Mirabilissimo100’s Weblog

maggio 26, 2017

EGITTO: TERRORISTI ATTACCANO DUE BUS CON CRISTIANI E NE UCCIDONO 35!

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 9:19 pm

Attacco armato a bus di cristiani in Egitto: “Ci sparavano contro e filmavano tutto”

26 Maggio 2017

Almeno 35 morti, molti bambini. Il pullman era diretto al monastero di Anba Samuel. In serata l’esercito egiziano colpisce i miliziani in Libia
rolla scolari

Stavano andando a pregare al monastero di Anba Samuel, vicino a Minya, nell’Alto Egitto, 220 chilometri a Sud del Cairo. Uomini armati hanno fermato il loro autobus. Erano otto o dieci, secondo i testimoni. E hanno iniziato a sparare, filmando tutta la scena. Hanno ucciso almeno 35 persone, molti bambini. È l’ennesima strage di cristiani copti in Egitto, in cinque mesi. La comunità, che rappresenta il 10 per cento di una popolazione egiziana di 92 milioni, si era a malapena ripresa dallo choc del doppio attentato che il 9 aprile, nella Domenica della Palme, durante le messe o poco dopo, ha colpito due chiese: una a Tanta, nella regione del Delta del Nilo, e l’altro nella cattedrale di San Marco ad Alessandria, da dove il papa Tawadros, leader della Chiesa copta d’Egitto, era uscito da pochi minuti.

 

 

I cristiani copti quel giorni hanno pianto 46 morti, altre 29 persone erano morte nell’attentato alla chiesa di Botroseya, nel complesso della grande cattedrale del Cairo, a dicembre. In entrambi i casi, gli attacchi erano stati rivendicati dallo Stato Islamico, che è sempre più attivo nel Sinai egiziano, da dove almeno 300 famiglie di copti nei mesi passati sono scappati verso le città del Delta per sfuggire alle persecuzioni degli estremisti. L’assalto all’autobus non è ancora stato rivendicato da alcun gruppo. In febbraio, dopo l’attacco alla chiesa del Cairo, e utilizzando le immagini di quella strage, lo Stato Islamico ha pubblicato online un video in cui indicava i cristiani come le sue “prede preferite”.

 

 

Il nuovo massacro arriva alla vigilia del mese sacro del digiuno di Ramadan, che si apre domani. In passato, gruppi estremisti hanno indicato questo periodo come il momento ideale per portare a termine le loro azioni di morte. Benché la comunità copta sostenga il presidente AbdelFattah al-Sisi, che ha promesso di arginare i terroristi in Egitto e di proteggere i cristiani, questo ennesimo atto di sangue farà sorgere nuove domande sulla protezione della comunità e in generale la sicurezza nel Paese minacciato dai fondamentalisti. Dopo l’attentato di dicembre, nelle principali città egiziane le chiese hanno ottenuto maggiore protezione da parte delle forze dell’ordine, eppure agli estremisti è stato possibile colpire durante le celebrazioni della Pasqua.

 

Nella serata di venerdì responsabili egiziani hanno riferito che aerei da combattimento egiziani hanno compiuto raid e hanno colpito basi di miliziani nell’est della Libia. Si tratta, hanno detto, della risposta al sanguinoso attentato compiuto oggi contro i cristiani copti egiziani.

 

Le fonti egiziane hanno spiegato che i caccia egiziani hanno preso mira le roccaforti del Consiglio della Shoura nella città libica di Darna, dove peraltro le milizie locali sono note per essere legate all’organizzazione terroristica di al Qaida e non allo Stato Islamico.

http://www.lastampa.it/2017/05/26/esteri/attacco-armato-a-bus-di-cristiani-in-egitto-dELAukBmF0L3f82Qc6wZEM/pagina.html

FILIPPINE: L’ISIS CONQUISTA LA CITTADINA DI MARAWI

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 9:08 pm

Filippine, l’Isis controlla una città di 200 mila abitanti

25 Maggio 2017

Giordano Stabile

Inviato a Beirut

Ottocento jihadisti occupano Marawi: chiese bruciate e bandiere nere

AFP

Pubblicato il25/05/2017
Ultima modifica il 25/05/2017 alle ore 08:24
giordano stabile
inviato a beirut

Con un blitz a sorpresa i gruppi jihadisti filippini alleati con l’Isis hanno occupato la città di Marawi, 200 mila abitanti, nell’isola meridionale di Mindanao. Le formazioni Abu Sayyaf e Maute si sono unite per formare un battaglione di “500-800 combattenti”, secondo stime locali. Sono armati con moderni fucili mitragliatori, armi pesanti, fuoristrada.

Gli islamisti hanno cacciato la polizia locale, ucciso numerosi agenti, occupato l’ospedale principale, assaltato e distrutto la prigione, issato la bandiera nera sugli edifici governativi del distretto. Poi hanno assaltato la Cattedrale di Nostra Signora, dato alle fiamme l’edificio e sequestrato il sacerdote Teresito Sugano, assieme a 13 fedeli, come ha confermato la Conferenza episcopale delle Filippine.

 

Il governo del presidente Rodrigo Duterte ha reagito con l’imposizione della legge marziale, ha chiesto a tutta la popolazione di chiudersi in casa. Le forze speciali della 103esima brigata, unità di élite per il controterrorismo, stanno per dare l’assalto ai check-point islamisti nei sobborghi della città e nei villaggi circostanti.

http://www.lastampa.it/2017/05/25/esteri/filippine-lisis-controlla-una-citt-di-mila-abitanti-bKfvEg1IlN8NW04BWjnANN/pagina.html

 

Trump: La prossima campagna di guerra contro l’Iran e la Siria, la vera posta in gioco di Trump in Medio Oriente

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 8:29 pm

TRUMP COME UN ISIS

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25 Maggio 2017

CONTROINFORMAZIONE

Luciano Lago

Il vecchio progetto USA di “balcanizzazione” del Medio Oriente è stato ripreso dall’Amministrazione Trump che vuole portarlo ad attuazione ed è stato questo, a quanto sembra, il vero oggetto dei colloqui tenuti dal Presidente statunitense nel corso della sua visita prima a Rijad e poi in Israele.

Gli USA contano sulla collaborazione e sull’appoggio finanziario dell’Arabia Saudita (e delle monarchie del Golfo) per creare un fronte dei paesi sunniti che si formi come “NATO Araba” in Medio Oriente per contrastare l’espansione dell’Iran e dei paesi a guida sciita, come la Siria, l’Iraq ed il Libano affiliato ad Hezbollah.

Come altre volte abbiamo scritto, il progetto nasce dalla volontà di smembrare gli stati arabi e ridisegnare i loro confini in base alle divisioni confessionali ed etniche. Questo consentirà più facilmente agli USA di esercitare la loro egemonia sulla regione e consentirà ad Israele di ottenere maggiore sicurezza dall’indebolimento dei suoi avversari. Vedi: Il Piano di balcanizzazione del Medio Oriente

Il primo paese obiettivo della campagna è naturalemte la Siria che da oltre 6 anni sta resistendo, grazie anche all’intervento russo, all’aggressione che fino ad ora era stata condotta facendo leva sui gruppi terroristi e mercenari armati e finanziati essenzialmente da Stati Uniti ed Arabia Saudita e con la complicità dei loro alleati.

