Mirabilissimo100’s Weblog

luglio 28, 2019

IL VICE BRIGADIERE MARIO CERCIELLO REGA UCCISO DA 11 COLTELLATE PER MANO DI UNO STUDENTE CALIFORNIANO

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 8:34 pm

LA FOTO DELLE NOZZE

UN MATRIMONIO FELICE DISRUTTO DA UN RAGAZZO DROGATO


28 LUGLIO 2019

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IL VICE BRIGADIERE MARIO CERCIELLO REGA UCCISO DA 11 COLTELLATE PER MANO DI UNO STUDENTE CALIFORNIANO

MARIO CERCIELLO REGA  35 ANNI VICE BRIGADIERE DEI CARABINIERISI SPOSO’ ROSA MARIA ESILIO DI 33 ANNI  IL16 GIUGNO 2019

CELEBRATE LE NOZZE  A SOMMA VESUVIANA LORO PAESE

GLI SPOSINI SONO PARTITI PER IL GIRO DI NOZZE IN MADAGASCAR IL RITORNO APPENA 10 GIORNI FA

MARIO RIPRENDE IL SUO SERVIZIO DI CARABINIERE IL 15 LUGLIO 2019

LA TRAGEDIA ACCADE LA NOTTE DEL 26 LUGLIO 2019

IN UNA COLLUTTAZIONE IL VICE BRIGADIERE VIENE UCCISO A COLTELLATE DA UNO STUDENTE CALIFORNIANO DROGATO

IL VICE BRIGADIERE ERA UN MILITARE ESEMPLARE ED ERA ANCHE MEMBRO DELL’ORDINE DI MALTA E CON GRANDE PASSIONE ASSISTEVA I SENZATETTO E BISOGNOSI ERA MEMBRO DELLA

SMOM ( SOVRANOMILITARE ORDINE DI MALTA) E ACCOMPAGNAVA I PELLEGRINI A LORETO E LOURDES.

I FUNERALI SARANNO CELEBRATI A SOMMA VESUVIANA NELLA STESSA CHIESA DOVE SI SONO CELEBRATE LE NOZZE LA CHIESA DI SANTA CROCE

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INTERVISTA ALLA MOGLIE DEL VICE BRIGADIERE ROSA MARIA ESILIO

DAL SITO FANGPAGE.IT

Rosa Maria Esilio ha 33 anni, dopo dieci quasi dieci anni di fidanzamento si era sposata con Mario Cerciello Rega lo scorso 13 giugno, nella stessa chiesa dove lunedì si terranno i funerali del carabiniere ucciso. Ieri, alla messa in ricordo del vice brigadiere che si è tenuta di fronte alla Stazione di piazza Farnese, Rosa Maria teneva stretta una foto del loro matrimonio. Anche lei di Somma Vesuviana, progettava finalmente il trasferimento definitivo a Roma e dei figli da far crescere nella capitale, la grande città dove avrebbero avuto più opportunità. Lo racconta oggi sulle pagine del quotidiano il Messaggero.”Noi avevamo dei progetti. Abbiamo fatto tanti sacrifici. Eravamo troppo felici. Ero venuta a Roma, qui stavamo cercando una casa più grande, qui avremmo voluto avere figli”, spiega Rosa Maria, che racconta il corteggiamento serrato che gli aveva fatto Mario, quella telefonata arrivata per incontrarsi dopo che aveva “rubato” il numero ad alcuni amici comuni. E poi una lunga storia d’amore, coltivata anche a distanza per anni mentre lui era in servizio lontana dal loro paese “ma tornava tutti i fine settimana”. Poi d’improvviso l’incubo: la telefonata del fratello di Mario, le chiamate a vuoto in caserma e poi la corsa all’ospedale Santo Spirito dove quella verità si è materializzata. “Gli dicevo ‘ti prego devi tornare sempre a casa’, mio padre è un ex commissario di polizia, conosco i pericoli che corrono. Me lo aveva promesso che tornava, sempre”, racconta.Mario amava il suo lavoro, si era sposato in alta uniforme e gli piaceva fare il carabiniere, era una parte fondamentale della sua vita.”Non mi faceva mancare nulla. Ero l’amore della sua vita, anche se ha sposato l’Arma prima di tutto, nel suo lavoro era meraviglioso, una perla. La cosa bella era organizzare pranzi per la caserma a casa, ero un po’ la mamma di tutti”. A casa Rosa Maria ha ancora le valigie da finire di disfare, le foto del matrimonio ancora da sistemare, ma purtroppo dovrà fare i conti con la vita spezzata di Mario, con quelle otto coltellate inferte da un 19enne in vacanza a Roma dagli Stati Uniti e che ha pensato di trovarsi in un film dove ricattava uno spacciatore.continua su: https://roma.fanpage.it/carabiniere-ucciso-parla-la-moglie-rosa-maria-gli-dicevo-torna-sempre-a-casa/

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IL VICE BRIGADIERE MARIO CERCIELLO REGA

DAL SITO LIBERO QUOTIDIANO .IT

28 LUGLIO 2019

Ecco perché il vicebrigadiere Rega non ha sparato: inquietante ricostruzione, leggi italiane sotto accusa

L’ assassino del vicebrigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega è il ventenne americano Elder Finnegan Lee, consumatore di cocaina e di psicofarmaci, autore di una violenza inaudita nei confronti di un servitore dello Stato che non ha avuto il tempo di difendersi né di usare la pistola d’ ordinanza: è stato raggiunto da 8 coltellate di cui una dritta al cuore. L’ americano ha confessato e ora è in carcere insieme al complice Christian Gabriel Natale Hjorth, 19 anni, entrambi accusati di omicidio volontario e tentata estorsione. Davanti ai pm l’ autore materiale del delitto ha bofonchiato: «Non sapevo che fosse un carabiniere, non parlo italiano», invece ad estrarre la lama è stato velocissimo e per il 35enne neo sposo di Somma Vesuviana non c’ è stato scampo, l’ autopsia ha confermato la morte per emorragia.

Il militare poteva sparare? E il suo collega Andrea Varriale uscito con lui in servizio quella notte e rimasto ferito nella colluttazione con Hjorth, poteva fermare gli aggressori? È possibile che, sottovalutando il rischio di un’ operazione in apparenza facile, i due carabinieri siano andati all’ appuntamento con i balordi disarmati? Avevano lasciato la rivoltella in auto? No. Cerciello Rega e Varriale avevano la pistola d’ ordinanza ma non hanno potuto usarla.

La versione ufficiale dice che non hanno avuto il tempo perché sopraffatti dalla furia omicida di un ventenne pieno di coca e alcol e del suo compare altrettanto drogato. Per la legge, poi, la pistola d’ ordinanza deve essere usata solo in situazioni stabilite da specifici articoli del codice penale; ci sono precise regole d’ ingaggio e chi sgarra incappa in procedimenti disciplinari che possono portare perfino al licenziamento. Sembra assurdo, ma pure per i carabinieri, chiamati a difendere i cittadini, maneggiare le armi è diventato difficile e di sicuro, quella notte, non è stato il primo pensiero dei militari, i quali speravano di risolvere il caso pacificamente, arrestando gli estorsori e consegnando il maltolto al derubato. Invece, il dramma.

Abiti civili, turno di notte – I fatti si sono svolti tra il 25 e il 26 luglio nel centro di Roma, tra le piazze della movida di Trastevere e i palazzi eleganti in stile umbertino del quartiere Prati. «Rega», come lo chiamavano i colleghi, è stato accoltellato in via Cossa. Con Varriale stava effettuando un’ attività di controllo notturno in borghese. Il loro era il turno da mezzanotte alle 6 di mattina, in genere routine, niente che lasciasse presagire il tragico epilogo. Entrambi campani, amici prima che colleghi, Mario e Andrea erano di pattuglia in abiti civili: non dovevano dare nell’ occhio. Operativi nella stazione di Piazza Farnese, conoscevano il sottobosco di microcriminalità che rifornisce il centro della Capitale, non avevano paura, ma forse stavolta hanno sottovalutato le insidie di una missione che ha ancora diversi lati oscuri.

“Gli occhi spiritati” – Tutto è cominciato giovedì dopo le 22 a piazza Mastai. Le telecamere di zona riprendono i due ventenni americani mentre camminano con un altro ragazzo che spinge una bici e ha sulle spalle uno zaino nero. I tre sembrano dialogare senza tensioni, bighellonano in cerca di roba, un posteggiatore abusivo lì vicino dirà che erano tutti «strafatti e con gli occhi grandi così, da spiritati», e che forse i militari stavano già sulle loro tracce da allora. Il ragazzo con la bici verrà identificato in Sergio Brugiatelli, romano, piccoli precedenti penali, conosce gli spacciatori locali, deve avere una fitta agenda di contatti e pare sia una vecchia conoscenza delle forze dell’ ordine.

