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marzo 9, 2016

ALESSANDRO DE ANGELIS AFFERMA CHE GESU’ ERA IL SACERDOTE DI OSIRIDE

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8 MARZO 2016

Articolo di Alessandro De Angelis

Ingannati i cristiani per 2000 anni: Gesù era sacerdote del culto di Osiride

Alessandro De Angelis scrittore, ricercatore storico delle religioni

http://apocalisselaica.net/ingannati-i-cristiani-per-2000-anni-gesu-era-sacerdote-del-culto-di-osiride/

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IN QUESTO ARTICOLO DE ANGELIS CREDE DI POTER DISTRUGGERE IL GESU’ DELLA FEDE

E RICORRE ALLE SUE FALSI TESI SUGLI ANTENATI DI GESU’ E AGGIUNGE POI LE CALUNNIE EBRAICHE E QUELLE DEI MANDEI

E ALTRI ARGOMENTI COME IL NOME CHRESTOS  DI ORIGINE PRE-CRISTIANA.

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ANALIZZIAMO QUELLO CHE HA SCRITTO

1)Abbiamo visto nei precedenti articoli che Gesù era romano da parte di Giuseppe, di discendenza davidica da parte del nonno Simone Boeto e tolemaica da parte della regina Cleopatra, dalla cui relazione con Simone nacque “Maria Vergine”. Simone Boeto, era sacerdote del culto di Iside ad Alessandria d’Egitto, come ci riferisce lo scrittore ebreo G. Flavio.

Nota; Nel precedente articolo De Angelis affermava questo;

SECONDO DE ANGELIS GIUSEPPE PADRE DI GESU’  E’ FIGLIO DI OTTAVIA MINORE SORELLA DELL’IMPERATORE CESARE AUGUSTO E DI ALESSANDRO HELIOS FIGLIO DI CLEOPATRA VII

CLEPATRA VII SAREBBE ANCHE  LA MADRE DELLA VERGINE MARIA CHE SAREBBE MARIAMNE II  FIGLIA DEL SOMMO SACERDOTE SIMONE BOETO E SPOSA DI ERODE IL GRANDE COME E’ DICHIARATO NEGLI ULTIMI LIBRI

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2) Sappiamo da Celso e altri padri della chiesa che Gesù passò la sua infanzia in Egitto, dove apprese i culti misterici Osiriaci ed Isiaci. Ecco le prove che Gesù era un sacerdote del culto di Osiride, ad ennesima conferma di tutte le prove fin qui portate.

Giovanni 8,44 (Gesù, riferendosi ai Giudei) “(…) voi che avete per padre il diavolo, e volete compiere i desideri del padre vostro.”

Come spiegare quest’ultimo versetto dove Gesù dice agli ebrei che stanno adorando in Yahweh il diavolo? I protoebrei erano gli invasori Hyksos che invasero l’Egitto nel 1750 a.C., adoratori del dio Ba’al. Per caratteristiche era simile al dio Seth degli egizi che scelsero quindi come loro dio una volta entrati in Egitto per affinità elettive. Difatti il dio fenicio Baal lo ritroviamo in un testo proveniente da Ugarit con l’epiteto di “Cavaliere delle nubi”, lo stesso epiteto che ritroviamo in Salmi 68: 5 attribuito al dio biblico Yahweh, ed entrambi avevano la stessa paredra o consorte in Aserah. Quindi Gesù sta dicendo agli ebrei che stanno adorando in Yahweh il saytan, o in aramaico avversario di Osiride, ovvero Seth, il fratello che smembrò in 14 parti il suo corpo, e Gesù che era iniziato al culto di Osiride-Iside-Horus, in quel versetto del vangelo di Giovanni sta svelando la verità ai lettori dei vangeli: gli ebrei sono adoratori del nostro avversario Osiride. Per questo gli ebrei furono accusati della morte di Gesù da chi costruì i vangeli. In un testo sacro dei mandei, l’Hawan Gawaita, Gesù viene definito con queste parole: «Egli travisò le parole della luce e le cambiò in tenebre, convertì coloro che erano miei e alterò tutti i culti», mentre il vangelo dei Mandei dice: «Non credere (a Gesù), perché pratica la stregoneria e l’inganno».

3) I Mandei attendono l’avvento di una figura, Anosh-Uthra (Enoch), che «accuserà Cristo il romano, il mentitore, figlio di una donna che non è dalla luce» e «smaschererà Cristo il romano come mentitore; egli sarà legato dalle mani dei giudei, i suoi devoti lo legheranno e il suo corpo sarà trucidato».

I Mandei continuano a sopravvivere in Iraq come setta gnostica eterodossa dei Nazorei, che parla dialetto aramaico. Setta perseguitata dagli ebrei che usavano il voto di nazireato,

La setta dei Nazorei che ha poi dato origine ai Mandei, si definiscono ancora oggi Nasurai. Le persecuzioni degli ebrei iniziarono già nella seconda metà del I secolo e questo portò questa setta gnostica ad abbandonare la Palestina. La setta dei Nazorei veniva chiamata anche setta dei nazareni, mai nominata nei vangeli, dove viene fatta oggetto di contraffazione attraverso la città di Nazareth. che non ricorre mai nell’AT e di cui non vi è nessuna attestazione se non secoli dopo Cristo, escludendo i vangeli.

4)Gesù inizialmente veniva chiamato “Chrestos”, ed i cristiani venivano indifferentemente chiamati sia christiani che chrestiani come dimostrato da Lampe in Christians at Rome in the First Two Centuries, P. Lampe 2003, e come attestato da altri storici come Van Voorst, in  Jesus Outside the New Testament: An Introduction to the Ancient Evidence, 2000 Eerdmans Publishing pagg. 33-35, dando prova di come la denominazione Chrestos fosse ancora in uso nel II secolo. Il Codex sinaiticus,  risalente al IV secolo, attesta quei termini, in tutte e tre i casi, come “chrestianoi”, ed anche Svetonio quando parlò dell’incendio di Roma menziona i seguaci di un certo Chrestos riferendosi alle persecuzioni di Nerone, in “Vita dei Cesari”. Stessa cosa per Tacito in Annali, XV,44 parla della setta dei Chrestiani fondata da Cristo crocifisso sotto Tiberio. In Siria un’iscrizione del 318 d.C., riporta la dedica al “Signore e Salvatore Gesù il Chrestòs”, e nei testi manichei, Mani si definisce “Apostolo di Gesù Chrestos”. (Gardner, Lieu  manichean texts, pag 167). Christos (= unto) è la parola greca per l’ebraico mashiach, ed era il titolo impiegato da coloro che pensavano che Gesù fosse il Messia venuto a liberare Israele, ma Chrestòs (dal greco chraomai) è invece un termine inerente le iniziazioni ai misteri pagani orfici ed eleusini, che serviva ad indicare la distruzione della natura inferiore, il raggiungimento dello stato di immortalità individuale. La nostra scoperta ci ha fatto vedere che Gesù, oltre che di sangue romano, era anche egiziano, tanto che la regina Cleopatra era sua nonna. Ora nei culti misterici egizi, Osiride era un un-nefer (“sempre fiorente”), parola che in greco, come ad esempio fa Plutarco, viene tradotto appunto con “Chrestòs”. Il recente ritrovamento in Egitto della tazza con l’iscrizione greca ΔIA XPHCTOY O ΓOICTAIC, ovvero: ΔΙΑ ΧΡΗΣΤΟΥ Ο ΓΟΙΣΤΑΙΣ, ovvero: dia chrestou o goistais, conferma che Gesù era un iniziato al culto di Osiride, di cui conosceva i segreti misterici attraverso i rituali magici di cui era esperta la nonna Cleopatra, il padre Giuseppe e la madre Maria. Attraverso l’ellenismo, da Alessandro Magno a Tolomeo I che importò il culto di Serapide ad Alessandria, il termine passò a designare l’adepto realizzato anche di altri misteri (egizi, caldei ecc.), che ci fa vedere in Gesù una linea di trasmissione iniziatica di tipo misterico, appartenente al mondo sincretico ellenistico-egiziano. Nel 10 d.C. Filone parla di theochrestos “Dio-ha dichiarato,” o uno che viene dichiarato da Dio, e di Logia theochresta “detti consegnati da Dio” – il che dimostra che ha scritto in un momento quando né i cristiani né Chréstiani si conoscevano ancora sotto questi nomi, ma ancora si chiamavano Nazareni. La teologia cristiana ha scelto e decretato che il nome Christos dovrebbe essere preso come derivato da Chrio, Chriso, “unto con profumati unguenti o olio.” Ricordiamo l’unzione di Gesù, da parte di sua madre Maria a Betania. Questa parola ha assunto nel tempo significati molto diversi. Fu utilizzata da Omero per lo sfregamento del corpo con dell’olio dopo il bagno (Iliade 23, 186; anche in Od., 4, 252).

5)Chrestes significa sacerdote e profeta, e Gesù fu sacerdote del culto di Osiride in Egitto, dove fu iniziato a tutti i culti misterici come ci fa sapere Celso:

« Spinto dalla miseria andò in Egitto a lavorare a mercede, ed avendo quindi appreso alcune di quelle discipline occulte per cui gli Egizi son celebri, tornò dai suoi tutto fiero per le arti apprese, e si proclamò da solo Dio a motivo di esse » (Alethès lógos, I, 28)

L’intento di Celso era quello di cercare di screditare Gesù agli occhi dei cristiani, facendolo apparire per un uomo povero a cui aprirono l’accesso per imparare i culti misterici egizi che solamente i sacerdoti conoscevano. Mai un uomo povero ed ebreo marginale avrebbe potuto avere accesso a tali segreti che venivano custoditi gelosamente dai sacerdoti.

