Mirabilissimo100’s Weblog

febbraio 18, 2017

REINCARNAZIONE E IL KARMA

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 6:15 am

 

LA REINCARNAZIONE E IL KARMA

La reincarnazione induista
 
 
L’argomento principale per la reincarnazione è di ordine morale. Si ritiene cioè che il karma e la reincarnazione siano il modo ideale per realizzare la giustizia nel mondo terreno, in quanto tutte le opere e i pensieri delle persone vengono retribuiti nelle loro vite future. Questa retribuzione si manifesterà sotto forma di circostanze positive o negative, con esattezza matematica; ciò significa che tutto ciò che si fa sarà giustamente punito o ricompensato, sia a livello quantitativo che qualitativo. Questo sistema spiegherebbe anche le disuguaglianze che vediamo tra le persone, dà conforto a quelli che non riescono a comprendere la loro attuale situazione negativa, e dà loro speranza per una vita futura migliore. Secondo il karma, non esiste alcun perdono per le proprie colpe del passato, ma soltanto l’accumulo di debito karmico, seguito dal pagamento delle conseguenze nelle vite future. Swami Shivananda dichiara:

“Se l’uomo virtuoso che non ha commesso alcun atto malvagio in questa vita soffre, ciò è dovuto a qualche atto malvagio che può aver commesso nella sua vita precedente. Avrà una compensazione nella sua nascita successiva. Se l’uomo malvagio che compie il male giorno per giorno apparentemente si gode la sua vita, questo è dovuto al karma buono che ha avuto nella sua vita precedente. Avrà una compensazione nella sua nascita successiva. Soffrirà nella sua prossima vita. La legge della compensazione è inesorabile e senza pietà” (Swami Shivananda, Pratica del Karma Yoga, 1985, p. 102).

Considerando che il debito karmico che ogni uomo accumula nel suo passato è assai grande, una sola vita non è abbastanza per espiarlo. Pertanto, per ottenere la liberazione, diventano necessarie molte vite. Nel panteismo, in cui è assente un dio personale come Realtà Definitiva, l’uomo è solo nella sua lotta col proprio passato. Anche i rami teisti delle religioni orientali sono incapaci di risolvere la solitudine dell’uomo nel proprio combattimento, in quanto i concetti di karma e di grazia divina non possono essere conciliati senza stravolgere completamente l’uno o l’altro. La grazia, concessa da un dio o da un guru, contraddice la regola base del karma e renderebbe inutile la sua azione. Ne risulta che le affermazioni di alcuni guru riguardo all’essere in grado di cancellare il karma dei loro discepoli è assurdo. Attraverso l’ascetismo e la meditazione, l’uomo deve guadagnarsi la salvezza con le proprie mani, o essere abbandonato a subire i dettami del karma.

Anche se potrebbe sembrare che il meccanismo del karma e della reincarnazione offre una spiegazione alla questione della giustizia sociale, vi sono due obiezioni principali che la contraddicono:

1) Fintanto che la sofferenze (o la ricompensa per il bene compiuto) può essere sperimentato solo a livello personale (fisico o psichico), e l’uomo cessa di esistere come persona dopo la morte fisica, è chiaro che un’altra persona, generata in un altro corpo fisico, subirà le conseguenze dettate dal karma dell’altra persona defunta. Il sè impersonale (atman o purusha) che si reincarna non ha niente a che fare con la sofferenza; è un semplice osservatore dello svolgimento della vita psico-mentale. Se, al momento della morte, non è rimasto alcun debito karmico da scontare, la separazione del sè dal coinvolgimento illusorio con il mondo fisico e psico-mentale è permanente, e ciò rappresenta la liberazione. Se no, il sè è obbligato a entrare in una nuova associazione illusoria con la personalità finché tutti i frutti delle sue vite passate vengono consumati. Per conseguire ciò, una nuova persona nasce ogni volta che il sè entra in un nuovo corpo umano. La nuova persona porterà le conseguenze del karma prodotto dalla persona precedente, abitata dallo stesso sè. Questo meccanismo, in cui una persona accumula il karma e l’altra ne porta le conseguenze, è alquanto ingiusto e contraddice fondamentalmente l’idea di poter realizzare una perfetta giustizia. Non è dunque possibile spiegare con il karma i disastri naturali, le piaghe e gli incidenti che affliggono gli innocenti.

