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aprile 7, 2020

Alda D’Eusanio: “Petizione anti-Barbara D’Urso? Un atto di violenza contro la libertà”

 
FANPAGE.IT
 
5 APRILE 2020
 
DI VALERIA MORINI
 
Nel mare degli attacchi contro Barbara D’Urso per l’Eterno riposo recitato a Live insieme a Matteo Salvini, tra critiche dei colleghi e una petizione per cancellare i suoi programmi, la D’Eusanio va controcorrente e difende la collega, ricordando anche la sua cacciata dalla Rai. La raccolta firme sarebbe un gesto di violazione alla libertà di espressione: “Senza questo principio non è più democrazia”.
 
Nell’ultima settimana, Barbara D’Urso è finita nella bufera forse come mai prima d’ora, tra attacchi dei colleghi e una chiacchieratissima petizione per il blocco dei suoi programmi. La proverbiale “goccia che ha fatto traboccare il vaso” e scatenato l’anatema contro la già discussa conduttrice è stata l’ospitata di Matteo Salvini a Live – Non è la D’Urso il 29 marzo, con recita dell’Eterno Riposo per le vittime del coronavirus, tacciata di cattivo gusto, mera propaganda politica e persino blasfemia. Nell’ondata di critiche (che peraltro non hanno affatto fermato la messa in onda di Live), si è levata anche una voce in difesa della D’Urso: quella della collega Alda D’Eusanio.
 
“In questo periodo di prigionia casalinga per tutti noi, è accaduto un fatto che mi ha fatto molto riflettere, molto spiacevole”, sostiene la D’Eusanio in un video diffuso via Instagram, “Domenica 29 marzo, nel programma Live – Non è la D’Urso, c’era come ospite Matteo Salvini, il quale ha voluto dedicare un momento del suo spazio al ricordo dei morti per il Coronavirus e lo ha voluto fare con la preghiera dei defunti, L’Eterno Riposo. Questa ha scatenato un’azione violenta, siamo stati raggiunti sui nostri telefonini da una richiesta di petizione per chiudere i programmi della D’Urso”. Secondo la collega si tratterebbe di una grave violazione del diritto di pensiero: la D’Eusanio ha fatto il paragone con la sua vicenda personale, l’allontanamento dalla Rai dopo una discussa frase su un uomo disabile.
 
Questo significa chiudere la libertà di espressione e di pensiero a una conduttrice, a un programma, a un politico. Non ti piace la D’Urso? Esiste il telecomando. Non ti piace Salvini? Non lo voti. Ma non chiedi l’eliminazione della libertà del loro pensiero. Una democrazia senza questo principio non è più democrazia. Io per aver detto in un programma Rai a un ragazzo uscito dal coma fortemente handicappato che io, se avessi avuto un forte handicap, non avrei voluto vivere, sono stata cacciata. Per tre anni non ho potuto mettere piede in Rai, avevo espresso un mio pensiero. La libertà non ha valore se non includere la libertà di sbagliare, ma soprattutto di dire ciò che si pensa. La libertà è consentire a chi non le pensa come te di esprimere il suo pensiero.
 
La petizione contro la D’Urso ha quasi 500mila firme
Resta il fatto che la scena di Salvini e della D’Urso ha sollevato un polverone con pochi precedenti nella storia di Mediaset. Per la prima volta, molti volti televisivi (dal Biscione alla Rai) hanno apertamente criticato la collega, da Maurizio Costanzo a Giancarlo Magalli, senza dimenticare l’attacco durissimo del manager Lucio Presta che ha chiesto un intervento diretto dell’azienda. Intanto, la petizione su Change.org ha già raccolto quasi 500mila firme.
 
 
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Salvini e Barbara D’Urso recitano l’Eterno Riposo in diretta tv per le vittime di coronavirus
 
 
FANPAGE.IT
 
29 MARZO 2020
 
DI STEFANIA ROCCO
Durante il collegamento con Matteo Salvini a Live – Non è la D’urso, la conduttrice e il leader della Lega hanno recitato un Eterno Riposo per le oltre 10 mila vittime di coronavirus in Italia. “Mi tolgo 10 secondi per pensare a coloro che sono morti e ci guardano da lassù” è l’aggancio di Salvini. Il momento ha diviso il pubblico sui social.
 
Barbara D’Urso e Matteo Salvini hanno recitato l’Eterno Riposo in diretta tv a Live – Non è la D’Urso per le oltre 10 mila vittime di coronavirus in Italia. Un momento di preghiera che però ha diviso il pubblico sui social. Da una parte chi ha ritenuto fuori luogo l’intervento dei due, dall’altra chi invece ne ha condiviso lo spirito.
Matteo Salvini chiede di pregare in tv per le vittime
 
È stato Salvini, poco prima della fine del suo intervento, a chiedere alla conduttrice di poter rivolgere una preghiera alle vittime di coronavirus in Italia. “Permettimi dieci secondi per pensare ai dieci mila italiani che sono morti e ci seguono da lassù senza neanche essere stati salutati dai figli, dalle figlie, dalle mogli e dai mariti” ha detto il leader della Lega “Mi tolgo dieci, venti secondi alle mie parole che possono anche essere un di più per pensare veramente, alcuni li conosco personalmente, a coloro che non hanno potuto neanche salutare la mamma, il papà, il nonno o la nonna. Quindi mi taccio e dedico un Eterno Riposo a queste italiane e questi italiani che ci danno una mano da lassù a uscire da questo incubo”.
 
La preghiera recitata da D’Urso e Salvini in tv
L’appello di Salvini è stato accolto da qualche istante di silenzio della conduttrice che poi ha raccolto l’invito: “Se vuoi io lo dico, lo posso recitare perché tanto tutte le sere faccio il Rosario, non me ne vergogno, anzi sono orgogliosa di dirlo, quindi ‘l’Eterno Riposo dona loro Signore, splenda ad essi la luce perpetua, riposino in pace. Amen”. Salvini ha seguito la conduttrice solo nell’ultima parte della preghiera, recitandone i versi. Il video della preghiera recitata dalla conduttrice e dal leader della Lega è diventato immediatamente virale, con il programma che si è imposto in cima alla lista dei TT della serata.
 
 
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Salvini in TV recita “L’eterno riposo” con Barbara D’Urso. Famiglia Cristiana: “Inaccettabile”-TELE ITALIA VIDEO

 

aprile 5, 2020

DOMENICA DELLE PALME E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE

 

DOMENICA DELLE PALME
E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE  
 
 
 
 


LETTURE: Is 50,4-7; Sal 21; Fil 2,6-11; Lc 22,14-23.56

Cristo va incontro alla morte con libertà di figlio

Tutto l’impegno quaresimale di penitenza e di conversione in questa domenica viene focalizzato attorno al momento cruciale del mistero di Cristo e della vita cristiana: la croce come obbedienza al Padre e solidarietà con gli uomini, la sofferenza del Servo del Signore (cf prima lettura) inseparabilmente congiunta alla gloria (seconda lettura). La strada che Gesù intraprende per salvare (= per regnare) si pone in contrasto con ogni più ragionevole attesa perché egli sceglie non la forza e la ricchezza, ma la debolezza e la povertà. Il compendio della celebrazione odierna è offerto già nella monizione che introduce la processione delle Palme: «Questa assemblea liturgica è preludio alla Pasqua del Signore… Gesù entra in Gerusalemme per dare compimento al mistero della sua morte e risurrezione… Chiediamo la grazia di seguirlo fino alla croce per essere partecipi della sua risurrezione».

Il mistero della croce
Vertice della liturgia della Parola è la lettura della Passione: è a questo centro che occorre volgere l’attenzione, più che alla processione delle palme. I ramoscelli d’olivo non sono un talismano contro possibili disgrazie; al contrario, sono il segno di un popolo che acclama al suo Re e lo riconosce come Signore che salva e che libera. Ma la sua regalità si manifesterà in modo sconcertante sulla croce. Proprio in questo misterioso scandalo di umiliazione, di sofferenza, di abbandono totale si compie il disegno salvifico di Dio. Nell’impatto con la croce la fede vacilla: il peso di una forca schiaccia il Giusto per eccellenza e sembra dar ragione alla potenza dell’ingiustizia, della violenza e della malvagità. Sale inquietante la domanda del «perché» di questo cumulo insopportabile di sofferenza e di dolore che investe Gesù, il Crocifisso, e con lui tutti i crocifissi della storia. Sulla croce muoiono tutte le false immagini di Dio che la mente umana ha partorito e che noi, forse, continuiamo inconsciamente ad alimentare. Dov’è l’onnipotenza di Dio, la sua perfezione, la sua giustizia? Perché Dio non interviene in certe situazioni intollerabili?

« Portò il peso dei nostri peccati »
Solo la fede è capace di leggere l’onnipotenza di Dio nell’impotenza di una croce. E’ l’impotenza dell’Amore. Gesù ha talmente amato il Padre («obbediente fino alla morte e alla morte di croce»: seconda lettura) da accogliere liberamente il suo progetto «per noi uomini e per la nostra salvezza». Gesù non muore perché lo uccidono, ma perché egli stesso «si consegna» (cf Gal 2,20) con libertà sovrana, per amore. Questo amore supremo che egli dona perdendo se stesso e diventando solidale con tutte le umiliazioni, i dolori, i rifiuti patiti dall’uomo, dà la misura dell’annientamento (cf seconda lettura) di Gesù e manifesta il rovesciamento delle situazioni umane: la vera grandezza dell’uomo non sta nel potere, nella ricchezza, nella considerazione sociale, ma nell’amore che condivide, che è solidale, che è vicino ai fratelli, che si fa servizio. Dio vince il dolore e la morte non togliendoli dal cammino dell’uomo, ma assumendoli in sé. Il Dio giusto si sottrae ai nostri schemi di giustizia, che reclamerebbero la vendetta immediata sui cattivi e sugli accusatori dell’Innocente: la sua giustizia si rivela perdonando e togliendo all’omicida anche il peso del proprio peccato. Il vinto che perdona il vincitore lo libera dalla sua aggressività mortale mostrandogli come l’amore vinca l’odio.

Dio regna dal legno
Nel legno della croce le prime generazioni cristiane hanno saputo scorgere il segno della regalità di Cristo.
Gli evangelisti non hanno bisogno di attendere la risurrezione di Gesù per proclamare l’inizio del mondo nuovo. Già la croce è carica di novità, è l’inizio di un nuovo ordine di cose. Anche se tutto è apparentemente finito e le forze del male sembrano avere prevalso su Gesù, i segni che ne accompagnano la morte (cf Mc15,37-39; Mt 27,51) lasciano filtrare la novità: il velo del tempio si squarcia indicando che l’antico tempio con i suoi ordinamenti e le sue attese è finito. Il Tempio nuovo è il corpo di Cristo che Dio ricostruirà con la risurrezione; e il primo ad entrare in questo Tempio sarà un pagano, il centurione, per la sua professione di fede (Mc 15,38; Mt 27,54). Nell’annientamento del Figlio di Dio nasce una nuova umanità. Il mistero della morte diventa mistero di vita e di trionfo.
In questa domenica di Passione, la Croce è al centro della contemplazione della comunità cristiana che in essa legge il progetto misterioso di Dio e adora la regalità di Cristo. Una regalità che rinuncia a schemi di potenza umana, che indica per quali strade umanamente illogiche passi la «gloria», che diventa misura di confronto e di verifica net servizio dei fratelli.