6)Cleopatra morì prima che Gesù nascesse, ma Alessandro Eli era a Menfi in veste di faraone, come abbiamo già visto, nel vangelo arabo dell’infanzia, quando Maria, Giuseppe e Gesù fuggirono da Erode in Egitto.

7) Il nome Christos è quindi pre-cristiano, tanto che lo possiamo ritrovare nella profezia della Sibilla di Erythrea, la profetessa dell’antichità classica che presiedeva l’oracolo di Apollo ad Erythrae, una città della Ionia opposta a Chios, che è stata costruita da Neleo, figlio di Codro. Ma essa non fu la sola profetessa, e ci fu più di una Sibilla di Erythrae, come ci da prova Erofile. dicendo che le profezie sono stati importate dalla Caldea, una nazione nella parte meridionale di Babilonia. Inoltre ci fa sapere che ad aver scritto questa la storia caldea, fu la figlia di Beroso, ossia Erymanthe. e ricordiamo che Hananel l’egiziano, nonno di Simone Boeto, era discendente degli ebrei espulsi da Babilonia sotto Ciro il Grande. Questa Sibilla Eritrea appare anche nei dipinti di Michelangelo, e di tanti altri pittori e scultori che gli dedicarono statue e mosaici famosi, in quanto ella era la profetessa della Redenzione. La parola acrostica, cioè un’espressione linguistica in cui le lettere o le sillabe o le parole iniziali di ciascun verso formano un nome o una frase, fu per la prima volta applicata nelle profezie della Sibilla Eritrea, scritte su foglie e disposte in modo che, le lettere iniziali delle foglie costituivano una parola. Nella profezia della Sibilla di Erythrea si legge esplicitamente:

Iesous CHREISTOS Theou HUIOS Stauros Soter “.

Per il profano, questa serie di nomi sono senza senso, ma contengono una profezia vera, riferendosi non solo a Gesù, inoltre è un versetto del Catechismo Mistico dell’iniziato. Questa profezia si riferisce alla venuta sulla Terra dello Spirito della Verità (Christos), dopo di che ci sarà l’avvento dell’Età dell’Oro. il versetto si riferisce alla necessità , di giungere ad una Condizione Benedetta di purificazione interiore ottenuta attraverso la Teopneustia, cioè la rivelazione spirata da un dio o un essere divino. e la teofania, per passare attraverso la crocifissione della carne o della materia. Leggendo le parole, e cambiandone la posizione, esse diventano:

“Iesous Chreistos theou yios Soter stauros “

Ovvero “Iesus, Christos, Dio, Figlio, Salvatore, Croce,” una profezia pagana, non cristiana, che si riferisce ad una condizione ascetica. La parola “ Chrestos “, compare inoltre nel 470 a.C., in Eschilo (Cho. 901) dove leggiamo gli oracoli di pythochresta “pronunciate da un Dio Pizia”. Nel 460 a.C in Pindaro (pp. 4-10), le parole [oikistera chresen] significano: “l’oracolo lo proclamò il colonizzatore”, cioè Chrestos. Questo termine fu cosi applicato a ogni discepolo riconosciuto da un Maestro, come anche ad ogni uomo buono.

Continuando ad andare avanti nel tempo, nel 420 a.C. ci imbattiamo in Euripide (Ion. 1320) (Eurip. Ion, 1218) che usa la parola Pythochrestos, singolare nominativo di un aggettivo derivato da chrao.

Sempre nello stesso anno in Erodoto, la parola Chreon è spiegata come quello che dichiara un oracolo, e Sofocle, Phil. 437.

350 a.C: Platone (in Phaed. 264 B) “ Chrestos ei Hoti hegei “: “Tu sei un eccellente a pensare…”

333 a.C.: Demostene dice sul Chreste (330, 27), che essa significa semplicemente ” brava persona”.

De Corona, 313, dichiara che i candidati per l’apertura dei misteri greci sono state unte con l’olio.

300a.C.: a.C nei classici Pagani ha espresso più di una idea dal verbo “chraomai ” consultare un oracolo”; Ma significa anche “fatale”, condannato da un oracolo, nel senso di una vittima sacrificale al suo decreto, o “la Parola” come chresterion, non è solo “la sede di un oracolo” ma anche “un’offerta all’oracolo.” Chrestes è uno che espone e spiega gli oracoli, “un profeta, un indovino;” e chresterios è uno che appartiene, o è al servizio di un oracolo, un dio, o un “Maestro”. 10 d.C.: Philo Judaeus parla di theochrestos “Dio ha dichiarato,” o uno che sia dichiarato da Dio, e di logia theochresta “detti consegnate da Dio”, dimostrazione che scrisse in un momento quando né Cristiani, né Chrestians erano ancora noti sotto questi nomi, ma ancora si chiamavano i Nazareni. 90 d.C.: la parola CHRÈON è data da Plutarco (Nich. 14.) come “destino”, “necessità”. Plutarco (V. Focione), si chiede come un collega sordo e sottoacculturato come Focione potrebbe essere soprannominato Chrestos. L’ iscrizione Chrestos PROTOS THESSALOS LARISSAIOS PELASGIOTES ETON IH significa “Chrestos il primo di Tessalonica da Larissa, Pelasgiote 18 anni eroe “. La parola Chrestos si trova sugli epitaffi di quasi tutta l’antica Larissia, ma è sempre preceduto da un nome proprio. 134 d.C.: Adriano a Serviano (citato da Giles, ii P86): “L’Egitto, che si raccomandò con me, il mio carissimo Serviano, l’ho trovato ad essere interamente volubile e incoerente, e continuamente si diffondeva su da ogni respiro di fama. Gli adoratori di Serapide sono chiamati ‘cristiani’, e coloro che sono dedicati al dio Serapide, si chiamano “ Vescovi di Cristo.” La notevole differenza tra le due parole chrao “consulenza, o di ottenere risposta da un dio o da un oracolo” e chrio “strofinare, per ungere” (da cui il nome Christos), non ha impedito l’approvazione ecclesiastica coniata dall’espressione di Filone Theochrestos di tale termine, dall’altra espressione Theochristo “unto da Dio”. Si sostitui tranquillamente la “i” alla “e”, facendo diventare Chresto Christoa. Nella fraseologia esoterica dei Templi ” Chrestos ” è una parola che, come il participio Chrestheis, è formata sotto la stessa regola, e trasmette il senso stesso dal verbo Chraomai: “a consultare un dio”. I nomi Iesus nelle loro diverse forme, come Iasius, Iasion, Jason e Iasus, erano molto comuni nell’antica Grecia, specialmente tra i discendenti di Jasius, cioè i Jasidi. Le parole enigmatiche nel libro dei Sibillini possono essere lette solo ed esclusivamente in luce delle loro legittime parole o significati, e che nulla hanno a che fare con una profezia cristiana. La dottrina segreta insegna che le prime due parole CHREISTOS Iesous , significa semplicemente ” figlio di Iaso, un Chrestos “, o servo di un Dio oracolare. Infatti IASO in dialetto ionico si scrive IESO e Iesous l’espressione nella sua forma arcaica, appunto Iesous, e significa semplicemente ” il figlio di Iaso o Ieso, il guaritore”.

8)Ma Gesù sacerdote dei culti misterici egizi, ci fa capire il motivo per cui gli ebrei non solo non volevano riconoscerlo ma anche perchè lo volevano morto da Pilato, e arrivarono poi a scrivere la Yeshu Toledoth dove raccontano la storia di una Maria adultera, o il Gesù Mago perseguitato e condannato dal Sinedrio, quindi lapidato e poi “appeso a un legno” a Lydda “per aver praticato la stregoneria e per aver sedotto e condotto Israele sulla cattiva strada”, come riporta il Talmud Babilonese (Sanhedrin, 43.a, 67.a).

<<Si insegna: Alla vigilia di Pesach appesero Yeshu e il banditore proclamò in giro per quaranta giorni che “(Yeshu) verrà lapidato per aver praticato la stregoneria e per aver sedotto e condotto Israele sulla cattiva strada. Chiunque sappia qualcosa per assolverlo venga avanti e lo esoneri.” Ma nessuno presentò nulla per esonerarlo e lo appesero alla vigilia di Pesach. Ulla disse: Si deve forse pensare che dovremmo cercare delle prove che lo esonerino? Egli era un adescatore e Dio disse: “Tu non dargli retta, non ascoltarlo; il tuo occhio non lo compianga; non risparmiarlo, non coprire la sua colpa” (Deuteronomio, 13.9). Yeshu era differente perché era intimo col governo>>

