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luglio 31, 2012

IL CODICE DA VINCI TRA FALSITA’ E VERITA’

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Pagina storia
Pagina Nuovo Ordine Mondiale

Prolusione a “Il Codice da Vinci tra falsità e verità”
Marcello Pamio – 24 maggio 2006 

Qualche dato per comprendere la portata de “Il Codice da Vinci”

  1. Copie vendute nel mondo    à 60.000.000
  2. Copie vendute in Italia        à 2.800.000
  3. Lingue tradotte                 à 44
  4. Numero edizioni                 à 72

  Dal punto di vista editoriale “Il Codice da Vinci” è una vera e propria anomalia: sessanta milioni di copie in 44 lingue diverse denotano che dietro a Dan Brown (se naturalmente è lui l’autore) c’è ben altro…
    Centinaia di libri sugli stessi argomenti (Opus Dei, Priorato di Sion, Maria Maddalena moglie e madre, Santo Graal, Sang Real, Merovingi, ecc.), eppure nessun libro ha avuto lo stesso impatto mediatico: perché?
    Il Codice da Vinci, casualmente parlando, esce in un periodo caldissimo di “scontro di civiltà e di religioni”. Questo “scontro”, è bene ricordarlo, rientra in un vera e propria strategia portata avanti da una cricca potente di personaggi perlopiù neoconservatori di estrema destra (gli stessi che oggi controllano il burattino Bush junior e che simpatizzano per tutte le destra, ma i particolar modo per quella israeliana del Likud: Leeden, Perle, Wolfowitz, Rumsfeld, Rove, ecc.).

Cronologia degli accadimenti:

–         Fine 2002 > Forti frizioni fra Washington e Vaticano per la guerra in Iraq (il papa stesso critica Bush jr)
–         Dicembre 2002 > Scoppia lo scandalo pedofilia a Boston e investe il Vaticano…
–         20 marzo 2003 > Anglo-americani iniziano il genocidio in Iraq
–         Marzo 2003 > Esce “Il Codice da Vinci”
–         Febbraio 2006 > Vengono pubblicate le vignette anti-maometto da un giornale danese: dietro ci sono i falchi visti sopra
–         Marzo 2006 > Salta fuori dopo 20 secoli il Vangelo di Giuda…

    Il Prof. Franco Cardini (ordinario di Storia Medioevale dell’Università di Firenze) è convinto che «Il successo di Dan Brown appartiene ai messaggi mafiosi che la classe dirigente USA ha inviato al Vaticano ed è un brandello nella grande lotta per la conquista del potere universale».
    Nessuno può affermarlo con sicurezza, ma l’unica cosa veramente certa è che dietro il battage mediatico del libro e ora del film vi sono indubbiamente dei Poteri Forti (certamente economici, ma non solo), che hanno voluto veicolare, in questo ben preciso momento storico, un messaggio chiaro.  

—————–

 Il Codice da Vinci tra falsità e verità
Giovanni Peccarisio – 24 maggio 2006

    Il 19 maggio 2006 è uscito in contemporanea mondiale il film che porta lo stesso nome del libro da cui è stato tratto “Il Codice da Vinci”.
Questo libro ha avuto e continua ad avere un successo clamoroso a mio avviso completamente immotivato e nelle pagine seguenti cercherò di spiegarne il perché.
    Il romanzo è un’opera narrativa del tipo thriller dalla trama complessa zeppa di azioni, con un ritmo incalzante che descrive una serie di cospirazioni. Procedendo a mano a mano con continui colpi di scena, si giunge a far affiorare, a svelare una verità a detta dell’autore sconvolgente che coinvolge direttamente la visione cristiana del mondo perché riguarda soprattutto la figura del suo massimo rappresentante: il Cristo.

    Prima di continuare queste mie riflessioni tengo a precisare che le contestazioni dei contenuti di questo libro non sono fatte a difesa nè della Chiesa cattolica, né di qualsiasi altra Chiesa che si fa all’operato del Cristo. E’ risaputo infatti che anche la Chiesa cattolica ha tenuto nascoste alcune verità, proprio per bocca di eminenti personaggi suoi ministri del culto, che oramai da tempo avrebbero dovuto essere conosciute dall’ Umanità. Questo mio contributo vuole smascherare menzogne che parlano della vita del Cristo e che vengono spacciate come vere per una mia personale ricerca di Verità e in modo del tutto indipendente da posizioni che possono sembrare pro o contro le varie confessioni religiose.

Desidero inoltre con questo mio scritto rendere attento il lettore delle astuzie a cui ricorrono al giorno d’oggi certi personaggi, di cui Dan Brown è solo uno dei tanti esempi, per mascherare sfacciate menzogne sotto una parvenza di Verità   

L’invito è quindi quello di portare un pensiero del lettore a distinguere: 

I) La menzogna dalla verità
II) individuare velocemente “cui prodest”, a chi giova? per scoprire chi siano i veri, occulti mandanti, 
III) imparare ad approfondire le proprie capacità di pensiero per scoprire le conseguenze delle menzogne che vanno a colpire situazioni collaterali che, la maggiorparte delle volte, sono il vero obiettivo.

In una parola il mio scopo è quello di aiutare il lettore a pensare fino in fondo 

Le sconvolgenti rivelazioni del libro di Dan Brown sono tutte, senza nessuna eccezione, affermazioni gratuite, dai fondamenti inesistenti: sono solo furbesche invenzioni dell’autore che per di più, non porta alcuna documentazione storica né scientifica.
    Ciò che trae in inganno il comune lettore è una pagina del libro (pag. 9 dell’edizione italiana) dal titolo “Informazioni storiche” nella quale si dice che “…tutte le descrizioni…di documenti e rituali segreti contenuti in questo romanzo, rispecchiano la realtà”, senza però citare nessuna fonte o documento a sostegno di questa affermazione gratuita e personale (pagina che stranamente dalla sesta edizione italiana in poi è stata sostituita da una tutta bianca, per poi ritornare invece nella edizione tascabile!)
    Tralasciando i vari momenti delle variegate, fantasiose avventure, vediamo di passare in rassegna i passaggi fondamentali riguardanti le eccezionali rivelazioni che vengono affermate da Dan Brown con l’avvertenza di dare per scontato che il lettore abbia già letto il romanzo, senza per altro far apparire questo un invito all’acquisto.

I° ) Costantino

     Viene affermato nel libro che nel Concilio di Nicea del 325 dopo Cristo, indetto da Costantino, i vescovi partecipanti, assieme ad altre questioni marginali, votarono e approvarono a maggioranza ristretta una proposta in cui si diceva che Cristo era “Figlio di Dio” (vedi pag. 273-4).
    La verità storica afferma invece che per tutti i partecipanti del Concilio, Cristo era in primis e senza dubbio alcuno un Essere divino e che il dibattito si era acceso su ben altro argomento. Il problema era come conciliare e interpretare l’Essere divino del Cristo col fatto che Gesù fu anche un essere umano. Ciò che fu messo in discussione quindi non fu assolutamente il riconoscimento della divinità di Cristo, perché la Sua origine divina era già accettata da tutti i cristiani come un dato di fatto fin dall’inizio.

Sembra comunque, da quello che viene falsamente riportato nel libro, che sia avvenuto un fatto positivo, giacché viene sottolineato come il Cristo non fosse riconosciuto a quei tempi solo come un grande profeta umano; però la proclamazione fatta dai vescovi in quel Concilio comporta conseguenze ben occultate da una apparenza positiva

    Che cosa di cela dietro questo, qual è il vero obiettivo? 
Osserviamo come la divinità del Cristo venga affermata per bocca dei vescovi, venga dichiarata per effetto di una votazione compiuta da esseri umani fallibili e per di più, cosa di non poco conto, sotto pressioni esercitate da Costantino.
    Il Cristo perciò non è divino per sua natura, ma solo per dichiarazione di quei vescovi. Quale valore può avere tutto ciò per l’uomo moderno che ha sviluppato una propria capacità pensante e non un vuole più basarsi solamente su dogmi o atti di fede imposti?

Ci si trova qui di fronte 
I) al solito furbesco miscuglio di falsità, inesattezze e mezze verità, 
II) per rendere difficile ricavare la verità da un guazzabuglio creato ad arte e scoprire così i veri obbiettivi
Ma proseguiamo nelle nostre ricerche.

II°) Qumran e Nag Hammadi: gli altri Vangeli

     La questione riguardante il fatto che il Cristo fosse o non fosse un essere esclusivamente umano, Dan Brown la fa risalire ad un complotto da parte del Vaticano che cercò di occultare i ritrovamenti di Qumran (i cosiddetti rotoli del Mar Morto) e i documenti copti di Nag Hammadi (pag. 275). 
    La comunicazione del contenuto, sia dei rotoli che dei documenti, che un personaggio fa ad un altro (Teabing a Sophie Neveu), risulta alla luce di una seria indagine storica o travisata, o falsa o comunicata da persona ignorante. I rotoli del Mar Morto (Qumran) infatti non furono trovati negli anni 50 bensì nel 1947.
    Si potrebbe fare una considerazione a questo punto e dire che questa mia precisazione non è poi così importante; l’ho riportata invece proprio come esempio di tante altre imprecisioni, per evidenziare un troppo facile pressapochismo o, si potrebbe anche dire, una cosciente falsità delle informazioni date.
Anche qui viene creata una falsità (data storica inesatta), si sfruttano le caratteristiche della Chiesa (occultamento e complotto) riluttante a far fluire alcune conoscenze esoteriche, per far passare e avvalorare un palese falso.
Continuiamo con altri esempi.

III°) Ancora sui rotoli del Mar morto e sui Vangeli

– I rotoli del Maro Morto non contengono Vangeli e non parlano del Cristo perché sono testi ebraici
–  Non è neppure vero che i Vangeli copti parlano di Gesù “…in termini profondamente umani“; al contrario invece i testi di Nag Hammadi parlano del Cristo come Essere spirituale in modo ancora più accentuato, più convincente dei Vangeli canonici (Matteo, Luca, Marco, Giovanni).
    Anche in questo caso si può osservare come una profonda Verità non potendo essere negata, viene incredibilmente rovesciata nel suo esatto contrario, diventando una caricatura.
– E’ falsa anche l’affermazione che i Vangeli ritrovati erano più di un’ottantina a loro volta ricavati basandosi su migliaia di scritti quando Gesù era ancora vivente. Quest’ultima indicazione è semplicemente ridicola giacché, ai tempi di Gesù, pochissime persone sarebbero state in grado di scrivere.
– Altro falso è il dire che fu Costantino, nel breve arco della sua vita, a riscrivere la Bibbia decidendo quali testi inserire nel Nuovo Testamento. La formazione del Nuovo Testamento iniziò secoli prima della nascita di Costantino e terminò circa cinquant’anni dopo la sua morte.  
– Infine né i rotoli né i libri copti di Nag Hammadi hanno nulla a che fare con il Graal

IV°) Gesù, Maria Maddalena, Priorato di Sion

     La verità storica di rivelazioni che, a detta dell’autore, possono addirittura essere considerate esplosive, non solo non risultano vere ma neppure sono originali. Infatti sono cose già affermate in un libro precedente al suo dal titolo “Il Santo Graal” di M Baigent, R. Leigh e M. Lincoln (traduzione italiana: Il Santo Graal, 1982 Ed. Mondadori), che ebbe numerose ristampe e che vendette più di due milioni di copie, un vero primato per quel tempo. Oggi quel primato sembra una vera ridicolaggine a fronte dei sessanta milioni circa di copie vendute a tutt’oggi dal libro “Il codice da Vinci ” e tradotto in 44 diverse lingue.
   Nel libro “Il Santo Graal“, ripreso da Dan Brown dice infatti che: 

a ) Gesù non è morto sulla croce,
b ) Gesù ha sposato Maria Maddalena,
c ) Gesù ha avuto figli,
d ) i figli di Gesù sono stati i capostipiti di una discendenza regale: i Merovingi,
e ) questa verità (supposta) è stata boicottata e occultata in tutti i modi dalla Chiesa cattolica e molto probabilmente da altre persone ancora,
f )  una società segreta (il mitico Priorato di Sion) per fortuna dell’umanità, ha salvato migliaia di documenti riguardanti questa verità.

    Solo la supposta esistenza del Priorato di Sion, che non è mai esistito se non nella fantasia funzionale agli scopi degli autori, meriterebbe una disamina molto più approfondita. 
Grazie alla sua inventata esistenza infatti, nascono complicatissimi intrecci che riguardano molti altri fattori quali: la storia dei Templari, la ricerca del Santo Graal, i Catari, i Rosacroce, Rennes le Chateau ed altri fatti ancora.
    Tutto ciò ha sempre un elemento in comune: 

1) si cerca di convincere il lettore (tramite menzogne) che il Cristo Gesù non è un Essere spirituale Divino, 
2) molto più semplicemente (vero obiettivo) Egli è stato un profeta, un uomo mortale molto elevato ma pur sempre un mortale con problemi e caratteristiche di qualsiasi altro essere umano e perciò non così credibile.

    Poter contestare punto per punto tutti gli aspetti di questa squallida storia, richiederebbe come detto molto tempo e più spazio. Quello che m’interessa è il poter andare alla radice del problema e dimostrare, come anche altri ricercatori hanno fatto, la colossale invenzione di tutto questo e cercare di comprenderne il perché.
Cercherò di scegliere ancora alcuni fatti per poter meglio dimostrare la grossolanità di questo libro così generoso dispensatore di falsità.

V°) Les Dossiers secrets

    Nella già citata pag. 9 del libro “Il codice da Vincí” viene affermato: “Il Priorato di Sion – società segreta fondata nel 1099 – è una setta realmente esistente”.
Vediamo ora di smascherare questa ulteriore menzogna.
    Nell’anno 1975 presso la Bibliothèque Nationale di Parigi, sono state scoperte alcune pergamene note come “Les Dossiers secrets…”. Questi famosi Dossiers sono invece dei veri e propri falsi, come ufficialmente è stato affermato dagli stessi compilatori 
    Infatti un certo P. Plantard – ma ancora prima di lui un altro personaggio, un certo Philippe de Cherisey compagno del primo – hanno affermato che i “Dossiers secrets ” di Henri Lobineau depositati presso la Bibliothèque Nationale il 27 aprile 1967, sono “invenzioni deliranti” scritte da Phllippe de Toscane du Plantier sotto l’effetto della droga (lettera di P. de Cherisey a Plantard dell’ 11 luglio 1985).

Anche lo scritto conosciuto come “Henry Lobineau” depositato presso la Bibliothèque Nationale il 18 novembre 1964, viene dalla mano dello stesso P. Plantard.
Questi scritti perciò sono dei falsi creati appositamente, scoperti per caso e, al momento giusto, messi in circolazione.

    Il primo documento principalmente sia della nascita del Priorato di Sion che della lista dei loro Gran Maestri. 
Il secondo riguardava la storia di Gesù, Maddalena e della dinastia dei Merovingi.
    Concludendo quindi sono queste le “sconvolgenti rivelazioni” che assieme ad altre sono andate a formare i famosi “Dossiers secrets” tanto citati da Dan Brown, e che hanno dato il via alla vicenda di Rennes le Chateau. Questa storia è stata poi ripresa e ulteriormente ampliata da altri, ampliando e suggerendo ulteriori false speculazioni.

    Decine e decine di libri, soprattutto di area anglosassone, sono stati scritti aventi tutti questa medesima base di informazioni veridica, compresi il già citato “Il Santo Graal” e per l’appunto “Il Codice da Vinci” di Dan Brown.

    Giunti a questo punto sorgono spontanee varie domande:
– Come mai è stato creato un tale battage mediatico per un thriller, in fin dei conti per una sorta di libro giallo uguale a tanti altri e che oltre tutto ha dei contenuti conosciuti da più di quarant’anni?! 

– Qual è il vero scopo, quale il vero obiettivo e perché proprio in questo momento?
– Cui prodest? Possibile sia soltanto una forma di d’investimento, una manovra economica?

