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febbraio 18, 2017

L’UOMO HA UNA SOLA VITA TERRENA SECONDO LA SACRA BIBBIA SECONDA PARTE

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Il Giudizio Universale
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IL NUOVO TESTAMENTO INSEGNA CHE OGNI UOMO E’ UNICO

 
Gesù disse che nel giorno del Giudizio risusciteranno tutti gli uomini vissuti sulla terra, i quali è chiaro che sono vissuti una sola vita, e ogni uomo è unico.
Matteo 12: 41-42;
12:41 I Niniviti compariranno nel giudizio con questa generazione e la condanneranno, perché essi si ravvidero alla predicazione di Giona; ed ecco, qui c’è più che Giona!
12:42 La regina del mezzogiorno comparirà nel giudizio con questa generazione e la condannerà; perché ella venne dalle estremità della terra per udire la sapienza di Salomone; ed ecco, qui c’è più che Salomone!

Matteo 13: 36-43;
13:36 Allora Gesù, lasciate le folle, tornò a casa; e i suoi discepoli gli si avvicinarono, dicendo: “Spiegaci la parabola delle zizzanie nel campo”.
13:37 Egli rispose loro: “Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo;
13:38 il campo è il mondo; il buon seme sono i figli del regno; le zizzanie sono i figli del maligno;
13:39 il nemico che le ha seminate, è il diavolo; la mietitura è la fine dell’età presente; i mietitori sono angeli.
13:40 Come dunque si raccolgono le zizzanie e si bruciano con il fuoco, così avverrà alla fine dell’età presente.
13:41 Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli che raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono l’iniquità,
13:42 e li getteranno nella fornace ardente. Lì sarà il pianto e lo stridor dei denti.
13:43 Allora i giusti risplenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi [per udire] oda.

 
Matteo 16: 27; Perché il Figlio dell’uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo l’opera sua.
 
Matteo 24: 30-31;
24:30 Allora apparirà nel cielo il segno del Figlio dell’uomo; e allora tutte le tribù della terra faranno cordoglio e vedranno il Figlio dell’uomo
  venire sulle nuvole del cielo con gran potenza e gloria.
24:31 E manderà i suoi angeli con gran suono di tromba per riunire i suoi eletti dai quattro venti, da un capo all’altro dei cieli.
 
Matteo 25: 30-31;
25:31 “Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti gli angeli, prenderà posto sul suo trono glorioso.
25:32 E tutte le genti saranno riunite davanti a lui ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri;
25:33 e metterà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.
 
 Giovanni 5: 24-29;
5:24 In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha vita eterna; e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita.
5:25 In verità, in verità vi dico: l’ora viene, anzi è già venuta, che i morti udranno la voce del Figlio di Dio; e quelli che l’avranno udita, vivranno.
5:26 Perché come il Padre ha vita in sé stesso, così ha dato anche al Figlio di avere vita in sé stesso;
5:27 e gli ha dato autorità di giudicare, perché è il Figlio dell’uomo.
5:28 Non vi meravigliate di questo; perché l’ora viene in cui tutti quelli che sono nelle tombe udranno la sua voce e ne verranno fuori;
5:29 quelli che hanno operato bene, in risurrezione di vita; quelli che hanno operato male, in risurrezione di giudizio.

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In Ebrei c’è un passo che toglie ogni dubbio sull’inesistenza della reincarnazione.
Ebrei 9:27, che dice che è stabilito che ciascuno di noi muoia una sola volta, dopo di ché viene il giudizio – non la reincarnazione o la rinascita ciclica. Verrà il giorno in cui tutti compariremo davanti a Dio. Egli ci porrà questa unica domanda: “Che ne hai fatto del dono di Dio offertati attraverso Gesù Cristo?”.
 
Ebrei 9: 24-28;
9:24 Infatti Cristo non è entrato in un luogo santissimo fatto da mano d’uomo, figura del vero; ma nel cielo stesso, per comparire ora alla presenza di Dio per noi;
9:25 non per offrire sé stesso più volte, come il sommo sacerdote, che entra ogni anno nel luogo santissimo con sangue non suo.
9:26 In questo caso, egli avrebbe dovuto soffrire più volte dalla creazione del mondo; ma ora, una volta sola, alla fine dei secoli, è stato manifestato per annullare il peccato con il suo sacrificio.
9:27 Come è stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo di che viene il giudizio,
9:28 così anche Cristo, dopo essere stato offerto una volta sola per portare i peccati di molti, apparirà una seconda volta, senza peccato, a coloro che lo aspettano per la loro salvezza.

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GESU’ HA SVELATO COME E’ L’ALDILA’

Gesù insegna che l’uomo ha una sola vita terrena, e dopo la morte passa nell’aldilà, e secondo le sue opere va in Paradiso o all’Inferno.
Luca 16: 19-31;
 
16:19 “C’era un uomo ricco, che si vestiva di porpora e di bisso, e ogni giorno si divertiva splendidamente;
16:20 e c’era un mendicante, chiamato Lazzaro, che stava alla porta di lui, pieno di ulceri,
16:21 e bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; e perfino i cani venivano a leccargli le ulceri.
16:22 Avvenne che il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abraamo; morì anche il ricco, e fu sepolto.
16:23 E nel soggiorno dei morti, essendo nei tormenti, alzò gli occhi e vide da lontano Abraamo, e Lazzaro nel suo seno;
16:24 ed esclamò: “Padre Abraamo, abbi pietà di me, e manda Lazzaro a intingere la punta del dito nell’acqua per rinfrescarmi la lingua, perché sono tormentato in questa fiamma”.
16:25 Ma Abraamo disse: “Figlio, ricòrdati che tu nella tua vita hai ricevuto i tuoi beni e che Lazzaro similmente ricevette i mali; ma ora qui egli è consolato, e tu sei tormentato.
16:26 Oltre a tutto questo, fra noi e voi è posta una grande voragine, perché quelli che vorrebbero passare di qui a voi non possano, né di là si passi da noi”.
16:27 Ed egli disse: “Ti prego, dunque, o padre, che tu lo mandi a casa di mio padre,
16:28 perché ho cinque fratelli, affinché attesti loro queste cose, e non vengano anche loro in questo luogo di tormento”.
16:29 Abraamo disse: “Hanno Mosè e i profeti; ascoltino quelli”.
16:30 Ed egli: “No, padre Abraamo; ma se qualcuno dai morti va a loro, si ravvedranno”.
16:31 Abraamo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i profeti, non si lasceranno persuadere neppure se uno dei morti risuscita””.
 
Luca 13: 22-30;
13:22 Egli attraversava città e villaggi, insegnando e avvicinandosi a Gerusalemme.
13:23 Un tale gli disse: “Signore, sono pochi i salvati?” Ed egli disse loro:
13:24 “Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché io vi dico che molti cercheranno di entrare e non potranno.
13:25 Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, stando di fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici”. Ed egli vi risponderà: “Io non so da dove venite”.
13:26 Allora comincerete a dire: “Noi abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza, e tu hai insegnato nelle nostre piazze!”
13:27 Ed egli dirà: “Io vi dico che non so da dove venite. Allontanatevi da me, voi tutti, malfattori”.
13:28 Là ci sarà pianto e stridor di denti, quando vedrete Abraamo, Isacco, Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio e voi ne sarete buttati fuori.
13:29 E ne verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno, e staranno a tavola nel regno di Dio.
13:30 Ecco, vi sono degli ultimi che saranno primi e dei primi che saranno ultimi”.
 
Matteo 7: 21-23;
7:21 “Non chiunque mi dice: Signore, Signore! entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.
7:22 Molti mi diranno in quel giorno: “Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato in nome tuo e in nome tuo cacciato demòni e fatto in nome tuo molte opere potenti?”
7:23 Allora dichiarerò loro: “Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, malfattori!”
Matteo 8: 11-12;
 
8:11 E io vi dico che molti verranno da Oriente e da Occidente e si metteranno a tavola con Abraamo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli,
8:12 ma i figli del regno saranno gettati nelle tenebre di fuori. Là ci sarà pianto e stridor di denti”.

 
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I SANTI VANNO DIRITTI IN PARADISO
Giovanni  14: 1-3;
14:1 “Il vostro cuore non sia turbato; abbiate fede in Dio, e abbiate fede anche in me!
14:2 Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore; se no, vi avrei detto forse che io vado a prepararvi un luogo?
14:3 Quando sarò andato e vi avrò preparato un luogo, tornerò e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io, siate anche voi;
 
Scrive Paolo.
Filippesi 1: 21-26;
1:21 Infatti per me il vivere è Cristo e il morire guadagno.
1:22 Ma se il vivere nella carne porta frutto all’opera mia, non saprei che cosa preferire.
1:23 Sono stretto da due lati: da una parte ho il desiderio di partire e di essere con Cristo, perché è molto meglio;
1:24 ma, dall’altra, il mio rimanere nel corpo è più necessario per voi.
1:25 Ho questa ferma fiducia: che rimarrò e starò con tutti voi per il vostro progresso e per la vostra gioia nella fede,
1:26 affinché, a motivo del mio ritorno in mezzo a voi, abbondi il vostro vanto in Cristo Gesù.

 
2Corinzi 5: 1-11;
5:1 Sappiamo infatti che se questa tenda che è la nostra dimora terrena viene disfatta, abbiamo da Dio un edificio, una casa non fatta da mano d’uomo, eterna, nei cieli.
5:2 Perciò in questa tenda gemiamo, desiderando intensamente di essere rivestiti della nostra abitazione celeste,
5:3 se pure saremo trovati vestiti e non nudi.
5:4 Poiché noi che siamo in questa tenda, gemiamo, oppressi; e perciò desideriamo non già di essere spogliati, ma di essere rivestiti, affinché ciò che è mortale sia assorbito dalla vita.
5:5 Or colui che ci ha formati per questo è Dio, il quale ci ha dato la caparra dello Spirito.
5:6 Siamo dunque sempre pieni di fiducia, e sappiamo che mentre abitiamo nel corpo siamo assenti dal Signore
5:7 (poiché camminiamo per fede e non per visione);
5:8 ma siamo pieni di fiducia e preferiamo partire dal corpo e abitare con il Signore.
5:9 Per questo ci sforziamo di essergli graditi, sia che abitiamo nel corpo, sia che ne partiamo.
5:10 Noi tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, affinché ciascuno riceva la retribuzione di ciò che ha fatto quando era nel corpo, sia in bene sia in male.
5:11 Consapevoli dunque del timore che si deve avere del Signore, cerchiamo di convincere gli uomini; e Dio ci conosce a fondo, e spero che nelle vostre coscienze anche voi ci conosciate.
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GESU’ E’ VENUTO A SALVARCI
Non è necessario reincarnarsi per diventare perfetti, infatti con la reincarnazione non si diventa perfetti,
per diventare perfetti occorre accettare Gesù come Unico Salvatore.
Giovanni 11: 25-26;
11:25 Gesù le disse: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà;
11:26 e chiunque vive e crede in me, non morirà mai.
Marco 16: 15-16;
16:15 E disse loro: “Andate per tutto il mondo, predicate il vangelo a ogni creatura.
16:16 Chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato; ma chi non avrà creduto sarà condannato.
 
Ebrei 10: 5-23;
10:5 Ecco perché Cristo, entrando nel mondo, disse: “Tu non hai voluto né sacrificio né offerta ma mi hai preparato un corpo;
10:6 non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato.
10:7 Allora ho detto: “Ecco, vengo” (nel rotolo del libro è scritto di me) “per fare, o Dio, la tua volontà””.
10:8 Dopo aver detto: “Tu non hai voluto e non hai gradito né sacrifici, né offerte, né olocausti, né sacrifici per il peccato” 
 (che sono offerti secondo la legge),
10:9 aggiunge poi: “Ecco, vengo per fare la tua volontà”. Così, egli abolisce il primo per stabilire il secondo.
10:10 In virtù di questa “volontà” noi siamo stati santificati, mediante l’offerta del corpo di Gesù Cristo fatta una volta per sempre.
10:11 Mentre ogni sacerdote sta in piedi ogni giorno a svolgere il suo servizio e offrire ripetutamente gli stessi sacrifici che non possono mai togliere i peccati,
10:12 Gesù, dopo aver offerto un unico sacrificio per i peccati, e per sempre, si è seduto alla destra di Dio,
10:13 e aspetta soltanto che i suoi nemici siano posti come sgabello dei suoi piedi.
10:14 Infatti con un’unica offerta egli ha reso perfetti per sempre quelli che sono santificati.
10:15 Anche lo Spirito Santo ce ne rende testimonianza. Infatti, dopo aver detto:
10:16 “Questo è il patto che farò con loro dopo quei giorni, dice il Signore, metterò le mie leggi nei loro cuori e le scriverò nelle loro menti”,
egli aggiunge:
10:17 “Non mi ricorderò più dei loro peccati e delle loro iniquità”.
10:18 Ora, dove c’e perdono di queste cose, non c’è più bisogno di offerta per il peccato.
10:19 Avendo dunque, fratelli, libertà di entrare nel luogo santissimo per mezzo del sangue di Gesù,
10:20 per quella via nuova e vivente che egli ha inaugurata per noi attraverso la cortina, vale a dire la sua carne,
10:21 e avendo noi un grande sacerdote sopra la casa di Dio,
10:22 avviciniamoci con cuore sincero e con piena certezza di fede, avendo i cuori aspersi di quell’aspersione che li purifica
da una cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura.
10:23 Manteniamo ferma la confessione della nostra speranza, senza vacillare; perché fedele è colui che ha fatto le promesse.
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IL NUOVO TESTAMENTO CI PARLA DELLA VITA MORTE ALDILA’ E RESURREZIONE
Vediamo che nel Nuovo Testamento è insegnato che l’uomo vive solo una vita terrena, e poi da morto va nell’aldilà, Paradiso o Inferno
secondo i meriti, e il giorno del Giudizio risusciteremo tutti, e gli eletti vivranno in eterno nel Regno dei Cieli,
e i dannati finiranno insieme a Satana e ai suoi demoni nel fuoco eterno.
Matteo 13: 40-43;
13:40 Come dunque si raccolgono le zizzanie e si bruciano con il fuoco, così avverrà alla fine dell’età presente.
13:41 Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli che raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono l’iniquità,
13:42 e li getteranno nella fornace ardente. Lì sarà il pianto e lo stridor dei denti.
13:43 Allora i giusti risplenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi [per udire] oda.
Matteo 25: 34; Allora il re dirà a quelli della sua destra: “Venite, voi, i benedetti del Padre mio;
 ereditate il regno che v’è stato preparato fin dalla fondazione del mondo.
Matteo 25:41;25:41 Allora dirà anche a quelli della sua sinistra: “Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno,
 preparato per il diavolo e per i suoi angeli!
Matteo 25: 46; Questi se ne andranno a punizione eterna; ma i giusti a vita eterna”.
 
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CHI ACCETTA LA TEORIA DELLA REINCARNAZIONE NEGA LA DIVINITA’ E MISSIONE SALVIFICA DI GESU’
Chi crede nella reincarnazione non può essere cristiano, perché non solo il Nuovo Testamento, non la insegna
ma la reincarnazione esclude la salvezza eterna che ci viene solo dal Signore Gesù, il quale si è sacrificato per noi.
 
