Mirabilissimo100’s Weblog

gennaio 25, 2020

PUTIN SI INCONTRA CON IL PREMIER DELLA PALESTINA. I GOVERNANTI ISRAELIANI FURIOSI

 
CONTROINFORMAZIONE.INFO
 
24 GENNAIO 2020
 

Le autorità israliane hanno ricevuto ieri i capi di stato di molte potenze mondiali a Gerusalemme in un vertice organizzato per celebrare e commemorare le vittime dell’olocausto. Questa continua commemorazione della Shoah vuole far ricordare al tutto il mondo il dramma vissuto dalla comuntà ebraica in Germania durante le persecuzoni naziste e le vittime ebraiche nei campi di concentramento e di sterminio creati dalla Germania nazista.
Fra i grandi assenti alla celebrazione, il governo polacco che mantiene un contenzioso aperto con le autorità israeliane per una richiesta di risarcimento dei beni confiscati ai cittadini ebrei durante l’occupazione tedesca del paese.

Il presidente russo Vladimir Putin, intervenuto a Gerusalemme, ha voluto ricordare il grande contributo dato dal suo paese alla sconfitta del nazismo ed ha ricordato che furono le truppe russe (dell’allora URSS) quelle che entrarono nei campi di concentramento a liberare i deportati. Questa rievocazione storica ha smentito le tante ricostruzioni false della storia secondo cui gli alleati anglo americani si sono presi il merito della liberazione dai campi di concentramento nazisti (vedi in Italia il film di Benigni “la vita è bella” ) e in particolare le falsificazioni fatte dalla storiografia occidentale che sminuisce il ruolo della Russia nel secondo conflitto mondiale.
Con l’occasione Putin ha voluto approfittare del suo viaggio a Gerusalemme per incontrarsi con il presidente dell’Autorità palestinese, Mahmud Abás, con cui ha avuto uno stretto colloquio per verificare i problemi sul tappeto della critica situazione della comunità palestinese che subisce l’occupazione israeliana e la costante persecuzione da parte delle forze militari israeliane.

Putin con Mahmud Abás, premier palestinese
Questo incontro ha suscitato sdegno e rabbia da parte delle autorità israeliane e dai media israeliani che lo hanno definito “vergognoso, intollerabile e irrispettoso”.
Sembra chiaro che le autorità israeliane non gradiscono che, nel corso del vertice, si parli del problema palestinese che Israele considera un problema interno che non dovrebbe interessare alle potenze mondiali, visto che Israele sta risolvendo a modo suo tale problema con repressione, occupazione dei territori, assedio ultra decennale della striscia di Gaza e bombardamenti continui.
Questo atteggiamento ha fatto affermare a molti osservatori che i crimini commessi ieri (75 anni fa) contro il popolo ebraico non possono essere l’alibi per giustificare i crimini di oggi contro la popolazione palestinese.
Tali crimini risultano oscurati ed occultati da un apparato dei media occidentali da sempre compiacente con Israele e dal silenzio dei governi occidentali che non vedono e non sentono quando si tratta di diritti umani, se questi sono relazionati con le azioni di Israele o degli Stati Uniti.
Il mandatario palestinese, Mahmud Abás, ha approfittato dell’incontro con Putin per sollecitare il riconoscimento dello Stato palestinese da parte dei paesi dell’Unione Europea ed ha richiesto la condanna delle centinaia di insediamenti illegali dei coloni ebrei sui territori palestinesi.
Abás ha ringraziato Putin che viene considerato un amico del popolo palestinese che ha sempre richiamato l’attenzione del mondo sulla causa palestinese, a differenza di molti altri leaders mondiali che sono tutti sbilanciati dalla parte israeliana.
La Russia di Putin mantiene rapporti di collaborazione con l’Autorità palestinese, si richiama alle risoluzioni dell’ONU in merito alla Palestina e non ha riconosciuto le annessioni illegali ultimamente dichiarate unilateralmente da Israele su Gerusalemme e sulle alture del Golan, sostenute anche dall’Amministrazione Trump ma rigettate dall’ONU e dalla stragrande maggioranza dei paesi del mondo.