    Secondo la mia opinione, tutto ciò riguarda direttamente la Verità fondamentale del Cristianesimo stesso: si vuole far credere che il Cristo sia solo un Profeta, un essere umano e mortale, non invece un Essere Spirituale Divino e in quanto tale immortale. Desidero sottolineare ancora una volta come questo scritto vada aldilà di considerazioni e scelte di un credo personale, in nome di una ricerca della verità indipendentemente da altre opinioni.

    Io credo sia in atto una strategia per destabilizzare la coscienza dell’uomo occidentale tramite vari, molteplici strumenti economici che colpiscono i bisogni primari degli esseri umani: sicurezza economica, salute, perdita di ideali e quindi di speranza. 
In questo quadro si inserisce la perdita di certezze religiose. Le certezze religiose da me intese parlano di una religiosità non appartenente necessariamente ad una religione; intendo ciò un bisogno naturale di trascendenza, di una ricerca il più possibile cosciente e comunque connaturata all’essere umano.

    Questa strategia tende ad impedire agli esseri umani così coinvolti nelle loro necessità di evolversi verso un pensare libero.
    Certamente non diventano dubbiose le persone che già hanno intrapreso una loro personale strada di ricerca, ma bensì quelle persone incerte o che ancora sono legate ad una fede religiosa (che comunque dà loro delle certezze e sicurezza nella vita). Io credo che la maggior parte dell’umanità si trovi in questa condizione.

    Il “Codice da Vinci” si inserisce in questa strategia: viene reso cioè puramente terrestre un Ideale considerato da sempre spirituale e divino (il Cristo diventa un profeta umano) tramite un miscuglio di falsità e invenzioni rivestiti da una apparenza di verità.
   Tutto ciò genera disorientamento e paura alla maggior parte delle persone e quando si instaura la paura, contemporaneamente nasce un blocco e un indebolimento dell’evoluzione individuale interiore. Il singolo individuo che non sia ancora preparato ad approfondire alcune verità esoteriche, non solo viene deviato ma addirittura viene bloccato in una sua ricerca evolutiva.
    L’essere umano in queste condizioni non avrà perciò più una sua meta.
Perciò quale può essere il vero, il recondito obiettivo preparato da tante menzogne?

La coscienza che non ha mèta diventa molto più facilmente controllabile. 
    Controllare e manovrare la coscienza dell’uomo moderno perciò è il vero scopo, l’obiettivo finale di Forze contrarie all’evoluzione umana.
Come contrapporsi a tutto ciò?
    Occorre innanzitutto conoscere i metodi delle varie strategie. La strategia di base per far passare uno o più messaggi e creare in tal modo condizionamenti, consiste nel disorientare, bloccare e creare vuoti nelle coscienze, per poi riempirli con  adeguati contenuti.
    Tutto questo però, al contrario di quello che si potrebbe pensare, genera in un numero sempre maggiore di persone, una reazione del tutto positiva perché invita le persone a pensare con la propria mente, le invita a farsi un’idea propria ad esempio, sul libro “Codice da Vinci”, poiché questo libro come molti altri fatti che hanno le caratteristiche della menzogna e che continuamente succedono, suscitano domande, perplessità, e quindi salutari processi di conoscenza.

    Questa è la migliore unica possibilità, per superare il disorientamento, per rimuovere i vari blocchi suscitati dalla paura. Per riempire il vuoto occorre riempire il nostra animo di contenuti veritieri, contenuti ricercati da noi stessi, in prima persona anche andando aldilà di quello che ci è stato trasmesso per tradizione o per fede.

In tal modo di può vincere qualsiasi forma di paura e sempre più si può rinforzare la globalità della nostra coscienza.
   
L’operazione “Codice da Vinci” rientra in una programmata, non casuale manipolazione globalizzata delle coscienze alla quale ci si può contrapporre unicamente tramite continua evoluzione della coscienza individuale.
Ciascuno cioè deve occuparsi dello sviluppo della propria coscienza senza più demandarlo ad altri.
Questo è quello che intendevo all’inizio parlando del pensare fino in fondo

Giovanni Peccarisio
Laureato alla “Libera Università della Scienza e dello Spirito” di Dornach (Svizzera), come Maestro Waldorf (scuole steineriane) e Maestro di pittura

Bibliografia:

–  ” Il Codice da Vinci ” di Dan Brown ( Ed. Mondadori )
–   ” La verità sul Codice da Vinci ” di B. D. Ehrman ( Ed. Mondadori )
–   ” Il Santo Graal ” di Baigent. Leigh, Lincoln ( Ed. Mondadori )
–   ” Rennes le Chateau ” di M. Bizzarri ( Ed. Mediterranee)
–   ” Il tesoro scomparso di Rennes le Chateau ” di B. Putnam, J.E.Wood ( Ed. Newton & Compton )
–   ” Alla ricerca del Graal ” di R. Rohr ( Ed. Piemme ).

 
www.disinformazione.it

 

http://www.disinformazione.it/codice_da_vinci.htm

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luglio 28, 2010

Sicurezza stradale, il nuovo codice è legge

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Sicurezza stradale, il nuovo codice è legge

 
 

Roma, 28-07-2010

Il Senato ha approvato in via definitiva il ddl di riforma del codice di sicurezza della strada. I voti a favore sono stati 145, le astensioni 122 e nessun voto contrario. Il provvedimento era in quarta lettura. Il prossimo esodo estivo avverrà dunque con le nuove norme sulla sicurezza. Diverse le novità.

Alcol, tolleranza zero
Tasso alcolemico pari a zero per i conducenti con meno di 21 anni; per chi ha la patente da non più di 3 anni; per i conducenti professionali o di autoveicoli con patente C, D o E. Pene inasprite per chi guida in stato di ebrezza o di stupefacenti e per chi provoca incidenti. Limiti di velocità più bassi per i neopatentati.

Casco in bici e seggiolino sulla moto
Obbligo del casco per i ciclisti sotto i 14 anni. Eliminata la norma che toglieva i punti patente per infrazioni commesse in bici. In arrivo un seggiolino apposito da agganciare alla sella per i motociclisti che vogliono trasportare bambini dai 5 ai 12 anni. No al casco integrale obbligatorio.

Stretta sulle microcar
Cinture di sicurezza sempre allacciate per il guidatore. Multe salate per i proprietari di microcar con il motore truccato e per i meccanici che le hanno modificate.

Test antidroga per la patente
Test antidroga obbligatorio per prendere la patente, per il rinnovo e per chi guida mezzi pubblici, taxi o camion. Esercizi di guida anche a 17 anni, ma il minore deve avere la patente A ed essere accompagnato da una persona con patente B da almeno 10 anni.

Multe, notifica entro 60 giorni
Il periodo per ricevere la notifica delle multe passa da 150 a 60 giorni. I proventi delle multe sono divisi al 50% tra l’ente accertatore e l’ente proprietario della strada. Pagamenti di multe a rate dai 200 euro in su, ma solo con redditi bassi. Targa personale. La targa diventa personale e non legata al veicolo. Norme contro le intestazioni fittizie dei mezzi.

Scatola nera
Rimane la sperimentazione della scatola nera sulle auto, facoltativa e collegata dell’assicurazione.

Deroga a sospensione patente
Chi ha sospesa la patente può ricorrere al prefetto e chiedere una deroga per guidare massimo tre ore al giorno per andare al lavoro o per fini sociali. La deroga porta anche a un allungamento della sanzione.

Professionisti licenziati
Chi ha subito la sospensione della patente professionale perchè ubriaco o drogato può essere licenziato per giusta causa dall’azienda.

Esame per i punti decurtati
Arriva un esame per recuperare i punti decurtati.

Tir e bus fino a 70 anni
Da 65 a 70 anni l’età massima per condurre i conducenti di mezzi pubblici, autocarri e tir.

Etilometri nei ristoranti
Nei ristoranti arrivano mini etilometri a disposizione dei clienti. Divieto per i locali notturni di vendere bevande alcoliche dopo le tre di notte; divieto di vendita di superalcolici negli autogrill sulle autostrade dalle 22 alla 6 e divieto di vendita di bevande alcoliche dalle 2 alle 7. Salate le multe per gestori e clienti.

Pedoni
Meno 8 punti, contro i 5 precedenti, per chi non rispetta i pedoni che attraversano le strisce. Se le strisce non ci sono o non sono visibili, la sanzione è più bassa ma comunque raddoppiata. Chi non lascia strada a polizia o ambulanze perde 5 punti.

Diversamente abili
Agevolazioni fiscali per l’acquisto di autoveicoli. Auto blu Accantonato l’emendamento che esentava gli autisti delle auto blu dalla sottrazione di punti patente. La materia è stata rinviata a un successivo intervento del Governo.

Fumo in auto
Accantonato il provvedimento sul divieto di fumo in auto.

Velocità in autostrada
Il limite rimane a 130 km/h. Le società concessionarie possono alzarlo a 150 km/h, ma solo nei tratti a tre corsie con sistema tutor e in condizioni meteo favorevoli.

http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=143434

aprile 12, 2010

Svelato il vero Codice di Leonardo

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Svelato il vero Codice di Leonardo

 
 
 
 
Fabio Marchese Ragona
Per Sabrina Sforza Galitzia, studiosa dalle nobili origini, Leonardo Da Vinci è una passione che affonda le radici nella sua infanzia. Un mondo fiabesco, zeppo di numeri e disegni, scoperto all’età di 5 anni e trasformato poi dalla ricercatrice in una missione culturale che oggi chiama «operazione verità», ovvero decifrare e divulgare il codice nascosto nei dipinti del genio toscano.Il viaggio dell’esperta sulle tracce di Leonardo è cominciato negli Stati Uniti e culminato in Vaticano, dove una parte del suo studio su un arazzo (Il Cenacolo di Leonardo in Vaticano. Storia di un arazzo in seta e oro) ha suscitato l’interesse delle alte gerarchie ecclesiastiche ed è stato pubblicato dalla Libreria editrice vaticana, con prefazione del cardinale Raffaele Farina, salesiano archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa.

Nei Musei vaticani è conservato il tesoro che ha ispirato le ricerche di Sforza Galitzia: un arazzo, commissionato dal re francese Luigi XII a Da Vinci, raffigurante il Cenacolo, copia esatta (a parte sfondo e soffitto) dell’opera murale conservata nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie, a Milano, che nasconde un codice con una profezia sulla fine del mondo. E, anticipa la studiosa a Panorama, «anche una figura femminile».

Sforza Galitzia ha passato al setaccio alla Ucla, l’Università di Los Angeles, per oltre 3 anni, 10 mila manoscritti vinciani. E molti altri, conservati nell’Archivio segreto vaticano, sono ancora in fase di studio. Ma il lavoro finora condotto ha già fornito a questa studiosa la chiave di volta per interpretare i misteri rimasti nascosti per secoli dentro il Cenacolo.

Dottoressa Sforza Galitzia, Leonardo nel suo «Cenacolo» aveva inserito dei codici per indicare la fine del mondo?

Il murale dell’Ultima cena non è altro che un orologio che consta di un calendario, con giorni, mesi e anni, ma anche epoche (ogni epoca equivale a 2 mila anni circa), e un cronometro. Leonardo usa l’astronomia e le costellazioni (ogni apostolo rappresenta una costellazione, un segno zodiacale) per indicare un percorso temporale che porterà al giorno di inizio e fine del Diluvio universale. Si tratta della profezia definitiva di Cristo e del suo ritorno, quindi la fine del mondo materiale come noi lo conosciamo oggi. Secondo i calcoli di Leonardo, la data è quella del 21 marzo dell’anno 4006, giorno d’inizio del Diluvio universale, che si concluderà il primo giorno di novembre dello stesso anno con il ritorno del Messia sulla Terra e con l’inizio di una nuova era per l’umanità. Leonardo inserisce questa profezia nel Cenacolo perché in quel dipinto ripropone il momento in cui Gesù spezza il pane e beve il vino con i suoi apostoli, chiedendo di farlo in sua memoria, di ripetere cioè l’azione eucaristica fino al momento del suo ritorno.

È vero che Leonardo indicò nel «Cenacolo» anche il 21 dicembre 2012, data che qualcuno oggi, sulla base di un’antica profezia dei maya, associa alla possibile fine del mondo?

I maya non hanno mai parlato di fine del mondo. Si riferivano semplicemente alla fine di un’epoca astronomica e l’inizio di un’altra. Secondo i manoscritti e i calcoli di Leonardo, questo passaggio di epoche è nascosto nei due apostoli seduti all’estrema sinistra nel Cenacolo: Bartolomeo e Giacomo rappresentano proprio quel momento, la fine dell’epoca dei Pesci (Bartolomeo) e l’inizio di quella dell’Acquario (Giacomo).

Il «Cenacolo» nasconde però un altro mistero: secondo i suoi studi, viene fuori che San Giovanni è una donna. Dunque ha ragione lo scrittore Dan Brown?

Quello di Dan Brown è soltanto un pasticcio che ha suggestionato milioni di persone, ma non offre un cifrario per decrittare il messaggio del Cenacolo. Leonardo dipinge davvero San Giovanni con tratti somatici di una donna e lo fa volutamente, perché nel linguaggio tecnico che usa San Giovanni è «femmina». Il genio utilizza la tradizione pittorica che fa uso della dualità maschio-femmina per simboleggiare una disgiunzione astronomica necessaria per il calcolo dei tempi.

La terminologia maschio-femmina è ricorrente in molti manoscritti vinciani per indicare elementi di un orologio, meccanismi per automi o telai. Questa terminologia vige ancora fra i nostri falegnami o elettricisti, e rispecchia un termine tecnico applicato anche all’astronomia. In questo caso San Giovanni, che secondo i calcoli di Leonardo rappresenta l’epoca astronomica della Bilancia, è tecnicamente femmina per creare una disgiunzione con l’epoca dello Scorpione, rappresentata dall’apostolo Giuda (maschio). San Giovanni è stato quindi mascherato da donna dal pittore per un’esigenza di tipo tecnico: rappresentare la femmina del linguaggio astronomico, creando così un artificio visivo per simboleggiare un salto da un’epoca astronomica a un’altra.

Nel «Cenacolo» Leonardo fa uso anche di alcuni versetti della Bibbia: il soffitto a cassettoni richiama una numerazione associata al male, il 666. Come mai un numero satanico nell’«Ultima cena»?

Le pieghe della tovaglia, il soffitto a cassettoni, le lunette, gli apostoli, lo stesso Cristo hanno ciascuno un significato e un ruolo preciso. Il soffitto a cassettoni è per Leonardo il quadrato magico del Sole, composto da 6 quadrati in orizzontale, 6 in verticale e 6 in diagonale, ovvero il 666, il numero della Bestia che, nell’Apocalisse di Giovanni, arriva sulla Terra per la battaglia finale tra bene e male prima della fine dei tempi. Leonardo usa il quadrato per avvertire chi guarda la scena che si tratta di quell’epoca, del momento che si riferisce al 666 nelle Sacre scritture, ovvero del ritorno di Cristo. È un richiamo mnemonico come lo è anche la scena eucaristica in sé.

Ma perché Leonardo ha lasciato tutti questi enigmi e rebus nei suoi dipinti?

Con i suoi scritti Leonardo ci ha teso un filo da seguire. Lui voleva lasciare delle tracce, sapeva che in futuro sarebbe stato letto. In una nota datata 1508, si scusa addirittura con il lettore per avere lasciato le carte alla rinfusa senza ricomporle in libri organizzati per materia. Il Cenacolo, come la Gioconda o la Vergine delle rocce, sono sequenze di un’unica storia. Leonardo inseriva anche delle profezie, ricavate dai suoi calcoli astronomici. E posso anticipare che anche la Gioconda possiede delle date che sono già passate e quindi profeticamente avveratesi.