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Le Sacre Scritture
Bibbia Nuova Versione Riveduta
 
Le Sacre Scritture
Bibbia Nuova Versione Riveduta

L’UOMO HA UNA SOLA VITA TERRENA SECONDO LA SACRA BIBBIA PRIMA PARTE

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La Trasfigurazione di Gesù
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LA REINCARNAZIONE NON E’ INSEGNATA NEL VECCHIO E NUOVO TESTAMENTO
 
Secondo il Vecchio e Nuovo testamento l’uomo ha solo una vita terrena.
Nel Vecchio Testamento gli insegnamenti sull’aldilà e la risurrezione sono molto vaghi, ed anche incerti o assenti, e la reincarnazione è del tutto sconosciuta.
Nel Nuovo Testamento è insegnato bene l’aldilà, la risurrezione e la vita eterna.
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Ci sono alcuni che affermano che nel Nuovo  Testamento ci sarebbero riferimenti  alla reincarnazione.
1) Dicono che Giovanni il Battista era la reincarnazione del Profeta Elia.
2) Dicono che si credeva che Gesù fosse uno dei Profeti del passato.
3) Dicono che Gesù insegno’ che bisogna nascere di nuovo.
4) Dicono che il cieco nato avrebbe potuto peccare nella vita precedente.
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Risposte  e chiarimenti dal Nuovo Testamento.
1) “Vi mando Elia il profeta”, predisse Dio, e Gesù mostrò che Giovanni il Battista adempì quella profezia (Malachia 4:5, 6; Matteo 11:13, 14).
Ma questo non significa che Elia si fosse reincarnato in Giovanni il Battista. Giovanni stesso disse di non essere Elia (Giovanni 1:21).
Piuttosto, proclamando il messaggio di Dio che invitava tutti a pentirsi, Giovanni compì un’opera simile a quella di Elia (1 Re 18:36, 37; Matteo 3:1).
 Inoltre, Giovanni diede prova di essere “forte e potente come il profeta Elia” (Luca 1:13-17, Parola del Signore).
Vediamo che Elia apparve a Gesù durante la Trasfigurazione, e subito dopo Gesù dice che Elia sarebbe Giovanni battista, quindi  Giovanni Bttista
non è proprio Elia, ma è molto simile a lui, è come Elia in potenza e santità.
Matteo 17: 1-13;
17:1 Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello, e li condusse sopra un alto monte, in disparte.
17:2 E fu trasfigurato davanti a loro; la sua faccia risplendette come il sole e i suoi vestiti divennero candidi come la luce.
17:3 E apparvero loro Mosè ed Elia che stavano conversando con lui.
17:4 E Pietro prese a dire a Gesù: “Signore, è bene che stiamo qui; se vuoi, farò qui tre tende; una per te, una per Mosè e una per Elia”.
17:5 Mentre egli parlava ancora, una nuvola luminosa li coprì con la sua ombra, ed ecco una voce dalla nuvola che diceva: “Questo è il mio Figlio diletto, nel quale mi sono compiaciuto; ascoltatelo”.
17:6 I discepoli, udito ciò, caddero con la faccia a terra e furono presi da gran timore.
17:7 Ma Gesù, avvicinatosi, li toccò e disse: “Alzatevi, non temete”.
17:8 Ed essi, alzati gli occhi, non videro nessuno, se non Gesù tutto solo.
17:9 Poi, mentre scendevano dal monte, Gesù diede loro quest’ordine: “Non parlate a nessuno di questa visione, finché il Figlio dell’uomo sia risuscitato dai morti”.
17:10 E i discepoli gli domandarono: “Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia?”
17:11 Egli rispose: “Certo, Elia deve venire e ristabilire ogni cosa.
17:12 Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, gli hanno fatto tutto quello che hanno voluto; così anche il Figlio dell’uomo deve soffrire da parte loro”.
17:13 Allora i discepoli capirono che egli aveva parlato loro di Giovanni il battista.
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Da ” IL CAMMINO CRISTIANO”
La profezia del ritorno di Elia si trova nel libro del profeta Malachia (3,1; 4,5-6): “Ecco, io vi mando il profeta Elia, prima che venga il giorno del Signore, giorno grande e terribile. Egli volgerà il cuore dei padri verso i figli, e il cuore dei figli verso i padri, perché io non debba venire a colpire il paese di sterminio”. Proprio prima dell’adempimento di questa profezia con la nascita del battista, un angelo aveva annunciato a suo padre Zaccaria: “…andrà davanti a lui con lo spirito e la potenza di Elia, per volgere i cuori dei padri ai figli e i ribelli alla saggezza dei giusti, per preparare al Signore un popolo ben disposto” (Luca 1:17). Cosa significano le parole “con lo spirito e la potenza di Elia”? Secondo gli altri passaggi biblici che si riferiscono a Elia e al battista, non insegnano la reincarnazione.
 
Al tempo in cui Giovanni il battista cominciò la sua predicazione pubblica, i sacerdoti gli chiesero: “Sei tu Elia?” (Giovanni 1:21). In tali circostanze un vero “guru” non avrebbe esitato a dichiarare la sua posizione nella successione dei maestri spirituali (guru parampara) della tradizione che egli rappresenta. Ma Giovanni il battista rispose semplicemente: “Non lo sono” (stesso verso).
 
Il motivo della sua negazione è che Giovanni il battista era un TIPO di Elia, un profeta che avrebbe dovuto ripetere la missione di Elia in un contesto simile al suo. Come Elia prima di lui, anche Giovanni il battista dovette subire la persecuzione della casa reale e agire nel contesto di degenerazione spirituale in cui versava la nazione d’Israele, con la missione di ricondurre le persone a Dio. Il battista aveva lo stesso incarico spirituale del profeta Elia, ma non la stessa anima o lo stesso “sè”. Dunque nell’espressione “con lo spirito e la potenza di Elia” non bisogna vedere l’idea della reincarnazione di una persona, ma la necessaria ripetizione di un episodio ben conosciuto nella storia d’Israele. Un altro testo biblico che contraddice la teoria della reincarnazione in questo caso è la storia della scomparsa di Elia da questo mondo. Elia non morì fisicamente, ma fu trasportato in cielo (2 Re 2,11). La teoria classica della reincarnazione afferma che una persona deve prima morire affinché il suo sè possa reincarnarsi in un altro corpo. Nel caso di Elia, questo ovviamente non accadde. Infine, dobbiamo ricordare l’esperienza dei tre apostoli al monte della trasfigurazione (Matteo 17,1-8, Marco 9,2-8, Luca 9,28-36), dove in presenza di Cristo apparve Elia e fu identificato dagli apostoli senza alcun fraintendimento che potesse trattarsi del battista.
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2) Gesù chiese agli Apostoli cosa credeva la gente su di Lui, e la risposta fu che fosse uno dei profeti.
Matteo  16: 13-16;
16:13 Poi Gesù, giunto nei dintorni di Cesarea di Filippo, domandò ai suoi discepoli: “Chi dice la gente che sia il Figlio dell’uomo?”
16:14 Essi risposero: “Alcuni dicono Giovanni il battista; altri, Elia; altri, Geremia o uno dei profeti”.
16:15 Ed egli disse loro: “E voi, chi dite che io sia?”
16:16 Simon Pietro rispose: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”.
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Erode venuto a conoscenza di Gesù, e sapeva che la gente lo credeva un profeta risorto o Giovanni Battista.
Luca 9: 7-9;
9:7 Erode, il tetrarca, udì parlare di tutti quei fatti; ne era perplesso, perché alcuni dicevano: “Giovanni è risuscitato dai morti”;
9:8 altri dicevano: “È apparso Elia”; e altri: “È risuscitato uno degli antichi profeti”.
9:9 Ma Erode disse: “Giovanni l’ho fatto decapitare; chi è dunque costui del quale sento dire queste cose?” E cercava di vederlo.
Vediamo che Gesù non era un Profeta o Giovanni Battista risorto, a parte il fatto che Gesù fu battezzato da Giovanni Battista ed è chiaro
che erano due persone diverse, Gesù prima di nascere sulla terra esisteva come il Verbo di Dio.
Giovanni 1: 1-5;
1:1 Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio.
1:2 Essa era nel principio con Dio.
1:3 Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei; e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta.
1:4 In lei era la vita, e la vita era la luce degli uomini.
1:5 La luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l’hanno sopraffatta.
Gesù nacque per opera dello Spirito Santo.
Luca 1: 26-35;
1:26 Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città di Galilea, chiamata Nazaret,
1:27 a una vergine fidanzata a un uomo chiamato Giuseppe, della casa di Davide; e il nome della vergine era Maria.
1:28 L’angelo, entrato da lei, disse: “Ti saluto, o favorita dalla grazia; il Signore è con te”.
1:29 Ella fu turbata a queste parole, e si domandava che cosa volesse dire un tale saluto.
1:30 L’angelo le disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.
1:31 Ecco, tu concepirai e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù.
1:32 Questi sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo, e il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre.
1:33 Egli regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il suo regno non avrà mai fine”.
1:34 Maria disse all’angelo: “Come avverrà questo, dal momento che non conosco uomo?”
1:35 L’angelo le rispose: “Lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà dell’ombra sua; perciò,
 anche colui che nascerà sarà chiamato Santo, Figlio di Dio.
 
Gesù prima di nascere era Dio.
Filippesi 2: 6-11;
 
2:6 il quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò l’essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente,
2:7 ma spogliò sé stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini;
2:8 trovato esteriormente come un uomo, umiliò sé stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce.
2:9 Perciò Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome,
2:10 affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra,
2:11 e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre.
 
Colossesi 1: 15-20;
 
1:15 Egli è l’immagine del Dio invisibile, il primogenito di ogni creatura;
1:16 poiché in lui sono state create tutte le cose che sono nei cieli e sulla terra, le visibili e le invisibili: troni, signorie, principati, potenze; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui.
1:17 Egli è prima di ogni cosa e tutte le cose sussistono in lui.
1:18 Egli è il capo del corpo, cioè della chiesa; è lui il principio, il primogenito dai morti, affinché in ogni cosa abbia il primato.
1:19 Poiché al Padre piacque di far abitare in lui tutta la pienezza
1:20 e di riconciliare con sé tutte le cose per mezzo di lui, avendo fatto la pace mediante il sangue della sua croce; per mezzo di lui, dico, tanto le cose che sono sulla terra, quanto quelle che sono nei cieli.
Ebrei 1:1-13;
1:1 Dio, dopo aver parlato anticamente molte volte e in molte maniere ai padri per mezzo dei profeti,
1:2 in questi ultimi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che egli ha costituito erede di tutte le cose, mediante il quale ha pure creato l’universo.
1:3 Egli, che è splendore della sua gloria e impronta della sua essenza, e che sostiene tutte le cose con la parola della sua potenza, dopo aver fatto la purificazione dei peccati, si è seduto alla destra della Maestà nei luoghi altissimi.
1:4 Così è diventato di tanto superiore agli angeli, di quanto il nome che ha ereditato è più eccellente del loro.
1:5 Infatti, a quale degli angeli ha mai detto: “Tu sei mio Figlio, oggi io t’ho generato”? e anche: “Io gli sarò Padre ed egli mi sarà Figlio”?
1:6 Di nuovo, quando introduce il primogenito nel mondo, dice: “Tutti gli angeli di Dio lo adorino!”
1:7 E mentre degli angeli dice: “Dei suoi angeli egli fa dei venti, e dei suoi ministri fiamme di fuoco”,
1:8 parlando del Figlio dice: “Il tuo trono, o Dio, dura di secolo in secolo, e lo scettro del tuo regno è uno scettro di giustizia.
1:9 Tu hai amato la giustizia e hai odiato l’iniquità; perciò Dio, il tuo Dio, ti ha unto con olio di letizia, a preferenza dei tuoi compagni”.
1:10 E ancora: “Tu, Signore, nel principio hai fondato la terra e i cieli sono opera delle tue mani.
1:11 Essi periranno, ma tu rimani; invecchieranno tutti come un vestito,
1:12 e come un mantello li avvolgerai e saranno cambiati; ma tu rimani lo stesso, e i tuoi anni non avranno mai fine”.
1:13 E a quale degli angeli disse mai: “Siedi alla mia destra finché abbia posto i tuoi nemici come sgabello dei tuoi piedi”?
 
 
 
Gesù stesso parla della sua preesistenza;
Giovanni 8: 57-58;
8:57 I Giudei gli dissero: “Tu non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abraamo?”
8:58 Gesù disse loro: “In verità, in verità vi dico: prima che Abraamo fosse nato, io sono”.
Giovanni 17: 4-5;
17:4 Io ti ho glorificato sulla terra, avendo compiuto l’opera che tu mi hai data da fare.
17:5 Ora, o Padre, glorificami tu presso di te della gloria che avevo presso di te prima che il mondo esistesse.
 
Giovanni 17: 24;
17:24 Padre, io voglio che dove sono io, siano con me anche quelli che tu mi hai dati, affinché vedano la mia gloria che tu mi hai data; poiché mi hai amato prima della fondazione del mondo.

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3)Con l’espressione “nascere di nuovo” la Bibbia si riferisce a una rinascita spirituale che ha luogo mentre la persona è ancora in vita (Giovanni 1:12, 13).
Giovanni 1: 9-13;
 
1:9 La vera luce che illumina ogni uomo stava venendo nel mondo.
1:10 Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, ma il mondo non  l’ha conosciuto.
1:11 È venuto in casa sua e i suoi non l’hanno ricevuto;
1:12 ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventar  figli di Dio: a quelli, cioè, che credono nel suo nome;
1:13 i quali non sono nati da sangue, né da volontà di carne,  né da volontà d’uomo, ma sono nati da Dio.

 
Questa rinascita non è l’inevitabile conseguenza delle azioni passate, ma un dono di Dio, il quale dà a chi lo riceve una particolare speranza per il futuro
Giovanni 3: 1-12;
3:1 C’era tra i farisei un uomo chiamato Nicodemo, uno dei capi dei Giudei.
3:2 Egli venne di notte da Gesù, e gli disse: “Rabbì, noi  sappiamo che tu sei un dottore venuto da Dio; perché nessuno può  fare questi miracoli che tu fai, se Dio non è con lui”.
3:3 Gesù gli rispose: “In verità, in verità ti dico  che se uno non è nato di nuovo non può vedere il regno di Dio”.
3:4 Nicodemo gli disse: “Come può un uomo nascere quando è  già vecchio? Può egli entrare una seconda volta nel grembo di  sua madre e nascere?”
3:5 Gesù rispose: “In verità, in verità ti dico che  se uno non è nato d’acqua e di Spirito, non può entrare nel regno  di Dio.
3:6 Quello che è nato dalla carne, è carne; e quello che è  nato dallo Spirito, è spirito.
3:7 Non ti meravigliare se ti ho detto: “Bisogna che nasciate di nuovo”.
3:8 Il vento soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai né  da dove viene né dove va; così è di chiunque è nato  dallo Spirito”.
3:9 Nicodemo replicò e gli disse: “Come possono avvenire queste  cose?”
3:10 Gesù gli rispose: “Tu sei maestro d’Israele e non sai queste  cose?
3:11 In verità, in verità ti dico che noi parliamo di ciò  che sappiamo e testimoniamo di ciò che abbiamo visto; ma voi non ricevete  la nostra testimonianza.
3:12 Se vi ho parlato delle cose terrene e non credete, come crederete se vi  parlerò delle cose celesti?

 
1 Pietro 1:3-5;
 
1:3 Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha fatti rinascere a una speranza viva mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti,
1:4 per una eredità incorruttibile, senza macchia e inalterabile. Essa è conservata in cielo per voi,
1:5 che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, per la salvezza che sta per essere rivelata negli ultimi tempi.
 

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4) La guarigione dell’uomo nato cieco, riportata in Giovanni 9: 1-3. 
 

Giovanni 9:1-3;

9:1 Passando vide un uomo, che era cieco fin dalla nascita.
9:2 I suoi discepoli lo interrogarono, dicendo: “Maestro, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?”
9:3 Gesù rispose: “Né lui ha peccato, né i suoi genitori; ma è così, affinché le opere di Dio siano manifestate in lui.

Consideriamo la domanda degli apostoli: “Maestro, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?”. E’ ovvio che se fosse valida la prima opzione (l’uomo sarebbe nato cieco a causa dei suoi peccati) significherebbe che l’uomo poteva aver peccato solo in una vita precedente. Secondo la teoria classica della reincarnazione, in una vita precedente quell’uomo sarebbe potuto essere un crudele dittatore che ora stava subendo la condanna per le sue azioni.
Comunque, la domanda degli apostoli non implica che tra gli israeliti fosse diffusa qualche forma di dottrina della reincarnazione. Conferma anzi che alcune fazioni religiose dell’epoca insegnavano la fantasiosa teoria che il feto può commettere peccati mentre è ancora nel grembo della madre.
 
Era pensiero comune che all’origine di ogni malattia ci fosse un peccato: quella cecità era causata da un peccato del cieco o dei suoi genitori? Circa i suoi genitori ci si riferiva a (Es 20,5; Dt 5,9; 2Sam 12,14s). La punizione fino alla terza e alla quarta generazione (Es 20,5; Dt 5,9) riguardava il fatto che chi in Israele dava origine ad una discendenza idolatrica, adultera, imponendo ai figli le sue vedute, non poteva sperare che essa sussistesse, perché era tagliata fuori dalle benedizioni legate all’alleanza (Sap 3,19; Sir 16,4). Riguardo al caso del figlio adulterino di Davide, non è che Dio lo abbia messo a morte positivamente, ma ha lasciato che una malattia avesse il suo tragico corso.
Circa la domanda sull’attribuzione del peccato all’uomo cieco, poteva esserci alla base la teoria di alcuni rabbini del tardo giudaismo, che si spingevano a dire che anche l’embrione poteva peccare, probabilmente appoggiandosi a (Gn 25,22; Os 12,3).
Se Gesù avesse considerato vera la reincarnazione, sicuramente avrebbe utilizzato questa opportunità – come Egli era solito fare – per spiegare loro la legge del karma e per applicare la reincarnazione al caso di quell’uomo. Gesù non mancò mai di cogliere simili occasioni per istruire i suoi discepoli riguardo alle questioni spirituali, e la reincarnazione sarebbe stata una dottrina cruciale da apprendere.

