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novembre 9, 2019

SINODO SULL’AMAZZONIA: RIFLESSIONE DI CRISTINA DE MAGISTRIS

 

Sinodo sull’Amazzonia: l’hanno scoronato

 
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CORRISPONDENZA ROMANA.IT
 
6 NOVEMBRE  2019
 
CRISTINA  DE MAGISTRIS
 
 

(Cristiana de Magistris) I nemici della Regalità di Nostro Signore Gesù Cristo, oggi continuamente offesa, usano impugnare a loro sostegno le parole pronunciate dal Salvatore stesso nel suo processo davanti a Pilato: «Il mio regno non è di questo mondo».

Occorre allora qualche precisazione esegetica per mostrare a costoro che, ad una lettura attenta, quelle parole del Signore non fanno che affermare ciò che essi pretendono negare. Regnum meum non est de hoc mundum, si legge nel Vangelo di Giovanni, e poco dopo, regnum meum non est hinc. La preposizione de come l’avverbio hinc indicano non un’appartenenza ma una provenienza. Dunque, la traduzione più corretta sarebbe: il mio regno non è da questo mondo, il mio regno non è da qui. Secondo la spiegazione che ne danno sant’Agostino e san Giovanni Crisostomo, queste parole vanno così interpretate ed esplicitate: la mia potenza e l’autorità per la quale Io sono re, dice il Signore, non hanno il loro principio e la loro origine nell’elezione degli uomini o in cause temporali. Le loro origini sono altrove: esse risalgono al mio eterno Padre. I regni della terra traggono la loro forza dal numero e dalla capacità del loro sudditi; il mio regno celeste ha forza in se stesso.
In altri termini, dicendo Regnum meum non est de hoc mundum, «il mio regno non è di questo mondo», il Signore mostra semplicemente che il suo potere non è soggetto alle vicissitudini comuni a tutti i regni che hanno le loro radici sulla terra, ma che, disceso dal cielo, il suo regno è eterno ed immutabile. Il Signore non ha detto: «Il mio regno non è di quaggiù», ma, secondo l’originale latino e greco, «il mio regno non è da quaggiù». Infatti, non v’è alcun dubbio che il suo regno sia in questo mondo fino alla consumazione dei secoli, e di tale regno, ben più grande e potente di quello che Pilato avrebbe immaginato e che i suoi attuali nemici credono di poter distruggere, Egli è e sarà sempre l’unico divino re.

Il regno di Cristo è infatti indistruttibile, poiché si fonda sulla sua unione ipostatica, ossia sulla sua unione alla divinità. Pio XI nell’Enciclica Quas primas, afferma che «è necessario rivendicare a Cristo uomo, nel vero senso della parola, il nome e i poteri di re»; infatti, soltanto in quanto è uomo può ricevere dal Padre «la potestà, l’onore e il regno», poiché come Verbo non può non avere in comune col Padre tutto ciò che è proprio della divinità. Per conseguenza, «Egli su tutte le cose create ha il sommo e assoluto impero» (ivi). Molto bene afferma san Cirillo di Alessandria che Cristo «ha il dominio su tutte le cose create, non estorto con violenza né venutogli dagli altri, ma per sua stessa essenza e natura»; tale principato viene a Cristo dalla sua unione ipostatica. Il che significa che «Cristo non solo deve essere adorato come Dio dagli Angeli e dagli uomini, ma che anche a lui come uomo debbono e gli Angeli e gli uomini essere soggetti ed obbedire”, poiché “per il solo fatto dell’unione ipostatica Cristo ebbe potestà su tutte le creature» (ivi).

A questo punto, le parole immortali di sant’Agostino suonano come un invito indeclinabile alla resipiscenza, rivolto non più al mondo, ma a quella gerarchia della Chiesa che sembra voler scoronare Cristo del suo titolo di re assoluto. «Che gran cosa fu per il re dei secoli farsi re degli uomini? […] Che il Figlio di Dio uguale al Padre, il Verbo per cui tutte le cose sono state fatte, abbia voluto essere re d’Israele è una degnazione non una promozione, è un segno di misericordia (per noi) non un aumento di potere (per Lui). Egli infatti, che fu appellato sulla terra re dei Giudei, è in cielo il Signore degli Angeli». In altri termini, scoronare Cristo non è un danno per Lui, che è e rimane re del cielo e della terra, ma per noi. «Gravemente errerebbe – scrive ancora Pio XI – chi togliesse a Cristouomo il potere su tutte le cose temporali, dato che egli ha ricevuto dal Padre un diritto assoluto su tutte le cose create, in modo che tutto soggiaccia al suo arbitrio». Se poi quest’errore viene iniettato nelle vene del corpo mistico di Cristo da chi dovrebbe debellarlo, allora siamo all’apostasia.

Nella festa di Cristo re è – provvidenzialmente e simbolicamente – terminato il Sinodo dell’Amazzonia, quasi intronizzando mostruosi e volgari idoli pagani, laddove occorreva riaffermare la regalità assoluta di Cristo sul tempo e sulla storia, sulla Chiesa e sul mondo. Pare che i Padri Sinodali – spogliati, per la prima volta in aula sinodale, delle loro insegne, scoronandosi, loro sì, della loro dignità – con a capo il Vescovo di Roma abbiano voluto ripetere il grido che si udì duemila anni fa in Gerusalemme: «Non vogliamo che costui regni su di noi!» (Lc 19, 14). Ma il regno di Cristo è eterno e indefettibile, perché – pur essendo in questo mondo – non trae le sue origini da esso ma dal cielo. E – ora come allora – coloro che tentano di opporvisi non fanno altro che realizzare i disegni dell’eterna sapienza, la quale tutto dispone per la gloria del suo Cristo: ogni sua apparente sconfitta prelude ad un più glorioso trionfo. Essi sono strumenti inconsapevoli di un piano eterno che li sovrasta, e meritano – oltre alla nostra ferma resistenza e doverosa riparazione – più la nostra fraterna compassione che la nostra ira, poiché ai suoi discepoli Cristo re continua a dire: «Confidate, io ho vinto il mondo» (Gv 16, 33), ma ai suoi nemici ripete: «Chiunque cadrà su questa pietra (che è Lui stesso) si sfracellerà; e colui sul quale questa pietra cadrà sarà stritolato» (Lc 20, 18). 

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https://www.corrispondenzaromana.it/sinodo-sullamazzonia-lhanno-scoronato/

novembre 8, 2019

VIGANÒ SUL SINODO: UNA FORMA INEDITA DI APOSTASIA E MUTAZIONE DELLA FEDE

 

 
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CARDINALE CARLO  MARIA VIGANO’
 
MARCO TOSATTI.COM
 
7 NOVEMBRE 2019
 

Cari Stilumcuriali, gli amici di LifeSiteNews ci hanno mandato il testo dell’intervista a Carlo Maria Viganò in tema di Sinodo dell’Amazzonia. Volentieri condividiamo queste riflessioni dell’ex Nunzio negli Stati Uniti, raccolte da Diane Montagna. Buona lettura.

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Eccellenza, come descriverebbe lo sviluppo della narrativa sul sinodo? C’è un’immagine che potrebbe riassumerla?

La navicella della Chiesa in preda ad una tempesta furibonda. Per sedare la tempesta, quei successori degli apostoli che hanno cercato lasciare Gesù a terra non avvedendosi più della Sua presenza si mettono ad invocare la Pachamama!

La profezia di Gesù: “Vedrete l’abominio della desolazione… vi sarà una tribolazione grande, quale mai avvenne dall’inizio del mondo fino a ora, né mai più ci sarà” (Mt 24,15.21).

L’abominazione di riti idolatrici ha fatto il suo ingresso nel Santuario di Dio dando luogo a una forma inedita di apostasia, i cui germi, attivi da lungo tempo, si stanno sviluppando con rinnovata efficacia. Il processo di mutazione interna della fede, che serpeggia nella Chiesa Cattolica da alcuni decenni, ha conosciuto con questo Sinodo una drammatica accelerazione verso la fondazione di un nuovo credo, compendiato da un nuovo culto. In nome dell’inculturazione, elementi pagani stanno infestando il Culto divino per trasformarlo in un culto idolatrico.

Quale è, secondo lei, la parte più preoccupante o problematica del documento finale?