<!– –>
http://www.bibbiablog.com/2010/04/11/svelato-il-vero-codice-di-leonardo/

 

settembre 22, 2008

“Codice Arcadia”: un nuovo capitolo della saga di Rennes-le-Château

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“Codice Arcadia”: un nuovo capitolo della saga di Rennes-le-Château

di Massimo Introvigne

 

Chi ha paura di Rennes-le-Château? Si tratta di un paesino francese del dipartimento dell’Aude, ai piedi dei Pirenei orientali, nella zona detta del Razès. La popolazione si è ridotta a una quarantina di abitanti, ma ogni anno i turisti sono decine di migliaia. Dal 1960 a oggi a Rennes-le-Château sono state dedicate oltre cinquecento opere in lingua francese, almeno un paio di bestseller in inglese e un buon numero di titoli anche in italiano. Negli ultimi anni si nota peraltro una fase di stanca della relativa leggenda, meno popolare di un tempo nella stessa area anglofona e da cui alcuni dei primi propagatori si sono pubblicamente dissociati. Cerca di fare rivivere il mito in declino, da ultimo, The Arcadian Cipher di Peter Blake e Paul Blezard, che esce ora da Marco Tropea con il titolo Codice Arcadia.

Per chi ancora non conosce Rennes-le-Château, giova ricordare che il paese si trova all’interno di quel “paese cataro”, segnato dalle vestigia dell’antica eresia medioevale, che una sapiente promozione ha reso in anni recenti una delle più ambite mete turistiche francesi. Rennes-le-Château rimarrebbe però una nota a pie’ di pagina nel ricco turismo “cataro” contemporaneo se del paese non fosse diventato parroco, nel 1885, don Berenger Saunière (1852-1917). Personaggio bizzarro, nel 1909 si rifiuta di trasferirsi in un’altra parrocchia e nel 1910, dopo avere perso un processo ecclesiastico, subisce una sospensione a divinis. Pure privato della parrocchia, rimane fino alla morte nel paese, che aveva arricchito con nuove costruzioni – fra cui una curiosa “torre di Magdala” – e scandalizzato con una serie di scavi nella cripta e nel cimitero, alla ricerca non si sa bene di che cosa. Diventato più ricco di quanto fosse consueto per un parroco di campagna, si favoleggia che abbia trovato un tesoro. Tutto poteva spiegarsi, peraltro – come sospettava il suo vescovo – con un meno romantico traffico di donazioni e di messe. In epoca recente si è sostenuto che Saunière avesse scoperto nella cripta importantissimi manoscritti antichi, ma quelli che sono emersi sono falsi evidenti del XIX se non del XX secolo. È possibile che – nel corso dei lavori per restaurare la chiesa parrocchiale (un’attività che va in ogni caso ascritta a merito dell’originale parroco) – don Saunière avesse scoperto qualche reperto di epoca medioevale, ma in ogni caso non in quantità sufficiente da arricchirsi. Si continua a ripetere anche che Saunière sarebbe stato in rapporti con ambienti esoterici di Parigi, ma le prove addotte non permettono di formulare alcuna conclusione sicura. La figura di Saunière non è priva di interesse, e le sue costruzioni mostrano che si trattava di un uomo singolarmente attento alle allegorie e ai simboli, forse con qualche reale interesse esoterico, sulla scia di una tradizione locale. Tuttavia la leggenda di Saunière non sarebbe continuata nel tempo se la sua perpetua, Marie Denarnaud (1868-1953) – cui il sacerdote aveva intestato le proprietà e le costruzioni di Rennes-le-Château, per sottrarle al vescovo con cui era in conflitto – non avesse continuato per anni, anche per incoraggiare eventuali acquirenti, a favoleggiare di tesori nascosti. E se un altro personaggio, Noel Corbu (1912-1968), dopo avere acquistato dalla Denarnaud le proprietà dell’ex-parroco per trasformarle in ristorante, non avesse cominciato, a partire dal 1956, a pubblicare articoli sulla stampa locale dove – animato certo anche dal legittimo desiderio di attirare turisti in un borgo remoto – metteva i presunti “miliardi” di don Saunière in relazione con il tesoro dei catari.

Negli anni 1960 le leggende diffuse da Corbu su scala locale acquistano fama nazionale dopo avere attirato l’attenzione di esoteristi – fra cui Pierre Plantard (1920-2000), che aveva animato in precedenza il gruppo Alpha Galates – e di giornalisti interessati ai misteri esoterici come Gérard de Sède, che pubblica nel 1967 L’or de Rennes. Tre autori inglesi di esoterismo popolare – Michael Baigent, Richard Leigh e Henry Lincoln – si incaricheranno di elaborare ulteriormente le sue idee, trasformandole in una vera industria editoriale, avviata con la pubblicazione, nel 1982, de Il Santo Graal. Secondo de Sède e i suoi continuatori inglesi, il parroco aveva scoperto il segreto di Rennes-le-Château, dove sarebbe depositato non solo un tesoro favoloso – variamente attribuito al tempio di Gerusalemme, ai visigoti, ai catari, ai templari, alla monarchia francese, e cui il sacerdote avrebbe attinto solo per una piccola parte -, ma anche – rivelato dalle presunte pergamene ritrovate da don Saunière, dalle iscrizioni del cimitero, dalle forme stesse degli edifici e di quanto si trova nella chiesa parrocchiale – un tesoro di tipo non materiale, la verità stessa sulla storia del mondo. Nel paesino pirenaico esisterebbero documenti in grado di provare che Gesù Cristo – verità accuratamente nascosta dalla Chiesa cattolica – aveva avuto figli da Maria Maddalena, che questi figli portano in sé il sangue stesso di Dio e che pertanto hanno il diritto di regnare sulla Francia e sul mondo intero. Il Santo Graal sarebbe, più propriamente, il sang réal, il “sangue reale” dei discendenti fisici di Gesù Cristo. Discendenti di Gesù e della Maddalena sarebbero stati i re merovingi, il cui regno sarebbe stato usurpato dai carolingi e dai capetingi. Ma i catari, i templari, i grandi iniziati – dallo stesso Saunière al pittore Nicolas Poussin (1594-1655), il quale ne avrebbe lasciato una traccia nel suo famoso quadro del Louvre I pastori di Arcadia, che raffigurerebbe precisamente il panorama di Rennes-le-Château – hanno custodito il segreto come cosa preziosissima, lasciando trapelare di tanto in tanto qualche indizio.

Caduti i merovingi, una società segreta avrebbe tramandato nella storia il segreto del Graal, facendo delle varie massonerie soltanto un suo pallido strumento. La società emerge nel 1972 con la fondazione legale del Priorato di Sion da parte di Pierre Plantard, che lascia intendere di essere egli stesso un discendente dei merovingi e il custode del Graal. Il Priorato, afferma Plantard, esisterebbe da oltre mille anni, e avrebbe avuto come Gran Maestri diversi personaggi illustri della storia e della letteratura. Un ordine medievale chiamato Priorato di Sion è effettivamente esistito, ma non vi sono prove storiche della sua prosecuzione fino ai giorni nostri. È difficile non concludere che il collegamento fra Rennes-le-Château, i merovingi e il Priorato di Sion è puramente leggendario, e che il Priorato è un’organizzazione esoterica le cui origini non vanno al di là dell’esperienza di Plantard e dei suoi collaboratori. A questa tesi oggi nella sostanza dimostrata – che certo toglie al mito il suo fascino e al turismo in direzione di Rennes-le-Château molte delle sue ragioni – continuano a ribellarsi epigoni, che per la verità si trascinano un po’ stancamente sulla strada mitologica già percorsa dai primi autori esoterici. Abbiamo letto, per esempio, che una montagna vicina al villaggio francese chiamata Cardou deriva il suo nome da Corps Dieu, “Corpo (di) Dio”, e che nelle sue viscere sarebbe sepolto Gesù Cristo. Che, a cercare bene, si troverebbe studiando la leggenda anche la tomba della Madonna. Che i reali d’Inghilterra sono a loro volta discendenti fisici di Gesù Cristo tramite i Merovingi. E chi più ne ha più ne metta: sembra veramente difficile aggiungere o inventare ancora qualcosa. Ci provano gli autori di Codice Arcadia, dopo una prima parte piuttosto lunga – e non necessariamente pertinente – sul significato esoterico delle opere d’arte dai Babilonesi ai giorni nostri, dove Peter Blake (figlio del noto restauratore di opere d’arte Henley Blake) dà prova almeno di un certo gusto artistico. Segue una seconda parte dove si ripetono pedissequamente, ignorando una letteratura critica ormai davvero abbondante, tutte le tesi che abbiamo esaminato su Rennes-le-Château: leggiamo così ancora una volta di visite del parroco Saunière a Parigi (mai provate), di un suo interesse per la pittura di Poussin (totalmente inventato), della sua scoperta di “qualcosa che poteva spaventare la Chiesa di Roma al punto da comprarne il silenzio o che gli permise di ricattarla minacciando di rivelare quanto sapeva” (p. 162): una tesi tanto cara ai fautori della leggenda quanto sfornita di qualsivoglia prova. Lungo il percorso, per provare che Gesù Cristo non è stato crocifisso ma è sopravvissuto, ha avuto moglie, figli e infine una tomba si mobilita l’apologetica anticristiana di Mirza Ghulam Ahmad (1835-1908), fondatore di uno scisma islamico, il Movimento Ahmadiyya, sul quale gli autori non appaiono peraltro troppo informati.

Finalmente – e per la verità abbastanza brevemente – Blake e Blezard aggiungono la loro tessera al mosaico di ipotesi su Rennes-le-Château, lasciandosi guidare, oltre che da altri quadri, da L’educazione di Pan di Luca Signorelli (1467?-1523), che beninteso conterrebbe allusioni al panorama dei monti vicini al paesino francese. Blake dichiara così di avere scoperto nella zona (ma non sotto il Cardou) una “tomba naturale” che avrebbe contenuto i corpi di Gesù Cristo e della Maddalena. Come non farebbe neppure il più pasticcione fra gli archeologi, Blake avrebbe messo a soqquadro il sito, così da rendere impossibile qualunque conferma indipendente della sua cervellotica ipotesi. Ma, rovesciando tutte le regole logiche sull’onere della prova, chiede alla Chiesa cattolica di confermarla o smentirla concludendo con un invito perentorio che è difficile non definire farneticante. “Le prove della validità della mia scoperta – scrive – non possono che trovarsi fra i confini neutrali dello Stato Vaticano in forma di due salme [di Gesù e della Maddalena]… Ha la Chiesa il potere di comprovare o confutare la mia teoria? Forse è giunta l’ora (…) che la Chiesa attenui la sua insistenza sulla resurrezione fisica e mostri al mondo le spoglie mortali di Cristo” (p. 246). Spiace dirlo: ma veramente non si sentiva il bisogno di una traduzione italiana dell’ennesimo polpettone fanta-archeologico e fanta-teologico su presunti misteri di Rennes-le-Château. I primi propagatori di questa leggenda anticristiana avevano almeno una certa allure; gli epigoni scoprono rozzamente le carte, e inducono qualunque lettore minimamente avvertito a chiudere con fastidio il volume prima di arrivare alla prevedibile conclusione.

http://www.totustuus.biz/users/alzatevi_andiamo/Arcadia.htm

Dal sito del CESNUR

Il Codice da Vinci: FAQ – Risposta ad alcune domande frequenti

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Il Codice da Vinci: FAQ – Risposta ad alcune domande frequenti

di Massimo Introvigne

da Cristianità n. 327  gennaio-febbraio 2005

dan brown

Il Codice Da Vinci è solo un romanzo: perché criticarlo come se fosse un’opera storica?

Chi pone questa domanda di solito non ha letto la pagina de Il Codice Da Vinci intitolata Informazioni storiche, dove l’autore Dan Brown afferma che «tutte le descrizioni […] di documenti e rituali segreti contenute in questo romanzo rispecchiano la realtà» e si fondano in particolare sul fatto che «nel 1975, presso la Bibliothèque Nationale di Parigi, sono state scoperte alcune pergamene, note come Les Dossiers Secrets» con la storia del Priorato di Sion.
Forse in risposta alle molte controversie, a partire dalla sesta ristampa la pagina Informazioni storiche – pagina 9 dell’edizione italiana Mondadori – era sparita, sostituita da una pagina 9 interamente bianca: ma naturalmente rimaneva nell’edizione inglese, e nelle prime sei tirature italiane in possesso di un numero relativamente ristretto di «fortunati». Forse dopo che chi scrive ha fatto reiteratamente notare la curiosa sparizione di pagina 9 in Italia nel corso di trasmissioni radiofoniche e televisive, questa è «miracolosamente» ricomparsa.

 

Ma queste pergamene, note come Les Dossiers Secrets, esistono davvero?

Presso la Bibliothèque Nationale di Parigi sono stati non «scoperti» ma depositati nel 1967, non nel 1975, Les Dossiers secrets de Henri Lobineau. Non si tratta di pergamene ma di testi che parlano del modo di interpretare certe pergamene, le quali non erano allora né sono adesso alla Biblioteca Nazionale di Parigi, ma erano state consegnate da Pierre Plantard (1920-2000), insieme a un suo manoscritto, a un autore di libri popolari sui «misteri della Francia», Gérard de Sède (1921-2004), che avrebbe poi rielaborato e pubblicato il manoscritto come L’Or de Rennes ou la Vie insolite de Bérenger Saunière, curé de Rennes-le-Château (Julliard, Parigi 1967). Oggi le pergamene (ammesso che si tratti proprio di quelle) sono in possesso di Jean-Luc Chaumeil, un controverso autore francese di libri sull’esoterismo che afferma di averle ricevute da Plantard negli anni 1970, mentre Les Dossiers secrets si trovano ancora alla Biblioteca Nazionale di Parigi.

 

Le pergamene e i Dossier secrets sono autentici documenti sulla storia dell’antico Priorato di Sion?

È assolutamente certo che sia Les Dossiers secrets sia le pergamene sono documenti falsi compilati nello stesso anno 1967, e tutte le persone coinvolte nella falsificazione lo hanno ammesso, sia pure dopo qualche anno. Gérard de Sède, che li ha fatti conoscere per primo nel suo libro L’Or de Rennes in un’opera pubblicata vent’anni dopo li definiva «apocrifi» ispirati da un «sensazionalismo mercantile» (G. de Sède, Rennes-le-Château. Le dossier, les impostures, les phantasmes, les hypothèses, Robert Laffont, Parigi 1988, p. 107), e sosteneva perfino di avere disseminato ne L’Or de Rennes sufficienti indizi perché un lettore attento potesse leggere tra le righe che si trattava di falsi (ibid., p. 108). Secondo Gérard de Sède le pergamene erano state fabbricate da Philippe de Chérisey (1925-1985), un marchese attore di sceneggiati televisivi e appassionato di enigmistica. In effetti, de Chérisey non solo ha ripetutamente ammesso di avere confezionato queste pergamene, sia in lettere sia in testi pubblicati a stampa (Circuit, presso l’Autore, Liegi 1968; L’Or de Rennes pour un Napoléon, presso l’Autore, Parigi 1975; L’Énigme de Rennes, Parigi 1978), ma a partire già dall’8 ottobre 1967 (come attesta una lettera del suo avvocato B. Boccon-Gibod, cortesemente trasmessa a chi scrive dal ricercatore inglese Paul Smith) si è mosso – sostanzialmente senza ottenere soddisfazione fino alla morte – perché gli venisse riconosciuto il compenso pattuito e mai pagato da Pierre Plantard e dallo stesso de Sède. Infine, anche il terzo dei tre moschettieri coinvolti nella mistificazione, Pierre Plantard, ha ammesso che i documenti sono falsi. Nell’aprile 1989 sul numero 1 della seconda serie della sua rivista Vaincre Plantard si fa intervistare e dichiara che Les Dossier secrets (che sono firmati da un certo «Philippe Toscan du Plantier») sono documenti falsi fabbricati da Philippe de Chérisey e da Philippe Toscan du Plantier, che sarebbe stato un suo giovane discepolo che agiva però sotto l’influsso dell’LSD (Noël Pinot, «L’Interview de M. Pierre Plantard de Saint-Clair», Vaincre [2a serie], n. 1, aprile 1989, pp. 5-6). È possibile che in realtà non esistesse nessun «Philippe Toscan du Plantier» e che co-autore dei falsi con de Chérisey sia Plantard stesso. Ma l’essenziale è che tutti e tre gli autori dei Dossier secrets e degli altri «documenti» depositati negli stessi anni alla Biblioteca Nazionale di Parigi abbiano ammesso la loro natura di falsi, pubblicamente e per iscritto.

 

Ma che cosa contenevano di tanto interessante Les Dossiers secrets e perché secondo Dan Brown confermano l’essenziale de Il Codice Da Vinci?

