Mirabilissimo100’s Weblog

maggio 2, 2018

USA: UNA POTENZA CHE STA PERDENDO CREDIBILITA’

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 10:56 am

L’ANTIDIPLOMATICO

2 MAGGIO 2018

Credibilità e potenza militare Usa svaniscono. E molti paesi iniziano a ignorare Washington

Credibilità e potenza militare Usa svaniscono. E molti paesi iniziano a ignorare Washington

 

Il lavoro diplomatico continua in alcune delle aree con le più alte tensioni geopolitiche nel mondo. Negli ultimi giorni ci sono stati incontri e contatti ad alto livello tra Turchia, Iran e Russia sulla situazione in Siria; incontri tra Modi e Xi Jinping per allentare le tensioni tra India e Cina; e infine, lo storico incontro tra Moon Jae-in e Kim Jong-un. La componente comune in tutti questi incontri è l’assenza degli Stati Uniti, che potrebbe spiegare gli eccellenti progressi che sono stati osservati.

di Federico Pieraccini

Le ultime settimane hanno portato una nota di ottimismo nell’ambiente delle relazioni internazionali. L’incontro tra Modi e Xi Jinping in Cina ha offerto un esempio, confermato dalleparole di Wang Yi, membro del Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese:

“I nostri interessi comuni [di India e in Cina] superano le nostre differenze. Il vertice farà molto per approfondire la reciproca fiducia tra i due grandi vicini. Faremo in modo che il vertice informale sia un successo completo e una nuova pietra miliare nella storia delle relazioni Cina-India “.

Viste le tensioni di agosto 2017 nella zona di confine himalayano tra i due paesi, i progressi compiuti negli ultimi nove mesi fanno ben sperare per un ulteriore aumento della cooperazione tra le due nazioni. Il commercio bilaterale ammonta a circa 85 miliardi di Dollari all’anno, con la Cina quale maggiore partner commerciale dell’India. L’incontro tra Modi e Xi serve anche ad approfondire il quadro già esistente tra i due paesi in organizzazioni internazionali come i BRICS, l’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB) e la Shanghai Cooperation Organization (SCO), di cui sono parte integrante. È immaginabile che i negoziati sulla Belt and Road Initiative (BRI) saranno in pieno svolgimento, con Pechino desiderosa di coinvolgere New Delhi maggiormente nel progetto.Tale prospettiva è particolarmente favorita da tre veicoli di investimento molto potenti messi in atto da Pechino, vale a dire la New Development Bank (precedentemente la BRICS Development Bank), l’AIIB e il Silk Road Fund.

Xi Jinping cercherà di avvicinare progressivamente l’India al progetto BRI attraverso accordi commerciali interessanti e reciprocamente vantaggiosi. Tuttavia, questo obiettivo rimane complicato e difficile da attuare. Pechino ne è consapevole e ha già espresso l’intenzione di non imporre il BRI al paese confinante. Con buona parte della futura architettura globale e regionale che dipende da questi due paesi, la buona comprensione mostrata tra Xi Jinping e Modi fa ben sperare, soprattutto considerando gli obiettivi comunemente allineati rappresentati dalla moltitudine di organizzazioni e quadri internazionali su cui Cina e India siedono fianco a fianco lato.

Un’altra notizia importanti per la regione asiatica è stato l’incontro tra Moon Jae-in e Kim Jong-un, che è stato recentemente esaminato in un articolo pubblicato su Strategic Culture Foundation.

Come discusso in questo articolo, l’intenzione dei due leader è di riunire le due Coree, di denuclearizzare la penisola e di firmare un trattato di pace tra il Nord e il Sud, le cui implicazioni senza precedenti comportano domande sul futuro ruolo degli Stati Uniti sulla penisola. Come affermato in precedenza, il riavvicinamento tra le due Coree non gioca a favore di Washington, che usa la Corea del Sud come punto strategico per contenere la Cina, giustificando la sua presenza con il pretesto di confrontare la Corea del Nord. Con un accordo di pace onnicomprensivo, questa giustificazione cesserebbe di esistere. Sembra che l’obiettivo per i responsabili delle politiche statunitensi sia trovare l’opportunità di sabotare l’accordo Nord-Sud e incolpare Kim Jong-un per il suo fallimento. Senza impegnarsi in una soluzione diplomatica con il suo alleato sudcoreano, lo stato profondo di Washington non intende arretrare di un centimetro la sua presenza militare sulla penisola, e potrebbe persino guardare favorevolmente al fallimento dei negoziati, danneggiando ulteriormente Trump e la sua amministrazione.