SANHEDRIN, 43.a

8)Gesù era intimo col governo di Roma, altra conferma del fatto che era romano e che la parola intimo sia un espediente letterario per coprire la sua parentela con gli imperatori, cosa che gli permetteva di praticare rituali misterici egizi tranquillamente in Israele, come l’episodio della “resurrezione” di Lazzaro presente nel vangelo segreto di Marco e nel vangelo di Giovanni. Un rituale misterico-isideo, tra i più diffusi all’epoca in Egitto, e dai nazareni, strettamente legati ai terapeuti del lago Mareotis, presso Alessandria. Secoli prima della nascita di Gesù, dei e re egizi si resero protagonisti di episodi identici a quelli che il Nuovo Testamento, come raccontatoci dallo storico greco Plutarco, che raccontò del dio Osiride ucciso di venerdì e resuscitò tre giorni dopo. Anche nei Testi delle piramidi, scritti sulle mura di molti monumenti risalenti alla quinta dinastia (2465-2323 a.C.), si menziona il « terzo giorno » come il momento nel quale il corpo del faraone, trasformatosi in Osiride, resuscita prima di intraprendere il suo viaggio verso le stelle. Inoltre sia Osiride che Gesù furono assassinati da persone a loro molto vicine che li tradirono, Seth per Osiride, che era suo fratello, Giuda per Gesù, che ritroviamo sempre come fratello, figlio di Maria e Giuseppe. Inoltre sia Iside che Maria Maddalena, che abbiamo visto essere la madre di Gesù, furono le prime a certificare il loro ritorno in vita. Osiride era chiamato un-nefer, la cui traduzione in greco era appunto Chrestos, mentre Iside era Chrest. Gesù Chrestos o Christis era Gesù Osiride, un sacerdote del culto di Osiride. Giustino Martire, nella sua prima Apologia, chiama i suoi correligionari Chréstiani. “E ‘solo attraverso l’ignoranza che gli uomini si chiamano cristiani invece di Chréstiani”, dice Lattanzio (lib. IV., Cap. Vii.) Il chi-rho o marchio ‘chrestomathy’ è stato utilizzato per designare qualcosa di ‘”buono”, fino a quando non è stato ripreso dal cristianesimo, cambiandolo per rappresentare Christos o unto. In diversi casi nei tempi antichi, la figura di “Gesù Cristo” è anche chiamato “Gesù il Chrest” o “Gesù Buon,” questi due epiteti, “Christos” e “Chrestos,” molto simili tra loro e spesso è stato confuso da primi padri della Chiesa. In Boeckh Corp. Iscr. (2:. 245, n 2300) appare un’iscrizione trovata sull’isola greca di Delos che legge ΙΣΙΔΙ ΧΡΗΣΤΗ o “Isis Chreste”:

9) Chrestos è una parola greca che era popolare come un epiteto o epitaffi in vari siti funerari egiziani come ad Alessandria. Le Camere egiziane di bontà, NFR o Nefer, significa “piacevole”, “bella”, “buono”, “eccellente” e “gentile”, per questo Osiride era chiamato Chrestos, ed è designato dal geroglifico della croce (trachea) con un cuore in fondo (F35). È interessante notare che questo simbolo, che si presenta come il sacro cuore di Gesù, appare sopra “Case della Bontà” egiziani o “Case di Chrest” che sono identiche alle chiese cristiane.

Chi Rho è un simbolo utilizzato sia per Cristo che per chrest. La combinazione delle lettere greche χρ o “chi-rho” denotano una varietà di termini, tra cui “l’oro” (χρυσός), “unto” (χριστός) e “buono” (χρηστός). Così, nel determinare l’uso della parola χρηστός Chrestos abbiamo bisogno di una comparazione di studi del chi-rho, abbreviazione impiegata sulle monete, scudi e altro per secoli prima dell’era comune. Osserviamo la moneta di Tolomeo III, con chi-rho come simbolo tra le gambe dell’aquila di queste monete pre-cristiane. Ora riusciamo a capire il motivo per cui l’imperatore Adriano diceva che i cristiani erano gli adoratori del culto di Serapide/Osiride, importato da Tolomeo I ad Alessandria d’Egitto. Inoltre, il simbolo di chi-rho è stato “usato anche da scribi greci pagani per indicare, a margine, un passaggio di particolare pregio o rilevante.

I seguaci di Iside venivano esortati a essere monogami e a rispettare la sacralità della famiglia come fa la chiesa cristiana oggi. Le commemorazioni più importanti in Egitto sono state prese dalla chiesa cristiana mantenendo gli stessi giorni, la nascita di Horus il 25 Dicembre e, dodici giorni più tardi, l’epifania il 6 gennaio, quando veniva ricordata la nascita del figlio Aion. Al tempo di Gesù molti culti misterici praticavano riti in cui gli iniziati “nascevano di nuovo”; Marvin W. Meyer in “The ancient Mysteries” dice: “Normalmente, nelle celebrazioni rituali, i mistai (ovvero gli iniziati) dividevano cibo e bevande e a volte potevano partecipare della divinità durante una cena sacramentale analoga all’Eucarestia cristiana.

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CONFUTAZIONE

GESU’ E’ IL FIGLIO DI DIO ALTISSIMO I SUOI GENITORI SONO EBREI DISCENDENTI DA DAVID

GESU’ NON HA LEGAME CON GLI ERODI  CLEOPATRA E GLI IMPERATORI ROMANI

GESU’ NON ERA MAGO COME DICONO LE CALUNNIE EBRAICHE SENZA FONDAMENTO STORICO

GESU’ NON E’ QUELLO CHE DICONO I MANDEI UNA SETTA ERETICA CHE CREDE IN FALSITA’

GESU’ NON ERA SACERDOTE DI OSIRIDE MA E’ IL MESSIA ANNUNCIATO DAI PROFETI IL SALVATORE DEL MONDO

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GIUSEPPE PADRE DI GESU’ NON PUO’ ESSERE FIGLIO DI ALESSANDRO HELIOS, ESSENDO NATO PRIMA DI LUI

ALESSANDRO HELIOS FU FATTO MORIRE DA OTTAVIANO AUGUSTO QUANDO ANCORA ERA RAGAZZINO A 11 ANNI IL 29 A.C. .

E POI GIUSEPPE ERA EBREO DISCENDENTE DI DAVID VISSE SEMPRE A NAZARETH E NON EBBE LEGAMI CON ROMANI ED EGIZIANI PAGANI

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ALESSANDRO HELIOS NON HA NESSUN LEGAME DI PARENTELA CON GIUSEPPE PADRE DI GESU’ DI  NAZARETH

Alessandro Helios

Alessandro Helios è stato l’ultimo sovrano egizio del periodo tolemaico. Di lui si conosce la data di nascita, in Alessandria d’Egitto, 25 dicembre del 40 a.C. ma non quella di morte, che avvenne a Roma, tra il 29 e il 25 a.C. Wikipedia

Luogo di nascita: Alessandria d’Egitto, Egitto

Luogo di morte: Roma

Genitori: Cleopatra VII, Marco Antonio

Fratelli: Cleopatra VIII, Tolomeo XV, Tolomeo Filadelfo

Nipote: Tolomeo di Mauretania

Nipote: Drusilla di Mauretania

Nacque il 40 a.C,  da Cleopatra VII e Marco Antonio ad Alessandria.

Dopo la morte dei genitori fu’ cresciuto da Ottavia Minore che era stata la quinta moglie di Marco Antonio.

Alla morte dei genitori Alessandro Helios aveva 10 anni, Ottavio se lo adatto insieme agli altri figli di Cleopatra,

e Ottavia lo crebbe come suo figlio, quando Alessandro Helios era ancora ragazzino verso il 29 a.C, aveva 11 fu fatto morire da Augusto.

Ottavia era stata una grande donna romana onorata da tutti per la sua bonta’.

Ottavia morì nell’11 a.C. ed il fratello le tributò i più alti onori,pronunciando egli stesso l’orazione funebre,

mentre i generi trasportarono il suo feretro alla tomba. Il Senato decretò che le venissero conferiti molteplici onori,

ma la maggior parte di questi vennero declinati da Augusto.

Wikipedia

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LA FINE DEI FIGLI DI CLEOPATRA VII

La causa della loro disgrazia fu Ottaviano Augusto, genio politico ma uomo infido, ipocrita e meschino, pronto a tutto pur di non mettere in pericolo il proprio potere; per non correre rischi fece uccidere dapprima Cesarione, dodicenne figlio di Cesare, poi quasi certamente anche Alessandro Helios e Tolomeo Filadelfo, figli di Marco Antonio, scomparsi nel nulla a Roma ancora ragazzini.

Andò meglio alla gemella di Alessandro, Cleopatra Selene, della quale si occupò Ottavia, seconda moglie di Antonio.

Divenuta adulta, Ottaviano la dette in sposa a Giuba II, re d Numidia, il che rese di conseguenza la donna regina di Numidia e Mauretania.

Dal matrimonio nacquero forse tre figli, ma si ha certezza assoluta solo della sorte di Tolomeo, che regnò sulla Mauretania fino al 40 d.C., quando venne ucciso da Caligola, che pose così fine alla lunga e gloriosa dinastia tolemaica.

Cleopatra Selene, figlia di Cleopatra, fu dunque l’ultima donna dei Tolomei a regnare.

http://www.pilloledistoria.it/3873/storia-antica/i-figli-cleopatra-quale-sorte-ebbero

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NON RISULTA DA NESSUN DATO STORICO CHE MARIAMNE II FIGLIA DEL SOMMO SACERDOTE EBREO SIMONE BOETO AVEVA UNA MADRE DI NOME CLEOPATRA, E NON POTEVA ESSERE FIGLIA DI CLEOPATRA REGINA D’EGITTO.

MARIAMNE II

Nacque il 45 a.C. a Gerusalemme

Mariamne II, sposò Erode il Grande il 25 a.C., il 27 a.C. nacque il Figlio Erode Filippo.

Il 25 a.C. Mariamne aveva 20 anni nata il 45 a.C., mentre Erode il Grande aveva 48 anni, nato il 73 a.C.

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MARIAMNE II NON HA NESSUN LEGAME CON CLEOPATRA VII

Quando Mariamne II nacque il 45 a.C., Cleopatra il 44 a.C, era ancora con Giulio Cesare a Roma.

Il 45 era in Egitto, e dopo aver fatto assassinare il fratello-sposo, si impossessò del trono.

Il 42 si unì con Marco Antonio, il 40 a.C, nacquero i gemelli Cleopatra VIII e Alessandro Helios,

poi il 36 a.C. nacque Tolomeo Filadelfo.

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Per conoscenza riportiamo;

Non ha nessun legame con la dinastia degli Erodi.

