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marzo 30, 2017

GESU’ E’ VENUTO A FARE LA VOLONTA’ DEL PADRE

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GESU' MAESTRO DISEGNO

Dal Vangelo secondo San Giovanni

4: 34;Gesù disse loro: “Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera.

5: 30: Io non posso far nulla da me stesso; giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto,

perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.

6:37-40; Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me; colui che viene a me, non lo respingerò,

5: 28-29; Disse allora Gesù: “Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora saprete che Io Sono e non faccio nulla da me stesso,
ma come mi ha insegnato il Padre, così io parlo.

8: 29; Colui che mi ha mandato è con me e non mi ha lasciato solo, perché io faccio sempre le cose che gli sono gradite”.

6: 38; perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.

6: 39; E questa è la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma lo risusciti nell’ultimo giorno.

6: 40; Questa infatti è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell’ultimo giorno”.

Studio Biblico
Bibbia CEI

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LA PRIMA E LA SECONDA MOLTIPLICAZIONE DEI PANI E ALTRI MIRACOLI DAL VANGELO DI SAN MATTEO

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GESU' MOLTIPLICAZIONE DEI PANI 5.jpgEVANGELO SECONDO MATTEO
Capitolo 14
[1] In quel tempo il tetrarca Erode ebbe notizia della fama di Gesù.
[2] Egli disse ai suoi cortigiani: “Costui è Giovanni il Battista risuscitato dai morti; per ciò la potenza dei miracoli opera in lui”.
[3] Erode aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione per causa di Erodìade, moglie di Filippo suo fratello.
[4] Giovanni infatti gli diceva: “Non ti è lecito tenerla!”.
[5] Benché Erode volesse farlo morire, temeva il popolo perché lo considerava un profeta.
[6] Venuto il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode
[7] che egli le promise con giuramento di darle tutto quello che avesse domandato.
[8] Ed essa, istigata dalla madre, disse: “Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista”.
[9] Il re ne fu contristato, ma a causa del giuramento e dei commensali ordinò che le fosse data
[10] e mandò a decapitare Giovanni nel carcere.
[11] La sua testa venne portata su un vassoio e fu data alla fanciulla, ed ella la portò a sua madre.
[12] I suoi discepoli andarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e andarono a informarne Gesù.
[13] Udito ciò, Gesù partì di là su una barca e si ritirò in disparte in un luogo deserto. Ma la folla, saputolo, lo seguì a piedi dalle città.
[14] Egli, sceso dalla barca, vide una grande folla e sentì compassione per loro e guarì i loro malati.
[15] Sul far della sera, gli si accostarono i discepoli e gli dissero: “Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare”.
[16] Ma Gesù rispose: “Non occorre che vadano; date loro voi stessi da mangiare”.
[17] Gli risposero: “Non abbiamo che cinque pani e due pesci!”.
[18] Ed egli disse: “Portatemeli qua”.
[19] E dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci e, alzati gli occhi al cielo, pronunziò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli e i discepoli li distribuirono alla folla.
[20] Tutti mangiarono e furono saziati; e portarono via dodici ceste piene di pezzi avanzati.
[21] Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.
[22] Subito dopo ordinò ai discepoli di salire sulla barca e di precederlo sull’altra sponda, mentre egli avrebbe congedato la folla.
[23] Congedata la folla, salì sul monte, solo, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava ancora solo lassù.
[24] La barca intanto distava già qualche miglio da terra ed era agitata dalle onde, a causa del vento contrario.
[25] Verso la fine della notte egli venne verso di loro camminando sul mare.
[26] I discepoli, a vederlo camminare sul mare, furono turbati e dissero: “È un fantasma” e si misero a gridare dalla paura.
[27] Ma subito Gesù parlò loro: “Coraggio, sono io, non abbiate paura”.
[28] Pietro gli disse: “Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque”.
[29] Ed egli disse: “Vieni!”. Pietro, scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù.
[30] Ma per la violenza del vento, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: “Signore, salvami!”.
[31] E subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?”.
[32] Appena saliti sulla barca, il vento cessò.
[33] Quelli che erano sulla barca gli si prostrarono davanti, esclamando: “Tu sei veramente il Figlio di Dio!”.
[34] Compiuta la traversata, approdarono a Genèsaret.
[35] E la gente del luogo, riconosciuto Gesù, diffuse la notizia in tutta la regione; gli portarono tutti i malati,
[36] e lo pregavano di poter toccare almeno l’orlo del suo mantello. E quanti lo toccavano guarivano.
http://www.vatican.va/archive/ITA0001/__PU2.HTM
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GESU' MOLTIPLICAZIONE DEI PANI 4

EVANGELO SECONDO MATTEO

Capitolo 15
[1] In quel tempo vennero a Gesù da Gerusalemme alcuni farisei e alcuni scribi e gli dissero:
[2] “Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione degli antichi? Poiché non si lavano le mani quando prendono cibo!”.
[3] Ed egli rispose loro: “Perché voi trasgredite il comandamento di Dio in nome della vostra tradizione?
[4] Dio ha detto:
Onora il padre e la madre
e inoltre:
Chi maledice il padre e la madre sia messo a morte.
[5] Invece voi asserite: Chiunque dice al padre o alla madre: Ciò con cui ti dovrei aiutare è offerto a Dio,
[6] non è più tenuto a onorare suo padre o sua madre. Così avete annullato la parola di Dio in nome della vostra tradizione.
[7] Ipocriti! Bene ha profetato di voi Isaia, dicendo:
[8] Questo popolo mi onora con le labbra
ma il suo cuore è lontano da me.
[9] Invano essi mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.
[10] Poi riunita la folla disse: “Ascoltate e intendete!
[11] Non quello che entra nella bocca rende impuro l’uomo, ma quello che esce dalla bocca rende impuro l’uomo!”.
[12] Allora i discepoli gli si accostarono per dirgli: “Sai che i farisei si sono scandalizzati nel sentire queste parole?”.
[13] Ed egli rispose: “Ogni pianta che non è stata piantata dal mio Padre celeste sarà sradicata.
[14] Lasciateli! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!”.
[15] Pietro allora gli disse: “Spiegaci questa parabola”.
[16] Ed egli rispose: “Anche voi siete ancora senza intelletto?
[17] Non capite che tutto ciò che entra nella bocca, passa nel ventre e va a finire nella fogna?
[18] Invece ciò che esce dalla bocca proviene dal cuore. Questo rende immondo l’uomo.
[19] Dal cuore, infatti, provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adultèri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie.
[20] Queste sono le cose che rendono immondo l’uomo, ma il mangiare senza lavarsi le mani non rende immondo l’uomo”.
[21] Partito di là, Gesù si diresse verso le parti di Tiro e Sidone.
[22] Ed ecco una donna Cananea, che veniva da quelle regioni, si mise a gridare: “Pietà di me, Signore, figlio di Davide. Mia figlia è crudelmente tormentata da un demonio”.
[23] Ma egli non le rivolse neppure una parola.
Allora i discepoli gli si accostarono implorando: “Esaudiscila, vedi come ci grida dietro”.
[24] Ma egli rispose: “Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele”.
[25] Ma quella venne e si prostrò dinanzi a lui dicendo: “Signore, aiutami!”.
[26] Ed egli rispose: “Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini”.
[27] “È vero, Signore, disse la donna, ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni”.
[28] Allora Gesù le replicò: “Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri”. E da quell’istante sua figlia fu guarita.
[29] Allontanatosi di là, Gesù giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, si fermò là.
[30] Attorno a lui si radunò molta folla recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì.
[31] E la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi raddrizzati, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E glorificava il Dio di Israele.
[32] Allora Gesù chiamò a sé i discepoli e disse: “Sento compassione di questa folla: ormai da tre giorni mi vengono dietro e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non svengano lungo la strada”.
[33] E i discepoli gli dissero: “Dove potremo noi trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?”.
[34] Ma Gesù domandò: “Quanti pani avete?”. Risposero: “Sette, e pochi pesciolini”.
[35] Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra,
[36] Gesù prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò, li dava ai discepoli, e i discepoli li distribuivano alla folla.
[37] Tutti mangiarono e furono saziati. Dei pezzi avanzati portarono via sette sporte piene.
[38] Quelli che avevano mangiato erano quattromila uomini, senza contare le donne e i bambini.
[39] Congedata la folla, Gesù salì sulla barca e andò nella regione di Magadàn.
http://www.vatican.va/archive/ITA0001/__PU3.HTM
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STUDIO BIBLICO

 

marzo 25, 2017

26 MARZO 2017 IV DOMENICA DI QUARESIMA

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GESU' CIECO NATO

 

