Mirabilissimo100’s Weblog

marzo 15, 2020

MES: LA PETIZIONE DEL GIURISTA MADDALENA E LA PREVISIONE DELL’USCITA DALL’EURO DA PARTE DELLA GERMANIA

15  MARZO 2020

 

Petizione del Giurista Maddalena contro il MES! Sapelli: La Germania lascerà l’euro all’improvviso!

ISCRIVITI
News importanti, approfondimenti e scoop SOSTIENI e mantieni in vita questo canale rivolto a fornire NOTIZIE NON DATE dai media mainstream e ad INDAGARE IN PROFONDITA’ a beneficio di TUTTI. DONA tramite PAY PAL o carta di credito: https://www.paypal.com/cgi-bin/webscr…

Nuovi scenari nell’epoca del Coronavirus del Prof. Roberto de Mattei-Video

579 iscritti

ISCRIVITI
Il Coronavirus è un castigo divino? Considerazioni politiche, storiche e teologiche del prof. Roberto de Mattei.

 

febbraio 10, 2020

INVASIONE CONTINUA VOLUTA DAL GOVERNO E CONSEGUENZE NEGATIVE:STOP CENSURA.IT -10 02 2020

 

 
 

MIGRANTI NEL PARCO DI VICENZA: “L’ITALIA È ORMAI CASA NOSTRA” (VIDEO)

 
https://stopcensura.info/migranti-nel-parco-di-vicenza-litalia-e-ormai-casa-nostra-video/
 
———————————————————————————————————
 

INTERNI, LAMORGESE: “VIA I DECRETI SALVINI, COLLABORIAMO CON LE ONG”

 
https://stopcensura.info/lamorgese-via-i-decreti-salvini-collaboriamo-con-le-ong/
 
————————————————————————————————————-
 

TRIESTE, RAGAZZE ACCERCHIATE DAI PROFUGHI: “CI TOCCAVANO OVUNQUE” (VIDEO)

https://stopcensura.info/trieste-ragazze-accerchiate-da-profughi-ci-toccavano-ovunque-video/
 
—————————————————————————————————–
 

MAROCCHINO CHE DEVASTÒ UFFICIO POSTALE ERA LIBERO: PICCHIA COMMESSA, MA LO SCARCERANO ANCORA

https://stopcensura.info/marocchino-che-devasto-ufficio-postale-era-libero-picchia-commessa-ma-lo-scarcerano-ancora/
———————————————————————————————————-
 

IMAM: “VELATE LE VOSTRE BIMBE, CI PROVOCANO” (VIDEO)

https://stopcensura.info/imam-velate-le-vostre-bimbe-ci-provocano-video/

 

dicembre 8, 2019

PERCHE’ IL MES DANNEGGIA L’AUTONOMIA E LA SOVRANITA’ DEGLI STATI

 

Il board del Mes (Alberto Bellotto)

Il board del Mes (Alberto Bellotto)
 
ANDREA MURATORE
 

7 DICEMBRE 2019

 

 

In Italia, a gran voce, molti politici e intellettuali chiedono, in buona o mala fede, la modifica delle clausole con cui l’Unione europea si appresta a riformare il Meccanismo europeo di sicurezza (Mes) in un senso a dir poco contrario al nostro interesse nazionale. Ma siamo ancora in tempo per farlo? Il Mes è un trattato internazionale approvato ben sette anni fa, ai tempi del governo Monti, dopo un negoziato di circa due anni, passato allora in sordina mentre Camera e Senato in Italia lo approvavano senza colpo ferire.

Le attuali disposizioni di modifica emendano, sicuramente in peggio, un trattato i cui impianti sono già stati stabiliti a quei tempi, comprese alcune delle clausole che permettono al Mes e ai suoi funzionari una vera e propria onnipotenza legislativa e personale. “Il Mes e i suoi funzionari godono di piena e perfetta immunità da ogni giurisdizione. Non possono essere oggetto di perquisizioni, ispezioni o altro da chicchessia”, ha dichiarato al Sussidiario il docente dell’Università Cattolica di Milano Alessandro Mangia, che ha poi proseguito:

I suoi documenti sono secretati. Gli organi di vertice non sono perseguibili per gli atti adottati nell’esercizio delle loro funzioni