  

   

Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele

Dai «Discorsi» di sant’Andrea di Creta, vescovo
(Disc. 9 sulle Palme; PG 97, 990-994)

Venite, e saliamo insieme sul monte degli Ulivi, e andiamo incontro a Cristo che oggi ritorna da Betània e si avvicina spontaneamente alla venerabile e beata passione, per compiere il mistero della nostra salvezza.
Viene di sua spontanea volontà verso Gerusalemme. E’ disceso dal cielo, per farci salire con sé lassù «al di sopra di ogni principato e autorità, di ogni potenza e dominazione e di ogni altro nome che si possa nominare» (Ef 1, 21). Venne non per conquistare la gloria, non nello sfarzo e nella spettacolarità, «Non contenderà», dice, «né griderà, né si udrà sulle piazze la sua voce» (Mt 12, 19). Sarà mansueto e umile, ed entrerà con un vestito dimesso e in condizione di povertà.
Corriamo anche noi insieme a colui che si affretta verso la passione, e imitiamo coloro che gli andarono incontro. Non però per stendere davanti a lui lungo il suo cammino rami d’olivo o di palme, tappeti o altre cose del genere, ma come per stendere in umile prostrazione e in profonda adorazione dinanzi ai suoi piedi le nostre persone. Accogliamo così il Verbo di Dio che si avanza e riceviamo in noi stessi quel Dio che nessun luogo può contenere. Egli, che è la mansuetudine stessa, gode i venire a noi mansueto. Sale, per così dire, sopra il crepuscolo del nostro orgoglio, o meglio entra nell’ombra della nostra infinita bassezza, si fa nostro intimo, diventa uno di noi per sollevarci e ricondurci a sé.
Egli salì «verso oriente sopra i cieli dei cieli» (cfr. Sal 67, 34) cioè al culmine della gloria e del suo trionfo divino, come principio e anticipazione della nostra condizione futura. Tuttavia non abbandona il genere umano perché lo ama, perché vuole sublimare con sé la natura umana, innalzandola dalle bassezze della terra verso la gloria. Stendiamo, dunque, umilmente innanzi a Cristo noi stessi, piuttosto che le tuniche o i rami inanimati e le verdi fronde che rallegrano gli occhi solo per poche ore e sono destinate a perdere, con la linfa, anche il loro verde. Stendiamo noi stessi rivestiti della sua grazia, o meglio, di tutto lui stesso poiché quanti siamo stati battezzati in Cristo, ci siamo rivestiti di Cristo (cfr. Gal 3, 27) e prostriamoci ai suoi piedi come tuniche distese.
Per il peccato eravamo prima rossi come scarlatto, poi in virtù del lavacro battesimale della salvezza, siamo arrivati al candore della lana per poter offrire al vincitore della morte non più semplici rami di palma, ma trofei di vittoria. Agitando i rami spirituali dell’anima, anche noi ogni giorno, assieme ai fanciulli, acclamiamo santamente: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele».

COMMEMORAZIONE DELL’
INGRESSO DI GESU’ IN GERUSALEMME

CELEBRAZIONE DELL’EUCARISTIA
Quando non c’è la processione, la Messa inizia come al solito

Antifona d’Ingresso  Sal 23,9-10
Sei giorni prima della solenne celebrazione della Pasqua, quando il Signore entrò in Gerusalemme, gli andarono incontro i fanciulli: portavano in mano rami di palma, e acclamavano a gran voce: 

Osanna nell’alto dei cieli:
Gloria a te che vieni,
pieno di bontà e di misericordia.

Sollevate, porte, i vostri frontali,
alzatevi, porte antiche,
ed entri il re della gloria.
Chi è questo re della gloria?
Il Signore degli eserciti è il re della gloria.

Osanna nell’alto dei cieli:
Gloria a te che vieni,
pieno di bontà e di misericordia.

 

Ante sex dies sollémnis Paschæ,

quando venit Dóminus in civitátem Ierúsalem,

occurrérunt ei púeri: et in mánibus portábant ramos palmárum

et clamábant voce magna, dicéntes: * Hosánna in excélsis:

 

Benedíctus, qui venísti in multitúdine misericórdiæ tuæ.

Attóllite, portæ, cápita vestra, et elevámini,

portæ æternáles, et introíbit rex glóriæ. Quis est iste rex glóriæ?

Dóminus virtútum ipse est rex glóriæ. * Hosánna in excélsis:

Benedíctus, qui venísti in multitúdine misericórdiæ tuæ.


Colletta
O Dio onnipotente ed eterno, che hai dato come modello agli uomini il Cristo tuo Figlio, nostro Salvatore, fatto uomo e umiliato fino alla morte di croce, fa’ che abbiamo sempre presente il grande insegnamento della sua passione, per partecipare alla gloria della risurrezione. Egli è Dio…

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura   Is 50,4-7
Non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi, sapendo di non restare confuso.

Dal libro del profeta Isaìa
Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo,
perché io sappia indirizzare
una parola allo sfiduciato.

Ogni mattina fa attento il mio orecchio
perché io ascolti come i discepoli.
Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio
e io non ho opposto resistenza,
non mi sono tirato indietro.

Ho presentato il mio dorso ai flagellatori,
le mie guance a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia
agli insulti e agli sputi.

Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto svergognato,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare confuso.

SALMO RESPONSORIALE  Dal Salmo 21
Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?

Si fanno beffe di me quelli che mi vedono,
storcono le labbra, scuotono il capo:
«Si rivolga al Signore; lui lo liberi,
lo porti in salvo, se davvero lo ama!».

Un branco di cani mi circonda,
mi accerchia una banda di malfattori;
hanno scavato le mie mani e i miei piedi.
Posso contare tutte le mie ossa.

Si dividono le mie vesti,
sulla mia tunica gettano la sorte.
Ma tu, Signore, non stare lontano,
mia forza, vieni presto in mio aiuto.

Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli,
ti loderò in mezzo all’assemblea.
Lodate il Signore, voi suoi fedeli,
gli dia gloria tutta la discendenza di Giacobbe,
lo tema tutta la discendenza d’Israele.

Seconda Lettura  Fil 2,6-11
Cristo umiliò se stesso, per questo Dio lo esaltò.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippèsi

Cristo Gesù,
pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio
l’essere come Dio,
ma svuotò se stesso
assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
Dall’aspetto riconosciuto come uomo,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.

Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome
che è al di sopra di ogni nome,
perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra,
e ogni lingua proclami:
«Gesù Cristo è Signore!»,
a gloria di Dio Padre. 

Canto al Vangelo   Fil 2,8-9
Lode e onore a te, Signore Gesù!

Per noi Cristo si è fatto obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome.
Lode e onore a te, Signore Gesù! 
  


Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Luca



Vangelo  Lc 22,14-23,56
La passione del Signore

 

Indicazioni per la lettura dialogata:
X = Gesù;  = Cronista;  =Discepoli e amici;  =Folla;  =Altri personaggi


Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione
C Quando venne l’ora, [Gesù] prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse loro: «Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, perché io vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio». C E, ricevuto un calice, rese grazie e disse: «Prendetelo e fatelo passare tra voi, perché io vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non verrà il regno di Dio».

Fate questo in memoria di me
C Poi prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me». C E, dopo aver cenato, fece lo stesso con il calice dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi».

Guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito!
«Ma ecco, la mano di colui che mi tradisce è con me, sulla tavola. Il Figlio dell’uomo se ne va, secondo quanto è stabilito, ma guai a quell’uomo dal quale egli viene tradito!». C Allora essi cominciarono a domandarsi l’un l’altro chi di loro avrebbe fatto questo.

Io sto in mezzo a voi come colui che serve
E nacque tra loro anche una discussione: chi di loro fosse da considerare più grande. Egli disse: «I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno potere su di esse sono chiamati benefattori. Voi però non fate così; ma chi tra voi è più grande diventi come il più giovane, e chi governa come colui che serve. Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve. Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove e io preparo per voi un regno, come il Padre mio l’ha preparato per me, perché mangiate e beviate alla mia mensa nel mio regno. E siederete in trono a giudicare le dodici tribù di Israele.

Tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli
Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli». C E Pietro gli disse: D «Signore, con te sono pronto ad andare anche in prigione e alla morte». C Gli rispose: X«Pietro, io ti dico: oggi il gallo non canterà prima che tu, per tre volte, abbia negato di conoscermi».

Deve compiersi in me questa parola della Scrittura
C Poi disse loro: X «Quando vi ho mandato senza borsa, né sacca, né sandali, vi è forse mancato qualcosa?». C Risposero: D «Nulla». C Ed egli soggiunse: X«Ma ora, chi ha una borsa la prenda, e così chi ha una sacca; chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una. Perché io vi dico: deve compiersi in me questa parola della Scrittura: “E fu annoverato tra gli empi”. Infatti tutto quello che mi riguarda volge al suo compimento». C Ed essi dissero: D«Signore, ecco qui due spade». C Ma egli disse: X «Basta!».

Entrato nella lotta, pregava più intensamente
C Uscì e andò, come al solito, al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono. Giunto sul luogo, disse loro: X «Pregate, per non entrare in tentazione». C Poi si allontanò da loro circa un tiro di sasso, cadde in ginocchio e pregava dicendo: X «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà». C Gli apparve allora un angelo dal cielo per confortarlo. Entrato nella lotta, pregava più intensamente, e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadono a terra. Poi, rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza. E disse loro: X «Perché dormite? Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione».

Giuda, con un bacio tu tradisci il Figlio dell’uomo?
C Mentre ancora egli parlava, ecco giungere una folla; colui che si chiamava Giuda, uno dei Dodici, li precedeva e si avvicinò a Gesù per baciarlo. Gesù gli disse: «Giuda, con un bacio tu tradisci il Figlio dell’uomo?». C Allora quelli che erano con lui, vedendo ciò che stava per accadere, dissero: D«Signore, dobbiamo colpire con la spada?». C E uno di loro colpì il servo del sommo sacerdote e gli staccò l’orecchio destro. Ma Gesù intervenne dicendo: X«Lasciate! Basta così!». C E, toccandogli l’orecchio, lo guarì. Poi Gesù disse a coloro che erano venuti contro di lui, capi dei sacerdoti, capi delle guardie del tempio e anziani: X «Come se fossi un ladro siete venuti con spade e bastoni. Ogni giorno ero con voi nel tempio e non avete mai messo le mani su di me; ma questa è l’ora vostra e il potere delle tenebre».

Uscito fuori, Pietro pianse amaramente
C Dopo averlo catturato, lo condussero via e lo fecero entrare nella casa del sommo sacerdote. Pietro lo seguiva da lontano. Avevano acceso un fuoco in mezzo al cortile e si erano seduti attorno; anche Pietro sedette in mezzo a loro. Una giovane serva lo vide seduto vicino al fuoco e, guardandolo attentamente, disse: A «Anche questi era con lui». C Ma egli negò dicendo: D «O donna, non lo conosco!». C Poco dopo un altro lo vide e disse: A «Anche tu sei uno di loro!». C Ma Pietro rispose: D «O uomo, non lo sono!». C Passata circa un’ora, un altro insisteva: A «In verità, anche questi era con lui; infatti è Galileo». CMa Pietro disse: D «O uomo, non so quello che dici». C E in quell’istante, mentre ancora parlava, un gallo cantò. Allora il Signore si voltò e fissò lo sguardo su Pietro, e Pietro si ricordò della parola che il Signore gli aveva detto: «Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte». E, uscito fuori, pianse amaramente.