26 Marzo IV Domenica di Quaresima
Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 9,1-41.
In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita
e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?».
Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio.
Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può più operare.
Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo».
Detto questo sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco
e gli disse: «Và a lavarti nella piscina di Sìloe (che significa Inviato)». Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, poiché era un mendicante, dicevano: «Non è egli quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?».
Alcuni dicevano: «E’ lui»; altri dicevano: «No, ma gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!».
Allora gli chiesero: «Come dunque ti furono aperti gli occhi?».
Egli rispose: «Quell’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: Và a Sìloe e lavati! Io sono andato e, dopo essermi lavato, ho acquistato la vista».
Gli dissero: «Dov’è questo tale?». Rispose: «Non lo so».
Intanto condussero dai farisei quello che era stato cieco:
era infatti sabato il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi.
Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come avesse acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha posto del fango sopra gli occhi, mi sono lavato e ci vedo».
Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri dicevano: «Come può un peccatore compiere tali prodigi?». E c’era dissenso tra di loro.
Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu che dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «E’ un profeta!».
Ma i Giudei non vollero credere di lui che era stato cieco e aveva acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista.
E li interrogarono: «E’ questo il vostro figlio, che voi dite esser nato cieco? Come mai ora ci vede?».
I genitori risposero: «Sappiamo che questo è il nostro figlio e che è nato cieco;
come poi ora ci veda, non lo sappiamo, né sappiamo chi gli ha aperto gli occhi; chiedetelo a lui, ha l’età, parlerà lui di se stesso».
Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano gia stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga.
Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età, chiedetelo a lui!».
Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Dà gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore».
Quegli rispose: «Se sia un peccatore, non lo so; una cosa so: prima ero cieco e ora ci vedo».
Allora gli dissero di nuovo: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?».
Rispose loro: «Ve l’ho gia detto e non mi avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?».
Allora lo insultarono e gli dissero: «Tu sei suo discepolo, noi siamo discepoli di Mosè!
Noi sappiamo infatti che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia».
Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo è strano, che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi.
Ora, noi sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma se uno è timorato di Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta.
Da che mondo è mondo, non s’è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato.
Se costui non fosse da Dio, non avrebbe potuto far nulla».
Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e vuoi insegnare a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori, e incontratolo gli disse: «Tu credi nel Figlio dell’uomo?».
Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?».
Gli disse Gesù: «Tu l’hai visto: colui che parla con te è proprio lui».
Ed egli disse: «Io credo, Signore!». E gli si prostrò innanzi.
Gesù allora disse: «Io sono venuto in questo mondo per giudicare, perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi».
Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo forse ciechi anche noi?».
Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane».
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Meditazione del giorno
Sant’Ireneo di Lione (ca130-ca 208), vescovo, teologo e martire
Contro le eresie V,15,2-4 ; SC 153, 205-211
« Egli è immagine del Dio invisibile…; Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui » (Col 1,15-16)
Agendo in favore del cieco nato, non semplicemente con una parola bensì con un’azione il Signore gli ha reso la vista. Non ha agito in questo modo senza ragione o per caso, ma per fare conoscere la Mano di Dio che, in principio, aveva plasmato l’uomo. Perciò quando i suoi discepoli gli hanno domandato per colpa di chi, sua o dei suoi genitori quest’uomo era nato cieco, il Signore ha dichiarato : « Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio ». Queste « opere di Dio », sono prima la creazione dell’uomo. Infatti la Scrittura ce la descrive proprio come un’azione : « Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo » (Gen 2,7). Per questo il Signore sputò per terra, fece del fango con la saliva, e plasmò il fango sugli occhi del cieco. Mostrava così in quale modo ebbe luogo la creazione originale, e per coloro che erano in grado di capire, manifestava la Mano di Dio che aveva plasmato l’uomo con la polvere…
E poiché, in questa carne plasmata in Adamo, l’uomo era caduto nella trasgressione e quindi aveva bisogno del lavacro di rigenerazione (Tt 3,5), il Signore ha detto al cieco nato, dopo aver spalmato il fango sui suoi occhi : « Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe ». Gli concedeva nello stesso tempo il rimodellare e la rigenerazione operata dal lavacro. Perciò, dopo essersi lavato, « tornò che ci vedeva », affinché potesse riconoscere colui che lo aveva rimodellato e imparasse allo stesso tempo chi fosse il Signore che gli aveva reso la vista…
Così colui che, in principio, aveva plasmato Adamo e al quale il Padre aveva detto : « Facciamo l’uomo, a nostra immagine, a nostra somiglianza » (Gen 1,26), proprio lui, in persona si è manifestato agli uomini alla fine dei tempi e ha rimodellato gli occhi di questo discendente di Adamo.
©Evangelizo.org 2001-2017
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25 MARZO 2017 ANNUNCIAZIONE DEL SIGNORE

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ICONA RUSSA MADONNA ANNUNCIAZIONE BLU

 

 

ANNUNCIAZIONE DEL SIGNORE

25 Marzo 2017

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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 1,26-38.
In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret,
a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.
Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te».
A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto.
L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.
Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.
Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre
e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo».
Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio.
Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile:
nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto».
E l’angelo partì da lei.

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Festa del Signore, l’Annunciazione inaugura l’evento in cui il figlio di Dio si fa carne per consumare il suo sacrificio redentivo in obbedienza al Padre e per essere il primo dei risorti. La Chiesa, come Maria, si associa all’obbedienza del Cristo, vivendo sacramentalmente nella fede il significato pasquale della annunciazione. Maria è la figlia di Sion che, a coronamento della lunga attesa, accoglie con il suo ‘Fiat’ e concepisce per opera dello Spirito santo il Salvatore. In lei Vergine e Madre il popolo della promessa diventa il nuovo Israele, Chiesa di Cristo. I nove mesi tra la concezione e la nascita del Salvatore spiegano la data odierna rispetto alla solennità del 25 dicembre. Calcoli eruditi e considerazioni mistiche fissavano ugualmente al 25 marzo l’evento della prima creazione e della rinnovazione del mondo nella Pasqua. (Mess. Rom.)

Martirologio Romano: Solennità dell’Annunciazione del Signore, quando nella città di Nazareth l’angelo del Signore diede l’annuncio a Maria: «Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo», e Maria rispondendo disse: «Ecco la serva del Signore; avvenga per me secondo la tua parola». E così, compiutasi la pienezza dei tempi, Colui che era prima dei secoli, l’Unigenito Figlio di Dio, per noi uomini e per la nostra salvezza si incarnò nel seno di Maria Vergine per opera dello Spirito Santo e si è fatto uomo.

La vicenda unica dell’Annunciazione a Maria di Nazareth (Lc 1,26-37) ha molto da insegnarci su cosa possa scaturire dall’incontro tra il Signore ed una sua creatura. Tale annuncio, che è come uno spartiacque nella storia della salvezza, è il modo nuovo che Egli inaugura per rapportarsi con le persone.

Un incontro unico

Maria e Nazareth: nomi accomunati dalla caratteristica di un’apparente insignificanza, a riprova del fatto che Dio ama incontrare ciò che è piccolo, sconosciuto. Questo privilegio fa parte della sua misericordia. Proprio in quel luogo, proprio per quella giovane donna, l’incontro è segnato da un saluto del tutto speciale: “Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te”. Ci troviamo ad un livello di saluto profondo che rinsalda il cuore e squaderna orizzonti nuovi. Il Signore sta dicendo a Maria di averle dato la sua grazia, vale a dire la totalità dei doni che una volta ricevuti non lasciano come prima, ma trasformano, fanno nuovi, abilitano a compiere quanto Lui stesso chiede. Maria percepisce la grandezza dell’incontro, per questo è “turbata”: di cosa sarà portatore quell’incontro e saluto? Ella sente il bisogno di riservarsi un tempo. Scrive bene l’Evangelista appuntando che la Vergine non risponde immediatamente, ma invoca per sé un tempo di prolungata riflessione, come se si raccogliesse in un dialogo amoroso col suo Signore.

Un incontro che crea sconcerto

Attraverso il suo Angelo, è Dio in persona che viene nuovamente incontro a Maria, mostrando un’iniziativa che non la schiaccia, ma la corrobora. Le assicura di essere al suo fianco e di averle già garantito la sua grazia perché possa concepire un figlio, darlo alla luce e chiamarlo Gesù (cfr. il v. 31): egli “Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo”. L’Angelo parla dando compimento alle profezie di Isaia (7,14) e di Natan (2Sam 7,12-16): il re che doveva discendere dalla casa di Davide, sta per venire nel mondo! Dio, che non poteva prima essere neppure visto, sta per essere concepito. La promessa si fa ora realtà per la nostra salvezza. Il Signore garantisce, spiega, e Maria, così come è proprio di un incontro, senza voler oscurare l’iniziativa del suo Dio, chiede spiegazione: “Come avverrà questo?”. Non pare proprio di poter leggere in ciò una qualche difficoltà da parte sua, quanto piuttosto l’esplicitazione di un sentimento di totale spoliazione di sé per amore: Dio crea sconcerto anche in chi lo accoglie e decide per Lui!

Il frutto dell’incontro

Il dialogo, nota tipica di questo incontro, continua. Il Signore mediante il suo Angelo delinea ora la potenza della propria azione che si compirà per mezzo dello Spirito Santo, che è Spirito creatore e datore di vita; è la sua onnipotenza creatrice che avvolge di sé una creatura! Come unico è l’intervento dell’Onnipotente nella vita della donna di Nazareth che per sempre sarà detta beata, altrettanto unica è la santità del Bambino promesso: Santo è il nome di colui che nascerà, perché costui è Dio stesso che si fa uomo. Il Signore crea in Maria un cuore immune da ogni macchia: ora in quel cuore purissimo Egli chiede, non impone, di poter porre la propria dimora, riversando lì tutto il bene che serbava in cuor suo. Di fronte alla richiesta del Signore, Maria “piena di grazia” si proclama sua “serva” e dichiara completa disponibilità: “Avvenga per me secondo la tua parola”. Ecco come si conclude questo incontro che non smette di sorprenderci, malgrado lo conosciamo quasi a memoria! A quel meraviglioso “Voglio” di Maria, Dio scende in lei con la forza dello Spirito Santo, la rende feconda ed esaltandone la verginità la rende Madre del Cristo. A tanto Ella arriva perché permette al Signore di incontrarla e perché ascoltandolo entra in intimo dialogo con Lui! L’ascolto e la pratica della Parola, fanno sì che ogni suo incontro non rimanga infruttuoso. In Maria il frutto è ineguagliabile: è Gesù, il Frutto Benedetto del suo grembo.

Autore: Marco Rossetti sdb

Note: La data della Solennità dell’Annunciazione in alcuni anni viene trasferita. Questo avviene quando il 25 marzo cade nella Settimana santa (ad esempio, nel 2013 e nel 2016), nella Settimana di Pasqua o coincide con una Domenica di Quaresima (nel 2012) o di Pasqua (nel 2008).

http://www.santiebeati.it/dettaglio/20250
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Siria: Intervista a suor Lydia delle Suore del Perpetuo Soccorso

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 5:47 pm

SIRIA Marmarita sezione nidoIntervista a suor Lydia delle Suore del Perpetuo Soccorso, direttrice dell’Asilo ‘alAmal’ di Marmarita (Valle dei Cristiani).

