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febbraio 13, 2020

CALABRIA: TERREMOTI E TSNUNAMI NEL PASSATO

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20  11 2011
 
Lo Stretto di Messina è da millenni al centro di miti e leggende. I marinai dell’antichità avevano terrore di transitare nel tratto di mare che separa Sicilia e Calabria, spesso preda di venti impetuosi e governato da correnti dispettose quanto irregolari, ma soprattutto regno di Scilla e Cariddi. La prima, anche secondo quanto narra Omero nel libro XII dell’Odissea, a seguito di un malefico incantesimo della maga Circe (sua rivale in amore per il dio marino Glauco) aveva assunto le sembianze di un mostro che, vivendo in una grotta della rupe all’imbocco settentrionale dello Stretto, provocava terribili marosi e divorava gli sventurati marinai naufragati su quelle coste. Anche sei compagni di Ulisse perirono nelle sue fameliche bocche. Cariddi invece, spesso raffigurata come un altro orribile mostro e detta “colei che risucchia”, generava un immenso e vorticoso gorgo, al largo di Capo Peloro (la punta settentrionale della Sicilia), che improvvisamente agitava il mare ed inghiottiva navi intere. Lo Stretto dunque da sempre ha suscitato mistero e generato fantasie popolari, raramente scalfite dalla realtà dei fatti.
Nella sponda calabrese dello Stretto, sulla rupe un tempo regno della ninfa Scilla poi trasformata in mostro, sorse un insediamento dei Tirreni, chiamato Scyllaeum. Già all’epoca della distruzione di Troia (1270 a.C.) i Greci abitavano i dintorni della rupe. Paese quindi antichissimo, dove “soggiornarono” pure Spartaco (a capo della sua rivolta di schiavi) ed Ottaviano (il futuro Augusto). Cittadina che poi durante il Medioevo divenne dominio incontrastato della potente famiglia feudataria Ruffo e che oggi ha uno sviluppo urbano alquanto particolare. Secondo una diceria popolare infatti Scilla avrebbe una conformazione urbanistica simile alla forma di un’aquila. Il capo maestoso è la rupe dove ancora oggi sorgono i resti del possente castello Ruffo; le ali aperte sono rappresentate dai quartieri di Marina Grande (dove in estate la Spiaggia delle Sirene è sempre affollatissima) e di Chianalea (abitata prevalentemente da pescatori che tramandano di padre in figlio tradizioni millenarie come la caccia al pesce spada); il corpo e la coda sono formati dall’altopiano (geologicamente un terrazzo alluvionale) su cui sorge il quartiere di San Giorgio e dal quale, soprattutto al tramonto, si gode un’impareggiabile vista della Sicilia settentrionale e delle Eolie. Un paese da paradiso, ricco di storia e di tradizione, oggi ad alta vocazione turistica, una vera e propria perla dell’intera Calabria. Ma anche un paese a rischio.
 

Nel biennio 1783-1784 la Calabria meridionale fu colpita dalla “crisi sismica” più intensa mai registrata in Italia: una serie di terremoti distruttivi, ravvicinati nel tempo e talmente disastrosi da modificare radicalmente la morfologia del territorio nonché l’intero sistema idrogeologico. La crisi acquistò particolare rilevanza tra il Febbraio ed il Marzo del 1783. Due fondamentali studi, in particolare, possono aiutarci a ricostruire quanto accaduto in quei tragici giorni a Scilla e dintorni: “A Revision of the 1783-1784 Calabrian (Southern Italy) Tsunamis” di L. Graziani, A. Maramai e S. Tinti (Nat. Hazards Earths Syst. Sci, 6, 2006) ed il recentissimo “Revisiting the February 6th 1783 Scilla (Calabria, Italy) Landslide and Tsunami by Numerical Simulation” di P. Mazzanti e F. Bozzano (Mar Geophys Res, 2011). Il 5 Febbraio 1783, intorno a mezzogiorno, si verifica un terremoto con epicentro nei pressi di Oppido Mamertina e magnitudo 6.9 (per fare un raffronto, quello di L’Aquila 2009 aveva magnitudo 5.9 sulla scala Richter). Il potente sisma colpisce con particolare violenza la piana di Gioia Tauro ed in totale si registrano circa venticinquemila morti. A Scilla le vittime sono circa 150. Crolla la chiesa matrice, rovinando sulle case vicine. La chiesa di S. Rocco (amatissimo Santo patrono locale) perde la cupola e due campanili mentre la chiesa dello Spirito Santo, a Marina Grande, subisce gravi lesioni alla volta. Nel castello, che aveva resistito tetragono per mille anni a qualsiasi assalto, cade in rovina la chiesa basiliana di S. Pancrazio e viene danneggiata buona parte dei piani superiori. Numerose le abitazioni private distrutte mentre diverse frane scivolano nelle valli dei torrenti Oliveto e Livorno. A seguito di questo terremoto si origina uno tsunami, con il mare che dapprima si ritira e poi colpisce con violenza sia la costa siciliana dello Stretto (tra Messina e Capo Peloro) che quella calabrese (tra Cannitello e Scilla). A Messina il mare invade il porto ed i viali a mare. A Capo Peloro raggiunge i due laghetti, distrugge parzialmente il faro e devasta la spiaggia. A Reggio Calabria le acque invadono il litorale, a Scilla l’intera Marina Grande è ricoperta dalle onde mentre a Chianalea il livello marino si alza di circa due metri. Effetti sono segnalati anche più a nord (a Joppolo il mare si ritira, a Nicotera si registrano onde anomale) e perfino nello Jonio, da Bianco a Roccella dove diverse barche vengono trascinate sulla terraferma. Uno tsunami dunque importante, di intensità 4, che interessa una vasta area geografica (Tinti S., Maramai A., Graziani L., The New Catalogue of Italian Tsunamis, 2004). Ma, passata l’onda, si cerca, pur nel terrore, una via di salvezza. Circa duemila scillesi si accampano a Marina Grande, a Chianalea, ad Oliveto, in ripari di fortuna, sotto le barche rovesciate od in tende improvvisate, dentro qualche baracca di legno costruita in fretta e furia. A Marina Grande viene pure trasportato l’ottantunenne don Fulcone Antonio Ruffo, il Principe di Scilla, con la sua corte di cinquanta persone. Facilmente immaginabili lo scoramento, la disperazione, il dramma che vivono queste persone. Ma la natura sta preparando un’altra tragedia, ancora più sconvolgente. Inizia infatti la notte più terribile della storia di Scilla.

