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febbraio 27, 2020

S. MESSA DEL MERCOLEDÌ DELLE CENERI CELEBRATA DA DON MINUTELLA

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S. MESSA DEL MERCOLEDÌ DELLE CENERI CELEBRATA DA DON MINUTELLA 26 febbraio 2020 Radio Domina Nostra

 

febbraio 26, 2020

TEMPO DI QUARESIMA 26 FEBBRAIO-12 APRILE 2020

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MEDITAZIONI SUL TEMPO QUARESIMALE

IL DIAVOLO E’ STATO VINTO DA CRISTO

San Gregorio Magno (ca 540-604)
papa, dottore della Chiesa
 
Omelie sui vangeli, n° 16
“Come per la disobbedienza di uno solo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti” (Rm 5,19)
Il diavolo ha attaccato il primo uomo, nostro progenitore, con una triplice tentazione: l’ha tentato con la golosità, con la vanità e con l’avidità. Il suo tentativo di seduzione ha avuto successo, poiché l’uomo nel dare il suo consenso, è stato allora sottomesso al diavolo. L’ha tentato con la golosità mostrandogli sull’albero il frutto proibito e conducendolo a mangiarne; l’ha tentato con la vanità dicendogli: “Diventerete come Dio”; l’ha tentato infine con l’avidità, dicendogli: “Conoscerete il bene e il male” (Gen 3,5). Infatti essere avidi, è desiderare non solo il denaro, ma anche ogni situazione vantaggiosa, è desiderare, oltre misura, una situazione elevata…
 
Il diavolo è stato vinto da Cristo che egli aveva tentato in modo simile a quello con il quale il primo uomo era stato vinto. Come la prima volta, lo tentò con la golosità: “Di’ a queste pietra che diventino pane”; con la vanità: “Se tu sei Figlio di Dio, buttati giù”; con il desiderio violento di una bella situazione, quando gli mostrò tutti i regni della terra e gli disse: “Se ti prostri dinanzi a me, tutto sarà tuo”…
 
Occorre notare una cosa nella tentazione del Signore: tentato dal diavolo, il Signore ha risposto con i testi della Santa Scrittura. Avrebbe potuto gettare il tentatore nell’abisso con il Verbo che egli era in persona. Eppure non ha fatto ricorso al suo potentissimo potere; ha soltanto addotto i precetti della Santa Scrittura. Così facendo, ci mostra come sopportare la prova, in modo che, quando i malvagi ci fanno soffrire, siamo spinti a ricorrere alla buona dottrina piuttosto che alla vendetta. Paragonate la sapienza di Dio con la nostra impazienza. Noi, quando abbiamo sopportato delle ingiurie o subito un’offesa, nel nostro furore, ci vendichiamo per quanto possiamo, oppure minacciamo di farlo. Il Signore, invece, sopporta l’avversità del diavolo senza rispondere in altro modo che con parole pacifiche.

Isacco di Siria (VII secolo), monaco nella regione di Mossul
Discorsi ascetici, prima serie, n. 85

“Allora il diavolo lo lasciò”

Come il desiderio della luce è proprio degli occhi sani, così il desiderio della preghiera segue il digiuno fatto con discernimento. Quando uno comincia a digiunare, desidera essere in comunione con Dio nei pensieri della sua mente. Infatti il corpo che digiuna non riesce a dormire tutta la notte sul suo letto. Quando il digiuno ne ha chiuso la bocca, la persona medita in stato di compunzione, il suo cuore prega, il suo viso è serio, i cattivi pensieri la lasciano; è nemica di bramosie e di conversazioni vane. Non si è mai visto qualcuno digiunare ed essere schiavo di cattivi desideri. Il digiuno praticato con discernimento è una grande casa che protegge ogni bene…

Poiché il digiuno è l’ordine che è stato dato fin dall’inizio alla nostra natura, per preservarla dal mangiare il frutto dell’albero (Gen 2,17), ed è da là che viene ciò che ci inganna… Da là pure il Salvatore ha cominciato, quando si è rivelato al mondo nel Giordano. Dopo il battesimo infatti, lo Spirito l’ha condotto nel deserto dove ha digiunato quaranta giorni e quaranta notti.

Tutti coloro che partono per seguirlo fanno ormai lo stesso: su questo fondamento pongono l’inizio della loro battaglia, poiché quest’arma è stata forgiata da Dio… E quando ora il diavolo vede quest’arma nella mano di qualcuno, l’avversario e tiranno ha paura. Pensa subito alla disfatta che il Salvatore gli ha inflitto nel deserto, se ne ricorda, e la sua forza sbriciolata. Si consuma fin da quando vede l’arma che ci ha dato colui che ci conduce in battaglia. Quale arma è più potente e rianima così tanto il cuore nella lotta contro gli spiriti del male?

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IL DIGIUNO

La Quaresima richiama alla mente i quaranta giorni di digiuno vissuti dal Signore nel deserto prima di intraprendere la sua missione pubblica. Si legge nel Vangelo di Matteo: “Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame”. Quaranta è una cifra che esprime il tempo dell’attesa, della purificazione, del ritorno al Signore, della consapevolezza che Dio è fedele alle sue promesse. 

Il digiuno significa l’astinenza dal cibo, ma comprende altre forme di privazione per una vita più sobria. Esso “costituisce un’importante occasione di crescita”, scrive papa Francesco nel Messaggio per la Quaresima di quest’anno, perché “ci permette di sperimentare ciò che provano quanti mancano anche dello stretto necessario” e “ci fa più attenti a Dio e al prossimo” ridestando “la volontà di obbedire a Dio che, solo, sazia la nostra fame”.

Il digiuno è legato poi all’elemosina. San Leone Magno insegnava in uno dei suoi discorsi sulla Quaresima: “Quanto ciascun cristiano è tenuto a fare in ogni tempo, deve ora praticarlo con maggiore sollecitudine e devozione, perché si adempia la norma apostolica del digiuno quaresimale consistente nell’astinenza non solo dai cibi, ma anche e soprattutto dai peccati. A questi doverosi e santi digiuni, poi, nessuna opera si può associare più utilmente dell’elemosina, la quale sotto il nome unico di “misericordia” abbraccia molte opere buone”.

Così il digiuno è reso santo dalle virtù che l’accompagnano, soprattutto dalla carità, da ogni gesto di generosità che dona ai poveri e ai bisognosi il frutto di una privazione. Non è un caso che nelle diocesi e nelle parrocchie vengano promosse le Quaresime di fraternità e carità per essere accanto agli ultimi. Secondo papa Francesco, “l’esercizio dell’elemosina ci libera dall’avidità e ci aiuta a scoprire che l’altro è mio fratello”.

http://www.sanfrancescopatronoditalia.it/notizie/attualita/ecco-perch-si-digiuna-in-quaresima-42506#.XIx1SChKjIU

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COME DIGIUNARE

L’astinenza, in particolare dalla carne, risale all’Antico Testamento e per alcune circostanze allo stesso mondo pagano, anche se ha avuto ampio sviluppo nel monachesimo cristiano d’Oriente e Occidente. Una severa alimentazione combatteva le tentazioni e la concupiscenza della carne, favorendo l’ascesi e il dominio spirituale del corpo.

Preme piuttosto sottolineare che il digiuno con l’astinenza – cioè un pasto al giorno, evitando determinati cibi – è congiunto alla preghiera a Dio e all’elemosina: un trio che, già presente nell’Antico Testamento, contrassegna la pratica penitenziale della Chiesa.

È quanto viene affermato nella nota pastorale della Conferenza episcopale italiana del 1994, Il senso del digiuno e dell’astinenza. Nella penitenza l’uomo è coinvolto nella sua totalità di corpo e spirito: si converte a Dio e lo supplica per il perdono dei peccati, lodando e rendendo grazie; non disprezza il corpo, lo modera, e rinvigorisce lo spirito, non si chiude in sé stesso ma vive la solidarietà che lo lega agli altri uomini.

Ma perché queste tre espressioni rientrino nella prassi penitenziale della Chiesa devono avere un’anima autenticamente religiosa, anzi cristiana. È quanto si propone la citata nota pastorale, in applicazione di una delibera del 1985, sollecitando una convinta ripresa della prassi penitenziale tra i fedeli. Il digiuno dei cristiani trova il modello e il significato originale in Gesù.

Il Signore non impone una pratica di digiuno, ma ne ricorda la necessità contro il maligno e nella sua vita ne indica lo stile e l’obiettivo. Quaranta giorni di digiuno precedono le tentazioni nel deserto, che superò con la ferma adesione alla parola di Dio: «Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio» (Mt 4,4).

Il riferimento a Cristo e alla sua morte e risurrezione è essenziale per definire il senso cristiano del digiuno e dell’astinenza come di ogni forma di mortificazione. Nella tradizione cristiana, sotto gli influssi monastici, le comunità hanno delineato forme concrete di penitenza, il digiuno con un solo pasto nella giornata, seguito dalla riunione serale per l’ascolto della parola di Dio e la preghiera comunitaria.

Queste tre cose (preghiera, digiuno, misericordia) sono una cosa sola, «nessuno le divida», scrive san Pier Crisologo. Con il IV secolo si organizza il tempo di Quaresima per catecumeni e penitenti. San Leone Magno scrive che per un vero digiuno cristiano è necessario astenersi non solo dai cibi ma soprattutto dai peccati.

http://www.famigliacristiana.it/articolo/perche-i-venerdi-di-quaresima-si-dicono-di-magro-e-digiuno.aspx

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A cura di LA VERA RELIGIONE CRISTINA

https://sites.google.com/site/laverareligionecristiana/Home/tempo-di-quaresima

LA QUARESIMA: QUELLO CHE SI DEVE SAPERE

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COS’E’ LA QUARESIMA?
 
La Quaresima è un periodo di 40 giorni di preparazione alla Pasqua, tale periodo ha una ricchissima storia nella liturgia.
In un primo momento costituiva il tempo della definitiva preparazione dei candidati al Battesimo (catecumeni), amministrato la Vigilia di Pasqua.
I riti legati a questa preparazione venivano chiamati «scrutini»; alla preparazione dei catecumeni , prendeva parte la comunità dei credenti e, in questa maniera, la preparazione al Battesimo degli uni diventava per gli altri l’occasione per meditare sul proprio battesimo.
Il periodo di preparazione di quaranta giorni era un periodo di penitenza, che, col tempo, fu ridotta principalmente al digiuno. Completavano il digiuno, la preghiera e l’elemosina.
 
 
Come ci si preparava allora?
 
Non si celebravano matrimoni
Non si consumava carne il venerdì
Non si organizzava nessuna festa pubblica
Ci si impegnava a pregare più intensamente
Ci si dedicava amaggiormente alla carità per i poveri
Non ci si concedeva alcuna distrazione che distogliesse dall’ascolto della parola di Dio
 
L’idea di fare penitenza
 
Un giorno i discepoli di Giovanni s’avvicinarono a Gesù e gli dissero:
“Per qual motivo, mentre noi e i Farisei digiuniamo spesso, i tuoi discepoli non digiunano? E Gesù rispose loro: Com’è possibile che gli amici dello sposo possano fare lutto finché lo sposo è con loro? Verranno poi i giorni in cui lo sposo sarà loro tolto, ed allora digiuneranno” (Mt. 9, 14-15).
 
I primi cristiani si ricordarono di quelle parole di Gesù, e cominciarono molto presto a passare nel digiuno assoluto i tre giorni del mistero della Redenzione, cioè dal Giovedì Santo al mattino di Pasqua.
Fin dal II e III secolo abbiamo la prova che in parecchie Chiese si digiunava il Venerdì e il Sabato Santo.S. Ireneo, nella Lettera al Papa S. Vittore, afferma che molte Chiese d’Oriente facevano la stessa cosa durante l’intera Settimana Santa.
Il digiuno pasquale si estese poi nel IV secolo, fino a che la preparazione alla festa di Pasqua, attraverso un periodo che divenne sempre più lungo fino a durare quaranta giorni, cioè Quadragesima o Quaresima.
 
Perchè i giorni sono quaranta?
 
Alcuni numeri, nella Bibbia, acquistano un significato per gli avvenimenti del popolo di Dio ai quali sono connessi. Per questo diventano dei “segni”, e sono a loro volta veicoli di particolari messaggi.
 
Genesi 7,12 : Nel racconto del diluvio universale la Genesi dice: Cadde la pioggia sulla terra per 40 giorni e 40 notti.
 
Esodo 24,18: Quando Il Signore stabilì l’Alleanza con il popolo di Israele sul monte Sinai la Bibbia dice: Mosè entrò dunque in mezzo alla nube e salì sul monte. Mosè rimase sul monte 40 giorni e 40 notti.
 
Numeri 14,33: Il viaggio di 40 anni nel deserto del popolo ebreo: I vostri figli saranno nomadi nel deserto per 40 anni e porteranno il peso delle vostre infedeltà, finché i vostri cadaveri siano tutti quanti nel deserto.
 
1 Samuele 17,16: Golia sfida per 40 giorni gli Israeliti fino all’arrivo di Davide: Il Filisteo avanzava mattina e sera; continuò per 40 giorni a presentarsi.
 
1 Re 19,8: Elia proseguì nel deserto per 40 giorni con la forza del pane dato da Dio: Si alzò, mangiò e bevve. Con la forza datagli da quel cibo, camminò per 40 giorni e 40 notti fino al monte di Dio, l’Oreb.
 
Matteo 4,1-11: Gesù trascorse quaranta giorni nel deserto, digiunando, pregando, e resistendo alle tentazioni: Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo. E dopo aver digiunato 40 giorni e 40 notti, ebbe fame.
 