D: Suor Lidia, ci racconti un po’ del vostro lavoro qui nell’Asilo alAmal..
“Anzitutto, siamo felicissime di ricevervi qui tra di noi nel nostro piccolo convento di suore del Perpetuo Soccorso.
All’inizio avevamo soltanto tre sezioni per un numero complessivo di 80 bambini prima della guerra, ma dopo la guerra sono diventati 90 e via via sono aumentati fino agli attuali 400.
Alla fine, abbiamo dovuto aprire anche un nido per i piccolini al di sotto dei tre anni, per aiutare le mamme che lavorano e non hanno nessuno che custodisca i loro bambini: la loro situazione ci ha interpellato proprio perché la nostra vocazione è di testimoniare Cristo presente dentro la vita delle persone, a fianco dei bisognosi, ed è proprio questo ciò che essi si aspettano da noi.
 Abbiamo perciò ingrandito il nostro edificio e così adesso abbiamo 10 classi di bambini dai tre anni ai sei anni e anche un nido frequentato da 30 bebè da tre mesi a tre anni, dopodiché vengono indirizzati alle classi della scuola materna.
Quando terminano la scuola materna presso di noi, i bambini passano direttamente alla scuola elementare che è qui di fianco e ed è molto ben equipaggiata perché prima della guerra era stata costruita e resa pienamente funzionale dalla principessa del Qatar che si era sposata ed aveva voluto proprio costruire la scuola qui in Marmarita, in accordo con il governo siriano che in quel tempo era in amicizia con il Qatar.”
D: Come sono questi bambini? Avete incontrato problemi?
  “Sono bambini che hanno molto sofferto le conseguenze della guerra. Lo si percepisce dalla violenza dei loro comportamenti: per mesi se non per anni hanno sentito bombardamenti nelle loro città di provenienza cioè Aleppo, Homs, Damasco… Molto spesso questi bambini si picchiano perché hanno visto queste scene di violenza intorno a loro e alla televisione. Per questo preferiamo che vengano in un ambiente educativo come il nostro piuttosto che restare magari con i nonni.
Si dicono tra loro brutte parole, quelle che vedono alla televisione, dove le scene presentano ogni giorno lo Stato islamico nella sua brutalità.
Alcuni bambini talvolta presentano problemi e alcuni non partecipano a niente, in questi casi possiamo fare ricorso anche ad uno psichiatra per i casi più difficili; poi ci sono altri casi di difficoltà nella pronuncia e quindi le insegnanti ricorrono a specialisti, logopedisti nei percorsi di ortofonia; abbiamo anche bambini con alcune malattie gravi per esempio un paio malati di cancro. Nel nido abbiamo un piccolo che ha una forma di poliomielite, ma da quando sta da noi è molto migliorato perché comincia a fare qualche passo se viene sorretto, a pronunciare qualche parola e ad aprirsi agli altri senza restare in disparte dal gruppo.
  Un’altra ragione per cui è meglio che i bimbi vengano da noi è il problema del riscaldamento, perché nella nostra zona fa molto freddo e le case sono pochissimo riscaldate perché il gasolio è molto caro e poche famiglie possono permetterselo, sicché ci sono sempre molti bambini malati, con la febbre, e i genitori ci chiedono aiuto, per questo diciamo loro: ‘mandateli qui, non teneteli a casa al freddo’. Qui da noi sono in un ambiente più caldo e ai bambini malati diamo anche le medicine, quindi è un servizio che facciamo anche alle famiglie.”
D: Qual è adesso qui la situazione della gente?
“Qui nella nostra regione non c’è Daech ma c’è un “Daech” diverso e similmente crudele, quello economico: per esempio il mazut (carburante tipo gasolio) scarseggia e il prezzo d’acquisto regolare di 37.000 Lire siriane per 100 lt. è enormemente caro. L’elettricità viene fornita per un’ora e poi sospesa per sette ore, dunque in realtà abbiamo solo quattro ore di elettricità in un giorno. Si va avanti perciò con il generatore, che serve per riscaldamento e per l’energia ma mantenerlo è molto costoso.
Al momento non abbiamo famiglie che sono rientrate in Aleppo o in Homs; invece qualcuno purtroppo ha cominciato ad andarsene, soprattutto in Australia.
Un grande problema è rappresentato dal servizio militare, perché si stanno reclutando tutti i giovani in età di leva e mentre sono ancora studenti universitari si affaccia la prospettiva dell’essere chiamati alle armi, perché sono risparmiati soltanto quelli che stanno frequentando l’università con buoni risultati; per cui molti cercano di sfuggire riparando all’estero, soprattutto andando in Libano. Questo comporta che qui restano soprattutto dei bambini e dei vecchi, ma la maggior parte delle famiglie sta preparando i documenti per ottenere il visto per l’emigrazione.”

D: C’è qualcos’altro che le preme di raccontarci o di chiederci?
“Anzitutto vi ringraziamo moltissimo per essere stati accanto a noi con l’aiuto che ci avete fatto giungere dall’Italia costantemente e che ci ha dato la possibilità di riscaldare gli ambienti che accolgono questi bambini. Voi ci aiutate a compiere la nostra missione, perché anche se noi siamo delle religiose non basta dare la parola di Dio, ma come ha detto Gesù: ‘date loro del pane da mangiare’.

 Non potete immaginare la gioia che ci avete regalato a Natale, finanziando il dono delle giacche calde, ed i dolci e i doni distribuiti nella festa: i genitori non finivano di ringraziare! E’ stato un dono di grande valore! Anche avere incaricato un laboratorio di Aleppo di confezionare le giacchette, è stata un’occasione per dare lavoro ad alcune famiglie. Adesso le famiglie sono così impoverite che spesso non hanno i soldi per comperare i vestiti, allora abbiamo suggerito a quei genitori disponibili a cui i bambini non vanno più bene i vestiti di portarli a noi per poterli passare ad altri bambini che ne hanno bisogno.
Anche le famiglie che avete aiutato a portare avanti il loro piccolo negozio vi sono tanto grate. Sono quattro famiglie di Marmarita e due famiglie di un altro villaggio. Naturalmente abbiamo aiutato con molta discrezione, perché non era possibile aiutare tutti.
Oggi è il giorno della vaccinazione antipolio, che abbiamo deciso di fare all’interno stesso dell’Istituto per sollevare le famiglie da questo onere e dalla spesa di dover portare con il taxi i bambini al dispensario. A questo scopo ci siamo accordate con il ministero della salute perché il personale del dispensario si spostasse qui da noi.
  Tra i progetti che abbiamo per il prossimo futuro c’è quello di acquistare un nuovo generatore elettrico perché quello attuale è molto usurato e spesso si ferma.
  Un altro progetto è quello di fare una piccola copertura dalla strada all’ingresso della scuola perché i bambini non facciano un lungo percorso sotto la pioggia.

Adesso stiamo organizzando la festa della Pasqua e le attività che continueremo nei mesi estivi, perchè noi offriamo ai bimbi anche la colonia estiva. Le nostre educatrici hanno fatto l’università e comprendono molto bene i bisogni anche psicologici dei bambini, oltre ad essere qualificate dal punto di vista cristiano e a dare quindi anche un insegnamento religioso.

  Le nostre attività comprendono, oltre quelle di apprendimento, anche canti, danze e un corso di lingua francese che noi impartiamo perfino alle classi dei più piccoli”.

E infatti concludiamo commossi la nostra visita nelle classi distribuendo caramelle italiane mentre i bambini, educatissimi e con grande entusiasmo, ci cantano Alouette ed allegre canzoncine in francese.

SIRIA: LE SANZIONI COLPISCONO LA POPOLAZIONE

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 5:42 pm

SANZIONI CONTRO LA SIRIA, UNA FARSA CHE UCCIDE LA POPOLAZIONE

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Notizia del: 24/03/2017

 

Colpiscono solo gli innocenti. Come già a Cuba, in Iraq, Iran, NordCorea.

di Fulvio Scaglione

Sta completando il percorso alla Camera dei rappresentanti, negli Usa, il Caesar Syrian Civil Protection Act, ovvero il nuovo progetto di legge per imporre ulteriori sanzioni economiche contro la Siria di Bashar al-Assad. Il progetto di legge prende il nome da Caesar, pseudonimo di un fotografo dell’esercito siriano che, fuggito in Occidente, avrebbe portato con sé migliaia di fotografie che documentano le esecuzioni sommarie nelle carceri del regime, mostra di cui ha dato notizia anche Terrasanta.net.

Le nuove sanzioni, se passeranno intatte l’esame in seconda lettura del Senato, andranno a colpire “beni” essenziali come petrolio, pezzi di ricambio, parti di armamenti e transazioni finanziarie, e saranno estese anche ai Paesi “colpevoli” di aiutare Assad come la Russia e l’Iran. L’intento della legge, ha spiegato Eliot Engel, deputato di New York, è smuovere la situazione in Siria dopo sei anni di brutalità, punire Assad, proteggere i civili e incentivare le trattative di pace.
Ora, si può pensare ciò che si vuole di Assad e analizzare la situazione in Siria secondo qualunque punto di vista. Una cosa però è certa: l’embargo non servirà a cambiare la situazione, non punirà Assad, non avrà alcun benefico effetto sui civili e certo non aiuterà le trattative di pace. Otterrà, probabilmente, l’effetto inverso.
Di embarghi, nella storia recente del pianeta, ne sono stati varati molti. Tra i più recenti e famosi ci sono quelli contro la Corea del Nord (decretato nel 2006 da Onu, Usa e Ue e tuttora in vigore), contro l’Iraq (decretato dall’Onu e rimasto in vigore tra il 1990 e il 2013), contro Cuba (decretato dagli Usa nel 1960 e tuttora in vigore) e contro l’Iran (durato quasi quattro decenni e parzialmente revocato nel 2015). Chiunque può giudicare se tali sanzioni abbiano positivamente (ovvero, secondo le intenzioni dei promotori) influito sulle vicende di tali Paesi.
La Corea del Nord ha proseguito senza tentennamenti sulla strada della bomba atomica ed è oggi a un passo dall’avere quel missile balistico intercontinentale che le consentirebbe di colpire gli Usa. In Iraq le lunghissime sanzioni economiche non fecero alcun danno a Saddam Hussein e al suo regime mentre provocarono un mezzo sterminio, comprese molte migliaia di bambini, tra i civili. A Cuba il regime dei Castro non ha fatto una piega. L’Iran ha resistito finché, nel 2015, ha stipulato un trattato internazionale che gli ha (quasi) restituito la piena dignità. E certo non abbiamo visto gli ayatollah o i pasdaran vacillare.
In tutti questi Paesi l’embargo si è scaricato esclusivamente sui civili, che hanno patito e continuano a patirne, da soli, le conseguenze. In nessuno di questi Paesi il quadro politico è mutato o, laddove necessario, migliorato: le sanzioni non hanno aperto la strada alla democrazia ma, al contrario, hanno inasprito regimi già duri e autoritari.
Per cui, comunque la si pensi su Assad, vorremmo che qualcuno ci spiegasse perché lo strumento dell’embargo, che non ha funzionato da nessuna parte, dovrebbe funzionare proprio in Siria. Anche lì si ripeterà ciò che è successo ovunque: chi è al potere resterà al potere e i civili patiranno più di quanto già patiscano. Le sanzioni non smuoveranno la situazione del lunghissimo e tragico conflitto siriano ma, al contrario, renderanno sempre più inevitabile una soluzione militare, con più sangue e più sofferenze per tutti. Non puniranno Assad proprio come non punirono Saddam, gli ayatollah o i Castro, per non parlare dei despoti nordcoreani che si passano il potere di padre in figlio. E non daranno alcun impulso alle trattative di pace, perché l’inasprirsi e il prolungarsi del conflitto al contrario complicherà tutto. Con buona pace del deputato Engel e di tutti coloro che, facendosi paladini di sanzioni ed embarghi, affrontano non i problemi, ma il desiderio personale di sembrare una brava persona.

