblica, Paolo si convertì al cristianesimo mentre, recandosi da Gerusalemme a Damasco per organizzare la repressione dei cristiani della città, fu improvvisamente avvolto da una luce fortissima e udì la voce del Signore, che gli diceva: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?”. Reso cieco da quella luce divina, Paolo vagò per tre giorni a Damasco, dove fu poi guarito dal capo della piccola comunità cristiana di quella città, Anania. L’episodio, noto come “Conversione di Paolo”, diede l’inizio all’opera di evangelizzazione di Paolo.
Come gli altri primi missionari cristiani, rivolse inizialmente la sua predicazione agli Ebrei, ma in seguito si dedicò prevalentemente ai «Gentili». I territori da lui toccati nella predicazione itinerante furono in principio l’Arabia (attuale Giordania), poi soprattutto la Grecia e l’Asia minore (attuale Turchia). Il successo di questa predicazione lo spinse a scontrarsi con alcuni cristiani di origine ebraica, che volevano imporre ai pagani convertiti l’osservanza dell’intera legge religiosa ebraica, in primis la circoncisione. Paolo si oppose fortemente a questa richiesta e, con il suo carattere energico e appassionato, ne uscì vittorioso.
Fu fatto imprigionare dagli Ebrei a Gerusalemme con l’accusa di turbare l’ordine pubblico. Appellatosi al giudizio dell’imperatore – come era suo diritto, in quanto cittadino romano – Paolo fu condotto a Roma, dove fu costretto per alcuni anni agli arresti domiciliari, riuscendo però a continuare la sua predicazione. Morì vittima della persecuzione di Nerone, decapitato probabilmente tra il 64 e il 67.
L’influenza storica di Paolo nell’elaborazione della teologia cristiana è stata enorme: mentre i Vangeli si occupano prevalentemente di narrare le parole e le opere di Gesù, le lettere paoline definiscono i fondamenti dottrinali del valore salvifico della sua incarnazione, passione, morte e risurrezione – ripresi dai più eminenti pensatori cristiani dei due millenni successivi.
 
Paolo era ebreo, della tribù di Beniamino (Rm11,1; Fl3,5). Sebbene il territorio tradizionale della tribù fosse collocato nel centro della Palestina, poco a nord di Gerusalemme tra la Giudea e la Samaria, quest’appartenenza etnica non era correlata alla zona geografica, in quanto lungo i secoli il significato territoriale si era progressivamente perso. È il caso, ad esempio, di Giuseppe e Gesù, della tribù di Giuda e della casa di Davide (sud della Palestina), che vivevano però a Nazaret, nel nord della Palestina.
 
 
 
Cittadinanza romana
Paolo era, per nascita, cittadino romano (At16,37-38; 22,25-29; 25,7-12): nei primi tempi dell’impero, la cittadinanza romana era un privilegio ereditario non comune, soprattutto per gli abitanti delle province non italiche e comportava notevoli vantaggi economici, politici, fiscali e giuridici.
Non è chiara l’origine di questo status paolino e su quest’argomento sono state elaborate diverse ipotesi:
gli avi di Paolo, risiedendo a Tarso, beneficiarono del privilegio concesso ad alcuni Ebrei della Cilicia durante la campagna di Cesare contro Farnace, nel 47 a.C. circa;
gli avi di Paolo, risiedendo a Tarso, ottennero la cittadinanza in occasione di diversi privilegi concessi ai cittadini di Tarso da Marco Antonio dopo la vittoria a Filippi del 42 a.C.;
il padre (o il nonno) di Paolo, fabbricatore di tende, si distinse per l’aiuto militare fornito all’esercito romano durante una campagna militare di Cesare, Antonio o Pompeo e ottenne in riconoscimento la cittadinanza;
i genitori di Paolo furono condotti come prigionieri di guerra dalla città giudea di Giscala a Tarso (vedi Girolamo), divennero schiavi di un romano e furono affrancati, ricevendo automaticamente la cittadinanza;
Paolo faceva parte della famiglia regale degli Erodiani,all’antenato dei quali (Erode Antipatro) fu concessa da Cesare la cittadinanza. Accenni (vaghi) a questo legame familiare sarebbero riscontrabili in At13,1; Rm16,10-11. Questa ipotesi non gode di largo consenso tra gli studiosi, anche per l’estraneità che traspare dall’incontro tra Paolo e l’erodiano Marco Giulio Agrippa II in At26.
 
 
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I PASSI DE NUOVO TESTAMENTO CHE CITANO PASSI SULLA RELAZIONE DI PAOLO E GLI ERODI
 
CRISTIANI AD ANTIOCHIA
 
Atti 13: 1-2
13:1 Nella chiesa che era ad Antiochia c’erano profeti e dottori: Barnaba, Simeone detto Niger, Lucio di Cirene, Manaem, amico d’infanzia di Erode il tetrarca, e Saulo.
13:2 Mentre celebravano il culto del Signore e digiunavano, lo Spirito Santo disse: “Mettetemi da parte Barnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati”.
 
VEDIAMO CHE NON RISULTA NESSUNA PARENTELA TRA PAOLO E GLI ERODI
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Epistola ai Romani 16: 3-27
 