Fa’ il profeta! Chi è che ti ha colpito?
E intanto gli uomini che avevano in custodia Gesù lo deridevano e lo picchiavano, gli bendavano gli occhi e gli dicevano: A «Fa’ il profeta! Chi è che ti ha colpito?». C E molte altre cose dicevano contro di lui, insultandolo.


Lo condussero davanti al loro Sinedrio
Appena fu giorno, si riunì il consiglio degli anziani del popolo, con i capi dei sacerdoti e gli scribi; lo condussero davanti al loro Sinedrio e gli dissero: A «Se tu sei il Cristo, dillo a noi». C Rispose loro: X «Anche se ve lo dico, non mi crederete; se vi interrogo, non mi risponderete. Ma d’ora in poi il Figlio dell’uomo siederà alla destra della potenza di Dio». C Allora tutti dissero: A«Tu dunque sei il Figlio di Dio?». C Ed egli rispose loro: X «Voi stessi dite che io lo sono». C E quelli dissero: A «Che bisogno abbiamo ancora di testimonianza? L’abbiamo udito noi stessi dalla sua bocca».

Non trovo in quest’uomo alcun motivo di condanna
C [ Tutta l’assemblea si alzò; lo condussero da Pilato e cominciarono ad accusarlo: A «Abbiamo trovato costui che metteva in agitazione il nostro popolo, impediva di pagare tributi a Cesare e affermava di essere Cristo re». CPilato allora lo interrogò: A «Sei tu il re dei Giudei?». C Ed egli rispose: X «Tu lo dici». C Pilato disse ai capi dei sacerdoti e alla folla: A «Non trovo in quest’uomo alcun motivo di condanna». C Ma essi insistevano dicendo: A«Costui solleva il popolo, insegnando per tutta la Giudea, dopo aver cominciato dalla Galilea, fino a qui». C Udito ciò, Pilato domandò se quell’uomo era Galileo e, saputo che stava sotto l’autorità di Erode, lo rinviò a Erode, che in quei giorni si trovava anch’egli a Gerusalemme. 

Erode con i suoi soldati insulta Gesù
Vedendo Gesù, Erode si rallegrò molto. Da molto tempo infatti desiderava vederlo, per averne sentito parlare, e sperava di vedere qualche miracolo fatto da lui. Lo interrogò, facendogli molte domande, ma egli non gli rispose nulla. Erano presenti anche i capi dei sacerdoti e gli scribi, e insistevano nell’accusarlo. Allora anche Erode, con i suoi soldati, lo insultò, si fece beffe di lui, gli mise addosso una splendida veste e lo rimandò a Pilato. In quel giorno Erode e Pilato diventarono amici tra loro; prima infatti tra loro vi era stata inimicizia.

Pilato abbandona Gesù alla loro volontà
Pilato, riuniti i capi dei sacerdoti, le autorità e il popolo, disse loro: « A Mi avete portato quest’uomo come agitatore del popolo. Ecco, io l’ho esaminato davanti a voi, ma non ho trovato in quest’uomo nessuna delle colpe di cui lo accusate; e neanche Erode: infatti ce l’ha rimandato. Ecco, egli non ha fatto nulla che meriti la morte. Perciò, dopo averlo punito, lo rimetterò in libertà». C Ma essi si misero a gridare tutti insieme: F «Togli di mezzo costui! Rimettici in libertà Barabba!». C Questi era stato messo in prigione per una rivolta, scoppiata in città, e per omicidio. Pilato parlò loro di nuovo, perché voleva rimettere in libertà Gesù. F Ma essi urlavano: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». CEd egli, per la terza volta, disse loro: A «Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato in lui nulla che meriti la morte. Dunque, lo punirò e lo rimetterò in libertà». C Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso, e le loro grida crescevano. Pilato allora decise che la loro richiesta venisse eseguita. Rimise in libertà colui che era stato messo in prigione per rivolta e omicidio, e che essi richiedevano, e consegnò Gesù al loro volere.


Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me
Mentre lo conducevano via, fermarono un certo Simone di Cirene, che tornava dai campi, e gli misero addosso la croce, da portare dietro a Gesù. Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne, che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso di loro, disse: X «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: “Beate le sterili, i grembi che non hanno generato e i seni che non hanno allattato”. Allora cominceranno a dire ai monti: “Cadete su di noi!”, e alle colline: “Copriteci!”. Perché, se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?».
C Insieme con lui venivano condotti a morte anche altri due, che erano malfattori. 

Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno
Quando giunsero sul luogo chiamato Cranio, vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: X «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno».
C Poi dividendo le sue vesti, le tirarono a sorte. 

Costui è il re dei Giudei
Il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo: A «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». C Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: A «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». C Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».

Oggi con me sarai nel paradiso
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: A «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». C L’altro invece lo rimproverava dicendo: A «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». C E disse: A «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». C Gli rispose: X «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito
C Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. Gesù, gridando a gran voce, disse: X «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo, spirò.

(Qui si genuflette e si fa una breve pausa)

C Visto ciò che era accaduto, il centurione dava gloria a Dio dicendo: A«Veramente quest’uomo era giusto». C Così pure tutta la folla che era venuta a vedere questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornava battendosi il petto. Tutti i suoi conoscenti, e le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, stavano da lontano a guardare tutto questo. ]

Giuseppe pone il corpo di Gesù in un sepolcro scavato nella roccia
Ed ecco, vi era un uomo di nome Giuseppe, membro del Sinedrio, buono e giusto. Egli non aveva aderito alla decisione e all’operato degli altri. Era di Arimatèa, una città della Giudea, e aspettava il regno di Dio. Egli si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Lo depose dalla croce, lo avvolse con un lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia, nel quale nessuno era stato ancora sepolto. Era il giorno della Parascève e già splendevano le luci del sabato. Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe; esse osservarono il sepolcro e come era stato posto il corpo di Gesù, poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo come era prescritto.

Sulle Offerte
Dio onnipotente, la passione del tuo unico Figlio affretti il giorno del tuo perdono; non lo meritiamo per le nostre opere, ma l’ottenga dalla tua misericordia questo unico mirabile sacrificio. Per Cristo nostro Signore.

Prefazio
La Passione redentrice del Signore

È veramente cosa buona e giusta,
nostro dovere e fonte di salvezza,
rendere grazie sempre e in ogni luogo
a te, Signore, Padre santo,
Dio onnipotente ed eterno,
per Cristo nostro Signore.

Egli, che era senza peccato,
accettò la passione per noi peccatori
e, consegnandosi a un’ingiusta condanna,
portò il peso dei nostri peccati.
Con la sua morte lavò le nostre colpe
e con la sua risurrezione
ci acquistò la salvezza.

E noi, con tutti gli angeli del cielo,
innalziamo a te il nostro canto,
e proclamiamo insieme la tua lode:

Santo, Santo, Santo il Signore …

Antifona alla Comunione  Mt 26,42; cf Mc 14,36; Lc 22,42

«Padre, se questo calice non può passare
senza che io lo beva,
sia fatta la tua volontà» .


Dopo la Comunione

O Padre, che ci hai nutriti con i tuoi santi doni, e con la morte del tuo Figlio ci fai sperare nei beni in cui crediamo, f
a’ che per la sua risurrezione possiamo giungere alla meta della nostra speranza. Per Cristo nostro Signore.

 https://www.maranatha.it/Festiv2/quaresC/PalmeCPage.htm

LE SANTE PALME DEL SIGNORE GESU’

 

 
 
LE SANTE PALME DEI SIGNORE SECONDO I QUATTRO EVANGELI
 


 
 

Giovanni 12,12-15

12 Il giorno seguente, la gran folla che era venuta per la festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme, 

13 prese dei rami di palme e uscì incontro a lui gridando:
Osanna!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore
,
il re d’Israele!
14 Gesù, trovato un asinello, vi montò sopra, come sta scritto:
15 Non temere, figlia di Sion!
Ecco, il tuo re viene,
seduto sopra un puledro d’asina
.


Marco 11,1-10

1 Quando si avvicinarono a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, mandò due dei suoi discepoli 2 e disse loro: «Andate nel villaggio che vi sta di fronte, e subito entrando in esso troverete un asinello legato, sul quale nessuno è mai salito. Scioglietelo e conducetelo. 3 E se qualcuno vi dirà: Perché fate questo?, rispondete: Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito». 4 Andarono e trovarono un asinello legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo sciolsero. 5 E alcuni dei presenti però dissero loro: «Che cosa fate, sciogliendo questo asinello?». 6 Ed essi risposero come aveva detto loro il Signore. E li lasciarono fare. 7 Essi condussero l’asinello da Gesù, e vi gettarono sopra i loro mantelli, ed egli vi montò sopra. 8 E molti stendevano i propri mantelli sulla strada e altri delle fronde, che avevano tagliate dai campi. 9 Quelli poi che andavano innanzi, e quelli che venivano dietro gridavano:
Osanna!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore
!
10 Benedetto il regno che viene, del nostro padre Davide!
Osanna nel più alto dei cieli!


Luca 19,29-44

29 Quando fu vicino a Bètfage e a Betània, presso il monte detto degli Ulivi, inviò due discepoli dicendo: 30 «Andate nel villaggio di fronte; entrando, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è mai salito; scioglietelo e portatelo qui. 31 E se qualcuno vi chiederà: Perché lo sciogliete?, direte così: Il Signore ne ha bisogno». 32 Gli inviati andarono e trovarono tutto come aveva detto. 33 Mentre scioglievano il puledro, i proprietari dissero loro: «Perché sciogliete il puledro?». 34 Essi risposero: «Il Signore ne ha bisogno».
35 Lo condussero allora da Gesù; e gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù. 36 Via via che egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada. 37 Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, esultando, cominciò a lodare Dio a gran voce, per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo:
38 «Benedetto colui che viene,
il re, nel nome del Signore.
Pace in cielo
e gloria nel più alto dei cieli!».
39 Alcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera i tuoi discepoli». 40 Ma egli rispose: «Vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre».
41 Quando fu vicino, alla vista della città, pianse su di essa, dicendo: 42 «Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, la via della pace. Ma ormai è stata nascosta ai tuoi occhi. 43 Giorni verranno per te in cui i tuoi nemici ti cingeranno di trincee, ti circonderanno e ti stringeranno da ogni parte; 44 abbatteranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata».


Matteo 21,1-11

1 Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli 2 dicendo loro: «Andate nel villaggio che vi sta di fronte: subito troverete un’asina legata e con essa un puledro. Scioglieteli e conduceteli a me. 3 Se qualcuno poi vi dirà qualche cosa, risponderete: Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà subito». 4 Ora questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato annunziato dal profeta:
Dite alla figlia di Sion:
Ecco, il tuo re viene a te
mite, seduto su un’asina,
con un puledro figlio di bestia da soma
.
6 I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: 7 condussero l’asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. 8 La folla numerosissima stese i suoi mantelli sulla strada mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla via. 9 La folla che andava innanzi e quella che veniva dietro, gridava:
Osanna al figlio di Davide!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore!
Osanna
 nel più alto dei cieli!
10 Entrato Gesù in Gerusalemme, tutta la città fu in agitazione e la gente si chiedeva: «Chi è costui?». 11 E la folla rispondeva: «Questi è il profeta Gesù, da Nazaret di Galilea».

