Mirabilissimo100’s Weblog

febbraio 18, 2017

LA REINCARNAZIONE NELLE RELIGIONI ORIENTALI

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 5:54 am

 

 

La  reincarnazione secondo l’induismo
———————————————————————

LA REINCARNAZIONE NELLE RELIGIONI ORIENTALI

Quello della reincarnazione non è un concetto tanto antico come si pensa. Non è un elemento comune a molte delle antiche religioni conosciute, e la sua origine non appartiene a un passato immemorabile.

La forma classica della dottrina della reincarnazione fu formulata in India, ma certamente non prima del 9° secolo a.C., quando gli scritti brahmani furono composti. Quando le Upanihad (tra il 7° e il 5° secolo a.C.) ebbero definito chiaramente il concetto, esso fu adottato dalle altre grandi religioni orientali che ebbero origine in India, il Buddismo e il Giainismo. In seguito alla diffusione del Buddismo, la reincarnazione fu poi adottata dal Taoismo cinese, ma non prima del 3° secolo a.C.

Le antiche religioni del mondo mediterraneo svilupparono credi reincarnazionisti piuttosto differenti. Ad esempio, il platonismo greco affermava la preesistenza dell’anima in un mondo celestiale e la sua caduta in un corpo umano. Per liberarsi, l’anima aveva bisogno di essere purificata mediante la reincarnazione. In questo Platone fu fortemente influenzato dalle più antiche scuole filosofiche. Il primo importante sistema filosofico greco ad adottare una visione della reincarnazione paragonabile a quella induista fu quello neoplatonico, nato nel 3° secolo d.C., sotto influenze orientali.

Nel caso dell’antico Egitto, il Libro Egizio dei Morti descrive il viaggio dell’anima verso l’altro mondo senza ritornare alla terra. E’ noto che gli antichi egizi imbalsamavano i morti in modo che il corpo potesse essere preservato e accompagnare così l’anima nell’altro mondo. Ciò suggerisce che questo popolo credesse nella resurrezione anziché nella reincarnazione.
Allo stesso modo, in molti casi di antiche religioni tribali che oggi sono descritte come aderenti al concetto di reincarnazione, si tratta invece di credenza nella preesistenza dell’anima prima della nascita o nella sua sopravvivenza indipendente dopo la morte. Ciò non è collegabile all’idea classica di trasmigrazione da un corpo fisico a un’altro secondo una la legge impersonale come quella del karma.


LA REINCARNAZIONE NELL’INDUISMO

L’origine del samsara va cercato nell’Induismo e nei suoi scritti classici. Non può essere apparsa prima del 9° secolo a.C. perché gli inni vedici (i più antichi testi nell’Induismo) non la menzionano; ciò prova che la dottrina della reincarnazione non era stata ancora formulata al tempo della loro stesura (tra il 13° e il 10° secolo a.C.).

A quel tempo – come si evince ad esempio dall’esegesi del rituale funerario – si credeva che l’uomo continuava ad esistere dopo la morte come persona completa. Tra l’uomo e gli dèi esisteva un distinzione assoluta, come in tutte le altre religioni politeistiche del mondo. Siamo piuttosto lontani dal concetto di una fusione impersonale con la fonte di tutta l’esistenza, che troviamo più tardi negli Upanishad.

Troviamo poi Yama, il dio della morte (menzionato anche nei testi sacri buddisti e taoisti), che regnava sulle anime dei defunti; a lui le famiglie facevano delle offerte in favore dei propri cari deceduti.
La giustizia divina era amministrata dagli dèi Yama, Soma e Indra, non da una legge impersonale come il karma. Queste divinità, anzi, avevano il potere di gettare i malvagi in una buia prigione eterna dalla quale essi non sarebbero mai più potuti scappare (Rig Veda 7,104,3-17).

(Per uno studio sull’evoluzione e la relazione tra le dottrine religiose politeiste e monoteiste si veda questo documento.)

La premessa per l’ottenimento di una ricompenza per le proprie azioni in una nuova esistenza terrena (invece di una celeste) apparve negli scritti brahmani (9° secolo a.C.). In essi si affermava una limitata immortalità celeste, che dipendeva dalle opere e della qualità dei sacrifici fatti duranti la vita. Dopo aver raccolto la ricompensa per queste cose, l’uomo doveva affrontare un’altra morte nel regno celeste (punarmrityu) e quindi ritornare all’esistenza terrena. L’antidoto a questa situazione era considerato come conoscenza esoterica, ottenibile solo durante la propria esistenza terrena.