Brugiatelli bazzica le piazze della movida, a volte spiffera agli uomini in divisa qualcosa, sa dove si trova la roba e a lui si sono rivolti i due americani in cerca di sballo. Il romano, però, li indirizza da un altro tizio al quale i rampolli californiani pagano 100 euro, salvo poi scoprire che non avevano acquistato cocaina ma un mix di aspirina tritata. In sintesi: Elder Finnegan Lee e Christian Gabriel Natale Hjorth vengono truffati dal vero spacciatore e questa cosa li fa andare letteralmente fuori di testa. Non ci stanno. Pensano che Brugiatelli sia stato complice della mega sòla e si vendicano rubandogli il borsello. A questo punto la storia si complica perché Sergio rivuole indietro il suo preziosissimo zaino con il cellulare dentro ed è disposto a tutto.

Si fa prestare un telefono e denuncia il furto alla centrale operativa, poi chiama sul suo cellulare e gli risponde uno degli americani che gli offre lo scambio, quello che i militari in gergo definiscono «cavallo di ritorno», cioè vieni con i soldi e un grammo di cocaina e ti ridiamo la borsa. Sul posto arriva una gazzella della stazione di Monteverde ma con le insegne dell’ auto riconoscibile l’ affare non va in porto. Si passa dunque al piano B e si fissa un rendez-vous in una via defilata senza sbirri tra i piedi. L’ orario è spostato intorno alle 3 di notte e, in quel momento di turno, ci sono Cerciello Rega e Varriale. Sono loro a recarsi all’ incontro con gli stranieri a bordo di un’ auto senza insegne, avendo avvertito le altre pattuglie di rimanere vicino ma non troppo per non fare saltare lo scambio.
Si dirigono a Prati, nella via a due passi dall’ hotel di lusso dove alloggiano i californiani, senza timore, con la convinzione di farsi riconsegnare la borsa e di stroncare il tentativo di estorsione. Fanno il loro lavoro ma l’ operazione fallisce. E qui sorgono altre domande.

Il depistaggio – Cosa c’ era di tanto importante nello zaino di Brugiatelli? Ma, soprattutto, quali sono i reali rapporti di questo signore con i carabinieri?
È una persona da proteggere?
Quando mai uno spacciatore chiama il 112? «Per lui noi era in quel momento la vittima di un furto», fanno sapere dall’ Arma. Il romano, inoltre, avrebbe inizialmente depistato le indagini parlando di una pista maghrebina anziché americana proprio per paura della reazione violenta dei due statunitensi ai quali aveva «tirato il pacco». Per riconsegnargli i suoi averi, un giovane carabiniere, un ragazzo d’ oro, ci ha rimesso la vita. Brugiatelli stava in un luogo nascosto mentre Rega e Varriale andavano incontro al loro destino, quando di solito avviene il contrario, cioè: lui che tratta con i ladri e i carabinieri che intervengono ad arrestare i malfattori.
Chi ha deciso di condurre così la missione? E, soprattutto, com’ è stato possibile che appena hanno mostrato il tesserino, i due ragazzotti hanno ingaggiato una colluttazione e nessuno è accorso in aiuto dei militari? Varriale si è beccato un pugno da Natale Hjorth, Mario Cerciello Rega ha braccato Finnegan Lee, ma in un attimo costui ha estratto una lama di 17 centimetri e l’ ha infilzato otto volte. Il vicebrigadiere ha urlato e il collega ha lasciato il 19enne per cercare rinforzi.
Non è stato esploso neanche un colpo. In fondosarebbe stata legittima difesa, invece Mario è morto. E tutti ora lo piangono da eroe.

di Brunella Bolloli

https://www.liberoquotidiano.it/news/italia/13488241/carabiniere-morto-ricostruzione-perche-non-ha-sparato.html

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Elder Finnegan Lee (20 anni) e Christian Gabriel Natale Hjorth​ (19).

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LIBERO QUOTIDIANO .IT

28 LUGLIO 2019

Carabiniere ucciso, i dettagli della mattanza e della violenza degli americani

Spuntano nuovi e raccapriccianti dettagli sull’uccisione di Mario Cerciello Rega, il carabiniere assassinato da due americani della California venerdì notte a Roma. Come riporta il Corriere, secondo gli inquirenti, i carabinieri si sono correttamente identificati al momento di incontrare i due per la restituzione dello zaino e non  hanno tentato di estrarre un’ arma. 

Per questo “la reazione di Elder è del tutto spropositata”. Inoltre “per la sua particolare violenza risulta arduo pensare che Natale non si sia reso conto di quanto stava accadendo». Dopo la colluttazione, «i correi si davano a precipitosa fuga, incuranti delle condizioni del Cerciello, esanime”.

Fondamentali sia la testimonianza del portiere dell’ hotel Roberto Altezza che quella del facchino di notte Biagio Di Paola che ha descritto “l’ abbigliamento di uno dei ragazzi e il passo veloce con il quale è entrato nell’ albergo”.

I funerali saranno celebrati lunedì a Somma Vesuviana. Dall’ autopsia arrivano le prime conferme sulla morte di Cerciello dovuta a una forte emorragia per le coltellate. Undici coltellate, per la precisione. Una violenza bruta.

https://www.liberoquotidiano.it/news/italia/13488218/carabiniere-ucciso–i-dettagli-della-mattanza-e-della-violenza-degli-americani.html

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A CURA DI CONTRO LE INGIUSTIZIE UMANE

https://sites.google.com/site/controleingiustizieumane/home/un-matrimonio-felice-disrutto-da-un-ragazzo-drogato

luglio 26, 2019

PAPA FRANCESCO ACCUSA SOLO ASSAD PER LE VIOLENZE IN SIRIA!

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 7:35 pm


La missiva  di Papa Francesco per il presidente Assad è stata consegnata dal card Peter Turkson, prefetto del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, accompagnato dal nunzio card Mario Zenari .ASIA NEWS.IT22 07 2019

Papa: lettera ad Assad, operi per la riconciliazione e per proteggere i civili

Il documento consegnato stamattina al presidente siriano. Card, Parolin: “La Santa Sede – conclude il Cardinale – ha sempre insistito sulla necessità di cercare una soluzione politica praticabile per porre fine al conflitto, superando gli interessi di parte”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Proteggere la vita dei civili in Siria e preservare le principali infrastrutture del Paese, come scuole e ospedali. Lo chiede papa Francesco in una lettera al presidente siriano Assad, al quale è stat consegnata questa mattina dal cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, prefetto del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, accompagnato dal cardinale Mario Zenari, nunzio apostolico in Siria, e dal sottosegretario del suddetto dicastero, p. Nicola Riccardi.

Nel darne notizia, il direttore della Sala stampa della Santa Sede, Matteo Bruni – oggi al primo giorno del suo nuovo incarico – ha aggiunto che il Papa “esprime profonda preoccupazione per la situazione umanitaria in Siria, con particolare riferimento alle condizioni drammatiche della popolazione civile ad Idlib”.

In proposito, in cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, intervistato dalla Vatican News ha detto che “davvero quello che sta accadendo è disumano e non si può accettare. Il Santo Padre chiede al Presidente di fare tutto il possibile per fermare questa catastrofe umanitaria, per la salvaguardia della popolazione inerme, in particolare dei più deboli, nel rispetto del Diritto umanitario internazionale”.

Nella lettera, ha detto ancora, si chiede “protezione della vita dei civili, stop alla catastrofe umanitaria nella regione di Idlib, iniziative concrete per un rientro in sicurezza degli sfollati, rilascio dei detenuti e l’accesso per le famiglie alle informazioni sui loro cari, condizioni di umanità per i detenuti politici. Insieme a un rinnovato appello per la ripresa del dialogo e del negoziato con il coinvolgimento della comunità internazionale”.

“Il Papa segue con apprensione e con grande dolore la sorte drammatica delle popolazioni civili, soprattutto dei bambini che sono coinvolti nei sanguinosi combattimenti. La guerra purtroppo continua, non si è fermata, continuano i bombardamenti, sono state distrutte in quella zona diverse strutture sanitarie, mentre molte altre hanno dovuto sospendere del tutto, o parzialmente, la loro attività”.