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LA PROFEZIE SI SONO  AVVERATE

 «Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele». 

GESÙ È ENTRATO TRIONFALMENTE IN GERUSALEMME
Zaccaria 9:9: “Egli è giusto e vittorioso, umile e montato sopra un asino, sopra un puledro d’asina…”
Evangelo di Giovanni 12:12-14: “Il giorno seguente, la gran folla che era venuta alla festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme, prese dei rami di palme, uscì a incontrarlo e gridava: «Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele». Gesù, trovato un asinello, vi montò sopra, come sta scritto: «Non temere, figlia di Sion! Ecco il tuo re viene montato su un puledro d’asina!»”

Inno a Cristo Re


Mentre il Cristo entrava nella città santa,
la folla degli Ebrei, preannunziando la risurrezione
del Signore della vita,
agitava rami di palma e acclamava:
Osanna nell’alto dei cieli.

Quando fu annunziato
che Gesù veniva a Gerusalemme,
il popolo uscì per andargli incontro;
agitava rami di palma e acclamava:
Osanna nell’alto dei cieli.


Gloria a te, lode in eterno, Cristo re, salvatore,
come i fanciulli un tempo dissero in coro: Osanna.

Gloria a te, lode in eterno, Cristo re, salvatore,
come i fanciulli un tempo dissero in coro: Osanna.

Tu sei il re di Israele, di Davide l’inclita prole,
che, in nome del Signore, re benedetto vieni.

Tutti gli angeli in coro ti lodan nell’alto dei cieli,
lodan te sulla terra uomini e cose insieme.

Tutto il popolo ebreo recava a te incontro le palme,
or con preghiere e voti, canti eleviamo a te.

A te che andavi a morte levavano il canto di lode,
ora te nostro re, tutti cantiamo in coro.

Ti furono accetti, tu accetta le nostre preghiere,
re buono, re clemente, cui ogni bene piace.

 
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BIBBIA CEI
 
A CURA DI LA VERA RELIGIONE CRISTIANA
 

CORONAVIRUS COVID-19: 5 APRILE 2020 SANTA DOMENICA DELLE PALME

 
IN TERRIS.IT 
 
5 APRILE 2020
 
DA MONS.FRANCESCO MASSARA
 

Una Domenica delle Palme con un “sisma” peggiore del terremoto

 

Oggi la Chiesa celebra la Domenica delle Palme. Le norme prevedono che i fedeli non partecipino alle celebrazioni eucaristiche, misure che servono per evitare che il contagio si diffonda. Verranno comunque benedetti i rami di ulivi che verranno lasciati in chiesa per quanti vorranno passare e prenderli. Porterò dei cesti con le palme benedette davanti all’ospedale dove ci sono i malati di Covid-19. Una delegazione della struttura sanitaria provvederà a distribuirli a tutti i pazienti

E’ un modo per essere vicini anche nella sofferenza, sia ai pazienti che agli operatori sanitari che stanno facendo un grande servizio e lavoro, sacrificando anche le loro famiglie. Noi, che abbiamo ricevuto tanta solidarietà quando il terremoto che ha colpito il centro Italia, siamo chiamati come cristiani a condividere questi momenti. Un sorriso, un piccolo gesto, un dono in questo periodo, può rincuorare. Abbiamo distribuito oltre 200 buoni per i supermercati a chi era in difficoltà; le mascherine, anche agli operatori delle forze dell’ordine; con la collaborazione di volontari e dell’Ordine di Malta, si stanno consegnando alle famiglie bisognose pacchi con dei viveri, e stiamo provvedendo a trovare una sistemazione per quanti sono senza casa, in modo che abbiamo un letto sicuro.

Questa pandemia è un terremoto nel terremoto, questo virus è peggiore del sisma. Porterà, dopo la crisi sanitaria, un’emergenza economica: sofferenza per le attività produttive, per le famiglie; ci vorrà molto tempo per uscirne fuori. Dobbiamo essere uniti, lavorare insieme e cercare di portare sollievo dove ce n’è bisogno.

I sacerdoti sono sempre stati presenti con le persone fin dal momento terremoto, accompagnandole, sostenendole, ascoltandole. Hanno camminato insieme a loro e condiviso le sofferenze. Per cui anche in questo “secondo terremoto”, sono con la gente e tra la gente, forse anche in modo non fisico, ma nelle loro preghiere e messe portano sempre la comunità.

Queste settimane sono caratterizzate da una grande sofferenza, la chiusura in casa aumenta – soprattutto nella zona del terremoto dove si vive nelle casette – un senso di solitudine. Io passo le giornate al telefono per chiamare tante persone: a volte basta una semplice parola, un buongiorno, chiedere ‘come state’, per dare un segno di speranza pasquale e di resurrezione. So che ci vuole tempo, ma sono convinto che ce la faremo. Ci aspettano tempi duri, ma mi ripeto, se lavoriamo insieme otterremo qualcosa di buono. Bisogna riscoprire il senso di essere un unico popolo, un’unica famiglia. L’Appennino, questa nostra zona che va da Sassoferrato (provincia di Ancona, ndr), fino a Visso (provincia di Macerata, ndr) deve camminare insieme, altrimenti questo territorio muore. Siamo piegati, ma con la forza della fede e della resurrezione, ci rialzeremo.

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https://www.interris.it/editoriale/una-domenica-delle-palme-con-un-sisma-peggiore-del-terremoto/

I SETTE DOLORI DI MARIA CORREDENTRICE

 

BEATA VERGINE MARIA ADDOLORATA


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I 7 dolori di Maria Corredentrice

 Una festa scomparsa dal Calendario liturgico

 
a Chiesa, prima della “riforma” liturgica conciliare, dedicava un giorno alla commemorazione dei sette dolori della Vergine Addolorata, precisamente il Venerdì precedente la Domenica delle Palme (oggi, in pratica). Questa festività mariana, come numerose altre, è stata espunta dal calendario liturgico aggiornato. Un articolo per scoprire di cosa si tratta, spronando tutti ad un piccolo atto di omaggio alla Vergine Addolorata e Corredentrice col concedervi questa pia e salutare lettura
La compassione della Madonna
 
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La pietà degli ultimi tempi ha consacrato in una maniera speciale questo giorno alla memoria dei dolori che Maria provò ai piedi della Croce del suo divinFigliolo. La seguente settimana è interamente dedicata alla celebrazione dei Misteri della Passione del Salvatore, e sebbene il ricordo di Maria che soffre insieme a Gesù sia sovente presente al cuore del fedele, il quale segue piamente tutti gli atti di questo dramma, tuttavia i dolori del Redentore e lo spettacolo della giustizia divina che s’unisce a quello della misericordia per operare la nostra salvezza, assillano troppo la mente, perché sia possibile onorare come merita il mistero della compassione di Maria ai patimenti di Gesù. Conveniva perciò che fosse scelto un giorno, nell’anno, per adempiere a questo dovere; e quale giorno meglio si addiceva del Venerdì della presente settimana, ch’è di per se stesso interamente dedicato al culto della Passione del Figlio di Dio?
 
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Storia di questa festa

Fin dal XV secolo, nel 1423, un arcivescovo di Colonia, Thierry de Meurs, inaugurava tale festa nella sua chiesa con un decreto sinodale [1]. Successivamente si propagò, sotto diversi nomi, nelle regioni cattoliche, con tolleranza della Sede Apostolica; fino a che il Papa Benedetto XIII, con decreto del 22 agosto 1727, non l’inserì solennemente nel calendario della Chiesa universale, sotto il nome di Festa dei sette Dolori della Beata Vergine Maria. In tal giorno dunque la Chiesa vuole onorare Maria addolorata ai piedi della Croce. Fino all’epoca in cui il Papa non estese all’intera cristianità la Festa, col titolo suindicato, essa veniva designata con differenti nomi: La Madonna della Pietà, La Madonna Addolorata, La Madonna dello Spasimo; in una parola, questa festa era già sentita dalla pietà del popolo, prima che fosse consacrata dalla Chiesa.
 


 
Maria Corredentrice

Per ben comprendere l’oggetto, e meglio compiere in questo giorno, verso la Madre di Dio e degli uomini i doveri che le sono dovuti, dobbiamo ricordare che Dio, nei disegni della sua sovrana Sapienza, ha voluto in tutto e per tutto associare Maria alla restaurazione del genere umano. Tale mistero ci mostra un’applicazione della legge che rivela tutta la grandezza del piano divino; ed ancora una volta ci fa vedere il Signore sconfiggere la superbia di Satana col debole braccio di una donna. Nell’opera della salvezza, noi costatiamo tre interventi di Maria, tre circostanze, nelle quali è chiamata ad unire la sua azione a quella stessa di Dio.

La prima, nell”Incarnazione del Verbo, il quale non assume carne in lei se non dopo averne ottenuto il consenso con quel solenne FIAT che salvò il mondo; la seconda, nel Sacrificio di Gesù Cristo sul Calvario, ove ella assiste per partecipare all’offerta espiatrice; la terza, nel giorno della Pentecoste, quando riceve lo Spirito Santo come lo ricevettero gli Apostoli, per potere adoperarsi efficacemente alla fondazione della Chiesa. Nella festa dell’Annunciazione esponemmo la parte ch’ebbe la Vergine di Nazaret al più grande atto che piacque a Dio intraprendere per la sua gloria, e per il riscatto e la santificazione del genere umano. In seguito avremo occasione di mostrare la Chiesa nascente che si sviluppa e s’ingigantisce sotto l’influsso della Madre di Dio. Oggi dobbiamo descrivere la parte che toccò a Maria nel mistero della Passione di Gesù, spiegare i dolori che sopportò presso la Croce, ed i nuovi titoli che ivi acquistò alla nostra filiale riconoscenza.
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La predizione di Simeone

Il quarantesimo giorno dopo la nascita di Gesù, la Beata Vergine venne a presentare il Figlio al Tempio. Questo fanciullo era atteso da un vegliardo, che lo proclamò “luce delle nazioni e gloria d’Israele”. Ma, volgendosi poi alla madre, le disse: “(Questo fanciullo) è posto a rovina e risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione; anche a te una spada trapasserà l’anima” (Lc2,34-35). L’annuncio dei dolori alla madre di Gesù ci fa comprendere che le gioie natalizie erano cessate, ed era Venuto il tempo delle amarezze per il figlio e per la madre. Infatti, dalla fuga in Egitto fino a questi giorni in cui la malvagità dei Giudei va macchinando il più grave dei delitti, quale fu lo stato del figlio, umiliato, misconosciuto, perseguitato e saziato d’ingratitudini? Quale fu, per ripercussione, il continuo affanno e la costante angoscia del cuore della più tenera delle madri? Noi oggi, prevenendo il corso degli eventi, facciamo un passo avanti ed arriviamo subito al mattino del Venerdì Santo.

