Mirabilissimo100’s Weblog

aprile 21, 2020

UNA “CLASS ACTION” CONTRO L’APP CHE VIOLA LE LIBERTÀ – Edoardo Polacco

 

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Con l’avvocato penalista Edoardo Polacco torniamo a parlare dei Dpcm, i decreti del presidente del Consiglio dei Ministri, che dall’inizio dell’emergenza stanno regolando la vita quotidiana di tutti cittadini. Su #Byoblu24 l’avvocato fa anche delle importanti precisazioni in merito all’autocertificazione e alle false notizie secondo le quali si potrebbe uscire di casa sprovvisti. E sull’app Immuni, Polacco avverte: “Si tratta della nuova metodica del controllo dei cittadini” – e prosegue – “bisogna opporsi, tutti insieme, con un’azione giudiziaria per tutelare i nostri diritti inviolabili, anche a costo di arrivare alle sedi internazionali” . Ci stiamo organizzando per la difesa della libertà di espressione. Hanno già firmato 50mila persone la campagna #CogitoErgoParlo. Firma e fai firmare tutti i tuoi conoscenti: http://go.byoblu.com/patto

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gennaio 25, 2020

MADURO HA SCONFITTO GLI USA NELL’ANNO APPENA TRASCORSO 2019

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Claudio Fabián Guevara, Internationalist 360° 10 gennaio 2020
 
