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aprile 16, 2017

SIRIA: GLI USA SONO OSTINATI CONTRO ASSAD E PREPARANO LA GUERRA

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 5:09 pm

ASSAD VERITA' USA UE

14 Aprile 2017

L’obiettivo è destabilizzare la Siria. Sean Spicer chiarisce ai giornalisti la politica di Trump in Medio Oriente

Il portavoce della casa Buanca, Sean Spicer, ha detto lunedi che uno dei più importanti obiettivi dell’amministrazione Trump in Medio Oriente è “destabilizzare” la Siria.

Nel corso di una conferenza stampa, Kristen Welker di NBC ha chiesto a Spicer di chiarire la posizione dell’amministrazione sulla rimozione del presidente siriano Bashar al-Assad dal potere.

“L’obiettivo per gli Stati Uniti è duplice”, Spicer ha spiegato. “Uno è essere sicuri di destabilizzare la Siria – destabilizzare il conflitto lì, per ridurre la minaccia ISIS. Ma poi, in secondo luogo, è creare l’ambiente politico, non solo all’interno del popolo siriano, penso che si può lavorare con la Russia, in particolare, per assicurarsi che capiscano che la Siria, sostenuta dalla stessa Russia, dovrebbero essere ritenuta responsabile per gli accordi che ha fatto rispetti ai suoi accordi internazionali in materia di armi chimiche.”

Welker ha insistito nel chiedere al segretario se fosse possibile “sconfiggere l’ISIS con Assad ancora al potere.”

Spicer ha borbottato sulla questione prima di rispondere.

“Uhm, sì. Certo”

http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-lobiettivo__destabilizzare_la_siria_sean_spicer_chiarisce_ai_giornalisti_la_politica_di_trump_in_medio_oriente/82_19741/

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La recente espansione delle forze statunitensi in Siria segue un prevedibile e singolare programma decennale contro questa nazione, più specificamente con l’ultimo conflitto iniziato nel 2011, tramite la “primavera araba” concepita dagli Stati Uniti. The Independent, nell’articolo, “Marines statunitensi inviati in Siria per sostenere l’assalto alla roccaforte dello SIIL di Raqqa“, riferiva che: “Centinaia di marines degli USA sono arrivati in Siria armati di artiglieria pesante in preparazione dell’assalto sulla capitale dello SIIL Raqqa”.

Tuttavia, la presenza di truppe statunitensi in Siria è del tutto non richiesta dal governo siriano e costituisce una chiara violazione della sovranità nazionale della Siria secondo il diritto internazionale. La CNN nell’articolo, “Assad: le forze militari statunitensi in Siria sono “invasori”“, riferiva che: “Il Presidente siriano Bashar al-Assad deride e mette in discussione le azioni in Siria degli Stati Uniti, chiamando le truppe statunitensi schierate nel Paese “invasori”, perché non gli ha dato il permesso di entrare e dicendo che non c’è stata alcuna “azione concreta” da parte dell’amministrazione Trump verso lo SIIL”. Il fatto che la politica degli Stati Uniti rimanga assolutamente immutata, nonostante il nuovo presidente, non sorprende.

Ulteriore prova della continuità dell’agenda

Con Israele che occupa le alture del Golan della Siria e le truppe turche che occupano la “zona cuscinetto” che si estende da Azaz a Jarabulus, sul fiume Eufrate, a nord, le truppe statunitensi continuano a ritagliarsi una presenza permanente nell’est delle regioni della Siria, rischiando di realizzare la decennale cospirazione per dividere e distruggere lo Stato siriano. Documenti resi pubblici recentemente della Central Intelligence Agency degli Stati Uniti rivelano che già nel 1983, gli Stati Uniti erano impegnati in operazioni segrete e palesi, praticamente identiche, volte a destabilizzare e rovesciare il governo della Siria. Un documento del 1983, firmato dall’ex-agente della CIA Graham Fuller, intitolato “Imporsi con la forza sulla Siria” (PDF), afferma: “La Siria attualmente blocca gli interessi degli Stati Uniti in Libano e nel Golfo, attraverso la chiusura del gasdotto dell’Iraq minacciando quindi d’internazionalizzazione la guerra irachena. Gli Stati Uniti dovrebbero prendere in considerazione decisamente maggiori pressioni contro Assad, orchestrando minacce militari ed occulte simultanee contro la Siria dai tre Stati confinanti ostili: Iraq, Israele e Turchia”.

