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febbraio 18, 2017

LE STORIE DI REINCARNAZIONE SONO POSSESSIONI DI SPIRITI DI DEFUNTI

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LE STORIE DI REINCARNAZIONE SONO POSSESSIONI DI SPIRITI DI DEFUNTI

L’anima esce dal corpo del defunto
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UN DEFUNTO PUO’ ARRECARE UNA POSSESSIONE SPIRITA AD UNA PERSONA VIVA

 
IL CASO VERALDI

UN CASO DI POSSESSIONE DA PARTE DI UN DEFUNTO

Un evento incredibile e sconcertante che riprova come la morte non sia un sonno eterno è “Il mistero del ponte maledetto”.
Con tale titolo è stato pubblicato nel 1950 sulla rivista milanese “I misteri della vita” ciò che è avvenuto la mattina del 5 gennaio 1939 nei pressi della borgata Siano di Catanzaro. L’autore del servizio, Saverio Livolsi, per la stesura del racconto si è doverosamente documentato.

Un’anziana donna aveva accompagnato la nipote diciassettenne Maria Talarico a far visita alla madre, che prestava servizio di bidella nella scuola agraria di Catanzaro. Nel mezzo del ponte che stavano attraversando, alla periferia del capoluogo, la graziosa e intelligente contadinella si fermò e come inebetita si appoggiò al parapetto per guardare in fondo. Incurante del richiamo della nonna, che l’invitava a proseguire, fu quindi colta da improvviso malore. A stento la congiunta, con l’aiuto di una passante, riuscì a trasportarla a casa e sistemarla a letto. Maria cominciò a lamentarsi e a invocare la madre con uno strano timbro di voce maschile e quando quest’ultima accorse la figlia non la riconobbe, anzi fece presente che la sua mamma era Caterina Veraldi.
Molti raggiunsero via delle Baracche alla ricerca della Veraldi che, purtroppo, non si trovava in casa.
Essendo rientrati delusi, Maria Talarico, che già aveva assunto la personalità del defunto, scrisse un biglietto (che si trova allegato agli atti dei carabinieri) da consegnare alla madre irreperibile. Incredibilmente, pure la calligrafia risulta quella del diciannovenne Giuseppe Veraldi che il 13 febbraio 1936 proprio sotto il ponte di Siano fu ritrovato cadavere.

A questo punto la ragazza scelse tra i numerosi presenti quattro giovani e con costoro si recò nella vicina bettola. Lì giunta tracannò del vino, fumò delle sigarette e con gli stessi – che chiamò Totò, Damiano, Rosario e Abele con disinvoltura intraprese a giocare a briscola. A tutti era noto che Maria non beveva e non conosceva le carte. Durante la partita Giuseppe, tramite la giovane, impose ai compagni di ricordare la sera del delitto e li sfidò a mettere nel suo vino sale e papavero, esattamente come avevano fatto tre anni prima per ubriacarlo. Quindi si alzò in cerca di aiuto, asserendo che volevano trascinarlo sotto il ponte. Portata a casa, Maria (ma è sempre il Veraldi a servirsi della ragazza) trascorse la notte in bianco lamentandosi e implorando la madre. Alle sette del mattino si alzò dal letto e traboccante di gioia annunciò ai congiunti che la mamma in quel preciso istante stava lasciando le Baracche per raggiungerla. Subito dopo, infatti, eccola fuori dalla porta ad abbracciarla.
Caterina Veraldi dalla voce riconobbe il figlio, il quale la informò di essere stato ubriacato e ucciso da Totò, Abele, Damiano e Rosario nella bettola di Giosè. Quindi, dopo essere stato duramente percosso e dopo aver sopportato la frattura della mandibola con una pietra, fu trascinato sotto il ponte. Maria, a dimostrazione di ciò, condusse la Veraldi sul greto del torrente nel punto preciso del rinvenimento del cadavere; qui si tolse cappotto e giacchetta e li dispose nella identica maniera in cui erano stati trovati quelli del morto. Ricostruita così la verità, la ragazza ritornò in sé e riacquistò la sua voce, ma si rivelò ignara di quanto le era accaduto. Tutto si svolse come al momento dell’assassinio di Giuseppe Veraldi, perpetrato il 13 febbraio 1936: Maria Talarico aveva rappresentato fedelmente la morte e la violenza subite dal diciannovenne.

Alla riapertura del processo, dietro istanza dell’allora procuratore del re S.E. Pagani, non si sono potuti condannare i presunti responsabili, ma è sintomatico il fatto che la pratica Veraldi venne archiviata per omicidio e non più per suicidio. Neppure la scienza ufficiale fu in grado di fornire spiegazioni plausibili dei fenomeni riscontrati nell’impressionante vicenda.
Per alcuni giorni la personalità di Maria Talarico era stata alterata dalla presa di possesso del suo corpo da parte del giovane assassinato alcuni anni prima – che lei non aveva mai conosciuto, lo stesso che aveva manifestato l’imperioso desiderio di vedere e di comunicare con la propria madre per rivelare i nomi dei suoi carnefici e ricostruire i particolari della sua tragica fine, facendo riaprire le indagini.
Un analogo caso di possessione su sensitivi, sempre sul Ponte di Siano, si verificò dieci anni più tardi; se ne occupò la stampa ed in particolare il “Giornale d’Italia” del 24/4/1949.