Cleopatra VII

Regina egizia

Cleopatra VII Thea Philopatore è stata una regina egizia del periodo tolemaico. Fu l’ultima regina del Regno tolemaico d’Egitto, l’ultimo membro della Dinastia tolemaica e l’ultima sovrana dell’età …

Data di nascita: 69 a.C., Alessandria d’Egitto, Egitto

Data di morte: 12 agosto 30 a.C., Alessandria d’Egitto, Egitto

Coniuge: Marco Antonio (s. 32 a.C.–30 a.C.), Tolomeo XIII, Tolomeo XIV

Fratelli: Tolomeo XIII, Arsinoe IV, Berenice IV, Tolomeo XIV

Figli: Tolomeo XV, Cleopatra VIII, Alessandro Helios, Tolomeo Filadelfo

Genitori: Tolomeo XII, Cleopatra V

Wikipedia

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SIMONE DI BOETO FU GRANDE SACERDOTE DEL TEMPIO DI GERUSALEMME E NON DI ISIDE NON HA NESSUN LEGAME CON CLEOPATRA VII

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Lista dei sommi sacerdoti di Israele

Al tempo della dinastia di Erode e dei romani

Ananelo 37-36 a.C.

Aristobulo III 36 a.C.

Ananelo (restaurato) 36-30 a.C.

Joshua ben Fabo 30-23 a.C.

****Simone ben Beto******

Mattatia ben Theofilo

Joazar ben Beto 4 a.C.

Eleazar ben Beto 4-3 a.C.

Joshua ben Sie 3 a.C.-6 d.C.

Anano ben Seth 6-15

Ishmael ben Fabo 15-16

Eleazar ben Anano 16-17

Simone ben Camito 17-18

Caifa 18-36, al tempo di Gesù

Jonathan ben Anano 36-37

Theofilo ben Anano 37-41

Simone Cantatera ben Beto 41-43

Mattia ben Anano 43

Alioneo 43-44

Jonathan ben Anano 44 (restaurato)

Giuseppe ben Camido 44-46

Anania ben Nebedeo 46-52

Jonathan 52-56

Ismaele ben Fabo 56-62 (restaurato?)

Giuseppe Cabi ben Simone 62-63

Anano ben Anano 63

Joshua ben Damneo 63

Joshua ben Gamaliel 63-64

Mattatia ben Teofilo 65-66

Fannia ben Samuele

Wikipedia

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Simone Boeto

Mariamne era la figlia di Simone Boeto, un sacerdote ebreo di Gerusalemme ma nativo di Alessandria d’Egitto. Aveva fama di essere una bellissima donna, «la più bella donna dell’epoca», riferisce lo scrittore Flavio Giuseppe. La fama di Mariamne raggiunse Erode il Grande, che conobbe la ragazza innamorandosene, e decise che sarebbe stato opportuno sposarla. Il problema era che Simone era un semplice sacerdote e non sarebbe stato opportuno imparentarsi con lui; Erode, allora, tolse l’onore del sommo sacerdozio a Gesù figlio di Phiabet e lo conferì a Simone (25 a.C.), rimuovendo tale ostacolo al matrimonio con Mariamne.

Dal matrimonio tra Mariamne ed Erode nacque Erode Filippo I (anche noto come Erode Boeto), marito di Erodiade e padre di Salomè. Filippo era il quarto figlio maschio di Erode, dopo Antipatro (figlio della prima moglie Doride) e Alessandro e Aristobulo (figli di Mariamne); nel 7 a.C. Erode fece giustiziare per tradimento Alessandro e Aristobulo, e Filippo divenne secondo nella linea di successione.

Nel 4 a.C. Erode scoprì il tradimento di Antipatro, che fu messo a morte. Filippo divenne primo nella linea di successione, ma per breve tempo: Erode, infatti, scoprì che Mariamne era venuta a conoscenza del complotto ma non ne aveva avvertito il marito. Erode allora divorziò dalla moglie, depose Simone Boeto ed eliminò Filippo dalla linea di successione.

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Flavio Giuseppe, Antichità giudaiche, XVII.4.2.

Flavio Giuseppe, Antichità giudaiche, XV.3, 6, 7; XVIII.5

Wikipedia

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Dalle fonti storiche vediamo che tutti questi personaggi della  dinastia degli Erodi non hanno legame con Gesù di Nazareth e la sua famiglia.

Mariamme II, sposa di Erode il Grande, non ha nessun legame con Gesù di Nazareth, era nata il 45 a.C. ,

non puo’ in nessun modo essere Maria di Nazareth,

nata verso (16  o al massimo verso il 23 a.C, dipende dall’anno di nascita di Gesù che va dal 9 a.C al 2 a.C)

ed era ancora adolescente quando divenne la madre di Gesù.

Erode Filippo figlio di Erode il Grande, marito di Erodiade e padre di Salome, nacque il 27 a.C., visse a Roma,

e morì  il 33 d.C.non ha nessun legame con Gesù di Nazareth.

Il  Sommo sacerdote Gesù Gamaliel in carica verso il 63-64 d.C., nato il 34 d.C. e morto il 68 d.C.,era zio di Erode Filippo,

perché aveva sposato Marta la sorella di sua madre. Come vedete Gesù Gamaliel è nato un anno dopo la morte di Erode Filippo,

e non ha nessun legame con Gesù di Nazareth.

NEL MODO PIU’ ASSOLUTO LA SANTA VERGINE MARIA POTREBBE ESSERE MARIAMNE II  O  LA FIGLIA DELLA REGINA CLEOPATRA VII SACERDOTESSA DI ISIDE

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MOLTI ATEI ACCUSANO GESU’ DI ESSERE IL FIGLIO DEL SOLDATO PANTERA, MA SONO ACCUSE FONDATE SOLO SU  FALSE CALUNNIE!

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VEDIAMO L’ORIGINE DI QUESTA CALUNNIA

1)CELSO NEL SUO LIBRO DISCORSO VERITIERO DOVE HA SCRITTO LE CALUNNIE GIUDAICHE CHE  GLI EBREI FACEVANO A GESU’

2)TALMUD UN LIBRO VOLUMINOSO DELLA TRADIZIONE ORALE EBRAICA DOVE CI SONO ACCENNI BLASFEMI  E FALSI CONTRO GESU’

3)TOLEDOT YESHU UN LIBELLO OFFENSIVO DOVE GLI EBREI HANNO SCRITTO IL LORO VANGELO FALSO E BLASFEMO CONTRO GESU’

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1)Celso, filosofo del II secolo d.C. , scrisse un’opera contro i Cristiani dal titolo  Discorso veritiero. Non ci è pervenuta quest’opera, ma sappiamo della sua esistenza e conosciamo alcune sue parti grazie al testo di Origene Contra Celsum, scritto intorno nel 248 d.C., dove lo scrittore cristiano confuta le argomentazioni di Celso.

Celso riporta i seguenti giudizi che attinse dai pregiudizi giudei contro i cristiani e contro Gesù Cristo.

“Essendo la sua famiglia povera, Gesù fu mandato in Egitto a cercare lavoro; e quando arrivò lì, egli acquisì certi poteri magici che gli egizi si vantavano di possedere; quindi ritornato fiero per i poteri che acquisì, per tali poteri si proclamò Dio da se stesso. “  (Contra Celsum, I, 32)

“Gesù si circondò di 10 o 11 uomini scellerati, i peggiori dei pubblicani e dei pescatori; e con questi se ne andava di qua e di là, in modo vergognoso e meschinamente raccoglieva provviste” (Contra Celsum, I,62)

Riportiamo il commento all’opera di Celso che ne fa Giuseppe Ricciotti nella sua Vita di Gesù Cristo (par. 195).

Celso, poco prima del 180, pubblicò il suo Discorso veritiero, con cui assale in minor parte Gesù e in maggior parte i cristiani. Egli tiene a far rilevare che in precedenza si è informato bene del suo argo­mento, giacché ripete fiduciosamente rivolto ai cristiani: “Io so tutto (sul conto vostro)!”; ha infatti letto i vangeli, e li cita nel suo discorso attribuendoli regolarmente ai discepoli di Gesù. Ciò nonostante egli accetta dai vangeli solo i fatti che corrispondono alle sue mire polemiche, quali le debolezze della natura umana di Gesù, il lamento della sua agonia, la sua morte in croce, ecc., che sarebbero a parer suo tutte cose indecorose per un Dio: invece sostituisce gli altri dati biografici con le sconce calunnie anticristiane messe in giro già allora dai Giudei; spesso poi altera l’indole dei fatti, talvol­ta deforma anche le parole delle citazioni, e in genere sparge a pie­ne mani il ridicolo sull’odiato argomento con un metodo che anticipa sotto vari aspetti quello di Voltaire. Ma queste ragioni storiche sono, in realtà, solo sussidiarie, e il vero argomento fondamentale è filosofico: Celso, che mira a rinsaldare l’unità politica dell’Impero romano di fronte alla minaccia dei Barbari, giudica indiscutibilmente assurda l’idea di un Dio fattosi uomo, e quindi erronea la storia evangelica; perciò i cristiani, se vorranno essere ragionevoli, dovranno abbandonare tali assurdità e ritornare ai tradizionali dei dell’Impero. Porfirio, il discepolo del neoplatonico Plotino, è molto più sodo di Celso. Nei suoi 15 libri Contro i cristiani, apparsi sullo scorcio del secolo III, egli conserva un tono più moderato (a quanto possiamo raccogliere dai frammenti), e si dà tutto a rilevare le contraddizioni o inverosimiglianze storiche ch’egli trova nei vangeli; ma anche qui, come in Celso, l’obiezione più forte è sollevata in nome dei principii filosofici: “Può patire un Dio? Può risuscitare un morto?”. La risposta negativa che evidentemente bisogna dare a tali domande, se­condo Porfirio, decide anche di tutta la questione; qualunque inter­pretazione dei racconti evangelici sarà preferibile a quella che am­metta il patimento di un Dio o la resurrezione di un morto. Quando l’impero diventò ufficialmente cristiano, non solo non com­parvero più nuovi scritti contro l’autorità storica dei vangeli, ma disparvero anche quelli già pubblicati: ad esempio, i libri di Por­fino Contro i cristiani. furono ufficialmente proscritti per decreto della corte di Bisanzio nel 448. Seguitarono tuttavia a circolare, scritte in ebraico o trasmesse oralmente, le sconce calunnie giudaiche di cui già si era servito Celso, e che più tardi confluirono nel libello Toledòth Jeshua.

