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luglio 27, 2017

Iraq e Libano chiedono aiuto a Putin!

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PUTIN IL MIO LEADER

OCCHI DELLA GUERRA

L’appello di Iraq e Libano a Putin: “Rimanete in Medio Oriente”

  • Lug 26, 2017
  • Dall’inizio della guerra contro lo Stato Islamico, il Medio Oriente ha subito una profonda trasformazione nel suo rapporto con la Russia e con l’Occidente e con gli Stati Uniti in particolare. L’era Obama, grazie allo splendido lavoro di Hillary Clinton, ha lasciato sprofondare la regione mediorientale e nordafricana in un caos politico, culturale e militare di portata enorme, e i cui effetti non sembrano avere ancora una fine certa. Sta di fatto che il Medio Oriente è passato da una instabilità “guidata” da Washington, a una politica del caos in cui il vero risultato sembra quello di aver creato un vero vuoto di leadership e di ordine. Ma si sa, la geopolitica, come la natura, “abhorret a vacuo”: rifiuta il vuoto. E quel potere di leadership non poteva scomparire, ma solo migrare da un’altra parte. È così che, con l’intervento militare in Siria e il sostegno ad Assad, la leadership del Medio Oriente, o quantomeno il ruolo di potenza garante della stabilità mediorientale, l’ha iniziato a rivestire la Russia.
  • La Russia di Vladimir Putin è riuscita in questi anni non soltanto a combattere il Califfato e a evitare la caduta di Assad quando all’inizio della guerra siriana sembrava inevitabile, ma ha saputo costruirsi un sistema di alleanze e collaborazioni con tutti i Paesi del Medio Oriente, anche con la stessa Turchia, che ha consolidato il Cremlino come vera superpotenza garante della pace mediorientale. Da Ankara al Golfo Persico, passando per Israele e il Libano, oggi la Russia è effettivamente la potenza mondiale cui ogni Stato della regione deve in qualche modo rendere conto della propria politica. Uno scopo che Putin si era prefissato dall’inizio dell’intervento in Siria e che sembra stia raggiungendo grazie al duplice lavoro diplomatico e militare, e grazie anche alla costruzione di una base solida di cooperazione con l’Iran e con la Cina, che garantiscono un solido triangolo asiatico.
  • La conferma di questa leadership russa in Medio Oriente viene dalle dichiarazioni di due personaggi chiave della politica regionale: il Vicepresidente iracheno Al Maliki e il Primo Ministro libanese Hariri. Al Maliki è arrivato in queste ultime ore a Mosca per un incontro con Putin al Cremlino. Una riunione che ha come scopo quello di confermare gli ottimi rapporti che intercorrono fra i due Paesi, ma soprattutto per rafforzare l’idea che l’Iraq post-Califfato ha bisogno della presenza russa. Questo è quanto sostenuto dallo stesso Al Maliki, che visitando Mosca, che affermato che il governo di Baghdad vuole la presenza politica e militare russa in Iraq per garantire la stabilità della regione. Un messaggio molto importante per la politica mondiale, perché, oltre all’alleato di Damasco, anche l’Iraq, Paese dove la coalizione internazionale ha guidato la guerra all’Isis, chiede l’intervento non dell’Occidente, ma di Mosca. Una richiesta che non può non essere legata alla convergenza d’interessi con l’Iran ma anche al sostegno degli occidentali ai curdi, che per l’Iraq e i Paesi limitrofi rappresentano una minaccia alla sovranità nazionale.

    Parole non troppo diverse sono state invece quelle rilasciate dal primo ministro del Libano, Saad Hariri. Il primo ministro libanese nelle ultime ore ha rilasciato dichiarazioni interessanti sul ruolo del Libano nel conflitto siriano. In primis, ha condannato Hezbollah per la partecipazione alla guerra in Siria. Un intervento che Hariri considera un grave errore da parte della milizia sciita libanese e che a Beirut non ha apprezzato, soprattutto per le conseguenze sul piano politico nei rapporti con il resto del mondo arabo e con Israele. Tuttavia, una volta affermato che si tratta di un punto di disaccordo con la Russia, ha anche detto all’agenzia di stampa Sputnik, che nel prossimo viaggio a Mosca chiederà al presidente Putin di collaborare con l’esercito libanese per la guerra al terrorismo islamico, sia di Al Qaeda che delle frange rimanenti dello Stato Islamico al confine con il Libano. Un aiuto che si potrebbe sostanziare sia in una presenza militare sia in un accordo per il rinnovamento delle forze armate libanesi e nell’addestramento delle truppe regolari.

    Le due dichiarazioni, arrivate a poca distanza l’una dall’altra, consegnano un’immagine della Russia in Medio Oriente sostanzialmente come quella dello Stato che tutti gli attori della regione considerano quale garante della lotta al terrorismo. E garantiscono al Cremlino quella legittimazione internazionale che permette di muoversi liberamente nel Vicino Oriente senza essere visto come potenza che s’intromette nella vita di questi Stati, ma come potenza che viene richiesta dai governi locali. Ed è questa, forse, la più grande vittoria politica della Russia sugli Stati Uniti, e cioè quella di uscire da questo conflitto con la vittoria anche mediatica di essere diventato uno Stato amico delle nazioni coinvolte nella guerra del terrorismo islamico.

  • http://www.occhidellaguerra.it/lappello-iraq-libano-putin-rimanete-medio-oriente/
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