I SALUTI
 
16:3 Salutate Prisca e Aquila, miei collaboratori in Cristo Gesù,
16:4 i quali hanno rischiato la vita per me; a loro non io soltanto sono grato, ma anche tutte le chiese delle nazioni.
16:5 Salutate anche la chiesa che si riunisce in casa loro. Salutate il mio caro Epeneto, che è la primizia dell’Asia per Cristo.
16:6 Salutate Maria, che si è molto affaticata per voi.
16:7 Salutate Andronico e Giunia, miei parenti e compagni di prigionia, i quali si sono segnalati fra gli apostoli ed erano in Cristo già prima di me.
16:8 Salutate Ampliato, che mi è caro nel Signore.
16:9 Salutate Urbano, nostro collaboratore in Cristo, e il mio caro Stachi.
16:10 Salutate Apelle, che ha dato buona prova in Cristo. Salutate quelli di casa Aristobulo.
16:11 Salutate Erodione, mio parente. Salutate quelli di casa Narcisso che sono nel Signore.
16:12 Salutate Trifena e Trifosa, che si affaticano nel Signore. Salutate la cara Perside che si è affaticata molto nel Signore.
16:13 Salutate Rufo, l’eletto nel Signore e sua madre, che è anche mia.
16:14 Salutate Asincrito, Flegonte, Erme, Patroba, Erma, e i fratelli che sono con loro.
16:15 Salutate Filologo e Giulia, Nereo e sua sorella, Olimpa e tutti i santi che sono con loro.
16:16 Salutatevi gli uni gli altri con un santo bacio. Tutte le chiese di Cristo vi salutano.
16:17 Ora vi esorto, fratelli, a tener d’occhio quelli che provocano le divisioni e gli scandali in contrasto con l’insegnamento che avete ricevuto. Allontanatevi da loro.
16:18 Costoro, infatti, non servono il nostro Signore Gesù Cristo, ma il proprio ventre; e con dolce e lusinghiero parlare seducono il cuore dei semplici.
16:19 Quanto a voi, la vostra ubbidienza è nota a tutti. Io mi rallegro dunque per voi, ma desidero che siate saggi nel bene e incontaminati dal male.
16:20 Il Dio della pace stritolerà presto Satana sotto i vostri piedi. La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con voi.
16:21 Timoteo, mio collaboratore, vi saluta e vi salutano anche Lucio, Giasone e Sosipatro, miei parenti.
16:22 Io, Terzio, che ho scritto la lettera, vi saluto nel Signore.
16:23 Gaio, che ospita me e tutta la chiesa, vi saluta. Erasto, il tesoriere della città e il fratello Quarto vi salutano.
16:24 La grazia del nostro Signore Gesù Cristo sia con tutti voi. Amen
16:25 A colui che può fortificarvi secondo il mio vangelo e il messaggio di Gesù Cristo, conformemente alla rivelazione del mistero che fu tenuto nascosto fin dai tempi più remoti,
16:26 ma che ora è rivelato e reso noto mediante le Scritture profetiche, per ordine dell’eterno Dio, a tutte le nazioni perché ubbidiscano alla fede,
16:27 a Dio, unico in saggezza, per mezzo di Gesù Cristo sia la gloria nei secoli dei secoli.
Amen.
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VEDIAMO NEL PASSO 16: 10 CITATA LA FAMIGLIA DI ARISTOBULO, NON VUOL DIRE NULLA ERA UN NOME GRECO MOLTO DIFFUSO
NEL PASSO 16: 11 CITATO ERODIONE SUO PARENTE ANCHE QUESTO E’ UN NOME COMUNE
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Atti 25:13 fino 26: 32
 
PAOLO INCONTRA  RE AGRIPPA E BERENICE
25:13 Dopo diversi giorni il re Agrippa e Berenice arrivarono a Cesarea, per salutare Festo.
25:14 E poiché si trattennero là per molti giorni, Festo raccontò al re il caso di Paolo, dicendo: “Vi è un uomo che è stato lasciato in carcere da Felice,
25:15 contro il quale, quando mi recai a Gerusalemme, i capi dei sacerdoti e gli anziani dei Giudei sporsero denuncia, chiedendomi di condannarlo.
25:16 Risposi loro che non è abitudine dei Romani consegnare un accusato, prima che abbia avuto gli accusatori di fronte e gli sia stato dato modo di difendersi dall’accusa.
25:17 Quando dunque furono venuti qua, senza indugio, il giorno seguente, sedetti in tribunale e ordinai che quell’uomo mi fosse condotto davanti.
25:18 I suoi accusatori si presentarono, ma non gli imputavano nessuna delle cattive azioni che io supponevo.
25:19 Essi avevano contro di lui certe questioni intorno alla propria religione e intorno a un certo Gesù, morto, che Paolo affermava essere vivo.
25:20 E io, non conoscendo la procedura per questi casi, gli chiesi se voleva andare a Gerusalemme, e là essere giudicato intorno a queste cose.
25:21 Ma siccome Paolo aveva interposto appello per essere rimesso al giudizio dell’imperatore, ordinai che fosse custodito, finché non l’avrei inviato a Cesare”.
25:22 Agrippa disse a Festo: “Vorrei anch’io ascoltare quest’uomo”. Ed egli rispose: “Domani lo ascolterai”.
25:23 Il giorno seguente, dunque, Agrippa e Berenice giunsero con gran pompa, ed entrarono nella sala d’udienza con i tribuni e con i notabili della città; e, per ordine di Festo, fu condotto Paolo.
25:24 Allora Festo disse: “Re Agrippa, e voi tutti che siete qui presenti con noi, voi vedete quest’uomo, a proposito del quale una folla di Giudei si è rivolta a me, in Gerusalemme e qui, gridando che non deve più restare in vita.
25:25 Io però non ho trovato che avesse fatto qualcosa meritevole di morte, e poiché egli stesso si è appellato all’imperatore, ho deciso di mandarglielo.
25:26 Siccome non ho nulla di certo da scrivere all’imperatore, l’ho condotto qui davanti a voi, e principalmente davanti a te, o re Agrippa, affinché, dopo questo esame, io abbia qualcosa da scrivere.
25:27 Perché non mi sembra ragionevole mandare un prigioniero, senza render note le accuse che vengono mosse contro di lui”.
26:1 Agrippa disse a Paolo: “Ti è concesso di parlare a tua difesa”. Allora Paolo, stesa la mano, disse a sua difesa:
26:2 “Re Agrippa, io mi ritengo felice di potermi oggi discolpare davanti a te di tutte le cose delle quali sono accusato dai Giudei,
26:3 soprattutto perché tu hai conoscenza di tutti i riti e di tutte le questioni che ci sono tra i Giudei; perciò ti prego di ascoltarmi pazientemente.
26:4 Quale sia stata la mia vita fin dalla mia gioventù, che ho trascorsa a Gerusalemme in mezzo al mio popolo, è noto a tutti i Giudei,
26:5 perché mi hanno conosciuto fin da allora, e sanno, se pure vogliono renderne testimonianza, che, secondo la più rigida setta della nostra religione, sono vissuto da fariseo.
26:6 E ora sono chiamato in giudizio per la speranza nella promessa fatta da Dio ai nostri padri;
26:7 della quale promessa le nostre dodici tribù, che servono con fervore Dio notte e giorno, sperano di vedere il compimento. Per questa speranza, o re, sono accusato dai Giudei!
26:8 Perché mai si giudica da voi cosa incredibile che Dio risusciti i morti?
26:9 Quanto a me, in verità pensai di dover lavorare attivamente contro il nome di Gesù il Nazareno.
26:10 Questo infatti feci a Gerusalemme; e avendone ricevuta l’autorizzazione dai capi dei sacerdoti, io rinchiusi nelle prigioni molti santi; e, quand’erano messi a morte, io davo il mio voto.
26:11 E spesso, in tutte le sinagoghe, punendoli, li costringevo a bestemmiare; e, infuriato oltremodo contro di loro, li perseguitavo fin nelle città straniere.
26:12 Mentre mi dedicavo a queste cose e andavo a Damasco con l’autorità e l’incarico da parte dei capi dei sacerdoti,
26:13 a mezzogiorno vidi per strada, o re, una luce dal cielo, più splendente del sole, la quale sfolgorò intorno a me e ai miei compagni di viaggio.
26:14 Tutti noi cademmo a terra, e io udii una voce che mi disse in lingua ebraica: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? Ti è duro ricalcitrare contro il pungolo”.
26:15 Io dissi: “Chi sei, Signore?” E il Signore rispose: “Io sono Gesù, che tu perseguiti.
26:16 Ma àlzati, e sta in piedi perché per questo ti sono apparso: per farti ministro e testimone delle cose che hai viste, e di quelle per le quali ti apparirò ancora,
26:17 liberandoti da questo popolo e dalle nazioni, alle quali io ti mando
26:18 per aprire loro gli occhi, affinché si convertano dalle tenebre alla luce e dal potere di Satana a Dio, e ricevano, per la fede in me, il perdono dei peccati e la loro parte di eredità tra i santificati”.
26:19 Perciò, o re Agrippa, io non sono stato disubbidiente alla visione celeste;
26:20 ma, prima a quelli di Damasco, poi a Gerusalemme e per tutto il paese della Giudea e fra le nazioni, ho predicato che si ravvedano e si convertano a Dio, facendo opere degne del ravvedimento.
26:21 Per questo i Giudei, dopo avermi preso nel tempio, tentavano di uccidermi.
26:22 Ma per l’aiuto che vien da Dio, sono durato fino a questo giorno, rendendo testimonianza a piccoli e a grandi, senza dir nulla al di fuori di quello che i profeti e Mosè hanno detto che doveva avvenire, cioè:
26:23 che il Cristo avrebbe sofferto, e che egli, il primo a risuscitare dai morti, avrebbe annunziato la luce al popolo e alle nazioni”.
26:24 Mentr’egli diceva queste cose in sua difesa, Festo disse ad alta voce: “Paolo, tu vaneggi; la molta dottrina ti mette fuori di senno”.
26:25 Ma Paolo disse: “Non vaneggio, eccellentissimo Festo; ma pronunzio parole di verità, e di buon senno.
26:26 Il re, al quale parlo con franchezza, conosce queste cose; perché sono persuaso che nessuna di esse gli è nascosta; poiché esse non sono accadute in segreto.
26:27 O re Agrippa, credi tu nei profeti? Io so che ci credi”.
26:28 Agrippa disse a Paolo: “Con così poco vorresti persuadermi ad agire da cristiano?”
26:29 E Paolo: “Piacesse a Dio che con poco o con molto, non solamente tu, ma anche tutti quelli che oggi mi ascoltano, diventaste tali, quale sono io, all’infuori di queste catene”.
26:30 Allora il re si alzò, e con lui il governatore, Berenice, e quanti sedevano con loro;
26:31 e, ritiratisi in disparte, parlavano gli uni agli altri, dicendo: “Quest’uomo non fa nulla che meriti la morte o la prigione”.
26:32 Agrippa disse a Festo: “Quest’uomo poteva esser liberato, se non si fosse appellato a Cesare”.
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DAL BRANO PAOLO E RE AGRIPPA SONO TOTALMENTE ESTRANEI QUINDI NON C’E’ NESSUNA PARENTELA TRA PAOLO E GLI ERODI
 
