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luglio 27, 2017

Libia: La Francia dopo aver voluto la distruzione ora vuole la ricostruzione!

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 2:08 am

CONTROINFORMAZIONE

La Francia di Macron si prepara ad accaparrarsi la ricostruzione in Libia e mette fuori gioco l’Italia

Da  Lug 24, 2017

di  Luciano Lago

Mentre il Governo Gentiloni balbettava cercando una sponda in Libia, appellandosi all’aiuto (improbabile) dell’Europa, degli USA e della NATO, ovvero delle stesse entità che hanno concorso a destabilizzare il paese nordafricano, il presidente francese Emmanuel Macron ha mosso le sue carte e si è inserito di prepotenza nel vuoto lasciato dall’Italia .

La Francia di Macron non si è persa in inutili chiacchiere si è mossa autonomamente tanto che è riuscita a far riunire, in un prossimo incontro a Parigi, le due parti che contano nel conflitto libico, quella del governo Serraj, appoggiato da USA e UE, e quella del generale Haftar appoggiato da Egitto, Russia e Cina.

Macron si inserisce di prepotenza come mediatore tra le parti per raggiungere una soluzione politica del conflitto che permetta di “riportare la stabilità e la pace nel conflitto libico”, secondo quanto ha affermato il francese. In realtà tutti sanno che il vero piano di Macron è quello di portare la Total, la massima compagnia energetica francese, in prima linea in Libia per sostituire le concessioni avute dall’ENI dall’epoca di Gheddafi nello sfruttamento petrolifero, concessioni che hanno permesso all’ENI di continuare ad operare nel paese, nonostante il conflitto.

Risulta evidente come questa notizia rappresenti plasticamente il disastro dell’Italia che, non avendo una propria politica estera autonoma, perde qualsiasi possibilità di mantenere le sue posizioni in Libia, dove da sempre aveva avuto un rapporto privilegiato di collaborazione. È opportuno ricordare infatti  che, prima dell’aggressione della NATO al paese che portò alla rimozione del Colonello Gheddafi, avvenuta nel 2011 con l’utilizzo delle fazioni ribelli collegate con gli jihadisti, l’Italia aveva una posizione preminente di collaborazione e di affari con il Governo di Tripoli.

Grazie a questa collaborazione, l’ENI aveva ottenenuto una posizione privilegiata di prima azienda energetica straniera ad operare nel settore petrolifero libico, così come anche l’Enel nel settore delle energie alternative e centinaia di altre aziende italiane che avevano ottenuto appalti nei vari settori industriali e dei servizi.

L’azione tempestiva di Macron permette alla Francia – appoggiata dagli USA – nonostante le sue responsabilità dirette nella destabilizzazione del paese, di ritagliarsi quel ruolo di primo partner che era proprio dell’Italia e consente ai francesi di mettere le mani sul petrolio libico lasciando campo libero ad aziende francesi in altri settori industriali e di servizi strategici in un paese che avrà grandi necessità di sviluppo e di ricostruzione, una volta ottenuta la stabilità e la pace fra le fazioni.

Questa vicenda dimostra per l’ennesima volta l’incapacità e l’insipienza dell’esecutivo italiano a guida PD, che non è stato in grado di agire e darsi una politica a favore degli interessi nazionali, andando sempre a rimorchio dell’Europa di Bruxelles (e degli USA) ed aspettando da questa interventi improbabili.

Serraj-Haftar

Mentre dalla Libia prosegue inarrestabile l’ondata migratoria verso l’Italia, con il Governo incapace di prendere decisioni adeguate all’emergenza, i nostri alleati francesi ci piazzano il classico “bidone” nel deserto lasciando all’Italia l’incombenza di fare da grande collettore del flusso dei migranti e riservandosi di prelevare dalla Libia il business del petrolio, del gas e della ricostruzione, scippandolo alle aziende italiane.

Ma d’altra parte con il Governo Gentiloni Alfano qualcuno poteva forse nutrire speranze di un esito diverso? Ci sarà il premio di consolazione per l’Italia di acaparrarsi le centinaia di migliaia di “risorse” provenienti dal paese africano che la Boldrini aveva preannunciato che “cambieranno il nostro stile di vita”.

La perdita della “quarta sponda” come veniva chiamata la Libia nell’epoca della colonizzazione non ci può lasciare indifferenti non soltanto per il grande valore geostrategico ed economico che questo paese riveste per l’Italia ma anche per il valore simbolico che la Libia ha avuto incrociandosi con la Storia d’Italia.

La vendetta postuma di Gheddafi contro l’Italia si manifesta nelle sue conseguenze , un paese che pensava di prosperare sul tradimento di un alleato non poteva davvero credere di rimanere indenne di fronte agli sconvolgimenti che hanno visto i Governi italiani complici e compartecipi del saccheggio della Libia.

