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marzo 2, 2016

GLI ERODI E I LORO SOSTENITORI CONTRO GESU’

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 4:04 pm
GESU’ E I POI ANCHE GLI APOSTOLI HANNO DOVUTO AFFRONTARE I NEMICI  ERODI E I LORO SOSTENTITORI
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ERODE IL GRANDE VOLEVA UCCIDERE GESU’ IL BAMBINO DESTINATO AD ESSERE IL RE DEI GIUDEI
Erode il Grande ordinò la strage degli innocenti
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Dal Vangelo secondo San Matteo 2: 1-18
2:1 Gesù era nato in Betlemme di Giudea, all’epoca del re Erode. Dei magi d’Oriente arrivarono a Gerusalemme, dicendo:
2:2 “Dov’è il re dei Giudei che è nato? Poiché noi abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti per adorarlo”.
2:3 Udito questo, il re Erode fu turbato, e tutta Gerusalemme con lui.
2:4 Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, s’informò da loro dove il Cristo doveva nascere.
2:5 Essi gli dissero: “In Betlemme di Giudea; poiché così è stato scritto per mezzo del profeta:
2:6 “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei affatto la minima fra le città principali di Giuda; perché da te uscirà un principe, che pascerà il mio popolo Israele””.
2:7 Allora Erode, chiamati di nascosto i magi, s’informò esattamente da loro del tempo in cui la stella era apparsa;
2:8 e, mandandoli a Betlemme, disse loro: “Andate e chiedete informazioni precise sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, affinché anch’io vada ad adorarlo”.
2:9 Essi dunque, udito il re, partirono; e la stella, che avevano vista in Oriente, andava davanti a loro finché, giunta al luogo dov’era il bambino, vi si fermò sopra.
2:10 Quando videro la stella, si rallegrarono di grandissima gioia.
2:11 Entrati nella casa, videro il bambino con Maria, sua madre; prostratisi, lo adorarono; e, aperti i loro tesori, gli offrirono dei doni: oro, incenso e mirra.
2:12 Poi, avvertiti in sogno di non ripassare da Erode, tornarono al loro paese per un’altra via.
2:13 Dopo che furono partiti, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: “Àlzati, prendi il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e restaci finché io non te lo dico; perché Erode sta per cercare il bambino per farlo morire”.
2:14 Egli dunque si alzò, prese di notte il bambino e sua madre, e si ritirò in Egitto.
2:15 Là rimase fino alla morte di Erode, affinché si adempisse quello che fu detto dal Signore per mezzo del profeta: “Fuori d’Egitto chiamai mio figlio”.
2:16 Allora Erode, vedendosi beffato dai magi, si adirò moltissimo, e mandò a uccidere tutti i maschi che erano in Betlemme e in tutto il suo territorio dall’età di due anni in giù, secondo il tempo del quale si era esattamente informato dai magi.
2:17 Allora si adempì quello che era stato detto per bocca del profeta Geremia:
2:18 “Un grido si è udito in Rama, Un pianto e un lamento grande: Rachele piange i suoi figli e rifiuta di essere consolata,
perché non sono più”.
2:19 Dopo la morte di Erode, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe, in Egitto, e gli disse:
2:20 “Àlzati, prendi il bambino e sua madre, e va’ nel paese d’Israele; perché sono morti coloro che cercavano di uccidere il bambino”.
2:21 Egli, alzatosi, prese il bambino e sua madre, e rientrò nel paese d’Israele.
2:22 Ma, udito che in Giudea regnava Archelao al posto di Erode, suo padre, ebbe paura di andare là; e, avvertito in sogno, si ritirò nella regione della Galilea,
2:23 e venne ad abitare in una città detta Nazaret, affinché si adempisse quello che era stato detto dai profeti, che egli sarebbe stato chiamato Nazareno.
 