E’ una guerra interna allo stato profondo che va avanti da anni. Obama ha voluto abbandonare il Medio Oriente per concentrarsi sul contenimento della Cina, modificando di conseguenza la struttura militare per tornare a una posizione da guerra fredda. Questo spiega l’accordo con l’Iran per liberare gli Stati Uniti dal suo coinvolgimento in Medio Oriente, in modo da potersi concentrare principalmente sull’Asia e promuoverla quale regione più importante per gli Stati Uniti. Questa intenzione strategica ha incontrato un’enorme opposizione da parte di due delle più influenti lobby del sistema politico americano, quella israeliana e Saudita. Senza gli Stati Uniti, questi due paesi non sarebbero in grado di fermare la pacifica ma impressionante ascesa Iraniana nella regione.

Ascoltando un generali a quattro stelle come Robert Neller (comandante del corpo dei marines) ealtri meno distinti, si arriva a comprendere fino a che punto l’apparato militare americano si trovi in un caos strategico senza precedenti. Le quattro forze armate (US Army, US Navy, US Marines e US AirForce) sono state vittima di modifiche epocali ad ogni cambio di presidenza. I pianificatori del Pentagono avrebbero il desiderio di confrontarsi simultaneamente con paesi come la Russia, la Cina e l’Iran, ma da anni diminuiscono la loro efficacia operativa a causa dell’estensione imperiale in cui versano. Altri politici, in particolare dell’area Neocon, sostengono la necessità di trasformare le forze armate statunitensi da una adatta a combattere piccoli paesi (Iraq, Afghanistan, Siria), insurrezioni mediorientali o gruppi terroristici (un pretesto originato dagli anni ’90 e con la prima guerra del Golfo), ad una forza militare in grado di affrontare i suoi concorrenti paritetici con tutte le armi necessarie. Tale riallineamento non si verifica in un breve periodo di tempo e richiede un’enorme quantità di denaro per riorganizzare la struttura operativa delle forze armate.

In questa lotta tra componenti dello stato profondo, Trump ha tradito ogni aspirazione politica chederivasse dalla sua campagna elettorale e si ritrova ad implementare una strategia sconsiderata.Trump nella sua marcia verso la presidenza si è mostrato fortemente filoisraeliano e uno strenuo difensore delle forze fortemente, con il risultato pratico di un aumento importante delle spese militari. Decine di miliardi di dollari di accordi sono stati realizzati con il paese più ricco del Medio Oriente, l’Arabia Saudita, per gli acquisti di armi, e l’accordo sul nucleare Iraniano (JCPOA) è considerato negativamente e da abrogare.

Gli interventi di Trump in Siria confermano che si trova sotto la forte influenza di quella parte dello stato profondo che è fermamente convinto che gli Stati Uniti dovrebbero essere sempre presenti in Medio Oriente, opporsi apertamente all’Iran e, soprattutto, dovrebbero prevenire la creazione di unarco sciita che estenda la sua influenza a dall’Iraq, al Libano passando per la Siria.

Il ragionamento utilizzato da Trump e dalla sua amministrazione conferma questa direzione nella strategia di Washington: invocano una maggiore cooperazione con Pechino per risolvere la questione coreana; si sforzano inutilmente di diminuire l’influenza di Mosca in Siria e nel Medio Oriente in generale; e optano per una maggiore belligeranza nei confronti dell’Iran, con un progressivo allontanamento dall’Asia, smentendo la visione strategica di Obama del perno verso l’Asia (Asian pivot)

Trump sembra dare l’impressione di voler aggredire la Cina con una guerra commerciale che finirebbe inevitabilmente per danneggiare gli Stati Uniti in primis.