Da adesso la situazione cambia, gli USA stanno preparandosi ad entrare con proprie forze dirette in Siria da sud, dalla frontiera giordana e da nord, attraverso i curdi dell’YPG, che gli USA stanno provvedendo ad armare pesantemente e che sono affiancati da forze speciali USA a loro protezione.

Il vero obiettivo (come ormai tutti hanno capito) non è quello di annientare l’ISIS ma piuttosto quello di rovesciare comunque il governo di Damasco. Persino il New York Times, media controllato dai neocons, ha sostenuto di recente in un editoriale, l’utilità di mantenere attivo l’ISIS per utilizzarlo contro i russi ed i siriani, svelando quello che è il “segreto di Pulcinella”, la funzione dell’ISIS come pretesto per rovesciare governi e giustificare la presenza di truppe occidentali nella regione. Vedi: Why Is Trump Fighting ISIS in Syria?

Anche l’attentato di Manchester può rientrare in questo contesto, ulteriore giustificazione per un intervento militare britannico in Siria ed Iraq per bloccare la “minaccia alla sicurezza”rappresentata dall’ISIS. Non per nulla il terrorista che si è fatto saltare a Manchester aveva dei chiari legami con i servizi britannici (lui e la sua famiglia).

La nuova strategia dell’Amministrazione USA è quella di voler spingere la Russia fuori dalla regione con minacce e con ricatti, per avere campo libero prima in Libano, in Siria ed in Iraq e, successivamente, per una attacco in forze di USA-Israele contro l’Iran a cui si aggregherebbero le forze saudite e di una coalizione araba sunnita, la stesssa che sta operando attualmente contro lo Yemen.

L’Arabia Saudita è il perno di questa alleanza e di questa strategia e la sua funzione è essenziale per i piani di Washington: questo spiega l’estrema attenzione ed il consolidamento dei vincoli commerciali con le mega forniture di armi in cambio di un supporto finanziario ed investimenti sauditi, utilissimi per alimentare il complesso militare industriale di Washington.

Il piano è sponsorizzato dai neocons e non prevede possibilità alternative: la Russia o si piega e si convince o verrà attaccata. Non per nulla la NATO, proprio oggi, attraverso il suo Segretario generale Stoltenberg, ha dichiarato ufficialmente di scendere in campo anche in Siria (naturalmente per combattere contro l’ISIS). Guarda un pò la coincidenza. Il nemico finale è l’Iran contro cui si sta montando una grossolana campagna di menzogne senza base reale.

La Russia potrebbe essere esposta ad un attacco mediante gli stessi gruppi terroristi takfiri utilizzati in Siria ed in Iraq, in modo da portare il caos nel paese e favorire un indebolimento del Governo di Putin o peggio, potrebbe trattarsi di un attacco diretto, mirato a infliggere il primo colpo per neutralizzare le difese russe, per quanto azzardato ed illusorio. Non abbiamo a che fare con persone razionali ma con il gruppo di neocons di Washington che sono ormai dei paranoici che seguono a tutti i costi il loro progetto, costi quel che costi.

Sauditi con militari

La Siria deve essere smembrata in tre stati, come previsto dal piano illustrato anche a suo tempo nei doumenti della DIA (Defence Intelligence Agency), uno stato sunnita integrato al nord con l’Iraq centrale, uno stato curdo, uno stato alawita. Altrettanto dovrà essere fatto con l’Iraq, evitando che questo rimanga un unico stato a maggioranza sciita, influenzato dall’Iran, come lo è attualmente. Il grande sbaglio fatto dagli USA con la guerra per rovesciare Saddam Hussein.

Facile pensare che il Libano dovrà essere l’obiettivo di un prossimo attacco di Israele e USA in collaborazione per annientare le strutture e le difese missilistiche di cui Hezbollah dispone. Implicita la necessità di rovesciare il Governo di Beirut e la presidenza di Micheal Aoun, cristiano maronita, dichiaratamente filo Hezbollah.

Tutti i paesi del Medio Oriente devono diventare un protettorato saudita e statunitense, rinunciando alle loro connotaziponi originarie, che questo piaccia o no alle comunità sciite, cristiane, druse o sunnite tradizionali che non nutrono simpatia per l’ideologia religiosa wahabita/salafita professata in Arabia Saudita. A Washington hanno deciso così.
Questa sarà, nei piani di Washington e di Tel Aviv, la nuova cartografia del Medio Oriente risultante dalla strategia del caos che le Amministrazioni USA stanno portando avanti senza soste da oltre 15 anni nella regione.

Non è però certo che un piano complesso ed articolato come questo possa essere attuato in pratica, viste le enormi difficoltà e vista la determinazione della Russia di Putin ad esercitare un ruolo di garante e protettore dell’asse sciita (Iran-Siria-Hezbollah) contro il fronte sunnita spinto alla guerra dagli USA e dai sauditi.
Per i guerrafondai di Washington la reazione della Russia di Putin e dell’Iran, stretto al proprio esercito, potrebbe essere molto dura ed il costo sarebbe quello di un conflitto generale combattuto con armi nucleari.

Alcuni analisti militari parlano di sommergibili russi armati di missili a testata atomica già piazzati sui fondali del Golfo del Messico in attesa di ordini e, se arriverà l’ordine, gli abitanti della costa est degli Stati Uniti sarebbero fra i primi a pagare il prezzo della follia della elite di potere che si trova attualmente a Washington.

http://www.controinformazione.info/la-prossima-campagna-di-guerra-contro-liran-e-la-siria-la-vera-posta-in-gioco-di-trump-in-medio-oriente/

TRUMP CONTRO L’IRAN COME OBAMA

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 8:03 pm

TRUMP LODATO DALL'ISIS

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Da Obama a Trump, il solito errore: inchinarsi ai sauditi e prendersela con l’Iran

Il presidente Usa va in Israele e in Arabia Saudita a “normalizzare” i rapporti con alleati storici. Attinge alla cassaforte saudita che finanzia anche il terrorismo. Mentre in Europa il terrorismo wahabita continua a mietere vittime

23 Maggio 2017

Siria: Assad spiega come realmente funzionano gli Stati Uniti

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 7:53 pm

ASSAD CONTRO USA ISLAM

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VIETATO PARLARE

25 Maggio 2017

Il giornalista Rolando Segura di Telesur ha intervistato il presidente Assad a Damasco il 25 aprile scorso.

Interessanti le risposte che il presidente siriano ha dato, ne ripropongo alcune. Alla domanda sulle politiche attuate dal presidente americano Trump , Assad ha risposto così: 

Il presidente americano non ha politiche. Le politiche attuate dalle istituzioni americane controllano il regime americano. Queste istituzioni sono le agenzie di intelligence, il Pentagono, le multinazionali, le compagnie petrolifere e le istituzioni finanziarie, oltre ad alcune altre lobby che influenzano il processo decisionale americano.

Il presidente americano semplicemente implementa queste politiche.  E la prova è che quando Trump cercò di muoversi su una pista diversa, durante e dopo la sua campagna elettorale, non ha potuto. Egli è stato oggetto di un feroce attacco.

Come abbiamo visto nelle ultime settimane, ha cambiato la sua retorica completamente e si è sottomesso alle condizioni dello ‘stato  profondo’ americano, o ‘regime americano profondo’. Ecco perché è irrealistico e uno spreco di tempo fare una valutazione della politica estera del presidente americano, perché potrebbe fare la differenza; ma in ultima analisi fa esattamente ciò che queste istituzioni gli dettano. Questo modo di operare  non è cosa nuova: è la politica americana in vigore da decenni.