Vedi: Tony Cartalucci da  Aurorasito

Si rafforza la presenza militare giordana al confine con Siria e Iraq

di  Pierre Balanian

La presenza di una nave da trasporto militare americana fa ipotizzare lo scarico di veicoli destinati al “Free Syrian Army” con notizie di un’imminente apertura di un fronte nel sud della Siria al confine con la Giordania.

Amman (AsiaNews) – La nave militare americana Liberty Passion partita da Livono il 26 marzo scorso con a bordo 250 veicoli militari ha raggiunto – dopo una sosta in Romania fino al 6 aprile – il Canale di Suez negli stessi momenti nei quale il re di Giordania Abdallah si incontrava con il presidente americano Trump. La Liberty Passion ha attraversato il Canale di Suez venerdì 7 aprile e ha gettato l’ancora nel porto giordano di Aqaba alle ore 9,49 dello stesso giorno.

La nave, capace di trasportare centinaia di veicoli militari, fa parte della Sesta flotta americana basata nel Mediterraneo e non esegue mai parate dimostrative, si muove esclusivamente per compiere missioni ben precise. Di grande portata (stazza 58107 tonnellate) è arrivata contemporaneamente all’attaco aereo americano contro la Siria ed è rimasta per 40 ore ferma in Giordania prima di salpare domenica scorsa in direzione di Jedda in Arabia Saudita.

Dal Pentagono non è trapelata alcuna informazione sulla missione della nave militare in Giordania, ma dalle pagine dei social media degli oppositori al presidente siriano Assad si parla dello scarico in Giordania di molti veicoli militari destinati al “Free Syrian Army” con notizie di un’imminente apertura di un fronte nel sud della Siria al confine con la Giordania, con la supervisione delle truppe americane, in qualcosa di simile a quanto avvenuto nel nord della Siria con l’operazione “scudo dell’Eufrate” lanciata dalla Turchia.

Tutti gli analisti militari specializzati sul Medio Oriente sostengono che gli Stati Uniti interverrebbero militarmente in Siria soltanto se la Giordania fosse stata minacciata direttamente o indirettamente. Or bene il sovrano giordano ha espresso timori nel corso della sua ultima visita negli Stati Uniti rilasciando al Washington Post dichiarazioni di preoccupazione sulla “continuità geografica fra l’Iran, l’Iraq, la Siria e Heizbollah” enfatizzando sulle presenza delle “Guardie della Rivoluzione (iraniana) stanziate ormai a 70 Km di distanza dai confini con la Giordania”. Queste due dichiarazioni sono sufficenti per intuire la natura dei colloqui avvenuti nella Casa Bianca fra il sovrano giordano ed il Presidente americano che non erano certamente di mera visita di cortesia e complimenti come usano essere di solito la magior parte delle visite ufficiali dei capi di Stati arabi.

Testimoni oculari parlano di rafforzamento di presenza militare giordana al confine triangolare che separa la Giordania dalla Siria e dall’Iraq. Mentre tutti i cambiamenti avvenuti recentemente all’interno del Paese, come ad esempio l’allontanamento del Capo dell’Intelligence militare giordana Faisal Al Shawbaki poche ore dopo la fine del summit dei Paesi arabi membri della Lega araba e dell’incontro con il re saudita, sostituito da Adnan Al Gindi dimostrano un cambiamento di rotta e una disponibilità giordana ad avere un ruolo più attivo nella guerra in corso nella vicina Siria. L’avvicinamento della Giordania alla Russia aveva permesso al confine siro giordano di conoscere una fase di relativa pace, Daesh era sparito dalla Badiya Al Hammad e da ampie zone della Sueida orientale nel sud della Siria, sostituiti da forze leali alla Giordania anche se questa politica aveva creato tensioni con l’Arabia Saudita. La riappacificazione fra Amman e Riadh indica che qualcosa sta per cambiare anche fra i rapporti della Giordania con la Russia sopratutto per quanto concerne il fascicolo siriano.

Fonte: Asia News

http://www.controinformazione.info/gli-usa-rafforzano-la-loro-presenza-in-siria-realizzando-nuove-basi-al-confine-giordano/

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di Thierry Meyssan

La Casa Bianca si è finalmente allineata alla Coalizione costituita dai neoconservatori attorno al Regno Unito e a diverse società multinazionali. Gli Stati Uniti riprendono la politica imperialista che hanno deciso nel 1991 e riattivano la NATO. La rottura con la Russia e la Cina si è consumata il 12 aprile 2017. Il mondo è di nuovo sull’orlo della guerra nucleare.