AURORA SITO
Il 10 gennaio Nicolas Maduro celebra il primo anno del secondo mandato. Quali sono stati i punti di forza e di debolezza nel convulso 2019? La leggenda vivente del Paese, Julio Escalona, analizza le prestazioni del presidente venezuelano ed evidenzia il suo grande merito: “Ha vinto la guerra senza sparare un colpo”. “Ci sono decenni in cui non succede nulla e settimane in cui passano decenni”. Julio Escalona, componente dell’Assemblea Nazionale, cita Lenin per descrivere il modo in cui passava il tempo durante il governo di Nicolás Maduro. Nel 2019 si scatenarono eventi scioccanti: Juan Guaidó si autoproclamava presidente. Ci fu un tentativo di forzare l’invio di “aiuti di solidarietà” nel Paese, che rimase improvvisamente senza elettricità su tutto il territorio nazionale. Ci fu un altro tentativo di colpo di Stato e assalti a caserme. In ciascuno di questi episodi, “la destra nazionale si strofinava le mani per festeggiare: ora il governo crolla. Ma no, Maduro li sorprende con una certa misura. Maduro li sorprende perché lo sottovalutano e sottostimano ancora di più il popolo venezuelano”, afferma Escalona.
Economista, insegnante, autore di sette libri, in gioventù Julio Escalona era uno studente leader e uno dei comandanti del Fronte di Guerrilla Antonio José de Sucre, che operava nelle montagne e nelle pianure del Venezuela orientale. Con una vasta carriera politica, negli anni 2008-2014 è stato Ambasciatore, Rappresentante permanente supplente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, presso le Nazioni Unite. Ha fondato la Lega socialista ed è membro del Consiglio politico del Partito socialista unito del Venezuela. La sua vita condensa gran parte della storia recente del Venezuela. È una leggenda vivente. Escalona è un chavista critico, non perché flirta con posizioni politiche ambigue (è un deciso difensore del processo rivoluzionario venezuelano), ma della sua dialettica per analizzare la complessa situazione venezuelana. Nel dicembre 2018, sorprese il Paese pronunciando un ampio discorso all’Assemblea nazionale in cui, tra le altre questioni, mise in dubbio la consegna della distribuzione di cibo a società capitaliste inefficienti, chiese l’eliminazione del Ministero degli Alimentari e suggerì che “il governo era infiltrato”. Un anno dopo, Julio Escalona chiese: “È necessario che il Presidente Maduro costituisca un gabinetto di guerra. I ministri devono uscire dalle auto nere ed essere presenti nella vite e nei bisogni del popolo”. Sull’economia, chiese “un approfondimento delle misure socialiste, lungi dal moderarle. Stiamo definendo la direzione del socialismo o la ritirata”. Questa voce critica, coll’autorità della sua ampia storia, compie 82 anni alla vigilia del primo anniversario del secondo mandato di Nicolás Maduro. In un discorso eloquente, sottolineava i punti di forza e di debolezza, le minacce e le opportunità dell’amministrazione del presidente venezuelano nel 2019. Un’analisi autentica che riassumiamo per i lettori.
Punti di forza:
C’è stato un effettivo aumento del salario reale e un ripensamento della politica monetaria che colpiva sia la destra interna che gli Stati Uniti. Quella battaglia continua con trasferimenti di obbligazioni petrolifere, circolazione del petrolio nel mercato interno per effettuare pagamenti, transazioni bancarie, acquisti, ecc. Questo è in un periodo di prova. Aspettiamo l’inizio dell’anno per affrontarlo in modo più dettagliato. A dicembre le strade di Caracas e i centri commerciali erano pieni di gente che faceva acquisti. Dobbiamo continuare a monitorare e valutare la situazione. Ma chiunque osservi le strade di Caracas oggi non saprebbe comprendere la profondità degli eventi causati dalla guerra. In effetti, i prezzi sono liberati, la produzione di beni essenziali non vaa ancora alla velocità necessaria e la sostituzione delle importazioni è ancora lenta.
Il successo del Presidente Maduro è stato clamoroso nel campo della politica estera e della diplomazia. Nelle battaglie che si sono svolte sia nell’Assemblea generale che nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e nel Consiglio dei diritti umani, siamo stati vittoriosi, col sostegno dei nostri alleati Cina e Russia. Nel complesso, in ogni arena in cui abbiamo affrontato Trump e i suoi rappresentanti, li abbiamo sconfitti.
Abbiamo anche avuto un successo clamoroso nel campo dei loro tentativi diretti di rovesciare il governo. Furono sconfitti il 23 febbraio al confine con la Columbia; il 30 aprile in un tentativo di colpo di Stato che sarebbe iniziato col sequestro della base aerea di Carlota, a Caracas; nei recenti tentativi di dicembre di impadronirsi di una caserma; nel tentativo di assassinio del Presidente Maduro il 4 agosto 2018. Infine, nei vari atti di violenza organizzati in tutto il Paese.
Punti di debolezza:
La politica dei prezzi è un’area in cui il governo finora non è riuscito a trovare un modo per contenere l’aumento permanente che colpisce gravemente la popolazione e ha posto alcuni settori sull’orlo della fame. Il governo ha compiuto sforzi permanenti con un sistema di trasferimento del reddito attraverso sussidi diretti alla popolazione e misure come l’uso del petrolio per le transazioni nel mercato interno. Ma l’inflazione rimane un problema serio.
Le classi sociali che continuano a dominare la società venezuelana sono le stesse che l’hanno dominata dai tempi coloniali. Il commercio d’importazione e il settore bancario continuano a segnare eventi strutturali nell’economia venezuelana. Finché questo conflitto non si risolverà definitivamente a favore del blocco delle classi sfruttate, vedremo come, in particolare l’economia, le sarà difficile riprendersi a beneficio del Paese e della maggioranza della popolazione.
Corruzione e burocrazia inefficiente sono espressioni di questa situazione. La corruzione non è semplicemente un problema etico. La burocrazia è inefficiente, ad esempio, nel recupero della produzione di petrolio. Ma è molto efficiente nella cosiddetta semina petrolifera, il trasferimento del reddito petrolifero ai grandi monopoli transnazionali che operano nel Paese e da lì alle banche internazionali. In modo tale che il ricavo del petrolio sia realmente prodotto per il sistema finanziario internazionale. Dopo 20 anni di rivoluzione bolivariana, questa situazione è stata solo parzialmente mutata.
Minacce:
Il blocco e le sanzioni imposte da Trump sono un duro colpo per i settori popolari posti sull’orlo della fame e vivono in grave deprivazione. L’obiettivo dei nemici del Venezuela è rendere la vita quotidiana un inferno.
I “think tank” hanno focalizzato le loro azioni sulla distruzione dei valori ed immagine della solidarietà e sulla promozione di valori e comportamenti individualistici ed egoistici. Questo è probabilmente il principale campo di battaglia che opera nell’ombra.
Pur ricattando pubblicamente con minacce militari, che non sono semplici minacce, ma reali basate su circostanze appropriate, il Venezuela può essere attaccato militarmente. Ma l’intelligence del governo ha rilevato in tempo le azioni militari terroristiche neutralizzandole.
Opportunità:
Esiste una forte concorrenza tra le diverse transnazionali petrolifere, alcune degli Stati Uniti, per gli investimenti nella cintura petrolifera dell’Orinoco. Le sanzioni di Trump glielo impediscono, quindi perdono le gare con società russe e cinesi. Queste transnazionali continueranno ad aspettare che Trump rovesci Maduro? Credo che cercheranno di raggiungere un accordo con Maduro, perché l’obiettivo del suo rovesciamento appare improbabile. Il passare del tempo sembra favorire il governo venezuelano che dimostra si sapere navigare e cavalcare la crisi.
Sin dai tempi del Presidente Chávez, il chavismo ha acquisito una base sociale che gli è rimasta fedele. All’epoca c’era un vero processo di ridistribuzione del reddito da petrolio e aumentavano i redditi reali. La salute, l’istruzione e la massiccia costruzione di alloggi iniziarono a raggiungere la popolazione emarginata. Ecco perché le persone ora criticano e si lamentano, ma in questi tempi di crisi e aggressività, il chavismo è riuscito a tenere marce ed immense concentrazioni rappresentando milioni di persone fieramente antimperialiste e dalla coscienza patriottica.
Conclusione:
“Maduro ha sconfitto Trump senza sparare un colpo”. In breve, per Escalona il bilancio è positivo: “Nicolas Maduro è un presidente dei Caraibi-Latinamericano che praticamente senza sparare un colpo, ha sconfitto Trump, il presidente degli Stati Uniti. Maduro ha adempiuto al principio di Sun Tzu: vincere la guerra senza combatterla. Questo è un grande merito. “Il nuovo anno può essere pieno di sorprese”, aggiungeva. “Quanto lontano e quanto durerà l’incertezza? Da parte di Trump c’è forte pressione a risolvere il problema del Venezuela, ma l’esperienza conferma, come ha dimostrato dal Generale Pablo Morillo durante la nostra guerra di indipendenza dalla Spagna, che dopo anni di guerra scoprì che il Venezuela è “una noce difficile da schiacciare”.
Traduzione di Alessandro Lattanzio
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dicembre 10, 2019

Meloni presenta risoluzione contro il Mes: “Spero che pure il M5s la voti”

 
IL GIORNALE.IT
9 12 2019
ANDREA PEGORARO
 
 
 
Meloni presenta risoluzione contro il Mes: “Spero che pure il M5s la voti”
La leader di Fratelli d’Italia propone inoltre ai gruppi di Lega e Forza Italia di sottoscrivere un documento comune per impegnare la maggioranza a non sottoscrivere il fondo salva-stati
Verrà presentata mercoledì alla Camera da Fratelli d’Italia, la stessa giornata in cui l’esecutivo presenterà la sua risoluzione a favore del fondo salva-stati.
 
“Confido che molti grillini la votino – sottolinea la leader di Fdi -. Spero che ci sia ancora qualcuno nei 5 Stelle disponibile a non svendere tutto quello che ha detto per anni e si ribelli”. Giorgia Meloni propone ai gruppi di Lega e Forza Italia di sottoscrivere un documento comune per impegnare la maggioranza a non sottoscrivere il Mes.
 