Ciò nonostante, con la risposta che diede loro, Gesù rigettò entrame le ipotesi suggerite dagli apostoli. Sia l’idea di poter peccare prima della nascita, sia quella della punizione per i peccati dei genitori, erano sbagliate. Gesù disse: “Né lui ha peccato, né i suoi genitori” (Giovanni 9,3). Quella situazione offrì a Gesù la possibilità di offrire alla gente una prova della Sua divinità, guarendo il cieco nato, Giovanni 9:39, Gesù disse: “Io sono venuto in questo mondo per fare un giudizio, affinché quelli che non vedono vedano, e quelli che vedono diventino ciechi”.

 
Le Sacre Scritture
Bibbia Nuova Versione Riveduta
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LA REINCARNAZIONE NELL’ EBRAISMO

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LA REINCARNAZIONE NELLE CREDENZE EBRAICHE

Rabbino cabbalista
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Benché sia una concezione non presente nella Torah scritta e non esplicita nel Talmud la credenza nella reincarnazione non è estranea nemmeno all’Ebraismo. Definita Ghilgul (גלגול) è insegnata infatti dalla Qabbalah, la componente mistico-esoterica della religione ebraica basata in buona parte sul valore mistico-occulto dei numeri e delle lettere alfabetiche ebraiche, grazie al quale vengono estratti dai testi sacri dei significati nascosti e più profondi rispetto a quelli ottenibili dallo studio ordinario.
 
La dottrina ebraica della reincarnazione si può allora rintracciare nei seguenti elementi:
Il principale continuatore della dottrina della reincarnazione secondo l’esegesi ebraica è l’Arizal anche attraverso uno dei suoi testi edito anche in inglese, Gate of reincarnation, dall’originale ebraico. Accettando il presupposto secondo cui non tutti gli uomini sono soggetti alla reincarnazione, spiegando poi che lo scopo del ghilgul è il tiqqun, in questo caso la rettificazione delle differenti anime Nefesh, Ruach e Neshamah, che possono essere raggiunte e completate in una stessa persona, egli enumera differenti concezioni di reincarnazione, facendone esempi pratici: dice ad esempio che ogni tipo di anima delle persone soggette alla reincarnazione dev’essere rettificato in vite differenti ed in rari casi tutte in una vita successiva soltanto e sottolineando anche che ne esiste un tipo in cui due persone si corrispondono senza per forza di cose essere stretti dalla stessa anima venuta al mondo due volte o in più situazioni differenti; la persona nasce e muore in più vite; più anime di persone differenti potrebbero essere rettificate nel corso di un unico ciclo di reincarnazioni.
Rabbi Shimon bar Yochay, rabbino del Talmud ed autore dello Zohar, fu a conoscenza del mistero della reincarnazione.
Anche il Gaon di Vilna ha scritto un commento al Libro di Giona adattandolo alla reincarnazione secondo l’interpretazione iniziale che trova l’analogia di Giona con l’anima dell’uomo, della barca come il suo corpo, del mare come questo mondo e della Terra asciutta come il Mondo Futuro.
Tra gli altri si ricordano Isaia Horowitz e Shlomo Alkabetz il quale afferma che vi sono tre tipi di reincarnazione rapportati alle caratteristiche dei tre patriarchi del popolo d’Israele: ad Avraham corrisponde il tipo in cui nelle vite successive si compiono buone azioni e si realizzano i precetti non compiuti o quelli trasgrediti nelle vite precedenti; ad Isacco, simbolo di timore e potenza, corrispondono le vite di anime reincarnate in animali puri, “rettificate” dai peccati dagli Ebrei; infine a Giacobbe, segno di bellezza ed armonia, corrispondono vite successive, fino a 2000, in cui si possono compiere Mizvot non compiute precedentemente per mancanza di opportunità.
« Il Creatore del mondo e di tutte le anime sa quello che accadde tra gli individui nelle vite precedenti »
(Zohar)
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Nel testo dell’Arizal e dello Zohar vengono espressi i seguenti princìpi:
Il primo caso riguarda la corrispondenza tra l’anima di Adamo, primo uomo e padre dell’Umanità, ed Avraham, primo padre del popolo d’Israele da cui sorsero anche altri popoli. Considerando che Avraham ebbe maggiori meriti di Adamo, ci si chiese allora perché non fosse stato creato come primo uomo; i maestri mistici ed i rabbini del Talmud considerano che, nel caso Avraham avesse commesso l’errore di Adamo come primo uomo, sarebbe stato quasi impossibile il tiqqun, la rettificazione del peccato originale. Questo è un ulteriore motivo per cui Avraham e Sarah, corrispondendo appunto ad Adamo ed Eva ed associati al tiqqun suddetto, vennero sepolti in Machpelah anche assieme al primo uomo ed alla prima donna dell’umanità. Questa corrispondenza non vale come reincarnazione vera e propria, ma vuole evidenziare come valga lo stesso principio, ossia quello della crescita spirituale e morale delle vite successive.
La serva di Iesse è il Ghilgul di Agar.
Un esempio analogo è quello della corrispondenza tra Mosè ed Abele o di Core e Caino; anche Esaù è il Ghilgul di Caino mentre Jetro è il Ghilgul soltanto del bene di Caino. Secondo un’altra opinione anche Hillel in parte corrisponde a Mosè.
Un caso molto vicino alla concezione comune di reincarnazione è quello della corrispondenza di Pinchas [o Fineas] e del profeta Elia.
Ancora il caso dell’affinità di reincarnazione tra Nimrod e Nabucodonosor.
Balaam è il Ghilgul di Labano infatti da questo ereditò la magia, appresa anche dall’angelo caduto Azazel.
Secondo Moshe Alshich, Rut è il Ghilgul della figlia primogenita di Lot; anche di Tamar.
 
Non è comunque esclusa la possibilità che una stessa anima possa vivere più vite in periodi storici differenti e sia soggetta a più rinascite dopo la morte:
a questo proposito si parla di anime nuove che non subiranno o non hanno subito sino a quel momento vissuto alcun tipo di reincarnazione; esse sono più forti delle altre;
vi è poi il caso di anime che, mancanti della forza necessaria ad ascendere al Cielo, vagano per il mondo a volte in gruppi in cielo, come turbini, ed a volte stazionando accanto ad animali, piante o oggetti inanimati per averne riferimento per il proprio movimento spirituale: l’Arizal ritiene che lo stazionamento ed il passaggio dal regno minerale al regno vegetale sino al regno animale e poi dell’uomo possa durare dai 20 anni o 100 sino a 1000 in ciascuno di essi;
simile a quest’ultimo caso è quello della sosta di un’anima di una persona spirata presso un uomo vivente: non si tratta di un vero e proprio possesso del corpo di quest’ultimo quanto piuttosto di qualcosa simile ad un accompagnamento senza alcun danno per l’uomo o la donna che ne sono il riferimento sovrannaturale. Dunque l’accompagnatore ospitante e l’anima accompagnatrice dovranno avere molte somiglianze nella propria natura spirituale, anime dello stesso genere;
l’ibbur riguarda il sostegno divino dato ad una persona con la collaborazione di un’anima di una persona spirata che sia Zaddiq, un giusto: viene insegnato in molti testi rabbinici, tra cui il Tanya, che gli Zaddiqim continuano la loro assistenza al mondo anche dopo la morte, ché anzi è ancor più completa perché libera dai peccati ed unita in modo perfetto all’Unità divina in collaborazione assoluta con Dio, ciò non escludendo l’impedimento di rivolgersi in preghiera a persone spirate o ad angeli, divieto che prevale secondo la fede unica in Dio il cui Regno regge ogni cosa, anche il Mondo dell’Aldilà. Spesso l’anima ospitata potrebbe invece necessitare del supporto dell’ospitante per un proprio tiqqun. Una volta rettificati tutti i gradi delle anime proprie, nell”Olam Ha-Ba quella persona potrà raggiungere lo stesso livello dello stesso Zaddiq o dei vari Zaddiqim che lo supportarono durante i cicli di reincarnazione e rettificazione delle anime. L’assistenza dell’anima di uno Zaddiq ad una persona viva viene paragonata al caso Talmudico del prestito il cui credito viene poi estinto nel Gan Eden secondo i meriti fatti ottenere al secondo dal primo attraverso le Mitzvot e di cui entrambi potranno godere i benefici in quanto entrambi capaci di ciò durante quel ciclo o i più cicli di reincarnazione.
Uno degli esempi di ibbur è quello dei figli di Giacobbe sui principi delle dodici tribù d’Israele entrati ad esplorare la Terra d’Israele per ordine di Mosè: essi furono loro di supporto sino a quando decisero però di parlare male della Terra d’Israele, ciò avvenne da parte di tutti i principi ad esclusione di Caleb e Giosuè; dei colpevoli l’Arizal dice che vennero abbandonati dal supporto delle anime dei figli di Giacobbe loro assegnato e questa maldicenza fu infatti uno dei peccati principali che impedirono poi a quella generazione di entrare in Terra d’Israele.
 
Le discussioni ammettono 3 possibili cicli di reincarnazione per persone non rette nei casi in cui ve ne sia necessità, numero, anche questo, che ha rilevanza simbolica anche secondo l’aspetto del ciclo di vita vissuto. Per le persone rette può avvenire un numero superiore di reincarnazioni;
vi è poi l’Yibbum che, precetto della Torah oggi non più possibile per insufficienza nei livelli di purità e santità, riguarda il matrimonio di un uomo con la sposa del proprio fratello dopo la morte di quest’ultimo: questo precetto veniva comandato non solo per onorare la memoria spirituale del fratello ma anche per rendergli meriti ed onori con la nascita di figli che poi sarebbero stati dunque discendenza sua. Sebbene non si tratti di reincarnazione, l’Arizal sottolinea che questo vale come suo paragone. L’Yibbum non presenta una reincarnazione all’interno della famiglia lasciata e ciò sebbene il cognato faciliti in questo modo una modalità simile alla reincarnazione ma di questa assente ed intesa come rettificazione per il fratello morto: l’Yibbum è necessario al fine di avere figli in nome del fratello che altrimenti sarebbe considerato morto senza una discendenza; particolare la tradizione secondo la quale il primo figlio nato da questa nuova coppia di sposi avrebbe ricevuto il nome del fratello che non riuscì ad adempiere in vita al precetto biblico della procreazione perché morto prima.
Il processo di reincarnazione così descritto riguarda il tiqqun, la rettificazione dell’anima dai peccati commessi nelle vite precedenti non con l’intento di punire durante le vite successive ma con quello di purificazione ed aumento dei meriti: secondo questa teoria le vite successive delle sole anime coinvolte in questi cicli saranno sempre purificate dai peccati delle vite precedenti o attraverso la rinascita stessa o tramite il compimento di azioni che aggiungano un numero di meriti sempre maggiore. Non è presente quindi il rischio che gravi o lievi peccati commessi nelle vite precedenti possano influenzare il corso delle vite successive o, come anche i peccati o le sofferenze patite, possano danneggiare l’anima ospitata nel caso di un ibbur; anche per questo viene insegnato che è molto difficile che una persona divenga consapevole delle vite vissute in precedenza.
 
« …preservando la misericordia per 1000 (2000) generazioni… »   (Esodo 34.7)  
 
Secondo questo versetto (in ebraico per mille, אלפ (alaf), al plurale, אלפים, si può intendere duemila) per l’Arizal ci si riferisce al ciclo di reincarnazione dei retti che può contare sino a 2000 “reincarnazioni” per una stessa persona mentre per i non retti vale il versetto che afferma: sino alla quarta generazione, contando quindi 3 reincarnazioni in un totale di 4 vite.
 
Vi possono essere quindi cicli di tre reincarnazioni ma si può arrivare sino a venti, trenta ed oltre: questo dipende dal tipo di reincarnazione, se si tratta di un caso tra i vari ibburim o tra i vari ghilgulim. La Qabbalah esclude quindi che un’anima di uomo o donna possa divenire, nella sua interezza, un essere completo differente come animali, piante o oggetti perché, ad esempio, di natura superiore a quella degli animali comunque esistente. Nel ciclo delle reincarnazioni la sola interazione tra uomini ed animali, piante o altro, come nel caso sopra descritto, avviene per “anime vaganti” che non sono ancora giunte in Gan Eden. Anche gli ebrei di oggi usano chiedere a Dio un sostegno spirituale per queste anime durante la Benedizione degli alberi, benedizione che viene effettuata al principio della Primavera di ogni anno.
 
Il motivo della reincarnazione come modo per poter rettificare la propria anima, secondo i meriti aggiunti e per acquisirne un numero più alto, passaggio aggiunto all’espiazione completa dei propri peccati solo dopo la morte nel Ghehinnom, è il privilegio di avere un’opportunità in più in un’altra vita anche per compiere maggiori buone azioni, in particolare quelle non compiute nelle vite precedenti; la ricompensa di questi sarà manifesta nell’era messianica e nell”Olam Ha-Ba in modo da potervi giungere completamente rettificata grazie al percorso durante la propria vita o le molte reincarnazioni, ciò anche per rettificare le trasgressioni compiute in precedenza; nel caso invece di un’anima di una persona non retta occorre invece un intervento divino di maggior forza individuato nell’espiazione nel Ghehinnom che ha una durata massima di un anno e che nella Tradizione ebraica, inteso come Inferno e Purgatorio contemporaneamente, permetterà a quest’anima di espiare grazie all’intervento divino suddetto per poi giungere comunque nel Gan Eden finalmente rettificata e purificata. Come detto quindi ciò non esclude che anche l’anima di chi è sottoposto a reincarnazione debba espiare i propri peccati nel Ghehinnom infatti nelle vite successive, oltre a meriti comuni, si deve aderire a quelli mancati precedentemente.
 
Anche se per motivi differenti, similmente l’Arizal ammette che l’uomo soltanto è passibile di reincarnazioni perché il fuoco dello studio della Torah lo protegge dal fuoco del Ghehinnom. Questo studio per la donna non è considerato obbligo quindi essa è soggetta, dopo la morte, all’espiazione dei peccati tramite il fuoco del Ghehinnom e non attraverso reincarnazioni successive.
 
La donna non è quindi soggetta al ciclo delle reincarnazioni anche perché più fragile dell’uomo e quindi con un bisogno maggiore della protezione e dell’intervento divino. In alcuni casi eccezionali, come non essere riuscita ad avere figli e per aver avuto rapporti sessuali proibiti con altre donne, è necessaria la reincarnazione per la gravità del peccato commesso. Nel testo sulle “reincarnazioni” l’Arizal afferma che talvolta donne che hanno commesso i peccati prima ricordati, con individui dello stesso sesso, potrebbero avere una vita successiva “[quasi] come uomini” (Gate of reincarnation).
 
L’espiazione dei peccati nel Ghehinnom può valere anche per gli uomini.
 
Quando l’era messianica sarà completata, e tutto il mondo vivrà nella completa rettificazione, non vi sarà più bisogno del ciclo delle reincarnazioni. Nella resurrezione, con la rivelazione del Messia, potrà succedere che due corpi possano ricevere comunque le due anime distintamente anche se una stessa persona avesse sostenuto in un ibbur soltanto, contribuendo alla rettificazione delle due stesse. Un corpo di una persona potrà ricevere soltanto un’anima definita Nefesh mentre un altro potrà ricevere sia Nefesh che Ruach o Nefesh, Ruach e Neshamah anche rettificate nel corso di una stessa reincarnazione se espressioni originarie di quell’anima principalmente attiva alla sua creazione al principio di tutto; può succedere poi che in seguito ad una reincarnazione in un secondo corpo l’anima della persona nell’era messianica risorga nel secondo corpo e non più nel primo maggiormente macchiato dalle colpe della prima vita e ciò nel caso di un’unica anima nefesh in entrambe le vite.
 
I maestri insegnano che prima di nascere le anime di ogni sposo ed ogni sposa sono unite sino a quando, una volta presenti nel mondo, in vita Dio si occupa di farli incontrare affinché si riuniscano come individui nuovamente divenuti un’entità completa. In un commento ad una parte del Talmud, a tal proposito l’Arizal spiega che il versetto che afferma come Dio li riunisca contro la loro volontà non si riferisce ad anime gemelle ma all’anima di un uomo reincarnato che, per adempiere alla Mizvah della procreazione, si riunisca con una donna diversa da quella a cui era unito nel corso della prima vita, sua sola anima gemella. L’Arizal insegna infatti che la potenza della Volontà divina è tale da permettere che essi possano vivere assieme in modo corretto e conforme accettando poi senza astio o disprezzo questa possibilità; ciò è vero alla luce dell’insegnamento secondo cui soltanto l’uomo, e non la donna, è soggetto alla reincarnazione. Questo tipo di coppia, riunita da Dio, nell’Halakhah presenta la medesima valenza giuridica del caso di matrimonio tra individui le cui anime erano unite prima di nascere.
Vi è poi il caso di due coniugi che si reincarnano per non essere riusciti ad avere figli, obbligo biblico, nella vita precedente: essi si riuniranno rincontrandosi anche nella reincarnazione al fine di adempiere all’obbligo di questa Mizvah. Talvolta però si reincarnano in periodi storici differenti.
 