Luciano Lago

Fonti: Sputnik News Hispan TV

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https://www.controinformazione.info/putin-a-gerusalemme-partecipa-alle-celebrazioni-della-shoah-ma-si-incontra-con-il-premier-della-palestina-i-governanti-israeliani-furiosi/

ISRAELE IRRORA CON SOSTANZE TOSSICHE LE TERRE AGRICOLE DELLA STRISCIA DI GAZA, DISTRUGGENDO LE CULTURE DEI CONTADINI PALESTINESI

 
CONTROINFORMAZIONE.INFO
 
23 GENNAIO 2020
 

Israele spruzza pesticidi tossici sui terreni agricoli di Gaza per distruggerli, in linea con la sua sistematica aggressione contro il popolo palestinese.
Un rapporto pubblicato mercoledì dal giornale israeliano Haaretz riconosce che gli aerei del regime di Tel Aviv hanno spruzzato sostanze chimiche pericolose ed erbicidi sui terreni agricoli lungo la Striscia di Gaza assediata la scorsa settimana .
Il ministro militare israeliano giustifica questo atto criminale sostenendo che era necessario distruggere “vegetazione che oscura la vista dei soldati israeliani” sulla linea di demarcazione tra la Striscia di Gaza e i territori palestinesi occupati.
Il ministero dell’Agricoltura palestinese, tuttavia, ha denunciato che i pesticidi dispersi dal regime israeliano dal 2014 al 2018 hanno danneggiato almeno 14.000 dunam ( 1 dunam equivale a 1.000 metri quadrati) di terreni agricoli a Gaza e hanno anche distrutto tutte le colture che erano state seminate in quelle terre che rappresentano una fonte di sopravvivenza per la popolazione di Gaza, sotto assedio da 11 anni.
Numerosi organizzazioni per i diritti umani, tra cui Gisha, Adalah e Al-Mezan, hanno messo in guardia sulla continuazione di questa pratica controversa, sottolineando che ci sono “paure serie” che i pesticidi hanno anche danneggiato gravemente i contadini della zona.

Famiglia palestinese accampata vicino alle rovine della propria casa, distrutta dall’aviazione israelianaL’UNRWA (agenzia dell’ONU) avverte che la situazione a Gaza “sta andando di male in peggio” e che l’ambiente della striscia è divenuto sempre più invivibile.
L’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (UNRWA) ha sollecitato la comunità internazionale a intervenire per il grave deterioramento della situazione a Gaza.

Anwar Yamali, un agricoltore che soffre le coseguenze del blocco di Gaza, ha affermato che lui e i suoi compagni hanno perso molti dei loro prodotti agricoli a causa dei pesticidi israeliani. “ Negli anni precedenti si sono verificati danni significativi. A volte dozzine di dunam di grano, orzo e prezzemolo sono stati completamente persi ” , ha lamentato il palestinese.
La Striscia di Gaza è sotto l’assedio disumano israeliano dal 2007 ed è stata teatro di tre guerre dal 2008. Il blocco, in particolare, ha causato un deterioramento senza precedenti del tenore di vita, evidenziato dalla disoccupazione, dalla povertà e dalla mancanza di cibo e acqua potabile .
A questo si aggiungono le continue aggressioni aeree che Israele compie in questa enclave costiera, dove provoca la morte di centinaia di palestinesi e ne ferisce altre migliaia.
Soltanto nel 2018 , sono stati 299 i palestinesi uccisi dalla brutale repressione israeliana nel corso di quell’anno, oltre a centinaia di feriti dalle pallottole sparate dai soldati israeliani sulla folla disarmata che manifestava per “la marcia del ritorno”.
Le autorità palestinesi hanno denunciato anche il silenzio della comunità internazionale di fronte alle aggressioni ed ai soprusi attuati del regime di Tel Aviv e questo silenzio incoraggia le autorità israeliane nel commettere sempre maggiori crimini contro la popolazione palestinese.
N.B. In Italia personaggi come Matteo Salvini (e i suoi sodali) sostengono la causa del regime israeliano e vorrebbero oscurare i crimini che ogni giorno il regime sionista commette contro la popolazione palestinese indifesa. Chiunque metta in luce questi crimini (secondo Salvini) deve essere accusato di “antisemitismo”.