“Nella sua lettera, il Santo Padre usa per ben tre volte la parola ‘riconciliazione’: questo è il suo obiettivo, per il bene di quel Paese e della sua popolazione inerme. Il Papa incoraggia il Presidente Bashar al-Assad a compiere gesti significativi in questo quanto mai urgente processo di riconciliazione e fa degli esempi concreti: cita ad esempio le condizioni per un rientro in sicurezza degli esuli e degli sfollati interni e per tutti coloro che vogliono far ritorno nel Paese dopo essere stati costretti ad abbandonarlo. Cita pure il rilascio dei detenuti e l’accesso per le famiglie alle informazioni sui loro cari”.

A Francesco, inoltre, “sta particolarmente a cuore anche la situazione dei prigionieri politici, ai quali – egli afferma – non si possono negare condizioni di umanità”.

“La Santa Sede – conclude il Cardinale – ha sempre insistito sulla necessità di cercare una soluzione politica praticabile per porre fine al conflitto, superando gli interessi di parte. E questo va fatto con gli strumenti della diplomazia, del dialogo, del negoziato, con l’assistenza della comunità internazionale. Lo abbiamo dovuto imparare ancora una volta che la guerra chiama guerra e la violenza chiama violenza, come ha detto più volte il Papa, e come ripete anche in questa lettera. Purtroppo siamo preoccupati per lo stallo del processo dei negoziati, soprattutto quello di Ginevra, per una soluzione politica della crisi. Per questo nella lettera inviata al presidente Assad il Santo Padre lo incoraggia a mostrare buona volontà e ad adoperarsi per cercare soluzioni praticabili ponendo fine a un conflitto che dura da troppo tempo e che ha provocato la perdita di un gran numero di vite innocenti”.

http://www.asianews.it/notizie-it/%E2%80%8BPapa:-lettera-ad-Assad,-operi-per-la-riconciliazione-e-per-proteggere-i-civili-47582.htm

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RIFLESSIONI

A guerra finita in Siria, papa si preoccupa per le violenze chi, secondo il suo punto di vista, attribuibile al regime di Asssa! Ma dov’era il Papa Francesco quando le suore cristiane di Maalula venivano sequestrati dai islamisti?Dov’era il Papa Francesco quando un imprenditore siriano li chiese un aiuto economico per pagare il riscatto per queste suore, che lui poi pago da solo?Dov’era in tutto questo tempo Papa Francesco?Dopo la lettera consegnata dal Card. Turkson al presidente Assad, nella quale il Santo Padre chiede di porre fine al conflitto ad Idlib per risolvere la grave crisi umanitaria che coinvolge la popolazione civile, i terroristi nel pomeriggio hanno risposto lanciando da Idlib, diversi missili su Aleppo città: finora si contano 7 morti.

Probabilmente era necessario consegnare la lettera non solo al Presidente siriano, ma anche a chi occupa illegalmente la zona e che nega i diritti civili alla popolazione. Che tristezza! Caro Papa che oggi scrivi ad Assad per chiedere la protezione di Idlib, nessuno ti racconta della Donna Cristiana di Yacubieh in Idlib violentata dai jihadisti per 9 ore e poi lapidata ?E delle cittadine cristiane di Mhardeh e Squilibyeh, bombardate giorno e notte da 5 anni ,dagli jihadisti di Idlib che vogliono cancellare la presenza cristiana in Siria??*************************************************************

ESTRATTO DAL SITO INTERNAZIONALE.IT 

La Santa Sede ha rivolto un appello urgente al presidente siriano Bashar al Assad chiedendogli di porre fine alle migliaia di detenzioni illegali, alle torture, alle sparizioni, alle esecuzioni extragiudiziali degli oppositori politici; lo ha inoltre invitato a far rilasciare le persone detenute senza motivo nelle carceri del regime.

La presa di posizione del Vaticano è senza precedenti, almeno dal punto di vista della diplomazia internazionale. Papa Francesco ha infatti inviato una lettera al presidente Assad – di cui è stata data notizia dal Vaticano il 22 luglio – nella quale è elencata una serie di priorità per far uscire la Siria dalla crisi gravissima in cui è precipitata ormai dal 2011. In pratica, Bergoglio, da una parte chiede al regime di farsi protagonista di un concreto sforzo negoziale, dall’altra denuncia – come mai era avvenuto in passato – le numerose violazioni dei diritti umani che stanno sfigurando il volto del paese mediorientale.

La missiva del pontefice è stata recapitata al presidente siriano da ben due cardinali: il porporato di origine ghaneana Peter Turkson, prefetto del dicastero vaticano per lo sviluppo umano integrale (il ministero delle politiche sociali e umanitarie del Vaticano), e dal nunzio apostolico in Siria, cardinale Mari Zenari.

https://www.internazionale.it/opinione/francesco-peloso/2019/07/22/bergoglio-assad-siria?fbclid=IwAR1D0x3w0uwYDpj4Hn1ijj5frz5vR9YKo3ExVua6mmpFaI04LlUQTxt_8Sc

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ESTRATTO DAL SITO ASIA NEWS.IT

Fonte di AsiaNews parla di polemiche e scarsa comprensione attorno alla missiva indirizzata dal pontefice al leader siriano. Fra le fila dei lealisti prevalgono le “critiche” e le “incomprensioni”. Plauso e apprezzamento dell’opposizione. Intanto continuano violenze e attacchi a Idlib, Hama e Aleppo con morti e danni materiali. 

Una lettera “abbastanza coraggiosa” che ha sollevato polemiche e controversie in Siria: da un lato, il generale “apprezzamento” fra le fila delle opposizioni in lotta contro la leadership d Damasco; dall’altro, le “critiche” a mezza voce e le “incomprensioni” suscitate tra i lealisti fedeli a Bashar al-Assad. A distanza di alcuni giorni, non si è ancora spenta l’eco della lettera inviata da papa Francesco al presidente siriano, in cui il pontefice chiede di “proteggere la vita dei civili” e “preservare le principali infrastrutture” del Paese.

Tuttavia, spiega la fonte, il testo “non è stato colto bene in tutti i suoi aspetti fra le fila dei lealisti”, che leggono nelle parole del pontefice una critica nemmeno troppo velata all’operato del presidente siriano, in particolare in questi ultimi mesi attorno alla roccaforte ribelle di Idlib. Il governo vuole riconquistare l’ultima sacca del Paese ancora nelle mani dei gruppi anti-Assad sostenuti dalla Turchia e dai gruppi jihadisti, che sfruttano l’avamposto per sferrare nuovi attacchi.

Anche fra le fila della stessa Chiesa siriana vi sono malumori e voci critiche per le parole del papa. Nella missiva – consegnata dal card Peter Turkson, prefetto del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, accompagnato dal nunzio card Mario Zenari – Francesco esprime “profonda preoccupazione per la situazione umanitaria, con particolare riferimento” a Idlib. Egli usa per tre volte la parola “riconciliazione”, in un’ottica di salvaguarda del Paese e della “popolazione inerme” e incoraggia Assad a “gesti significativi” verso la pace, la sicurezza e il ritorno degli esuli. alla piattaforma indipendente, lanciata nel 2017 e formata da giornalisti e intellettuali indipendenti, non sono mancate le critiche verso la lettera del papa che “invece di ringraziare Assad per la lotta contro il terrorismo wahhabita” che “sgozza cristiani in Siria e Iraq” chiede di “fermare la catastrofe a Idlib”. Dimenticando però, conclude il post, di “colpevolizzare Ankara, Bruxelles e Washington per il loro sostegno all’estremismo”. 

http://www.asianews.it/notizie-it/Damasco,-la-%E2%80%98coraggiosa%E2%80%99-lettera-del-Papa-ad-Assad-fonte-di-critiche-e-apprezzamenti-47597.html?fbclid=IwAR2yAe2GhxFjyFKRBUwxLepmUlR6t9bz5MZHpGQWhbk5WReMJkLwf-M5_jo

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ESTRATTO DA AVVENIRE

Ennesima strage di bambini nell’area di Idlib
Sale a 23 morti il bilancio del bombardamento aereo che ha colpito stamani un mercato a Maaret al-Numan, nella provincia nord-occidentale di Idlib. Lo riferisce l’Osservatorio siriano per i diritti umani, spiegando che 19 civili sono deceduti a seguito del bombardamento nell’area di de-escalation dove è vietato condurre attacchi, mentre altre 4 vittime non sono state ancora identificate.