Il numero 40 nella Bibbia misura un periodo di tempo durante il quale il popolo ebreo o un rappresentante del popolo ebreo viene messo alla prova (la tentazione).
Questa prova da una parte saggia la sua fede dall’altra manifesta che solo in Dio vi è salvezza.
 
 
La Chiesa ci chiede di vivere la Quaresima dedicando particolare attenzione queste cose:
 
Austerità e vigilanza
Ascolto e preghiera
Digiuno e conversione
Memoria del Battesimo
Carità e condivisione
 
In Chiesa
 
I paramenti del sacerdote sono di colore viola, il colore della penitenza.
L’altare è senza decorazioni floreali.
Durante la Messa non si canta il Gloria, né l’Alleluja.
 
 
La Quaresima oggi
 
La Quaresima inizia il mercoledì detto “delle Ceneri”, giorno in cui ci rechiamo in chiesa e accettando l’imposizione delle ceneri, riconosciamo di essere peccatori: è questa una tacita confessione.
 
Il sacerdote mettendoci un po’ di cenere sulla testa dice: “Ricordati che polvere sei e in polvere ritornerai”. In pratica, riconoscendo la nostra condizione di peccatori, noi accettiamo anche il nostro castigo: la morte temporale.
 
Intanto, siccome Dio “non vuole la morte del peccatore”, dobbiamo confidare nella sua misericordia per salvarci dalla morte eterna, e prendere all’inizio della Quaresima, la risoluzione di lottare contro il peccato.
 
La Quaresima termina la sera del Giovedì Santo prima della Messa “In coena Domini”.
 
Il Tempo di Quaresima è segnato anzitutto:
dal ricordo dei quaranta giorni di Gesù nel deserto,
dalla sua lotta con il demonio,
dalla sua vittoria sul tentatore.
 
Nel deserto Gesù viene nutrito della Parola di Dio, e così supera ogni suggestione diabolica, scegliendo decisamente il cammino segnatogli dal Padre: la redenzione mediante l’umiltà della croce.
 
Durante questo tempo, attraverso un ascolto più attento e volonteroso, dobbiamo accostarci anche noi alla Parola di Dio, per attingervi la forza di metterci in cammino sulla strada di Gesù Cristo.
 
 
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Documento tratto dal sito: rauha.jimdo.com
 
http://www.parrocchiasanvitale.it/index.php?option=com_content&view=article&id=323:cos-e-la-quaresima&catid=73:riflessioni&Itemid=217
 
https://sites.google.com/site/laverareligionecristiana/Home/la-quaresima-quello-che-si-deve-sapere

MERCOLEDI’ DELLE CENERI: LITURGIA 26 FEBBRAIO 2020

 
Risultato immagini per mercoledi' sante ceneri
MERCOLEDÌ DELLE CENERI
 
MISSALE  ROMANUM VETUS  ORDO

LETTURE: Gl 2,12-18; Sal 50; 2 Cor 5,20-6,2; Mt 6,1-6.16-18

Il Digiuno che Salva

«Lasciatevi riconciliare con Dio! … Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza» (seconda lettura). «Convertitevi e credete al Vangelo!»  (Mc 1,15).
Con questi due imperativi la comunità cristiana è convocata per accogliere l’azione misericordiosa di Dio e ritornare a Lui. Il rito di imposizione delle ceneri può essere considerato una specie di iscrizione al catecumenato quaresimale, un gesto di ingresso nello stato di penitenti. Nei testi della liturgia la penitenza si esplicita nella pratica del digiuno.

Se non cambia il cuore non cambia nulla
Sobrietà, austerità, astinenza dai cibi sembrano anacronistici in questa società che fa del benessere e della sazietà il proprio vanto. Ma è proprio questa sazietà che rischia di renderci insensibili agli appelli di Dio e alle necessità dei fratelli.
Per il cristiano il digiuno non è prodezza ascetica, né farisaica ostentazione di «giustizia», ma è segno della disponibilità al Signore e alla sua Parola. Astenersi dai cibi è dichiarare qual è l’unica cosa necessaria, è compiere un gesto profetico nei confronti di una civiltà che in modo subdolo e martellante insinua sempre nuovi bisogni e crea nuove insoddisfazioni. Prendere le distanze dalle cose futili e vane significa ricercare l’essenziale: affidarsi umilmente al Signore, creare spazi di risonanza alla voce dello Spirito. Il digiuno perciò riguarda tutto l’uomo ed esprime la conversione del cuore. Rinnegare se stessi (cf Mt 16,24) non è moralismo o mortificazione delle energie vitali, ma è cessare di considerare se stessi come centro e valore supremo. In questo decentramento da sé, Cristo attua ancora la sua vittoria sul male e l’uomo viene rinnovato a somiglianza di Lui.

Rinnovàti, per celebrare la Pasqua del Signore
In seno al popolo di Dio, il digiuno fu sempre considerato come una pratica essenziale dell’anima religiosa; infatti, secondo il pensiero ebraico, la privazione del nutrimento e, in generale, di tutto ciò che è gradevole ai sensi, era il mezzo ideale per esprimere a Dio, in una preghiera di supplica, la totale dipendenza di fronte a lui, il desiderio di vedersi perdonato e il fermo proposito di cambiar condotta. Tuttavia, di fronte all’aspetto formalistico istintivo che il digiuno aveva preso, i profeti hanno ricordato il primato dell’amore verso Dio e verso il prossimo.
Nell’azione ecclesiale del digiuno c’è la presenza del Signore, senza del quale le opere dell’uomo sarebbero un’autoglorificazione. In forza di questa presenza il digiuno della Chiesa non è mesto e lugubre, ma gioioso, festivo. Digiunando, la Chiesa esprime la propria vigilanza e l’attesa del ritorno dello Sposo (cf Mc 2,18-22; Mt 9,14-15; Lc 5,34-35). Se da una parte lo Sposo è sempre presente alla sua Sposa, dall’altra questa presenza non è ancora piena e va dunque, preparata e sollecitata. La rottura definitiva del digiuno avverrà quando tutti saranno assisi al banchetto del Regno (Is 25,6).

«Un cammino di vera conversione»
Il digiuno non si fa per «risparmiare», cioè per motivi economici, ma per amore di Dio. Un amore che si fa preghiera, ma che reclama la sollecitudine per il prossimo, la solidarietà con i più poveri, un maggiore senso di giustizia (cf Is 1,17; Zc 7,5-9). «Il nutrimento di chi ha bisogno sia sostenuto dai nostri digiuni» (s. Leone Magno). In questo senso sono lodevoli le iniziative individuali e comunitarie per una «quaresima di fraternità»; e la partecipazione alla Cena del Signore diventa un gesto di povertà, di pentimento, di speranza, di annuncio. Chi partecipa seriamente alla passione del Signore, tutt’oggi viva nei poveri della terra, sa che il ritorno al Padre (quello proprio, come quello della comunità) è cominciato, e che nella mortificazione della carne può fiorire lo Spirito della risurrezione e della vita.
Sulla scia dell’odierna pagina evangelica si possono verificare le espressioni di una vita di fede autentica: carità fraterna, preghiera, digiuno. E’ questo «Il trinomio per cui sta salda la fede… Il digiuno è l’anima della preghiera e la misericordia è la vita del digiuno. Nessuno le divida… Chi prega digiuni… Chi digiuna comprenda bene cosa significa per gli altri non avere da mangiare. Ascolti chi ha fame, se vuole che Dio gradisca il suo digiuno… » (s. Pier Crisologo).
Chi pone questi segni sa che il ritorno al Padre è cominciato e che la risurrezione e la vita sono già germogliate.

Fate penitenza

Dalla «Lettera ai Corinzi» di san Clemente I, papa e martire.
Teniamo fissi gli occhi sul sangue di Cristo, per comprendere quanto sia prezioso davanti a Dio suo Padre: fu versato per la nostra salvezza e portò al mondo intero la grazia della penitenza.
Passiamo in rassegna tutte le epoche del mondo e constateremo come in ogni generazione il Signore abbia concesso modo e tempo di pentirsi a tutti coloro che furono disposti a ritornare a lui. Noè fu l’araldo della penitenza e coloro che lo ascoltarono furono salvi.
Giona predicò la rovina ai Niniviti e questi, espiando i loro peccati, placarono Dio con le preghiere e conseguirono la salvezza. Eppure non appartenevano al popolo di Dio.
Non mancarono mai ministri della grazia divina che, ispirati dallo Spirito Santo, predicassero la penitenza. Lo stesso Signore di tutte le cose parlò della penitenza impegnandosi con giuramento: Com’è vero ch’io vivo — oracolo del Signore —non godo della morte del peccatore, ma piuttosto della sua penitenza (cfr. Ez 33, 11). Aggiunse ancora parole piene di bontà: Allontànati, o casa di Israele, dai tuoi peccati. Di’ ai figli del mio popolo: Anche se i vostri peccati dalla terra arrivassero a toccare il cielo, fossero più rossi dello scarlatto e più neri del cilicio, basta che vi convertiate di tutto cuore e mi chiamiate « Padre », ed io vi tratterò come un popolo Santo ed esaudirò la vostra preghiera (cfr. Is 1,18; 63,16; 64,7; Ger 3,4; 31,9).
Volendo far godere i beni della conversione a quelli che ama, pose la sua volontà onnipotente a sigillo della sua parola.
Obbediamo perciò alla sua magnifica e gloriosa volontà. Prostriamoci davanti al Signore supplicandolo di essere misericordioso e benigno. Convertiamoci sinceramente al suo amore. Ripudiamo ogni opera di male, ogni specie di discordia e gelosia, causa di morte. Siamo dunque umili di spirito, o fratelli. Rigettiamo ogni sciocca vanteria, la superbia, il folle orgoglio e la collera. Mettiamo in pratica ciò che sta scritto. Dice, infatti, lo Spirito Santo: Non si vanti il saggio della sua saggezza, né il ricco delle sue ricchezze, ma chi vuol gloriarsi si vanti nel Signore, ricercandolo e praticando il diritto e la giustizia (cfr. Ger 9,22-231 Cor 1,31).Ricordiamo soprattutto le parole del Signore Gesù quando esortava alla mitezza e alla pazienza: Siate misericordiosi per ottenere misericordia; perdonate, perché anche a voi sia perdonato; come trattate gli altri, così sarete trattati anche voi; donate e sarete ricambiati; non giudicate, e non sarete giudicati; siate benevoli, e sperimenterete la benevolenza; con la medesima misura con cui avrete misurato gli altri, sarete misurati anche voi (cfr. Mt 5, 7; 6, 14; 7, 1.2). Stiamo saldi in questa linea e aderiamo a questi comandamenti. Camminiamo sempre con tutta umiltà nell’obbedienza alle sante parole. Dice infatti un testo sacro: Su chi si posa il mio sguardo se non su chi è umile e pacifico e teme le mie parole? (cfr. Is 66, 2).
Perciò, avendo vissuto grandi e illustri eventi, corriamo verso la meta della pace, preparata per noi fin da principio. Fissiamo fermamente lo sguardo sul Padre e Creatore di tutto il mondo, e aspiriamo vivamente ai suoi doni meravigliosi e ai suoi benefici incomparabili.

MESSALE

Antifona d’Ingresso   Sap 11,24-25.27
Tu ami tutte le creature, Signore,
e nulla disprezzi di ciò che hai creato;
tu dimentichi i peccati di quanti si convertono e li perdoni,
perché tu sei il Signore nostro Dio.

 

Miseréris ómnium, Dómine,

et nihil odísti eórum quae fecísti,

dissímulans peccáta hóminum

propter paeniténtiam et parcens illis,

quia tu es Dóminus Deus noster.


Colletta
O Dio, nostro Padre, concedi, al popolo cristiano di iniziare con questo digiuno un cammino di vera conversione, per affrontare vittoriosamente con le armi della penitenza il combattimento contro lo spirito del male. Per il nostro Signore.

 

Concéde nobis, Dómine, praesídia milítiae christiánae sanctis inchoáre ieiúniis, ut, contra spiritáles nequítias pugnatúri, continéntiae muniámur auxíliis. Per Dóminum. Benedictio et impositio cinerum


I – LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura  Gl 2,12-18
Laceratevi il cuore e non le vesti.

Dal libro del profeta Gioèle 
Così dice il Signore:
«Ritornate a me con tutto il cuore,
con digiuni, con pianti e lamenti.
Laceratevi il cuore e non le vesti,
ritornate al Signore, vostro Dio,
perché egli è misericordioso e pietoso,
lento all’ira, di grande amore,
pronto a ravvedersi riguardo al male».
Chi sa che non cambi e si ravveda
e lasci dietro a sé una benedizione?
Offerta e libagione per il Signore, vostro Dio.
Suonate il corno in Sion,
proclamate un solenne digiuno,
convocate una riunione sacra.
Radunate il popolo,
indite un’assemblea solenne,
chiamate i vecchi,
riunite i fanciulli, i bambini lattanti;
esca lo sposo dalla sua camera
e la sposa dal suo talamo.
Tra il vestibolo e l’altare piangano
i sacerdoti, ministri del Signore, e dicano:
«Perdona, Signore, al tuo popolo
e non esporre la tua eredità al ludibrio
e alla derisione delle genti».
Perché si dovrebbe dire fra i popoli:
«Dov’è il loro Dio?».
Il Signore si mostra geloso per la sua terra
e si muove a compassione del suo popolo.
 

Salmo Responsoriale   Dal Salmo 50
Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro.

