Mirabilissimo100’s Weblog

gennaio 23, 2020

25 GENNAIO 2020 A ROMA IN PIAZZA SANTI APOSTOLI PRIMA GIORNATA DEL DEL CHRISTIANDAY

Risultati immagini per christian day 2020

 
 
PROVITAEFAMIGLIA.IT
 
 
13 GENNAIO 2020
 

L’EVENTO  CHRISTIANDAY: IN  FIFESA  DELL’IDENTITA’ CRISTIANA

 

Una manifestazione pubblica, non confessionale né di preghiera, per ribadire la necessità di difendere l’identità cristiana e per dire basta alla costante mancanza di rispetto nei confronti della religione cristiana e delle figure di Gesù e della Vergine Maria.

Con questi intenti si terrà, il prossimo 25 gennaio, la manifestazione ChristianDay, che avrà luogo a Roma, in piazza dei Santi Apostoli.

Un evento che vedrà la partecipazione di molte associazioni e singoli fedeli di varie confessioni cristiane, tra i quali ovviamente gli organizzatori dei Movimenti Culturali Evangelici e le molte realtà cattoliche che sono state invitate.

La manifestazione, inoltre, intenderà ribadire –

 come spiega in un articolo su ReteLuna.it Angela Ciconte 

– la volontà dei cristiani di non tacere davanti ai molti casi di blasfemia e vilipendio della religione cristiana che ci sono stati, soprattutto in Italia e soprattutto negli ultimi mesi.

Organizzato da Cristiani per l’Italia; Azione Cristiana Evangelica e dal Movimento Rialzati Italia, l’evento ha avuto l’adesione anche di Pro Vita & Famiglia. Per la onlus parteciperà e interverrà il presidente Toni Brandi.

CONTINUA NELLA PAGINA

https://www.provitaefamiglia.it/iniziativa/christianday

https://sites.google.com/site/centroantiblasfemia/Home/25-gennaio-a-roma-in-piazza-santi-apostoli-prima-giornata-del-christianday

novembre 7, 2019

Cristiani sotto attacco a Cuba: libertà religiosa sempre più a rischio

Filed under: CULTURA CRISTIANA, PERSECUZIONE CONTRO I CRISTIANI, politica, PROTESTANTESIMO — Tag:, , — mirabilissimo100 @ 2:34 pm

 
VOCE CONTRO CORRENTE
 
7 NOVEMBRE 2019
 
FILIPPA TAGLIARINO
 

A Cuba il governo sta cercando di limitare il diritto dei cristiani alla libertà religiosa, intimidendo i responsabili della chiesa.

Il pastore Valiente, leader della chiesa di Santiago de Cuba, ha fatto sapere che settimanalmente viene convocato alla stazione di polizia, soprattutto a ridosso di eventi importanti, come già successo nelle giornate dedicate alla conferenza delle donne l’8 agosto e a quella della gioventù il 22 agosto, ricevendo minacce di arresto.

«Il governo sta cercando di limitare il diritto dei cristiani alla libertà del proprio credo, attuando delle intimidazioni che, molto spesso, non vengono denunciate per paura di rappresaglie. Di fatto, i funzionari cristiani temono delle ripercussioni sui permessi riguardanti la costruzione delle loro chiese e sugli inviti dei predicatori stranieri».

Ricardo Selon è stato arrestato per una settimana a luglio dalla polizia dopo aver denunciato le carenze del governo in riferimento alla libertà religiosa.

Così, anche Cuba si accosta a quell’oppressione che i cristiani si apprestano a dover subìre nel buon nome della libertà universale, dove i cristiani risultano sempre la peggior provocazione.

CONTINUA NELLA PAGINA

https://vocecontrocorrente.it/cristiani-sotto-attacco-a-cuba-liberta-religiosa-sempre-piu-a-rischio/?utm_source=notifiche&utm_medium=notifiche&utm_campaign=notifiche

novembre 5, 2019

IL PURGATORIO NELLA RIVELAZIONE BIBLICA

 

 
 
IL PURGATORIO NELLA RIVELAZIONE BIBLICA
DAL VECCHIO TESTAMENTO
 
La concezione della morte nell’Antico Testamento è, nei testi più antichi, quella degli inferi (sheol): uno stato di vita informe, grigia, senza gioia e senza sbocco.
 