Sia l’Osservatorio sia gli Elmetti Bianchi hanno riferito che i raid sono stati effettuati dalle forze russe. Il ministero della Difesa russo ha però negato ogni responsabilità dei suoi caccia. «Le dichiarazioni di rappresentanti anonimi dell’organizzazione degli Elmetti Bianchi, finanziata dalla Gran Bretagna e dagli Stati Uniti su un presunto raid dei caccia russi su un mercato di Maaret al-Numan sono false» si legge in una nota.

https://www.avvenire.it/papa/pagine/siria-papa-scrive-ad-assad-preoccupato-per-situazione-umanitaria

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ESTRATTO DAL SITO TERRA SANTA.NET

PapaFrancesco è mosso da intenti umanitari e chiede al governo di Damasco il rispetto per i diritti umani dei civili e una volontà di riconciliazione.

La replica di Assad

Secondo quanto riferisce l’agenzia di informazioni siriana Sana, Assad ha fatto osservare agli emissari del Vaticano che i terroristi dalle aree sotto il loro controllo, e particolarmente da Idlib, mettono ancora in atto «crimini e attacchi contro i civili». Il presidente ha puntato il dito contro le potenze regionali e i governi occidentali che sostengono e armano quelle forze. La prima cosa da fare in favore del popolo siriano, secondo l’uomo politico, è esercitare pressione su quegli Stati, affinché cambino linea e si mettano a perseguire pace e stabilità.

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https://sites.google.com/site/siriaelearmichimiche/home/papa-francesco-accusa-solo-assad-per-le-violenze-in-siria

SYRIA: “Moderate Rebels” Rape & Stone Armenian Woman To Death

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 7:26 pm


Suzan Der Kirkour


FORT-RUSS COM
JOAQUIN FLORES
From Syriana Analysis: The Turkish-western backed “rebels” in Idlib have kidnapped, raped and stoned a Syrian Armenian woman by the name Suzan Der Kirkour to death.

Activist Janice Kortkamp writes:

I challenge my face to face friends – particularly Christians – who are so silent about my posts, to watch this. It’s only a few minutes long.

This Syrian lady, an Armenian Christian, was 60 years old when just about a week ago, al Qaeda took her from her town, raped her for nine hours, tortured her, and then stoned her to death. She was one of very few Christians who remained in Idlib province after the terrorist armies took control in 2015 (supported with weapons and intelligence by the US, UK and France) – she very bravely stayed in order to try to help people there. Before the US decided to bring “freedom and democracy” to Syria using headchopping mercenaries like al Qaeda fighters, Idlib was home to hundreds of thousands of Christians.

This atrocity has been verified by SOS Christians of the Orient, a group I know well and support enthusiastically. My friend Kevork Almassian, himself a Syrian Armenian, did this excellent report on the terrible tragedy. 90% of the Armenians of Syria, who had found safe haven from the Ottomans and their attempted genocide in the early 1900’s, have left because of the current terrorist-proxy war manufactured by the CIA and State Dept.
The US has been threatening Syria, Russia and Iran – and punishing them with cruel sanctions – for daring to battle al Qaeda in Idlib, Syria where the terrorist group is in control.

The “moderate rebels” rape & stone Armenian woman to death
https://www.youtube.com/watch?v=g7wuRWRvjnI

SIRIA: ARMENA CRISTIANA RAPITA STUPRATA TORTURATA E LAPIDATA DAI TERRORISTI

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 7:17 pm

RIP Suzan Der Kirkour

RIP Suzan Der Kirkour

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TEMPI.IT

Leone Grotti 18 luglio 2019 Esteri

I jihadisti l’hanno rapita, stuprata a ripetizione, torturata per nove ore e poi lapidata. È morta così Suzan Der Kirkour, cristiana armena di 60 anni, residente nel villaggio siriano di Yacoubieh, nella provincia di Idlib. La donna è scomparsa l’8 luglio ed è stata ritrovata il giorno dopo morta da uno dei pochi sacerdoti della zona, l’ultima rimasta sotto il controllo dei terroristi islamici.

«TORTURATA E LAPIDATA A MORTE»

Come riportato da Sos Chrétiens d’Orient, Suzan proveniva da una famiglia agiata e viveva occupandosi degli uliveti di famiglia e insegnando gratuitamente l’arabo ai bambini della chiesa del villaggio di Knayeh. Preoccupato per la sua assenza, il 9 luglio il sacerdote del villaggio è andato a cercarla e l’ha trovata morta nel suo campo.

Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, i medici hanno trovato sul suo corpo tracce di stupro e tortura: «La donna è stata torturata per circa nove ore prima di essere lapidata a morte». Gli assassini, non ancora identificati, appartengono quasi certamente alla milizia jihadista di Al-Nusra.

In una testimonianza all’Agensir, padre Hanna Jallouf, frate della Custodia di Terra Santa, raccontava l’anno scorso in mezzo a quali difficoltà vivono i cristiani del villaggio di Knayeh (così come quelli di Yacoubieh e Gidaideh, vicini al confine con la Turchia):

«Ringraziamo il Signore che siamo ancora vivi. Molti cristiani vengono rapiti, altri uccisi. Nessuno va più a lavorare i propri terreni. Dentro casa i cristiani si sentono più al sicuro. Ogni giorno vengono in chiesa almeno 50-60 persone. La domenica sono molte di più perché arrivano anche dai villaggi vicini. La vita è difficile, manca praticamente tutto: i prezzi per acquistare i beni necessari sono altissimi. Non abbiamo elettricità e acqua corrente. I miliziani di Al Nusra hanno preso le nostre terre, anche quelle dei conventi, e hanno cacciato i cristiani dalle proprie case per dare alloggio ai loro profughi e ai loro combattenti. Le nostre celebrazioni sono tollerate solo se svolte all’interno della chiesa, ma ci è vietato esporre all’esterno croci, statue dei santi, immagini sacre, suonare campane. La situazione è grave ma continuiamo a pregare e ogni giorno sentiamo la mano di Dio che veglia su di noi. Preghiamo per la pace in Siria, perché finisca questa strage inutile».

@LeoneGrotti

luglio 19, 2019

SANTA ESTER REGINA 1 LUGLIO

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 9:23 pm

L’eroina giudaica, che ha dato il nome ad uno dei libri sacri, “di belle forme e di aspetto avvenente”, alla morte dei genitori fu adottata dal cugino Mardocheo (Esth. 2, 7); erano entrambi della tribù di Beniamino e del casato di Cis. La loro famiglia fu tra quelle deportate nel 597. Mardocheo era nato in esilio, e il suo nome derivava da quello del dio Marduk; egli ebbe cura di Ester come della pupilla dei suoi occhi. Il re Serse I (Assuero: 485-465 a. C.), ripudiata Vasti, scelse Ester a sua donna favorita. Allorché Aman, il potente ministro, ottenne il decreto per l’uccisione dei Giudei, Mardocheo, che aveva sempre vegliato su Ester, la esortò a presentarsi al re e a intercedere in favore dei suoi connazionali. Ella, sebbene fosse proibito, sotto pena di morte, di accedere al re senza essere chiamati, si presentò a porgergli la sua supplica, dopo aver pregato e digiunato, invitandolo a pranzo. Accolta benevolmente, fu esaudita, quando, dopo il banchetto, svelò al re la malvagità di Aman. Ester salvò così il suo popolo. Mardocheo, a ricordo del lieto evento istituì la festa dei Purim che veniva celebrata il 14 e 15 del mese di adhar. Gli antichi martirologi latini celebrano la festa di Ester al 1 o luglio: festum Hester reginae; il Canisio aggiunge, in tedesco, il seguente breve elogio: “Bella e fedele, che trasse e liberò, con l’aiuto di Mardocheo, da un irnmediato pericolo tutto il popolo giudaico”.
I Copti pongono la festa di Ester, “regina dei Persiani”, al 20 dicembre, senza fare menzione di Mardocheo. Tra i Greci, sia Ester sia Mardocheo appaiono nominati nella commemorazione generale di tutti gli antichi Padri del Vecchio Testamento. Il distico che si riferisce ad Ester suona così: “Commemorazione della giusta [o “santa”] Ester, che redense [liberò] dalla morte il popolo d’Israele”.