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ERODE ANTIPA FECE UCCIDERE SAN GIOVANNI IL BATTISTA
 
Dal Vangelo secondo San Matteo 14: 1-13
 
14:1 In quel tempo Erode il tetrarca udì la fama di Gesù,
14:2 e disse ai suoi servitori: “Costui è Giovanni il battista! Egli è risuscitato dai morti; perciò agiscono in lui le potenze miracolose”.
14:3 Perché Erode, fatto arrestare Giovanni, lo aveva incatenato e messo in prigione a motivo di Erodiada, moglie di Filippo suo fratello;
14:4 perché Giovanni gli diceva: “Non ti è lecito averla”.
14:5 E benché desiderasse farlo morire, temette la folla che lo considerava un profeta.
14:6 Mentre si celebrava il compleanno di Erode, la figlia di Erodiada ballò nel convito e piacque a Erode;
14:7 ed egli promise con giuramento di darle tutto quello che avrebbe richiesto.
14:8 Ella, spintavi da sua madre, disse: “Dammi qui, su un piatto, la testa di Giovanni il battista”.
14:9 Il re ne fu rattristato ma, a motivo dei giuramenti e degli invitati, comandò che le fosse data,
14:10 e mandò a decapitare Giovanni in prigione.
14:11 La sua testa fu portata su un piatto e data alla fanciulla, che la portò a sua madre.
14:12 E i discepoli di Giovanni andarono a prenderne il corpo e lo seppellirono; poi vennero a informare Gesù.
14:13 Udito ciò, Gesù si ritirò di là in barca verso un luogo deserto, in disparte; le folle, saputolo, lo seguirono a piedi dalle città.
 
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ERODE ANTIPA VENNE A SAPERE DI GESU’
 
Dal Vangelo di San Luca 9. 7-9
 
9:7 Erode, il tetrarca, udì parlare di tutti quei fatti; ne era perplesso, perché alcuni dicevano: “Giovanni è risuscitato dai morti”;
9:8 altri dicevano: “È apparso Elia”; e altri: “È risuscitato uno degli antichi profeti”.
9:9 Ma Erode disse: “Giovanni l’ho fatto decapitare; chi è dunque costui del quale sento dire queste cose?” E cercava di vederlo.
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I SOSTENITORI DI ERODE INSIEME AI FARICEI ERANO CONTRO GESU’
 