L’EPOCA MACCABAICA
È solo nei libri più recenti che si fa strada l’idea della risurrezione dei morti, certamente sotto l’influsso della cultura greca (2Mac 7,9.14.23.29; ma cfr. anche Is 26,19).
 
In particolare il passo di 2Mac 12,42-45 esprime la fede nell’efficacia dei sacrifici per l’espiazione dei peccati: la morte di alcuni soldati caduti in battaglia dopo essersi impossessati di statuette di idoli pagani suscita in Giuda Maccabeo e nei suoi compagni il ricorso alla preghiera per i defunti perché “il peccato commesso fosse pienamente perdonato” (2Mac 12,44) e la decisione di una colletta per far “offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato” (2Mac 12,45). L’autore loda un tale comportamento come espressione della fede nella resurrezione dei morti; nulla ci dice il testo però sul come venisse immaginata l’efficacia purificatrice della supplica e su un eventuale stadio intermedio dei morti in peccato.
 
DAL NUOVO TESTAMENTO
 
Il passo di 1Cor 3,11-15
 
Nella storia della Chiesa ci si è riferiti spesso al passo di 1Cor 3,11-15. L’apostolo si riferisce qui a Cristo, che è il fondamento da lui posto alle comunità con la sua predicazione, e a quanto i vari evangelizzatori vi hanno edificato sopra. La qualità di tale lavoro di edificazione della comunità sarà rivelata da un fuoco capace di mettere a dura prova la consistenza e la validità di quanto è stato costruito.
 
Joachim Gnilka ha dimostrato che questo fuoco di verifica indica il Signore stesso che viene: Gnilka vede qui un riferimento a Is 66,15-16, e conclude che il fuoco è la raffigurazione della Maestà di Dio che si manifesta dell’inavvicinabilità del tutto Santo
 
CONCLUSIONE
.Il Nuovo Testamento lascia aperta e ancora da precisare la questione dello stadio intermedio tra la morte e la resurrezione nell’ultimo giorno; il chiarimento sarebbe venuto soltanto gradualmente, con lo sviluppo dell’antropologia cristiana e del suo rapporto con la cristologia.
 
 
LA TESTIMONIANZA DEI PRIMI SECOLI DEL CRISTIANESIMO
 
 
L’apocrifa Vita di Adamo e Eva, del I secolo d.C., contiene un primo accenno a un processo di purificazione dopo la morte. Parlando del lutto di Set per suo padre Adamo, fa annunciare dall’Arcangelo Michele la misericordia di Dio verso il defunto: “Alzati dal corpo di tuo padre, avvicinati a me, osserva ciò che Dio, il Signore, dispone per lui. Egli è la sua creatura, per questo Dio ha avuto misericordia di lui”. La misericordia non esclude però una punizione, che avrà un termine:
 
« Allora Set vide come Dio prese Adamo nella sua mano stesa e lo consegnò a Michele con le parole: che resti nella tua mano in punizione fino agli ultimi anni, quando tramuterò la sua afflizione in gioia. Allora egli siederà sul trono di colui che gli ha fatto lo sgambetto. »
(cap. 47)
 
LA PREGHIERA PER I DEFUNTI
La Chiesa cattolica, attraverso la sua intercessione per i defunti, manifesta sin dalle origini la sua fede nel Purgatorio, come riscontrabile da vari testi patristici. Ad esempio, nel Pastore di Erma, un testo del II secolo, vi sono chiari ed espliciti riferimenti ad uno stato, successivo alla morte terrena, in cui è necessario purificarsi prima dell’ingresso in Paradiso.
 
 
I PADRI DELLA CHIESA
Nel II secolo troviamo le prime testimonianze riguardo a una dottrina del purgatorio: Tertulliano († dopo il 220) in Occidente e Clemente di Alessandria († prima del 215) in Oriente.
 
In Occidente la storia del concetto di Purgatorio si svolge praticamente senza rapporto con la filosofia antica e appare collegata solamente alla fede cristiana popolare sviluppatasi dal giudaismo; in Clemente di Alessandria, invece, la situazione sarà completamente diversa, poiché egli formulò il suo pensiero all’interno della polemica con la gnosi valentiniana, e quindi in dialogo con la grande tradizione filosofica greca, in particolare con il platonismo e lo stoicismo.
 