Lo sviluppo dell’enorme frana che ha provocato lo tsunami a Scilla nel 1783 in una spettacolare ricostruzione in 3D dell’evento. Dal monte Pacì (area in rosso) si stacca la massa di terreno che scende rapidamente in mare, percorrendo un tragitto quasi rettilineo (in giallo) fino ad accumularsi sul fondo dello Stretto (area evidenziata in bianco). Sullo sfondo, a sinistra, la spiaggia di Marina Grande dove perirono circa 1500 persone. Immagine tratta da “Revisiting the February 6th 1783 Scilla (Calabria, Italy) Landslide and Tsunami by Numerical Simulation” di P. Mazzanti e F. Bozzano (Mar Geophys Res, 2011). Pubblicata per gentile concessione del dott. Paolo Mazzanti

Gli effetti dell’onda di tsunami sull’abitato di Scilla. I numeri indicano vari siti, l’area in grigio scuro segnala le zone raggiunte dal mare. I sta per “ingressione” ovvero i metri di costa invasi dalle acque in quel determinato punto, R per “run-up” ovvero l’altezza stimata dell’onda nel punto considerato. Da notare come nel vallone del Torrente Livorno le acque siano penetrate per circa 200 metri e come alla Chiesa dello Spirito Santo l’altezza dell’onda sia stata stimata in 8 metri. Tratta da A Revision of the 1783-1784 Calabrian (Southern Italy) Tsunamis” di L. Graziani, A. Maramai e S. Tinti, Nat. Hazards Earths Syst. Sci, 6, 2006

6 Febbraio 1783. Sì, perché alle 00.20 del 6 Febbraio 1783 si verifica un’altra scossa tellurica, di magnitudo 6.3 e grado Scala Mercalli VIII-IX, con epicentro sulla costa di Villa S. Giovanni. A Scilla altre costruzioni vengono lesionate, il terrore serpeggia nella popolazione sconvolta e prostrata. Improvvisamente, poco dopo la scossa, un’immensa frana (un fronte di circa 500 metri ed un volume di diversi milioni di metri cubi) si stacca dal Monte Pacì (immediatamente a Sud di Scilla) e rovina precipitosamente in mare nel giro di pochi secondi. Allo stesso modo di quando si getta con violenza un dado in un bicchiere d’acqua, nel giro di uno-due minuti un’enorme ondata si abbatte su Marina Grande, travolgendo i poveri scillesi lì rifugiatisi, terrorizzati dal cupo rombo susseguito allo scivolamento in mare della frana (ricordiamo che è notte fonda). Il mare seppellisce tutto, risalendo addirittura il vallone del torrente Livorno per diverse decine di metri, con un run-up stimato di almeno dieci metri (alcune testimonianze parlano di “acqua fino ai tetti delle case”), forse perfino 15, inondando, più a nord e dall’altra parte della rupe, anche Chianalea e la zona di Oliveto (Graziani L. ed altri, op. cit., 2006). Soltanto a Scilla muoiono circa 1500 persone, probabilmente di più: i cadaveri, spesso irriconoscibili, vennero poi rapidamente bruciati per evitare infezioni. Alcune vittime vennero ritrovate sui terrazzi e perfino sui tetti delle case, altre sugli alberi. Per oltre un anno il mare restituì altri corpi e detriti vari, a ricordo di una tragedia sconvolgente e terrificante.

La Scilla di oggi vista dall’alto con gli effetti di uno tsunami simile a quello del 1783. Evidenziata in blu l’area oggetto della possibile ingressione marina. Gli effetti sarebbero disastrosi: l’intero quartiere di Marina Grande, con le sue infrastrutture turistiche e le numerose abitazioni estive, sarebbe interamente sommerso così come il porto ed una parte di Chianalea. Le acque invaderebbero l’attuale Statale 18, giungendo fino all’altezza della ferrovia. Un disastro di enormi proporzioni, soprattutto se dovesse verificarsi in estate. Per la collaborazione nella ricerca e nella gestione dell’immagine si ringrazia Easy-Map (www.easy-map.it)

Gli effetti dello tsunami si avvertono anche in altre zone: nell’area circostante Cannitello (proprio dove dovrebbe sorgere il pilone del Ponte sullo Stretto!!!) le acque penetrano per circa un km nella costa, a Nicotera e Bagnara le spiagge sono completamente allagate, a Messina il run-up è di circa due metri e viene inondato il mercato del pesce, a Capo Peloro l’altezza delle onde (arrivate circa cinque minuti dopo lo sviluppo della frana, Mazzanti&Bozzano, op. cit., 2011) è di 6 metri ed il mare penetra per almeno 500 metri, il litorale viene inondato anche a Reggio. Dunque uno tsunami di intensità straordinaria, pari al grado 6, il massimo valore attribuibile. Un evento estremamente rovinoso, con un alto tributo in vite umane che chiude dolorosamente i due giorni più terribili di tutti i tempi sulle coste del nostro paese.

Questo “tsunami scillese” rappresenta, per certi aspetti, una piccola anomalia dal punto di vista scientifico. Perché non è strettamente correlato ad un terremoto, come accade nella stragrande maggioranza dei casi, quanto ad una frana costiera come, ad esempio, quello verificatosi nel 2002 a Stromboli. Si tratta però di un evento estremamente rovinoso che deve far riflettere gli amministratori del territorio e l’intera comunità scillese. Il degrado ambientale nella zona dello Stretto è evidente. I rischi connessi a catastrofi naturali sono ben documentati storicamente. Non passa inverno a Scilla senza vedere due o tre mareggiate invadere pesantemente il viale a mare, generando una sorta di “mini-tsunami”. La statale 18, da Bagnara a Villa San Giovanni, è continuamente soggetta a movimenti franosi che recentemente hanno addirittura colpito pure l’Autostrada A3, provocando la chiusura di entrambe le carreggiate. Eventi come lo tsunami del 1783 potranno ripetersi, scatenati magari da quello Stromboli che nelle giornate più limpide si staglia minaccioso all’orizzonte: ovviamente è impossibile prevedere quando. Forse domani, forse tra mille anni ma prima o poi si riverificheranno. Non c’è più tempo da perdere. Ed allora cosa possiamo fare? Presentare i fenomeni, sollecitare interventi di amministratori e tecnici. Prevenire, non curare. Ma, per avere una speranza in più, i cittadini devono anche pensare a difendersi da soli, controllando con attenzione il territorio, osservando i piccoli segni premonitori, conoscendo la storia dei disastri ed il loro sviluppo. Insomma, come si dice a Scilla cu si vardau si sarbau. Ovvero chi sta attento, si salva. Tutti noi, dunque, dovremmo prestare più attenzione ai rischi connessi ai fenomeni naturali estremi: è questo l’insegnamento che possiamo trarre dallo “tsunami scillese”.

Per la collaborazione e la gentile concessione delle immagini a corredo di questo articolo si ringraziano: dott.ssa Laura Graziani, dott.ssa Alessandra Maramai, dott. Paolo Mazzanti.

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http://www.meteoweb.eu/2011/11/lo-tsunami-di-scilla-quel-6-febbraio-1783-di-terrore-e-distruzione-nel-reggino-tirrenico/98228/

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La crisi calabrese del 1783. Tra il 1783 ed il 1785 la Calabria meridionale venne interessata da quella che i sismologi hanno identificato come una vera e propria “crisi sismica”, caratterizzata da una terribile serie di terremoti, ravvicinati nel tempo e spesso disastrosi al punto da cambiare radicalmente la morfologia del territorio. Alcune montagne furono letteralmente spaccate in due come accadde al colle su cui sorgeva Oppido Mamertina che poi venne ricostruita in altro luogo. Nella valle del Mesima apparvero strani crateri circolari.

Sorsero qua e là nuove sorgenti e geysers. Si verificarono numerosi fenomeni di liquefazione, con fratture radiali del terreno e fagliazione superficiale. (Porfido ed altri, 2008) Parecchie frane ostruirono i corsi d’acqua e si calcola che nacquero in questo modo almeno 200 nuovi laghi, sconvolgendo dunque l’intero sistema idrogeologico. La crisi acquistò particolare rilevanza tra il Febbraio ed il Marzo del 1783 quando, nel giro di neanche due mesi, si verificarono ben cinque grandi terremoti, a ciascuno dei quali si associò uno tsunami sia pure con diverse entità e caratteristiche (Graziani L., Maramai A., Tinti S., A Revision of the 1783-1784 Calabrian (Southern Italy) Tsunamis, Nat. Hazards Earths Syst. Sci., 6, 1053-1060, 2006).

