Mirabilissimo100’s Weblog

novembre 20, 2019

BOLIVIA: LA REPRESSIONE GOLPISTA MINACCIA IL CONGRESSO

Bolivia, la persecuzione golpista minaccia il Congresso

 
POPOLO ANDINO DEL BOLIVIA
***********************************************************************
L’ANTIDIPLOMATICO.IT
 
18 11 2019

di Marco Teruggi – Pagina|12
La minaccia in Bolivia ora punta il potere legislativo. Il ministro del governo di fatto, Arturo Murillo, nominato dall’autoproclamata Jeanine Añez, ha annunciato che ci sono senatori e deputati “che stanno facendo sovversione” e che i loro nomi saranno resi pubblici.

 

La persecuzione includerebbe anche i pubblici ministeri che sono già stati convocati a tale scopo, ha denunciato la deputata Sonia Brito, del Movimento per il Socialismo (MAS) che detiene la maggioranza e le presidenze in entrambe le Camere.

 

Le dichiarazioni di Murillo arrivano per rafforzare la situazione di persecuzione in Bolivia. In effetti, aveva annunciato che stava iniziando una “caccia” contro tre ex funzionari del governo, e il ministro delle comunicazioni, Rosana Lizárraga, aveva denunciato e minacciato i giornalisti per sedizione.

 

Questo quadro è rafforzato dal decreto che che esonera i militari che partecipano alle operazioni “per ripristinare l’ordine” dalla responsabilità penale. Tale decisione è stata sostenuta dal ministro della Difesa, Fernando López, il quale ha affermato che è dovuto all’esistenza di “gruppi armati sovversivi” e “gruppi stranieri armati” con “armi pesanti”.

 

Con queste dichiarazioni Lopez ha voluto rispondere alle critiche della Commissione interamericana per i diritti umani, che ha messo in dubbio il “grave decreto” che “disconosce le norme internazionali sui diritti umani” e “stimola la repressione violenta”.

 

L’insieme delle minacce formalizza un quadro di persecuzioni e omicidi iniziati prima delle dimissioni forzate del presidente Evo Morales e del vicepresidente Álvaro García Linera. In effetti, giorni prima del colpo di Stato, c’erano già stati incendi nelle case, rapimenti di famiglie e minacce dirette a deputati, governatori e leader del MAS.

 

24 persone sono già state uccise in Bolivia in 5 giorni. Il rapporto è stato presentato dalla Defensoría del Pueblo e ratificato da Morales, che ha richiesto “al governo di fatto di Añez, Mesa e Camacho di identificare gli autori intellettuali e materiali”, e ha denunciato alla comunità internazionale “questi crimini contro l’umanità che non devono rimanere impuniti”.

 

In tale contesto, ha avuto luogo l’incontro dell’ambasciatore dell’Unione europea (UE), León de la Torre con l’autoproclamata Añez. Il facilitatore ha affermato che l’UE si offre affinché “la Bolivia possa tenere elezioni credibili il più presto possibile” e ha affermato che sosterrà il “periodo di transizione”.

 

Le dichiarazioni del facilitatore dell’UE coincidono con quelle dell’inviato delle Nazioni Unite, Jean Arnault, che si è offerto come mediatore per parlare con “tutti i leader e gli attori” per “pacificare” e convocare “elezioni libere”.

 

L’autoproclamata Añez ha anche brevemente fatto riferimento alla questione elettorale: “presto daremo notizie sul nostro mandato principale, la richiesta di elezioni trasparenti e il recupero della credibilità democratica del nostro paese”.

 

La mancanza di chiarezza riguardo alle elezioni coincide con il processo di attacco al potere legislativo annunciato da Murillo.

In effetti, il governo di fatto si scontra con la difficoltà che questo potere sia nelle mani della maggioranza del MAS, e la sua approvazione è necessaria per raggiungere un passo importante: la nomina di nuove autorità del Tribunale Supremo Elettorale, per poi convocare le elezioni. 