Occidente
Tertulliano
Tertulliano è entrato nella storia della dottrina del purgatorio anzitutto con passio (“passione”) di santa Perpetua. Si presume che l’opera sia stata almeno parzialmente redatta, o comunque ispirata da lui. Perpetua vede in sogno il proprio fratellino Dinocrate, morto immaturamente di cancro; lo vede sporco e pallido, con la piaga ulcerosa di cui era morto, assetato da un gran calore, davanti a un bacino d’acqua che è collocato troppo in alto e dal quale non riesce a bere. Perpetua, comprendendo il messaggio di quel sogno, offre giorno e notte le sue preghiere per l’infelice fratellino e, poco dopo, le è concesso di vederlo in una seconda visione, questa volta pulito, lindo e ben vestito, con la piaga cicatrizzata, mentre sta attingendo l’acqua comodamente e si sta divertendo nel gioco.
Per alcuni il testo rispecchia semplicemente l’antico concetto del triste destino dei morti anzitempo, senza aver nulla a che fare con il purgatorio, poiché, non derivando questo destino da colpa alcuna, quelle tribolazioni non possono essere equiparate alle sofferenze di punizione e di espiazione. In realtà tale interpretazione si basa su come il purgatorio è stato definito successivamente nei Concili di Trento, di Firenze e di Lione. Opportunamente Joseph Fischer fa notare che gli elementi della dottrina del purgatorio si sono sviluppati dall’antica concezione della tradizione giudaico-cristiana, con al centro l’idea di una sofferenza dei defunti nell’aldi là rimediabile mediante la preghiera; e questo anche se la colpa del sofferente ha motivazioni storico-religiose e non etiche.
Tertulliano compie poi nello scritto montanistico De anima il passo verso un vero e proprio purgatorium, anche se non c’è ancora coincidenza con la concezione dei Concili medievali. Tertulliano si basa su Mt 5,26 (e il parallelo di Lc 12,57-59), ove Gesù invita l’uomo a riconciliarsi con il proprio avversario mentre si sta avviando verso il giudice, per non essere “gettato in prigione. In verità ti dico: non uscirai di là finché tu non abbia pagato fino all’ultimo spicciolo!”.
Il testo ha in Matteo un significato etico, mentre in Luca è inserito in un contesto escatologico. Secondo Tertulliano, ormai rigorista, il testo significa che il tempo tra la morte e la resurrezione è il tempo della carcerazione, in cui all’anima viene offerta l’occasione di “pagare l’ultimo spicciolo” e di liberarsi così per la resurrezione: il soggiorno nell’Ade riceve qui una nuova motivazione teologica, “che fa dell’interim un purgatorio per tutti necessario”.
Cipriano
San Cipriano († 258), scrivendo in tempo di persecuzione, affrancò il concetto di Tertulliano dal rigorismo e ne eliminò l’elemento pagano. Cipriano sosteneva che per i defunti nella fede, specie per i martiri, vi sarà una salvezza definitiva immediatamente dopo la morte, così come affermava l’esistenza di un inferno definitivo. Il suo problema pastorale fondamentale era costituito dai cristiani che nella persecuzione non avevano trovato il coraggio del martirio, e che avevano ceduto all’imposizione del culto di stato, rinnegando pubblicamente il Cristo, ma che tuttavia volevano rimanere cristiani e desideravano riconciliarsi con la Chiesa. Riferendosi anch’egli a Mt 5,26 pensa a una possibile continuazione della penitenza ecclesiale nell’aldilà; il che gli consente di concedere a questi deboli, contro la voce dei rigoristi, l’accoglienza nella comunità ecclesiale. Certo, così come sono non potranno entrare nella definitiva comunione col Cristo, perché vi si oppone il loro rinnegamento; purtuttavia essi sono in grado di purificarsi. La penitenza ecclesiale, quale via della purificazione, non esiste soltanto nell’al di qua, ma anche nell’aldilà.
La visione di Cipriano poté esercitare un influsso determinante sull’ulteriore cammino della Chiesa occidentale. La sua interpretazione della purificazione nell’altro mondo ha ormai plasmato il pensiero di fondo della dottrina occidentale del purgatorio.
 