Ieri il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha accusato l’opposizione di fare terrorismo sul Mes a scopi elettorali e in questo Meloni è convinta delle sue idee. Tanto è vero che oggi sarà a Bruxelles con tutti i parlamentari di Fdi per sottolineare con forza che il partito non è disposto a farsi prendere in giro su una questione così importante. In un’intervista alla Stampa, l’ex ministro auspica che qualcuno risponda alle sue osservazioni, riassumibili in alcune domande. “È vero o non è vero che con la riforma il Mes diventa sempre più un fondo salva-banche? – chiede la deputata -. È vero o no che chi accede a fondo potrebbe essere costretto a ristrutturare il suo debito? È vero o no che questa ipotesi potrebbe rendere meno appetibili i titoli di Stato italiani?”. Meloni va poi all’attacco di Luigi Di Maio che in passato aveva espresso i suoi dubbi sul Mes. E ricorda che i pentastellati sostenevano nel loro programma il superamento del Meccanismo, mentre oggi stanno per votare la sua riforma.
 
In caso di elezioni, Meloni ricorda che il centrodestra avrebbe già un suo programma scritto nel 2018, che andrebbe comunque aggiornato. Secondo l’ex ministro, Lega, Fi e Fdi hanno una visione comune che è sicuramente più solida di quella dell’attuale maggioranza. L’ex vicepresidente della Camera ribadisce però che non ci sarebbe un’uscita dell’Italia dall’euro, se il suo partito andasse al governo. “Ma non penso che per stare in Europa si possa accettare tutto quello che fa male all’Italia – precisa Meloni -. Vanno valutati vantaggi e svantaggi. Alcuni Paesi, come la Germania, si sono avvantaggiati, altri, come l’Italia, si sono impoveriti”.
 
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http://www.ilgiornale.it/news/politica/meloni-presentiamo-risoluzione-contro-mes-spero-che-anche-i-1796320.html
 

dicembre 8, 2019

PERCHE’ IL MES DANNEGGIA L’AUTONOMIA E LA SOVRANITA’ DEGLI STATI

 

Il board del Mes (Alberto Bellotto)

Il board del Mes (Alberto Bellotto)
 
ANDREA MURATORE
 

7 DICEMBRE 2019

 

 

In Italia, a gran voce, molti politici e intellettuali chiedono, in buona o mala fede, la modifica delle clausole con cui l’Unione europea si appresta a riformare il Meccanismo europeo di sicurezza (Mes) in un senso a dir poco contrario al nostro interesse nazionale. Ma siamo ancora in tempo per farlo? Il Mes è un trattato internazionale approvato ben sette anni fa, ai tempi del governo Monti, dopo un negoziato di circa due anni, passato allora in sordina mentre Camera e Senato in Italia lo approvavano senza colpo ferire.

Le attuali disposizioni di modifica emendano, sicuramente in peggio, un trattato i cui impianti sono già stati stabiliti a quei tempi, comprese alcune delle clausole che permettono al Mes e ai suoi funzionari una vera e propria onnipotenza legislativa e personale. “Il Mes e i suoi funzionari godono di piena e perfetta immunità da ogni giurisdizione. Non possono essere oggetto di perquisizioni, ispezioni o altro da chicchessia”, ha dichiarato al Sussidiario il docente dell’Università Cattolica di Milano Alessandro Mangia, che ha poi proseguito:

I suoi documenti sono secretati. Gli organi di vertice non sono perseguibili per gli atti adottati nell’esercizio delle loro funzioni

Interessante poi è la lettura dell’Articolo 34 del trattato istitutivo del Mes che, è bene ripeterlo, precede l’attuale riforma. Esso dice esplicitamente che “i membri o gli ex membri del consiglio dei governatori e del consiglio di amministrazione e il personale che lavora, o ha lavorato, per o in rapporto con il Mes sono tenuti a non rivelare le informazioni protette dal segreto professionale. Essi sono tenuti, anche dopo la cessazione delle loro funzioni, a non divulgare informazioni che per loro natura sono protette dal segreto professionale”. Questo passaggio, dopo l’approvazione della norma sette anni fa, è diventata legge dello Stato italiano. In quel breve “in rapporto” è contenuto un vulnus alla trasparenza degli esecutivi nazionali. Quindi, ad esempio, se Giovanni Tria o Giuseppe Conte venissero interrogati sui contenuti delle discussioni tematiche del 2018 sulla riforma del Mes, sarebbero tenuti a un taciturno diniego di conferire alcuna risposta.

Il board del Mes (Alberto Bellotto)Il Mes crea dunque un sistema in cui: il Paese richiedente aiuto cede completamente il controllo del suo sistema finanziario ed economico ad un organo esterno, formalmente, all’architettura Ue; è costretto a condizionare la ricezione di finanziamenti a sanguinosi programmi di austerità; è vincolato a una ristrutturazione del debito ritenuta rovinosa anche da un economista di centro-sinistra moderato come Giampaolo Galli; consegna la sua sovranità a un organismo terzo i cui membri sono insanzionabili e, anzi, nemmeno vincolati, al pari dei membri delle istituzioni che con essi collaborano, a formulare un resoconto trasparente del movente delle loro azioni.

Mangia, nell’intervista, fa un esempio concreto di cosa significherebbe un intervento del Mes in Italia. Se uno choc del debito o una situazione di crisi costringessero Roma, terzo contributore del “fondo salva-Stati” a ricorrervi, “sarebbe il Mes, e non la Commissione, a valutare sulla base di meccanismi automatici l’opportunità di chiedere una ristrutturazione del debito pubblico”, a dettare le regole per ottenere questo finanziamento (pacchetti di austerità inclusi) e a determinare il contenuto finale del riallocamento del debito pubblico. Ignorando il piccolo dettaglio della realtà concreta, che vede circa il 70% dei buoni del Tesoro detenuti da banche o investitori nazionali. E stiamo tacendo, finora, dei problemi di legittimità costituzionale che ciò comporterebbe e che un accademico di spessore come Carlo Pelanda ha recentemente sollevato in relazione all’Articolo 47 della Carta sulla tutela del risparmio. Il Mes è un circolo vizioso senza uscita: e il problema maggiore è il fatto che le sue criticità più importanti non riguardano la riforma attuale sulle regole di ingaggio ma un pacchetto già accettato e firmato dai Paesi Ue.