La strategia di tutta l’operazione Sinodo per l’Amazzonia è l’inganno, l’arma preferita del demonio: dire mezze verità per ottenere un fine perverso. Scarsità di sacerdoti, perciò bisogna aprire ai sacerdoti sposati, al diaconato delle donne, per distruggere il celibato, prima in Amazzonia e poi in tutta la Chiesa. In quale continente la prima evangelizzazione della Chiesa cattolica è mai stata portata avanti da preti sposati? Le missioni in Africa, Asia, America Latina sono state promosse dalla Chiesa Latina, in minima parte dalle Chiese Orientali dal clero uxorato.

Il documento finale di questa assemblea vergognosamente manipolata, la cui agenda e i cui esiti sono stati capillarmente pianificati da lungo tempo, colpisce frontalmente l’edificio divino della Chiesa, attaccando la santità del sacerdozio cattolico, spingendo all’abolizione del celibato ecclesiastico e al diaconato femminile.

 

Che cosa ha rivelato la saga della Pachamama? Che cose bisogna fare per rispondere?

Ad Abu Dhabi papa Bergoglio ha sottoscritto che Dio ha voluto tutte le religioni. Nonostante la correzione fraterna offertagli di persona e per iscritto dal Vescovo Atanasio Schneider, papa Bergoglio ha disposto cha la sua dichiarazione eretica fosse insegnata nelle università pontificie e che venisse creata una Commissione apposita per diffondere questo grave errore dottrinale. Coerentemente con questa aberrante dottrina non fa meraviglia che anche il paganesimo, l’idolatria, vada inclusa fra le religioni volute da Dio. Il papa ce lo ha mostrato ed attuato personalmente, profanando i giardini vaticani, la chiesa di Santa Maria in Traspontina, dissacrando la stessa Basilica di San Pietro e la S. Messa di chiusura del Sinodo, collocando sull’altare della Confessione quella “piantina” idolatrica strettamente collegata con la Pachamama.

Secondo la tradizione della Chiesa, la chiesa di Santa Maria in Traspontina e la stessa Basilica di San Pietro devono essere riconsacrate attese le esecrabili profanazioni idolatriche che in esse sono state commesse.
La saga della Pachamama ha rivelato una violazione palese e gravissima del primo comandamento nonché la deriva idolatrica della “chiesa dal volto amazzonico”. Quel rito, avvenuto nel cuore della cristianità, presenziato da Bergoglio, assume la valenza di rito iniziatico della nuova religione. Il culto tributato alla pachamama è il frutto avvelenato di un “inculturazione” a qualsiasi prezzo, ed espressione fanatica dalla “Teologia India”. Il Sinodo ha offerto una rampa di lancio per questa nuova chiesa sincretista, neopagana, dedita al culto della Madre Terra, al mito naturalista del “buon selvaggio”, alla denuncia del modello occidentale e dello stile di vita delle società progredite. L’idolatria suggella l’apostasia: è il frutto del rinnegamento della vera fede; nasce da una sfiducia nei confronti di Dio per degenerare in protesta e ribellione.

«Adorare un idolo è adorare se stessi al posto di Dio… è adorare l’anti-dio che seduce e separa da Dio, il diavolo, come si vede chiaramente dalle parole di Gesù al diavolo tentatore nel deserto (cf. Mt 4,8-10).

L’uomo non può non adorare, deve però scegliere chi. Tollerando la presenza degli idoli – le Pachamama nel nostro contesto odierno – accanto alla fede, si dice che in fondo la religione è ciò che appaga i desideri dell’uomo. Gli idoli sono sempre avvincenti perché si adora ciò che si vuole e soprattutto non si hanno troppi grattacapi morali. Anzi, sono per lo più la sublimazione di tutti gli istinti umani. Il vero grattacapo però si ha quando la corruzione morale dilaga e infesta la Chiesa. Un “abbandono di Dio” all’impurità per essersi prostituiti ad altri dei, per aver scambiato la verità di Dio con la menzogna adorando e servendo le creature anziché il Creatore (cf. Rm 1, 24-25). Sembra proprio che San Paolo parli a noi uomini d’oggi. È il collasso dogmatico e morale la radice di questa triste parabola» (citazione da Padre Serafino Lanzetta).

Non possiamo rimanere indifferenti di fronte agli atti idolatrici a cui abbiamo assistito attoniti. Questi assalti contro la Santità della Chiesa nostra Madre reclamano da parte nostra una giusta e generosa riparazione. Urge riscoprire il senso della preghiera e della penitenza riparatrice, del digiuno, dei “piccoli sacrifici, dei fioretti”, e soprattutto dell’adorazione silenziosa e prolungata davanti al Santissimo Sacramento.

Imploriamo il Signore affinché ritorni a parlare al cuore della sua Sposa Amata, attirandola nuovamente a Sé nella grazia del primo ed irrevocabile amore, dopo aver errato per essersi resa al mondo e alle sue prostituzioni.

  

Il sinodo, he cosa ci ha dimostrato sulla natura della ‘sinodalità’?

La Chiesa non è una democrazia, ma il Sinodo dei Vescovi, da quando Paolo VI lo istituì con il Motu Proprio Apostolica Sollicitudo il 15 settembre 1965 ha sempre trattato problemi riguardanti la Chiesa universale, con diritto a parteciparvi di vescovi rappresentanti di tutte le Conferenze episcopali del mondo. Il Sinodo per l’Amazzonia non ha rispettato questo criterio.

La Chiesa in Amazzonia ha certamente grossi problemi propri che quindi devono essere affrontati sul piano locale. Per risolverli sarebbe stato sufficiente che i vescovi latino-americani avessero seguito le raccomandazioni che Papa Benedetto XVI fece loro in occasione della sua visita ad Aparecida nel 2007. Non lo hanno fatto. Anzi molti di loro hanno permesso, se non promosso, per decenni che i seguaci della teologia della liberazione e delle ideologie di origine in gran parte germanica, con i gesuiti in prima linea, continuassero a rifiutarsi di annunciare Cristo unico Salvatore.

Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci” (Mt. 7, 15). Una situazione fallimentare quella di una parte della Chiesa in Amazzonia, anche per quei nunzi apostolici in Brasile, come l’attuale Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, che hanno proposto candidati all’episcopato come quelli che abbiamo visto nell’attuale Sinodo per l’Amazzonia. Invece di un sinodo locale, con il Sinodo a Roma, invitando vescovi selezionati fra quelli più ciechi per guidare altri ciechi, si è cercato di esportare il contagio alla Chiesa universale?

Papa Francesco fa un uso contraddittorio e assai poco sinodale della sinodalità! “Sinodalità” è uno dei “mantra” dell’attuale pontificato, la soluzione magica a tutti i problemi che attanagliano la vita della Chiesa. La tanto conclamata “conversione sinodale” ha soppiantato la conversione a Cristo. Proprio per questo la sinodalità non è la soluzione bensì il problema.

Inoltre Papa Francesco sembra concepire la sinodalità a senso unico: gli attori, i contenuti e i risultati sono previsti ed orientati in maniera mirata ed univoca. L’istituzione sinodale ne risulta gravemente delegittimata, minando l’adesione credente dei fedeli.

Si ha inoltre l’impressione che lo strumento sinodale venga impugnato e maneggiato per affrancarsi dalla Tradizione e da quanto la Chiesa ha sempre insegnato. Come può esserci sinodalità dove non c’è fedeltà assoluta alla dottrina?

Parlando all’Angelus dell’assise appena conclusasi, Francesco ha affermato: “Abbiamo camminato guardandoci negli occhi e ascoltandoci, con sincerità, senza nascondere le difficoltà”. Queste parole evocano una sinodalità esercitata dal basso, e non a partire da Cristo Signore e dall’ascolto della sua eterna Verità, una sinodalità di natura sociologica e mondana, funzionale a un progetto meramente umano, ideologico.

 

 Quale è la sua opinione sul modo in cui l’organizzazione dei media vaticani ha gestito il sinodo? I critici sostengono che abbia perso del tutto credibilità.

Durante lo svolgimento del Sinodo abbiamo assistito ad una gestione della comunicazione in stile sovietico, con l’imposizione di una “versione ufficiale” che quasi mai coincideva con la realtà. Quando l’evidenza della menzogna o dell’ambiguità è stata messa in luce da tanti coraggiosi giornalisti si è negato o gridato al complotto.

