Mirabilissimo100’s Weblog

febbraio 10, 2020

FOIBE: STRAGE DA NON DIMENTICARE 10 02 2020

Foibe: La giornata della falsa coscienza

 

Foibe: “La giornata della falsa coscienza”

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-foibe_la_giornata_della_falsa_coscienza/82_33010/
 
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Il revisionismo sulla «questione foibe» e la storia riscritta ad uso politico

 
https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-il_revisionismo_sulla_questione_foibe_e_la_storia_riscritta_ad_uso_politico/82_33009/
 
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A Bosovizza ha avuto luogo la commemorazione solenne per le vittime delle Foibe nel giorno del ricordo. A seguito, a Roma avrà luogo la deposizione della corona allʼAltare della Patria e la celebrazione in Senato alla presenza del premier Conte.
 
https://it.sputniknews.com/italia/202002108703629-giorno-del-ricordo-delle-foibe-commemorazione-solenne-a-bosovizza/

gennaio 29, 2020

Stanisława Leszczyńska: L’incredibile storia della matrona di Auschwitz

 
 

 
Le foto di Stanisława Leszczyńska
 
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IT.CHURCH POP.COM
 
25 NOVEMBRE  2019
La futura beata matrona polacca che fece nascere più di 3.000 bambini ad Auschwitz mettendo a rischio la sua vita.

Stanisława Leszczyńska è nata nel 1896 a Łódź, in Polonia. A 4 anni suo padre morì e sua madre dovette lavorare molto duramente in una fabbrica. Stanisława dovette così badare ai suoi fratelli.
Quando aveva 12 anni, la sua famiglia si trasferì in Brasile. Qui imparò la lingua portoghese e il tedesco, lingua che le servirà molto in futuro. Due anni dopo fecero ritorno in patria.

Nel 1916, appena iniziati gli studi in ostetricia, conobbe Bronislaw, un tipografo, che di lì a pochi anni divenne suo marito e con il quale ebbe quattro figli, tre maschi e una femmina.

La deportazione

Durante lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e la successiva invasione della Polonia tutta la famiglia venne arrestata e deportata nei campi di concentramento nazisti perché trovati a stampare documenti falsi per gli ebrei in fuga dal ghetto di Łódź e a fornire aiuti alimentari.

Furono scoperti il 18 febbraio 1943: Stanisława fu arrestata dalla Gestapo insieme a sua figlia, e ai suoi due figli Stanisław ed Henryk, mentre il marito e Bronisław sfuggirono alla cattura. Stanisława e Sylwia furono portate nel campo di concentramento di Auschwitz il 17 aprile 1943, mentre Stanisław ed Henryk furono rinchiusi nel campo di concentramento di Mauthausen.

L’ostetrica di Auschwitz

Lei e sua figlia, giunte nel campo di concentramento di Auschwitz, appresero che l’ostetrica tedesca si era gravemente ammalata. Vista la loro esperienza sul campo, si offrirono come volontarie al Dottor Mengele, soprannominato l’ “Angelo della Morte”.

Qui ebbe il suo primo incontro con l’orrore. I bambini venivano immediatamente uccisi alla nascita, affogandoli in barili d’acqua. Le donne che rischiavano di morire dopo il parto venivano mandate al crematorio. Stanislawa si oppone, e chiese a Mengele che non venga ucciso più nessun neonato.

Mengele le disse: “Devi Uccidere!”

Lei gli rispose citandogli il giuramento di Ippocrate: “Non puoi uccidere i bambini a causa del giuramento che hai fatto. Devo rispettare le tue parole.

Da quel momento in poi, ogni singola nascita poteva costarle la vita.

La sala parto improvvisata e i 3000 bambini “salvati”

Nel campo di concentramento di Auschwitz non c’erano sale parto. Stanislawa dovette improvvisarne uno vicino a una canna fumaria.

Con sé aveva soltanto una coperta che era riuscita a liberare dai pidocchi che infestavano le celle.

Stanislawa tentò l’impossibile per mantenere in vita i bambini e le loro madri. Soleva fare il segno della croce sui bambini e cantare canzoni che tranquillizzassero le neo-mamme. Questo non impedì che alcuni neonati venissero uccisi o che alcune mamme morissero per le pessime condizioni igienico-sanitarie del luogo, infestato di ratti.