In questa strategia, gli alleati europei svolgono un ruolo importante nell’intenzione di Washington di cancellare o modificare l’accordo nucleare iraniano. Dopo gli incontri a Washington tra Trump eMacron, e poi con la Merkel, entrambi i leader europei sembrano più o meno aperti a una modifica del JCPOA, a condizione che Trump rinunci all’idea di applicare tariffe o dazi sui prodotti commerciale dei paesi europei, un appello a cui il premier inglese Theresa May ha aggiunto il suo nome. Sembra una tattica disperata, dato che una delle questioni su cui Trump punterà la sua campagna per la rielezione nel 2020 è riuscire a correggere gli squilibri commerciali tra Stati Uniti e Unione Europea, senza i quali non sarà in grado di affermare di aver mantenuto le sue promesse.

Gli Stati Uniti hanno molte carte da giocare, ma nessuna è decisiva. In Corea, il processo di pace dipende molto poco dalle intenzioni di Trump e più dalla volontà dei due partiti chiave di raggiungere un accordo storico per migliorare la vita di tutti i cittadini della penisola. Prevedo che lo stato profondo proverà a incolpare la Corea del Nord per un fallimento dei negoziati, portando così in Asia il caos nelle relazioni internazionali che gli Stati Uniti hanno portato con successo in altre parti del mondo. La Repubblica popolare cinese cercherà quindi di sostituire gli Stati Uniti nei negoziati al fine di avvicinare le due parti negoziali e concludere un accordo.

Allo stesso modo, un tentativo di sabotare il JCPOA (accordo sul nucleare Iraniano) porterà Russia, Cina e Iran in un triangolo strategico, di cui scrivevo più di un anno fa. Un’uscita unilaterale dall’accordo nucleare servirà unicamente a delegittimare il ruolo nelle relazioni internazionale di Washington, aprendo la strada al sabotaggio dell’eventuale accordo di pace in Corea. Gli Stati Uniti si ritroveranno isolati a causa della lotta interna all’elite nordamericane/europee.

Il successo dei negoziati in Corea potrebbe spianare la strada ad un ombrello militare di protezione per la Repubblica Popolare Democratica di Corea garantito da Cina e Russia, allo stesso modo le due nazioni potrebbero concedere la medesima garanzia all’Iran per resistere alla pressione americana ed europea di cancellare il JCPOA. In definitiva, il riavvicinamento tra India e Cina, in vista di importanti accordi sul BRI, potrebbe suggellare la cooperazione tra due giganti, guidando l’area eurasiatica sotto l’influenza definitiva di India, Cina, Russia e Iran e garantendo un futuro di sviluppo economico pacifico per  l’area più importante del globo.

Gli Stati Uniti si trovano divisi da una lacerante guerra interna alle proprie élite, dove la presidenza di Trump viene continuamente attaccata e delegittimata, mentre l’assalto coordinato al dollaro continua rapidamente attraverso strumenti come oro, petroyuan e la tecnologia blockchain.

Il potere militare statunitense sta dimostrando di essere una tigre di carta incapace di cambiare il corso degli eventi sul campo, come si è visto recentemente in Siria. La perdita di credibilità diplomatica derivante dal sabotaggio del JCPOA, e l’incapacità di Washington di sedersi e negoziare sinceramente con la Corea del Nord, consegnerà il colpo di grazia finale a un paese che sta facendo di tutto per distruggere le ultime amicizie rimaste con i suoi alleati europei (sanzioni imposte sulla Russia, sanzioni sulle compagnie europee che partecipano al North Stream 2 e tariffe in una nuova guerra commerciale).

Lo stato profondo degli Stati Uniti rimane su questo percorso di autodistruzione, perennemente lacerato tra strategie opposte, che accelerano il declino unipolare di Washington e l’emergere al suo posto di un ordine mondiale multipolare, con New Delhi, Mosca, Pechino e Teheran quali nuovi poli una vasta area comprendente il Medio Oriente e tutta l’Eurasia.

Notizia del: 

 

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SYRIA/Paul Craig Roberts: ” the crisis will continue to build until war is upon us”.