Occidente
Tertulliano
Tertulliano è entrato nella storia della dottrina del purgatorio anzitutto con passio (“passione”) di santa Perpetua. Si presume che l’opera sia stata almeno parzialmente redatta, o comunque ispirata da lui. Perpetua vede in sogno il proprio fratellino Dinocrate, morto immaturamente di cancro; lo vede sporco e pallido, con la piaga ulcerosa di cui era morto, assetato da un gran calore, davanti a un bacino d’acqua che è collocato troppo in alto e dal quale non riesce a bere. Perpetua, comprendendo il messaggio di quel sogno, offre giorno e notte le sue preghiere per l’infelice fratellino e, poco dopo, le è concesso di vederlo in una seconda visione, questa volta pulito, lindo e ben vestito, con la piaga cicatrizzata, mentre sta attingendo l’acqua comodamente e si sta divertendo nel gioco.
 
Per alcuni il testo rispecchia semplicemente l’antico concetto del triste destino dei morti anzitempo, senza aver nulla a che fare con il purgatorio, poiché, non derivando questo destino da colpa alcuna, quelle tribolazioni non possono essere equiparate alle sofferenze di punizione e di espiazione. In realtà tale interpretazione si basa su come il purgatorio è stato definito successivamente nei Concili di Trento, di Firenze e di Lione. Opportunamente Joseph Fischer fa notare che gli elementi della dottrina del purgatorio si sono sviluppati dall’antica concezione della tradizione giudaico-cristiana, con al centro l’idea di una sofferenza dei defunti nell’aldi là rimediabile mediante la preghiera; e questo anche se la colpa del sofferente ha motivazioni storico-religiose e non etiche.
 
Tertulliano compie poi nello scritto montanistico De anima il passo verso un vero e proprio purgatorium, anche se non c’è ancora coincidenza con la concezione dei Concili medievali. Tertulliano si basa su Mt 5,26 (e il parallelo di Lc 12,57-59), ove Gesù invita l’uomo a riconciliarsi con il proprio avversario mentre si sta avviando verso il giudice, per non essere “gettato in prigione. In verità ti dico: non uscirai di là finché tu non abbia pagato fino all’ultimo spicciolo!”.
 
Il testo ha in Matteo un significato etico, mentre in Luca è inserito in un contesto escatologico. Secondo Tertulliano, ormai rigorista, il testo significa che il tempo tra la morte e la resurrezione è il tempo della carcerazione, in cui all’anima viene offerta l’occasione di “pagare l’ultimo spicciolo” e di liberarsi così per la resurrezione: il soggiorno nell’Ade riceve qui una nuova motivazione teologica, “che fa dell’interim un purgatorio per tutti necessario”.
 
Cipriano
San Cipriano († 258), scrivendo in tempo di persecuzione, affrancò il concetto di Tertulliano dal rigorismo e ne eliminò l’elemento pagano. Cipriano sosteneva che per i defunti nella fede, specie per i martiri, vi sarà una salvezza definitiva immediatamente dopo la morte, così come affermava l’esistenza di un inferno definitivo. Il suo problema pastorale fondamentale era costituito dai cristiani che nella persecuzione non avevano trovato il coraggio del martirio, e che avevano ceduto all’imposizione del culto di stato, rinnegando pubblicamente il Cristo, ma che tuttavia volevano rimanere cristiani e desideravano riconciliarsi con la Chiesa. Riferendosi anch’egli a Mt 5,26 pensa a una possibile continuazione della penitenza ecclesiale nell’aldilà; il che gli consente di concedere a questi deboli, contro la voce dei rigoristi, l’accoglienza nella comunità ecclesiale. Certo, così come sono non potranno entrare nella definitiva comunione col Cristo, perché vi si oppone il loro rinnegamento; purtuttavia essi sono in grado di purificarsi. La penitenza ecclesiale, quale via della purificazione, non esiste soltanto nell’al di qua, ma anche nell’aldilà.
 
La visione di Cipriano poté esercitare un influsso determinante sull’ulteriore cammino della Chiesa occidentale. La sua interpretazione della purificazione nell’altro mondo ha ormai plasmato il pensiero di fondo della dottrina occidentale del purgatorio.
 