Per procurarmi dell’acqua di cui avevo bisogno per lavare la madre e il bambino mi ci sono voluti circa venti minuti soltanto per trovare un secchio d’acqua“, soleva ripetere ricordando la sua prima nascita.

Una nascita in cui la prima cosa che fece fu battezzare il bambino, arrotolarlo in fogli di giornale e metterlo sulla coperta sporca perché sua madre potesse vederlo e baciarlo per la prima e ultima volta.

Durante la sua permanenza nel campo di concentramento, Stanislawa assieme a sua figlia aiutò a nascere 3000 bambini,

Sfortunatamente, di tutti questi solo 30 riuscirono a sopravvivere alle difficili condizioni della prigione.

Furono più di 1500 i neonati uccisi dalle infermiere tedesche, gli altri morirono di fame e di freddo, perché l’allattamento era proibito. Alcuni di questi bambini furono salvati perché adottati da famiglie tedesche.

Stanislawa riuscì a battezzare tutti. Soleva apporre un piccolo tatuaggio a coloro che erano stati dati in adozione alle famiglie tedesche perché sembrassero “ariani”.

Fu un tentativo disperato affinché quelle madri potessero ritrovarli.

I prigionieri la chiamavano “madre” e “angelo della bontà”.

La vera forza di Stanislawa: la preghiera

Pregava il rosario al mattino, al pomeriggio, prima dei pasti e del lavoro. Faceva sempre un segno della croce sulla donna che aveva partorito e il neonato.

Alcune delle donne ebree che la incontrarono le chiesero di poter essere battezzato sul letto. Insegnò loro il Padre Nostro e l’Ave Maria e componeva dei rosari per loro. Quando il bambino doveva essere consegnato per essere affogato le veniva chiesto di battezzarli.

Aveva una forza sorprendente, a volte riusciva a trascorrere anche tre giorni senza dormire.

Sua figlia racconta di lei che dopo la sua morte, una donna le disse che sua madre l’aiutò a partorire per due notti e due giorni. Questa donna ricordava come sua madre le facesse le trecce e di come l’avesse aiutata a sopportare i dolori del parto.

Una delle poche sopravvissute di Auschwitz

Stanislawa sopravvisse al campo di concentramento e riuscì a riunirsi con i suoi figli.

 Morì l’11 marzo 1974 per un cancro intestinale. Nel 1992 è iniziato il suo processo di beatificazione.

Come altri grandi cattolici che sperimentarono gli orrori dei campi di concentramento, come l’eroico san Massimiliano Kolbe, la fede di Leszczyńska la fece andare avanti servendosi della sola preghiera.

 Questa donna senza pretese riuscì a toccare tante vite, portando un po ‘di conforto a migliaia di anime, non rinunciando a mettere in pericolo la propria vita perché considerava ogni bambino come un dono prezioso di Dio.

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https://it.churchpop.com/stanislawa-leszczynska-lincredibile-storia-della-matrona-di-auschwitz/

gennaio 28, 2020

IL 27 GENNAIO DEL 1945 DA RICORDARE!

Risultati immagini per IL GIORNO DELLA MEMORIA 27 GENNAIO
 

 

IL 27 GENNAIO IL GIORNO DELLA MEMORIA
 
Era il 27 gennaio del 1945 quando le truppe russe, entrando nel campo di concentramento di Auschwitz scoprirono il genocidio organizzato dai nazisti. In Italia la Shoah raccontata fra gli altri dalle parole dello scrittore Primo Levi, sopravvissuto allo sterminio del lager. Quel giorno oggi rappresenta la Memoria di ciò che è stato, affinché non accada mai più.
 
Ogni anno, il 27 gennaio, si celebra la “Giornata della memoria”, in ricordo dell’Olocausto del nazifascismo che portò al genocidio pianificato di ebrei, rom, omosessuali, malati di mente, disabili e oppositori politici della germania hitleriana. Il 27 gennaio 1945 è il giorno in cui le truppe russe entrarono per la prima volta nel luogo simbolo della Shoah (‘distruzione’ in ebraico), il lager di Auschwitz. Nel campo di concentramento nazista morirono circa 70mila persone, uccise nella camera a gas ricavata nell’obitorio del crematorio numero 1, da torture ed esecuzioni sommarie, dal lavoro inclemente e dalle condizioni di vita impossibile. A Birkenau vennero ammazzate oltre un milione e centomila civili, in stragrande maggioranza ebrei, russi, polacchi e rom. Auschwitz era un ‘Konzentrationslager’ (campo di concentramento), Birkenau un ‘Vernichtungslager’ (campo di sterminio), il più esteso. Quando i russi arrivarono ai cancelli tristemente noti per il loro tetro motto “Arbeit macth frei” (il lavoro rende liberi) trovarono circa 7mila prigionieri ancora in vita, testimoni oculari del massacro senza fine.
 