Coloro che guidano il colpo di Stato si trovano di fronte a una decisione da prendere: tentare un accordo con il blocco del MAS per raggiungere l’elezione delle autorità elettorali e le nuove elezioni o avanzare sul potere legislativo. Quella seconda opzione è quella che è stata imposta con le dichiarazioni di Murillo, in quella che è una strategia di persecuzione contro deputati e senatori per forzare una decisione a favore del piano del governo di fatto.

 

Le minacce si realizzano all’interno del quadro che concede licenza di uccidere, impunità nel farlo, rottura dello stato di diritto, 24 morti, centinaia di feriti, e la protezione mediatica del grandi media che, in forma compiacente, negano l’esistenza di un colpo di stato Stato in Bolivia. 

 

Questo scenario non ha fermato le massicce proteste sociali che hanno avuto luogo in diverse parti del Paese, così come quelle che sono già state annunciate. Così, per esempio, a Sacaba ha avuto luogo un massacro in cui furono uccise nove persone durante la repressione e si è deciso di chiedere “le dimissioni dell’autoproclamata presidente di fatto Jeanine Añez entro 48 ore”.

 

Nel municipio è stata anche approvata la richiesta di “ritiro immediato delle forze armate”, nonché ‘”l’approvazione di una legge da parte dell’Assemblea Legislativa Plurinazionale che garantisca le elezioni nazionali entro un periodo di novanta giorni”.

 

A El Alto anche c’è stata una massiccia protesta, una delle più complesse da affrontare per il governo di fatto: il blocco dell’accesso all’impianto boliviano di giacimenti petroliferi, a Senkata, dove escono benzina e gas liquefatto. Questa azione ha generato difficoltà di approvvigionamento nella città di La Paz, che è in uno stato di profonda anomalia da più di una settimana.

 

Quindi, dopo una settimana dalle dimissioni di Morales e García Linera, la Bolivia si trova in uno scenario di tre fronti: la persecuzione golpista in ciascuno dei livelli politico e sociale, la domanda su cosa accadrà nel potere legislativo e una situazione di crescenti rivolte contro il colpo di Stato. L’uscita elettorale, che sembra essere l’unico punto condiviso, sembra ancora problematica.

 

(Traduzione de l’AntiDiplomatico)

CONTINUA NELLA PAGINA

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-bolivia_la_persecuzione_golpista_minaccia_il_congresso/82_31758/

BOLIVIA: IL GOVERNO AUMENTA I FONDI PER LA REPRESSIONE

Il governo golpista della Bolivia aumenta i fondi per la repressione

 
 
————————————————————————————————-
 
L’ANTIDIPLOMATICO.IT
 
19 11 2019
 
FONTE TELESUR
 

Il governo golpista della Bolivia aumenta i fondi per la repressione

 

La presidente de facto della Bolivia, Jeanine Áñez, ha decretato un aumento di bilancio di circa 5 milioni 038 mila 126 dollari, per le forze armate (FF.AA.) per aumentare il livello di repressione contro i manifestanti che esigono elezioni generali e il ripristino del filo costituzionale interrotto con il golpe che ha rovesciato il governo di Evo Morales costringendolo a riparare in Messico. 

 

“Il Ministero dell’Economia e delle Finanze pubbliche è autorizzato attraverso il Ministero del Tesoro generale della Nazione -TGN-, a realizzare la dotazione di bilancio di risorse aggiuntive per un importo di Bs. 34.796.098, a favore del Ministero della Difesa, destinato ad attrezzature per le forze armate”, indica il decreto di Áñez.

teleSUR TV

@teleSURtv

Senadora boliviana Jeanine Áñez, designa mediante decreto más de 34 millones de bolivianos

(unos 4.9 millones de dólares) a las http://bit.ly/teleSUR

Intanto in Bolivia continuano massicce manifestazioni di organizzazioni indigene che chiedono le dimissioni di Áñez e chiedono nuove elezioni generali. Inoltre diversi contingenti sono arrivati a Plaza Murillo (La Paz), dove hanno espresso il loro sdegno per l’ondata fascista che ha appiccato le fiamme alla casa di Evo Morales e diversi esponenti del Movimento per il Socialismo (MAS) e la bandiera Whipala che rappresenta la lotta ancestrale dei popoli. 