Interessante poi è la lettura dell’Articolo 34 del trattato istitutivo del Mes che, è bene ripeterlo, precede l’attuale riforma. Esso dice esplicitamente che “i membri o gli ex membri del consiglio dei governatori e del consiglio di amministrazione e il personale che lavora, o ha lavorato, per o in rapporto con il Mes sono tenuti a non rivelare le informazioni protette dal segreto professionale. Essi sono tenuti, anche dopo la cessazione delle loro funzioni, a non divulgare informazioni che per loro natura sono protette dal segreto professionale”. Questo passaggio, dopo l’approvazione della norma sette anni fa, è diventata legge dello Stato italiano. In quel breve “in rapporto” è contenuto un vulnus alla trasparenza degli esecutivi nazionali. Quindi, ad esempio, se Giovanni Tria o Giuseppe Conte venissero interrogati sui contenuti delle discussioni tematiche del 2018 sulla riforma del Mes, sarebbero tenuti a un taciturno diniego di conferire alcuna risposta.

Il board del Mes (Alberto Bellotto)Il Mes crea dunque un sistema in cui: il Paese richiedente aiuto cede completamente il controllo del suo sistema finanziario ed economico ad un organo esterno, formalmente, all’architettura Ue; è costretto a condizionare la ricezione di finanziamenti a sanguinosi programmi di austerità; è vincolato a una ristrutturazione del debito ritenuta rovinosa anche da un economista di centro-sinistra moderato come Giampaolo Galli; consegna la sua sovranità a un organismo terzo i cui membri sono insanzionabili e, anzi, nemmeno vincolati, al pari dei membri delle istituzioni che con essi collaborano, a formulare un resoconto trasparente del movente delle loro azioni.

Mangia, nell’intervista, fa un esempio concreto di cosa significherebbe un intervento del Mes in Italia. Se uno choc del debito o una situazione di crisi costringessero Roma, terzo contributore del “fondo salva-Stati” a ricorrervi, “sarebbe il Mes, e non la Commissione, a valutare sulla base di meccanismi automatici l’opportunità di chiedere una ristrutturazione del debito pubblico”, a dettare le regole per ottenere questo finanziamento (pacchetti di austerità inclusi) e a determinare il contenuto finale del riallocamento del debito pubblico. Ignorando il piccolo dettaglio della realtà concreta, che vede circa il 70% dei buoni del Tesoro detenuti da banche o investitori nazionali. E stiamo tacendo, finora, dei problemi di legittimità costituzionale che ciò comporterebbe e che un accademico di spessore come Carlo Pelanda ha recentemente sollevato in relazione all’Articolo 47 della Carta sulla tutela del risparmio. Il Mes è un circolo vizioso senza uscita: e il problema maggiore è il fatto che le sue criticità più importanti non riguardano la riforma attuale sulle regole di ingaggio ma un pacchetto già accettato e firmato dai Paesi Ue.

CONTINUA NELLA PAGINA

https://it.insideover.com/economia/perche-il-mes-danneggia-lautonomia-e-la-sovranita-degli-stati.html?fbclid=IwAR3kC5gw4Mu5bu1vlmDYu3T-B7CJ0uO1Vczf4ciHw-iq8QRD7EgTz0HDAz0

NUOVA MINA SUL GOVERNO ITALIANO: IL DOSSIER SEGRETO UE LETALE PER IL MADE IN ITALY

 
IL GIORNALE.IT
 
5 12 2019
 
GIUSEPPE MARINO
 

Nuova mina sul governo: il dossier segreto Ue letale per il Made in Italy

L’Europa vuole etichette che promuovono la Coca Cola e bocciano insaccati e formaggi

La dieta più sana secondo l’Unione europea: Coca cola e Red Bull. Purché siano light o senza zucchero. Vade retro parmigiano, grana padano, prosciutto San Daniele, pecorino e, ovviamente, la Nutella.

Piano pure con il gorgonzola. Tutti cibi da tempo finiti nel tritacarne prima del «semaforo nutrizionale» inventato nel Regno Unito e, dal 2018, in una sua evoluzione spinta soprattutto dai francesi: il sistema nutri-score.