 
La Giornata della Memoria è celebrata da tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite a partire dal 2005, in seguito alla risoluzione Onu del primo novembre 2005. In Italia, sono gli articoli 1 e 2 della legge n. 211 del 20 luglio 2000 che definiscono le finalità e le celebrazioni del “Giorno della Memoria”. Ogni anno è forte il richiamo affinché non accadano più abomini simili. Scriveva il poeta italiano Danilo Dolci: «ma milioni milioni di persone non sanno ancora mentre i fascismi rigerminano».
Una delle testimonianze più lucide su cosa sono stati i lager nazisti è stata l’opera letteraria di Primo Levi, intellettuale (scrittore, partigiano e chimico= torinese ebreo, internato ad Auschwitz e da lì uscito vivo proprio il 27 gennaio del 45: fu uno degli appena 20 sopravvissuti dei 650 ebrei italiani arrivati con lui al campo. È di Primo Levi la poesia “Se questo è un uomo”, incipit dell’omonimo romanzo sul suo periodo di prigionia nel campo (ne “La Tregua” Levi raccontò il ritorno in Italia).
 
Se questo è un uomo
Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.
 
 

dicembre 10, 2019

SARDINE COMMENTANO IL LORO MANIFESTO CREDENDOLO DI SALVINI: “TIRANNO RAZZISTA”VIDEO

 
STOP CENSURA.INFO
9 12 2019
 
 
“Le sardine commentano il loro stesso manifesto credendo sia una dichiarazione di Matteo Salvini. Sentite un po’ cosa dicono”. È quanto riporta il parlamentare leghista Alessandro Morelli sul suo profilo Facebook.
 
VEDI VIDEO E CONTINUA NELLA PAGINA
https://stopcensura.info/sardine-commentano-il-loro-manifesto-credendolo-di-salvini-tiranno-razzista/
 
 
https://www.facebook.com/AlessandroMorelliUfficiale/
 

novembre 20, 2019

BOLIVIA: 8 MORTI, DECINE DI FERITI MENTRE LA POLIZIA APRE IL FUOCO SUI SOSTENITORI DI EVO MORALES

 
 
DONNA ANDINA PRO-MORALES  PROTESTA PIANGENDO
 
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CONTROINFORMAZIONE.INFO
 
17 NOVEMBRE 2019
 
 

Il governo post-colpo di stato non esita nell’usare la forza brutale dei militari contro i sostenitori del presidente espulso della Bolivia Evo Morales.

Il 16 novembre, i funzionari hanno riferito che almeno 8 civili sono stati uccisi e dozzine di altri sono rimasti feriti quando la polizia militare, fedele al governo post-colpo di stato della Bolivia, ha aperto il fuoco ad altezza d’uomo durante le manifestazioni pro-Morales. Gli incidenti più letali sono avvenuti a Sacaba, vicino alla città di Cochabamba.

Morales, che ha ottenuto l’asilo in Messico dopo le dimissioni del 10 novembre, ha descritto lo sviluppo dgli avvenimenti come un “massacro” e ha affermato che il governo ad interim guidato da Jeanine Áñez è una dittatura militare di fatto.

In un’intervista con al-Jazeera, Morales ha affermato che gli dovrebbe essere permesso di tornare in Bolivia e completare il suo ultimo mandato in carica.
“Non posso essere fuori dal paese. Sono abituato a stare con la gente come leader sindacale, come presidente, e lavorare con mi pueblo”, ha detto Morales.

“Mi manca molto (Bolivia). Sto cercando un modo legale per tornare indietro e stare con le persone mentre queste oppongono resistenza alla dittatura e al colpo di stato ”.

La violenza della nuova giunta sta aumentando in tutta la Bolivia. Alcuni media e attivisti locali hanno iniziato a descrivere gli sviluppi in corso come una sorta di “guerra civile”. Come in molte precedenti “guerre civili”, questa sta lentamente esplodendo a seguito del golpe illegale contro il governo eletto democraticamente.