Secondo Les Dossiers secrets de Henri Lobineau (tra parentesi, anche «Henri Lobineau» è un nome inventato dai tre moschettieri di cui sopra) i legittimi pretendenti al trono di Francia sono tuttora i Merovingi, detronizzati nel 751 dai Carolingi. E, contrariamente a quanto si crede, i Merovingi non sono estinti ma hanno discendenti ancora viventi, l’ultimo dei quali era nel 1967 Pierre Plantard, che dunque era l’unico vero pretendente al ruolo di re di Francia (s’intende, in caso di un’improbabile restaurazione monarchica). Per proteggere dai Carolingi e poi da altri nemici i discendenti dei Merovingi sarebbe nata una società segreta, il Priorato di Sion, che – sempre secondo i documenti falsi depositati alla Biblioteca Nazionale di Parigi negli anni 1960 – avrebbe avuto come Gran Maestri alchimisti ed esoteristi come Nicolas Flamel (ben noto anche ai lettori dei romanzi della serie Harry Potter, ma personaggio storico nato nel 1330 e morto nel 1418), Robert Fludd (1574-1637) e il principale originatore della leggenda dei rosacroce, Johann Valentin Andreae (1586-1654), nonché scienziati come Leonardo da Vinci (1452-1519) e Isaac Newton (1642-1727). Gli ultimi Gran Maestri sarebbero stati gli scrittori Charles Nodier (1780-1844) e Victor Hugo (1802-1885), il musicista Claude Debussy (1862-1918), il poeta e drammaturgo Jean Cocteau (1889-1963) e monsignor François Ducaud-Bourget (1897-1984), un sacerdote legato allo scisma di monsignor Marcel Lefebvre (1905-1991), che avrebbe trasmesso la carica a Plantard. Per puro caso la verità sul Priorato di Sion e le famose pergamene, nascoste nella chiesa parrocchiale di un un paesino francese di meno di cento abitanti nel dipartimento dell’Aude, ai piedi dei Pirenei orientali, Rennes-le-Château, sarebbero state scoperte nel 1897 dal parroco del paese, Berenger Saunière (1852-1917), che grazie alla conoscenza del segreto sarebbe entrato in relazione con gli ambienti esoterici e politici dell’epoca e sarebbe diventato favolosamente ricco.

 

Un momento: nel Codice Da Vinci il punto essenziale è che i Merovingi, protetti dal Priorato di Sion, non sono solo i legittimi pretendenti al trono di Francia ma sono i discendenti dei figli nati dal matrimonio fra Gesù Cristo e Maria Maddalena. Di questo Les Dossiers secrets e gli altri documenti non parlano?

No, non ne parlano affatto. La parte della storia relativa a Gesù Cristo e a Maria Maddalena nasce tra il 1969 e il 1970, quando della vicenda del Priorato di Sion comincia a interessarsi un attore inglese che aveva recitato nello sceneggiato televisivo The Avengers (in Italia Agente speciale) negli anni 1960 con il nome di Henry Soskin, ed era poi diventato regista di documentari su soggetti misteriosi con il nome di Henry Lincoln. Questo attore e documentarista inglese entra in contatto con il trio de Chérisey – Plantard – de Sède e decide di riscrivere la storia de L’Or de Rennes in una forma più adatta al pubblico di lingua inglese, presentandola prima in tre documentari trasmessi dalla BBC tra il 1972 e il 1979 e poi in un libro pubblicato nel 1982 con l’aiuto di Michael Baigent e Richard Leigh The Holy Blood and the Holy Grail (tradotto in italiano nello stesso anno come Il Santo Graal, Mondadori, Milano). Lincoln si rende conto che a chi spetti il titolo di pretendente al trono di Francia è di scarso interesse per il pubblico inglese. Nello stesso tempo era stato introdotto da Plantard nel piccolo mondo delle organizzazioni esoteriche francesi dove aveva conosciuto Robert Ambelain (1907-1997), una figura notissima di questo ambiente. Nel 1970 Ambelain aveva pubblicato Jésus ou Le mortel secret des templiers (Robert Laffont, Parigi), dove sosteneva che Gesù Cristo aveva una compagna, pur non essendo legalmente sposato, e identificava questa «concubina» in Salomé. Lincoln mette insieme la storia del matrimonio di Gesù, che ricava da Ambelain, con quella dei Merovingi di Plantard e «rivela» che i Merovingi protetti dal Priorato di Sion sono importanti, ben al di là della rivendicazione del trono di Francia, perché discendono da Gesù Cristo e dalla Maddalena.

 

Ma Lincoln sapeva che i documenti erano falsi?

Sì: non solo perché nell’ambiente delle organizzazioni esoteriche dove si era introdotto in Francia lo sapevano più o meno tutti, ma perché glielo aveva detto Philippe de Chérisey, come risulta da lettere di quest’ultimo (alcune riprodotte in Pierre Jarnac, Les Archives de Rennes-le-Château. Tome 2, Belisane, Nizza 1988). In effetti il punto debole de Il Santo Graal è proprio che troppe persone conoscono l’origine spuria dei documenti su cui si fonda. Così, dopo avere trattato direttamente con de Chérisey dietro le spalle di Plantard, poi avere rinnegato anche il marchese-attore, nel 1986 Lincoln e soci procedono brutalmente alla «bonifica» o «de-plantardizzazione» del Priorato di Sion con The Messianic Legacy (in italiano L’eredità messianica, Tropea, Milano 1996). Presentano come grande scoperta quello che in un certo ambiente francese tutti sanno: Plantard è un mistificatore (anche se forse non soltanto un mistificatore) e molti dei documenti sono falsi. Ma altri, insistono gli inglesi, sono veri: forse non è Plantard l’ultimo discendente di Gesù Cristo e il vero Priorato di Sion non è il suo, ma comunque esistono discendenti del matrimonio fra Gesù Cristo e la Maddalena, lo sono stati i Merovingi, e c’è un «vero» Priorato di Sion che sta dietro a molte vicende contemporanee: la P2, lo scandalo del Banco Ambrosiano, lo scisma di monsignor Lefebvre, le vicende della mafia italiana e tante altre, in un tour de force che fa girare la testa al lettore e le cui componenti hanno in comune solo un’avversione quasi patologica al «Vaticano» e alla Chiesa cattolica.

 

E Il Codice Da Vinci deriva da Il Santo Graal?

Ne deriva tanto direttamente che due degli autori de Il Santo Graal, Baigent e Leigh – offesi anche perché Brown, a loro dire, avrebbe aggiunto le beffe al danno chiamando il cattivo della storia Leigh di nome e Teabing (un’anagramma di Baigent) di cognome – hanno avviato nell’ottobre 2004 un’azione legale contro Dan Brown accusandolo di avere nella sostanza copiato il loro libro (dove ci sono già il collegamento con la cappella di Rosslyn, la chiesa di Saint-Sulpice, l’idea che il Santo Graaal sia il Sang réal, cioè una persona che ha in sé il sangue di Gesù Cristo). Lincoln «ha deciso di non partecipare all’azione per la violazione del diritto d’autore a causa delle sue cattive condizioni di salute, ma dichiara di sostenerla» (Elizabeth Day, «Da Vinci Code Bestseller Is Plagiarism, Authors Claim», The Sunday Telegraph, 3 ottobre 2004). Il 6 aprile 2006 Brown ha vinto il caso per una ragione tecnica: in base alla legge inglese è lecito utilizzare per un romanzo materiale tratto da un’opera “storica”, non importa se di pessima qualità, e Baigent, Leigh e Lincoln hanno sempre sostenuto che il loro era un saggio “storico” e non un’opera di fiction. Peraltro la sentenza (di cui si veda il testo integrale) ha confermato sia che Il Codice da Vinci si è ampiamente ispirato a Il Santo Graal, sia che quest’ultimo si basa sulla “complessa mistificazione” di Plantard. Si legga anche la significativa “autobiografia” depositata da Dan Brown come memoria nel processo.

 

Non potrebbe avere ragione L’eredità messianica, nel senso che documenti falsi sono stati fabbricati per corroborare una storia vera? Cominciando dall’inizio, il Priorato di Sion esiste?

Esiste certamente. È stato fondato il 7 maggio 1956 ad Annemasse da Pierre Plantard con statuti regolarmente depositati presso la Sotto-Prefettura di Saint-Julien-en-Genevois con il nome completo di Priorato di Sion – C.I.R.C.U.I.T. (Cavalleria di Istituzione e Regola Cattolica e di Unione Indipendente Tradizionalista). Gli statuti all’articolo 3 danno anche conto delle origini del nome, il quale deriva non da Gerusalemme ma dal Monte Sion, una montagnola presso Annemasse, dove si intende realizzare «un PRIORATO che servirà da centro di studio, meditazione, riposo e preghiere» per uno dei tanti ordini esoterici che proliferavano in Francia all’epoca. Del resto, il Priorato di Sion riprendeva lo schema di altre organizzazioni che Plantard aveva fondato fin da quando aveva 17 anni nel 1937 con il nome rispettivamente di Union Française, Rénovation Nationale Française e Alpha Galates. Con queste organizzazioni il Priorato di Sion aveva in comune interessi politici (monarchici: Plantard era partito da un interesse per l’Action Française, ancorché ad Annemasse si occupasse soprattutto di sostenere un progetto di realizzazione di case popolari) e il fatto di non avere mai superato la dozzina di membri. Comunque, il Priorato di Sion fondato nel 1956 ad Annemasse esiste ancora oggi, come minuscola organizzazione nel variegato panorama degli ordini iniziatici francesi.

 

Ma il Priorato di Sion non è stato fondato da Goffredo di Buglione (1060-1100)?

Negli anni 1960, quando preparava la falsificazione dei Dossiers secrets, Plantard – che, come sappiamo, aveva tratto il nome «Priorato di Sion» da una montagnola sopra Annemasse dove pensava nel 1956 di installare una casa per ritiri spirituali – ha ritrovato nella storia delle Crociate (cui si è più volte ispirato per le sue fantasie) una «Abbazia di Nostra Signora del Monte Sion» fondata nel 1099 a Gerusalemme appunto da Goffredo, divenuto re di Gerusalemme in seguito alla Prima Crociata. La comunità di monaci dell’abbazia (e non «priorato», dal momento che il superiore è chiamato abate e non priore) in Palestina continua a esistere fino al 1291, quando è travolta dall’avanzata musulmana. I pochi monaci sopravvissuti si rifugiano in Sicilia, dove la loro comunità si estingue nel XIV secolo. Si tratta di una normale comunità monastica senza alcun collegamento con i Templari, la Maddalena o segreti esoterici il cui «recupero» da parte di Plantard si risolve nel semplice riferimento a un nome.

 

E i vari personaggi famosi – Leonardo da Vinci, Newton, Victor Hugo – non hanno avuto relazioni con il Priorato di Sion?

Certamente no: né con quello di Plantard, fondato nel 1956, e neppure con l’abbazia di monaci fondata in Palestina, estinta nel XIV secolo. In realtà Plantard ha ricavato il suo elenco di Gran Maestri del Priorato di Sion dall’elenco di presunti Imperator, cioè capi supremi,  e “membri eminenti” dell’AMORC, l’Antico e Mistico Ordine Rosae Crucis, fondato nel 1915 negli Stati Uniti da Harvey Spencer Lewis (1883-1939) e con esponenti della cui branca francese Plantard era in contatto fin dagli anni 1940. Tranne Cocteau e monsignor Ducaud-Bourget tutti i nomi di Gran Maestri del Priorato di Sion si ritrovano, vedi caso, in genealogie mitiche costruite da esponenti dell’AMORC (alcuni dei quali hanno peraltro in seguito lasciato lo stesso AMORC). In verità tutte le organizzazioni esoteriche fondate dal XVIII secolo a oggi si dotano di genealogie mitiche che risalgono ai Templari, a Noè, a san Giovanni o a Salomone e passano per personaggi famosi della storia, della letteratura e dell’arte. In genere i loro membri meno sprovveduti sono consapevoli del carattere meramente simbolico e mitico di queste genealogie.

 

Ma Leonardo non ha lasciato tracce della sua conoscenza del segreto del Priorato di Sion ne L’ultima cena, dove il personaggio raffigurato alla destra di Gesù Cristo sembra proprio una donna?

L’idea è stata definita «assurda» da una delle maggiori specialiste contemporanee di Leonardo, la professoressa Judith Veronica Field, docente alla University of London e presidentessa della Leonardo Da Vinci Society (cfr. Gary Stern, «Expert Dismiss Theories in Popular Book», The Journal News, 2 novembre 2003). Poiché tuttavia nei quadri ognuno vede quello che vuole vedere, più o meno suggestionato dalle letture che ha fatto, è importante segnalare che se il personaggio raffigurato da Leonardo alla destra di Gesù Cristo sia una donna o un uomo non è poi così importante per tutta la questione che ci occupa. Né è necessario tornare sulla vexata quaestio se Leonardo fosse eterosessuale, omosessuale o bisessuale, su cui ormai esiste una vasta letteratura, e se il suo gusto per forme maschili talora effeminate non costituisca a suo modo un elemento di cui tenere conto in questa discussione. Chi si affanna a discutere di questo problema si lascia sfuggire l’essenziale. Ammettendo – per assurdo – che Leonardo pensasse che la persona seduta alla destra di Gesù Cristo nell’Ultima Cena fosse una donna, ci si deve ancora chiedere in che modo questo dimostri che: (a) egli credeva che quella donna fosse la Maddalena; (b) il fatto che Leonardo lo credesse prova che sia vero; (c) la Maddalena ha partecipato all’Ultima Cena perché era la moglie di Gesù Cristo; (d) i due hanno avuto figli; (e) i quali avrebbero dovuto governare la Chiesa; (e) e per preservare questa verità è nato un ordine occulto, il Priorato di Sion; (f) del quale faceva parte Leonardo. Come si vede, la strada da percorrere è molto, molto lunga. Di tutti questi passaggi non solo non ci sono prove ma si sa con certezza chi, quando, dove e come ha inventato la leggenda del Priorato di Sion. 

 

E le pergamene trovate dal parroco Saunière a Rennes-le-Château e portate ad esaminare a Parigi, in un viaggio in seguito al quale il parroco è diventato miliardario?

Non sono mai esistite pergamene (benché il parroco, nel corso di lavori nella chiesa parrocchiale, abbia trovato diversi reperti archeologici, esposti nel Museo di Rennes-le-Château e che non hanno niente a che fare con la Maddalena né con il Priorato di Sion) e Saunière, che ha tenuto taccuini minutissimi di che cosa faceva e quali somme spendeva giorno per giorno (anch’essi consultabili al Museo di Rennes-le-Château), non è mai stato a Parigi in vita sua. Non è neanche diventato miliardario, pur avendo potuto acquistare alcune proprietà e costruirvi una villetta e una torre-biblioteca. Questa non favolosa ma reale agiatezza è stata spiegata nel corso di processi canonici intentati a Saunière dal vescovo di Carcassonne, monsignor Paul Félix Beuvain de Beauséjour (1839-1930), i cui atti sono pure consultabili. Dal 1896, Saunière prende la strada – illegale dal punto di vista del diritto canonico e di quello civile, ma non inventata da lui e per nulla misteriosa – del «traffico di Messe». Tra il 1896 e il 1915 dai suoi taccuini si ricavano elementi per concludere che egli ha ricevuto onorari per almeno centomila Messe: cinquemila o seimila Messe all’anno negli anni d’oro. La documentazione esiste: parte da lettere e annunci dove un «sacerdote povero» domanda onorari per la celebrazione di Messe spediti a conventi e privati o pubblicati su riviste pie in tutta la Francia, nonché in Germania, Svizzera, Spagna, Italia, passa per liste di centinaia di donatori più volte sollecitati e arriva ai bollettini postali e ai conti tenuti mese per mese. L’obiezione, secondo la quale in un’epoca in cui non era tollerato (a differenza di oggi) cumulare diverse intenzioni per una sola Messa era impossibile che Saunière potesse celebrare cinquemila o seimila messe all’anno non mette in dubbio il traffico, ma semplicemente l’onestà del sacerdote: ed è un’obiezione che si risponde da sola. Molto semplicemente, il parroco di Rennes-le-Château intascava regolarmente onorari per Messe che non avrebbe mai celebrato.