Vesti stracciate, fino alla denuncia, per le dee madri pachamama gettate nel Tevere limaccioso! E i soliti epiteti: cattolici conservatori e fanatici, retrogradi che non credono nel dialogo, gente che ignora la storia stessa della Chiesa, secondo l’editoriale apparso su Vatican News, con tanto di citazione del santo cardinale Newman a favore delle sventurate statuette. Se non che, la citazione newmaniana secondo cui gli elementi di origine pagana sono santificati dalla loro adozione nella Chiesa, non solo testimonia la malafede di chi l’ha fatta ma si ritorce contro lo stesso. Essa infatti pone in evidenza la sostanziale differenza tra la sapiente prassi della Chiesa di Cristo e l’apostasia modernista. La Chiesa Romana infatti istituita per la distruzione della tirannide degli idoli demoniaci (pensiamo all’abbattimento dei templi di Apollo per mano di San Benedetto o della quercia sacra per mano di San Bonifacio) e la instaurazione del regno di Cristo assume le forme dell’antica religione pagana e le battezza. I nuovi modernisti, invece, che credono che Dio vuole positivamente la diversità delle religioni, si consegnano allegramente al sincretismo e all’idolatria.

 

Che cosa il sinodo ha messo a rischio o minacciato sulla Fede e sulla Chiesa? 

Il sinodo per l’Amazzonia si iscrive in un processo che mira niente meno che a cambiare la Chiesa. Il pontificato di papa Francesco è costellato di gesti clamorosi volti a scardinare dottrine, pratiche e strutture finora ritenute consostanziali alla Chiesa Cattolica. Egli stesso ha definito questa linea come un “cambio di paradigma”, cioè una netta cesura con la Chiesa che lo ha preceduto.

Con il Sinodo amazzonico è spuntata all’orizzonte l’utopia di una nuova chiesa tribalista ed ecologista, vecchio progetto di quel progressismo latino-americano, già fronteggiato da Giovanni Paolo II e dall’allora Cardinale Ratzinger, mai realmente debellato, ed ora promosso dal vertice della gerarchia cattolica. Con questo Sinodo si vuole procedere alla definitiva consacrazione della teologia della liberazione nella sua versione “verde” e “tribale. Con questo Sinodo, come già in altre occasioni, la Chiesa Cattolica appare allineata alle strategie che dominano la scena mondialista, supportate dai poteri forti e dalla grande finanza – strategie radicalmente antiumane ed intrinsecamente anticristiane, la cui agenda comprende altresì la promozione dell’aborto, l’ideologia gender, l’omosessualismo e la teoria del riscaldamento globale antropico assunta come un dogma.

Per tutti noi cattolici il panorama nella Santa Chiesa si sta facendo ogni giorno più oscuro. L’offensiva progressista in atto lascia presagire una vera rivoluzione, non solo quanto al modo di intendere la Chiesa, ma anche quanto ai riflessi apocalittici che emana per tutto l’ordine mondiale. Con profonda tristezza, vediamo l’attuale pontificato contraddistinto da fatti inusitati, comportamenti francamente sconcertanti e dichiarazioni in contrasto con la dottrina tradizionale, che seminano nelle anime un dubbio generalizzato su ciò che è la Chiesa Cattolica, su quali sono i suoi principi veri ed immutabili. Ci sentiamo in preda ad un caos religioso di dimensioni gigantesche. Se questo piano satanico avrà successo, i cattolici che vi aderiranno di fatto cambieranno religione e l’immenso gregge di Nostro Signore Gesù Cristo si ridurrà a una minoranza. Questa minoranza probabilmente avrà molto da soffrire. Ma sarà sostenuta dalla promessa di Nostro Signore che le porte degli inferi non prevarranno contro la Chiesa, e con Lui vincerà nel Trionfo del Cuore Immacolato di Maria promesso dalla Madonna a Fatima.

 

Che cosa pensa che gli organizzatori del sinodo abbiano ottenuto, dal loro punto di vista? Come è avanzata la loro agenda?

Gli organizzatori e protagonisti del Sinodo hanno certamente raggiunto uno dei loro obbiettivi: rendere la Chiesa più amazzonica e l’Amazzonia meno cattolica. Il paradigma amazzonico, pertanto, non costituisce il termine del processo di trasformazione a cui mira l’azione della così detta pastorale-rivoluzionaria promossa dall’attuale magistero papale. Esso funge da passerella per traghettare quello che resta dell’Edificio Cattolico verso una indistinta Religione Universale. Il paradigma amazzonico, con le sue componenti di venerazione panteistica della Madre Terra e di interconnessione utopica tra tutti gli elementi della natura dovrebbe consentire, secondo le speculazioni teologiche elaborate in area germanica, il superamento della religione cattolica tradizionale verso un Pantheon Mondialista e Apolide. Il recente Sinodo ha operato con successo nel senso della creazione di una chiesa amazzonica, costituita cioè da un insieme di credenze, di culti, di pratiche pagano-sacramentali, di liturgie inculturate in comunione con la Natura, con tanto di clero indio uxorato, in prospettiva anche femminile. Un progresso aberrante davvero significativo nell’agenda della “chiesa in uscita” affaccendata nel Processo della Grande Sostituzione del Cattolicesimo con un’Altra Religione, quella che glorifica l’Uomo al posto di Dio.

 

 Lei è stato Nunzio negli USA. Che osa pensa dell’idea che i laici inondino il Vaticano e la Nunziatura con le loro lettere?

“Il Regno di Dio soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono” (Mt 11, 12). Come ci invita il professor De Mattei, “bisogna militarizzare i cuori e trasformarli in una Acies ordinata. La Chiesa non ha paura dei suoi nemici e vince sempre quando i cristiani combattono. I nostri avversari sono uniti dall’odio verso il bene, noi dobbiamo unirci nell’amore al bene e alla verità”.

Questa non è una battaglia ordinaria ma una guerra! É urgente dare compattezza e visibilità alla resistenza cattolica di fronte al processo in corso di autodemolizione della Chiesa, superando anche “le tante incomprensioni che spesso dividono il campo dei buoni e cercare tra queste forze una unità di intenti e di azione, pur mantenendo le diverse legittime identità” (De Mattei).

In quest’ora gravissima, i laici sono certamente la punta di diamante della resistenza. Il loro coraggio deve interpellare noi pastori e spronarci ad uscire allo scoperto, con più coraggio e determinazione, a difesa della Sposa di Cristo. É rivolto proprio a noi Pastori il monito di Santa Caterina da Siena:

“Aprite l’occhio e guardate la perversità della morte che è venuta nel mondo, e singolarmente nel Corpo della Santa Chiesa. Ahimè, scoppi il cuore e l’anima vostra a vedere tante offese di Dio! Ahimè, basta tacere! gridate con centomila lingue. Vedo che, per il tacere, il mondo è guasto, la Sposa di Cristo è impallidita”.

 

  Vuole aggiungere qualche cosa?


l Padre eterno rivolse le seguenti parole all’intera corte celeste che lo ascolta:

«Davanti a voi mi lamento: Ho dato mia Figlia la Chiesa – a un uomo che l’affligge oltre misura e la tiene miseramente in ceppi».

Suo Figlio gli rispose: «È Colei che ho riscattato con il mio Sangue e che ho sposato con il mio Amore; ma ora mi è stata rapita con la violenza».

Il Padre esclamò: «Figlio mio, condivido il tuo lamento, la tua parola è la mia, le tue opere sono le mie. Sei in me ed io in te in modo inseparabile. Sia fatta la tua volontà». 

Poi la Madre di Dio disse: «Sei mio Dio e mio Signore e il mio corpo ha custodito le membra di tuo Figlio. Ora, non ti ho rifiutato nulla sulla terra: abbi dunque pietà di tua Figlia – la Chiesa – per amore delle mie preghiere».

Dio Padre replicò: «Poiché non mi hai rifiutato niente sulla terra, non voglio rifiutarti niente in cielo. Sia fatta la tua volontà».

Poi parlarono gli angeli e dissero: «Sei nostro Dio e nostro Signore, in te riceviamo ogni forma di bene e non abbiamo bisogno che di te. Quando ti scegliesti questa Sposa, ci complimentammo tutti; ma ora siamo giustamente avviliti, in quanto è stata consegnata a un malvagio che l’umilia miseramente e la copre di ingiurie. Per questo abbi misericordia di lei: la sua miseria è immensa, e non c’è nessuno che la consoli e la liberi se non Tu, Signore, Dio onnipotente!»