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RUFO DI CIRENE
 
Anche qui il NT ci viene in aiuto e curiosamente sembrerebbe completare il quadro storico, identificando davvero il Simone dell’ossario in questione con il Simone di Cirene dei Vangeli. Per far questo dobbiamo combinare insieme Mc 15,21 e Rm 16,3.

           Sappiamo che l’evangelista Marco scrive il suo vangelo per i cristiani di Roma e in 15,21 dice: 

“costrinsero, un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna,

padre di Alessandro e Rufo, a portare la croce.”

Si vede chiaramente che Alessandro e Rufo, sono allora personaggi noti ai lettori della comunità di Roma, e quindi fanno parte della comunità cristiana perché evidentemente “il gesto del padre di aiutare Gesù, non li aveva lasciati indifferenti e avevano aderito alla nuova religione  diventandone  membri noti” (G. Ravasi)

 E  la madre dei due fratelli  e moglie di Simone? Anche lei sembra essere diventata cristiana e insieme a Rufo si trova a nella capitale dell’impero. Infatti  Paolo, nel lungo elenco di cristiani che appartengono alla comunità di Roma e ai quali l’Apostolo invia i suoi saluti, menziona Rufo e sua madre:

 “Salutate Rufo, questo eletto nel Signore, e la madre sua che è anche mia.”

(Rm 16,3).

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I PARENTI DI PAOLO CITATI IN ROMANI
 
ANDRONIO, GIUNIA, ERODIONE,RUFO, LUCIO, GIASONE, SOSIPATRO.
 
RUFO E’ SICURO IL FIGLIO DI SIMONE IL CIRENEO E PAOLO ELOGIA SUA MADRE E NON E’ LA SUA
 
ERODIONE E’ UN SANTO NO AVEVA NESSUN LEGAME CON GLI ERODI

Il Cardinal Baronio, nel redigere il Martirologium Romanum, identificò i santi Erodione, Asìncrito e Flegone con i cristiani salutati da San Paolo nella Lettera ai Romani (Rom 16, 11, 14). Erodione sarebbe stato originario di Tarso e parente dell’Apostolo delle genti, che avrebbe accompagnato a Roma nella seconda prigionia. Ordinato presbitero, fu quindi inviato quale vescovo a Patrasso in Grecia: qui operò numerose conversioni, scatenando l’ira dei giudei che lo vollero uccidere. Talvolta Erodione è invece citato quale vescovo di Tarso.
Nulla sappiamo invece di Asìncrito e Flegone, relativamente ai quali la tradizione cristiana ha sempre taciuto. La Chiesa greca pone questi tre santi tra i 72 dispepoli di Gesù e dedicalo loro un Ufficio proprio all’8 aprile insieme anche a Rufo ed Agabo.     

                              http://www.santiebeati.it/dettaglio/93001

L’onomastico si può festeggiare l’8 aprile in memoria di sant’Erodione, parente di san Paolo, primo vescovo di Patrasso e martire. Un altro santo di questo nome, Erone o Erodione, discepolo di sant’Ignazio e vescovo di Antiochia, è ricordato invece il 17 ottobre.
 
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ERODIONE

(Erodiòne).

Uno di quelli a cui Paolo inviò i suoi saluti nella lettera indirizzata alla congregazione cristiana di Roma. Paolo chiama Erodione “mio parente”. (Ro 16:11) Visto l’uso che l’apostolo fa del termine “parenti” in Romani 9:3, alcuni pensano che questo voglia semplicemente dire che anche Erodione, come Paolo, era un ebreo, più che un suo familiare. Dal momento però che Paolo non chiama “miei parenti” tutti gli ebrei a cui manda i saluti (cfr. At 18:2; Ro 16:3), è probabile che si trattasse di un parente in senso più stretto.

ANDRONICO

(Andronìco) [vincitore di uomini].