Sì, le mie iniquità io le riconosco,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto.

Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito.

Rendimi la gioia della tua salvezza,
sostienimi con uno spirito generoso.
Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode. 

Seconda Lettura   2 Cor 5,20-6,2
Riconciliatevi con Dio. Ecco il momento favorevole.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi 
Fratelli, noi, in nome di Cristo, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio.
Poiché siamo suoi collaboratori, vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio. Egli dice infatti:
«Al momento favorevole ti ho esaudito
e nel giorno della salvezza ti ho soccorso».
Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!
 

Canto al Vangelo    Sal 94,8 
Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!

Oggi non indurite il vostro cuore,
ma ascoltate la voce del Signore.
Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!
 


Vangelo   Mt 6,1-6.16-18
Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».
 

II – LITURGIA DI PENITENZA

Terminata l’omelia, il sacerdote benedice le ceneri:

Raccogliamoci, fratelli carissimi, in umile preghiera, davanti a Dio nostro Padre, perché faccia scendere su di noi la sua benedizione e accolga l’atto penitenziale che stiamo per compiere.

 

Deum Patrem, fratres caríssimi, supplíciter deprecémur, ut hos cíneres, quos paeniténtiae causa capítibus nostris impónimus, ubertáte grátiae suae benedícere dignétur.

Tutti si raccolgono, per alcuni istanti, in preghiera silenziosa; e il sacerdote prosegue: 
O Dio, che hai pietà di chi si pente e doni la tua pace a chi si converte, accogli con paterna bontà la preghiera del tuo popolo e benedici questi tuoi figli, che riceveranno l’austero simbolo delle ceneri, perché, attraverso l’itinerario spirituale della Quaresima, giungano completamente rinnovati a celebrare la Pasqua del tuo Figlio, il Cristo nostro Signore. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

Deus, qui humiliatióne flécteris et satisfactióne placáris, aurem tuae pietátis précibus nostris inclína, et super fámulos tuos, horum cínerum aspersióne contáctos, grátiam tuae benedictiónis + effúnde propítius, ut, quadragesimálem observántiam prosequéntes, ad Fílii tui paschále mystérium celebrándum purificátis méntibus perveníre mereántur. Per Christum Dóminum nostrum. R. Amen.

 

Oppure: 
O Dio, che non vuoi la morte ma la conversione dei peccatori, ascolta benigno la nostra preghiera: benedici queste ceneri, che stiamo per imporre al nostro capo, riconoscendo che il prezioso corpo tornerà in polvere; l’esercizio della penitenza quaresimale ci ottenga il perdono dei peccati e una vita rinnovata a immagine del Signore risorto. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.  

 

Deus, qui non mortem sed conversiónem desíderas peccatórum, preces nostras cleménter exáudi, et hos cíneres, quos capítibus nostris impóni decérnimus benedícere + pro tua pietáte dignáre, ut qui nos cínerem esse et in púlverem reversúros cognóscimus quadragesimális exercitatiónis stúdio, peccatórum véniam et novitátem vitae, ad imáginem Fílii tui resurgéntis, cónsequi valeámus. Qui vivit et regnat in saecula saeculórum. R. Amen.


Il Sacerdote asperge con l’acqua benedetta le ceneri mentre fedeli processionalmente, si presentano al celebrante, il quale impone a ciascuno le ceneri, dicendo:
Convertitevi, e credete al Vangelo.

Paenitémini, et crédite Evangélio.

Oppure: 
Ricòrdati che sei polvere, e in polvere tornerai.

Meménto, homo, quia pulvis es, et in púlverem revertéris.

  

Si canta mentre queste antifone:

 

Antiphona 1

Immutémur hábitu, in cínere et cilício, ieiunémus, et plorémus ante Dóminum, quia multum miséricors est dimíttere peccáta nostra Deus noster.

 

Antiphona 2

Cf. Jl 2,17; Est 4,17 Inter vestíbulum et altáre plorábunt sacerdótes minístri Dómini, et dicent: Parce, Dómine, parce pópulo tuo, et ne claudas ora canéntium te, Dómine.

 

Antiphona 3

Ps 50,3 Dele, Dómine, iniquitátem meam.

Quae repeti potest post singulos versus psalmi 50 Miserére mei, Deus.

 

Responsorium

Cf. Ps 78,9

R/. Emendémus in mélius, quae ignoránter peccávimus, ne súbito praeoccupáti die mortis quaerámus spátium paeniténtiae, et inveníre non possímus. *

Atténde, Dómine, et miserére, quia peccávimus tibi.

V/. Adiuva nos, Deus salutáris noster, et propter honórem nóminis tui, Dómine, líbera nos. *

Atténde, Dómine

 
III – LITURGIA EUCARISTICA

Sulle Offerte
Accogli, Signore, questo sacrificio, col quale iniziamo solennemente la Quaresima, e fa’ che mediante le opere di carità e penitenza vinciamo i nostri vizi e liberi dal peccato possiamo celebrare la Pasqua del tuo Figlio. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

 

Sacrifícium quadragesimális inítii sollémniter immolámus, te, Dómine, deprecántes, ut per paeniténtiae caritatísque labóres a nóxiis voluptátibus temperémus, et, a peccátis mundáti, ad celebrándam Fílii tui passiónem mereámur esse devóti. Qui vivit et regnat in saecula saeculórum.


Prefazio di Quaresima IV
I frutti del digiuno

E’ veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
rendere grazie sempre e in ogni luogo
a te, Signore, Padre santo,
Dio onnipotente ed eterno.

Con il digiuno quaresimale
tu vinci le nostre passioni, elèvi lo spirito,
infondi la forza e doni il premio,
per Cristo nostro Signore.

Per questo mistero si allietano gli angeli
e per l’eternità adorano la gloria del tuo volto.
Al loro canto concedi, o Signore,
che si uniscano le nostre voci nell’inno di lode:

Santo, Santo, Santo il Signore …. 

 

Vere dignum et iustum est,

aequum et salutáre,

nos tibi semper et ubíque grátias ágere:

Dómine, sancte Pater, omnípotens aetérne Deus:

 

Qui corporáli ieiúnio vítia cómprimis,

mentem élevas, virtútem largíris et praemia:

per Christum Dóminum nostrum.

 

Per quem maiestátem tuam laudant Angeli,

adórant Dominatiónes, tremunt Potestátes.

Caeli caelorúmque Virtútes, ac beáta Séraphim,

sócia exsultatióne concélebrant.

Cum quibus et nostras voces ut admítti iúbeas,

deprecámur, súpplici confessióne dicéntes:

 

Sanctus, Sanctus, Sanctus Dóminus Deus Sábaoth.

 
Antifona alla Comunione     Sal 1,2-3
Chi medita giorno e notte sulla legge del Signore
al tempo opportuno porterà il suo frutto.

 

Qui meditábitur in lege Dómini

die ac nocte, dabit fructum suum in témpore suo.


Oppure: 
 Mt 6,6
Prega il Padre tuo nel segreto
ed egli ti ricompenserà.

Dopo la Comunione
Questo sacramento che abbiamo ricevuto, o Padre, ci sostenga nel cammino quaresimale, santifichi il nostro digiuno e lo renda efficace per la guarigione del nostro spirito. Per Cristo nostro Signore.

Percépta nobis, Dómine, praebeant sacraménta subsídium, ut tibi grata sint nostra ieiúnia, et nobis profíciant ad medélam. Per Christum.

 

Oratio super populum

Ad dimissionem sacerdos, stans versus ad populum, et super illum manus extendens, dicit hanc orationem: Super inclinántes se tuae maiestáti, Deus, spíritum compunctiónis propítius effúnde, et praemia

 

https://www.maranatha.it/Festiv2/quaresB/CeneriPage.htm

 

febbraio 23, 2020

LA SANTA VERGINE MARIA SOTTO LA CROCE PATISCE SOFFRE E MUORE SPIRITUALMENTE

La Madre dolorosa sotto la croce

«E anche a te una spada trafiggerà l’anima» Lc 2:35.
E davvero, o Madre beata, davvero una spada trafisse la tua anima, altrimenti, se non l’avesse trafitta, non avrebbe potuto penetrare la carne di tuo Figlio.
Infatti, dopo che il tuo Gesù, il Gesù di tutti, sì, ma specialmente tuo  emise l’ultimo respiro, la crudele lancia che aperse il suo costato non volendo perdonare neppure a chi ormai morto non poteva più nuocere  la crudele lancia, dico, non trapassò la sua anima, ma la tua. La sua, ormai, non era più lì; ma la tua non poteva esserne strappata.
Fu dunque la tua anima che la forza del dolore penetrò, cosicché giustamente noi ti consideriamo più che martire, poiché l’intensità del tuo patire con lui ha superato di molto la sofferenza del corpo.
Da Bernardo di Chiaravalle, Sermoni nell’Assunzione di Maria 5:14;

 
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Risultato immagini per LA MADONNA SOTTO LA CROCE

LA SANTA VERGINE MARIA SOTTO LA CROCE PATISCE SOFFRE E MUORE SPIRITUALMENTE

 
 
DAL VANGELO SECONDO SAN GIOVANNI 
 
Giovanni Capitolo 19
 
1 Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. 2 E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora; quindi gli venivano davanti e gli dicevano: 3 «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi. 4 Pilato intanto uscì di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui nessuna colpa». 5 Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l’uomo!». 6 Al vederlo i sommi sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo, crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io non trovo in lui nessuna colpa». 7 Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una legge e secondo questa legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio».
8 All’udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura 9 ed entrato di nuovo nel pretorio disse a Gesù: «Di dove sei?». Ma Gesù non gli diede risposta. 10 Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?». 11 Rispose Gesù: «Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato nelle tue mani ha una colpa più grande».
12 Da quel momento Pilato cercava di liberarlo; ma i Giudei gridarono: «Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque infatti si fa re si mette contro Cesare». 13 Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette nel tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. 14 Era la Preparazione della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!». 15 Ma quelli gridarono: «Via, via, crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». Risposero i sommi sacerdoti: «Non abbiamo altro re all’infuori di Cesare». 16 Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.
17 Essi allora presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio, detto in ebraico Gòlgota, 18 dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù nel mezzo. 19 Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». 20 Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove fu crocifisso Gesù era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. 21 I sommi sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: il re dei Giudei, ma che egli ha detto: Io sono il re dei Giudei». 22 Rispose Pilato: «Ciò che ho scritto, ho scritto».
23 I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica. Ora quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. 24 Perciò dissero tra loro: Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca. Così si adempiva la Scrittura:
Si son divise tra loro le mie vesti
e sulla mia tunica han gettato la sorte
.
E i soldati fecero proprio così.
25 Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. 26 Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». 27 Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.
28 Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: «Ho sete». 29 Vi era lì un vaso pieno d’aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. 30 E dopo aver ricevuto l’aceto, Gesù disse: «Tutto è compiuto!». E, chinato il capo, spirò.
31 Era il giorno della Preparazione e i Giudei, perché i corpi non rimanessero in croce durante il sabato (era infatti un giorno solenne quel sabato), chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati via. 32 Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all’altro che era stato crocifisso insieme con lui. 33 Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, 34 ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua.
35 Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera e egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. 36 Questo infatti avvenne perché si adempisse la Scrittura: Non gli sarà spezzato alcun osso. 37 E un altro passo della Scrittura dice ancora: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto.
38 Dopo questi fatti, Giuseppe d’Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. 39 Vi andò anche Nicodèmo, quello che in precedenza era andato da lui di notte, e portò una mistura di mirra e di aloe di circa cento libbre. 40 Essi presero allora il corpo di Gesù, e lo avvolsero in bende insieme con oli aromatici, com’è usanza seppellire per i Giudei. 41 Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto. 42 Là dunque deposero Gesù, a motivo della Preparazione dei Giudei, poiché quel sepolcro era vicino.
 
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IL MARTIRIO SPIRITUALE DELLA SANTA VERGINE MARIA
 
PER COMPRENDERE IL MARTIRIO DELLA SANTA VERGINE MARIA DOBBIAMO INIZIARE CON LA PROFEZIA  DI SIMEONE
 

La profezia di Simeone

Il quarantesimo giorno dopo la nascita di Gesù, la Beata Vergine venne a presentare il Figlio al Tempio. Questo fanciullo era atteso da un vegliardo, che lo proclamò “luce delle nazioni e gloria d’Israele”. Ma, volgendosi poi alla madre, le disse: “(Questo fanciullo) è posto a rovina e risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione; anche a te una spada trapasserà l’anima” (Luca 2:34-35). L’annuncio dei dolori alla madre di Gesù ci fa comprendere che le gioie natalizie erano cessate, ed era Venuto il tempo delle amarezze per il figlio e per la madre. Infatti, dalla fuga in Egitto fino a questi giorni in cui la malvagità dei Giudei va macchinando il più grave dei delitti, quale fu lo stato del figlio, umiliato, misconosciuto, perseguitato e saziato d’ingratitudini? Quale fu, per ripercussione, il continuo affanno e la costante angoscia del cuore della più tenera delle madri? Noi oggi, prevenendo il corso degli eventi, facciamo un passo avanti ed arriviamo subito al mattino del Venerdì Santo.
 