Ester = stella, dal persiano


Autore: Francesco Spadafora

http://www.santiebeati.it/dettaglio/60100

SANTI AQUILA E PRISCILLA SPOSI E MARTIRI 8 LUGLIO

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 9:16 pm

Santi Aquila e Priscilla Sposi e martiri, discepoli di San Paolo

8 Luglio I secolo

Aquila e Priscilla erano due coniugi giudeo – cristiani, molto cari all’apostolo Paolo per la loro fervente e molteplice collaborazione alla causa del Vangelo. Aquila, giudeo originario del Ponto, trasferitosi in tempo imprecisato a Roma, sposò Priscilla (o Prisca).L’apostolo intuì subito le buone qualità dei due coniugi, quando chiese di essere ospitato nella loro casa a Corinto. I due lo seguirono anche in Siria, fino ad Efeso. Qui istruirono nella catechesi cristiana Apollo, l’eloquente giudeo – alessandrino, versatissimo nelle Scritture, ma ignaro di qualche punto essenziale della nuova dottrina cristiana, come il battesimo di Gesù. Aquila e Priscilla fecero in modo di battezzarlo prima che partisse per Corinto. Niente si può asserire con certezza sul tempo, luogo e genere di morte di Aquila e Priscilla, dato che le uniche fonti su di essi sono citazioni bibliche. Alcuni identificano Priscilla con la vergine e martire romana Prisca e Aquila con qualcuno della gens Acilia, collegata con le Catacombe, perciò i due sarebbero martiri per decapitazione. (Avvenire)Martirologio Romano: Commemorazione dei santi Aquila e Prisca o Priscilla, coniugi, che, collaboratori di san Paolo, accoglievano in casa loro la Chiesa e per salvare l’Apostolo rischiarono la loro stessa vita. 

Aquila e Priscilla erano due coniugi giudeo-cristiani, molto cari all’apostolo s. Paolo per la loro fervente e molteplice collaborazione alla causa del Vangelo. Aquila, giudeo originario del Pònto, trasferitosi in tempo imprecisato a Roma, sposò Priscilla o Prisca, come è due volte chiamata.
Troviamo i due santi per la prima volta a Corinto, quando Paolo vi arrivò nel suo secondo viaggio apostolico l’anno 51: essi erano venuti da poco nella capitale dell’Acaia provenienti da Roma, loro abituale dimora, in seguito al decreto dell’imperatore Claudio, che ordinava l’espulsione da Roma di tutti i giudei, fossero essi cristiani, o meno. Aquila e Priscilla erano probabilmente cristiani prima del loro incontro con Paolo a Corinto, come sembra suggerire la familiarità che subito nacque tra di loro, benché il Sinassario Costantinopolitano li dica battezzati da Paolo. L’apostolo intuì subito le buone qualità dei due coniugi e l’utilità che ne poteva trarre per la sua difficile missione a Corinto e chiese o accettò di essere loro ospite. Esercitando essi il medesimo mestiere di Paolo (fabbricanti di tende), diedero all’apostolo agio di poter lavorare e provvedersi il necessario alla vita senza essere di peso a nessuno. Quando poco dopo si dice che Paolo, lasciata la sinagoga, “entrò nella casa d’un tale Tizio Giusto, proselita”, non è necessario pensare che abbia lasciato la casa di Aquila e Priscilla; I’apostolo, abbandonata la sinagoga per il rifiuto dei giudei a convertirsi, avrebbe scelto come luogo di predicazione e di culto la casa vicina ad essa, quella del proselita Tizio Giusto, mantenendo però come dimora abituale durante l’anno e mezzo che rimase a Corinto la casa di Aquila e Priscilla. È opportuno notare a questo riguardo che non si dice fungesse da “chiesa domestica” l’abitazione dei due a Corinto, come era invece il caso di quelle che essi avevano a Roma e a Efeso. Quando s. Paolo, terminata la sua missione a Corinto, volle fare ritorno in Siria, ebbe compagni di viaggio A. e P. fino ad Efeso, dove essi rimasero. L’oggetto del loro viaggio potrà essere stato commerciale, ma l’averlo fatto coincidere con quello di Paolo indica, oltre alla loro stima ed amore per lui, che essi non erano estranei alle sue preoccupazioni apostoliche. Ad Efeso infatti li vediamo premurosi, dopo la partenza dell’apostolo, nell’istruire “nella via del Signore”, cioè nella catechesi cristiana, nientemeno che il celebre Apollo, l’eloquente giudeo-alessandrino, versatissimo nelle Scritture, ma ignaro di qualche punto essenziale della nuova dottrina c ristiana, come il battesimo di Gesù. Aquila e Priscilla, mossi da apostolico zelo, si presero cura di completare la sua istruzione e probabilmente di battezzarlo prima che egli partisse per Corinto. Ad Efeso offrirono la loro casa a servizio della comunità per le adunanze cultuali (ecclesia domestica) e, secondo la lezione di alcuni codd. greci, seguiti dalla Volgata latina, s. Paolo sarebbe stato loro ospite anche ad Efeso, come già lo era stato a Corinto. Scrivendo infatti da Efeso (verso il 55) la prima lettera ai Corinti, dice: “Molti saluti nel Signore vi mandano Aquila e Priscilla, con quelli che nella loro casa si adunano, dei quali sono ospite”. Ma l’elogio più caldo di Aquila e Priscilla Io fa l’apostolo scrivendo da Corinto ai Romani nell’a. 58 (intanto i due coniugi per ragione del loro commercio si erano trasferiti a Roma). Nella lunga serie di venticinque persone salutate nel c. 16 della lettera ai Romani Aquila e Priscilla sono i primi: “Salutate Prisca e Aquila, miei collaboratori in Cristo Gesù: per salvare a me la vita, essi hanno rischiato la testa; a loro non solo io rendo grazie, ma anche tutte le Chiese dei gentili. Salutate anche la comunità che si aduna in casa loro”. In queste parole si sente l’animo grato dell’apostolo per i suoi insigni benefattori, che con grave loro pericolo gli hanno salvato la vita, in un’occasione non meglio precisata: forse ad Efeso, durante il tumulto degli argentieri capeggiati da Demetrio. Grande lode è poi per i due santi sposi che tutte le Chiese dei gentili siano loro debitrici d i gratitudine; di tre delle principali – Corinto, Efeso, Roma – si è fatto cenno nei testi sopracitati. L’ultima menzione di Aquila e Priscilla l’abbiamo nell’ultima lettera di s. Paolo che, prigioniero di Cristo per la seconda volta a Roma, scrive al suo discepolo Timoteo, vescovo di Efeso, incaricandolo di salutare Priscilla e Aquila, che di nuovo si erano recati ad Efeso. Niente si può asserire con certezza sul tempo, luogo e genere di morte di Aquila e Priscilla, dato che le uniche fonti su di essi sono le poche notizie bibliche citate. Alcuni, volendo identificare Priscilla, moglie di Aquila, con la vergine e martire romana s. Prisca. venerata nella chiesa omonima sull’Aventino, e con Priscilla, la titolare delle Catacombe della Via Salaria, e credendo altresì ravvisare nel nome di Aquila qualcuno della gens Acilia collegata con le dette Catacombe, li fanno martiri, anzi, prendendo occasione dal “cervices suas supposuerunt” di Rom. 16,4. determinano il genere di martirio: la decapitazione.


Autore: Teofilo Garcia de Orbiso

http://www.santiebeati.it/dettaglio/61150

SAN CAMILLO DE LELLIS 14 LUGLIO

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 9:08 pm

SAN CAMILLO DE LELLIS

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FAMIGLIA CRISTIANA.IT

ALBERO CHIARA

DA RANDAGIO E DISSOLUTO A SANTO DEGLI AMMALATI

14/07/2019  Nacque in Abruzzo il 25 maggio 1550. Prima di convertirsi e diventare un gigante della carità, visse anni inquieti. Fu soldato di ventura. E dedito al gioco. Poi, la conversione. Fondò l’Ordine dei chierici regolari ministri degli infermi, noti con un nome indissolubilmente legato al suo: i Camilliani. Morì il 14 luglio 1614.

Da una vita randagia e dissoluta alla santità. Dal peccato alla grazia. Dall’egoismo alla carità. Camillo de Lellis, il santo che si festeggia oggi, è un esempio di cosa può Dio quando gli consentiamo di irrompere nelle nostre esistenze: non importa il punto di partenza, spesso intriso di fango.  Nato a Bucchianico, nei pressi di Chieti, il 25 maggio 1550, da un ufficiale di nobile famiglia al servizio dell’imperatore Carlo V, e da una madre già avanti nell’età (era sessantenne quando lo diede alla luce) Camillo fu un fanciullo vivace e irrequieto. Imparò a leggere e a scrivere, cosa non di poco conto all’epoca, ma quando, a tredici anni, gli morì la mamma, non disdegnò i tumulti di una vita vagabonda. 