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 10:10 am

WW3 MEDIO ORIENTE

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The Syrian Cisis Escalates

The Syrian Crisis Escalates

Paul Craig Roberts

As I wrote two weeks ago, the Syrian crisis is only in its beginning stages. https://www.paulcraigroberts.org/2018/04/17/crisis-beginning-stages/ The assault on Syrian military positions last night, apparently a US/Israeli operation, is evidence that the crisis continues to develop. https://www.timesofisrael.com/resonant-syria-strike-suggests-coordinated-us-israel-message-to-russia-and-iran/

There are four mutually reinforcing causes of the crisis:

(1) Israel’s ability to use the US government to eliminate foes in the Middle East that are obstacles to Israel’s expansion. Israel has Syria and Iran targeted, because the two governments supply the Lebanese militia Hezbollah, which has twice driven Israel out of Israel’s attempted occupation of southern Lebanon, whose water resources Israel covets.

(2) The neoconservative ideology of US world hegemony, which fits well with Israel’s Middle East agenda, a fit made even stronger by the strong neoconservative alliance with Israel.

(3) The US military/security complex’s need for justification for its massive budget and power.

(4) The inability of the Russian government to understand the first three reasons.

From the way the Russian government speaks, the Russians believe that Washington’s military actions in the Middle East for the past 17 years dating from the US invasion of Afghanistan, a still unresolved war, have to do with fighting terrorism. The Russians keep expressing the view that Russia and the US should join in a common effort to fight terrorism. Apparently, the Russian government does not understand that terrorism is Washington’s creation. The long wars with unfavorable outcomes that were the results of Washington’s invasions of Afghanistan and Iraq led to Washington recruiting and supplying terrorists to overthrow Libya and Syria. Clearly, Washington is not going to fight against the weapon it created with which to achieve its agenda.

The Russian government’s confusion about Washington’s relationship to terrorism is the fourth cause of the ongoing Syrian crisis. Washington was caught completely offguard in 2015 by Russia’s surprise intervention in Syria on the side of the Syrian government against Washington’s jihadist “rebels.” Russia was in complete control and could have ended the war in 2016. Instead, apparently hoping to appease Washington and show a reasonable face to Europe, the Russian government announced in March 2016 a premature victory and withdrawal. This mistake was repeated, and each time Russia made this mistake gave Washington opportunity to introduce its own troops and aircraft, to resupply and train its jihadist mercenaries, and to organize Israeli, Saudi, French, and British participation in the military assaults on Syria. Now the problem is that US troops are mixed in with the jihadist mercenaries, making it difficult for the Syrian/Russian alliance to clear Syrian territory of foreign invaders without killing Americans, something the Russians and Syrians have so far avoided doing. The Russian Foreign Minister, Lavrov, now accuses Washington of trying to partition Syria, but it was Russian indecisiveness that led to Syria’s partition.

The inability of the Russian government to comprehend the US/Israeli/neoconservative alliance and what this means for the Middle East, together with the indecisiveness of the Russian government about supplying Syria with the S-300 air defense system, has enabled the crisis to escalate with last night’s as of yet unclaimed attack on Syrian military positions with what appears to have been “bunker buster” bombs, an escalation.

The attacks last night killed Iranians, and the next attack might kill Russian military personnel. At some point the Russian government might tire of its humiliation, in which case Israeli and US aircraft will begin falling from the sky and attacks on “rebel” positions will claim US lives.

The Russian government’s inability to comprehend that peace is not the Israeli/American agenda and that neither in the US nor Israel is there any good will on which Russia can build an agreement to bring peace to Syria and the Middle East means the crisis will continue to build until war is upon us.

Copyright .© Paul Craig Roberts 2016.- Please contact us for information on syndication rights.

SIRIA: LA CRISI SI AGGRAVA E I RUSSI NON COMPRENDONO LA GRAVITA’!

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 9:59 am

CONTROINFORMAZIONE.INFO

2 MAGGIO 2018

di  Paul Craig Roberts

Come ho scritto due settimane fa, la crisi siriana è solo agli inizi .( paulcraigroberts.org ).

L’assalto alle posizioni militari siriane la scorsa notte, apparentemente un’operazione statunitense / israeliana, è la prova che la crisi continua a svilupparsi. ( timesofisrael.com/resonant-syria-strike-suggests-coordinated-us-israel-message-to-russia-and-iran/).