Si tratta di un’etichettatura stampata sul fronte della confezione che semplifica il giudizio su ogni alimento assegnandogli un colore e una lettera sulla scala: verde (A), verdino (B), giallo (C), arancio (D), rosso arancio (E). Verde indica maggior contenuto di nutrienti giudicati positivamente: fibre, proteine, frutta, verdura, leguminose e oleaginose. Il rosso è l’allarme per nutrienti da limitare: calorie, grassi saturi, zuccheri e sale. Il problema è che così si crea un pregiudizio sul cibo a prescindere dalla quantità consumata e da come è inserito nel contesto di una dieta. Il risultato è che la Coca cola light è verdina e lo speck rosso fuoco. Cosa che avrebbe senso se si consumassero interi pasti fatti esclusivamente di speck. Così concepito, il sistema è un siluro contro la collaudata dieta mediterranea che mescola sapientemente le materie prime tipicamente made in Italy, grande risorsa per l’export italiano.

Ma mentre l’Unione europea aveva addirittura avviato una procedura di infrazione contro il sistema a semaforo degli inglesi, quello francese, adottato furbescamente come sperimentale, non ha suscitato le ire dell’Ue. Al contrario: la Dg Sante (ovvero la direzione generale Salute e sicurezza del cibo), poco prima che la Commissione Juncker lasciasse il posto, ha prodotto un’analisi riservata che valuta positivamente i sistemi a colori per i cibi. Non è ancora un endorsement per il sistema francese, che nel frattempo ha preso piede anche in altri Paesi, vedi Spagna e Belgio. Ma di certo è la base per una futura legislazione europea che, a fronte del fatto che il sistema sta facendo proseliti in diversi Paesi dell’Unione, potrebbe raccomandarne l’adozione a tutta l’Ue pur di armonizzare le etichette.

Il documento preoccupa talmente la Lega che Matteo Salvini ha denunciato il rischio a Porta a porta: «C’è un’altra trattativa tenuta nascosta a Bruxelles, quella sul bollino sugli alimenti con semaforo rosso, giallo o verde. Alimenti come l’olio di oliva o il prosciutto San Daniele o il pecorino romano avrebbero il semaforo rosso. È un paper segreto. È una boiata pazzesca». Nulla è deciso e il governo italiano sta presentando un sistema alternativo di classificazione, ma potrebbe comunque essere tardi: il sistema dei colori banalizza la questione e proprio per questo è efficace nella comunicazione. A essere preoccupato non è il solo Salvini.

«Si rischia di sostenere, con la semplificazione, modelli alimentari sbagliati che mettono in pericolo non solo la salute dei cittadini ma anche il sistema produttivo di qualità del made in Italy», dice il presidente di Coldiretti Ettore Prandini. E per Federalimentare «nutri-score è peggio dei dazi».

CONTINUA NELLA PAGINA

http://www.ilgiornale.it/news/politica/nuova-mina-sul-governo-dossier-segreto-ue-letale-made-italy-1794468.html?fbclid=IwAR3sYMDInu-j1PDdDAmvCwoGDDck0BP0AaXKqG7Kv7n2k5ErypBuQUPzcmY

UE CONTRO IL CIBO ITALIANO: FA MALE MEGLIO COCA E REDBULL

 
VOX NEWS.INFO
 
5 DICEMBRE 2019
 
 

NUTRISCORE, UE CONTRO IL CIBO ITALIANO: FA MALE, MEGLIO COCA E REDBULL

 
Il caso Nutri-Score è all’ordine del giorno e Matteo Salvini, ospite in vari programmi tv, sta spingendo per far conoscere agli italiani la nuova normativa allo studio dell’Unione europea. Ospite di Barbara Palombelli a Stasera Italia, il leader della Lega si è presentato in studio con una bottiglia di olio: “I geni di Bruxelles metteranno un semaforo sugli alimenti – spiega indignato -. La dieta mediterranea farebbe male, il pecorino romano e l’olio italiano farebbero male. Semaforo rosso. Patatine surgelate, Coca Zero e Red Bull avrebbero semaforo verde. Pazzesco”.
 

Oggi, ospite di Sky Tg24, ha rincarato la dose: “Un’altra trovata europea per mettere fuorilegge la dieta mediterranea. Quindi niente olio, prosciutto e pecorino romano perché fanno male. Però beviamo Coca zero e Red Bull. Questo è quello che hanno partorito i geni del Mes”.