Oriente
Clemente Alessandrino
Clemente interpreta il problema del Purgatorio, e in generale concepisce il significato di tutta l’esistenza cristiana, in base alla grande idea greca dell'”educazione” (παιδεία, paideia), nella quale amalgama l’idea gnostica del fuoco del giudizio dopo la morte. In ciò si ricollega a 1Cor 3,10-15, dove legge il concetto del fuoco del giudizio.
Secondo i valentiniani, lo gnostico è intoccabile dal fuoco, ne è invulnerabile, perché dispone dei due mezzi di estinzione: dell’acqua battesimale e dello Spirito (“vento”), che lo proteggono infallibilmente. Invece l’uomo comune viene toccato dal fuoco, il quale ha una funzione sia risanatrice che distruttiva. Clemente non condivide questa bipartizione, ma parla di una forza “purificatrice” e “educatrice” del fuoco e conferisce al concetto piuttosto naturalistico della gnosi un’interpretazione umanistica e spirituale: il processo della purificazione pneumatica dell’uomo, della sua depurazione in direzione del divino, inizia con il battesimo e continua fino all’eternità.
Clemente ha compiuto qui una sintesi di grande forza persuasiva dell’intero dramma dell’esistenza cristiana, della vita e della morte, dell’immortalità, della risurrezione, dell’ultimo giorno. Nell’ascesa che qui si verifica afferma che l’anima viene trasformata in un soma (“corpo”) di sempre maggiore perfezione pneumatica. Tale concezione non lascia più alcuno spazio per una distinzione tra l’anima e il corpo trasfigurato. Nel soggetto trasfigurato ambedue le componenti si fondono e si identificano. L’idea della purificazione dopo la morte “mostra di essere in questo contesto in certo qual modo un elemento metafisico di mediazione tra il concetto platonico dell’immortalità dell’anima e la resurrezione”. Clemente, con la sua idea della trasformazione ascendente dell’uomo, avvalorò il concetto del corpo di resurrezione. In tal modo viene affermata la dimensione ecclesiale dell’esistenza cristiana: il processo della purificazione è in tutte le sue fasi un processo nel quale la Chiesa è implicata.
Clemente trasforma così in senso antropologico-personale anche il concetto naturalistico dell’ultimo giorno proprio degli gnostici: per essi il “giorno del Signore” è il giorno in cui l’uomo rinuncia alla sua mentalità cattiva e si converte a quella gnostica; egli rende con ciò onore alla resurrezione del Signore. Clemente giunge a un concetto del tempo profondamente antropologico, che lo induce a dire: “Se per colui che ascende si realizza il grado più elevato della corporeità pneumatica, ossia il pleroma, allora è raggiunta la perfezione (συντέλεια, sunteleia) e con ciò il “giorno di Dio” escatologico, l'”oggi eterno”.
In questa visione di Clemente ritroviamo, in un contesto completamente diverso, i due elementi fondamentali del concetto del Purgatorio che si erano cristallizzati gradatamente pure in Occidente:
Anche Clemente basa il suo pensiero concretamente sull’ordinamento penitenziale ecclesiale; anche per lui questo ordinamento può estendersi oltre la soglia della morte; anche per lui esso mette a nudo la differenza tra la scelta di fondo dell’uomo e la penetrazione tuttora non avvenuta di questa scelta in tutta la sua persona.
L’ancoramento ecclesiale dell’uomo non viene interrotto o revocato alla soglia della morte, ma piuttosto, anche oltre il confine tra l’al di qua e l’al di là, gli uomini possono aiutarsi e sopportarsi vicendevolmente, soffrire gli uni per gli altri e ricevere gli uni dagli altri.
In Clemente, ancor più che nella tradizione occidentale, questo concetto si fonda sul pensiero paolino-giovanneo (Fil 1,21; Gv 3,16-21), secondo il quale la vera linea di distinzione non corre tra la vita terrena e la non-vita, bensì tra l'”essere con Cristo” e l’essere senza di lui o contro di lui. Nel Battesimo è avvenuto il passaggio decisivo, il quale, benché divenga definitivo con la morte terrena, può tuttavia continuare ad approfondirsi e purificarsi oltre la soglia della morte nell’attraversare il fuoco del giudizio della vicinanza del Cristo e nell’essere parte della comunità della Chiesa tutta.
Gli altri Padri orientali
La visione di Clemente venne ulteriormente sviluppata, con talune modificazioni, da Origene, e si è conservata là dove ci si sentiva particolarmente vincolati al pensiero del grande alessandrino.
Per l’ultima volta essa venne esposta, nella sostanza quasi invariata, da Gregorio di Nazianzo († 390 ca.). La sua appartenenza all’ambito dottrinale di Origene le doveva riuscire fatale, poiché fu implicata nella disputa intorno a Origene ed eliminata insieme al di lui retaggio.
Il passo determinante in questa direzione è stato compiuto da Giovanni Crisostomo († 407). Dalle sue omelie su 1Cor 3,1-17 egli bandisce il concetto della generale restaurazione (ἀπχατάστασις, apochatastasis), che nel frattempo era stato connesso all’idea del fuoco purificatore.
 