https://www.hispantv.com/noticias/palestina/447548/israel-sustancias-quimicas-tierras-gaza

Fonti: HispanTv – Telesur

Traduzione e nota: Luciano Lago

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https://www.controinformazione.info/israele-irrora-con-sostanze-tossiche-le-terre-agricole-della-striscia-di-gaza-distruggendo-le-culture-dei-contadini-palestinesi/

ISRAELE: SAREBBERO STATI ASSASSINATI TRE GIOVANI PALESTINESI EVASI CRUDELMENTE SENZA PROCESSO

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L’ANTIDIPLOMTICO.IT
 
22 01 2020
 
DI PATRIZIA CECCONI
 
Erano tre amici, avevano tra i 17 e i 18 anni. Hanno tagliato la rete della gabbia in cui Israele li teneva illegalmente rinchiusi. Hanno camminato per circa 400 metri nel territorio dello Stato assediante. Territorio che, peraltro, non risponde neanche alla partizione proposta dall’Onu nella Risoluzione 181, ma fatto proprio con la forza delle armi nel 1949. E questo è bene comunque precisarlo.
 
 
Venivano dal campo profughi di Maghazi al centro-sud della Striscia di Gaza questi tre nuovi giovani martiri. Chissà quanta adrenalina girava nelle loro vene dopo essere riusciti a beffare il potente esercito israeliano e rompere la rete per provare a tornare nella casa dei loro nonni.
 
 
Nella Grande Marcia del Ritorno i manifestanti più volte mi hanno ripetuto che non andavano al border per morire, ma che la morte era messa in conto per conquistare la libertà. Dicevano anche “non vogliamo più essere mortificati come animali tenuti in gabbia, vogliamo essere forti sopra la terra o martiri sotto la terra”. L’ho sentito dire tante volte nei venerdì in cui riuscivo ad andare al border per testimoniare quel che vedevo: migliaia di uomini donne e bambini disarmati che chiedevano il rispetto di una risoluzione ONU calpestata da Israele da 71 anni, la n. 194, cioè il diritto al ritorno nelle loro case.
 
Mohamed, Salem e Mahmoud si saranno sentiti “forti sulla terra” dopo aver varcato la rete, ma dopo circa 400 metri i soldati li hanno fermati. Li hanno umiliati per l’ultima volta facendoli spogliare nudi e poi li hanno assassinati sparandogli. Un altro crimine di guerra che non sconvolge i soldati con la stella di David, tanto sanno che non pagheranno.
 
 
Così come noi sappiamo già cosa diranno i media usualmente valletti di Israele e fedeli ripetitori delle sue veline. Sappiamo anche che la versione palestinese sarà diversa. Ma a questo macabro “gioco delle verità” non vogliamo più dedicare tempo perché sappiamo che una verità c’è ed è indiscutibile, al di là delle opinioni, e questa si chiama assedio. Ovviamente illegittimo e illegale.
 
 
Finché la comunità internazionale seguiterà a consentire a Israele di assediare la Striscia di Gaza ci saranno ragazzi disposti a morire pur di assaggiare la libertà e dall’altra parte non ci sarà pace per Israele i cui soldati potranno pure divertirsi a uccidere ragazzini inermi o con armi ridicole rispetto alle loro, ma i palestinesi non si fermeranno. In Palestina ho imparato un adagio che fa più o meno così: i palestinesi morti sono più dei palestinesi vivi, ma i palestinesi che seguiteranno a venire al mondo sono molti di più dei primi e dei secondi insieme.
 
 
Questo significa che Israele ha solo due vie davanti a sé per il futuro vicino e lontano: o li uccide tutti, superando nella realizzazione del genocidio i criminali del recente passato, o viene costretto al rispetto della legalità internazionale. Altrimenti seguiterà questo stillicidio di crimini che darà enorme e continuo dolore alle famiglie palestinesi, ma che non darà pace neanche allo Stato ebraico e che, incidentalmente, farà male a tutti coloro che si affidano alla supremazia del Diritto in quanto seguiterà a corrodere la legalità internazionale mostrandone l’inutilità.
 