Dal Vangelo secondo San Marco  3. 1-7
 
3:1 Poi entrò di nuovo nella sinagoga; là stava un uomo che aveva la mano paralizzata.
3:2 E l’osservavano per vedere se lo avrebbe guarito in giorno di sabato, per poterlo accusare.
3:3 Egli disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: “Àlzati là nel mezzo!”
3:4 Poi domandò loro: “È permesso, in un giorno di sabato, fare del bene o fare del male? Salvare una persona o ucciderla?” Ma quelli tacevano.
3:5 Allora Gesù, guardatili tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza del loro cuore, disse all’uomo: “Stendi la mano!” Egli la stese, e la sua mano tornò sana.
3:6 I farisei, usciti, tennero subito consiglio con gli erodiani contro di lui, per farlo morire.
3:7 Poi Gesù si ritirò con i suoi discepoli verso il mare; e dalla Galilea una gran folla lo seguì.
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ERODE ANTIPA VUOLE UCCIDERE GESU’
Dal Vangelo di San Luca 13: 31-35
13:31 In quello stesso momento vennero alcuni farisei a dirgli: “Parti, e vattene di qui, perché Erode vuol farti morire”.
13:32 Ed egli disse loro: “Andate a dire a quella volpe: “Ecco, io scaccio i demòni, compio guarigioni oggi e domani, e il terzo giorno avrò terminato”.
13:33 Ma bisogna che io cammini oggi, domani e dopodomani, perché non può essere che un profeta muoia fuori di Gerusalemme.
13:34 Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi coloro che ti sono mandati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come la chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali; e voi non avete voluto!
13:35 Ecco, la vostra casa sta per esservi lasciata [deserta]. Io vi dico che non mi vedrete più, fino al giorno in cui direte: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore!””
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GLI ERODIANI INSIEME AI FARISEI METTEVANO GESU’ ALLA PROVA
Dal Vangelo secondo San Marco  13: 13-17
12:13 Gli mandarono alcuni farisei ed erodiani per coglierlo in fallo con una domanda.
12:14 Essi andarono da lui e gli dissero: “Maestro, noi sappiamo che tu sei sincero, e che non hai riguardi per nessuno, perché non badi all’apparenza delle persone, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito, o no, pagare il tributo a Cesare? Dobbiamo darlo o non darlo?”
12:15 Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: “Perché mi tentate? Portatemi un denaro, ché io lo veda”.
12:16 Essi glielo portarono ed egli disse loro: “Di chi è questa effigie e questa iscrizione?” Essi gli dissero: “Di Cesare”.
12:17 Allora Gesù disse loro: “Rendete a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. Ed essi si meravigliarono di lui.
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ERODE ANTIPA  INCONTRA GESU’ NEL PROCESSO
Gesù davanti Erode Antipa durante il processo
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Dal Vangelo secondo San Luca 23:6-12
23:6 Quando Pilato udì questo, domandò se quell’uomo fosse Galileo.
23:7 Saputo che egli era della giurisdizione di Erode, lo mandò da Erode, che si trovava anch’egli a Gerusalemme in quei giorni.
23:8 Quando vide Gesù, Erode se ne rallegrò molto, perché da lungo tempo desiderava vederlo, avendo sentito parlare di lui;
 e sperava di vedergli fare qualche miracolo.
23:9 Gli rivolse molte domande, ma Gesù non gli rispose nulla.
23:10 Or i capi dei sacerdoti e gli scribi stavano là, accusandolo con veemenza.
23:11 Erode, con i suoi soldati, dopo averlo vilipeso e schernito, lo vestì di un manto splendido, e lo rimandò da Pilato.
23:12 In quel giorno, Erode e Pilato divennero amici; prima infatti erano stati nemici.
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 ERODE AGRIPPA I INIZIO’ LA PERSECUZIONE CONTRO GLI APOSTOLI
Dal Libro degli Atti degli Apostoli 12: 1-19
12:1 In quel periodo, il re Erode cominciò a maltrattare alcuni della chiesa;
12:2 e fece uccidere di spada Giacomo, fratello di Giovanni.
12:3 Vedendo che ciò era gradito ai Giudei, continuò e fece arrestare anche Pietro. Erano i giorni degli Azzimi.
12:4 Dopo averlo fatto arrestare, lo mise in prigione, affidandolo alla custodia di quattro picchetti di quattro soldati ciascuno; perché voleva farlo comparire davanti al popolo dopo la Pasqua.
12:5 Pietro dunque era custodito nella prigione; ma fervide preghiere a Dio erano fatte per lui dalla chiesa.
12:6 Nella notte che precedeva il giorno in cui Erode voleva farlo comparire, Pietro stava dormendo in mezzo a due soldati, legato con due catene; e le sentinelle davanti alla porta custodivano il carcere.
12:7 Ed ecco, un angelo del Signore sopraggiunse e una luce risplendette nella cella. L’angelo, battendo il fianco a Pietro, lo svegliò, dicendo: “Àlzati, presto!” E le catene gli caddero dalle mani.
12:8 L’angelo disse: “Vèstiti, e mettiti i sandali”. E Pietro fece così. Poi gli disse ancora: “Mettiti il mantello e seguimi”.
12:9 Ed egli, uscito, lo seguiva, non sapendo che era realtà ciò che stava succedendo per opera dell’angelo: credeva infatti di avere una visione.
12:10 Com’ebbero oltrepassata la prima e la seconda guardia, giunsero alla porta di ferro che immette in città, la quale si aprì da sé davanti a loro; uscirono e s’inoltrarono per una strada; e, all’improvviso, l’angelo si allontanò da lui.
12:11 Pietro, rientrato in sé, disse: “Ora so di sicuro che il Signore ha mandato il suo angelo e mi ha liberato dalla mano di Erode e da tutto ciò che si attendeva il popolo dei Giudei”.
12:12 Pietro dunque, consapevole della situazione, andò a casa di Maria, madre di Giovanni detto anche Marco, dove molti fratelli erano riuniti in preghiera.
12:13 Dopo aver bussato alla porta d’ingresso, una serva di nome Rode si avvicinò per sentire chi era
12:14 e, riconosciuta la voce di Pietro, per la gioia non aprì la porta, ma corse dentro ad annunziare che Pietro stava davanti alla porta.
12:15 Quelli le dissero: “Tu sei pazza!” Ma ella insisteva che la cosa stava così. Ed essi dicevano: “È il suo angelo”.
12:16 Pietro intanto continuava a bussare e, quand’ebbero aperto, lo videro e rimasero stupiti.
12:17 Ma egli, con la mano, fece loro cenno di tacere e raccontò in che modo il Signore lo aveva fatto uscire dal carcere. Poi disse: “Fate sapere queste cose a Giacomo e ai fratelli”. Quindi uscì e se ne andò in un altro luogo.
12:18 Fattosi giorno, i soldati furono molto agitati, perché non sapevano che cosa fosse avvenuto di Pietro.
12:19 Erode lo fece cercare e, non avendolo trovato, processò le guardie, e comandò che fossero condotte al supplizio. Poi scese dalla Giudea e soggiornò a Cesarea.
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L’ULTIMO DELLA DINASTIA DEGLI ERODI CHE EBBE LA CARICA POLITICA  ERODE AGRIPPA II INCONTRO SAN PAOLO
Dal Libro degli Atti degli Apostoli da  25: 13 fino a 26:32