(Talmud, Rabbi Yeoshuah)
 
Chaim Vital racconta che spesso il suo maestro Arizal scorgeva anche le anime di Zaddiqim o studiosi di Torah stare in piedi sulle loro tombe inoltre poteva intravedere anime sostare presso oggetti inanimati ed indicare i nomi di tali persone nonché le loro mancanze in vita per quelle reincarnazioni.
Secondo lo studioso Gershom Scholem la dottrina della trasmigrazione era diffusa nel II secolo presso le comunità manichee e cristiane, non è impossibile che il suo ingresso nell’Ebraismo sia dovuto proprio alle influenze delle filosofie indiane veicolate dal Manicheismo, dal Neoplatonismo così come dagli insegnamenti degli Orfici.
Estratto da
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Lo Zohar. Per parlare di questo libro occorre però dire prima qualcosa sulla Kabbalah (si veda anche http://camcris.altervista.org/qabbalah.html ). L’ebraismo è stato fortemente influenzato dalla Kabbalah che significa ‘ricezione’ o ‘ciò che è stato ricevuto’. Kabbalah è un termine generale che sta ad indicare un insegnamento religioso tramandato oralmente dall’origine di generazione in generazione. In particolare però il termine kabbalah dopo l’XI secolo cominciò ad essere usato per indicare quel tipo di pensiero mistico giudaico che si diceva trasmesso dal lontano passato e che era stato affidato come dottrina segreta a pochi privilegiati e che diventerà, dal XIV secolo uno studio a cui si dedicheranno apertamente molti. La Kabbalah è composta di complicate dottrine esoteriche a cui si sentono tuttora attratti coloro che studiano e praticano le arti occulte. Essa ha determinato nuovi riti e costumi ed ha influenzato l’halakah. La Kabbalah comprende più libri tra i quali il più importante è lo Zohar (ebraico per ‘Splendore’) che comparve attorno al 1300, ed è lo scritto che dopo il Talmud ha esercitato l’influenza più profonda sul giudaismo. Lo Zohar viene attribuito ai seguaci di Simeone Bar Yochai (II secolo d.C.) che riferivano gli insegnamenti mistici che il loro maestro avrebbe imparato, a loro dire, da Elia negli anni trascorsi nascosto in una caverna! Il testo fu messo in circolazione solo nel tredicesimo secolo da un certo Moses de Leon (1240-1305), che sosteneva di possedere un antico manoscritto che Nachmanide (1194-1270) aveva spedito dalla terra santa in Spagna. Dopo la morte di Moses de Leon però si apprese che questo manoscritto non esisteva e che Moses de Leon aveva attribuito i suoi scritti (redatti con una tecnica di scrittura automatica) a Simeone Bar Yochai per venderli a coloro che erano interessati a testi mistici antichi. Gli studiosi moderni dicono che la maggiore parte dello Zohar fu redatto da Moses de Leon.
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REINCARNAZIONE E IL KARMA

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LA REINCARNAZIONE E IL KARMA

La reincarnazione induista
 
 
L’argomento principale per la reincarnazione è di ordine morale. Si ritiene cioè che il karma e la reincarnazione siano il modo ideale per realizzare la giustizia nel mondo terreno, in quanto tutte le opere e i pensieri delle persone vengono retribuiti nelle loro vite future. Questa retribuzione si manifesterà sotto forma di circostanze positive o negative, con esattezza matematica; ciò significa che tutto ciò che si fa sarà giustamente punito o ricompensato, sia a livello quantitativo che qualitativo. Questo sistema spiegherebbe anche le disuguaglianze che vediamo tra le persone, dà conforto a quelli che non riescono a comprendere la loro attuale situazione negativa, e dà loro speranza per una vita futura migliore. Secondo il karma, non esiste alcun perdono per le proprie colpe del passato, ma soltanto l’accumulo di debito karmico, seguito dal pagamento delle conseguenze nelle vite future. Swami Shivananda dichiara:

“Se l’uomo virtuoso che non ha commesso alcun atto malvagio in questa vita soffre, ciò è dovuto a qualche atto malvagio che può aver commesso nella sua vita precedente. Avrà una compensazione nella sua nascita successiva. Se l’uomo malvagio che compie il male giorno per giorno apparentemente si gode la sua vita, questo è dovuto al karma buono che ha avuto nella sua vita precedente. Avrà una compensazione nella sua nascita successiva. Soffrirà nella sua prossima vita. La legge della compensazione è inesorabile e senza pietà” (Swami Shivananda, Pratica del Karma Yoga, 1985, p. 102).

Considerando che il debito karmico che ogni uomo accumula nel suo passato è assai grande, una sola vita non è abbastanza per espiarlo. Pertanto, per ottenere la liberazione, diventano necessarie molte vite. Nel panteismo, in cui è assente un dio personale come Realtà Definitiva, l’uomo è solo nella sua lotta col proprio passato. Anche i rami teisti delle religioni orientali sono incapaci di risolvere la solitudine dell’uomo nel proprio combattimento, in quanto i concetti di karma e di grazia divina non possono essere conciliati senza stravolgere completamente l’uno o l’altro. La grazia, concessa da un dio o da un guru, contraddice la regola base del karma e renderebbe inutile la sua azione. Ne risulta che le affermazioni di alcuni guru riguardo all’essere in grado di cancellare il karma dei loro discepoli è assurdo. Attraverso l’ascetismo e la meditazione, l’uomo deve guadagnarsi la salvezza con le proprie mani, o essere abbandonato a subire i dettami del karma.

Anche se potrebbe sembrare che il meccanismo del karma e della reincarnazione offre una spiegazione alla questione della giustizia sociale, vi sono due obiezioni principali che la contraddicono:

1) Fintanto che la sofferenze (o la ricompensa per il bene compiuto) può essere sperimentato solo a livello personale (fisico o psichico), e l’uomo cessa di esistere come persona dopo la morte fisica, è chiaro che un’altra persona, generata in un altro corpo fisico, subirà le conseguenze dettate dal karma dell’altra persona defunta. Il sè impersonale (atman o purusha) che si reincarna non ha niente a che fare con la sofferenza; è un semplice osservatore dello svolgimento della vita psico-mentale. Se, al momento della morte, non è rimasto alcun debito karmico da scontare, la separazione del sè dal coinvolgimento illusorio con il mondo fisico e psico-mentale è permanente, e ciò rappresenta la liberazione. Se no, il sè è obbligato a entrare in una nuova associazione illusoria con la personalità finché tutti i frutti delle sue vite passate vengono consumati. Per conseguire ciò, una nuova persona nasce ogni volta che il sè entra in un nuovo corpo umano. La nuova persona porterà le conseguenze del karma prodotto dalla persona precedente, abitata dallo stesso sè. Questo meccanismo, in cui una persona accumula il karma e l’altra ne porta le conseguenze, è alquanto ingiusto e contraddice fondamentalmente l’idea di poter realizzare una perfetta giustizia. Non è dunque possibile spiegare con il karma i disastri naturali, le piaghe e gli incidenti che affliggono gli innocenti.

Per questi motivi, il detto “si raccoglie ciò che si è seminato” non può essere usato per esprimere le idee dei reincarnazionisti (in realtà queste parole sono state prese dal Nuovo Testamento, Galati 6,7, dove hanno un significato molto diverso). Secondo il meccanismo della reincarnazione, una persona semina e l’altra raccoglie, dato che nessuna caratteristica personale può essere preservata da un’incarnazione del sè impersonale alla successiva. Nel Buddismo, che rigetta l’idea stessa di un sè che trasmigra, l’idea di seminare e raccogliere è ancora più assurda. Vediamo ad esempio il seguente testo:

“Se accade che uomini e donne buoni, che ricevono e ritengono queste parole, sono oppressi, i loro destini malvagi sono l’inevitabile risultato retributivo dei mali commessi nelle loro vite mortali passate. Mediante la virtù delle loro sofferenze attuali l’effetto del loro passato sarà espiato, ed essi saranno nella posizione di conseguire il Completamento dell’Incomparabile Illuminazione” (Sutra del Diamante, 16).

CHI deve espiare gli effetti del SUO passato? Una nuova distribuzione dei cinque aggregati? CHI conseguirà l’illumazione? Una certa configurazione di quei cinque aggregati impersonali? Questo processo assicura una giustizia perfetta PER CHI? Per una personalità illusoria che sparisce alla morte fisica?

2) Una seconda obiezione concerne l’attuale possibilità di ottenere la liberazione dal karma e dal ciclo della reincarnazione. Normalmente si suppone che la persona che vive le conseguenze del proprio karma deve farlo in uno spirito di rassegnazione e sottomissione. Ma questo ideale è lontano dalla realtà. Invece di adottare un’attitudine passiva nei confronti delle proprie sofferenze, quasi sempre l’uomo reagisce con indignazione, e così accumula un debito karmico costantemente in crescita. L’esperienza comune insegna che il male genera quasi sempre altro male e perciò un equilibrio tra il bene e il male non può essere raggiunto. Come risultato, un circolo vizioso viene generato e il debito karmico cresce in continuazione, a dismisura. Questo accadrebbe per la maggior parte delle persone sulla terra, in quanto è detto che la maggior parte di noi vive nell’ignoranza (avidya). Da una generazione alla successiva, il totale del debito karmico è costantemente in crescita e questa situazione non può mai essere risolta. Che tipo di giustizia è quella che causa molti più problemi di quanti ne può risolvere?

Se c’è un’alta probabilità di accumulare nuovo karma invece di liberarsene, ecco che la soluzione migliore per ottenere la liberazione dalla reincarnazione diventa il digiuno totale Jainista che mira alla morte, secondo ciò che afferma il Mahavira:

“Se questo pensiero si presenta a un monaco: ‘Sono malato e incapace, al momento, di mortificare il mio corpo regolarmente’, quel monaco deve ridurre il suo cibo regolarmente; riducendo regolarmente il suo cibo e diminuendo le sue colpe … esercitandosi egli dissolve il suo corpo…
Vincendo ogni sorta di dolore e sofferenza attraverso la fiducia in questo, egli raggiunge questa temibile morte religiosa. Così a tempo debito porrà fine alla propria esistenza. Questo è stato adottato da molti che erano liberi da illusioni; è buono, integro, adatto, beatificante, meritorio. Così ho parlato.” (Acaranga Sutra 1,7,6)

Prendiamo ora un esempio e vediamo come le due obiezioni si applicano ai casi di persone reali. Se consideriamo Hitler, i risultati sono sorprendenti (per uno studio dettagliato su questo caso e altri aspetti importanti della reincarnazione si veda il libro di Mark Albrecht “Reincarnation”, InterVarsity Press, 1982). Non c’è dubbio che qualunque reincarnazionista concordi sul fatto che molte vite sono necessarie per consumare il suo debito karmico. Hitler morì nel 1945 e, stando alla dottrina della reincarnazione, ha dovuto reincarnarsi in un bambino per subire le dure conseguenze dei suoi atti mostruosi. Le due obiezioni viste prima possono essere formulate come segue:

1) La persona di Hitler ha cessato di esistere al momento della sua morte fisica. Solo il sè impersonale si reincarna, accompagnato dal suo deposito karmico. Comunque, non vi è continuità tra la persona di Hitler e quella dell’individuo che deve subire le sofferenze imposte dal karma di Hitler. Il nuovo nato non sa che deve subire le conseguenze del karma di Hitler. Dopo la crudele vita e morte di questa nuova persona, altri milioni di reincarnazioni si succederanno con lo stesso tragico destino. Il fatto più disgustoso è che la persona di Hitler, l’unica che avrebbe dovuto subire a livello fisico e psichico i risultati delle sue folli opere, si è dissolta al momento della sua morte fisica, mentre innumerevoli altre persone, che sono del tutto ignare della situazione e innocenti, devono subire le angosciose conseguenze del suo karma negativo.

2) In conseguenza delle durezze che devono essere subite dalle nuove incarnazioni di Hitler, è quasi certo che queste reagiranno con indignazione invece di rassegnarsi alla loro situazione, e dunque accumuleranno un debito karmico costantemente in crescita. Ogni nuova reincarnazione diventa una fonte di nuovo karma acquistato, e dà vita a una nuova catena di individui che devono pagarne le conseguenze. Lo stesso accade nel caso di Hitler stesso. Chiunque egli fosse stato in precedenza, ha aggravato moltissimo il suo karma durante gli anni della sua vita. Dunque, invece di risolvere il problema della giustizia globale, il problema si aggrava. Partendo da un singolo individuo come Hitler, si raggiunge un numero enorme di persone che devono pagare il karma di quel singolo e al tempo stesso ne accumulano altro durante le loro vite. Questo è solo uno dei casi di tutta la storia umana. Ogni tentativo di immaginare cosa accade su scala più larga rivelerebbe una catastrofe impossibile da risolvere.

E’ evidente che il karma e la reincarnazione non possono fornire alcun tipo di giustizia. La reincarnazione non può risolvere il problema del male ma anzi lo amplifica, e lascia che il male commesso in origine resti impunito. Se la reincarnazione fosse reale, Hitler non sarebbe mai stato punito per i suoi atti perché ha smesso di esistere, prima che qualunque essere umano o circostanza della vita potesse realmente punirlo.

Analizzando poi i collegamenti tra le persone e il karma da una prospettiva globale, ci sono da fare due riflessioni.

Primo, dato che per la reincarnazione la sofferenza è il risultato delle opere malvagie compiute nelle vite precedenti, un possibile modo di reagire coerentemente con la legge del karma potrebbe portare a una mancanza di compassione verso coloro che soffrono. Un reincarnazionista potrebbe pensare che chi soffre merita di essere punito, e che chiunque osa aiutarlo interferisce con lo svolgimento del suo karma e di conseguenza si sta accumulando del karma negativo per se stesso.

Secondo, l’uomo che diventa strumento del castigo del karma accumula per se stesso del karma negativo e quindi dovrà essere punito a sua volta, nella vita successiva. Poi la prossima persona che agirà come strumento del karma dovrà essere punita a sua volta, e così via. Una possibile soluzione a questo ciclo infinito sarebbe che chi agisce come strumento del karma lo faccia in maniera completamente distaccata e disinteressata, secondo le parole di Krishna nel Bhagavad Gita (2,47; 3,19; ecc.). Ciò porterebbe a non acquisire nuovo karma. Comunque, questa soluzione sarebbe limitata al massimo a quei pochi “distaccati” che conoscono il loro ruolo e che lo seguono, e dunque non ha significato sulla ben più ampia scala della società umana. Ben poche persone infatti si considerano esecutori distaccati del karma sulle vite dei loro vicini.

Esaminiamo questi due punti nel caso dei milioni di Ebrei uccisi nelle camere a gas dai nazisti durante la guerra. Primo, un reincarnazionista potrebbe ritenere assurdo avere sentimenti di compassione verso di loro, perché essi si sarebbero meritati la loro sofferenze e morte, in una vita precedente. Potrebbe poi concludere che, dopo tutto, i nazisti stavano facendo la cosa giusta, in quanto esecutori dei dettami del karma. Usando questo ragionamento, ogni concepibile crimine commesso nel passato o nel presente può essere giustificato, senza preoccuparsi delle implicazioni morali. Tutto ciò apre una prospettiva orrenda sul passato e sul futuro dell’umanità, con implicazioni difficili da afferrare.

Secondo, l’uccisione di milioni di persone richiede che i loro giustizieri siano a loro volta uccisi, in modo simile, nelle loro vite future. Ma questo implica che i giustizieri reincarnati saranno a loro volta uccisi, e i loro giustizieri anche, ecc. ecc. Il ciclo non avrebbe mai fine. Si può obiettare che la morte dei colpevoli può avvenire anche, ad esempio, mediante calamità naturali. Questa spiegazione non è accettabile, in quanto il karma è generato non solo dalle azioni compiute, ma anche dal desiderio che le ha prodotte. Anche il desiderio di uccidere viene retribuito, non soltanto l’atto in se stesso. Dunque, se la reincarnazione fosse un concetto logico, implicherebbe che non ha né un inizio né una fine. Non può essere una soluzione per la giustizia, ma solo una sorta di eterno circo.