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https://it.insideover.com/economia/perche-il-mes-danneggia-lautonomia-e-la-sovranita-degli-stati.html?fbclid=IwAR3kC5gw4Mu5bu1vlmDYu3T-B7CJ0uO1Vczf4ciHw-iq8QRD7EgTz0HDAz0

dicembre 7, 2019

Sardine, contro di loro scendono in campo i pinguini. L’ultima mossa sovranista: “Smaschereremo la sinistra

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LIBERO QUOTIDIANO.IT
 
24 NOVEMBRE 2019
 

Tremate, sardine. «Pochi giorni e siamo già a un passo dai centomila “pinguini” sui social. Presto, chiusa questa prima fase, ci saranno le piazze, e – vedrete – saranno “scomode” per la sinistra e le sue ipocrite controfigure…». Il counter su Facebook cresce di ora in ora: alla chiusura dell’ edizione di Libero, a cinque giorni dalla nascita, i “pinguini” sfiorano già quota novantamila. Numeri che fanno gongolare Leonardo Cisaria, ideatore ed animatore del gruppo di internauti («una comunità civile di italiani di buonsenso», spiega a Libero) autoconvocati sotto questo nome e pronti a difendere, come si legge nella loro descrizione, le ragioni «dell’ Italia sovranista, partecipe della Comunità europea ma non succube: esattamente il contrario di come opera l’ attuale governo».

Un gruppo nato d’ istinto, con lo scopo di fare bocconi delle sardine, i contestatori “itticamente corretti” – coccolatissimi dal mainstream – che si sono dati come ragione sociale, da applicare nei confronti di Matteo Salvini e dei sovranisti in generale, il liberalissimo principio vergato con tanto di manifesto: «Non avete il diritto di avere qualcuno che vi stia ad ascoltare».
Davanti a “contenuti” del genere Cisaria – 61 anni, barese, ex analista finanziario («dal 2001 non voto più, l’ ultima volta Berlusconi ma ho la fiamma nel cuore») – non ci ha pensato un attimo e assieme ad alcuni amici ha messo su una pagina di contronarrazione “zoopolitica”, come l’ ha ribattezzata la Gazzetta del Mezzogiorno: «Assieme a mia moglie ci è venuta l’ idea del pinguino: animale elegante e ghiotto di pesci piccoli come le sardine… All’ inizio, lo ammetto, è stato un gioco. Poi è diventata una sfida social: ma adesso è già un progetto… un collante per tutto il popolo di centrodestra, dalla Lega a Fratelli d’ Italia fino a Forza Italia, che non intende accettare questa ipocrisia di scena nelle contestazioni anti-Salvini». 

VIZIETTO ROSSO – Davanti a questa operazione di cosmesi, celata dietro il volto di un gruppetto di millenial, i “pinguini” denunciano in realtà il solito vizietto rosso con cui si tenta di imbavagliare l’ avversario. «Sono caduti in fallo subito», spiega ancora. «Qualche intervista e abbiamo capito subito che vengono tutti dal Partito democratico, da Articolo 1: un’ operazione di marketing, con la scelta del portavoce ricciolino, con la faccia da angioletto. La nostra iniziativa, tra gli obiettivi, ha proprio questo: smascherarli città per città».

Come? «Con la velocità di una forza “liquida”, ramificata spontaneamente da Nord a Sud». Una presenza opposta a Zingaretti, Di Maio e “sardine” – anche con appuntamenti convocati ad hoc – ma non “contraria”. «Perché questa campagna d’ odio delle sardine è grottesca: dato che è la prima volta che si contesta l’ opposizione e non chi sta governando in maniera disastrosa».

SENZA NASCONDERSI – Cosa faranno invece i pinguini? Di certo, come si legge sulla pagina ufficiale Facebook, «non canteranno “Bella Ciao” ma nemmeno “Faccetta Nera”». L’ idea, come spiega Antonella Lella – altro “pinguino” e unico promotore con una carica politica (è stata prima dei non eletti al Senato per la Lega in Puglia, membro dell’ esecutivo pugliese) – non è per nulla speculare a quella delle sardine, non intende cioè farsi caricatura né nascondersi dietro ad una apoliticità di comodo: «Rappresentiamo apertamente tutti i partiti della coalizione, proprio perché nessuno di noi si vergogna dei rispettivi leader», afferma.

«Detto ciò non intendiamo di certo contestare una persona o il diritto alla manifestazione di un leader e dei suoi elettori, per quanto avversari. La nostra presenza, nelle piazze virtuali e nelle prossime settimane anche in quelle fisiche, sarà di proposta: l’ esatto opposto di ciò che porta in strada le sardine».

Insomma, arrivati a quota centomila («ma arriveremo presto a raddoppiare, date le richieste», confida ancora Cisaria) la prova della piazza non mancherà di certo. Si parla già di Bologna e non solo. «Saremo di supporto al centrodestra, critici anche dove i partiti non possono arrivare», chiosa l’ ideatore, che assicura: «Aver svegliato l’ appetito dei pinguini per la sinistra e il governo giallorosso tutto si rivelerà tranne che un buon affare…».