Tre tsunami in due giorni! Tutto comincia il 5 Febbraio 1783. Alle 8 di mattina un terremoto colpisce la zona di Isola di Capo Rizzuto e Le Castella che vengono parzialmente inondate da uno tsunami di media intensità (3 su 6). Si segnalano effetti anche a Cutro dove il mare prima si ritira e poi allaga la costa mentre a Pizzo e Bivona si nota un insolito agitarsi delle acque. Nel giro di 16 ore poi, come già descritto in quest’altro articolo di questa sezione, altri due terremoti cui seguono altrettanti tsunami. Il primo, di intensità 4, colpisce soprattutto le due sponde dello Stretto di Messina, con effetti nel Tirreno fino a Nicotera e nello Jonio a Roccella. Il secondo, dovuto ad un’enorme frana che si stacca dal Monte Pacì e di intensità 6, investe la spiaggia di Marina Grande a Scilla dove gli sventurati lì rifugiatisi vengono travolti: circa 1500 le vittime. Un evento estremamente rovinoso che chiude tragicamente i due giorni più terribili di tutti i tempi sulle coste del nostro paese.

La crisi continua. Ma non finisce qui (Graziani ed altri, op. cit., 2006). Il 7 Febbraio 1783, alle ore 13.10, un altro terremoto in Calabria, di magnitudo 6.6, avvertito da Messina a Matera, con epicentro tra i paesi di Sorianello ed Arena, a diversi km dalla costa. Movimenti anomali del livello marino, ma senza inondazioni, sono segnalati a Stilo. In data 1 Marzo 1783 un ennesimo evento sismico, con epicentro stavolta posizionato geograficamente più a Nord, tra Filadelfia e Poliolo, a diverse decine di km dalla costa, con magnitudo 5.9: danni ingenti in alcune cittadine (Poliolo, Mileto, Monteleone). A seguire un lieve tsunami (intensità 2) nella zona di Capo Vaticano: anche la spiaggia di Tropea viene inondata. Infine, il 28 Marzo, alle 18.55, una scossa di magnitudo 6.9, epicentro a Nord-Est di Vallefiorita, provoca effetti significativi nei due mari che bagnano la Calabria: si segnalano infatti anomalie nel livello marino sia nel Golfo di Squillace (Ionio) che nel Golfo di Sant’Eufemia (Tirreno) mentre a Bagnara viene inondato il litorale. Si passa poi al 1784. Il 7 Gennaio un terremoto, di magnitudo intorno a 4, si verifica nei pressi di Roccella: segue uno tsunami che allaga i campi circostanti la cittadina. Appena due giorni dopo, il 9, alle 2 di notte, un maremoto a seguito di un terremoto con epicentro in mare allaga Bivona. Quindi il 19 Gennaio un sisma di magnitudo 4.1 colpisce la zona dello Stretto di Messina, con oscillazioni del livello marino a Capo Peloro ed a Scilla mentre nella zona di Catona viene segnalata l’inondazione di alcuni campi con distruzione di numerosi alberi (intensità tsunami pari a 3). E’ questo l’ultimo evento della crisi sismica (accompagnata da tsunami) più intensa della nostra storia.

Dopo il clamoroso evento del 1783, anche la Calabria torna a rivestire un ruolo di primo piano, sia pure in misura quantitativamente minore. L’8 Marzo 1832, a seguito di un terremoto di magnitudo 6.5, con epicentro ad Ovest di Cutro (fortemente danneggiato al pari di Policastro), il livello del mare si alza di qualche metro alla foce del fiume Tacina mentre i campi intorno a Magliacane, nei pressi di Botricello, vengono allagati, con il mare che penetra nella terraferma per circa 500 metri. Inondate anche alcune spiagge del litorale tra Catanzaro Lido e Steccato (Zecchi, 2006). Per fortuna l’area è disabitata e non si contano vittime. Quattro anni dopo, il 25 aprile 1836, è ancora lo Jonio protagonista. Un terremoto di magnitudo 6.1, con epicentro ad Ovest di Crosia, verificatosi poco dopo la mezzanotte, provoca 600 morti, distruggendo anche la cittadina di Rossano. Il litorale intorno a Capo Trionto viene invaso dalle acque. A Calopezzati vengono distrutti alcuni insediamenti sulla spiaggia, davanti a Corigliano diverse imbarcazioni sono rovesciate e trascinate a terra. Uno tsunami non trascurabile, di intensità 3, che anche stavolta fortunatamente colpisce, oltre tutto di notte, un tratto di costa poco abitato (Tinti ed altri, 2004). Infine il 16 Dicembre 1894, un altro sisma calabrese, stavolta con epicentro in Appennino, ad Ovest di S. Procopio, magnitudo 6. Forti danni in Aspromonte e sulla costa tirrenica (in particolare a Palmi e Bagnara), un centinaio i morti. A seguito dell’evento tellurico, si segnalano forti oscillazioni del livello marino su un ampio tratto di costa tirrenica: a Reggio Calabria vengono danneggiate alcune navi in porto, a Scilla e Palmi il mare si alza e si abbassa, nello Stretto vengono osservate oscillazioni improvvise ed intense. La Calabria quindi si conferma “terra di tsunami”.

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http://www.meteoweb.eu/2011/11/gli-tsunami-italiani-di-%E2%80%98700-e-%E2%80%98800-tutt%E2%80%99italia-protagonista-calabria-palermo-catania-gargano-diano-marina-livorno-romagna-e-altri-minori/98422/

IL VULCANO MARSILI-VIDEO

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Il vulcano Marsili è il vulcano attivo più grande d’europa. In questo video, diviso in due parti, descrivo il vulcano e la sua pericolosità per le coste della Campania, Calabria e Sicilia, a rischio tsunami. Nella seconda parte vi parlo dell’intenzione di estrarre energia geotermica da questo mostro sommerso. La realizzazione del progetto è affidata all’Eurobuiliding, una società specializzata in ingegneria naturalistica. Lo Stato italiano non finanzia il progetto, per cui l’energia prodotta dovremo comprarla da privati. Mi chiedo se ne valga la pena e se sia opportuno effettuare perforazioni su un edificio vulcanico così precario nella struttura.

ECCO I LINK CHE POTRANNO CHIARIRVI LE IDEE SU COS’E’ IL MARSILI. http://www.senato.it/documenti/reposi… http://www.tuttogreen.it/geotermia-pe… http://www.youtube.com/watch?v=b_taZa… http://www.youtube.com/watch?v=hktfgZ… http://www.corriere.it/scienze_e_tecn… http://www.naturamediterraneo.com/for… http://www.senato.it/documenti/reposi… http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it… http://www.informarexresistere.fr/201… http://www.informarexresistere.fr/201…

Calabria e Sicilia: terremoti profondi e grandi terremoti

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Calabria e Sicilia: terremoti profondi e grandi terremoti. Che fa lo stato? Il Prof. Antonio Moretti ci rivela la vera realta’ con dati storici e ci informa dei pericoli reali.