E disse agli angeli: «Voi siete miei amici e la fiamma del vostro amore brucia nel mio cuore. Avrò misericordia di mia Figlia – la mia Chiesa – per amore delle vostre preghiere». (Rivelazioni, Libro I, 24)

Lasciamo parlare ancora Santa Brigida:

«Scoprii che se un papa si mostrasse incline ad autorizzare il matrimonio dei sacerdoti, trarrebbe un giudizio terribile; Dio lo colpirebbe con cecità e sordità;, non potrebbe dire altro, ne’ fare ne’ gustare dell’ordine soprannaturale; e inoltre, dopo la sua morte, la sua anima sarebbe gettata nelle profondità dell’inferno, per rimanervi eternamente in preda dei demon., Sì, anche se il Santo Papa Gregorio avesse stabilito questa legge, non avrebbe mai ottenuto misericordia davanti a Dio se non l’avesse umilmente ritirata prima di morire». (Rivelazioni, libro VII, 10)

Signore, abbi misericordia della tua Chiesa, per amore delle nostre preghiere e delle nostre afflizioni!

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https://www.marcotosatti.com/2019/11/07/vigano-sul-sinodo-una-forma-inedita-di-apostasia-mutazione-della-fede/

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A cura di Diane Montagna

https://www.aldomariavalli.it/2019/11/06/monsignor-vigano-labominio-dei-riti-idolatrici-e-entrato-nel-santuario-di-dio/

IL CULTO DELLA DEA PACHAMAMA SI DIFFONDE NELLA CHIESA CATTOLICA

 
 
 
 
 
 
LE IMMAGINI DEL CULTO DELLA PACHAMAMA  DURANTE LA CELEBRAZIONE DELLA MESSA NELLA  PARROCCHIA
SANT ANTNI MARIA CLARET NELL’ISOLA DI MINORCA DELLE  BALEARI  SPAGNA
 
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GLORIA.TV
8 NOVEMBRE 2019
 

Culto di Pachamama di Francesco si diffonde

La parrocchia di Sant Antoni Maria Claret nell’isola di Minorca (Baleari, Spagna), ha celebrato Pachamama durante l’Eucarestia di Novus Ordo delle 10 del mattino, il 3 novembre.

Quattro ospiti hanno partecipato all’evento. Sono stati presentati come un “gruppo di missionari itineranti” che hanno partecipato al sinodo per l’Amazzonia e che tornavano in Amazzonia. Minorca non è una fermata intermedia per questo viaggio.

Una effigie di Pachamama è stata messa davanti all’altare. Un’altra attrazione era una giovane donna, sovrappeso e a petto nudo, in gonna hawaiiana “hula” con delle penne in testa.

La ragazza ha camminato a piedi nudi per la Chiesa, portando una lampada di olio di cocco. Gli altri tre, anch’essi coi piedi nudi, tamburellava e uno suonava uno strumento a corde primitivo.

A giudicare dalle immagini pubblicate sui social media, la congregazione era solo tiepidamente impressionata da quello spettacolo.

 
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https://gloria.tv/post/7r9LjTDJ1yS3AhranYe7dpNac
 
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GLORIA.TV
5 NOVEMBRE 2019
 

Predicatore di EWTN su Pachamama: “Finitela”, “Non siamo stupidi”, “Questo è un idolo”

I dirigenti della Chiesa che chiamano le Pachamama introdotte nel Sinodo per l’Amazzonia “un simbolo di fertilità e maternità” stanno facendo una “danza dell’errore”, ha detto il gesuita don Mitchell Pacwa, 70, su EWTN (5 novembre, sequenza video da vedere, sotto):

“Finitela. Non siamo stupidi. Proprio no. Questo è un idolo.” Pacwa ha chiamato il culto di Pachamama “sciocco pensiero New Age” che riporta agli anni ’70.

Pacwa ha criticato l’adorazione di Pachamama durante il Sinodo per l’Amazzonia, l’inno di Pachamama nella Cattedrale di Lima e la preghiera per Pachamama dei vescovi italiani.

Nondimeno, Pacwa vende i responsabili dello scandalo: “Scommetto che i vescovi italiani non sapevano cosa stava succedendo.” Preferisce incolpare di questo “enorme scandalo” alcuni sconosciuti “burocrati”, anche se Francesco ha partecipato molto apertamente e attivamente.

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https://gloria.tv/post/ugBZjB9irb1f4FsrHyaDdNizW
 
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GLORIA.TV
 
30 OTTOBRE 2019
 

Demone Pachamama adorato in Cattedrale a Lima

 

“Madre Terra, Pachamama, siamo qui per cantare a te” è stato l’inno demoniaco cantato durante la processione d’ingresso di una Eucarestia, il 1° settembre, nella Cattedrale di Lima, la capitale del Perù.

L’evento è stato presieduto dall’arcivescovo anti-Cattolico di Lima, Carlos Castillo.

L’inno promette anche conversione a Pachamama:

Pachamama, madre buona, distrutta senza amore,
il tuo suolo maltrattato, anche i fiumi impantanati,
non ci sono più foreste, solo città di cemento e solitudine,
perdona, Madre, la mia noncuranza, Madre Terra, mi devo convertire.

 
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https://gloria.tv/post/xH26nRhQ7noy1ikMvrKxBxSJE
 
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GLORIA.TV
29 10 2019
 

Mamma mia: vescovi italiani pregano Pachamama

La sezione italiana della “Missio”, organizzazione Pontificia per le missioni all’estero, aveva già pubblicato nell’aprile 2019, in una rivista dedicata al prossimo Sinodo per l’Amazzonia, una “preghiera” a Pachamama a pagina 17.

L’organizzazione è controllata dai vescovi italiani. Il testo è stato presentato come “Preghiera dei popoli Inca a Madre Terra”. Recita:

“Pachamama di questi luoghi,
bevi e mangia a volontà questa offerta,
affinché sia fruttuosa questa terra.
Pachamama, buona Madre
Sii propizia! Sii propizia!
Fa’ che i buoi camminio bene,
e che non si stanchino.
Fa’ che la semente spunti bene,
che non le succeda nulla di male.
che il gelo non la distrugga,
che produca buoni alimenti.
A te Io chiediamo:
donaci tutto.
Sii propizia! Sii proprizia!”

 
https://gloria.tv/post/XwQkNWYbJAoi1Nhc9i4dJ4nZj
 
 
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LA NUOVA BUSSOLA QUOTIDIANA.IT
 
29 10  2019
ANDREA ZAMBRANO
A Verona il parroco fa recitare una preghiera rituale alla Pachamama e i fedeli insorgono. Ma tutto parte da lontano: già in aprile l’organismo missionario della Cei invitava a pregare la Pachamama in preparazione al Sinodo. In un opuscolo in cui non compare nemmeno la parola Gesù, ma rivolto a parrocchie e fedeli, fa capolino la preghiera andina alla Madre terra. Siamo allo sdoganamento conclamato del paganesimo con l’imprimatur dei vescovi italiani. 

In una parrocchia di Verona il prete ha fatto recitare una preghiera alla Pachamama e su questo non ci possono essere interpretazioni discordanti dato che uno dei foglietti distribuiti in chiesa sta girando originale su internet.

Siamo a Verona, nella parrocchia del Sacro Cuore ed è qui che il 25 ottobre scorso il parroco don Claudio Castellani ha promosso una veglia missionaria chiamata Buen Vivir. Già dal sottotitolo si poteva comprendere che non si sarebbe trattato di una veglia come quelle che solitamente le parrocchie organizzano per chiedere al padrone della messe di inviare operai nella vigna: Veglia di preghiera sulla responsabilità verso Madre terra, con riferimento al Sinodo indetto dal Papa.

Dove sta la notizia? Sta in questo: ad un certo punto, tra una canzone di De Gregori e un’altra invocazione decisamente eterodossa, il parroco ha fatto leggere una preghiera alla Pachamama.

Ecco il testo: «Pachamama di questi luoghi, bevi e mangia a volontà questa offerta, affinché sia fruttuosa questa terra. Pachamama buona madre, sii propizia! Sii propizia! Fa che i buoi camminino bene e che non si stanchino. Fa che la semente spunti bene, che non succeda nulla di male, che il gelo non la distrugga, che produca buoni alimenti. A te lo chiediamo: donaci tutto. Sii propizia! Sii propizia».

Difficile a questo punto dimostrare che si sia trattato di un evento “culturale” di solidarietà nei confronti delle popolazioni andine (la Pachamama, è una divinità Inca, andina, non amazzonica). Il carattere di orazione e di invocazione non lascia spazio a dubbi.