http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-sanzioni_contro_la_siria_una_farsa_che_uccide_la_popolazione/16993_19450/
Pubblicato in Babylon, il blog di Terrasanta.net

marzo 24, 2017

Siria: Così la Gran Bretagna ha finanziato “l’opposizione moderata armata” della Siria

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 2:19 pm

 

 

Un documento prodotto lo scorso dicembre dal Foreign Office britannio, “Aiuti non-umanitari del Regno Unito in risposta al conflitto in Siria”, risulta una lettura molto interessante.

Il governo britannico, si legge, ha speso “oltre 100 milioni di sterline” dal 2012 “, lavorando a stretto contatto con una serie di attori” per “trovare una soluzione politica al conflitto e si prepara a ricostruire il paese nell’era post Assad”.

“I nostri sforzi … includono fornire più di 67 milioni di £ di sostegno per l’opposizione siriana”.

Uno degli “attori” che beneficia di buona parte del denaro dei contribuenti britannici è la Coalizione Nazionale Siriana il cui sito web afferma, in “Missione e obiettivi”:

“La coalizione farà tutto quanto in suo potere per raggiungere l’obiettivo di rovesciare il regime di Assad …” e ” stabilire un governo di transizione …” .

Così il governo britannico sta apertamente sostenendo il rovesciamento illegale di un altro governo sovrano.

Tutto questo ricorda la storia del Congresso nazionale iracheno di Ahmed Chalabi e l’Iraq National Accord di Iyad Allawi,  sostenuti dai governi britannico e statunitense per rovesciare Saddam Hussein. Washington e l’occidente impareranno mai dai loro crimini? O  la distruzione delle società civili, l’aggressione nazista, i rovesciamenti illegali e fiumi di sangue sono la loro ragion d’essere?

Per inciso, la contabilità del Foreign Office comprende: “più di £ 29 milioni per ridurre l’impatto del conflitto sulla regione.”  Smetterla di sganciare bombe britanniche sarebbe sicuramente il modo più pratico per farlo – così come persuadere i loro “partner di coalizione” a fare lo stesso.

Il documento del governo britannico informa anche che:

“Ad oggi, ci sono più di 2.700 volontari in 110 stazioni di protezione civile in tutta la Siria settentrionale, addestrati ed equipaggiati con l’aiuto di finanziamenti britannici … I ‘Caschi Bianchi’ come sono più comunemente noti …” che operano solo nelle aree controllate ‘dall’opposizione moderata’.

“I caschi bianchi” hanno già beneficiato di 23 milioni di dollari dagli Stati Uniti, secondo il portavoce del Dipartimento di Stato, Mark Toner (27 Apr 2016) e quattri milioni di euro da parte del governo dei Paesi Bassi. La scorsa settimana la Germania ha annunciato che aumenterà la donazione di quest’anno a € 7 milioni.

Una grande quantità di denaro, a quanto pare, concessa ad un gruppo fondato da un cittadino inglese, James Le Mesurier, che opera in un paese sovrano e che si autodefinisce la Protezione Civile siriana. Eppure non hanno nemmeno un numero di telefono di emergenza. Come Vanessa Beeley ha fatto notare in numerosi scritti sul tema, la vera Protezione Civile Siriana è stata istituito nel 1953, è un membro dell’Organizzazione Protezione Civile Internazionale i cui partner includono il Dipartimento delle Nazioni Unite per gli affari umanitari – e, come tutte i servizi di emergenza nazionali ha un numero di telefono:

113.

La discutibile munificenza del Regno Unito si estende anche a: “… lavorare con gli altri donatori internazionali per stabilire e costruire la Polizia siriano libera (FSP) una forza di polizia moderata nelle zone controllate dall’opposizione …”. Disperdere la polizia, l’esercito, tutte le strutture di Stato, il fantasma dell’Iraq che ritorna.

Già lo scorso maggio, invece, il Guardian aveva documentato come il Regno Unito stesse spendendo milioni di sterline per finanziare le operazioni mediatiche della cossiddetta “opposizione moderata siriana” nel contesto di quello che l’e premier David Cameron definiva “propaganda di guerra” contro lo Stato islamico.

Il servizio stampa è controllato dal Ministero della Difesa del Regno Unito e ha lo scopo di produrre video, foto, rapporti militari, programmi radiofonici, e post sui social network con il logo dei gruppi di opposizione al fine di migliorare l’immagine delle fazioni ribelli che il governo britannico considera “opposizione armata moderata”.

I materiali vengono fatti circolare sui media radiotelevisivi arabi e pubblicati on-line senza alcuna indicazione del coinvolgimento del governo britannico.

Attraverso il Conflict and Stability Fund,  Londra ha speso 2,4 milioni di sterline a “supporto alle operazioni mediatiche e alla comunicazione strategica  dell’opposizione siriana moderata”,  scrive il Guardian che ha potuto consultare i documenti relativi al progetto.

L’operazione del Regno Unito a servizio di questi gruppi è iniziata dopo che il governo britannico non è riuscito a convincere il Parlamento a sostenere l’azione militare contro il presidente siriano Bashar Assad. Così, nell’ autunno del 2013, il Regno Unito ha deciso di agire dietro le quinte per influenzare il corso della guerra in Siria, in particolare plasmando la percezione dei gruppi di opposizione.

Questa operazione di comunicazione è fornita ai gruppi Harakat Hazm e Jaysh al-Islam, sospettati di ricevere sostegno militare e finanziario dagli Stati Uniti e l’Arabia Saudita. Tuttavia, la Russia, che ha sempre chiesto un chiarimento del termine “opposizione moderata” , ha elencato questi gruppi nella sua lista delle organizzazioni terroristiche. Il ministero degli Esteri russo ha più volte detto di non riuscire a classificare i terroristi in “buoni” e “cattivi”. Human Rights Watch ha identificato Jaysh al-Islam come i probabili rapitori di quattro attivisti per i diritti umani nel dicembre 2013.

L’operazione è parte di un più ampio sforzo di propaganda incentrato sulla Siria, con altri elementi destinati a promuovere “i valori moderati della rivoluzione” e contribuire a plasmare un senso di identità nazionale siriano che respingere sia il governo di Assad che l’ISIS, spiega il Guardian.

Il contratto per sostenere l’opposizione armata moderata è stato brevemente detenuto dalla Regester Larkin, una società di consulenza di comunicazione internazionale guidata da un ex tenente colonnello dell’esercito britannico che aveva anche lavorato come specialista di comunicazione strategica presso il Ministero della Difesa.L’ex ufficiale ha poi creato la Innovative Communications & Strategies, o InCoStrat, che ha rilevato il contratto a partire da novembre 2014.

Notizia del: 17/10/20164

Siria : Bin Salman e Netanyahu guidano Jabhat al-Nusra

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 2:10 pm

Siria: Bin Salman e Netanyahu guidano Jabhat al-Nusra (FERMATE LE GUERRE)

Nasser Kandil, Top News/al-Bina  – Muna Alno-Nakhal, Reseau International, 22 marzo 2017

In generale, l’opinione pubblica occidentale sa che le mentono sulla Siria, ma non sa la verità.
Dr. Bashar al-Assad, Presidente della Repubblica araba siriana, 20 marzo 2017, ai media russi

Il 14 marzo Donald Trump riceveva il viceprincipe ereditario saudita Muhamad bin Salman. Il giorno dopo Damasco veniva colpita da due attentati estremamente letali, a meno di due ore di distanza, uno nel palazzo di giustizia, nelle ore di punta, l’altro in un popolare ristorante affollato nella parte occidentale della città. Non c’è bisogno di chiedersi, ancora una volta, dell’indifferenza strabordante dai media umanitari occidentali. Allo stesso tempo, si ebbe la terza sessione dei colloqui di Astana, boicottata dai capi delle fazioni armate della cosiddetta opposizione moderata presente nelle precedenti due sessioni, il cui garante è la Turchia secondo l’accordo tripartito tra Russia, Iran e Turchia, che aveva portato all’accordo di cessate il fuoco entrato in vigore il 29 dicembre 2016 e adottato all’unanimità dal Consiglio di Sicurezza con la risoluzione 2336 del 31 dicembre 2016. Il 16 marzo 2017, Nasser Kandil commentava questi eventi con una certa preveggenza.

La coincidenza della visita di Muhamad bin Salman a Washington con le esplosioni mortali a Damasco, i colloqui ad Astana 3 in assenza dei capi delle fazioni militari e le dichiarazioni russe su soggetti esteri che influenzano affinché non si risolva la crisi siriana, non è casuale. Risentimento saudita per la monopolizzazione dei gruppi armati del governo turco di Erdogan, relegando l’Arabia Saudita al ruolo di finanziatore, insieme alla Turchia non più un così attraente alleato, per il disaccordo statunitense-turco sulla guerra in Siria e l’uso di tutte le carte a suo favore, pur di sbarazzarsi dei curdi, al punto di osare aderire all’accordo tripartito con Mosca e Teheran.