Ci sono quattro cause che si rafforzano reciprocamente:

(1) La capacità di Israele di usare il governo degli Stati Uniti per eliminare i nemici in Medio Oriente che sono di ostacolo all’espansione di Israele. Israele ha preso di mira la Siria e l’Iran, perché i due governi riforniscono la milizia libanese Hezbollah, che ha guidato due volte Israele fuori dalla tentata occupazione israeliana del Libano meridionale, le cui risorse idriche Israele brama.

(2) L’ideologia neoconservatrice dell’egemonia mondiale degli Stati Uniti, che si adatta bene all’agenda israeliana in Medio Oriente, un attacco reso ancora più forte dalla forte alleanza neoconservatrice con Israele.

(3) La necessità del complesso militare / industriale USA di giustificare il suo enorme budget e il suo immenso potere.

(4) L’incapacità del governo russo di comprendere i primi tre motivi.

Dal modo in cui il governo russo parla, i russi credono che le azioni militari di Washington in Medio Oriente, negli  gli ultimi 17 anni risalenti all’invasione americana dell’Afghanistan, una guerra ancora irrisolta, abbiano a che fare con la lotta al terrorismo. I russi continuano a esprimere l’opinione che la Russia e gli Stati Uniti dovrebbero unirsi in uno sforzo comune per combattere il terrorismo. Apparentemente, il governo russo non comprende che il terrorismo islamista è una creazione di Washington. Le lunghe guerre con esiti sfavorevoli che sono stati il ​​risultato delle invasioni di Washington in Afghanistan e in Iraq hanno portato  Washington  al reclutamento e alla fornitura di terroristi per rovesciare la Libia e la Siria. Chiaramente, Washington non ha intenzione di combattere contro l’arma che ha creato con cui realizzare il suo programma.

La confusione del governo russo sulle relazioni di Washington con il terrorismo è la quarta causa dell’attuale crisi siriana. Nel 2015 Washington fu colta completamente inoffensiva dall’intervento di sorpresa della Russia in Siria dalla parte del governo siriano contro i “ribelli” jihadisti di Washington. La Russia aveva il controllo completo e avrebbe potuto porre fine alla guerra nel 2016. Invece, sperava apparentemente di placare Washington e mostrare un volto ragionevole per l’Europa, il governo russo ha annunciato a marzo 2016 una vittoria e un ritiro prematuri. Questo errore è stato ripetuto e ogni volta che la Russia ha commesso questo errore ha dato a Washington l’opportunità di introdurre le proprie truppe e aerei, di rifornire e addestrare i suoi mercenari jihadisti e di organizzare la partecipazione israeliana, saudita, francese e britannica agli assalti militari in Siria. Ora il problema è che le truppe statunitensi si mescolano con i mercenari jihadisti, rendendo difficile per l’alleanza siriana / russa eliminare dal territorio siriano dagli invasori stranieri senza uccidere gli americani, cosa che i russi e i siriani hanno finora evitato di fare. Il ministro degli Esteri russo, Lavrov, ora accusa Washington di tentare di spartire la Siria, ma è stata l’indecisione russa che ha portato alla spartizione della Siria.

Forze russe in Siria

L’incapacità del governo russo di comprendere l’alleanza USA / Israele / neocons USA e quello che tale alleanza significa per il Medio Oriente, insieme con l’indecisione del governo russo sull’approvvigionamento della Siria con il sistema di difesa aerea S-300, ha permesso di aggravare la crisi con l’attacco di ieri sera e non ancora reclamato alle posizioni militari siriane con quelle che sembrano essere state bombe “bunker buster”, un’escalation.

Gli attacchi della scorsa notte hanno ucciso gli iraniani, e il prossimo attacco potrebbe uccidere il personale militare russo. Ad un certo punto il governo russo potrebbe stancarsi della sua umiliazione, nel qual caso gli aerei israeliani e statunitensi cominceranno a cadere dal cielo e gli attacchi contro posizioni “ribelli” reclameranno la vita degli Stati Uniti.

L’incapacità del governo russo di comprendere che la pace non è nell’agenda israeliana / americana e che né negli Stati Uniti né in Israele esiste  una buona volontà su cui la Russia possa costruire un accordo per portare la pace in Siria e nel Medio Oriente significa che la crisi continuerà a proseguire fino a quando la guerra sarà  alle porte.