25:13 Dopo diversi giorni il re Agrippa e Berenice arrivarono a Cesarea, per salutare Festo.
25:14 E poiché si trattennero là per molti giorni, Festo raccontò al re il caso di Paolo, dicendo: “Vi è un uomo che è stato lasciato in carcere da Felice,
25:15 contro il quale, quando mi recai a Gerusalemme, i capi dei sacerdoti e gli anziani dei Giudei sporsero denuncia, chiedendomi di condannarlo.
25:16 Risposi loro che non è abitudine dei Romani consegnare un accusato, prima che abbia avuto gli accusatori di fronte e gli sia stato dato modo di difendersi dall’accusa.
25:17 Quando dunque furono venuti qua, senza indugio, il giorno seguente, sedetti in tribunale e ordinai che quell’uomo mi fosse condotto davanti.
25:18 I suoi accusatori si presentarono, ma non gli imputavano nessuna delle cattive azioni che io supponevo.
25:19 Essi avevano contro di lui certe questioni intorno alla propria religione e intorno a un certo Gesù, morto, che Paolo affermava essere vivo.
25:20 E io, non conoscendo la procedura per questi casi, gli chiesi se voleva andare a Gerusalemme, e là essere giudicato intorno a queste cose.
25:21 Ma siccome Paolo aveva interposto appello per essere rimesso al giudizio dell’imperatore, ordinai che fosse custodito, finché non l’avrei inviato a Cesare”.
25:22 Agrippa disse a Festo: “Vorrei anch’io ascoltare quest’uomo”. Ed egli rispose: “Domani lo ascolterai”.
25:23 Il giorno seguente, dunque, Agrippa e Berenice giunsero con gran pompa, ed entrarono nella sala d’udienza con i tribuni e con i notabili della città; e, per ordine di Festo, fu condotto Paolo.
25:24 Allora Festo disse: “Re Agrippa, e voi tutti che siete qui presenti con noi, voi vedete quest’uomo, a proposito del quale una folla di Giudei si è rivolta a me, in Gerusalemme e qui, gridando che non deve più restare in vita.
25:25 Io però non ho trovato che avesse fatto qualcosa meritevole di morte, e poiché egli stesso si è appellato all’imperatore, ho deciso di mandarglielo.
25:26 Siccome non ho nulla di certo da scrivere all’imperatore, l’ho condotto qui davanti a voi, e principalmente davanti a te, o re Agrippa, affinché, dopo questo esame, io abbia qualcosa da scrivere.
25:27 Perché non mi sembra ragionevole mandare un prigioniero, senza render note le accuse che vengono mosse contro di lui”.
26:1 Agrippa disse a Paolo: “Ti è concesso di parlare a tua difesa”. Allora Paolo, stesa la mano, disse a sua difesa:
26:2 “Re Agrippa, io mi ritengo felice di potermi oggi discolpare davanti a te di tutte le cose delle quali sono accusato dai Giudei,
26:3 soprattutto perché tu hai conoscenza di tutti i riti e di tutte le questioni che ci sono tra i Giudei; perciò ti prego di ascoltarmi pazientemente.
26:4 Quale sia stata la mia vita fin dalla mia gioventù, che ho trascorsa a Gerusalemme in mezzo al mio popolo, è noto a tutti i Giudei,
26:5 perché mi hanno conosciuto fin da allora, e sanno, se pure vogliono renderne testimonianza, che, secondo la più rigida setta della nostra religione, sono vissuto da fariseo.
26:6 E ora sono chiamato in giudizio per la speranza nella promessa fatta da Dio ai nostri padri;
26:7 della quale promessa le nostre dodici tribù, che servono con fervore Dio notte e giorno, sperano di vedere il compimento. Per questa speranza, o re, sono accusato dai Giudei!
26:8 Perché mai si giudica da voi cosa incredibile che Dio risusciti i morti?
26:9 Quanto a me, in verità pensai di dover lavorare attivamente contro il nome di Gesù il Nazareno.
26:10 Questo infatti feci a Gerusalemme; e avendone ricevuta l’autorizzazione dai capi dei sacerdoti, io rinchiusi nelle prigioni molti santi; e, quand’erano messi a morte, io davo il mio voto.
26:11 E spesso, in tutte le sinagoghe, punendoli, li costringevo a bestemmiare; e, infuriato oltremodo contro di loro, li perseguitavo fin nelle città straniere.
26:12 Mentre mi dedicavo a queste cose e andavo a Damasco con l’autorità e l’incarico da parte dei capi dei sacerdoti,
26:13 a mezzogiorno vidi per strada, o re, una luce dal cielo, più splendente del sole, la quale sfolgorò intorno a me e ai miei compagni di viaggio.
26:14 Tutti noi cademmo a terra, e io udii una voce che mi disse in lingua ebraica: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? Ti è duro ricalcitrare contro il pungolo”.
26:15 Io dissi: “Chi sei, Signore?” E il Signore rispose: “Io sono Gesù, che tu perseguiti.
26:16 Ma àlzati, e sta in piedi perché per questo ti sono apparso: per farti ministro e testimone delle cose che hai viste, e di quelle per le quali ti apparirò ancora,
26:17 liberandoti da questo popolo e dalle nazioni, alle quali io ti mando
26:18 per aprire loro gli occhi, affinché si convertano dalle tenebre alla luce e dal potere di Satana a Dio, e ricevano, per la fede in me, il perdono dei peccati e la loro parte di eredità tra i santificati”.
26:19 Perciò, o re Agrippa, io non sono stato disubbidiente alla visione celeste;
26:20 ma, prima a quelli di Damasco, poi a Gerusalemme e per tutto il paese della Giudea e fra le nazioni, ho predicato che si ravvedano e si convertano a Dio, facendo opere degne del ravvedimento.
26:21 Per questo i Giudei, dopo avermi preso nel tempio, tentavano di uccidermi.
26:22 Ma per l’aiuto che vien da Dio, sono durato fino a questo giorno, rendendo testimonianza a piccoli e a grandi, senza dir nulla al di fuori di quello che i profeti e Mosè hanno detto che doveva avvenire, cioè:
26:23 che il Cristo avrebbe sofferto, e che egli, il primo a risuscitare dai morti, avrebbe annunziato la luce al popolo e alle nazioni”.
26:24 Mentr’egli diceva queste cose in sua difesa, Festo disse ad alta voce: “Paolo, tu vaneggi; la molta dottrina ti mette fuori di senno”.
26:25 Ma Paolo disse: “Non vaneggio, eccellentissimo Festo; ma pronunzio parole di verità, e di buon senno.
26:26 Il re, al quale parlo con franchezza, conosce queste cose; perché sono persuaso che nessuna di esse gli è nascosta; poiché esse non sono accadute in segreto.
26:27 O re Agrippa, credi tu nei profeti? Io so che ci credi”.
26:28 Agrippa disse a Paolo: “Con così poco vorresti persuadermi ad agire da cristiano?”
26:29 E Paolo: “Piacesse a Dio che con poco o con molto, non solamente tu, ma anche tutti quelli che oggi mi ascoltano, diventaste tali, quale sono io, all’infuori di queste catene”.
26:30 Allora il re si alzò, e con lui il governatore, Berenice, e quanti sedevano con loro;
26:31 e, ritiratisi in disparte, parlavano gli uni agli altri, dicendo: “Quest’uomo non fa nulla che meriti la morte o la prigione”.
26:32 Agrippa disse a Festo: “Quest’uomo poteva esser liberato, se non si fosse appellato a Cesare”.
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 AGRIPPA II LO INCONTRIAMO DURANTE LA MORTE DI SAN GIACOMO IL GIUSTO FRATELLO DI GESU’
 