Al contrario, a Riyadh, l’alleanza con Israele ha il vantaggio di permettere a Washington di dividere la guerra tra Siria meridionale e settentrionale, dando la priorità l’attacco all’Asse della Resistenza e all’Esercito arabo siriano, rispondendo alla volontà di Donald Trump di “vietare qualsiasi influenza iraniana” nella regione. Bin Salman quindi si recava a Washington portando col bagaglio le credenziali insanguinate dagli attentati terroristici a Damasco e il nuovo boicottaggio di Astana 3 delle fazioni terroristiche, dicendo che la priorità in Siria è a sud e non appartiene più ai turchi. Di qui la proposta a Trump di accordarsi sulla sicurezza con la Russia e soprattutto di non interessarsi alla soluzione politica globale della crisi siriana.

Il piano che bin Salman ha proposto a Washington si riduce a: La guerra in Siria del Nord contro lo SIIL è vostro affare, la guerra nel sud della Siria contro l’Asse della Resistenza è un nostro e vostro affare“.

Il 17 marzo, la Prima Dichiarazione dell’Alto Comando delle Forze Armate siriane faceva sapere che, mentre l’Esercito arabo siriano continua l’offensiva contro lo SIIL ad est di Palmyra:

Quattro aerei da guerra israeliani penetravano nello spazio aereo siriano intorno alle 02:40 su al-Buraj, dal territorio libanese, e hanno preso di mira una postazione dell’Esercito arabo siriano presso Palmyra, ad ovest di Homs. La nostra contraerea reagiva e abbatteva uno degli aerei sui territori occupati, e colpiva un secondo aereo, costringendo gli altri a fuggire. Tale aggressione palese del nemico sionista è volta a sostenere le bande terroristiche dello SIIL, cercando disperatamente di sollevarne il morale crollato e offuscare le vittorie dell’Esercito arabo siriano contro le organizzazioni terroristiche. L’Alto Comando del nostro Esercito è deciso a contrastare qualsiasi attentato sionista in qualsiasi parte del territorio della Repubblica araba siriana e risponderà con ogni mezzo possibile”.

Il governo israeliano lo negava, ma la reazione del ministro della Difesa Avigdor Lieberman, due giorni dopo, suggeriva il contrario a molti analisti, come Nasser Kandil, che tornava sul caso ampiamente riportato dai media, tuttavia, evidenziandone il legame col massiccio attacco di diverse fazioni asservite ad al-Nusra (alias Fatah al-Sham/Tahrir al-Sham] del 19 marzo, fermato dall’Esercito arabo siriano con centinaia di terroristi circondati nella periferia di Jubar, Qabun e Duma:

Negli ultimi sei anni, i turchi erano i più presenti sulla scena della coalizione contro la Siria, dietro facciate che crollate una dopo l’altra, rivelano infine, nell’ultimo scorcio di guerra, i veri volti dei mandanti. In effetti, l’alleato statunitense che aveva ritirato la flotta del Mediterraneo per evitare di una guerra senza sapere come finirla (in riferimento alla famosa notte del 30 agosto 2013), è riapparso sulla scena siriana una volta che la “guerra al terrorismo” diveniva una comoda copertura che gli riserva un ruolo “calcolato” sia nell’escalation che in qualsiasi soluzione o sistemazione politica. Così, lasciava condurre tale guerra agli alleati israeliani e sauditi, secondo l’equazione che ne mette in gioco la loro sopravvivenza, così come l’alleato turco che suona tutte le corde. Nascondendosi così dietro la maschera del trio israelo-saudita-turco per appropriarsi dei benefici delle tre comparse, e scaricandone i costi su ciascuna di esse”.

Il trio israelo-saudita-turco che ha infiltrato le due versioni di al-Qaida in Siria (SIIL e al-Nusra), le ha schierate su tutti i fronti, finanziandole, armandole e dirigendole nascondendosi dietro la maschera di al-Qaida, a sua volta mascherata da cosiddetta opposizione siriana. Questo, ben sapendo che la carta di al-Qaida è politicamente impraticabile e che l’organizzazione terroristica potrebbe rivoltarglisi, perché è la loro unica risorsa sul campo, essendo la scadente opposizione siriana incapace, anche per solo un’ora, di affrontare l’Esercito arabo siriano e i suoi alleati.

Uno degli indicatori dell’ingresso in quest’ultimo scorcio di guerra è il coinvolgimento diretto dei “grandi attori”; poiché le maschere sono cadute, non v’è più spazio per gli errori e né possibilità di scommettere su piccoli attori davanti l’enormità dei problemi. In effetti, al-Qaida opera apertamente senza nascondersi dietro una presunta opposizione; al-Nusra e Faylaq al-Rahman rivendicano ufficialmente l’attacco a Dara, al-Qabun e Jubar a Damasco; ed ecco Israele altrettanto apertamente compiere un raid aereo sulle postazioni dell’Esercito arabo siriano e degli alleati presso Palmyra con il pretesto chiaramente falso di distruggere un convoglio di Hezbollah. In realtà, l’azione israeliana mirava ad evitare che l’Esercito arabo siriano prendesse la sponda meridionale dell’Eufrate, mentre quella settentrionale è per metà occupata dallo SIIL che cerca d’invadere l’altra metà, battendo i curdi e l’Esercito arabo siriano ad Hasaqah e Dayr al-Zur.

Chiaramente, l’obiettivo degli israeliani era ritardare l’avanzata dell’Esercito arabo siriano sull’Eufrate, in modo che i gruppi dell’opposizione armata (raggruppati nel cosiddetto “nuovo esercito siriano”), che hanno addestrato per tale scopo, raggiungano la riva sud del fiume dopo aver attraversato il confine giordano e iracheno; tali gruppi, già utilizzati dagli statunitensi nelle battaglie di al-Tanaf, al confine siriano-iracheno, hanno fallito. In questo caso, ci si aspetta che attraversino il deserto siriano fino all’Eufrate, raggiungendo i curdi discesi da Hasaqah, quando gli statunitensi daranno l’ordine. Così sperano di tagliare la strada per Dayr al-Zur all’Esercito arabo siriano, inserendovi gruppi armati guidati da statunitensi ed israeliani, e allo stesso tempo spezzare il triangolo che ha consolidato tra Tadaf (città nel nord della Siria, a sud di al-Bab, liberata il 26 febbraio 2017), Palmyra e Dayr al-Zur.

Il fallimento del raid israeliano per via della risposta schiacciante dei siriani, che ha portato il confronto al livello “strategico”, ben al di là delle proiezioni del governo di Benjamin Netanyahu, e la risposta russa al raid, limitano lo spazio di manovra d’Israele, aumentando il livello del confronto e mettendo alla prova le relazioni USA-Russia in una situazione che toglie ogni possibile futuro ruolo d’Israele nello spazio aereo siriano. Poiché gli statunitensi hanno permesso agli israeliani di effettuare il raid, consegnandogli le chiavi dello spazio aereo siriano e consentendogli di volare sulla scia dei loro aerei,dopo aver effettuato un raid sulle posizioni di al-Qaida ad ovest di Aleppo (cioè, si sono presi il permesso di sorvolo sul territorio siriano concesso dai russi agli aerei degli Stati Uniti, grazie al coordinamento istituito per evitare le collisioni in volo).

Il risultato è che la manovra USA-Israele, che avrebbe reso un servizio tattico agli israeliani, permettendogli di contare sull’equazione siriana, rischia d’isolarli. Da qui la necessità per i sauditi di salvare la situazione con Jabhat al-Nusra, intensificandone gli attacchi terroristici contro Damasco per evitare che gli israeliani siano tentati di ritirarsi e, soprattutto, convincere gli statunitensi di poter ancora cambiare la situazione completando le azioni del partner israeliano.

Pertanto, gli statunitensi dovrebbero dare il tempo alla coppia israelo-saudita di condurre la guerra nel sud della Siria, contro lo Stato siriano e i suoi alleati, lungi da qualsiasi collaborazione con i russi o accordo o disaccordo con i turchi nel nord della Siria. Inoltre, i principali media sauditi e i capi delle delegazioni della presunta opposizione siriana del “Gruppo di Riyadh”, a Ginevra o Astana, non hanno condannato gli attentati terroristici o nascosto che le brigate di al-Nusra e Faylaq al-Rahman ne fossero gli autori. Come non nascondono che il momento scelto per attuarli è volto ad evitare che l’Esercito arabo siriano raccolga i frutti della “guerra dei missili” con gli israeliani.
Gli attori si muovono apertamente. Ora Israele e Siria sono faccia a faccia. Tutti gli altri sono solo tirapiedi!

Nasser Kandil è un politico libanese, ex-vicedirettore di Top News-Nasser Kandil e redattore del quotidiano libanese al-Bina.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

http://www.vietatoparlare.it/bin-salman-netanyahu-guidano-jabhat-al-nusra/

http://www.vietatoparlare.it/bin-salman-netanyahu-guidano-jabhat-al-nusra/

Siria: Intervista a suor Marta del monastero delle Trappiste di ‘Azeir

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 1:35 pm

 