Fonte: Paul Craig Roberts

Traduzione: Alejandro Sanchez

https://www.controinformazione.info/si-intensifica-la-crisi-in-siria/

ISRAELE VUOLE LA GUERRA CONTRO L’IRAN!

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 9:46 am

CONTROINFORMAZIONE.INFO

2 MAGGIO 2018

 

Israele, Iran si avvicinano alla guerra aperta: analisti degli Stati Uniti

DAMASCO, SIRIA. Mentre Netanyahu ripete le sue accuse infondate contro l’Iran e il segretario di Sato USA, Mike Pompeo, lo spalleggia in un evidente gioco di squadra, funzionari senior statunitensi hanno detto che Israele sembra si stia preparando per la guerra contro l’Iran mentre si intensificano i raid aerei contro le truppe iraniane in Siria.

“Nella lista dei potenziali conflitti per la più probabile prossima deflagrazione in tutto il mondo, la battaglia tra Israele e Iran in Siria è in cima alla lista in questo momento”, ha detto un alto funzionario degli Stati Uniti.

Gli stessi funzionari hanno confermato che gli aerei F-15 israeliani hanno colpito una base iraniana nella provincia siriana di Hama, uccidendo e ferendo decine di soldati iraniani, inclusi ufficiali.

I raid aerei hanno preso di mira missili terra-aria iraniani consegnati di recente a una base che ospita la 47a brigata iraniana .

La presenza di truppe iraniane in Siria è stata una seria preoccupazione per Israele da quando l’Iran ha inviato forze per aiutare Assad in Siria nella sua lotta contro i gruppi ribelli islamici in tutto il paese.

Dal 2012, le forze armate israeliane hanno ammesso di aver effettuato più di 100 attacchi sul territorio siriano contro truppe, basi o convogli di armi iraniani destinati al gruppo Hezbollah resistente libanese.
Gli attacchi dell’aviazione israeliana, secondo Damasco, miravano ad appoggiare i gruppi di ribelli jihadisti che Israele da tempo sostiene ed arma contro il Governo di Bashar al-Assad. Nel frattempo vengono segnalati ammassamenti di truppe israeliane al confine con la Siria e Tel Aviv ha disposto la chiusura dello spazio aere sul Golan e dul Libano.

Bombardamenti USA in Siria

Nota: In questo contesto la situazione sembra analoga a quella che precedette l’attacco all’Iraq di Saddam Hussein nel 2003. Anche in questo caso si utilizza il pretesto delle “armi di distruzione di massa” e la sceneggiata di Netanyahu serve a dimostrare che l’Iran sia in possesso delle armi atomiche, pur in assenza di qualsiasi conferma di organismi internazionali come l’AIEA, che al contrario ha da poco riaffermato la non sussistenza di tali armi in Iran.

Le affermazioni di Tel Aviv, di Washington e di Londra, adesso come allora, equivalgono ad un “verdetto”. Loro, i “padroni del mondo”, accusano il paese imputato di essere una “minaccia ” per l’ordine internazionale, loro si arrogano il diritto di giudicare, qiundi di condannare ed eseguire la sentenza che, come sempre comprende bombardamenti a tappeto e devastazione del paese. Lo stesso copione eseguito in Iraq, in Afghanistan, in Libia, nella ex Jugoslavia ed adesso in Siria. Poche le varianti sul tema.

Da un momento all’altro si attende lo scoppio delle ostilità. L’incognita è come reagirà la Russia di Putin che, fino adesso, si è appellata al diritto internazionale ed ha cercato di mediare fra le parti.
Le mediazioni in Siria e con l’Iran si sono ormai esaurite. La “Santa Alleanza “USA-Israele-Arabia Saudita” vuole l’annientamento dei paesi che resistono, Siria e Iran sono il prossimo obiettivo, a Washington hanno già deciso. Questione di giorni o di ore….

Fonti: Al Masdar News   South Front

Traduzione e nota: Luciano  Lago

https://www.controinformazione.info/israele-iran-si-avvicinano-alla-guerra-aperta-analisti-degli-stati-uniti/

IRAN: FALSE ACCUSE DI NETANYAHU APPOGGIATE DAGLI USA

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 9:38 am

Iran atomico, show di Netanyahu poco credibile, ma è quasi guerra

Ue e Aiea smontano le accuse di Netanyahu all’Iran, ma l’accusa è sufficiente per fare da sponda alle decisione già prese da Trump e attese con suspence il 12 maggio.
-L’accordo che vogliono stracciare.
-L’ex Cia e le rivelazioni del Mossad.