 


Maria, il Venerdì Santo

Maria sa che questa stessa notte suo figlio è stato tradito da un suo discepolo, da uno che Gesù aveva scelto a suo confidente, ed al quale ella stessa, più d’una volta, aveva dato segni della sua materna bontà. Dopo una crudele agonia, s’è visto legare come un malfattore, e la soldatesca l’ha condotto da Caifa, suo principale nemico. Di là l’hanno portato al governatore romano, la cui complicità era necessaria ai prìncipi dei sacerdoti e ai dottori della legge, perché potessero versare, secondo il loro desiderio, il sangue innocente. Maria si trova allora a Gerusalemme, attorniata dalla Maddalena e da altre seguaci del Figlio; ma esse non possono impedire che le grida di quel popolo giungano fino a lei. Del resto, chi potrebbe far scomparire i presentimenti nel cuore d’una tal madre? In città non tarda a spargersi la voce che Gesù Nazareno è stato consegnato al governatore per essere crocifisso. Si terrà forse in disparte Maria, in questo momento in cui tutto un popolo s’è mosso per accompagnare coi suoi insulti fino al Calvario, questo Figlio di Dio che ha portato nel suo seno ed ha nutrito del suo latte? Ben lungi da tale viltà, si leva e si mette in cammino, fino a portarsi al passaggio di Gesù.

L’aria risuonava di schiamazzi e di bestemmie. La moltitudine che precedeva e seguiva la vittima era composta da gente feroce od insensibile; solo un gruppetto di donne faceva sentire i suoi dolorosi lamenti, e per questa compassione meritò d’attirare su di sé gli sguardi di Gesù. Poteva Maria, dinanzi alla sorte del suo figlio dimostrarsi meno sensibile di queste donne, che avevano con lui solo legami di ammirazione o di riconoscenza? Insistiamo su questo punto, per dimostrare quanto abbiamo in orrore il razionalismo ipocrita che, calpestando tutti i sentimenti del cuore e le tradizioni della pietà cattolica ha tentato, sia in Oriente che in Occidente, di mettere in dubbio la verità della Stazione della Via dolorosa, che segna il punto d’incontro del figlio e della madre. Questa setta che non osa negare la presenza di Maria ai piedi della Croce, perché il Vangelo è troppo esplicito al riguardo, piuttosto di rendere omaggio all’amore materno più devoto che mai sia esistito, preferisce dare ad intendere che, mentre le figlie di Gerusalemme si mostrarono intrepide al passaggio di Gesù, Maria si recò al Calvario per altra via.
 


Lo sguardo di Gesù e di Maria

Il nostro cuore di figli tratterà con più giustizia la donna forte per eccellenza. Chi potrebbe dire il dolore e l’amore che espressero i suoi sguardi, quando s’imbatterono in quelli del figlio carico della Croce? e dire con quale tenerezza e con quale rassegnazione rispose Gesù al saluto della madre? e con quale affetto Maddalena e le altre sante donne sostennero fra le loro braccia colei che doveva ancora salire il Calvario, per ricevere l’ultimo respiro del suo dilettissimo figlio? Il cammino è ancora lungo sulla Via dolorosa, dalla quarta alla decima Stazione, e se fu irrigato dal sangue del Redentore, fu anche bagnato dalle lacrime della madre sua.

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La Crocifissione

Gesù e Maria sono giunti sulla sommità della collina che servirà da altare al più augusto dei sacrifici; ma il divino decreto ancora non permette alla madre d’accostarsi al figlio; solo quando sarà pronta la vittima, s’avanzerà colei che deve offrirla. Mentre aspetta questo solenne momento, quali scosse per la Vergine ad ogni colpo di martello che inchioda sul patibolo le delicate membra del suo Gesù! E quando finalmente le sarà permesso d’avvicinarsi a lui col prediletto Giovanni, la Maddalena e le compagne, quali indicibili tormenti proverà il cuore di questa madre nell’alzare gli occhi e nello scorgere, attraverso il pianto, il corpo lacerato del figlio, stirato violentemente sul patibolo, col viso coperto di sangue e imbrattato di sputi, e col capo coronato da un diadema di spine!

Ecco dunque il Re d’Israele, del quale l’Angelo le aveva preannunziato le grandezze; ecco il figlio della sua verginità, colui che ella ha amato come suo Dio e insieme come frutto benedetto del suo seno! Per gli uomini, più che per sé, ella lo concepì, lo generò, lo nutrì; e gli uomini l’hanno ridotta in questo stato! Oh, se, con uno di quei prodigi che sono in potere del Padre celeste, potesse essere reso all’amore di sua madre, e se la giustizia alla quale s’è degnato di pagare tutti i nostri debiti volesse accontentarsi di ciò che egli ha sofferto! Ma no, deve morire, ed esalare lo spirito in mezzo alla più crudele agonia.
 


Il martirio di Maria

Dunque Maria è ai piedi della Croce per ricevere l’addio del figlio, che sta per separarsi da lei; fra qualche istante, di questo suo amatissimo figlio non le resterà che un corpo inanimato e coperto di piaghe. Ma cediamo qui la parola a san Bernardo, del cui linguaggio si serve oggi la Chiesa nell’Ufficio del Mattutino: “Oh, Madre, egli esclama, considerando la violenza del dolore che ha trapassata l’anima tua, noi ti proclamiamo più che martire, perché la compassione che hai provato per tuo figlio, sorpassa tutti i patimenti che il corpo può sopportare. Non è forse stata più penetrante d’una spada per la tua anima quella parola: Donna ecco il figlio tuo? Scambio crudele! in luogo di Gesù, ricevi Giovanni; in luogo del Signore, il servo; in luogo del Maestro, il discepolo; in luogo del figlio di Dio, il figlio di Zebedeo: un uomo, insomma, in luogo d’un Dio! Come poté la tua anima sì tenera non essere ferita, quando i cuori nostri, i nostri cuori di ferro e di bronzo, si sentono lacerati al solo ricordo di quello. che dovette allora soffrire il tuo? Perciò non vi meravigliate, fratelli miei, di sentir dire che Maria fu martire nella sua anima. Di nulla dobbiamo stupirci, se non di colui che avrà dimenticato ciò che san Paolo annovera tra i più gravi delitti dei Gentili, l’essere stati disamorati. Ma un tale difetto è lungi dal cuore di Maria; che sia lungi anche dal cuore di coloro che l’onorano!” (Discorso delle dodici stelle).

Nella mischia dei clamori e degl’insulti che salgono fino al figlio elevato sulla Croce, nell’aria, Maria ascolta quella parola che scende dall’alto fino a lei e l’ammonisce che d’ora in poi non avrà altro figlio sulla terra che quello di adozione. Le gioie materne di Betleem e di Nazaret, gioie così pure e sì spesso turbate dalla trepidazione, sono compresse nel suo cuore e si cambiano in amarezza. Era la madre d’un Dio, e suo figlio le è stato tolto dagli uomini! Alza per un’ultima volta i suoi sguardi al caro Figlio, e lo vede in preda ad un’ardentissima sete, e non può ristorarlo; contempla i suoi occhi che si spengono, il capo che si reclina sul petto: tutto è consumato!


 
La ferita della lancia

Maria non s’allontana dall’albero del dolore, all’ombra del quale è stata trattenuta fino adesso dal suo amore materno; ma quali crudeli emozioni l’attendono ancora! Sotto i suoi occhi, s’avvicina un soldato a trapassare con una lanciata il costato del figlio suo appena spirato. “Ah, dice ancora san Bernardo, il tuo cuore, o madre, è trapassato dal ferro di quella lancia ben più che il cuore del figlio tuo, che ha già reso l’ultimo suo anelito. Non c’è più la sua anima; ma c’è la tua, che non può distaccarsene” (Ibidem).

 
L’invitta madre rimane immobile a custodire i sacri resti del figlio; coi suoi occhi lo vede distaccare dalla Croce; e quando alla fine gli amici di Gesù, con tutte le attenzioni dovute al figlio ed alla madre, glielo rendono così come la morte l’ha ridotto, ella lo riceve sulle sue ginocchia, che una volta furono il trono sul quale ricevette gli omaggi dei prìncipi dell’Oriente. Chi potrà contare i sospiri ed i singhiozzi di questa madre, che stringe al cuore la spoglia esamine del più caro dei figli? Chi conterà le ferite, di cui è coperto il corpo della vittima universale?


 
La sepoltura di Gesù

Ma l’ora passa; il sole declina sempre più verso il tramonto: bisogna affrettarsi a rinchiudere nel sepolcro il corpo, di colui ch’è l’autore della vita. La madre di Gesù raccoglie in un ultimo bacio tutta la forza del suo amore, ed oppressa da un dolore immenso come il mare, affida l’adorabile corpo a chi, dopo averlo imbalsamato, lo distenderà sulla pietra della tomba. Chiuso il sepolcro, accompagnata da Giovanni suo figlio adottivo, dalla Maddalena, dai due discepoli che hanno assistito ai funerali e dalle altre pie donne, Maria rientra nella città maledetta.

 


La novella Eva

Vedremo noi, in tutti questi fatti, solo lo spettacolo delle sofferenze sopportate dalla madre di Gesù, vicino alla Croce del figlio? Non aveva forse Dio una intenzione, nel farla assistere di persona alla morte del Figlio? E perché non la tolse da questo mondo, come Giuseppe, prima del giorno della morte di Gesù, senza causare al suo cuore materno un’afflizione superiore a quella di tutte la madri prese insieme, che si sarebbero succedute da Eva in poi, lungo il corso dei secoli? Dio non l’ha fatto, perché la novella Eva aveva una parte da compiere ai piedi dell’albero della Croce. Come il Padre celeste attese il suo consenso prima d’inviare sulla terra il Verbo eterno, così pure richiese l’obbedienza ed il sacrificio di Maria per l’immolazione del Redentore. Non era il bene più caro di questa incomparabile madre, quel figlio che aveva concepito solo dopo aver accondisceso alla divina proposta? Ma il cielo non poteva riprenderselo, senza che lei stessa lo donasse.

Quale terribile conflitto scoppiò allora in quel cuore sì amante! L’ingiustizia e la crudeltà degli uomini stanno per rapirle il figlio: come può lei, la madre, ratificare, col suo assenso la morte di chi ama d’un duplice amore, come suo figlio e come suo Dio? D’altra parte, se Gesù non viene immolato, il genere umano continua a rimanere preda di Satana, il peccato non è riparato, ed invano lei è divenuta la madre d’un Dio. Per lei sola sarebbero gli onori e le gioie; e noi saremmo abbandonati alla nostra triste sorte. Che farà, allora, la Vergine di Nazaret, dal cuore così grande, la creatura sempre immacolata, i cui affetti non furono mai intaccati dall’egoismo che s’infiltra così facilmente nelle anime nelle quali è regnato il peccato originale? Maria, per la sua dedizione unendosi per gli uomini al desiderio di suo figlio, che non brama che la loro salvezza, trionfa di se stessa: una seconda volta pronuncia il suo FIAT, ed acconsente all’immolazione del figlio. Non è più la giustizia di Dio che glielo rapisce, ma è lei che lo cede: e, quasi a ricompensa, viene innalzata a un piano di grandezza che mai la sua umiltà avrebbe potuto concepire. Un’ineffabile unione si crea fra l’offerta del Verbo incarnato e quella di Maria; scorrono insieme il sangue divino e le lacrime della madre, e si mescolano per la redenzione del genere umano.