 
LE DEFINIZIONI DEI CONCILI
La dottrina cattolica del purgatorio ha ricevuto la sua forma definitiva in nei due Concili che intendevano promuovere l’unione con le Chiese orientali: quello di Lione del 1274, e quello di Firenze del 1438. Il Concilio di Trento riprese e riformulò la dottrina in occasione delle dispute con i movimenti riformatori.
Per comprendere la dottrina proposta dalla Chiesa cattolica nei tre Concili menzionati, occorre tener presente anzitutto che l’espressione “purgatorio” è estranea ai testi dottrinali ufficiali. Essi evitano l’immagine del fuoco, e parlano semplicemente di poenae purgatoriae seu catharteriae (“pene purgatorie”), oppure anche di purgatorium, solitamente tradotto con “luogo di purificazione”.
La Chiesa Orientale non aveva però accompagnato la teologia occidentale in questo suo cammino di approfondimento circa il destino dell’uomo nell’aldilà. Essa si conservò fedele all’idea dello “stadio intermedio” raggiunta da Giovanni Crisostomo (†407), motivo per cui nei tentativi di unione compiuti a Lione e a Ferrara-Firenze, la dottrina del purgatorio divenne un punto controverso.
Nelle loro affermazioni sull’argomento, ognuno dei tre Concili in questione compie una rilettura del precedente e si tiene, nella sua formulazione, più semplice e conciso. La formula più sintetica risulta quella di Trento:
« Illuminata dallo Spirito Santo, attingendo dalla Sacra Scrittura e dall’antica tradizione dei Padri, la Chiesa cattolica ha insegnato nei sacri Concili e in ultimo in questa assemblea plenaria: esiste un “luogo di purificazione” (purgatorium) e le anime ivi trattenute trovano aiuto nelle intercessioni dei credenti, ma soprattutto nel sacrificio dell’altare a Dio accetto. »
(Decretum de purgatorio, DS 1820)
Il Concilio di Trento vi aggiunge inoltre un’esplicita esortazione ai Vescovi a opporsi energicamente a ogni cavillosità, curiosità e superstizione: la protesta dei riformatori contro la prassi corrente e i suoi abusi viene accolta e tradotta in un mandato di riforma.
La divergenza era tuttavia diversa da quella che emerse in seguito nella disputa con i riformatori, un secolo dopo, a Trento: i riformatori vedono nella “Messa funebre” un attacco contro l’efficacia espiatoria universale della morte in croce del Cristo. D’altronde, pure la loro dottrina della giustificazione non lasciava spazio all’espiazione nell’aldilà.
APPROFONDIMENTO TEOLOGICO
Nella dottrina del purgatorio che venne definita dai concili la Chiesa ha conservato qualcosa dell’idea dello stadio intermedio: sebbene con la morte la vita dell’uomo è decisa in modo definitivo e irrevocabile, l’uomo non raggiunge necessariamente subito il destino definitivo; può anche essere che la scelta di fondo d’un uomo sia in certo qual modo coperta da scelte secondarie e debba essere, per modo di dire, ancora tratta alla luce: è questo lo stadio intermedio, che nella tradizione occidentale è definito “purgatorio”.
In suffragio dei defunti la Chiesa raccomanda ai viventi la preghiera, la celebrazione di Sante Messe per loro e la pratica delle indulgenze. Infatti, tali preghiere dei vivi in favore dei morti muovono la misericordia di Dio, ripagando dunque la Giustizia e diminuendo così il tempo di permanenza delle anime nel Purgatorio.
ASPETTO CRISTOLOGICO
Il purgatorio assume il suo autentico significato cristiano solo se si stacca dall’immagine arcaico-giudaica della pena del fuoco e viene compreso in senso cristologico: il Signore stesso è il fuoco giudicante, che trasforma l’uomo e lo rende conforme (cfr. Rm 8,29) al suo Corpo glorificato (cfr. Fil 3,21). La forza trasformante del Signore scioglie e fonde col suo fuoco le catene del cuore dell’uomo, e lo rimodella affinché diventi idoneo a essere inserito nell’organismo vivente del suo Corpo.
IL SENSO DELLA PREGHIERA PER I DEFUNTI
La preghiera per i defunti, nelle sue molteplici forme, fa parte dei dati più antichi della tradizione giudaico-cristiana.
Ci si può chiedere se questa preghiera presuppone che il purgatorio consista in una sorta di pene esteriori che possono essere condonate per la via della grazia o essere assunte da altri attraverso una specie di scambio spirituale.
