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marzo 9, 2017

SIRIA: GLI USA ACCUSANO FALSAMENTE ASSAD SULLE ARMI CHIMICHE

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 7:13 pm

Russia, fedele alleata di Bashar al-Assad, e Cina bloccano la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu per l’imposizione di sanzioni alla Siria per l’uso di armi chimiche contro obiettivi civili. Schierati con gli europei a favore della risoluzione gli Stati Uniti.

“Mosca non vuole mettersi contro il regime di Assad sull’uso di armi chimiche. Questa è la verità”, ha dichiarato l’ambasciatrice americana presso le Nazioni Unite, Nikki Haley. “Quale messaggio stiamo dando al mondo? Se ti allei con la Cina e la Russia coprirai le spalle a chi usa le armi chimiche per uccidere la propria gente. Alcuni dicono che dovremmo concentrarci di più sull’Isil. Noi diciamo che condanniamo qualsiasi uso di armi chimiche da parte degli integralisti o da parte di chiunque altro.”

Il testo, preparato da Francia e Regno Unito, prevede inoltre lo stop della fornitura di armi all’esercito siriano. Un testo giudicato inappropriato dal Cremlino. “Le sanzioni contro il governo siriano sono assolutamente inadeguate”, ha dichiarato il presidente russo Vladimir Putin. “Perché non aiutano in alcun modo i negoziati in corso ma servono solo ad ostacolarli, minando la fiducia nel processo stesso. Ecco perché la Russia ha deciso di non dare il via libera a nuove sanzioni contro la Siria.”

Questa è la settima volta che Mosca pone il veto ad una risoluzione del Consiglio delle Nazioni Unite per proteggere il governo siriano di Damasco. La Cina, invece, ha messo finora il veto a sei risoluzioni dell’Onu.

Il voto arriva dopo che l’inviato dell’Onu per la Siria, Staffan de Mistura, ha incontrato la scorsa settimana la delegazione del governo di Damasco e quella dell’opposizione per discutere del piano di lavoro dei negoziati.

Sulle armi chimiche in Siria, piccola Italia alle Nazioni Unite

Non ci saranno sanzioni nei confronti del governo di Damasco per l’uso di armi chimiche nel paese. Russia e Cina hanno infatti posto il veto alla risoluzione delle Nazioni Unite che prevedeva nuove misure contro la Siria accusata da una parte della comunità internazionale di aver utilizzato armi non convenzionali nel corso del conflitto che si protrae da circa 6 anni. La risoluzione, redatta da Regno Unito, Francia e Stati Uniti, ha ottenuto nove voti a favore e tre contrari, da Cina, Russia e Bolivia. Kazakistan, Etiopia ed Egitto si sono astenuti.

Non è la prima volta che Damasco viene accusata di questo crimine. Ciò è avvenuto quasi sempre su segnalazione dei gruppi armati dell’opposizione e non da fonti indipendenti. Le stesse fonti indipendenti, o presunte tali, spesso si sono avvalse di documentazione fornita dai cosiddetti gruppo ribelli (o “terroristi” secondo il governo siriano). Gruppi che, a loro volta, sono stati accusati di aver fatto un ampio uso di queste armi. Lo stesso dicasi per i miliziani jihadisti dello Stato Islamico e di al Qaeda in Siria.

Nello scorso agosto, alcuni reparti del Free Syrian Army avevano diffuso la notizia di un utilizzo di armi chimiche ad Aleppo fra gli inviati della stampa occidentale. Una notizia smentita da numerosi settori della società siriana. Hani Mourtada, ex rettore dell’Università di Damasco, durante la World Conference of University Rectors aveva difeso il governo siriano, accusando i ribelli di diffondere falsità e di alimentare il terrorismo in Siria.

Lo stesso Osservatorio siriano per i diritti umani, che in questi anni di guerra nel paese ha orchestrato una vera e propria campagna di disinformazione  che ha nutrito i media di tutto il mondo, aveva confermato l’inattendibilità della notizia. Una rarità. Anche le agenzie di stampa, a partire da AP, avevano eccezionalmente smentito i bombardamenti con ordigni al cloro su Aleppo. Per non parlare delle numerose inchieste giornalistiche che hanno letteralmente smontato la tesi che in questi anni il governo siriano abbia fatto uso di armi di questo tipo, attribuendo semmai la responsabilità ai gruppi armati anti Assad, dai terroristi dell’ISIS fono ai cosiddetti ribelli moderati dell’Esercito Libero Siriano.