La fortezza di Maria

Comprendete ora la condotta di questa Madre ed il coraggio che la sostiene. Ben differente da quell’altra madre di cui parla la Scrittura, la sventurata Agar, la quale dopo aver cercato invano di spegnere la sete d’Ismaele, ansimante sotto la canicola solare del deserto, fugge per non vedere morire il figlio, Maria inteso che il suo è condannato a morte, si alza, corre sulle sue tracce fin che non lo ritrova e l’accompagna al luogo ove dovrà spirare. Ed in quale atteggiamento rimane ai piedi della Croce di questo figlio? La vediamo forse venir meno e svenire? L’inaudito dolore che l’opprime l’ha forse fatta cascare al suolo, o fra le braccia di quelli che l’attorniano? No; il santo Vangelo risponde con una sola parola a tutte queste domande: “Maria stava (in piedi) accanto alla Croce”. Come il sacrificatore sta eretto dinanzi all’altare, così Maria, per offrire un sacrificio come il suo, conserva il medesimo atteggiamento. Sant’Ambrogio, che col suo tenero spirito e la profonda intelligenza dei misteri, ci ha tramandato preziosissimi trattati del carattere di Maria, esprime tutto in queste poche parole: “Ella rimase ritta in faccia alla Croce, contemplando coi suoi occhi il figlio, ed aspettando, non la morte del caro figlio, ma la salvezza del mondo” (Comment. su san Luca. c. xxiii).


Maria, madre nostra

Così la Madre dei dolori lungi dal maledirci, in un simile momento, ci amava e sacrificava a nostra salvezza perfino i ricordi di quelle ore di felicità che aveva gustate nel figliol suo. Facendo tacere lo strazio del suo cuore materno, ella lo rendeva al Padre come una sacro deposito che le aveva affidato. La spada penetrava sempre più nell’intimo dell’anima sua; ma noi eravamo salvi: da semplice creatura, essa cooperò insieme col figlio alla nostra salute. Dopo di ciò, ci meraviglieremo sé Gesù scelse proprio questo momento per eleggerla Madre degli uomini, nella persona di Giovanni che rappresentava tutti noi? Mai, come allora, il Cuore di Maria era aperto in nostro favore. Sia dunque, ormai, l’Eva novella, la vera “Madre dei viventi”. La spada, trapassando il suo Cuore immacolato, ce ne ha spalancata la porta. Nel tempo e nell’eternità, Maria estenderà anche a noi l’amore che porta a suo figlio, perché da questo momento ha inteso da lui che anche noi le apparteniamo. A riscattarci è stato il Signore: a cooperare generosamente al nostro riscatto è stata la Madonna.


 
 PREGHIERA

Con tale confidenza, o Madre afflitta, oggi noi veniamo con la santa Chiesa, a renderti il nostro filiale ossequio. Tu partoristi senza dolore Gesù, frutto dal tuo ventre; ma noi, tuoi figli adottivi, siamo penetrati nel tuo Cuore per mezzo della lancia. Con tutto ciò amaci, o Maria, corredentrice degli uomini! E come potremmo noi non cantare all’amore del tuo Cuore sì generoso, quando sappiamo che per la nostra salvezza ti sei unita al sacrificio del tuo Gesù? Quali prove non ci hai costantemente date della tua materna tenerezza, tu che sei la Regina di misericordia, il rifugio dei peccatori, l’avvocata instancabile di tutti noi miseri? Deh! o Madre, veglia su noi; fa’ che sentiamo e gustiamo la dolorosa Passione di tuo figlio. Non si svolse, essa, sotto i tuoi occhi? non vi prendesti parte? Facci dunque penetrare tutti i misteri, affinché le nostre anime, riscattate dal sangue di Gesù, e lavate dalle tue lacrime, si convertano finalmente al Signore e perseverino d’ora innanzi nel suo santo servizio.

 
 


“Ave Maria, piena di dolori,
il Crocifisso è con Te,
addolorata sei Tu fra le donne
e addolorato è il frutto del tuo seno Gesù!
Santa Maria, Madre del Crocifisso,
ottieni lacrime di compunzione a noi,
crocifissori del Figlio tuo,
adesso e nell’ora della nostra morte.
Amen”.
 
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[1] Labbe, Concilies, t. XII p. 365. – Il decreto esponeva la ragione dell’istituzione di tale festa: “Onorare l’angoscia che provò Maria quando il Redentore s’immolò per noi e raccomandò questa Madre benedetta a Giovanni, ma soprattutto affinché sia repressa la perfidia degli empi eretici Ussiti”.

da: dom Prosper Guéranger, L’anno liturgico. – I. Avvento – Natale – Quaresima – Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 661-669

 
 
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A CURA DI MARIA DI NAZARETH SEMPRE BEATA
 

LA SANTA VERGINE STESSA HA CHIESTO IL DOGMA DI CORREDENTRICE

 
LA SIGNORA DI TUTTI I POPOLI
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LA NUOVA BUSSOLA QUOTIDIANA.IT
 
21 12 2019
 
MARCO LEPORE
 
Corredentrice, la Madonna ha chiesto il dogma
 
Nelle apparizioni di Amsterdam (riconosciute nel 2002) alla veggente Ida Peerdeman, la Madonna ha chiesto di proclamare un nuovo dogma con i titoli di “Corredentrice, Mediatrice e Avvocata”. E sono molte le anime predilette che hanno parlato della sua Corredenzione, tra cui la mistica suor Maria Natalia Magdolna. Che racconta di aver ricevuto al riguardo una profezia di Gesù.
 
Non sono tempi facili per l’editoria, nemmeno per quella cattolica. Eppure, c’è un libro che per un po’ di giorni è stato in cime alle classifiche di vendita su un noto sito di acquisti online e che continua a riscuotere recensioni positive e ad essere oggetto di trasmissioni e dibattiti in diversi contesti. L’ultimo, in ordine di tempo, è quello su Radio Kolbe, riportato nel sito Tempi di Maria.
 
Si tratta del libro di Claudia Matera, Rivelazioni profetiche di suor Maria Natalia Magdolna. Mistica del XX secolo (Sugarco Edizioni), di cui già qualche tempo fa la Nuova Bussola ha ospitato una recensione, che ci consente di conoscere la sconvolgente vicenda storica e personale di una suora ungherese con doni mistici, che ha ricevuto profezie celesti assai importanti per i nostri tempi. Una religiosa conosciuta e amata da molta parte della Chiesa ungherese, ma poco nota in Italia, a causa principalmente della clandestinità cui fu costretta sotto il comunismo e alla conseguente sua vita ritirata.
e rivelazioni della Beata Vergine a suor Maria Natalia Magdolna riguardano i cosiddetti “Ultimi Tempi”, per usare la nota espressione di san Luigi Maria Grignion de Montfort. E sono, come scrive padre Serafino Tognetti nella prefazione, «uno scossone per i fedeli di oggi». Il testo, da leggere con calma e meditare, è infatti una fonte straordinaria di nutrimento per l’anima.
 
Il libro offre tra l’altro alcuni spunti di grande interesse sul ruolo della Madonna nella storia della Salvezza. Le vicende storiche (drammatiche e controverse) dell’Ungheria, che nel 1038 fu donata in eredità alla Madonna dal re santo Stefano, gettano una luce su tutta la storia europea e sul compito di ogni singola nazione, la cui identità risulta avere un chiaro ruolo all’interno del disegno divino. Il filo rosso delle profezie è legato alle parole “espiazione, riparazione e penitenza”, con la richiesta celeste di formare una milizia di anime che si offrano a Dio per riparare ai peccati e preparare il trionfo del Cuore Immacolato di Maria. Evidente è il richiamo alle grandi apparizioni mariane dei tempi moderni, da Rue du Bac a Parigi fino a Lourdes, a Fatima, Amsterdam e alle più recenti, magari non ancora riconosciute (come ad esempio Medjugorje).
 
Proprio le apparizioni di Amsterdam (ufficialmente riconosciute dal vescovo nel 2002), con i relativi messaggi affidati alla veggente Ida Peerdeman, mostrano straordinari punti di contatto con le rivelazioni a suor Maria Natalia. In queste apparizioni, la Madonna chiede esplicitamente un nuovo dogma, quello che dovrà attribuirle il titolo di “Corredentrice, Mediatrice e Avvocata”. La “Signora di Tutti i Popoli” promette solennemente che “Ella salverà il mondo sotto questo titolo” (20.03.1953); “per mezzo di questa preghiera libererà il mondo da una grande catastrofe mondiale” (10.05.1953). Spiega, inoltre, come farà: “Quando il dogma, l’ultimo dogma della storia mariana, sarà proclamato, allora la Signora di Tutti i Popoli donerà la Pace, la vera Pace al mondo. I popoli però debbono recitare la mia preghiera in unione con la Chiesa” (31.05.1954).
 
La Madonna descrive inoltre le violente opposizioni e i contrasti che si sarebbero scatenati attorno al dogma e che recentemente si sono fatti ancora più aspri: “Questo dogma sarà molto contestato” (08.12.1952). “Gli altri, vi attaccheranno” (04.04.1954). E ancora, con parole drammatiche, profetizza: “La lotta è difficile e gravosa, ma se collaborate tutti il vero Spirito vincerà” (5.10.1952).
 
Sempre ad Amsterdam la Madonna, sapendo che questo dogma sarebbe stato rifiutato e in qualche caso aspramente combattuto, affidò ai teologi un compito importante: quello di trovare nei “libri” gli argomenti che dimostrano la verità teologica del titolo di Corredentrice, dandogli così un fondamento incontestabile: “Di’ ai vostri teologi che essi possono trovare tutto nei libri. Non porto nessuna nuova dottrina. Porto adesso gli antichi pensieri” (04.04.1954).
 
È quanto fece, ad esempio, un grande santo dei nostri tempi, San Giovanni Paolo II, che scrisse nel suo libro Dono e Mistero:
 
“Ci fu un momento in cui misi in qualche modo in discussione il mio culto per Maria ritenendo che esso, dilatandosi eccessivamente, finisse per compromettere la supremazia del culto dovuto a Cristo. Mi venne allora in aiuto il libro di San Luigi Maria Grignion de Montfort che porta il titolo di «Trattato della vera devozione alla Santa Vergine». In esso trovai la risposta alle mie perplessità. Sì, Maria ci avvicina a Cristo, ci conduce a Lui, a condizione che si viva il suo mistero in Cristo… Compresi allora perché la Chiesa reciti l’Angelus tre volte al giorno. Capii quanto cruciali siano le parole di questa preghiera: «L’Angelo del Signore portò l’annuncio a Maria. Ed ella concepì per opera dello Spirito Santo… Eccomi, sono la serva del Signore. Avvenga di me secondo la tua parola… E il Verbo si fece carne, e venne ad abitare in mezzo a noi…». Parole davvero decisive! Esprimono il nucleo dell’evento più grande che abbia avuto luogo nella storia dell’umanità.
 
Già Pio IX, nella Bolla Dogmatica “Ineffabilis Deus”, scriveva: “I Padri videro designati [nei versetti della Genesi] Cristo Redentore e Maria congiunta con Cristo da un vincolo strettissimo e indissolubile, esercitando insieme con Cristo e per mezzo di Lui sempiterne inimicizie contro il velenoso serpente, e riportando sopra di lui una pienissima vittoria”.
 