di Antonio Rapisarda

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https://www.liberoquotidiano.it/news/politica/13536121/sardine-scendono-in-campo-pinguini-mossa-sovranista-smaschereremo-sinistra.html?fbclid=IwAR1USm-Yla-8rUiBYQEO_pXA85Jvz7rPRjrlVAKbjLOez7XP0HIPAin72lU

novembre 14, 2019

VARSAVIA: LA PIÙ GRANDE MANIFESTAZIONE ANTI-GLOBALIZZAZIONE IN EUROPA

 
VARSAVIA MANIFESTAZIONE ANTI-GLOBALIZZAZIONE
 
CONTROINFORMAZIONE.INFO
 
12 NOVEMBRE 2019

I nazionalisti polacchi hanno marciato dentro Varsavia per celebrare l’indipendenza del loro paese. Questa marcia ha riunito decine di migliaia di persone ed è stata contrassegnata da molti slogan patriottici, antiglobalisti e antisionisti.
“Dio, onore e patria”. Questo slogan ha riunito decine di migliaia di polacchi che sono venuti a Varsavia l’11 novembre 2019 per celebrare l’indipendenza del loro paese. La fine della prima guerra mondiale fu infatti segnata dalla rinascita della nazione polacca dopo 123 anni di occupazione, il paese era stato precedentemente diviso tra gli imperi russo, tedesco e austriaco.

https://www.egaliteetreconciliation.fr/Intifada-polonaise-la-plus-grande-manifestation-antimondialiste-d-Europe-a-eu-lieu-a-Varsovie-57009.html

Sfoggiando la bandiera nazionale, bianca e rossa, così come le croci celtiche, il simbolo pagano cristianizzato che divenne l’emblema di molti movimenti nazionalisti europei, i manifestanti hanno cantato più volte l’inno polacco, così come molti slogan patriottici. ” No per l’Unione europea! In particolare, è stato ascoltato, come è stato scritto su uno striscione in processione: “Il nazionalismo polacco è un patriottismo attivo, non fascismo. I manifestanti hanno anche gridato slogans esaltando la ” famiglia tradizionale ” e la ” moralità nazionale “, criticando invece l’immigrazione.
Una marcia ” patriottica, anti-globalista e politicamente scorretta “che ha scandalizzato i benpensanti della sinistra globalista.

https://www.youtube.com/watch?v=rLD7IUQHLFI&feature=emb_logo

Su Twitter, il deputato nazionalista Krzysztof Bosak ha celebrato ” la più grande manifestazione patriottica, antiglobalista e politicamente scorretta in Europa “.

 
VARSAVIA MANIFESTAZIONE ANTI-GLOBALIZZAZIONE
 
 

Va detto che la marcia ha anche riunito nazionalisti dall’estero: erano presenti attivisti ungheresi e una delegazione delle nuove forze italiane, identitarie, tradizionaliste cattoliche e antisioniste, che hanno partecipato alla manifestazione. E i manifestanti hanno anche chiesto una ” intifada polacca “. ” Vogliamo recuperare il nostro paese adesso! Niente più scuse! Niente più sionismo! », È stato possibile leggere su un banner. Uno slogan pubblicato su una tenda castigava ” i circoli israeliani che reclamavano 300 miliardi in Polonia “.

 
VARSAVIA MANIFESTAZIONE ANTI-GLOBALIZZAZIONE
 

Un riferimento esplicito a una legge approvata dal Congresso degli Stati Uniti nel 2018, che redige un inventario di proprietà ebraiche rubate dai nazisti durante l’occupazione della Polonia. La legge, che mira a chiedere al governo polacco un risarcimento per i discendenti degli ebrei deportati dalle forze di occupazione tedesche durante la seconda guerra mondiale, ha incontrato una forte opposizione da parte di alcuni manifestanti e dai partiti nazionalisti polcchi.
A questo proposito il presidente polacco ha detto ai leader della comunità ebraica negli Stati Uniti che Israele era responsabile della proliferazione di incidenti antisemiti nel suo stato, a seguito di dichiarazioni “anti-polacche” da parte di alti funzionari del paese. Venerdì il sito web delle notizie ebraico-americane lo ha menzionato. Secondo l’articolo, il presidente ha incontrato i leader ebrei durante la sua visita (…)

Fonte: Egalitè et Reconciliation

Traduzione: Luciano Lago

https://www.controinformazione.info/intifada-polacca-la-piu-grande-manifestazione-anti-globalizzazione-in-europa-ha-avuto-luogo-a-varsavia/

novembre 11, 2019

SANTA COMMISSIONE O SANTA INQUISIZIONE?

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LA  SENATRICE LILIANA SEGRE
 
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CONTROINFORMAZIONE.INFO
 
11 NOVEMBRE 2019
 

Pubblichiamo come significativo il testo della lettera appello inviato dall’avvocato Marco Della Luna alla Senarice Liliana Segre.

(per la difesa della Fede nella Narrazione )
Questo scritto è un appello alla sen. Segre, al suo coraggio, alla sua lucidità.

di Marco Della Luna

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Manipolazione di massa

Una delle più gravi violazioni in atto dei principi fondamentali della Costituzione e della stessa civiltà occidentale è la limitazione ai diritti di informazione, di insegnamento e di ricerca scientifica voluta dal pensiero unico e dai suoi beneficiari:
–la pubblica informazione è in mano a cinque grandi agenzie mondiali, controllate da capitali privati, dedite al filtraggio delle notizie, delle analisi e al consolidamento di un pensiero unico liberista-mercatista-globalista; ad esse quasi tutti i giornalisti e i mass media si attengono, anche quelli pubblici; -i docenti, anche quelli universitari, persino quelli di filosofia, ricevono dalla politica direttive ideologiche afferenti al pensiero unico, cui devono attenersi per conservare il posto, far carriera, aver visibilità;
–la ricerca scientifica, con la stampa scientifica, è in gran parte finanziata e controllata da capitali privati che contrattualmente si riservano la proprietà dei risultati e il diritto di decidere che cosa divulgare e che cosa no; in tal modo il capitale orienta la scienza, il suo insegnamento, la sua applicazione, dall’economia alla medicina;
–ai medici in Italia è stato perfino vietato, sotto pena di radiazione, di esercitare il diritto di informazione dei pazienti sugli effetti dei vaccini obbligatori;

–FaceBook esercita arbitrariamente il potere di oscurare i suoi utenti non allineati col pensiero unico (lo ha fatto anche a me, per un mese, durante la campagna elettorale europea);

–imperversa la pratica del grievance-mongering, o vittimismo di mestiere, consistente nell’attaccare, isolare, licenziare, oscurare persone che hanno espresso le proprie idee o preferenze nel rispetto della legge, e che strumentalmente il vittimista accusa di averlo offeso nella sua sensibilità religiosa o etnica o razziale o sessuale.