Fedele cristiano ebreo della congregazione di Roma a cui Paolo invia saluti. Paolo chiama Andronico e Giunia “miei parenti”. Anche se il termine greco usato qui (syggenès) in senso lato può significare “compatrioti”, il significato principale è “consanguinei della stessa generazione”. Il contesto indica che probabilmente Andronico aveva una parentela del genere con Paolo. Come Paolo, Andronico era stato in prigione, ora era un ‘uomo noto’ fra gli apostoli, ed era diventato cristiano prima di Paolo. — Ro 16:7.

http://wol.jw.org/it/wol/d/r6/lp-i/1200002003

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ORA VEDIAMO I DATI STORICI SU COSTOBARUS E I SUOI FAMIGLIARI
 
Castobarus non era figlio di Gesù ma di Antipatro governante dell’Idumea, poi l’altro Costabarus è nipote di Costabarus governatore dell’Idumea.
Castobarus il figlio di Antipatro, governatore dell’Idumea, sposò Salome I, sorella di Erode il Grande, poi questo Costabarus  aveva un nipote, figlio di suo figlio Antipatro, che si chiamava Costabarus, il quale aveva un fratello di nome Saul.
 
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Salome I, sorella di Erode il Grande, ebbe come secondo marito Costaborus, ma questo idumeo complottava contro Erode il Grande.
 In principio Salome I era d’accordo con Costabarus, poi cambiò idea, divorziò dal marito e lo accusò ad Erode il Grande suo fratello, che condanno Costobarus a morte.
Salome I aveva avuto due figli con Costabarus, un figlio Antipatro, e una figlia Berenice.
Poi il figlio di Salome I, Antipatro ebbe due figli, Costobarus e Saul, e due figlie Alessia e Cyprus.
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PER CONOSCENZA ECCO DEI DATI STORICI DI COSTABARUS
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Salomè I

 
Salomè I (65 a.C.10) era figlia di Erode Antipatro e quindi sorella di Erode il Grande.
Figlia di Erode Antipatro
Salomè I era figlia di Erode Antipatro e quindi sorella di Erode il Grande.
  Territorio di Erode Archelao, dal 6 Giudea  Territorio di Erode Antipa
Territorio di Erode Filippo II  Territorio di Salomè I
Provincia romana della Siria Wikipedia
Prese parte a molti intrighi che afflissero la sua famiglia, riuscendo a non perdere la fiducia del fratello Erode. Schernita dall’aristocrazia di Gerusalemme perché figlia di un plebeo, Salomè male accolse l’alleanza del fratello con la famiglia degli Asmonei. Secondo Flavio Giuseppe, fece giungere all’orecchio del fratello vari pettegolezzi sul loro conto, che lo portarono a far giustiziare Mariamne e i due figli da lei avuti. Uno di loro, Aristobulo, era addirittura diventato suo genero.

Tentò di convincere Erode a favorire Antipatro III (suo primogenito), dovendo anche minacciare di uccidersi per ritardarne la sua esecuzione. Infine, disobbedì astutamente al suo comando di uccidere gli anziani ebrei che aveva detenuto non appena il fratello morì. In eredità ottenne quattro città (Iamnia, Azoto, Faselide e Ascalona) e le relative rendite.

Sposata a Costobaro, governatore dell’Idumea, fu madre della principessa Berenice.

https://it.wikipedia.org/wiki/Salom%C3%A8_I

https://en.wikipedia.org/wiki/Costobarus

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Costobarus of Idumea, Governor of Idumea & Gaza

Also Known As: “Castobanes”
Birthdate: -70
Death: Died -28 in Jerusalem, Israel
Cause of death: presumably executed by Herod in 28 BCE
Immediate Family             Son of Antipater

(Antipater

Birthdate: 100
Death: (Date and location unknown)
            Father of Costobarus, Governor of Idumea & Gaza )
:                                   
 

 Husband of Salome I of Judaea
Father of
Berenice, Princess of Judaea; Antipater son of Costobarus & Salome and NN daughter of Salome & Costobarus Wife of Helcias Alexas

Occupation: Gouverneur d’Idumee

About Costobarus, Governor of Idumea & Gaza

Costobarus was the second husband of Salome I, sister of Herod the Great, and governor of Idumea. By Salome, Costobarus fathered Berenice and Antipater IV. Costobarus was accused of treason by Salome and presumably executed by Herod in 28 BCE.

^ Antiquities XV 7:10 indicates that the “sons of Babas” were executed “and those that were accused as guilty with them”. Josephus never specifically states that Costobarus was executed; however, he was accused by Salome of complicity in keeping the sons of Babas alive against the orders of Herod so it is reasonable, although far from certain, that Costobarus was executed with the sons of Babas. http://en.wikipedia.org/wiki/Costobarus

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Josephus on Costobarus

‘[Herod] was still sorely afflicted, both in mind and body, and made very uneasy, and readier than ever upon all occasions to inflict punishment upon those that fell under his hand. He also slew the most intimate of his friends, Costobarus, and Lysimachus, and Cadias, who was also called Antipater; as also Dositheus, and that upon the following occasion.

9. Costobarus was an Idumean by birth, and one of principal dignity among them, and one whose ancestors had been priests to the Koze, whom the Idumeans had [formerly] esteemed as a god; but after Hyrcanus had made a change in their political government, and made them receive the Jewish customs and law, Herod made Costobarus governor of Idumea and Gaza, and gave him his sister Salome to wife; and this was upon the slaughter of [his uncle] Joseph, who had that government before, as we have related already. When Costobarus had gotten to be so highly advanced, it pleased him and was more than he hoped for, and he was more and more puffed up by his good success, and in a little while he exceeded all bounds, and did not think fit to obey what Herod, as their ruler, commanded him, or that the Idumeans should make use of the Jewish customs, or be subject to them. He therefore sent to Cleopatra, and informed her that the Idumeans had been always under his progenitors, and that for the same reason it was but just that she should desire that country for him of Antony, for that he was ready to transfer his friendship to her; and this he did, not because he was better pleased to be under Cleopatra’s government, but because he thought that, upon the diminution of Herod’s power, it would not be difficult for him to obtain himself the entire government over the Idumeans, and somewhat more also; for he raised his hopes still higher, as having no small pretenses, both by his birth and by these riches which he had gotten by his constant attention to filthy lucre; and accordingly it was not a small matter that he aimed at. So Cleopatra desired this country of Antony, but failed of her purpose. An account of this was brought to Herod, who was thereupon ready to kill Costobarus; yet, upon the entreaties of his sister and mother, he forgave him, and vouchsafed to pardon him entirely; though he still had a suspicion of him afterward for this his attempt.