http://www.gesustorico.it/htm/fontinocrist/celso.asp

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Anche Tertulliano conosce le calunnie giudaiche;

TERTULLIANO: DE SPECTACULIS, cap. XXX:

6. Ecco, dirò, quel figlio di un fabbro e di una prostituta, distruttore del Sabato, eretico [xxviii] e indemoniato; ecco quello che acquistaste da Giuda, che con canne e pugni percuoteste, con sputi decoraste, cui deste da bere aceto e fiele; ecco quello che i discepoli di nascosto sottrassero perché si dicesse che era risorto o l’ortolano spostò perché la folla dei visitatori non gli rovinasse le verdure [xxix].

https://sites.google.com/site/centroantiblasfemia/Home/gesu-ed-il-talmud

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Ecco dove appare Pantera

Celso rivolge attacchi diretti contro la persona di Gesù e contro gli apostoli:

« Colui al quale avete dato il nome di Gesù in realtà non era che il capo di una banda di briganti i cui miracoli che gli attribuite non erano che manifestazioni operate secondo la magia e i trucchi esoterici. La verità è che tutti questi pretesi fatti non sono che dei miti che voi stessi avete fabbricato senza pertanto riuscire a dare alle vostre menzogne una tinta di credibilità. È noto a tutti che ciò che avete scritto è il risultato di continui rimaneggiamenti fatti in seguito alle critiche che vi venivano portate. »

« Di esser nato da una vergine, te lo sei inventato tu [Gesù].

Tu sei nato in un villaggio della Giudea da una donna del posto, una povera filatrice a giornata. Questa fu scacciata dal marito, di professione carpentiere, per comprovato adulterio. Ripudiata dal marito e ridotta a un ignominioso vagabondaggio, clandestinamente ti partorì da un soldato di nome Pantera. A causa della tua povertà, hai lavorato come salariato in Egitto, dove sei diventato esperto in taluni poteri, di cui vanno fieri gli Egiziani. Poi sei tornato, e insuperbito per questi poteri, proprio grazie ad essi ti sei proclamato figlio di Dio. »

(I, 28)

« Gesù raccolse attorno a sé dieci o undici uomini sciagurati, i peggiori dei pubblicani e dei marinai, e con loro se la svignava qua e là, vergognosamente e sordidamente raccattando provviste. »

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2)Talmūd Titolo («studio») di due opere analoghe, che hanno per oggetto lo studio della dottrina tradizionale giudaica post-biblica (Mishnāh). Più importante è il T. babilonese (T. bablī o Talmūdā dĕ-Bābel in aramaico); più ridotto e meno diffuso è il T. palestinese o gerosolimitano (T. ereṣ Yiśrā’ēl o Talmūdā dĕ-Ma‛arabā in aramaico; T. yĕrūshalmī).

Il T. rappresenta, accanto alla Bibbia, il testo fondamentale dell’ebraismo, sul quale si basa tutta la tradizione morale e giuridica successiva alla sua redazione. Alla sua origine sta l’insegnamento orale degli Amorei, babilonesi e palestinesi, che dal 3° al 5° sec. d.C. si applicarono allo studio della Mishnāh e delle tradizioni tannaitiche che in questa non erano state raccolte, commentandone e illustrandone le norme. La parte essenziale e più ampia (due terzi del T. babilonese, cinque sesti di quello palestinese) riguarda le norme giuridiche che regolano la vita delle comunità giudaiche (hălākāh), discusse con molta sottigliezza attraverso tutte le interpretazioni trasmesse dai dottori; il resto è haggādāh, cioè narrazioni, leggende ecc.( Treccani)

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Alcune citazioni del Talmud su Gesù dove compare Pantera

GESU’ CITATO  NEL TALMUD BABILONESE

(Sinedrio 67a)

Nel Sinedrio 67a del Talmud si legge: «E lo hanno fatto a Ben Stada a Lidda, essi lo appesero alla vigilia della Pasqua ebraica Ben Stada era Ben Padira Rabbi Hisda ha detto: “Il marito è Stada, la madre di l’amante Panthera era sposato con Stada. Sua madre era Miriam, una lavandaia o dal parrucchiere”».

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Gesu’ è accusato di essere il figlio di un soldato romano di nome Pantera dai giudei dei primi secoli d.C..

Il nome Pantera può avere diverse origini, alcuni Padri della Chiesa credevano che Panter era un antenato di Gesù, come afferma Origine e San Giovanni Damasceno, altra teoria accettata da molti studiosi sarebbe

come ha scritto B.D. Ehrman, «da tempo gli studiosi hanno ammesso che tale tradizione sembra rappresentare un ingegnoso attacco all’idea cristiana della nascita di Gesù quale “figlio di una vergine”. Il termine greco che traduce la parola vergine è parthenos, la cui pronuncia è assai simile a quella di Panthera» (B.D. Ehrman, Did Jesus Exist?, HarperCollins 2012, p. 69). Molto probabilmente non è un brano indipendente dai vangeli.

http://www.uccronline.it/2015/04/19/le-testimonianze-extrabibliche-su-gesu-di-nazareth/

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IL TALMUD  PARLA DI GESU’ MA IN FORMA SEGRETA

Il Talmud  insegna che Gesù Cristo era illegittimo e che fu concepito durante il periodo mesturale; che aveva l’anima di Esaù; che era un pazzo, uno stregone, un seduttore; che egli fu crocefisso, sepolto all’inferno e innalzato come un idolo dai suoi seguaci.

Quanto segue viene narrato nel Trattatello Kallah, 1b (18b):

“Una volta, quando gli Anziani erano seduti alla Porta, passarono due giovani, uno dei quali aveva il capo coperto mentre l’altro l’aveva scoperto. Il rabbino Eliezer disse che quello con il capo scoperto era illegittimo, un mamzer. Il rabbino Jehoschua disse che era stato concepito durante il periodo mestruale, ben niddah. Il rabbino Akibah, comunque, disse che che era entrambe le cose. A questo punto gli altri chiesero al rabbino Akibah perchè egli osasse contraddire i suoi colleghi. Egli rispose che poteva fornire le prove di ciò che affermava. Perciò, egli andò dalla madre del ragazzo che vide seduta al mercato a vendere verdure e le disse: ‘Figlia mia, se risponderai sinceramente a quello che sto per chiederti, ti prometto che sarai salva nella vita che verrà’ Essa gli chiese di giurare di mantenere la promessa, e il rabbino Akibah glielo giurò – ma solo con le sue labbra, perchè nel suo cuore egli invalidò il suo giuramento. Poi disse: ‘Dimmi, che razza di figlio è questo tuo ragazzo?’ Al che essa rispose: ‘Il giorno che mi sposai avevo le mestruazioni, e a causa di ciò, mio marito mi lasciò. Ma uno spirito malvagio venne e giacque con me e da quel rapporto mi nacque questo figlio.’ Fu così dimostrato che questo ragazzo non solo era illegittimo ma anche concepito dalla madre durante il periodo mestruale. E quando coloro che avevano posto la domanda ebbero sentito, dichiararono: ‘Davvero grande è stato il rabbino Akibah quando ha corretto i suoi Anziani’! Ed essi esclamarono: ‘Benedetto il Signore Dio di Israele che ha rivelato il suo segreto al rabbino Akibah figlio di Giuseppe'”!

Che per gli ebrei questa storia si riferisca a Gesù e a sua madre, Maria, è chiaramente dimostrato dal loro libro Toldath Jeschu -‘Le Generazioni di Gesù’ – dove quasi le stesse parole vengono usate per narrare la nascita del nostro Salvatore.

Un’altra storia del genere è narrata in Sanhedrin, 67a:

“Di tutti coloro che sono colpevoli di morte secondo la Legge, egli solo viene preso con uno strattagemma. In che modo? Accendono una candela in una stanza interna e mettono dei testimoni in una stanza accanto da dove, senza essere visti, possono vederlo e udirlo. Poi quello che egli aveva cercato di sedurre gli dice ‘Per favore, ripeti qui privatamente quello che mi hai detto prima.’ Se il seduttore ripete quello che aveva detto, l’altro gli chiede ‘Ma come possiamo lasciare il nostro Dio che è nei cieli e servire degli idoli?’ Se il seduttore si pente, allora tutto è a posto. Ma se egli dice ‘E’ nostro dovere e diritto di farlo,’ allora i testimoni che l’hanno sentito dalla stanza accanto lo portano davanti al giudice e lo uccidono con la lapidazione. Questo è ciò che fecero al figlio di Stada a Lud, ed essi lo appesero alla viglia della pasqua. Perchè questo figlio di Stada era il figlio di Pandira. Infatti il rabbino Chasda ci dice che Pandira era il marito di Stada, sua madre, ed egli visse durante la vita di Paphus, il figlio di Jehuda. Ma sua madre era stada, Maria di Magdala (una parrucchiera per signore) che, come dice il Pumbadita, aveva lasciato il marito.”

Il significato di ciò è che questa Maria era chiamata Stada, cioè prostituta, perchè, secondo l’insegnamento del Pumbadita, avava lasciato il marito e commesso adulterio. Questo appare anche nel Talmud di Gerusalemme e in Maimonide.

