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marzo 5, 2017

L’IMPECCABILITA’ DI GESU’

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 7:33 pm

 

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E’ dottrina di fede che a Gesù Cristo compete non solo la immunità da ogni peccato, ma anche una vera e propria impeccabilità: Gesù stesso sfida i suoi nemici con le solenni parole: (Giov. 8, 46): «Chi di voi può accusarmi di peccato?»; il Conc. di Efeso afferma che Gesù Cristo «non conobbe affatto il peccato». S. Paolo aveva proclamato Cristo «Pontefice immacolato… segregato dai peccatori» (Agli Ebrei, 7); e S. Pietro (1.a Lett.) e S. Giovanni (1.a Lett.) attestano categoricamente che in Cristo non c’è ombra di colpa. Così pure i Padri, il cui pensiero è riassunto energicamente da S. Cirillo Aless.: «Sono del tutto sciocchi quelli che dicono che Cristo abbia potuto peccare».
La ragione dell’impeccabilità di Cristo sta nell’unione ipostatica per cui essendo una la Persona (Verbo), uno è il soggetto a cui si attribuiscono le azioni divine e umane; se dunque in Cristo si desse un minimo peccato, bisognerebbe attribuirlo al Verbo, il che è assurdo. A questa impeccabilità contribuiscono la visione beatifica, la pienezza della grazia e i doni soprannaturali che arricchivano l’anima di Gesù Cristo. Tutto considerato, l’impeccabilità del Redentore, pur appartenendo all’ordine morale, ha un fondamento metafisico.
L’impeccabilità si attribuisce anche a Maria Vergine a motivo della sua sovrumana dignità di Madre di Dio, della esenzione dal peccato originale e quindi dal fornite della concupiscenza, e infine per la pienezza della grazia di cui fu ornata. Ma l’impeccabilità di Maria non fu intrinseca come quella di Gesù, ma piuttosto estrinseca, cioè dovuta a una speciale assistenza di Dio. Di fatto in Maria non ci fu nessun peccato, neppure veniale (Conc. Tridentino).
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Dalla Scrittura: ci consta che Gesù fu  immune dal peccato originale:
 «Quello che nascerà da te Santo, si chiamerà il Figlio di Dio» V.Luca: 1,35.
Fu immune dal peccato attuale: «Le cose che piacciono a Lui, faccio sempre» V.Giovanni: 8,29.
 Fare ciò che vuole il Padre, significa eseguire la sua volontà e non trasgredirla. Per cui Gesù poteva ripetere:
«Chi di voi mi potrà incolpare di peccato?» V.Giovanni: 8, 46.
S. Paolo dirà che Gesù  è «Pontefice santo, innocente, senza macchia, segregato dai peccatori» E.Ebrei: 4,15;
 e S. Pietro: «Che non fece peccato nè si è trovato inganno nella sua bocca» 1, Pietro:  2,22.
Tutti questi passi ed altri ancora ci dicono la sua «impeccanza» e al tempo stesso ci fanno intuire che oltre
a essere di fatto immune dal peccato, era immune anche dalla possibilità di peccare.
Dai Padri sappiamo;
S. Ippolito (Contra Noet. 17): «È stato fatto ciò che l’uomo è, eccetto il peccato».
S. Cirillo di Alessandria (In Joan. 8, 29): «Ha avuto in sorte l’esimia prerogativa della natura divina e cioè
di non poter peccare».
Qualunque peccato o anche la semplice possibilità di peccare, costituisce
l’uomo peccatore. Ma la Persona di Cristo, essendo divina non può essere di un peccatore. Dunque in
Cristo non fu né poteva essere il peccato.
Mentre gli Scotisti pongono la ragione della impeccabilità del Cristo nella visione intuitiva
(chi véde Dio non può non amarlo come supremo bene),
S. Tommaso e la maggioranza dei Teologi la pongono
nel fatto della Unione Ipostatica. Il merito o demerito delle azioni dipende e ridonda nella persona:
perciò Cristo, essendo Dio non poteva commettere peccato.
San Tommaso d’Aquino affronta la questione nell’articolo 15 della parte III della Summa Theologiae.

Questa in sintesi la risposta del Doctor angelicus: Anche se Cristo è stato tentato dal demonio,

 Egli «non assunse in nessun modo la miseria del peccato né originale né attuale» .
San Tommaso d’Aquino ;  «Una certa fortezza lo spirito la dimostra resistendo alla concupiscenza della carne quando gli si oppone,
 ma esso dimostra una fortezza maggiore quando la reprime totalmente così da eliminarne le brame disordinate.
Questa era appunto la condizione di Cristo, il cui spirito aveva raggiunto il sommo grado della fortezza.
E sebbene egli non abbia dovuto sostenere il combattimento inferiore del fomite, subì però la lotta esterna del mondo e del diavolo,
trionfando dei quali meritò la corona della vittoria» .
L’Aquinate insegna anche che «in Cristo non c’era il fomite del peccato» dato che «lo Spirito Santo esclude il peccato e l’inclinazione al peccato,
 implicita nel termine fomite» .
Per «fomite del peccato» si intende l’«inclinazione dell’appetito sensitivo a oggetti che sono contro la ragione» ,
la «ricerca del piacere fuori dell’ordine razionale» .
Per questo Cristo fu immune anche da ogni imperfezione morale e da ogni moto disordinato
della concupiscenza, anzi non ebbe nemmeno il fornite della concupiscenza.
La concupiscenza e il suo fomite sono una conseguenza del peccato originale.
Infine Gesù non poteva peccare per la semplice ragione che Egli è PERSONA DIVINA.
 
 
 
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