E’ stato chiesto ad  Assad di commentare  la rappresentazione fornita dai media occidentali che lo raffigurano come un “diavolo” che uccide e opprime il suo stesso popolo. Questa la sua risposta:

Sì, da una prospettiva occidentale, ora sei seduto con il diavolo… Questo è il modo in cui mi commercializzano in Occidente. Ma questo è sempre avvenuto quando uno Stato, un governo o un individuo non si sottraggono agli loro interessi del proprio paese e non lavorano per i loro interessi contro gli interessi del proprio popolo.

Queste sono state le richieste coloniali occidentali in tutta la storia. Dicono che questa persona malvagia sta uccidendo il suo popolo. Ok, se sta uccidendo il suo popolo, chi lo ha sostenuto negli ultimi sei anni? Né la Russia, né l’Iran, né uno stato amico può sostenere un individuo a spese del popolo. Questo è impossibile. Se sta uccidendo la gente, come mai la gente lo supporta? Questa è la narrazione occidentale contraddittoria; ed è per questo che non dobbiamo perdere il nostro tempo sulle narrazioni occidentali perché sono sempre state piene di bugie durante la storia, il che non è qualcosa di nuovo.

Alla domanda sulle accuse lanciate dagli Stati Uniti contro il  governo siriano reo di aver mantenuto alcuni stock di armi chimiche, Assad ha risposto così:

Tu e io ricordiamo bene quello che è successo nel 2003, quando Colin Powell ha mostrato al mondo  di fronte alle Nazioni Unite quello che ha affermato di essere la prova che dimostrava che il presidente Saddam Hussein possedeva armi chimiche, nucleari ed altre armi di distruzione di massa. Tuttavia, quando le forze americane hanno invaso l’Iraq, è stato dimostrato che tutto quello che aveva detto era una bugia.

Powell stesso ha ammesso che le agenzie di intelligence americane lo hanno ingannato con quelle prove false.

Non era la prima né sarà l’ultima volta. Questo significa che se si vuole essere un politico negli Stati Uniti, devi essere un vero e proprio bugiardo. Questo è ciò che caratterizza i politici americani: essi si trovano su base quotidiana, e dire qualcosa e fare qualcosa di diverso. Ecco perché non dovremmo credere a quello che dice il Pentagono, o a qualsiasi altra istituzione americana, perché dicono cose che servono le loro politiche, non le cose che riflettono la realtà ed i fatti sul terreno.

http://www.telesurtv.net/english/news/Full-Transcript-of-teleSURs-Exclusive-Interview-with-Syrian-President-Assad-20170426-0018.html

http://www.vietatoparlare.it/assad-spiega-realmente-funzionano-gli-stati-uniti/

SIRIA: LA NATO ENTRA NELLA COALIZIONE ANTI ISIS

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 7:42 pm

La NATO sa che la coalizione ammazza i bambini? E adesso Trump nomina la Russia come minaccia

Di Mauro Bottarelli , il 25 maggio 2017 78 Comment

 

Ci siamo, la tarantella è partita. La NATO fa ufficialmente parte della coalizione anti-Isis e adesso si può giocare a carte quasi scoperte. Ma, per farlo, paradossalmente occorre rimescolare ancora un po’ il mazzo. Prima di prendere la parola al Vertice atlantico tenutosi a Bruxelles oggi pomeriggio, Donald Trump ha sparato uno dei suoi proverbiali tweet, chiedendo al Dipartimento di giustizia USA di aprire un’indagine riguardo la fuga di notizia relative all’attentato di Manchester, definite “profondamente disturbanti”. Et voilà, si offre il culo alle lamentele inglesi, ci si dimostra inflessibile con gli alleati per quanto riguarda la segretezza delle informazioni sensibili e l’affaire sulla condivisione di intelligence con Serghei Lavrov si depotenzia. Non basta, perché l’accaduto consente al presidente di gettare una bella aura di irresponsabilità su quel “New York Times” che lo sta martellando quotidianamente riguardo al Russiagate. Ed eccoci arrivare al punto. Anzi, al primo dei punti. Prendendo poi la parola al Vertice atlantico, ecco che il presidente USA ha elencato quelle che a suo modo di vedere devono essere la priorità della NATO: terrorismo, immigrazione e “le minacce dalla Russia e verso i confini orientali e meridionali dell’Alleanza”.

Insomma, l’uomo del disgelo con Mosca e della discontinuità in politica estera si sta dimostrando perfettamente in linea non solo con le amministrazioni precedenti ma, soprattutto, con l’agenda neo-con del Deep State. E mentre su Salman Abedi, il presunto attentatore di Manchester, escono novità ogni ora – l’ultima riguarda una sua presenza a Dusseldorf quattro giorni prima dell’attentato, sembra Igor il russo -, si delinea sempre di più il quadro: l’Isis è lo straordinario alibi che verrà usato per chiudere i conti con Mosca e Teheran. O, almeno, questa sarebbe l’idea. Da oggi, quindi, ogni giorno è buono per una bella false flag. E, state certi, che saranno molti altri i media che subiranno un’improvvisa mutazione genetica in chiave globalista-atlantista come il fu TgLa7 di Enrico Mentana, ormai diventato l’Emilio Fede del Deep State.

C’è da riflettere su quanto sta accadendo. Ma, soprattutto, su come sta accadendo. Martin Luther King disse che “un giorno la paura bussò alla porta, il coraggio andò ad aprire. E non c’era nessuno”. Il problema è che qui nessuno ha il coraggio di alzarsi e andare ad aprire la porta di menzogne che governi, agenzie di intelligence e soprattutto media stanno propinandoci senza soluzione di continuità. Cosa resterà del terremoto geopolitico di cui la strage di Manchester rischia di essere stata l’accelerante? La strage delle bambine, quei volti sorridenti che mettono angoscia dalle prime pagine dei giornali. Il riferimento ai figli, alla paura continua e costante di quanto possa accadere, l’incertezza come unico Dio: basterebbe un pochino di freddezza e prospettiva, forse non occorre nemmeno scomodare il coraggio, per essere liberi.
I dati che sto per elencarvi sono stati diffusi stamattina dal Syrian Observatory for Human Rights, quindi una fonte tutt’altro che vicina o benevola con Bashar al-Assad e il suo regime. I raid aerei condotti dalla coalizione a guida USA in Siria, quella di cui la NATO ora fa parte ufficialmente, hanno ucciso 225 civili tra il 23 aprile e il 23 maggio scorsi, tra cui 44 bambini e 36 donne: il computo più alto da quando è iniziata la campagna anti-Isis il 23 settembre 2014. Il secondo fu tra il 23 febbraio e il 23 marzo, quando furono uccisi 220 civili. Con quest’ultima mattanza, il computo totale dei civili ammazzati dalla coalizione anti-Isis è salito a 1.481, di cui 319 bambini. E, attenzione, stiamo parlando di dati ufficiali resi noti da una ONG che opera da Coventry, nel Regno Unito e che è smaccatamente schierata a favore dei ribelli: forse, i raid alla Top Gun degli americani cominciano a disturbare persino loro. E quanti jihadisti sono stati uccisi nel medesimo lasso di tempo, tra 23 aprile e il 23 maggio? Ben 122, oltre a 8 soldati dell’esercito di Damasco.