http://www.brutium.info/fatti/fatti03.htm

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IL RICORDO SPONTANEO DI VITE PRECEDENTI DA PARTE DI BAMBINI

Un’altra categoria di esperienze citate come prove a favore della reincarnazione sono i casi in cui certe persone, quasi tutti bambini sotto i 10 anni d’età, ricordano spontaneamente eventi di presunte vite passate, insistendo di essere qualcun altro che ha vissuto in epoche passate. I dettagli da essi menzionati riguardo ai luoghi, alle persone e agli avvenimenti del passato, circa i quali normalmente non potrebbero sapere niente, si rivelano corrispondere alla realtà quando si investiga nell’area indicata.
Le approfondite ricerche del Dr. Ian Stevenson e i suoi libri su questo argomento sono ben noti. Sebbene i casi di ricordi spontanei di vita precedente da parte di bambini sono significativamente più pochi delle testimonianze prodotte sotto ipnosi, sembrano però essere molto più convincenti.
I casi delle ragazze indiane Swarnlata e Shanti Devi sono due dei più noti. All’età di 3 anni (Swarnlata) e 4 anni (Shanti Devi) hanno cominciato ad affermare di aver vissuto in una vita precedente come mogli e madri di due bambini, in un villaggio lontano. L’elemento più sbalorditivo è che hanno menzionato fatti specifici relativi alle loro presunte vite precedenti, e quei fatti sono stati verificati da degli investigatori. Possiamo immaginare quanto siano rimasti sorpresi i figli della madre defunta nel vedersi visitare da una bambina di 4 anni che asseriva di essere la loro madre reincarnata (o altri parenti in altri casi simili). Spesso in questi casi si sviluppano dei disturbi emotivi. Stevenson commenta: “In molti casi questi bambini rigettano i loro genitori dicendo che non sono i loro veri genitori, e spesso vagano per le strade in cerca della loro vera casa. In altri casi, insistono per essere riuniti ai loro ex mariti, o mogli, o figli. Un bambino indiano era così appassionatamente legato a una donna che lui diceva essere stata sua moglie, da cercare di riaverla indietro, causando grande dolore a se stesso e a lei” (Omni Magazine, 10(4):76, 1988).

Comunque, esistono altre interpretazioni possibili, al di là della reincarnazione. Una di esse è la possibilità che questi bambini siano venuti in contatto con delle entità spirituali, tramite channeling. Il bambino in questo caso è inconsapevolmente il “medium”. Ma questa spiegazione non è convincente, in quanto i bambini non hanno di solito particolare interesse a stabilire un contatto con gli spiriti.

Una spiegazione alquanto più probabile è la possessione di questi bambini da parte di entità spirituali esterne. Si tratta di un fenomeno collegato al channeling, ma questa volta la persona è obbligata a trasmettere il messaggio dello spirito senza avere la possibilità di apportare un contributo consapevole all’intero processo. In altre parole, la possessione implica che lo spirito “invasore” entra nel corpo e prende interamente possesso della consapevolezza dell’essere umano, agendo come se si trattasse di una personalità di una vita passata.
Va ricordato che quasi tutti i casi di ricordi di vite passate sono prodotti da bambini che li manifestano tra i due e i cinque anni, quando il loro discernimento spirituale è quasi inesistente, specialmente riguardo alle entità spirituali. Questa situazione li rende particolarmente vulnerabili ad essere manipolati da spiriti esterni. Durante la crescita, le entità perdono l’influenza che esecitavano su di loro, il che potrebbe spiegare perché i ricordi di vita precedente nei bambini scompaiono dopo i 10 anni d’età.
Si può obiettare che questi bambini non manifestano i classici sintomi di una possessione violenta. Comunque, le azioni violente e incontrollate non sono la sola forma in cui può manifestarsi la possessione spirituale.

Una conferma dell’ipotesi della possessione si ha in quei casi in cui lo spirito invasore entra nel corpo del bambino molto tempo dopo la nascita, e solo allora produce i ricordi di vita passata che vanno ad interferire con la sua personalità. Sono documentati sufficienti casi del genere in letteratura. Una breve descrizione di tre di questi casi è fornita da Stevenson, nel suo libro “Twenty Cases Suggestive of Reincarnation”.

Il primo caso riguarda un bambino indiano chiamato Jasbir, di 3 anni e mezzo, che era gravemente ammalato ed entrò in un coma che la sua famiglia credette essere morte. Si riebbe qualche ora più tardi, e dopo diverse settimane dimostrò un comportamento completamente diverso, affermando di essere un brahmino chiamato Sobha Ram, morto in un incidente nel periodo in cui lui (Jasbir) era malato. Dato che Sobha Ram era morto quando Jasbir aveva già 3 anni e mezzo, questi ricordi di “vita precedente” ovviamente non possono essere accettati come prova della reincarnazione. Inoltre, considerando i tempi dell’incidente e la malattia di Jasbir, è probabile che la “reincarnazione” dell’anima del brahmino ebbe luogo ancora prima che costui fosse fisicamente morto. Per i 3 anni e mezzo precedenti entrambi avevano vissuto in villaggi vicini. Mentre parlava attraverso Jasbir, il presunto “brahmino reincarnato” disse che gli era stato indicato di entrare nel corpo del piccolo. Ci fu dunque un periodo in cui nel corpo di Jasbir erano presenti due diverse personalità: quella del piccolo e un’altra che sarebbe dovuta essere quella del brahmino. E’ evidente che non può trattarsi di reincarnazione, ma di possessione da parte di uno spirito che pretendeva di essere quello del brahmino.

Il secondo caso, è quello di Lurancy Vennum, una bambina di appena 1 anno, che cominciò a manifestare la personalità di una certa Mary Roff quando questa (Mary Roff) morì. Questa situazione durò diversi mesi, mentre la “personalità Mary Roff” affermava di aver occupato il corpo vuoto della bambina. Dopo questo periodo, Mary Roff la lasciò e la bambina riprese in controllo di se stessa. Le personalità sovrapposte e i messaggi espressi durante quel periodo sono forti indicatori di possessione, ed escludono ogni possibilità di reincarnazione.

Il terzo caso riguarda un monaco buddista, Chaokhun Rajsuthajarn, nato un giorno prima della morte di Nai Leng, la personalità che egli dichiarava di essere stato nella sua vita precedente. Stevenson commenta in un’intervista: “Ho studiato questo caso con grande cura ma non ho trovato alcuna giustificazione plausibile per questa discrepanza” (Omni Magazine 10(4):76, 1988).

La possessione spiritica può anche spiegare un’altra “prova” per la reincarnazione che sta diventando molto popolare: la corrispondenza tra le ferite che hanno causato la morte di una persone e le “voglie” (macchie colorate) sulla pelle dei bambini che affermano di essere la reincarnazione di qualche persona. Non significa che qualche spirito sia la causa di queste piccole anomalie fisiche (almeno, non nella grande maggioranza dei casi), ma piuttosto che da esso provenga il “suggerimento” del loro significato, specialmente in culture dove la maggior parte delle peculiarità fisiche e comportamentali sono attribuite a delle vite precedenti (Sud Asia, Libano, indiani del Nord America).
Non molti casi, comunque, necessitano di una spiegazione elaborata come la possessione. La maggior parte di questi casi sono infatti da scartare perché non hanno alcuna prova scientifica (un rapporto medico preciso sulle ferite del defunto), o sono stati indotti da adulti che hanno convinto i bambini a ritenersi la reincarnazione di un certo parente defunto.

Un fattore importante che può confermare la possessione spiritica sono i casi di predizione della reincarnazione da parte della gente che vi crede fermamente. Ecco un caso scoperto da Stevenson nella tribù Tlingit in Alaska:

“Un uomo aveva predetto a sua nipote che sarebbe ritornato da lei e le indicò due segni nel suo corpo. Erano cicatrici di operazioni. Una era sul suo naso. Aveva avuto un’operazione nell’angolo del suo occhio destro; l’altra era sulla schiena, ma non so a cosa era dovuta. Comunque, l’uomo disse a sua nipote: Mi riconoscerai perché nel mio corpo ci saranno delle voglie proprio in questi punti. Morì, e 18 mesi più tardi sua nipote ebbe un bambino che aveva delle voglie sulla pelle esattamente in quei punti. Io stesso vidi e fotografai quelle voglie. Questo bambino aveva circa 8-10 anni quando lo vidi per la prima volta. La voglia sulla schiena era particolarmente evidente. Aveva dei piccoli segni circolari ai lati che sembravano precisamente i segni lasciati da un’operazione chirurgica” (Venture Inward Magazine, settembre/ottobre 1995).

Un’ulteriore indicazione per comprendere i ricordi spontanei di vite passate da parte dei bambini è il fatto che esse dipendono dalle culture. Molti casi sono riportati in India e altri in paesi del Sud Asia, dove la reincarnazione è pienamente accettata. I casi asiatici sono sempre i più ricchi di dettagli rispetto ai casi occidentali. I bambini occidentali che hanno simili esperienze danno pochissimi dettagli. Quando è possibile verificare alcuni dei dettagli, di solito si scopre che si tratta di esperienze del passato di altri membri della famiglia. Il condizionamento culturale gioca sicuramente un ruolo importante in questi fenomeni.

Per questo motivo, Ian Stevenson fu costretto ad ammettere che i casi da lui studiati possono solo suggerire l’idea di reincarnazione, ma non offrono nulla neanche lontanamente paragonabile a una prova (Omni Magazine 10(4):76, 1988).

http://camcris.altervista.org/butreincar.html

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Commento: vediamo che lo spirito di un defunto, specialmente morto in disgrazia, che è rimasto sulla terra, puo’ entrare nel corpo di un vivente

sia adulto che bambino, e restarvi fino a quando gli bisogna per qualche scopo, o fino ad un eventuale esorcismo

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