“Ho verificato di persona il funzionamento di “Nutriscore”, sistema che può creare danni al Made in Italy penalizzando le eccellenze alimentari del nostro Paese e ho presentato un’interrogazione prioritaria alla Commissione Europea”. Lo sostiene Silvia Sardone della Lega.

“È un sistema fuorviante e discriminatorio che paradossalmente finisce per escludere dalla dieta alimenti sani e naturali che da secoli sono presenti sulle tavole”, continua l’europarlamentare, “per favorire prodotti artificiali di cui in alcuni casi non è nota neanche la ricetta. Si rischia di promuovere cibi spazzatura e di bocciare alimenti sanissimi come l’olio extravergine di oliva considerato il simbolo della dieta mediterranea, ma anche specialità come il Grana Padano, il Parmigiano Reggiano e il prosciutto di Parma”.

“L’Italia è il primo Paese dell’Unione Europea per numero di prodotti agroalimentari riconosciuti a denominazione d’origine protetta (DOP) e a indicazione geografica protetta (IGP)”, aggiunge la leghista, “non possiamo permettere che l’Europa penalizzi le nostre produzioni.

 

Si tratta di un’etichettatura stampata sul fronte della confezione che semplifica il giudizio su ogni alimento assegnandogli un colore e una lettera sulla scala: verde (A), verdino (B), giallo (C), arancio (D), rosso arancio (E). Verde indica maggior contenuto di nutrienti giudicati positivamente: fibre, proteine, frutta, verdura, leguminose e oleaginose. Il rosso è l’allarme per nutrienti da limitare: calorie, grassi saturi, zuccheri e sale. Il problema è che così si crea un pregiudizio sul cibo a prescindere dalla quantità consumata e da come è inserito nel contesto di una dieta. Il risultato è che la Coca cola light è verdina e lo speck rosso fuoco. Cosa che avrebbe senso se si consumassero interi pasti fatti esclusivamente di speck. Così concepito, il sistema è un siluro contro la collaudata dieta mediterranea che mescola sapientemente le materie prime tipicamente made in Italy, grande risorsa per l’export italiano.

Ma mentre l’Unione europea aveva addirittura avviato una procedura di infrazione contro il sistema a semaforo degli inglesi, quello francese, adottato furbescamente come sperimentale, non ha suscitato le ire dell’Ue. Al contrario: la Dg Sante (ovvero la direzione generale Salute e sicurezza del cibo), poco prima che la Commissione Juncker lasciasse il posto, ha prodotto un’analisi riservata che valuta positivamente i sistemi a colori per i cibi. Non è ancora un endorsement per il sistema francese, che nel frattempo ha preso piede anche in altri Paesi, vedi Spagna e Belgio. Ma di certo è la base per una futura legislazione europea che, a fronte del fatto che il sistema sta facendo proseliti in diversi Paesi dell’Unione, potrebbe raccomandarne l’adozione a tutta l’Ue pur di armonizzare le etichette.

Il documento preoccupa talmente la Lega che Matteo Salvini ha denunciato il rischio a Porta a porta: «C’è un’altra trattativa tenuta nascosta a Bruxelles, quella sul bollino sugli alimenti con semaforo rosso, giallo o verde. Alimenti come l’olio di oliva o il prosciutto San Daniele o il pecorino romano avrebbero il semaforo rosso. È un paper segreto. È una boiata pazzesca». Nulla è deciso e il governo italiano sta presentando un sistema alternativo di classificazione, ma potrebbe comunque essere tardi: il sistema dei colori banalizza la questione e proprio per questo è efficace nella comunicazione. A essere preoccupato non è il solo Salvini.

«Si rischia di sostenere, con la semplificazione, modelli alimentari sbagliati che mettono in pericolo non solo la salute dei cittadini ma anche il sistema produttivo di qualità del made in Italy», dice il presidente di Coldiretti Ettore Prandini. E per Federalimentare «nutri-score è peggio dei dazi».

VEDI I VIDEO E CONTINUA NELLA PAGINA

https://voxnews.info/2019/12/05/ue-contro-il-cibo-italiano-fa-male-meglio-la-coca-e-redbull/?fbclid=IwAR0wab8libziAhYRh4TiR_t3XiQPtjOUbbYD_IoeYyc9h_IreO2oiHB2zVU

PERCHE’ FU SMANTELLATA L’INDUSTRIA PUBBLICA NEL 1992?