Insomma, ai fenomeni della coalizione serve accoppare due civili per centrare un obiettivo giusto. E quali dati forniscono gli americani al riguardo? All’inizio del mese, l’esercito USA ha comunicato di aver ucciso “non intenzionalmente” in Iraq e Siria 352 civili da quando è iniziata la campagna: ne hanno ammazzati poco meno solo in Siria e solo nell’ultimo mese. Civili. Donne. E bambini, proprio come quelli di Manchester, magari un po’ meno fotogenici. E, soprattutto, meno in grado di garantire capriole geopolitiche come quella che, stranamente, ha comunicato venerdì scorso – prima di tutto il delirio di questa settimana – il capo del Pentagono, Jim “Mad dog” Mattis, alla stampa: “Il presidente Trump ci ha dato istruzioni di annientare l’Isis in Siria al fine di evitare che i foreign fighters tornino a casa”. Tu guarda che culo, un presunto foreign fighters ha appena fatto uno strage di bambini a Manchester e, casualmente, tornando dalla Libia si sarebbe fermato anche in Siria, stando allo spoiler sparato dal ministro dell’Interno francese ieri. E c’è da capirlo un buon Mattis, perché queste due mappe


ci mostrano la differenza che passa tra un’operazione militare che vuole perseguire un obiettivo e una che, invece, fa il doppiogioco. La prima ci mostra gli avanzamenti delle truppe siriane nell’ultimo mese, con l’aiuto di russi, iraniani e milizie Hezbollah, mentre la seconda ci mostra il guadagno territoriale conseguito dall’Isis in cinque mesi all’inizio della campagna della coalizione a guida statunitense. Delle due, l’una: o hanno piloti miopi o invece che bombe sganciavano rifornimenti. Occorre che quell’avanzata dei lealisti si fermi, questa la parola d’ordine a Washington.

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Adesso, poi, il quadro si è chiarito ulteriormente. Durante la due giorni tra Arabia Saudita e Israele, Trump ha attaccato continuamente l’Iran, mentre oggi ha citato la “minaccia della Russia” fra le tre priorità della NATO, al pari del terrorismo. E non ha citato gli hacker o i missili balistici russi ma direttamente le frontiere Est e Sud, dove da qualche mese proprio la NATO sta dispiegando una santabarbara di mezzi e uomini, tra Polonia, Germania e Baltico. Due più due, ancora per qualche giorno, dovrebbe fare quattro. E in base a questo assunto, come interpretare il gioco delle parti intercorso tra Al-Nusra e Dipartimento di Stato USA? Hayat Tahrir Al-Sham, ultimo rebrand del fronte islamista siriano, è infatti sparita delle formazioni terroristiche individuate e sanzionate dagli Stati Uniti e dal Canada. Ed essere usciti dalla watchlist del terrore, che benefici comporta? Permette ai cittadini di questi Paesi di donare soldi ai terroristi, risorse che consentono loro di viaggiare, di combattere e di diffondere la loro propaganda senza troppi intoppi.

Capito, questo reso possibile da chi formalmente vuole evitare il ritorno a casa dei foreign fighters. Sulla vicenda è intervenuta Nicole Thompson, portavoce del Dipartimento di Stato americano: “Riteniamo che queste azioni rappresentino una strategia di Al Qaida per portare l’opposizione siriana sotto il suo controllo operativo. Stiamo ancora esaminando la questione con attenzione”. Tuttavia, come sottolinea Evan Dyer sul portale dell’emittente televisiva canadese CBC che ha condotto l’intervista, “per gli Stati Uniti inserire Tahrir Al-Sham nella lista nera delle organizzazioni terroristiche significherebbe riconoscere che lo stesso governo ha fornito ai jihadisti armi molto sofisticate, tra cui potenti missili anti-carro e richiamare l’attenzione sul fatto che gli Stati Uniti continuano ad armare le milizie islamiste in Siria”. Amen, per oggi chiudo qui. Tanto temo che questa pantomima rivoltante durerà ancora a lungo. Magari con un altro conflitto proxy fra Stati Uniti e Russia in Venezuela che nessuno si aspetta ma che sta già prendendo forma.

Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

 

 

I TERRORISTI DI AL-NUSRA NON SONO PIU’ TERRORISTI PER GLI USA

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 7:12 pm
Al-Nusra rimossa dalla blacklist Usa
24 Maggio 2017
L’operazione di «lifting» fatto a suo tempo da Al-Nusra in Siria ha avuto i suoi effetti. Hayat Tahrir Al-Sham, ultima incarnazione del fronte islamista, è sparita dalla blacklist delle formazioni terroristiche individuate dagli Stati Uniti e dal Canada. Un «rebranding» efficace, dunque, che ha dato nuova linfa al gruppo salafita capeggiato da Abu Jaber Shaykh, responsabile di innumerevoli crimini di guerra ai danni della popolazione siriana. La formazione terroristica, a lungo conosciuta come Jabhat Al-Nusra o Fronte Al-Nusra, rappresenta il ramo di Al Qaida in Siria dopo la nascita di Daesh nel 2014.
Fu stata inserita sulla blacklist delle organizzazioni terroristiche statunitensi e canadesi per la prima volta nel 2012. Come rileva la giornalista Vanessa Beeley su MintPress, «con il cambio di nome in Hayat Tahrir al-Sham (HTS), il gruppo è riuscito a ottenere la rimozione dalle watchlist del terrore sia negli Stati Uniti che in Canada. Questo permette ai cittadini di questi paesi di donare soldi ai terroristi; risorse che li consentono di viaggiare, di combattere e di diffondere la loro propaganda senza intoppi». Hayat Tahrir Al-Sham nacque ufficialmente lo scorso 28 gennaio dalla fusione tra le più importanti compagini della galassia islamista: Jabhat Fateh Al-Sham (ex Al Nusra), il Fronte Ansar al-Din, Jaysh al-Sunna, Liwa al-Haqq e il Movimento Nour al-Din al-Zenki.
L’imbarazzo del Dipartimento di Stato USA
Sulla vicenda è intervenuto Nicole Thompson, portavoce del Dipartimento di Stato americano, ai microfoni della CBC: «Riteniamo che queste azioni rappresentino una strategia di Al Qaida per portare l’opposizione siriana sotto il suo controllo operativo. Stiamo ancora esaminando la questione con attenzione». Tuttavia, come sottolinea Evan Dyer sul portale della stessa emittente televisiva, «per gli Stati Uniti inserire Tahrir Al-Sham nella lista nera delle organizzazioni terroristiche significherebbe riconoscere che lo stesso governo ha fornito ai jihadisti armi molto sofisticate, tra cui potenti missili anti-carro, e richiamare l’attenzione sul fatto che gli Stati Uniti continuano ad armare le milizie islamiste in Siria».
Dopotutto Al-Nusra ha sempre tentato di presentarsi come una formazione «moderata», capace di fronteggiare sia le forze lealiste del presidente siriano Bashar al-Assad, sia lo Stato Islamico.
Quando il Qatar disse: “Bisogna lavorare con loro”
Non è un mistero che i jihadisti siano stati armati e sostenuti dai governi stranieri – in particolare dalle petromonarchie del Golfo – con il preciso obiettivo geostrategico di rovesciare il governo siriano. Nel 2015, in un’intervista pubblicata su Le Monde, il ministro degli Esteri del Qatar Khaled al-Attiyah affermava in merito: «Siamo ovviamente contro l’estremismo ma, oltre a Daesh, tutti questi gruppi stanno combattendo per rovesciare il regime di Assad. I moderati non possono dire ad Al-Nusra che non lavoreranno con loro. Occorre leggere la situazione ed essere realisti».
Al-Qaida guida l’opposizione contro Assad
Archiviata l’opposizione «moderata», ora è Tahrir al-Sham – Al Qaida – a guidare l’opposizione contro il governo di Bashar al-Assad. A evidenziarlo è un’analisi pubblicata su Foreign Policy: «Messa di fronte a poche altri opzioni, l’opposizione armata capeggiata da Al Qaida ha dimostrato un certo pragmatismo, accettando di partecipare ai colloqui per la pace in Kazakistan e in Svizzera, anche se la base rimane fortemente contraria a questi segnali di compromesso. Spronata dal progressivo indebolimento della base più moderata dell’opposizione – sottolinea Lister sull’autorevole rivista americana – il gruppo di Al-Qaida si pone come l’unica componente del vasto movimento rivoluzionario siriano dotato di pragmatismo e di una strategia militare definita».
E con la rimozione dalla lista delle formazioni terroristiche, Tahrir al-Sham (Al Qaida) potrà tentare ancor più efficacemente di minare gli sforzi del governo siriano – supportato da Russia e Iran – di sconfiggere i terroristi. Perché nonostante le mirate strategie di marketing, la sostanza rimane sempre la stessa.