Malgrado ciò, l’Italia, attraverso Sebastiano Cardi, l’ambasciatore all’Onu, ha sponsorizzato la risoluzione presentata da Francia, Regno Unito e Stati Uniti: “Speravamo che l’unità del Consiglio sarebbe stata preservata a sostegno di questa risoluzione”, per la quale la delegazione italiana ha lavorato durante negoziati e consultazioni. Cardi si è detto comunque “incoraggiato” dal Meccanismo investigativo congiunto (Jim), che sta per riprendere le sue attività. L’Italia resta “fortemente impegnata” a sostenere un meccanismo adottato dal Consiglio stesso nell’agosto 2015 e volto a identificare i responsabili dell’uso di armi chimiche in Siria. Il nostro Paese intende “difendere le sue conclusioni nelle indagini future”.

Sono tre, secondo quanto affermato dall’ambasciatore Cardi, le ragioni per cui l’Italia ha votato a favore della risoluzione: prima di tutto perché condanna qualsiasi uso di armi chimiche, ovunque e da parte di chiunque. Poi, per sostenere la credibilità del Jim, che può fungere da deterrente. Infine perché non è sufficiente identificare i responsabili dell’uso di armi chimiche: quelli che lo hanno pianificato, ordinato e attuato “devono subirne le conseguenze”.

In realtà, la risoluzione era rivolta contro Assad e non, come sostenuto dall’ambasciatore italiano, contro i gruppi armati, anche jihadisti, supportati dall’Occidente, Italia compresa.

Non è la prima volta che Damasco viene accusata di questo crimine. Il fatto più noto risale al 21 agosto del 2013 quando venne utilizzato il gas nervino in alcune aree controllate dai ribelli nei sobborghi orientali e meridionali della capitale (Ghūṭa). I ribelli puntarono il dito verso il presidente Assad: la conferma dell’intelligence Usa servi alla Casa Bianca come pretesto per minacciare un’azione militare contro la Siria, bloccata soltanto grazie all’intervento della Russia di Putin e all’appello di Papa Francesco.Qualche tempo dopo, l’autorevole istituto statunitense Mit di Boston rivelò con assoluta certezza che i missili ritrovati dagli ispettori Onu non erano stato lanciati da una zona controllata dal governo, bensì dagli stessi ribelli che si opponevano al governo. Una verità che gli Stati Uniti e i suoi alleati, sostenuti dalla stampa internazionale, non hanno mai preso in considerazione, preferendo supportare la tesi avanzata dai gruppi armati jihadisti che, nel frattempo, si erano macchiati di orrendi crimini nel paese.

Per non parlare del giornalista investigativo Seymour Hersh, già premio Pulitzer, che in due articoli pubblicati sulla London Review of Books ( “Di chi è il Sarin?” e “The Red Line e la Linea Rat”) ha scritto a chiare lettere che l’amministrazione Obama ha falsamente accusato il governo di siriano Bashar al-Assad per l’attacco del 2013, cercando una scusa per invadere la Siria. Secondo Hersh, il sarin utilizzato non proveniva neppure dai depositi sotto controllo governativo. Si tratterebbe, infatti, di gas proveniente dalla Libia, arrivato in Siria su ordine di Hillary Clinton allo scopo di destabilizzare il paese e creare finte prove contro Assad.

Anche il giornalista investigativo Christoph Lehmann il 7 ottobre 2013 titolava che “alti funzionari degli Stati Uniti e funzionari sauditi sono i responsabili delle armi chimiche in Siria”, riferendo, sulla base di fonti molto diverse da quelle utilizzate da Hersh, che “la prova conduce direttamente alla Casa Bianca, al presidente del Joint Chiefs of Staff Martin Dempsey, al direttore della CIA, John Brennan, e al capo Intelligence saudita, il principe Bandar, il ministero degli interni saudita”.