SIRIA AZEIR MONASTERO TRAPPISTE
Monastero di Azeir Siria
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D: Da cosa è nata la vostra presenza qui?
Il 14 marzo è il giorno del nostro primo arrivo in Siria, ormai 12 anni fa, nel 2005. Anno dopo anno, stiamo riscoprendo veramente la grazia di questo cammino provvidenziale di scoperta di tante cose che noi stiamo sperimentando ogni giorno, perché noi siamo state sorrette in ogni nostro progetto e desiderio.
All’inizio è stato il desiderio di seguire i nostri fratelli dell’Atlas (Tibhirine), non tanto coltivando la memoria della loro morte, quanto nello scoprire in che modo essi vivevano. Nel nostro stesso Ordine ci si è chiesti come questa comunità sempre un po’ precaria e fragile, in una situazione di minoranza, senza troppe prospettive per il futuro, proprio anche per le persone che ne facevano parte (perché la comunità raccoglieva personale da monasteri diversi e non c’era una comunità cristiana locale da cui sperare vocazioni), che senso avesse. Col tempo, nell’Ordine si è riscoperto il senso di questa presenza fondamentalmente gratuita. Loro si definivano ‘oranti in mezzo ad altri oranti’, quindi il primo approccio è stato quello di partire avendo un’eredità da custodire, perché i nostri fratelli erano morti, ma in Algeria non era possibile dare continuità alla loro presenza e quindi si è posto il problema di come vivere e dove continuare questa eredità.
Abbiamo sentito questo come una grazia anzitutto per noi. In terra d’islam essendo minoranza abbiamo riscoperto la Grazia di appartenere a Cristo vivendo la nostra fede in modo radicale: dove tu hai intorno un contesto religioso differente devi rimotivare anzitutto a te stesso le ragioni della tua fede approfondendo il tuo rapporto con Cristo. Devi testimoniarlo in modo vero sapendo di appartenerGli.
Da una parte quindi il dialogo con l’Islam, dialogo inteso come apertura ad altri credenti, ma testimoniando nei fatti la nostra Fede, con decisione, senza annacquarla e senza contrapporla alla loro. Anche i nostri fratelli in Algeria non hanno mai vissuto una situazione di sincretismo, sono sempre stati dei monaci fedeli a Cristo che cercavano il Signore e, proprio per questo, senza paura. Più si approfondiva la loro appartenenza a Cristo più erano capaci di vivere in apertura semplice e quotidiana con gli altri. Questa è stata la chiave e la ricchezza dalla quale abbiamo potuto attingere.
E’ quindi avvenuta la scoperta della Siria, quando 12 anni fa nessuno parlava della Siria. Non si sapeva nemmeno dove fosse, né si conosceva la ricchezza della sua storia e della sua cultura, della tradizione antichissima del suo monachesimo: si conosce la tradizione dei monaci in Egitto ma pochi sanno che essa è nata proprio in Siria. Ne è un esempio Isacco di Ninive che ha influenzato tutta la spiritualità dell’Occidente e la vita monastica arrivando fino a San Benedetto e da lì anche alle nostre radici cistercensi.
E poi è stato l’incontro con il presente, con la numerosa presenza di etnie diverse: curdi, drusi, sciiti, sunniti, cristiani armeni e tutta la ricchezza delle tradizioni religiose cristiane e non cristiane, perché in Siria sono presenti tutti e tutti vivevamo insieme con questa mescolanza molto naturale, nella vita quotidiana.
Dunque, alla prima motivazione con questo sguardo rivolto all’Islam, come la religione altra di maggioranza, in questo nostro cammino si è unita la scoperta delle altre tradizioni cristiane e la volontà di inserirci dentro questo patrimonio.
All’inizio pensammo di entrare a far parte di uno dei riti di quella tradizione orientale qui presenti, ma gli stessi vescovi ci hanno invitato a restare aperte ma restando latine; l’invito è stato: “Rimanete aperte a tutti, sarete considerate forse un po’ straniere ma cercate di cogliere un po’ da tutti”. Questo ci ha permesso di attingere con libertà a tutte le varie realtà e anche dalla vita reale che c’è in Siria, perché la prima cosa che abbiamo notato nei cinque anni trascorsi ad Aleppo è che i cristiani passavano da una chiesa all’altra con semplicità ovunque ci fosse preghiera, perfino tra ortodossi e cattolici si potevano incontrare persone alla stessa messa; trovavamo maroniti alla messa siro cattolica con moltissima libertà. E anche le famiglie erano composte nello stesso modo.
E così abbiamo scoperto che ci sono i cristiani arabi, perché noi pensiamo che arabi significhi appartenenti all’Islam, invece è una cultura, un modo di percepire la fede legato alla lingua, cioè alla forma di pensiero e questa è una ricchezza dalle mille sfumature. In Siria non si deve mai generalizzare ma avere rispetto per tutti i cammini e i mille percorsi delle varie comunità perché qui la realtà è molto composita e molto ricca: questo ci insegna ad avere sempre una grossa apertura con tutti, con un profondo rispetto, proprio perché come persone siamo state accolte con una grande generosità e con molta benevolenza. Ci siamo così sentite, noi, ospiti benvolute e questa sta diventando sempre più la nostra terra: ci sentiamo con un cuore siriano grazie alla loro accoglienza e noi vogliamo ascoltare la loro esperienza e ciò va fatto con tanta attenzione e senza preconcetti .
Nel rispetto, si scopre che dietro ad ogni storia c’è il mistero di una persona e questo ci ha dato, come criterio per dipanare la vicenda delle persone e del Paese stesso, quello del BENE. La ricerca del bene apre alla possibilità anche di trovare soluzioni a quello che oggi si vive.
Purtroppo la Siria adesso è conosciutissima, ma a un prezzo molto caro, non diciamo a prezzo di una morte, perché la Siria è viva, ma di una grande distruzione e sofferenza che è stata imposta al 98% da forze straniere. Il cammino è quello di un amore vero a questa terra e a questa gente, così com’è oggi, senza sognare su cose che non sono, ma con la disponibilità a ricostruire con le persone che ci sono: non quindi per distruggere qualcosa ma disponibili a fare un cammino insieme a partire dall’essere diversi, con una verità e con un bene che è possibile cercare insieme.
D: Come coniugate la risposta al bisogno che incontrate e la vostra vocazione contemplativa?
La prima risposta ce l’hanno data proprio loro, perché durante la guerra ci hanno detto che il saperci qui, per loro era un aiuto, una forza, si sono sentiti aiutati dalla nostra presenza e dalla nostra preghiera. La preghiera è una cosa molto attiva, è un’arma diversa ma potente, perché non siamo più noi che agiamo ma consegniamo tutto nelle mani del Padre, che non è una remissività, una passività, un fatalismo, ma è un chiedere il bene, chiedere la conversione del cuore, chiedere la pace e anche sentire nella preghiera, soprattutto con la preghiera dei salmi, che possiamo portare tutta la gioia, tutta la sofferenza, tutta la rabbia, l’invocazione e la disperazione. Tutto questo passa nella preghiera, perché la preghiera e mettersi davanti a Dio così come si è e noi cerchiamo di farlo semplicemente stando qui.
Abbiamo sentito come un grande dono per noi essere qui: se fossimo in Italia parleremmo tanto della Siria, qui non parliamo tanto, ma “siamo con” e per questo siamo contente di essere qua con questa gente che sta soffrendo perché qualcosa sta succedendo ‘sopra’ di loro, e noi, semplicemente, con tutta la nostra inadeguatezza alla situazione, siamo con loro, siamo qui.
Quello che è importante è incarnare un’esperienza concreta a fianco della sofferenza, però con una speranza; vuol dire anche darsi ragione, perché non basta essere solidali, occorre chiedersi ogni giorno: “abbiamo una risposta? Crediamo che il Signore ha vinto la morte o no?” Non tanto per quello che faccio o non faccio, ma se io vivo questa speranza la mia speranza passa per me e passa per gli altri. È veramente un impegno mettersi davanti alle domande fondamentali del nostro stare al mondo e questo ci ha fatto maturare una riflessione anche a livello ecclesiale: è chiaro che c’è bisogno di rispondere a tutte le necessità materiali, che sono tremende, perché non si tratta solo di un po’ più di lavoro o un po’ più di stabilità: stiamo parlando di gente che muore per le strade, di bambini straziati e senza famiglia, di situazioni atroci, e grazie a Dio ci sono tanti che stanno operando in un modo veramente bello! Nello stesso tempo l’uomo non è definito solo dai suoi bisogni materiali, c’è una sete più profonda, una sete di senso e c’è anche il bisogno di trovare il motivo per cui resistere. Alla fine, perché resistere a questa distruzione? Si è fatto tutto il possibile e allora perché non lasciarsi andare? Ma se la vita è altro, se l’uomo è altro, allora uno trova anche le risorse, trova anche il senso dentro la sofferenza e la distruzione.
Tante volte parlando con i giovani che volevano partire e sono partiti dal paese, senza giudicare e capendo molto bene le motivazioni non solo per sè ma anche per la famiglia, con la preoccupazione quindi di far crescere i figli con delle possibilità, la domanda però alla fine è: “che cosa cerchiamo veramente? Si può essere pienamente uomini e donne, qui, o no?” Se si risponde a questa domanda, si trova il senso del restare o no, e questo dipende da quale umanità io voglio vivere. C’è qualcosa che m’impedisce veramente di essere pienamente uomo, creatura di Dio con la mia dignità, qui, o no? In base alla risposta che mi do poi faccio delle scelte, Per noi è stato anche un modo di credere anzitutto noi in questo e di cercare di camminare con loro; piano piano, perché per la lingua abbiamo ancora difficoltà ma ormai da un anno e mezzo abbiamo sempre più ospiti che arrivano e il nostro desiderio è di offrire uno spazio per queste domande e per questa riflessione.
La gente che viene al monastero sente forte la presenza di una vita comune, di una comunità e ci dicono che si percepisce una gioia, una serenità; trovano un’accoglienza serena, un sorriso e ci dicono che sentono la forza della nostra preghiera. A volte noi siamo molto preoccupate per la lingua perché molto del nostro ufficio liturgico non è in arabo, ma loro sentono lo stesso uno spessore, sentono che c’è una dimensione di preghiera che li aiuta, uno spazio dove possono stare con tutta la loro dimensione che a volte viene un po’ soffocata dalle necessità quotidiane, ma che invece li dilata quando riescono a riempirsene i polmoni.
Abbiamo quindi piccoli gruppi che vengono qui, se avessimo più disponibilità di posto, con le richieste che abbiamo, potremmo fare molto di più in termini di accoglienza. Però preferiamo che le persone abbiano uno spazio di silenzio per porsi le domande vere, piuttosto che ricevere i grandi gruppi.
D: Quale servizio offre il monastero alle comunità religiose locali?
C’è un grande bisogno di formazione e il nostro sogno è che il nostro monastero possa diventare un luogo dove persone, anche di tradizioni diverse si incontrino, anche solo per scambiare una riflessione e una speranza; che diventi anche un luogo in cui nascano progetti a partire dalla chiarezza della nostra missione qui in Siria: è la strada dell’amicizia, senza pretese, per poter mettere in comune il desiderio di costruire, perché si creda che c’è una speranza e che possiamo condividerla. Ci piacerebbe che tra consacrati ci si ritrovasse per una giornata di fraternità anche tra riti diversi.. e anche che tra i giovani si creasse un luogo di scambio. Insomma ci portiamo nel cuore questo desiderio di essere un segno, e questa è la progettualità cristiana.
Ma poi c’è anche proprio l’essere insieme a tutti: tra i nostri operai ci sono sia cristiani che sunniti che alauiti, e qui si vede come nello stare insieme si costruisce giorno per giorno, con un sorriso, con l’ascolto delle persone, con la nostra stessa presenza, un segno di fraternità.
Ci sono tutti molto grati per il fatto che pur potendo andarcene abbiamo scelto di restare qui. Ci capita spesso ai posti di blocco che ci chiedano di fermarci a prendere un caffè con loro o ci offrano un cioccolatino e quando andiamo nel villaggio dicono: “queste sono le nostre suore”.
Adesso la nostra zona è più tranquilla ma anche quando i combattimenti erano molto vicini, siamo andate avanti a costruire e a coltivare, e questo è stato un grande segno, proprio perché coglievano che non si viveva così ,alla giornata, aspettando quel che succede, ma con una progettualità, mantenendo un impegno nella realtà carico della nostra speranza, e poco a poco ci sono dei piccoli segni di riconoscimento reciproco che ci fanno sentire di appartenere alla stessa vita, che ci siamo e che viviamo insieme.
D: Quale assistenza date ai bisogni materiali della gente?
La nostra resta una vita contemplativa; non abbiamo opere esterne; il nostro aiuto consiste soprattutto nell’offrire lavoro: in sei anni non si è mai interrotto il cantiere e ci sono persone che non hanno altro lavoro che quello svolto presso di noi, noi abbiamo cercato di aiutare soprattutto creando un lavoro semplice, come quello agricolo o spostare i sassi e la piccola manodopera.
Per 6-7 anni abbiamo potuto dare lavoro con continuità a 10 -15 persone e frequentemente ad altri specializzati come il mobiliere, l’idraulico… Cerchiamo anche di sopperire ai tanti bisogni concreti: si rivolgono a noi sempre più spesso per la necessità di un intervento chirurgico, per finanziare le cure mediche o sostenere gli studi di ragazzi che non riescono a pagarsi neppure il costo del pulmino per andare tutti i giorni in università.
Quello che però va fatto, ma è un po’ più difficile, è creare la possibilità di intrapresa, ma qui la vera arma micidiale è l’embargo, che è davvero un’arma di morte, che nessuno vuole affrontare.
Le sanzioni penalizzano pesantemente tutta la vita di questa gente: anzitutto con le materie prime che non ci sono e quindi come si fa a lavorare? E quando ci sono hanno prezzi insostenibili.
Poi la mancanza di gasolio, le medicine e gli alimenti… Insomma è la mancanza concreta di tutto! Ma l’altra faccia terribile delle sanzioni è che alimentano le mafie, perché la gente ha bisogno di procurarsi il necessario e ciò avviene sovente attraverso vie illegali con il mercato nero.
Se non ci fossero le sanzioni non avremmo questa terribile svalutazione della lira siriana rispetto al dollaro (il cambio attuale è 500 lire per un dollaro). Non ci sarebbe nemmeno l’accaparramento di beni che poi vengono messi sul mercato quando si vuole e al prezzo che si vuole. La gente prima, anche con salari minimi aveva una vita dignitosa; prima con il suo salario poco a poco si costruiva la casa, adesso gli impiegati e la classe media non hanno neppure i soldi per curarsi un malanno. Non si possono pagare neppure le spese per il riscaldamento. Ovviamente tutto ciò ha fatto aumentare la corruzione, anche a piccoli livelli, perché chi può procurarti qualcosa, ti chiede di pagare per procacciarti quel bene di cui hai bisogno, chi può si inventa un pretesto per alzare il prezzo… Ci sono persone che guadagnano 20.000 Lire siriane al mese (40 dollari), ma come fa a procurarsi quel sacchetto di lenticchie che prima costava 35 o 40 lire e adesso ne costa cinquecento o seicento? Quindi tutti cercano di arrangiarsi in qualche modo. Una volta abbiamo comprato un sacco di zucchero per fare le marmellate che poi vendiamo e ci siamo accorte dopo che era un aiuto umanitario che ci era stato rivenduto.
Questo dramma delle sanzioni sta veramente soffocando la popolazione, ma non ha affatto colpito quelli a cui si diceva che erano dirette. Dannose, inutili e controproducenti tanto che si è creato un meccanismo di solidarietà con la propria nazione, perché la gente dice: “bene, stiamo soffrendo ma resistiamo!” Ma è un resistere sulla pelle dei bambini e degli anziani! Le sanzioni come strumento di coercizione politica sono una vera aberrazione. Noi che siamo qui vediamo la contraddizione nell’affamare la gente e contemporaneamente lo sperpero di soldi nei cosiddetti aiuti umanitari, quando basterebbe semplicemente aiutare la gente a lavorare, lasciare che la gente possa produrre, vendere i suoi prodotti. Tuttavia, purtroppo il ricorso alle sanzioni non trova il modo di essere annullato per cui noi pensiamo che dietro ci debbano essere altri interessi. Chi vuol fare qualcosa per la Siria deve affrontare questo problema delle sanzioni, altrimenti sono tutte parole a vuoto. Quindi, chi ha il potere di trovare soluzioni politiche lo faccia nelle sue sedi, ma che almeno si metta la gente in condizione di vivere. Qui non si tratta di libertà, né religiosa né politica né umana: in una nazione che aveva livelli di vita accettabili e che stava crescendo, tutto si è fermato, e non si può farlo passare in alcun modo come un bene , non è giustificabile a nessun livello!
D: Qual è adesso il vero bisogno della Siria?
Quello che noi vediamo dalla nostra angolatura di vita religiosa, che non esaurisce tutto, è il discorso formativo, di crescita, di dare uno spazio alle motivazioni, a una crescita umana e di responsabilità a tutti i livelli, personali, civili ed ecclesiali, perché le persone possano trovare uno spazio per esprimere una responsabilità verso il proprio destino.
C’è un discorso individuale, perché ognuno sia impegnato nel proprio cammino personale; c’è un discorso ecclesiale, perché come Chiesa non si risponda soltanto ai bisogni materiali ma anche al bisogno profondo della persona.
E infine, è fondamentale che la comunità internazionale ci dia dia la possibilità di avere accesso alle risorse materiali e culturali: in fin dei conti consentire il ritorno a una vita, perchè è fuori di dubbio che i siriani nonostante tutto quello che hanno passato vogliono vivere. La voglia di vivere va aiutata e favorita e non spenta!
Il compito dei cristiani allora è quello di guardare la radice vera di ogni evento e poi le soluzioni pratiche si trovano, ma il modo di affrontare i problemi della vita dipende dal cammino che si vuole fare… Che tipo di umanità si vuole? Senza voler entrare nella polemica sulla emigrazione o non emigrazione, bisogna chiedersi: perchè si va via? Perché si resta? Noi non siamo degli uomini vaganti che cercano una terra in cui soffermarsi; la terra in cui vogliamo davvero mettere le radici non è un problema di visti… Io penso che i cristiani debbano riflettere, pregare e poi agire di conseguenza: se non c’è un pensiero non c’è neanche un’azione che vale. Pensare vuol dire mettersi davanti a Dio e alla nostra realtà di creature chiamate a un destino di gloria. Cosa significa questo… e in mezzo a una realtà di contraddizione, di guerra, di male? Non è una realtà vittoriosa, ma noi crediamo che c’è già una vittoria di Cristo sulla morte. Questo implica che si sta davanti alle situazioni senza ignorarle, ponendosi delle domande a cui magari non si ha risposta, a costo anche di arrabbiarsi e indignarsi con Dio ma ponendosi il problema e questo ci rende capaci di operare, ognuno nella sua situazione, noi nella nostra vocazione monastica, altri nel loro servizio, in questa ricerca di Dio che dà senso alla nostra vita.

