Mirabilissimo100’s Weblog

gennaio 29, 2020

Stanisława Leszczyńska: L’incredibile storia della matrona di Auschwitz

 
 

 
Le foto di Stanisława Leszczyńska
 
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IT.CHURCH POP.COM
 
25 NOVEMBRE  2019
La futura beata matrona polacca che fece nascere più di 3.000 bambini ad Auschwitz mettendo a rischio la sua vita.

Stanisława Leszczyńska è nata nel 1896 a Łódź, in Polonia. A 4 anni suo padre morì e sua madre dovette lavorare molto duramente in una fabbrica. Stanisława dovette così badare ai suoi fratelli.
Quando aveva 12 anni, la sua famiglia si trasferì in Brasile. Qui imparò la lingua portoghese e il tedesco, lingua che le servirà molto in futuro. Due anni dopo fecero ritorno in patria.

Nel 1916, appena iniziati gli studi in ostetricia, conobbe Bronislaw, un tipografo, che di lì a pochi anni divenne suo marito e con il quale ebbe quattro figli, tre maschi e una femmina.

La deportazione

Durante lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e la successiva invasione della Polonia tutta la famiglia venne arrestata e deportata nei campi di concentramento nazisti perché trovati a stampare documenti falsi per gli ebrei in fuga dal ghetto di Łódź e a fornire aiuti alimentari.

Furono scoperti il 18 febbraio 1943: Stanisława fu arrestata dalla Gestapo insieme a sua figlia, e ai suoi due figli Stanisław ed Henryk, mentre il marito e Bronisław sfuggirono alla cattura. Stanisława e Sylwia furono portate nel campo di concentramento di Auschwitz il 17 aprile 1943, mentre Stanisław ed Henryk furono rinchiusi nel campo di concentramento di Mauthausen.

L’ostetrica di Auschwitz

Lei e sua figlia, giunte nel campo di concentramento di Auschwitz, appresero che l’ostetrica tedesca si era gravemente ammalata. Vista la loro esperienza sul campo, si offrirono come volontarie al Dottor Mengele, soprannominato l’ “Angelo della Morte”.

Qui ebbe il suo primo incontro con l’orrore. I bambini venivano immediatamente uccisi alla nascita, affogandoli in barili d’acqua. Le donne che rischiavano di morire dopo il parto venivano mandate al crematorio. Stanislawa si oppone, e chiese a Mengele che non venga ucciso più nessun neonato.

Mengele le disse: “Devi Uccidere!”

Lei gli rispose citandogli il giuramento di Ippocrate: “Non puoi uccidere i bambini a causa del giuramento che hai fatto. Devo rispettare le tue parole.

Da quel momento in poi, ogni singola nascita poteva costarle la vita.

La sala parto improvvisata e i 3000 bambini “salvati”

Nel campo di concentramento di Auschwitz non c’erano sale parto. Stanislawa dovette improvvisarne uno vicino a una canna fumaria.

Con sé aveva soltanto una coperta che era riuscita a liberare dai pidocchi che infestavano le celle.

Stanislawa tentò l’impossibile per mantenere in vita i bambini e le loro madri. Soleva fare il segno della croce sui bambini e cantare canzoni che tranquillizzassero le neo-mamme. Questo non impedì che alcuni neonati venissero uccisi o che alcune mamme morissero per le pessime condizioni igienico-sanitarie del luogo, infestato di ratti.

Per procurarmi dell’acqua di cui avevo bisogno per lavare la madre e il bambino mi ci sono voluti circa venti minuti soltanto per trovare un secchio d’acqua“, soleva ripetere ricordando la sua prima nascita.

Una nascita in cui la prima cosa che fece fu battezzare il bambino, arrotolarlo in fogli di giornale e metterlo sulla coperta sporca perché sua madre potesse vederlo e baciarlo per la prima e ultima volta.

Durante la sua permanenza nel campo di concentramento, Stanislawa assieme a sua figlia aiutò a nascere 3000 bambini,

Sfortunatamente, di tutti questi solo 30 riuscirono a sopravvivere alle difficili condizioni della prigione.

Furono più di 1500 i neonati uccisi dalle infermiere tedesche, gli altri morirono di fame e di freddo, perché l’allattamento era proibito. Alcuni di questi bambini furono salvati perché adottati da famiglie tedesche.