Le indagini svolte dalle Nazioni Unite dal 25 al 31 agosto 2013 hanno rivelato chiare tracce di gas sarin nel terreno e sui cadaveri nelle zone colpite, accertando che la tipologia della sostanza rinvenuta fosse quella contenuta nei depositi siriani, molti dei quali nel frattempo, però, erano entrati sotto il controllo dei gruppi armati anti governativi. Tutte verità che ancora oggi sfuggono all’opinione pubblica internazionale, destinataria di una mole impressionante di fake news che si sono rivelate la più micidiale arma di distruzione di massa per gli effetti che ha saputo produrre sul terreno di battaglia.

(P.D.)

Con fonti: AP, Askanews, Ansa, Reuters, Sana Agency, al Manar, Al Masdar, The Whashginton Post.

http://spondasud.it/?p=11866

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Russia e Cina al Consiglio di Sicurezza dell’ONU bloccano la risoluzione contro la Siria

La Russia e la Cina, questo Martedì hanno bloccato la risoluzione peresentata dalle potenze occidentali (USA, GB e Francia) per imporre ulteriori sanzioni alla Siria.
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazion Unite (CSNU) ha messo ai voti una risoluzione che pretende di imporre sanzioni alla Siria, con la motivazione che la Forze Armate del paese arabo avrebbero utilizzato armi chimiche in Sira, accusa decisamente smentita da Damasco.

Nel corso della votazione, oltre alla Cina ed alla Russia (membri permanenti cel CSNU) anche la Bolivia (membro a rotazione) ha votato “no”, mentre che l’Egitto, l’Etiopia ed il Kazakistan si sono astenuti. La risoluzione non ha quindi ottenuto il minimo dei voti a favore ed è stata quindi respinta.
Tale risoluzione avrebbe imposto sanzioni a 21 persone, organizzazioni e società siriane, ed inoltre avrebbe proibito a tutti i paesi di fornire elicotteri al Governo della Sira.

Il Presidente della Russia, Vlady Putin, già in precedenza aveva indicato la sua contrarietà, prima della seduta del CSNU che avrebbe opposto il veto alla risoluzione, visto che aveva dichiarato di considerarla totalmente “inappropriata” con l’effetto di ostacolare il processo di pace in corso per il paese arabo.

Nota: Ancora una volta ilblocco costituitosi fra Russia-Cina-Iran impedisce il tentativo di piegare la Siria alla volontà delle grandi potenze, con il pretesto (ormai abituale per l’Occidente) delle “armi di distruzione di massa”. Esistono numerose prove che le armi chimiche sono state utilizzate dai gruppi terroristi in Siria e fornite a questi dalla Turchia, come risulta da varie indagini svolte da organismi internazionali. Nei magazzini dell’Organizzazione di “Al Nusra”, uno dei gruppi terroristici appoggiato da USA ed Arabia Saudita, sono stati trovati fusti contenenti i vari componenti per la fabbricazione di testate chimiche provenienti da Turchia e queste risultano utilizzate in varie zone della Siria. Vedi: OPCW report: rebels used chemical weapons – not Assad

Le potenze occidentali non si sono ancora rassegnate al fallimento del piano di “regime change” ai danni del Governodi Damasco e dello smembramento del paese pianificato da Washington e da Rijad. Per questo fine si utilizzano anche le risoluzioni dell’ONU per imporre altre sanzioni ad un paese già stremato da sei anni di un conflitto che ha prodotto oltre 450.000 vittime, immani distruzioni e milioni di profughi.

Dal Settembre del 2015, su richiesta del Governo di Damasco, sono intervenute le forze aeronavali della Russia in Siria per contrastare l’avanzata dei mercenari e terroristi takfiri inviati nel paese per seminare il caos e per rovesciare il governo di Bashar al-Assad e sostituirlo con un “califfato islamico”.
Da allora la controffensiva dell’Esercito siriano, con l’aiuto delle forze di Hezbollah e di consiglieri militari iraniani, e con l’appoggio dell’aviazione russa, è riuscita a riconquistare la maggior parte del territorio, inclusa Aleppo, che si trovava infestata dai terroristi fortemente armati e supportati dagli USA e dall’Arabia Saudita.