Che qui si intenda Maria, la madre di Gesù, si può verificare nel trattatello Chagigah, 4b:

“Quando il rabbino Bibhai fu visitato dall’Angelo della Morte (il demonio), quest’ultimo disse al suo assistente: ‘Vai e portami Maria la parrucchiera’ (cioè, uccidila). Egli andò e portò Maria, la parrucchiera per bambini – al posto dell’altra Maria.”

Una nota a margine spiega questo passo come segue:

“Questa storia di Maria, parrucchiera per signore, si riferisce al periodo del Secondo Tempio. Essa era la madre di Peloni, ‘quell’uomo,’ come viene chiamato nel trattatello Schabbath,” (fol.104b).

Nello Schabbath, il passo indicato dice:

“Il rabbino Eliezer disse agli Anziani: ‘Non è vero che il figlio di Stada esercitava la magia egizia incidendosela nella carne?’ Essi risposero: “Era un pazzo, e noi non prestiamo attenzione a quello che fanno i pazzi. Il figlio di Stada, il figlio di Pandira, ecc.'” come sopra nel Sanhendrin, 67a.

Il libro Beth Jacobh, fol 127, così spiega la magia del figlio di Stada:

“I Magi, prima di lasciare l’Egitto, prestarono particolare attenzione a che la loro magia non fosse messa per iscritto per evitare che altri la imparassero. Ma egli haveva escogitato un nuovo modo di scriverla nella pelle, o di fare dei tagli nella pelle inserendovela. Quando le ferite si rimarginavano, non era possibile vederne il significato.”

http://www.parrocchie.it/correggio/ascensione/talmud_svelato.htm

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3) TOLEDOTH YESHU

Toledoth Yeshu – Una storia ebraica di Gesu’ (l’anti-vangelo del Ghetto)

I nuclei originali di questi racconti, che inizialmente furono trasmessi in forma orale, sono antichissimi (II secolo?) e connessi probabilmente alle prime polemiche tra ebrei e cristiani, testimoniate già negli Atti degli Apostoli, 13. Alcune accuse, che compaiono nelle Toledòt, si ritrovano anche in scritti di Giustino, Celso, Origene, Tertulliano e sembrano attestate anche dal Talmud. Si suppone che i racconti siano stati posti in forma scritta fra il IV e il VI secolo, se non più tardi.

Il testo che segue è la traduzione italiana di una “Toledoth Yeshu”, pubblicata in inglese sul web all’indirizzo Toldot Yeshu da Alan Humm. Si può trovare stampata nel volume di Morris Goldstein Jesus in the Jewish Tradition, New York 1950, pp. 148-154. La traduzione italiana, corredata di introduzione e note, è ora stata pubblicata sul numero 1 anno 2002 della rivista “L’idea. Giornale di pensiero”, edita da GEI editrice, Roma.
Le Toledoth (da tradurre semplicemente come “storie” o “dicerie”) sono un genere tradizionale ebraico di narrazioni relative spesso ad argomenti scritturali. In particolare, le Toledoth Yeshu sono racconti polemici che rivisitano la storia di Gesù e della nascita del Cristianesimo in chiave di derisione e condanna. I documenti risalgono al più presto al tardo Medioevo; più spesso sono inseriti in opere a stampa di età rinascimentale. Le tradizioni cui si riferiscono sono invece in parte assai più antiche, dovendo essere ricondotte alla prima polemica tra giudaismo e corrente giudeo-cristiana e successivamente alla difesa ebraica contro l’accusa di deicidio. Numerosi elementi narrativi riconoscibili in questa Toledoth sono già presenti nella polemica antigiudaica dei primi padri della chiesa (Tertulliano, Origene); altri episodi sono riscontrabili in testi di provenienza rabbinica, anch’essi databili ai primi secoli del Cristianesimo.
Attiro l’attenzione dei lettori su alcuni aspetti che necessitano un approfondimento ed un tentativo di interpretazione:
1. come avviene nella maggior parte dei testi ebraici sull’argomento, l’ambito cronologico della vita di Gesù viene retrocesso di più di un secolo, al tempo dell’ultimo grande re asmoneo, Alessandro Ianneo; in quell’epoca, sconfitti i Siriani e prima che si affermasse l’influenza romana, Israele era indipendente; le lotte religiose erano molto accanite. Alessandro perseguitò crudelmente i farisei (secondo la testimonianza di Giuseppe Flavio); gli successe la moglie Alessandra Salome (che il nostro testo chiama Elena).
2. in mancanza dei Romani, gli Ebrei riconoscono la propria responsabilità nella condanna di Gesù, interpretandola come un atto secondo giustizia nei confronti di un empio e impostore. Anche questo è un elemento che ricorre già a partire dai primi secoli: gli Ebrei non hanno mai cercato, quanto meno fino ai tempi moderni, di rivendicare una loro estraneità alla morte di Gesù.
3. gran parte degli episodi inclusi nella Toledoth possono essere letti come rovesciamenti capziosi di fatti narrati nei vangeli (canonici e non): così, in particolare:
a) la negazione della nascita verginale,
b) la capacità di Gesù quale operatore di miracoli, ottenuta con l’inganno,
c) le dispute scritturali con i Dottori (probabilmente rabbini, quali successori dei farisei),
d) la base primigenia del movimento cristiano in Galilea.
Particolarmente interessante mi pare la citazione attribuita a Gesù della formula messianica contenuta nel salmo II: “Mio figlio sei tu; oggi ti ho generato”. Come è noto, questa formulazione non si trova nei vangeli canonici, (che conoscono la formula “Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto”) ma solo in Atti 13:33, dove però è chiaramente riferita alla Resurrezione, e nella Lettera agli Ebrei. E’ invece presente, riferita al battesimo di Gesù, nel vangelo apocrifo degli Ebioniti . Il testo è perduto e sopravvive solo in alcune citazioni del padre della chiesa Epifanio nel Panarion, che lo definisce anche Vangelo degli Ebrei.

Si può quindi legittimamente pensare che sia proprio questo vangelo, anticamente in uso da parte di una corrente giudeo-cristiana presto dichiarata eretica dalla chiesa cattolica, ad essere la specifica fonte della citazione.
Altri tratti narrativi non sembrano avere riscontro nella letteratura cristiana: si tratta probabilmente di elementi favolistici e tardi, ma non si può escludere che in parte derivino da tradizioni antiche delle quali non siamo più a conoscenza. Senz’altro antico è il nome “Pantera” o “Pandera” per il padre di Gesù, che si trova già in Celso (attribuito però ad un soldato romano) e in accenni di Origene alla genealogia di Giuseppe. Siamo probabilmente di fronte alla deformazione ingiuriosa del termine “parthenos” (= vergine in greco), per cui Gesù, da figlio della vergine diventerebbe “figlio della pantera”. Non è probabilmente lecito, anche se intrigante, pensare che dalla formula (polemica e anticristiana) Gesù ben Pantera sia sorta, per assonanza, l’immagine figurata di Gesù come pantera, leopardo o tigre, frequente nei bestiari medievali ed usata in epoca contemporanea da T. S. Eliot, sia in Gerontion che in Mercoledì delle Ceneri.
4. fondamentale mi sembra l’insistenza del testo sulla discordia che l’azione di Gesù e dei suoi seguaci avrebbe creato in Israele; discordia che, nonostante l’uccisione dei discepoli, sarebbe continuata anche dopo la morte di Gesù, tanto da dover inventare un personaggio a mezzo tra Pietro e Paolo che avrebbe condotto, “a fin di bene” al distacco dei seguaci di Gesù dal giudaismo; il che, si noterà, fu proprio l’effetto che storicamente ebbe la predicazione paolina, ma interpretato come purificazione del giudaismo da una setta eretica. Ci troviamo qui evidentemente di fronte ad una giustificazione “provvidenziale” a posteriori del fatto che il movimento nato dalla predicazione di Gesù, pur avendo origine da un inganno e nonostante l’eliminazione dei discepoli, sia risultato a conti fatti vincente.
In sostanza, le Toledoth Yeshu non apportano nulla di nuovo alla nostra conoscenza delle origini cristiane, ma sono una documentazione della risposta polemica giudaica ai ricorrenti attacchi provenienti da parte cristiana, almeno a partire dalla fine del I secolo, quando la frattura tra giudaismo e cristianesimo, con la marginalizzazione prima della setta dei nazareni e successivamente degli ebioniti, si fece definitiva. Benché si tratti di testi relativamente recenti, conservano senz’altro un nucleo antico, che per alcuni tratti si può pensare contemporaneo alla formazione dei vangeli canonici. A giudicare da questo ed analoghi testi, anche quelli più vicini ai fatti, che ci sono noti solo attraverso le allusioni di autori cristiani, non sembra che gli ebrei abbiano avuto una propria tradizione, autonoma e di “prima mano” riguardo alla figura di Gesù di Nazareth, ma piuttosto che si siano ingegnati, nel corso dei secoli, a replicare come potevano all’agiografia di fonte cristiana.
Ulteriori notizie sull’interpretazione giudaica di Gesù, con riguardo alle testimonianze più antiche, si possono reperire in: F.F. Bruce, Gesù visto dai contemporanei – Le testimonianze non bibliche; Claudiana Editrice, 1989.
N.B. le note al testo sono di Morris Goldstein se contrassegnate con (G); di Alan Humm se contrassegnate con (AH); mie , se senza sigla e a fondo pagina.
https://forum.termometropolitico.it/72934-toledoth-yeshu-una-storia-ebraica-di-gesu-l-anti-vangelo-del-ghetto.html

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http://jewishchristianlit.com//Topics/JewishJesus/toledoth.html

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LA SETTA ERETICA DEI MANDEI

I mandei (dal termine manda = gnosi, detti anche Cristiani di San Giovanni) sono gli appartenenti all’unica comunità religiosa di origine gnostica tuttora esistente.