Tutto ciò costituisce un’aggressione organica, sistemica, strategica. alla stessa esistenza di una società basata sulle predette libertà, ed esigeva l’urgente costituzione di una Commissione parlamentare per la tutela delle medesime libertà. Invece, hanno fatto la Commissione Segre per il controllo discrezionale della comunicazione via internet (con possibilità di censura, punizione e oscuramento), onde limitare ulteriormente la libertà di informazione e di pensiero, col pretesto della lotta a un estremismo politico e a un razzismo o suprematismo o sessismo che, sì, esistono e sono talvolta lesivi di beni giuridici riconosciuti, ma sono già puniti dalle leggi italiane e che non hanno, né possono avere in questa fase storica, la forza materiale per minacciare la società.

L’istituzione della Commissione va vista e studiata insieme con altre due ‘riforme’:

–il tracciamento di ogni pagamento e versamento (con la costrizione a passare per una banca ad ogni transazione);

–l’imposizione di vaccinazioni di massa senza trasparenza sugli effetti reali dei prodotti inoculati (con l’Ema che vuole inserire dal 2022 le certificazioni vaccinali nei passaporti come condizione di validità).

Le tre suddette riforme vanno comprese come strumenti fondamentali e integrati dell’attuale fase evolutiva del controllo sociale, basata essenzialmente:

-sulla manipolazione e modificazione diretta degli uomini, anche biologica e genetica, via farmaci, vaccini, alimenti, etc.;

-sul loro monitoraggio costante e capillare nelle idee, negli spostamenti, nel denaro;

-sulla possibilità di escluderli unilateralmente, con un click, dalle reti (comunicazioni, servizi, accesso al proprio denaro in banca).

Lo statuto della Commissione Segre (andatevelo a leggere:

http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/347775.pdf )

è formulato in termini vaghi, indeterminati, ampiamente soggettivi e discrezionali, non limitati all’istigazione all’odio (…intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza nei confronti di persone o gruppi sociali sulla base di alcune caratteristiche quali l’etnia, la religione, la provenienza, l’orientamento sessuale, l’identità di genere o di altre particolari condizioni fisiche o psichiche), in modo che essa possa censurare, impedire e reprimere non solo e non tanto le istigazioni all’odio, ma la divulgazione di informazioni e analisi oggettive che possano, per le loro implicazioni, suscitare indignazione morale, “odio” nella Neolingua politically correct.

Infatti, è facile equivocare tra indignazione e odio, accusare colui di diffondere odio colui che in realtà diffonde informazioni e commenti su inganni, soprusi, illegalità, tradimenti politici, maxi-truffe bancarie coperte dalle istituzioni, soprattutto in relazione al nuovo ordine globale e totalizzante, il quale delegittima come eresia ogni alternativa a sé stesso. L’ordine del capitalismo finanziario e del mercato (non libero, ma) manipolato, con tutti gli effetti sulla vita delle persone e delle società, è un ordine onnipervasivo, egemonizza l’intrattenimento, la cultura e la stessa contro-coltura (vedi il fenomeno Greta).

Il totalitarismo capitalista non è funzionalmente diverso da altri totalitarismi, a quelli verso cui, per il pensiero unico, è lecito esprimere odio, come quello autore dello sterminio di milioni soggetti appartenenti a categorie-bersaglio, tra cui innanzitutto gli Ebrei, compresi i familiari della sen. Segre – la quale suppongo non abbia percepito per tempo i fini liberticidi a cui è stata strumentalizzata, ma ora può ben rimediare brillantemente. Gli Ebrei, ricorrenti vittime della persecuzione contro la libertà culturale, sono pure storici paladini, nonché simbolo, della medesima!

La Commissione Segre, nata da un testo della Boldrini e che dovrebbe chiamarsi commissione Boldrini ed è stata ridenominata ‘Segre’ solo per inibire le critiche, ha uno statuto che, con la sua vaghezza, la predispone-a prevenire e contrastare lo svilupparsi una coscienza dei gravissimi, attuali conflitti di classe e tra nazioni, e a tutelara così la falsa narrazione irenica (deconflittualizzata) del mainstream;

– a oscurare l’informazione sugli effetti perniciosi e, per l’appunto, ‘odiosi’ del liberal-globalismo, scoraggiando la critica sistemica ad esso;

-a contrastare il dissenso e il suo organizzarsi in opposizione politica e sociale, ossia a difendere il pensiero unico liberale, il consenso ad esso, ai suoi esecutori politici, economici e culturali, e alle loro riforme;

–a colpire ogni richiamo politico allo Stato nazionale, alla sua sovranità sulla moneta, sui confini, sulle scelte di modello socioeconomico, e alla responsabilità democratica verso il bene dei propri cittadini come funzione e dovere di tale Stato (tutte cose che l’ordine finanz-capitalistico è vigorosamente impegnato a smantellare e screditare, perché ostacolano l’ottimizzazione del mondo alle sue dinamiche anche demografiche).

Molte notizie, in materia di economia, finanza, banche, immigrazione, potranno essere censurate perché idonee a suscitare indignazione sociale, che verrà ridefinita “odio” allo scopo predetto. Del resto, già gli antichi sentenziavano: veritas odium parit.

Se lo scopo della Santa Commissione fosse onesto e non liberticida, se fosse diverso da quello che ho testé descritto, il suo statuto da un lato sarebbe stato garantista, cioè preciso e oggettivo nel definire, con riferimento al Codice Penale, le espressioni da colpire; e, dall’altro lato, avrebbe compreso la tutela dì diritti -questi sì costituzionalmente fondati- di opinione, informazione, ricerca e insegnamento, mediante l’individuazione e il contrasto a tutte quelle lesioni alla libertà di parola che ho menzionato in apertura.