MANCHESTER: I RIBBELLI MODERATI CHE UCCIDONO I NOSTRI FIGLI!

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 7:05 pm

Manchester: i “ribelli moderati” che uccidono i nostri figli

26 Maggio 2017

ACCORDO SEGRETO
C’è un rapporto diretto tra la strage di Manchester e la scellerata guerra in Libia che, nel 2011, Londra condusse insieme a Parigi e Washington per abbattere il regime di Gheddafi.
Partendo dalle origini libiche di Salman Abedi, il giovane attentatore, è possibile ricostruire la follia di una politica estera che l’Occidente conduce da anni in Medio Oriente aiutando coloro che poi uccidono i nostri figli. Vediamo perché.

Due anni fa il giornale britannico The Guardian pubblicò dei documenti rinvenuti a Tripoli dopo la caduta di Gheddafi. I documenti aprivano uno squarcio importante su una storia che i media occidentali decisero di ignorare. Noi fummo tra i pochi a parlarne in questo articolo, ma la censura imposta attorno alla questione fu praticamente impenetrabile.

La storia è questa: Tony Blair aveva siglato un accordo segreto con il leader libico Gheddafi per un’intensa attività di collaborazione tra il MI6 (l’intelligence britannica) e i servizi segreti di Tripoli. L’obbiettivo era reprimere le organizzazioni terroristiche islamiste che operavano in Libia e Gran Bretagna attraverso fuoriusciti o cittadini britannici di origini libiche.
Questo accordo fu attivo almeno dal 2007 perché a questa data si riferiva uno dei documenti ritrovati a Tripoli dopo la caduta del regime: una lettera firmata direttamente dal premier inglese il quale, rivolgendosi con confidenza al dittatore libico (“Caro Mu’ammar, spero che tu e la tua famiglia stiate bene…”) si rammaricava del fatto che un tribunale britannico si fosse opposto all’estradizione a Tripoli di due sospetti appartenenti al LIFG (Al Qaeda libico) augurandosi che questa episodio non compromettesse“l’efficace cooperazione bilaterale che si è sviluppata tra Regno Unito e Libia negli anni recenti nel settore cruciale della lotta al terrorismo”.
Secondo la ricostruzione del Guardian, l’accordo era talmente stretto che l’MI6 consentiva ad agenti libici di operare in territorio britannico per dare la caccia a presunti jihadisti del LIFG riparati a Londra.

Ora questo gruppo libico legato ad Al Qaeda ricompare in relazione alla strage di Manchester. Secondo le autorità inglesi, il libico Abedi avrebbe frequentato una cellula del LIFG operante a Manchester; cellula  diretta da Abd al-Baset Azzouz definito dal Comitato di analisi anti terroristico delle Nazioni Unite un “agente chiave di Al Qaeda” in Libia, con grandi capacità di mobilitare e reclutare combattenti e esperto nella costruzione di esplosivi.
Non solo, ma anche il padre dell’attentatore, arrestato a Tripoli dopo la strage, sarebbe stato membro del LIFG.

Ma allora come è possibile che un gruppo considerato terroristico dal governo Blair, abbia potuto agire ed organizzarsi in maniera così forte in Gran Bretagna? Per capirlo bisogna ripercorrere la storia emblematica del LIFG e la balla dei “ribelli moderati”.

libya-1-articleLargeI “MODERATI” DI AL QAEDA
Il LIFG (Libyan Islamic Fighting Group) è un gruppo jihadista fondato nel 1995 da veterani libici che hanno combattuto in Afghanistan. Come quasi tutte le organizzazioni legate ad Al Qaeda, l’esperienza afghana, dove Osama bin Laden emerse come uno dei leader indiscussi, è un collante ideologico e religioso molto forte.
L’obiettivo del gruppo fin dall’inizio, è quello di abbattere il regime di Gheddafi per instaurare in Libia uno Stato islamico; è il LIFG ad organizzare il fallito attentato contro Gheddafi del 1996 (forse con lo zampino dello stesso MI6) ed è sempre il LIFG ad accendere diversi tentativi di rivolta in Libia negli anni successivi.
Certo è che quasi tutti i dirigenti libici di Al Qaeda, sono passati per le file del LIFG.

Il legame tra LIFG ed Al Qaeda è confermato nel 2001 quando l’organizzazione viene inserita nell’elenco dei gruppi terroristici delle Nazioni Unite e dal 2005 nella lista britannica delle Proscribed Terrorist Organisations (p. 14).

Dopo l’11 Settembre i governi occidentali individuano nel regime libico un partner necessario per combattere il terrorismo islamico; per Gheddafi, Al Qaeda era un nemico come lo era per noi, per questo Usa e Gran Bretagna cooperano attivamente con Tripoli attraverso accordi di intelligence e anti-terrorismo.

Poi con l’arrivo di Obama (e della Clinton) tutto cambia; per i governi occidentali la lotta al terrorismo non è più una priorità. Il Partito della Guerra, la lobby saudita ed i centri del potere mondialista che vogliono ridisegnare il Medio Oriente decidono che è più importante abbattere quei regimi laici che erano un argine all’espandersi dell’integralismo: nascono come d’incanto Primavere arabe e rivoluzioni democratiche alimentate con le armi e le trame della Clibya-hillaryia e con i soldi delle oscurantiste monarchie del Golfo. La guerra umanitaria diventa un precetto ideologico con cui far accettare all’opinione pubblica occidentale, i crimini che l’Occidente sta compiendo.

Anche la Libia ne viene sconvolta: i terroristi di Al Qaeda, diventano romantici “ribelli moderati”  descritti spudoratamente dai menestrelli delle bombe umanitarie che hanno riempito delle loro menzogne giornali e televisioni (così come avrebbero poi fatto con l’Ucraina e la Siria).

Il LIFG di Al Qaeda composto di jihadisti sunniti e integralisti anti-occidentali diventa uno dei gruppi dei cosiddetti “oppositori democratici” armati e finanziati dall’Occidente per abbattere il regime di Gheddafi; cambia il nome in LIMC (Lybian Islamic Movement for Change) entra nel Consiglio Nazionale Libico di Transizione riconosciuto da Unione Europea e Stati Uniti ed uno dei suoi leader, Abdel Hakim Belhadj ne diventa il Comandante militare.