Resisi conto che il parroco aveva appena fatto pregare una divinità pagana, che anticamente veniva evocata proprio nei sacrifici umani delle popolazioni precolombiane, alcuni fedeli hanno protestato – more evangelico – proprio col sacerdote. Il quale non solo ha rivendicato il gesto, ma se n’è addirittura vantato. Ai poveri fedeli non è restato altro da fare che – sempre more evangelico –  esprimere pubblicamente tutto il loro dolore. E’ partito così un tam tam di critica verso questa forma di idolatria diabolica all’interno di chiesa cattolica.

Così ad esempio, l’utente Filippo Grigolini, tra i primi a denunciare l’incursione feticista in chiesa: «Quelli che te la impongono (la Pachamama ndr) sono gli stessi che, se chiedi di venire a benedire la casa ti dicono che sei superstizioso…. se gli chiedi una cristiana benedizione dei campi a protezione del raccolto (le rogazioni), ti ridono dietro. Noi cattolici invochiamo San Isidoro e tanti altri. Loro intercedono per noi presso Dio».

Come non dargli ragione? La tradizione della Chiesa è ricca di rogazioni e soprattutto di preghiere apposite nelle quattro tempora, volte proprio a chiedere a Dio una fecondità di raccolti e di messe come benedizione di Dio sui frutti della terra. Un tesoro di preghiere che oggi la maggior parte dei sacerdoti non conosce neppure, figuriamoci se lo promuove.

Attenzione: nelle rogazioni si chiede il dono della fertilità della terra a Dio, che è creatore, non a un idolo che della terra ne è la rappresentazione idolatrica. La differenza sta tutta qui e sta alla base delle migliaia di martirii effettuati agli inizi dell’avventura cristiana per quei fedeli che non volevano sacrificare proprio a questo genere di raffigurazioni, come ad esempio offrire una scrofa gravida a Cerere/Demetra.

Torneremo presto anche a questo genere di sacrifici? Dio ce ne liberi, ma il fatto che si invochi una divinità pagana proprio con questo scopo getta un inquietante squarcio su quanto sta accadendo nella Chiesa. Anche quella italiana.

L’iniziativa di don Castellani non è infatti solo farina del suo sacco, sarebbe già preoccupante se fosse così, se fosse stato il prete a scrivere la preghiera, ma almeno ci saremmo consolati con l’episodio isolato.

Invece non è così. Il prete non ha fatto altro che eseguire pedissequamente quanto raccomandato ai preti dall’organismo pastorale della Cei che si occupa di missioni e che si chiama Missio. Presieduto dal vescovo di Bergamo monsignor Francesco Beschi e diretto dal sacerdote veronese don Giuseppe Pizzoli, missio è intervenuto da protagonista nel Sinodo appena concluso.

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https://lanuovabq.it/it/i-vescovi-italiani-vogliono-farci-pregare-la-pachamama-1

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A CURA DEL CENTRO CONTRO IL FALSO CATTOLICESIMO

https://sites.google.com/site/controilfalsocattolicesimo/home/il-culto-della-dea-pachamama-si-diffonde-nella-chiesa-cattolica

novembre 4, 2019

Amazonas-Synode: Warum aufsehenerregende Figuren im Tiber landeten

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Synodenteilnehmer mit der Figur bei der Eröffnung der Amazonas-Synode im Petersdom.
 
 
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Traditionalistische Katholiken warfen Holzfiguren ins Wasser

Amazonas-Synode: Warum aufsehenerregende Figuren im Tiber landeten

Holzstatuen aus einer römischen Kirche landen in den braunen Fluten des Tiber – traditionalistische Kreise feiern diese Bilder. Doch was sollten die indigenen Figuren in einer Kirche nahe dem Vatikan? Ein Fall, der auf eine ganz andere Auseinandersetzung verweist.

Von Christoph Paul Hartmann |  Rom – 22.10.2019

Das vierminütige Video machte in traditionalistischen Kreisen schnell die Runde. Zwei Männer gehen in den frühen Morgenstunden in die römische Kirche Santa Maria in Transpontina nahe dem Vatikan und sammeln in einer Seitenkapelle vier dort aufgestellte Holzfiguren ein, die jeweils eine nackte schwangere Frau darstellen. Unterlegt mit heroischer Musik tragen sie die Figuren auf eine Tiberbrücke in der Nähe der Engelsburg, stellen sie auf die Balustrade und stoßen sie nacheinander ins Wasser.

Die vier Figuren waren im Zusammenhang mit der im Vatikan tagenden Amazonas-Synode in die Kirche gekommen und hatten den Zorn ultra-konservativer Katholiken auf sich gezogen. Sie stammen von einem indigenen Volk am Amazonas, die dargestellte Frau trägt deshalb auch die Züge der Menschen in der Region. Promiment plaziert wurden die Figuren unter anderem während einer Baumpflanzung und einer Zeremonie jeweils zu Beginn der Amazonas-Synode – im Beisein von Papst Franziskus. In Santa Maria in Transpontina wurden sie Teil eines Arrangements weiterer indigener Kulturzeugnisse, darunter ein Boot, Geschirr, Teppiche und Tierfiguren. Auch beim Kreuzweg am Samstagabend war eine der Figuren dabei, als sichtbares Kulturzeichen vom Amazonas, denn viele Synoden-Bischöfe nahmen an der Prozession teil.

Leben, Fruchtbarkeit und Mutter Erde

Auf Nachfrage von Journalisten äußerte sich der Präfekt des vatikanischen Kommunikationsdikasteriums, Paolo Ruffini, am Montag zur Bedeutung der Figuren: “Wir haben bereits mehrfach wiederholt, dass die Figuren für das Leben, Fruchtbarkeit und die Mutter Erde stehen.” Durch die Figuren und die anderen Gegenstände sollte die Kultur der Menschen am Amazonas wohl auch physisch in Rom präsent sein.

Unter traditionalistischen Katholiken sorgten die Figuren von Anfang an für Aufregung. Von “heidnischer Liturgie” ist da die Rede und dass mit der Figur eigentlich die “Pachamama”, eine heidnische Göttin, gemeint sei. Das kanadische Portal “LifeSite” veröffentlichte eine Stellungnahme, die von den Männern hinter dem Video stammen soll. Sie schreiben, dass Gott und jeder, der ihm folgt, “von Mitgliedern unserer eigenen Kirche attackiert wird”. Man wolle das nicht akzeptieren und nicht länger Stillschweigen bewahren. “Wir handeln jetzt!” Die wortstarken Vorbehalte traditionalistischer Gruppen richten sich gegen die gesamte Amazonas-Synode. Das “Instrumentum laboris” wurde bereits als “häretisch” bezeichnet, besonders die Diskussionen um die Priesterweihe verheirateter Männer und das Frauendiakonat wird von diesen Kreisen sehr scharf abgelehnt.

Ruffini verurteilte Diebstahl und Zerstörung der Figuren am Montag. Die Aktion “widerspricht dem Geist des Dialogs, der uns immer inspirieren sollte. Ich weiß nicht, was ich anderes dazu sagen sollte, als dass es ein Diebstahl war. Das spricht wohl schon für sich selbst.” Mitglieder der Initiative “Amazonia casa comun” (Gemeinsames Haus Amazonien) sprachen von einem “Akt der Gewalt”. Darin zeige sich “religiöse Intoleranz und Rassismus” gegen indigene Völker.

Der Streit um die Figuren zeigt die verhärteten Fronten innerhalb der katholischen Kirche. Für die einen sind die schwangeren Frauen Symbol für Menschen einer Region, um die sich die Welt nicht ausreichend kümmert, die von Regierungen und auch der Kirche zu oft alleingelassen werden. Für die anderen wiederum stehen sie für den Versuch progressiver Katholiken, die Substanz des Glaubens von innen heraus zu zerstören. Der von Ruffini angemahnte “Geist des Dialogs” scheint da nur noch schwer umsetzbar zu sein.

Von Christoph Paul Hartmann

 

Alexander Tschugguel :Österreichischer Lebensschützer warf “Pachamama”-Figuren in Tiber

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Alexander Tschugguel
 

Österreichischer Lebensschützer warf “Pachamama”-Figuren in Tiber

Eine Aktion, die für große Diskussionen gesorgt hat: Am Rande der Amazonas-Synode wurden indigene Figuren aus einer Kirche entwendet und in den Tiber geworfen. Jetzt hat sich der Täter zu erkennen gegeben – und kündigt weitere Aktionen an.