 LA RESISTENZA BOLIVIANA CONTRO IL GOLPE ORGANIZZATO DALLA CIA
Nel frattempo, il governo post colpo di stato ha avviato una rapida revisione delle politiche estere e interne del paese. Il 15 novembre, il regime post-colpo di stato ha annunciato che la Bolivia lascia l’Alleanza bolivariana per i popoli della nostra America (ALBA) e ha rimosso dai posti circa l’80% degli ambasciatori in altri paesi. Nella politica interna, il nuovo governo sostiene fortemente le multinazionali che hanno subito una serie di battute d’arresto nel paese durante il periodo di Morales.
Nota: Si prefigura una privatizzazione delle risorse minerarie del paese che erano state nazionalizzate dal governo Morales e non è difficile immaginare a chi saranno destinate le concessioni delle miniere di Litio e di altri preziosi minerali che si trovano nel sottosuolo. Naturalmente queste finiranno in mano alle grandi multinazionali USA che sono le stesse che hanno esercitato pressioni su Washington per pilotare un cambio di regime in Bolivia.
Tutti i media ed i governi occidentali sostengono che si è trattato di un “cambio di regime democratico” ma gli avvenimenti di questi giorni dimostrano esattamente il contrario.

Fonte: South Front

Traduzione e nota: Luciano Lago

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https://www.controinformazione.info/bolivia-8-morti-decine-di-feriti-mentre-la-polizia-apre-il-fuoco-sui-sostenitori-di-evo-morales/

BOLIVIA: LA REPRESSIONE GOLPISTA MINACCIA IL CONGRESSO

Bolivia, la persecuzione golpista minaccia il Congresso

 
POPOLO ANDINO DEL BOLIVIA
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L’ANTIDIPLOMATICO.IT
 
18 11 2019

di Marco Teruggi – Pagina|12
La minaccia in Bolivia ora punta il potere legislativo. Il ministro del governo di fatto, Arturo Murillo, nominato dall’autoproclamata Jeanine Añez, ha annunciato che ci sono senatori e deputati “che stanno facendo sovversione” e che i loro nomi saranno resi pubblici.

 

La persecuzione includerebbe anche i pubblici ministeri che sono già stati convocati a tale scopo, ha denunciato la deputata Sonia Brito, del Movimento per il Socialismo (MAS) che detiene la maggioranza e le presidenze in entrambe le Camere.

 

Le dichiarazioni di Murillo arrivano per rafforzare la situazione di persecuzione in Bolivia. In effetti, aveva annunciato che stava iniziando una “caccia” contro tre ex funzionari del governo, e il ministro delle comunicazioni, Rosana Lizárraga, aveva denunciato e minacciato i giornalisti per sedizione.

 

Questo quadro è rafforzato dal decreto che che esonera i militari che partecipano alle operazioni “per ripristinare l’ordine” dalla responsabilità penale. Tale decisione è stata sostenuta dal ministro della Difesa, Fernando López, il quale ha affermato che è dovuto all’esistenza di “gruppi armati sovversivi” e “gruppi stranieri armati” con “armi pesanti”.

 

Con queste dichiarazioni Lopez ha voluto rispondere alle critiche della Commissione interamericana per i diritti umani, che ha messo in dubbio il “grave decreto” che “disconosce le norme internazionali sui diritti umani” e “stimola la repressione violenta”.

 

L’insieme delle minacce formalizza un quadro di persecuzioni e omicidi iniziati prima delle dimissioni forzate del presidente Evo Morales e del vicepresidente Álvaro García Linera. In effetti, giorni prima del colpo di Stato, c’erano già stati incendi nelle case, rapimenti di famiglie e minacce dirette a deputati, governatori e leader del MAS.

 

24 persone sono già state uccise in Bolivia in 5 giorni. Il rapporto è stato presentato dalla Defensoría del Pueblo e ratificato da Morales, che ha richiesto “al governo di fatto di Añez, Mesa e Camacho di identificare gli autori intellettuali e materiali”, e ha denunciato alla comunità internazionale “questi crimini contro l’umanità che non devono rimanere impuniti”.

 

In tale contesto, ha avuto luogo l’incontro dell’ambasciatore dell’Unione europea (UE), León de la Torre con l’autoproclamata Añez. Il facilitatore ha affermato che l’UE si offre affinché “la Bolivia possa tenere elezioni credibili il più presto possibile” e ha affermato che sosterrà il “periodo di transizione”.