Un’analisi più approfondita del concetto di giustizia karmica dimostra che il principio base della moralità Indù, il non uccidere (ahimsa), diventa assurdo. Secondo questo principio non bisogna partecipare nell’uccisione di qualsiasi essere vivente, altrimenti ci si reincarna per pagarne le conseguenze (questo principio è la base del vegetarianismo religioso orientale).
Ad esempio, il macellaio che uccide un maiale si reincarnerà in un maiale per essere ucciso a sua volta. Comunque, il principio stesso di reincarnazione contraddice il significato di ahimsa e ne prova l’inutilità. Il maiale viene ucciso, probabilmente perché era la reincarnazione di un altro macellaio, che doveva essere punito in quel modo. Neppure in questo caso il circolo vizioso può essere fermato in modo naturale (ad es. morte naturale dell’animale per malattia), in quanto il desiderio del macellaio di uccidere l’animale (per mangiarlo o per guadagnarsi da vivere) genera del karma. Dunque la violazione del principio di non-violenza diventa una necessità per adempiere alla giustizia karmica. Il macellaio è al tempo stesso strumento dell’espiazione del debito karmico e produttore di un nuovo debito per se stesso. In modo strano e contraddittorio, l’adempimento del debito karmico richiede la punizione del suo esecutore. In altre parole, il karma paradossalmente agisce condannando gli esecutori della sua “giustizia”.

In conclusione, il concetto di reincarnazione è in contraddizione con la logica, con la giustizia sociale, con la moralità e anche con il senso comune. Guardando oltre l’apparente conforto che esso sembra fornire alla vita corrente nel promettere altre vite in cui potersi perfezionare, la credenza nella reincarnazione non può portare alcun risultato benefico, ma solo rassegnazione e disperazione nell’affrontare il proprio destino.
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LE STORIE DI REINCARNAZIONE SONO POSSESSIONI DI SPIRITI DI DEFUNTI

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LE STORIE DI REINCARNAZIONE SONO POSSESSIONI DI SPIRITI DI DEFUNTI

L’anima esce dal corpo del defunto
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UN DEFUNTO PUO’ ARRECARE UNA POSSESSIONE SPIRITA AD UNA PERSONA VIVA

 
IL CASO VERALDI

UN CASO DI POSSESSIONE DA PARTE DI UN DEFUNTO

Un evento incredibile e sconcertante che riprova come la morte non sia un sonno eterno è “Il mistero del ponte maledetto”.
Con tale titolo è stato pubblicato nel 1950 sulla rivista milanese “I misteri della vita” ciò che è avvenuto la mattina del 5 gennaio 1939 nei pressi della borgata Siano di Catanzaro. L’autore del servizio, Saverio Livolsi, per la stesura del racconto si è doverosamente documentato.

Un’anziana donna aveva accompagnato la nipote diciassettenne Maria Talarico a far visita alla madre, che prestava servizio di bidella nella scuola agraria di Catanzaro. Nel mezzo del ponte che stavano attraversando, alla periferia del capoluogo, la graziosa e intelligente contadinella si fermò e come inebetita si appoggiò al parapetto per guardare in fondo. Incurante del richiamo della nonna, che l’invitava a proseguire, fu quindi colta da improvviso malore. A stento la congiunta, con l’aiuto di una passante, riuscì a trasportarla a casa e sistemarla a letto. Maria cominciò a lamentarsi e a invocare la madre con uno strano timbro di voce maschile e quando quest’ultima accorse la figlia non la riconobbe, anzi fece presente che la sua mamma era Caterina Veraldi.
Molti raggiunsero via delle Baracche alla ricerca della Veraldi che, purtroppo, non si trovava in casa.
Essendo rientrati delusi, Maria Talarico, che già aveva assunto la personalità del defunto, scrisse un biglietto (che si trova allegato agli atti dei carabinieri) da consegnare alla madre irreperibile. Incredibilmente, pure la calligrafia risulta quella del diciannovenne Giuseppe Veraldi che il 13 febbraio 1936 proprio sotto il ponte di Siano fu ritrovato cadavere.

A questo punto la ragazza scelse tra i numerosi presenti quattro giovani e con costoro si recò nella vicina bettola. Lì giunta tracannò del vino, fumò delle sigarette e con gli stessi – che chiamò Totò, Damiano, Rosario e Abele con disinvoltura intraprese a giocare a briscola. A tutti era noto che Maria non beveva e non conosceva le carte. Durante la partita Giuseppe, tramite la giovane, impose ai compagni di ricordare la sera del delitto e li sfidò a mettere nel suo vino sale e papavero, esattamente come avevano fatto tre anni prima per ubriacarlo. Quindi si alzò in cerca di aiuto, asserendo che volevano trascinarlo sotto il ponte. Portata a casa, Maria (ma è sempre il Veraldi a servirsi della ragazza) trascorse la notte in bianco lamentandosi e implorando la madre. Alle sette del mattino si alzò dal letto e traboccante di gioia annunciò ai congiunti che la mamma in quel preciso istante stava lasciando le Baracche per raggiungerla. Subito dopo, infatti, eccola fuori dalla porta ad abbracciarla.
Caterina Veraldi dalla voce riconobbe il figlio, il quale la informò di essere stato ubriacato e ucciso da Totò, Abele, Damiano e Rosario nella bettola di Giosè. Quindi, dopo essere stato duramente percosso e dopo aver sopportato la frattura della mandibola con una pietra, fu trascinato sotto il ponte. Maria, a dimostrazione di ciò, condusse la Veraldi sul greto del torrente nel punto preciso del rinvenimento del cadavere; qui si tolse cappotto e giacchetta e li dispose nella identica maniera in cui erano stati trovati quelli del morto. Ricostruita così la verità, la ragazza ritornò in sé e riacquistò la sua voce, ma si rivelò ignara di quanto le era accaduto. Tutto si svolse come al momento dell’assassinio di Giuseppe Veraldi, perpetrato il 13 febbraio 1936: Maria Talarico aveva rappresentato fedelmente la morte e la violenza subite dal diciannovenne.

Alla riapertura del processo, dietro istanza dell’allora procuratore del re S.E. Pagani, non si sono potuti condannare i presunti responsabili, ma è sintomatico il fatto che la pratica Veraldi venne archiviata per omicidio e non più per suicidio. Neppure la scienza ufficiale fu in grado di fornire spiegazioni plausibili dei fenomeni riscontrati nell’impressionante vicenda.
Per alcuni giorni la personalità di Maria Talarico era stata alterata dalla presa di possesso del suo corpo da parte del giovane assassinato alcuni anni prima – che lei non aveva mai conosciuto, lo stesso che aveva manifestato l’imperioso desiderio di vedere e di comunicare con la propria madre per rivelare i nomi dei suoi carnefici e ricostruire i particolari della sua tragica fine, facendo riaprire le indagini.
Un analogo caso di possessione su sensitivi, sempre sul Ponte di Siano, si verificò dieci anni più tardi; se ne occupò la stampa ed in particolare il “Giornale d’Italia” del 24/4/1949.

http://www.brutium.info/fatti/fatti03.htm

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IL RICORDO SPONTANEO DI VITE PRECEDENTI DA PARTE DI BAMBINI

Un’altra categoria di esperienze citate come prove a favore della reincarnazione sono i casi in cui certe persone, quasi tutti bambini sotto i 10 anni d’età, ricordano spontaneamente eventi di presunte vite passate, insistendo di essere qualcun altro che ha vissuto in epoche passate. I dettagli da essi menzionati riguardo ai luoghi, alle persone e agli avvenimenti del passato, circa i quali normalmente non potrebbero sapere niente, si rivelano corrispondere alla realtà quando si investiga nell’area indicata.
Le approfondite ricerche del Dr. Ian Stevenson e i suoi libri su questo argomento sono ben noti. Sebbene i casi di ricordi spontanei di vita precedente da parte di bambini sono significativamente più pochi delle testimonianze prodotte sotto ipnosi, sembrano però essere molto più convincenti.
I casi delle ragazze indiane Swarnlata e Shanti Devi sono due dei più noti. All’età di 3 anni (Swarnlata) e 4 anni (Shanti Devi) hanno cominciato ad affermare di aver vissuto in una vita precedente come mogli e madri di due bambini, in un villaggio lontano. L’elemento più sbalorditivo è che hanno menzionato fatti specifici relativi alle loro presunte vite precedenti, e quei fatti sono stati verificati da degli investigatori. Possiamo immaginare quanto siano rimasti sorpresi i figli della madre defunta nel vedersi visitare da una bambina di 4 anni che asseriva di essere la loro madre reincarnata (o altri parenti in altri casi simili). Spesso in questi casi si sviluppano dei disturbi emotivi. Stevenson commenta: “In molti casi questi bambini rigettano i loro genitori dicendo che non sono i loro veri genitori, e spesso vagano per le strade in cerca della loro vera casa. In altri casi, insistono per essere riuniti ai loro ex mariti, o mogli, o figli. Un bambino indiano era così appassionatamente legato a una donna che lui diceva essere stata sua moglie, da cercare di riaverla indietro, causando grande dolore a se stesso e a lei” (Omni Magazine, 10(4):76, 1988).

Comunque, esistono altre interpretazioni possibili, al di là della reincarnazione. Una di esse è la possibilità che questi bambini siano venuti in contatto con delle entità spirituali, tramite channeling. Il bambino in questo caso è inconsapevolmente il “medium”. Ma questa spiegazione non è convincente, in quanto i bambini non hanno di solito particolare interesse a stabilire un contatto con gli spiriti.

Una spiegazione alquanto più probabile è la possessione di questi bambini da parte di entità spirituali esterne. Si tratta di un fenomeno collegato al channeling, ma questa volta la persona è obbligata a trasmettere il messaggio dello spirito senza avere la possibilità di apportare un contributo consapevole all’intero processo. In altre parole, la possessione implica che lo spirito “invasore” entra nel corpo e prende interamente possesso della consapevolezza dell’essere umano, agendo come se si trattasse di una personalità di una vita passata.
Va ricordato che quasi tutti i casi di ricordi di vite passate sono prodotti da bambini che li manifestano tra i due e i cinque anni, quando il loro discernimento spirituale è quasi inesistente, specialmente riguardo alle entità spirituali. Questa situazione li rende particolarmente vulnerabili ad essere manipolati da spiriti esterni. Durante la crescita, le entità perdono l’influenza che esecitavano su di loro, il che potrebbe spiegare perché i ricordi di vita precedente nei bambini scompaiono dopo i 10 anni d’età.
Si può obiettare che questi bambini non manifestano i classici sintomi di una possessione violenta. Comunque, le azioni violente e incontrollate non sono la sola forma in cui può manifestarsi la possessione spirituale.

Una conferma dell’ipotesi della possessione si ha in quei casi in cui lo spirito invasore entra nel corpo del bambino molto tempo dopo la nascita, e solo allora produce i ricordi di vita passata che vanno ad interferire con la sua personalità. Sono documentati sufficienti casi del genere in letteratura. Una breve descrizione di tre di questi casi è fornita da Stevenson, nel suo libro “Twenty Cases Suggestive of Reincarnation”.

Il primo caso riguarda un bambino indiano chiamato Jasbir, di 3 anni e mezzo, che era gravemente ammalato ed entrò in un coma che la sua famiglia credette essere morte. Si riebbe qualche ora più tardi, e dopo diverse settimane dimostrò un comportamento completamente diverso, affermando di essere un brahmino chiamato Sobha Ram, morto in un incidente nel periodo in cui lui (Jasbir) era malato. Dato che Sobha Ram era morto quando Jasbir aveva già 3 anni e mezzo, questi ricordi di “vita precedente” ovviamente non possono essere accettati come prova della reincarnazione. Inoltre, considerando i tempi dell’incidente e la malattia di Jasbir, è probabile che la “reincarnazione” dell’anima del brahmino ebbe luogo ancora prima che costui fosse fisicamente morto. Per i 3 anni e mezzo precedenti entrambi avevano vissuto in villaggi vicini. Mentre parlava attraverso Jasbir, il presunto “brahmino reincarnato” disse che gli era stato indicato di entrare nel corpo del piccolo. Ci fu dunque un periodo in cui nel corpo di Jasbir erano presenti due diverse personalità: quella del piccolo e un’altra che sarebbe dovuta essere quella del brahmino. E’ evidente che non può trattarsi di reincarnazione, ma di possessione da parte di uno spirito che pretendeva di essere quello del brahmino.

Il secondo caso, è quello di Lurancy Vennum, una bambina di appena 1 anno, che cominciò a manifestare la personalità di una certa Mary Roff quando questa (Mary Roff) morì. Questa situazione durò diversi mesi, mentre la “personalità Mary Roff” affermava di aver occupato il corpo vuoto della bambina. Dopo questo periodo, Mary Roff la lasciò e la bambina riprese in controllo di se stessa. Le personalità sovrapposte e i messaggi espressi durante quel periodo sono forti indicatori di possessione, ed escludono ogni possibilità di reincarnazione.

Il terzo caso riguarda un monaco buddista, Chaokhun Rajsuthajarn, nato un giorno prima della morte di Nai Leng, la personalità che egli dichiarava di essere stato nella sua vita precedente. Stevenson commenta in un’intervista: “Ho studiato questo caso con grande cura ma non ho trovato alcuna giustificazione plausibile per questa discrepanza” (Omni Magazine 10(4):76, 1988).

La possessione spiritica può anche spiegare un’altra “prova” per la reincarnazione che sta diventando molto popolare: la corrispondenza tra le ferite che hanno causato la morte di una persone e le “voglie” (macchie colorate) sulla pelle dei bambini che affermano di essere la reincarnazione di qualche persona. Non significa che qualche spirito sia la causa di queste piccole anomalie fisiche (almeno, non nella grande maggioranza dei casi), ma piuttosto che da esso provenga il “suggerimento” del loro significato, specialmente in culture dove la maggior parte delle peculiarità fisiche e comportamentali sono attribuite a delle vite precedenti (Sud Asia, Libano, indiani del Nord America).
Non molti casi, comunque, necessitano di una spiegazione elaborata come la possessione. La maggior parte di questi casi sono infatti da scartare perché non hanno alcuna prova scientifica (un rapporto medico preciso sulle ferite del defunto), o sono stati indotti da adulti che hanno convinto i bambini a ritenersi la reincarnazione di un certo parente defunto.

Un fattore importante che può confermare la possessione spiritica sono i casi di predizione della reincarnazione da parte della gente che vi crede fermamente. Ecco un caso scoperto da Stevenson nella tribù Tlingit in Alaska:

“Un uomo aveva predetto a sua nipote che sarebbe ritornato da lei e le indicò due segni nel suo corpo. Erano cicatrici di operazioni. Una era sul suo naso. Aveva avuto un’operazione nell’angolo del suo occhio destro; l’altra era sulla schiena, ma non so a cosa era dovuta. Comunque, l’uomo disse a sua nipote: Mi riconoscerai perché nel mio corpo ci saranno delle voglie proprio in questi punti. Morì, e 18 mesi più tardi sua nipote ebbe un bambino che aveva delle voglie sulla pelle esattamente in quei punti. Io stesso vidi e fotografai quelle voglie. Questo bambino aveva circa 8-10 anni quando lo vidi per la prima volta. La voglia sulla schiena era particolarmente evidente. Aveva dei piccoli segni circolari ai lati che sembravano precisamente i segni lasciati da un’operazione chirurgica” (Venture Inward Magazine, settembre/ottobre 1995).

Un’ulteriore indicazione per comprendere i ricordi spontanei di vite passate da parte dei bambini è il fatto che esse dipendono dalle culture. Molti casi sono riportati in India e altri in paesi del Sud Asia, dove la reincarnazione è pienamente accettata. I casi asiatici sono sempre i più ricchi di dettagli rispetto ai casi occidentali. I bambini occidentali che hanno simili esperienze danno pochissimi dettagli. Quando è possibile verificare alcuni dei dettagli, di solito si scopre che si tratta di esperienze del passato di altri membri della famiglia. Il condizionamento culturale gioca sicuramente un ruolo importante in questi fenomeni.

Per questo motivo, Ian Stevenson fu costretto ad ammettere che i casi da lui studiati possono solo suggerire l’idea di reincarnazione, ma non offrono nulla neanche lontanamente paragonabile a una prova (Omni Magazine 10(4):76, 1988).

http://camcris.altervista.org/butreincar.html

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Commento: vediamo che lo spirito di un defunto, specialmente morto in disgrazia, che è rimasto sulla terra, puo’ entrare nel corpo di un vivente

sia adulto che bambino, e restarvi fino a quando gli bisogna per qualche scopo, o fino ad un eventuale esorcismo

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LA REINCARNAZIONE PROVE E SMENTITE

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PROVE’ A SOSTEGNO DELLA REINCARNAZIONE – LA LORO REALE SPIEGAZIONE

Anima eterea
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Ci sono dei fatti che – a dire dei reincarnazionisti – proverebbero che la reincarnazione è una dottrina vera, e perciò questi fatti sarebbero delle prove irrefutabili. Ecco quali sono questi fatti e come noi rispondiamo.