Nel 1568 Camillo si arruolò, al seguito del papà, militare di carriera, nell’esercito della repubblica di Venezia in lotta contro i turchi, ma ben presto rimase orfano anche di padre. Frequentando i soldati, ne imparò linguaggio e passatempi, fra i quali il gioco delle carte e dei dadi. Privo di risorse, fu costretto a causa di un’ulcera varicosa al piede, a cercare, come infermiere, delle cure gratuite all’ospedale di San Giacomo degli Incurabili a Roma. Dopo un mese, però, da quel posto fu allontanato a causa della sua passione per il gioco. Fisicamente Camillo era un gigante, alto quasi due metri. Ed chi lo conosceva lo descriveva di buon cuore. Parzialmente guarito, Camillo pensò che gli conveniva proprio fare il militare mercenario e con la seconda Lega fu mandato, al soldo della Spagna, prima in Dalmazia e poi a Tunisi. Fu congedato nel 1574, perse ogni suo avere al gioco.  Per vivere, dovette mendicare finché non trovò lavoro come manovale nella costruzione del convento dei Cappuccini di Manfredonia (Foggia). 

Alla fine, la conversione. Il 2 febbraio 1575 Camillo decise di abbracciare la vita cappuccina; lui, discendente da famiglia nobile, avrebbe atteso ai più umili uffici della comunità. Ottenne di vestire l’abito, ma dopo qualche mese l’ulcera varicosa si riaprì. Dovette così ritornare a San Giacomo degli Incurabili dove maturò la sua vocazione. Rifiutato per lo stesso motivo, una seconda volta, dai Cappuccini, Camillo decise di consacrarsi come infermiere al servizio dei malati sotto la direziono di S. Filippo Neri (+1595), l’apostolo di Roma.Dal momento che il personale infermieristico era, in genere, reclutato tra gente rozza e incapace, fin dal 1582 egli pensò di riunire in un’associazione dei compagni che, come lui, si fossero dedicati completamente alla cura dei malati. Un primo tentativo fallì per l’incomprensione dei direttori dell’ospedale. Camillo si convinse allora che era necessaria una famiglia religiosa indipendente. Per raggiungere lo scopo era necessario che egli, a trentadue anni, si rimettesse sui banchi della scuola, frequentasse al Collegio Romano i corsi di S. Roberto Bellarmino e di Francesco Suarez, pur continuando a visitare e a curare i malati. Nel 1584 Camillo poté celebrare la sua prima Messa.  Fondò l’Ordine dei chierici regolari ministri degli infermi, noti con un nome indissolubilmente legato al suo: Camilliani. Morì il 14 luglio 1614.

http://www.famigliacristiana.it/articolo/san-camillo-de-lellis-da-randagio-e-dissoluto-a-santo-degli-ammalati.aspx

SANTA MARIA GORETTI : GLI EREDI

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 8:53 pm

ASSUNTA CARLINI MAMMA DI SANTA MARIA GORETTIMORTA E SEPOLTA A CORINALDO IL1954

MARIA E NATALE GORETTI FIGLI DI MARIANO FRATELLO DI SANTA MARIA GORETTI
FOTO 2013

In occasione della festa di Santa Maria Goretti, la santa bambina morta il 6 luglio 1902 dopo essere stata accoltellata dal vicino di casa nel tentativo di stupro, Il Caffè pubblica l’intervista fatta nel 2013 a l’ultima erede di Maria Goretti, la figlia del fratello. 

Si chiama Maria Goretti ed ha 82 anni. È stata chiamata come sua zia, la Santa patrona di Nettuno, Aprilia e Latina. Maria Goretti, in famiglia chiamata Marietta, la martire più amata della pianura pontina, fu pugnalata il 5 luglio 1902 nella casa di Le Ferriere in cui abitava con la famiglia. Morì il giorno dopo, ad appena 11 anni. La sua colpa era quella di aver opposto resistenza al tentativo di violenza sessuale messo in atto da Alessandro Serenelli, la cui famiglia lavorava in società con i Goretti. Secondo l’agiografia, la motivazione della proclamazione della sua santità fu in primo luogo il perdono concesso al suo uccisore, che Maria effettuò poco prima di morire, perdono che condusse alla conversione di Serenelli e, in secondo luogo, il proposito fatto a 11 anni, al momento di ricevere la prima comunione «di morire prima di commettere dei peccati». «Mio padre Mariano aveva nove anni quando avvenne il martirio della sorella – ricorda la signora Maria, che oggi vive a Rovigo –. Ci parlava spesso di Nettuno, della morte di Marietta ,ma tutte le notizie le abbiamo apprese dai libri. Ho letto tanti volumi scritti su Santa Maria Goretti: per me è un orgoglio incredibile essere sua nipote».

La signora Maria aveva 20 anni quando la celebre zia fu santificata, il 24 giugno 1950. «Faceva caldissimo. Io e la mia famiglia siamo stati ricevuti in Vaticano da Papa Pio XII: con me c’erano mia nonna Assunta, mio papà, mio fratello Natale e mio cugino Carlo. Nonna fu ospitata nel Palazzo Apostolico: era la prima volta che ad una cerimonia di santificazione assisteva anche la mamma della Santa. Ricordo parole d’affetto del Pontefice, una grandissima emozione». E Nonna Assunta? «veniva sempre a trovarci, lei stava a Corinaldo, nella sua città natale, purtroppo poi con la mia famiglia ci siamo trasferiti in Campania e non l’ho più vista. Negli ultimi anni aveva problemi di salute, era sulla sedia a rotelle, ma non perdeva occasione di parlare di quella bambina morta così giovane. Per lei non era la Santa, era semplicemente sua figlia». Nel 2001 Maria Goretti venne con i fratelli in visita nei luoghi del martirio della zia: «Ho visto i luoghi in cui è cresciuta la mia famiglia, mi ha fatto un immenso piacere sapere che mia zia, Santa Maria Goretti, è così amata dalle vostre parti».
Il Comune di Latina ha predisposto un intenso calendario per celebrare il 110° anniversario della morte della santa bambina. Quale è l’eredità di Santa Maria Goretti? «L’onestà e l’obbedienza sono i valori che ci tramandiamo nella nostra famiglia, valori che erano caratteristici di mia zia Maria».

STEFANO CORTELLETTI

https://www.ilcaffe.tv/articolo/25768/mia-zia-santa-maria-goretti-quando-il-caffe-intervisto-la-nipote-della-santa

LA MEDAGLIA DI SAN BENEDETTO DA NORCIA

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 8:47 pm

Le origini della Medaglia di San Benedetto da Norcia (480-547) sono antichissime. Papa Benedetto XIV (1675-1758) ne ideò il disegno e col Breve del 1742 approvò la Medaglia concedendo delle indulgenze a coloro che la portano con fede. Sul diritto della Medaglia, San Benedetto tiene nella mano destra una Croce elevata verso il cielo e nella sinistra il libro aperto della santa Regola. Sull’altare é posto un calice dal quale esce un serpente per ricordare un episodio accaduto a San Benedetto: il Santo, con un segno di croce, avrebbe frantumato la coppa contenente il vino avvelenato datogli da monaci attentatori. Attorno alla Medaglia, sono coniate queste parole: «Eius in obitu nostro presentia muniamur» («Possiamo essere protetti dalla sua presenza nell’ora della nostra morte»). Sul rovescio della medaglia, figura la Croce di San Benedetto e le iniziali dei testi. Questi versi sono antichissimi. Essi appaiono in un manoscritto del XIV secolo a testimonianza della fede nella potenza di Dio e di San Benedetto. La devozione della Medaglia o Croce di San Benedetto, divenne popolare intorno al 1050, dopo la guarigione miracolosa del giovane Brunone, figlio del conte Ugo di Eginsheim, in Alsazia. Brunone, secondo alcuni, fu guarito da una grave infermità, dopo che gli fu offerta la medaglia di San Benedetto. Dopo la guarigione, divenne monaco benedettino e poi Papa: fu San Leone IX, morto nel 1054. Tra i propagatori bisogna annoverare anche San Vincenzo de’ Paoli (1581-1660).

I fedeli hanno sperimentato la sua potente efficacia mediante l intercessione di San Benedetto, nei seguenti casi:

  • contro i malefici e le altre opere diaboliche;
  • per allontanare da qualche luogo gli uomini male intenzionati;
  • per curare e sanare gli animali dalla peste oppure oppressi dal maleficio;
  • per tutelare le persone dalle tentazioni, dalle illusioni e vessazioni del demonio specie quelle contro la castità;
  • per ottenere la conversione di qualche peccatore, particolarmente quando si trova in pericolo di morte;
  • per distruggere o rendere inefficace il veleno;
  • per allontanare la pestilenza;
  • per restituire la salute a quelli che soffrono di calcolosi, di dolori ai fianchi, di emorragie, di emottisi; a quanti sono morsi da animali contagiosi;
  • per ottenere l’aiuto divino alle mamme in attesa onde evitare l’aborto;
  • per salvare dai fulmini e dalle tempeste.