 

Le dichiarazioni del facilitatore dell’UE coincidono con quelle dell’inviato delle Nazioni Unite, Jean Arnault, che si è offerto come mediatore per parlare con “tutti i leader e gli attori” per “pacificare” e convocare “elezioni libere”.

 

L’autoproclamata Añez ha anche brevemente fatto riferimento alla questione elettorale: “presto daremo notizie sul nostro mandato principale, la richiesta di elezioni trasparenti e il recupero della credibilità democratica del nostro paese”.

 

La mancanza di chiarezza riguardo alle elezioni coincide con il processo di attacco al potere legislativo annunciato da Murillo.

In effetti, il governo di fatto si scontra con la difficoltà che questo potere sia nelle mani della maggioranza del MAS, e la sua approvazione è necessaria per raggiungere un passo importante: la nomina di nuove autorità del Tribunale Supremo Elettorale, per poi convocare le elezioni. 

Coloro che guidano il colpo di Stato si trovano di fronte a una decisione da prendere: tentare un accordo con il blocco del MAS per raggiungere l’elezione delle autorità elettorali e le nuove elezioni o avanzare sul potere legislativo. Quella seconda opzione è quella che è stata imposta con le dichiarazioni di Murillo, in quella che è una strategia di persecuzione contro deputati e senatori per forzare una decisione a favore del piano del governo di fatto.

 

Le minacce si realizzano all’interno del quadro che concede licenza di uccidere, impunità nel farlo, rottura dello stato di diritto, 24 morti, centinaia di feriti, e la protezione mediatica del grandi media che, in forma compiacente, negano l’esistenza di un colpo di stato Stato in Bolivia. 

 

Questo scenario non ha fermato le massicce proteste sociali che hanno avuto luogo in diverse parti del Paese, così come quelle che sono già state annunciate. Così, per esempio, a Sacaba ha avuto luogo un massacro in cui furono uccise nove persone durante la repressione e si è deciso di chiedere “le dimissioni dell’autoproclamata presidente di fatto Jeanine Añez entro 48 ore”.

 

Nel municipio è stata anche approvata la richiesta di “ritiro immediato delle forze armate”, nonché ‘”l’approvazione di una legge da parte dell’Assemblea Legislativa Plurinazionale che garantisca le elezioni nazionali entro un periodo di novanta giorni”.

 

A El Alto anche c’è stata una massiccia protesta, una delle più complesse da affrontare per il governo di fatto: il blocco dell’accesso all’impianto boliviano di giacimenti petroliferi, a Senkata, dove escono benzina e gas liquefatto. Questa azione ha generato difficoltà di approvvigionamento nella città di La Paz, che è in uno stato di profonda anomalia da più di una settimana.

 

Quindi, dopo una settimana dalle dimissioni di Morales e García Linera, la Bolivia si trova in uno scenario di tre fronti: la persecuzione golpista in ciascuno dei livelli politico e sociale, la domanda su cosa accadrà nel potere legislativo e una situazione di crescenti rivolte contro il colpo di Stato. L’uscita elettorale, che sembra essere l’unico punto condiviso, sembra ancora problematica.

 

(Traduzione de l’AntiDiplomatico)

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https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-bolivia_la_persecuzione_golpista_minaccia_il_congresso/82_31758/

BOLIVIA: IL GOVERNO AUMENTA I FONDI PER LA REPRESSIONE

Il governo golpista della Bolivia aumenta i fondi per la repressione

 
 
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L’ANTIDIPLOMATICO.IT
 
19 11 2019
 
FONTE TELESUR
 

Il governo golpista della Bolivia aumenta i fondi per la repressione

 

La presidente de facto della Bolivia, Jeanine Áñez, ha decretato un aumento di bilancio di circa 5 milioni 038 mila 126 dollari, per le forze armate (FF.AA.) per aumentare il livello di repressione contro i manifestanti che esigono elezioni generali e il ripristino del filo costituzionale interrotto con il golpe che ha rovesciato il governo di Evo Morales costringendolo a riparare in Messico. 