 

I parlamentari della MAS hanno riferito che una sessione programmata nella Camera dei Deputati per martedì prossimo è rinviata, a causa della mancanza di accordo con gli oppositori sull’avanzamento delle elezioni generali.

Tuttavia, il Senato terrà una plenaria per discutere di questioni di politica sociale.

 

Da quando il colpo di Stato è stato perpetrato contro il presidente Evo Morales, il paese soffre di destabilizzazione istituzionale e repressione militare.

Madelein Garcia@madeleintlSUR

| la carta blanca para matar con total impunidad de los militares ahora tiene presupuesto asignado de 4,8 millones de dólares para equipamiento

Adesso il governo golpista vuole inasprire una repressione già feroce con l’aumento dei fondi alle forze armate e una legge che vuole concedere carta bianca a polizia ed esercito per la repressione delle proteste popolari. Insomma, licenza di uccidere. 

CONTINUA NELLA  PAGINA

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-il_governo_golpista_della_bolivia_aumenta_i_fondi_per_la_repressione/82_31762/

novembre 14, 2019

BOLIVIA: UN GOLPE CHE FA PENSARE AL RITOTNO DELLE DITTATURE SUDAMERICANE DEL PASSATO

Filed under: bolivia, dittatura, golpe, politica — Tag:, , , , — mirabilissimo100 @ 6:53 am

11 settembre 1973 - Salvador Alliende esce dal palazzo presidenziale di Santiago del Cile preso di mira dall'aviazione golpista di Augusto Pinochet.

 
11 settembre 1973 – Salvador Alliende esce dal palazzo presidenziale di Santiago del Cile preso 
di mira dall’aviazione golpista di Augusto Pinochet.
 
***************************************************************************
PICCOLE NOTE. IL GIORNALE.IT
 
11 NOVEMBRE 2019

Riesce il colpo di Stato in Bolivia. Evo Morales si dimette, dopo giorni di proteste seguite alle contestate elezioni del mese scorso, che lo avevano confermato alla guida del Paese. Il golpe è riuscito grazie all’ammutinamento della polizia e dell’esercito, che hanno sostenuto la spinta della piazza.

Un golpe da manuale

A “suggerire” al Presidente di dimettersi è stato il Capo di Stato Maggiore, generale Williams Kaliman, al quale si è aggiunto il “suggerimento” del comandante generale della polizia, Vladimir Yuri Calderón. Un classico golpe sudamericano.

il Presidente deposto Evo Morales con il Gen. Williams Kaliman.

Da copione anche le dinamiche usate nell’occasione: come avvenuto in Ucraina, in Venezuela (dove ancora non è riuscito),  Egitto (riuscito) e altrove, basta fare di un’elezione un grimaldello per far saltare un sistema inviso.

All’esito del voto, basta contestarne il risultato con l’accusa di brogli, portare in piazza una massa critica e poi rifiutare via via ogni apertura del presidente eletto, al quale si inoltra un’unica richiesta: le sue dimissioni.

Anche Morales, come altri prima di lui, aveva provato in extremis la via delle aperture: dopo le contestate elezioni del mese scorso aveva ceduto alla piazza aprendo a nuove elezioni. Troppo tardi, la tagliola si era ormai chiusa: offerta rifiutata con contro-offerta non rifiutabile.

Il ruolo dell’Osa, primo golpe statistico

A dar man forte alla piazza ribollente era stata l’Osa (Organizzazione degli Stati sudamericani), da tempo piegata alle logiche neoliberiste, che aveva denunciato come “statisticamente improbabile” la vittoria di Morales alle ultime elezioni. Un golpe statistico.