 

CALABRIA: I TERREMOTI DEL PASSATO E LE PREVISIONI FUTURE

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Terremoto del 1908

Terremoto del 1908
 
LA CNEWS24.IT
 
2 06 2019
 
GIUSEPPE ADDESI

La Calabria e i terremoti tra catastrofi passate e previsioni future

Il sisma del 1908 sconvolse le coste calabresi e siciliane provocando devastazioni difficilmente immaginabili. Qualche studioso ipotizzò il possibile ripetersi dell’evento disastroso nel corso del tempo

Il 29 dicembre 1908 gli addetti all’Osservatorio geofisico di Firenze annotarono: 174Stamane alle 5.21, negli strumenti dell’osservatorio, è incominciata un’impressionante, straordinaria registrazione. Le ampiezze sono state così grandi che non sono entrate nei cilindri: misurano oltre 50  centimetri…». L’Osservatorio aveva registrato uno dei più tremendi  terremoti della storia. Gli specialisti, con la strumentazione dell’epoca, cercarono di analizzare e interpretare che cosa era successo ma, ovviamente, non potevano immaginare i danni provocati da un sisma di quella intensità.  Da Messina la torpediniera “Spica” riuscì ad aprirsi un varco tra i rottami del porto raggiungendo nel primo pomeriggio Marina di  Nicotera  da dove riuscì a trasmettere un dispaccio telegrafico con il quale veniva data notizia della catastrofe. Era ancora l’alba, quel lunedì 29 dicembre, quando, con gli abitanti in gran parte immersi nel sonno, un terremoto che raggiunse il decimo grado della scala Mercalli, accompagnato da maremoto, sconvolse le coste calabresi e siciliane provocando devastazioni difficilmente immaginabili. Nello Stretto, ai danni provocati dalle scosse sismiche e dagli incendi, si aggiunsero quelli cagionati dal mare. Improvvisamente le acque si ritirarono e, dopo pochi minuti, almeno tre grandi ondate aggiunsero,al già tragico bilancio,altra distruzione e morte. Onde gigantesche, alte oltre dieci metri, raggiunsero il litorale spazzando quanto esisteva. Gravissimo fu il bilancio delle vittime: Messina, che all’epoca contava 130.000 abitanti, ne perse 80mila; Reggio circa 15mila su una popolazione di 45mila abitanti.

Terremoti nel 1683, 1783, 1894, 1905, 1908: un flagello che, con ricorrenza funesta, scandì la storia della nostra regione. Lo sviluppo della società calabrese è risultato fortemente condizionato da questi eventi catastrofici. In particolare, i terremoti del 1905-1908 rappresentarono fattori di trasformazione della società, provocando una fuga radicale dalla propria terra, di ingenti schiere di emigranti. Iniziò in quegli anni la grave perdita di forze sane e lavoratrici che, come un’emorragia, avrebbe indebolito in maniera irreparabile il suo corpo e compromesso, insieme ad altre sventure non dovute alla natura  ma all’uomo, ogni prospettiva di crescita sociale ed economica.

Qualche recente studio ha ipotizzato, prendendo come riferimento lo spazio temporale di circa un secolo che separa i terremoti più catastrofici, il possibile ripetersi di un forte sisma  nei prossimi trenta anni nell’area dello Stretto. Il geologo Mario Tozzi ha affermato:  «Il terremoto del 1908 non è stato solo il più violento che abbia colpito l’Italia, ma addirittura il più forte nel Mediterraneo negli ultimi secoli. Gli esperti sanno che in quel punto ci sarà certamente un nuovo, fortissimo terremoto nel futuro. Tutto sta a comprendere quando, cosa che non è ancora oggi possibile prevedere».

Ma se è impossibile prevedere, è però possibile mettere in atto tutti gli accorgimenti necessari a limitare gli effetti devastanti provocati da un terremoto, incominciando dalla predisposizione di un adeguato piano di protezione civile per finire all’adozione di misure antisismiche nella costruzione degli edifici.

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https://lacnews24.it/giuseppe-addesi/calabria-terremoti-disastri-passati-previsioni-future_88793/

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https://www.calabriaportal.com/statistiche-calabria/2589-terremoti-piu-forti-della-calabria.html

https://it.wikipedia.org/wiki/Terremoti_in_Calabria

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Calabria e Sicilia: terremoti profondi e grandi terremoti

Terremoto Presila Catanzarese, parla l’esperto: “Dobbiamo essere pronti”

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Terremoto Presila Catanzarese, parla l’esperto: “Dobbiamo essere pronti” (VIDEO)

CALABRIA: SCIAME SISMICO NELLA PRESILA (ALBI) E COSTA JONICA ( DA CIRO’A SELLIA MARINA)

Risultato immagini per calabria cartina

 
 
7 02 2020
LA CNEWS 24.IT

Terremoti in Calabria, anche il Crotonese interessato dallo sciame sismico

Dopo i movimenti nel Catanzarese e nel Cosentino sono tre le scosse registrate da questa mattina

Uno sciame sismico sta tenendo in apprensione da alcuni giorni la popolazione della costa ionica crotonese. Dopo la scossa registrata lo scorso 5 febbraio, la terra ha continuato a tremare anche nella giornata di ieri e nella prima mattinata di oggi.

Per la precisione alle ore 4:37 quando l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ha registrato un sisma di magnitudo 3.1 con epicentro in mare, a 19 chilometri di profondità, davanti alla cittadina di Cirò Marina interessando anche i comuni limitrofi di Cirò, Melissa, Crucoli e Strongoli.

 

Poche ore prima, all’1:03, è stata registrata nella stessa zona una scossa di magnitudo 2.1 a 23 chilometri di profondità mentre nella serata di ieri, alle ore 22:51 la scossa è stata di magnitudo 2.0 e a soli 9 metri di profondità. Non si registrano danni a cose e persone.

 

Quelli registrati nel Crotonese non sono gli unici eventi sismici registrati in Calabria ultimamente. Da giorni, ripetute scosse, per fortuna senza conseguenze, si registrano, quasi quotidianamente, nella Presila catanzarese. Scosse, anche in questo caso senza conseguenze, sono state rilevate, e avvertite dalla popolazione, nel Cosentino.

https://lacnews24.it/ambiente/terremoti-calabria-crotonese-interessato-sciame-sismico_109979/

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Terremoto, nella Sila catanzarese si apre una strana faglia nel terreno

La Protezione civile non conferma né smentisce che si tratti di una frattura creata dal recente sciame sismico ma propende per l’ipotesi che il fenomeno sia causato dalle precipitazioni piovose
 
Nell’etere non perimetrato dei social circola di tutto. E da qualche giorno ha iniziato a prendere piede, prima su whatsapp e poi su facebook una foto che immortala la presenza di una faglia nel cuore della Sila, in località Tirivolo nel comune di Albi, epicentro dello sciame sismico registrato nella presila catanzarese.
 

«Come Amministrazione noi non abbiamo contezza della veridicità di quello che circola su internet – spiega il vicesindaco di Albi, Arturo Rizzo -, anche perchè la Protezione civile non ha confermato quello che sta circolando in rete, quella spaccatura nel terreno che si vede nei pressi del villaggio Tirivolo».

 

Il vicesindaco del comune presilano non conferma nè smentisce, così come la Protezione civile che pur non escludendolo, sposa però la tesi delle acque di dilavamento meteroriche, responsabili della creazione della frattura nel terreno. Solo un terremoto di magnitudo 6 o 7 potrebbe provocarne una, mentre le scosse che stanno ingenerando panico nella popolazione non hanno mai superato magnitudo 4.

 

Probabilmente, dunque, i timori sono causati dalla psicosi da sciame sismico, che ancora oggi ha fatto tremare la terra ad Albi, costringendo l’Amministrazione a far evacuare di nuovo le scuole. «Stiamo cercando di organizzare meglio la macchina dei soccorsi – ha precisato ancora il vicesindaco – e soprattutto stiamo provvedendo all’aggiornamento del piano di emergenza comunale. Quello del nostro Comune è stato aggiornato nel 2009 e stiamo provvedendo con l’aiuto degli uffici tecnici della Protezione civile l’aggiornamento del documento che rimane essenziale nei casi di emergenza».