 

“Il Ministero dell’Economia e delle Finanze pubbliche è autorizzato attraverso il Ministero del Tesoro generale della Nazione -TGN-, a realizzare la dotazione di bilancio di risorse aggiuntive per un importo di Bs. 34.796.098, a favore del Ministero della Difesa, destinato ad attrezzature per le forze armate”, indica il decreto di Áñez.

teleSUR TV

@teleSURtv

Senadora boliviana Jeanine Áñez, designa mediante decreto más de 34 millones de bolivianos

(unos 4.9 millones de dólares) a las http://bit.ly/teleSUR

Intanto in Bolivia continuano massicce manifestazioni di organizzazioni indigene che chiedono le dimissioni di Áñez e chiedono nuove elezioni generali. Inoltre diversi contingenti sono arrivati a Plaza Murillo (La Paz), dove hanno espresso il loro sdegno per l’ondata fascista che ha appiccato le fiamme alla casa di Evo Morales e diversi esponenti del Movimento per il Socialismo (MAS) e la bandiera Whipala che rappresenta la lotta ancestrale dei popoli. 

 

I parlamentari della MAS hanno riferito che una sessione programmata nella Camera dei Deputati per martedì prossimo è rinviata, a causa della mancanza di accordo con gli oppositori sull’avanzamento delle elezioni generali.

Tuttavia, il Senato terrà una plenaria per discutere di questioni di politica sociale.

 

Da quando il colpo di Stato è stato perpetrato contro il presidente Evo Morales, il paese soffre di destabilizzazione istituzionale e repressione militare.

Madelein Garcia@madeleintlSUR

| la carta blanca para matar con total impunidad de los militares ahora tiene presupuesto asignado de 4,8 millones de dólares para equipamiento

Adesso il governo golpista vuole inasprire una repressione già feroce con l’aumento dei fondi alle forze armate e una legge che vuole concedere carta bianca a polizia ed esercito per la repressione delle proteste popolari. Insomma, licenza di uccidere. 

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https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-il_governo_golpista_della_bolivia_aumenta_i_fondi_per_la_repressione/82_31762/

Paulo Coelho: “Bolivia nel mirino dei fucili di un’élite senza scrupoli e senza vergogna”

Paulo Coelho: Bolivia nel mirino dei fucili di un'élite senza scrupoli e senza vergogna nel silenzio dei principali media internazionali

 
PAULO COELHO
 
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L’ANTIDIPLOMATICO.IT
 
17 11 2019

Paulo Coelho: “Bolivia nel mirino dei fucili di un’élite senza scrupoli e senza vergogna” nel “silenzio dei principali media internazionali”

 
 

Il noto scrittore ha anche denunciato il “silenzio dei principali media internazionali” di fronte alla situazione nelle strade del paese andino


Dopo la crisi politica che sta affrontando la Bolivia nei giorni scorsi e i gravi scontri tra forze armate e manifestanti, lo scrittore brasiliano Paulo Coelho ha denunciato quanto avviene nel paese andino, ieri, su Twitter.
 

Paulo Coelho

@paulocoelho

Bolivia: gran país, gran pueblo, una cultura increíble, ahora ahora en la mira de los rifles de una élite inescrupulosa e desvergonzada
Y lo que es peor: el silencio de los principales medios internacionales https://twitter.com/wyattreed13/st


Evo Morales Ayma

@evoespueblo

Agradezco de todo corazón las palabras solidarias y apoyo del hermano@paulocoelho a la lucha pacífica de nuestro pueblo por recuperar la paz social con democracia y detener los delitos de lesa humanidad perpertados por el https://twitter.com/paulocoelho/status/1195506262491979779 …

Paulo Coelho

@paulocoelho

Bolivia: gran país, gran pueblo, una cultura increíble, ahora ahora en la mira de los rifles de una élite inescrupulosa e desvergonzada
Y lo que es peor: el silencio de los principales medios internacionales
https://twitter.com/wyattreed13/status/1195484348436353024 

Il romanziere riferendosi alla Bolivia l’ha definita un grande paese con un’incredibile cultura, che “è ora nel mirino dei fucili di un’élite senza scrupoli e senza vergogna”.

 

Inoltre, l’autore ha denunciato il  “silenzio dei principali media internazionali”  di fronte alla situazione nelle strade boliviane dopo la partenza forzata dell’ex presidente Evo Morales.

La sua pubblicazione è stata accompagnata da un video che mostra come la polizia ha aperto il fuoco sui civili per impedire a una marcia pacifica per raggiungere Cochabamba. “Smettete di sparare per favore!”, supplicano le donne piangendo davanti ai militari.