Peraltro, una dettagliata e approfondita analisi resa pubblica da Mark Weisbrot, condirettore del Center for Economic and Policy Research, alla quale rimandiamo (cliccare qui), racconta invece di una elezione più che valida… Tant’é.

Interessante il fatto che due giornali mainstream come Corriere della Sera e Repubblica, peraltro non certo sostenitori di Morales (anzi), raccontino di una presidenza che aveva fatto bene.

Così Rocco Cotroneo sul Corriere dell’11 novembre: “Morales non è stato un cattivo presidente […] la Bolivia gode di una crescita economica molto solida da anni e di una riduzione significativa della povertà”.

Sulla stessa linea Daniele Mastrogiacomo sulla Repubblica dello stesso giorno: “L’ex segretario del sindacato dei cocaleros ha governato bene. La Bolivia è cresciuta, ha un’economia solida, una difesa ambientale invidiabile”.

Ritorno all’oscurità

Dopo l’uscita di scena di Morales sono state arrestate figure invise alla piazza, incendiate le loro case e diramato un mandato di arresto contro l’ormai ex presidente.

La destra si è scatenata e dato che Morales gode di un supporto ampio tra la popolazione, per lo più i poveri, il rischio che si inneschino spirali violente è alto.

Si paventa il ritorno alle dittature sudamericane create dagli Stati Uniti, la cui mano è evidente in quanto sta avvenendo in Bolivia.

Dopo la repressione cilena contro i manifestanti che protestavano contro il carovita, i cui “eccessi” sono stati ammessi dallo stesso presidente Sebastián Pineira che l’ha ordinata, l’onda oscura ha travolto anche la Bolivia.

Resta il Venezuela, che ancora resiste a spinte similari. Ma ora che è caduto Morales il presidente Maduro è più solo.

Morales è, o meglio era, il più stretto alleato che aveva nel continente. Tanto che, quando forte spirava il vento del golpe venezuelano, i media che lo alimentavano spiegavano che dopo il Venezuela sarebbe stata la volta della Bolivia. Previsione auto-avverata.

Ora la destra sud-americana (dove americana va letto in senso ampio) potrà mettere le mani liberamente sulla cocaina boliviana, fonte di denaro oscuro che potrà essere usato per finanziare nuove fiammate, in Venezuela e altrove.

L’America First e le follie neocon

Sembrano tornati i tempi delle dittature latinoamericane, anche se è presumibile che i nuovi-vecchi padroni cercheranno di evitare, per quanto possibile, la repressione di massa di allora, memori delle reazioni che ebbero in Occidente.

L’isolazionismo americano proprio dell’America First richiede un controllo più stretto sul giardino di casa. Una prospettiva più consona ai vecchi arnesi che sostengono Trump che al presidente stesso, come si è visto nel caso Venezuela.

E che si somma all’interventismo muscolare dei neocon, che, volendo alimentare il contrasto con Mosca e Pechino, intendono tagliare i rapporti che russi e cinesi hanno allacciato in questi anni con alcuni Paesi sudamericani.

Il senso di tutto questo è che la ricreazione è finita. I movimenti di massa che si richiamano al socialismo, che, sopravvissuti agli anni delle dittature, hanno goduto nuova influenza o preso il potere nei vari Paesi latinoamericani, devono lasciare il passo di nuovo al verbo neoliberista dispiegato in tutta la sua pre-potenza al tempo delle dittature.

Poche le condanne del golpe in Occidente, tra queste quella del leader laburista Jeremy Corbyn e di Ilhan Omar, che corre per la Casa Bianca per il partito democratico.

Ma ieri la magistratura brasiliana ha scarcerato Luiz Inácio Lula da Silva, il leader del Partido dei trabajadores incarcerato con motivazioni fasulle (Piccolenote) prima delle ultime elezioni. Segnale in controtendenza. Rischi alti, vedremo.

CONTINUA NELLA PAGINA 

http://piccolenote.ilgiornale.it/42907/golpe-bolivia-soffia-vento-delle-dittature-sudamericane