 

Ma a Rennes-le-Château non ci sono strani simboli lasciati da Saunière, di tipo diabolico o massonico, che confermano le sue frequentazioni esoteriche?

Si tratta di pure fantasie. I lavori per il rifacimento della chiesa parrocchiale sono stati commissionati da Saunière nel 1896 a una ditta famosa, la H. Giscard Père et Fils di Tolosa, che è la sola responsabile del progetto. La H. Giscard, fondata nel 1885 e in cui lavorano diversi membri della famiglia Giscard, è una ditta che ha servito numerose parrocchie nonché il Carmelo di Lisieux. La sua sede è oggi trasformata in museo, ma il pronipote del fondatore, Joseph Giscard, continua a lavorare come scultore. Lo stile convenzionale dei Giscard è famoso in Francia e solo l’ignoranza di alcuni dei diffusori della leggenda di Rennes-le-Château ha potuto scambiare per sinistri o diabolici simboli che si trovano in molte altre chiese: così il diavolo che sorregge l’acquasantiera (un diavolo, evidentemente, sconfitto dall’acqua santa) o la scritta sopra il portale della parrocchiale Terribilis est locus iste (Genesi 28, 17) che deriva dalla visione della scala di Giacobbe. Il tradizionalista vescovo di Carcassonne monsignor Félix-Arsène Billard (1829-1901), che viene a vedere la nuova chiesa in occasione di una missione popolare, nel giorno di Pentecoste 1897, certamente non ci trova nulla da ridire: e chi vede nella Via Crucis della parrocchiale simboli «massonici» dovrebbe riflettere sul fatto che molti simboli utilizzati dalla massoneria sono stati corporativi e cattolici ben prima di diventare massonici. I Giscard nell’Ottocento sono piuttosto noti, e apprezzati nel mondo cattolico, per il loro stile (fin troppo) convenzionale, del tutto privo di singolarità e di sorprese.

 

Si dice anche che il pittore Nicolas Poussin (1594-1655) abbia raffigurato nel suo famoso quadro I pastori d’Arcadia una tomba che si trova a Rennes-le-Château, dando così un segnale della sua appartenenza al Priorato di Sion e della conoscenza dei suoi segreti…

In un certo senso, fra le tante mistificazioni di Rennes-le-Château questa è la più divertente. La cosiddetta «tomba di Arques» di cui si parla è stata fatta costruire nel 1932 (sostituendo una tomba precedente costruita nel 1903 e che non assomigliava neppure vagamente a quella de I pastori d’Arcadia) da Louis Bertram Lawrence (1884-1954), un imprenditore americano di origine francese. Vi sono state sepolte Emily Rivarès Lawrence (1863-1932) e Marie Rivarès (1843-1922), rispettivamente madre e nonna dell’imprenditore, nonché due gatti imbalsamati della stessa Marie Rivarès. Tutti i documenti amministrativi relativi a queste costruzioni e ricostruzioni sono tuttora esistenti. La tomba si può anche ritenere vagamente ispirata al quadro seicentesco di Poussin, del resto molto noto. Nel 1988 è stata demolita dall’attuale proprietario con l’autorizzazione del competente consiglio comunale, quello di Peyrolles, stufo di vederla profanata da vandali alla ricerca di segreti del Priorato di Sion. Comunque sia, Poussin non poteva certo riprodurre nel XVII secolo una tomba costruita nel 1932.

 

Ammettendo che quella del Priorato di Sion sia una mistificazione, non ci sono prove nei Vangeli «apocrifi» o «gnostici» che Gesù Cristo avesse sposato la Maddalena, e che la prima comunità cristiana non pensasse affatto che fosse Dio? E non ha la Chiesa cattolica per questo arbitrariamente scelto solo quattro Vangeli «innocui» come canonici al Concilio di Nicea del 325, appoggiata dalla forza delle armi dell’imperatore Costantino (280-337)?

Niente affatto: ci sono testi del primo secolo cristiano dove Gesù Cristo è chiaramente riconosciuto come Dio. All’epoca del Canone Muratoriano – che risale circa al 190 d.C. – il riconoscimento dei quattro Vangeli come canonici e l’esclusione dei testi gnostici era un processo che si era sostanzialmente completato, novant’anni prima che Costantino nascesse. Quanto alla Maddalena, lo gnostico Vangelo di Tomaso, che piace tanto a Dan Brown, ben lungi dall’essere un testo proto-femminista ne fonda la grandezza sul fatto che «[…] si fa maschio». A Simon Pietro che obietta «Maria deve andare via da noi! Perché le femmine non sono degne della Vita», Gesù risponde: «Ecco, io la guiderò in modo da farne un maschio, affinché ella diventi uno spirito vivo uguale a voi maschi. Perché ogni femmina che si fa maschio entrerà nel Regno dei cieli» (Vangelo di Tomaso, 114). Certo, vi è qui una nozione gnostica di androginia che non va presa necessariamente alla lettera: ma siamo comunque ben lontani dal femminismo. Né si parla di figli di Gesù Cristo e della Maddalena.
Brown insiste pure su un brano del cosiddetto «Vangelo di Filippo», dove si leggerebbe che «la Maddalena era la compagna del Salvatore. Cristo la amava più degli altri discepoli e la baciava sulla bocca». Gli specialisti fanno osservare che non esiste a rigore nessun «Vangelo di Filippo» (questo titolo è stato attribuito da studiosi moderni a un testo che di titolo è privo),  che la parola copta (questa la lingua in cui ci è pervenuto il testo, anche se Dan Brown pensa erroneamente che si tratti di aramaico) tradotta con «compagna» ha una pluralità di significati, e che in corrispondenza della parola «bocca» nel testo c’è una lacuna, per cui la frase suona «la baciava su…», e «sulla bocca» è una congettura desunta dal fatto che altri personaggi nello stesso testo e in testi della stessa epoca ricevono «baci sulla bocca», a indicare una stretta comunanza spirituale. Ma queste obiezioni da specialisti non sono neppure necessarie a fronte del fatto che il cosiddetto «Vangelo di Filippo» è piuttosto un catechismo gnostico di scuola valentiniana del tardo II o del III secolo. Come tale, non aspira a trasmettere informazioni reali sul Gesù storico ma solo a dire che cosa deve credere un buon gnostico valentiniano che, a questo punto della storia, fa già parte di una religione diversa e separata dal cristianesimo della «Grande Chiesa». Una lettura completa del cosiddetto «Vangelo di Filippo» mostra la contrapposizione radicale che questa scuola gnostica, agli antipodi di Dan Brown e de Il Codice Da Vinci, stabiliva fra il nostro mondo com’è, creato da un Dio minore e malvagio, e l’ideale mondo degli gnostici. Le caratteristiche più evidenti del carattere decaduto e malvagio di questo mondo sono la sessualità e la procreazione. Il rapporto che Gesù ha nel testo con i discepoli e con la Maddalena è un rapporto del tutto privo di caratteri sessuali, e il «bacio» che ne è il simbolo sta precisamente a indicare questo mondo alternativo.

 

Il Codice Da Vinci lascia anche intendere che l’Opus Dei è una «setta» che è entrata in conflitto con la Chiesa in quanto a conoscenza della verità sul Priorato di Sion. C’è qualcosa di vero?

Anzitutto, nessuno può ricattare altri sulla base della «verità sul Priorato di Sion», che è ben nota e documentata: si tratta di una mistificazione che passa da Plantard a de Sède, da de Sède a Lincoln, e da Lincoln a Dan Brown. Quanto all’Opus Dei (dove tra l’altro non ci sono «monaci», a differenza di quanto pensa Dan Brown), si tratta di un’istituzione non solo canonicamente approvata e lodata dalla Chiesa cattolica, ma il suo fondatore, Josemaría Escrivá (1902-1975), è stato canonizzato come santo dal Papa nel 2002. Le «informazioni» di Dan Brown provengono da un’associazione di ex-membri e altre persone ostili all’Opus Dei, l’Opus Dei Awareness Network, esplicitamente menzionata nel romanzo, che è collegata al più vasto «movimento anti-sette» (le cui discutibili tesi sono ampiamente criticate altrove su questo sito) e le cui faziose opinioni non sono in alcun modo condivise dalla gerarchia cattolica.

 

Ma come può un cumulo di sciocchezze avere quaranta milioni di lettori?

La questione è complessa sul piano sociologico. Rimandando a un mio libro di prossima pubblicazione una trattazione più ampia, mi limito a suggerire che incontra e mette insieme due tipi di mode molto diffuse: quella dei complotti e delle società segrete che dominerebbero il mondo, e quella di un anti-cattolicesimo sempre più manifesto e virulento.

 

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IL CODICE DA VINCI-MA LA STORIA E’ UN’ALTRA COSA

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“Il Codice Da Vinci”: ma la storia è un’altra cosa

di Massimo Introvigne

img1. L’anti-cattolicesimo come «ultimo pregiudizio accettabile»
Immaginiamo questo scenario. Esce un romanzo in cui si afferma che il Buddha, dopo l’illuminazione, non ha condotto la vita di castità che gli si attribuisce, ma ha avuto moglie e figli. Che la comunità buddhista dopo la sua morte ha violato i diritti della moglie, che avrebbe dovuto essere la sua erede. Che per nascondere questa verità i buddhisti nel corso della loro storia hanno assassinato migliaia, anzi milioni di persone. Che un santo buddhista scomparso da pochi anni – che so, un Daisetz Teitaro Suzuki (1870-1966) – era in realtà il capo di una banda di delinquenti. Che il Dalai Lama e altre autorità del buddhismo internazionale operano per mantenere le menzogne sul Buddha servendosi di qualunque mezzo, compreso l’omicidio. Pubblicato, il romanzo non passa inosservato. Autorità di tutte le religioni lo denunciano come un’odiosa mistificazione anti-buddhista e un incitamento allo scontro fra le religioni. In diversi paesi la sua pubblicazione è vietata, fra gli applausi della stampa. Le case cinematografiche, cui è proposta una versione per il grande schermo, cacciano a pedate l’autore e considerano l’intero progetto uno scherzo di cattivo gusto.
Lo scenario non è vero, ma ce n’è uno simile che è del tutto reale. Solo che non si parla di Buddha, ma di Gesù Cristo; non della comunità buddhista, ma della Chiesa cattolica; non di Suzuki e del suo ordine zen ma di san Josemaría Escrivá (1902-1975) e dell’Opus Dei da lui fondata; non del Dalai Lama ma di Papa Giovanni Paolo II. Il romanzo in questione ha venduto tre milioni e mezzo di copie negli Stati Uniti, è sbarcato anche in Italia e la Sony ne sta traendo un film, che sarà diretto da Ron Howard e per cui è già cominciata una propaganda internazionale. Come è stato correttamente osservato dallo storico e sociologo americano Philip Jenkins, il successo di questo prodotto è solo un’altra prova del fatto che l’anti-cattolicesimo è «l’ultimo pregiudizio accettabile» (1).

2. «Il Codice da Vinci» e il Priorato di Sion
Il Codice Da Vinci (2) mette in scena una caccia al Santo Graal. Quest’ultimo – secondo il romanzo – non è, come la tradizione ha sempre creduto, una coppa in cui fu raccolto il sangue di Cristo, ma una persona, Maria Maddalena, la vera «coppa» che ha tenuto in sé il sang réal – in francese antico il «sangue reale», da cui «Santo Graal» –, cioè i figli che Gesù Cristo le aveva dato. La tomba perduta della Maddalena è dunque il vero Santo Graal. Apprendiamo inoltre che Gesù Cristo aveva affidato una Chiesa che avrebbe dovuto proclamare la priorità del principio femminile non a san Pietro ma a sua moglie, Maria Maddalena, e che non aveva mai preteso di essere Dio. Sarebbe stato l’imperatore Costantino (280-337) a reinventare un nuovo cristianesimo sopprimendo l’elemento femminile, proclamando che Gesù Cristo era Dio, e facendo ratificare queste sue idee patriarcali, autoritarie e anti-femministe dal Concilio di Nicea (325). Il progetto presuppone che sia soppressa la verità su Gesù Cristo e sul suo matrimonio, e che la sua discendenza sia soppressa fisicamente. Il primo scopo è conseguito scegliendo quattro vangeli «innocui» fra le decine che esistevano, e proclamando «eretici» gli altri vangeli «gnostici», alcuni dei quali avrebbero messo sulle tracce del matrimonio fra Gesù e la Maddalena. Al secondo, per disgrazia di Costantino e della Chiesa cattolica, i discendenti fisici di Gesù si sottraggono e secoli dopo riescono perfino a impadronirsi del trono di Francia con il nome di merovingi. La Chiesa riesce a fare assassinare un buon numero di merovingi dai carolingi, che li sostituiscono, ma nasce un’organizzazione misteriosa, il Priorato di Sion, per proteggere la discendenza di Gesù e il suo segreto.
Al Priorato sono collegati i templari – per questo perseguitati – e più tardi anche la massoneria. Alcuni fra i maggiori letterati e artisti della storia sono stati Gran Maestri del Priorato di Sion, e alcuni – fra cui Leonardo da Vinci (1452-1519) – hanno lasciato indizi del segreto nelle loro opere. La Chiesa cattolica, nel frattempo, completa la liquidazione del primato del principio femminile con la lotta alle streghe, in cui periscono cinque milioni di donne. Ma tutto è vano: il Priorato di Sion sopravvive, così come i discendenti di Gesù in famiglie che portano i cognomi Plantard e Saint Clair.

3. «Fiction» o storia?
Molti obiettano a qualunque critica del romanzo che si tratta, appunto, di fiction che in quanto tale non è tenuta a rispettare la verità storica. Questi critici hanno semplicemente dimenticato di leggere la pagina Informazioni storiche, dove Brown afferma che «tutte le descrizioni […] di documenti e rituali segreti contenute in questo romanzo rispecchiano la realtà» (3), e si fondano in particolare sul fatto che «nel 1975, presso la Bibliothèque Nationale di Parigi, sono state scoperte alcune pergamene, note come Les Dossiers Secrets» (4) con la storia del Priorato di Sion.
Forse in risposta alle molte controversie, a partire dalla sesta ristampa la pagina Informazioni storiche, pagina 9 dell’edizione italiana Mondadori, è sparita sostituita da una pagina 9 interamente bianca: ma naturalmente rimane nell’edizione inglese (e nelle prime stampe italiane, per chi ha acquistato il volume nelle prime settimane di diffusione).
La parte che anche l’autore presenta come immaginaria ipotizza che il Priorato oggi si appresti a rivelare il segreto al mondo tramite il suo ultimo Gran Maestro, un curatore del Museo del Louvre che si chiama Jacques Saunière. Per impedire che questo avvenga, Saunière e i suoi principali collaboratori sono assassinati. Uno studioso di simbologia americano, Robert Langdon, è sospettato dei crimini, ma una criptologa che lavora per la polizia di Parigi – Sophie Neveu, la nipote di Saunière – crede nella sua innocenza e lo aiuta a fuggire. Il lettore è indotto a credere che responsabile degli omicidi sia l’Opus Dei, ma le cose sono più complicate. Sul conto di questi istituto si ripetono le più crude «leggende nere», cento volte smentite, ma dure a morire, desunte dalla letteratura internazionale che lo critica, esplicitamente citata. Nel romanzo, un nuovo Papa progressista ha deciso di rescindere i legami fra la Chiesa e l’Opus Dei che risalgono a Papa Giovanni Paolo II, e il prelato dell’Opus Dei accetta la proposta che gli proviene da un misterioso «Maestro»: pagando a questo personaggio una somma immensa, potrà ricattare la Santa Sede impadronendosi delle prove del segreto del Priorato di Sion – cioè della «verità» su Gesù Cristo – e minacciando di rivelarle al mondo. Un ex-criminale, ora numerario dell’Opus Dei, è «prestato» al Maestro, e proprio quest’ultimo lo spinge a commettere una serie di crimini. In realtà, il «Maestro» lavora per sé stesso: è un ricchissimo studioso inglese, anti-cattolico, che vuole rivelare il segreto al mondo e accusa il Priorato di tacere per timore della Chiesa. Fra morti ammazzati, enigmi e inseguimenti Robert Langdon e Sophie – fra i quali nasce anche l’inevitabile storia d’amore – finiscono per scoprire la verità: la tomba della Maddalena è nascosta sotto la piramide del Louvre, voluta dall’esoterista e massone presidente francese François Mitterrand (1916-1996), ma il sang réal scorre nelle vene della stessa Sophie, che è dunque l’ultima discendente di Gesù Cristo.