 
Altri ragazzi forse già si stanno preparando per fare un passo in più di quelli fatti da Mohamed Abu Mandeel, Salem Zwaid Naami e Mahmoud Said e dopo di loro altri e ancora altri. I governanti israeliani avranno magari buon gioco nel loro creare strumentalmente terrore agitando spettri di insicurezza grazie proprio a questi ragazzi capaci di rompere per poche ore le maglie dell’assedio, ma il popolo israeliano sarà sempre più malato. Malato di paura, di insicurezza e d’odio. E un popolo malato non assicura un buon futuro allo Stato nel quale si riconosce.
 
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DAL JERUSALEM POST
 
22 01 2020
 
ANNA AHRONHEIM
 
Secondo il rapporto, diffuso dal Jerusalem Post, i tre palestinesi avevano oltrepassato la recinzione nella zona sud della Striscia ed erano entrati in una radura vicino al confine. Fonti palestinesi riferiscono che i tre giovani avevano ricevuto istruzioni dalla Jihad islamica, pur non essendone formalmente membri.
 

I militari affermano che le indagini stanno ancora esaminando se gli adolescenti facessero parte di un gruppo terroristico o abbiano agito di propria iniziativa

 
 
Il tentativo di infiltrazione di tre giovani palestinesi che si sono allontanati a due chilometri dal Kibbutz Kissufim non è stato un atto spontaneo, ma uno il cui intento era di attuare un attacco terroristico contro soldati IDF o civili israeliani.
I tre palestinesi, identificati come Muhammad Hani Abu Mandil, di 17 e 18 anni, Salem Ana’ami e Mahmoud Said, sono stati avvistati dalla ricognizione dell’IDF intorno alle 20:30 mentre erano ancora nel territorio di Gaza . Armati di ordigni esplosivi improvvisati, un coltello e un cacciavite, furono in grado di attraversare circa 400 m. nel sud di Israele in una zona boscosa.
Il portavoce dell’IDF Hidai Zilberman ha detto ai giornalisti di aver attraversato circa 2 chilometri dal Kibbutz Kissufim in un’area conosciuta dai militari a causa di diverse infiltrazioni avvenute nello stesso punto in passato.
“C’è chi attraversa, poi si ferma; quelli che attraversano, poi corrono; e quelli che attraversano, poi continuano come se avessero una missione. Hanno fatto le ultime due cose “, ha detto Zilberman, aggiungendo che una volta che i tre giovani hanno capito di essere stati individuati, hanno lanciato due dispositivi esplosivi verso le forze dell’IDF, portando le truppe ad aprire il fuoco verso di loro, uccidendo tutti e tre.
Anche se non è ancora chiaro se facessero parte di un gruppo terroristico o agissero di propria iniziativa, “sappiamo che non era spontaneo”
, ha detto Zilberman, aggiungendo che il tempo da quando i tre sono stati individuati fino alla fine dell’incidente era molto corto.
Capo di stato maggiore IDF Lt.-Gen. Aviv Kochavi ha visitato il Sud mercoledì, ha detto Zilberman, dove ha incontrato le truppe e le ha elogiate per la loro rapida risposta.
Mentre i militari non si aspettano alcun attacco missilistico dalla Striscia gestita da Hamas in risposta alla morte dei tre palestinesi, l’IDF è pronto per qualsiasi scenario, ha sottolineato Zilberman.
All’inizio della giornata, i genitori del soldato IDF Lt. Hadar Goldin hanno invitato i militari a trattenere i corpi dei tre palestinesi uccisi durante il tentativo di infiltrazione della scorsa notte, fino a quando il corpo del figlio non è stato rilasciato da Hamas.
“Nonostante la decisione del governo, e nonostante le promesse del [Primo Ministro Benjamin] Netanyahu, del [Ministro della Difesa Naftali] Bennett e altri, Israele ha rilasciato i corpi dei terroristi in alcune situazioni”, ha scritto la famiglia in una lettera al consigliere militare di Netanyahu Brig .-Gen. Avi Blot e il segretario militare di Bennett Brig.-Gen. Ofer Winter.
“Vogliamo ricordare loro che Hamas tiene ancora Hadar e Oron, insieme ai civili Avera Mengistu e Hisham al-Sayed”, hanno scritto.
L’appello della famiglia all’esercito è venuto dopo i timori che a causa della giovane età dei palestinesi, i loro corpi sarebbero stati restituiti a Gaza per la sepoltura.
Mentre sono stati compiuti progressi significativi verso il raggiungimento di un accordo di cessate il fuoco a lungo termine tra Israele e Hamas, una recente valutazione dell’intelligence dell’IDF ha affermato che Hamas non vuole includere il ritorno dei resti dei soldati dell’IDF, Goldin e St. Sgt. Oron Shaul e i due civili israeliani dispersi come parte dell’accordo, mentre Israele vuole che vengano inclusi.
Martedì, Tzur Goldin, il fratello gemello di Hadar Goldin, ha detto a una folla a un panel dell’Università Ebraica di Gerusalemme che lo stato ha abbandonato i soldati mentre faceva accordi per consentire l’esportazione di fragole dall’enclave costiera bloccata.
“C’è un gasdotto che è andato sotto il radar la scorsa settimana ed è stato organizzato per entrare nella Striscia. Hadar o [Avera] Mengistu o altri soldati IDF lasciati indietro valgono meno di un gasdotto o di un accordo per le fragole? I soldi del Qatar che pagano gli stipendi dei funzionari di Hamas a Gaza valgono più di Hadar e Oron? ”Chiese Goldin al panel, al quale parteciparono anche Aviram Shaul, fratello di Oron Shaul.
“Liberare i terroristi non è l’unico modo per liberare prigionieri e persone scomparse. Tra due mesi, il presidente degli Stati Uniti Trump presenterà il suo “affare del secolo”. I soldati in cattività e le persone scomparse saranno inclusi nell’accordo? Siamo in una campagna elettorale e, a mio avviso, tutte le parti dovrebbero rendere la questione del ritorno dei ragazzi una priorità assoluta nelle loro campagne e presentare un’alternativa pronta “, ha detto.
 