LA REINCARNAZIONE NEGLI UPANISHAD

Gli Upanishad furono i primi scritti in cui si spostò il luogo della “seconda morte” dal cielo alla terra, identificandone la giusta soluzione con la conoscenza dell’identità atman-Brahman.

L’ignoranza della propria individualità (atman o purusha) mette in azione il karma, la legge di causa ed effetto della spiritualità orientale. La sua prima formulazione può essere trovata in Brihadaranyaka Upanishad (4,4,5): “Secondo come si agisce, secondo come ci si comporta, così si diventa. Chi fa bene diventa bene. Chi fa male diventa male. Si diventa virtuosi con le azioni virtuose, malvagi con le azioni malvagie”.

La reincarnazione (samsara) è la via pratica con cui si raccoglie il frutto delle proprie azioni. Pertanto, l’individuo è obbligato a entrare in una nuova esistenza materiale finché tutto il debito karmico che ha accumulato è pagato (Shvetashvatara Upanishad 5,11).

Qui può essere osservata una mutazione fondamentale nel significato della vita dopo la morte in confronto alla prospettiva vedica. Abbandonando il desiderio di avere comunione con gli dèi (Agni, Indra, ecc.), conseguita come risultato dei buoni sacrifici portati, gli Upanishad giungono a considerare il destino finale dell’uomo come una fusione impersonale tra atman e Brahman, raggiungibile esclusivamente tramite la conoscenza esoterica. In questo nuovo contesto, il karma e la reincarnazione sono gli elementi chiave che segneranno da ora in poi ogni particolare sviluppo nell’Induismo.


LA REINCARNAZIONE NEI PURANA

Nel Bhagavad Gita, che è parte del Mahabharata, il concetto di reincarnazione è espresso chiaramente come un processo naturale della vita che dev’essere seguito da tutti i mortali (2,13; 2,22).

Nei Purana invece la speculazione su questo soggetto è più sostanziale e si considerano dei destini specifici per ogni tipo di male che si commette: chi uccide un sacerdote rinasce tisico, chi uccide una mucca rinasce gobbo o demente, chi uccide una vergine rinasce lebbroso, chi mangia la carne rinasce di colore rosso, chi ruba del cibo rinasce topo, chi ruba del grano rinasce locusta, chi ruba profumo rinasce puzzola, e così via (Garuda Purana 5).

Simili punizioni si trovano anche nelle Leggi di Manu (12, 54-69).


INDUISMO: CHI O COSA SI REINCARNA?

Secondo gli Upanishad e la filosofia Vedanta, l’entità si reincarna nell’sè impersonale (atman). L’atman manca non ha un elemento personale, ragion per cui l’uso del pronome riflessivo “sè” (l’io) non è corretto. Si può definire l’atman solo negando ogni attributo personale. Sebbene esso costituisca il substrato esistenziale dell’esistenza umana, l’atman non può essere ciò che trasporta il “progresso spirituale” della persona, perché non può mantenere nessun dato prodotto nel dominio illusorio dell’esistenza psico-mentale. Il progresso spirituale che si accumula verso la realizzazione dell’identità atman-Brahman è registrato dal karma, o piuttosto da una minima quantità di debito karmico. A seconda del proprio karma, alla (ri)nascita l’intero essere fisico e mentale che costituisce l’essere umano viene ricostruito. A questo livello, la persona così rimodellata sperimenta i frutti delle “sue” azioni derivanti dalle vite precedenti e deve fare del suo meglio per fermare il circolo vizioso avidya-karma-samsara.

Per cercare di spiegare il meccanismo della reincarnazione, l’Induismo Vedanta ha adottato il concetto di un corpo sottile (sukshma sharira) che resta attaccato all’atman per tutta la durata della sua schiavitù, e registra i debiti karmici e li trasmette da una vita all’altra. Comunque, questo “corpo sottile” non può essere una forma in grado di preservare gli attributi personali, in quanto non offre informazioni riguardanti le vite precedenti alla presente vita psico-mentale. Tutti questi dati sono cancellati, così che i fatti registrati dal corpo sottile sono una somma delle tendenze nascoste o impressioni (samskara) provenienti dal karma. Si materializzano inconsciamente nella vita dell’individuo, senza dargli alcun modo di comprendere la sua condizione attuale. Non esiste nessuna possibile forma per trasmettere la memoria cosciente da una vita all’altra, perché il suo dominio appartiene al mondo delle illusioni e si dissolve alla morte.