 

Luana Costa

https://lacnews24.it/cronaca/strana-faglia-nella-presila-catanzarese_109861/

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3 02 2020

Terremoto ad Albi, gente in strada e scuole chiuse: «Abbiamo paura»

Lo sciame sismico che si registra dallo scorso metà gennaio con epicentro ad Albi sembra non placarsi. Solo ieri si sono registrate bel 17 scosse
 
Cittadini in auto pronti a trascorrere la notte fuori casa, spaventati da una nuova serie di scosse che dal 17 gennaio stanno facendo tremare la terra. Ecco cosa succedeva nella serata di ieri nella Presila catanzarese quando nell’arco di 24 ore ben 17 scosse, con epicentro ad Albi, con magnitudo fino a 3.1, hanno generato ansia e spavento tra i cittadini. Nessun danno a persone o cose, solo tanta paura.
 

Cittadini preoccupati per le scosse di terremoto

«Siamo stati tutti al campo sportivo – racconta un cittadino di Albi – c’erano una cinquantina di macchine. Faceva freddo e abbiamo acceso il fuoco. Siamo stati là fino alle 6 di questa mattina».«Stanotte ho dormito in macchina con mia moglie e i miei tre figli – racconta un cittadino di Sorbo San Basile – siamo molto preoccupati perché non possiamo sapere quello che può succedere da un momento all’altro».

L’impegno dei sindaci

Da Albi a Sorbo San Basile, da Taverna a Magisano, la situazione è costantemente monitorata dai sindaci del comprensorio che a scopo precauzionale hanno disposto la chiusura delle scuole, e dalla Protezione Civile regionale: «La Prociv dice che si tratta di una normale evoluzione e non si può prevedere nulla – spiega il primo cittadino di Albi Salvatore Ricca -. Stiamo cercando di far rientrare la situazione in un regime di normalità per quanto possibile seguendo l’evolversi della situazione. Abbiamo comunicato quelle che sono le aree di attesa distribuite per il paese mettendo a disposizione anche il campo sportivo, visto il grande panico che regna tra i cittadini. È una situazione quasi surreale, la gente ha paura di stare nelle proprie case e preferisce dormire in macchina. Io stesso ho trascorso la notte scorsa in strada cercando di rassicurare il più possibile le persone, verificando la situazione soprattutto nei centri storici sia del capoluogo che nella frazione, poi sono rientrato a casa».

Come comportarsi in caso di terremoto

«La Presila non è abituata ad eventi di questo tipo e quindi subentra nel panico – spiega il sindaco di Sorbo san Basile, Enzo Nania – . Noi sindaci stiamo lavorando in sinergia per prendere decisioni comuni. Abbiamo istruito la popolazione con un piano di emergenza, abbiamo indicato dove recarsi e come comportarsi durante il terremoto e quali sono le semplici norme che potrebbero salvare la vita. Il discorso della scuola a Sorbo è un po’ diverso perché io ritengo che l’edificio scolastico, costruzione in cemento armato degli anni ’70, sia sicuro. Alcune volte non vorrei chiudere le scuole proprio perché preferirei sapere i bambini in questa struttura e non lasciarli nelle loro abitazioni che in alcuni casi sono a rischio crollo».

https://lacnews24.it/cronaca/terremoto-presila-catanzarese-paura-cittadini-dormono-strada_109681/

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3 02 2020

Terremoto ad Albi, notte in auto per la popolazione terrorizzata

È una vera e propria psicosi quella innescatasi nel piccolo centro catanzarese colpito da numerose scosse nelle ultime settimane

Lo sciame sismico che si registra dallo scorso 17 gennaio nell’area della Presila Catanzarese preoccupa sempre più la popolazione. Nella giornata di ieri sono state registrate diverse scosse più intense, oltre a molte altre di minore entità, e questo ha provocato una vera e propria psicosi tra i residenti di Albi, la cittadina epicentro dei terremoti. In tanti hanno deciso di trascorrere la notte nelle autovetture, nei pressi dello stadio comunale.

Una scelta dettata dalla preoccupazione derivante dalle continue scosse, tutte avvenute molto in superficie e, quindi, avvertite chiaramente dalla popolazione. In un clima di paura, la gente ha preferito rimanere nelle auto, parcheggiate in fila, sotto il controllo vigile dei Carabinieri che hanno presidiato il paese.

 

Sono state allertate le associazioni di volontariato e l’amministrazione comunale. Diversi Comuni della fascia presilana hanno deciso di chiudere le scuole per la giornata di oggi, con l’obiettivo di verificare gli immobili interessati dalle continue sollecitazioni.

 

 Nella sola giornata di ieri sono state registrate quattro scosse di una certa entità, tutte avvertite dalla popolazione. Domenica mattina, alle 7,51, con epicentro Albi, la prima scossa con magnitudo 2.8 e una profondità di appena 4 chilometri. Poi le tre forti scosse della sera. La prima alle 20,24, con una magnitudo 3.1 e una profondità di 6 chilometri, quindi alle 21,05 una scossa di magnitudo 2.3 sempre in superficie, replicata alle 22,26 con una magnitudo di 2.4. Nella notte, alle ore 1,15, una nuova scossa di magnitudo 2.0. La preoccupazione è ormai una vera e propria psicosi.

 

La situazione è costantemente monitorata dalla Protezione civile della Calabria che ha evidenziato di essere «in contatto continuo con i sindaci dei territori coinvolti con i quali sta organizzando incontri con la popolazione per fare il punto della sul fenomeno in corso, sui piani di protezione civile comunali e sui comportamenti da adottare». Già nei giorni scorsi, dopo il terremoto del 17 gennaio di magnitudo 4.0 che ha innescato lo sciame sismico, alcuni esperti della Protezione civile hanno incontrato la popolazione di questa zona per fornire informazioni utili.

https://lacnews24.it/cronaca/terremoto-albi-notte-auto-popolazione-terrorizzata_109643/

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2 02 2020

Nuove scosse di terremoto ad Albi, torna la paura nel Catanzarese

Altre scosse in serata dopo quella registrata stamattina. Nessun danno a persone o cose 

Tre scosse di terremoto sono state registrate in serata ad Albi, centro nel Catanzarese.

La prima intorno alle 20.24 di magnitudo 3.1 (con coordinate geografiche: lat, lon 39.07, 16.61 ad una profondità di 6 km), la seconda 2.3 alle ore 21.05 e la terza alle ore 22.26 di 2.4. I dati sono stati raccolti dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di Roma.
Questa mattina un nuovo movimento tellurico era avvenuto poco prima delle 8. Non si evidenziano al momento danni a persone o cose. Tra i paesi più vicini all’epicentro troviamo: Taverna, Sorbo San Basile, Magisano, Fossato Serralta, Zagarise, Pentone, Sellia. 
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31 GENNAIO 2020
Terremoto nella presila catanzarese, lo sciame sismico ora fa paura

«Quando abbiamo sentito la scossa, ci siamo messi sotto i banchi e poi siamo siamo usciti da scuola». Restano chiuse anche oggi le scuole ad Albi, dopo la scossa di terremoto di magnitudo 3.0 avvertita ieri nella Presila catanzarese.

La situazione è costantemente monitorata dalla sala operativa della Protezione civile che ha registrato oltre cinquanta scosse nelle ultime due settimane, le ultime proprio stanotte.