novembre 14, 2019

ISRAELE-GAZA: NUOVO CONFLITTO

 

 
 
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PICCOLENOTE.IL GIORNALE.IT
 
 
13 NOVEMBRE 2019
 

Venti di guerra in Israele, dopo l’uccisione del più autorevole leader della Jihad islamica a Gaza. Un assassinio che appartiene alla tormentata guerra a bassa intensità che imperversa tra la Striscia e lo Stato israeliano, in un alternarsi di fiammate improvvise e fragili tregue.

Un nuovo incendio è stato appiccato, con una pioggia di razzi su Israele e bombardamenti sulla Striscia. A bruciare non sono solo vite, ma anche prospettive.

Il lungo stallo di Israele

Israele attraversa una fase delicata. Da mesi ha un governo provvisorio. Dopo l’elezione dell’aprile scorso, infatti, che vide Netanyahu vincente ma impossibilitato a governare, la storia si è ripetuta nelle ultime votazioni, con il leader del Likud ancora bloccato.

Da qui l’ipotesi di un Israele senza Netanyahu, il primo da decenni, offerta al leader di Blue and White Benny Gantz, cui è stato dato mandato di formare il governo, ma ancora senza esiti.

Lo schema che egli sperava vincente si basava sulla possibilità di un governo di unità nazionale con il Likud. ma senza Netanyahu, stante i guai del premier con la magistratura.

Uno schema sospeso al verdetto della Corte Suprema, che deve decidere se dare il via a un processo contro il premier, con verdetto da tempo rimandato.

Prospettiva svaporata

Da questo punto di vista, più che importanti le dichiarazioni del Procuratore generale Avichai Mandelblit, il quale ha detto che il verdetto sarebbe giunto presumibilmente a fine novembre.

Una scadenza che è suonata come una campana a morto per le prospettive di Gantz.  Perché solo un’incriminazione di Netanyahu avrebbe permesso che il premier allentasse la presa sul Likud, che avrebbe potuto così aprirsi alla prospettiva suddetta.

Invece il verdetto arriverà – se arriverà – solo dopo che Gantz avrà rimesso il mandato provvisorio, che decadrà il 20 novembre.

