Mirabilissimo100’s Weblog

giugno 29, 2018

SANTI PIETRO E PAOLO 29 GIUGNO

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SANTI PIETRO E PAOLO

 


Santi Pietro e Paolo Apostoli
 
29 giugno
 
m. 67 d.C.
 
Due apostoli e due personaggi diversi, ma entrambi fondamentali per la storia della Chiesa del primo secolo così come nella costruzione di quelle radici dalle quali si alimenta continuamente la fede cristiana.
Pietro, nato a Betsaida in Galilea, era un pescatore a Cafarnao. Fratello di Andrea, divenne apostolo di Gesù dopo che questi lo chiamò presso il lago di Galilea e dopo aver assistito alla pesca miracolosa.
Da sempre tra i discepoli più vicini a Gesù fu l’unico, insieme al cosiddetto «discepolo prediletto», a seguire Gesù presso la casa del sommo sacerdote Caifa, fu costretto anch’egli alla fuga dopo aver rinnegato tre volte il maestro,
come questi aveva già predetto. Ma Pietro ricevette dallo stesso Risorto il mandato a fare da guida alla comunità dei discepoli. Morì tra il 64 e il 67 durante la persecuzione anticristiana di Nerone. San Paolo,
invece, era originario di Tarso: prima persecutore dei cristiani, incontrò il Risorto sulla via tra Gerusalemme e Damasco. Baluardo dell’evangelizzazione dei popoli pagani nel Mediterraneo morì anch’egli a Roma tra il 64 e il 67.
 
Martirologio Romano: Solennità dei santi Pietro e Paolo Apostoli. Simone, figlio di Giona e fratello di Andrea, primo tra i discepoli professò che Gesù era il Cristo, Figlio del Dio vivente, dal quale fu chiamato Pietro.
Paolo, Apostolo delle genti, predicò ai Giudei e ai Greci Cristo crocifisso. Entrambi nella fede e nell’amore di Gesù Cristo annunciarono il Vangelo nella città di Roma e morirono martiri sotto l’imperatore Nerone: il primo,
come dice la tradizione, crocifisso a testa in giù e sepolto in Vaticano presso la via Trionfale, il secondo trafitto con la spada e sepolto sulla via Ostiense. In questo giorno tutto il mondo con uguale onore e venerazione celebra il loro trionfo.
 
 
 
Il 29 di giugno la Chiesa commemora la solennità liturgica degli Apostoli:

San PIETRO
Pietro, scelto da Cristo a fondamento dell’edificio ecclesiale, clavigero del regno dei cieli (Mt 16,13-19), pastore del gregge santo (Gv 21,15-17), confermatore dei fratelli (Lc 22,32),

 è nella sua persona e nei suoi successori il segno visibile dell’unità e della comunione nella fede e nella carità. Gli apostoli Pietro e Paolo sigillarono con il martirio a Roma, verso l’anno 67, la loro testimonianza al Maestro.

San PAOLO
Paolo, cooptato nel collegio apostolico dal Cristo stesso sulla via di Damasco, strumento eletto per portare il suo nome davanti ai popoli, è il più grande missionario di tutti tempi, l’avvocato dei pagani,

 l’apostolo delle genti, colui che insieme a Pietro far risuonare il messaggio evangelico nel mondo mediterraneo. Gli apostoli Pietro e Paolo sigillarono con il martirio a Roma, verso l’anno 67, la loro testimonianza al Maestro.
 
 
 

giugno 24, 2018

LA NASCITA DI SAN GIOVANNI IL BATTISTA DAL VANGELO DI SAN LUCA

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SAN GIOVANNI BATTISTA BIMBO
Luca 1: 1-80;
 
1:1 Poiché molti hanno intrapreso a ordinare una narrazione dei fatti che hanno avuto compimento in mezzo a noi,
1:2 come ce li hanno tramandati quelli che da principio ne furono testimoni oculari e che divennero ministri della Parola,
1:3 è parso bene anche a me, dopo essermi accuratamente informato di ogni cosa dall’origine, di scrivertene per ordine, illustre Teofilo,
1:4 perché tu riconosca la certezza delle cose che ti sono state insegnate.
1:5 Al tempo di Erode, re della Giudea, c’era un sacerdote di nome Zaccaria, del turno di Abìa; sua moglie era discendente d’Aaronne e si chiamava Elisabetta.
1:6 Erano entrambi giusti davanti a Dio e osservavano in modo irreprensibile tutti i comandamenti e i precetti del Signore.
1:7 Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile, ed erano tutti e due in età avanzata.
1:8 Mentre Zaccaria esercitava il sacerdozio davanti a Dio nell’ordine del suo turno,
1:9 secondo la consuetudine del sacerdozio, gli toccò in sorte di entrare nel tempio del Signore per offrirvi il profumo;
1:10 e tutta la moltitudine del popolo stava fuori in preghiera nell’ora del profumo.
1:11 E gli apparve un angelo del Signore, in piedi alla destra dell’altare dei profumi.
1:12 Zaccaria lo vide e fu turbato e preso da spavento.
1:13 Ma l’angelo gli disse: “Non temere, Zaccaria, perché la tua preghiera è stata esaudita; tua moglie Elisabetta ti partorirà un figlio, e gli porrai nome Giovanni.
1:14 Tu ne avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno per la sua nascita.
1:15 Perché sarà grande davanti al Signore. Non berrà né vino né bevande alcoliche, e sarà pieno di Spirito Santo fin dal grembo di sua madre;
1:16 convertirà molti dei figli d’Israele al Signore, loro Dio;
1:17 andrà davanti a lui con lo spirito e la potenza di Elia, per volgere i cuori dei padri ai figli e i ribelli alla saggezza dei giusti, per preparare al Signore un popolo ben disposto”.
1:18 E Zaccaria disse all’angelo: “Da che cosa conoscerò questo? Perché io sono vecchio e mia moglie è in età avanzata”.
1:19 L’angelo gli rispose: “Io son Gabriele che sto davanti a Dio; e sono stato mandato a parlarti e annunziarti queste liete notizie.
1:20 Ecco, tu sarai muto, e non potrai parlare fino al giorno che queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole che si adempiranno a loro tempo”.
1:21 Il popolo intanto stava aspettando Zaccaria, e si meravigliava del suo indugiare nel tempio.
1:22 Ma quando fu uscito, non poteva parlare loro; e capirono che aveva avuto una visione nel tempio; ed egli faceva loro dei segni e restava muto.
1:23 Quando furono compiuti i giorni del suo servizio, egli se ne andò a casa sua.
1:24 Dopo quei giorni, sua moglie Elisabetta rimase incinta; e si tenne nascosta per cinque mesi, dicendo:
1:25 “Ecco quanto ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui mi ha rivolto il suo sguardo per cancellare la mia vergogna in mezzo agli uomini”.
1:26 Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città di Galilea, chiamata Nazaret,
1:27 a una vergine fidanzata a un uomo chiamato Giuseppe, della casa di Davide; e il nome della vergine era Maria.
1:28 L’angelo, entrato da lei, disse: “Ti saluto, o favorita dalla grazia; il Signore è con te”.
1:29 Ella fu turbata a queste parole, e si domandava che cosa volesse dire un tale saluto.
1:30 L’angelo le disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.
1:31 Ecco, tu concepirai e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù.
1:32 Questi sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo, e il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre.
1:33 Egli regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il suo regno non avrà mai fine”.
1:34 Maria disse all’angelo: “Come avverrà questo, dal momento che non conosco uomo?”
1:35 L’angelo le rispose: “Lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà dell’ombra sua; perciò, anche colui che nascerà sarà chiamato Santo, Figlio di Dio.
1:36 Ecco, Elisabetta, tua parente, ha concepito anche lei un figlio nella sua vecchiaia; e questo è il sesto mese, per lei, che era chiamata sterile;
1:37 poiché nessuna parola di Dio rimarrà inefficace”.
1:38 Maria disse: “Ecco, io sono la serva del Signore; mi sia fatto secondo la tua parola”. E l’angelo la lasciò.
1:39 In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta nella regione montuosa, in una città di Giuda,
1:40 ed entrò in casa di Zaccaria e salutò Elisabetta.
1:41 Appena Elisabetta udì il saluto di Maria, il bambino le balzò nel grembo; ed Elisabetta fu piena di Spirito Santo,
1:42 e ad alta voce esclamò: “Benedetta sei tu fra le donne, e benedetto è il frutto del tuo seno!
1:43 Come mai mi è dato che la madre del mio Signore venga da me?
1:44 Poiché ecco, non appena la voce del tuo saluto mi è giunta agli orecchi, per la gioia il bambino mi è balzato nel grembo.
1:45 Beata è colei che ha creduto che quanto le è stato detto da parte del Signore avrà compimento”.
1:46 E Maria disse: “L’anima mia magnifica il Signore,
1:47 e lo spirito mio esulta in Dio, mio Salvatore,
1:48 perché egli ha guardato alla bassezza della sua serva. Da ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata,
1:49 perché grandi cose mi ha fatte il Potente. Santo è il suo nome;
1:50 e la sua misericordia si estende di generazione in generazione su quelli che lo temono.
1:51 Egli ha operato potentemente con il suo braccio; ha disperso quelli che erano superbi nei pensieri del loro cuore;
1:52 ha detronizzato i potenti, e ha innalzato gli umili;
1:53 ha colmato di beni gli affamati, e ha rimandato a mani vuote i ricchi.
1:54 Ha soccorso Israele, suo servitore, ricordandosi della misericordia,
1:55 di cui aveva parlato ai nostri padri, verso Abraamo e verso la sua discendenza per sempre”.
1:56 Maria rimase con Elisabetta circa tre mesi; poi se ne tornò a casa sua.
1:57 Compiutosi per lei il tempo del parto, Elisabetta diede alla luce un figlio.
1:58 I suoi vicini e i parenti udirono che il Signore le aveva usato grande misericordia, e se ne rallegravano con lei.
1:59 L’ottavo giorno vennero a circoncidere il bambino, e lo chiamavano Zaccaria dal nome di suo padre.
1:60 Allora sua madre intervenne e disse: “No, sarà invece chiamato Giovanni”.
1:61 Ed essi le dissero: “Non c’è nessuno nella tua parentela che porti questo nome”.
1:62 E con cenni domandavano al padre come voleva che fosse chiamato.
1:63 Egli, chiesta una tavoletta, scrisse così: “Il suo nome è Giovanni”. E tutti si meravigliarono.
1:64 In quell’istante la sua bocca fu aperta e la sua lingua sciolta, ed egli parlava, benedicendo Dio.
1:65 E tutti i loro vicini furono presi da timore; e tutte queste cose si divulgavano per tutta la regione montuosa della Giudea.
1:66 Tutti quelli che le udirono, le serbarono nel loro cuore e dicevano: “Che sarà mai questo bambino?” Perché la mano del Signore era con lui.
1:67 Zaccaria, suo padre, fu pieno di Spirito Santo e profetizzò, dicendo:
1:68 “Benedetto sia il Signore, il Dio d’Israele, perché ha visitato e riscattato il suo popolo,
1:69 e ci ha suscitato un potente Salvatore nella casa di Davide suo servo,
1:70 come aveva promesso da tempo per bocca dei suoi profeti;
1:71 uno che ci salverà dai nostri nemici e dalle mani di tutti quelli che ci odiano.
1:72 Egli usa così misericordia verso i nostri padri e si ricorda del suo santo patto,
1:73 del giuramento che fece ad Abraamo nostro padre,
1:74 di concederci che, liberati dalla mano dei nostri nemici, lo serviamo senza paura,
1:75 in santità e giustizia, alla sua presenza, tutti i giorni della nostra vita.
1:76 E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo, perché andrai davanti al Signore per preparare le sue vie,
1:77 per dare al suo popolo conoscenza della salvezza mediante il perdono dei loro peccati,
1:78 grazie ai sentimenti di misericordia del nostro Dio; per i quali l’Aurora dall’alto ci visiterà
1:79 per risplendere su quelli che giacciono in tenebre e in ombra di morte, per guidare i nostri passi verso la via della pace”.
1:80 Or il bambino cresceva e si fortificava nello spirito; e stette nei deserti fino al giorno in cui doveva manifestarsi a Israele.

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Bibbia Nuova Versione Riveduta
Gli insegnamenti di Gesu’

INVASIONE: MACRON NON LI VUOLE E CRITICA SALVINI!

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 10:05 am

IL GIORNALE.IT

23 06 2018

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Sbarchi, Macron nega la crisi Salvini: ‘Arrogante, apra porti’

Il presidente francese: “Nessuna crisi migratoria, le navi vadano nel porto sicuro più vicino”. Ed è scontro con Salvini

Not in my back yard. Non nel mio cortile. In questo caso verrebbe da dire “non nel mio porto”. Per Emmanuel Macron i migranti possono sbarcare ovunque tranne che nei porti francesi. La proposta che il presidente avanzerà domani al vertice con i leader europei sarà chiara: le navi cariche di migranti dovranno sbarcare nel porto sicuro più vicino.

Considerando la tratta che fanno è evidente che i porti più sicuri sono spesso quelli italiani, come anche quelli maltesi. Ma difficilmente le navi delle ong sarnno vicine alle coste della Francia. Insomma ancora una volta Parigi si lava le mani. In un incontro con il premier spagnolo, Pedro Sanchez, Macron ha fissato gli obiettivi da portare avanti al vertice Ue. “Chiediamo di non gestire caso per caso, proporremo domani uno schema chiaro: che lo sbarco di migranti rispetti le regole e i principi umanitari di soccorso e che avvenga nel porto sicuro più vicino”, ha fatto sapere il presidente francesce. Poi la proposta di centro di sbarco sul suolo europeo: “Bisogna individurali e realizzarli. È necessario un percorso di solidarietà, e non una gestione caso per caso”.

L’idea ripercorre un po’ quella delle piattaforme di sbarco regionali dei giorni scorsi. “Una volta sbarcati – ha spiegato il presidente francese nel corso di una conferenza stampa congiunta con Sanchez – in questi centri chiusi, la cui realizzazione è finanziata da fondi europei, si potrà esaminare con rapidità la situazione in cui versano i migranti e capire chi ha diritto all’asilo e chi, invece, va rispedito al paese di provenienza”. Poi fa i conti in tasca all’Italia sul numero di migranti sbarcati negli ultimi tempi: “Ci si dimentica che la crisi migratoria non è a livello di quella del 2011. Paesi come l’Italia non hanno gli stessi sbarchi dell’anno scorso perchè grazie alla cooperazione europea abbiamo diminuito gli sbarchi dell’80%”. Infine si dice favorevole a sanzioni per quei Paesi neuropei che dovessero rifiutare le quote di migranti.

Ma sullo sbarco delle navi nei porti più vicini, arriva la presa di posizione del ministro degli Interni, Matteo Salvini che di fatto chiude le porte alle imbarcazioni delle Ong: “Certe navi si devono scordare l’Italia, stop al business dell’immigrazione clandestina! La musica è cambiata, io ce la metto tutta”. Sul vertice in programma domani Salvini non dà per scontato il “sì” dell’Italia al documento finale. Poi l’affondo sul presidente francese: “650mila sbarchi in 4 anni, 430mila domande presentate in Italia, 170mila presunti profughi a oggi ospitati in alberghi, caserme e appartamenti per una spesa superiore a 5 miliardi di euro. Se per l’arrogante presidente Macron questo non è un problema, lo invitiamo a smetterla con gli insulti e a dimostrare la generosità con i fatti aprendo i tanti porti francesi e smettendo di respingere donne, bambini e uomini a Ventimiglia. Se l’arroganza francese pensa di trasformare l’Italia nel campo profughi di tutt’Europa, magari dando qualche euro di mancia, ha totalmente sbagliato a capire”. Lo scontro in Europa sull’emergenza immigrazione è solo all’inizio e il vertice di domani si annuncia teso. Tanto che anche Di Maio è andato all’attacco del presidente francese: “Le dichiarazioni di Macron sul fatto che in Italia non esista una crisi migratoria dimostrano come sia completamente fuori dalla realtà. Evidentemente i governi italiani precedenti gli avevano raccontato che il problema non esisteva, forse per far continuare indisturbato il business dell’immigrazione – ha detto su Facebook – In Italia l’emergenza immigrazione esiste eccome ed è alimentata anche dalla Francia con i continui respingimenti alla frontiera. Macron sta candidando il suo Paese a diventare il nemico numero uno dell’Italia su questa emergenza, il popolo francese è sempre stato solidale e amico degli italiani. Ascolti loro, non chi fa soldi sulla pelle di quelle persone”.

 

http://www.ilgiornale.it/news/politica/migranti-macron-sbarchi-nel-porto-sicuro-pi-vicino-1544220.html#/ballottaggi/tempo-reale/1

Syria: warning the Syrian government to cease and desist from its final military push against ISIS and al-Qaeda groups in southwest Syria.

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 9:51 am

US State Department ‘Concerned’ Over Syrian Government Operations in…Syria!

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State Department Spokesperson Heather Nauert released a statement today warning the Syrian government to cease and desist from its final military push against ISIS and al-Qaeda groups in southwest Syria. The United States is “deeply troubled by reports of increasing Syrian regime operations in southwest Syria” because such operations are within the “de-escalation zone negotiated between the United States, Jordan, and the Russian Federation last year and reaffirmed between Presidents Trump and Putin in Da Nang, Vietnam in November,” the statement says.

What a strange warning. The United States, which illegally occupies territory of a country nearly 6,000 miles away, is warning Syria, the country it partly occupies, not to conduct military operations against terrorist organizations within its own borders!

Aside from the absurdity of Nauert’s press release, there is the important matter that the whole statement is a lie.

First, the “deconfliction zone” to which she refers has been unilaterally declared by the United States. Syria never agreed to cease military operations within its own borders. Suggesting that Damascus is violating some agreement when it was never party to the agreement is shockingly dishonest.

Second, even the “de-escalation zones” agreed between Russia, Iran, and Turkey in Astana, Kazakhstan, in May, 2017, exempted UN-recognized terrorist groups from the deal. So even if Syria was a party to the US-claimed “de-escalation” agreement, its current advance on ISIS and al-Qaeda controlled territory would not be a violation.

Third, the State Department’s claims on the “Da Nang” agreement between Presidents Putin and Trump are purposely misleading. The very first sentence of the “Da Nang” statement affirms the two leaders’ “determination to defeat ISIS in Syria,” demonstrating the high priority placed on fighting ongoing terrorist occupation of parts of Syria.

So why now, seven months later, is the US warning Syria against completing the very task that Trump and Putin made a top priority?

Also, the “Da Nang statement” discusses the “de-confliction” areas explicitly in the context of the fight against ISIS:

The Presidents agreed to maintain open military channels of communication between military professionals to help ensure the safety of both US and Russian forces and de-confliction of partnered forces engaged in the fight against ISIS. They confirmed these efforts will be continued until the final defeat of ISIS is achieved.

So, again, why is the US objecting to the Syrian government’s actions to achieve a goal — defeat of ISIS — reiterated by the US government?

The “Da Nang” statement also made it clear that when it comes to Syrian territory, that country’s sovereignty must be respected:

The Presidents affirmed their commitment to Syria’s sovereignty, unity, independence, territorial integrity, and non-sectarian character…

How can the US be committed to Syria’s sovereignty when it violates that sovereignty by occupying Syrian territory and warning the Syrian government against attacking al-Qaeda and ISIS-dominated areas of Syria?

The United States — which maintains hundreds of US troops illegally in Syria — warns Syria about conducting military operations within its own borders against internationally-recognized terrorist groups, citing the “Da Nang” agreement, which:

…reinforces the success of the ceasefire initiative, to include the reduction, and ultimate elimination, of foreign forces and foreign fighters from the area…

But those “foreign fighters” they agreed to eliminate by definition must include the US military itself! So actually it is the US that is violating the agreement by remaining in Syria, not the Syrian government by fighting al-Qaeda!

As an astute colleague wrote today, “have also been rumors in Washington that the Administration is preparing for something ‘big’ in Syria, possibly related to warnings from the Pentagon that Syrian forces have been threatening the unilaterally declared “de-escalation zone” in the country’s southeast.”

Nauert’s release may be one big lie, but the US threat against Syria is looking to be deadly serious.

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SIRIA: I RELIGIOSI VOGLIONO CHE I SIRIANI RESTINO IN PATRIA

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 9:32 am

sabato 23 giugno 2018

I religiosi siriani: la vera opera umanitaria, oggi, sarebbe aiutare i siriani a tornare in patria, non a lasciarla.

Per svuotare la Siria una politica pro immigrazione

di Fulvio Scaglione

Visto da Aleppo, la città-martire della Siria che in quattro anni di assedio da parte dell’esercito islamista ha perso per emigrazione (interna alla Siria o verso l’estero) più di metà dei 4,6 milioni di abitanti che aveva prima della guerra, il dibattito europeo sull’immigrazione pare al tempo stesso ingenuo, ipocrita e, ma questa non è una novità, inconcludente.

Per quanta retorica si possa fare, infatti, i migranti non sono tutti uguali, nemmeno agli occhi di coloro che sono più disposti ad accoglierli. E questa dura legge sembra essere applicata, per quanto paradossale possa sembrare, soprattutto ai richiedenti asilo e a coloro che cercano una protezione internazionale. Ed è proprio il “caso Siria” che porta a pensarlo.

Tra il 2011 e il 2016 (ovvero, tra l’inizio della guerra civile e lo snodo fondamentale delle riconquista di Aleppo da parte dell’esercito siriano), più di 11 milioni di siriani (sui 23 milioni di abitanti del Paese) hanno dovuto abbandonare le loro case. La gran parte di loro è rimasta in Siria (più di 6,5 milioni, secondo l’Unhcr) o nei Paesi confinanti (poco meno di 5 milioni di Turchia. Libano, Iraq e Giordania, stessa fonte). Ma più di un milione di siriani ha chiesto asilo politico e protezione in Europa.

Chi si è fatto un minimo di esperienza di Siria in questi anni sa che ad andarsene all’estero non sono stati, necessariamente, i siriani più colpiti dalle atrocità e dalle miserie della guerra. Nella maggioranza dei casi sono riusciti ad arrivare in Europa i siriani più istruiti e benestanti, e quelli che avevano buoni contatti con i Paesi europei.

La diaspora, infatti, era nutrita anche prima di questa guerra, almeno una decina di milioni di persone con comunità cospicue in Germania (500mila persone) e Svezia (150mila) ma folte anche in Austria e Grecia, e chi aveva parenti già residenti sul suolo europeo ha avuto ovviamente vita più facile.

A fronte di tutto questo, i dati (elaborazione del Pew Research Center su cifre Eurostat) ci dicono che i siriani hanno fatto domanda d’asilo e richiesta di protezione in misura almeno doppia a quella di qualunque altra nazionalità. E che l’hanno ottenuta in una misura molto superiore a quella di qualunque altra nazionalità.
Nel 2015 e 2016 le richieste dei siriani sono state accolte (nei diversi Paesi Ue più Svizzera e Norvegia), nella misura dell’80%, assai più di quanto sia stato concesso agli eritrei (68%), ai somali (38%), agli iracheni (36%), ai sudanesi (36%) e agli afghani (22%). La media europea di concessione di una qualche forma di protezione internazionale è del 40%, quindi assai inferiore a quella già citata ottenuta dai siriani. Inoltre, il 52% dei 2,2 milioni di persone che in questi anni hanno chiesto asilo in Europa è ancora in attesa di una risposta, mentre solo il 20% dei siriani sta ancora aspettando. È davvero così stravagante ipotizzare che tutto questo non sia frutto del caso ma di una precisa scelta? Che non sia anche questa assai mirata “benevolenza” un’esca per svuotare la Siria, che l’Europa sottopone a embargo e di tanto in tanto bombarda, delle sue energie migliori? Che la solidarietà e la pietà delle organizzazioni di base non sia sapientemente indirizzata per il raggiungimento di uno scopo politico?
È una domanda che tormenta, oggi, in primo luogo i rappresentanti delle comunità cristiane. I quali ripetono, ovviamente inascoltati, che la vera opera umanitaria, oggi, sarebbe aiutare i siriani a tornare in patria, non a lasciarla.

http://www.occhidellaguerra.it/migranti-siria-europa/

Siria: I civili della Ghouta orientale parlano della vita sotto il controllo dei terroristi.

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 9:26 am

mercoledì 20 giugno 2018

Tortura, fame, condanne a morte: i civili della Ghouta orientale parlano della vita sotto il controllo dei terroristi.

l’autrice con residenti di Douma
di Eva Bartlett
traduzione: Gb.P.
La scorsa settimana ho scritto di quello che mi hanno raccontato i civili di Ghouta riguardo alle affermazioni non verificate sull’Esercito Siriano che li avrebbero attaccati con sostanze chimiche, ma essi hanno parlato anche dei crimini commessi dai terroristi e del ruolo dei White Helmets.
Benché benignamente chiamati “ribelli” dai media di sistema, il gruppo terrorista salafita Jaysh al-Islam non sta combattendo per la libertà o per i diritti umani in Siria, e nemmeno lo facevano gli altri gruppi terroristici che precedentemente governavano nella Ghouta orientale.
Era Jaysh al-Islam che imprigionava i civili siriani in gabbia, usandoli come scudi umani contro potenziali bombardamenti, e Jaysh al-Islam era tra i gruppi terroristici che sparavano missili e mortai sui civili a Damasco, uccidendo in questi anni oltre 10.000 persone. Loro, Faylaq al-Rahman, e le altre fazioni terroristiche che occupavano la regione regnavano con il terrore, decapitando uomini e donne e affamando il popolo.
La regola infernale di Jaysh al-Islam: fame ed esecuzioni con la spada
Quando ho visitato la Ghouta orientale e il centro per gli sfollati di Horjilleh appena a sud di Damasco (nella maggioranza persone provenienti da Ghouta), ho chiesto della loro vita sotto il dominio di Jaysh al-Islam e di altri gruppi, ed il motivo per cui stavano morendo di fame. La risposta è stata che, come io e altri avevamo già sentito in Aleppo est, in Madaya e al-Waer, i terroristi rubavano gli aiuti e controllavano tutto il cibo, rivendendocelo poi a prezzi da estorsione che la gente comune non poteva permettersi.
Sabah al-Mushref mi ha parlato della insensibilità dei terroristi di Hammouriyeh e Zamalka nei confronti dei bambini e di come i suoi stessi figli abbiano cercato il cibo tra l’immondizia dei leader terroristi che avevano cibo abbondante.
“Vivevo a Zamalka, i miei figli erano quasi morti di fame, la pelle di mia figlia era diventata gialla, era malnutrita”, mi ha detto Sabah. “L’ho portata al posto medico perché la visitassero, ma hanno detto che non c’erano medicine. Ho detto: ‘mia figlia sta morendo, cosa dovrei fare ?!’ Mi hanno risposto che il punto medico era solo per i cittadini di Douma. Sono andato allora dal rappresentante di Zamalka, l’ho supplicato: “Per favore dammi qualsiasi cosa per i miei figli, stanno morendo di fame, non hanno mangiato nulla da due giorni.” Ha detto: “Ciò che abbiamo qui è solo per i cittadini di Zamalka, tu sei di Marj al-Sultan, vai dal tuo rappresentante. Non c’è aiuto per te qui.”
Quando ho parlato con Sabah, era con altre tre persone provenienti dalle zone orientali di Ghouta. Le loro testimonianze son venute fuori, l’una peggiore dell’altra mentre parlavano a voce alta degli orrori che avevano vissuto.
Mahmoud Souliman Khaled, 28 anni, di Douma, ha parlato della sua prigionia e della tortura da parte di Jaysh al-Islam. “Mi hanno fermato di notte, stavo andando a prendere qualcosa. Sospettarono che lavorassi per il regime aiutando l’esercito. Mi portarono al carcere di al-Taoubah, dove mi torturarono. Mi legarono a una sedia e mi diedero la scossa, sulle mani e la punta delle dita dei piedi. Collegarono due fili alle dita dei piedi, poi li collegarono al generatore di corrente e dato la scossa. Han continuato a farlo affinché io confessassi, ma non ho confessato, perché non avevo niente da confessare. Mi hanno torturato per due giorni. Quello che hanno fatto mi ha causato una grave miopia; mi è sembrato che l’elettricità mi uscisse dagli occhi “.
Khaled ha parlato di un’esecuzione a cui ha assistito a Douma: “Sono venuti su un autocarro con a bordo una mitragliatrice da 23 millimetri (antiaerea) con uno al quale hanno fatto volare via la testa. Dopo hanno accusato l’Esercito Siriano di averlo ucciso.”
Una foto sul suo cellulare mostra un uomo senza testa seduto su una sedia, senza segni di bombardamenti. “Jaysh al-Islam lo ha decapitato per aver venduto cibo a buon mercato, mentre loro volevano mantenere alti i prezzi, in modo che le persone rimanessero impoverite e dovessero lavorare per loro nei tunnel o unirsi a loro nella lotta”.
A Kafr Batna, il 2 maggio di quest’anno, le strade erano ritornate alla vita normale e si è incominciato a ripulire, i tecnici dell’elettricità hanno ripristinato l’energia elettrica alla città. Fuori da un negozio che vende shawarma, Mou’taz Al-Aghdar racconta di essere stato imprigionato per 15 giorni da Jaysh al-Islam per aver venduto riso. “Hanno confiscato i nostri beni e ci hanno imprigionato. A nessuno è stato permesso di lavorare a meno che non fosse sotto il loro controllo.”
Parla anche delle esecuzioni con la spada e di bambini e adulti scomparsi, alcuni tornati con organi mancanti. “Viviamo in una piccola città, la gente iniziava a parlare: un bambino è stato rapito qui, un altro lì … Alcune persone sono state rapite e i loro organi sono stati prelevati. Un bambino è stato sepolto, era stato trovato morto in un fienile coperto di paglia, era stato legato e coperto di paglia mentre era ancora vivo. Non abbiamo saputo chi l’ha fatto “. Altri civili di Ghouta hanno parlato di furto di organi.
Più avanti, ho incontrato Mohammad Shakr, che ha indicato la rotonda centrale come luogo usato dai terroristi per le esecuzioni.
Mohammad Shakr nella piazza di Kafr Batna dove i terroristi giustiziavano i civili.
“Portavano qui le persone e le giustiziavano, a volte con una spada e altre volte con una pistola. Era molto normale per loro. Ora, da quando l’Esercito Siriano è arrivato qui, le persone possono nuovamente camminare e muoversi liberamente. Ma prima, non avresti visto nessuno sulla strada. “
In una gelateria vicino alla piazza, anche Abdallah Darbou ha detto di aver visto simili esecuzioni. Ha anche parlato di proteste. “Molte volte, abbiamo protestato contro i terroristi, perché eravamo affamati, ci stavano uccidendo. A volte ci hanno sparato addosso durante le proteste. Ci hanno distrutto, ci hanno davvero distrutti. Il regime siriano non ci ha fatto questo, quando l’esercito è entrato qui ci ha distribuito del pane, prima abbiamo visto il pane solo nelle foto”.
Percorrendo Douma il 29 aprile, ho incontrato Yahya Mohammed Hamo che vendeva arance su un carretto. Quando gli ho chiesto come era stata la vita sotto Jaysh al-Islam, ha risposto: “Fame, fame e fame. Se hanno una religione, sia maledetta quella religione. La religione non ti fa morire di fame “.
Gli uomini a un chiosco di frutta e verdura, che avevano risposto con un clamoroso “no” quando ho chiesto loro circa le accuse sugli attacchi con sostanze chimiche, hanno parlato anche degli aiuti inviati a Douma. Un uomo anziano, esagerando nel dire che c’era cibo in abbondanza a Douma, diceva che era sufficiente per altri cinque anni, ma che i terroristi li avevano privati di tutto.
Ho chiesto dei campi agricoli che avevo visto entrando a Douma. La risposta è stata che Jaysh al-Islam aveva il controllo su tutto, la terra fertile, il bestiame. Un giovane mi ha detto che prima che i terroristi lasciassero Douma sugli autobus, hanno sparato a tutti gli animali.
Gli uomini hanno parlato di esecuzioni, facendo un gesto alla gola. Un uomo più giovane ha raccontato di un altro omicidio, quando il boia mise una pistola nella bocca di qualcuno e premette il grilletto. “Terrorismo, sono il significato letterale del terrorismo”, dice Toufik Zahra, il proprietario dello stand.
Gli Elmetti Bianchi non sono così benevoli, hanno lavorato con i terroristi.
Alla mia domanda se i White Helmets aiutassero le persone, Zahra rispose: “La Difesa Civile era solo per i gruppi terroristici, solo per loro, per Jaysh al-Islam”.
Questo è stato ribadito da Mahmoud Mahmoud al-Hammouri, che lavora in un negozio in fondo alla strada, e che ha detto: “I Caschi Bianchi sono chiamati Difesa Civile. Si supponeva fossero per i civili, mentre era l’opposto: erano per Jaysh al-Islam. “
A Kafr Batna, il venditore di shawarma , Mou’taz Al-Aghdar, dice: “Jaysh Al-Islam ci attaccava indossando un caschetto bianco un giorno, mentre un altro giorno se lo dimenticava.”
Il giovane nella gelateria, Abdallah, risponde che non sapeva nulla dei Caschi Bianchi perché a lui e ai civili in generale non era permesso avvicinarsi.
Questo di per sé è strano, dato che il loro presunto obiettivo è quello di salvare i civili, e dato che i Caschi Bianchi avevano centri a Douma, Zamalka e Saqba. Il centro dei White Helmets di Saqba era a meno di 500 metri da Kafr Batna. In particolare, era a soli 200 metri di strada da un edificio in cui Faylaq al-Rahman produceva enormi quantità di missili e mortai.
Marwan Qreisheh, nel centro di Horjilleh, ha molto da dire sui Caschi Bianchi. “I primi membri della Difesa Civile arrivati a Ghouta tre o quattro anni fa provenivano da paesi stranieri, non erano Arabi, non parlavano arabo. Erano la difesa dei terroristi ed erano soliti terrorizzare. Avevano un sacco di soldi e li usavano per attirare le persone ad unirsi alla Difesa Civile. Quando i White Helmets volevano andare da qualche parte, i terroristi erano soliti andare con loro e aprire le strade per loro. Nel momento in cui arrivavano in un posto dove avrebbero simulato un attacco, lanciavano 10 bombe fumogene, causando fumo pesante, non si vedeva nulla. Solitamente, sparavano alle persone e dopo che il fumo si era schiarito iniziavano le riprese. Era impossibile dire una parola perché ti avrebbero ucciso, ti avrebbero scaricato addosso il fucile immediatamente. Se qualcuno si fosse tagliato le vene di un braccio, lo avrebbero amputato immediatamente e ricucirebbero la ferita durante le riprese. Se la gamba di qualcuno era stata ferita a causa di un proiettile, un pezzo di vetro o altro, il loro primo trattamento era l’amputazione “.
Le affermazioni di Qreisheh sull’amputazione sono state riprese da Hanadi Shakr, da Saqba, che ha lavorato per un anno come infermiera fino a quando suo marito, che si era unito a Jaysh al-Islam, l’ha costretta a smettere.
“Ogni volta che c’era un caso un po’ severo, dicevano che dovevi amputare questa persona. Dicevano di essere a corto di forniture mediche e quindi l’amputazione è la scelta migliore. Non trattavano le persone. Anche le persone che avrebbero potuto necessitare di un intervento chirurgico minore, le avrebbero semplicemente amputate. “
Le denunce di mancanza di forniture mediche si sono rivelate false, come nella parte orientale di Aleppo. In un ospedale sotterraneo a Saqba da solo, ho visto stanze piene di medicinali e apparecchiature mediche rubate. I giornalisti siriani hanno documentato tali traffici ovunque nella Ghouta orientale.
Secondo Hanadi Shakr “tutto l’aiuto medico e alimentare che era introdotto, semplicemente svaniva, lo avrebbero venduto e preso i soldi. Tutto è andato ai leader delle fazioni terroristiche”.
Quando la Ghouta orientale è stata liberata, i media main-stream erano impegnati a sfornare resoconti falsi di massacri, proprio come accadde quando Aleppo è stata liberata. Producevano storie provenienti da sostenitori di fazioni terroristiche, incolpando sempre il Governo siriano per la fame e, soprattutto, tacendo i crimini e il terrorismo dei gruppi estremisti che occupavano la Ghouta orientale. In realtà, i civili di Ghouta avevano molto da dire sui crimini dei loro carcerieri, e anche del loro sollievo per essere stati liberati dall’esercito siriano, ma i media corporativi non sono interessati se ciò non si adatta alla loro narrativa sul cambiamento di regime.
*Eva Karene Bartlett è una giornalista freelance e attivista per i diritti umani con una vasta esperienza nella Striscia di Gaza e in Siria. I suoi scritti possono essere trovati sul suo blog “In Gaza”.
Tutte le immagini in questo articolo sono dell’autore.

https://www.rt.com/op-ed/429349-syrians-tell-terrorists-white-helmets/

SIRIA: DAMASCO DENUNCIA ALL’ONU LA FORNITURA DI ARMI AI TERRORISTI

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 9:15 am

SIRIA ISIS ASSASSINI

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L’ANTIDIPLOMATICO

21 06 2018

Damasco denuncia all’ONU la fornitura di armi ai terroristi da parte dell’Occidente, Israele, Turchia, Qatar e Arabia Saudita

 

Il rappresentante permanente della Siria presso le Nazioni Unite, Bashar Jaafari, ha dichiarato che “il nostro mondo sta assistendo a un fenomeno molto grave che consiste nel trasferimento diretto di armi leggere e di piccolo calibro e delle loro munizioni da parte di alcuni paesi, a gruppi radicali elencati nell’elenco del Consiglio di sicurezza come gruppi terroristici.”

Il rappresentante permanente della Siria presso le Nazioni Unite, Bashar Jaafari, ha chiesto di affrontare seriamente la sfida del trasferimento e del traffico illecito di armi leggere e di piccolo calibro a gruppi terroristici e organizzazioni, e ha denunciato che alcuni paesi spendono miliardi di dollari in queste operazioni per sostenere gli estremisti in Siria.

La denuncia di Jaafari è stata espressa durante il suo discorso alla Terza Conferenza delle Nazioni Unite per esaminare i progressi nell’attuazione del Programma di azione per prevenire, combattere ed eliminare il commercio illegale di armi leggere e di piccolo calibro in tutti i suoi aspetti.

Iil diplomatico siriano ha affermato che “il nostro mondo sta assistendo a un fenomeno molto grave che consiste nel trasferimento diretto di armi leggere e di piccolo calibro e delle loro munizioni da parte di alcuni paesi, ai gruppi radicali che compaiono nell’elenco del Consiglio Sicurezza come gruppi terroristici. ”

Ha aggiunto che questo fenomeno si è evoluto dal commercio illecito di armi leggere e di piccolo calibro al trasferimento diretto di depositi di armi da determinati paesi o attraverso l’acquisto di tali armi da parte di governi di paesi membri delle Nazioni Unite e li ha trasportati con aerei grazie a dei permessi diplomatici per la Turchia, per poi mandarli attraverso i confini a gruppi terroristici in territorio siriano.

“Paesi come l’Arabia Saudita e il Qatar spendono miliardi di dollari per comprare e trasferire armi a gruppi terroristici, e ci sono ancora paesi della regione come la Turchia che forniscono ai terroristi tutti i tipi di cure, addestramento e protezione e li fornisce con tutti i tipi di armi, e ha anche aperto il suo confine comune con la Siria ai terroristi di tutti gli angoli della terra per entrare in Siria “, ha ribadito Jaafari.

Il rappresentante siriano ha denunciato che “ci sono ancora paesi occidentali come gli Stati Uniti, la Francia e la Gran Bretagna, che continuano a spendere miliardi di dollari per inviare armi e addestrare e finanziare terroristi in territorio siriano, compresi i terroristi di Al Nusra e ISIS. ”

Ha anche chiarito che il regime di Israeliano continua a trasferire armi ai terroristi schierati nel Golan siriano occupato “.

Il rappresentante siriano all’ONU ha anche fatto riferimento all’esistenza di una sporca alleanza tra questi gruppi terroristici e alcuni stati membri dell’Organizzazione internazionale, tra cui alcuni di loro sono membri permanenti del Consiglio di sicurezza.”

Jaafari ha esortato gli stati membri coinvolti nel commercio di armi con i terroristi, ad assumersi le proprie responsabilità e impegni, a rispettare gli accordi e le convenzioni internazionali in materia e a porre fine al contrabbando di armi, sia letali che non, attraverso i confini di i paesi confinanti con la Siria.

Fonte: Al Mayadeen
Notizia del: 
 https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-damasco_denuncia_allonu_la_fornitura_di_armi_ai_terroristi_da_parte_delloccidente_israele_turchia_qatar_e_arabia_saudita/82_24418/

SIRIA: UNA MESSA IN SCENA GLI ATTACCHI CON ARMICHIMICHE

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 9:08 am

ATTACCO CHIMICO FALSO 1

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SPUTNIK

22 06 2018

Ministero della Difesa presenta prove messa in scena attacchi con armi chimiche in Siria

I provocatori hanno intenzionalmente introdotto del sarin nei test per accusare le forze governative siriane di aver attaccato Khan-Sheykhun un anno fa, ha detto Igor Kirillov, capo delle forze di protezione radioattiva, chimica e biologica delle forze armate russe.

Insieme ai composti organoclorurati, in alcuni campioni è stato trovato un prodotto di decomposizione del sarin. Ma nella relazione sull’uso di armi chimiche gli autori non associano l’uso di sarin, questo è attribuito al fatto che nel locale è stata effettuata la decontaminazione delle acque colpite dall’incidente.

La prove che era una provocazione sono le caratteristiche del cratere lasciato dopo l’esplosione.

“Il cratere si è formato come conseguenza dell’esplosione di un ordigno esplosivo di bassa potenza, e non da una bomba aeronautica. Vorrei che si ponga l’attenzione sul fatto alla fine delle indagini “il cratere è stato rapidamente cementato” ha detto il rappresentante dipartimento militare.

Kirillov ha detto che le riprese video in cui si vedono le persone senza protezioni speciali per le vie respiratorie e per la pelle, girate nelle prime ore dopo l’attacco con armi chimiche, genera sconcerto. “Ciò indica l’assenza di sarin nel cratere, in quanto la rottura di munizioni chimiche dentro e intorno al cratere avrebbe creato una concentrazione letale e le persone colpite sarebbero morte istantaneamente, così come coloro che forniscono assistenza alle vittime” ha concluso il Ministero della Difesa.

Hanno anche aggiunto che il recente attacco a Duma è una messa in scena simile e che la missione OPAC ignora le modalità di indagine che hanno portato alla manipolazione dei dati.

L’incidente con “l’uso di armi chimiche” nella provincia di Khan-Sheykhoun di Idlib si è verificato il 4 aprile scorso. A giugno, la missione di inchiesta dell’OPAC ha pubblicato un rapporto in cui si affermava che sul posto era stato usato sarin.

Successivamente, la missione dell’ONU-OPAC per indagare sull’uso di armi chimiche in Siria ha iniziato a identificare i perpetratori dell’attacco. In autunno, è stato annunciato che Damasco era responsabile dell’incidente.

La Siria ha ripetutamente dichiarato di non aver mai usato armi chimiche e cge tutte le scorte di sostanze chimiche sono state portate via dal paese sotto il controllo dell’OPAC.

 

https://it.sputniknews.com/mondo/201806226147028-Ministero-Difesa-attacchi-chimiche-siria/