Wien/Vatikanstadt – 04.11.2019

Der österreichische Abtreibungsgegner Alexander Tschugguel steckt nach eigener Aussage hinter dem Diebstahl der “Pachamama”-Statuen in Rom während der Amazonas-Synode. Das bekannte er in einem am Montag veröffentlichten YouTube-Video. “Hallo, mein Name ist Alexander Tschugguel und ich bin der Kerl, der die ‘Pachamama’-Statuen in den Tiber geworfen hat” – so stellt sich der Österreicher darin vor. Er gibt sich damit als einer der Männer zu erkennen, die am 21. Oktober die Figuren aus der römischen Kirche Santa Maria in Transpontina geholt und anschließend in den Tiber gestoßen haben.

Tschugguel erklärt in dem Video, bei einem Rom-Besuch anlässlich der Synode seien ihm die Figuren in der Kirche aufgefallen. Freiwillige Helfer dort hätten ihm erklärt, dass diese Zeichen für Fruchtbarkeit und Mutter Erde sind, sagte Tschugguel. “Das hier geht gegen das erste Gebot”, habe er festgestellt. Die Freiwillige hätten ihm darüber hinaus erklärt, dass die Menschen am Amazonas nicht von Missionaren getauft würden, da dies nicht Teil ihrer Kultur sei.

Der Diebstahl der Figuren hatte schon während der Synode für Aufregung gesorgt. Der Präfekt des vatikanischen Kommunikationsdikasteriums, Paolo Ruffini, betonte, dass die Figuren für das Leben, Fruchtbarkeit und die Mutter Erde stehen. Die Aktion “widerspricht dem Geist des Dialogs, der uns immer inspirieren sollte. Ich weiß nicht, was ich anderes dazu sagen sollte, als dass es ein Diebstahl war. Das spricht wohl schon für sich selbst”, sagte Ruffini. Papst Franziskus selbst nannte die Figuren nach der Tat “Pachamama” und entschuldigte sich für den Diebstahl öffentlich bei den Indigenen.

Die “Pachamama” symbolisiert in der indigenen Kultur die personifizierte Erdmutter, sie steht nicht nur für die Erde, sondern das ganze kosmische Gefüge. Allerdings wird sie von den Indigenen eher abstrakt wahrgenommen, Figuren von ihr kommen bei den Einheimischen des Amazonas nur sehr selten vor. Die Identifizierung der “Pachamama” mit einer Frau entstand erst durch den Einfluss der spanischen Kolonisten und die Vermischung des “Pachamama”-Konzepts mit der katholischen Marienverehrung. (cbr)

Müller: I riti Pachamama non sono inculturazione

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Il cardinale Müller

 
Il Cardinale Gerhard Müller
 
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LA NUOVA BUSSOLA QUOTIDIANA
 3 11 2019
 MARCO TOSATTI
 
 Nei giorni scorsi il cardinale Gerhard Müller, già prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, era negli Stati Uniti, dove ha partecipato a una conferenza per sacerdoti organizzata a Denver, Colorado, e dove ha concelebrato una messa insieme a decine di sacerdoti e al cardinale Raymond Burke. L’omelia della messa è stata pronunciata da Müller, senza un testo scritto in precedenza, e neanche delle note di appoggio. Uno dei sacerdoti presenti, Brian WQ. Harrison ne ha scritto una memoria, pubblicata da LifeSiteNews, con i punti principali toccati dal porporato.
 
È stata, a quanto pare, un’omelia piuttosto severa verso gli ultimi avvenimenti romani. Il cardinale ha iniziato criticando la “tiepida risposta” del Vaticano al recente articolo di Eugenio Scalfari sulla Repubblica, in cui come ricorderete (clicca qui), il 94enne fondatore del quotidiano romano affermava che papa Francesco gli aveva detto durante alcune conversazioni, di ritenere che Gesù, durante il suo tempo sulla terra, fosse solo un grande uomo e non il Figlio di Dio. Il Vaticano alla fine ha smentito l’affermazione di Scalfari, dicendo che papa Francesco non lo aveva mai detto. Ma Müller, ricordando le immortali parole del primo Papa a nostro Signore – “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” – disse che in questa situazione avremmo dovuto sentire quella professione di fede che veniva immediatamente e direttamente dalle labbra del successore di Pietro in persona, non solo dalle labbra di un addetto stampa del Vaticano.
 
Müller ha poi continuato condannando in maniera tagliente i recenti eventi in Vaticano e dintorni, incentrati sulle statuette di Pachamama (una divinità della “Madre Terra” venerata nelle Ande, in realtà, più che dagli amazzonici). Questi rituali si sono svolti nei giardini vaticani alla presenza di papa Francesco e di altri dignitari vaticani, e successivamente, durante il Sinodo, sono continuati nella chiesa romana di Santa Maria in Traspontina. Sua Eminenza ha affermato che si tratta di un grave abuso il fatto che tali riti animistici siano stati permessi in questi luoghi, e li ha denunciati applicando loro la tonante denuncia biblica degli dei pagani come demoni (cfr Dt 32:17; Sal 95: 5, 10, 105: 37; I Cor. 10:20). Il cardinale ha sottolineato che l’unico Sposo della Chiesa è Cristo, e che la Chiesa non guarda a divinità o spiriti di altro genere per ulteriore illuminazione.
 
Il cardinale Müller ha aggiunto che le attività di culto come i recenti rituali Pachamama non hanno “nulla a che fare con l’autentica inculturazione” del Vangelo. Perché rappresentano una regressione ai miti pagani invece di purificare ed elevare la cultura indigena tradizionale alla luce del messaggio di Cristo. Müller ha ricordato che quando il cristianesimo si è gradualmente incorporato nelle antiche culture greche e romane, la Chiesa non ha tentato di continuare a tenere in vita o rianimare nessuna adorazione delle divinità maschili e femminili del pantheon classico, né di mescolarle in qualche modo al culto cattolico. Piuttosto, ha detto, riferendosi all’enciclica Fides et Ratio di Papa Giovanni Paolo II, che la Chiesa ha preso i migliori elementi di queste culture – specialmente le intuizioni profonde della ragione umana elaborate da grandi filosofi come Platone e Aristotele – e li ha usati per spiegare e promuovere più efficacemente la suprema rivelazione di Dio in Cristo.
 
Il cardinale Müller ha concluso la sua potente omelia sottolineando che il pilastro centrale di ogni cultura che è autenticamente formata dal Vangelo non è l’assimilazione degli umani in una “interconnessione” esagerata con animali, piante, fiumi e terra, ma piuttosto un riconoscimento della singolare dignità della persona umana come creata a immagine di Dio e sollevata dall’Incarnazione di Cristo e dalla Redenzione del sacrificio alla dignità soprannaturale dei figli e delle figlie adottati da Dio.
 
Marco Tosatti
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Alexander Tschugguel racconta come e perchè ha gettato le statue di Pachamama nel Tevere.

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BLOG SABINO PACIOLLA
4 NOVEMBRE 2019
 
 
In questo video l’autore della sottrazione delle statue intagliate nel legno della Pachamama dalla Chiesa di Santa Maria in Traspontina, poi gettate nel Tevere, spiega il perché della sua azione. Riporto la trascrizione del video. Mi scuso con i lettori per qualche possibile imprecisione, ma il tutto è stato fatto con lo smartphone. 
 
 

Salve, mi chiamo Alexander Tschugguel, e sono la persona che ha gettato l’idolo Pachamama nel Tevere. Perché ho fatto questo? Dovete sapere che ho seguito molto da vicino quello che stava accadendo a Roma al Sinodo dell’Amazzonia, e ho pensato che avrei dovuto avere più informazioni. Per questo mi sono recato a Roma all’inizio del Sinodo per partecipare ad alcune conferenze che si sono tenute e avere più informazioni  da vicino su tutte le differenti problematiche dell’Amazzonia di cui si discuteva.

Ho visitato la Chiesa di Santa Maria in Traspontina che si trova proprio tra Castel Sant’Angelo e la Basilica di San Pietro. In quella chiesa c’erano due cappelle preparate per i visitatori del Sinodo dell’Amazzonia in cui c’erano simboli della cultura amazzonica e dell’area amazzonica. E tra questi vi erano le statue della cosiddetta Pachamama. I volontari che erano lì mi hanno spiegato che erano segni della fertilità, della Madre Terra, dell’ecologia integrale, e quando abbiamo parlato un po’ di più, mi hanno spiegato che il Sinodo non era appena una questione religiosa ma era più [una questione] politica. Avevo alcune domande [da porre] loro, ho chiesto loro  se i popoli nell’Amazzonia venissero battezzati dai missionari, e loro mi hanno detto di no, normalmente non è parte della loro cultura e così via. Alcuni sono rimasti sconvolti. Così io ed un mio amico che capiva il portoghese siamo ritornati per avere maggiori informazioni. E dalle informazioni che ho avuto ho capito che il tutto era contro il primo comandamento, che era sbagliato, che era la dea della fertilità, [la dea] della Madre Terra, [che la cosa era] contro il primo comandamento che dice: “Io sono il Signore Dio tuo, non avrai altro dio all’infuori di me”. Che non ti prostrerai davanti a un’immagine di idolo e così ho visto il video in cui si prostravano davanti a questa immagine nei Giardini Vaticani.