ORA VEDIAMO LA SANTA VERGINE MARIA DURANTE LA PASSIONE DI GESU’
 
 
Il processo presso Pilato
Maria sa che questa stessa notte suo figlio è stato tradito da un suo discepolo, da uno che Gesù aveva scelto a suo confidente, ed al quale ella stessa, più d’una volta, aveva dato segni della sua materna bontà. Dopo una crudele agonia, s’è visto legare come un malfattore, e la soldatesca l’ha condotto da Caifa, suo principale nemico. Di là l’hanno portato al governatore romano, la cui complicità era necessaria ai prìncipi dei sacerdoti e ai dottori della legge, perché potessero versare, secondo il loro desiderio, il sangue innocente. Maria si trova allora a Gerusalemme, attorniata da Maria Maddalena e da altre seguaci del Figlio; ma esse non possono impedire che le grida di quel popolo giungano fino a lei. Del resto, chi potrebbe far scomparire i presentimenti nel cuore d’una tal madre? In città non tarda a spargersi la voce che Gesù Nazareno è stato consegnato al governatore per essere crocifisso. Si terrà forse in disparte Maria, in questo momento in cui tutto un popolo s’è mosso per accompagnare coi suoi insulti fino al Calvario, questo Figlio di Dio che ha portato nel suo seno ed ha nutrito del suo latte? Ben lungi da tale viltà, si leva e si mette in cammino, fino a portarsi al passaggio di Gesù.
L’aria risuonava di schiamazzi e di bestemmie. La moltitudine che precedeva e seguiva la vittima era composta da gente feroce od insensibile; solo un gruppetto di donne faceva sentire i suoi dolorosi lamenti, e per questa compassione meritò d’attirare su di sé gli sguardi di Gesù. Poteva Maria, dinanzi alla sorte del suo figlio dimostrarsi meno sensibile di queste donne, che avevano con lui solo legami di ammirazione o di riconoscenza? Insistiamo su questo punto, per dimostrare quanto abbiamo in orrore il razionalismo ipocrita che, calpestando tutti i sentimenti del cuore e le tradizioni della pietà cattolica ha tentato, sia in Oriente che in Occidente, di mettere in dubbio la verità della Stazione della Via dolorosa, che segna il punto d’incontro del figlio e della madre. Questa setta che non osa negare la presenza di Maria ai piedi della Croce, perché il Vangelo è troppo esplicito al riguardo, piuttosto di rendere omaggio all’amore materno più devoto che mai sia esistito, preferisce dare ad intendere che, mentre le figlie di Gerusalemme si mostrarono intrepide al passaggio di Gesù, Maria si recò al Calvario per altra via.
 


La Santa Vergine Maria incontra  Gesù sulla via del Calvario
Il nostro cuore di figli tratterà con più giustizia la donna forte per eccellenza. Chi potrebbe dire il dolore e l’amore che espressero i suoi sguardi, quando s’imbatterono in quelli del figlio carico della Croce? e dire con quale tenerezza e con quale rassegnazione rispose Gesù al saluto della madre? e con quale affetto Maria Maddalena e le altre sante donne sostennero fra le loro braccia colei che doveva ancora salire il Calvario, per ricevere l’ultimo respiro del suo dilettissimo figlio? Il cammino è ancora lungo sulla Via dolorosa, dalla quarta alla decima Stazione, e se fu irrigato dal sangue del Redentore, fu anche bagnato dalle lacrime della madre sua.
 


La Santa Vergine Maria sotto la Croce
Gesù e Maria sono giunti sulla sommità della collina che servirà da altare al più augusto dei sacrifici; ma il divino decreto ancora non permette alla madre d’accostarsi al figlio; solo quando sarà pronta la vittima, s’avanzerà colei che deve offrirla. Mentre aspetta questo solenne momento, quali scosse per la Vergine ad ogni colpo di martello che inchioda sul patibolo le delicate membra del suo Gesù! E quando finalmente le sarà permesso d’avvicinarsi a lui col prediletto Giovanni, Maria Maddalena e le compagne, quali indicibili tormenti proverà il cuore di questa madre nell’alzare gli occhi e nello scorgere, attraverso il pianto, il corpo lacerato del figlio, stirato violentemente sul patibolo, col viso coperto di sangue e imbrattato di sputi, e col capo coronato da un diadema di spine!
Ecco dunque il Re d’Israele, del quale l’Angelo le aveva preannunziato le grandezze; ecco il figlio della sua verginità, colui che ella ha amato come suo Dio e insieme come frutto benedetto del suo seno! Per gli uomini, più che per sé, ella lo concepì, lo generò, lo nutrì; e gli uomini l’hanno ridotta in questo stato! Oh, se, con uno di quei prodigi che sono in potere del Padre celeste, potesse essere reso all’amore di sua madre, e se la giustizia alla quale s’è degnato di pagare tutti i nostri debiti volesse accontentarsi di ciò che egli ha sofferto! Ma no, deve morire, ed esalare lo spirito in mezzo alla più crudele agonia.
 


Il Martirio della Santa Vergine Maria
Dunque Maria è ai piedi della Croce per ricevere l’addio del figlio, che sta per separarsi da lei; fra qualche istante, di questo suo amatissimo figlio non le resterà che un corpo inanimato e coperto di piaghe. Ma cediamo qui la parola a San Bernardo, del cui linguaggio si serve oggi la Chiesa nell’Ufficio del Mattutino: “Oh, Madre, egli esclama, considerando la violenza del dolore che ha trapassata l’anima tua, noi ti proclamiamo più che martire, perché la compassione che hai provato per tuo figlio, sorpassa tutti i patimenti che il corpo può sopportare. Non è forse stata più penetrante d’una spada per la tua anima quella parola: Donna ecco il figlio tuo? Scambio crudele! in luogo di Gesù, ricevi Giovanni; in luogo del Signore, il servo; in luogo del Maestro, il discepolo; in luogo del figlio di Dio, il figlio di Zebedeo: un uomo, insomma, in luogo d’un Dio! Come poté la tua anima sì tenera non essere ferita, quando i cuori nostri, i nostri cuori di ferro e di bronzo, si sentono lacerati al solo ricordo di quello. che dovette allora soffrire il tuo? Perciò non vi meravigliate, fratelli miei, di sentir dire che Maria fu martire nella sua anima. Di nulla dobbiamo stupirci, se non di colui che avrà dimenticato ciò che san Paolo annovera tra i più gravi delitti dei Gentili, l’essere stati disamorati. Ma un tale difetto è lungi dal cuore di Maria; che sia lungi anche dal cuore di coloro che l’onorano!” (Discorso delle dodici stelle).
Nella mischia dei clamori e degl’insulti che salgono fino al figlio elevato sulla Croce, nell’aria, Maria ascolta quella parola che scende dall’alto fino a lei e l’ammonisce che d’ora in poi non avrà altro figlio sulla terra che quello di adozione. Le gioie materne di Betleem e di Nazaret, gioie così pure e sì spesso turbate dalla trepidazione, sono compresse nel suo cuore e si cambiano in amarezza. Era la madre d’un Dio, e suo figlio le è stato tolto dagli uomini! Alza per un’ultima volta i suoi sguardi al caro Figlio, e lo vede in preda ad un’ardentissima sete, e non può ristorarlo; contempla i suoi occhi che si spengono, il capo che si reclina sul petto: tutto è consumato!
 


Gesù viene  trafitto dalla lancia

Maria non s’allontana dall’albero del dolore, all’ombra del quale è stata trattenuta fino adesso dal suo amore materno; ma quali crudeli emozioni l’attendono ancora! Sotto i suoi occhi, s’avvicina un soldato a trapassare con una lanciata il costato del figlio suo appena spirato. “Ah, dice ancora san Bernardo, il tuo cuore, o madre, è trapassato dal ferro di quella lancia ben più che il cuore del figlio tuo, che ha già reso l’ultimo suo anelito. Non c’è più la sua anima; ma c’è la tua, che non può distaccarsene” (Ibidem).
 
L’invitta madre rimane immobile a custodire i sacri resti del figlio; coi suoi occhi lo vede distaccare dalla Croce; e quando alla fine gli amici di Gesù, con tutte le attenzioni dovute al figlio ed alla madre, glielo rendono così come la morte l’ha ridotto, ella lo riceve sulle sue ginocchia, che una volta furono il trono sul quale ricevette gli omaggi dei prìncipi dell’Oriente. Chi potrà contare i sospiri ed i singhiozzi di questa madre, che stringe al cuore la spoglia esamine del più caro dei figli? Chi conterà le ferite, di cui è coperto il corpo della vittima universale?


La sepoltura di Gesù
 
Ma l’ora passa; il sole declina sempre più verso il tramonto: bisogna affrettarsi a rinchiudere nel sepolcro il corpo, di colui ch’è l’autore della vita. La madre di Gesù raccoglie in un ultimo bacio tutta la forza del suo amore, ed oppressa da un dolore immenso come il mare, affida l’adorabile corpo a chi, dopo averlo imbalsamato, lo distenderà sulla pietra della tomba. Chiuso il sepolcro, accompagnata da Giovanni suo figlio adottivo, da Maria Maddalena, dai due discepoli che hanno assistito ai funerali e dalle altre pie donne, Maria rientra nella città maledetta.
 


Il pianto della Santa Vergine Maria
Vedremo noi, in tutti questi fatti, solo lo spettacolo delle sofferenze sopportate dalla madre di Gesù, vicino alla Croce del figlio? Non aveva forse Dio una intenzione, nel farla assistere di persona alla morte del Figlio? E perché non la tolse da questo mondo, come Giuseppe, prima del giorno della morte di Gesù, senza causare al suo cuore materno un’afflizione superiore a quella di tutte la madri prese insieme, che si sarebbero succedute da Eva in poi, lungo il corso dei secoli? Dio non l’ha fatto, perché la novella Eva aveva una parte da compiere ai piedi dell’albero della Croce. Come il Padre celeste attese il suo consenso prima d’inviare sulla terra il Verbo eterno, così pure richiese l’obbedienza ed il sacrificio di Maria per l’immolazione del Redentore. Non era il bene più caro di questa incomparabile madre, quel figlio che aveva concepito solo dopo aver accondisceso alla divina proposta? Ma il cielo non poteva riprenderselo, senza che lei stessa lo donasse.
Quale terribile conflitto scoppiò allora in quel cuore sì amante! L’ingiustizia e la crudeltà degli uomini stanno per rapirle il figlio: come può lei, la madre, ratificare, col suo assenso la morte di chi ama d’un duplice amore, come suo figlio e come suo Dio? D’altra parte, se Gesù non viene immolato, il genere umano continua a rimanere preda di Satana, il peccato non è riparato, ed invano lei è divenuta la madre d’un Dio. Per lei sola sarebbero gli onori e le gioie; e noi saremmo abbandonati alla nostra triste sorte. Che farà, allora, la Vergine di Nazareth, dal cuore così grande, la creatura sempre immacolata, i cui affetti non furono mai intaccati dall’egoismo che s’infiltra così facilmente nelle anime nelle quali è regnato il peccato originale? Maria, per la sua dedizione unendosi per gli uomini al desiderio di suo figlio, che non brama che la loro salvezza, trionfa di se stessa: una seconda volta pronuncia il suo FIAT, ed acconsente all’immolazione del figlio. Non è più la giustizia di Dio che glielo rapisce, ma è lei che lo cede: e, quasi a ricompensa, viene innalzata a un piano di grandezza che mai la sua umiltà avrebbe potuto concepire. Un’ineffabile unione si crea fra l’offerta del Verbo incarnato e quella di Maria; scorrono insieme il sangue divino e le lacrime della madre, e si mescolano per la redenzione del genere umano.

 

La fortezza di Maria

Comprendete ora la condotta di questa Madre ed il coraggio che la sostiene. Ben differente da quell’altra madre di cui parla la Scrittura, la sventurata Agar, la quale dopo aver cercato invano di spegnere la sete d’Ismaele, ansimante sotto la canicola solare del deserto, fugge per non vedere morire il figlio, Maria inteso che il suo è condannato a morte, si alza, corre sulle sue tracce fin che non lo ritrova e l’accompagna al luogo ove dovrà spirare. Ed in quale atteggiamento rimane ai piedi della Croce di questo figlio? La vediamo forse venir meno e svenire? L’inaudito dolore che l’opprime l’ha forse fatta cascare al suolo, o fra le braccia di quelli che l’attorniano? No; il santo Vangelo risponde con una sola parola a tutte queste domande: “Maria stava (in piedi) accanto alla Croce”. Come il sacrificatore sta eretto dinanzi all’altare, così Maria, per offrire un sacrificio come il suo, conserva il medesimo atteggiamento. Sant’Ambrogio, che col suo tenero spirito e la profonda intelligenza dei misteri, ci ha tramandato preziosissimi trattati del carattere di Maria, esprime tutto in queste poche parole: “Ella rimase ritta in faccia alla Croce, contemplando coi suoi occhi il figlio, ed aspettando, non la morte del caro figlio, ma la salvezza del mondo” (Comment. su san Luca. c. xxiii).

 

La Santa Vergine  Maria nostra Madre

Così la Madre dei dolori lungi dal maledirci, in un simile momento, ci amava e sacrificava a nostra salvezza perfino i ricordi di quelle ore di felicità che aveva gustate nel figliol suo. Facendo tacere lo strazio del suo cuore materno, ella lo rendeva al Padre come una sacro deposito che le aveva affidato. La spada penetrava sempre più nell’intimo dell’anima sua; ma noi eravamo salvi: da semplice creatura, essa cooperò insieme col figlio alla nostra salute. Dopo di ciò, ci meraviglieremo sé Gesù scelse proprio questo momento per eleggerla Madre degli uomini, nella persona di Giovanni che rappresentava tutti noi? Mai, come allora, il Cuore di Maria era aperto in nostro favore. Sia dunque, ormai, l’Eva novella, la vera “Madre dei viventi”. La spada, trapassando il suo Cuore immacolato, ce ne ha spalancata la porta. Nel tempo e nell’eternità, Maria estenderà anche a noi l’amore che porta a suo figlio, perché da questo momento ha inteso da lui che anche noi le apparteniamo. A riscattarci è stato il Signore: a cooperare generosamente al nostro riscatto è stata la Madonna.