1) Il déjà-vu (“già visto”). Un fenomeno che consiste nella sensazione, anzi nella certezza, di conoscere perfettamente un luogo mai visto, nel quale si va per la prima volta. Alcuni di questi fenomeni sono spiegati dalla scienza come risultato di un affaticamento del cervello. Ma ci sono diverse persone che asseriscono di essersi trovate in qualche posto per la prima volta e di avere visto cose o persone che essi già conoscevano. Cosa dire a riguardo di queste esperienze? Dopo averne lette alcune sono giunto alla conclusione che si tratta di un’opera del diavolo il quale riesce in qualche modo a fare credere all’individuo di avere vissuto in un’altra vita in un castello del Medioevo, in un paese del deserto, ecc. Noi credenti riconosciamo solo un tipo di ‘déjà-vu’; è quell’esperienza che si sperimenta tale e quale dopo che noi l’abbiamo vista in sogno o in visione. In questi casi Dio ci annunzia un evento che deve avere luogo e ci fa vedere esattamente come esso avverrà; quando la cosa succede diciamo: ‘E’ proprio così come Dio mi aveva fatto vedere in sogno o in visione’.

2) Regressioni ipnotiche. L’ipnotista chiede al paziente di tornare in un tempo precedente alla sua nascita e lui sotto ipnosi crede di vivere in un altro tempo della storia, in circostanze a lui estranee e così di seguito. In altre parole mediante queste sedute ipnotiche gli individui sarebbero in grado di ricordare le loro vite passate. Anche in questo caso si deve dire che si tratta di un’opera del diavolo.

3) Le sedute medianiche. In queste sedute il medium dice alla persona chi lui era e dove ha vissuto nelle sue vite precedenti (l’attrice americana Shirley MacLaine – che da anni divulga idee del New Age – in un suo libro racconta come un medium le disse chi lei era stata nelle sue vite precedenti). In questo caso degli spiriti seduttori parlano tramite la bocca di questi ministri di Satana per indurre le persone a credere nella menzogna. Bisogna tenere presente quando si parla della reincarnazione che il diavolo ha tutti gli interessi a fare sì che le persone la credano, perché sa che chi l’accetta non sentirà affatto il bisogno di ravvedersi dai suoi peccati e di credere in Gesù Cristo, perché penserà che la salvezza è nelle sue mani, che dipende da lui. Non c’è dunque da meravigliarsi che questi medium parlino molto di vite passate, di registri akascici, e di tante altre cose del genere.

4) I cosiddetti colpi di fulmine, ossia l’innamoramento improvviso tra due persone che non si sono mai viste prima. Due persone si innamorano a prima vista e pare che si siano sempre conosciute perché si sarebbero conosciute in una vita precedente e quindi esse si sarebbero reincontrate. Non è affatto vero, perché l’innamoramento a prima vista, quello vero che sfocia nel matrimonio, è dovuto all’imperscrutabile opera di Dio nei loro cuori.

5) Le capacità straordinarie di quei “bambini prodigio” che riescono a suonare o fare delle cose che alla loro età normalmente non si possono fare. Se per esempio un bambino sa suonare maestrevolmente, significherebbe che è la reincarnazione di Mozart, di Beethoven o di qualche altro famoso musicista del passato; se riesce a scrivere delle belle poesie sarà la reincarnazione di un famoso poeta e così via. Nel caso dei bambini prodigio diciamo che in qualche caso si tratta di possessione demoniaca; cioè degli spiriti maligni prendono possesso del bambino che comincia a fare delle cose impensabili per un bambino della sua età. Un esempio di ciò è riportato nella New Age Encyclopedia di Melton Gordon dove viene detto che un bambino prodigio di nome Pepito Arriola nel 1900, all’età di tre anni e mezzo componeva marce, valzer, minuetti e riusciva a suonare a memoria 20 difficili pezzi musicali. La risposta spiritualista per le sue abilità fu data solo undici anni più tardi quando Arriola cominciò a esercitare una pratica occulta, la scrittura automatica (J. Gordon Melton, Clark Jerome, Kelly Aidan A., New Age Encyclopedia, Detroit 1990, 1 ed., pag. 294). Ricordiamo però che come il diavolo riesce a fare stupire le persone tramite questi bambini, così Dio riesce a fare stupire molto di più sempre tramite bambini. Un bambino può essere infatti costituito profeta sin dalla sua giovanissima età, e lasciare stupiti per i doni di rivelazione che si manifestano tramite lui; Samuele e Geremia ne sono degli esempi. Anche Gesù da bambino fece meravigliare gli uomini, infatti a dodici anni egli faceva delle domande ai dottori della legge e tutti stupivano del suo senno e delle sue risposte. Ma tutto ciò era dovuto all’opera di Dio Padre in lui. Una cosa deve essere chiara; quando è Dio a visitare un bambino o un fanciullo, il Suo nome viene glorificato e le persone sono attratte a Cristo Gesù per la loro salvezza.

6) Il fatto che taluni dimostrano capacità nello studio delle lingue o di particolari materie difficili. Cioè, se l’individuo è riuscito nelle lingue per cui è in grado di parlare dieci lingue sarà stato uno studioso di lingue del passato, se è riuscito invece nella medicina, allora sarà stato un famoso dottore del passato, e così di seguito. Non è affatto così; quell’individuo riesce in quella cosa in virtù dei suoi studi e basta. Si è impegnato ed è riuscito, tutto qui.

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LA REGRESSIONE IPNOTICA COME PROVA DELLA REINCARNAZIONE

L’ipnosi può essere definita come un metodo per indurre uno stato alterato di coscienza, che fa sì che la persona divenga molto ricettiva ai suggerimenti dell’ipnotista. Il metodo è stato in psicanalisi per il trattamento delle malattie psichiche, evocando gli eventi dolorosi che ne sono stati causa nel passato (specialmente durante l’infanzia), e poi suggestionando la persona in modo che possano guarire quelle ferite che ne affliggono ancora il presente.
Sebbene vi siano dei risultati incoraggianti nell’uso di questo tipo di terapia, è un fatto che l’ipnosi può mischiare la fantasia con i ricordi autentici o addirittura creare episodi interamente inventati. In stato profondo di ipnosi, alcuni soggetti hanno dichiarato di avere avuto esperienze “fuori dal corpo” (OOB), e di aver viaggiato in misteriosi luoghi spirituali. Altri hanno avuto un’esperienza mistica di unità con l’universo.

La regressione ipnotica cominciò ad essere utilizzata come metodo per “ricordare le vite precedenti” nel 1952, quando Ruth Simmons del Colorado (USA), fu portata mediante ipnosi “indietro nel tempo” fino a prima della sua nascita. Improvvisamente ella cominciò a parlare con un marcato accento irlandese, affermando che il suo nome era Bridey Murphy e che viveva in Irlanda nell’anno 1890. Le sue brevi descrizioni sembravano descrivere bene la società irlandese del tardo 19° secolo. Si credette allora che era stata trovata la prova scientifica della reincarnazione. Perciò, questo metodo fu usato da un numero sempre crescente di ipnotisti per ottenere informazioni sulle presunte vite passate dei loro pazienti.
Recentemente il metodo si è diffuso in molti ambienti e viene usato per spiegare il motivo di paure e ansie. Durante la regressione, alcuni pazienti adottano personalità diverse, cambiano voce, comportamento ed espressione facciale. Tutte le informazioni ottenute sono il risultato di un dialogo tra l’ipnotista e il paziente, in cui le domande devono essere poste in modo semplice e chiaro al fine di ottenere la giusta risposta.

Fintanto che le informazioni prodotte da queste persone non possono essere state apprese durante l’arco della loro vita, possiamo desumere che si tratti di reali residui di esperienze di vita passata. Questa conclusione solleva però diverse difficoltà, in quanto esistono altre spiegazioni plausibili a questi fenomeni.

Una possibile spiegazione, valida per una parte dei casi, è la criptoamnesia. Così come l’ipnosi può essere usata per riportare a galla ricordi dimenticati del proprio passato, fatti che non sono più disponibili alla memoria cosciente, allo stesso modo può essere utilizzata per rievocare informazioni udite da altre persone, lette nei libri, o viste nei film, in cui il soggetto dell’ipnosi viene coinvolto come partecipante durante la seduta. La sua memoria subcosciente ha immagazzinato quelle informazioni e l’ipnosi ne determina l’uso in uno scenario completamente fittizio. Ian Stevenson, uno dei più importanti ricercatori su questo fenomeno, cita un caso a conferma di quanto detto:

“Vi è un altro caso inglese che è stato studiato da un docente universitario di Cambridge. Una giovane donna sembrava in grado di descrivere la vita di una certa Blanche Poynings, vissuta nel 14° secolo alla corte di Riccardo II. Diede un gran numero di dettagli sulla gente conosciuta da questa persona, citò diversi nomi propri e parlò del tipo di vita che ella conduceva. Gli studiosi continuarono a scavare nei suoi ricordi, finché a un certo punto le chiesero specificamente quale fosse la fonte di quelle informazioni. In stato di trance ipnotica, la ragazza stessa citò i riferimenti di un libro, Countess Maud, pubblicato verso la fine del 19° secolo; un romanzo classico vittoriano incentrato sulla corte di Riccardo II. Il soggetto era stato leggermente alterato, ma essenzialmente ciò che la ragazza aveva descritto proveniva da quel libro. Si scoprì poi che sua zia aveva in casa una copia del libro. La giovane non ricordava di averlo letto, ma ricordava distintamente di averne sfogliato le pagine” (Omni Magazine, 10(4):76, 1988).

Un aspetto intrigante delle testimonianze registrate sotto ipnosi è il fatto che esse dipendono pesantemente dai dati preesistenti nell’attuale conoscenza storica. In molti casi, sebbene le informazioni corrispondono ai dati storici generalmente riconosciuti, successive scoperte archeologiche le contraddicono, sollevando seri dubbi sulla veracità di queste “vite precedenti”.
Ian Wilson, un altro importante ricercatore di questi fenomeni, descrive molti casi del genere nel suo libro Reincarnation (p. 88-90). Una delle persone citate nel libro diceva di essere la reincarnazione di un antico egizio vissuto durante il regno del faraone Ramses III. Ma invece di dire che la capitale era “No”, disse che il nome era “Tebe” (quello che i greci usarono molto tempo dopo). D’altra parte, un antico egizio non avrebbe mai potuto dire di conoscere un faraone basandosi sul numero (Ramses III), dato che la numerazione dei faraoni fu adottata dagli egittologi vittoriani durante il 19° secolo. Un altro errore fu il fatto di menzionare l’uso dei sesterzi come moneta, la quale fu introdotta dai romani solo mille anni più tardi.
Un altro caso riguardava una persona che raccontava di aver assistito agli sbarchi dei vichinghi nel Nord America durante l’11° secolo. Secondo la descrizione data, essi indossavano elmetti con dei corni, il che non è storicamente vero. Negli ultimi anni gli studiosi hanno provato che quest’idea, per quanto comune, è falsa, in quanto i vichinghi indossavano copricapi conici. Gli elmetti cornuti venivano indossati soltanto durante le cerimonie religiose da individui di alto rango. Questi e altri casi dimostrano che le esperienze di “ricordi di vite passate” dipendono moltissimo dalla conoscenza storica che l’uomo ha al momento in cui viene effettuata la seduta di regressione ipnotica, e che spesso queste informazioni vengono contraddette dalle scoperte più recenti, dimostrandone l’infondatezza.
Questo è anche il motivo per cui gli scrittori di esperienze di reincarnazione di solito evitano di menzionare dati specifici che a un esame più attento potrebbero essere confutati.

Un’altra possibile spiegazione per il fenomeno dei ricordi delle vite passate è l’influenza dell’ipnotista stesso, la cui capacità di suggestionare è una condizione “sine qua non” all’efficacia dell’ipnosi. L’altro fattore necessario è la ricettività del paziente alle suggestioni dell’ipnotista. Sebbene le due condizioni determinino l’efficienza dell’ipnosi quando è usata nel trattamento psichiatrico, nel caso della regressione l’abilità dell’ipnotista di suggestionare può diventare un grave impedimento all’ottenimento di informazioni reali, in quanto può contaminare la storia del paziente. Ian Stevenson afferma:

“Nella mia esperienza, quasi tutte le cosiddette personalità precedenti evocate mediante l’ipnosi sono del tutto immaginarie e sono il risultato del desiderio del paziente di ubbidire ai suggerimenti dell’ipnotista. Non è un segreto che siamo altamente suggestionabili quando siamo sotto ipnosi. Questo tipo di investigazione può in realtà essere pericoloso. Alcuni sono stati terribilmente spaventati dai loro presunti ricordi, e in altri casi le personalità multiple evocate non sono più scomparse prima di un lungo tempo” (Omni Magazine 10(4):76, 1988).

Sotto ipnosi, il soggetto è pronto ad accettare ogni tipo di distorsione, ad avere la sua realtà plasmata dalla volontà dell’ipnotista. In molti casi è facile discernere le convizioni religiose dell’ipnotista nelle storie raccontate dai suoi pazienti.
Il rischio di costruire scenari completamente fittizi mediante l’ipnosi non può essere ignorato. Anzi è già accaduto molte volte. Ricorderemo i numerosi casi di donne che durante un trattamento d’ipnosi per problemi comuni scoprirono di aver subito abusi sessuali durante l’infanzia, il che alla fine si rivelò essere falso.
Persino Freud abbandonò l’ipnosi come metodo di trattamento quando scoprì i tanti casi di falsi ricordi. Più ancora, fu osservato che i ricordi “scoperti” sotto ipnosi possono arrivare a sostituire i veri ricordi dopo che la sessione d’ipnosi è terminata, distorcendo completamente la vita della persona. Questo caso è chiamato “false memory syndrome” (sindrome dei falsi ricordi).
I tribunali specie all’estero sono al corrente di questi pericoli e molti di essi non accettano testimonianze rese da persone che sono state precedentemente ipnotizzate. Lo stesso dicasi per i casi di abusi sessuali sui bambini, scoperti mediante ipnosi, che si rivelarono essere falsi. Il quadro non cambia per i ricordi di vite precedenti e per i ricordi di rapimenti extraterrestri.

Un altro fattore compromettente è la preparazione che la persona subisce prima della seduta: la persona viene informata dello scopo della regressione, e questo induce in lei una grande aspettazione. Il desiderio conscio di conoscere la verità sulle sue “vite precedenti” indubbiamente influenza le risposte date sotto ipnosi.

Una terza possibilità per spiegare questi fenomeni appartiene specificamente al campo della psichiatria. Le personalità multiple sono conosciute in essa come disturbi della personalità. Una stessa persona può cambiare nel giro di poco tempo anche fino a 20 diverse personalità, come se stesse giocando diversi ruoli successivi. Queste personalità contraddittorie hanno mentalità, comportamenti, voci e persino sessi diversi dalla persona reale. Di solito accade che una delle personalità conosce e osserva gli atti e i pensieri delle altre, ed è anche in grado di parlare a nome di tutte.

Dal punto di vista psichiatrico, le testimonianze di vite precedenti confermate mediante ipnosi possono essere il risultato di un disordine da personalità dissociate indotto attraverso l’ipnosi. Ciò si è verificato in diversi casi di cura della schizofrenia: nel tentativo di far uscire fuori le personalità nascoste e reintegrarle con quella reale, molti casi di ipnosi hanno invece prodotto nuove personalità, che sono rimaste attive anche dopo il trattamento. E’ dunque possibile creare personalità addizionali e ricordi addizionali mediante l’ipnosi.

Comunque, resta ancora un mistero al quale le interpretazioni naturalistico-scientifiche non hanno una risposta soddisfacente: come sono distribuiti i ruoli delle “vite passate”, chi decide quale sarà la prossima a manifestarsi? Non può essere un processo casuale. Ian Wilson scrive: “Da qualche parte, in qualche modo, deve esserci un “direttore”. E’ come guardare uno show di marionette, guardare i fili che le animano, senza vedere il burattinaio”. Chi potrebbe essere il regista dello show delle personalità multiple? La spiegazione naturalistica dice che dev’essere la mente della persona, laddove la coscienza è suddivisa in entità separate, una delle quali assume il ruolo di dirigere le altre. A conferma di questo si può dire che a volte, durante l’ipnosi, una certa parte della mente continua ad essere cosciente, continua a ricevere dati dall’area reale che la circonda. Il problema irrisolto in questa spiegazione è la motivazione che anima tale entità (rimasta cosciente nella mente della persona) ad agire in questo modo. Perché dovrebbe ingannare altri riguardo a delle vite precedenti?