Stanislawa riuscì a battezzare tutti. Soleva apporre un piccolo tatuaggio a coloro che erano stati dati in adozione alle famiglie tedesche perché sembrassero “ariani”.

Fu un tentativo disperato affinché quelle madri potessero ritrovarli.

I prigionieri la chiamavano “madre” e “angelo della bontà”.

La vera forza di Stanislawa: la preghiera

Pregava il rosario al mattino, al pomeriggio, prima dei pasti e del lavoro. Faceva sempre un segno della croce sulla donna che aveva partorito e il neonato.

Alcune delle donne ebree che la incontrarono le chiesero di poter essere battezzato sul letto. Insegnò loro il Padre Nostro e l’Ave Maria e componeva dei rosari per loro. Quando il bambino doveva essere consegnato per essere affogato le veniva chiesto di battezzarli.

Aveva una forza sorprendente, a volte riusciva a trascorrere anche tre giorni senza dormire.

Sua figlia racconta di lei che dopo la sua morte, una donna le disse che sua madre l’aiutò a partorire per due notti e due giorni. Questa donna ricordava come sua madre le facesse le trecce e di come l’avesse aiutata a sopportare i dolori del parto.

Una delle poche sopravvissute di Auschwitz

Stanislawa sopravvisse al campo di concentramento e riuscì a riunirsi con i suoi figli.

 Morì l’11 marzo 1974 per un cancro intestinale. Nel 1992 è iniziato il suo processo di beatificazione.

Come altri grandi cattolici che sperimentarono gli orrori dei campi di concentramento, come l’eroico san Massimiliano Kolbe, la fede di Leszczyńska la fece andare avanti servendosi della sola preghiera.

 Questa donna senza pretese riuscì a toccare tante vite, portando un po ‘di conforto a migliaia di anime, non rinunciando a mettere in pericolo la propria vita perché considerava ogni bambino come un dono prezioso di Dio.

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https://it.churchpop.com/stanislawa-leszczynska-lincredibile-storia-della-matrona-di-auschwitz/

gennaio 28, 2020

L’UNIONE EUROPEA VUOLE L’ISLAMIZZAZIONE

 
 
CONTROINFORMAZIONE.INFO
 
23 GENNAIO 2020
 

L’Europa sta annegando in un diluvio di rifugiati, che non ha mai fine e che nel prossimo futuro rischia di cambiare la connotazione demografica dei popoli europei.
Assieme con i migranti, esiste il rischio concreto che elementi terroristi, imbevuti di fanatismo salafita, si infiltrino nell’UE così come organizzazioni delinquenziali come la mafia nigeriana ed altre similari.
Risulta incontestabile il fatto che la forte ondata migratoria degli ultimi anni ha portato ad un aumento della criminalità, in particolare ad un aumento della violenza contro le donne, come l’aumento esponenziale degli stupri che si è riscontrato in vari paesi europei. Tuttavia, si è scoperto che è vietato criticare tutto questo, in quanto si rischia di “incitare all’odio e alla discriminazione delle minoranze”, come recitano le disposizioni inviate dalla Unione Europea a tutti i governi. In alcuni paesi come in Svezia è vietato anche pubblicare statistiche in cui si indica la nazionalità degli autori dei reati.
In conformità a queste norme, lo scrittore francese Renault Camus ha ricevuto 2 mesi di detenzione condizionale per aver lui scritto nel 2017 che la migrazione verso i “paesi europei” appare come una invasione”. Attualmente, per evitare la prigione, è stato costretto a pagare 1,8 mila euro di “risarcimento” alle organizzazioni “SOS Racisme” e alla “Lega internazionale contro il razzismo e l’antisemitismo”.
Camus era stato già condannato per incitamento all’odio razziale nel 2014, lui che ha sempre sostenuto le sue tesi , autore anche del libro la “Grande Sostituzione” (Le Grand Remplacement), cioè la colonizzazione della Francia (e più in generale dell’Europa) da parte di migranti islamici, subisce adesso questa nuova condanna che molti definiscono una vera e propria persecuzione che colpisce chi dissente dal pensiero unico migrazionista e globalista, diffuso e sostenuto dai circoli della UE e divenuto legge.