Perché fu smantellata l'industria pubblica italiana nel 1992?

 
L’ANTIDIPLOMATICO.IT
 
4 12 2019
 
di Pasquale Cicalese

Perché fu smantellata l’industria pubblica nel 1992? Per la corruzione? Per le perdite? Niente affatto, faceva parte di un piano di attacco al lavoro iniziato negli anni settanta. L’industria pubblica vuol dire posti di lavoro tutelati con buoni salari, investimenti (che rientrano nel salario come servizi), progresso tecnologico attraverso la mobilitazione pubblica del risparmio, e dunque migliori condizioni di vita per i salariati tutti.

 
L’UE dopo la caduta del muro non poteva tollerare più questo e incaricò i collaborazionisti a smantellarla. In più si facevano gli interessi dei subfornitori del nord a corto di manodopera (li la caduta demografica iniziò molto prima del sud) chiudendo stabilimenti nel mezzogiorno. Ma le fabbriche furono chiuse anche al nord, con il chiaro intento di creare disoccupazone per abbassare i salari.

Da allora non cresciamo, perse anche il capitale, che volle fare la guerra al lavoro.

 
CONTINUA NELLA PAGINA
 
https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-perch_fu_smantellata_lindustria_pubblica_italiana_nel_1992/29785_32019/

dicembre 7, 2019

ECCO COME IL MES HA AIUTATO (ROVINATO) LA GRECIA: I NUMERI DEL DRAMMA DEL PAESE OGGI

Ecco come il MES ha aiutato la Grecia: i numeri del dramma del paese oggi

 
L’ANTIDIPLOMATICO

 
29 11 2019
 
di Antonio Di Siena

NEWS DALLA GRECIA
Ovvero i miracoli dell’Ue.

In questi giorni si parla tanto del MES e di come questo meccanismo fraudolentemente definito “fondo salva Stati’ abbia “aiutato” la Grecia ad uscire dalla crisi.

Ebbene giovedì scorso, durante una seduta parlamentare, il ministro delle Finanze ellenico Staikouras ha illustrato quelli che saranno i parametri del governo per identificare il nuovo ceto medio greco uscito da 10 di austerità e tagli drammatici a stipendi e pensioni.

Con la legge di bilancio 2020 saranno considerati classe media, e quindi benestanti, i nuclei familiari così composti:

– singolo individuo, reddito annuo di almeno 6.294 euro. Che significa uno stipendio di 524 € al mese;
– famiglie di due persone, un reddito complessivo di almeno 8.901 l’anno. 741 € al mese;
– tre persone, un reddito annuo totale di almeno 10.901 €. Che fanno 908 euro al mese.

 
Una vera esplosione di benessere se consideriamo che il salario minimo di un lavoratore greco è fissato a 650€ al mese.
E la soglia di povertà è fissata dall’Ue a 6.000€ annui.

Questi sono i numeri, che notoriamente hanno la testa dura.

L’unione europea per salvare le banche franco-tedesche ha raso al suolo l’intera classe media greca.

E noi, continuando a credere alle criminali bugie dei nostri governanti, ci avviamo baldanzosi verso lo stesso drammatico destino.

 
CONTINUA NELLA PAGINA
 
https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-ecco_come_il_mes_ha_aiutato_la_grecia_i_numeri_del_dramma_del_paese_oggi/29278_31948/

PERCHE’ FU SMANTELLATA L’INDUSTRIA PUBBLICA NEL 1992?

Perché fu smantellata l'industria pubblica italiana nel 1992?

 
L’ANTIDIPLOMATICO.IT
 
4 12 2019
 
di Pasquale Cicalese

Perché fu smantellata l’industria pubblica nel 1992? Per la corruzione? Per le perdite? Niente affatto, faceva parte di un piano di attacco al lavoro iniziato negli anni settanta. L’industria pubblica vuol dire posti di lavoro tutelati con buoni salari, investimenti (che rientrano nel salario come servizi), progresso tecnologico attraverso la mobilitazione pubblica del risparmio, e dunque migliori condizioni di vita per i salariati tutti.