4. Errori e mistificazioni
Solo la diffusa ignoranza religiosa spiega come qualcuno possa prendere sul serio un tale cumulo di affermazioni a dir poco ridicole. Ci sono testi del primo secolo cristiano dove Gesù Cristo è chiaramente riconosciuto come Dio. All’epoca del Canone Muratoriano – che risale circa al 190 d.C. – il riconoscimento dei quattro Vangeli come canonici e l’esclusione dei testi gnostici era un processo che si era sostanzialmente completato, novant’anni prima che Costantino nascesse. Quanto alla Maddalena, lo gnostico Vangelo di Tomaso, che piace tanto a Brown, ben lungi dall’essere un testo proto-femminista ne fonda la grandezza sul fatto che «[…] si fa maschio» (5). A Simon Pietro che obietta «Maria deve andare via da noi! Perché le femmine non sono degne della Vita» (6), Gesù risponde: «Ecco, io la guiderò in modo da farne un maschio, affinché ella diventi uno spirito vivo uguale a voi maschi. Perché ogni femmina che si fa maschio entrerà nel Regno dei cieli» (7). La cifra di cinque milioni di streghe bruciate dalla Chiesa cattolica è del tutto assurda, e Brown si dimentica del fatto che nei paesi protestanti la caccia alle streghe è stata più lunga e virulenta che in quelli cattolici.
L’idea stessa di un «codice Da Vinci» nascosto nelle opere dell’artista italiano è stata definita «assurda» dalla professoressa Judith Veronica Field, docente alla University of London e presidentessa della Leonardo Da Vinci Society (8). A fronte di questi svarioni, quello del traduttore italiano che chiama la torre dell’orologio del parlamento inglese «Big Bang» (9) invece di Big Ben sembra quasi un peccato veniale, ed è stato corretto nelle ristampe più recenti. Inoltre, chi conosca un poco la storia delle mistificazioni sul Graal sa che nel Codice Da Vinci vi è ben poco di nuovo: tutto è già stato detto in centinaia di libri su Rennes-le-Château (10), e – benché il nome di questa località francese non sia mai menzionato nel romanzo di Brown – i cognomi Saunière e Plantard fanno chiaramente riferimento alle stesse vicende.

5. Il mito di Rennes-le-Château: una falsificazione già da tempo smascherata
Rennes-le-Château è un paesino francese del dipartimento dell’Aude, ai piedi dei Pirenei orientali, nella zona detta del Razès. La popolazione si è ridotta a una quarantina di abitanti, ma ogni anno i turisti sono decine di migliaia. Dal 1960 a oggi a Rennes-le-Château sono state dedicate oltre cinquecento opere in lingua francese, almeno un paio di best seller in inglese e un buon numero di titoli anche in italiano. Se ne parla anche in film e in fumetti di culto, come Preacher o The Magdalena. Il paesino si trova all’interno di quel «paese cataro», cioè della zona dove l’eresia dei catari ha dominato la regione ed è sopravvissuta fino al secolo XIII, che una sapiente promozione ha reso in anni recenti una delle più ambite mete turistiche francesi. Rennes-le-Château rimarrebbe però una nota a pie’ di pagina nel ricco turismo «cataro» contemporaneo se del paese non fosse diventato parroco, nel 1885, don Berenger Saunière (1852-1917). È a lui che fanno riferimento tutte le leggende su Rennes-le-Château.
Il parroco Saunière era soprattutto un personaggio bizzarro. Nel 1909 si rifiuta di trasferirsi in un’altra parrocchia e nel 1910, dopo aver perso un processo ecclesiastico, subisce una sospensione a divinis. Pure privato della parrocchia, rimane fino alla morte nel paese, che aveva arricchito con nuove costruzioni – fra cui una curiosa «torre di Magdala» – e scandalizzato con una serie di scavi nella cripta e nel cimitero, alla ricerca non si sa bene di che cosa. Diventato più ricco di quanto fosse consueto per un parroco di campagna, si favoleggia che abbia trovato un tesoro. Tutto poteva spiegarsi, peraltro – come sospettava il suo vescovo – con un meno romantico traffico di donazioni e di messe. In epoca recente si è sostenuto che Saunière avesse scoperto nella cripta importantissimi manoscritti antichi, ma quelli che sono emersi sono falsi evidenti del secolo XIX se non del XX. È possibile che, nel corso dei lavori per restaurare la chiesa parrocchiale – un’attività che va in ogni caso ascritta a merito dell’originale parroco – don Saunière avesse scoperto qualche reperto di epoca medioevale, ma in ogni caso non in quantità sufficiente da arricchirsi. Si continua a ripetere anche che Saunière sarebbe stato in rapporti con ambienti esoterici di Parigi, ma di questo non vi è nessuna prova. La figura di Saunière non è priva d’interesse, e le sue costruzioni mostrano che si trattava di un uomo singolarmente attento alle allegorie e ai simboli, sulla scia di una tradizione locale. Ma nulla di più ha mai potuto essere provato.
La leggenda di Saunière non sarebbe continuata nel tempo se la sua perpetua, Marie Denarnaud (1868-1953) – cui il sacerdote aveva intestato le proprietà e le costruzioni di Rennes-le-Château, per sottrarle al vescovo con cui era in conflitto – non avesse continuato per anni, anche per incoraggiare eventuali acquirenti, a favoleggiare di tesori nascosti. E se un altro personaggio, Noel Corbu (1912-1968), dopo avere acquistato dalla Denarnaud le proprietà dell’ex-parroco per trasformarle in ristorante, non avesse cominciato, a partire dal 1956, a pubblicare articoli sulla stampa locale dove – animato certo anche dal legittimo desiderio di attirare turisti in un borgo remoto – metteva i presunti «miliardi» di don Saunière in relazione con il tesoro dei catari.
Negli anni 1960 le leggende diffuse da Corbu su scala locale acquistano fama nazionale dopo aver attirato l’attenzione di esoteristi – fra cui Pierre Plantard (1920-2000), che aveva animato in precedenza il gruppo Alpha Galates ed era stato anche condannato per truffe a sfondo esoterico – e di giornalisti interessati ai misteri esoterici come Gérard de Sède, che pubblica nel 1967 L’or de Rennes (11). Tre autori inglesi di esoterismo popolare – Michael Baigent, Richard Leigh e Henry Lincoln – s’incaricheranno di elaborare ulteriormente le sue idee, trasformandole in una vera industria editoriale – grazie anche alla BBC, che batte la grancassa – avviata con la pubblicazione, nel 1979, de Il Santo Graal (12). Secondo de Sède e i suoi continuatori inglesi, il parroco aveva scoperto il segreto di Rennes-le-Château, dove sarebbe depositato non solo un tesoro favoloso – variamente attribuito al tempio di Gerusalemme, ai visigoti, ai catari, ai templari, alla monarchia francese, e cui il sacerdote avrebbe attinto solo per una piccola parte –, ma anche – rivelato dalle presunte pergamene ritrovate da don Saunière, dalle iscrizioni del cimitero, dalle forme stesse degli edifici e di quanto si trova nella chiesa parrocchiale – un tesoro di tipo non materiale, la verità stessa sulla storia del mondo. Nel paesino pirenaico esisterebbero i documenti in grado di provare che Gesù Cristo – verità accuratamente nascosta dalla Chiesa cattolica – aveva avuto figli da Maria Maddalena, che questi figli portano in sé il sangue stesso di Dio e che pertanto hanno il diritto di regnare sulla Francia e sul mondo intero. Che il Santo Graal sarebbe, più propriamente, il sang réal, il «sangue reale» dei discendenti fisici di Gesù Cristo, è affermato da quando Plantard entra nella storia di Rennes-le-Château. Il Codice Da Vinci si limita a ripetere queste affermazioni. Per prudenza, afferma Plantard, la discendenza dei merovingi da Gesù Cristo sarebbe sempre stata mantenuta come un segreto noto a pochi. Ma i catari, i templari, i grandi iniziati – dallo stesso Saunière al pittore Nicolas Poussin (1594-1655), il quale ne avrebbe lasciato una traccia nel suo famoso quadro del Louvre I pastori di Arcadia, che raffigurerebbe precisamente il panorama di Rennes-le-Château – hanno custodito il segreto come cosa preziosissima, lasciando trapelare di tanto in tanto qualche indizio.
Oggi, naturalmente, un Priorato di Sion esiste. È fondato nel 1956 da Pierre Plantard – che si fa chiamare anche «Plantard de Saint Clair», inventandosi un titolo nobiliare di fantasia che è alle origini delle affermazioni de Il Codice Da Vinci secondo cui anche «Saint Clair» sarebbe un cognome merovingio –, con tanto di atto notarile e carte da bollo. Plantard ha lasciato intendere di essere egli stesso un discendente dei merovingi e il custode del Graal. La prova che il Priorato esiste da mille anni dovrebbe consistere nel nome di un piccolo ordine religioso medievale chiamato Priorato di Sion. Questo è effettivamente esistito – e finito –, ma non ha relazioni di sorta né con i merovingi né con presunti discendenti di Gesù Cristo. È difficile non concludere che il collegamento fra Rennes-le-Château, i merovingi e il Priorato di Sion è puramente leggendario, e che il Priorato è un’organizzazione esoterica le cui origini non vanno al di là dell’esperienza di Plantard e dei suoi collaboratori. Non è esistito nessun Priorato di Sion – nel senso in cui oggi se ne parla – prima dell’arrivo di Plantard a Rennes-le-Château. Ora, naturalmente esiste: ma solo dal 1956.
Nella pagina Informazioni storiche de Il Codice Da Vinci si afferma, come ho accennato, che tutta la storia è confermata da documenti inoppugnabili. Si tratta dei famosi documenti in parte «ritrovati» nel 1975 nella Biblioteca Nazionale di Parigi e in parte trasmessi in precedenza allo scrittore Gérard de Sède. I documenti, però, sono stati «ritrovati» dalle stesse persone che li avevano nascosti nella Biblioteca Nazionale di Parigi: Plantard e i suoi amici. Ed è certissimo che non si tratta di documenti antichi ma di falsi moderni. Il principale autore dei falsi, Philippe de Chérisey – morto nel 1985 –, ha confessato di aver partecipato alla loro falsificazione, lamentandosi perfino per la loro utilizzazione avvenuta senza versargli il dovuto compenso, argomento su cui esistono lettere dell’avvocato di Chérisey (13).
Quanto a Poussin, la «prova» del suo collegamento con Rennes-le-Château avrebbe dovuto essere la fotografia di una tomba presente nel territorio del paesino francese, oggi distrutta, ma cui Poussin si sarebbe ispirato per il suo quadro I pastori di Arcadia. Peccato però che della tomba siano stati ritrovati il permesso e i piani di costruzione, datati 1903, ancorché la tomba sia stata completata nel 1933 (14): la tomba è dunque posteriore di quasi trecento anni al quadro di Poussin. Nessun «documento» e nessuna «prova», dunque. Solo fantasie, buone per vendere romanzi più o meno appassionanti, ma che dal punto di vista strettamente storico devono essere considerate autentica spazzatura.

* Articolo sostanzialmente anticipato, in una versione più breve, senza note e con il titolo Il Codice Da Vinci, in il Timone. Mensile di formazione e informazione apologetica, anno VI, n. 31, Fagnano Olona (Varese) marzo 2004, pp. 47-49.

(1) Cfr. PHILIP JENKINS, The New Anti-Catholicism. The Last Acceptable Prejudice, Oxford University Press, New York 2003; in una comunicazione personale, l’autore ha confermato di ritenere Il Codice Da Vinci un esempio tipico della mentalità descritta nel suo studio.
(2) Cfr. DAN BROWN, Il Codice Da Vinci, trad. it., Mondadori, Milano 2003.
(3) Ibid., p. 9.
(4) Ibidem.
(5) Vangelo di Tomaso, 114, in LUIGI MORALDI (a cura di), I Vangeli gnostici. Vangeli di Tomaso, Maria, Verità, Filippo, trad. it., Adelphi, Milano 2001, pp. 3- 20 (p. 20).
(6) Ibidem.
(7) Ibidem.
(8) Cfr. GARY STERN, Expert Dismiss Theories in Popular Book, in The Journal News, Westchester (New York) 2-11-2003, p. 1.
(9) D. BROWN, op. cit., p. 438.
(10) Cfr. un’introduzione all’immensa bibliografia sul tema, nel mio Rennes le Château: mistificatori e mistificazioni sul Graal, in Cristianità, anno XXIV, n. 258, ottobre 1996, pp. 7-9.
(11) Cfr. GERARD DE SEDE, L’or de Rennes ou la vie insolite de Bérenger Saunière, Curé de Rennes-le-Château, Julliard, Parigi 1967.
(12) Cfr. MICHAEL BAIGENT, RICHARD LEIGH e HENRY LINCOLN, Il Santo Graal, trad. it., Mondadori, Milano 1997.
(13) Cfr. lettera dell’avvocato B. Boccon-Gibod a Philippe de Chérisey, dell’8-10-1967, in cui parla di documenti «de votre fabrication et déposés à mon étude», all’indirizzo http://priory-of-sion.com/psp/id167.html, visitato il 20-5-2004.
(14) Cfr. PAUL SMITH, The Tomb at Les Pontils. The Real Truth, all’indirizzo http://priory-of-sion.com/psp/id33.html, visitato il 20-5-2004.
http://www.totustuus.biz/users/alzatevi_andiamo/storia_altra.htm

PROCESSO AL CODICE DA VINCI

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Processo al “Codice da Vinci”
Intervista al giornalista Andrea Tornielli
 

ROMA, venerdì, 5 maggio 2006 (ZENIT.org).- E’ in vendita da mercoledì 3 aprile il libro scritto dal giornalista Andrea Tornielli “Processo al Codice da Vinci” (in edicola con il “Giornale”, 234 pagine, 6,90 Euro).

Nel suo volume Tornielli risponde punto su punto, rivelando cosa c’è di vero e soprattutto di falso nel romanzo di Dan Brown: date, nomi, fatti, circostanze, retroscena, documenti segreti, pergamene autentiche e falsi clamorosi, testimonianze inedite.
Il vaticanista de “Il Giornale” prende in esame anche il film sul “Codice da Vinci” che Ron Howard ha appena finito di girare: i retroscena di quanto è accaduto, quanto è costato, il fatto che grazie a un esborso di un milione di dollari la produzione abbia potuto usare come set il Museo del Louvre.
Inoltre, nel settimo capitolo, Tornielli prende in considerazione le accuse rivolte da Dan Brown all’Opus Dei e spiega che cos’è, in realtà, la Prelatura fondata da san Josemaría Escrivá.
Per approfondire un tema che suscita tanto clamore nei mass media mondiali, ZENIT ha intervistato Andrea Tornelli.

Perché ha voluto scrivere un libro contro il romanzo di Dan Brown ed il susseguente film?
Tornielli: Perché purtroppo tanta gente ha letto il romanzo e vedrà il film pensando che ciò che viene detto sia vero. Un parroco mi ha raccontato di un giovane che dopo aver letto il “Codice Da Vinci” non voleva più sposarsi in Chiesa perché la Chiesa ha ingannato per duemila anni l’umanità.

Quali sono i temi e gli argomenti che ha approfondito per contrastare le tesi del “Codice da Vinci?”
Tornielli: Per controbattere al “Codice Da Vinci” non occorre essere teologi o esegeti: basta una buona enciclopedia. Mi sono soffermato soprattutto sulla grande mistificazione relativa alla figura di Gesù e alla sua presunta relazione con la Maddalena; ho analizzato come i Vangeli si sono formati e la grande differenza che esiste tra i testi canonici e quelli apocrifi e gnostici. Infine ho parlato del mito dei documenti segreti che sarebbero stati scoperti in Francia e del ruolo dell’Opus Dei.