10. But some time afterward, when Salome happened to quarrel with Costobarus, she sent him a bill of divorce [12] and dissolved her marriage with him, though this was not according to the Jewish laws; for with us it is lawful for a husband to do so; but a wife; if she departs from her husband, cannot of herself be married to another, unless her former husband put her away. However, Salome chose to follow not the law of her country, but the law of her authority, and so renounced her wedlock; and told her brother Herod, that she left her husband out of her good-will to him, because she perceived that he, with Antipater, and Lysimachus, and Dositheus, were raising a sedition against him; as an evidence whereof, she alleged the case of the sons of Babas, that they had been by him preserved alive already for the interval of twelve years; which proved to be true. But when Herod thus unexpectedly heard of it, he was greatly surprised at it, and was the more surprised, because the relation appeared incredible to him. As for the fact relating to these sons of Babas, Herod had formerly taken great pains to bring them to punishment, as being enemies to his government; but they were now forgotten by him, on account of the length of time [since he had ordered them to be slain]. Now the cause of his ill-will and hatred to them arose hence, that while Antigonus was king, Herod, with his army, besieged the city of Jerusalem, where the distress and miseries which the besieged endured were so pressing, that the greater number of them invited Herod into the city, and already placed their hopes on him. Now the sons of Babas were of great dignity, and had power among the multitude, and were faithful to Antigonus, and were always raising calumnies against Herod, and encouraged the people to preserve the government to that royal family which held it by inheritance. So these men acted thus politically, and, as they thought, for their own advantage; but when the city was taken, and Herod had gotten the government into his hands, and Costobarus was appointed to hinder men from passing out at the gates, and to guard the city, that those citizens that were guilty, and of the party opposite to the king, might not get out of it, Costobarus, being sensible that the sons of Babas were had in respect and honor by the whole multitude, and supposing that their preservation might be of great advantage to him in the changes of government afterward, he set them by themselves, and concealed them in his own farms; and when the thing was suspected, he assured Herod upon oath that he really knew nothing of that matter, and so overcame the suspicions that lay upon him; nay, after that, when the king had publicly proposed a reward for the discovery, and had put in practice all sorts of methods for searching out this matter, he would not confess it; but being persuaded that when he had at first denied it, if the men were found, he should not escape unpunished, he was forced to keep them secret, not only out of his good-will to them, but out of a necessary regard to his own preservation also. But when the king knew the thing, by his sister’s information, he sent men to the places where he had the intimation they were concealed, and ordered both them, and those that were accused as guilty with them, to be slain, insomuch that there were now none at all left of the kindred of Hyrcanus, and the kingdom was entirely in Herod’s own power, and there was nobody remaining of such dignity as could put a stop to what he did against the Jewish laws.’ From ‘The Antiquities of the Jews’ by Flavius Josephus, BOOK XV. Containing The Interval Of Eighteen Years. From The Death Of Antigonus To The Finishing Of The Temple By Herod, CHAPTER 7. How Herod Slew Sohemus And Mariamne And Afterward Alexandra And Costobarus, And His Most Intimate Friends, And At Last The Sons Of Babbas Also. ;http://www.earlyjewishwritings.com/text/josephus/ant15.html

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Extract from SALOME by Tal Ilan

Salome, King Herod’s sister… ‘s second marriage was to an Idumean aristocrat, Costaborus. This man, who had ambitions and took pride in his Idumean heritage, plotted against Herod. According to Nicolaus, Salome first aided him in his treasonous actions, but then changed her mind, divorced him and accused him before Herod. Costobarus too was put to death (Ant. 15: 253–266). Salome had two children by Costobarus, a son, Antipater, and a daughter, Berenice. http://jwa.org/encyclopedia/article/salome

http://www.geni.com/people/Costobarus-Governor-of-Idumea-Gaza/6000000005790485053

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https://en.wikipedia.org/wiki/Berenice_(daughter_of_Salome)

Berenice was the daughter of Salome I, the sister of Herod the Great. She married her cousin Aristobulus[1] who was executed by his father in 6 BC; she was accused of complicity in his murder. By Aristobulus she was the mother of Herod Agrippa I, Herod of Chalcis, Herodias, Mariamne III and Aristobulus Minor.

Her second husband, Theudion (brother of Herod I’s first wife Doris, and thus uncle of Antipater), was put to death for conspiring against Herod. Subsequently she went to Rome and enjoyed the favor of the imperial household.

Family tree

 
 
 
 
 
 
 
 
Costobarus
 
Salome I
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Aristobulus
d. 7 BC
 
Berenice
(daughter of Salome)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Mariamne III
 
Herod V
 
Herodias
 
Herod Agrippa I
 
Aristobulus Minor
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Herod Agrippa II
 
Berenice
 
Mariamne
 
Drusilla

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Erode Antipatro (Idumea, … – 43 a.C.) fu un amministratore della Giudea quale curator, capostipite della dinastia erodiana.

Biografia

Figlio di Antipa, che fu strategos dell’Idumea (regione a sud della Giudea, convertita all’ebraismo sotto Giovanni Ircano I) durante il regno di Alessandro Ianneo e mantenne questo ruolo anche sotto il regno di Salomé Alessandra, la sua famiglia era installata Ascalon, da dove mantenne strette relazioni con gli Asmonei e con Roma. Il figlio Antipatro fu ministro di Ircano II e riuscì con il favore di Giulio Cesare ad usurpare l’autorità del suo principe mentre questi era stato imprigionato dai Parti e ad essere nominato amministratore della Giudea.

Sposò la nobildonna nabatea Cipro ed ebbe cinque figli, Fasaele, Ferora, Giuseppe, Erode e Salomè unica figlia femmina. Nel 43 a.C. o nel 44 a.C. Antipatro fu assassinato e gli succedettero i figli Fasaele ed Erode, che furono nominati dai Romani governatori in Galilea e a Gerusalemme, per ricompensare gli sforzi del padre, confermando i legami col casato nonostante le proteste dei Giudei.

https://it.wikipedia.org/wiki/Erode_Antipatro

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Erode il Grande
Governante
Erode Ascalonita detto il Grande, fu re della Giudea sotto il protettorato romano dal 37 a.C. alla morte. Wikipedia
Coniuge: Mariamne (s. 38 a.C.–29 a.C.), Mariamne (s. 23 a.C.–4 a.C.), Doris (s. ?–4 a.C.), Maltace
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BERNICE FIGLIA DI COSTABARUS GOVERNATORE DELL’IDUMEA E SALOME I
 