 
Manifestazione di radicali salafiti

“Altri nomi possono essere trovati per questo fenomeno: migrazione di massa, inondazioni migratorie, sostituzione dei popoli, islamizzazione, africanizzazione”, ha detto Camus. “Parlando non in modo così restrittivo, ho preso in prestito questo termine da Eme Sezer che l’ha usato in un altro senso – genocidio attraverso la sostituzione.”

Secondo Camus, un tale principio è spaventosamente semplice quando quasi un’altra generazione al posto di un popolo ne porta un altro. Allo stesso tempo, ha osservato che in questa situazione ci sono quelli che resistono alla “sostituzione” come chi è rassegnato a questo destino; ci sono coloro che promuovono l’idea di “sostituzione”; i futuri “padroni” dell’Europa, che ora sono chiamati la “possibilità per la Francia”(o “le risorse” in Italia).
“L’immigrazione è diventata invasione; l’invasione, sommersione migratoria. Francia ed Europa sono cento volte più colonizzate, e più gravemente, di quanto non lo siano mai state. L’unica colonizzazione irreversibile è quella demografica mediante il trasferimento di popolazione”, dice Camus.
“Alcuni sostengono che non esiste colonizzazione poiché non esiste alcuna conquista militare. Hanno torto. L’esercito conquistatore sono i piccoli e grandi delinquenti, tutti coloro che rendono impossibile la vita ai francesi”, ha sostenuto lo scrittore.

 
Renault Camus, scrittore francese antiglobalista perseguitato per le sue idee

Lo scrittore ha sottolineato che tali tendenze portano solo al declino della civiltà, quindi chiede “lottare per la salvezza di una civiltà comune, celtica, slava, tedesca, greco-latina, giudeo-cristiana”.
Per queste tesi, i giudici del tribunale di Auch gli hanno contestato il reato di”Incitazione pubblica all’odio o alla violenza in ragione dell’origine, dell’etnia, della nazione, della razza o della religione tramite parole, scritti, immagini o mezzi di comunicazione pubblici per via elettronica”.
Il sistema europeo della UE si caratterizza per essere sempre di più un sistema di imposizione di un globalismo totalitario che non ammette il dissenso, neppure quello espresso da scrittori come Renault Camus che si è sempre tenuto lontano da qualsiasi forma di razzismo, limitandosi a descrivere un processo in corso che è sotto gli occhi di tutti ma che i fautori del globalismo a tutti i costi rifiutano di vedere.

Luciano Lago

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https://www.controinformazione.info/lunione-europea-istiga-i-governi-nelladottare-misure-punitive-per-coloro-che-incitano-a-lottare-contro-lislamizzazione/

novembre 14, 2019

VARSAVIA: GRANDE MANIFESTAZIONE SOVRANISTA ALL’ANNIVERSARIO DELL’INDPENDENZA

 

Risultato immagini per VARSAVIA MANIFESTAZIONE INDIPENDENZA"

 
VARSAVIA: MANIFESTAZIONE SOVRANISTA  DURANTE LA FESTA DELL’INDIPENDENZA
 
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REMO CONTRO.IT
 
12 NOVEMBRE 2019
 
DI REM

La Polonia cattolica conservatrice e la sua ultradestra antisemita

Migliaia di ultranazionalisti in piazza per la festa dell’Indipendenza: bruciate bandiere UE. La Polonia sovranista dell’ultradestra antisemita, omofoba e antieuropea.

Di 12 Novembre 2019

Ultranazionalisti antisemiti anti Ue

Decine di migliaia di ultranazionalisti di destra hanno marciato centro di Varsavia per la Festa dell’Indipendenza. Alcuni di loro hanno bruciato la bandiera dell’Unione europea. Vi avrebbero partecipato 47 mila persone, secondo il municipio, 150 mila secondo gli organizzatori. Meno degli scorsi anni, secondo alcuni osservatori.
Un corteo che ha sfilato per Varsavia, gridando slogan di odio e di incitamento alla violenza contro “gli ebrei che vogliono derubare la Patria”, gli omosessuali, l’Unione europea di cui hanno bruciato in piazza le bandiere.
Alla manifestazione erano presenti anche militanti di Forza Nuova «Con i patrioti polacchi»
In parallelo, nella capitale polacca si è svolta anche una Marcia antifascista, che ha radunato circa 10 mila persone al canto di ‘Bella Ciao’.