Lo stesso ex segretario di Stato dell’Amministrazione Obama, John Kerry, nel corso di un colloquio riservato con i “ribelli siriani” in una sala dell’ONU, è stato registrato mentre dichiarava esplicitamente che gli USA avevano favorito l’avanzata dell’ISIS in Siria nella speranza di far rovesciare il Governo di Bashar al-Assad. Il piano è fallito per l’intervento delle forze russe. Vedi: Kerry ammette che gli USA hanno utilizzato l’ISIS per rovesciare Assad

Gli osservatori internazionali aspettano di capire quale sarà la politica verso la Siria della nuova Amministrazione USA di Donald Trump, anche se le prime azioni non sembrano discostarsi da quella fino ad oggi seguita dal suo predecessore, Barack Obama.

Fonti: Hispan TV

http://www.controinformazione.info/russia-e-cina-al-consiglio-di-sicurezza-dellonu-bloccano-la-risoluzione-contro-la-siria/

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L’utilizzo di armi proibite da parte del regime anima ancora il dibattito sulla guerra civile in Siria. La voce di Carla Del Ponte ex procuratore capo del Tribunale penale internazionale esce dal coro e punta il dito sui ribelli siriani, prima e più che sul regime di Bashar al-Assad, sui sospetti riguardanti il presunto uso di armi chimiche nel conflitto in Siria. Almeno sulla base degli elementi resi finora disponibili alla Commissione Onu chiamata a indagare sulla guerra e sulla violazione dei diritti umani in Siria, commissione di cui la stessa magistrata svizzera è uno dei componenti più noti. «Abbiamo potuto raccogliere alcune testimonianze sull’utilizzo di armi chimiche, e in particolare di gas nervino, ma non da parte delle autorità governative, bensì da parte degli oppositori, dei resistenti», ha detto domenica Carla Del Ponte alla Radio Svizzera Italiana.

«NON CI SONO BUONI O CATTIVI» – Si tratta di elementi che dovranno essere vagliati e accertati con le cautele, ha avvertito Del Ponte nell’intervista, il cui testo è pubblicato sul sito della radio. Ma di elementi che a suo giudizio vanno tenuti in conto e che non permetterebbero un punto di vista «manicheo», né una valutazione unilaterale di colpe e ragioni rispetto a quanto accade in Siria. «Per il momento noi abbiamo solo elementi sull’uso di armi chimiche da parte dagli oppositori. Poi, quando la commissione speciale potrà condurre l’inchiesta, si potrà stabilire se anche il governo ha fatto utilizzo di queste stesse armi», ha affermato l’ex procuratrice generale del Tribunale penale internazionale per i crimini in ex Jugoslavia, protagonista tuttora di numerosi dossier investigativi controversi. In questi conflitti come quello siriano – conclude Del Ponte ripensando forse anche a quello degli anni ’90 nei Balcani – «non ci sono buoni e cattivi. Per me sono tutti cattivi perché tutti, sia una parte sia l’altra, commettono crimini».

COMMISSIONE – La tesi della Del Ponte non trova però d’accordo la stessa Commissione Onu d’inchiesta sui crimini di guerra in Siria. La Commissione «non ha prove conclusive in grado di determinare l’uso delle armi chimiche, nè dall’una nè dall’altra parte» si legge infatti in una nota resa pubblica a Ginevra, all’indomani delle dichiarazioni del magistrato Carla Del Ponte, membro della Commissione.

TENSIONE CON ISRAELE – Intanto resta alta la tensione tra Damasco e Tel Aviv dopo gli ultimi tre attacchi israeliani in cui, secondo la televisione di Stato siriana, è stato colpito un centro di ricerca militare di Jamraya vicino alla capitale. Le autorità israeliane avrebbero fatto pervenire «attraverso canali diplomatici» un messaggio segreto al presidente siriano Bashar al-Assad, garantendogli di «non voler essere coinvolte nella guerra civile in Siria». Lo ha scritto lunedì mattina il quotidiano Yedioth Ahronoth, il più diffuso del Paese, senza peraltro indicare le proprie fonti. Dagli ambienti governativi non è giunta alcuna conferma di tali indiscrezioni, che tuttavia non sono nemmeno state smentite.

http://www.corriere.it/esteri/13_maggio_06/siria-del-ponte-armi-chimiche-usate-da-ribelli_3b5234e0-b636-11e2-9456-8f00d48981dc.shtml

 

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