Riferimenti a Gesù nelle Antichità Giudaiche.
In due altri passi Giuseppe Flavio fa esplicita menzione di Gesù. Vediamo la prima che troviamo al cap. 20, 199-203.
«Il più giovane Anano tuttavia, del quale ho menzionato più sopra la nomina a sommo sacerdote… apparteneva alla setta dei sadducei, i quali, come già s’è notato in antecedenza, nel giudizio erano più duri e spietati di tutti gli altri Giudei. Per gratificare questa sua durezza di cuore, Anano ritenne di aver trovato già ora, che Festo era morto e Albino non era ancora arrivato (si tratta di due procuratori romani: Porcio Festo governò dal 60 al 62 d.C. e Luccio Albino dal 62 al 64 d.C.), un’occasione propizia. Convocò perciò il sinedrio per il procedimento giudiziario e gli pose dinanzi il fratello di Gesù, che è detto il Cristo, di nome Giacomo, nonché alcuni altri, che egli accusò di trasgressione della legge, e li fece lapidare. Ciò però amareggiò anche i più zelanti osservanti della legge, i quali perciò inviarono in segreto ambasciatori al re (Agrippa II,) con la richiesta di invitare Anano – per iscritto – a non permettersi mai più, in futuro, di combinare azioni simili… Alcuni di loro andarono persino incontro ad Albino che era in cammino da Alessandria e lo informarono che Anano non aveva alcun diritto di convocare il sinedrio per procedimenti giudiziari, senza la sua approvazione… Agrippa peraltro, in seguito a ciò, già tre mesi dopo che aveva assunto la carica lo depose… »
Questo passo è ritenuto autentico dai critici letterari, soprattutto perché Giuseppe cita Gesù solo per precisare l’identità di Giacomo, così come è solito fare lo storico anche con altri personaggi. L’espressione “detto il Cristo” è specificata da Giuseppe per distinguere questo Gesù da altri personaggi con lo stesso nome (>riferimento Guerra Giudaica 6,300-306 pag. 574 Merz), e inoltre è un’espressione tipicamente ebraica e non cristiana. Giuseppe sembra inoltre mostrare stima verso Giacomo che era ritenuto Giusto anche dai giudei, attestando come il sommo sacerdote Anano fu spodestato da Agrippa II per aver condannato a morte Giacomo, il “fratello di Gesù”.
 