Nei darshana Samkhya e Yoga, l’entità che si reincarna è chiamata purusha, un equivalente dell’atman. Data l’assoluta dualità tra purusha e prakriti (sostanza), niente di ciò che appartiene alla vita psico-mentale può passare da una vita all’altra perché appartiene alla prakriti, che a una relazione meramente illusoria con la purusha. Comunque, nello Yoga Sutra (2,12) viene definito un meccanismo simile per la trasmissione degli effetti del karma da una vita all’altra, come nel caso della Vedanta. Il serbatoio del karma è chiamato karmashaya. Esso accompagna la purusha da una vita all’altra, e rappresenta l’insieme delle impressioni (samskara) che non hanno potuto manifestarsi nei limiti di una data vita. Non si tratta assolutamente di una memoria cosciente, di un insieme di informazioni che la persona può usare consciamente o di un nucleo di personalità, perché il karmashaya non ha niente a che fare con le abilità psico-mentali. Questo deposito di karma serve soltanto come meccanismo per adattare gli effetti del karma sulla vita della persona. Impone in modo meccanico e impersonale la rinascita (jati), la durata della vita (ayu) e le esperienze che devono accompagnarla (bhoga).


LA REINCARNAZIONE NEL BUDDISMO

Il Buddismo nega la realtà di un sè permamente, e spiega l’esistenza umana come un mero accumulo di cinque aggregati (skandha), che hanno una relazione funzionale di causa-effetto: 1) il corpo (la forma materiale e i sensi), 2) sensazione (prodotto dei sensi), 3) percezione (costruito sulla sensazione), 4) attività mentale, e 5) consapevolezza.
Tutti e cinque gli elementi, e l’insieme che essi costituiscono, sono non permanenti (anitya); sono sottoposti a una continua trasformazione, e non posseggono un principio dimorante in essi, un “sè”. L’uomo solitamente pensa di averne uno a motivo della sua coscienza di se stesso. Ma essendo egli stesso in un continuo processo di trasformazione e cambiamento, la coscienza non può essere identificata con un sè che si possa supporre essere permanente. Oltre i cinque aggregati menzionati prima non può essere trovato nient’altro nell’uomo.

Comunque, qualcosa deve potersi reincarnare, secondo i dettami del karma. Quando fu chiesto al Buddha la spiegazione delle differenze tra le persone riguardo alla durata vitale, malattie, benessere materiale, ecc., egli rispose che gli uomini ereditano le conseguenze delle loro azioni, e che queste stabiliscono la loro condizione bassa o elevata (Majjhima Nikaya 3,202).

Se non esiste un vero sè, chi eredita allora le azioni e si reincarna? Buddha rispose che solo il karma passa da una vita all’altra, usando la figura della luce di una candela, che è derivata da un’altra candela senza possedere una sostanza propria. Il Buddismo insegna che nella stessa maniera si ha la rinascita senza il trasferimento del sè da un corpo all’altro. L’unico collegamento tra una vita e la successiva è di natura causale. Questa è sensa dubbio la più assurda definizione di reincarnazione che si sia mai avuta. Nella Sutra della Ghirlanda (10) si legge (trad.): “A seconda delle azioni compiute, si hanno le conseguenze che ne risultano; ma chi agisce non ha esistenza: questo è l’insegnamento del Buddha”.

Le scuole Yogachara e Vajrayana (Buddhismo tibetano) del Buddismo Mahayana insegnano che esiste un’entità che si reincarna: è la consapevolezza (uno dei cinque aggregati), che ha dunque la stessa funzione dell’atman della Vedanta. Il Libro Tibetano dei Morti descrive in dettaglio le presunte esperienze avute nello stato intermedio tra due incarnazioni, suggerendo che il defunto mantiene i suoi attributi personali. Sebbene in questo caso non viene detto chiaramente cosa sopravvive dopo la morte, è menzionato un corpo mentale che non può essere toccato dalle visioni che il defunto sperimenta (12).