 
 PREGHIERA

Con tale confidenza, o Madre afflitta, oggi noi veniamo con la santa Chiesa, a renderti il nostro filiale ossequio. Tu partoristi senza dolore Gesù, frutto dal tuo ventre; ma noi, tuoi figli adottivi, siamo penetrati nel tuo Cuore per mezzo della lancia. Con tutto ciò amaci, o Maria, corredentrice degli uomini! E come potremmo noi non cantare all’amore del tuo Cuore sì generoso, quando sappiamo che per la nostra salvezza ti sei unita al sacrificio del tuo Gesù? Quali prove non ci hai costantemente date della tua materna tenerezza, tu che sei la Regina di misericordia, il rifugio dei peccatori, l’avvocata instancabile di tutti noi miseri? Deh! o Madre, veglia su noi; fa’ che sentiamo e gustiamo la dolorosa Passione di tuo figlio. Non si svolse, essa, sotto i tuoi occhi? non vi prendesti parte? Facci dunque penetrare tutti i misteri, affinché le nostre anime, riscattate dal sangue di Gesù, e lavate dalle tue lacrime, si convertano finalmente al Signore e perseverino d’ora innanzi nel suo santo servizio.

 
 


“Ave Maria, piena di dolori,
il Crocifisso è con Te,
addolorata sei Tu fra le donne
e addolorato è il frutto del tuo seno Gesù!
Santa Maria, Madre del Crocifisso,
ottieni lacrime di compunzione a noi,
crocifissori del Figlio tuo,
adesso e nell’ora della nostra morte.
Amen”.
 
 
MEDITAZIONE

Signore Gesù,l’unico tesoro che a noi lasci è la tua divina Madre. Madre, ecco i tuoi figli; Figli, ecco la vostra Madre … (Cfr. Gv 19, 2627). Che Tu sia benedetto! E questo il maggior tesoro che ci lasci morendo: Maria, la tua propria Madre. O Maria, Tu hai veduto le crudeltà e le ignominie che facevano al tuo Figlio; Tu hai udito i colpi di martello con cui traforavano i piedi e le mani del tuo Diletto; Tu lo hai veduto confitto sulla croce: che fai ora, Madre desolatissima? Era là ferma a considerare quell’eccesso di dolori, che tutti per ordine le rappresentava l’amor suo materno; indebolita per la dolorosa notte passata, per la mancanza di nutrimento, per le lacrime sparse; e poi era donna, era madre, Madre di un Dio, e per conseguenza oltremodo sensibile. Pur non potendo reggere alla smisurata pena, non cadde svenuta, come ogni altra donna; ma stette impietrita, con l’anima trafitta, uniformata in tutto ai voleri del Padre. Disseccatesi le sue lacrime, rimase per qualche tempo pallida e tremante, sino a che, per segreta virtù comunicatele dal Figlio, n’unite le sue forze, si levò, si apri tra la calca la strada con S. Giovanni e con le donne che l’avevano seguita, e s’inoltrò sino alla croce. Ivi, stando in piedi, e tenendo fissi gli occhi sul Salvatore, fece l’ufficio di nostra avvocata, offrendo internamente all’Eterno Padre i dolori e il sangue del comune loro Figlio con un’ardente brama di salvare tutti gli uomini. Ella temeva di vederlo morire, e pativa di vederlo vivere tra i tormenti. Desiderava che l’eterno Padre mitigasse le pene, tuttavia voleva che gli ordini del cielo si adempissero in tutta la loro estensione. Quel divino Agnello e questa innocente pecorella si guardavano e s’intendevano scambievolmente: l’uno era tormentato dai dolori dell’altra. I due soli santissimi Cuori della Madre e del Figlio possono concepire tutto ciò che hanno sofferto; perché, essendo la misura del loro dolore quella del loro amore, per sapere quanto hanno patito, bisognerebbe conoscere quanto hanno amato. E chi potrebbe vedere il fondo di tanto amore? Ella è santa, innocente, non macchiata di colpa alcuna, fida compagna dei travagli del Figlio. Quale croce più dura per una madre che è costretta a veder il proprio figlio spirare tra i tormenti senza potergli recare un sollievo, o dirgli una parola di conforto? . .. Una croce sì aspra era riservata a Maria soltanto, perché Lei sola era capace di portarla. L’amore che Lei aveva per Gesù, la straziava più che avessero potuto fare tutti i carnefici. Il Salvatore vedeva dalla croce che i suoi dolori trafiggevano il cuore della santissima sua Madre; e questa vista era un nuovo strazio per il tenero suo cuore. Ma l’Eterno suo Padre così aveva ordinato, e questo fu il colmo del sacrificio e dell’ubbidienza al suo divin Genitore: onde neppure col dolce nome di Madre la confortò; ma, Donna, le disse, ecco tuo figlio!…

ORAZIONE A MARIA DESOLATA

E quale spada fu al cuore tuo materno, o Madre nostra desolata, allorché udisti dal tuo proprio Figlio chiamarti col nome di Donna? Tu non sei più Madre! … Maria, Tu non hai più figlio!… Non ascolti il suo lamento: Padre mio, perche mi hai abbandonato? (Cfr. Mt 27, 46 e Mc 15,34). E quando udisti della sua ardente sete, che Tu volevi estinguere anche col tuo sangue, e che non ti fu dato alleviare neppure con una stilla d’acqua? E quando vedesti presentargli il fiele e l’aceto; e quando udisti quel gran grido col quale spirò; quando vedesti il suo cuore squarciato dalla lancia; quando, deposto dalla croce, lo ricevesti cadavere tra le tue braccia, e lo chiudesti nel sepolcro, e gli lasciasti accanto il tuo cuore? … E quando discendendo la sera tra quelle strade intrise del sangue innocente del tuo Figlio, ritornasti a casa senza di Lui, e invano tutta la notte lo sospirasti?. Tu obbedivi alla volontà del tuo Figlio; Tu accettavi gli uomini come tuoi figli, onde senza di te nessuno può tornare a Lui, perché Tu sei la mediatrice e la tesoriera di tutte le grazie. Eccomi ai tuoi piedi: io ti ho ucciso il Figlio! pietà di me, o Madre mia desolata: voglio tornare al suo Cuore straziato dai miei peccati: presentami Tu ed accompagnami finché non lo avrò ricevuto tra queste braccia, finché non avrò spirato l’estremo anelito per Te e per Lui. Madre trafitta, trafiggi il cuore mio, e imprimici le pene tue e del crocifisso Signore. Amen.

 
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A CURA DEL CENTRO STUDI MARIA DI NAZARETH SEMPRE BEATA
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IL SACRO CUORE DI GESU’: PREGHIERE

 
 
IL SAGRO CUORE DI GESU’
 
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La grande fioritura della devozione al Sacro Cuore di Gesù si ebbe dalle rivelazioni private della visitandina Santa Margherita Maria Alacoque che insieme a San Claude de la Colombière ne propagarono il culto.

Sin dal principio, Gesù ha fatto comprendere a Santa Margherita Maria Alacoque che avrebbe sparso le effusioni della sua grazia su tutti quelli che si sarebbero interessati a questa amabile devozione; tra esse fece anche la promessa di riunire le famiglie divise e di proteggere quelle in difficoltà riportando in esse la pace.

Santa Margherita scrive alla Madre de Saumaise, il 24 agosto 1685: «Egli (Gesù) le ha fatto conoscere, di nuovo, la gran compiacenza che prende nell’essere onorato dalle sue creature e le sembra che Egli le promettesse che tutti quelli che si sarebbero consacrati a questo sacro Cuore, non perirebbero e che, siccome egli è la sorgente d’ogni benedizione, così le spanderebbe, con abbondanza, in tutti i luoghi dove fosse esposta l’immagine di questo amabile Cuore, per esservi amato e onorato. Così riunirebbe le famiglie divise, proteggerebbe quelle che si trovassero in qualche necessità, spanderebbe l’unzione della sua ardente carità in quelle comunità dove fosse onorata la sua divina immagine; e ne allontanerebbe i colpi della giusta collera di Dio, ritornandole nella sua grazia, quando ne fossero decadute».

Ecco inoltre un frammento di una lettera della santa a un Padre gesuita, forse al P. Croiset: «Perché non posso io raccontare tutto quello che so di questa amabile devozione e scoprire a tutta la terra i tesori di grazie che Gesù Cristo racchiude in questo Cuore adorabile e che intende spandere su tutti quelli che la praticheranno?… I tesori di grazie e di benedizioni che questo sacro Cuore racchiude sono infiniti. Io non so che vi sia nessun altro esercizio di devozione, nella vita spirituale, che sia più efficace, per innalzare, in poco tempo, un’anima alla più alta perfezione e per farle gustare le vere dolcezze, che si trovano nel servizio di Gesù Cristo».«In quanto alle persone secolari, troveranno in questa amabile devozione tutti i soccorsi necessari al loro stato, vale a dire, la pace nelle loro famiglie, il sollievo nel loro lavoro, le benedizioni del cielo in tutte le loro imprese, la consolazione nelle loro miserie; è proprio in questo sacro Cuore che troveranno un luogo di rifugio durante tutta la loro vita, e principalmente all’ora della morte. Ah! come è dolce morire dopo avere avuto una tenera e costante devozione al sacro Cuore di Gesù Cristo!».«Il mio divin Maestro mi ha fatto conoscere che coloro che lavorano alla salute delle anime, lavoreranno, con successo e conosceranno l’arte di commuovere i cuori più induriti, purché abbiano una tenera devozione al suo sacro Cuore, e s’impegnino a ispirarla e stabilirla in ogni dove».«Infine, è molto visibile che non vi è nessuno al mondo che non riceva ogni sorta di soccorso dal cielo, se ha per Gesù Cristo un amore veramente riconoscente, come si è quello che gli si dimostra, con la devozione al suo sacro Cuore».

Questa è la raccolta delle promesse fatte da Gesù a santa Margherita Maria, in favore dei devoti del Sacro Cuore:

1. Io darò loro tutte le grazie necessarie al loro stato.
2. Io metterò la pace nelle loro famiglie.
3. Io li consolerò in tutte le loro afflizioni.
4. Io sarò il loro sicuro rifugio in vita e specialmente in morte.
5. Io spanderò le più abbondanti benedizioni sopra tutte le loro imprese.
6. I peccatori troveranno nel mio Cuore la fonte e l’oceano infinito della misericordia.
7. Le anime tiepide diverranno fervorose.
8. Le anime fervorose s’innalzeranno rapidamente a una grande perfezione.

9. Io benedirò le case ove l’immagine del mio sacro Cuore sarà esposta e onorata.
10. Io darò ai sacerdoti il dono di commuovere i cuori più induriti.
11. Le persone che propagheranno questa devozione avranno il loro nome scritto nel mio Cuore e non ne sarà mai cancellato.

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Consacrazione al Sacro Cuore di Gesù

(di Santa Margherita Maria Alacoque)

 

Io (nome e cognome), 

dono e consacro al Cuore adorabile di nostro Signore Gesù Cristo

 la mia persona e la mia vita, (la mia famiglia/il mio matrimonio), 

le mie azioni, pene e sofferenze, 

per non voler più servirmi d’alcuna parte del mio essere, 

che per onorarlo, amarlo e glorificarlo.

E’ questa la mia volontà irrevocabile: 

essere tutto suo e fare ogni cosa per suo amore, 

rinunciando di cuore a tutto ciò che potrebbe dispiacergli.

Ti scelgo, o Sacro Cuore, come unico oggetto del mio amore, 

come custode della mia via, pegno della mia salvezza, 

rimedio della mia fragilità e incostanza,

 riparatore di tutte le colpe della mia vita e rifugio sicuro nell’ora della mia morte. 

Sii, o Cuore di bontà, la mia giustificazione presso Dio, tuo Padre, 

e allontana da me la sua giusta indignazione. 

O Cuore amoroso, pongo tutta la mia fiducia in te, 

perchè temo tutto dalla mia malizia e debolezza, 

ma spero tutto dalla tua bontà.
Consuma, dunque, in me quanto può dispiacerti o resisterti; 

il tuo puro amore s’imprima profondamente nel mio cuore, 

in modo che non ti possa più scordare o essere da te separato. 

Ti chiedo, per la tua bontà, che il mio nome sia scritto in te,

poichè voglio concretizzare tutta la mia felicità

e la mia gloria nel vivere e morire come tuo servo.

Amen.

 

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Coroncina al Sacro Cuore recitata da P.Pio

 

O mio Gesù, che hai detto: 

“in verità vi dico, chiedete ed otterrete, cercate e troverete, picchiate e vi sarà aperto” 

ecco che io picchio, io cerco, io chiedo la grazia….
– Pater, Ave, Gloria
– S. Cuore di Gesù, confido e spero in Te.

O mio Gesù, che hai detto: 

“in verità vi dico, qualunque cosa chiederete al Padre mio nel mio nome, Egli ve la concederà”

ecco che al Padre tuo, nel tuo nome, io chiedo la grazia….
– Pater, Ave, Gloria
– S. Cuore di Gesù, confido e spero in Te.