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Agrippa II (in latino: Marcus Iulius Agrippa; 28 – 100?) è stato un re vassallo di Roma, figlio di Agrippa I, tetrarca di Calcide dal 50 al 53.
Allevato a Roma, Erode Agrippa non successe al padre alla sua morte nell’anno 44 poiché era troppo giovane e a Roma si decise di far governare la Giudea direttamente tramite un Procuratore. Solo nel 50 ebbe il regno di Calcide nel Libano, alla morte dello zio Erode. Ottenuto l’incarico di nominare i sommi sacerdoti da Claudio (53), rimosse il sacerdote Anano (che aveva fatto condannare ebrei-cristiani) dopo le lamentele degli abitanti di Gerusalemme.
Perse la tetrarchia nel 53, venendogli affidato un regno più vasto, che comprendeva la Batanea, la Traconitide e regioni verso il Libano, cui altre ne aggiunse in seguito Nerone.

https://it.wikipedia.org/wiki/Erode_Agrippa_II

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Bibliografia e Fonti;

Nuovo Testamento, Vangeli Apocrifi e Gnostici diverse edizioni.

https://it.wikipedia.org/wiki/Fonti_storiche_non_cristiane_su_Ges%C3%B9

http://www.uccronline.it/2015/04/19/le-testimonianze-extrabibliche-su-gesu-di-nazareth/#grecoromane

Testimonianze extracristiane

http://www.christianismus.it/modules.php?name=News&file=article&sid=2

http://www.gesustorico.it/

https://it.wikipedia.org/wiki/Ges%C3%B9_storico

I Documenti più antichi del cristianesimo

http://digilander.libero.it/Hard_Rain/

Giuseppe Flavio; Antichità Giudaica, Guerra Giudaica

Ottimi articoli sulla testimonianza cristiana  di Giuseppe Flavio
 
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CENTRO-ANTI-BLASFEMIA
 
Questa pagina è gestita da storici e biblisti cristiani, i Vangeli specialmente dopo la scoperta di papiri risalenti alla fine del I secolo d.C, sono documenti molto storici, quello che c’è scritto nel Nuovo Testamento, e poi riscritto dai Padri della chiesa, risulta essere totalmene vero e attendibile, poi la storia conferma ogni cosa, già il 60 d.C esistevano le prime chiese nel Medio Oriente in Turchia e Grecia, anche a Roma, e già il 64 d.C ci furono i primi martiri cristian. Quindi non si tratta di leggende ma di storia, poi se i primi cristiani si facevano uccidere per non negare la divinità di Gesù, è perché questa era realtà e non racconti fantastici, nessuno si farebbe uccidere per una favola!
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 A cura del Centro Anti-Blasfemia
 
 
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