Nel corso di due settimane d’intensa battaglia in seno all’amministrazione Trump, gli Stati Uniti hanno attaccato illegalmente la base aerea di Chayrat (Siria) e poi hanno moltiplicato i segni contradditori, prima di metter giù le proprie carte: in definitiva, rilanciano la loro politica imperialista.

In meno di due settimane, l’amministrazione Trump ha difeso 7 posizioni diverse riguardo alla Repubblica araba siriana [1].

Il 12 aprile 2017, gli Stati Uniti hanno operato la loro grande giravolta.

In contemporanea, il segretario di Stato Rex Tillerson si recava a Mosca per tentare un ultimo approccio pacifico; il Consiglio di Sicurezza dell’ONU si riuniva e metteva in scena lo scontro; il presidente Trump rilanciava la NATO contro la Russia.

Il consigliere speciale del presidente Trump, Steve Bannon e il suo vice, Sebastan Gorka, si preparavano a raggiungere il generale Michael Flynn, mentre la stampa precedentemente filo-Trump stilava il bilancio della loro attività. Ci sono mormorii che assicurano che il genero del presidente, Jared Kushner, sia ormai l’unica persona che accede all’orecchio del presidente, ma questa informazione non è verificabile.

Sembra che la Casa Bianca abbia subito questo ribaltamento su impulso degli inglesi che hanno cercato di conservare con tutti i mezzi il sistema jihadista che hanno creato [2]. Il ministro degli Esteri Boris Johnson si è appoggiato sui leader europei che si erano già fatti convincere dai neoconservatori nel corso della conferenza sulla sicurezza a Monaco di Baviera lo scorso 19 febbraio [3].

Per giustificare l’aggressione di uno Stato sovrano membro delle Nazioni Unite, Rex Tillerson non poteva che far riferimento a una sintesi dei servizi di “intelligence” USA sull’incidente di Khan Shaykhun; sintesi che non presenta alcun indizio che consenta di sospettare la Siria, ma che rinvia a informazioni classificate, per concludersi con un appello a rovesciare il “regime” [4].

La natura irreversibile di tale svolta si misura leggendo la proposta di risoluzione depositata dalla NATO al Consiglio di sicurezza, alla quale la Russia ha opposto il suo veto [5]. Presentata in Occidente come una semplice richiesta di un’indagine neutrale sull’incidente chimico di Khan Shaykhun, consisteva in realtà nel piazzare l’Aeronautica Militare Siriana sotto il controllo del numero 2 dell’ONU, Jeffrey Feltman . Questo ex vice di Hillary Clinton, è l’autore di un piano di totale e incondizionata resa della Siria. [6]

Il testo di questa risoluzione riprende quello della bozza depositata il 6 aprile, ma che gli Stati Uniti non avevano sottoposto al voto, tanto poco erano allora sicuri di se stessi. Essa non tiene conto del tentativo di mediazione dei membri eletti del Consiglio di sicurezza, che hanno cercato di tornare a una normale domanda d’inchiesta in stile ONU [7].

Il principio di voler piazzare l’Aeronautica Militare Siriana sotto il controllo delle Nazioni Unite riprende la tattica che fu messa in opera, 19 anni fa, nel 1998, contro la Serbia, fino all’intervento militare illegale della NATO.

Il presidente Donald Trump ha completato la sua giravolta ricevendo alla Casa Bianca il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg. Nel corso di una conferenza stampa congiunta, ha indicato che non ritiene più che l’Alleanza sia obsoleta, che la vuole ringraziare per il suo sostegno contro la Siria, e di essere pronto a lavorare a stretto contatto con i suoi alleati [8].

In risposta, la Russia ha detto di aver aggiornato il 60% della sua forza nucleare e di tenersi pronta alla guerra. [9]

Ci ritroviamo dunque indietro a sei mesi fa, quando gli Stati Uniti di Barack Obama rifiutavano di lavorare con la Cina, la Russia e i loro alleati (Organizzazione di cooperazione di Shanghai e Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva). Si proponevano allora di tagliare il mondo in due parti distinte, non comunicanti l’una con l’altra. [10].
Thierry Meyssan

Traduzione
Matzu Yagi

[1] “Le 6 posizioni dell’amministrazione Trump sulla Siria”, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 12 aprile 2017.

[2] Sous nos Yeux. Du 11-Septembre à Donald Trump (Sotto i nostri occhi. Dall’11 Settembre a Donald Trump), Thierry Meyssan, éditions Demi-Lune, 2017. Si veda la seconda parte dell’opera.

[3] “Il traviamento della Conferenza di Monaco sulla sicurezza”, di Thierry Meyssan, Traduzione Matzu Yagi, Megachip-Globalist (Italia) , Rete Voltaire, 23 febbraio 2017.