Iran atomico, spettro evocato rispetto ad altre paure e con altri obiettivi. Lo sanno gran parte dei Paesi dell’Unione europea e nel mondo, la sanno i tecnici dell’Aiea, l’agenzia atomica, ma la politica spettacolo ha le sue necessità. E lo show di Netanyahu serve a dare spazio alla suspence attorno alle decisioni di Trump che verranno svelate il 12 maggio. Anche se in cattivo predestinato è noto.

Unione europea invoca Aiea

«Da quello che abbiamo visto dalla sua esposizione, il primo ministro Netanyahu non ha messo in dubbio l’adempimento dell’Iran all’accordo sul nucleare, che “non è basato su buona fede o fiducia, ma su impegni concreti, meccanismi di verifica e un rigido monitoraggio dei fatti, che certificano come l’Iran rispetti pienamente i patti».
Lo scrive la rappresentante per la politica estera Ue, Federica Mogherini, ‘Lady Pesc’. «Prima di tutto la reazione può essere solo preliminare, perché, com’è ovvio, dobbiamo fare una verifica nei dettagli di quanto esposto da Netanyahu, vedere i documenti e ottenere il parere dell’Aiea perché quest’ultima è l’unica organizzazione imparziale, internazionale che ha il mandato di verificare gli impegni dell’Iran».
«Non ho visto da parte di Netanyahu argomenti che provino una violazione da parte dell’Iran di un accordo che fu creato proprio perché fra le parti non c’era la fiducia».

Ue come per le risoluzioni Onu

Ma per Netanyahu e governo attuale di Israele, l’Europa non è un interlocutore. Soltanto un piccolo ostacolo. E i fatti contano poco. L’Aiea e la storia. L’Iran la bomba atomica la voleva (e forse la vorrebbe), ma le accuse di Netanyahu dell’altro ieri sono ‘minestra riscaldata’. Programma ‘Amad’ condotto dal 1999 al 2003 diretto da Mohsen Fakhrizade. Ce lo disse l’Agenzia internazionale per l’energia atomica: esperimenti per cercare di sviluppare armi atomiche, ma solo sino al 2003. «Nessuna prova si ha invece su un programma segreto iraniano che sarebbe continuato dopo l’accordo del 2015».
Da parte iraniana c’è quasi ironia. «Netanyahu un imbarazzante imbroglione che grida ‘al lupo al lupo’ nonostante il fiasco dei fumetti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite», denuncia il ministro degli Esteri iraniano, Mohamed Javad Zarif. Ovviamente, Teheran accusa Trump e Netanyahu di aver ‘prodotto fake news’ per poter stracciare l’accordo sul nucleare.

L’accordo che vogliono stracciare

Quei 55mila file segreti raccolti dal Mossad, ritenuti da molti soltanto la scusa per la prossima guerra diretta tra Israele (supportato da Stati Uniti e Arabia Saudita), e l’Iran (che chiamerà a raccolta le milizie sciite irachene e gli hezbollah libanesi). E l’accordo del 2015 firmato da Obama. Riduzione da 10.000 a 300 chilogrammi delle scorte iraniane di uranio arricchito negli impianti di Natanz e Fordow. Le centrifughe usate per l’arricchimento ridotte da 19.000 a circa 6.000. Pare che tutto quanto pattuito sia stato adempiuto, testimoni terzi gli ‘arbitri’ Aiea, ma tutto questo non basta a Trump e soprattutto ad Israele.
E poco importa che la ‘pistola fumante’ esibita da Netanyahu non abbia avuto il supporto degli esperti dell’agenzia Onu per il nucleare. Importante, per un parte dei protagonisti, è che, dopo Trump, a difendere a spada tratta la validità delle accuse di Netanyahu, sia accorso il neosegretario di Stato Usa, Mike Pompeo.