O mio Gesù, che hai detto: 

“in verità vi dico, passeranno il cielo e la terra, ma le mie parole mai” 

ecco che appoggiato all’infallibilità delle tue sante parole io chiedo la grazia….
– Pater, Ave, Gloria
– S. Cuore di Gesù, confido e spero in Te.

O S. Cuore di Gesù, cui è impossibile non avere compassione degli infelici, abbi pietà di noi miseri peccatori, 

ed accordaci le grazie che Ti domandiamo per mezzo dell’Immacolato Cuore di Maria, tua e nostra tenera Madre.
– S. Giuseppe, Padre Putativo del S. Cuore di Gesù prega per noi
– Salve, o Regina..

 

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breve novena di fiducia

al Sacro Cuore di Gesù

(da recitarsi per 9 giorni)

 

O Gesù, al vostro Cuore affido…
(la tale anima… la tale Intenzione… la tal pena… il tale affare…)


Rivolgete un vostro sguardo…


Poi fate ciò che il vostro Cuore vi dirà…


Lasciato fare al vostro Cuore.


O Gesù conto su di Voi, confido in Voi, 

mi abbandono in Voi, son sicuro di Voi.


(300 giorni d’Indulgenza ogni giorno dello Novena.
Decr. S. Pen. Apost. 9.3.1923)

 

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Preghiera al Sacro Cuore di Gesù

Per le anime afflitte da mali, dispiaceri, contrarietà

 

Gesù
nel Tuo Cuore squarciato, 

meno questa mia pena,
la copro con la Tua Passione e Morte,
con le Tue Sacre Piaghe,
col Tuo Preziosissimo Sangue,
con i dolori e le lacrime di Maria SS.
coi menti di S. Michele Arcangelo
e di tutta la Corte Celeste,
con i meriti di S. Giuseppe
e di tutti i Santi e Beati del Cielo
e con i meriti di tutti i Santi e Giusti
della terra e delle Anime purganti.

 

Gesù pensaci Tu, io non ci penso più
Pater, Ave, Gloria

 

Con permissione ecclesiastica.

 

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Atto di consacrazione al Sacro Cuore

 

Il tuo Cuore, o Gesù, è asilo di pace,

il soave rifugio nelle prove della vita,

il pegno sicuro della mia salvezza.

A Te mi consacro interamente, senza riserve, per sempre.

Prendi possesso, o Gesù, del mio cuore,

della mia mente, del mio corpo, dell’anima mia, di tutto me stesso.

I miei sensi, le mie facoltà, i miei pensieri ed affetti sono tuoi.

Tutto ti dono e ti offro; tutto appartiene a Te.

Signore, voglio amarti sempre più, voglio vivere e morire di amore.

Fa o Gesù, che ogni mia azione, ogni mia parola,

ogni palpito del mio cuore siano una protesta di amore;

che l’ultimo respiro sia un atto di ardentissimo e purissimo amore per Te.

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Consacrazione della famiglia al Sacro Cuore

 

Sacro Cuore di Gesù, 

che hai manifestato a Santa Margherita Maria Alacoque

 il desiderio di regnare sulle famiglie cristiane, 

noi ti proclamiamo oggi Re e Signore della nostra famiglia. 

Sii Tu il nostro dolce ospite, il desiderato amico della nostra casa,

il centro di attrazione che ci unisce tutti nell’amore reciproco, 

il centro di irradiazione per cui ciascuno di noi vive la sua vocazione

 e compie la sua missione. 

Sii Tu l’unica scuola di amore. 

Fa’ che impariamo da Te come si ama, donandoci agli altri, 

perdonando e servendo tutti con generosità e umiltà 

senza pretendere il contraccambio. 

O Gesù, che hai sofferto per renderci felici, 

salva la gioia della nostra famiglia; 

nelle ore liete e nelle difficoltà

 il Tuo Cuore sia la sorgente del nostro conforto. 

Cuore di Gesù, attiraci a Te e trasformaci; 

porta a noi le ricchezze del Tuo Amore infinito, 

brucia in esso le nostre deficienze e le nostre infedeltà; 

aumenta in noi la fede, la speranza, la carità. 

Ti chiediamo infine che, dopo averTi amato e servito in questa terra, 

Tu ci riunisca nella gioia eterna del Tuo Regno. 

Amen.

 

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Al Sacro Cuore di Gesù

 

Cuore santissimo di Gesù,

fonte di ogni bene,

ti adoro, ti amo, ti ringrazio

e, pentito vivamente dei miei peccati,

ti presento questo povero mio cuore.

Rendilo umile, paziente, puro

e in tutto conforme ai desideri tuoi.

Proteggimi nei pericoli,

consolami nelle afflizioni,

concedimi la sanità del corpo e dell’anima,

soccorso nelle mie necessità spirituali e materiali,

la tua benedizione in tutte le mie opere

e la grazia di una santa morte.

 

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Atto di oblazione al Sacro Cuore

Eccomi pronto, o Gesù mio, mite e dolce agnello divino, perennemente immolato sui nostri altari per la salvezza degli uomini: io voglio unirmi a te, soffrire con te, immolarmi con te. A questo fine ti offro tutte le pene, le amarezze, le umiliazioni e le croci di cui è piena la mia vita. Te le offro secondo tutte le intenzioni per cui il Tuo Cuore dolcissimo offre e immola se stesso. Possa il mio modesto sacrificio ottenere le tue benedizioni per la Chiesa, per il sacerdozio, per i poveri peccatori, per la società. E tu, o caro Gesù, degnati di accettarlo dalle mani di Maria Santissima, in unione con il suo Cuore Immacolato. Amen.

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Breve atto di offerta al Sacro Cuore

Io N.N., per esservi grato e per riparare le mie infedeltà, vi dono il cuore, e interamente mi consacro a Voi, amabile mio Gesù, e col vostro aiuto propongo di non più peccare.

 

Indulgenza di 300 giorni.

Plenaria mensile purché dinanzi ad una immagine del S.Cuore (S.Penit. 15-III-1936)

 

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da recitare ogni giorno al SS.Cuore

Io vi saluto, o adorabile Cuore di Gesù, sorgente vivifica ed immutabile di gaudio e di vita eterna, tesoro infinito della Divinità, fornace ardentissima del supremo amore: Voi siete il mio rifugio, Voi la sede del mio riposo, Voi il mio tutto. Deh! Cuore amantissimo, infiammate il mio cuore di quel vero amore di cui avvampate: infondete nel mio cuore quelle grazie di cui Voi siete la fonte. Fate che l’anima mia sia totalmente unita alla vostra, e la mia volontà divenga alla vostra ognora conforme; giacchè io desidero che da oggi innanzi il piacer vostro sia la regola e lo scopo di tutti i miei pensieri, affetti ed operazioni. Così sia.

 

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Litanie al Sacro Cuore

 

Signore, pietà. Signore pietà
Cristo, pietà. Cristo pietà
Signore, pietà. Signore pietà
Cristo, ascoltaci. Cristo, ascoltaci
Cristo, esaudiscici. Cristo, esaudiscici

 

Padre del cielo, che sei Dio, Abbi pietà di noi.

Figlio, Redentore del mondo, che sei Dio, Abbi pietà di noi.
Spirito Santo, che sei Dio, Abbi pietà di noi.
Santa Trinità, unico Dio, Abbi pietà di noi.

 

Cuore di Gesù, Figlio dell’eterno Padre, abbi pietà di noi.

Cuore di Gesù, formato dallo Spirito Santo nel grembo della Vergine Madre, abbi pietà di noi.

Cuore di Gesù, sostanzialmente unito al Verbo di Dio, abbi pietà di noi.

Cuore di Gesù, infinitamente maestoso, abbi pietà di noi.

Cuore di Gesù, tempio santo di Dio,

Cuore di Gesù, tabernacolo dell’Altissimo, abbi pietà di noi.

Cuore di Gesù, abitazione di Dio e porta del cielo, abbi pietà di noi.

Cuore di Gesù, fornace ardente di carità, abbi pietà di noi.

Cuore di Gesù, santuario di giustizia e di carità, abbi pietà di noi.

Cuore di Gesù, traboccante di bontà e di amore, abbi pietà di noi.

Cuore di Gesù, abisso di tutte le virtù, abbi pietà di noi.

Cuore di Gesù, degnissimo d’ogni lode, abbi pietà di noi.

Cuore di Gesù, sovrano e centro di tutti i cuori, abbi pietà di noi.

Cuore di Gesù, nel quale sono tutti i tesori della sapienza e della scienza, abbi pietà di noi.

Cuore di Gesù, nel quale abita la pienezza della divinità, abbi pietà di noi.

Cuore di Gesù, nel quale il Padre si è compiaciuto, abbi pietà di noi.

Cuore di Gesù, dalla cui pienezza noi tutti abbiamo attinto, abbi pietà di noi.

Cuore di Gesù, desiderio dei colli eterni, abbi pietà di noi.

Cuore di Gesù, paziente e immensamente misericordioso, abbi pietà di noi.

Cuore di Gesù, generoso verso coloro che ti invocano, abbi pietà di noi.

Cuore di Gesù, sorgente di vita e di santità, abbi pietà di noi.

Cuore di Gesù, propiziazione per i nostri peccati, abbi pietà di noi.

Cuore di Gesù, ricoperto di obbrobrii, abbi pietà di noi.

Cuore di Gesù, spezzato per causa dei nostri peccati, abbi pietà di noi.

Cuore di Gesù, obbediente fino alla morte, abbi pietà di noi.

Cuore di Gesù, trafitto dalla lancia, abbi pietà di noi.

Cuore di Gesù, sorgente di ogni consolazione, abbi pietà di noi.

Cuore di Gesù, nostra vita e risurrezione, abbi pietà di noi.

Cuore di Gesù, nostra pace e riconciliazione, abbi pietà di noi.

Cuore di Gesù, vittima dei peccatori, abbi pietà di noi.

Cuore di Gesù, salvezza di quanti sperano in te, abbi pietà di noi.

Cuore di Gesù,speranza di quanti muoiono in te, abbi pietà di noi.

Cuore di Gesù, felicità di tutti i Santi, abbi pietà di noi.

 

Agnello di Dio che togli i peccati del mondo,
perdonaci, o Signore.

Agnello di Dio che togli i peccati del mondo,
ascoltaci, o Signore.

Agnello di Dio che togli i peccati del mondo,
abbi pietà di noi.

 

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https://www.preghiereperlafamiglia.it/GIUGNO.htm

IL VANGELO SECONDO SAN MATTEO: CAPITOLI 3 E 4 BATTESIMO TENTAZIONE E INIZIO MISSIONE


Il Vangelo secondo  San Matteo 

Capitolo 3

1In quei giorni venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea 2dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!».
3Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaia quando disse:
Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!
4E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico.
5Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui 6e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
7Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? 8Fate dunque un frutto degno della conversione, 9e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. 10Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. 11Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. 12Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
13Allora Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. 14Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». 15Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. 16Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. 17Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».


Capitolo 4

1Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. 2Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. 3Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». 4Ma egli rispose: «Sta scritto:
Non di solo pane vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».
5Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio 6e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti:
Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo
ed essi ti porteranno sulle loro mani
perché il tuo piede non inciampi in una pietra».
7Gesù gli rispose: «Sta scritto anche:
Non metterai alla prova il Signore Dio tuo».
8Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria 9e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». 10Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti:
Il Signore, Dio tuo, adorerai:
a lui solo renderai culto».
11Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.
12Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, 13lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, 14perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia:
15Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
16Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta.
17Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
18Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. 19E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». 20Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. 21Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. 22Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
23Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. 24La sua fama si diffuse per tutta la Siria e conducevano a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì. 25Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.

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Il testo della nuova traduzione della Bibbia CEI 2008

http://www.gliscritti.it/dchiesa/bibbia_cei08/indice.htm#vangeli
 
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A CURA DEL CENTRO STUDIO ” BIBBIA: IL NUOVO TESTAMENTO”
 
https://sites.google.com/site/bibbiailnuovotestamento/home/il-vangelo-secondo-san-matteo-capitoli-3-e-4-battesimo-e-tentazione

23 FEBBRAIO 2020: VII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO A

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VII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Anno A

MISSALE  ROMANUM VETUS  ORDO
 

LETTURE: Lv 19,1-2.17-18; Sal 102; 1 Cor 3,16-23; Mt 5,38-48
 

Amare anche i nemici

Il comandamento dell’amore del prossimo non era sconosciuto prima di Gesù. Infatti nell’Antico Testamento non si era mai pensato che si potesse amare Dio senza interessarsi del prossimo (prima lettura). Nei Proverbi si trova addirittura una affermazione che Gesù sembra ripetere quasi con le stesse parole: «Se il tuo nemico ha fame, dagli pane da mangiare; se ha sete, dagli acqua da bere… e il Signore ti ricompenserà» (Pr 25,21-22).