Lei sostiene che Brown ha raccontato tante bugie. Può farci qualche esempio?
Tornielli: Tanto per cominciare Brown afferma, sulla base di un frammento molto corrotto di un tardo vangelo gnostico, che Gesù aveva una relazione con la Maddalena, che la Maddalena era sua moglie. Se davvero Gesù fosse stato sposato, i Vangeli lo avrebbero detto. E’ molto semplice: nei Vangeli il celibato non viene mai presentato come superiore alla condizione degli uomini e delle donne sposate. Pietro è sposato, altri apostoli lo erano… Se lo fosse stato anche Gesù, lo avremmo trovato scritto nei Vangeli.
Invece non esiste alcun indizio di tutto questo. Dan Brown dice che fu Costantino durante il Concilio di Nicea (325) a stabilire i Vangeli canonici – scartando quelli “scomodi” – e a trasformare Gesù da grande uomo a divinità. Peccato che la divinità di Cristo sia affermata chiaramente nei Vangeli (basti citare il prologo di Giovanni: “E il Verbo era Dio”) e che il Concilio di Nicea non si sia affatto occupato del canone. Esistono testimonianze precise sul fatto che già nella prima metà del secondo secolo la Chiesa considerava autentici i Vangeli di Marco, Matteo, Luca e Giovanni.
Dan Brown afferma che il suo romanzo è in realtà un saggio scientifico: peccato che ogni pagina possa essere sbugiardata e che i documenti “segreti” che sarebbero stati scoperti nel 1975 alla Biblioteca Nazionale di Parigi (relativi alla discendenza reale dei Merovingi) siano in realtà dei falsi fabbricati su ordinazione e sistemati lì dalle stesse persone che poi avrebbero finto di “scoprirli”…

Monsignor Angelo Amato, Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha proposto di boicottare il film. Qual è il suo parere in proposito?
Tornielli: Io starei molto attento a parlare di boicottaggio, perché si rischia di fare pubblicità al film. Ma certamente credo si potrebbe consigliare a tutti di andare a mangiare la pizza invece che andare a vedere il film, oppure di andare al cinema a vedere un altro film. Tanto anche il “Codice Da Vinci” arriverà presto in Tv…

Qual è, a suo avviso, il fine di romanzi e film come quelli ispirati dal “Codice da Vinci”?
Tornielli: Fare soldi: e questo obiettivo è riuscito. Ma anche cercare di demolire i fondamenti del cristianesimo presentando presunte verità e rivelazioni, che in realtà sono del tutto prive di qualsiasi consistenza.
 

ZI06050508

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VATICANO CONTRO IL CODICE DA VINCI

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LA SANTA SEDE SCOMUNICA L’OPERA CHE STA PER ESSERE PRESENTATA AL FESTIVAL DI CANNES

Vaticano contro il film sul «Codice da Vinci»

29/4/2006

di Marco Tosatti

CITTA’ DEL VATICANO. La saga del Codice da Vinci si arricchisce di un altro capitolo: una «scomunica» di altissimo livello, che naturalmente non potrà non riempire di gioia autori, produttori e tutti quanti militano sotto le bandiere di Dan Brown. L’ha pronunciato, l’anatema, addirittura il Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, monsignor Angelo Amato; e per giudicare il peso di questa uscita basterà ricordare che una volta la Congregazione, già Sant’Uffizio, era chiamata «La Suprema», proprio per sottolineare il ruolo eccezionale nel firmamento vaticano.

Un intervento dunque di peso ben diverso rispetto alle pur roventi polemiche che deflagrarono nel 1988 contro L’ultima tentazione di Cristo di Martin Scorsese. Monsignor Amato, teologo raffinatissimo e grande esperto di spiritualità bizantina, intervenendo a un convegno all’università della Santa Croce, ha incoraggiato sic et simpliciter a «boicottare il film». Una breve digressione dal testo scritto che aveva preparato, ma sufficiente per capire che Il Codice da Vinci proprio non gli va giù. Il tema del convegno era il rapporto che fra i media e il magistero della Chiesa e le sfide culturali che ne derivano. In questo contesto ha inserito il riferimento al romanzo dei record (quarantatré milioni di copie vendute) secondo cui Gesù non è morto ma si è sposato con Maria Maddalena, mettendo al mondo dei figli.

In questo modo Dan Brown ha portato all’onor del mondo una leggenda ancora viva in una setta islamica del Kashmir. Il giudizio di monsignor Amato, peraltro condiviso dagli studiosi cristiani, non solo cattolici, è che libro e film son solo un coacervo di «offese, calunnie, errori storici e teologici nei confronti di Gesù, dei Vangeli, della Chiesa». E qui il prelato ha messo a segno un punto, nei confronti del «politically correct» imperante in Occidente: «calunnie, offese ed errori che se fossero stati indirizzati al Corano o alla Shoah avrebbero provocato giustamente una sollevazione mondiale», ma che se «rivolti alla Chiesa e ai cristiani rimangono impuniti». L’episodio dovrebbe dunque far riflettere: «Penso – ha aggiunto Amato – che in questi casi i cristiani dovrebbero essere più sensibili al rifiuto della menzogna e della diffamazione gratuita».

Parole che riguardano la proposta provocatoria di uno scrittore cattolico italiano, Vittorio Messori, tesa alla creazione di una «Anti defamation League» a difesa dei cristiani, come ne esiste una per i figli di Israele. Certo, tutto sembra concordare in un disegno ben delineato per aiutare il lancio della pellicola. Anche le polemiche – questa volta romanissime – legate – a un mega-manifesto del Codice da Vinci appeso a coprire la facciata di una chiesa, San Pantaleo, e per di più nel cuore di Roma, sulla centralissima arteria di Corso Vittorio, a dieci metri da piazza Navona. La chiesa è in restauro, i lavori sono a cura del ministero dell’Interno (che ha anche la proprietà dell’edificio); e come succede in questi casi la superficie dei ponteggi era coperta da un’affissione pubblicitaria. Fare pubblicità, sulla facciata di una chiesa, a quello che il predicatore della Casa Pontificia, Cantalamessa, il venerdì santo, ha bollato in maniera durissima, è sembrato proprio una provocazione al rettore della parrocchia, che ne ha ottenuto la rimozione.

Tuonava il francescano Cantalamessa: «Si fa un gran parlare del tradimento di Giuda e non ci si accorge che lo si sta rinnovando; Cristo viene ancora venduto, non più ai capi del sinedrio per trenta denari, ma a editori e librai per miliardi di denari… Nessuno riuscirà a frenare questa ondata speculativa, che anzi registrerà un’impennata con l’uscita imminente di un certo film». Detto fatto. Era un episodio secondario, se si vuole, questo della facciata di San Pantaleo; ma indicativo del malumore della Chiesa in generale, e in particolare di quello dell’Opus Dei, che viene dipinta come una specie di setta dedita al crimine.

Ma la strategia portata avanti dalla Prelatura fondata da Escrivà de Balaguer non è stata quella della censura, ma del dialogo. Nelle settimane scorse aveva inviato una lettera-appello alla Sony chiedendo di inserire all’inizio del film un avviso per gli spettatori, precisando che la storia è frutto di fantasia. Con rammarico, però, dicono i responsabili, «la Sony non ha mai risposto». In parallelo, si è deciso di approfittare dell’occasione «per far conoscere meglio al pubblico mondiale che cosa sia veramente la Chiesa, chi sia Gesù e cosa faccia l’Opus Dei». «Il primo effetto positivo – hanno detto Marc Carroggio e Brian Finnerty – è stato il rafforzamento della collaborazione inter-ecclesiale: molte realtà della Chiesa in diverse parti del mondo stanno collaborando per fornire informazioni sulla verità dei Vangeli e sulla fede cattolica. Molte persone in questi tre anni hanno ammesso che il libro è stato occasione di riavvicinamento alla Chiesa e alla fede».

Ma da Firenze viene un’ipotesi inquietante: e la propone Franco Cardini, ordinario di storia medievale all’Università di Firenze. Il Codice da Vinci potrebbe essere frutto delle frizioni tra Casa Bianca e Vaticano per la guerra in Iraq: «Il successo di Dan Brown appartiene obiettivamente ai messaggi mafiosi che la classe dirigente Usa ha inviato al Vaticano ed è un brandello della grande lotta per la conquista del potere universale».

 

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LE BUFALE DE IL CODICE DA VINCI

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Le bufale de Il Codice da Vinci

Data: 16-10-2004
Autore:

MARCO RESPINTI


Fonte: Il Domenicale

 

Il popolarissimo romanzo di Dan Brown racconta una storia già mille volte raccontata e già mille volte sbugiardata. E dove innova, sbaglia. Né verosimile né storico, non convince nemmeno come fantasy. Leggete un altro libro.

 

«Ho scritto 12 libri di saggistica sinora, e ho deciso di smettere. […] Credo che la verità si possa diffondere meglio attraverso i romanzi». Lo dice – in una intervista rilasciata a Francesco Garufi nel libro Rennes le Château: un’inchiesta (Edizioni Hera, Roma 2004) – Michael Baigent, colui che assieme a Richard Leigh e a Henry Lincoln ha dato il la alla storia dei figli di Gesù attraverso best-seller fortunati quali Il Santo Graal. Una catena di misteri lunga duemila anni del 1982 (trad. it. Mondadori, Milano 2004) e L’eredità messianica del 1996 (trad. it. Tropea, Milano 1999). Lo dice lui e ne ha ben donde, giacché Il Codice Da Vinci di Dan Brown (trad. it. Mondadori 2003, oggi alla 31a ristampa) racconta le stesse storie dell’oggi disciolto trio britannico, salvo però non dirlo (l’ultimo reprint de Il Santo Graal strilla invece dalla fascetta: «Il libro che ha ispirato “Il Codice da Vinci” di Dan Brown»).

Ora, i libri di Baigent, Leigh e Lincoln sono saggi che inventano una storia, mentre il “giallo” di Brown è un romanzo che si crede un libro di storia. Anzi, che fa credere ai lettori di essere storicamente fededegno – magari proprio perché tacitamente si basa su Il Santo Graal e L’eredità messianica –, mentre invece è fiction, quanto pura è da vedere.

Infatti, la primissima edizione italiana del libro di Brown recava (come del resto l’originale inglese) una paginetta intitolata Informazioni storiche in cui si dava per vero quello che nel romanzo non è nemmeno verosimile; ma, nelle ristampe, la paginetta e le informazioni sono rimaste, mentre quel titolo a dir poco imbarazzante è scomparso (resta invece nella versione inglese).
Così, quello che continua a essere sempre e solo un romanzo dà da bere al lettore che nel 1099 sia stato davvero fondato quel Priorato di Sion, il quale, sia nei saggi di Baigent, Leigh e Lincoln sia nel thriller di Brown, custodisce la “sacra coppa” e la verità segreta sulla storia del mondo. Mentre non è affatto vero.

Immaginiamo Buddha…
«Immaginiamo questo scenario», scrive Massimo Introvigne, fondatore del Centro Studi sulle Nuove Religioni di Torino in un articolo di critica pubblicato sul sito della sua istituzione. «Esce un romanzo in cui si afferma che il Buddha, dopo l’illuminazione, non ha condotto la vita di castità che gli si attribuisce, ma ha avuto moglie e figli. Che la comunità buddhista dopo la sua morte ha violato i diritti della moglie, che avrebbe dovuto essere la sua erede.

Che per nascondere questa verità i buddhisti nel corso della loro storia hanno assassinato migliaia, anzi milioni di persone. Che un santo buddhista scomparso da pochi anni – che so, un Daisetz Teitaro Suzuki (1870-1966) – era in realtà il capo di una banda di delinquenti. Che il Dalai Lama e altre autorità del buddhismo internazionale operano per mantenere le menzogne sul Buddha servendosi di qualunque mezzo, compreso l’omicidio».

E prosegue: «Pubblicato, il romanzo non passa inosservato. Autorità di tutte le religioni lo denunciano come un’odiosa mistificazione anti-buddhista e un incitamento allo scontro fra le religioni. In diversi paesi la sua pubblicazione è vietata, fra gli applausi della stampa. Le case cinematografiche, cui è proposta una versione per il grande schermo, cacciano a pedate l’autore e considerano l’intero progetto uno scherzo di cattivo gusto. Lo scenario non è vero, ma ce n’è uno simile che è del tutto reale. Solo che non si parla di Buddha, ma di Gesù Cristo; non della comunità buddhista, ma della Chiesa cattolica; non di Suzuki e del suo ordine zen ma di san Josemaría Escrivá (1902-1975) e dell’Opus Dei da lui fondata; non del Dalai Lama ma di Papa Giovanni Paolo II».

Questo è Il Codice da Vinci. Esiste insomma un complotto ruotante attorno all’Opus Dei che, a Parigi, mira a impedire all’ultimo Gran Maestro del Priorato di Sion, Jacques Saunière, curatore del Museo del Louvre, di rivelare al mondo la verità sottaciuta e repressa da sempre dalla Chiesa. Vale a dire che Gesù non fondò su Pietro la vera Chiesa, ma che il Messia diede origine a una stirpe nata dal grembo di Maria Maddalena, moglie sua ma per bieco maschilismo relegata alla subalternità.

Questa progenie è la linea del sang réal così che il Santo Graal altro non è se non la nascosta tomba di Maria Maddalena. Fra intrighi polizieschi, assassinii e accuse incrociate, lo studioso statunitense di simbologia Robert Langdon e la criptologa Sophie Neuve, nipote di Saunière, arrivano addirittura all’ex presidente francese François Mitterrand, “noto” esoterista e massone che volle la piramide del Louvre per celarvi agli occhi del mondo nientemeno che la tomba-Graal della Maddalena.

La povera, infatti, attendeva da tempo la “liberazione”. Depositaria della priorità del principio femmineo su quello maschile, ella sposò quel tale Gesù che mai peraltro pretese di essere Dio. Costantino, poi, padre-padrone di quell’impero che andava divenendo cristiano, s’inventò una storia e una teologia nuove che potessero fare da instrumenta regni. Via le donne, su gli uomini, ed ecco inventato il primato di Pietro. Ma ci voleva una proclamazione solenne: ecco dunque il Concilio di Nicea del 325, autoritario e antifemminista.

Qui, fra i molti ricchi, belli e simbolici che esistevano, la Chiesa petrino-romancostantinian-maschilista-cattolica scelse come canonici quattro vangeletti innocui che non dicono alcunché di toccante, pungente o piccante. Gli altri vennero reietti dal club dei presentabili e bollati verboten giacché “eretici” o “gnostici”.

Quindi, scese in campo il suggello di quest’alleanza fra Trono & Altare usurpatori. Ci volle un po’ più di tempo, ma alla fine la dinastia dei merovingi venne fatta fuori dai carolingi, poi capetingi. Dagoberto II, l’ultimo dei mohicani-merovingi, fu infatti anche l’ultimo sovrano legittimo della stirpe maddaleniana del sang réal fatta fuori dal potere costantiniano. E dal papa, il quale benedisse il Cielo il giorno in cui un Carlo dei franchi un po’ carlone gli chiese di essere incoronato imperatore sacro e romano, in realtà cavalier servente dei Successori di Pietro.

Fu quel dì il trionfo della menzogna, la vittoria contro tutto ciò che per la Chiesa cattolica era “maddalenume”. Ma il “maddalenume” è un lumicino che ancora fumiga e così organizza la resistenza nel Priorato di Sion, di cui sono Gran Maestri certi luminari del genere umano, tedofori segreti della fiamma della verità vera, perseguitati dall’alleanza menzognera fra Trono & Altare. Fra questi vi è anche Leonardo da Vinci, che ha lasciato molti indizi della verità vera nelle proprie opere.

Il potere iniziatico di una nipote
Sembra un po’ Il senso della vita di Monty Python mescolato a Brian di Nazareth? In effetti… È una storia già sentita? Certo. È infatti quella di Rennes le Château, peraltro più volte demistificata (in ultimo dal citato libro di Francesco Garufi, recensito sul Dom n. 41). Addirittura i nomi sono gli stessi: Jacques Saunière richiama don Bérenger Saunière (1852-1917), parroco di quel paesino dei Pirenei.