Tracce della loro esistenza si trovano in documenti risalenti al III secolo. Oggi si stima che i mandei siano circa 150.000. Essi vivono principalmente nell’Iraq meridionale e nella provincia iraniana del Khūzestān.

Circa 50.000 di loro, invece, vivono in Europa occidentale, Australia, Stati Uniti, Canada e Nuova Zelanda, mentre alcune migliaia vivono come profughi in Siria ed in Giordania.

La loro lingua è un dialetto aramaico, simile all’aramaico-ebraico del Talmud (composto nel II-V secolo d.C.). Esiste anche una forma moderna di mandeo, che è parlata solo dai mandei della provincia iraniana del Khūzestān.

Alcuni studiosi suppongono che i mandei derivino da una setta, i Nazareni, originaria del Vicino Oriente. A causa delle persecuzioni romane del I secolo i mandei abbandonarono la Palestina; alcuni si trasferirono nelle terre dei Parti e in Persia sotto il regno dei Sasanidi, altri si stabilirono nella città di Harran. Questi ultimi si scontrarono con i primi cristiani e dovettero lasciare la regione per rifugiarsi nella Babilonia meridionale.

Altri studiosi, invece, pensano che i mandei siano originari della Mesopotamia, la fertile regione sita tra i fiumi Tigri ed Eufrate. Altri ancora arrivano a supporre che la setta fu fondata da Giovanni Battista o, quantomeno, dagli Esseni. Questo dubbio sulle loro origini divide gli studiosi sulla loro collocazione, infatti alcuni pensano che il Mandeismo sia una eresia cristiana dei primi secoli, altri pensano che sia una gnosi pre-cristiana, ed un terzo partito è convinto che il loro sistema si fondi su un sincretismo tra elementi cristiani, giudei e manichei.Il Mandeismo è una religione monoteista. Il suo è un sistema basato sostanzialmente sul dualismo gnostico: la contrapposizione tra un dio supremo del Mondo del Bene e della Luce (Haiyê Qadmayê), circondato da angeli (Uthrê), dei quali il più importante è Manda d-Haiyê (Gnosi di Vita), e il mondo del Male e delle tenebre, abitato da demoni, il cui capo è Ruha, lo spirito malvagio.

L’uomo vive nel mondo delle tenebre, che però abbandona nel momento della morte. Dopo la morte, ogni anima passa attraverso degli stadi intermedi fino ad arrivare al regno della luce. Secondo la tradizione mandea, arriverà un messaggero che traghetterà le anime dal mondo dell’oscurità al regno della luce e questo sarà il segnale per la fine del mondo delle tenebre. Al termine esisterà solo il regno della luce e il tempo della sofferenza si sarà esaurito.

I mandei hanno per esempio in comune con l’ebraismo le figure di Adamo ed Eva, ma per loro Eva non nacque da una costola di Adamo, bensì fu un regalo del dio del regno della Luce per Adamo. Similmente ai cristiani, i mandei celebrano la domenica, ma soprattutto il battesimo (Masbütä). Inoltre, come in quasi tutte le sette gnostiche, separano il Gesù terreno (Ishu Mshiha), considerato un impostore e smascherato dall’angelo Anosh Uthrà, dal Cristo spirituale, il Manda d-Haiyê, battezzato la prima volta da Iuhana Masbana (Giovanni Battista) nel Giordano.

I testi sacri dei mandei sono il “Grande Tesoro” (Ginza Iamina) o “Libro di Adamo”, “Il libro di Giovanni Battista” (Drashia d-Yahia) e il “libro canonico delle preghiere”. Il “Ginza Iamina” è stato tradotto nel 1925 dallo studioso di religioni tedesco Mark Lidzbarski.

Le loro cerimonie più importanti sono il funerale, la festa dei morti e il battesimo. I mandei non hanno monumenti di culto, il loro unico tempio naturale sono le acque del fiume Tigri.

Non esiste alcuna norma che proibisca ai credenti di convertirsi ad un’altra religione o che impedisca o imponga a credenti di altre religioni la conversione al Mandeismo. Un mandeo, però, perde l’appartenenza alla propria comunità religiosa attraverso il matrimonio.

Altri importanti pilastri della religione mandea sono la preghiera, il digiuno e il prendersi cura degli altri.

Per i mandei, Giovanni Battista fu l’ultimo dei profeti e come tale battezzò il Cristo spirituale, pertanto la cerimonia del battesimo si ispira ai battesimi da lui celebrati. Ogni mandeo viene battezzato più volte, ma l’ottimo sarebbe ricevere il battesimo ogni domenica poiché, secondo la concezione mandea, durante la cerimonia del Masbütä ci si avvicina al regno della luce sempre di più. Grazie alla tripla immersione rituale, il battezzato viene purificato dai peccati commessi ed entra in contatto col mondo della luce permettendo la guarigione dalle malattie e la cacciata dei demoni.

Il battesimo mandeo viene celebrato presso acque correnti, sempre chiamate Giordano (Yardna). Il candidato, vestito con un abito bianco formato da sette pezzi viene guidato in acqua dal sacerdote ed immerso per tre volte. Durante il rito, la vita si ferma per un istante e, dopo il battesimo, riprende a scorrere con nuovo vigore.

Edmondo Lupieri: I mandei. Gli ultimi gnostici, Brescia, Paideia ed., 1993

https://it.wikipedia.org/wiki/Mandei

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I Mandei e Gesù Cristo

I Mandei come altri gnostici separavano la figura di Gesù da quella del Cristo (docetismo), non potendo riconoscere ad un essere spirituale, inviato dal Padre della Luce, la possibilità di morire per mezzo degli uomini e delle tenebre. Per i mandei il Gesù terreno ( Ishu Mshiha) non è il Salvatore, ma un servo dei demoni. Il suo martirio è un inganno da parte del mondo delle tenebre; mentre il Cristo Spirituale è rappresentato da Anosh Uthrà ( l’ultimo termine significa angelo ), che altro non è che Manda d-Haiye inviato come messaggero di luce sulla terra.

E’ interessante come i Mandei attribuiscano a Giovanni il Battista tutti gli elementi caratteristici, che un cattolico attribuirebbe a Gesù Cristo. I Mandei raccontano come la nascita di Giovanni fu annunciata da un Angelo a sua Madre, e come suo padre Zaccaria fosse un uomo molto anziano (Come S.Giuseppe). Inoltre, sempre nel racconto mandeo, una stella rimase sospesa sul luogo dove doveva nascere Giovanni, e come egli fu perseguitato dagli ebrei ortodossi, e costretto alla fuga per una ventina di anni, quando tornò nel mondo Giovanni era profeta e guaritore, e prese ad insegnare e battezzare.

Giovanni era chiamato sia il buon pastore, sia il pescatore di anime, titoli identici a quelli di Gesù, e sempre per i Mandei Giovanni prese come suo discepolo lo stesso Gesù.

Matteo 3:13 In quel tempo Gesù dalla Galilea andò al Giordano da Giovanni per farsi battezzare da lui.

I testi mandei sostengono che Gesù travisò gli insegnamenti di Giovanni, carpendone con l’astuzia i segreti, e traghettando nell’inganno gli uomini. Gesù si presentò a Giovanni per essere battezzato, e, vincendo le iniziali perplessità del Battista, riuscì a farsi ammettere nella comunità, ma durante il battesimo , Gesù fu investito dalla potenza di Ruah (l’Arcidemone), e non degli angeli della Luce.

Certo è interessante notare come i Mandei abbiano sofferto persecuzioni sia da ebrei, che islamici, che cattolici, in virtù della loro diversità nell’approccio alla figura del Cristo, e malgrado ciò hanno mantenuto inalterato nel tempo la loro visione su di un Gesù falso profeta e servo delle forze del male. Una simile connotazione di Gesù, e al contempo l’indicazione di un Cristo inteso come Angelo o Potenza Spirituale, è combaciante con quella di comunità e scuole gnostiche, creando un’interessante solco religioso e misterico.

Non possiamo non ricordare come gli stessi Dositeo e Simon Mago, asserissero di essere discepoli di Giovanni il Battista, e il loro essere contemporanei a Gesù apre una serie di fondati interrogativi attorno alle origini stesse del messaggio racchiuso nel cristianesimo; che potrebbe trovare non solo radice diversa da quello dell’ebraismo, ma dello stesso Gesù.

http://www.fuocosacro.com/pagine/gnosticismo/mandei.htm

——————————————————————————————Il Battista e Gesù nella tradizione mandea

Ognuno di questi aspetti meriterebbe di essere lungamente analizzato, ma, in questa sede, è interessante soffermarci soprattutto sul loro strettissimo rapporto con la figura di San Giovanni Battista, un rapporto così stretto da averli fatti in alcuni casi definire “Cristiani di San Giovanni” (anche se, in effetti, sono assolutamente estranei al cristianesimo).

I Mandei considerano il Battista (Yahia) come uno dei più importanti capi della loro setta, ma affermano di esistere da molto tempo prima del Battista. Di fatto, uno dei loro libri sacri, il Drashia d-Yahia, è interamente dedicato a lui e ai suoi rapporti con Gesù (Ishu).

La nascita di Giovanni è annunciata in sogno e indicata dall’apparizione di una stella che rimane sospesa sopra Enishbai (Elisabetta), mentre il padre di Giovanni è Zakhria (Zaccaria), anziano e senza figli, esattamente come nel racconto del Vangelo. Dopo la nascita del bambino i giudei complottano contro di lui, per cui viene nascosto da Anosh (Enoch) su una montagna sacra, dalla quale ritorna all’età .di ventidue anni, per diventare capo dei Mandei e, significativamente, da questo momento in poi è presentato come un guaritore.