L’ondata migratoria era stata prevista e ventilata dallo stesso Gheddafi come conseguenza della sua caduta, il tutto nel contesto di una politica del caos voluta dagli USA e dai nostri presunti alleati in Europa che oggi voltano le spalle all’Italia e lanciano il loro messaggio: problemi tuoi che ti devi risolvere da sola.

Questa si dimostra la vera essenza dell’Europa, altro che cooperazione e solidarietà tra i paesi membri. Si dimostra ancora una volta che ognuno persegue i propri interessi a scapito degli altri.
L’Italia svolge la parte del vaso di coccio fra i vasi di ferro nel Mediterraneo, l’ex “mare nostrum” ritornato al centro dei grandi interessi e delle strategie delle grandi potenze, come dimostra l’intervento in Libia da una parte degli USA, della Francia e della Nato e dall’Altra della Russia, della Cina e dell’Egitto.

Naturalmente un paese che non ha una propria politica estera autonoma, una propria sovranità, un paese che non difende i propri confini, che non ha una propria moneta e prende ordini dalle oligarchie tecno finanziarie, è facile prevedere che sia un paese destinato a scomparire come nazione e destinato ad diventare una pura espressione geografica. Un ritorno ai tempi più bui della Storia d’Italia.

http://www.controinformazione.info/la-francia-di-macron-si-prepara-ad-accaparrarsi-la-ricostruzione-in-libia-e-mette-fuori-gioco-litalia/

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Il tentativo francese del controllo energetico dell’Italia

Esiste un filo rosso che lega tutte le recenti mosse della Francia a guida Macron che interessano il nostro paese? Esiste una strategia che possiamo intravedere nella azioni (e non nelle parole, spesso concilianti e suadenti) del presidente francese? Secondo noi sì.
Secondo la nostra visione Macron sta cercando di ottenere il controllo più ampio possibile delle forniture energetiche al nostro paese, un’arma potentissima che Parigi potrà usare contro Roma in qualsiasi futura crisi diplomatica, disputa sui diritti di pesca, divergenza in sede europea o bilaterale, dopo essere stata l’Italia luogo di shopping per la Francia.
Ma cosa sta facendo Parigi?
In primo luogo sta cercando di diventare il referente europeo della Libia, un referente in grado di garantire contemporaneamente, a differenza dell’Italia, forniture militari, assistenza nel settore petrolifero, interfaccia con le nazioni del Sahel, copertura diplomatica in sede di Nazioni Unite grazie al diritto di veto. La Libia rimane oggi per l’Italia la penultima nazione dove possiamo gestire in maniera diretta vastissimi giacimenti di gas e petrolio. La Libia è connessa all’Italia da linee di trasporto delle materie prime energetiche, che senza toccare paesi terzi e totalmente di proprietà nazionale, collegano Tripoli alla Sicilia. Il nuovo governo libico, se filofrancese, potrebbe revocare le concessioni ad Eni e nazionalizzare le infrastrutture petrolifere, per poi affidarne la gestione “tecnica” ai francesi. Se così accadesse la Francia, che già è uno dei nostri principali fornitori di energia elettrica, prodotta dalle sue centrali nucleari, diventerebbe nostro fornitore anche per la componente Oil&Gas.
Parigi sta anche agendo in modo tale che l’Italia non possegga armi di “rappresaglia” (economica s’intende) che sono in un certo senso strategiche per lo stato francese. Ci riferiamo alla questione dei cantieri navali di St. Nazaire, acquistati da Fincantieri, cantieri che la Francia non riteneva “strategici” e che infatti erano stati sotto il controllo di un’azienda sud coreana. Oggi però che è l’italiana Fincantieri che si appresta a prenderne il controllo, il governo francese ha dichiarato i cantieri di interesse strategico, e chiede all’Italia di non superare il 50% nella quota di proprietà. Nel caso in cui l’Italia, con Fincantieri, non accettasse di scendere al 50% il governo di Parigi è pronto a “nazionalizzare” i cantieri in oggetto. Come classifichiamo questo comportamento? Lasciamo a voi la definizione migliore.
La Francia ha agito propedeuticamente rispetto a questa decisione ordinando lo stop all’avanzamento dei lavori sul Corridoio 5 delle vie di connessione europee. Il corridoio 5 unisce l’Oceano Atlantico al Mar Nero ed è formato da una ferrovia ininterrotta, che in Italia dovrebbe varcare il confine con la Francia in Val Susa, la famosa Tav, tanto avversata dal comitato piemontese “No Tav”. Macron ha ordinato una revisione dei capitoli di spesa per il corridoio 5, mettendo di fatto in forse il collegamento Italia-Francia. Ma il corridoio 5 non verrebbe interrotto, si sposterebbe solo più a nord e transiterebbe dalla Francia e poi dalla Svizzera, escludendo l’Italia da una via commerciale determinante per lo sviluppo del nostro Paese.
Siamo convinti che questa strategia francese sia indirizzata ad una limitazione della residua indipendenza energetica dell’Italia, che diventerebbe completamente dipendente da Parigi per la sua stessa sopravvivenza.
Ultima nostra speranza di ricevere energia non mediata da Parigi si chiama Zhor, un enorme giacimento in acque egiziane che Eni ha scoperto alcuni anni fa. Sarebbe nostra cura monitorare attentamente le relazioni Francia-Egitto, perché se la nostra visione è corretta il prossimo passo di Macron sarà in Egitto. Speriamo che il nostro ambasciatore in Egitto faccia il suo lavoro in maniera puntuale e mantenga ottimi rapporti con il governo di El Sisi…Come dite? Da otto mesi non abbiamo un ambasciatore in Egitto? Ricordiamo bene la triste vicenda di Giulio Regeni, ma non è tenendo a Roma il nostro ambasciatore o lasciando ai francesi anche il gas di Zhor che otterremo verità per quel povero ragazzo….ma questa è un’altra storia.
Dell’Egitto e dei nostri rapporti con Il Cairo scriveremo in un altro post…

26 07 2017

http://www.geopoliticalcenter.com/attualita/il-tentativo-francese-del-controllo-energetico-dellitalia%EF%BB%BF/

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La guerra francese a Gheddafi per rubare il petrolio italiano

LIBIA I SUOI DISTRUTTORI

La corrispondenza della Clinton, resa pubblica da Wikileaks, mostra il chiaro disegno francese per mettere le mani sulle concessioni petrolifere di Eni in Libia. Nonostante le rivelazione, un emendamento voluto dal Premier Renzi sblocca Tempa Rossa, e favorisce la Total

 – Gio, 07/04/2016

Una appunto inviato per mail all’ex segretario di Stato americano Hillary Clinton smaschera la guerra della Francia all’Italia.

Un documento che, rafforzato da diversi file pubblicati da Wikileaks, mostra il chiaro disegno francese per sottrarre i permessi estrattivi in Libia in mano all’italiana Eni.

L’inchiesta del Congresso Usa, aperta dopo l’uccisione di un ambasciatore americano, porta a galla un appunto del consigliere Sydney Blumenthal. Il titolo è chiaro “Come i francesi hanno creato il Consiglio nazionale libico, dove parlano i soldi”. Informazioni ricevute da un agente Cia, tale Tyler Drumheller, che ha monitorato da vicino l’evoluzione degli scontri sul territorio libico e la conseguente caduta del colonnello Gheddafi. Un carteggio che si completa grazie a nuovi documenti. O meglio, l’interno archivio di mail, ricevute e inviate, da Hillary Clinton nel suo primo mandato presidenziale firmato da Barack Obama. File, lettere e posta elettonica raccontano una storia nascosta che, inevitabilmente, si lega con la morte di Gheddafi e il recente scandalo sul petrolio che ha colpito Renzi, Boschi e il caso Tempa Rossa.

Ma procediamo un passo alla volta. La Francia ha preparato la guerra in Libia molto prima che lo esprimesse chiaramente, e ufficialmente. Contatti e incontri a Parigi tra i francesi, guidati al tempo da Nicolas Sarkozy, e i primi traditori del rais libico. Strette di mano e firme su veri e propri memorandum con gli esponenti dei ribelli. Documenti che prevedono il riconoscimento del nuovo consiglio di ribelli con a capo Mustafa Abdul Jalil e il generale Abdul fatah Younis, ma sanciscono, come spiega il quotidiano Libero, anche le contropartite economiche che avrebbe dovuto ottenere la Francia. Tra queste, ci sarebbero l’azzeramento delle concessioni petrolifere concesse da Gheddafi e la successiva assegnazione al gruppo francese Total, circa il 35% del totale.

La corrispondenza della Clinton racconta anche di falsi voli umanitari. In realtà in quegli aerei si nascondenvano i vertici Total e quelli di Vinci (gruppo industriale francese attivo nel campo dell’ingegneria civile) e Eads (European Aeronautic Defence and Space Company). Viaggi che, come sostiene Libero, rappresentano e dimostrano come la guerra in Libia e a Gheddafi fosse avesse l’obiettivo di colpire l’Italia. Più nello specifico, l’obiettivo era Eni. Compagnia scomoda e con in mano i permessi estrattivi.

Ora quelle carte diventano un capo d’accusa per RenziBoschi e l’intero governo. Invece di mettere alla porta i cugini, hanno costruito insieme a Total l’emendamento della discordia su Tempa Rossa che di fatto sblocca e apre la strada ai francesi. Gli autori dell’instabilità del Mediterraneo.

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/guerra-francese-gheddafi-rubare-petrolio-italiano-1243297.html

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