Senatrice Segre, affido a Lei l’iniziativa di questa alta difesa della Libertà!

04.11.19 Marco Della Luna

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https://www.controinformazione.info/santa-commissione-o-santa-inquisizione/

novembre 7, 2019

ATTALI: “SOVRANISMO EGUALE ANTISEMITISMO”

Filed under: antisemitismo, ebrei, politica, SOVRANISMO — Tag:, , — mirabilissimo100 @ 4:26 pm

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 JACQUES ATTALI  ECONOMISTA SAGGISTA E BANCHIERE FRANCESE  NATO IN ALGERIA DA UNA FAMIGLIA EBRAICA
 
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MAURIZIO BLONDET
 
5 OTTOBRE 2019
 
Non ce l’ha fatta a trattenersi Jacques Attali, il banchiere-pensatore e creatore di Macron.  Alla fine è sbottato: “Il sovranismo non è che il nuovo nome dell’antisemitismo. Gli ebrei e i musulmani, minacciati entrambi da esso, devono unirsi  contro il fantasma del Grand Remplacement”.

Insomma l’ha detto. Ha posto l’equazione che s’indovina  tanti suoi correligionari padroni del discorso pubblico, super-europeisti, trattengono a fatica nel gargarozzo.

Il sovranismo in Europa  – ha istruito i suoi lettori Attali –  non  è un rifiuto della disciplina comunitaria. No, “in realtà per lo più quelli che ne fanno l’apologia intendono nei fatti a mezza bocca un rifiuto dei migranti, e  più vastamente, rifiuto dei musulmani.

La Francia “non deve dimenticare che quel che si cela oggi dietro il ‘sovranismo’ è di fatto la stessa xenofobia, la stessa chiusura, la stessa mancanza di fiducia in sé  delle ideologia anti-italiane,  anti-polacche, anti-armene e  antisemite dei secoli passati”.

“Questi discorsi ostili ai musulmani in Francia sono mortiferi”, prosegue Attali  –  il che è un esempio di chutzpah sinistra, nel giorno in cui la sede centrale della polizia a Parigi assiste all’omicidio di quattro poliziotti accoltellati da un collega di recente conversione salafita.  Ma ancor più  paradossale apprendere chi Attali ha di mira:

“in particolare quando questi discorsi vengono da ebrei, che non devono dimenticare che l’antisemitismo colpisce gli uni e gli  altri. Bisogna denunciare ad ogni costo i discorsi deliranti di Eric Zemmour, di William Goldnadel, o anche in troppe delle sue dichiarazioni, di Alain Finkelkraut””.

Si capisce che ciò che gli ha fatto perdere le staffe è la partecipazione di Eric Zemmour (j), il 28  settembre,  alla Convenzione della Destra   voluta e organizzata la Marion Maréchal Le Pen, che ne è stata anche la stella.

Zemmour è un intellettuale di grido  in tv, che cavalca un anti-islamismo da israeliano, come tanti ebrei di destra. E’ anche un provocatore  – un po’ alla Gad Lerner per intenderci  –   che ama  enunciare tesi oltraggiosamente tirate per  i capelli:  per esempio sostiene che la società oggi  è schiacciata “tra l’universalismo mercantile e l’universalismo islamico, due totalitarismi” che, dice, rappresentano “un nuovo patto Ribbentrop-Molotov”. Bum.

Ma la sua semplice  comparsa sul podio accanto alla bionda stella sovranista Le Pen, conta molto più delle quattro grossolanità che ha detto.  E’ la rottura di un divieto  implicito, anzi che fu esplicito tanti anni fa, quando Chirac  (gollista) e Mitterrand (Socialista)  furono convocati dal Grand Orient e giurare: mai un governo con   Jean-Marie Le Pen.  La conventio ad escludendum   stata ancor più rigorosamente osservata dalla potente comunità ebraica.  I Le Pen sono non-persone,  negazionisti, criminali. Ora, Zemmour ha rotto un tabù, ha  aperto ad una legittimazione, allo sdoganamento di Marion  e della sua destra nuova.

Dunque è stato immediatamente punito: la procura di Parigi ha aperto un’inchiesta contro Zemmour per il suo discorso alla Convenzione, per “ingiurie pubbliche” e “provocazione pubblica alla discriminazione, all’odio e alla violenza”. Già in settembre,  la procura l’aveva condannato  a 3 mila € di ammenda per aver tenuto, tre anni prima in tv, propositi ritenuti di odio razziale.

Adesso rischia pure di perdere il lavoro a Le Figaro, e la tv pubblica RTL ha posto fine alla sua collaborazione. Insomma un ebreo viene colpito dal  divieto di parola con le leggi concepite dalla  lobby per chiudere la bocca ai “negazionisti”, e  subisce le persecuzioni contro la libertà di pensiero per cui è stato condannato  a 18 mesi di galera, poche giorni fa, Alain Soral,  quello della “destra dei Valori, Sinistra del Lavoro”.

Queste manifestazioni di repressione, come l’equazione delirante di Attali,  vengono  però  dalla sensazione, da parte dei signori, che l’ “ordine costituito” europeista si sta disfacendo.  Anche se il  “sovranismo” è sconfitto  in Italia, dove hanno ora un governo che eseguirà  le politiche di austerità e “riforme  strutturali” che gli italiani hanno dovuto sopportare  per un decennio, essi sanno che le conseguenze saranno disastrose comunque. Perché non possono dare nulla al nuovo governo, e quindi condannano l’Italia  a “bassa crescita, disoccupazione persistentemente alta, crescita dei salari lenta, aumento dei tassi di povertà”  con conseguente  “crescente instabilità sociale”.