IL FRANCHISING IN SIRIA
Belhadj è a sua volta un personaggio fondamentale per capire la complicità dei governi occidentali con l’integralismo sunnita. Leader (anzi Emiro) del LIFG, era stato arrestato dalla Cia nel 2004 per i suoi legami con Al Qaeda e consegnato alla Libia. Liberato in una delle amnistie del regime di Tripoli, con lo scoppio della guerra civile diventa il collegamento tra gruppi jihadisti sunniti impegnati nella ribellione libica e la Nato (p. 7); Belhadj è anche il collettore dei finanziamenti provenienti dal Qatar.
In questo articolo del 2015 del Ron Paul Institute, lo si vede amabilmente in compagnia dei senatori americani Mc Cain e Graham esponenti di spicco dell’élite neo-con che sponsorizzò con la Clinton il regime change.

Finita la guerra e consolidato il suo ruolo nella nuova Libia, è proprio lui ad organizzare l’invio “segreto” dei combattenti libici del LIFG in Siria, al fianco dei nuovi “ribelli moderati” del Free Syrian Army inventati anche qui da Usa e Gran Bretagna. Obiettivo: replicare lo schema libico e abbattere un altro regime laico nemico dell’integralismo (quello di Assad).

INTEGRALISTI NOSTRI ALLEATI? UNA FOLLIA
Una delle ipotesi è che il giovane attentatore di Manchester possa essersi radicalizzato in Siria, proprio tra le cellule del LIFG operative al confine con la Turchia insieme agli altri gruppi di Al Qaeda; per poi tornare in Gran Bretagna dove risiedono (come abbiamo visto) molti membri del gruppo, conosciuti dall’Intelligence ma garantiti da Londra.
Ma il fatto che questi gruppi siano utilizzati dall’Occidente nelle “guerre per procura”  non li rende ovviamente amici; il loro odio per l’Occidente si mantiene ed è pari a quello per i regimi che vogliono abbattere. Perché il loro obiettivo è il trionfo di un Islam integralista in Medio Oriente come in Europa.

L’Occidente non può sconfiggere il terrorismo islamista che uccide i nostri figli in Europa, se non decide di combatterlo veramente; e non può decidersi a combatterlo se i governi occidentali (Usa, Gran Bretagna e Francia in primis) di questo terrorismo ne sono gli alleati; se continuano a vendere armi ai paesi che lo finanziano (Arabia Saudita); se credono di poterlo utilizzare per i propri progetti di dominio geopolitico in Medio Oriente.

Il vero problema è che il terrorismo in casa nostra non può essere fermato fino a quando le democrazie occidentali continueranno ad appoggiare questo stesso terrorismo a casa degli altri.


Su Twitter: @GiampaoloRossi

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LIBIA: IL MASSACRO DI BRAK AL-SHATI

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LIBIA  MASSACRO DEI  TERRORISTI CONTRO I PARTIGIANI DI GHEDDAFI 19 05 2017.png

Libia il massacro di Brak al-Shati 19 Maggio 2017

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LIBIA – 24 May 2017 – 06:00

Con l’attacco alla base aerea del Libyan National Army, nel Fezzan, Misurata prova a far deragliare le trattative tra Al Serraj e Haftar. Un problema in più per chi continua a sperare nella risoluzione diplomatica di questa crisi

di Rocco Bellantone

Il massacro nella base aerea di Brak al-Shati rischia di far deragliare sul nascere la prima intesa per la risoluzione libica raggiunta lo scorso 2 maggio ad Abu Dhabi tra il premier del Governo di Accordo Nazionale Faiez Al Serraj e il generale Khalifa Haftar. Le 140 vittime del 18 maggio scorso, per lo più soldati Libyan National Army (LNA) ma anche civili, verranno infatti presto vendicate dalle forze agli ordini di Haftar con altri spargimenti di sangue.

 

I fatti

La base aerea di Brak al-Shati si trova 650 chilometri a sud rispetto a Tripoli, nel distretto di Wadi al-Shati nella regione del Fezzan. Dal dicembre scorso è sotto il controllo del Libyan National Army, la principale forza militare libica agli ordini del generale Haftar. Nell’attacco del 18 maggio sono state uccise oltre 140 persone, in prevalenza soldati del 12° battaglione, oltre a decine di civili. L’offensiva è stata improvvisa. I militari dell’LNA sono stati colti alla sprovvista, colpiti nel momento in cui rientravano alla base al termine di una parata militare.

 

I vertici dell’LNA hanno inizialmente puntato il dito contro il comandante islamista Ahmed Abduljalil Al-Hasnawi di Bengasi, accusato di aver pianificato e realizzato l’attacco contro la base di Brak al-Shati con il supporto del 13° battaglione e delle Brigate di Difesa della città della Cirenaica. In un secondo momento da Bengasi i riflettori si sono però spostati su Misurata e, nella fattispecie, sulla 13° Brigata (ex Terza Forza) formalmente agli ordini del GNA di Al Serraj.

 

Brik-Airport(Un’immagine satellitare della base aerea di Brak al-Shati)

 

Chiamato in causa dall’LNA, il Consiglio presidenziale libico guidato da Al Serraj ha dichiarato di essere estraneo alla vicenda. Il ministro della Difesa del GNA, Mahdi Al Barghati, e il comandante della 13° Brigata, Jamal Al Treiki, sono stati temporaneamente sospesi dal loro incarico. È stata istituita una commissione per indagare su quanto avvenuto. A coordinare le indagini sono il ministro della Giustizia, Mohamed Abdulwahid, e il ministro dell’Interno, Aref Khoja. A loro Al Serraj ha dato 15 giorni di tempo per presentare un rapporto dettagliato. Fino ad allora tutte le forze militari che rispondono al GNA non dovranno intraprendere azioni di alcun tipo, escluse quelle di autodifesa.

 

Sul ruolo del ministro Al Barghati e del comandante Al Treiki ormai non sembrano esservi più dubbi. Al Barghati, pur non ammettendo di essere a conoscenza dell’offensiva su Brak al-Shati, ha dichiarato che la colpa di quanto accaduto è da attribuire a «coloro che hanno iniziato a bombardare la base di Tamenhant con caccia e tank», riferendosi all’offensiva lanciata un mese fa da forze agli ordini di Haftar contro la base situata nei pressi di Sebha e controllata proprio dall’ex Terza Forza guidata da Al Treiki. La mattanza di Brak al-Shati, pertanto, va interpretata in risposta a quell’offensiva. Ma non solo.

 

La reazione dell’esercito di Haftar

La reazione del Libyan National Army non si è fatta attendere. Il portavoce dell’esercito della Cirenaica, Ahmed Mismari, ha promesso una «dura risposta» all’attacco a Brak al-Shati. «La rappresaglia andrà avanti e non ci sarà il rispetto di alcun cessate il fuoco», ha aggiunto Mismari facendo riferimento alla tregua che era stata concordata ad Abu Dhabi a inizio maggio tra le forze fedeli al GNA e quelle agli ordini di Haftar. E una prima risposta da parte dell’LNA c’è già stata con raid della sua aviazione contro la base aerea di Jufra, situata sempre nel Fezzan nella parte centrale della Libia e sotto il controllo delle milizie di Misurata.