Giungiamo dunque a un’altra possibile spiegazione per il ricordo di vite precedenti. In parapsicologia è chiamato channeling (canalizzazione), termine che rappresenta il fenomeno di trasmettere delle informazioni generate da entità spirituali esterne al nostro mondo. Spesso agiscono attraverso delle persone (i medium) mentre sono in stati alterati di coscienza. Nel channeling vi sono sempre esseri esterni personali (spiriti) coinvolti nella trasmissione di informazioni attraverso i medium. L’annichilimento della coscienza normale attraverso l’ipnosi crea le condizioni ottimali per contattare questi “maestri” esterni, che possono presentare se stessi come personalità delle vite passate di una persona. Si può rigettare questa ipotesi solo presumendo che l’entità che sta comunicando attraverso il medium non ha motivo di mentire quando afferma di essere una personalità reincarnata e non uno spirito esterno.
Esistono moltissimi casi di simili entità che, come è stato scoperto in seguito, hanno mentito; analizzeremo comunque in dettaglio più avanti la loro possibile identità e le loro motivazioni.

In conclusione, il solo criterio per poter stabilire la veracità dei “ricordi di vita precedente” è la nostra fiducia nell’ipnotista e nella sua interpretazione di tali ricordi. Esamineremo quindi le altre “prove decisive” per la reincarnazione attraverso il ricordo di vite passate.

SE LA REINCARNAZIONE NON E’ VERA, COME SI SPIEGANO I RICORDI DI VITE PRECEDENTI?

In un precedente capitolo abbiamo discusso dell’equivalenza tra il rievocare “i ricordi di vite passate” mediante l’ipnosi, e il fenomeno delle personalità multiple. Ma, dicevamo, se si considera la questione da un punto di vista puramente naturalistico, rimane un elemento irrisolto: come sono distribuiti i ruoli delle diverse personalità, chi dirige cioè questo processo? Non può essere casuale. Usando le parole di Wilson, “lo show deve avere un ‘direttore'”.

I parapsicologi tendono ad attribuire il ruolo del “direttore” a delle entità personali esterne, che agiscono attraverso un processo di channeling. L’ipnosi crea delle condizioni perfette per entrare in contatto con queste entità mediante l’abolizione della normale coscienza. Invece di presentare la loro vera identità, tali entità si presentano come personalità rievocate dalle vite precedenti della persona. Fino ad oggi sono stati documentati sufficienti casi di interferenza da parte di spiriti esterni nella produzione di storie di reincarnazione. La maggior parte delle persone che cercano di rievocare tali ricordi non sono consapevoli di queste entità parassite. Quelli che ne sono consci invece le accettano come aiuti preziosi nel processo di ricostruzione dei ricordi. Il solo motivo per accettare i ricordi così ottenuti è la fiducia cieca nella sincerità di queste entità spirituali.

Ora se passiamo dal campo della parapsicologia a quello del Cristianesimo, appare evidente che tali “entità spirituali esterne” esistono, e hanno sufficienti motivi per mentirci riguardo alle realtà spirituali. Sono chiamati demoni e hanno sviluppato diversi sistemi ingegnosi per ingannare gli esseri umani. La Bibbia commenta:

“Non c’è da meravigliarsene, perché anche Satana si traveste da angelo di luce. Non è dunque cosa eccezionale se anche i suoi servitori si travestono da servitori di giustizia; la loro fine sarà secondo le loro opere” (2 Corinzi 11,14-15).

Se accettiamo la rivelazione biblica, ammettendo che i demoni esistono e che fanno del loro meglio per diffondere le loro “verità” sulle realtà spirituali, perché non si dovrebbe considerare il loro possibile coinvolgimento nella produzione di prove a favore della reincarnazione, un concetto che si oppone vistosamente all’essenza del Cristianesimo e al tempo stesso si adatta perfettamente ai loro scopi? Se le migliori condizioni per esprimersi si verificano proprio sotto ipnosi (quando la coscienza di sè viene abolita), perché non dovrebbero agire? Perché non dovrebbero rispondere a un pubblico invito di adempiere i loro scopi in un modo affascinante per un pubblico credulo e ignorante delle realtà spirituali?

L’esperienza della possessione spiritica rappresenta un pieno o parziale controllo dell’essere umano da parte di un’entità spirituale esterna (un demone). Questo fenomeno è conosciuto alla maggior parte delle religioni e nell’occultismo. Lo spirito parassita esercita il suo controllo sul comportamento, sulle funzioni mentali e sulle emozioni della persona coinvolta, essendo capace di produrre sensazioni e sintomi nel corpo fisico. Questa figura è ovviamente molto vicina a ciò che accade durante una seduta di regressione ipnotica. Perché allora rigettare la spiegazione della possessione spiritica e scegliere di credere a un’evidenza di vita precedente? Le informazioni prodotte (i ricordi di vite precedenti) corrispondono in parte alla realtà, al fine di guadagnare la fiducia dell’uomo; se queste informazioni sono conosciute dagli esseri umani, quanto più sono conosciute dai demoni. Se gli uomini sono in grado di creare degli scenari storici basandosi sulle informazioni a loro disposizione, quanto più creativi sapranno essere i demoni?

Nel caso dei “ricordi spontanei di vite passate” da parte dei bambini, il meccanismo è simile. All’età in cui essi ricordano le loro presunte vite precedenti (in genere tra i due e i cinque anni) il loro discernimento spirituale non è ancora neppure formato, il che li rende vulnerabili a ogni manipolazione. In un precedente capitolo su questo fenomeno, abbiamo visto che ci sono casi in cui la presunta reincarnazione dell’anima si sovrappone alla personalità del bambino, presentando i tipici sintomi della possessione demoniaca.

In conclusione, non è possibile riconciliare il Cristianesimo e la reincarnazione. Da un punto di vista di studio, come Ian Stevenson ha affermato, le cosiddette esperienze di reincarnazione rilevate fino ad oggi possono solo “suggerire” l’idea della reincarnazione, ma a un esame attento non dimostrano nulla. Da un punto di vista cristiano, invece, suggeriscono evidenza di possessione demoniaca e pertanto questi metodi non andrebbero mai usati.

 

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LA REINCARNAZIONE NELLE RELIGIONI ORIENTALI

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La  reincarnazione secondo l’induismo
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LA REINCARNAZIONE NELLE RELIGIONI ORIENTALI

Quello della reincarnazione non è un concetto tanto antico come si pensa. Non è un elemento comune a molte delle antiche religioni conosciute, e la sua origine non appartiene a un passato immemorabile.

La forma classica della dottrina della reincarnazione fu formulata in India, ma certamente non prima del 9° secolo a.C., quando gli scritti brahmani furono composti. Quando le Upanihad (tra il 7° e il 5° secolo a.C.) ebbero definito chiaramente il concetto, esso fu adottato dalle altre grandi religioni orientali che ebbero origine in India, il Buddismo e il Giainismo. In seguito alla diffusione del Buddismo, la reincarnazione fu poi adottata dal Taoismo cinese, ma non prima del 3° secolo a.C.

Le antiche religioni del mondo mediterraneo svilupparono credi reincarnazionisti piuttosto differenti. Ad esempio, il platonismo greco affermava la preesistenza dell’anima in un mondo celestiale e la sua caduta in un corpo umano. Per liberarsi, l’anima aveva bisogno di essere purificata mediante la reincarnazione. In questo Platone fu fortemente influenzato dalle più antiche scuole filosofiche. Il primo importante sistema filosofico greco ad adottare una visione della reincarnazione paragonabile a quella induista fu quello neoplatonico, nato nel 3° secolo d.C., sotto influenze orientali.

Nel caso dell’antico Egitto, il Libro Egizio dei Morti descrive il viaggio dell’anima verso l’altro mondo senza ritornare alla terra. E’ noto che gli antichi egizi imbalsamavano i morti in modo che il corpo potesse essere preservato e accompagnare così l’anima nell’altro mondo. Ciò suggerisce che questo popolo credesse nella resurrezione anziché nella reincarnazione.
Allo stesso modo, in molti casi di antiche religioni tribali che oggi sono descritte come aderenti al concetto di reincarnazione, si tratta invece di credenza nella preesistenza dell’anima prima della nascita o nella sua sopravvivenza indipendente dopo la morte. Ciò non è collegabile all’idea classica di trasmigrazione da un corpo fisico a un’altro secondo una la legge impersonale come quella del karma.


LA REINCARNAZIONE NELL’INDUISMO

L’origine del samsara va cercato nell’Induismo e nei suoi scritti classici. Non può essere apparsa prima del 9° secolo a.C. perché gli inni vedici (i più antichi testi nell’Induismo) non la menzionano; ciò prova che la dottrina della reincarnazione non era stata ancora formulata al tempo della loro stesura (tra il 13° e il 10° secolo a.C.).

A quel tempo – come si evince ad esempio dall’esegesi del rituale funerario – si credeva che l’uomo continuava ad esistere dopo la morte come persona completa. Tra l’uomo e gli dèi esisteva un distinzione assoluta, come in tutte le altre religioni politeistiche del mondo. Siamo piuttosto lontani dal concetto di una fusione impersonale con la fonte di tutta l’esistenza, che troviamo più tardi negli Upanishad.

Troviamo poi Yama, il dio della morte (menzionato anche nei testi sacri buddisti e taoisti), che regnava sulle anime dei defunti; a lui le famiglie facevano delle offerte in favore dei propri cari deceduti.
La giustizia divina era amministrata dagli dèi Yama, Soma e Indra, non da una legge impersonale come il karma. Queste divinità, anzi, avevano il potere di gettare i malvagi in una buia prigione eterna dalla quale essi non sarebbero mai più potuti scappare (Rig Veda 7,104,3-17).

(Per uno studio sull’evoluzione e la relazione tra le dottrine religiose politeiste e monoteiste si veda questo documento.)

La premessa per l’ottenimento di una ricompenza per le proprie azioni in una nuova esistenza terrena (invece di una celeste) apparve negli scritti brahmani (9° secolo a.C.). In essi si affermava una limitata immortalità celeste, che dipendeva dalle opere e della qualità dei sacrifici fatti duranti la vita. Dopo aver raccolto la ricompensa per queste cose, l’uomo doveva affrontare un’altra morte nel regno celeste (punarmrityu) e quindi ritornare all’esistenza terrena. L’antidoto a questa situazione era considerato come conoscenza esoterica, ottenibile solo durante la propria esistenza terrena.


LA REINCARNAZIONE NEGLI UPANISHAD

Gli Upanishad furono i primi scritti in cui si spostò il luogo della “seconda morte” dal cielo alla terra, identificandone la giusta soluzione con la conoscenza dell’identità atman-Brahman.

L’ignoranza della propria individualità (atman o purusha) mette in azione il karma, la legge di causa ed effetto della spiritualità orientale. La sua prima formulazione può essere trovata in Brihadaranyaka Upanishad (4,4,5): “Secondo come si agisce, secondo come ci si comporta, così si diventa. Chi fa bene diventa bene. Chi fa male diventa male. Si diventa virtuosi con le azioni virtuose, malvagi con le azioni malvagie”.

La reincarnazione (samsara) è la via pratica con cui si raccoglie il frutto delle proprie azioni. Pertanto, l’individuo è obbligato a entrare in una nuova esistenza materiale finché tutto il debito karmico che ha accumulato è pagato (Shvetashvatara Upanishad 5,11).

Qui può essere osservata una mutazione fondamentale nel significato della vita dopo la morte in confronto alla prospettiva vedica. Abbandonando il desiderio di avere comunione con gli dèi (Agni, Indra, ecc.), conseguita come risultato dei buoni sacrifici portati, gli Upanishad giungono a considerare il destino finale dell’uomo come una fusione impersonale tra atman e Brahman, raggiungibile esclusivamente tramite la conoscenza esoterica. In questo nuovo contesto, il karma e la reincarnazione sono gli elementi chiave che segneranno da ora in poi ogni particolare sviluppo nell’Induismo.


LA REINCARNAZIONE NEI PURANA

Nel Bhagavad Gita, che è parte del Mahabharata, il concetto di reincarnazione è espresso chiaramente come un processo naturale della vita che dev’essere seguito da tutti i mortali (2,13; 2,22).

Nei Purana invece la speculazione su questo soggetto è più sostanziale e si considerano dei destini specifici per ogni tipo di male che si commette: chi uccide un sacerdote rinasce tisico, chi uccide una mucca rinasce gobbo o demente, chi uccide una vergine rinasce lebbroso, chi mangia la carne rinasce di colore rosso, chi ruba del cibo rinasce topo, chi ruba del grano rinasce locusta, chi ruba profumo rinasce puzzola, e così via (Garuda Purana 5).

Simili punizioni si trovano anche nelle Leggi di Manu (12, 54-69).


INDUISMO: CHI O COSA SI REINCARNA?

Secondo gli Upanishad e la filosofia Vedanta, l’entità si reincarna nell’sè impersonale (atman). L’atman manca non ha un elemento personale, ragion per cui l’uso del pronome riflessivo “sè” (l’io) non è corretto. Si può definire l’atman solo negando ogni attributo personale. Sebbene esso costituisca il substrato esistenziale dell’esistenza umana, l’atman non può essere ciò che trasporta il “progresso spirituale” della persona, perché non può mantenere nessun dato prodotto nel dominio illusorio dell’esistenza psico-mentale. Il progresso spirituale che si accumula verso la realizzazione dell’identità atman-Brahman è registrato dal karma, o piuttosto da una minima quantità di debito karmico. A seconda del proprio karma, alla (ri)nascita l’intero essere fisico e mentale che costituisce l’essere umano viene ricostruito. A questo livello, la persona così rimodellata sperimenta i frutti delle “sue” azioni derivanti dalle vite precedenti e deve fare del suo meglio per fermare il circolo vizioso avidya-karma-samsara.

Per cercare di spiegare il meccanismo della reincarnazione, l’Induismo Vedanta ha adottato il concetto di un corpo sottile (sukshma sharira) che resta attaccato all’atman per tutta la durata della sua schiavitù, e registra i debiti karmici e li trasmette da una vita all’altra. Comunque, questo “corpo sottile” non può essere una forma in grado di preservare gli attributi personali, in quanto non offre informazioni riguardanti le vite precedenti alla presente vita psico-mentale. Tutti questi dati sono cancellati, così che i fatti registrati dal corpo sottile sono una somma delle tendenze nascoste o impressioni (samskara) provenienti dal karma. Si materializzano inconsciamente nella vita dell’individuo, senza dargli alcun modo di comprendere la sua condizione attuale. Non esiste nessuna possibile forma per trasmettere la memoria cosciente da una vita all’altra, perché il suo dominio appartiene al mondo delle illusioni e si dissolve alla morte.

Nei darshana Samkhya e Yoga, l’entità che si reincarna è chiamata purusha, un equivalente dell’atman. Data l’assoluta dualità tra purusha e prakriti (sostanza), niente di ciò che appartiene alla vita psico-mentale può passare da una vita all’altra perché appartiene alla prakriti, che a una relazione meramente illusoria con la purusha. Comunque, nello Yoga Sutra (2,12) viene definito un meccanismo simile per la trasmissione degli effetti del karma da una vita all’altra, come nel caso della Vedanta. Il serbatoio del karma è chiamato karmashaya. Esso accompagna la purusha da una vita all’altra, e rappresenta l’insieme delle impressioni (samskara) che non hanno potuto manifestarsi nei limiti di una data vita. Non si tratta assolutamente di una memoria cosciente, di un insieme di informazioni che la persona può usare consciamente o di un nucleo di personalità, perché il karmashaya non ha niente a che fare con le abilità psico-mentali. Questo deposito di karma serve soltanto come meccanismo per adattare gli effetti del karma sulla vita della persona. Impone in modo meccanico e impersonale la rinascita (jati), la durata della vita (ayu) e le esperienze che devono accompagnarla (bhoga).


LA REINCARNAZIONE NEL BUDDISMO

Il Buddismo nega la realtà di un sè permamente, e spiega l’esistenza umana come un mero accumulo di cinque aggregati (skandha), che hanno una relazione funzionale di causa-effetto: 1) il corpo (la forma materiale e i sensi), 2) sensazione (prodotto dei sensi), 3) percezione (costruito sulla sensazione), 4) attività mentale, e 5) consapevolezza.
Tutti e cinque gli elementi, e l’insieme che essi costituiscono, sono non permanenti (anitya); sono sottoposti a una continua trasformazione, e non posseggono un principio dimorante in essi, un “sè”. L’uomo solitamente pensa di averne uno a motivo della sua coscienza di se stesso. Ma essendo egli stesso in un continuo processo di trasformazione e cambiamento, la coscienza non può essere identificata con un sè che si possa supporre essere permanente. Oltre i cinque aggregati menzionati prima non può essere trovato nient’altro nell’uomo.