Berenice (floruit 17 a.C.-23; … – …) fu la madre del sovrano ebraico Agrippa I.
Biografia[modifica
Berenice era la figlia di Costobaro, governatore dell’Idumea, e di Salome, sorella di Erode il Grande; lo zio di Berenice mise a morte il padre nel 28/27 a.C., con l’accusa di tentato complotto.
Nel 18/17 a.C., Berenice sposò il cugino Aristobulo, figlio di Erode il Grande e della principessa asmonea Mariamne; i due ebbero quattro figli, Agrippa (Erode Agrippa I), Erode (Erode di Calcide), Erodiade e Mariamne. I rapporti tra Aristobulo e Berenice, però, non furono buoni, in quanto il discendente della regale famiglia degli Asmonei, che aveva regnato per un secolo sulla Giudea, considerava una donna del popolo la moglie, che per di più era idumea di stirpe, e dunque appartenente ad un popolo solo recentemente convertitosi forzatamente al giudaismo. Berenice riportò questo atteggiamento alla madre Salome, il quale divenne nemica di Aristobulo e di suo fratello Alessandro; col sostegno del primo figlio di Erode, Antipatro, convinse il sovrano che i due figli asmonei complottavano contro di lui, e Alessandro e Aristobulo furono condannati a morte nel 7 a.C.
Successivamente Berenice sposò Teodio, fratello di Doride (prima moglie di Erode e madre di Antipatro), ma anche questo sposo fu coinvolto in un complotto contro Erode, organizzato da Antipatro, e fu probabilmente messo a morte nel 4 a.C.
Quello stesso anno, Erode morì. Berenice seguì Archelao, figlio ed erede di Erode, a Roma, alla corte di Augusto, dove il successore di Erode si recò con Salome e con la cognata a farsi confermare il trono. Berenice non tornò in Giudea, ma si stabilì a Roma, presso la corte imperiale, facendo crescere il figlio Agrippa insieme a Druso minore, figlio di Tiberio, e al futuro imperatore Claudio; Berenice divenne in particolare amica di Antonia minore, moglie di Druso maggiore.
Morì dopo il 23.
 
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ERODE AGRIPPA I FIGLIO DI BERENICE FIGLIA DI COSTABARIS E ARISTUBOLO
Erode Agrippa I
Erode Agrippa I detto il Grande è stato un re di Giudea. Era nipote di Erode il Grande e figlio di Aristobulo e Berenice, quando nel 39 fu investito del titolo di re. Negli Atti degli Apostoli viene citato con il nome di Re Erode Wikipedia

Erode Agrippa I detto il Grande (in latino: Marcus Iulius Agrippa; 10 a.C.44) è stato un re di Giudea. Era nipote di Erode il Grande e figlio di Aristobulo e Berenice (a sua volta figlia di Salome, sorella di Erode), quando nel 39 fu investito del titolo di re.

Negli Atti degli Apostoli viene citato con il nome di Re Erode

Attorno a Pesach dell’anno 44, Giacomo il Maggiore, il figlio di Zebedeo e fratello di Giovanni, fu catturato per ordine di Agrippa e messo a morte. Agrippa procedette anche a mettere le mani su Pietro e lo imprigionò. Negli Atti degli Apostoli si narra che Dio abbia mandato un angelo per liberare Pietro dalla prigione. Dopo Pesach, Agrippa si recò a Cesarea dove fece celebrare dei giochi in onore di Claudio e gli abitanti di Tiro e Sidone gli si assoggettarono chiedendo la fine della guerra.

Secondo quanto raccontato negli Atti, Agrippa si dispose in pompa magna a riceverli nello stadio e si rivolse a loro da un trono, mentre la folla urlava che:

« … la sua era la voce di un dio, non di un uomo. Ma l’angelo di Dio lo colpì e poco dopo morì e fu mangiato dai vermi. »

La storia degli Atti è parzialmente confermata da quella di Giuseppe Flavio, che descrive come, nel bel mezzo del suo trionfo, Erode fu colto da gravi spasmi (Antichità giudaiche XIX libro, 346-350). A differenza della versione degli Atti però, per Giuseppe non ci sono vermi e la morte sopraggiunge dopo cinque giorni dal malore.

Al momento della sua morte, l’unico erede legittimo di Erode Agrippa era il figlio adolescente Agrippa II, perciò l’imperatore Claudio decise di riportare la provincia Iudaea sotto il diretto controllo di Roma attraverso un Procurator Augusti. A Cuspio Fado (44-46) successe nel governo Tiberio Giulio Alessandro fino al 48.

https://it.wikipedia.org/wiki/Erode_Agrippa_I

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AGRIPPA II ULTIMO SOVRANO DEGLI ERODI ERA FIGLIO DI ERODE AGRIPPA I
 
 
Erode Agrippa II
Agrippa II è stato un re vassallo di Roma, figlio di Agrippa I, tetrarca di Calcide dal 50 al 53. Wikipedia
Data di morte: 100 d.C., Roma
 
 
 
Agrippa II (in latino: Marcus Iulius Agrippa; 28 – 100?) è stato un re vassallo di Roma, figlio di Agrippa I, tetrarca di Calcide dal 50 al 53.
Allevato a Roma, Erode Agrippa non successe al padre alla sua morte nell’anno 44 poiché era troppo giovane e a Roma si decise di far governare la Giudea direttamente tramite un Procuratore. Solo nel 50 ebbe il regno di Calcide nel Libano, alla morte dello zio Erode. Ottenuto l’incarico di nominare i sommi sacerdoti da Claudio (53), rimosse il sacerdote Anano (che aveva fatto condannare ebrei-cristiani) dopo le lamentele degli abitanti di Gerusalemme.
Perse la tetrarchia nel 53, venendogli affidato un regno più vasto, che comprendeva la Batanea, la Traconitide e regioni verso il Libano, cui altre ne aggiunse in seguito Nerone.

https://it.wikipedia.org/wiki/Erode_Agrippa_II

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Salome’ con la testa di San Giovanni Battista
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SALOME’ FIGLIA DI ERODIADE ED ERODE FILIPPO
Salomè, era figlia di Erode Filippo figlio di Erode il Gande e Mariamne II, e di Erodiade. Salomè nacque e visse a Roma, poi  quando sua madre Erodiade lasciò il marito
per convivere con Erode Antipa, seguì la madre in Galilea, e poi sposò prima il Tetrarca Filippo, e poi Aristubolo di Calcide con il quale ebbe tre figli.
 
Salomè
Figlia di Erodiade
Salomè fu una principessa giudaica, figlia di Erodiade e di Erode Filippo I, protagonista di un episodio narrato nel Vangelo di Marco e nel Vangelo di Matteo, che la vede come protagonista nella vicenda del martirio di Giovanni Battista. Wikipedia
 

Erodiade, madre di Salomè, abbandonò il marito Erode Filippo I e andò a convivere con il cognato, il re Erode Antipa. Giovanni Battista condannò pubblicamente la condotta dello zio di Salomè; questi allora lo fece prima imprigionare, poi, per compiacere la bella figlia di Erodiade, che aveva ballato ad un banchetto, lo fece decapitare.