Le parole dello scrittore sono state gradite da Evo Morales, che lo ha ringraziato per la  sua solidarietà e il suo sostegno “per la lotta pacifica del nostro popolo per recuperare la pace sociale con la democrazia e fermare i  crimini contro l’umanità  perpetrati dal colpo di stato in Bolivia”.

VIDEO
 

Wyatt Reed
@wyattreed13
Horrific scene in Sacaba today after Bolivian police decided to open fire on civilians, killing 4 people in the effort to keep a huge peaceful march from reaching Cochabamba Sobbing mothers beg them: “Stop shooting! Please!!” “They were just coming home from work!” another says

novembre 14, 2019

UCRAINA: IN PROGRAMMA PIANI PER PULIZIA ETNICA E CAMPI DI RIEDUCAZIONE CONTRO LE POPOLAZIONI DEL DONBASS

 
SOLTATESSA UCRAINA NAZISTAIN UNA MARCIA
 
CONTROINFORMAZIONE.INFO
 
13 11 2019

I PIANI DI “REINTEGRAZIONE” DI DONBASS RIFLETTONO UN LIVELLO DI STUPIDITÀ SENZA PRECEDENTI DELLE AUTORITÀ DI KIEV
l progetto ucraino per il reinserimento del Donbass pubblicato su Internet conferma il nazismo sfrenato vigente in Ucraina. Tale opinione è stata espressa oggi dal deputato del Consiglio popolare della Repubblica popolare di Donetsk, Vladislav Berdichevsky.

Su Internet c’erano le foto di una lettera del segretario del Consiglio di sicurezza e difesa nazionale ucraino, Alexey Danilov, indirizzata al capo dell’ufficio del presidente del paese, Andrey Bogdan, al capo del servizio di sicurezza Ucrnaia-SBU, Ivan Bakanov, e il Primo Ministro Alexey Goncharuk. Questa descrive le principali disposizioni del progetto Donbass “reintegrazione sicura”.

Secondo il documento, la maggior parte dei residenti nella regione non sono “filo-ucraini”, quindi devono essere parzialmente soggetti a responsabilità amministrative e penali e anche a reinsediamenti in Russia o “rieducazione”. Il metodo di “reinsediamento” propone il reinsediamento dei residenti del Donbass nelle regioni centrali e occidentali dell’Ucraina.

«Un documento si è integrato alla rete inviato dal Consiglio di sicurezza nazionale e di difesa dell’Ucraina ai principali leader ucraini, spiegando come le forze di sicurezza di Kiev agiranno nel caso in cui il DPR e RPL tornino in Ucraina e, ottenendo il controllo il confine, dimostra un livello senza precedenti di russofobia, di xenofobia e di stupidità del governo ucraino ” , ha affermato Berdichevsky.

Il parlamentare ha sottolineato che questo documento dimostra l’esistenza del nazismo in Ucraina, che si manifesta in una totale abbattimento dei diritti di coloro che non sono d’accordo con il regime e dei residenti di lingua russa.

 POPOLAZIONE DEL DONBASS  MANIFESTA CONTRO L’UCRAINA

In precedenza, il vice del Consiglio popolare del DPR, Oleg Onopko ha affermato che i piani di “reinserimento” del team Zelensky erano finalizzati alla pulizia etnica del Donbass dei residenti.

Ricordiamo che nel febbraio 2018 la Verkhovna Rada ucraina ha adottato la legge «Sulle caratteristiche della politica statale per garantire la sovranità statale dell’Ucraina sui territori temporaneamente occupati nelle regioni di Donetsk e Lugansk», la cosiddetta legge «sul reinserimento della Donbass “. Secondo il documento, il territorio della regione è riconosciuto come “occupato” e la Russia, come “paese aggressore”.

Allo stesso tempo, “reintegrazione”, secondo la maggior parte degli avvocati, significa, in effetti, l’approvazione legislativa per l’uso nella regione dell’intera gamma di misure di forza per risolvere il conflitto, che a sua volta contraddice direttamente gli accordi di Minsk, il cui scopo è un accordo pacifico.