La Corredenzione di Maria non è una questione periferica della nostra Fede, ma centrale, perché essa tocca l’essenza della Redenzione del genere umano. Dopo il peccato originale Dio era libero di redimerci oppure no e di scegliere qualsiasi modo per redimerci. Poiché ha deciso liberamente di redimerci mediante l’Incarnazione del Verbo nel seno della Madonna ha associato intimamente Maria alla Redenzione, rendendola Mediatrice, Corredentrice e Avvocata.
 
Nel caso della Redenzione dell’umanità Cristo ha pagato, con tutto il suo Sangue sparso sulla Croce e durante tutta la Passione, la grazia che Adamo aveva perduto e che noi abbiamo riacquistato per la Sua Redenzione. Maria ha cooperato alla Redenzione del genere umano con Cristo in maniera subordinata e secondaria, acconsentendo all’Incarnazione del Verbo nel suo seno e offrendo Cristo in Croce al Padre per riscattare l’umanità, soffrendo indicibilmente e “commorendo” misticamente con Lui ai piedi della Croce. Ritta ai piedi della Croce! Quale madre potrebbe sopportare un simile dolore senza accasciarsi, ripiegarsi sfinita dall’angoscia e dal pianto? Nulla per sé, tutta per il Figlio…
 
Lo stesso Concilio Vaticano II (Concilio Vaticano II, Lumen Gentium, 58) così parla di Maria ai piedi della croce: «Anche la Beata Vergine ha avanzato nel cammino della fede e ha conservato fedelmente la sua unione con il Figlio sino alla croce. Qui, non senza un disegno divino, se ne stette ritta, soffrì profondamente con il suo Figlio unigenito e si associò con animo materno al sacrificio di Lui, amorosamente consenziente all’immolazione della vittima da lei stessa generata». Consentire all’immolazione della vittima da lei generata fu come immolare sé stessa.
 
È in questa luce di speciale cooperazione alla Redenzione – al servizio totale del Signore Gesù, unico Redentore – che si spiega il titolo di Corredentrice (vedi anche qui e qui). Un titolo che venne usato dallo stesso san Giovanni Paolo (e prima di lui da san Pio X e Pio XI), nonché da molti altri santi come Gabriele dell’Addolorata, Veronica Giuliani, Padre Pio, Massimiliano Maria Kolbe, Leopoldo Mandic, Madre Teresa di Calcutta, ecc.
 
A questa gloriosa lista aggiungiamo proprio suor Maria Natalia Magdolna, che racconta (pag. 83): «Gesù mi disse: “Mia Madre Immacolata sarà la corredentrice dell’era che deve venire” e mi spiegò che, per poter affrettare la vittoria della nostra Madre e Regina, dovevo pregare frequentemente con questa invocazione: “Madre nostra Immacolata, mostra la tua potenza!”».
 
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LA SANTA VERGINA MARIA CORREDENTRICE NEL PENSIERO DEI PAPI, DEI TEOLOGI E DEI SANTI

 
CORRISPONDENZA ROMANA.IT
 
18 DICEMBRE 2019
 
CRISTINA SICCARDI
 

 Come è ormai noto, il 12 dicembre scorso, festa di Nostra Signora di Guadalupe, papa Francesco ha tenuto in spagnolo un’omelia in San Pietro, parlando di Maria Santissima in termini non soltanto profani, ma anche blasfemi e contrari alla dottrina cattolica. Ha affermato che la Madonna non è corredentrice, quindi non condivide con il Figlio di Dio e Suo la potestà di redimere l’umanità dal peccato, perciò non occorre «perdere tempo» con nuovi dogmi che stabiliscono nuovi titoli; inoltre ha definito la Beata fra tutte le donne donna, madre, discepola, meticcia. Il Papa gesuita ha perciò affermato che a «sant’Ignazio piaceva chiamarla Nostra Signora. Ed è così semplice, non pretende altro: è donna, discepola».

L’irriverenza alla Madre di Dio è stata così palese che nessuno la può negare. La Tradizione della Chiesa custodisce un sacro patrimonio mariano che non può essere gettato in tal modo e in tal misura senza suscitare profondo dolore e scandalo e profonda pena per papa Bergoglio, che ha pronunciato tali parole per far piacere a chi? A se stesso, ai protestanti, ai musulmani, a quale altra religione del mondo? Quale considerazione soggiace sotto le espressioni di donna, madre, discepola, meticcia? Di carattere meramente neoantropocentrico e globalista, dove la dimensione soprannaturale, propria della cattolicità, è cancellata a priori.

Ha affermato Roberto de Mattei dall’emittente Radioromalibera.org: «La Chiesa ha infallibilmente definito quattro dogmi relativi alla beatissima Vergine Maria, ossia la sua perpetua verginità prima, durante e dopo il parto. La sua eccelsa dignità di Madre di Dio. La sua Immacolata Concezione e la sua gloriosa assunzione in Cielo in anima e corpo. Il sensus fidei del popolo di Dio chiede da tempo con insistenza la definizione di un quinto dogma quello di Maria Corredentrice e mediatrice di tutte le grazie»

Infatti, il 22 agosto 2019 il messicano cardinale Juan Sandoval e l’indiano cardinale Telesphore Toppo, insieme a quattro vescovi di alcuni Paesi (Nigeria, Scozia, Stati Uniti, Argentina) hanno scritto una lettera aperta a papa Francesco per chiedergli di proclamare il grande ruolo che la Vergine Maria possiede nel piano divino della Redenzione. «Questi sei vescovi ritengono che nella grande battaglia in corso tra il bene e il male l’annuncio dogmatico del ruolo corredentivo della Vergine Maria e la sua maternità spirituale universale porterà un nuovo storico effluvio dello Spirito Santo e consentirà alla Beata Madre di esercitare pienamente la sua mediazione materna» (ibidem). Invece di un simile e meraviglioso dono all’umanità, il Papa scandalizza non solo i teologi, ma anche i semplici, i piccoli.

Il Papa, dichiarando, come spiega Maria Guarini, che Maria «mai ha voluto per sé prendere qualcosa di suo figlio, mai si è presentata come corredentrice, ma come una discepola», ha così «espunto la confessione del Concilio di Efeso (431 d.C.) che Maria è Theotòkos: non solo Christotòkos, cioè Madre di Dio e non solo Madre di Cristo, liquidata dall’affermazione citata come “roba da teologi”, ammesso che si possa scindere la teologia dalla fede. Ha proseguito liquidando le litanie lauretane come “il canto di figli innamorati”, perché tutte quelle attribuzioni alla Vergine non sarebbero pertinenti»

Sul ruolo della Vergine come Corredentrice, si pronunciarono i pontefici Leone XIII, Pio X e Giovanni Paolo II, mentre Benedetto XV affermò: «si può dire, a ragione, che Ella abbia redento con Cristo il genere umano. Evidentemente per questa ragione tutte le diverse grazie del tesoro della Redenzione vengono anche distribuite attraverso le mani dell’Addolorata» (Lettera Apostolica Inter sodalicia, 22 marzo 1918, in AAS, X, p. 181).

I santi portano una forte testimonianza a favore del titolo di Maria Corredentrice. San Pio da Pietrelcina, san Josemaría Escrivá, santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein), san Leopoldo Mandic, il beato Bartolo Longo, san Massimiliano Kolbe e molti altri, anche beati, recentemente innalzati all’onore degli altari, hanno sostenuto titolo e valenza. Anche Madre Teresa di Calcutta si schierò per la definizione dogmatica di Maria Corredentrice e Mediatrice di tutte le grazie, come pure suor Lúcia de Jesus Rosa dos Santos, la veggente di Fatima, che sottolineò il ruolo di Maria Corredentrice nel suo ultimo libro, Gli appelli del messaggio di Fatima (Libreria Editrice Vaticana, 2001), nel quale parla di Lei in sei diverse sezioni. Per di più, san John Henry Newman, rispondendo all’obiezione di Pusey che affermava non essere presente il titolo di Corredentrice in alcuni Padri della Chiesa, egli rispose: «perché contestate il fatto che Nostra Signora venga chiamata Corredentrice quando siete pronti ad accettare titoli incommensurabilmente più gloriosi attribuiti a Maria dai Padri: Madre di Dio, Seconda Eva, Madre di Vita, Stella del Mattino, Nuovo Paradiso Mistico, Centro dell’Ortodossia, e altri simili?».

D’altra parte, il termine transustanziazione non compare nel Vangelo (il primo ad utilizzarlo fu papa Alessandro III nel XII secolo), tuttavia questo mistero della fede è divenuto dottrina fondativa della Chiesa.

Il grande teologo monsignor Brunero Gherardini (1925-2017), al convegno organizzato a Frigento (AV) dai Francescani dell’Immacolata dal titolo «Nel 60° anniversario del dogma dell’Assunzione della Beata Vergine al Cielo» (13-15 settembre 2011), auspicò che quest’ultimo dogma, in ordine di tempo, non fosse l’ultimo. In quella straordinaria conferenza parlò del valore trascendente del dogma e della cosiddetta anologia fidei, dimostrando teologicamente che un dato non formalmente dogmatico, la Corredenzione mariana, va comunque a supporto di un altro dato, formalmente dogmatico, l’Assunzione della Vergine Santa in corpo ed anima alla Gloria del Cielo.

«Ci sono dottrine ineludibilmente cattoliche ed ecclesiali che ricorrono sia nei documenti ufficiali, sia nella preghiera liturgica, ovvero nella scaturigine stessa, nella misura della fede pur non vantando una validità formalmente dogmatica per non essere state mai in tal senso definite. Un solo esempio, il Purgatorio. E tuttavia sono anch’esse autentiche dottrine della Chiesa […]. Di tali dottrine, senza alcun dubbio fa parte la Corredenzione mariana. Presenza nella dottrina della Chiesa della Corredenzione anche se fino al momento non si tratta di un dogma, non soltanto perché i Papi relativamente recenti […] lumeggiarono con documenti di valore universale le ragioni della Corredenzione, ma perché quei valori affiorano da quello che io chiamo dogma pregato, vale a dire la liturgia, così come affiorano dal patrimonio patristico orientale ed occidentale, dalla più seria tradizione teologica, dalla pietà popolare, questo è importantissimo, perché senza una radicazione nella pietà popolare non c’è dogma che sia stato definito, questo è importantissimo. Questo ci fa capire che se oggi non siamo di fronte ad un dogma di fede quando si parla di Corredenzione si ha la fondata speranza e oserei dire la certezza che domani indubbiamente anche questa dottrina che è già di pertinenza ecclesiale sarà dogma di fede. La Corredenzione pertanto, prima o poi, secondo quello che io posso prevedere, verrà definita, farà parte formalmente e dogmaticamente della fede cattolica. Però, anche nel caso che ciò non avvenga mai, quod Deus avertat («Dio ce ne scampi» ndr), non potrà mai cessare di appartenere al patrimonio dottrinale della Chiesa»

A chi credere, dunque, a papa Francesco oppure a Monsignor Brunero Gherardini? Chi fosse ancora nel dubbio può rileggere le parole di san Paolo: «Mi meraviglio che così in fretta da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo passiate ad un altro vangelo. In realtà, però, non ce n’è un altro; solo che vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo. Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anàtema!» (Gal 1, 6-8).

La Tradizione della Chiesa non sbaglia, come avvertì l’Apostolo delle genti.
Da sempre la Chiesa dichiara dottrina cattolica il ruolo corredentivo e mediatore della Vergine Santissima. Proprio a partire dal 12 dicembre 2019 non dovremmo più prestarvi fede?