L’ex Cia e i documenti Mossad

I documenti sul presunto programma nucleare segreto iraniano di cui ha parlato il premier israeliano sono “reali e autentici”, afferma l’ex direttore della Cia, parlando con i giornalisti sul volo di ritorno dalla prima missione all’estero. 55mila file raccolti dai servizi segreti israeliani più altri 55 mila su chiavette Usb. Netanyahu ha poi detto di aver condiviso le informazioni con gli Usa.
Resta da spiegare -osserva più di un osservatore- cosa vi sia di clamorosamente nuovo in un dossier del quale il capo del Mossad, Yossi Cohen -sue dichiarazioni pubbliche- , aveva già messo a conoscenza Trump nella visita ufficiale dello scorso gennaio.
Teatro a fini politici, l’accusa credibile. Per dare il via a copione già deciso. Prossimo protagonista a Washington, regia forse altrove. Nell’epoca della post verità, ciò che conta davvero non è la realtà ma come la racconti.

https://www.remocontro.it/2018/05/02/iran-atomico-show-netanyahu-poco-credibile-quasi-guerra/

SYRIA: President Assad’s interview with SBS NEWS AUSTRALIA

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 6:23 am

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Syria conflict: BBC exclusive interview with President Bashar al-Assad

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 6:20 am

Subscribe to BBC News http://www.youtube.com/bbcnews Syrian President Bashar al-Assad has defended his government’s actions in the region since the uprising against his rule, which erupted in 2011. In an exclusive interview with the BBC’s Middle East Editor Jeremy Bowen, Mr Assad denied that his forces had dropped barrel bombs indiscriminately on rebel-held areas, killing thousands of civilians, and dismissed as propaganda a statement by the UN that his government often blocks access to besieged areas for relief organisations. The Syrian leader also denied that there was a direct dialogue with the US-led coalition fighting Islamic State but confirmed that “general messages” were sometimes passed via third parties. Subscribe to BBC News HERE http://bit.ly/1rbfUog Check out our website: http://www.bbc.com/news Facebook: http://www.facebook.com/bbcworldnews Twitter: http://www.twitter.com/bbcworld Instagram: http://instagram.com/bbcnews

 

SYRIA: This Is What Life Is Like Inside Assad’s Syria

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 6:17 am

Six years of civil war has left most of Syria, a country once known for its ancient cities, in ruins. On the battlefield, Syrian dictator Bashar al-Assad’s forces continue to fight a loose, and increasingly diminished collection of anti-government rebels. While in the country’s east, coalition forces have crippled a once fearsome ISIS, driving the group from its strongholds. War continues to rattle much of the country, and peace remains a notion far off in the distance, but one thing has come into focus with each passing day: Assad isn’t going anywhere. To see what life is like under Assad’s rule, VICE New sent Isobel Yeung to Syria just as the final bombs were falling over Aleppo. Watch more full episodes of VICE on HBO Season Five here: http://bit.ly/2D3FpHB Subscribe to VICE News here: http://bit.ly/Subscribe-to-VICE-News Check out VICE News for more: http://vicenews.com

 

IRAQThe Killing Rooms Of Mosul Are Filled With Bodies And Mystery

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 5:30 am

MOSUL, Iraq — In March, VICE returned to Mosul for the first time since the war against ISIS was declared over eight months ago. While life may be returning to normal in the eastern half of the city, on the other side of the river — where the fighting was most intense — the scale of rebuilding that needs to be done is monumental. It’s estimated there are still 8 million tons of conflict debris that need to be moved before reconstruction can start, equivalent to three times the size of the Great Pyramid of Egypt. About 75 percent of that rubble is in West Mosul, and it’s mixed with so much unexploded ordnance that experts say this is now one of the most contaminated spots on the planet. In the Old City, where ISIS made its last stand, residents have slowly started to come back – a few business owners hoping to repair shops, and families who have no other option but to live in their damaged homes. Some water tanks have been trucked in, and electricity cables have been temporarily patched together along some streets, but the place feels deserted, and in some ways the scene was not that different from how it looked shortly after the fighting. Thumbnail photo credit: Adam Desiderio/VICE News. Subscribe to VICE News here: http://bit.ly/Subscribe-to-VICE-News Check out VICE News for more: http://vicenews.com

 

LYBIA: TRIBUTE TO GADDAFI

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 5:22 am

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