Polonia sovranista e peggio

Tre diverse manifestazioni nella Polonia conservatrice e bigotta di Jarosław Kaczyński, il leader dell’attuale riconfermata maggioranza parlamentare e di governo. La polizia ha separato l’adunata neofascista da quella governativa (per la prima volta distinte) e da quella delle opposizioni democratiche ed europeiste, che in 15mila hanno cantato ‘Bella ciao’ sventolando vessilli Ue e arcobaleno, segnala Andrea Tarquini su Repubblica. Al contrario dell’anno scorso, il PiS sovranista al governo non ha accettato di sfilare insieme ai neofascisti, ma le opposizioni lo accusano di rafforzarli con il suo ultranazionalismo e le sue sfide continue a Stato di diritto e valori europei.

Polonia dei campi di sterminio

«Una delle piú grandi dimostrazioni della destra radicale nella storia», vantano gli organizzatori che esaltano le destre antisemite locali degli anni Venti e Trenta. Folla minacciosa con lo sventolio non solo di bandiere nazionali ma anche del vessillo dei neonazi polacchi, rosso con al centro un cerchio bianco e un simbolo che evoca la svastica.

Neonazismo antisemita

«Fermiamo i circoli ebrei, vogliono rubarci 300 miliardi di dollari», hanno scandito gli estremisti, con lo slogan su molti loro striscioni, a contestare le richieste di risarcimento degli ebrei polacchi sostenute dai legislatori Usa. Chiedono invano di riavere il maltolto, i pochi ancora residenti e i molti fuggiti da decenni in Israele o Stati Uniti, espropriati prima dai nazisti poi dal 1968 dall’uomo forte antisemita del regime comunista, Mieczyslaw Moczar.

Il ‘politicamente scorretto’ vantato

«Una delle piú grandi manifestazioni patriottiche, antiglobalizzazione e politicamente non corrette della Storia», esulta su internet Krzysztof Bosak, uno dei loro leader, eletto deputato alle ultime elezioni politiche. Gli slogan che li qualificano, riferiti da Tarquini.

  • Slogan fascisti: «Falciamo via la marmaglia comunista»,
  • Slogan omofobi: «Vietiamo di essere froci».
  • Motti pseudo cattolici: «Dio, onore e Patria», «Siamo cristiani, la Patria non può morire come l’Europa occidentale cosmopolita», e ancora «Polska cala tylko biala», la Polonia intera è solo bianca.

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BOLIVIA: PERICOLO GUERRA CIVILE

Filed under: bolivia, golpe, guerra, politica, proteste, razzismo — Tag:, , , , — mirabilissimo100 @ 6:44 am

 

 
SCONTRI TRA POLIZIA GOLPISTA E POPOLO PRO-MORALES
 
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REMO CONTRO.IT
 
13 NOVEMBRE 2019
 DI REM
 

Nuova presidente ‘fai da te’ e ora la Bolivia rischia di esplodere

Bolivia, Jeanine Anez presidente anche senza quorum in Parlamento. La nomina della senatrice di Unidad democratica anche se non ha raggiunto

 i voti necessari per l’assenza dei deputati di Mas. Morales: “E’ un golpe”. Sette morti negli scontri. Gli Usa fanno richiamano in patria i familiari 

degli addetti all’ambasciata.

Jeanine Anez presidente di partito

La senatrice di opposizione Jeanine Anez del partito Unidad democratica, seconda vicepresidente del Senato, è stata dichiarata presidente ad interim della Bolivia dai parlamentari della sua formazione politica, contro la costituzione che impone il consenso di due terzi del parlamento. Il quotidiano El Deber, sottolinea che ciò è avvenuto nonostante le sedute di Camera e Senato non abbiano raggiunto il quorum costituzionale per l’assenza dei parlamentari del partito di maggioranza Movimento al socialismo, di Morales.

L’autonominata presidente, Bibbia in mano e Costituzione stracciata

Morales e l’autoproclamata

L’ex presidente esule in Messico, ha definito la nomina della senatrice Jeanine Anez una «autoproclamazione», a completamento del «golpe più subdolo e nefasto della storia». «Una senatrice di destra golpista che si autoproclama presidente del Senato e presidente ad interim della Repubblica senza quorum legislativo, circondata da un gruppo di complici e protetta da Forze armate e polizia». Il capo dello Stato dimissionario ha poi citato i molti articoli della Costituzione violati.