Comunque, qualcosa deve potersi reincarnare, secondo i dettami del karma. Quando fu chiesto al Buddha la spiegazione delle differenze tra le persone riguardo alla durata vitale, malattie, benessere materiale, ecc., egli rispose che gli uomini ereditano le conseguenze delle loro azioni, e che queste stabiliscono la loro condizione bassa o elevata (Majjhima Nikaya 3,202).

Se non esiste un vero sè, chi eredita allora le azioni e si reincarna? Buddha rispose che solo il karma passa da una vita all’altra, usando la figura della luce di una candela, che è derivata da un’altra candela senza possedere una sostanza propria. Il Buddismo insegna che nella stessa maniera si ha la rinascita senza il trasferimento del sè da un corpo all’altro. L’unico collegamento tra una vita e la successiva è di natura causale. Questa è sensa dubbio la più assurda definizione di reincarnazione che si sia mai avuta. Nella Sutra della Ghirlanda (10) si legge (trad.): “A seconda delle azioni compiute, si hanno le conseguenze che ne risultano; ma chi agisce non ha esistenza: questo è l’insegnamento del Buddha”.

Le scuole Yogachara e Vajrayana (Buddhismo tibetano) del Buddismo Mahayana insegnano che esiste un’entità che si reincarna: è la consapevolezza (uno dei cinque aggregati), che ha dunque la stessa funzione dell’atman della Vedanta. Il Libro Tibetano dei Morti descrive in dettaglio le presunte esperienze avute nello stato intermedio tra due incarnazioni, suggerendo che il defunto mantiene i suoi attributi personali. Sebbene in questo caso non viene detto chiaramente cosa sopravvive dopo la morte, è menzionato un corpo mentale che non può essere toccato dalle visioni che il defunto sperimenta (12).

Qualunque sia la condizione del defunto dopo la morte secondo il Buddismo, è evidente che un eventuale nucleo personale svanirebbe subito dopo la nascita, pertanto non può esservi alcun elemento psico-mentale trasmesso da una vita all’altra. La persona nata non ricorda niente delle vite precedenti, né dei viaggi da uno stato intermedio a un altro (bardo).

Un altro elemento contraddittorio nella teoria buddista della reincarnazione è l’estrema rarità della reincarnazione come esseri umani. Il Buddha insegnò nella Chiggala Sutta che è una rara coincidenza l’ottenere un corpo umano, proprio come è una rara coincidenza che sorga nel mondo un Tathagata, un individuo degno e consapevole.

Volendo prendere alla lettera le parole del Buddha (Samyutta Nikaya 35,63), è stato calcolato che la possibilità di incarnarsi come essere umano è di una sola possibiltà su un numero di anni pari a 5 seguito da 16 zeri. Questo numero è pari a 5 milioni di volte l’età dell’universo.


LA REINCARNAZIONE NEL TAOISMO

Quello della reincarnazione è un concetto difficile da trovare negli aforismi del Tao-te Ching (6° secolo a.C.), pertanto dev’essere apparso più tardi nel Taoismo. Sebbene non venga specificato cosa si reincarna, la dottrina taoista sostiene che qualcosa passa da una vita all’altra. Un importante testo del Taoismo, il Chuang Tzu (4° secolo a.C.) afferma:

“La nascita non è un inizio; la morte non è una fine. C’è esistenza senza limiti; c’è continuità senza un punto d’inizio. … C’è la nascita, c’è la morte, c’è l’uscire, c’è l’entrare. Ciò attraverso cui si passa dentro e fuori senza vederne la forma, è il Portale di Dio” (23).


LA REINCARNAZIONE NEL PENSIERO MODERNO

Quando il concetto orientale di reincarnazione arrivò in Europa, il suo significato cambiò. Durante il Medioevo fu una dottrina riservata agli iniziati di alcune tradizioni occulte (Ermetismo, Catarismo, ecc.), che l’avevano assorbita dal Neo-platonismo. Una più ampia accettazione della reincarnazione fu promossa nel mondo Occidentale solo dagli inizi del secolo scorso, dalla Teosofia e in seguito dall’Antroposofia. Il loro intenso lavorio, combinato con quello di molti guru orientali e occultisti occidentali, e in particolare dal movimento New Age, determinò un’ampia accettazione della reincarnazione nella nostra società, così che questo concetto fu ricevuto come una delle dottrine più intriganti sulle origini e sul significato della vita.

Comunque, la “versione moderna” è sostanzialmente diversa da quella insegnata dalle religioni orientali. Lungi dall’essere un tormento dal quale l’uomo deve fuggire a ogni costo tramite l’abolizione della propria identità, il pensiero New Age considera la reincarnazione come una progressione dell’anima verso più alti livelli di esistenza spirituale.
Influenzati dal contesto culturale cristiano ma opponendosi totalmente all’ideologia orientale classica, molti reincarnazionisti oggi pensano che l’entità che si reincarna è l’anima, che preserva gli attributi della personalità da una vita all’altra. Questo compromesso ovviamente emerge dal desiderio di adattare la dottrina della reincarnazione al pensiero occidentale. Il concetto di un atman impersonale che si reincarna era troppo astratto per essere accettato facilmente, così gli occidentali avevano bisogno di una versione più innocua di questa dottrina per poterla accettare.
Sebbene questa tendenza sia prova dello struggersi dell’anima per un destino personale, non c’è molta somiglianza con la spiritualità orientale classica, che la rigetta come qualcosa di completamente perverso.


Le informazioni che abbiamo visto sul significato della reincarnazione nelle religioni orientali e sulla natura dell’entità che si reincarna, ci saranno utili per esaminare quelle che oggi vengono considerate prove della reincarnazione. Nell’analizzarle, dobbiamo ricordare che nel concetto orientale di reincarnazione non può esistere alcun elemento personale che passi da una vita alla successiva.
 
 
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febbraio 14, 2017

HAPPY VALENTINE’S DAY

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SAN VALENTINO AUGURI

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SAN VALENTINO 14 FEBBRAIO

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SAN VALENTINO MARTIRE
14 FEBBRAIO
SANTO PATRONO DEGLI INNAMORATI
La più antica notizia di S.Valentino è in un documento ufficiale della Chiesa dei secc.V-VI dove compare il suo anniversario di morte. Ancora nel sec. VIII un altro documento ci narra alcuni particolari del martirio: la tortura, la decapitazione notturna, la sepoltura ad opera dei discepoli Proculo, Efebo e Apollonio, successivo martirio di questi e loro sepoltura. Altri testi del sec. VI, raccontano che S.Valentino, cittadino e vescovo di Terni dal 197, divenuto famoso per la santità della sua vita, per la carità ed umiltà, per lo zelante apostolato e per i miracoli che fece, venne invitato a Roma da un certo Cratone, oratore greco e latino, perché gli guarisse il figlio infermo da alcuni anni. Guarito il giovane, lo convertì al cristianesimo insieme alla famiglia ed ai greci studiosi di lettere latine Proculo, Efebo e Apollonio, insieme al figlio del Prefetto della città. Imprigionato sotto l’Imperatore Aureliano fu decollato a Roma. Era il 14 febbraio 273. Il suo corpo fu trasportato a Terni al LXIII miglio della Via Flaminia. Fu tra i primi vescovi di Terni, consacrato da S.Feliciano vescovo di Foligno nel 197. Preceduto da S.Pellegrino e S.Antimo, fratello dei SS.Cosma e Damiano.
IL CULTO
S.Valentino fu sepolto in un’area cimiteriale nei pressi dell’attuale Basilica. E’ sicuro che quel cimitero già esisteva in età pagana. Da questa zona provengono alcuni reperti le più antiche risalgono ai secc. IV-V. Si tratta di titoli sepolcrali. Il pezzo più interessante è il sarcofago a “teste allineate” del sec.IV ora conservato in Palazzo Carrara. E’il tradizionale sarcofago paleocristiano dove sono scolpite attorno alla figura del defunto orante, Scene della vita di Cristo. La prima basilica fu costruita nel sec.IV dato che la collocazione dell’edificio, fuori delle mura della città e in area cimiteriale e sopra la tomba del martire. Distrutta dai Goti, insieme alla città nel sec. VI, sarebbe stata ricostruita nel sec.VII. A conferma di questa ultima costruzione fu il rinvenimento di una moneta di Eraclio del 641. Al periodo della prima costruzione o a quella della ricostruzione del sec.VII, dovrebbe risalire la cripta con l’altare ad arcosolio, cioè sotto una nicchia coperta da un arco e sopra la tomba del martire. Intorno al sec.VII la basilica fu affidata ai Benedettini. Nel 742 vi avvenne l’incontro storico tra il papa Zaccaria partito da Roma verso Terni e il vecchio re longobardo Liutprando. La scelta della Basilica di S.Valentino fu fatta dal re perché all’interno di quella si veneravano le spoglie del glorioso martire alle quali egli attribuiva un valore taumaturgico. Da quell’incontro il re donava al pontefice alcune città italiane tra le quali Sutri. 
Qui il pontefice ordinò il nuovo vescovo di Terni alla cui morte (760) la città rimase priva del pastore fino al 1218. In questo periodo la basilica fu oggetto di scorrerie prima di Ungari poi Normanni e Saraceni poi degli abitanti di Narni che vantavano pretese su alcuni territori e sulla Basilica. Onorio III nel 1219 vi si recò e consegnò la Basilica al clero locale. Da questo anno in poi non sappiamo più nulla dello stato di conservazione della Basilica. Agli inizi del 1600 doveva apparire fatiscente.
LA RICOGNIZIONE
Nel 1605 il vescovo Giovanni Antonio Onorati, ottenuto il permesso da papa Paolo V, fece iniziare le ricerche del corpo del Santo. Erano partite da tempo anche a Roma le ricerche dei primi martiri della Chiesa e per autenticare la loro esistenza e per accrescerne la venerazione. Il corpo di S.Valentino fu presto rinvenuto in una cassa di piombo contenuta entro un’urna di marmo rozza esternamente ma all’interno intagliata con rilievi. La testa era separata dal busto a conferma della morte avvenuta per decapitazione. Fu portata subito in Cattedrale. Nessuno in città voleva che il corpo del loro martire riposasse nella chiesa madre. Neanche la Congregazione dei Riti era favorevole poiché le reliquie dovevano essere venerate là dove erano state sepolte. Così si decise di ricostruire una nuova Basilica.
LA NUOVA BASILICA
I lavori per la costruzione della Basilica iniziarono nel 1606 e durarono alcuni anni ma già dal 1609 questa poté essere officiata dai PP.Carmelitani, chiamati a custodirla. Nel 1618 il corpo del santo vescovo e martire venne solennemente riportato nella sua Basilica. Nel 1625 l’Arciduca Leopoldo d’Austria, diretto a Roma, fece visita alla Basilica e si assunse la spese per la costruzione di un nuovo altare maggiore in marmo, completato nel 1632, impegnandosi a rendere alla Basilica una parte del cranio del Santo donata alcuni secoli prima ad un suo antenato. Dietro all’altare maggiore è il coro con la “confessione” di S.Valentino, un altare costruito sopra la tomba del martire. Al centro è una tela ovale che ricorda il martirio del santo, opera della fine del sec. XVII. L’episodio del Duca Leopoldo fornì l’occasione per un radicale rinnovamento dell’architettura del tempio, condotto a termine grazie anche all’opera di molti ternani. La Basilica si presenta secondo uno schema caro ai teorici della Controriforma: grande navata unica con attorno cappelle laterali, due grandi cappelle costituiscono il transetto, presbiterio e dietro l’altare del martire con la “confessione”. La facciata del sec.XVII è animata da paraste, un grande portale sormontato da un finestrone. Le statue in stucco raffigurano in alto i santi patroni della città Valentino e Anastasio (+649) e sono state aggiunte nel sec.XIX. L’interno è animato da grandi paraste con capitelli in stile ionico con ghirlande. Queste sorreggono un architrave sporgente dentellato. Due cappelle per lato erano proprietà di alcune famiglie importanti della città. Le più interessanti sono le cappelle del transetto. Quella di destra è dedicata a S.Michele arcangelo ed era la cappella privata della famiglia Sciamanna. Ai lati infatti sono i monumenti funebri di alcuni membri tra i quali un certo Brunoro, vescovo di Caserta morto nel 1647. Al centro è la bella pala con S.Michele che sconfigge il demonio dell’artista romano Giuseppe Cesari detto il “Cavalier d’Arpino”. Esponente di una pittura colta e raffinata, docile alle richieste della Chiesa, che tornava a privilegiare chiarezza dell’espressione e il decoro nella rappresentazione delle figure sacre. Questa immagine è una chiara ripresa del classicismo di Raffaello: equilibrio della posa e fermezza dell’atteggiamento. L’altra cappella è dedicata alla santa carmelitana Teresa d’Avila. La bella pala centrale raffigura la Madonna con il Bambino tra i SS.Giuseppe e Teresa dell’artista Lucas De La Haye, monaco carmelitano della seconda metà del sec. XVII. L’artista fu l’incarico principale della decorazione della basilica. Infatti oltre a questa lascia altri capolavori tra i quali la bella pala centrale con S.Valentino chiede la protezione della Vergine su Terni e ancora una Adorazione dei pastori e una Adorazione dei Magi. Sempre per la basilica realizza le tele con i Quattro evangelisti e una serie con i Martiri ternani (Catulo, Saturnino, Lucio e magno discepoli di Valentino) conservati nella navata. Il suo stile è pienamente barocco: figure ricoperte di sontuosi panneggi che si agitano al vento, intrisi di un colore caldo che fa pensare anche ad un’influenza sull’artista della pittura veneta forse filtrata dal Rubens romano. Al centro del coro è una grande tela raffigurante la Crocifissione dove traspaiono figure intrise di grande drammaticità. Un ultimo capolavoro si può ammirare in una delle cappelle della navata. Si tratta di una tela raffigurante la Madonna con il Bambino ed i SS. Lorenzo, Giovanni Battista e Bartolomeo del 1635, opera di Andrea Polinori, cittadino di Todi. L’ispirazione dell’artista è il Caravaggio ma è abile a regolarizzarlo e depurarlo di ogni aggressività.
L’ambiente della cripta presenta l’antico altare ad arcosolio (inserito in una nicchia voltata a botte sopra la tomba del martire) nel quale furono rinvenute le reliquie di S.Valentino. Alcuni reperti dell’area valentiniana sono stati riuniti nell’ambiente accanto alla cripta.
LA LEGGENDA
La festa del vescovo e martire Valentino si riallaccia agli antichi festeggiamenti di Greci, Italici e Romani che si tenevano il 15 febbraio in onore del dio Pane, Fauno e Luperco. Questi festeggiamenti erano legati alla purificazione dei campi e ai riti di fecondità. Divenuti troppo orridi e licenziosi, furono proibiti da Augusto e poi soppressi da Gelasio nel 494. La Chiesa cristianizzò quel rito pagano della fecondità anticipandolo al giorno 14 di febbraio attribuendo al martire ternano la capacità di proteggere i fidanzati e gli innamorati indirizzati al matrimonio e ad un’unione allietata dai figli. Da questa vicenda sorsero alcune leggende. Le più interessanti sono quelle che dicono il santo martire amante delle rose, fiori profumati che regalava alle coppie di fidanzati per augurare loro un’unione felice. Oggi la festa di S.Valentino è celebrata ovunque come Santo dell’Amore. L’invito e la forza dell’amore che è racchiuso nel messaggio di S.Valentino deve essere considerato anche da altre angolazioni, oltre che dall’ormai esclusivo significato del rapporto tra uomo e donna. L’Amore è Dio stesso e caratterizza l’uomo, immagine di Dio. Nell’Amore risiede la solidarietà e la pace, l’unità della famiglia e dell’intera umanità.
GLI EVENTI
A Terni è sorta la “Fondazione S.Valentino”, che cura il culto del Santo durante l’intero mese di febbraio:vi sono programmate grandi iniziative di fede e di cultura, di arte e di scienza, di spettacolo e di divertimento.Da quest’anno è nata inoltre l’Associazione “San Valentino Festival” promossa da Comune, Provincia, Camera di Commercio, Diocesi, Sviluppumbria e Consorzio Cometa per organizzare eventi valentiniani anche nel resto dell’anno.
Fonte:
www.diocesi.terni.it

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