 

Haftar_Serraj(Da sinistra il generale Haftar e il premier del GNA Al Serraj) 

 

È prevedibile che a questa offensiva ne seguiranno altre nei prossimi giorni. Ciò che invece è improbabile è che l’appello lanciato dal GNA affinché si rispetti un cessate il fuoco nel sud del Paese, possa tradursi in qualcosa di concreto. Lo dimostrano gli scontri del 19 maggio nella città orientale di Slouq, dove in un’imboscata di fronte a una moschea è stato ucciso Sheikh Ibrayek Alwati, un capo tribù locale legato ad Haftar, insieme ad altre cinque persone tra cui uno dei suoi figli. A ciò si aggiunge l’uccisione di Fadl Al-Hassi, comandante delle forze speciali Saiqa (corpo d’élite dell’LNA), ucciso in un attentato a Bengasi il 20 maggio.

 

Il rischio nell’immediato è che lo scontro tra le milizie di Misurata e le forze affiliate ad Haftar assuma proporzioni sempre più ampie: non solo attentati e attacchi improvvisi, ma anche combattimenti in campo aperto con l’uso di caccia e artiglieria pesante.

 

Chi ha interesse a far deragliare l’intesa

I fatti di Brak al-Shati dimostrano almeno due cose. La prima conferma l’inconsistenza politica del GNA di Al Serraj. Il premier, infatti, non solo non ha il controllo della capitale Tripoli ma neanche dei componenti del suo stesso esecutivo (il ministro della Difesa Al Barghati) e dei suoi alleati (la 13° Brigata di Misurata).

 

L’altro aspetto da tenere in considerazione rimanda proprio a Misurata. È da questa città, da cui sono partite le milizie che hanno permesso al GNA di estirpare la minaccia di ISIS da Sirte, che sono piovute le critiche più dure nei confronti dell’intesa tra Al Serraj e Haftar. Se Al Serraj non tiene conto del peso politico e militare di Misurata, continuerà a trovarsi contro un “alleato” difficilissimo da gestire.

 

barghathi(Il ministro della Difesa del GNA Mahdi Al Barghati)

 

Attaccando l’esercito di Haftar a Brak al-Shati, Misurata ha voluto ribadire proprio questo concetto, vale a dire che nel futuro della Libia deve essere assegnato un ruolo di primo piano anche alle forze che sono espressione di questa città. Quali siano queste forze, e quali interessi perseguano, è un altro problema che Al Serraj e lo stesso Haftar dovranno affrontare. La città è infatti spaccata in due, con da una parte una cerchia di milizie che spalleggiano il deposto Governo di Salvezza Nazionale dell’ex premier Khalifa Ghwell e dall’altra il cosiddetto “Quartetto” di gruppi armati (guidati dai comandanti Bishr, Ghneiwa, Tajouri e Abdul Raouf) che invece sostiene esponenti del GNA. In mezzo c’è Al Serraj, che di fatto non ha presa né sull’una né sull’altra parte.

 

 

Cosa c’entrano Bengasi e Al Qaeda?

Nei giorni che sono seguiti alla strage di Brak al-Shati, sono stati chiamati in causa altri due attori accusati di essere coinvolti nell’attacco, vale a dire le milizie islamiste di Bengasi e i gruppi jihadisti che nelle vaste aree desertiche del sud della Libia – lungo i confini con Algeria, Niger, Ciad e Sudan – si contendono i ricchi traffici illeciti di esseri umani, droga e armi.

 

La pista di Bengasi è stata quasi immediatamente scavalcata da quella di Misurata. Sul ruolo dei jihadisti, invece, peserebbe il fatto che tra le vittime di Bakr al-Shati sono stati ritrovati sia cadaveri con la testa mozzata sia corpi dati alle fiamme. Inoltre, stando a quanto dichiarato al giornale libico Libya Herald da Mohamed Lifrais, portavoce della 12a Brigata dell’LNA (quella che ha subito le maggiori perdite), tra i miliziani uccisi e quelli catturati nella controffensiva dell’esercito di Haftar, molti sarebbero di origine straniera: addirittura il 70% del totale, tra cui palestinesi, maliani e un canadese. Secondo Lifrais potrebbe pertanto trattarsi di foreign fighters al soldo di AQIM (Al Qaeda nel Maghreb Islamico), filiale di Al Qaeda confluita recentemente nella nuova coalizione jihadista Jamaat Nasr Al islam wa Al mouminin a cui apparterebbe anche il signore della guerra Mokhtar Belmokhtar.

 

mokhtar-belmokhtar(Il signore della guerra Mokhtar Belmokhtar)

 

La sensazione è che però possa trattarsi di una mossa attuata da chi ha attaccato la base di Bakr al-Shati per depistare le indagini. E il fatto che lo stesso ministro Al Barghouthi, pur essendo stato sospeso dal suo incarico, abbia riunito nei suoi uffici a Tripoli i capi della coalizione di Misurata impegnati nell’operazione “Al Bunian al Marsus” (Edificio dalle fondamenta solide) tirando in ballo il ritorno del pericolo ISIS per la Libia, non fa che dare peso a questa ipotesi.

 

Nell’insieme, questi elementi dimostrano che è in atto in Libia una manovra per sabotare le trattative tra Al Serraj e Haftar, e in questa manovra di sabotaggio Misurata gioca un ruolo centrale. Se non si viene a capo di questo problema, qualsiasi altro tipo di negoziato – compresi gli ultimi ospitati a Ginevra – sarà destinato a fallire.

http://www.lookoutnews.it/libia-brak-al-shati-massacro-milizie-misurata/

MANCHESTER: IL TERRORISTA E’ UN LIBICO LEGATO ALLA GUERRA CONTRO GHEDDAFI!

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Manchester, arrestati in Libia padre e fratello del kamikaze. Il giovane: “Abbiamo aderito all’Isis”

La polizia: indagini su un «network». Le rivelazioni Usa irritano gli inglesi
Pubblicato il24/05/2017

Ultima modifica il 25/05/2017 alle ore 00:52

Sono stati arrestati in Libia padre e fratello minore di Salman Abedi, il kamikaze di Manchester che ha massacrato 22 persone e ne ha ferite 59 all’uscita di un concerto. Bloomberg scrive che Ramadan e Salman Abedi sono stati portati via a bordo di tre veicoli da uomini armati. Il giovane non solo sarebbe stato a conoscenza del piano del fratello, ma stava a sua volta preparando un attacco a Tripoli: «Ha confessato di aver aderito all’Isis con suo fratello Salman», si legge in un comunicato della Kowa Rada Al Akhassat, la «Forza di deterrenza speciale» dipendente dal ministero degli Interni del governo libico, emesso al termine dell’interrogatorio

 

Usa: “Bomba potente, preparata da esperto”

Il New York Times ha pubblicato sul sito la foto di quelli che afferma essere i resti dell’ordigno fatto esplodere lunedì sera a Manchester, molto più sofisticato di quanto inizialmente riferito. Secondo Il Nyt, che cita risultati preliminari dell’inchiesta britannica l’ordigno era «piccolo ma estremamente potente riposto in un contenitore di metallo celato a sua volta o in una maglietta nera in uno zaino azzurro Karrimor e aveva un detonatore che teneva nella mano sinistra». Sempre secondo il Times dall’analisi «dei resti non è possibile stabilire il tipo di esplosivo usato ma emerge che l’ordigno era stato preparato con cura e grande attenzione» Questo è confermato anche dall’analisi della disposizione delle vittime rispetto al kamikaze da cui emerge che le biglie di ferro usate come proiettili letali nel mix con l’esplosivo, hanno penetrato i corpi ad altissima velocita ed erano state «disposte con attenzione» nella bomba per creare il massimo danno possibile. Le autorità hanno trovato una i resti di una «pila Yuasa da 12 volt molto più potente di quelle normalmente usate (per attivare l’innesco) nei giubbetti dei kamikaze. Si tratta di un pila usata per luci di emergenza che costa circa 20 dollari». A conferma che la bomba è stata preparata da un esperto la scoperta che dentro il detonatore «era saldato un circuito elettrico (ulteriore)». Un sistema quindi ridondante per essere sicuri che l’ordigno sarebbe esploso. Non è chiaro se si trattava di un detonatore anche azionabile a distanza in caso di ripensamenti, come talvolta è accaduto, del kamikaze. Sembra poi che siano stati ritrovati altri ordigni pronti a a esplodere.