Sciame sismico

«Da circa quindici giorni è in atto uno sciame sismico nella presila catanzarese tra i comuni di Albi, Taverna e Sorbo San Basile – spiega Michele Folino Gallo, responsabile dell’unità Rischio ed Emergenze della Protezione Civile -. Abbiamo avuto un primo episodio il 17 gennaio di magnitudo 4.0 seguito da una cinquantina di scosse».

Nulla di anomalo ci tengono a far sapere i tecnici della Protezione civile: «Il fatto che ci siamo terremoti in Calabria, nonostante possa spaventare o apparire qualcosa di anomalo – continua – è in realtà normale perchè questa regione è ad altissimo rischio sismico perchè si trova al contatto tra due placche tettoniche, quella africana  e qualla europea che si stanno avvicinando alla velocità di sette millimetri all’anno. La Calabria è quindi stretta come in una morsa e in alcuni punti si verificano rotture».

Le fughe fuori casa

Ma ad Albi e in tutta la Presila catanzarese la preoccupazione resta. «Il terremoto lo abbiamo sentito ieri mattina, ieri sera, questa notte» – raccontano alcuni residenti. «I ragazzi non stanno andando a scuola in questi giorni perchè abbiamo tutti paura – aggiunge una donna – anche le insegnanti, l’amministrazione. Siamo tutti preoccupati».

«Sentiamo continuamente le scosse e abbiamo paura – spiega un’altra residente -. Siamo costretti a correre fuori casa e poi rientriamo».

https://lacnews24.it/cronaca/sciame-sismico-presila-catanzarese-scuole-chiuse-anche-oggi_109513/

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Terremoti, due scosse in Calabria: Trema ancora Albi, sisma al largo di Cirò Marina

Terremoti, due scosse in Calabria: Trema ancora Albi,

 sisma al largo di Cirò Marina

 

ALBI (CATANZARO) – Ancora una scossa di terremoto registrata ad Albi in provincia di Catanzaro dopo le numerose scosse degli scorsi giorni (LEGGI).

Il sisma è stato rilevato dai sismografi dell’Istituto nazionale di Geofisica e vulcanologia questa mattina alle 8.46 con una magnitudo pari a 2.1 ed epicentro ad una profondità di 9 chilometri.

Sempre questa mattina una seconda scossa sismica è stata registrata al largo di Cirò Marina nel Crotonese. La scossa in mare ha raggiunto una magnitudo pari a 2 ed è stata registrata ad una profondità di 11 chilometri

https://www.quotidianodelsud.it/calabria/cronache/territorioeambiente/2020/02/11/terremoti-due-scosse-in-calabria-trema-ancora-albi-sisma-al-largo-di-ciro-marina

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La Presila Catanzarese nel terrore dei terremoti: tre scosse in poco tempo. Ad Albi si dorme in macchina

3 02 2020

ALBI (CATANZARO) – E’ la notte più lunga che si potesse immaginare. Tre scosse in serata e i cittadini fuggiti in strada, riuniti davanti ad un parco giochi e nelle aree di ritrovo per dormire in macchina. Lo sciame sismico che sta interessando Albi e la Presila Catanzarese dallo scorso 17 gennaio, ha stravolto i residenti.

ECCO COME SI CONVIVE IN PRESILA CON LO SCIAME SISMICO

Quella di domenica è stata una giornata iniziata male e finita peggio per i nervi già tesi dei residenti. Domenica mattina, alle 7,51, con epicentro Albi, la prima scossa con magnitudo 2.8 e una profondità di appena 4 chilometri. Il mix giusto per fare avvertire il sisma a tutta la popolazione residente nell’area Presilana. Poi le tre forti scosse della sera. La più forte alle 20,24, con una magnitudo 3.1 e una profondità di 6 chilometri. Anche in questo caso, tanta paura, gente in strada nelle aree più vicine all’epicentro, ma preoccupazione in tutto il comprensorio. Alle 21,05, poi, una scossa di magnitudo 2.3 sempre in superficie, replicata alle 22,26 con una magnitudo di 2.4. Nella notte, alle 1,15, una nuova scossa di magnitudo 2.0. Tutte scosse in superficie e, quindi, avvertite in maniera netta da Albi alla costa ionica, passando per tutta la fascia presilana.

Cittadini di Albi in strada dopo le scosse

I social si sono riempiti in poco tempo di post allarmati e allarmanti, mentre tantissima gente è scesa in strada. Ad Albi si è deciso, così, di trascorrere la notte in macchina nei pressi del campo sportivo. Troppo alta la tensione per rimanere a dormire in casa. Troppa paura per il ripetersi continuo di quello sciame sismico proseguito anche con diversi altri movimenti tellurici di minore entità.I sindaci della Presila Catanzarese hanno chiuso le scuole per la giornata di lunedì. Occorre effettuare gli accertamenti sugli edifici scolastici ma, soprattutto, è necessario affrontare ancora di più quella che ormai è diventata un’emergenza psicologica. In questi giorni, i tecnici della Protezione civile e gli esperti hanno provato a rassicurare la popolazione. Molti sono stati gli incontri tenuti nel comprensorio presilano, ma il ripetersi delle scosse non ha aiutato e la paura è stata un crescendo. Quella di Albi, ma anche dei centri del comprensorio, sarà una lunga notte, sperando che la settimana possa iniziare con qualche rassicurazione in più e qualche segnale di maggiore sicurezza.

QUANDO CI MANCA LA TERRA SOTTO I PIEDI… L’INTERVISTA ALLA SISMOLOGA GUIDOBONI

Anche la Protezione civile regionale è intervenuta, monitorando l’evolversi della situazione: «Le scosse, seguite da alcune di minore intensità, si inseriscono nello sciame sismico che sta interessando la Presila catanzarese da circa 15 giorni. La scossa più forte è stata di Magnitudo 4, registrata il 17 gennaio sempre nel comune di Albi. La Protezione Civile regionale è in contatto continuo con i Sindaci dei territori coinvolti con i quali sta organizzando incontri con la popolazione per fare il punto della sul fenomeno in corso, sui piani di protezione civile comunali e sui comportamenti da adottare».

https://www.quotidianodelsud.it/calabria/catanzaro/cronache/2020/02/03/la-presila-catanzarese-nel-terrore-dei-terremoti-tre-scosse-in-poco-tempo-ad-albi-si-dorme-in-macchina


COSTA JONICA

 
Terremoto Calabria 11-02-2020
 
Un terremoto di magnitudo ML 2.3 è avvenuto nella zona 4 km SW Sellia Marina (CZ) il 11/02/2020 23:03:59 ad una profondità di 25.4 km. Coordinate geografiche: latitudine 38.8778, longitudine 16.713.
 
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Un terremoto di magnitudo ML 2.9 è avvenuto nella zona Costa Ionica Catanzarese (Catanzaro) il 11/02/2020 23:26:55 ad una profondità di 27.3 km. Coordinate geografiche: latitudine 38.8207, longitudine 16.8518.
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Sette scosse di terremoto nel Catanzarese, preoccupazione sulla fascia ionica. Più forte magnitudo 3.4
 
Sette scosse di terremoto nel Catanzarese, preoccupazione sulla fascia ionica. Più forte magnitudo 3.4

CROPANI (CATANZARO) – Sette scosse di terremoto, tutte di magnitudo superiore a 2.0, sono state registrate nella serata di martedì sulla costa ionica del Catanzarese, tra Cropani, Botricello e Sellia Marina. Il sisma più forte, avvertito dalla popolazione, ha avuto una magnitudo di 3.4 ed è stato registrato alle alle 23,01, davanti la costa di Cropani, ad una profondità di 29 chilometri.