Giovanni è chiamato «pescatore di anime» e «buon pastore», appellativi molto comuni riferiti a numerose antiche divinità mediterranee.

Secondo la leggenda Giovanni sposa Anhar, ma la donna non svolge un ruolo importante. Invece, stranamente, non compaiono notizie sulla sua morte, salvo un’immagine suggestiva nel “Libro di Giovanni” in cui, dopo una morte serena, la sua anima viene portata via dal dio Manda-t-Haiy nella forma di un bambino; ma questa sembra essere piuttosto una poetica prefigurazione di ciò che i Mandei pensavano dovesse accadere al Battista.

Si diceva che nel “Libro di Giovanni” è descritta anche la figura di Gesù, sia con il nome “Yeshu Messiah”, sia come “Messiah Paulis” (probabilmente da una parola persiana che significa «imbroglione» ) e qualche volta come “Cristo il romano”.

Anche se il testo è piuttosto oscuro, fa la sua comparsa nella storia mentre studia per diventare discepolo di Giovanni: Gesù non era un membro della setta, ma un esterno. Quando si presenta sulle rive del Giordano e chiede il battesimo, Giovanni non è convinto che ne sia degno e glielo rifiuta, ma Gesù riesce a persuaderlo. Mentre Gesù viene battezzato, Ruha, la dea degli inferi, appare in forma di colomba e traccia una croce di luce sul Giordano.

Dopo essere diventato discepolo di Giovanni, in modo simile a quanto raccontato dai cristiani a proposito di Simon Mago, Gesù, come dice Kurt Rudolph, «travisa la parola di Giovanni, cambia il battesimo del Giordano e diventa sapiente attraverso la sapienza di Giovanni» (6).

http://www.centrostudilaruna.it/mandei.html

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LA DIFFERENZA TRA CHRESTOS E CRISTO

CHRESTOS

In greco significa gentile, utile, è un vocabolo usato comunemente.

CRISTO O CHRISTUS

In greco vuol dire unto e viene tradotto così l’ebraico messia.

Cristo (dal greco Χριστός, Christòs) è la traduzione greca del termine ebraico מָשִׁיחַ (mašíaḥ, cioè “unto”), dal quale proviene l’italiano Messia.

Il significato di questo titolo onorifico deriva dal fatto che nell’antico medioriente re, sacerdoti e profeti venivano solitamente scelti

e consacrati tramite l’unzione con oli aromatici.

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Il termine ebraico di Messia viene tradotto in greco con la parola Cristo, e significa Unto. In Israele erano unti nel Nome di Dio coloro che erano a lui consacrati per una missione che egli aveva loro affidato. Era il caso dei re, dei sacerdoti e, in rari casi, dei profeti. Unto per eccellenza doveva essere il Messia che Dio avrebbe mandato per instaurare definitivamente il suo Regno. Il Messia doveva essere unto dallo Spirito del Signore (Is 11,2), ad un tempo come re e sacerdote (Zc 4,14; Zc 6,13) ma anche come profeta (Is 61,1; Lc 4,16-21). L’angelo ha annunziato ai pastori la nascita di Gesù come quella del Messia promesso a Israele: “Oggi vi è nato nella città di Davide un Salvatore che è il Cristo (Messia) Signore” (Lc 2,11). I pastori dunque hanno capito chi era quel bambino e per questo si sono mossi per andare ad adorarlo. Gesù è “chiamato Cristo” (Mt 1,16) perché “concepito per opera dello Spirito Santo” (Mt 1,20). Egli fin da principio è “colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo” (Gv 10,36), è l’oggetto della speranza del popolo di Israele (At 28,20). Gesù ha accettato la professione di fede di Pietro, fatta in prossimità della sua passione, che lo riconosceva quale Messia: “Tu sei il Cristo (Messia), il Figlio del Dio vivente” (Mt 16,16-23). E così Gesù da una parte conferma “che è disceso dal cielo” (Gv 3,13), e dall’altra che “non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti” (Mt 20,28). È Messia soprattutto dall’alto della croce. Dopo la Risurrezione Pietro dirà al popolo: “Sappia dunque con certezza tutta la casa d’Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo (Messia) quel Gesù che voi avete crocifisso!” (At 2,36).

http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=831

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I PRIMI CRISTIANI USAVANO SIA CHRISTOS CHE CHRESTOS

Il termine Cristiani ricorre solo tre volte negli Atti degli Apostoli: il testo greco del Codex sinaiticus,  risalente al IV secolo, attesta quei termini, in tutte e tre i casi, come “chrestianoi”.

Anche Svetonio parlando del grande incendio di Roma e delle persecuzioni neroniane parla dei seguaci di un certo Chrestos (Vita dei Cesari- Claudio, XXV). Che questa non sia una semplice imprecisione di Svetonio, o un errore di trascrizione, lo attesta anche un passo di Tacito (Annali, XV,44) in cui parla della setta dei Chrestiani, il cui fondatore era un certo Cristo (quindi si usavano i due termini senza molte distinzioni) crocifisso in Galilea sotto Tiberio.

Un’antica iscrizione risalente al 318, in Siria, all’ingresso di uno dei più antichi luoghi di culto cristiani, appartenente ai seguaci di Marcione, riporta la dedica al “Signore e Salvatore Gesù il Chrestòs”.

Anche nei testi manichei, Mani si definisce “Apostolo di Gesù Chrestos”. (Gardner, Lieu  manichean texts, pag 167).

Qual è la differenza dei due termini?

Christos (= unto) è la parola greca per l’ebraico mashiach, ed era il titolo impiegato da coloro che pensavano che Gesù fosse il Messia del giudaismo. Chrestòs (dal greco chraomai) è invece un termine tecnico che inerisce al mondo delle iniziazioni ai misteri pagani (orfici, eleusini, bacchici, cabiri), dove indicava la distruzione della natura inferiore, il raggiungimento dello stato di immortalità individuale, il termine cioè dei Piccoli Misteri. Esotericamente si riferisce a colui che è passato per la seconda nascita, che ha eternalizzato sé stesso nel proprio agathodaimon, genio individuale. Tale termine corrisponde esattamente all’egiziano unnefer (“sempre fiorente”), nei misteri egiziani; Osiride era unnefer parola che in greco, come ad esempio fa Plutarco, viene tradotto appunto con “Chrestòs”. Attraverso l’ellenismo infatti  il termine passò a designare l’adepto realizzato anche di altri misteri (egizi, caldei ecc.).

http://www.centrostudilaruna.it/il-christo-serpente-cristianesimo-e-misteri-antichi-parte-ii.html

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I primi cristiani che provenivano dal paganesimo, e di lingua greca, trovavano facile usare un termine a loro consueto come Chrestos,

che significava virtuoso, gentile, e quindi lo usavano al posto di Christos, in italiano Cristo.

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Analisi a cura del Centro Anti-Blasfemia

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CENTRO ANTI-BLASFEMIA

Questa pagina è gestita da storici e biblisti cristiani, i Vangeli specialmente dopo la scoperta di papiri risalenti alla fine del I secolo d.C., sono documenti molto storici, quello che c’è scritto nel Nuovo Testamento, e poi riscritto dai Padri della chiesa, risulta essere totalmene vero e attendibile, poi la storia conferma ogni cosa, già il 60 d.C. esistevano le prime chiese nel Medio Oriente in Turchia e Grecia, anche a Roma, e già il 64 d.C. ci furono i primi martiri cristian. Quindi non si tratta di leggende ma di storia, poi se i primi cristiani si facevano uccidere per non negare la divinità di Gesù, è perché questa era realtà e non racconti fantastici, nessuno si farebbe uccidere per una favola!

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Bibliografia e Fonti;

Nuovo Testamento, Vangeli Apocrifi e Gnostici diverse edizioni.

https://it.wikipedia.org/wiki/Fonti_storiche_non_cristiane_su_Ges%C3%B9

http://www.uccronline.it/2015/04/19/le-testimonianze-extrabibliche-su-gesu-di-nazareth/#grecoromane

Testimonianze extracristiane

http://www.christianismus.it/modules.php?name=News&file=article&sid=2

http://www.gesustorico.it/

https://it.wikipedia.org/wiki/Ges%C3%B9_storico

I Documenti più antichi del cristianesimo

http://digilander.libero.it/Hard_Rain/

Giuseppe Flavio; Antichità Giudaica, Guerra Giudaica

Ottimi articoli sulla testimonianza cristiana  di Giuseppe Flavio

http://www.christianismus.it/modules.php?name=News&file=article&sid=2&page=2

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http://digilander.libero.it/Hard_Rain/storia/Testimonium.htm

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CENTRO-ANTI-BLASFEMIA

Questa pagina è gestita da storici e biblisti cristiani, i Vangeli specialmente dopo la scoperta di papiri risalenti alla fine del I secolo d.C, sono documenti molto storici, quello che c’è scritto nel Nuovo Testamento, e poi riscritto dai Padri della chiesa, risulta essere totalmene vero e attendibile, poi la storia conferma ogni cosa, già il 60 d.C esistevano le prime chiese nel Medio Oriente in Turchia e Grecia, anche a Roma, e già il 64 d.C ci furono i primi martiri cristian. Quindi non si tratta di leggende ma di storia, poi se i primi cristiani si facevano uccidere per non negare la divinità di Gesù, è perché questa era realtà e non racconti fantastici, nessuno si farebbe uccidere per una favola!

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Confutazione a cura del Centro Anti-Blasfemia

https://sites.google.com/site/centroantiblasfemia/

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