Sono ritornato in Austria ed ho pensato e ripensato a questa cosa, se fosse giusta, se fosse giusta, così con i mie amici siamo arrivati alla conclusione che avremmo dovuto farlo, che saremmo ritornati a Roma, che avremmo dovuto tirale fuori dalla chiesa [di Santa Maria in Traspontina], che le statue non appartengono alla Chiesa Cattolica, che sarebbero dovute stare fuori dalla chiesa. Per questo siamo partiti e siamo stati lì nella Chiesa al mattino presto due settimane fa. Ci siamo alzati, abbiamo bussato alle 6.30, ha risposto una certa Tina, ma apparentemente [la chiesa] non era aperta. Abbiamo girato un po’. Abbiamo pregato un rosario, mentre ci siamo seduti ad una panca vicino alla chiesa abbiamo pregato un rosario. Poi siamo entrati in chiesa, abbiamo guardato ad entrambe le cappelle per vedere dove fossero le Pachamama. Poi abbiamo visto dove stavano le Pachamama e abbiamo fatto in modo di prenderne quante più possibili. Ne abbiamo prese 5 statue, ci siamo recati verso Castel Sant’Angelo, sul ponte di Castel Sant’Angelo, vicino la statua dell’Angelo ed abbiamo gettato le statue nel Tevere una ad una. È stato un grande successo.

Per la verità sul momento non ci siamo resi conto della cosa. È stato qualche ora più tardi che ci siano resi conto del grande impatto che la cosa ha avuto sulla Chiesa Cattolica e sul Sinodo. Tutti stavano vedendo cosa stava accadendo al Sinodo e hanno cominciato a informarsi su cosa fossero le Pachamama, cosa sono effettivamente, che cosa rappresentano, che non sono cattoliche. Abbiamo avuto tonnellate di supporto e fantastiche persone hanno pregato per noi penso milioni di rosari, e così sono così contento che sia accaduto, perché, lo sapete, senza le preghiere l’un per l’altro nulla funziona.

Per questo ho deciso di rendere la cosa pubblica perché non voglio che pensino che sia stata un’azione codarda. Non ci siamo presentati al pubblico prima perché volevamo che parlasse la cosa stessa, che la gente parlasse della cosa e non di chi l’avesse compiuta. Dopo due settimane [dall’azione] e una settimana dalla fine del Sinodo siamo pronti a fronteggiarli. A dimostrare che siamo dei laici, che ci siamo alzati [per dire] che non ci piace quello che sta accadendo nella Chiesa Cattolica. Ora siamo ritornati a Vienna nella nostra stupenda città e siamo pronti per un maggior valore su questo. Iscrivetevi a questo canale YouTube e avrete nelle prossime ore o giorni un ulteriore video con maggiori informazioni e carenze del Sinodo.

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https://www.sabinopaciolla.com/breaking-video-vi-spiego-perche-abbiamo-buttato-le-pachamama-nel-tevere/

https://www.sabinopaciolla.com/breaking-video-vi-spiego-perche-abbiamo-buttato-le-pachamama-nel-tevere/

Alexander Tschugguel racconta come e perchè ha gettato le statue di Pachamama nel Tevere.

 

novembre 3, 2019

La voce del popolo cattolico amazzonico è stata disprezzata dai Padri sinodali

Filed under: BERGOGLIO PAPA FRANCESCO, BRAZIL, CULTURA CRISTIANA, vaticano — Tag:, , , , — mirabilissimo100 @ 12:25 am
 

Il 4 ottobre, alla vigilia dell’apertura dell’Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per la Regione Panamazzonica, rappresentanti dell’Istituto Plinio Corrêa de Oliveira (IPCO) hanno ufficialmente consegnato alla Segreteria del Sinodo una “Richiesta ai Padri sinodali: per un’Amazzonia cristiana e prospera (e non una immensa “favela verde” divisa in ghetti tribali)”.

Il documento recava le firme di oltre 20mila residenti dell’Amazzonia brasiliana, ecuadoriana e peruviana, raccolte da giovani volontari dell’IPCO, durante le vacanze scolastiche, in campagne pubbliche sulle strade delle principali città amazzoniche.

Nessuna delle richieste rispettosamente formulate da questa popolazione amazzonica è stata recepita dal Documento Finale dell’Assemblea Sinodale, mentre sì sono state accolte le rivendicazioni di ambienti internazionali promotori della psicosi ambientalista e di una minoranza di militanti indigenisti portati a Roma dalla Rete Panamazzonica (REPAM).

L’influenza di tale lobby ideologico-propagandistica viene riconosciuta subito nel primo paragrafo dello stesso Documento Finale, in cui i Padri sinodali si compiacciono per la “notevole presenza di persone provenienti dal mondo amazzonico che hanno organizzato atti di sostegno in diverse attività” e per la “massiccia presenza dei media internazionali” (D.F., n°1).

Mentre i firmatari della petizione dell’IPCO avevano chiesto al Sinodo di “ringraziare Dio per l’evangelizzazione dei missionari e per l’azione civilizzatrice dei colonizzatori che hanno portato i benefici del progresso” (Petizione n. 1), i Padri sinodali hanno ritenuto di dover denunciare “la colonizzazione militare, politica e culturale” motivata dalla “avidità e dall’ambizione dei conquistatori” (DF n ° 15), hanno ritenuto negativa “l’influenza della civiltà occidentale” (DF n ° 14) e, peggio ancora, hanno dichiarato che “spesso l’annuncio di Cristo è stato fatto in collusione con i poteri che hanno sfruttato le risorse e le popolazioni oppresse” (DF n ° 15), il che è assolutamente contrario alla verità storica ed è una ingiuria nei confronti degli eroici missionari di cui il Papa Pio XII si riferì in questi termini “L’opera missionaria, così nei Paesi già illuminati dalla luce del Vangelo, come nel campo stesso delle Missioni, guadagnò un tale impulso, una tale ampiezza esteriore, una tale vigoria interna, quali forse non si riscontrano con eguale intensità nella storia delle Missioni”.

Inoltre, i Padri sinodali hanno praticamente rinunciato a convertire i nativi ancora pagani dichiarando che “il dialogo ecumenico, interreligioso e interculturale deve essere assunto come un modo indispensabile della evangelizzazione” (DF n ° 24) e che la Chiesa deve operare su se stessa una “conversione culturale”, limitando l’annuncio della Buona Novella all’ “essere presenti, rispettare e riconoscere i loro valori, vivere e praticare l’inculturazione e l’interculturalità” (DF n ° 41).

I Padri sinodali sono categorici nel proposito di abbandonare la missione tradizionale: “Rifiutiamo un’evangelizzazione di stile colonialista. Annunciare la Buona Novella di Gesù implica riconoscere i germi della Parola già presenti nelle culture.

L’evangelizzazione che oggi proponiamo per l’Amazzonia, è l’annuncio inculturato che genera processi interculturali” (DF n ° 55).

Invece di ascoltare il “grido di angoscia per il pericolo che l’Amazzonia si trasformi in una immensa favela verde” (Petizione IPCO, n. 5), i Padri sinodali, intervenendo in modo improprio su questioni di natura scientifica per le quali mancano di qualsiasi mandato divino e competenza tecnica (il che rappresenta una chiara manifestazione di “clericalismo”), hanno erroneamente dichiarato che la deforestazione “è vicina a quasi il 17% della foresta amazzonica totale e che minaccia la sopravvivenza dell’intero ecosistema” ( DF n ° 11); che “la regione amazzonica è essenziale per la distribuzione delle precipitazioni nelle regioni del Sud America” (DF n ° 6) e che “è urgentemente necessario lo sviluppo di politiche energetiche che riducano drasticamente l’emissione di anidride carbonica (CO2) e altri gas legati ai cambiamenti climatici” (DF n. 77).