Questo sisma è stato preceduto da altri due eventi (uno magnitudo 2.0 alle 21,06 e l’altro 2.3 alle 21,45), quindi sono seguite altre scosse con magnitudo 2.3 alle 23,02, 2.3 alle 23,03 (con epicentro Sellia Marina), 2.9 alle 23,26 e 2.0 alle 23,34.

Nel comprensorio non sono stati registrati danni o problemi per la popolazione, anche perché le scosse sono avvenute in mare, davanti la scossa, tranne quella di Sellia Marina che è stata registrata sulla terra ferma. La provincia di Catanzaro è già interessata da un fenomeno di sciame sismico nell’area della Presila, non lontana dalla zona interessata da questo nuovo sciame avvenuto in serata. Nella giornata di martedì erano state registrate altre scosse nel Catanzarese e nel Crotonese .

https://www.quotidianodelsud.it/calabria/catanzaro/cronache/2020/02/11/sette-scosse-di-terremoto-nel-catanzarese-preoccupazione-sulla-fascia-ionica-piu-forte-magnitudo-3-4?cli_action=1581462875.799

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MAR JONIO SETTENTRIONALE ULTIME SCOSSE

Data e Ora (Italia)   Magnitudo   Zona  Profondità  Latitudine Longitudine

2020-02-13 01:34:52 ML 2.2 Costa Ionica Crotonese (Crotone) 18 39.41 17.21

2020-02-12 23:02:32 ML 2.3 Costa Ionica Crotonese (Crotone) 19 39.40 17.20

2020-02-12 21:32:22 ML 2.0 Costa Ionica Crotonese (Crotone) 10 39.42 17.23

2020-02-12 17:19:48 ML 2.8 3 km NW Cirò Marina (KR) 22 39.38 17.10

2020-02-12 07:56:16 ML 2.3 Costa Ionica Catanzarese (Catanzaro) 25 38.82 16.84

2020-02-12 00:23:25 ML 2.3 Costa Ionica Catanzarese (Catanzaro) 27 38.83 16.91

FONTE: http://cnt.rm.ingv.it/

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A CURA DI GEOLOGIA NOTIZIE E INFORMAZIONI

https://sites.google.com/site/geologianotizieeinformazione/home/calabria-sciame-sismico-nella-presila-e-costa-crotonese

VEDI VIDEO

Terremoto Presila Catanzarese, parla l’esperto: “Dobbiamo essere pronti” (VIDEO)

gennaio 25, 2020

TURCHIA: TERREMOTO DI MAGNITUDO 6,8 CON EPICENTRO NELLA PROVINCIA DI ELAZIG CON MORTI FERITI E CROLLI

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Un terremoto di magnitudo Mwp 6.6 è avvenuto nella zona: Turkey, il

  • 24-01-2020 17:55:15 (UTC) 11 ore, 1 minuti fa
  • 24-01-2020 18:55:15 (UTC +01:00) ora italiana
  • 24-01-2020 21:55:15 (UTC +04:00) orario locale nella zona del terremoto (Asia/Yerevan)

con coordinate geografiche (lat, lon) 38.26, 39.2 ad una profondità di 10 km.

Il terremoto è stato localizzato da: Sala Sismica INGV-Roma.

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turchia terremoto
 
TGCOM24.MEDIASET.IT
24  01 2020
 
Un terremoto di magnitudo 6.8 è stato registrato nell’Est della Turchia, nella provincia di Elazig. Lo rende noto l’osservatorio sismologico di Kandilli a Istanbul, precisando che la scossa è avvenuta a una profondità di 10 km. Come riferito dal ministro dell’Interno di Ankara, Suleyman Soylu, almeno 18 persone sono morte, mentre diversi edifici sono andati distrutti. 
 

Alcuni edifici sono crollati. Il sisma è stato avvertito alle 20:55 ora locale, a una profondità di 6,7 chilometri vicino alla città di Sivrice, nella provincia orientale di Elazig. La prima scossa è stata seguita da numerose altre di assestamento, le più forti con magnitudo 5.4 e 5.1. Elazig si trova a circa 750 chilometri a Est della capitale, Ankara. 

 

Secondo l’agenzia governativa per la Protezione civile oltre 550 persone sono rimaste ferite. “I soccorritori stanno cercando di estrarre almeno 30 persone bloccate sotto le macerie degli edifici crollati a Elazig”, ha detto il ministro degli interni Suleyman Soylu.

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https://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/turchia-terremoto-di-magnitudo-6-8-nellest-almeno-quattro-morti_13912223-202002a.shtml

 

gennaio 6, 2020

L’OPINIONE DI UN ESPERTO MILITARE USA SULLE MOTIVAZIONI DELL’ATTO DI GUERRA CONTRO L’IRAN

 

 
CONTROINFORMAZIONE.INFO
3 GENNAIO 2020

Il Colonello Doug Macgregor, già candidato per le posizioni di Segretario alla Difesa USA e Consigliere per la Sicurezza Nazionale durante la prima amministrazione Trump, esprime le sue valutazioni sulle ultime mosse dell’amministrazione Trump.

1) Israele ha cercato disperatamente di forzare una guerra con l’Iran, in parte per salvare il criminale di guerra Benjamin Netanyahu e in parte per continuare la sua strategia di destabilizzazione di lunga data per dividere e conquistare il Medio Oriente.

2) Il principale conflitto di guerra in Iraq venne fatto da Israele e dai curdi, con le forze statunitensi più simili a uno spettacolo di clown di supporto.

3) I “campeggiatori”,dimostranti presso l’ambasciata degli Stati Uniti, per fortuna dispersi ora, avevano lo scopo di ingannare il presidente Trump nel pensare che un assalto all’ambasciata fosse imminente, simile a quello avvenuto in Iran sotto il presidente Carter. Molti di noi hanno contribuito a porre fine a quello spettacolo teatrale.

4) Se Trump ha approvato questo assassinio, è stato ingannato nel pensare che fosse l’equivalente di un assassinio di Bin Laden (non importa se Bin Laden – e ISIS – erano entrambi creati dai sionisti e dalla CIA con finanziamenti e attrezzature del Pentagono) e non gli è stato spiegato che l’assassinio del maggiore generale Qassem Soleimani nel territorio iracheno è equivalente all’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando che fu usato come casus belli per la prima guerra mondiale.

5) Trump è circondato da quattro reti patologiche di bugiardi: la classe West Point dell’esercito americano del 1986 (Esper, Pompeo, Urban), i sionisti evangelici cristiani (Pompeo, altri), gli agenti sionisti (Kushner, entrambi) e i sionisti della CIA (Brennan , Haspel, altri). Questo mentre il suo nuovo consigliere per la sicurezza nazionale Robert O’Brien, sta facendo un lavoro straordinariamente buono nell’eliminare i difensori della guerra di Obama e gli agenti delle potenze straniere dal Consiglio di sicurezza nazionale, ma lui potrebbe non avere la sfumatura della storia e le attuali biografie necessarie per proteggere il Presidente di queste quattro reti di bugiardi che favoriscono la guerra con l’Iran ad ogni costo.

6) Sia gli Stati Uniti Mainstream Media (MSM) che i social media (#GoogleGestapo) sono impegnati nei desideri sionisti per la guerra con l’Iran, e attenti a coprire i veri costi delle nostre campagne militari in Medio Oriente, incluso quelli che sono noti come “Fallujah Babies” (bambini nati deformi) – il risultato dell’uranio impoverito utilizzato nella placcatura dell’armatura e proiettili perforanti.