VIA CRUCIS DELLA QUARESIMA

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 7:29 am

 

CROCIFISSO VIA CRUCIS R

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Prima stazione: l’agonia di Gesù nell’orto

Ti adoriamo, o Cristo e ti benediciamo perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.

«Giunsero ad un podere chiamato Getsèmani, ed egli disse ai suoi discepoli: “Sedetevi qui, mentre io prego”. Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. Gesù disse loro: “La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate”» (Mc 14, 32-34).

Non so vederti né pensarti agonizzante Gesù nell’orto. Ti vedo soffocato dalla tristezza. Una tristezza che non è sfiducia, ma reale sofferenza a causa della durezza del cuore degli uomini che, ieri ed oggi, non sanno o non vogliono accettare tutta la tua legge di santità e amore. Grazie, Gesù, per il tuo amore per noi. Padre nostro, Ave Maria, Gloria.

 

Seconda stazione: Gesù tradito da Giuda

Ti adoriamo, o Cristo e ti benediciamo perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.

«Mentre ancora parlava, arrivò Giu-da, uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni mandata dai sommi sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani. Chi lo tradiva aveva dato loro questo segno: “Quello che bacerò, è lui, arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta”» (Mc 14, 43-44).

Quando il tradimento viene da un nemico si può tollerare. Quando, invece, viene da un amico è molto grave. Imperdonabile. Giuda era una persona a cui tu avevi accordato fiducia. è una storia penosa e terrificante. Una storia assurda. Ogni storia di peccato è sempre una storia assurda. Non si può tradire Dio per cose senza valore.

Salvaci, Gesù, dalla nostra empietà. Padre nostro, Ave Maria, Gloria.

 

Terza stazione: Gesù è condannato dal sinedrio

Ti adoriamo, o Cristo e ti benediciamo perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.

«I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una testimonianza contro Gesù per metterlo a morte, ma non la trovavano. Molti infatti attestavano il falso contro di lui e così le loro testimonianze non erano concordi» (Mc 14, 55-56).

è la condanna dell’ipocrisia religiosa. Dovrebbe far pensare molto. I capi religiosi del popolo eletto condannano Gesù basandosi su false testimonianze. è vero quanto è scritto nel Van-gelo di Giovanni: “Venne fra la sua gente ma i suoi non l’accolsero”. Tutto il mondo è la sua gente. Sono molti coloro che non l’accolgono. Perdona, Gesù, la nostra infedeltà. Padre nostro, Ave Maria, Gloria.