Da qui la missione ancora più impossibile di Gantz, cui pure si era chiusa la strada di un impossibile accordo con il partitino di destra di Naftali Bennet, l’unico che aveva rivendicato un’autonomia da Netanyahu.

Tale accordo non avrebbe dato la maggioranza a Gantz, ma avrebbe aperto una breccia nella coalizione di destra, dalla quale avrebbero potuto fuoriuscire alcuni esponenti del Likud, questi sì decisivi.

Impossibile la fuga in solitaria di Bennet, perché vanificava le sue aspirazioni di diventare futuro leader della destra. Ma anche no, se giustificata dalla necessità di impedire una terza, disastrosa, elezione.

Netanyahu ha temuto l’ipotesi, tanto che si è affrettato a nominare Bennet ministro della Difesa, bloccandola.

L’apertura tattica ai partiti arabi

Preso atto dello stallo, Gantz aveva aperto alla possibilità di un governo con il supporto esterno dei partiti arabi della Joint List, come avvenne al tempo di Yitzhak Rabin, la cui figura, non a caso, è stata commemorata come mai prima in questi giorni, nei quali cadeva l’anniversario dell’assassinio (4 novembre).

Lo stesso Gantz lo aveva ricordato con un parole appassionate: “Lo Stato di Israele non si arrenderà mai all’odio[…] I figli di Israele non cresceranno mai più in uno Stato in cui alcuni leader santificano l’odio”.

Ma in realtà non ci sono margini per ripetere la coraggiosa quanto tragica avventura di Rabin. Israele da allora ha virato troppo a destra.

Così convince Timesofisrael che scrive come l’apertura di Gantz ai partiti arabi era tattica, serviva cioè a convincere il Likud ad aprirsi a un governo di unità nazionale sotto Gantz per evitarla.

La guerra che favorisce Netanyahu

Così veniamo all’assassinio del leader della Jihad islamica, che ha riacceso al parossismo lo scontro tra arabi e israeliani, rendendo impossibile l’apertura, seppur tattica, di Gantz.

I leader dei partiti arabi accusano apertamente il premier israeliano di aver ordinato l’omicidio del comandante della Jihad a scopo politico, per creare criticità insormontabili a un governo supportato dalla Joint List e per urgere l’unità nazionale.

“Progettata o meno che sia, l’escalation di Gaza aumenta le possibilità di un governo di unità”, titola il Timesofisrael.

Gli fa eco il titolo di Haaretz: “L’uccisione del comandante della Jihad islamica potrebbe non essere uno stratagemma politico, ma sicuramente avvantaggia Netanyahu”.

“Nessuno vuole le elezioni. Nessuno vuole la guerra. Ma assolutamente nessuno vuole elezioni durante una guerra. Che sia intenzionale o no, il gioco è cambiato”. Ha spiegato un esponente di Blue and Wihte a Timesofisrael.

Aumentano dunque le possibilità di un accordo tra Likud e Blue and Withe, la cui leadership andrebbe a Netanyahu, il quale vedrebbe forse anche svaporare il rischio del verdetto della Corte Suprema.

Conflitto a geometria variabile

La guerra, al solito, cambia tutto. Detto questo, la prospettiva deve ancora prendere forma. E tante sono le variabili, tra le quali i rischi connessi al nuovo, tragico, conflitto.

“Hamas è, per ora, l’unico adulto responsabile nel conflitto Israele-Gaza”, titola Haaretz, che avverte Netanyahu a non perseverare nei raid indiscriminati sulla Striscia, dato che Hamas per ora non ha assecondato la Jihad.

Ma la guerra si accompagna alla confusione. E Netanyahu ha sempre vantato la sua indubitabile capacità di navigare i mari in tempesta.

Da cui ulteriori rischi, per la Striscia come per Israele. Per ora i morti tra i palestinesi sono oltre venti e tanti sono i feriti in Israele. Tragica contabilità destinata a crescere. Netanyahu è determinato a vincere la guerra, dentro Israele e fuori. Vedremo.