Un comandamento paradossale
Nella sua formulazione, nei suoi contenuti e nella sua forte esigenza il comandamento di Gesù è nuovo e rivoluzionario. E’ nuovo per il suo universalismo, per la sua estensione in senso orizzontale: non conosce restrizioni di sorta, non tiene conto di eccezioni, di confini, di razza, di religione, ma si rivolge all’uomo nell’unita e nell’uguaglianza della sua natura. E’ nuovo per la misura, per l’intensità, per la sua estensione verticale. La misura è data dal modello stesso che ci viene presentato: «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, cosi amatevi anche voi gli uni gli altri» (Gv 13,34). La misura del nostro amore verso il prossimo è quindi l’amore stesso che Cristo ha per noi; anzi 1’amore stesso che il Padre ha per Cristo, perché: «Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi» (Gv 15,9). Dio è amore (1 Gv 4,16) e in questo si manifesta il suo amore: egli ci ama per primo e invia il suo Figlio per espiare i nostri peccati (1 Gv 4,10). E’ nuovo per il motivo che ci propone: amare per l’amore di Dio, per gli stessi suoi scopi divini; esclusivamente disinteressati; con amore purissimo; senza ombra di compenso (Mt 5,46). Amarci come fratelli, con un amore che cerca il bene di colui che si ama, non il nostro bene. Amare come Dio che non cerca il bene nella persona che ama, ma crea il bene in essa, amandola. E’ nuovo perché Cristo lo eleva al livello dello stesso amore per Dio. Se la concezione giudaica poteva lasciar credere che l’amore fraterno si pone sullo stesso piano degli altri comandamenti (Lv 19,18), la visione cristiana gli dà un posto centrale, unico. Nel Nuovo Testamento l’amore del prossimo appare indissociabilmente legato al precetto dell’amor di Dio.

Creare occasioni di incontro
«Nemici non sono solo quelli che ci odiano e ci fanno del male, coloro con cui abbiamo insanabili contrasti; ma anche quanti hanno il torto di pensarla diversamente da noi, militando dall’altra parte, quelli che mostrando di non accorgersi di noi, ci abbandonano alla nostra solitudine. Spetta alla carità creare per loro occasioni di incontro e di apertura, prestarsi a rompere la propria cerchia, reinventare l’ospitalità, sfidare l’indifferenza. Se si vuol cominciare a far venire il Regno, bisogna cambiare il metodo di convivenza e valorizzare l’incontro. L’amicizia non solo va data, ma va ricevuta con altrettanto impegno, e cosi fiorirà la riconoscenza che e l’altra metà del volersi bene. Non basta amare il prossimo insieme a Dio, bisogna lasciarsi amare se non si vuol rinunziare alla risposta che Dio ci offre nel prossimo» (CdA, p. 357).

Non dobbiamo anche farci perdonare?
Nel nome della religione e di Cristo i cristiani si sono divisi, lacerando così il corpo di Cristo. Hanno visto nel fratello un nemico, si sono «scomunicati» a vicenda, chiamandosi eretici, bruciando libri ed effigi… E’ stato versato sangue, è esploso odio nelle guerre di religione. L’orgoglio, il disprezzo e la mancanza di carità hanno caratterizzato le diatribe teologiche e gli scritti apologetici. I nemici di Dio, della Chiesa, della religione sono stati combattuti con le armi e con l’odio. Sono state lanciate campagne e crociate. Oggi la Chiesa ha superato, o si avvia a superare, tanti di questi limiti. Non ci sono più eretici, ma fratelli separati; non ci sono più avversari, ma interlocutori; non guardiamo più a ciò che divide, ma prima di tutto a ciò che unisce; non condanniamo in blocco e aprioristicamente le grandi religioni non cristiane, ma vediamo in esse autentici valori umani e precristiani che ci consentono di entrare in dialogo.
Ma l’intolleranza e la polemica sono sempre in agguato. Non capita forse che esercitiamo all’interno della stessa nostra Chiesa quell’aggressività e quella polemica eccessiva che prima era rivolta verso l’esterno? Quanti cristiani impegnati, venuto a mancare il bersaglio al di fuori, si sono rivolti a cercare i loro «nemici» all’interno della Chiesa e li combattono con puntiglio, senza amore e senza perdono!

 

Senza carità tutto è vanità delle vanità

Dai «Capitoli sulla carità» di san Massimo Confessore, abate
(Centuria 1, c. 1, 45. 16-17. 23-24. 26-28. 30-40; PG 90, 962-967)

La carità è la migliore disposizione dell’animo, che nulla preferisce alla conoscenza di Dio. Nessuno tuttavia potrebbe mai raggiungere tale disposizione di carità, se nel suo animo fosse esclusivamente legato alle cose terrene.
Chi ama Dio, antepone la conoscenza e la scienza di lui a tutte le cose create, e ricorre continuamente a lui con il desiderio e con l’amore dell’animo.
Tutte le cose che esistono hanno Dio per autore e fine ultimo. Dio è di gran lunga più nobile di quelle cose che egli stesso ha fatto come creatore. Perciò colui che abbandona Dio, l’Altissimo, e si lascia attirare dalle realtà create dimostra di stimare l’artefice di tutto molto meno delle cose stesse, che da lui sono fatte.
Chi mi ama, dice il Signore, osserverà i miei comandamenti (cfr. Gv 14, 15). E aggiunge «Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri» (Gv 15, 17). Perciò chi non ama il prossimo, non osserva i comandamenti di Dio, e chi non osserva i comandamenti non può neppure dire di amare il Signore.
Beato l’uomo che è capace di amare ugualmente ogni uomo. Chi ama Dio, ama totalmente anche il prossimo, e chi ha una tale disposizione non si affanna ad accumulare denaro, tutto per sé, ma pensa anche a coloro che ne hanno bisogno.
Ad imitazione di Dio fa elemosine al buono e al cattivo, al giusto e all’ingiusto. Davanti alle necessità degli altri non conosce discriminazione, ma distribuisce ugualmente a tutti secondo il bisogno. Né tuttavia si può dire che compie ingiustizia se a premio del bene antepone al malvagio colui che si distingue per virtù e operosità.
L’amore caritatevole non si manifesta solo nell’elargizione di denaro, ma anche, e molto di più, nell’insegnamento della divina dottrina e nel compimento delle opere di misericordia corporale.
Colui che, sordo ai richiami della vanità, si dedica con purezza di intenzione al servizio del prossimo, si libera da ogni passione e da ogni vizio e diventa partecipe dell’amore e della scienza divina.
Chi possiede dentro di sé l’amore divino, non si stanca e non viene mai meno nel seguire il Signore Dio suo, ma sopporta con animo forte ogni sacrificio e ingiuria e offesa, non augurando affatto il male a nessuno. Non dite, esclama il profeta Geremia, siamo tempio di Dio (cfr. Ger 7, 4). E neppure direte: La semplice e sola fede nel Signore nostro Gesù Cristo mi può procurare la salvezza. Questo infatti non può avvenire se non ti sarai procurato anche l’amore verso di lui per mezzo delle opere. Per quanto concerne infatti la sola fede: «Anche i demoni credono e tremano!» (Gc 2, 19).
Opera di carità è il fare cordialmente un favore, l’essere longanime e paziente verso il prossimo; e così pure usare rettamente e ordinatamente le cose create.

 

MESSALE

Antifona d’Ingresso   Sal 12,6
Confido, Signore, nella tua misericordia,
Gioisca il mio cuore nella tua salvezza,
canti al Signore che mi ha beneficato.

Dómine, in tua misericórdia sperávi.

Exsultávit cor meum in salutári tuo,

cantábo Dómino, qui bona tríbuit mihi.

 
Colletta
Il tuo aiuto, Padre misericordioso, ci renda sempre attenti alla voce dello Spirito, perché possiamo conoscere ciò che è conforme alla tua volontà e attuarlo nelle parole e nelle opere. Per il nostro Signore …

Praesta, quaesumus, omnípotens Deus, ut, semper rationabília meditántes, quae tibi sunt plácita, et dictis exsequámur et factis. Per Dóminum.

 
Oppure:

O Dio, che nel tuo Figlio spogliato e umiliato sulla croce, hai rivelato la forza dell’amore, apri il nostro cuore al dono del tuo Spirito e spezza le catene della violenza e dell’odio, perché nella vittoria del bene sul male testimoniano il tuo vangelo di riconciliazione e di pace. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura  Lv 19, 1-2. 17-18
Ama il prossimo tuo come te stesso.

Dal libro del Levitico
Il Signore parlò a Mosè e disse:
«Parla a tutta la comunità degli Israeliti dicendo loro: “Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo.
Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello; rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai di un peccato per lui.
Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore”».
 

Salmo Responsoriale  Dal Salmo 102
Il Signore è buono e grande nell’amore

Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tutti i suoi benefici.

Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue infermità,
salva dalla fossa la tua vita,
ti circonda di bontà e misericordia.

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Non ci tratta secondo i nostri peccati
e non ci ripaga secondo le nostre colpe.

Quanto dista l’oriente dall’occidente,
così egli allontana da noi le nostre colpe.
Come è tenero un padre verso i figli,
così il Signore è tenero verso quelli che lo temono.  

Seconda Lettura  1 Cor 3, 16-23
Tutto è vostro, ma voi siete di Cristo, e Cristo è di Dio.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli, non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi.
Nessuno si illuda. Se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo mondo, si faccia stolto per diventare sapiente, perché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio. Sta scritto infatti: «Egli fa cadere i sapienti per mezzo della loro astuzia». E ancora: «Il Signore sa che i progetti dei sapienti sono vani».
Quindi nessuno ponga il suo vanto negli uomini, perché tutto è vostro: Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio.

Canto al Vangelo   1Gv 2, 5
Alleluia, alleluia.

Chi osserva la parola di Gesù Cristo,
in lui l’amore di Dio è veramente perfetto.

Alleluia.

.

   
Vangelo   Mt 5, 38-48
Amate i vostri nemici.

Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.
Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».
 
 

Sulle Offerte
Accogli, Signore, quest’offerta espressione della nostra fede; fa’ che dia gloria al tuo nome e giovi alla salvezza del mondo. Per Cristo nostro Signore.

Mystéria tua, Dómine, débitis servítiis exsequéntes, súpplices te rogámus, ut, quod ad honórem tuae maiestátis offérimus, nobis profíciat ad salútem. Per Christum.

Comunione  Sal 9,2-3
Annunzierò tutte le tue meraviglie.
Io te gioisco ed esulto,
canto inni al tuo nome, o Altissimo.
 

Narrábo ómnia mirabília tua.

Laetábor et exsultábo in te,

psallam nómini tuo, Altíssime.

 
Oppure:    Gv 11, 27
Signore, io credo che tu sei il Cristo,
il Figlio del Dio vivente, venuto in questo mondo.

Dómine,

ego crédidi quia tu es Christus Fílius Dei vivi,

qui in hunc mundum venísti.


Oppure:
  Mt 5,46
«Se amate quelli che vi amano,
quale merito ne avete?», dice il Signore.

Dopo la Comunione
Il pane che ci hai donato, o Dio, in questo sacramento di salvezza, sia per tutti noi pegno sicuro di vita eterna. Per Cristo nostro Signore.

Praesta, quaesumus, omnípotens Deus, ut illíus capiámus efféctum, cuius per haec mystéria pignus accépimus. Per Christum.

FONTE:

https://www.maranatha.it/Festiv2/ordinA/A07page.htm

febbraio 15, 2020

VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO A 16 FEBBRAIO 2020

Risultato immagini per discorso beatitudini gesù

 
 
 
 
VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Anno A

MISSALE  ROMANUM VETUS  ORDO
 

LETTURE: Sir 15,15-20Sal 118; 1 Cor 2,6-10; Mt 5,17-37

La nuova legge

Gesù non è venuto ad abolire la legge, ma a portarla a compimento, a darle quel «di più» che la fa superare come legge e la fa accettare come scelta interiore. Di fatto la giustizia del fariseo si limita all’osservanza degli articoli di legge. La giustizia del cristiano non dipende prima di tutto dalla semplice osservanza della legge, ma dal fatto che gli ultimi tempi sono compiuti in Gesù, e che Gesù per primo e giunto ad obbedire alla legge in comunione con il Padre. Cristo stabilisce un nuovo criterio di valutazione morale: l’intenzione personale.

  

Il di più della nuova legge

E’ nel cuore che si decide l’atteggiamento più vero e più radicale dell’uomo, è lì che bisogna portare l’attenzione e la scelta: questa è la superiore esigenza della legge, il «di più» con cui Cristo la porta a compimento e a perfezione.

 Non basta non uccidere, bisogna non adirarsi (Mt 5,21s). Non basta non commettere adulterio, bisogna non desiderare la donna degli altri (Mt 5,27s). Non basta lavarsi le mani prima dei pasti, bisogna «purificare» l’interiore dell’uomo (Mc 7,1-23). Non basta erigere monumenti ai profeti, bisogna non farli tacere uccidendoli (Mt 23,29ss). Non basta dire: «Signore, Signore», ma bisogna « fare la volontà del Padre che è nei cieli» (Mt 7,21). Non basta dire parole senza fine nella preghiera, bisogna aver fede nella bontà di Dio (Mt 6,7). Non basta il sacrificio, non serve a niente l’atto di culto e l’osservanza dei precetti minori se non si pongono al primo posto nella propria vita morale la giustizia, la misericordia e la fede (Mt 9,13;   12,7;   23,23).