SIGNIFICATO  della MEDAGLIA CROCE :

medagliaretro.jpg

C.S.P.B.  

Crux Sancti Patris Benedicti

Croce del Santo Padre Benedetto 

C.S.S.M.L. 

Crux Sacra Sit Mihi Lux

La Croce Santa sia la mia luce. 

 N.D.S.M.D. 

Non Drago Sit Mihi Dux

Non sia il demonio il mio condottiero 

V.R.S. 

Vade Retro, Satana!

Allontanati, Sanata! 

N.S.M.V. 

Numquam Suade Mihi Vana

Non mi attirare alle vanità 

S.M.Q.L.  

Sunt Mala Quae Libas

Son mali le tue bevande

I.V.B. 

Ipse Venena Bibas

Bevi tu stesso i tuoi veleni.Preghiera della medaglia di San Benedetto :Croce del Santo Padre Benedetto. Croce santa sii la mia luce e non sia mai il demonio mio capo. Và indietro, Satana; non mi persuaderai mai di cose vane; sono cattive le bevande che mi offri; bevi tu stesso il tuo veleno. Nel nome del Padre, e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Benedizione della Medaglia di San Benedetto

(Può essere recitata solo da un sacerdote )

Io ti esorcizzo per Dio  + Padre Onnipo­tente, che ha fatto il cielo e la terra, il mare e tutto ciò che si trova in essi: ogni potenza del nemico, tutto l’esercito del diavolo, ogni influenza di Satana sia strappato e sia messo in fuga da questa medaglia, affinché a tutti coloro che ne faranno uso, procuri la salvez­za dell’anima e la salute del corpo. Te lo chiediamo nel nome di Dio Padre + Onnipo­tente, di Gesù Cristo + suo Figlio e Signore nostro e dello Spirito Santo + Consolatore e nell’amore del medesimo Signore nostro Gesù Cristo, che verrà a giudicare i vivi e i morti e regnerà nei secoli dei secoli. Amen.Preghiamo : O Dio Onnipotente, dispensatore di ogni bene, noi ti supplichiamo ardentemente, per l’intercessione del nostro Padre San Bene­detto: fa’ scendere la tua benedizione su que­sta medaglia, affinché tutti coloro che la por­teranno e compiranno opere di bene, meriti­no di ottenere la salute dell’anima e del corpo, la grazia della santificazione, le indulgenze a loro concesse; con il soccorso della tua misericordia, possano sfuggire le insidie del demonio e presentarsi un giorno santi e immacolati davanti al tuo cospetto nella carità (Ef 1,4). Per Cristo nostro Signore. Amen.

http://lagioiadellapreghiera.it/article-21-marzo-san-benedetto-da-norcia-preghiere-123044265.html

luglio 18, 2019

LO SCAPOLARE DELLA MADONNA DEL CARMELO

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 8:41 pm

LA MADONNA DEL CARMELO

LO SCAPOLARE DETTO ANCHE ABITINO DELLA MADONNA DEL CARMELO

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LA GRANDE PROMESSA DELLA MADONNA DEL CARMINE

PER CHI PORTA L”‘ABITINO”

La Regina del Cielo, apparendo tutta raggiante di luce, il 16 luglio 1251, al vecchio generale dell’Ordine Carmelitano, San Simone Stock (il quale L’aveva pregata di dare un privilegio ai Carmelitani), porgendogli uno scapolare -detto comunemente «Abitino»- così gli parlò: «Prendi figlio dilettissimo, prendi questo scapolare del tuo Ordine, segno distintivo della mia Confraternita, privilegio a te e a tutti i Carmelitani. 

CHI MORRA RIVESTITO DI QUESTO ABITO NON SOFFRIRA II. FUOCO ETERNO; questo è un segno di salute, di salvezza nei pericoli, di alleanza di pace e di patto sempiterno».

Detto questo, la Vergine scomparve in un profumo di Cielo, lasciando nelle mani di Simone il pegno della Sua Prima «Grande Promessa».

La Madonna, dunque, con la Sua rivelazione, ha voluto dire che chiunque indosserà e porterà per sempre l’Abitino, non solo sarà salvato eternamente, ma sarà anche difeso in vita dai pericoli.

Non bisogna credere minimamente, però, che la Madonna, con la sua Grande Promessa, voglia ingenerare nell’uomo l’intenzione di assicurarsi il Paradiso, conti­nuando più tranquillamente a peccare, o forse la speranza di salvarsi anche privo di meriti, ma piuttosto che in forza della Sua Promessa, Ella si adopera in maniera efficace per la conversione del peccatore, che porta con fede e devozione l’Abitino fino in punto di morte. 

CONDIZIONI PER OTTENERE IL FRUTTO DELLA GRANDE PROMESSA DELLA MADONNA

1) Ricevere al collo l’Abitino dalle mani di un sacerdote, il quale, imponendolo, recita una sacra formula di consacra­zione alla Madonna (RITO DI IMPOSIZIONE DELLO SCAPOLARE). Ciò è necessario solo la prima volta che s’indossa l’Abitino. Dopo, quando s’indossa un nuovo «Abitino», esso si mette al collo con le proprie mani. 

2) L’Abitino, deve essere tenuto, giorno e notte, indosso e precisa­mente al collo, in modo che una parte scenda sul petto e l’altra sulle spalle. Chi lo porta in tasca, nella borsetta o appuntato sul petto non partecipa alla Grande Promessa. 

3) È necessario morire rivestivo del sacro abitino. Chi l’ha portato per tutta la vita e sul punto di morire se lo toglie, non partecipa alla Grande Promessa della Madonna. 

ALCUNI CHIARIMENTI

L’Abitino (che non è altro che una forma ridotta dell’abito dei religiosi carmeli­tani), deve essere necessariamente di panno di lana e non di altra stoffa, di forma quadrata o rettangolare, di colore marrone o nero. L’immagine su di esso, della Beata Vergine, non è necessaria ma è di pura devozione. Scolorandosi l’immagine o staccandosi l’Abitino vale lo stesso.

L’Abitino consumato si conserva, o si distrugge bruciandolo, e il nuovo non ha bisogno di benedizione. 

Chi, per qualche motivo, non può portare l’Abitino di lana, può sostituirlo (dopo averlo indossato di lana, in seguito all’imposizione fatta dal sacerdote) con una medaglietta che abbia da una parte l’effige di Gesù e del Suo Sacro Cuore e dall’altra quella della Beata Vergine del Carmelo. 

L’Abitino si può lavare, ma prima di toglierlo dal collo è bene sostituirlo con un altro o con una medaglietta, in modo che non si resti mai privi di esso.

Non è necessario che l’Abitino tocchi direttamente il corpo, ma può portarsi sugl’indumenti, purché sia messo al collo. 

Chi porta l’Abitino, pur non essendo obbligato, è bene che reciti spesso la giaculatoria: «O Maria Santissima del Carmelo pregale per noi».

Baciando lo Scapolare o la medaglia propria o quello di altra persona si lucra l’indulgenza parziale.

IL PRIVILEGIO SABATINO 

Il Privilegio Sabatino, è una seconda Promessa (riguardante lo scapolare del Carmine) che la Madonna fece in una Sua apparizione, ai primi del 1300, al Pontefice Giovanni XXII, al quale, la Vergine comandò di confermare in terra, il Privilegio ottenuto da Lei in Cielo, dal Suo diletto Figlio.

Questo grande Privilegio, offre la possibilità di entrare in Paradiso, il primo sabato dopo la morte. Ciò vuol dire che, coloro che otterranno questo privilegio, staranno in Purgatorio, massimo una settimana, e se avranno la fortuna di morire di sabato, la Madonna li porterà subito in Paradiso.

Non bisogna confondere la Grande Promessa della Madonna con il Privilegio Sabatino. Nella Grande Promessa, fatta a S. Simone Stock, non sono richieste né preghiere né astinenze, ma basta portare con fede e devozione giorno e notte indosso, fino al punto di morte, la divisa carme­litana, che è l’Abitino, per essere aiutati e guidati in vita dalla Madonna e per fare una buona morte, o meglio per non patire il fuoco dell’Inferno. 