Nel romanzo, i cognomi Plantard e Saint Claire, “tipici” degli ultimi discendenti merovingi di Gesù e della Maddalena, appartenevano agli antenati di Sophie Neuve prima che, per paura, essi lo cambiassero: ma è una citazione di Pierre Plantard (1920-2000) – il truffatore ben noto alla giustizia francese che fondò il Priorato di Sion, non nel 1099, ma nel 1956, davanti a un notaio – il quale rivendicò per sé il sacro lignaggio iniziatico (lo stesso che nel romanzo porta a Sophie) inventandosi un’aura merovingia con la creazione del nomignolo falsamente nobile «Plantard de Saint-Claire». Un’altra citazione, questa volta dal famoso “trio britannico”, è il personaggio di Sir Leigh Teabing, nel romanzo un «ex storico reale britannico», che ammicca a Richard Leigh.

E siccome chi di cabalismo di quart’ordine ferisce, di esso pure perisce, si potrebbe anche insinuare che qualcosa di arcano, di magico e d’iniziatico celi addirittura la scelta browniana di dare a Sophie il cognome che ha, Neuve, termine francese per “nipote” ma maschio: ne Il Codice Da Vinci, dove l’ambiguità regna merovingicamente sovrana, Sophie è invece evidentemente una femmina, nipote, nièce, di un Saunière, l’ultimo Gran Maestro del Priorato di Sion, che però è il cognome di un prete dei Pirenei che per definizione non figlia, che però aveva una perpetua chiacchierona e faccendiera, che giocava volentieri con la stirpe maddaleniana, che… Cosa vorranno mai dirci, insomma, gli astri di Brown con questo gioco di androginie linguistiche? Probabilmente un bel nulla, come l’intero suo tentar romanzescamente le improbabili essenze di una storia autenticamente fasulla.

Uno scherzo da prete
Dunque la stoffa del romanzo di Brown è la storia falsa del tesoro inesistente di Rennes le Château, il cui poco misterioso parroco, lungi dall’essere un massone o un iniziato che trovò le prove della genealogia maddaleniana in una cripta della propria chiesetta, era un trafficone che venne sospeso a divinis perché vendeva lucrose Messe.

Eppure se non fosse stato per la sua perpetua, Marie Denarnaud (1868-1953), la storia sarebbe finita lì, una solenne e simoniaca figuraccia. Don Saunière, infatti, la nominò intestataria di tutti i propri beni e questo per impedire al suo vescovo di entrarne in possesso. Fu poi la Denarnaud che alimentò le leggende del tesoro da Mille e una notte. Quindi giunse Noël Corbu (1868-1953), il personaggio che, collaborazionista ai tempi della Seconda guerra mondiale, fornisce il link con il nazismo magico alla ricerca di Graal, lance di Longino e verità nascoste in Tibet. Corbu acquistò dall’ex perpetua il complesso di don Saunière per farne un ristorante, ma poi ci prese gusto e, a partire dal 1956, cominciò a pubblicare sulla stampa locale vaneggiamenti di preti misteriosamente miliardari. Se ne interessarono allora gli esoteristi e i giornalisti.

Fra i primi spicca Pierre Plantard, già animatore del gruppo Alpha Galates; fra i secondi Gérard de Sède, autore, nel 1967, de L’or de Rennes ou la vie insolite de Bérenger Saunière, curé de Rennes-le-Château. La consacrazione arrivò però nella seconda metà degli anni Settanta quando Baigent, Leigh e Lincoln s’interessarono alla vicenda, pubblicando poi Holy Blood, Holy Grail, da noi Il Santo Graal. Scoppiò insomma la mania per l’esoterismo fatto in casa e a caso, e così la “storia maddaleniana” diventa il “segreto” più pubblicizzato del mondo, grazie anche (nota Introvigne) «alla BBC, che batte la grancassa». Che il Santo Graal sia il sang réal dei figli di Cristo lo si afferma peraltro solo a partire da Plantard, pure lui già amico dei nazisti. Detto questo – che non ammonta certo a plagio, ma a riciclaggio sì –, il numero delle sciocchezze e dei falsi di cui è irto il romanzo di Brown è legione.

Antichissimo, anzi nuovo
Partiamo dal Priorato di Sion, che esiste solo perché è stato fondato a metà del secolo scorso. La famosa nota sulle Informazioni storichede Il Codice da Vinci oramai orbata di titolo, parla di documenti di quell’ordine ritrovati nel 1975 alla Biblioteca Nazionale di Parigi: ma lì stavano perché lì ce li aveva in precedenza messi Plantard. Philippe de Chérisey, morto nel 1985, ha più volte confessato di esserne stato il principale autore, per altro non pagato e quindi costretto (vi sono delle lettere, questa volta autentiche) a ricorrere agli avvocati. Nel Medioevo esistette sì un piccolo ordine religioso denominato Priorato di Sion, ma ebbe vita brevissima e nessuna connessione con Maddalena, il Graal, i merovingi e i Pirenei.

Ma, una volta in più, anche lasciando da parte la vicenda di Rennes le Château, l’attendibilità delle notizie contenute ne Il Codice Da Vinci non aumenta.
Anzi. Anzi, proprio un libro come The Da Vinci Hoax: Exposing the Errors in “The Da Vinci Code”, pubblicato quest’anno per la Ignatius Press di San Francisco da Carl E. Olson e Sandra Miesel, che ignorano completamente la vicenda di Rennes le Château, rincara la dose.

Stando al romanzo, Gesù non era di natura divina né mai lo proclamò: fu solo al Concilio di Nicea che, con un colpo di mano petrino da parte dell’imperatore Costantino che lo convocò, si stabilì quel falso dogma. Olson e la Miesel rispondono citando un classico, il fondamentale Early Christian Doctrines, di John Norman Davidson Kelly del 1958, la cui seconda edizione riveduta uscì nel 1978 (viene costantemente ripubblicato: ultimamente nel 2000, dalla Continuum International Publishing Group di Londra e New York) e che in italiano è stato tradotto come Il pensiero cristiano delle origini (Dehoniane, Bologna 1984).

Già nei secoli precedenti Nicea, la natura sia divina sia umana di Gesù era universalmente riconosciuta, con il «Gesù è il Signore» della Lettera ai romani (10,9) e il «Gesù Cristo è il Signore» della Lettera ai filippesi (2,11) quali prime e più antiche confessioni di fede. A Nicea, del resto, non si stabilì affatto che Gesù, il Figlio di Dio, fosse divino, giacché questo era appunto creduto: ci si occupò invece di quale fosse l’esatta relazione esistente fra il Figlio e il Padre. Uguali? Di un’unica sostanza? Due persone distinte? Il Concilio giudicò quindi eretica una dottrina all’epoca popolare, l’arianesimo, secondo cui il Figlio era una divinità inferiore, creata dal Padre a un certo momento del tempo e non esistente ab aeterno.

Inoltre, all’epoca del Canone Muratoriano (siamo attorno al 190), i quattro Vangeli “sempliciotti” sono già canonici e gli gnostici invece out, il tutto una novantina d’anni prima della nascita di Costantino. Del resto, se c’è una costante certa nella storia del cristianesimo, fra ortodossia, scismi e ed eresie, è proprio la canonicità dei Vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni.
Se Brown predilige lo gnostico Vangelo di Tomaso, va ricordato che si tratta del testo che fonda la grandezza della “moglie” di Gesù sul fatto che ella «[…] si fa maschio».

Quello che quando Simon Pietro dice: «Maria deve andare via da noi! Perché le femmine non sono degne della Vita», Gesù replica: «Ecco, io la guiderò in modo da farne un maschio, affinché ella diventi uno spirito vivo uguale a voi maschi. Perché ogni femmina che si fa maschio entrerà nel Regno dei cieli».

Il romanziere afferma poi che i primi cristiani s’impadronirono dell’uomo Gesù ammantandolo di una falsa divinità onde legittimare ed espandere il potere della Chiesa romana. Il vero Gesù, carico di umanità, sarebbe infatti quello che restituiscono appunto solo i Vangeli gnostici.

In realtà, i sinottici e Giovanni tratteggiano, spesso dettagliatamente, il Gesù falegname ebreo che diviene rabbi con molti riferimenti storici oggettivi e riscontrabili, e talora mostrano un attaccamento all’hic et nunc che ha pochi pari, laddove il “Gesù gnostico” appare un etereo conferenziere che tiene lunghi, complessi e criptici sermoni sugli “eoni” e su “gli arconti” adatti solo a una ristretta élite intellettuale.

L’Opus Dei, Geova e Asterix
Ma Dan Brown non si arrende e, sul proprio sito Internet, crea una pagina specifica con un titolo che non ammette dubbi, Bizarre True Facts from “The Da Vinci Code”.

Uno di questi è il fatto che l’Opus Dei «ha recentemente terminato la costruzione di una sua sede centrale nazionale, del costo di quarantasette milioni di dollari, situata al numero 243 di Lexington Avenue, a New York City». Embè? A parte il fatto che l’Opus Dei è una prelatura personale e non una «chiesa», come talora viene scritto nel romanzo, la cosa più assurda è invece il personaggio di Silas, un «monaco» albino che ne Il Codice Da Vinci è un assassino dell’Opus Dei. Gli è però che l’Opus Dei non è un ordine religioso e che i suoi membri sono per la stragrande maggioranza laici; i sacerdoti sono meno del 2%. Ma, come notano Olson e la Miesel, l’Opus Dei assume nel romanzo di Brown il posto che già fu della Compagnia di Gesù, “notoriamente” un “truce” “corpo speciale” a cui la Chiesa ha sempre affidato i lavori sporchi. Un po’ come gl’inquisitori, insomma.

Poi il nome di Dio. Ne Il Codice Da Vinci, uno dei protagonisti, Robert Langdon, esperto statunitense di simbologia, spiega coram populo l’origine di YHWH (pronunciato Yahweh), ovvero il sacro nome di Dio che gli ebrei osservanti credono non si debba mai pronunciare. Per bocca di Langdon, il romanzo dice che YHWH deriva da Geova, il quale sarebbe l’unione androgina del maschile Jah e del femminile Havah, ossia il nome preebraico di Eva. In realtà, qualsiasi enciclopedia seria informa sul fatto che “Geova” è un termine della lingua inglese (“Jehovah”) inesistente prima del secolo XIII e comunque poco usato fino al XVI. Fu creato artificialmente combinando le consonanti di YHWH (o JHVH) e le vocali di “Adonai” (“Signore”), che è il termine con cui, nell’Antico Testamento, gli ebrei sostituirono l’impronunciabile YHVH.

Inoltre, il nome ebreo (e non pre-ebraico) di Eva è hawwâ (pronunciato “havah”), che significa «madre dei viventi». Nulla di tutto questo ha caratteristiche androgine.

E come potrebbero mancare i templari? Secondo Brown, Papa Clemente V ne bruciò centinaia, disperdendone le ceneri nel Tevere. Nel romanzo lo dice lo storico Sir Leigh Teabing. Il fatto è invece che i templari furono bruciati principalmente a Parigi, poi in misura molto minore in altre tre cittadine francesi e forse a Cipro. Traccia di roghi romani non ve n’è. E comunque Papa Clemente V avrebbe potuto giocare ben poco con le loro ceneri nel Tevere: si tratta infatti del pontefice che aprì la Cattività avignonese e che dunque non stava nell’Urbe, ma nell’entroterra della costa mediterranea francese. Né i templari, nonostante Brown, self-confessed edotto in storia dell’arte, ebbero alcunché a che fare con l’architettura gotica.

In ultimo, nel romanzo si dice che “tutti sanno” che i merovingi hanno fondato Parigi. No: la città era un villaggio gallico fondato con il nome di Lutetia Parisiorum dalla tribù di quelli che in latino suonavano celti parisii; un nome che fa probabilmente riferimento a Lug, il dio celtico del sole. Per Olson e la Miesel, nessun parigino colto avrebbe mai commesso l’errore. Ma certo nemmeno un lettore delle avventure di Asterix, tradotto pure nella lingua di Brown.

Ora, se fosse un romanzo storico, Il Codice Da Vinci andrebbe criticato sul piano di Sir Walter Scott e di Alessandro Manzoni. Non essendolo, va trattato come fantascienza; ma come fantasy è bruttino, più simile alla serializzazione delle abbazie cum delicto di Ellis Peters (1913-1995) che a Umberto Eco. Letterariamente, poi, un passo come: «Da allora aveva la fobia dei luoghi chiusi: ascensori, metropolitane, campi di squash» stronca anche i più volenterosi.

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IL CODICE DA VINCI-FILM BLASFEMO A CANALE 5

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canale
Ora:
22/09/2008
21:10
DAL ROMANZO OMONIOMO DI DAN BROWN
Autore: DAN BROWN
Dettagli film: FILM Il codice Da Vinci con Tom Hanks;Audrey Tautou;Ian McKellen;Paul Bettany;Jean Reno;Etienne Chicot;Alfred Molina;Clive Carter;Seth Gabel – regia di Ron Howard (USA) – 2, , 6
 
Descrizione: Un professore americano di Harvard, Robert Langdon, viene accusato ingiustamente di un assassinio commesso all’interno del Louvre, a Parigi. Inseguito da un implacabile ispettore della polizia francese e da alcuni personaggi legati ad un misterioso ‘Maestro’, Langdon, con l’aiuto di una crittologa francese, deve riuscire a interpretare una serie di indizi lasciati dall’ucciso attraverso i quadri di Leonardo da Vinci. Le indagini porteranno alla luce le tracce per svelare un incredibile mistero, protetto per secoli da una setta segreta, che potrebbe sconvolgere e minare i fondamenti della religione cristiana…
 
Tutte le opere letterarie di DAN BROWN in Italiano e in Lingua originale
 
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PROGRAMMI DI lunedì 22 settembre 2008

 

Canale 5

20:00 TG5
20:30 METEO 5
20:31 STRISCIA LA NOTIZIA – LA VOCE DELLA SUPPLENZA
21:10 FILMISSIMI — IL CODICE DA VINCI – 1 TEMPO
22:10 TGCOM
22:11 METEO 5
22:12
FILMISSIMI — IL CODICE DA VINCI – 2 TEM
 
 
 
 
 
 
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CENTRO ANTI-BLASFEMIA
CANALE 5 SFIDA LA VERITA’ EVANGELICA GESU’ E IL SIGNORE IDDIO TRASMETTENDO IL FILM BLASFEMO  IL CODICE DA VINCI.
 
Il CODICE DA VINCI è un romanzo dove si fa passare come verità storica una bestemmia inventata negli anni ottanta da tre inglesi,
che hanno scritto un libro dove parlano di una loro ipotesi alla quale nemmeno loro credono.
L’ipotesi sarebbe che i Merovingi, re dei Franchi discenderebbero da Gesù e Maria Maddalena.
Molti studiosi seri hanno smantellato questa ipotesi blasfema, ma Dan Brown ha scritto un romanzo su questa bestemmia e da questo romanzo
è stato fatto l’omonimo film IL CODICE DA VINCI.
 
Gesù agnello di Dio, pieno di purezza e santità, ha sofferto flagellazioni, torture e la terribbile crocifissione per amor nostro,
e per ubbidienza ad Padre Celeste, Gesù non merita blasfeme e false calunnie.
 
 
SIA ANATEMA !Tutti dovremo un giorno comparire davanti al vero Signore Gesù Cristo,
 non davanti a quello partorito dall’immaginazione del trio inglese;

M.Baigent,R.Leigh,H.Lincoln, e dal romanziere Dan Brown che

da loro ha copiato, ma al Giudice di tutta la terra. 


 Il nostro destino eterno dipende dal rapporto che avremo avuto con Lui:
 “Chi crede nel Figlio ha vita eterna; chi invece rifiuta di credere
al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di
lui” (Giovanni 3:36).


San Paolo ci ha avvertiti;Lettera a Galati: 1,8-9
Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un
vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anàtema!
 [9]L’abbiamo gia detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi predica un
vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema!
N.B. Sia Anatema corrisponde, sia maletto e vada all’inferno !

 

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