È possibile che qualcun altro partecipi al processo estremamente personale dell’incontro con il Cristo, del trasformarsi di un Io nel fuoco della vicinanza del Signore? La risposta è positiva, poiché l’essere dell’uomo non è una monade chiusa, poiché sia nell’amore sia nell’odio l’uomo è in rapporto con gli altri. L’uomo non è mai solamente se stesso: egli è se stesso soltanto negli altri, con gli altri e mediante gli altri. Se gli altri lo maledicono o lo benedicono, oppure se gli perdonano e tramutano la sua colpa in amore, tutto questo fa parte del suo destino personale. L’intercessione per i defunti si basa sul fatto che l’incontro con Cristo è un incontro con l’intero suo Corpo.
L’amore in rappresentanza è un principio cristiano centrale, ed esso va al di là della morte. Per il cristiano le possibilità di aiutare e di donare coinvolgono l’intera comunione dei Santi al di qua come al di là della soglia della morte. Fin dai tempi più remoti, la possibilità e il dovere di un simile amore oltre le tombe sono stati addirittura il principio portante di questo ambito della tradizione, principio che ha trovato una prima chiara espressione in 2Mac 12,42-45 (e forse già in Sir 7,33). Questo principio di fondo fu sempre patrimoni comune di Occidente e Oriente, e fu messo in discussione (certamente a motivo di pratiche in parte gravemente devianti) soltanto dalle confessioni riformate.
LA DURATA DEL PURGATORIO
Il giudizio dell’uomo avviene di fronte al Cristo Giudice; è impossibile quindi distinguere tra il Giudice dell’ultimo giorno e il Giudice che giudicherà subito dopo la morte. Entrare nello spazio della sua realtà manifesta significa per l’uomo entrare nel suo destino definitivo e quindi essere immesso nel fuoco escatologico.
Il “momento” trasformante di questo incontro si sottrae alle misure di tempo terrene: esso non è eterno, ma un passaggio; tuttavia volerlo qualificare come molto breve o molto lungo, secondo le misure di tempo derivate dalla fisica, sarebbe altrettanto ingenuo. La sua “misura di tempo” sta nella profondità degli abissi di questa esistenza, i quali vengono misurati a passi e trasformati nel fuoco. Voler misurare un simile tempo di “esistenza” col metro del tempo terreno significherebbe travisare la particolarità dello spirito umano nel suo rapporto col mondo e nel suo distacco da esso.
CHIESA ORTODOSSA
San Giovanni Crisostomo fu il fondatore della dottrina tuttora insegnata nelle Chiese orientali, dove, dopo il fallimento dei tentativi determinati dagli alessandrini di una sintesi tra il pensiero greco e quello biblico si è conservata tuttora una visione piuttosto arcaica riguardo al problema del Purgatorio: tutti dovranno passare per uno stadio intermedio tra la morte e la resurrezione; però l’Ade comprende “gradi differenziati di beatitudine e di miseria”, a seconda dei vari gradi della giustificazione e santificazione raggiunti in terra.
Durante il concilio di Firenze, in risposta al passo biblico 1Cor 3,11-15, che i vescovi delle chiese occidentali adducevano a sostegno della esistenza del Purgatorio, gli ortodossi obiettarono:
« L’Apostolo divide tutto ciò che è costruito sul fondamento proposto (Gesù Cristo) in due parti, ma non suggerisce mai una terza parte come fosse una fase intermedia. [..] La vostra dottrina avrebbe forse qualche fondamento se (l’Apostolo) dividesse le azioni cattive in due generi: un genere purificabile da Dio e l’altro degno della punizione eterna. Ma egli non ha fatto tale divisione. [..] Attribuendo al fuoco il potere di distruggere tutte le azioni cattive, ma non chi le fa è evidente che san Paolo non parla del fuoco del purgatorio, che, come pare dalla vostra opinione, non concerne tutte le azioni cattive, ma solo i piccoli peccati. »
(Peri tou katharteriou pyros hihlion hen. Nilo di Tessalonica, De primatu Papae, Salmasio, Hanover 1603)
Nella concezione ortodossa del purgatorio i Santi intervengono in favore dei loro fratelli viventi tuttora in terra, e vengono da questi invocati affinché intercedano; mentre a loro volta i vivi possono ottenere “riposo e refrigerio” alle anime che sostano nell’Ade, mediante l’Eucaristia, le preghiere e le elemosine. Tuttavia la “tribolazione”, che con un simile operare dovrebbe essere rimossa, non è interpretata come una sofferenza al fine di una purificazione o espiazione.
 