In Francia, l’instabilità sociale è già conclamata, come dimostrano le violenze poliziesche contro i Gilet Gialli – ossia contro cittadini che non hanno commesso alcun delitto.  Due giorni prima dell’eccidio al coltello dei quattro poliziotti per mano del quinto collega,  c’è stata  a Parigi  una manifestazione di migliaia di agenti, “marcia della collera”, per chiedere migliori condizioni di lavoro e un vero programma contro la piaga dei suicidi, che colpisce la categoria.  Sul marciapiede, senza far nulla, c’era un esponente dei Gilet Gialli, insieme a due o tre persone.  I poliziotti hanno circondato il gruppetto con gli scudi, come fossero dei jihadisti.

Ma quelli sono,  appunto, cittadini, non delinquenti. Bisogna pur chiedersi se  i suicidi non derivino da un profondo  senso di  tradimento della funzione dell’agente di sicurezza, da  agente al servizio della cittadinanza, ad  agente persecutore non dei criminali ma della “gente”, dei propri simili sociali.

Gli insegnanti sperimentano sulla loro pelle, letteralmente, la frattura con  la società cui   appartengono i loro studenti. Anche fra il corpo docente si moltiplicano i suicidi.

C’è del  panico nell’isteria di Attali. E non è il solo: si può fare un lungo elenco di frasi deliranti pronunciate dai potenti  del  progetto europeo, che indicano la spavento e la sensazione di essersi cacciati da soli in una trappola, finanziaria e sociale. Uno di questi………….Il banchiere Mustier sa che cosa è una corsa agli sportelli? (Ecco perché vogliono abolire il contante  – Panico europeista).

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L’ANTISEMITISMO USATO PER COLPIRE LE FORZE SOVRANISTE

Filed under: antisemitismo, ebrei, guerra, politica, SOVRANISMO — Tag:, , , — mirabilissimo100 @ 3:46 pm

 

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La giusta difesa degli ebrei da ogni forma di discriminazione, si è trasformato in mero mezzo, in un mezzo che con quella difesa non ha nulla a che fare.
 L’antisemitismo diventa il grimaldello per reprimere, punire e condannare ogni posizione politica che, pur non avendo nulla a che fare con esso, possa essere semplicemente tacciata di essere “politicamente scorretta”.
 
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CONTROINFORMAZIONE.INFO
4 NOVEMBRE 2019
 
PAOLO BECCHI
 

Il linciaggio che si è scatenato contro la Lega e gli altri partiti del cosiddetto centro destra dopo l’astensione e la contrarietà di fatto alla “Commissione Segre”, rivela perfettamente quale sia, nelle intenzioni stesse dei suoi proponenti, la finalità politica di tale Commissione. Una trappola per topi.
Intendiamoci: gli insulti e l’odio di cui la senatrice Liliana Segre è stata vittima, sono ignobili. E nessuna manifestazione di antisemitismo dovrà mai essere tollerata nel nostro Paese. Per questo, appunto, abbiamo il codice penale e persino leggi – come quella Mancino – che puniscono chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico. O forse leggi come quelle che già abbiamo non sono più sufficienti? Non sembra si tratti di questo.
Che bisogno c’è allora di una Commissione parlamentare che avrà il compito di “contrastare” i “fenomeni dell’intolleranza, del razzismo, dell’antisemitismo e dell’istigazione all’odio e alla violenza”? Di quali fenomeni, in concreto, si sta parlando? La Commissione è stata votata come reazione all’odio antisemita contro una senatrice a vita ebrea. Ci sarebbe però da discutere molto se l’antisemitismo costituisca oggi in Italia un fenomeno sociale diffuso. Ne dubito. Dubito fortemente che ci sia un pericolo “antisemita”. E comunque se ci fosse una Commissione non servirebbe a niente.
A che cosa si riferisce la senatrice Segre quando parla di “razzismo” e “istigazione all’odio”? Davvero alla discriminazione a danno degli ebrei in generale e degli ebrei italiani? Ad attacchi sul territorio a sinagoghe o profanazioni di tombe in cimiteri ebraici? O non, piuttosto, alle politiche contro l’immigrazione clandestina che la Lega vorrebbe portare avanti, al “prima gli italiani”, che la senatrice identifica – a nostro avviso del tutto impropriamente – come parole d’ordine “razziste”?
“Prima gli italiani” non ha nulla a che vedere con gli ebrei e l’antisemitismo. Né con una ideologia “razzista”. È la semplice voglia di nazione che da Nord a Sud la Lega sta incarnando con crescente successo popolare. Qual è dunque lo scopo di questa Commissione? Non altro se non quello di identificare le posizioni politiche tipiche dei sovranisti (“prima gli italiani”) con il razzismo, la discriminazione razziale, l’antisemitismo.
Funziona? Si, funziona benissimo, quando per realizzare questa operazione politica si utilizza una persona, come la senatrice Segre, che di principio non si può criticare – perché ogni critica politica ad una senatrice ebrea verrebbe automaticamente percepita come una manifestazione di antisemitismo. Non ci si può neppure astenere, perché sull’Olocausto non ci si può astenere. Ecco la trappola, non bastava l’antifascismo, ci voleva l’antisemitismo. Non solo i leghisti sono i fascisti del nuovo millennio, ma sono anche “negazionisti”.


Vorrei concludere con una ultima considerazione, che mi costerà la crocifissione. La senatrice Segre – consapevole o meno – si è prestata ad una azione che Kant avrebbe definito immorale: quella di usare l’antisemitismo – la vergogna storica di quanto accaduto – in modo del tutto strumentale. Lo scopo, la giusta difesa degli ebrei da ogni forma di discriminazione, si è trasformato in mero mezzo, in un mezzo che con quella difesa non ha nulla a che fare. L’antisemitismo diventa il grimaldello per reprimere, punire e condannare ogni posizione politica che, pur non avendo nulla a che fare con esso, possa essere semplicemente tacciata di essere “politicamente scorretta”. Non rendendosi tra l’altro conto che in questo modo è proprio “il male assoluto” ad essere banalizzato. No, senatrice Segre non ha reso un buon servizio, neppure agli ebrei.

Fonte: Paolo Becchi

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