Giuseppe Flavio riferisce che Salomè, in seguito, sposò il tetrarca Filippo e successivamente Aristobulo, re di Calcide, dal quale ebbe tre figli.

https://it.wikipedia.org/wiki/Salom%C3%A8_(figlia_di_Erodiade)

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PER CONOSCENZA I DATI SU ARISTUBOLO DI CALCIDE SPOSO DI SALOME’
 
 
Aristobulo di Calcide
Figlio di Erode di Calcide
Aristobulo di Calcide fu un sovrano di uno stato cliente dei Romani in Asia Minore. Era figlio di Erode di Calcide e dunque nipote di Erode il Grande, e marito di Salomè. Wikipedia

Aristobulo era figlio di Erode di Calcide e della sua prima moglie e cugina Mariamne. Il padre di Erode era Aristobulo (IV), figlio di Erode il Grande e della seconda moglie Mariamne, la madre Berenice, figlia di Costobar e di Salome (sorella di Erode il Grande). Dopo la morte di Mariamne, Erode di Calcide sposò in seconde nozze Berenice di Cilicia, che gli diede due figli, Bereniciano e Ircano, i quali erano dunque fratellastri di Aristobulo.

 Aristobulo sposò la cugina Salomè, figlia di Erodiade (sorella di Erode di Calcide) e del suo primo marito Erode Filippo II (figlio di Erode il Grande). Dalla loro unione nacquero tre figli, Erode, Agrippa e Aristobulo.[1]

Nel 48 Erode di Calcide morì; l’imperatore romano Claudio decise allora di assegnare il regno cliente di Calcide non ad Aristobulo, ma a Erode Agrippa II, cugino di Aristobulo in quanto figlio di Erode Agrippa I (fratello di Erode di Calcide).

Le aspettative di Aristobulo, però, non furono dimenticate, e nel 55 ricevette da Nerone, a compensazione della perdita del regno di Calcide, la sovranità sul regno dell’Armenia minore.[2] Il nuovo regno si trovava a occidente dell’Armenia maggiore e raggiungeva le coste del Mar Nero; la sua capitale Nicopoli del Ponto era stata fondata da Gneo Pompeo Magno lungo la strada che da Ancira portava a Satala e di lì nel Caucaso; Aristobulo si trasferì a Nicopoli con la famiglia. Il regno di Aristobulo in Armenia minore è attestato dal ritrovamento di tre monete, che lo raffigurano con la moglie Salomè e la legenda «Re Aristobulo, Regina Salomè»; sono datate tra l’ottavo e il diciassettesimo anno di regno (70/71).[3]

In occasione delle campagne armeno-partiche di Corbulone (58-63), i Romani ricevettero il sostegno militare dei regni vassalli; tra essi vi fu anche Aristobulo, il quale ottenne nel 59, come ricompensa, un allargamento territoriale in Armenia.[4]

Si ritiene che nei primi anni 70 il regno di Armenia minore sia stato riassorbito all’interno dell’Impero romano; secondo lo storico Flavio Giuseppe, nel 74 il re Antioco IV di Commagene ebbe un incontro di alto livello con «Aristobulo di Calcidiche», che probabilmente va identificato con Aristobulo di Calcide non più sovrano.

https://it.wikipedia.org/wiki/Aristobulo_di_Calcide

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PER CONOSCENZA DEI DATI SULLA GUERRA GIUDAICA

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IL CORROTTO GESSIO FLORO

Gessio Floro
 
Governatore romano della Giudea dal 64 d.C. al 66 d.C.
Eusebio di Cesarea racconta che gli inumani metodi repressivi di Gessio Floro provocarono a Gerusalemme una rivolta che presto dilagò in tutte le province orientali.
Giuseppe Flavio precisa che era nativo di Clazomene e che Poppea, amica della moglie di Floro, convinse Nerone ad affidare a questi la carica come successore di Albino. Durante il suo governo usò ogni violenza ed ogni arbitrio fino a spingere i Giudei a far guerra ai Romani.

http://www.sunelweb.net/modules/sections/index.php?artid=7587

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Per Giuseppe Flavio la causa “teorica” della guerra è così riassumibile:

“nell’uomo è insito un naturale desiderio di guadagno, e nessuna passione è così pronta ad affrontare qualsiasi rischio come l’avidità. In altre circostanze, certamente, queste brame hanno un limite e sono tenute a freno dalla paura, ma questa volta era il dio che aveva condannato tutto il popolo e indirizzava alla rovina ogni loro via di scampo“. [1]

Lo storico non lesina critiche al governo di alcuni Romani che con il loro comportamento alimentarono la ribellione, un procuratore in particolare:

“Gessio Floro, inviato da Nerone quale successore di Albino, portò al colmo le molte disgrazie dei Giudei. […] Floro era tanto malvagio e arbitrario nell’esercizio della sua autorità che i Giudei, per la loro estrema misera, lodavano Albino come benefattore. Quest’ultimo infatti, teneva nascosta la sua infamia […], ma Gessio Floro […] ostentatamente sfoggiava la sua […]. Non conosceva pietà, nessun guadagno lo saziava, era una persona che ignorava la differenza tra i guadagni più grandi e i più modesti, tanto che si associava persino ai briganti. […] Era Floro che ci costringeva alla guerra contro i Romani, perché preferivamo perire insieme piuttosto che a poco a poco“. [2]

Giuseppe rifiuta comunque, di principio, la ribellione:

“Certamente era bello combattere per la libertà, ma bisognava farlo al principio; ora, una volta sottomessi e rimasti soggetti per tanto tempo, il voler scuotere il giogo non era da persone amanti della libertà, ma da persone che volevano fare una brutta fine. Si doveva certo disprezzare dei padroni di poco conto, ma non quelli che dominavano il mondo intero. […] Legge suprema in vigore presso le bestie come presso gli uomini era quella di cedere al più forte, e che il dominare spettava a che aveva armi più potenti“. [3]

I risvolti di queste rivolte sfociarono dapprima in una resa dei conti intestina, in cui i ceti benestanti diventarono bersaglio prescelto dei rivoltosi:

“Distribuitisi in squadre per il paese, saccheggiavano le case dei signori, che poi uccidevano […]” [4]

Ogni farabutto, circondato da una propria banda, s’innalzava al di sopra dei suoi come un capobanda o un signorotto, e si serviva dei suoi scherani per angariare la gente dabbene. [5]

Ma i benestanti non volevano la guerra:

“Quelli, che erano persone di rango e che, avendo delle proprietà, desideravano la pace, […]” [6]

A rimetterci furono anche i sacerdoti di rango inferiore, quest’ultimi alleatisi ormai con i ceti sociali meno abbienti, tanto da bisticciare anche per il cibo:

“Era allora accesa una mutua inimicizia e lotta di classe tra i sommi sacerdoti, da una parte; e i capi della plebaglia di Gerusalemme dall’altra. Ognuna delle fazioni formava e raccoglieva persone temerarie e rivoluzionarie pronte ad agire come i loro capi. […] Tale era poi la petulanza vergognosa e l’ardire dei pontefici, che non dubitavano di mandare schiavi sulle aie del grano battuto e prelevare le decime dovute ai sacerdoti, col risultato che i sacerdoti più bisognosi morivano di fame. [7] […] Così accadeva che i sacerdoti, che negli antichi giorni vivevano delle decime, ora erano ridotti a morire di fame“. [8]

Il risvolto di tale comportamento da parte dei sommi sacerdoti si ebbe nel momento in cui i ribelli presero il sopravvento:

“Alla fine il popolo giunse a tale estremo di impotenza e di terrore, e quelli di follia, da voler prendere nelle loro mani anche l’elezione dei sommi sacerdoti. Pertanto abolirono i privilegi delle famiglie da cui si erano sempre presi a turno i sommi sacerdoti, e nominarono individui comuni e di bassa estrazione per averli alleati nelle loro empie ribalderie […]”. [9]


[1] Cfr. [Guerra giudaica] 5.558ss.