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https://www.corrispondenzaromana.it/la-corredentrice-nel-pensiero-dei-papi-dei-teologi-e-dei-santi/

IDOLATRA E BESTEMMIATORE: BERGOGLIO CONTRO LA MADONNA. UN OMAGGIO A MONSIGNOR LIVI-DON MINUTELLA-VIDEO

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LA SANTA VERGINE MARIA E’ CORREDENTRICE : I SANTI NON HANNO DUBBI


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LA NUOVA BUSSOLA QUOTIDIANA.IT
26 12 2019
DI ERMES DOVICO
Maria Madre del Signore Gesù e nostra Regina I santi non hanno dubbi: Maria è Corredentrice Veronica Giuliani, Padre Pio, Gabriele dell’Addolorata, Madre Teresa, Bartolo Longo, Massimiliano Kolbe, Edith Stein, suor Lucia di Fatima, Pio X, Giovanni Paolo II, ecc. Onorando la missione della Madre celeste al servizio del divin Figlio e Redentore, moltissimi servi di Dio, venerabili, beati e santi hanno chiamato la Vergine «Corredentrice». E Lei stessa ha chiesto il dogma, profetizzando che sarà «l’ultimo» e «il più grande» Si è già ricordato su questo quotidiano che la Corredenzione di Maria è dottrina cattolica certa. Una dottrina radicata nelle Sacre Scritture (dalla Genesi all’Apocalisse) e implicita nell’approfondimento teologico già dei primissimi Padri della Chiesa, come san Giustino e sant’Ireneo, sul ruolo di Maria quale «nuova Eva», specialissima cooperatrice alla Redenzione di Gesù Cristo, il «nuovo Adamo» delle lettere paoline. Se è vero che le obiezioni di alcuni teologi sono basate sul termine, «Corredentrice», può essere d’aiuto ricordare che questo stesso termine è stato usato esplicitamente da una schiera formidabile di santi, beati, venerabili e servi di Dio, compresi alcuni Papi del nostro tempo. Tra queste anime predilette ci sono inoltre grandi mistiche, come santa Veronica Giuliani e la serva di Dio Luisa Piccarreta. Partiamo proprio da uno degli scritti della Piccarreta, perché le parole dette da Gesù stesso sulla pia pratica delle “Ore della Passione” sono rivelatrici: «Figlia mia, sappi che col fare queste “Ore” l’anima prende i miei pensieri e li fa suoi, la mia riparazione, le preghiere, i desideri, gli affetti, anche le più intime mie fibre e le fa sue, ed elevandosi tra Cielo e la terra, fa il mio stesso ufficio, e come corredentrice (corsivo nostro, ndr) dice assieme a Me: Ecce ego, mitte me […]». È chiaro che se questo vale per ogni anima che si unisce alla Passione di Cristo, tanto più vale per la creatura eletta a essere Madre di Dio e misticamente di tutti i Suoi figli. Lo ha spiegato tra gli altri un pontefice che per ben sei volte, nel suo magistero ordinario, si è riferito a Maria Santissima come Corredentrice: san Giovanni Paolo II. «La collaborazione dei cristiani alla salvezza – diceva Wojtyla nel 1997 – si attua dopo l’evento del Calvario, del quale essi si impegnano a diffondere i frutti mediante la preghiera e il sacrificio. Il concorso di Maria, invece, si è attuato durante l’evento stesso e a titolo di Madre; si estende quindi alla totalità dell’opera salvifica di Cristo. Solamente Lei è stata associata in questo modo all’offerta redentrice che ha meritato la salvezza di tutti gli uomini». In un’omelia del 31 gennaio 1985, il Papa polacco aveva parlato della Madonna come «spiritualmente crocifissa con il Figlio crocifisso» e aggiunto che «il ruolo corredentore di Maria non cessò con la glorificazione del Figlio», ma continua «nella Chiesa di tutti i tempi». L’apice raggiunto sul Calvario si rileva anche nelle parole della Beata Vergine trascritte sempre dalla Piccarreta: «[…] Troppo mi costano le anime, mi costano la vita d’un Figlio-Dio; ed io, come Corredentrice e Madre, le lego a te, o croce», si legge nell’Orologio della Passione. È noto che questo manoscritto era stato letto da san Pio X, che lo aveva ricevuto da sant’Annibale Maria di Francia, a cui il Papa aveva ordinato: «Fai subito dare alle stampe L’Orologio della Passione della Piccarreta. Leggetelo in ginocchio, perché è Nostro Signore che parla!». Oltre all’imprimatur di questo libro, frutto di rivelazioni celesti, papa Sarto introdusse di suo pugno in documenti pontifici il termine «Corredentrice», usandolo per tre volte, dal 1908 al 1914, in riferimento alla liturgia per la Festa dei Dolori di Maria e alla concessione di indulgenze per la recita di preghiere legate a Maria Corredentrice[1]. Da quanto accennato, è evidente che la plurisecolare pietà cristiana e il significato teologico della Madonna Addolorata sono un tutt’uno con la dottrina della Corredenzione mariana. Non si può non ricordare al riguardo il carisma di un eccelso devoto di Maria, san Gabriele dell’Addolorata. Il giovane santo, un passionista, scriveva che la Vergine «ci partorì sul Calvario», definiva la partecipazione ai suoi dolori «il mio Paradiso» e più volte la chiamò nelle sue lettere «Corredentrice». Tra i nati nel medesimo secolo, il XIX, di san Gabriele, adoperarono lo stesso termine: il grande convertito inglese, san John Henry Newman, il grande convertito italiano e instancabile apostolo del Rosario, beato Bartolo Longo, l’arcivescovo di Milano, beato Ildefonso Schuster, il fondatore delle Edizioni Paoline, beato Giacomo Alberione, il fondatore della Piccola Opera della Divina Provvidenza, san Luigi Orione, la fondatrice delle Missionarie del Sacro Cuore di Gesù, santa Francesca Saverio Cabrini, e molti altri ancora. In particolare “Mother Cabrini”, come la chiamarono gli italoamericani, scriveva che alla Vergine «toccò il vanto di dare la vita al nostro Redentore; ad essa, come ben disse il nostro Santo Padre [Pio X, ndr], toccò insieme l’ufficio di custodire e preparare al sacrificio la sacra vittima del genere umano. Maria fu Madre di Gesù non solo nelle gioie di Betlemme, ma ancor più sul Calvario… ed ivi meritò di divenire degnissimamente la Corredentrice». Ricchissimo è l’insegnamento sulla Corredenzione di un innamorato dell’Immacolata e martire dei campi nazisti, san Massimiliano Maria Kolbe. Meditando sul compimento del peccato originale da parte dei nostri progenitori e sul profetico passo della Genesi (Gn 3,15), padre Kolbe scrisse: «[…] fin da quel momento Dio promette un Redentore e una Corredentrice dicendo: “Porrò inimicizia fra te e la donna, fra il tuo seme e il suo seme: Ella ti schiaccerà la testa”». Un’altra martire del nazismo, santa Teresa Benedetta della Croce, al secolo Edith Stein, compatrona d’Europa, affermava che «Maria esce dall’ordine naturale e si pone come Corredentrice al fianco del Redentore». San Pio da Pietrelcina la chiamava «nostra sì cara Corredentrice» e «Regina dei martiri» (una delle invocazioni nelle Litanie Lauretane), san Josemarίa Escrivá spiegava mirabilmente il nuovo titolo legandolo allo “stare” della Madre iuxta crucem e ai suoi dolori per il sacrificio del Figlio, san Leopoldo Mandic si era proposto addirittura di scrivere un trattato sulla Corredenzione ma non poté per il moltissimo tempo dedicato al sacramento della Confessione: ciò non gli impedì, comunque, di fare un atto di offerta di tutto sé stesso per la ricomposizione dello scisma con l’Oriente «in ossequio alla Corredentrice del genere umano». Per almeno otto volte, nei suoi scritti, suor Lucia di Fatima usò il termine Corredentrice, spiegando tra l’altro che chiamiamo la Santa Vergine «Nostra Signora dei dolori, perché nel suo cuore ha sofferto il martirio di Cristo, con Lui e accanto a Lui». AMSTERDAM, È IL CIELO A VOLERE IL DOGMA Questa panoramica, per nulla esaustiva, sulle anime del Paradiso dà insomma un’idea di quale sia il sensus fidei riguardo a Maria Corredentrice. Ricordiamo pure che è stata Lei stessa a chiedere – nelle apparizioni di Amsterdam alla veggente Ida Peerdeman – la proclamazione di un quinto dogma mariano, quale «Corredentrice, Mediatrice e Avvocata». Nei messaggi che si accompagnarono alle apparizioni (1945-1959), riconosciute nel 2002 dal vescovo Joseph Punt, la Madonna chiese di lavorare e pregare per il dogma, profetizzando che tra quelli a Lei riferiti sarà «l’ultimo» e il «più grande». In diversi messaggi la Madre celeste spiegò le ragioni del dogma e come si legasse a tutti i misteri della sua vita terrena e conseguente Assunzione. Si soffermò anche sull’uso appropriato del titolo: «… il nuovo dogma dovrà essere il dogma della Corredentrice. Nota che pongo l’accento specialmente su “Co”. Ho già detto che ne nasceranno molte dispute. Te lo ripeto nuovamente: la Chiesa, Roma, lo porterà a compimento e lotterà per esso. La Chiesa, Roma, incontrerà opposizioni e le supererà. La Chiesa, Roma, diventerà più vigorosa e più forte, nella misura in cui affronterà la disputa. […] Poiché il Padre, il Figlio, lo Spirito vuole portare in questo mondo quale Corredentrice e Avvocata colei che fu scelta per recare il Redentore»[2]. La Vergine dettò solennemente una preghiera e volle che la diffusione della sua immagine quale Signora di tutti i Popoli precorresse la definizione dogmatica. Sempre Lei spiegò in modo particolareggiato l’immagine: la Madonna appare ritta davanti alla Croce e con i piedi sul globo, libero dalle spire del serpente satanico. Diretti verso una moltitudine di pecore, tre raggi fuoriescono dalle ferite nelle sue mani, «i raggi di Grazia, Redenzione e Pace», doni del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Spirito Santo che sarà inviato in abbondanza sul mondo con il ritorno dei popoli alla Croce e la proclamazione del dogma: tappa che diversi teologi vedono come l’inizio del trionfo del Cuore Immacolato di Maria. Concludiamo con le parole che Madre Teresa di Calcutta, dopo aver esposto in modo breve e limpido il perché di ognuno dei tre titoli, scrisse in una risposta autografa del 14 agosto 1993: «La definizione papale di Maria come “Mediatrice, Corredentrice e Avvocata” porterà grandi grazie alla Chiesa». Come insegnano i santi: tutto a Gesù per Maria. [1] Cfr. Agiografia corredenzionista nel secolo ventesimo: sintesi storico-teologica, di padre Stefano Manelli. [2] Il termine “Corredentrice” è in sé linguisticamente chiaro. Come ricorda il mariologo Mark Miravalle (2001): «Il termine “Corredentrice” è correttamente tradotto “la Donna con il Redentore” o ancor più letteralmente “colei che riacquista con [il Redentore]”. Il prefisso “co” deriva dal Latino “cum”, che significa “con” e non “uguale a, pari a”».
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