Qualunque sia la condizione del defunto dopo la morte secondo il Buddismo, è evidente che un eventuale nucleo personale svanirebbe subito dopo la nascita, pertanto non può esservi alcun elemento psico-mentale trasmesso da una vita all’altra. La persona nata non ricorda niente delle vite precedenti, né dei viaggi da uno stato intermedio a un altro (bardo).

Un altro elemento contraddittorio nella teoria buddista della reincarnazione è l’estrema rarità della reincarnazione come esseri umani. Il Buddha insegnò nella Chiggala Sutta che è una rara coincidenza l’ottenere un corpo umano, proprio come è una rara coincidenza che sorga nel mondo un Tathagata, un individuo degno e consapevole.

Volendo prendere alla lettera le parole del Buddha (Samyutta Nikaya 35,63), è stato calcolato che la possibilità di incarnarsi come essere umano è di una sola possibiltà su un numero di anni pari a 5 seguito da 16 zeri. Questo numero è pari a 5 milioni di volte l’età dell’universo.


LA REINCARNAZIONE NEL TAOISMO

Quello della reincarnazione è un concetto difficile da trovare negli aforismi del Tao-te Ching (6° secolo a.C.), pertanto dev’essere apparso più tardi nel Taoismo. Sebbene non venga specificato cosa si reincarna, la dottrina taoista sostiene che qualcosa passa da una vita all’altra. Un importante testo del Taoismo, il Chuang Tzu (4° secolo a.C.) afferma:

“La nascita non è un inizio; la morte non è una fine. C’è esistenza senza limiti; c’è continuità senza un punto d’inizio. … C’è la nascita, c’è la morte, c’è l’uscire, c’è l’entrare. Ciò attraverso cui si passa dentro e fuori senza vederne la forma, è il Portale di Dio” (23).


LA REINCARNAZIONE NEL PENSIERO MODERNO

Quando il concetto orientale di reincarnazione arrivò in Europa, il suo significato cambiò. Durante il Medioevo fu una dottrina riservata agli iniziati di alcune tradizioni occulte (Ermetismo, Catarismo, ecc.), che l’avevano assorbita dal Neo-platonismo. Una più ampia accettazione della reincarnazione fu promossa nel mondo Occidentale solo dagli inizi del secolo scorso, dalla Teosofia e in seguito dall’Antroposofia. Il loro intenso lavorio, combinato con quello di molti guru orientali e occultisti occidentali, e in particolare dal movimento New Age, determinò un’ampia accettazione della reincarnazione nella nostra società, così che questo concetto fu ricevuto come una delle dottrine più intriganti sulle origini e sul significato della vita.

Comunque, la “versione moderna” è sostanzialmente diversa da quella insegnata dalle religioni orientali. Lungi dall’essere un tormento dal quale l’uomo deve fuggire a ogni costo tramite l’abolizione della propria identità, il pensiero New Age considera la reincarnazione come una progressione dell’anima verso più alti livelli di esistenza spirituale.
Influenzati dal contesto culturale cristiano ma opponendosi totalmente all’ideologia orientale classica, molti reincarnazionisti oggi pensano che l’entità che si reincarna è l’anima, che preserva gli attributi della personalità da una vita all’altra. Questo compromesso ovviamente emerge dal desiderio di adattare la dottrina della reincarnazione al pensiero occidentale. Il concetto di un atman impersonale che si reincarna era troppo astratto per essere accettato facilmente, così gli occidentali avevano bisogno di una versione più innocua di questa dottrina per poterla accettare.
Sebbene questa tendenza sia prova dello struggersi dell’anima per un destino personale, non c’è molta somiglianza con la spiritualità orientale classica, che la rigetta come qualcosa di completamente perverso.


Le informazioni che abbiamo visto sul significato della reincarnazione nelle religioni orientali e sulla natura dell’entità che si reincarna, ci saranno utili per esaminare quelle che oggi vengono considerate prove della reincarnazione. Nell’analizzarle, dobbiamo ricordare che nel concetto orientale di reincarnazione non può esistere alcun elemento personale che passi da una vita alla successiva.
 
 
————————————————————————————————————
Annunci

Lascia un commento »

Non c'è ancora nessun commento.

RSS feed for comments on this post. TrackBack URI

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: