Mirabilissimo100’s Weblog

dicembre 30, 2018

FESTA DELLA SACRA FAMIGLIA

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 8:33 am

30 DICEMBRE 2018FESTA DELLA SACRA FAMIGLIA

LiturgiaOttava di Natale, VI giornoOttava di Natale

Antifona

I pastori si avviarono in frettae trovarono Maria e Giuseppe,e il Bambinodeposto nella mangiatoia.GloriaGloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà.Noi ti lodiamo, ti benediciamo, ti adoriamo, ti glorifichiamo, ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa, Signore Dio, Re del cielo, Dio Padre onnipotente.Signore, figlio unigenito, Gesù Cristo, Signore Dio, Agnello di Dio, Figlio del Padre, tu che togli i peccati dal mondo abbi pietà di noi; tu che togli i peccati dal mondo, accogli la nostra supplica; tu che siedi alla destra del Padre, abbi pietà di noi.Perché tu solo il Santo, tu solo il Signore, tu solo l’Altissimo, Gesù Cristo, con lo Spirito Santo: nella gloria di Dio Padre. Amen.CollettaO Dio, nostro Padre, che nella santa Famiglia ci hai dato un vero modello di vita, fa’ che nelle nostre famiglie fioriscano le stesse virtù e lo stesso amore, perché, riuniti insieme nella tua casa, possiamo godere la gioia senza fine. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.Prima Lettura1 Sam 1, 20-22. 24-28Dal primo libro di SamuèleAl finir dell’anno Anna concepì e partorì un figlio e lo chiamò Samuèle, «perché – diceva – al Signore l’ho richiesto». Quando poi Elkanà andò con tutta la famiglia a offrire il sacrificio di ogni anno al Signore e a soddisfare il suo voto, Anna non andò, perché disse al marito: «Non verrò, finché il bambino non sia svezzato e io possa condurlo a vedere il volto del Signore; poi resterà là per sempre».Dopo averlo svezzato, lo portò con sé, con un giovenco di tre anni, un’efa di farina e un otre di vino, e lo introdusse nel tempio del Signore a Silo: era ancora un fanciullo. Immolato il giovenco, presentarono il fanciullo a Eli e lei disse: «Perdona, mio signore. Per la tua vita, mio signore, io sono quella donna che era stata qui presso di te a pregare il Signore. Per questo fanciullo ho pregato e il Signore mi ha concesso la grazia che gli ho richiesto. Anch’io lascio che il Signore lo richieda: per tutti i giorni della sua vita egli è richiesto per il Signore». E si prostrarono là davanti al Signore.
C: Parola di Dio.A: Rendiamo grazie a Dio.Salmo ResponsorialeSal.83
RIT: Beato chi abita nella tua casa, Signore.
Quanto sono amabili le tue dimore,Signore degli eserciti!L’anima mia anelae desidera gli atri del Signore.Il mio cuore e la mia carneesultano nel Dio vivente.
Beato chi abita nella tua casa:senza fine canta le tue lodi.Beato l’uomo che trova in te il suo rifugioe ha le tue vie nel suo cuore.
Signore, Dio degli eserciti, ascolta la mia preghiera,porgi l’orecchio, Dio di Giacobbe.Guarda, o Dio, colui che è il nostro scudo,guarda il volto del tuo consacrato.Seconda Lettura1 Gv 3, 1-2. 21-24
Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo.Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui.Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è.Carissimi, se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio, e qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quello che gli è gradito.Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui. In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato.C: Parola di Dio.A: Rendiamo grazie a Dio.Canto al VangeloAlleluia, Alleluia.
Apri, Signore, il nostro cuoree accoglieremo le parole del Figlio tuo.
Alleluia.Vangelo Lc 2, 41-52Dal Vangelo secondo Luca
I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.
C: Parola del Signore.A: Lode a Te o Cristo.Professione di FedeCredo in un solo Dio, Padre onnipotente,creatore del cielo e della terra,di tutte le cose visibili e invisibili.Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli:Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero,generato, non creato, della stessa sostanza del Padre;per mezzo di lui tutte le cose sono state create.Per noi uomini e per la nostra salvezzadiscese dal cielo,e per opera dello Spirito Santosi è incarnato nel seno della Vergine Mariae si è fatto uomo.Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato,morì e fu sepolto.Il terzo giorno è risuscitato, secondo le Scritture,è salito al cielo, siede alla destra del Padre.E di nuovo verrà, nella gloria,per giudicare i vivi e i morti,e il suo regno non avrà fine.Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita,e procede dal Padre e dal Figlio.Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato,e ha parlato per mezzo dei profeti.Credo la Chiesa, una santa cattolica e apostolica.Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati.Aspetto la risurrezione dei mortie la vita del mondo che verrà. Amen.
Preghiera dei FedeliRiuniti con la famiglia di Nazareth,modello e immagine dell’umanità nuova,innalziamo al Padre la nostra preghiera,perché tutte le famiglie diventino luogo di crescitanella sapienza e nella grazia.
R. Rinnova le nostre famiglie, Signore.
Per la santa Chiesa di Dio,perché esprima al suo interno e nei rapporti con il mondoil volto di una vera famiglia, che sa amare, donare, perdonare, preghiamo. R.
Per la famiglia, piccola Chiesa,perché ispiri ai vicini e ai lontani quella fiducia nella Provvidenza,che aiuta ad accogliere e a promuovere il dono della vita, preghiamo. R.
Per i genitori e i figli,perché nell’intesa profonda e nello scambio reciprocosappiano costruire un’autentica comunità domestica,che cresce nella fede e nell’amore, preghiamo. R.
Per i fidanzati,perché nella realtà unica e irripetibile del loro amore,sentano la presenza di Dio Padre, che li ha fatti incontraree li guiderà sempre in ogni momento della loro vita, preghiamo. R.
O Dio, che in Gesù, Giuseppe e Mariaci hai dato una viva immaginedella tua eterna comunione di amore,rinnova in ogni casa le meraviglie del tuo Spirito,perché le nostre famiglie possano sperimentarela continuità della tua presenza.Per Cristo nostro Signore.
R. Amen.
https://liturgia.silvestrini.org/letture/2018-12-30.html
**********************************************************

dicembre 28, 2018

SANTI INNOCENTI

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 1:58 am


SANTI INNOCENTI

28 DICEMBRE

I calendari liturgici orientali e occidentali hanno tutti questa festa. Nell’anno liturgico, che si snoda secondo la narrazione cronologica dei fatti evangelici, il racconto della strage degli innocenti ha trovato la sua logica collocazione accanto al mistero del Natale. La festa e il culto dei santi Innocenti che « confessarono Cristo non con la parola, ma con la loro morte », ci ricorda che il martirio prima di essere un omaggio dell’uomo al suo Dio, è una grazia, un dono gratuito del Signore.Veramente, la festa degli Innocenti dovrebbe essere celebrata dopo l’Epifania, perché fu provocata, involontariamente, proprio dai Magi, venuti dall’Oriente per adorare il Bambino nato nella stalla di Betlemme.La Chiesa onora come martiri questo coro di fanciulli (“infantes” o “innocentes”), vittime ignare del sospettoso e sanguinario re Erode, strappati dalle braccia materne in tenerissima età per scrivere col loro sangue la prima pagina dell’albo d’oro dei martiri cristiani e meritare la gloria eterna secondo la promessa di Gesù: «… chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà ». (Mt 10,39)Per essi la liturgia ripete oggi le parole del poeta Prudenzio: “Salute, o fiori dei martiri, che sulle soglie del mattino siete stati diverti dal persecutore di Gesù, come un turbine furioso tronca le rose appena sbocciate. Voi foste le prime vittime, il tenero gregge immolato, e sullo stesso altare avete ricevuto la palma e la corona”.L’episodio è narrato, con la consueta essenzialità espressiva, soltanto nel Vangelo secondo Matteo, che si indirizzava principalmente a lettori ebrei e pertanto intendeva dimostrare la messianicità di Gesù, nel quale si erano avverate le antiche profezie: « Erode, accortosi che i Magi si erano presi gioco di lui, s’infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù, corrispondenti al tempo su cui era stato informato dai Magi. Allora si adempì quel che era stato detto per mezzo del profeta Geremia: Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande; Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono più.» (Mt 2,16-18)Gesù scampò alla strage in quanto un angelo avvisò in sogno Giuseppe, ordinandogli di fuggire in Egitto: la Sacra Famiglia ritornò in Giudea solo dopo la morte di Erode.L’origine di questa festa è molto antica. Compare già nel calendario cartaginese del IV secolo e cent’anni più tardi a Roma nel Sacramentario Leoniano. Oggi, con la nuova riforma liturgica, la celebrazione ha un carattere gioioso e non più di lutto com’era agli inizi, e ciò in sintonia con le simpatiche consuetudini medioevali che celebravano in questa ricorrenza la festa dei “pueri” di coro e di servizio all’altare.Tra le curiose manifestazioni ricordiamo quella di far scendere i canonici dai loro stalli al canto del versetto « Deposuit potentes de sede et exaltavit humiles ». Da questo momento i fanciulli, rivestiti delle insegne dei canonici, dirigevano tutto l’ufficio del giorno.La nuova liturgia, pur non volendo accentuare il carattere folcloristico che questo giorno ha avuto nel corso della storia, ha voluto mantenere questa celebrazione, elevata al grado di festa da S. Pio V (Antonio Michele Ghislieri, 1566-1572), vicinissima alla festività natalizia, collocando le innocenti vittime tra i “comites Christi”, per circondare la culla di Gesù Bambino dello stuolo grazioso di piccoli fanciulli, rivestiti delle candide vesti dell’innocenza, piccola avanguardia dell’esercito di martiri che testimonieranno col sangue la loro appartenenza a Cristo.

https://vangelodelgiorno.org/IT/gospel/2018-12-28

**************************************************

A cura di I SANTI CRISTIANI

https://sites.google.com/site/isanticristiani/Home/santi-innocenti

SANTI MARTIRI E INNOCENTI

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 1:52 am

SANTI INNOCENTI MARTIRI

28 Dicembre

sec. I

Gli innocenti che rendono testimonianza a Cristo non con le Parole, ma con il sangue, ci ricordano che il martirio è dono gratuito del Signore. Le vittime immolate dalla ferocia di Erode appartengono, insieme a santo Stefano e all’evangelista Giovanni, al corteo del re messiniaco e ricordano l’eminente dignità dei bambini nella Chiesa. (Mess. Rom.)Martirologio Romano: Festa dei santi Innocenti martiri, i bambini che a Betlemme di Giuda furono uccisi dall’empio re Erode, perché insieme ad essi morisse il bambino Gesù che i Magi avevano adorato, onorati come martiri fin dai primi secoli e primizia di tutti coloro che avrebbero versato il loro sangue per Dio e per l’Agnello. (Signore nostro Dio, che oggi nei santi Innocenti sei stato glorificato non a parole, ma col sangue, concedi anche a noi di esprimere nella vita la fede che professiamo con le labbra): con queste parole la Chiesa prega nella S. Messa, il 28 dicembre, giorno in cui si fa memoria dei Santi Innocenti.Questi sono quei bambini che Erode, nel tentativo di eliminare il Divino Infante Gesù, ordina di uccidere crudelmente: «Quando Erode si accorse che i Magi si erano presi gioco di lui, si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini che stavano a Betlemme e in tutto il suo territorio e che avevano da due anni in giù, secondo il tempo che aveva appreso con esattezza dai Magi. Allora si compì ciò che era stato detto per mezzo del profeta Geremìa: “Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande: Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono più”» (Mt 2, 15-18).Nessuna pietàNessun senso di pietà coglie Erode di fronte all’innocenza di quei piccoli, né all’udire le loro madri in lacrime: più forte è l’odio contro Cristo e contro il suo Regno, che egli avverte, seppur indirettamente, come minaccioso per le sue brame umane, macchiate di peccato. E così commenta san Quodvultdeus, vescovo di Cartagine del V secolo: «Che cosa temi, o Erode, ora che hai sentito che è nato il Re? Cristo non è venuto per detronizzarti, ma per vincere il demonio. Tu questo non lo comprendi, perciò ti turbi e infierisci; anzi, per togliere di mezzo quel solo che cerchi, diventi crudele facendo morire tanti bambini.Le madri che piangono non ti fanno tornare sui tuoi passi, non ti commuove il lamento dei padri per l’uccisione dei loro figli, non ti arresta il gemito straziante dei bambini. La paura che ti serra il cuore ti spinge a uccidere i bambini e, mentre cerchi di uccidere la Vita stessa, pensi di poter vivere a lungo, se riuscirai a condurre a termine ciò che brami. Ma egli, fonte della grazia, piccolo e grande nello stesso tempo, pur giacendo nel presepio, fa tremare il tuo trono; si serve di te che non conosci i suoi disegni e libera le anime dalla schiavitù del demonio. Ha accolto i figli dei nemici e li ha fatti suoi figli adottivi».Ma l’attacco di Erode contro Cristo e i suoi innocenti amici, seppur implicitamente, supera i confini del tempo e diventa esemplare di ogni attacco che lo spirito del mondo, nelle sue molteplici manifestazioni, sferra contro la signoria di Cristo e la fedeltà dei suoi discepoli. Tra Nostro Signore Gesù Cristo e il mondo non ci potrà mai essere pace, in quanto irriducibilmente contrapposti: laddove vi fosse un armistizio tra i discepoli di Cristo e il mondo, già significherebbe deflettere dalla Verità tutta intera. Così l’atteggiamento di Erode continua a perpetrarsi contro i cristiani che intendono confessare la regalità del loro Signore senza mezze misure; che intendono difendere la dottrina contro ogni compromesso; che affermano la santità della famiglia e del matrimonio così come il Creatore li ha voluti; che vogliono restare fedeli alla Chiesa e ai suoi insegnamenti integralmente.La strage continuaIeri come oggi Erode continua, attraverso molti suoi satelliti, a uccidere tanti innocenti, se non fisicamente, quanto meno moralmente. Ma coloro che hanno venerato Gesù bambino nella ruvida mangiatoia di Betlemme, non possono non vedere, sotto la paglia, le assi di legno che simboleggiano già la morte di Cristo in croce. Il Verbo si è fatto carne e ha preso dimora in mezzo a noi, affinché noi potessimo tornare a sperare di diventare “cittadini del cielo”: e questo Egli opera attraverso il sacrificio redentore della Croce. Ai discepoli non resta che seguire le orme del Divin Maestro, che ha insegnato loro la strada per giungere alla dimora di beatitudine: imitare Lui nell’umiltà, nella preghiera, nella fedeltà, nell’obbedienza a Dio Padre, nell’offerta di sé, senza cercare l’amicizia del mondo, forti solo dell’amicizia con Dio: «Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia. Ricordatevi della parola che vi ho detto: Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra» (Gv 15, 18-20).Infusione di graziaPer imitare dunque i santi Innocenti, che per primi, a loro volta, hanno imitato Cristo, preannunciandone la Morte, noi, che così innocenti non siamo, necessitiamo di rinnovata infusione di Grazia che rinnovi, “ri-crei” le nostre anime nell’unione costante al Signore Gesù: siano i Sacramenti le medicine contro le nostre malattie spirituali; sia la preghiera il farmaco contro la fiacchezza interiore; sia quindi la carità ardente l’arma con cui combattere lo spirito del mondo e rendere così testimonianza a Cristo, Re dei re. I santi Innocenti, senza parlare, hanno confessato Cristo con la vita: a noi sta di usare ogni nostra facoltà per andare nella medesima direzione. Se oggi sempre più aspra sembra la battaglia contro il Regno di Cristo, lasciamo risuonare in noi le parole che Gesù ha consegnato agli apostoli prima di ascendere al cielo: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28, 20).

Autore: Don Marino Neri

Fonte: Radici Cristiane

http://www.santiebeati.it/dettaglio/22150

A cura di I SANTI INNOCENTI

*************************************************

https://sites.google.com/site/isanticristiani/Home/santi-innocenti-martiri

dicembre 27, 2018

SAN GIOVANNI APOSTOLO ED EVANGELISTA

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 8:30 am


************************************************************************

SAN GIOVANNI APOSTOLO ED EVANGELISTA

27 Dicembre

Betsaida Iulia, I secolo – Efeso, 104 ca.

L’autore del quarto Vangelo e dell’Apocalisse, figlio di Zebedeo e fratello di Giacomo maggiore, venne considerato dal Sinedrio un «incolto». In realtà i suoi scritti sono una vetta della teologia cristiana. La sua propensione più alla contemplazione che all’azione non deve farlo credere, però, una figura “eterea”. Si pensi al soprannome con cui Gesù – di cui fu discepolo tra i Dodici – chiamò lui e il fratello: «figli del tuono». Lui si definisce semplicemente «il discepolo che Gesù amava». Assistette alla Passione con Maria. E con lei, dice la tradizione, visse a Efeso. Qui morì tra fine del I e inizio del II secolo, dopo l’esilio a Patmos. Per Paolo era una «colonna» della Chiesa, con Pietro e Giacomo.Etimologia: Giovanni = il Signore è benefico, dono del Signore, dall’ebraicoEmblema: Aquila, Calderone d’olio bollente, CoppaMartirologio Romano: Festa di san Giovanni, Apostolo ed Evangelista, che, figlio di Zebedeo, fu insieme al fratello Giacomo e a Pietro testimone della trasfigurazione e della passione del Signore, dal quale ricevette stando ai piedi della croce Maria come madre. Nel Vangelo e in altri scritti si dimostra teologo, che, ritenuto degno di contemplare la gloria del Verbo incarnato, annunciò ciò che vide con i propri occhi. Gli eventi dolorosi e gloriosi della Passione e Risurrezione di Nostro Signore, che la Santa Chiesa ha da poco celebrato, presentano unite, nel dolore della morte di Gesù e nell’estremo gaudio della sua Risurrezione, due anime, testimoni oculari e privilegiate di questi eventi che inaugurano la storia della Chiesa e del Cristianesimo: Maria Santissima, la madre di Gesù, e san Giovanni, il discepolo prediletto.
Ogni cristiano, prolungando in sé misticamente la vita di Gesù, è a giusto titolo ritenuto figlio di Maria Santissima. «Tale infatti dovrà diventare – afferma Origene – chi vorrà essere un altro Giovanni, che – come Giovanni – Gesù possa dichiarare di lui che è Gesù. Se infatti nessun altro è figlio di Maria all’infuori di Gesù, e Gesù dice alla Madre: “Ecco il figlio tuo”, è come se le dicesse: “Ecco, questi è Gesù che tu hai generato”. Poiché ogni perfetto non vive più, ma è Cristo che vive in lui, di lui si dice a Maria: “Ecco Cristo, tuo figlio”».
I santi, tra i cristiani, sono coloro che realizzano più pienamente questa vita divina in loro e quindi sperimentano più pienamente la Maternità della Madonna nella loro esperienza spirituale. Tra tutti i santi san Giovanni è figlio di Maria a titolo “ufficiale”. 
Come ricorderemo dalla recente memoria della Passione, è stato proprio Gesù dall’alto della croce nel momento culminante della Redenzione a pronunciare le parole che avrebbero “consacrato” per sempre la Madre al discepolo fedele e amato e questo alla Madre, quando disse: «Donna, ecco tuo figlio», e a Giovanni: «Ecco tua Madre» (Gv 19,25-27).
Sant’Alfonso de’ Liguori osserva che col rivolgere Gesù alla Madre le parole: «Ecco tuo figlio» è come se le avesse detto: «Ecco l’uomo che, mediante l’offerta che fai della mia vita per la sua salvezza, nasce alla grazia». Con ciò il Maestro insegnava un’ultima verità: Maria Santissima, ai piedi della croce, partecipa attivamente all’opera della redenzione e quella era l’ora della generazione dolorosa di tutti i figli di Dio. San Giovanni in quel momento fu il primo a raccogliere e beneficiare di questo speciale “testamento” del Redentore.
Da quel giorno, infatti, egli la accolse “fra le cose sue più care”. Li possiamo immaginare ripercorrere insieme la strada di ritorno dal Golgota, raccogliere e adorare insieme il Sangue del divin Redentore sparso lungo la Via Crucis, e poi a casa, dove era rimasto lui solo a proteggere e custodire la “Madre del giustiziato” che tutto il popolo all’unanimità aveva voluto crocifisso. Poi ancora, in quei tre giorni cruciali, immaginiamo san Giovanni accanto alla Vergine orante attingere dalla fermezza della fede di Lei, una nuova speranza nella Risurrezione di Gesù. E via, via – nello scorrere dei giorni e degli anni – apprendere da Lei ogni cosa, rivivere con Lei il Santo Sacrificio di Gesù nella Messa, trovare in Lei sostegno nelle fatiche, sollievo nell’apostolato, rifugio nelle persecuzioni.

Il primo incontro

La prima volta che vide Maria Santissima fu al banchetto di nozze a Cana di Galilea, ove Gesù lo aveva condotto con gli altri primi quattro discepoli che aveva da poco chiamato. L’anima ardente e verginale di san Giovanni, cui non sfuggiva nulla, dovette rimanere incantato alla vista della Madre di Gesù. Di fatti a distanza di tanti anni riportò l’episodio nel suo Vangelo, con quella stessa precisa “memoria cordis” che lo spinse a ricordare l’ora esatta in cui lasciò tutto per seguire il Maestro.
Trovò Maria intenta ad aiutare i conoscenti o i parenti nella celebrazione della loro festa nuziale, dunque la conobbe nell’esercizio della più squisita e concreta carità, attenta e vigile, come dimostra il fatto che Ella per prima si accorse della mancanza del vino.
Don Dolindo Ruotolo, nel suo commento a questo testo evangelico, affiancato da altri studiosi, ha notato in particolare che il venir meno del vino era dovuto alla presenza inaspettata degli apostoli, che dunque non erano stati calcolati per il banchetto. Gesù vi sarebbe andato quindi non principalmente per gli sposi ma per Maria, probabilmente per affidare i Suoi alla Madre. Tale filiale premura di Gesù, fu ricambiata dalla materna delicatezza di Lei che certamente usò loro particolari riguardi, non ultimo quello di servirgli il buon vino.
Questo incontro dovette rimanere particolarmente impresso nella memoria del giovane Apostolo anche per un altro motivo: fu lì che ricevette il dono preziosissimo della fede nella divinità di Gesù. Termina infatti il suo racconto dicendo: «Tale fu, a Cana di Galilea, il primo dei miracoli fatti da Gesù, ed Egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui». Anche gli occhi di Giovanni si aprirono alla luce soprannaturale della fede, «ma non senza la cooperazione di Maria, indivisibile da Cristo» come osserva il noto mariologo padre Gabriele Roschini commentando l’episodio evangelico. San Giovanni conobbe qui, anche se in modo “primitivo”, la materna mediazione di Maria, e la volle testimoniare nel suo Vangelo.Vergine con la Vergine

Da quel primo incontro dovette instaurarsi tra il Discepolo e la Madre un’intesa particolare, rafforzata da una comune affinità e somiglianza, quella della verginità. Prerogativa che invaghiva il Cuore divino ed era oggetto di una speciale predilezione da parte del Signore, tanto che sono in molti ad affermare che Gesù affidò la Madre al discepolo proprio in virtù della sua purezza verginale.
Sembra naturale che san Giovanni accanto a Maria, di cui certamente penetrò più di altri il mistero della triplice e perpetua Verginità, imparò a stimare e custodire questo tesoro più di tutto. Furono lui e la Santa Vergine, agli inizi, i soli custodi e rappresentanti di questo speciale stato di vita, destinato a fiorire e fruttificare nella Chiesa.

Il Vangelo di Giovanni

«Il fiore di tutte le scritture è il Vangelo, e il fiore dei Vangeli è quello scritto da Giovanni, il cui significato nessuno può penetrare, se non ha riposato sul petto di Gesù e non ha ricevuto da Gesù Maria per Madre». Tale celebre detto di un antico autore cristiano sembra conferire al Vangelo di Giovanni un valore altamente mariano.
La nota mariana tuttavia non è da ricercare nella frequenza dei riferimenti a Maria Santissima – Ella vi compare solo due volte (a Cana e sul Calvario) –, ma nella particolare penetrazione che san Giovanni sembra offrire del Mistero di Cristo, la quale fa ben pensare a una speciale grazia di Colei che più di tutti conobbe il Figlio, nella sua duplice e inseparabile realtà umana e divina.
San Giovanni scrisse il suo Vangelo ad Efeso in tarda età, probabilmente nell’ultimo decennio del primo secolo, secondo la testimonianza di sant’Ireneo, ciò rende l’ipotesi di un particolare “influsso mariano” in questo Vangelo ancor più verosimile. È più che naturale supporre, infatti, che in tanti anni di convivenza, la Madre e il Discepolo abbiano potuto discorrere, in modo sublime e toccando vertici di comprensione altissima, sui misteri di Cristo e del Padre.

Apostolo della Consacrazione a Maria

San Giovanni, dopo Gesù, potrebbe esser definito il maestro della devozione mariana. Nell’ora del Calvario, quando le tenebre scendevano sulla terra, egli prese Maria “fra le cose sue più care” (Gv 19,27); è lui stesso a dirlo nel Vangelo, facendo in tal modo professione di amore intatto e totale alla Santa Vergine!
Spetta a noi ora imitare il suo esempio, professando amore e totale dedizione alla Divina Madre, per conoscere e vivere in pienezza Gesù come solo Lei può concedere. Ella è già accanto a noi, da quando ci ha generato sul Calvario e in particolare nelle acque sante del nostro Battesimo, ma ognuno di noi deve prendere accanto a Lei il posto di san Giovanni!

Autore: Rito Cascioli

Fonte: Il Settimanale di Padre Pio

*********************************************************

A cura di I SANTI CRISTIANI

SAN GIOVANNI APOSTOLO – CATECHESI DI PAPA BENEDETTO XVI

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 8:26 am


Nel dipinto San Giovanni Apostolo insieme a Gesù nell’ultima Cena

*********************************************************************

27 Dicembre

S. Giovanni, apostolo ed evangelista (festa) Catechesi di Papa Benedetto XVI (5 luglio 2006)Cari fratelli e sorelle,dedichiamo l’incontro di oggi al ricordo di un altro membro molto importante del collegio apostolico: Giovanni, figlio di Zebedeo e fratello di Giacomo. Il suo nome, tipicamente ebraico, significa “il Signore ha fatto grazia”. Stava riassettando le reti sulla sponda del lago di Tiberìade, quando Gesù lo chiamò insieme con il fratello (cfr Mt 4,21; Mc 1,19). Giovanni fa sempre parte del gruppo ristretto, che Gesù prende con sé in determinate occasioni. E’ insieme a Pietro e a Giacomo quando Gesù, a Cafarnao, entra in casa di Pietro per guarirgli la suocera (cfr Mc 1,29); con gli altri due segue il Maestro nella casa dell’archisinagògo Giàiro, la cui figlia sarà richiamata in vita (cfr Mc 5,37); lo segue quando sale sul monte per essere trasfigurato (cfr Mc 9,2); gli è accanto sul Monte degli Olivi quando davanti all’imponenza del Tempio di Gerusalemme pronuncia il discorso sulla fine della città e del mondo (cfr Mc 13,3); e, finalmente, gli è vicino quando nell’Orto del Getsémani si ritira in disparte per pregare il Padre prima della Passione (cfr Mc 14,33). Poco prima della Pasqua, quando Gesù sceglie due discepoli per mandarli a preparare la sala per la Cena, a lui ed a Pietro affida tale compito (cfr Lc 22,8).Questa sua posizione di spicco nel gruppo dei Dodici rende in qualche modo comprensibile l’iniziativa presa un giorno dalla madre: ella si avvicinò a Gesù per chiedergli che i due figli, Giovanni appunto e Giacomo, potessero sedere uno alla sua destra e uno alla sua sinistra nel Regno (cfr Mt 20,20-21). Come sappiamo, Gesù rispose facendo a sua volta una domanda: chiese se essi fossero disposti a bere il calice che egli stesso stava per bere (cfr Mt 20,22). L’intenzione che stava dietro a quelle parole era di aprire gli occhi dei due discepoli, di introdurli alla conoscenza del mistero della sua persona e di adombrare loro la futura chiamata ad essergli testimoni fino alla prova suprema del sangue. Poco dopo infatti Gesù precisò di non essere venuto per essere servito ma per servire e dare la propria vita in riscatto per la moltitudine (cfr Mt 20,28). Nei giorni successivi alla risurrezione, ritroviamo “i figli di Zebedeo” impegnati con Pietro ed alcuni altri discepoli in una notte infruttuosa, a cui segue per intervento del Risorto la pesca miracolosa: sarà“il discepolo che Gesù amava”a riconoscere per primo“il Signore”e a indicarlo a Pietro (cfr Gv 21,1-13).All’interno della Chiesa di Gerusalemme, Giovanni occupò un posto di rilievo nella conduzione del primo raggruppamento di cristiani. Paolo infatti lo annovera tra quelli che chiama le “colonne” di quella comunità (cfr Gal 2,9). In realtà, Luca negli Atti lo presenta insieme con Pietro mentre vanno a pregare nel Tempio (cfr At 3,1-4.11) o compaiono davanti al Sinedrio a testimoniare la propria fede in Gesù Cristo (cfr At 4,13.19). Insieme con Pietro viene inviato dalla Chiesa di Gerusalemme a confermare coloro che in Samaria hanno accolto il Vangelo, pregando su di loro perché ricevano lo Spirito Santo (cfr At 8,14-15). In particolare, va ricordato ciò che afferma, insieme con Pietro, davanti al Sinedrio che li sta processando: “Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato” (At 4,20). Proprio questa franchezza nel confessare la propria fede resta un esempio e un monito per tutti noi ad essere sempre pronti a dichiarare con decisione la nostra incrollabile adesione a Cristo, anteponendo la fede a ogni calcolo o umano interesse. Secondo la tradizione, Giovanni è “il discepolo prediletto”, che nel Quarto Vangelo poggia il capo sul petto del Maestro durante l’Ultima Cena (cfr Gv 13,21), si trova ai piedi della Croce insieme alla Madre di Gesù (cfr Gv 19, 25) ed è infine testimone sia della Tomba vuota che della stessa presenza del Risorto (cfr Gv 20,2; 21,7). Sappiamo che questa identificazione è oggi discussa dagli studiosi, alcuni dei quali vedono in lui semplicemente il prototipo del discepolo di Gesù. Lasciando agli esegeti di dirimere la questione, ci contentiamo qui di raccogliere una lezione importante per la nostra vita: il Signore desidera fare di ciascuno di noi un discepolo che vive una personale amicizia con Lui. Per realizzare questo non basta seguirlo e ascoltarlo esteriormente; bisogna anche vivere con Lui e come Lui. Ciò è possibile soltanto nel contesto di un rapporto di grande familiarità, pervaso dal calore di una totale fiducia. È ciò che avviene tra amici; per questo Gesù ebbe a dire un giorno: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici … Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi” (Gv 15,13.15).Negli apocrifi Atti di Giovannil’Apostolo viene presentato non come fondatore di Chiese e neppure alla guida di comunità già costituite, ma in continua itineranza come comunicatore della fede nell’incontro con “anime capaci di sperare e di essere salvate” (18,10; 23,8). Tutto è mosso dal paradossale intento di far vedere l’invisibile. E infatti dalla Chiesa orientale egli è chiamato semplicemente “il Teologo”, cioè colui che è capace di parlare in termini accessibili delle cose divine, svelando un arcano accesso a Dio mediante l’adesione a Gesù.Il culto di Giovanni apostolo si affermò a partire dalla città di Efeso, dove, secondo un’antica tradizione, avrebbe a lungo operato, morendovi infine in età straordinariamente avanzata, sotto l’imperatore Traiano. Ad Efeso l’imperatore Giustiniano, nel secolo VI, fece costruire in suo onore una grande basilica, di cui restano tuttora imponenti rovine. Proprio in Oriente egli godette e gode tuttora di grande venerazione. Nell’iconografia bizantina viene spesso raffigurato molto anziano e in atto di intensa contemplazione, quasi nell’atteggiamento di chi invita al silenzio.In effetti, senza adeguato raccoglimento non è possibile avvicinarsi al mistero supremo di Dio e alla sua rivelazione. Ciò spiega perché, anni fa, il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, Atenagora, colui che il Papa Paolo VI abbracciò in un memorabile incontro, ebbe ad affermare: “Giovanni è all’origine della nostra più alta spiritualità. Come lui, i ‘silenziosi’ conoscono quel misterioso scambio dei cuori, invocano la presenza di Giovanni e il loro cuore si infiamma” (O. Clément, Dialoghi con Atenagora, Torino 1972, p. 159). Il Signore ci aiuti a metterci alla scuola di Giovanni per imparare la grande lezione dell’amore così da sentirci amati da Cristo “fino alla fine” (Gv 13,1) e spendere la nostra vita per Lui.Scritti Canonici di Giovanni :Vangelo – Apocalisse – Lettere (3)Significato del nome Giovanni : “il Signore è benefico, dono del Signore” (ebraico).

*******************************************************************

A cura di I SANTI CRISTIANI

https://sites.google.com/site/isanticristiani/Home/san-giovanni-apostolo

SAN GIOVANNI EVANGELISTA-LA NUOVA BUSSOLA QUOTIDIANA

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 8:20 am

27 DICEMBRE 2018

È impresa ardua trovare qualcuno che si sia addentrato nel mistero di Dio fatto uomo al pari di san Giovanni Evangelista (c. 10 – c. 104), «quel discepolo che Gesù amava», il più giovane dei Dodici e colui che visse più a lungo, indicato dalla tradizione cristiana come il teologo per antonomasia

È impresa ardua trovare qualcuno che si sia addentrato nel mistero di Dio fatto uomo al pari di san Giovanni Evangelista (c. 10 – c. 104), «quel discepolo che Gesù amava», il più giovane dei Dodici e colui che visse più a lungo, indicato dalla tradizione cristiana come il teologo per antonomasia. Nei secoli è stato raffigurato con il simbolo dell’aquila proprio perché egli, che nell’Ultima Cena aveva posato il capo sul petto del Signore per consolarlo e sapere chi lo avrebbe tradito, contemplò l’immensità del Verbo divino e la tratteggiò nei suoi scritti come nessun altro prima.

È lui l’autore del quarto e ultimo Vangelo, il più profondo per riflessione teologica, con un prologo che è un inno alla divinità di Cristo, Verbo che si è fatto carne. È lui l’autore di tre lettere canoniche rivolte alla primitiva comunità cristiana, messa in guardia sul peccato e lo spirito dell’anticristo, che rifiuta il Padre e il Figlio e «viene, anzi è già nel mondo». Ed è sempre lui l’autore dello scritto che chiude il canone biblico, l’Apocalisse, o Libro della Rivelazione, il più profetico di tutto il Nuovo Testamento e colmo di richiami alle profezie dell’Antico, in cui Giovanni condivide le sue visioni sul combattimento escatologico alla fine dei tempi, con il grandioso segno della Donna vestita di sole (Ap 12,1) che precederà il trionfo di Cristo e di coloro che avranno perseverato nel Suo nome, rinunciando alle seduzioni di Satana e ottenendo la ricompensa eterna di abitare nella Gerusalemme celeste.

Era un contemplativo con un carattere ardente, come rivela il soprannome aramaico che Gesù diede a lui e al fratello Giacomo: Boanèrghes, «figli del tuono». I due figli di Zebedeo, prima di conoscere il Signore e lasciare tutto per seguirlo, facevano i pescatori in società con Pietro e Andrea. Proprio con Andrea, Giovanni era stato discepolo del Battista fino al giorno in cui il Precursore, vedendo passare Gesù, richiamò la loro attenzione esclamando: «Ecco l’Agnello di Dio!», e i due, sentendolo parlare così, andarono per seguire Gesù, che voltandosi disse: «Che cercate?». Dopo quella domanda al cuore dell’esistenza di ogni uomo, si fermarono per quel giorno con il Maestro che avevano appena conosciuto; il fatto stravolse a tal punto le loro vite che Giovanni, scrivendo a distanza di decenni, non solo ritenne opportuno raccontare l’incontro ma ne ricordò anche l’ora: «Era circa l’ora decima», cioè le quattro del pomeriggio.

Giovanni è tra gli apostoli più intimi di Gesù (con Giacomo e Pietro) e presenti nei misteri più grandi della sua vita, come nell’episodio della risurrezione della figlia di Giairo, la trasfigurazione sul Tabor, la preghiera nel Getsemani. Nel giorno della Risurrezione di Cristo, sono lui e Pietro i primi apostoli, avvisati da una sconvolta Maria di Magdala, a correre verso il sepolcro vuoto; l’evangelista «corse più veloce» e arrivò prima di Pietro, ma entrò solo dopo di lui: constatando le bende a terra e il sudario in una posizione unica, «vide e credette». Quasi a non voler lasciar dubbi sulla volontà del Signore di fondare la Chiesa su Pietro, già esplicitata nei sinottici e specialmente in Matteo, è il discepolo prediletto, già anziano e con il Principe degli apostoli già martirizzato, a riportare alla fine del Vangelo il dialogo tra Cristo e il suo vicario, quando Pietro, come riparando definitivamente al triplice rinnegamento, rispose con una triplice offerta d’amore a Gesù Risorto, che per tre volte gli disse: «Pasci le mie pecorelle».

Prima di quel momento avevamo ritrovato Giovanni ai piedi della croce, accanto a Maria, nell’istante solenne in cui Gesù affidò il discepolo alla Madre («Donna, ecco il tuo figlio!») e la Madre al discepolo («Ecco la tua madre!»), che «la prese nella sua casa». L’apostolo vergine e prediletto assieme alla Beata Vergine e «piena di grazia», nel segno di una predilezione che doveva continuare dopo la fine della missione terrena di Gesù ed estesa a tutto il genere umano, affidato alla maternità spirituale di Maria.

Dopo la Pentecoste e gli eventi narrati negli Atti degli Apostoli, dove Giovanni è spesso nominato assieme a Pietro nelle fasi più importanti della Chiesa nascente, predicò nell’Anatolia e in particolare a Efeso. Qui, nel secolo scorso, le ricerche archeologiche, svolte in seguito alle rivelazioni della beata Anna Caterina Emmerick, hanno consentito di ritrovare l’umile casa in cui l’apostolo visse assieme a Maria. E qui Giovanni – insieme il più longevo e unico apostolo a non avere il titolo di martire – morì in tardissima età dopo un esilio temporaneo sull’isola di Patmos (conseguente alla persecuzione patita sotto Domiziano), dove scrisse l’Apocalisse, il libro ultimo in cui Cristo dice di Sé: «Io sono l’Alfa e l’Omega».

Patrono di: artisti, buone amicizie, scrittori cattolici, teologi, tipografi, vedove

SANTO STEFANO DAGLI ATTI DEGLI APOSTOLI

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 8:18 am


ATTI DEGLI APOSTOLI CAPITOLI 6 E 7

6,1 In quei giorni, mentre aumentava il numero dei discepoli, sorse un malcontento fra gli ellenisti verso gli Ebrei, perché venivano trascurate le loro vedove nella distribuzione quotidiana. 2 Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: «Non è giusto che noi trascuriamo la parola di Dio per il servizio delle mense. 3 Cercate dunque, fratelli, tra di voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di saggezza, ai quali affideremo quest’incarico. 4 Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al ministero della parola». 5 Piacque questa proposta a tutto il gruppo ed elessero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timòne, Parmenàs e Nicola, un proselito di Antiochia. 6 Li presentarono quindi agli apostoli i quali, dopo aver pregato, imposero loro le mani.
7 Intanto la parola di Dio si diffondeva e si moltiplicava grandemente il numero dei discepoli a Gerusalemme; anche un gran numero di sacerdoti aderiva alla fede.
8 Stefano intanto, pieno di grazia e di fortezza, faceva grandi prodigi e miracoli tra il popolo. 9 Sorsero allora alcuni della sinagoga detta dei «liberti» comprendente anche i Cirenei, gli Alessandrini e altri della Cilicia e dell’Asia, a disputare con Stefano, 10 ma non riuscivano a resistere alla sapienza ispirata con cui egli parlava. 11 Perciò sobillarono alcuni che dissero: «Lo abbiamo udito pronunziare espressioni blasfeme contro Mosè e contro Dio». 12 E così sollevarono il popolo, gli anziani e gli scribi, gli piombarono addosso, lo catturarono e lo trascinarono davanti al sinedrio. 13 Presentarono quindi dei falsi testimoni, che dissero: «Costui non cessa di proferire parole contro questo luogo sacro e contro la legge. 14 Lo abbiamo udito dichiarare che Gesù il Nazareno distruggerà questo luogo e sovvertirà i costumi tramandatici da Mosè».
15 E tutti quelli che sedevano nel sinedrio, fissando gli occhi su di lui, videro il suo volto come quello di un angelo.

*****************

7,1 Gli disse allora il sommo sacerdote: «Queste cose stanno proprio così?». 2 Ed egli rispose: «Fratelli e padri, ascoltate: il Dio della gloriaapparve al nostro padre Abramo quando era ancora in Mesopotamia, prima che egli si stabilisse in Carran, 3 e gli disse: Esci dalla tua terra e dalla tua gente e va’ nella terra che io ti indicherò. 4 Allora, uscito dalla terra dei Caldei, si stabilì in Carran; di là, dopo la morte del padre, Dio lo fece emigrare in questo paese dove voi ora abitate, 5 ma non gli diede alcuna proprietà in esso, neppure quanto l’orma di un piede, ma gli promise di darlo in possesso a lui e alla sua discendenza dopo di lui, sebbene non avesse ancora figli. 6 Poi Dio parlò così: La discendenza di Abramo sarà pellegrina in terra straniera, tenuta in schiavitù e oppressione per quattrocento anni. 7 Ma del popolo di cui saranno schiavi io farò giustizia, disse Dio: dopo potranno uscire e mi adoreranno in questo luogo. 8 E gli diede l’alleanza della circoncisione. E così Abramo generò Isacco e lo circoncise l’ottavo giorno e Isacco generò Giacobbe e Giacobbe i dodici patriarchi. 9 Ma i patriarchi, gelosi di Giuseppe, lo vendettero schiavo in Egitto. Dio però era con lui 10 e lo liberò da tutte le sue afflizioni e gli diede grazia e saggezza davanti al faraone re d’Egitto, il quale lo nominò amministratore dell’Egitto e di tutta la sua casa. 11 Venne una carestia su tutto l’Egitto e in Canaan e una grande miseria, e i nostri padri non trovavano da mangiare. 12 Avendo udito Giacobbe che in Egitto c’era del grano, vi inviò i nostri padri una prima volta; 13 la seconda volta Giuseppe si fece riconoscere dai suoi fratelli e fu nota al faraone la sua origine. 14 Giuseppe allora mandò a chiamare Giacobbe suo padre e tutta la sua parentela, settantacinque persone in tutto. 15 E Giacobbe si recò in Egitto, e qui egli morì come anche i nostri padri; 16 essi furono poi trasportati in Sichem e posti nel sepolcro che Abramo aveva acquistato e pagato in denaro dai figli di Emor, a Sichem.
17 Mentre si avvicinava il tempo della promessa fatta da Dio ad Abramo, il popolo crebbe e si moltiplicò in Egitto, 18 finché salì al trono d’Egitto un altro re, che non conosceva Giuseppe. 19 Questi, adoperando l’astuzia contro la nostra gente, perseguitò i nostri padri fino a costringerli a esporre i loro figli, perché non sopravvivessero. 20 In quel tempo nacque Mosè e piacque a Dio; egli fu allevato per tre mesi nella casa paterna, poi, 21 essendo stato esposto, lo raccolse la figlia del faraone e lo allevò come figlio. 22 Così Mosè venne istruito in tutta la sapienza degli Egiziani ed era potente nelle parole e nelle opere. 23 Quando stava per compiere i quarant’anni, gli venne l’idea di far visita ai suoi fratelli, i figli di Israele, 24 e vedendone uno trattato ingiustamente, ne prese le difese e vendicò l’oppresso, uccidendo l’Egiziano. 25 Egli pensava che i suoi connazionali avrebbero capito che Dio dava loro salvezza per mezzo suo, ma essi non compresero. 26 Il giorno dopo si presentò in mezzo a loro mentre stavano litigando e si adoperò per metterli d’accordo, dicendo: Siete fratelli; perché vi insultate l’un l’altro? 27 Ma quello che maltrattava il vicino lo respinse, dicendo: Chi ti ha nominato capo e giudice sopra di noi? 28 Vuoi forse uccidermi, come hai ucciso ieri l’Egiziano? 29 Fuggì via Mosè a queste parole, e andò ad abitare nella terra di Madian, dove ebbe due figli.
30 Passati quarant’anni, gli apparve nel deserto del monte Sinai un angelo, in mezzo alla fiamma di un roveto ardente. 31 Mosè rimase stupito di questa visione; e mentre si avvicinava per veder meglio, si udì la voce del Signore: 32 Io sono il Dio dei tuoi padri, il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. Esterrefatto, Mosè non osava guardare. 33 Allora il Signore gli disse: Togliti dai piedi i calzari, perché il luogo in cui stai è terra santa. 34 Ho visto l’afflizione del mio popolo in Egitto, ho udito il loro gemito e sono sceso a liberarli; ed ora vieni, che ti mando in Egitto. 35 Questo Mosè che avevano rinnegato dicendo: Chi ti ha nominato capo e giudice?, proprio lui Dio aveva mandato per esser capo e liberatore, parlando per mezzo dell’angelo che gli era apparso nel roveto. 36 Egli li fece uscire, compiendo miracoli e prodigi nella terra d’Egitto, nel Mare Rosso, e nel deserto per quarant’anni. 37 Egli è quel Mosè che disse ai figli d’Israele: Dio vi farà sorgere un profeta tra i vostri fratelli, al pari di me. 38 Egli è colui che, mentre erano radunati nel deserto, fu mediatore tra l’angelo che gli parlava sul monte Sinai e i nostri padri; egli ricevette parole di vita da trasmettere a noi. 39 Ma i nostri padri non vollero dargli ascolto, lo respinsero e si volsero in cuor loro verso l’Egitto, 40 dicendo ad Aronne: Fa’ per noi una divinità che ci vada innanzi, perché a questo Mosè che ci condusse fuori dall’Egitto non sappiamo che cosa sia accaduto. 41 E in quei giorni fabbricarono un vitello e offrirono sacrifici all’idolo e si rallegrarono per l’opera delle loro mani. 42 Ma Dio si ritrasse da loro e li abbandonò al culto dell’esercito del cielo, come è scritto nel libro dei Profeti:
43 Mi avete forse offerto vittime e sacrifici
per quarant’anni nel deserto, o casa d’Israele?
Avete preso con voi la tenda di Mòloch,
e la stella del dio Refàn,
simulacri che vi siete fabbricati
 per adorarli!
Perciò vi deporterò al di là di Babilonia.
44 I nostri padri avevano nel deserto la tenda della testimonianza, come aveva ordinato colui che disse a Mosè di costruirla secondo il modello che aveva visto. 45 E dopo averla ricevuta, i nostri padri con Giosuè se la portarono con sé nella conquista dei popoli che Dio scacciò davanti a loro, fino ai tempi di Davide. 46 Questi trovò grazia innanzi a Dio e domandò di poter trovare una dimora per il Dio di Giacobbe; 47 Salomone poi gli edificò una casa. 48 Ma l’Altissimo non abita in costruzioni fatte da mano d’uomo, come dice il Profeta:
49 Il cielo è il mio trono
e la terra sgabello per i miei piedi.
Quale casa potrete edificarmi, dice il Signore,
o quale sarà il luogo del mio riposo?
50 Non forse la mia mano ha creato tutte queste cose?
51 O gente testarda e pagana nel cuore e nelle orecchie, voi sempre opponete resistenza allo Spirito Santo; come i vostri padri, così anche voi. 52 Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato? Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete divenuti traditori e uccisori; 53 voi che avete ricevuto la legge per mano degli angeli e non l’avete osservata».
54 All’udire queste cose, fremevano in cuor loro e digrignavano i denti contro di lui.
55 Ma Stefano, pieno di Spirito Santo, fissando gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla sua destra 56 e disse: «Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio». 57 Proruppero allora in grida altissime turandosi gli orecchi; poi si scagliarono tutti insieme contro di lui, 58 lo trascinarono fuori della città e si misero a lapidarlo. E i testimoni deposero il loro mantello ai piedi di un giovane, chiamato Saulo. 59 E così lapidavano Stefano mentre pregava e diceva: «Signore Gesù, accogli il mio spirito». 60 Poi piegò le ginocchia e gridò forte: «Signore, non imputar loro questo peccato». Detto questo, morì.

************************************************************************

Bibbia Cei

A cura di I SANTI CRISTIANI

https://sites.google.com/site/isanticristiani/Home/santo-stefano-dagli-atti-degli-apostoli

SANTI STEFANO PRIMO MARTIRE

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 8:12 am


SANTO STEFANO PRIMO MARTIRE

26 dicembre

† Gerusalemme, 33 o 34 ca

Primo martire cristiano, e proprio per questo viene celebrato subito dopo la nascita di Gesù. Fu arrestato nel periodo dopo la Pentecoste, e morì lapidato. In lui si realizza in modo esemplare la figura del martire come imitatore di Cristo; egli contempla la gloria del Risorto, ne proclama la divinità, gli affida il suo spirito, perdona ai suoi uccisori. Saulo testimone della sua lapidazione ne raccoglierà l’eredità spirituale diventando Apostolo delle genti. (Mess. Rom.)Etimologia: Stefano = corona, incoronato, dal grecoMartirologio Romano: Festa di santo Stefano, protomartire, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, che, primo dei sette diaconi scelti dagli Apostoli come loro collaboratori nel ministero, fu anche il primo tra i discepoli del Signore a versare il suo sangue a Gerusalemme, dove, lapidato mentre pregava per i suoi persecutori, rese la sua testimonianza di fede in Cristo Gesù, affermando di vederlo seduto nella gloria alla destra del Padre. La celebrazione liturgica di s. Stefano è stata da sempre fissata al 26 dicembre, subito dopo il Natale, perché nei giorni seguenti alla manifestazione del Figlio di Dio, furono posti i “comites Christi”, cioè i più vicini nel suo percorso terreno e primi a renderne testimonianza con il martirio. Così al 26 dicembre c’è s. Stefano primo martire della cristianità, segue al 27 s. Giovanni Evangelista, il prediletto da Gesù, autore del Vangelo dell’amore, poi il 28 i ss. Innocenti, bambini uccisi da Erode con la speranza di eliminare anche il Bambino di Betlemme; secoli addietro anche la celebrazione di s. Pietro e s. Paolo apostoli, capitava nella settimana dopo il Natale, venendo poi trasferita al 29 giugno.Del grande e veneratissimo martire s. Stefano, si ignora la provenienza, si suppone che fosse greco, in quel tempo Gerusalemme era un crocevia di tante popolazioni, con lingue, costumi e religioni diverse; il nome Stefano in greco ha il significato di “coronato”. Si è pensato anche che fosse un ebreo educato nella cultura ellenistica; certamente fu uno dei primi giudei a diventare cristiani e che prese a seguire gli Apostoli e visto la sua cultura, saggezza e fede genuina, divenne anche il primo dei diaconi di Gerusalemme.Gli Atti degli Apostoli, ai capitoli 6 e 7 narrano gli ultimi suoi giorni; qualche tempo dopo la Pentecoste, il numero dei discepoli andò sempre più aumentando e sorsero anche dei dissidi fra gli ebrei di lingua greca e quelli di lingua ebraica, perché secondo i primi, nell’assistenza quotidiana, le loro vedove venivano trascurate.Allora i dodici Apostoli, riunirono i discepoli dicendo loro che non era giusto che essi disperdessero il loro tempo nel “servizio delle mense”, trascurando così la predicazione della Parola di Dio e la preghiera, pertanto questo compito doveva essere affidato ad un gruppo di sette di loro, così gli Apostoli potevano dedicarsi di più alla preghiera e al ministero.La proposta fu accettata e vennero eletti, Stefano uomo pieno di fede e Spirito Santo, Filippo, Procoro, Nicanore, Timone, Parmenas, Nicola di Antiochia; a tutti, gli Apostoli imposero le mani; la Chiesa ha visto in questo atto l’istituzione del ministero diaconale.Nell’espletamento di questo compito, Stefano pieno di grazie e di fortezza, compiva grandi prodigi tra il popolo, non limitandosi al lavoro amministrativo ma attivo anche nella predicazione, soprattutto fra gli ebrei della diaspora, che passavano per la città santa di Gerusalemme e che egli convertiva alla fede in Gesù crocifisso e risorto.Nel 33 o 34 ca., gli ebrei ellenistici vedendo il gran numero di convertiti, sobillarono il popolo e accusarono Stefano di “pronunziare espressioni blasfeme contro Mosè e contro Dio”.Gli anziani e gli scribi lo catturarono trascinandolo davanti al Sinedrio e con falsi testimoni fu accusato: “Costui non cessa di proferire parole contro questo luogo sacro e contro la legge. Lo abbiamo udito dichiarare che Gesù il Nazareno, distruggerà questo luogo e cambierà le usanze che Mosè ci ha tramandato”.E alla domanda del Sommo Sacerdote “Le cose stanno proprio così?”, il diacono Stefano pronunziò un lungo discorso, il più lungo degli ‘Atti degli Apostoli’, in cui ripercorse la Sacra Scrittura dove si testimoniava che il Signore aveva preparato per mezzo dei patriarchi e profeti, l’avvento del Giusto, ma gli Ebrei avevano risposto sempre con durezza di cuore.Rivolto direttamente ai sacerdoti del Sinedrio concluse: “O gente testarda e pagana nel cuore e negli orecchi, voi sempre opponete resistenza allo Spirito Santo; come i vostri padri, così anche voi. Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato? Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete divenuti traditori e uccisori; voi che avete ricevuto la Legge per mano degli angeli e non l’avete osservata”.Mentre l’odio e il rancore dei presenti aumentava contro di lui, Stefano ispirato dallo Spirito, alzò gli occhi al cielo e disse: “Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo, che sta alla destra di Dio”.Fu il colmo, elevando grida altissime e turandosi gli orecchi, i presenti si scagliarono su di lui e a strattoni lo trascinarono fuori dalle mura della città e presero a lapidarlo con pietre, i loro mantelli furono deposti ai piedi di un giovane di nome Saulo (il futuro Apostolo delle Genti, s. Paolo), che assisteva all’esecuzione.In realtà non fu un’esecuzione, in quanto il Sinedrio non aveva la facoltà di emettere condanne a morte, ma non fu in grado nemmeno di emettere una sentenza in quanto Stefano fu trascinato fuori dal furore del popolo, quindi si trattò di un linciaggio incontrollato.Mentre il giovane diacono protomartire crollava insanguinato sotto i colpi degli sfrenati aguzzini, pregava e diceva: “Signore Gesù, accogli il mio spirito”, “Signore non imputare loro questo peccato”. Gli Atti degli Apostoli dicono che persone pie lo seppellirono, non lasciandolo in preda alle bestie selvagge, com’era consuetudine allora; mentre nella città di Gerusalemme si scatenò una violenta persecuzione contro i cristiani, comandata da Saulo.Tra la nascente Chiesa e la sinagoga ebraica, il distacco si fece sempre più evidente fino alla definitiva separazione; la Sinagoga si chiudeva in se stessa per difendere e portare avanti i propri valori tradizionali; la Chiesa, sempre più inserita nel mondo greco-romano, si espandeva iniziando la straordinaria opera di inculturazione del Vangelo.Dopo la morte di Stefano, la storia delle sue reliquie entrò nella leggenda; il 3 dicembre 415 un sacerdote di nome Luciano di Kefar-Gamba, ebbe in sogno l’apparizione di un venerabile vecchio in abiti liturgici, con una lunga barba bianca e con in mano una bacchetta d’oro con la quale lo toccò chiamandolo tre volte per nome.Gli svelò che lui e i suoi compagni erano dispiaciuti perché sepolti senza onore, che volevano essere sistemati in un luogo più decoroso e dato un culto alle loro reliquie e certamente Dio avrebbe salvato il mondo destinato alla distruzione per i troppi peccati commessi dagli uomini.Il prete Luciano domandò chi fosse e il vecchio rispose di essere il dotto Gamaliele che istruì s. Paolo, i compagni erano il protomartire s. Stefano che lui aveva seppellito nel suo giardino, san Nicodemo suo discepolo, seppellito accanto a s. Stefano e s. Abiba suo figlio seppellito vicino a Nicodemo; anche lui si trovava seppellito nel giardino vicino ai tre santi, come da suo desiderio testamentario.Infine indicò il luogo della sepoltura collettiva; con l’accordo del vescovo di Gerusalemme, si iniziò lo scavo con il ritrovamento delle reliquie. La notizia destò stupore nel mondo cristiano, ormai in piena affermazione, dopo la libertà di culto sancita dall’imperatore Costantino un secolo prima.Da qui iniziò la diffusione delle reliquie di s. Stefano per il mondo conosciuto di allora, una piccola parte fu lasciata al prete Luciano, che a sua volta le regalò a vari amici, il resto fu traslato il 26 dicembre 415 nella chiesa di Sion a Gerusalemme.Molti miracoli avvennero con il solo toccarle, addirittura con la polvere della sua tomba; poi la maggior parte delle reliquie furono razziate dai crociati nel XIII secolo, cosicché ne arrivarono effettivamente parecchie in Europa, sebbene non si sia riusciti a identificarle dai tanti falsi proliferati nel tempo, a Venezia, Costantinopoli, Napoli, Besançon, Ancona, Ravenna, ma soprattutto a Roma, dove si pensi, nel XVIII secolo si veneravano il cranio nella Basilica di S. Paolo fuori le Mura, un braccio a S. Ivo alla Sapienza, un secondo braccio a S. Luigi dei Francesi, un terzo braccio a Santa Cecilia; inoltre quasi un corpo intero nella basilica di S. Lorenzo fuori le Mura.La proliferazione delle reliquie, testimonia il grande culto tributato in tutta la cristianità al protomartire santo Stefano, già veneratissimo prima ancora del ritrovamento delle reliquie nel 415.Chiese, basiliche e cappelle in suo onore sorsero dappertutto, solo a Roma se ne contavano una trentina, delle quali la più celebre è quella di S. Stefano Rotondo al Celio, costruita nel V secolo da papa Simplicio.Ancora oggi in Italia vi sono ben 14 Comuni che portano il suo nome; nell’arte è stato sempre raffigurato indossando la ‘dalmatica’ la veste liturgica dei diaconi; suo attributo sono le pietre della lapidazione, per questo è invocato contro il mal di pietra, cioè i calcoli ed è il patrono dei tagliapietre e muratori.

Autore: Antonio Borrelli

http://www.santiebeati.it/dettaglio/22050

*******************************************************************

Acura di I SANTI CRISTIANI

https://sites.google.com/site/isanticristiani/Home/santi-stefano-primo-martire

dicembre 25, 2018

TANTI AUGURI DI BUON NATALE E FELICE ANNO NUOVO 2019

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 1:05 am

LE PREGHIERE DEL SANTO NATALE

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 12:52 am


NATALE, GIORNO DI GLORIA

Natale, giorno di gloria e di pace.

Nella notte delle tenebre, aspettiamo la luce che illumini la terra. Nella notte delle tenebre, aspettiamo l’amore che riscaldi il mondo. Nella notte delle tenebre, aspettiamo un Padre che ci salvi dal male.

GLORIA A TEA O PADRE

Gloria a te, o Padre, che manifesti la tua grandezza in un piccolo Bambino e inviti gli umili e i poveri a vedere e udire le cose meravigliose che tu compi nel silenzio della notte, lontano dal tumulto dei superbi e dalle loro opere. Gloria a te, o Padre, che per nutrire di vera manna gli affamati poni il Figlio tuo, l’Unigenito, come fieno in una mangiatoia e lo doni quale cibo di vita eterna: Sacramento di salvezza e di pace. Amen.

TI VOGLIO ADORARE, GESU’ MIO SALVATORE

Gesù, dolce Bambino, tu sei ricco di amore e santità. Tu vedi le mie necessità. Tu sei fiamma di carità: purifica il mio cuore da tutto ciò che non è conforme al tuo cuore santissimo. Tu sei la santità increata: ricolmami di grazie fecondatrici di progresso vero nello spirito. Vieni Gesù, ho tante cose da dirti, tante pene da confidarti, tanti desideri, tante promesse, tante speranze. Ti voglio adorare, ti voglio baciare in fronte, o piccolo Gesù, mio Salvatore. Voglio darmi a te per sempre. Vieni, o Gesù, non tardare oltre. Accetta il mio invito. Vieni!

IL CELESTE BAMBINO

O sapienza, o potenza di Dio, ci sentiamo di dover esclamare estasiati col tuo apostolo, quanto sono incom-prensibili i tuoi giudizi e investigabili le tue vie! Po ‘ertà, umiltà, abiezione, disprezzo, circondano il Verbo fatto carne; ma noi, dall’oscurità in cui questo Verbo fatto car-ne è avvolto, comprendiamo una cosa, udiamo una voce, intravediamo una sublime verità: tutto questo l’hai fatto per amore, e non c’inviti che all’amore, non ci dai che prove di amore. Il celeste Bambino soffre e vagisce nel presepe per rendere a noi amabile, meritoria e ricercata la sofferenza: egli manca di tutto, perché noi apprendiamo da lui la rinunzia dei beni e degli agi terreni; egli si compiace di umili e poveri adoratori per invogliarci ad amare la povertà e preferire la com-pagnia dei piccoli e dei semplici a quella dei grandi del mondo. Questo celeste Bambino tutto mansuetudine e dolcezza vuole infondere nei nostri cuori col suo esem-pio queste sublimi virtù, affinché nel mondo dilaniato e sconvolto sorga un’era di pace e di amore. Egli fin dalla nascita addita la nostra missione, che è quella di disprezzare ciò che il mondo ama e cerca. Oh!, prostria-moci innanzi al presepe e col grande san Girolamo, il santo infiammato di amore a Gesù Bambino, offriamogli tutto il nostro cuore senza riserva, e promettiamogli di seguire gli insegnamenti che giungono a noi dalla grotta di Betlemme, che ci predicano essere tutto quaggiù vanità delle vanità non altro che vanità. (Padre Pio)

ADORAZIONE DEL DIO INCARNATO

O Gesù, con i tuoi santi magi t’adoriamo, con essi ti offriamo i tre doni della nostra fede riconoscendoti e ado-randoti quale nostro Dio umiliato per nostro amore, quale uomo rivestito di fragile carne per patire e morire per noi. E nei tuoi meriti sperando, siamo sicuri di consegui-re l’eterna gloria. Con la nostra carità ti riconosciamo sovrano di amore nei nostri cuori, pregandoti che, nella tua infittita bontà, ti degni gradire ciò che tu stesso ci hai donato. Degnati di trasformare i nostri cuori come trasfor-masti quelli dei santi magi e fa’ ancora che i nostri cuori, non potendo contenere gli ardori della tua carità ti mani-festino alle anime dei Rostri fratelli per conquistartele. Il tuo regno non è lontano e tu facci partecipare al tuo trion-fo sulla terra, per poi partecipare al tuo regno nel cielo. Fa’ che non potendo contenere le comunicazioni della tua divina carità, predichiamo con l’esempio e con le opere la tua divina regalità. Prendi possesso dei nostri cuori nel tempo per possederli nell’eternità. Che mai ci togliamo da sotto il tuo scettro: né la vita né la morte valgano a separarci da te. La vita sia vita attinta da te a larghi sorsi d’amore per spandersi sull’umanità e ci faccia morire a ogni istante per vivere solo di te, per spandere solo te nei nostri cuori. (Padre Pio)

DA RICCO CHE ERI, SIGNORE GESU’

Signore Gesù, da grande e ricco che eri, ti sei fatto picco-lo e povero. Tu hai scelto di nascere fuori di casa in una stalla, di essere fasciato in poveri panni, di essere deposto – in una mangiatoia tra un bue e un asinello. Abbraccia,,$ anima mia, quel divino presepio, premi le labbra sui piedini di Gesù. Baciali tutti e due. Medita le veglie dei ” pastori, contempla il coro degli Angeli e canta insieme a loro con la bocca e con il cuore: «Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di nuona volontà». (Bonaventura) 

TU SCENDI DALLE STELLE

Tu scendi dalle stelle, o Re del Cielo, e vieni in una grotta al freddo al gelo. O bambino mio divino, io ti vedo qui tremar, o Dio beato, e quanto ti costò l’avermi amato!

A Te, che sei del mondo il creatore, mancano panni e fuo-co, o mio Signore. Caro eletto pargoletto, quanto questa povertà più m’innamora, giacché ti fece amor povero ancora. Tu che godi il gioir nel divin seno, come vieni à penar su questo fieno? Dolce amore del mio core, dove amor ti trasportò? O Gesù mio, per chi tanto patir? Per amor mio. Ma se fu tuo volere il tuo patire, perché vuoi pianger poi, perché vagire? Sposo mio, amato Dio, mio Gesù, t’intendo sì: ah mio Signore, tu piangi non per duol ma per amore. Tu piangi per vederti da me ingrato dopo sì grande amor sì poco amato. O diletto del mio petto, se già un tempo fu così, or te sol bramo. Caro, non pianger più, ch’io t’amo, io t’amo. Tu dormi, o Ninno mio, ma intanto il core, non dorme no ma veglia a tutte l’ore. Deh mio bello e puro Agnello, a che pensi dimmi tu? O amore immenso, a morire per te, rispondi, io penso. Dunque a morir per me tu pensi, o Dio, e ch’altro amar fuori di te poss’io? O Maria, speranza mia, s’io poc’amo il tuo Gesù, non ti sdegnare,, amalo tu per me, s’io nol so amare. (Alfonso Maria de Liguori)

PREGHIERA NEL GIORNO DELLA SOLENNITÀ

Mio Gesù, Figlio del Creatore del Cielo e della terra, tu in una gelida grotta hai una mangiatoia come culla, un pò di paglia come letto e poveri panni per coprirti. Gli Angeli ti circondano e ti lodano, ma non sminuiscono la tua povertá.

Caro Gesù, Redentore nostro, più sei povero, più ti amiamo poichè hai abbracciato tanta miseria per meglio attirarci al tuo amore. Se fossi nato on un palazzo, se avessi avuto una culla d’oro, se fossi stato servito dai più grandi principi della terra, ispireresti agli uomini maggiore rispetto, ma meno amore; invece questa grotta dove giaci, questi rozzi panni che ti coprono, la paglia su cui riposi, la mangiatoia che ti serve da culla: oh! Tutto ciò attira i nostri cuori ad amarti!

Ti dirò con San Bernardo:” Più Tu diventi povero per me, più sei caro all’anima mia !”.

Poichè se ti sei ridotto così, lo hai fatto per arricchirci dei tuoi beni, cioè della tua grazia e della tua gloria.

O Gesù, la tua povertà ha indotto tanti Santi ad abbandonare tutto: ricchezze, onori, corone, per vivere poveri con te povero.

O mio Salvatore, stacca anche me dai beni terreni, affinchè divenga degno del tuo santo amore e di possedere Te, bene infinito.

Ti dirò dunque con Sant’ Ignazio di Loyola:” Dammi il tuo amore e sarò ricco abbastanza; non cerco altro, Tu solo mi basti, o mio Gesù, mia Vita, mio Tutto!

Madre cara, Maria, ottienimi la grazia di amare Gesù e di essere sempre da Lui amato”. Così sia!

FONTE: Sant’Alfonso M. de Liguori
Older Posts »