 
L’UE dopo la caduta del muro non poteva tollerare più questo e incaricò i collaborazionisti a smantellarla. In più si facevano gli interessi dei subfornitori del nord a corto di manodopera (li la caduta demografica iniziò molto prima del sud) chiudendo stabilimenti nel mezzogiorno. Ma le fabbriche furono chiuse anche al nord, con il chiaro intento di creare disoccupazone per abbassare i salari.

Da allora non cresciamo, perse anche il capitale, che volle fare la guerra al lavoro.

 
CONTINUA NELLA PAGINA
 
https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-perch_fu_smantellata_lindustria_pubblica_italiana_nel_1992/29785_32019/

novembre 14, 2019

ArcelorMittal La società che minaccia di lasciare l’ILVA di Taranto è il più grande produttore di acciaio del mondo

Filed under: ECONOMIA, INDUSTRIA, italia, lavoratori, lavoro, politica, proteste — Tag:, , , , , , — mirabilissimo100 @ 5:26 am

 
REMO CONTRO.IT
 
13 11 2019
DI REM
 
 

ArcelorMittal, il Mostro che uccide: il nome dell’assassino e il movente

La società che minaccia di lasciare l’ILVA di Taranto è il più grande produttore di acciaio del mondo ed è controllata tramite fiduciarie e società in paradisi fiscali da uno degli uomini più ricchi del pianeta.
Oggi la nomina del giudice che dovrà decidere sul recesso di ArcelorMittal. L’ex Ilva quasi spenta. Sullo scudo penale preteso dall’azienda si discute nel governo.

ArcelorMittal, il Mostro che uccide: il nome dell’assassino e il movente

La società che minaccia di lasciare l’ILVA di Taranto è il più grande produttore di acciaio del mondo ed è controllata tramite fiduciarie e società in paradisi fiscali da uno degli uomini più ricchi del pianeta.
Oggi la nomina del giudice che dovrà decidere sul recesso di ArcelorMittal. L’ex Ilva quasi spenta. Sullo scudo penale preteso dall’azienda si discute nel governo.

Di 13 Novembre 2019

Ex Ilva, slitta ancora il ricorso contro l’addio di ArcelorMittal: “Operazione complessa”
Oggi i legali del colosso siderurgico in amministrazione straordinaria presentano all’autorità giudiziaria di Taranto, l’analisi di rischio per l’Altoforno 2, l’impianto oggetto di conflitto con il gruppo francoindiano in uscita

Impresa a delinquere

ArcelorMittal, la società che sta minacciando il governo italiano di abbandonare l’ILVA di Taranto se non saranno accettate le sue condizioni, tra cui c’è il licenziamento di 5 mila dei diecimila dipendenti dell’azienda, è il più grande produttore d’acciaio del mondo. È un colosso che fattura quasi 80 miliardi di euro l’anno, con sede in Lussemburgo, impianti in più di 60 paesi e controllata da Lakshmi Mittal, un cittadino indiano che è tra gli uomini più ricchi del pianeta.

Mr. Lakshmi Mittal

Mittal è nato nel 1950 nello stato indiano del Rajasthan e secondo Forbes è intorno alla 130esima posizione della classifica degli uomini più ricchi del mondo, con un patrimonio di circa 12-13 miliardi di euro, a seconda delle quotazioni azionarie della sua società. La carriera da imprenditore è iniziata nel 1976, quando grazie ai capitali di famiglia e una piccola acciaieria in India, aprì il suo primo stabilimento in Indonesia. Da allora, il suo impero non ha fatto che allargarsi. Oggi Mittal risiede in una villa nel quartiere di Kensington, a Londra, che, quando fu acquistata dieci anni fa, per circa 120 milioni di euro, era l’abitazione più costosa del mondo.

Mittal sposa Ancelor

Il nome della società che ha reso Mittal uno degli uomini più ricchi del mondo, ArcelorMittal, nasce dalla la più importante acquisizione compiuta dal gruppo: la scalata ostile alla Arcelor, il gigante dell’acciaio franco-spagnolo. L’acquisizione, portata a termine nel 2006, costò a Mittal e ai suoi alleati circa 30 miliardi di euro, ma la società che ne uscì, ArcelorMittal, divenne il più grande produttore del mondo, in grado di sfornare da sola tra il 5 e il 10 per cento di tutto l’acciaio prodotto al mondo.