 

Quarta stazione: Gesù è rinnegato da Pietro

Ti adoriamo, o Cristo e ti benediciamo perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.

«Mentre Pietro era giù nel cortile, ven-ne una serva del sommo sacerdote e, vedendo Pietro che stava a scal-darsi, lo fissò e gli disse: “Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù”. Ma egli negò… e cominciò a imprecare e gridare: “Non conosco quell’uomo”» (Mc 14, 66 ss.).

Anche Pietro, il discepolo forte, cade in peccato e, per viltà, rinnega Gesù. Povero e infelice apostolo! Eppure aveva promesso che avrebbe dato la vita per il suo Maestro.

Povero Pietro, ma caro Gesù, abbandonato, tradito, rinnegato da coloro che avrebbero do-vuto amarti più di tutti.

Siamo anche noi tra quanti ti rinnegano? Soccorri, Gesù, la nostra debolezza.

Padre nostro, Ave Maria, Gloria.

 

Quinta stazione: Gesù è giudicato da Pilato

Ti adoriamo, o Cristo e ti benediciamo perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.

«Ma Pilato diceva loro: “Che male ha fatto?”. Allora essi gridarono più for-te: “Crocifiggilo!”. E Pilato, volendo dar soddisfazione alla moltitudine, ri-lasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso» (Mc 15, 14-15).

Non ci interessa Pilato. Ci rattrista il fatto che sono molti coloro che giudicano Gesù e non riconoscono la sua vera grandezza.

Contro Gesù hanno agito gli amici, i rappre-sentanti dell’ordine politico e i capi religiosi. Tutti Gesù ti hanno condannato senza motivo. Cosa vuoi che noi facciamo per riparare queste colpe che ancora oggi si compiono in tutto il mondo? Padre nostro, Ave Maria, Gloria.

 

Sesta stazione: Gesù è flagellato e coronato di spine

Ti adoriamo, o Cristo e ti benediciamo perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.

«I soldati lo condussero dentro il cor-tile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la coorte. Lo rivestirono di por-pora e, dopo aver intrecciato una co-rona di spine, gliela misero sul capo. Cominciarono poi a salutarlo: “Salve, re dei Giudei!”» (Mc 15, 16-18).

Ci troviamo di fronte ad un incalzare di delitti incomprensibili. Colui che non aveva peccato, viene annoverato tra i malfattori. Il giusto, viene condannato. Colui che era vissuto facendo del bene a tutti, viene flagellato e coronato di spine.

La ingratitudine si associa alla crudeltà.

Abbi pietà, Signore, della nostra disumanità verso di te che sei l’Amore. Padre nostro, Ave Maria, Gloria.

 

Settima stazione: Gesù è caricato della croce

Ti adoriamo, o Cristo e ti benediciamo perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.

«Dopo averlo così schernito, lo spo-gliarono della porpora e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo» (Mc 15, 20).

Si sono dati convegno l’ipocrisia, la viltà, l’in-giustizia. Hanno assunto il volto della effe-ratezza. I cuori hanno cambiato la loro funzione e dall’essere sorgente di amore, sono diventati palestra di crudeltà. Tu, dal tuo canto, non hai risposto. Hai abbracciato la tua croce, per tutti. Quante volte, Gesù, ho fatto ricadere su di te la mia croce e non ho voluto vedere come frutto del tuo amore. Padre nostro, Ave Maria, Gloria.

 

Ottava stazione: Gesù è aiutato dal Cireneo

Ti adoriamo, o Cristo e ti benediciamo perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.

«Allora costrinsero un tale che pas-sava, un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e Rufo, a portare la croce. Condussero dunque Gesù al luogo del Gòlgota, che significa luogo del cranio» (Mc 15, 21-22).

Non vogliamo pensare che l’incontro col Cire-neo sia stato un fatto occasionale. Quel Cireneo fu scelto da Dio per portare la croce di Gesù Tutti abbiamo bisogno di un Cireneo che ci aiuti a vivere. Ma abbiamo un solo Cireneo, ricco, potente, clemente, misericordioso e si chiama Gesù. La sua croce sarà per noi unica fonte di salvezza.

In te, Gesù, noi tutti riponiamo le nostre spe-ranze. Padre nostro, Ave Maria, Gloria.

 

Nona stazione: Gesù e le donne di Gerusalemme

Ti adoriamo, o Cristo e ti benediciamo perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.

«Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso le donne, disse: “Fi-glie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli”» (Lc 23, 27-28).

L’incontro con le donne di Gerusalemme fu come una pausa di bontà nel cammino dolo-roso. Piangevano per amore. Gesù le esortò a piangere per i loro figli. Le esortò ad essere autenticamente madri, capaci di educare i figli nella bontà e nell’amore. Solo se si cresce nel-l’amore si può essere autentici cristiani.

Insegnaci, Gesù, a sapere amare come ami tu. Padre nostro, Ave Maria, Gloria.

 

Decima stazione: Gesù è crocifisso

Ti adoriamo, o Cristo e ti benediciamo perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.

«Quando giunsero al luogo detto Cra-nio, là crocifissero lui e i due malfat-tori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: “Padre, perdonali, per-ché non sanno quello che fanno % (Lc 23, 33). «Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. E l’iscrizione con il motivo della condanna diceva: “Il re dei Giudei”» (Mc 15, 25-26).

Gesù è crocifisso, ma non sconfitto. La croce è trono di gloria e trofeo di vittoria. Dalla croce vede Satana sconfitto e gli uomini col volto ra-dioso. Egli ha lavato, salvato, redento tutti gli uomini. Dalla croce le sue braccia si allargano fino agli estremi confini dell’universo. Tutto il mondo è redento, tutti gli uomini vengono pu-rificati dal suo sangue e, indossando abitinuo-vi, possono entrare nella sala del banchetto. Voglio elevare a Te, crocifisso Signore, il mio canto d’amore. Padre nostro, Ave Maria, Gloria.

 

Undicesima stazione: Gesù promette il regno al buon ladrone

Ti adoriamo, o Cristo e ti benediciamo perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.

«Uno dei malfattori appeso alla croce lo insultava: “Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!”. Ma l’altro lo rimproverava: “Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? Noi giustamente perché riceviamo il giusto per le nostre azio-ni, egli invece non ha fatto nulla di male”. E aggiunse: “Gesù ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”» (Lc 23, 39-42).

Tu sei diverso da tutti gli altri, Gesù. Tu sei la Verità, la Via e la Vita. Chi ripone in te la sua fede, chi invoca il tuo nome, chi si pone alla tua scuola, chi imita il tuo esempio, entra con te nella pienezza della Vita.

Sì, in Paradiso, tutti saremo come te, splendore della gloria del Padre.

Conduci tutti, Gesù, nella tua patria di luce, bontà e misericordia. Insegnaci ad amarti. Padre nostro, Ave Maria, Gloria.

 

Dodicesima stazione: Gesù in croce: la Madre e il discepolo

Ti adoriamo, o Cristo e ti benediciamo perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.

«Gesù, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco il tuo fi-glio!”. Poi disse al discepolo: ‘Ecco la tua madre!”. E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa» (Gv 19, 26-27).

L’incontro di Gesù con la Madre e il discepolo Giovanni è come l’incanto dell’amore senza li-miti. C’è la Madre, la tuttasanta sempre Ver-gine, c’è il Figlio, sacrificio della nuova alleanza, c’è l’uomo nuovo, un discepolo di Gesù. Comincia l’era nuova nella comunione di totale sottomissione alla volontà di Dio.

Gesù che ci hai dato come Madre Maria, tua Madre, rendici come te, figli dell’Amore.

Padre nostro, Ave Maria, Gloria.

 

Tredicesima stazione: Gesù muore in croce

Ti adoriamo, o Cristo e ti benediciamo perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.

«Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pome-riggio. Alle tre Gesù gridò con voce forte: Eloì, Eloì lemà sabactàni?, che significa, Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato… (poi) Gesù, dando un forte grido spirò» (Mc 15, 33 ss.).

Per tutti la morte è una realtà dolorosa. Per Gesù la morte è un vero dramma. II dramma dell’umanità che non l’ha voluta accettare e il dramma predisposto dal Padre perché si adem-pisse il sacrificio vivo, puro e santo. Quella morte deve infondere sentimenti di vera comu-nione. Diventiamo anche noi ostia pura, santa, gradita a Dio.

Permetti, Gesù, che possiamo abbracciarti e stare sempre con te nella preziosità del tuo sacrificio. Padre nostro, Ave Maria, Gloria.

 

Quattordicesima stazione; Gesù deposto nel sepolcro

Ti adoriamo, o Cristo e ti benediciamo perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.

«Giuseppe d’Arimatea comprato un lenzuolo, lo calò giù dalla croce e, av-voltolo nel lenzuolo, lo depose in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare un masso contro l’entrata del sepolcro» (Mc 15, 43 ss.).

II sepolcro dove fu deposto Gesù non esiste più. Oggi c’è un altro sepolcro ed è il taberna-colo dove in tutte le parti del mondo viene cu-stodito Gesù sotto le specie eucaristiche. E c’è, oggi, un altro sepolcro, e siamo noi, tabernacolo vivente, dove Gesù vuole essere presente. Dob-biamo trasformare la nostra mente, il nostro cuore, la nostra volontà per essere degno ta-bernacolo di Gesù.

Fa’ o Signore, che io sia sempre il tabernacolo d’amore per te. Padre nostro, Ave Maria, Gloria.

Conclusione

Abbiamo rivissuto il cammino della croce già percorso da Gesù. Abbiamo partecipato al suo cammino di amore per la gloria del Padre e per la salvezza dell’umanità.

Abbiamo condiviso le sofferenze di Gesù cau-sate dal peccato degli uomini ed abbiamo am-mirato le sfumature del suo grande amore. Dobbiamo imprimere nel nostro cuore tutte le quattordici tappe vissute per poter essere sem-pre in cammino con Gesù, sacerdote sempre vivo, amore che sempre consola, conforta, dà forza alla nostra vita.

Dobbiamo essere il tabernacolo vivente di Colui che rimane sempre, per noi, ostia pura, santa, immacolata, vittima gradita al Padre. Padre nostro, Ave Maria, Gloria.

http://www.preghiereagesuemaria.it/viacrucis/via%20crucis%20della%20quaresima.htm

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