Per quanto riguarda il Privilegio Sabatino, che riduce ad una settima­na, massimo, la sosta nel Purgatorio, la Madonna chiede che oltre a portare l’Abitino si facciano anche preghiere e alcuni sacrifici in Suo onore. 

CONDIZIONI VOLUTE DALLA MADONNA PER OTTENERE IL PRIVILEGIO SABATINO 

1) Portare, giorno e notte indosso, l’«Abitino», come per la Prima Grande Promessa. 

2) Essere iscritti nei registri di una Confraternita Carmelitana ed essere, quindi, confratelli Carmelitani. 

3) Osservare la castità secondo il proprio stato. 

4) Recitare ogni giorno le ore canoniche (cioè l’Ufficio Divino o il Piccolo Ufficio della Madonna). Chi non sa recitare queste preghiere, deve osservare i digiuni della S. Chiesa (salvo se non è dispensato per legittima causa) e astenersi dalle carni, nel mercoledì e nel sabato per la Madonna e nel venerdì per Gesù, eccettuato il giorno del S. Natale. 

La S. Chiesa, per venire incontro ai fedeli, dà al Sacerdote, che impone l’Abitino, la facoltà di commutare la recita delle ore canoniche e l’astinenza del mercoledì e del sabato in alcune facili preghiere e in un po’ di penitenza, a piacimento del sacerdote stesso. Tutte queste pratiche, generalmente vengono commutate nella recita quotidiana del Santo Rosario oppure di 7 Pater, 7 Ave, 7 Gloria e nell’astinenza dalla carne il mercoledì, in onore della Madonna del Carmine. 

ALCUNE PRECISAZIONI

Chi non osserva la recita delle suddette preghiere o l’astinenza dalle cami non commette alcun peccato; dopo la morte, potrà entrare anche subito in Paradiso per altri meriti, ma non godrà del Privilegio Sabatino.

La commutazione dell’astinenza dalle carni in altra penitenza si può chiedere a qualunque sacerdote.

ATTO DI CONSACRAZIONE ALLA BEATA VERGINE DEL CARMINE

  O Maria, Madre e decoro del Carmelo, a te con­sacro oggi la mia vita, quale piccolo tributo di gratitu­dine per le grazie che attraverso la tua intercessione ho ricevuto da Dio. Tu guardi con particolare benevolenza coloro che devotamente portano il tuo Scapolare: ti supplico perciò di sostenere la mia fragilità con le tue virtù, d’illuminare con la tua sapienza le tenebre della mia mente, e di ridestare in me la fede, la speranza e la carità, perché possa ogni giorno crescere nell’amore di Dio e nella devozione verso di te. Lo Scapolare richiami su di me lo sguardo tuo materno e la tua protezione nella lotta quotidiana, sì che possa restare fedele al Figlio tuo Gesù e a te, evi­tando il peccato e imitando le tue virtù. Desidero of­frire a Dio, per le tue mani, tutto il bene che mi riu­scirà di compiere con la tua grazia; la tua bontà mi ottenga il perdono dei peccati e una più sicura fedeltà al Signore. O Madre amabilissima, il tuo amore mi ottenga che un giorno sia concesso a me di mutare il tuo Scapolare con l’eterna veste nuziale e di abitare con te e con i Santi del Carmelo nel regno beato del Figlio tuo che vive e regna per tutti i secoli dei secoli. Amen.

PREGHIERA ALLA MADONNA DEL CARMINE PER LE ANIME DEL PURGATORIO

Ricordati, o pietosissima Vergine Maria, gloria del Libano, onore del Carmelo, della consolante promessa che saresti discesa a liberare dalle pene de Purgatorio le Anime dei tuoi devoti. Incoraggiati da questa tua promessa, Ti supplichiamo, Vergine Consolatrice, di aiutare le care Anime, del Purgatorio, e specialmente… O Madre dolce e pietosa, rivolgi al Dio di amore e di misericordia con tutta la potenza della tua mediazione: offri il Sangue prezioso del tuo santissimo Figlio insieme ai tuoi meriti ed alle tue sofferenze: avvalora le nostre preghiere e quelle della Chiesa tutta, e libera le Anime del Purgatorio. Amen. 3 Ave, 3 Gloria.  

LODE ALLA MADONNA DEL CARMELO 

L’abitino che io porto

è sicuro mio conforto,

e lo stimo mio tesoro più d’argento, gemme e oro. 

Da Voi spero, Gran Signora, ciò che voi diceste allora

a Simone Vostro amato, dando l’abito sacrato.

Prometteste, certamente,

a chi il porta piamente,

esentar da cruda sorte ed in vita e dopo morte. 

Ed il sabato che viene, esentarlo dalle pene

col sovrano Vostro zelo e condurlo poi nel Cielo.

Orsù dunque, Verginella,

Madre, Sposa, tutta bella, me infelice liberate d’ogni male e consolate. 

Aiutatemi nei guai mentre afflitto sono assai,

specialmente, allora, quando il mio fiato sta spirando.

Allora sì datemi aiuto,

d’impetrar l’eterna vita, e sfuggire in tutti i modi di Lucifero le frodi.

Fate allora che io gioiendo e con gli Angeli godendo, canti dolce melodia,

Viva, viva del Carmine Maria. Salve Regina

Chi può, diffonda questo foglio tramite fotocopie. 

TESTIMONIANZA SULLA POTENZA DELLO SCAPOLARE

Sulla Piazza di Jlfurt in Alsazia (Francia) vi è una Statua monumentale in bronzo dell’Immacolata, con questa iscrizione:

«In memoria della liberazione dei due ossessi – Teobaldo e Giuseppe Burner – ottenuta per l’inter­cessione della B.V. M. Immacolata – Anno del Signore 1869».

Questi due fratelli furono invasi dal demonio per circa quattro anni (1864-69; curati inutilmente e visitati da molti Medici e specialisti, quando varie volte finalmente furono esorcizzati dal Parroco Brey e da tre Sacerdoti e Religiosi, incaricati dalla Curia di Strasburgo. Molte volte furono presenti, oltre ai genitori e parenti, anche il Sindaco del luogo Tresch e persone importanti, tra cui il Deputato Sig Ignazio Spies.

Teobaldo morì poi il 3-4-1871, all’età di 16 anni. Giuseppe morì più tardi – 1882 – a 25 anni. 

Molti fatti diabolici sono pure registrati nel Vangelo e in molte Vite di Santi.

Quindi non è fantasia: il demonio esiste, come l’Inferno!!!

I due ossessi erano soggetti a fenomeni straordinari, per es.:

– Torcere il collo o le gambe all’indietro, in modo straziante.

– Arrampicarsi sugli alberi, fino a tenui rami, che non si rompevano.

– Vomitare fuoco, schiuma, piume che appestavano la casa.

– Parlavano tutte le lingue e dialetti.

– Svelavano colpe segrete o delitti di persone presenti, che fuggivano.

– Quando i visitatori si erano prima Confessati, i ragazzi ossessi (per opera del demonio) dicevano: Prima siete stati nel porcile (la Chiesa) a togliere lo sterco dalle vostre coscienze!

– Al contrario quando si presentavano coloro che vivevano male o in peccato, dicevano: Oh! ecco uno dei nostri!… Che brava gente! Dovrebbero essere tutti così!… Risparmiano fatica al nostro padrone, e ‘gli guadagnano molte anime. – ecc…

– Quando la camera o altre cose, a loro insaputa, venivano benedette con l’Acqua santa, dicevano: l’hanno spalmata col lordume!…

Bestemmiavano Dio, Gesù, l’Eucarestia, La Chiesa, i Santi… e mai la Madonna.

Fu loro chiesto: Perché bestemmiate Tutti… e mai la Madonna?

– Perché la Marionetta (Gesù) sulla Croce ce lo ha proibito!

Che pensate dell’Immacolata Concezione?

– Vattene alla malora con la tua Grande Signora!

Gli si mise addosso l’Abitino della Madonna del Carmine a Teobaldo, senza che se ne accorgesse.

Ma tosto egli gridò: toglimi questo strazio! Mi brucia…!

– Non è uno straccio – si rispose – e te lo toglierò solo quando tu mi dirai cos’è.

L’Abitino della Grande Signora!

Un’altra persona chiede a Giuseppe: Che cosa odiate di più nei Cristiani?- … La Devozione alla Grande Signora!… – fu risposto. Capite? Oh! Come dobbiamo essere grati alla Mamma del Cielo, che ci vuol vestire del Suo Santo Abitino: lo Scapolare!!!  

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A CURA DEL CENTRO STUDI MARIA DI NAZARETH

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