La presidente a metà Bolivia

Nel suo discorso dopo la nomina da parte del suo partito, Jeanine Anez, prima promette pacificazione, poi prova a colpevolizzare presidente e vice dimissionari, «abbandono delle loro funzioni», e i parlamentari della maggioranza assenti e non votati, con logica abbastanza audace. Resta il fatto che la Costituzione boliviana, sostengono i giuristi, prevede che affinché la rinuncia delle massime cariche dello Stato diventi effettiva le lettere di dimissioni debbano essere approvate dai due rami del Parlamento.

Ma la Bolivia trema e ribolle

I primi sette i morti negli scontri che stanno scuotendo il Paese da quando si è aperta la crisi costituzionale. Con i militari dalla parte dei golpisti la protesta nelle strade diventa «orda delinquenziale». E scatta la repressione con i primi accenni di ferocia che fanno temere il peggio. La gravità della situazione è stata sottolineata dall’ordine dell’amministrazione Trump, di far rientrare negli Stati Uniti i familiari dei dipendenti del governo americano che lavorano in Bolivia ed ha chiesto ai cittadini statunitensi di non recarsi nel Paese.

La trama, gli attori e le comparse

Il comandante generale delle Forze armate boliviane Williams Kaliman, lo stesso che ha ‘suggerito’ a Morales di rinunciare, era stato categorico: «Non ci scontreremo mai con il popolo». Quale parte di popolo? «L’ascesa politica di “Macho Camacho” (le formazioni catto-fasciste), che riporta la Bibbia o la resistenza dei “poncho rossi”?», la domanda retorica di Claudia Fanti. Esplicita da subito la ‘seconda vicepresidente del Senato Jeanine Áñez’ (pre autonomina a presidente), sollecitando i militari a fermare «le orde delinquenziali», vale a dire i militanti del  Movimiento al Socialismo di Evo Morales.

Evo Morales in Messico

Tra la quasi metà del paese che ha votato Morales, c’è anche chi è disposto a resistere, «come i migliaia di contadini dell’Altipiano tra cui i ponchos rojos, gruppi di combattenti aymara  che sono scesi in strada a El Alto al grido di ‘ahora sí, guerra civil’». E come la Confederación Sindical de Trabajadores Campesinos, che ha annunciato blocchi stradali in tutto il paese come forma di «resistenza generale al colpo di stato guidato da Carlos Mesa e soprattutto da Luis Fernando Camacho, leader del Comitato civico di Santa Cruz, da sempre bastione della ricca élite bianca di estrema destra».

Il ‘Bolsonaro boliviano’

Luis Fernando Camacho, imprenditore 40enne il cui nome compare nello scandalo dei Panama Papers, condivide politicamente molto il presidente brasiliano. Il soprannome di ‘Macho Camacho’, i costanti richiami a Dio, «con tanto di promessa, ripetuta per tre settimane, che la Bibbia sarebbe tornata al Palazzo di governo. Una promessa mantenuta pochi minuti prima della rinuncia di Morales, quando è entrato nell’antica sede del governo, il Palazzo Quemado, per depositarvi una bibbia insieme a una bandiera boliviana», mentre i suoi davano fuoco alla whipala, la bandiera dei popoli nativi.

Non solo destra fascista

Camacho e ogni altra espressione della destra, non esauriscono tuttavia l’elenco degli oppositori di Morales. Tra questi, anche gruppi di dissidenti del Mas, organizzazioni femministe e movimenti popolari che si sono opposti alla sua ricandidatura dopo il referendum perso nel 2016, una forzatura della Costituzione. Settori che dopo aver contribuito alla sua vittoria nel 2006, erano poi passati a denunciare il modello estrattivista nel Territorio Indigeno e nel Parco Nazionale Isiboro Sécure. Ora, di fronte al rischio di una guerra civile, l’allarme anche da queste forze è che la destra razzista, colonialista e patriarcale riesca a imporsi con un bagno di sangue.