Per questi motivi, il detto “si raccoglie ciò che si è seminato” non può essere usato per esprimere le idee dei reincarnazionisti (in realtà queste parole sono state prese dal Nuovo Testamento, Galati 6,7, dove hanno un significato molto diverso). Secondo il meccanismo della reincarnazione, una persona semina e l’altra raccoglie, dato che nessuna caratteristica personale può essere preservata da un’incarnazione del sè impersonale alla successiva. Nel Buddismo, che rigetta l’idea stessa di un sè che trasmigra, l’idea di seminare e raccogliere è ancora più assurda. Vediamo ad esempio il seguente testo:

“Se accade che uomini e donne buoni, che ricevono e ritengono queste parole, sono oppressi, i loro destini malvagi sono l’inevitabile risultato retributivo dei mali commessi nelle loro vite mortali passate. Mediante la virtù delle loro sofferenze attuali l’effetto del loro passato sarà espiato, ed essi saranno nella posizione di conseguire il Completamento dell’Incomparabile Illuminazione” (Sutra del Diamante, 16).

CHI deve espiare gli effetti del SUO passato? Una nuova distribuzione dei cinque aggregati? CHI conseguirà l’illumazione? Una certa configurazione di quei cinque aggregati impersonali? Questo processo assicura una giustizia perfetta PER CHI? Per una personalità illusoria che sparisce alla morte fisica?

2) Una seconda obiezione concerne l’attuale possibilità di ottenere la liberazione dal karma e dal ciclo della reincarnazione. Normalmente si suppone che la persona che vive le conseguenze del proprio karma deve farlo in uno spirito di rassegnazione e sottomissione. Ma questo ideale è lontano dalla realtà. Invece di adottare un’attitudine passiva nei confronti delle proprie sofferenze, quasi sempre l’uomo reagisce con indignazione, e così accumula un debito karmico costantemente in crescita. L’esperienza comune insegna che il male genera quasi sempre altro male e perciò un equilibrio tra il bene e il male non può essere raggiunto. Come risultato, un circolo vizioso viene generato e il debito karmico cresce in continuazione, a dismisura. Questo accadrebbe per la maggior parte delle persone sulla terra, in quanto è detto che la maggior parte di noi vive nell’ignoranza (avidya). Da una generazione alla successiva, il totale del debito karmico è costantemente in crescita e questa situazione non può mai essere risolta. Che tipo di giustizia è quella che causa molti più problemi di quanti ne può risolvere?

Se c’è un’alta probabilità di accumulare nuovo karma invece di liberarsene, ecco che la soluzione migliore per ottenere la liberazione dalla reincarnazione diventa il digiuno totale Jainista che mira alla morte, secondo ciò che afferma il Mahavira:

“Se questo pensiero si presenta a un monaco: ‘Sono malato e incapace, al momento, di mortificare il mio corpo regolarmente’, quel monaco deve ridurre il suo cibo regolarmente; riducendo regolarmente il suo cibo e diminuendo le sue colpe … esercitandosi egli dissolve il suo corpo…
Vincendo ogni sorta di dolore e sofferenza attraverso la fiducia in questo, egli raggiunge questa temibile morte religiosa. Così a tempo debito porrà fine alla propria esistenza. Questo è stato adottato da molti che erano liberi da illusioni; è buono, integro, adatto, beatificante, meritorio. Così ho parlato.” (Acaranga Sutra 1,7,6)