[2] Cfr. [Antichità giudaiche] 20.252-257.

[3] Cfr. [Guerra giudaica] 5.365ss.

[4] Cfr. [Guerra giudaica] 2.265.

[5] Cfr. [Guerra giudaica] 2.275.

[6] Cfr. [Guerra giudaica] 2.358.

[7] Cfr. [Antichità giudaiche] 20.180-181.

[8] Cfr. [Antichità giudaiche] 20.207.

[9] Cfr. [Guerra giudaica] 4.147-148.

http://www.homolaicus.com/storia/antica/giudaismo/conseguenze_interne.htm

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LA PRIMA GUERRA GIUDAICA DAL 66-74 D.C
 
Giuseppe Flavio racconta che Gessio Floro, procuratore dal 64 al 66 d.C., ebbe una grossa responsabilità nello scoppio della guerra giudaica. Dopo vari episodi di malgoverno e ingiustizie varie, che causano proteste da parte dei Giudei, Floro commette un atto molto grave nei confronti dei Giudei mettendo mano al tesoro del Tempio di Gerusalemme probabilmente per arricchirsi personalmente. Una azione del genere era già stata tentata in passato da Pilato, anche nel caso di Floro si scatenano proteste e tumulti che vengono soffocati nel sangue dall’esercito romano. Floro, inoltre, non si accontenta di sedare la rivolta ma dà ordine alle truppe di saccheggiare la città accrescendo così l’ostilità della popolazione.  I sacerdoti del Tempio si sono sempre posti in una posizione di mediazione tra i Romani e i rivoluzionari più intransigenti. Le continue e reiterate provocazioni di Floro da un lato e gli atti ostili da parte dei rivoluzionari dall’altro conducono infine allo scoppio di una insurrezione generale prima a Gerusalemme e poi in tutta la Palestina. Gli atti ostili nei confronti dei Romani si moltiplicano. Eleazar, figlio del sommo sacerdote Anania, capitano del Tempio, con alcuni seguaci ribelli che si oppongono a Roma e ai collaborazionisti Giudei, impedisce che si svolgano i tradizionali sacrifici in favore dei Romani nel Tempio di Gerusalemme. L’episodio è chiaramente una provocazione nei confronti dei Romani, da tempi molto antichi i Giudei erano soliti eseguire dei sacrifici nel Tempio su richiesta dei pagani. Sempre nello stesso periodo registriamo poi l’attacco alla guarnigione romana di Masada, i Giudei si impadroniscono della fortezza e la occupano. Gerusalemme è sempre più nel caos, per le strade si scontrano indistintamente Giudei contro altri Giudei ritenuti “collaborazionisti” e i soldati romani istigati da Floro contro i Giudei. Menahem figlio di Giuda il Galileo, un estremista anti romano che operava al tempo del censimento di Quirinio, arma un suo esercito e partendo da Masada marcia verso Gerusalemme, assedia la città e riesce a conquistarla scacciando i Romani. Ma Menhaem, una volta giunto a Gerusalemme, a sua volta entra in conflitto con i rivoluzionari di Eleazar e viene ucciso. A fianco di queste lotte interne ai Giudei e nei confronti dei Romani, spesso alimentate da atti ostili di Gessio Floro, nello stesso periodo abbiamo poi il verificarsi di una estesa rivolta antigiudaica in molte città ellenistiche della Palestina. Secondo Giuseppe Flavio la prima rivolta di questo genere si verifica a Cesarea di Palestina. Quella città era abitata da molti greci, oltre che da Giudei e Romani: in essa si registrano vari incidenti tra greci e Giudei, ma presto anche in molte altre città della Palestina succedono analoghi disordini e persino ad Alessandria, in Egitto. I Giudei quindi si ribellano a loro volta e nascono tumulti per tutte le città della Palestina. Spesso e volentieri Gessio Floro difende la causa dei pagani contro i Giudei, alimentando l’odio e ponendo le basi per una rivolta generalizzata di tutti gli ebrei per tutto il territorio palestinese. Il procuratore infatti non ha ancora abbandonato il suo antico proposito: invadere con la forza il Tempio e impadronirsi di tutto il suo tesoro, approfittando del caos generale. Solo così si spiegano il suo malgoverno e le sue continue provocazioni nei confronti dei Giudei, secondo Giuseppe Flavio. 

Continua

http://digilander.libero.it/Hard_Rain/StoriaPalestina.htm

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PERCHE’ DE ANGELIS SCRIVE QUESTI LIBRI PER DISTRUGGERE IL GESU’ DEL CRISTIANESIMO E ANCHE QUELLO STORICO?
De Angelis, è ateo, e si diverte a scrivere cose contro il cristianesimo, poi sa che si vendono più i libri scandalosi e blasfemi che quelli che
 sono conforme alla fede cristiana. De Angelis cita come fonte delle sue falsità e bestemmie, gli scritti di Giuseppe Flavio, ma chiunque li può consultare in rete e non contengono nulla contro il cristianesimo, al contrario testimoniano a favore del cristianesimo. Poi De Angelis su Gesù
sta cambiando tante versioni, ha scritto tanti libri, e in ciascuno c’è una tesi diversa, è passato dal Gesù che non è mai esistito, al Gesù guerriero, Giovanni di Gamala, poi Gesù sarebbe Barabba, poi sarebbe Giovanni il Battista, poi sarebbe gay, poi avrebbe un figlio segreto, poi sarebbe il figlio di Erode il Grande, e ora in ultimo sarebbe il nipote di Marco Antonio. De Angelis si presenta annunciando di aver fatto studi molto seri
ma cambia sempre versione, ci sta prendendo in giro!
 
 GIUSEPPE FLAVIO
ANTICHITA’ GIUDAICA
 
 
GUERRA GIUDAICA
 
In rete trovate anche il Nuovo Testamento, gli Apocrifi e gli gnostici, in vari siti.
 
 
 
 
 
Ci sono anche siti dove ci sono studi seri sul cristianesimo
 
 
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Confutazione a cura del Centro Anti-Blasfemia

 
 
 
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