PROTESTANTESIMO
 
Le Chiese protestanti generalmente rifiutano del tutto la dottrina del Purgatorio basandosi sulle posizioni del loro fondatore.
 
Martin Lutero, infatti, aveva considerato “apocrifi” tutti quei testi sacri che andavano contro le sue 95 tesi: fra di essi, per la loro importanza riguardo alla dottrina delle indulgenza, c’era proprio il Secondo libro dei Maccabei. Aveva inoltre rifiutato in blocco la Tradizione della Chiesa, e quindi tutte le affermazioni dei Padri della Chiesa a supporto della dottrina del Purgatorio.
 
 
FONTE
CATHOPEDIA
 

novembre 4, 2019

IL PURGATORIO NON ACCETTATO DAI PROTESTANTI

Filed under: CULTURA CRISTIANA, PROTESTANTESIMO — Tag:, , — mirabilissimo100 @ 9:16 pm

 

 
 
 
IL PURGATORIO NON ACCETTATO DAI PROTESTANTI
 
Le confessioni protestanti fecero della negazione del purgatorio un caposaldo delle loro teologie,sorte proprio in seguito allo scandalo delle indulgenze e secondo le quali la possibilità del perdono non persiste oltre la morte, momento nel quale viene fissato eternamente il destino dell’individuo in linea con la presenza oppure l’assenza in lui della fede in Gesù Cristo, che toglie completamente tutti i peccati. I protestanti qualificano la credenza nel purgatorio come residuo del paganesimo, di cui le radici si troverebbero in Platone e nel giudaismo pre-cristiano e alla quale mancherebbe qualsiasi ombra di giustificazione nelle Sacre Scritture[senza fonte]. A loro parere, la vita terrena è già in se stessa il vero purgatorio: una condizione di prova in vista di uno stato migliore.
 
Martin Lutero sostenne nelle sue famose 95 tesi che “con la vera contrizione ogni cristiano ottiene anche senza lettere di indulgenza la piena remissione del peccato e della pena”, e nella confessione augustana presentò il purgatorio come dottrina diabolica.
 
Giovanni Calvino, nella sua Institutio christianae religionis, dichiara che il purgatorio
«è motivato con parecchie bestemmie […] è una pericolosa invenzione di Satana, la quale reca grave offesa alla misericordia di Dio, annulla la croce di Cristo, dissipa e sovverte la nostra fede. Che è questo purgatorio se non una pena che le anime dei trapassati soffrono ad espiazione dei loro peccati? […] Se, in base a quel che abbiamo precedentemente discusso, risulta più che evidente che il sangue di Cristo è l’unica purificazione, oblazione ed espiazione per i peccati dei credenti, cosa possiamo dedurre, se non che il purgatorio e una pura e orribile bestemmia contro Gesù Cristo?»
 
 
Dall’altra parte, pur negando il “purgatorio”, Lutero permise, come pure Filippo Melantone, la preghiera per i defunti.
 
In una possibile interpretazione protestante, l’effetto della preghiera per un defunto si verificherebbe nel momento della morte del defunto, momento che dal punto di vista di chi prega precede la preghiera, ma che dal punto di vista di Dio e del defunto, che non è più confinato nei limiti del tempo e dello spazio, non è né priore né posteriore.
 
Diversamente, il metodista Jerry L. Walls distingue dalla giustificazione, che secondo la teologia protestante avviene pienamente in un istante con la fede in Cristo, la santificazione, processo eventualmente da completare dopo la morte se non realizzato nella vita terrena.
 
Molto simile alla concezione di Walls è la dottrina dell’anglicano C. S. Lewis.
 
FONTE