[4] “The Assad regime’s used of chemical weapons, on April 4, 2017”, White House.

[5] “US, UK & France Resolution on Syria (Russian vetoed)”, Voltaire Network, April 12, 2017.

[6] Sous nos Yeux. Du 11-Septembre à Donald Trump (Sotto i nostri occhi. Dall’11 Settembre a Donald Trump), Thierry Meyssan, éditions Demi-Lune, 2017. Pagine 238-244 e 249-251.

[7] “Security Council Elected Members’ Initiative: Compromise Draft Resolution on Chemical Attack in Idlib, Syria (withdrawn)”, Voltaire Network, 6 April 2017.

[8] “Donald Trump rilancia la NATO”, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 13 aprile 2017.

[9] “La Russia si tiene pronta per una guerra nucleare”, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 13 aprile 2017.

[10] “Giornale del cambiamento di ordine mondiale # 14 : Due mondi distinti”, di Thierry Meyssan, Traduzione Matzu Yagi, Megachip-Globalist (Italia) , Rete Voltaire, 9 novembre 2016.

Fonte: Voltairenet.org

http://www.controinformazione.info/12-aprile-2017-il-mondo-oscilla-di-nuovo-verso-la-guerra/

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Giordania, Regno Unito, USA e Israele e Arabia Saudita hanno predisposto piani per aprire un nuovo fronte contro l’Esercito siriano nel sud del paese, ha rivelato il ministro Al-Moalem (Siria).
“Ci sono state alcune informative che indicano che gli USA hanno trasferito equipaggiamenti militari alle frontiere siriane con la Giordania”, ha dichiarato il cancelliere siriano Walid al-Moalem, nel corso di una riunione tenutasi a Mosca con i propri omologhi dell’Iran e della Russia, Mohamad Yavad Zarif e Serguei Lavrov, rispettivamente.

Al-Moalem ha dichiarato che i rappresentanti della Russia, dell’Iran e della Siria hanno discusso di questa questione, ed ha confermato che i tre paesi dispongono di “procedure comuni contro qualsiasi aggressione che possa avere come obiettivo il territorio siriano”.

Questo coordinamento si era realizzato dopo che i media arabi avevano informato che la Giordania, il Regno Unito, gli USA, Israele e l’Arabia Saudita potrebbero aver deciso di schierare forze militari alla frontiera giordano-Siriana, pianificando l’apertura di un nuovo fronte contro l’Esercito siriano nel sud del paese.
In questo contesto, Lavrov ha indicato che Mosca ha ricevuto indizi extra officiali che gli USA stanno concentrando materiale bellico vicino alla frontiere giordano-siriano per tagliare le comunicazioni del gruppo terrorista dell’ISIS in Siria ed Iraq.

I comunicati si sono avuti al termine del vertice dei ministri degli Esteri dei tre paesi, in cui Lavrov e Al-Moaelm hanno fatto queste dichiarazioni, la riunione era stata programmata per esaminare le conseguenze dell’attacco degli USA alla base aerea siriana di Al-Shairat, nella provincia di Idlib.
Nel corso del vertice i tre paesi hanno concordato un comunicato con cui affermano che il bombardamento degli USA in Siria costituisce “un atto di aggressione” ed “una violazione flagrante della Carta delel Nazioni Unite.

Fonte: Hispan Tv

Nota: La Russia dimostra di aver consolidato la propria alleanza con l’Iran e la Siria e di aver respinto l’ultimatum presentato dal segretario di Stato USA, Rex Tillerson, ricevuto a Mosca da Putin. In questo Ultimatum gli USA chiedevano ancora una volta al presidente Vladimir Putin di abbandonare Bashar al-Assad e di smarcarsi dall’alleanza con l’Iran.

Washington con una mano negozia per ottenere la resa del suo principale avversario e con l’altra invia nuove truppe e mezzi per proseguire l’aggressione alla Siria che dura ormai da circa 7 anni, mascherata prima come “primavera araba” e poi come “lotta la terrorismo”.
La tattica della “carota ed il bastone” con Putin non funziona e gli USA preparano le loro forze, assieme ai sauditi ed ai britannici per una occupazione di fatto del territorio di parte della Siria. Il gioco di Trump e della sua Amministrazione si fa sempre più pericoloso ed aumenta la possibilità di uno scontro diretto con le forze russe.

Traduzione e nota: L.Lago

http://www.controinformazione.info/la-russia-vigila-sulla-frontiera-giordana-davanti-alla-nuova-aggressione-degli-usa-verso-la-siria/

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