7) Una risposta proporzionale da parte dell’Iran non sarebbe un bombardamento delle forze statunitensi nella regione, ma piuttosto l’assassinio, negli Stati Uniti, di Mark Esper (segretario alla difesa). Lo dico non per incoraggiare una simile reazione, ma per chiarire a tutti coloro che leggono questo articolo che questo è quello che gli Stati Uniti hanno fatto all’Iran, violando al contempo la sovranità irachena in un modo degno della Corte penale internazionale.

Tratto da Veterans Today

Traduzione: Luciano Lago

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https://www.controinformazione.info/lopinione-di-un-esperto-militare-usa-sulle-motivazioni-dellatto-di-guerra-contro-liran/

dicembre 10, 2019

MUGELLO: TERREMOTI NEL PASSATO

Filed under: ATTUALITA', terremoto — Tag:, , , , — mirabilissimo100 @ 8:07 am
Il terremoto nel Mugello del 1919
Il terremoto del 29 giugno 1919 
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Il terremoto del 29 giugno 1919 
Immagine correlata
 
 
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Il terremoto del 13 giugno 1542 rovinò gran parte del castello di Scarperia, e altri luoghi tra cui Galliano, Sant’Agata, Barberino, Bosco ai Frati, Luco, provocando la morte di circa 150 persone. Fu traslata a Firenze l’immagine della Madonna del Sasso che ricevette offerte e omaggi dalle famiglie cittadine.
 
Il terremoto del 29 giugno 1919 colpì una vasta area dell’Appennino Tosco-Emiliano, in particolare il Mugello.
 
Le prime scosse si avvertirono nella mattinata di questo giorno d’estate del primo dopoguerra con epicentro nel paese di Vicchio; la scossa maggiore, di grado IX della scala Mercalli, 6.2 della magnitudo momento, con profondità ipocentrale tra 5 e 10 km, fu avvertita poco dopo le tre del pomeriggio. Il bilancio fu drammatico; si contarono oltre cento morti, quattrocento feriti e migliaia di senzatetto.
 
La zona dove si ebbero i danni maggiori fu quella nelle immediate vicinanze di Vicchio, comprendente le località di Pilarciano, Villore, Rostolena, Mirandola, Villa, Vitigliano, Rupecanina e Casole; nel capoluogo comunale furono distrutte 700 case su 1500; 500 divennero inagibili e le restanti subirono danni seri. Fu gravemente lesionata anche la casa natale del pittore Giotto nella frazione di Vespignano. Gravi danni si ebbero anche a Borgo San Lorenzo, dove oltre il 75% delle case fu dichiarato inagibile e si ebbe il crollo della Pieve, di un’altra chiesa e danni seri ad altri edifici; a San Godenzo, dove si ebbero danni gravissimi alla chiesa e gran parte delle case inagibili; a Dicomano, dove crollarono la Torre dell’Orologio, diverse case e gran parte delle altre furono gravemente lesionate; si dovette evacuare l’ospedale di Luco del Mugello. Si ebbero danni gravi anche a Firenzuola ed in alcuni comuni del versante romagnolo ma per fortuna non alle persone, dato che la zona era stata già colpita da un terremoto nel novembre precedente e la popolazione viveva ancora in baracche di fortuna.
 
Gli effetti del sisma si sentirono anche a Firenze, dove si ebbero danni minori come cadute di fumaioli, stacco di intonachi ed alcune lesioni di muri; a Prato, dove crollarono alcuni muri ed alcuni edifici furono lesionati ed a Campi Bisenzio, dove fu danneggiata un’antica torre medievale che dovette essere poi abbattuta. Una successiva forte scossa, il 1º luglio, aggravò ancora di più i danni, in particolar modo colpendo gli edifici già lesionati dalla prima scossa.
 
Nel settembre 2007, l’area del Mugello è stata interessata da una sequenza sismica durante la quale sono stati registrati 16 eventi con magnitudo massima di 2.4 Richter.
 
Il giorno 1º marzo 2008, alle ore 08:43 ora italiana, una scossa di magnitudo 4.2 Richter è stata avvertita in un raggio relativamente ampio intorno alla zona del Mugello, fra i comuni di Barberino del Mugello, Vernio e Castiglione dei Pepoli. Nel corso delle ore successive è seguito uno sciame sismisco caratterizzato da altre due scosse di intensità moderata (rispettivamente di magnitudo 4.1 Richter registrata alle ore 09:43 locali e di magnitudo 4.0 Richter registrata alle 11:43 locali) e molte altre di bassa intensità. Tutti e tre gli eventi principali, chiaramente risentiti dalla popolazione, sono risultati piuttosto superficiali, con una profondità ipocentrale verosimilmente compresa fra i 3 e gli 8 km.
 
Il giorno 14 settembre 2009, alle ore 22:05 ora italiana, una scossa di magnitudo 4.2 Richter è stata avvertita in un raggio relativamente ampio intorno alla zona del Mugello. Nel corso delle ore successive è seguito uno sciame di bassa intensità del quale solo altre due scosse sono state avvertite dalla popolazione.
 
Il giorno 23 giugno 2014, alle ore 11:12 ora italiana, una scossa di magnitudo 3.1 Richter è stata avvertita nel distretto sismico: Mugello. L’ipocentro è stato localizzato a Piazzano, nel comune di Borgo San Lorenzo, ad una profondità di 6,1 km.
 
FONTE
 
 
LEGGI ANCHE
 
 

TOSCANA TERREMOTO NEL MUGELLO CARTINA

Filed under: ATTUALITA', terremoto — Tag:, , , , — mirabilissimo100 @ 8:04 am

 

Terremoto a FIRENZE

 
ELABORAZIONE IL METEO.IT

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CARTINA DELLA TOSCANA
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IL METEO.IT
 
9 12 2019
 
MARCO CASTELLI METEOROLOGO

Un scossa di TERREMOTO, dopo lo sciame sismico registrato nella giornata di domenica 8 dicembre, si è registrata alle 4:37 tra Scarperia e Barberino di Mugello, in Toscana. Il sisma con magnitudo 4.5 è stato superficiale, a soli 4 chilometri di profondità. La scossa più forte, quella delle 4:37, è stata avvertita chiaramente a Firenze, Prato, Pistoia, Empoli e Montecatini ma anche a Pisa, Siena, Bologna e Perugia. Molta gente in piena notte è stata svegliata ed è scesa immediatamente in strada.

Si segnalano anche i PRIMI DANNI nelle zone colpite dal sisma. A Scarperia è stata lesionata la facciata di una chiesa con caduta di calcinacci ed intonaco. Giungono notizie che alcune case risultano lesionate (le prime immagini dei danni si possono vedere in questo video). Intanto la sala della Protezione Civile della Città Metropolitana di Firenze sta monitorando la situazione.

Rimarranno chiuse le scuole di ogni ordine e grado in tutti i comuni del Mugello. E’ stata ripristinata la circolazione ferroviaria nel nodo di Firenze alle 8:25 per l’Alta Velocità, mentre per le linee regionali sono ancora in corso verifiche tecniche.

CONTINUA NELLA PAGINA

https://www.ilmeteo.it/notizie/terremoto-a-firenze-scossa-di-45-gradi-svegliati-gli-abitanti-da-un-boato-in-piena-notte-ci-sono-danni

 
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