Padroni nel mondo

Oggi, ArcelorMittal è una multinazionale con fabbriche in Messico, Canada, Algeria, Romania, Brasile e molti altri paesi ancora. Attualmente impiega circa 200 mila persone: poco più di metà lavora in Europa, mentre gli altri sono divisi tra Asia, Nord America e il resto del mondo. Il giro di affari dichiarato della società, circa 80 miliardi di euro l’anno e -beffa- nel 2018, l’anno scorso, dopo alcuni anni non positivi, ArcelorMittal ha potuto distribuire ai suoi azionisti -al 40 per cento, c’è proprio la famiglia Mittal- oltre 5 miliardi di euro.

Chi comanda

Il controllo sulla società, ha raccontato il Sole 24 Ore, viene esercitato dai Mittal attraverso sei ‘trust’, «un particolare tipo di società utilizzato da imprese e individui molto ricchi per pagare meno tasse». I sei trust hanno sede nell’isola di Jersey, una specie di mini-paradiso fiscale dipendente dal Regno Unito e situato nel Canale della Manica. Quando nel 2010 Mittal decise di creare i sei trust per riorganizzare il suo impero, racconta il Sole, scelse sei nomi di metalli. I sei trust quindi si chiamano Platinum, Gold, Silver, Chromium, Americium, Osmium e Titanium. L’ultimo anello di una lunga catena dove, dopo un lungo giro tra fiduciarie e holding con sede a Gibilterra e in altri paradisi fiscali, arrivano i soldi della famiglia Mittal.

Paradisi fiscali e banditi

All’altro capo della catena rispetto ai trust, spiega sempre il Sole, si trova ArcelorMittal, la multinazionale vera e propria con sede in Lussemburgo, un altro paese con un regime fiscale molto vantaggioso per le imprese. Grazie a queste complicate strutture, ArcelorMittal è in grado di pagare pochissime tasse  (anche in Italia, oltre al ricatto attuale). Le sue pratiche di elusione fiscale sono state raccontate in un’inchiesta del sito francese MediaPart, e ha ricevuto accuse di evasione fiscale anche da diversi governi, come quelli di Ucraina e Bosnia,  accuse di aver compiuto violazioni ambientali e aver agito con mano pesante sulle comunità locali in molti dei paesi dove opera.

La calata su Taranto

Nel 2018, ArcelorMittal si è presentata alla gara per acquistare l’ILVA di Taranto e gli altri due impianti espropriati alla famiglia Riva, accusata di aver violato per anni le leggi di sicurezza e quelle ambientali. Nonostante la sua reputazione, la sua offerta è stata giudicata migliore di quella della cordata rivale, Acciaitalia, capeggiata da un’altra società indiana, Jindal. L’assegnazione della vittoria ad ArcelorMittal, avvenuta ufficialmente il primo novembre 2018, è stata subito controversa. Già all’epoca, diversi analisti accusavano la multinazionale di non avere intenzione di rilanciare gli impianti italiani, ma di avere come unico obiettivo di sottrarli a un potenziale concorrente.

Le trattative e le promesse

Altri hanno difeso la società, sostenendo che era l’unica disposta ad investire le cifre necessarie (circa 2 miliardi di euro) a mettere in sicurezza l’impianto di Taranto, e in particolare i suoi estesi parchi dove sono depositati i minerali di ferro, attualmente esposti al maltempo che spesso ne soffia le polveri sulla città di Taranto. A condurre la gara e le trattative con ArcelorMittal fu prima l’allora ministro Carlo Calenda, con il governo Gentiloni, e poi Luigi Di Maio, durante il primo governo Conte. Nel contratto con il governo italiano, ArcelorMittal si era impegnata a investire più di 4 miliardi di euro nella società, di occuparsi delle 

bonifiche dell’impianto di Taranto, e di mantenere al lavoro tutti i diecimila dipendenti della società. Da allora però il mercato dell’acciaio è andato male assieme ai piani industriali dei supermanager che avendo sbagliato tutti i loro calcoli, ora decidono di far pagare il conto a noi.

CONTINUA NELLA PAGINA

https://www.remocontro.it/2019/11/13/arcelormittal-il-mostro-che-uccide-il-nome-dellassassino-e-il-movente/