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http://piccolenote.ilgiornale.it/42925/un-omicidio-mirato-scatena-un-nuovo-conflitto-israele-gaza

PALESTINA: SCONTRO TRA ISRAELE E PALESTINESI

Filed under: aggressione, guerra, israele, palestina — Tag:, , , , , — mirabilissimo100 @ 8:42 am

Media palestinesi: L'aggressione israeliana contro la Striscia di Gaza ha provocato 24 vittime, tra le quali 3 bambini e una donna

 
DONNA PALESTINESE CHE PIANGE UN FAMIGLIARE UCCISO NELL’ATTACCO ISRAELIANO
 
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L’ANTIDIPLOMATICO.IT
 
13 11 2019

Il bilancio delle vittime dell’aggressione israeliana sulla Striscia di Gaza è salito a 24, tra cui 3 bambini e una donna. 72 feriti, tra cui 30 bambini e 13 donne

Come riporta l’agenzia palestinese Ma’an, l’ultimo martire è stato ucciso in un’incursione israeliana nella parte settentrionale della città di Gaza, durante la quale un altro cittadino è stato ferito, secondo il Ministero della Salute a Gaza.

Gli aerei da guerra israeliani hanno effettuato 50 attacchi aerei e 21 attacchi di artiglieria sulla Striscia di Gaza dall’inizio dell’aggressione con il bombardamento della casa del martire Bahaa Abu Al Ata alle 4:00 di ieri, uccidendo lui e sua moglie e ferendo i suoi figli.

L’ufficio informazioni del governo di Gaza ha dichiarato: “Più di 50 attacchi aerei e 21 attacchi di artiglieria sono stati presi di mira e colpiti case, terreni agricoli, allevamenti di pollame e pollame per cittadini, case di riposo marittimo e siti di resistenza in varie aree della Striscia di Gaza.

L’ufficio ha sottolineato che il totale delle unità abitative danneggiate dall’aggressione ammontava a 48 case, tra la distruzione totale e parziale.

L’aereo ha bombardato 8 comunità a Beit Lahia, East Gaza, Beit Hanoun, East Khan Younis e Rafah e 7 motociclette che trasportavano cittadini in luoghi diversi.

Il Ministero della salute di Gaza ha confermato che ci sono stati  23 martiri, tra cui un bambino e una donna che sono stati uccisi durante l’aggressione e feriti più di 69 feriti, 10 dei quali oggi e il resto ieri.

I martiri sono:

1.Mohammed Hassan Abu al-Atta 39 anni

2. Bahaa Salim Hassan Abu Al-Atta, 42 anni;
3.Mohammed Attia Musleh Hamouda 20 anni
4. Ibrahim Ahmed Abdul Latif Al-Dabous, 26 anni
5.Zaki Adnan Mohammed Ghanameh di 25 anni
6. Abdullah Awad Saqib Al-Bilbeisi, 26 anni
7. Abdul Salam Ramadan Ahmed Ahmed 28 anni
8.Rani Fayez Rajab Abu Nasr 35 anni
9. Jihad Ayman Abu Khater 22 anni
10. Wael Abdul Aziz Abdullah Abdul Nabi 43 anni
11. Khaled Moawad Salem Farraj, 38 anni
12. Ibrahim Ayman Fathi Abdel Aal, 17 anni
13. Ismail Ayman Fathi Abdel Aal, 16 anni
14.Rafat Mohammed Salman Ayad 54 anni
15. Suhail Khader Khalil Quneitah, 23 anni
16.Ala Jaber Abdul Shteiwi 30 anni
17. Mahmoud Daham Mahmoud sotto i 19 anni
18. Islam Raafat Mohammed Ayyad 24 anni
19- Ahmed Ayman Fathi Abdel Aal, 23 anni
20- Amir Ra’fat Mohammed Ayyad, 17 anni
21.Momen Mohammed Salman Qaddum 26 anni
22- Mohammed Abdullah Suleiman Shurrab, 28 anni
23.Haitham Hafez Mohammed Al Bakri 22 anni

 
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https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-media_palestinesi_laggressione_israeliana_contro_la_striscia_di_gaza_ha_provocato_24_vittime_tra_le_quali_3_bambini_e_una_donna/82_31676/