La legge viene imposta all’uomo dall’esterno. Se Gesù si limitasse soltanto a spiritualizzare la legge, il suo sarebbe un perfezionamento incompleto. Egli punta alla volontà, al cuore. Il «nuovo» apportato da Cristo è altrove: se Gesù esige un di più, la motivazione è in quel «ma io vi dico». Chi impone è Cristo, il quale ne ha dato per primo l’esempio. L’amore ai nemici, la sopportazione della sofferenza e della persecuzione sono resi possibili al cristiano perché è sollecitato e realmente aiutato dall’esemplare che ha davanti. Il cristiano non obbedisce soltanto a una legge, ma si mette sulla scia di Cristo che lo precede e che diventa per lui modello-legge-istanza suprema-forza interiore per il dono dello Spirito (Mt 3,11), premio-amore beatificante

 

Un passo avanti nella fraternità

Le parole di Gesù invitano il cristiano a qualcosa «di più», a fare un passo avanti nella fraternità. Non basta non uccidere il fratello, occorre rispettarlo, non prenderlo alla leggera, non sentirsi superiore a lui. Si può uccidere con le parole, con un giudizio duro, con un atteggiamento sprezzante. Si può uccidere il fratello relegandolo nell’isolamento, spegnendo il suo entusiasmo e i suoi progetti di bene, non permettendogli di esprimersi liberamente. Gli emarginati, gli anziani dei ricoveri, i deboli mentali, «i lontani» sono uccisi dal nostro crudele disinteresse, dal nostro isolamento, dal nostro dito puntato… Non si può onorare Dio se il fratello è disonorato, perché Dio è in ogni fratello che incontriamo, specialmente nei poveri, nei piccoli, negli umili, nei disprezzati, in quelli che noi, a volte, chiamiamo cretini («raca»)…

 

Un passo avanti nell’amore e nella sincerità

L’amore dell’uomo e della donna non è desiderio e ricerca egoistica della propria soddisfazione. L’amore è volere il bene dell’amato, è incontro libero e liberante. L’attrazione fisica senza amore è segno di una alienazione e immaturità profonda, è la negazione della liberta e della dignità della persona, è un tentativo di distruggere l’altro per fame una cosa, un oggetto.

Un amore vero radicato nella totalità della persona si inserisce nell’unica corrente d’amore che è Dio, un Amore che dona il Figlio: un dono totale, perché Cristo ha dato la sua vita per noi; un Amore che ha «promesso di essere presente in coloro che lo amano e con cuore retto e sincero custodiscono la sua parola» (colletta).

La famiglia deve vivere queste caratteristiche di amore, che la segnano profondamente e ne cementano l’unita. Dono totale. L’amore nel matrimonio o è cosi o non è nulla. Totale fino a darsi, a sacrificarsi completamente.

Le parole non sono fatte perché gli uomini se ne servano per ingannarsi a vicenda, ma perché ciascuno di essi porti a conoscenza degli altri il proprio pensiero. Ingannare gli altri significa travisare il segno della parola, farla diventare mezzo di divisione e di confusione anziché di comunione e di chiarezza. Cristo supera quindi la legge giudaica quando vieta la menzogna in ogni circostanza, rendendo cosi inutile il giuramento.

 

La parola di Dio è sorgente inesauribile di vita

Dai «Commenti dal Diatessaron» di sant’Efrem, diacono (1, 18-19; SC 121, 52-53)
Chi è capace di comprendere, Signore, tutta la ricchezza di una sola delle tue parole? E’ molto più ciò che ci sfugge di quanto riusciamo a comprendere. Siamo proprio come gli assetati che bevono ad una fonte. La tua parola offre molti aspetti diversi, come numerose sono le prospettive di coloro che la studiano. Il Signore ha colorato la sua parola di bellezze svariate, perché coloro che la scrutano possano contemplare ciò che preferiscono. Ha nascosto nella sua parola tutti i tesori, perché ciascuno di noi trovi una ricchezza in ciò che contempla.
La sua parola è un albero di vita che, da ogni parte, ti porge dei frutti benedetti. Essa è come quella roccia aperta nel deserto, che divenne per ogni uomo, da ogni parte, una bevanda spirituale. Essi mangiarono, dice l’Apostolo, un cibo spirituale e bevvero una bevanda spirituale (cfr. 1 Cor 10, 2).
Colui al quale tocca una di queste ricchezze non creda che non vi sia altro nella parola di Dio oltre ciò che egli ha trovato. Si renda conto piuttosto che egli non è stato capace di scoprirvi se non una sola cosa fra molte altre. Dopo essersi arricchito della parola, non creda che questa venga da ciò impoverita. Incapace di esaurirne la ricchezza, renda grazie per la immensità di essa. Rallegrati perché sei stato saziato, ma non rattristarti per il fatto che la ricchezza della parola ti superi. Colui che ha sete è lieto di bere, ma non si rattrista perché non riesce a prosciugare la fonte. E’ meglio che la fonte soddisfi la tua sete, piuttosto che la sete esaurisca la fonte. Se la tua sete è spenta senza che la fonte sia inaridita, potrai bervi di nuovo ogni volta che ne avrai bisogno. Se invece saziandoti seccassi la sorgente, la tua vittoria sarebbe la tua sciagura. Ringrazia per quanto hai ricevuto e non mormorare per ciò che resta inutilizzato. Quello che hai preso o portato via è cosa tua, ma quello che resta è ancora tua eredità. Ciò che non hai potuto ricevere subito a causa della tua debolezza, ricevilo in altri momenti con la tua perseveranza. Non avere l’impudenza di voler prendere in un sol colpo ciò che non può essere prelevato se non a più riprese, e non allontanarti da ciò che potresti ricevere solo un pò alla volta.

 

MESSALE

Antifona d’Ingresso   Sal 30,3-4
Sii per me difesa, o Dio, rocca e fortezza che mi salva,
perché tu sei mio baluardo e mio rifugio;
guidami per amore del tuo nome.

Esto mihi in Deum protectórem,

et in locum refúgii, ut salvum me fácias.

Quóniam firmaméntum meum et refúgium meum es tu,

et propter nomen tuum dux mihi eris, et enútries me.

 
Colletta
O Dio, che hai promesso di essere presente in coloro che ti amano e con cuore retto e sincero custodiscono la tua parola, rendici degni di diventare tua stabile dimora. Per il nostro Signore …

Deus, qui te in rectis et sincéris manére pectóribus ásseris, da nobis tua grátia tales exsístere, in quibus habitáre dignéris. Per Dóminum.


Oppure:

O Dio, che riveli la pienezza della legge nella giustizia nuova fondata sull’amore, fa’ che il popolo cristiano, radunato per offrirti il sacrificio perfetto, sia coerente con le esigenze del Vangelo, e diventi per ogni uomo segno di riconciliazione e di pace. Per il nostro Signore Gesù Cristo…

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura  Sir 15, 15-20
A nessuno ha comandato di essere empio.

Dal libro del Siràcide
Se vuoi osservare i suoi comandamenti, essi ti custodiranno;
se hai fiducia in lui, anche tu vivrai.
Egli ti ha posto davanti fuoco e acqua:
là dove vuoi tendi la tua mano.
Davanti agli uomini stanno la vita e la morte, il bene e il male:
a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà.
Grande infatti è la sapienza del Signore;
forte e potente, egli vede ogni cosa.
I suoi occhi sono su coloro che lo temono,
egli conosce ogni opera degli uomini.
A nessuno ha comandato di essere empio
e a nessuno ha dato il permesso di peccare.
 

Salmo Responsoriale
  Dal Salmo 118
Beato chi cammina nella legge del Signore.

Beato chi è integro nella sua via
e cammina nella legge del Signore.
Beato chi custodisce i suoi insegnamenti
e lo cerca con tutto il cuore.

Tu hai promulgato i tuoi precetti
perché siano osservati interamente.
Siano stabili le mie vie
nel custodire i tuoi decreti.

Sii benevolo con il tuo servo e avrò vita,
osserverò la tua parola.
Aprimi gli occhi perché io consideri
le meraviglie della tua legge.

Insegnami, Signore, la via dei tuoi decreti
e la custodirò sino alla fine.
Dammi intelligenza, perché io custodisca la tua legge
e la osservi con tutto il cuore.

Seconda Lettura  1 Cor 2, 6-10
Dio ha stabilito una sapienza prima dei secoli per la nostra gloria.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli, tra coloro che sono perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo mondo, né dei dominatori di questo mondo, che vengono ridotti al nulla. Parliamo invece della sapienza di Dio, che è nel mistero, che è rimasta nascosta e che Dio ha stabilito prima dei secoli per la nostra gloria.
Nessuno dei dominatori di questo mondo l’ha conosciuta; se l’avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria.
Ma, come sta scritto:
«Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì,
né mai entrarono in cuore di uomo,
Dio le ha preparate per coloro che lo amano».
Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito infatti conosce bene ogni cosa, anche le profondità di Dio.

Canto al Vangelo    Cf Mt 11,25
Alleluia, alleluia.

Benedetto sei tu, Padre, Signore del cielo e della terra,
perché ai piccoli hai rivelato i misteri del regno dei cieli.

Alleluia.

   
Vangelo  Mt 5, 17-37
Così fu detto agli antichi: ma io dico a voi …

Dal vangelo secondo Matteo
[In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:] «Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà dalla legge neppure un iota o un segno, senza che tutto sia compiuto.
Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli.
Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli. Poiché [io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non uccidere”; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio.] Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna.
Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e và prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei per via con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia e tu venga gettato in prigione. In verità ti dico: non uscirai di là finché tu non abbia pagato fino all’ultimo spicciolo!
[Avete inteso che fu detto: “Non commettere adulterio”; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.]
Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, càvalo e gettalo via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna. E se la tua mano destra ti è occasione di scandalo, tàgliala e gettala via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geenna.
Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto di ripudio”; ma io vi dico: chiunque ripudia sua moglie, eccetto il caso di concubinato, la espone all’adulterio e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
[Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non spergiurare, ma adempi con il Signore i tuoi giuramenti; ma io vi dico: non giurate affatto]: né per il cielo, perché è il trono di Dio; né per la terra, perché è lo sgabello per i suoi piedi; né per Gerusalemme, perché è la città del gran re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. [Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno».] 

Sulle Offerte

Questa nostra offerta, Signore, ci purifichi e ci rinnovi, e ottenga a chi è fedele alla tua volontà la ricompensa eterna. Per Cristo nostro Signore.

Hæc nos oblátio, quæsumus, Dómine, mundet et rénovet, atque tuam exsequéntibus voluntátem fiat causa remuneratiónis ætérnæ. Per Christum.

Comunione  Sal 77,29-30
Hanno mangiato e si sono saziati
e Dio li ha soddisfatti nel loro desiderio,
la loro brama non è stata delusa.

Manducavérunt, et saturáti sunt nimis,

et desidérium eórum áttulit eis Dóminus;

non sunt fraudáti a desidério suo.

Oppure:    Gv 3,16
Dio ha tanto amato il mondo da donare
il suo unico Figlio,
perché chiunque crede in lui
non perisca, ma abbia la vita eterna.

Sic Deus diléxit mundum,

ut Fílium suum Unigénitum daret,

ut omnis qui credit in eum non péreat,

sed hábeat vitam ætérnam.


Oppure:  
Cf Mt 5,19

Chi osserva e insegna agli uomini
i precetti del Signore,
sarà grande nel regno dei cieli.


Dopo la Comunione

Signore, che ci hai nutriti al convito eucaristico, f
a’ che ricerchiamo sempre quei beni che ci danno la vera vita. Per Cristo nostro Signore.

Cæléstibus, Dómine, pasti delíciis,

quæsumus, ut semper éadem,

per quæ veráciter vívimus, appetámus. Per Christum.

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I PRIMI CINQUE SABATI DEL MESE

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Per la Grande Promessa del Cuore Immacolato di Maria si richiedono le seguenti condizioni: 1. Fare cinque Confessioni il primo sabato del mese o comunque entro gli otto giorni prima. E’ possibile confessarsi anche entro otto giorni dopo, ma SOLO se non ci si deve accusare di uno o più peccati mortali. La Comunione, infatti, in peccato mortale è un terribile sacrilegio, per il quale Gesù disse a Santa Brigida: “Non esiste sulla terra supplizio che basti a punirlo”. Per ciascun Primo Sabato è, inoltre, necessaria la confessione con intenzione riparatrice. Suor Lucia chiese a Gesù: “E le persone che si dimenticassero di formulare questa intenzione riparatrice?”. Egli rispose: “Possono formularla nella confessione seguente”. 2. Fare cinque Comunioni riparatrici ogni primo sabato del mese. 3. Fare le Confessioni e le Comunioni per cinque mesi consecutivi, senza interruzione. 4. Recitare il S. Rosario (5 Misteri). Le meditazioni che lo accompagnano devono essere della durata complessiva di almeno un quarto d’ora, al fine di tenere compagnia e di consolare la Madre di Dio. E’ possibile cominciare questa pratica in qualsiasi mese dell’anno. Fondamentale è NON interromperla, altrimenti si deve ricominciare da capo. Sarà ugualmente accetta la pratica di questa devozione la domenica dopo il primo sabato, quando i Sacerdoti – per giusti motivi – la concederanno alle anime. Amici carissimi, i primi 5 sabati del mese sono un grandissimo dono di grazia, che vi consiglio VIVAMENTE, poiché non solo ci assicurano – se ben fatti – la salvezza eterna, ma soprattutto perché ci consentono di RIPARARE, di CONSOLARE nostra Madre, che è terribilmente offesa da ogni sorta di crimini. Il numero 5 è stato spiegato da Gesù stesso, che così disse: “Si tratta di riparare le cinque offese dirette al Cuore Immacolato di Maria: 1. le bestemmie contro la sua Immacolata Concezione; 2. le bestemmie contro la sua Verginità; 3. le bestemmie contro la sua Maternità divina, insieme al rifiuto di riconoscerla come Madre degli uomini; 4. l’opera di coloro che pubblicamente infondono nel cuore dei piccoli l’indifferenza, il disprezzo e perfino l’odio contro questa Madre Immacolata; 5. le offese di coloro che la oltraggiano direttamente nelle sue immagini sacre”. … Non indugiamo ancora, dunque! Avanti con coraggio, alla sequela di nostra Madre… che ci ama incommensurabilmente. E ci vuole tutti per sé. Un caro saluto a tutti in Gesù, Maria e Giuseppe!

 

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