Inoltre, il Documento Finale parla di una presunta “drammatica situazione di distruzione che colpisce l’Amazzonia”, che si troverebbe “in una corsa sfrenata verso la morte”, provocando così “la scomparsa del territorio e dei suoi abitanti, in particolare delle popolazioni indigene” (DF n° 2), risultato della “appropriazione e privatizzazione di beni naturali” e di quelli che vengono chiamati “mega-progetti non sostenibili”, ovvero “progetti idroelettrici, concessioni forestali, disboscamento massiccio, monocolture, infrastrutture viarie, infrastrutture idriche, ferrovie, progetti minerari e petroliferi” (DF n° 10), frutto del “modello economico di sviluppo predatorio ed ecocida” (DF n° 46) e dell’ “estrattivismo predatorio che risponde alla logica dell’avidità, tipica del paradigma tecnocratico dominante” (DF n° 67).

Per i Padri sinodali, al contrario, è necessaria una “una conversione ecologica individuale e comunitaria che salvaguardi un’ecologia integrale” (DF n° 73), attraverso l’adozione di “una vita semplice e sobria” (DF n° 17) e “modificando le nostre abitudini alimentari (consumo eccessivo di carne e pesce/frutti di mare) con stili di vita più sobri” (DF n° 84).

Invece di “ripudiare con energia le ideologie neo-pagane” che diffondono “un concetto deformato di rispetto della natura” (Petizione IPCO n° 2), il Documento Finale del Sinodo afferma la necessità della preservazione “dei fiumi e delle foreste, che sono spazi sacri, fonte di vita e di saggezza” (DF n° 80) e che la vita delle comunità amazzoniche “si riflette nelle credenze e nei riti sull’azione degli spiriti della divinità, chiamati in innumerevoli modi, con e nel territorio, con e in relazione alla natura” (DF n° 14). Al contempo, il “buon vivere” dei popoli indigeni (sic!), sarebbe caratterizzato da una esistenza “in armonia con se stessi, con la natura, con gli esseri umani e con l’essere supremo, poiché c’è un’intercomunicazione tra tutto il cosmo, dove non ci sono né escludenti né esclusi (…). Tale comprensione della vita è caratterizzata dalla connessione e dall’armonia dei rapporti tra acqua, territorio e natura, vita comunitaria e cultura, Dio e le varie forze spirituali” (DF n° 9).

Anziché “rifiutare l’utopia comuno-tribalista” della Teologia della Liberazione (Petizione IPCO, n°3), i Padri sinodali hanno dichiarato che “la teologia india, la teologia dal volto amazzonico e la pietà popolare sono già ricchezze del mondo indigeno, della sua cultura e spiritualità” (DF n° 54) e che “ecoteologia, teologia della creazione, teologie indie, spiritualità ecologica” devono essere incluse nei contenuti accademici di formazione per un sacerdozio con volto amazzonico (DF n° 108).

L’Istituto Plinio Corrêa de Oliveira si rammarica del fatto che, invece di chiedere alla Santissima Vergine di preservare l’unità cattolica e la vocazione delle nazioni amazzoniche, i Padri Sinodali siano stati molto più sensibili agli effluvi preternatuali emanati dalla figura della Pachamama presente nell’aula sinodale e nelle cerimonie di culto idolatrico celebrate in suo onore nei giardini del Vaticano e nella chiesa di Santa Maria in Transpontina e che abbiano ignorato il profondo shock causato ai fedeli di tutto il mondo da tutto ciò, senza dire nemmeno una parola per deplorarlo inequivocabilmente.

L’IPCO auspica che, nella già annunciata Esortazione apostolica post-sinodale, Papa Francesco rifiuti gli errori sopra denunciati, così come la vera e propria rivoluzione ecclesiologica sollecitata dal Documento Finale del Sinodo, con le relative proposte di concedere numerosi ministeri ecclesiali ufficiali e a turno a laici di entrambi i sessi, di aprire i ministeri del Lettorato e dell’Accolitato alle donne e di autorizzare l’ordinazione sacerdotale dei capi delle comunità sposati.

San Paolo, 30 ottobre 2019

Istituto Plinio Corrêa de Oliveira

https://panamazonsynodwatch.info/it/2019/10/30/la-voce-del-popolo-cattolico-amazzonico-e-stata-disprezzata-dai-padri-sinodali/

IL PATRIARCA ELIA: IL SINODO DEL’AMAZZONIA E IL CELIBATO

Filed under: BERGOGLIO PAPA FRANCESCO, BRAZIL, CULTURA CRISTIANA, vaticano — Tag:, , , , , — mirabilissimo100 @ 12:21 am
Lo pseudo Papa Francesco sta ora pianificando, in particolare attraverso il Sinodo dell’Amazzonia, di scatenare un tale caos che la Chiesa non se ne riprenderà neanche entro prossimi 50 anni! Il Sinodo amazzonico non solo apre la Chiesa allo spirito di paganesimo, ma vuole trapiantarlo direttamente nella Santa Messa. Inoltre, con l’uso di frasi come l’arricchimento da parte delle tradizioni indigene, cerca di legalizzare la stregoneria, cioè il satanismo, nella Chiesa cattolica. In Africa, al contrario, i vescovi hanno scritto una lettera pastorale contro la stregoneria e la massoneria. Pertanto, i cristiani africani ortodossi sono entrati in controversie con Bergoglio. È interessante notare che Africa non ha problemi con il celibato ed ha abbastanza dei sacerdoti. La terza parte dell’Instrumentum Laboris promuove astutamente l’abolizione del celibato come se fosse solo un problema locale dell’Amazzonia. Questo territorio, tuttavia, ha bisogno soprattutto di vera missione! Ciò è necessariamente collegato al distanziamento dalla stregoneria e dalle pratiche pagane che sono contrarie al cristianesimo. L’ordinazione sacerdotale delle streghe indigene o l’abolizione del celibato non è per niente una soluzione della crisi nella Chiesa! Bergoglio ha un metodo specifico: giura fino alla morte di non essere a favore dell’abolizione di celibato, ma allo stesso tempo inventa le tecnologie per abolirlo in modo poco appariscente. Soprattutto usa il problema del celibato per far scalpore. Cerca quindi di distogliere l’attenzione dal problema più importante, cioè la vera restaurazione della Chiesa. E questo è un crimine e astuzia! La stessa tattica che distoglie l’attenzione, che usa Bergoglio, fu applicata al Concilio Vaticano II. Lo scopo principale era quello di impiantare di nascosto lo spirito dell’apostasia attraverso il neo-modernismo e il sincretismo con il paganesimo. Perché l’opposizione non si mobilizzasse, i sacerdoti furono trascinati dentro la cosiddetta riforma liturgica. Dovevano girare gli altari al popolo, rimuovere i tabernacoli dal centro della chiesa, rimuovere le griglie e i pulpiti… Ciò causò una certa confusione che distolse l’attenzione. Nel frattempo, tutte le facoltà teologiche furono penetrate dalle eresie del metodo storico-critico e dal sincretismo con il paganesimo. In 50 anni hanno avvelenato già due generazioni di sacerdoti! Oggi Bergoglio distoglie l’attenzione con un argomento attraente: l’abolizione del celibato. Anche se questo problema dovesse essere affrontato, certamente non dall’arcieretico Bergoglio e certamente non in un momento in cui il problema più ardente è lo sforzo di restaurare la Chiesa. Inoltre, Bergoglio cerca di distruggere l’istituzione del papato attraverso il decentramento. Domanda: Qual è attualmente il compito principale di sacerdoti e vescovi riguardo alla restaurazione della Chiesa? Risposta: Il compito principale è quello di smettere menzionare il nome di pseudo Papa eretico durante la Messa. Secondo la Scrittura e secondo i documenti della Chiesa, nessuno deve obbedirlo. Egli è un assassino spirituale, assassino della Chiesa Cattolica. Domanda: Che cosa bisogna fare ora per il restauro della Chiesa? Risposta: 1) È necessario eleggere il più presto possibile un Papa ortodosso anche a costo che Bergoglio rifiuta di dimettersi! 2) È necessario ripristinare la vera dottrina cattolica e sradicare le eresie contemporanee e l’intero sistema apostatico insieme alla rete omosessuale! La struttura di Bergoglio trasforma la Chiesa di Cristo in un’organizzazione satanica del New Age. Tutto ciò avviene attraverso l’abuso dell’autorità delle chiavi di Pietro. + Elia Patriarca del Patriarcato Cattolico Bizantino + Metodio, OSBMr + Timoteo, OSBMr Vescovi segretari del Patriarcato Cattolico Bizantino
 
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