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https://www.remocontro.it/2019/11/13/nuova-presidente-fai-da-te-e-ora-la-bolivia-rischia-di-esplodere/

BOLIVIA: DICHIARAZIONI RAZZISTE DELLA NUOVA PRESIDENTE GOLPISTA

 

 
POPOPLO ANDINO CHE PROTESTA
 
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CONTROINFORMAZIONE.INFO
 
13 NOVEMBRE 2019
 
 
 
Il nuovo “Presidente ad interim” autoproclamato della Bolivia ritiene che gli indios siano “satanici”, non dovrebbero essere ammessi nelle città della Bolivia.
Jeanine Anez Chavez, autoproclamatasi presidente a interim, ha dimostrato il suo disprezzo per ogni regola costituzionale prendendo possesso dell’incarico di nuovo presidente ad Interim della Bolivia senza una maggioranza parlamentare, senza un voto di approvazione o una procedura costituzionale.
La Jeanine Anez Chavez ha accettato la rinuncia del presidente Evo Morales ed ha immediatamente manifestato una inclinazione razzista verso gli indios che pure rappresentano il 65% circa della popolazione del paese andino.
In un suo Twitter ha scritto: “sogno con una Bolivia libera dai riti satanici degli Indios, le città non sono luoghi per gli indios. Che se ne vadano sull’altopiano del Chaco”.
 
E come è possibile dubitare che Morales abbia rubato le elezioni quando l’opposizione è guidata da qualcuno che crede che il 65% della popolazione compia “rituali satanici” e non è adatto a vivere in città? Questo si chiede qualunque osservatore indipendente.
Non appena ha assunto il suo incarico la Jeanine Anez, è partita la caccia agli indios che sono stati in molti casi aggrediti da una folla inferocita, bastonati e inviati su camion e bus per farli allontanare dalle città come Santa Cruz, da La Paz e da Sucre.
Nel frattempo in Argentina, dove è presente una grossa comunità di boliviani immigrati, si sono svolte massicce manifestazioni di protesta contro il golpe in Bolivia
Migliaia di persone si sono radunate davanti all’obelisco e si sono mobilitate presso l’ambasciata boliviana. L’evento ha anche caratterizzato un’importante partecipazione della comunità boliviana in Argentina. Si sono anche mobilitati verso il ministero degli Esteri argentino, dove hanno denunciato i complottisti che sostengono le azioni di sopraffazione e violenza che stanno accadendo in Bolivia contro la comunità di origine india, azioni che hanno il sostegno degli Stati.

Da mezzogiorno, migliaia di manifestanti hanno iniziato a marciare dal monumento centrale, attraversando Corrientes Avenue fino ad arrivare all’ambasciata boliviana a Buenos Aires. La chiamata ha riunito gruppi politici, sindacati, federazioni educative e movimenti sociali. Tra questi, Confederazione dei lavoratori dell’economia popolare (CTEP), Quartieri permanenti, Movimento Evita, La Cámpora, Frente Patria Grande, Nuevo Encuentro, La Poderosa, CTERA e CONADU.

Il collettivo di boliviani residenti in Argentina prese la forma di un’assemblea aperta in cui chiunque volesse prendere la parola. “La mano nera degli Stati Uniti è ancora una volta dietro un colpo di stato. Non vogliono che la Bolivia sia un esempio per i paesi vicini. Ci sono 42 aziende al litio in funzione che metteranno il prezzo sul litio in tutto il mondo. Gli Stati Uniti vogliono impadronirsi del futuro della Bolivia e della grande ricchezza del paese”, ha affermato uno dei militanti di Evo Argentina Generation.

“Torneremo meglio. Combatteremo, vinceremo e torneremo. Lunga vita a Evo Morales Ayma! ”, hanno gridato guadagnando gli applausi di tutti i presenti.

La presenza di fronte all’ambasciata è servita anche a denunciare le informazioni in arrivo dalla Bolivia. Pertanto, i presenti hanno annunciato che la polizia nella città di El Alto, dipartimento di La Paz, stava reprimendo ferocemente le mobilitazioni popolari.

Juana, un residente boliviano in Argentina arrivato da Escobar, ha affermato che “molti di noi che sono presenti oggi torneranno in Bolivia per combattere per la nostra patria”.

http://www.resumenlatinoamericano.org/2019/11/11/argentian-con-evo-multitudes-se-movilizaron-en-solidaridad-con-evo-morales-y-contra-el-golpe-de-estado-fotoreportaje

Fonte: Resumen Latino Americano

Traduzione: Lisandro Alvarado

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https://www.controinformazione.info/dichiarazioni-razziste-della-nuova-presidente-golpista-della-bolivia/