 

Irritazione degli inglesi

Le rivelazione del Nyt sono destinate ad alimentare ulteriormente l’irritazione di Londra per le informazioni rese note dai media Usa prima che dal governo, come ha sottolineato oggi il ministro dell’Interno Amber Rudd. In Gran Bretagna intanto Ian Hopkins, il capo della polizia di Manchester ha detto «Stiamo investigando su un network terrorista islamico», rispondendo a chi gli chiedeva della «caccia» delle forze dell’ordine al costruttore della bomba usata nella strage Albert Square e del raid compiuto nel centro della città inglese, in quello che secondo alcune ipotesi poteva essere un appartamento usato per assemblare gli ordigni: «È chiaro che l’inchiesta porta a una rete».

 

Livello di allerta ai massimi

Nelle ultime ore sono stati compiuti altri arresti a Wigam in connessione con l’attentato; l’ultimo arrestato – il settimo – è un uomo di Nuneaton nel Warwickshire; in serata era stata fermata una donna a nord di Manchester. Il livello di allerta terrorismo in Gran Bretagna è stato elevato da «grave» a «critico», il livello massimo che equivale all’aspettativa di un nuovo attacco «imminente»: a darne l’annuncio ieri sera la stessa primo ministro Theresa May, dopo aver riunito il Cobra, il comitato d’emergenza. Si tratta della terza volta che questa decisione viene presa da quando il sistema è stato introdotto: la prima fu nel 2006, dopo che era stato sventato un complotto per far esplodere in volo aerei passeggeri in rotte transatlantiche con esplosivi liquidi – che ha portato all’abolizione di flaconi e bottiglie in cabina. La seconda volta fu nel 2007, quando un uomo cercò di compiere un attentato in una discoteca e poi di attaccare con la sua auto l’aeroporto di Glasgow, in Scozia, schiantandosi con una jeep Cherokee piena di bombole di gas propano contro una porta del terminal.

 

Leggi – Barba lunga e preghiere in strada, così Salman Abedi ha trovato la jihad

 

Analisi – L’apparente ritirata nel deserto anticipa la trincea Europa

 

Il kamikaze di Manchester era appena tornato dalla Libia

di Giordano Stabile, inviato a Beirut

Salman Abedi, il 22enne figlio di un rifugiato libico, era appenato tornato dalla Libia prima di farsi esplodere all’Arena di Manchester lunedì sera. Lo ha rivelato al quotidiano “The Times” un suo amico. «Era partito per la Libia tre settimane fa ed era tornato di recente, da qualche giorno». Non è chiaro in quale zona della Libia abbia viaggiato il terrorista. Nelle aeree desertiche fra Bani Walid e l’oasi di Jufra operano ancora gruppi dell’Isis, con l’appoggio di alcune di tribù locali. A gennaio un campo di addestramento era stato distrutto dai bombardieri strategici americani B2. Se questi contatti fossero confermati, significa che Abedi aveva legami organici con lo Stato islamico e potrebbe essere stato addestrato all’uso di esplosivi prima di compiere l’attacco. Secondo, il ministro degli interni francese Abadi sarebbe stato anche in Siria ed avrebbe dato prova dei suoi legami con l’Isis.

 

Leggi – Strage di Manchester: le storie delle vittime

http://www.lastampa.it/2017/05/24/esteri/il-regno-unito-alza-il-livello-di-allerta-si-temono-attacchi-imminenti-dBOisG4VP2868elsjuOu8J/pagina.html

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Manchester, il fratello di Abedi arrestato in Libia: “Sono dell’Isis, sapevo dell’attentato”

Si stringe il cerchio sulla famiglia del jihadista di Manchester. Preso a Tripoli il fratello minore: ha partecipato all’organizzazione dell’attacco. In manette anche il padre di Abedi

Mer, 24/05/2017

“Sono dell’Isis, sapevo dell’attentato”. Alla fine Hashem Abedi, fratello minore dell’autore della strage di Manchester, Salman Abedi, è crollato.

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Non solo ha ammesso di aver partecipato all’organizzazione dell’attacco islamista al termine del concerto di Ariana Grande alla Manchester Arena, ma ha anche rivelato che stava a sua volta preparando un altro attentato a Tripoli.

Le forze di intelligence inglese stringono sulla famiglia di Salman Abedi. Per il momento sono scattate le manette ai polsi del padre e dei due fratelli del terrorista. In mattinata è stato arrestato Ismail Abedi (23 anni). Secondo il Daily Mail, che ha diffuso le immagini dell’arresto, l’operazione è scattata alle 10.30, di fronte a un supermarket della catena Morrisons a Chorlton-Cum-Hardy, nella zona di Manchester sud. Agenti arrivati sul luogo a bordo di una Mercedes nera hanno ordinato all’uomo, che è manager nel settore dell’IT, di stendersi a terra.

In serata, poi, sono stati arrestati a Tripoli il padre Ramadan Abedi e il fratello più piccolo Hashem Abedi. A far scattare l’operazione è stato il fatto che Hashem abbia preso in consegna una somma consistente di denaro, 4.500 dinari libici, inviatagli dal fratello maggiore Salman prima dell’attentato islamista. Durante l’interrogatorio Hashem ha ammesso di far parte, insieme al fratello deceduto, dello Stato islamico e di essere stato in Gran Bretagna durante la fase di preparazione dell’attentato. Hashem si è, quindi detto, al corrente di tutti i dettagli dell’azione condotta dall’Is. Hashem ha inoltre spiegato di aver lasciato la Gran Bretagna lo scorso 16 aprile e da allora di essere sempre stato in contatto con il fratello.

Anche il padre dell’attentatore è stato arrestato nel tardo pomeriggio a Tripoli. Responsabile amministrativo delle Forze di sicurezza centrale a Tripoli, Ramadan Abedi è stato prelevato da tre veicoli militari. In precedenza l’uomo aveva assicurato l’innocenza del figlio e lo aveva descritto come “molto religioso”. Durante l’interrogatorio aveva addirittura giurato che Salman si fosse sempre espresso “contro attacchi simili sferrati in passato”. Spiegando di aver parlato al telefono con il figlio cinque giorni fa, Ramadan aveva detto che il figlio si stava preparando all’hajj, il pellegrinaggio annuale in Arabia Saudita. “Il padre voleva che Salman restasse in Libia – riferiscono fonti della Rada – ma quest’ultimo (Hashem Abedi, ndr) ha insistito per andare a Manchester”.

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/manchester-fratello-abedi-arrestato-libia-sono-dellisis-1401633.html

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