Fonte: Dan-news

https://dan-news.info/politics/plany-po-reintegracii-donbassa-otrazhayut-besprecedentnyj-uroven-gluposti-kievskoj-vlasti-deputat.html

Traduzione: Sergei Leonov

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https://www.controinformazione.info/il-piano-dellucraina-per-lintegrazione-del-donbass-pulizia-etnica-e-campi-di-rieducazione/

VARSAVIA: GRANDE MANIFESTAZIONE SOVRANISTA ALL’ANNIVERSARIO DELL’INDPENDENZA

 

Risultato immagini per VARSAVIA MANIFESTAZIONE INDIPENDENZA"

 
VARSAVIA: MANIFESTAZIONE SOVRANISTA  DURANTE LA FESTA DELL’INDIPENDENZA
 
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REMO CONTRO.IT
 
12 NOVEMBRE 2019
 
DI REM

La Polonia cattolica conservatrice e la sua ultradestra antisemita

Migliaia di ultranazionalisti in piazza per la festa dell’Indipendenza: bruciate bandiere UE. La Polonia sovranista dell’ultradestra antisemita, omofoba e antieuropea.

Di 12 Novembre 2019

Ultranazionalisti antisemiti anti Ue

Decine di migliaia di ultranazionalisti di destra hanno marciato centro di Varsavia per la Festa dell’Indipendenza. Alcuni di loro hanno bruciato la bandiera dell’Unione europea. Vi avrebbero partecipato 47 mila persone, secondo il municipio, 150 mila secondo gli organizzatori. Meno degli scorsi anni, secondo alcuni osservatori.
Un corteo che ha sfilato per Varsavia, gridando slogan di odio e di incitamento alla violenza contro “gli ebrei che vogliono derubare la Patria”, gli omosessuali, l’Unione europea di cui hanno bruciato in piazza le bandiere.
Alla manifestazione erano presenti anche militanti di Forza Nuova «Con i patrioti polacchi»
In parallelo, nella capitale polacca si è svolta anche una Marcia antifascista, che ha radunato circa 10 mila persone al canto di ‘Bella Ciao’.

Polonia sovranista e peggio

Tre diverse manifestazioni nella Polonia conservatrice e bigotta di Jarosław Kaczyński, il leader dell’attuale riconfermata maggioranza parlamentare e di governo. La polizia ha separato l’adunata neofascista da quella governativa (per la prima volta distinte) e da quella delle opposizioni democratiche ed europeiste, che in 15mila hanno cantato ‘Bella ciao’ sventolando vessilli Ue e arcobaleno, segnala Andrea Tarquini su Repubblica. Al contrario dell’anno scorso, il PiS sovranista al governo non ha accettato di sfilare insieme ai neofascisti, ma le opposizioni lo accusano di rafforzarli con il suo ultranazionalismo e le sue sfide continue a Stato di diritto e valori europei.

Polonia dei campi di sterminio

«Una delle piú grandi dimostrazioni della destra radicale nella storia», vantano gli organizzatori che esaltano le destre antisemite locali degli anni Venti e Trenta. Folla minacciosa con lo sventolio non solo di bandiere nazionali ma anche del vessillo dei neonazi polacchi, rosso con al centro un cerchio bianco e un simbolo che evoca la svastica.

Neonazismo antisemita

«Fermiamo i circoli ebrei, vogliono rubarci 300 miliardi di dollari», hanno scandito gli estremisti, con lo slogan su molti loro striscioni, a contestare le richieste di risarcimento degli ebrei polacchi sostenute dai legislatori Usa. Chiedono invano di riavere il maltolto, i pochi ancora residenti e i molti fuggiti da decenni in Israele o Stati Uniti, espropriati prima dai nazisti poi dal 1968 dall’uomo forte antisemita del regime comunista, Mieczyslaw Moczar.

Il ‘politicamente scorretto’ vantato

«Una delle piú grandi manifestazioni patriottiche, antiglobalizzazione e politicamente non corrette della Storia», esulta su internet Krzysztof Bosak, uno dei loro leader, eletto deputato alle ultime elezioni politiche. Gli slogan che li qualificano, riferiti da Tarquini.

  • Slogan fascisti: «Falciamo via la marmaglia comunista»,
  • Slogan omofobi: «Vietiamo di essere froci».
  • Motti pseudo cattolici: «Dio, onore e Patria», «Siamo cristiani, la Patria non può morire come l’Europa occidentale cosmopolita», e ancora «Polska cala tylko biala», la Polonia intera è solo bianca.

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