Prendiamo ora un esempio e vediamo come le due obiezioni si applicano ai casi di persone reali. Se consideriamo Hitler, i risultati sono sorprendenti (per uno studio dettagliato su questo caso e altri aspetti importanti della reincarnazione si veda il libro di Mark Albrecht “Reincarnation”, InterVarsity Press, 1982). Non c’è dubbio che qualunque reincarnazionista concordi sul fatto che molte vite sono necessarie per consumare il suo debito karmico. Hitler morì nel 1945 e, stando alla dottrina della reincarnazione, ha dovuto reincarnarsi in un bambino per subire le dure conseguenze dei suoi atti mostruosi. Le due obiezioni viste prima possono essere formulate come segue:

1) La persona di Hitler ha cessato di esistere al momento della sua morte fisica. Solo il sè impersonale si reincarna, accompagnato dal suo deposito karmico. Comunque, non vi è continuità tra la persona di Hitler e quella dell’individuo che deve subire le sofferenze imposte dal karma di Hitler. Il nuovo nato non sa che deve subire le conseguenze del karma di Hitler. Dopo la crudele vita e morte di questa nuova persona, altri milioni di reincarnazioni si succederanno con lo stesso tragico destino. Il fatto più disgustoso è che la persona di Hitler, l’unica che avrebbe dovuto subire a livello fisico e psichico i risultati delle sue folli opere, si è dissolta al momento della sua morte fisica, mentre innumerevoli altre persone, che sono del tutto ignare della situazione e innocenti, devono subire le angosciose conseguenze del suo karma negativo.

2) In conseguenza delle durezze che devono essere subite dalle nuove incarnazioni di Hitler, è quasi certo che queste reagiranno con indignazione invece di rassegnarsi alla loro situazione, e dunque accumuleranno un debito karmico costantemente in crescita. Ogni nuova reincarnazione diventa una fonte di nuovo karma acquistato, e dà vita a una nuova catena di individui che devono pagarne le conseguenze. Lo stesso accade nel caso di Hitler stesso. Chiunque egli fosse stato in precedenza, ha aggravato moltissimo il suo karma durante gli anni della sua vita. Dunque, invece di risolvere il problema della giustizia globale, il problema si aggrava. Partendo da un singolo individuo come Hitler, si raggiunge un numero enorme di persone che devono pagare il karma di quel singolo e al tempo stesso ne accumulano altro durante le loro vite. Questo è solo uno dei casi di tutta la storia umana. Ogni tentativo di immaginare cosa accade su scala più larga rivelerebbe una catastrofe impossibile da risolvere.

E’ evidente che il karma e la reincarnazione non possono fornire alcun tipo di giustizia. La reincarnazione non può risolvere il problema del male ma anzi lo amplifica, e lascia che il male commesso in origine resti impunito. Se la reincarnazione fosse reale, Hitler non sarebbe mai stato punito per i suoi atti perché ha smesso di esistere, prima che qualunque essere umano o circostanza della vita potesse realmente punirlo.

Analizzando poi i collegamenti tra le persone e il karma da una prospettiva globale, ci sono da fare due riflessioni.

Primo, dato che per la reincarnazione la sofferenza è il risultato delle opere malvagie compiute nelle vite precedenti, un possibile modo di reagire coerentemente con la legge del karma potrebbe portare a una mancanza di compassione verso coloro che soffrono. Un reincarnazionista potrebbe pensare che chi soffre merita di essere punito, e che chiunque osa aiutarlo interferisce con lo svolgimento del suo karma e di conseguenza si sta accumulando del karma negativo per se stesso.

Secondo, l’uomo che diventa strumento del castigo del karma accumula per se stesso del karma negativo e quindi dovrà essere punito a sua volta, nella vita successiva. Poi la prossima persona che agirà come strumento del karma dovrà essere punita a sua volta, e così via. Una possibile soluzione a questo ciclo infinito sarebbe che chi agisce come strumento del karma lo faccia in maniera completamente distaccata e disinteressata, secondo le parole di Krishna nel Bhagavad Gita (2,47; 3,19; ecc.). Ciò porterebbe a non acquisire nuovo karma. Comunque, questa soluzione sarebbe limitata al massimo a quei pochi “distaccati” che conoscono il loro ruolo e che lo seguono, e dunque non ha significato sulla ben più ampia scala della società umana. Ben poche persone infatti si considerano esecutori distaccati del karma sulle vite dei loro vicini.

Esaminiamo questi due punti nel caso dei milioni di Ebrei uccisi nelle camere a gas dai nazisti durante la guerra. Primo, un reincarnazionista potrebbe ritenere assurdo avere sentimenti di compassione verso di loro, perché essi si sarebbero meritati la loro sofferenze e morte, in una vita precedente. Potrebbe poi concludere che, dopo tutto, i nazisti stavano facendo la cosa giusta, in quanto esecutori dei dettami del karma. Usando questo ragionamento, ogni concepibile crimine commesso nel passato o nel presente può essere giustificato, senza preoccuparsi delle implicazioni morali. Tutto ciò apre una prospettiva orrenda sul passato e sul futuro dell’umanità, con implicazioni difficili da afferrare.

Secondo, l’uccisione di milioni di persone richiede che i loro giustizieri siano a loro volta uccisi, in modo simile, nelle loro vite future. Ma questo implica che i giustizieri reincarnati saranno a loro volta uccisi, e i loro giustizieri anche, ecc. ecc. Il ciclo non avrebbe mai fine. Si può obiettare che la morte dei colpevoli può avvenire anche, ad esempio, mediante calamità naturali. Questa spiegazione non è accettabile, in quanto il karma è generato non solo dalle azioni compiute, ma anche dal desiderio che le ha prodotte. Anche il desiderio di uccidere viene retribuito, non soltanto l’atto in se stesso. Dunque, se la reincarnazione fosse un concetto logico, implicherebbe che non ha né un inizio né una fine. Non può essere una soluzione per la giustizia, ma solo una sorta di eterno circo.

Un’analisi più approfondita del concetto di giustizia karmica dimostra che il principio base della moralità Indù, il non uccidere (ahimsa), diventa assurdo. Secondo questo principio non bisogna partecipare nell’uccisione di qualsiasi essere vivente, altrimenti ci si reincarna per pagarne le conseguenze (questo principio è la base del vegetarianismo religioso orientale).
Ad esempio, il macellaio che uccide un maiale si reincarnerà in un maiale per essere ucciso a sua volta. Comunque, il principio stesso di reincarnazione contraddice il significato di ahimsa e ne prova l’inutilità. Il maiale viene ucciso, probabilmente perché era la reincarnazione di un altro macellaio, che doveva essere punito in quel modo. Neppure in questo caso il circolo vizioso può essere fermato in modo naturale (ad es. morte naturale dell’animale per malattia), in quanto il desiderio del macellaio di uccidere l’animale (per mangiarlo o per guadagnarsi da vivere) genera del karma. Dunque la violazione del principio di non-violenza diventa una necessità per adempiere alla giustizia karmica. Il macellaio è al tempo stesso strumento dell’espiazione del debito karmico e produttore di un nuovo debito per se stesso. In modo strano e contraddittorio, l’adempimento del debito karmico richiede la punizione del suo esecutore. In altre parole, il karma paradossalmente agisce condannando gli esecutori della sua “giustizia”.

In conclusione, il concetto di reincarnazione è in contraddizione con la logica, con la giustizia sociale, con la moralità e anche con il senso comune. Guardando oltre l’apparente conforto che esso sembra fornire alla vita corrente nel promettere altre vite in cui potersi perfezionare, la credenza nella reincarnazione non può portare alcun risultato benefico, ma solo rassegnazione e disperazione nell’affrontare il proprio destino.
—————————————————————————————————————————————————————————-
Annunci

Lascia un commento »

Non c'è ancora nessun commento.

RSS feed for comments on this post. TrackBack URI

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: