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agosto 30, 2012

MARIA MADDALENA E MARIA DI BETANIA E LA PECCATRICE ANONIMA E L’ADULTERA SONO DIVERSE PERSONE NEL NUOVO TESTAMENTO

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MARIA MADDALENA E MARIA DI BETANIA E LA PECCATRICE ANONIMA E L’ADULTERA SONO DIVERSE PERSONE NEL NUOVO TESTAMENTO
 
Analisi di Martino Gerber e Giuliano Lattes, studiosi biblisti
 
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Nel Nuovo Testamento Maria Maddalena, Maria di Betania, la peccatrice anonima e la donna adultera sono quattro donne diverse.
Nel Nuovo Testamento Maria Maddalena viene citata nei quattro Vangeli; Matteo, Marco, Luca, Giovanni.
Nel Nuovo Testamento Maria di Betania viene citata nei quattro Vangeli; con il nome Maria  nel Vangelo di Luca e Giovanni,
senza nome nel Vangelo di Matteo e Marco.
Nel Nuovo Testamento la peccatrice anonima viene citata solo nel Vangelo di Luca.
Nel Nuovo Testamento la donna adultera viene citata solo nel Vangelo di Giovanni.
Riassumiamo, nel Vangelo di Matteo e di Marco troviamo Maria Maddalena e Maria di Betania, due donne diverse,
nel Vangelo di Luca troviamo Maria Maddalena, Maria di Betania e la peccatrice anonima, tre donne diverse,
nel Vangelo di Giovanni, troviamo Maria Maddalena, Maria di Betania e la donna adultera, tre donne diverse.
 
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La peccatrice anonima, Maria Maddalena e Maria di Betania sono tre diverse donne nel Vangelo secondo Luca.
 
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La peccatrice anonima che unse i piedi di Gesù
 
LUCA 7, 36-50
 
 
7:36 Uno dei farisei lo invitò a pranzo; ed egli, entrato in casa del fariseo, si mise a tavola.
7:37 Ed ecco, una donna che era in quella città, una peccatrice, saputo che egli era a tavola in casa del fariseo, portò un vaso di alabastro pieno di olio profumato;
7:38 e, stando ai piedi di lui, di dietro, piangendo, cominciò a rigargli di lacrime i piedi; e li asciugava con i suoi capelli; e gli baciava e ribaciava i piedi e li ungeva con l’olio.
7:39 Il fariseo che lo aveva invitato, veduto ciò, disse fra sé: “Costui, se fosse profeta, saprebbe che donna è questa che lo tocca; perché è una peccatrice”.
7:40 E Gesù, rispondendo gli disse: “Simone, ho qualcosa da dirti”. Ed egli: “Maestro, di’ pure”.
7:41 “Un creditore aveva due debitori; l’uno gli doveva cinquecento denari e l’altro cinquanta.
7:42 E poiché non avevano di che pagare condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?”
7:43 Simone rispose: “Ritengo sia colui al quale ha condonato di più”. Gesù gli disse: “Hai giudicato rettamente”.
7:44 E, voltatosi verso la donna, disse a Simone: “Vedi questa donna? Io sono entrato in casa tua, e tu non mi hai dato dell’acqua per i piedi; ma lei mi ha rigato i piedi di lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli.
7:45 Tu non mi hai dato un bacio; ma lei, da quando sono entrato, non ha smesso di baciarmi i piedi.
7:46 Tu non mi hai versato l’olio sul capo; ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi.
7:47 Perciò, io ti dico: i suoi molti peccati le sono perdonati, perché ha molto amato; ma colui a cui poco è perdonato, poco ama”.
7:48 Poi disse alla donna: “I tuoi peccati sono perdonati”.
7:49 Quelli che erano a tavola con lui, cominciarono a dire in loro stessi: “Chi è costui che perdona anche i peccati?”
7:50 Ma egli disse alla donna: “La tua fede ti ha salvata; va’ in pace”.
 
 

La peccatrice anonima bacia i piedi a Gesù
 
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Maria Maddalena
 
LUCA  8, 1-3
 
8:1 In seguito egli se ne andava per città e villaggi, predicando e annunziando la buona notizia del regno di Dio.
8:2 Con lui vi erano i dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti maligni e da malattie: Maria, detta Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni;
8:3 Giovanna, moglie di Cuza, l’amministratore di Erode; Susanna e molte altre che assistevano Gesù e i dodici con i loro beni.

 
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Maria di Betania
 
LUCA 10, 38-42
 
10:38 Mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio; e una donna, di nome Marta, lo ricevette in casa sua.
10:39 Marta aveva una sorella chiamata Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola.
10:40 Ma Marta, tutta presa dalle faccende domestiche, venne e disse: “Signore, non ti importa che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti”.
10:41 Ma il Signore le rispose: “Marta, Marta, tu ti affanni e sei agitata per molte cose, ma una cosa sola è necessaria.
10:42 Maria ha scelto la parte buona che non le sarà tolta”.
 
 
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Nel Vangelo secondo Luca vediamo che la peccatrice anonima è una donna pentita della Galilea, perdonata da Gesù.
Maria Maddalena è pure della Galilea, precisamente della città di Magdala, ed è una donna indemoniata ed esorcizzata e guarita da Gesù.
Anche nel Vangelo di Marco viene detto che Maria Maddalena era stata esorcizzata e guarita da Gesù;
MARCO 16,9
16:9 Or Gesù, essendo risuscitato la mattina del primo giorno della settimana, apparve prima a Maria Maddalena,
dalla quale aveva scacciato sette demòni.
Maria di Betania è della Giudea, sorella di Marta e Lazzaro, amici di Gesù.
 
 
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Maria Maddalena è della Galilea  e segue Gesù fino a Gerusalemme.
 
LUCA 23,55-56
 
23:55 Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea, seguito Giuseppe, guardarono la tomba, e come vi era stato deposto il corpo di Gesù.
23:56 Poi, tornarono indietro e prepararono aromi e profumi. Durante il sabato si riposarono, secondo il comandamento.
 
LUCA 24, 10
24:10 Quelle che dissero queste cose agli apostoli erano: Maria Maddalena, Giovanna, Maria, madre di Giacomo, e le altre donne che erano con loro.
 
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Maria di Betania è della Giudea
 
LUCA 9,51-53
 
9:51 Poi, mentre si avvicinava il tempo in cui sarebbe stato tolto dal mondo,
 Gesù si mise risolutamente in cammino per andare a Gerusalemme.
9:52 Mandò davanti a sé dei messaggeri, i quali, partiti, entrarono in un villaggio dei Samaritani per preparargli un alloggio.
9:53 Ma quelli non lo ricevettero perché era diretto verso Gerusalemme.
(Luca 9,54…..10,37; Gesù insegna alcune cose, e poi s reca a casa di Marta)
Dal Vangelo di Giovanni sappiamo che Marta viveva a Betania.
(Giovanni11:1 C’era un ammalato, un certo Lazzaro di Betania, del villaggio di Maria e di Marta sua sorella).
 
LUCA 10, 38-42
 
10:38 Mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio; e una donna, di nome Marta, lo ricevette in casa sua.
10:39 Marta aveva una sorella chiamata Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola.
10:40 Ma Marta, tutta presa dalle faccende domestiche, venne e disse: “Signore, non ti importa che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti”.
10:41 Ma il Signore le rispose: “Marta, Marta, tu ti affanni e sei agitata per molte cose, ma una cosa sola è necessaria.
10:42 Maria ha scelto la parte buona che non le sarà tolta”.
 
 
 
Maria di Betania con la sorella Marta e Gesù
 
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Maria Maddalena e Maria di Betania  e la donna adultera sono tre diverse donne nel Vangelo secondo Giovanni.
 
Maria di Betania è la sorella di Marta e di Lazzaro, e vivono a Betania in Giudea
 
GIOVANNI 11, 1-57
11:1 C’era un ammalato, un certo Lazzaro di Betania, del villaggio di Maria e di Marta sua sorella.
11:2 Maria era quella che unse il Signore di olio profumato e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; Lazzaro, suo fratello, era malato.
11:3 Le sorelle dunque mandarono a dire a Gesù: “Signore, ecco, colui che tu ami è malato”.
11:4 Gesù, udito ciò, disse: “Questa malattia non è per la morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio sia glorificato”.
11:5 Or Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro;
11:6 com’ebbe udito che egli era malato, si trattenne ancora due giorni nel luogo dove si trovava.
11:7 Poi disse ai discepoli: “Torniamo in Giudea!”
11:8 I discepoli gli dissero: “Maestro, proprio adesso i Giudei cercavano di lapidarti, e tu vuoi tornare là?”
11:9 Gesù rispose: “Non vi sono dodici ore nel giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo;
11:10 ma se uno cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui”.
11:11 Così parlò; poi disse loro: “Il nostro amico Lazzaro si è addormentato; ma vado a svegliarlo”.
11:12 Perciò i discepoli gli dissero: “Signore, se egli dorme, sarà salvo”.
11:13 Or Gesù aveva parlato della morte di lui, ma essi pensarono che avesse parlato del dormire del sonno.
11:14 Allora Gesù disse loro apertamente: “Lazzaro è morto,
11:15 e per voi mi rallegro di non essere stato là, affinché crediate; ma ora, andiamo da lui!”
11:16 Allora Tommaso, detto Didimo, disse ai condiscepoli: “Andiamo anche noi, per morire con lui!”
11:17 Gesù dunque, arrivato, trovò che Lazzaro era già da quattro giorni nel sepolcro.
11:18 Or Betania distava da Gerusalemme circa quindici stadi,
11:19 e molti Giudei erano andati da Marta e Maria per consolarle del loro fratello.
11:20 Come Marta ebbe udito che Gesù veniva, gli andò incontro; ma Maria stava seduta in casa.
11:21 Marta dunque disse a Gesù: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto;
11:22 e anche adesso so che tutto quello che chiederai a Dio, Dio te lo darà”.
11:23 Gesù le disse: “Tuo fratello risusciterà”.
11:24 Marta gli disse: “Lo so che risusciterà, nella risurrezione, nell’ultimo giorno”.
11:25 Gesù le disse: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà;
11:26 e chiunque vive e crede in me, non morirà mai. Credi tu questo?”
11:27 Ella gli disse: “Sì, Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che doveva venire nel mondo”.
11:28 Detto questo, se ne andò, e chiamò di nascosto Maria, sua sorella, dicendole: “Il Maestro è qui, e ti chiama”.
11:29 Ed ella, udito questo, si alzò in fretta e andò da lui.
11:30 Or Gesù non era ancora entrato nel villaggio, ma era sempre nel luogo dove Marta lo aveva incontrato.
11:31 Quando dunque i Giudei, che erano in casa con lei e la consolavano, videro che Maria si era alzata in fretta ed era uscita, la seguirono, supponendo che si recasse al sepolcro a piangere.
11:32 Appena Maria fu giunta dov’era Gesù e l’ebbe visto, gli si gettò ai piedi dicendogli: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto”.
11:33 Quando Gesù la vide piangere, e vide piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, fremette nello spirito, si turbò e disse:
11:34 “Dove l’avete deposto?” Essi gli dissero: “Signore, vieni a vedere!”
11:35 Gesù pianse.
11:36 Perciò i Giudei dicevano: “Guarda come l’amava!”
11:37 Ma alcuni di loro dicevano: “Non poteva, lui che ha aperto gli occhi al cieco, far sì che questi non morisse?”
11:38 Gesù dunque, fremendo di nuovo in sé stesso, andò al sepolcro. Era una grotta, e una pietra era posta all’apertura.
11:39 Gesù disse: “Togliete la pietra!” Marta, la sorella del morto, gli disse: “Signore, egli puzza già, perché siamo al quarto giorno”.
11:40 Gesù le disse: “Non ti ho detto che se credi, vedrai la gloria di Dio?”
11:41 Tolsero dunque la pietra. Gesù, alzati gli occhi al cielo, disse: “Padre, ti ringrazio perché mi hai esaudito.
11:42 Io sapevo bene che tu mi esaudisci sempre; ma ho detto questo a motivo della folla che mi circonda, affinché credano che tu mi hai mandato”.
11:43 Detto questo, gridò ad alta voce: “Lazzaro, vieni fuori!”
11:44 Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti da fasce, e il viso coperto da un sudario. Gesù disse loro: “Scioglietelo e lasciatelo andare”.
11:45 Perciò molti Giudei, che erano venuti da Maria e avevano visto le cose fatte da Gesù, credettero in lui.
11:46 Ma alcuni di loro andarono dai farisei e raccontarono loro quello che Gesù aveva fatto.
11:47 I capi dei sacerdoti e i farisei, quindi, riunirono il sinedrio e dicevano: “Che facciamo? Perché quest’uomo fa molti segni miracolosi.
11:48 Se lo lasciamo fare, tutti crederanno in lui; e i Romani verranno e ci distruggeranno come città e come nazione”.
11:49 Uno di loro, Caiafa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: “Voi non capite nulla,
11:50 e non riflettete come torni a vostro vantaggio che un uomo solo muoia per il popolo e non perisca tutta la nazione”.
11:51 Or egli non disse questo di suo; ma, siccome era sommo sacerdote in quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione;
11:52 e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire in uno i figli di Dio dispersi.
11:53 Da quel giorno dunque deliberarono di farlo morire.
11:54 Gesù quindi non andava più apertamente tra i Giudei, ma si ritirò nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Efraim; e là si trattenne con i suoi discepoli.
11:55 La Pasqua dei Giudei era vicina e molti di quella regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi.
11:56 Cercavano dunque Gesù; e, stando nel tempio, dicevano tra di loro: “Che ve ne pare? Verrà alla festa?”
11:57 Or i capi dei sacerdoti e i farisei avevano dato ordine che se qualcuno sapesse dov’egli era, ne facesse denuncia perché potessero arrestarlo.

GIOVANNI 12: 1-11
12:1 Gesù dunque, sei giorni prima della Pasqua, andò a Betania dov’era Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti.
12:2 Qui gli offrirono una cena; Marta serviva e Lazzaro era uno di quelli che erano a tavola con lui.
12:3 Allora Maria, presa una libbra d’olio profumato, di nardo puro, di gran valore, unse i piedi di Gesù e glieli asciugò con i suoi capelli; e la casa fu piena del profumo dell’olio.
12:4 Ma Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse:
12:5 “Perché non si è venduto quest’olio per trecento denari e non si sono dati ai poveri?”
12:6 Diceva così, non perché si curasse dei poveri, ma perché era ladro, e, tenendo la borsa, ne portava via quello che vi si metteva dentro.
12:7 Gesù dunque disse: “Lasciala stare; ella lo ha conservato per il giorno della mia sepoltura.
12:8 Poiché i poveri li avete sempre con voi; ma me, non mi avete sempre”.
12:9 Una gran folla di Giudei seppe dunque che egli era lì; e ci andarono non solo a motivo di Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti.
12:10 Ma i capi dei sacerdoti deliberarono di far morire anche Lazzaro,
12:11 perché, a causa sua, molti Giudei andavano e credevano in Gesù.
 
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Maria Maddalena è una discepola di Gesù

 
GIOVANNI 19, 25
19:25 Presso la croce di Gesù stavano sua madre e la sorella di sua madre, Maria di Cleopa, e Maria Maddalena.
GIOVANNI  20, 1-18
20:1 Il primo giorno della settimana, la mattina presto, mentre era ancora buio, Maria Maddalena andò al sepolcro e vide la pietra tolta dal sepolcro.
20:2 Allora corse verso Simon Pietro e l’altro discepolo che Gesù amava e disse loro: “Hanno tolto il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’abbiano messo”.
20:3 Pietro e l’altro discepolo uscirono dunque e si avviarono al sepolcro.
20:4 I due correvano assieme, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse primo al sepolcro;
20:5 e, chinatosi, vide le fasce per terra, ma non entrò.
20:6 Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro, e vide le fasce per terra,
20:7 e il sudario che era stato sul capo di Gesù, non per terra con le fasce, ma piegato in un luogo a parte.
20:8 Allora entrò anche l’altro discepolo che era giunto per primo al sepolcro, e vide, e credette.
20:9 Perché non avevano ancora capito la Scrittura, secondo la quale egli doveva risuscitare dai morti.
20:10 I discepoli dunque se ne tornarono a casa.
20:11 Maria, invece, se ne stava fuori vicino al sepolcro a piangere. Mentre piangeva, si chinò a guardare dentro il sepolcro,
20:12 ed ecco, vide due angeli, vestiti di bianco, seduti uno a capo e l’altro ai piedi, lì dov’era stato il corpo di Gesù.
20:13 Ed essi le dissero: “Donna, perché piangi?” Ella rispose loro: “Perché hanno tolto il mio Signore e non so dove l’abbiano deposto”.
20:14 Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù.
20:15 Gesù le disse: “Donna, perché piangi? Chi cerchi?” Ella, pensando che fosse l’ortolano, gli disse: “Signore, se tu l’hai portato via, dimmi dove l’hai deposto, e io lo prenderò”.
20:16 Gesù le disse: “Maria!” Ella, voltatasi, gli disse in ebraico: “Rabbunì!” che vuol dire: “Maestro!”
20:17 Gesù le disse: “Non trattenermi, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli, e di’ loro: “Io salgo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e Dio vostro””.
20:18 Maria Maddalena andò ad annunciare ai discepoli che aveva visto il Signore, e che egli le aveva detto queste cose.
 
Gesù risorto appare a Maria Maddalena
 
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La donna adultera salvata da Gesù
 
GIOVANNI 8, 1-11
8:1 Gesù andò al monte degli Ulivi.
8:2 All’alba tornò nel tempio, e tutto il popolo andò da lui; ed egli, sedutosi, li istruiva.
8:3 Allora gli scribi e i farisei gli condussero un donna còlta in adulterio; e, fattala stare in mezzo,
8:4 gli dissero: “Maestro, questa donna è stata còlta in flagrante adulterio.
8:5 Or Mosè, nella legge, ci ha comandato di lapidare tali donne; tu che ne dici?”
8:6 Dicevano questo per metterlo alla prova, per poterlo accusare. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere con il dito in terra.
8:7 E, siccome continuavano a interrogarlo, egli, alzato il capo, disse loro: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”.
8:8 E, chinatosi di nuovo, scriveva in terra.
8:9 Essi, udito ciò, e accusati dalla loro coscienza, uscirono a uno a uno, cominciando dai più vecchi fino agli ultimi; e Gesù fu lasciato solo con la donna che stava là in mezzo.
8:10 Gesù, alzatosi e non vedendo altri che la donna, le disse: “Donna, dove sono quei tuoi accusatori? Nessuno ti ha condannata?”
8:11 Ella rispose: “Nessuno, Signore”. E Gesù le disse: “Neppure io ti condanno; va’ e non peccare più”.
 
 
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Nel Vangelo secondo  Giovanni, Maria di Betania è una giudea amica di Gesù, Maria Maddalena è galilea della città di Magdala, discepola di Gesù,  sono quindi donne diverse.
Maria di Betania profuma Gesù ma non è la peccatrice anonima citata da Luca 7, 36-50, Maria di Betania è giudea, amica di Gesù, la peccatrice anonima  è galilea, una pentita perdonata.
 
Maria di Betania non è l’adultera citata da Giovanni 8, 1-11,  ma è una amica di Gesù.
 
La donna adultera citata da Giovanni 8, 1-11  non è la peccatrice anonima citata da Luca  7, 36-50.
La donna adultera vive a Gerusalemme in Giudea, è incontra Gesù verso la fine, la peccatrice anonima è Giudea,
e incontra Gesù all’inizio.
 
 
Maria Maddalena non è la donna adultera citata da Giovanni 8, 1-11 , Maria Maddalena è  una discepola di Gesù, venuta insieme a lui dalla Galilea, la donna adultera è una peccatrice di Gerusalemme.
Maria Maddalena non è nemmeno la peccatrice anonima citata da Luca  7, 36-50, sono entrambe galilee, ma mentre la peccatrice,
è una donna pentita perdonata da Gesù, Maria Maddalena è una delle pie donne che seguvano Gesù, il quale l’aveva guarita essendo
indemoniata,( vedi Luca 8:2 e Marco 16,9) .
 
 
Gesù perdona l’adultera
 
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Maria Maddalena  Maria di Betania sono due diverse donne nel Vangelo secondo Marco  e secondo Matteo 14 ,3 and 15, 40-41.
 
MARCO 14 ,3
14:3 Gesù era a Betania, in casa di Simone il lebbroso; mentre egli era a tavola entrò una donna che aveva un vaso di alabastro pieno d’olio profumato,
 di nardo puro, di gran valore; rotto l’alabastro, gli versò l’olio sul capo.
 
MARCO 15, 40-41,
15:40 Vi erano pure delle donne che guardavano da lontano. Tra di loro vi erano anche Maria Maddalena, Maria madre di Giacomo il minore e di Iose, e Salome,
15:41 che lo seguivano e lo servivano da quando egli era in Galilea, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme.

 
MATTEO 26, 6-7
26:6 Mentre Gesù era a Betania, in casa di Simone il lebbroso,
26:7 venne a lui una donna che aveva un vaso di alabastro pieno d’olio profumato di gran valore e lo versò sul capo di lui che stava a tavola.

 
MATTEO 27, 55-56
27:55 C’erano là molte donne che guardavano da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per assisterlo;
27:56 tra di loro erano Maria Maddalena, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedeo.

 
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Conclusione: dal Nuovo Testamento risulta chiarissimo che Maria Maddalena, Maria di Betania, la peccatrice anonima e la donna adultera sono quattro donne diverse.
Sebbene il Nuovo Testamnto è chiaro, la gente cristiana e laica continua ad essere confusa, ed unisce queste diverse donne in una sola.
 
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Appendice:
Vediamo che  nella chiesa latina e precisamente nel 591, il papa S.Gregorio Magno ( 540-604),  ha unito queste donne in una;
Maria Maddalena sarebbe anche Maria di Betania, la peccatrice anonima e perfino l’adultera.
Nella chiesa orientale queste donne hanno mantenuto la loro identità, e vengono ricordate in date diverse.

Vediamo che dopo il Concilio Vaticano II, nel 1969 la chiesa cattolica ha separato queste diverse donne,

Maria Maddalena non viene più considerata la peccatrice anonima, e nemmeno Maria di Betania e l’adultera.

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Citazioni da: La Sacra Bibbia “Nuova Riveduta sui testi originali”
Copyright © 1994, Società Biblica di Ginevra – CH-1211 Ginevra

 
 

giugno 2, 2012

UZBEKISTAN:14 DONNE STUPRATE E UCCISE-ARRESTATI I DUE “TASSISTI KILLER”

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LEGGO.IT

 

UZBEKISTAN, 14 DONNE STUPRATE E UCCISE:
ARRESTATI I DUE “TASSISTI KILLER”

 
Giovedì 31 Maggio 2012 – 16:23

TASHKENT – Due uomini sono stati arrestati in Uzbekistan con l’accusa di aver violentato e ucciso 14 donne. A diffondere la notizia della cattura dei due presunti killers ci ha pensato l’agenzia Interfax citando il ministero degli Interni uzbeko.
I due agivano come falsi tassisti e, dopo aver fatto salire a bordo le passeggere, le violentavano e le uccidevano impossessandosi dei loro averi. Arrestata anche la madre di uno dei sospetti: gli inquirenti le hanno contestato la vendita degli oggetti derubati alle vittime.

 

http://www.leggo.it/news/mondo/uzbekistan_14_donne_stuprate_e_uccise_arrestati_i_due_tassisti_killer/notizie/181819.shtml

marzo 12, 2012

AFGHANISTAN: SOLDATO USA UCCIDE DONNE E BAMBINI-STRAGE

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LEGGO.IT

SOLDATO USA UCCIDE 9 BIMBI E 3 DONNE
AFGHANI. OBAMA: “INCIDENTE” -FOTO

 
Domenica 11 Marzo 2012 – 20:17

KANDAHAR – Una carneficina, compiuta a sangue freddo, porta per porta, di donne, bambini di due-tre anni e vecchi, mentre in piena notte dormivano nell’ intimità delle loro case; sangue dappertutto, almeno 16 corpi (17 secondo una fonte) crivellati di pallottole e poi cosparsi di benzina e incendiati. Questo è accaduto in due villaggi della provincia afghana di Kandahar; questa la scena che si è presentata ai testimoni dopo l’incursione notturna di un (o più d’un) soldato americano. Un nuovo macigno sui difficili rapporti fra Stati Uniti e Afghanistan, con il presidente Hamid Karzai che grida all’ «omicidio deliberato», chiedendo spiegazioni a Usa e Nato. Una strage con due diverse versioni dei fatti: è opera di un soldato americano in forza all’Isaf, un killer solitario, forse in preda a un esaurimento nervoso, uscito di nascosto dalla vicina base in piena notte e poi riconsegnatosi a essa, dove ora è sotto custodia, per gli Stati Uniti e per la forza di coalizione Nato; il lavoro di un gruppo di soldati americani «ubriachi» che «ridevano» e «sparavano all’impazzata» secondo i testimoni locali, fra i quali un uomo, un anziano del villaggio, Haji Samad. Il quale era fuori casa e che, rientrando, ha trovato i cadaveri di undici membri della sua famiglia, fra cui figli e nipoti. I soldati «hanno versato liquido infiammabile sui corpi e tentato di dare loro fuoco», racconta in lacrime.

Quattro le case «visitate» dall’assassino, nei due villaggi di Alokozai e Garrambai, entrambi nel distretto de Panjwayi, culla spirituale ed ex roccaforte dei talebani, a 500 metri da una base Usa. Sul luogo del massacro si è precipitato un cronista della France Presse, che ha fornito una preziosa testimonianza di prima mano, che mostra analogie con la descrizione di Samad: «Sono entrato in tre case e ho contato 16 morti, inclusi bambini, donne e uomini anziani», racconta. «In una delle abitazioni c’erano i corpi di dieci persone, fra cui donne e bambini, che erano stati tutti uccisi e bruciati in una stanza. Un’altra donna invece giaceva morta all’entrata della casa. Sono stati uccisi e bruciati. Ho visto almeno due bambini di et… fra i due e i tre anni, che erano stati bruciati». «In un’altra casa», in un secondo villaggio, «c’erano quattro persone morte. Ho visto i loro cadaveri stesi in una stanza. Fra loro c’erano due uomini anziani e una donna». Ci sono inoltre almeno cinque feriti, che vengono curati in una struttura Isaf.

L’efferatezza del massacro rischia di far precipitare i rapporti, già tesi, fra Kabul e Washington e di far deflagrare l’ostilità popolare nei confronti delle truppe straniere, già esacerbata dal rogo del Corano e da uno stillicidio di episodi di gratuito disprezzo e di civili morti, vittime di azioni militari fuori bersaglio. E ora gli americani temono una nuova ondata di violenze e hanno invitato i concittadini a stare all’erta per possibili rappresaglie. «Abbottonato» e laconico il commento della Forza Nato: «Uno dei nostri soldati ha ucciso e ferito un certo numero di civili in un villaggio adiacente alla sua base», ha dichiarato il vicecomandante dell’Isaf, gen. Adrian Bradshaw, che ha detto di non essere «in grado di spiegare le ragioni del suo gesto», aggiungendo che «Un’inchiesta è in corso». Sull’identità, il corpo d’appartenenza o anche il grado (è solo trapelato che si tratterebbe di un sergente maggiore) non esce una parola. Il governo afghano per bocca del ministro per gli affari tribali nelle sue dichiarazioni mostra di aver metabolizzato la «verità» ufficiale del killer solitario, mentre quello della difesa sembra invece aver fatto sua la versione dei fatti fondata sui testimoni locali. Ed è senza appello la condanna lanciata nel pomeriggio dal presidente Hamid Karzai, che pure non si pronuncia sul numero degli esecutori: «Il governo (afghano) ha condannato a più riprese le operazioni condotte sotto la denominazione di ‘guerra al terrorismò e che causano perdite civili. Ma quando gli afghani vengono uccisi deliberatamente dalle forze americane, si tratta di un assassinio e perciò di un’azione imperdonabile», ha dichiarato il presidente afghano in un comunicato, nel quale si chiedono quindi «spiegazioni al governo americano».

OBAMA: “EVENTO TRAGICO” «Questo incidente è tragico e scioccante». Ora sarà fatto di tutto per «assicurare nei tempi più brevi possibili i responsabili alla giustizia». Barack Obama, il ‘Commander in Chief’ della prima potenza militare al mondo non perde tempo. In una nota ufficiale della Casa Bianca delinea con chiarezza la sua posizione sul massacro compiuto da un suo soldato ai danni di almeno 17 civili inermi, donne e bambini uccisi barbaramente nella provincia di Kandahar. All’ex professore di legge di Harvard, premio Nobel per la Pace, non gli basta esprimere il suo profondo cordoglio al popolo afgano. Va oltre, assicurando che saranno fatti tutti i passi necessari per accertare ogni dettaglio sull’accaduto. Ma anche sottolinea che quel soldato criminale «non rappresenta lo straordinario carattere dell’esercito americano e il profondo rispetto degli Stati Uniti nei confronti del popolo afgano». Una mossa chiara, netta, precisa che distingue responsabilità personali, da quelle politico-militari. Ma che annuncia anche un’inchiesta trasparente. Il suo obiettivo è salvaguardare il rapporto di fiducia che un paese e il suo Presidente deve sempre avere nei confronti delle sue forze armate, ma anche assicurare giustizia, allo scopo di placare l’ira di chi pensa già a una rappresaglia, magari riallacciando un filo di dialogo con il governo di Kabul. Una intricata faccenda poliico-diplomatica scoppiata durante una domenica prelettorale. l’America s’era svegliata con questa notizia drammatica, mentre i grandi media erano impegnati a raccontare la sfida nel sud tra Romney, Santorum e Gingrich. Ma i dettagli dell’eccidio fanno breccia e per qualche ora l’attenzione passa dall’Alabama all’Afghanistan. E Obama, dopo aver avuto un lungo briefing con i suoi esperti militari, all’ora di pranzo diffonde poche righe che non lasciano spazio a ambiguità di sorta. «Sono profondamente rattristato dalle notizie dell’uccisione e del ferimento di civili afgani. Esprimo le mie condoglianze alle famiglie e agli amici di chi ha perso la sua vita, e al popolo afgano che hanno sopportato per troppo tempo violenza e sofferenza. Si tratta di un incidente – ha aggiunto Obama – tragico e scioccante che non rappresenta il carattere eccezionale del nostro esercito e il rispetto che gli Stati Uniti nutrono nei confronti del popolo afgano. Il mio pieno appoggio va al lavoro del capo della Difesa Leon Panetta e del generale Allen perchè si faccia piena luce sui fatti e si assicuri , nel più breve tempo possibile, i responsabili alla giustizia».

UN GIORNALISTA TESTIMONE: “DONNE E BIMBI UCCISI E POI BRUCIATI” «Sono entrato in tre case e ho contato 16 morti, inclusi bambini, donne e uomini anziani», racconta in una testimonianza un reporter dell’agenzia Afp che ha visitato i villaggi afghani dove un soldato americano stamani ha compiuto una strage di civili. «In una delle abitazioni c’erano i corpi di dieci persone, fra cui donne e bambini, che erano stati tutti uccisi e bruciati in una stanza. Un’altra donna invece giaceva morta all’entrata della casa. Sono stati uccisi e bruciati. Ho visto (fra i cadaveri) almeno due bambini di età fra i due e i tre anni, che erano stati bruciati». «In un’altra casa», situata in un secondo villaggio, «c’erano quattro persone morte. Ho visto i loro cadaveri stesi in una stanza. Fra loro c’erano due uomini anziani e una donna», racconta ancora la fonte giornalistica, che parla di un sedicesimo corpo in una terza abitazione. I nomi dei due villaggi, secondo il portavoce del governo provinciale di Kandahar, sono Alokozai e Garrambai, entrambi nel distretto de Panjwayi.

 

luglio 29, 2011

AFGHANISTAN: ATTENTATI-MORTI ANCHE DONNE E BAMBINI

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PEACEREPORTER
 
29/07/2011
Afghanistan, attentato nell’Helmand: morti 18 civili

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Un pulmino con a bordo donne e bambini è saltato in aria per una bomba collocata sul bordo della strada. Per la popolazione civile, gli ultimi sei mesi sono stati i peggiori dall’inizio della guerra
Un pulmino a bordo del quale viaggiavano civili è saltato in aria a causa di una bomba collocata sul ciglio della strada, nell’Helmand, in Afghanistan. Diciotto persone, molte delle quali donne e bambini, hanno perso la vita. Lo riferisce l’agenzia di stampa cinese Xinhua.

L’ordigno era stato piazzato sulla strada che conduce al bazar di Nahri Sarraj, intorno alle 8 di questa mattina, ora locale. Il mezzo probabilmente procedeva in direzione della capitale del distretto, Lashkar Gah.

Secondo quanto riferisce la Bbc, questo tipo di attentati, generalmente opera dei talebani, ha già seminato morte e colpito pesantemente la popolazione civile.

I primi sei mesi dell’anno sono stati i peggiori dall’inizio della guerra nel 2001; tra le bombe dei talebani e quelle della Nato, tra gennaio e giugno 1462 civili hanno perso la vita, il 15 per cento in più rispetto ai morti registrati nello stesso periodo dell’anno precedente.

http://it.peacereporter.net/articolo/29718/Afghanistan,+attentato+nell’Helmand%3A+morti+18+civili

 

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PEACEREPORTER

 

 

 

28/07/2011

Rivendicazione talebana. Oltre una quarantina i feriti tra i civili

Otto persone, di cui tre kamikaze, hanno inflitto un attacco con spari e ordigni esplosivi nella cittadina di Tarin Kowt, nella provincia meridionale di Uruzgan. Almeno 22 persone, perlopiù civili, sono rimaste uccise, tra cui il reporter locale della Bbc, Ahmad Omid Khpolwak. Oltre quaranta i civili feriti. Fonti ufficiali hanno fatto sapere che anche gli attentatori hanno perso la vita negli scontri. L’attacco è stato rivendicato dai talebani.

Secondo l’intelligence afgana, sono tre le bombe esplose. Una è deflagrata di fronte alla sede del governatore locale, e un’altra vicino agli uffici di un’agenzia di sicurezza di proprietà di una milizia. Alcuni soldati sono rimasti uccisi, mentre nessun rappresentante del governo sarebbe rimasto coinvolto nell’attacco.

 

 

http://it.peacereporter.net/articolo/29705/Afghanistan%2C+22+persone+sono+morte+in+un+attacco+a+Tarin+Kowt

 

 

maggio 17, 2011

Dominique Strauss Kahn in mano alle donne

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articolo di martedì 17 maggio 2011

 

Il destino di Dominique in mano alle donne

di Valeria Braghieri

 

 
 
C’è una signora dagli occhi grigi e dalle rughe orgogliose, nipote da parte di madre del mercante d’arte Paul Rosenberg (l’agente di Picasso e Matisse), figlia di un ebreo ricchissimo che commerciava in cosmetici e che si ribattezzò da Schwartz in Sinclaire (usando il nome di battaglia nella Resistenza anti-nazista); c’è questa signora che è anche la prima anchor woman televisiva di Francia, che ha all’attivo un sacco di libri di successo, che orienta la politica del suo Paese e che nel cuore dei parigini sarebbe stata (fino a sabato scorso) la premiere dameideale, perfino meglio di Carlà; c’è questa signora che, dopo averlo “domato” e condotto all’altare (per lui era la terza volta), ha sempre liquidato le scappatelle del marito con oltranzismo blasè convinta, com’è sempre stata, del fatto che attaccarsi alle corna, parlarne, piangerci sopra e trasformarle in tragedia, fosse, in fondo, robetta da piccolo borghesi. C’è questa signora, che sabato ha però dovuto fare i conti con un’altra signora.
Una cameriera africana (probabilmente senegalese) trentaduenne che, con la divisa spiegazzata dell’hotel Sofitel (quello in Time Square a New York) e un asciugamano in testa, sabato notte si è riparata il volto davanti a una folla di curiosi quando la polizia l’è andata a prelevare per interrogarla nel commissariato di Harlem; c’è una cameriera che vive nel Bronx con la figlia adolescente, che si guadagna da vivere ripulendo i rifiuti di vita che si lasciano di solito nelle stanze degli alberghi e che sabato, in una di quelle stanze, ha «incontrato» il marito dell’altra signora. C’è una cameriera che spopola sul web perché non ha ancora un volto, e in rete si cerca di dargliene uno e perché non ha ancora un nome e in rete gliel’hanno già trovato: Ofelia, come la protagonista del film di Landis, Una poltrona per due, in cui Jamie Lee Curtis interpretava una giovane prostituta pagata per rovinare la carriera a un potente. C’è una signora, Anne Sinclair, che è la moglie di Dominique Strauss Kahn e che oggi «non crede neanche per un secondo alle accuse» rivolte al suo sposo, ma c’è quell’altra signora, che fa la cameriera, e dichiara di essere la vittima di suo marito, Dominique Strauss Kahn. Vittima di una violenza sessuale durante la quale avrebbe cercato di difendersi lasciandogli graffi sul petto.
E così, non le corna, bensì una storiaccia con un’altra donna, ha smesso di essere robetta da piccolo borghesi della quale non occuparsi. Aveva sempre tirato dritto la signora Sinclair (che oggi propende per l’ipotesi di «complotto ai danni di suo marito»), sperando di riuscire a portarlo un giorno all’Eliseo anche e soprattutto per costringerlo a una condotta più moderata. Dominique e le donne. Un pasticcio da sempre. Perfino alle urne, quando all’ultimo venne battuto da Segolene Royal. O come quando, nel 2008, il Fondo Monetario Internazionale aveva aperto un’indagine su di lui per capire se avesse abusato della sua posizione per intrattenere una relazione con una sottoposta, l’economista Piroska Nagy: bionda, occhialuta, magretta, dal look vagamente femminista, moglie dell’ex banchiere centrale argentino Mario Blejer. E in seguito per capire se le dimissioni della Nagy (facilitate da una pesante buonuscita) fossero state «pilotate» da Strauss Kahn. «È stata solo una questione di letto, noi ci amiamo come il primo giorno» aveva concluso la signora Sinclair. E non l’aveva rannuvolata nemmeno quel libro, pubblicato un anno fa con lo pseudonimo «Cassandra», dal titoloDsk, i segreti di un presidenziabile, nel quale suo marito veniva descritto come un «cercatore di piacere» e dove gli si attribuiva, tra le altre, una relazione con «Carmen, vedova di un intellettuale italiano» che in molti avevano riconosciuto in Carmen Llera. Ieri si è fatta viva un’altra scrittrice, Tristane Banon: trentenne, bionda, carina, figlia di Anne Mansouret, consigliere regionale socialista dell’Alta Normandia che le aveva consigliato di tacere fin qui. «Nel 2002, durante un’intervista, subii un tentativo di stupro da parte di un politico importante che oggi voglio denunciare. Quell’uomo è Dominique Strauss Kahn». Dominique e le donne. L’ossessione e le manette. Da ieri, delle sue sorti, deciderà il giudice Melissa Jackson: donna.

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maggio 9, 2011

Siria:Carri armati a Baniyas-uccise 4 donne

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articolo di domenica 08 maggio 2011

 

Siria Carri armati a Baniyas, uccise 4 donne

di Redazione

 

 
 
Mentre attivisti siriani diffondevano la lista dei nomi di circa 800 persone, per lo più civili, «uccisi dalle forze di sicurezza e dai militari» in 53 giorni di manifestazioni, carri armati e blindati sono penetrati nella città di Baniyas e hanno ucciso almeno altre sei persone, quattro delle quali donne, colpite quando le forze dell’ordine hanno aperto il fuoco contro un corteo prevalentemente femminile. Come Daraa, epicentro meridionale della mobilitazione, anche Baniyas, porto a nord-ovest di Damasco, è ormai presidiata dai carri armati dell’esercito. I blindati hanno fatto ingresso nel centro abitato poco dopo l’alba, occupando i quartieri a maggioranza sunniti e risparmiando invece i sobborghi periferici, abitati in prevalenza dagli alawiti, originari delle campagne circostanti e in larga parte fedeli al regime.
 
 

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aprile 7, 2011

LAMPEDUSA: 250 IMMIGRATI DISPERSI IN MARE ANCHE DONNE E BAMBINI

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LAMPEDUSA: 250 IMMIGRATI DISPERSI IN MARE ANCHE DONNE E BAMBINI
  
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TG.COM
6.4.2011
Lampedusa, 250 immigrati dispersi in mare

In salvo una cinquantina, primi naufraghi arrivati a Lampedusa

foto LaPresse

22:27 – Tragico bilancio del naufragio nel Canale di Sicilia. In tutto erano 300 gli immigrati caduti in mare nella notte mentre venivano soccorsi al largo di Lampedusa. Una cinquantina le persone recuperate, mentre continuano le ricerche. I trecento immigrati, tutti dell’Africa subsahariana, avevano chiesto soccorso tramite telefono satellitare. Si temono molti morti. Il barcone era partito due giorni fa dalla Libia.

Dei primi naufraghi giunti a Lampedusa, tre sono stati trasferiti in barella sulle ambulanze, gli altri sono stati trasportati con gli autobus direttamente nei centri di accoglienza nell’attesa di essere trasferiti. Anche una donna incinta tra le vittime del naufragio. Michele Prosperi di Save The Children che l’ha potuta vedere, ha riferito che la donna è in “avanzato stato di gravidanza”. La donna è stata accompagnata in ambulanza al poliambulatorio dell’isola. Secondo Prosperi, gli immigrati soccorsi “erano tutti stremati e senza un filo di voce”. A tutti sono stati forniti delle coperte termiche nelle quali si sono avvolti prima di salire sul pullman.

Tre naufraghi sono stati salvati da un peschereccio di Mazara del Vallo (Trapani) impegnato in operazioni di pesca nel Canale di Sicilia.

Molte donne e bambini tra le vittime
Tra i naufraghi ci sarebbero molte donne e bambini, hanno riferito i primi clandestini giunti a Lampedusa. “Temiamo che molti possano essere morti”, ha detto una persona che sta seguendo le operazioni di soccorso. L’equipaggio dell’elicottero della Guardia di finanza accorso sul posto ha confermato di aver visto in mare, nell’area dove il barcone dei migranti è naufragato, decine di cadaveri. “Abbiamo sperato di vedere qualcuno che alzasse il braccio – dicono – ma non è accaduto. Tra i cadaveri, difficili da quantificare, anche corpicini di bambini”. Secondo quanto riferito dal Comando generale delle Capitanerie di porto, i duecento profughi, tutti dell’Africa subsahariana, si trovavano su un barcone che aveva chiesto aiuto alle autorità maltesi e, su richiesta di queste ultime, erano partite da Lampedusa due motovedette della Guardia Costiera e un elicottero della Guardia di Finanza.

Il barcone naufragato, lungo 13 metri circa, era partito due giorni fa da Zuwarah, in Libia, come ha detto la Guardia Costiera italiana. Secondo quanto riporta la Capitaneria di Porto, le autorità maltesi, una volta ricevuto l’sos, avrebbero a loro volta chiesto aiuto nella notte quando hanno saputo che un barcone stava imbarcando acqua, ma senza dichiarare l’emergenza. All’arrivo sul posto della motovedetta pare che i profughi abbiano iniziato ad agirtarsi fino a che l’imbarcazione si è rovesciata.

Giunta sul posto alle quattro circa di mattina, la prima delle motovedette ha intercettato il barcone alla deriva in una situazione di grave pericolo. “Il mare molto agitato (stato quattro) e la concitazione a bordo del barcone hanno reso vano ogni tentativo di trarre in salvo gli immigrati, finiti in acqua nel corso delle operazioni di soccorso”, spiegano alle Capitanerie di Porto.

Fino ad ora sarebbero 20 i cadaveri avvistati nell’area del naufragio, circa 250 i dispersi e 53 le persone tratte in salvo. Nelle ricerche sono impegnate tre motovedette, un aereo e un elicottero della Guardia Costiera e un aereo maltese, oltre a un motopesca di Mazara del Vallo che è stato dirottato nella zona.

Forse nessuno scafista, solo Gps
L’imbarcazione naufragata al largo di Lampedusa era probabilmente senza scafista. E’ questa l’ipotesi del comandante della Capitaneria di porto di Lampedusa, Antonio Morana, il quale spiega che i gestori di questi traffici “potrebbero limitarsi a programmare la rotta attraverso il Gps” e lasciare che i barconi arrivino a destinazione senza alcun altro supporto. “Non si possono far partire duecento persone con questo mare – si dispera il comandante Morana -. Nell’area del naufragio le onde sono alte tre metri”.

La Russa: caserme per gli immigrati
Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha annunciato che per affrontare l’emergenza immigrazione, il Viminale ha richiesto luoghi “come caserme, dove poter alloggiare persone senza bisogno di tende”. Entrando a Palazzo Chigi, La Russa ha aggiunto che “è stata chiesta una tipologia diversa di siti militari per ospitare gli immigrati: non luoghi aperti dove allestire tendopoli, ma siti recintati”.

Sbarchi, 25.800 immigrati da gennaio
Fino ad oggi sono sbarcati 25.800 immigrati dall’inizio dell’anno: 2.300 provenienti dalla Libia, gli altri dalla Tunisia. Il dato è emerso nel corso della riunione a Palazzo Chigi della cabina di regia tra governo, Regioni e altri enti locali sull’emergenza immigrazione.

 
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Naufragio, una donna incinta tra i superstiti

Il barcone, con più di 200 persone a bordodi nazionalità eritrea e somala, era partito dalla Libia 2 giorni fa.

LAMPEDUSA (AGRIGENTO) – Con molta probabilità era salpato dalle coste libiche il barcone con più di 200 migranti a bordo naufragato nella notte a largo di Lampedusa. L’imbarcazione era lunga appena 13 metri ed era partita quasi certamente da Zuwarah (a ovest di Tripoli). Alla Capitaneria di porto di Lampedusa questa ipotesi viene data “al 90 per cento”, anche sulla base della posizione in cui è avvenuta la tragedia, il tratto di mare tra Malta e Lampedusa. Si tratta di una rotta battuta dalle imbarcazioni provenienti dalle coste libiche rispetto a quella più a ovest seguita dai barconi partiti dalle coste tunisine. I migranti che trasportava , tra cui molte donne e bambini, erano per lo più di nazionalità eritrea e somala.  L’imbarcazione era lunga appena 13 metri ed era partita due giorni fa da Zuwarah (Libia).

UNA DONNA INCINTA TRA I 48 SUPERSTITI. Tra i naufraghi portati in salvo nel porto di Lampedusa c’è anche una donna incinta, “in avanzato stato di gravidanza”. A riferirlo Michele Prosperi di Save The Children. La donna è stata accompagnata in ambulanza al poliambulatorio dell’isola. Secondo Prosperi, “erano tutti stremati e senza un filo di voce”, mentre il comandante della capitaneria di porto, Pietro Carosia, spiega che i 48 extracomunitari arrivati erano in stato di ipotermia. A tutti sono stati forniti delle coperte termiche nelle quali si sono avvolti prima di salire sul pullman.

mercoledì, 06 aprile 2011

http://www.tg1.rai.it/dl/tg1/2010/articoli/ContentItem-07251015-517b-416c-8198-bd6a72dff647.html

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LEGGO.IT

MIGRANTI, TRAGEDIA IN MARE:
BIMBI TRA I 250 MORTI -FOTO

Mercoledì 06 Aprile 2011 – 21:47

LAMPEDUSA – È notte fonda nel Canale di Sicilia ed è tempo di morire: 250, forse di più, fanno naufragio a 39 miglia dalla costa di Lampedusa quando sono circa le due. La Guardia costiera ne salva 48, un peschereccio ne prende a bordo 3: tra loro due donne, una incinta all’ottavo mese. Gli altri sono ancora lì, corpi sbattuti tra le onde che raggiungono 4 metri. Non doveva finire così la storia di questi profughi partiti dal porto libico di Zuwarah. Il mare era l’ultima tappa di un viaggio cominciato dall’Africa sub-sahariana e durato mesi, se non anni.

E invece la loro barca, un legno di 13 metri, non ha retto. Quando a bordo hanno visto il mare gonfiarsi, gli immigrati hanno capito che era finita. Da un telefono satellitare hanno chiamato le autorità di Malta – competente per i soccorsi in quell’area – che hanno comunicato l’emergenza ai colleghi italiani. Due motovedette della Guardia costiera sono subito salpate, mentre l’area veniva monitorata da elicotteri e aerei. Giunti sul posto, gli uomini della Capitaneria di porto hanno tentato di «agganciare» la carretta senza più governo, che già imbarcava acqua, lanciando una cima. A bordo il peso si è squilibrato, la barca si è piegata su un fianco e rovesciata. Così si è compiuta la tragedia.
La sommaria dinamica è quella ricostruita dai sopravvissuti, arrivati intorno alle 11, su due mootovedette, al molo Favaloro di Lampedusa, dove sono stati avvolti in coperte termiche e alcuni accompagnati al poliambulatorio dell’isola. Il racconto dei soccorritori è ancora più agghiacciante: «Uomini, donne e bambini cadevano dalla barca e andavano giù come piombo. Un inferno. Alcuni sopravvissuti li abbiamo presi per i capelli». Non è servito lanciare zattere e salvagenti in acqua, tutto è accaduto in un attimo. Da quanto si apprende, le indicazioni riferite dai naufraghi ai maltesi sarebbero state sommariamente girate alle autorità italiane. Il contenuto delle comunicazioni non avrebbe lasciato presagire che si trattava di una emergenza così grave. Solo quando i soccorritori sono arrivati sul posto hanno visto che lo scafo aveva una falla. Le ricerche di altri sopravvissuti sono state sospese con il buio, dopo che sono andate avanti per tutto il giorno, con l’ausilio della nave «Flaminia» che stamane era in rada a Lampedusa, in attesa di trasferire i migranti del centro d’accoglienza, e alla quale adesso spetterà il triste compito di imbarcare cadaveri. Le speranze di trovare vivo qualcuno sono al lumicino. Il racconto fatto dall’equipaggio di un elicottero della Guardia di finanza dà la dimensione della sciagura: «Abbiamo visto decine di corpi galleggiare a gruppi, e comparandone le dimensioni abbiamo capito che in mare c’erano anche bambini. Speravamo che qualcuno agitasse una mano. Non è accaduto».

Però è successo che poco prima delle 14 arrivasse in porto un peschereccio di Mazara del Vallo, il «Cartagine». A bordo aveva tre sopravvissuti, salvati nel buio. Il comandante, Francesco Rifiorito, ha raccontato di aver ricevuto l’allarme dalla Guardia costiera intorno alle due, quando stava effettuando una battuta di pesca a dieci miglia dal luogo del disastro. Ha tirato su le reti e invertito la rotta. «Non si vedeva nulla – ricorda – si sentivano solo urla. Sono state le grida a guidarci in un punto dove abbiamo lanciato le cime alle quali tre naufraghi si sono aggrappati. Un altro comandante guarda sconsolato il mare: è Antonio Morana, che a Lampedusa guida la Capitaneria di porto. Di gente ne ha salvata. »Non si fa – dice – Non si mandano queste persone a morire così«. E azzarda l’ipotesi che ormai i mercanti di uomini abbiano ridotto a zero i loro rischi: su queste barche, spiega, vengono installati dei Gps, programmati su una rotta. I migranti vengono stipati sulle carrette e spinti in mare, in balia delle onde, senza nessun marinaio; al suo posto uno strumento che gracchia.

BOSSI: “COSTRETTI A FIDARCI DI TUNISI” «Siamo costretti a fidarci della Tunisia. Spero che mantengano la parola». Così il leader della Lega, Umberto Bossi, ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano se si fidasse delle ‘promessè strappate ieri a Tunisi sull’immigrazione dal ministro dell’Interno, Roberto Maroni. «È una bella domanda», ha aggiunto il Senatur. A chi gli ha chiesto infine se il blocco delle partenze dal paese nordafricano funzionerà, il senatur ha replicato: «funzionerà, puttana Eva».

“HO PERSO MOGLIE E FIGLIO”  «Eravamo 370, siamo stati due notti e tre giorni in mare, poi abbiamo visto la nave italiana che si avvicinava». Sono drammatici i racconti di alcuni dei 51 superstiti della tragedia del canale di Sicilia dove un barcone carico di migranti si sarebbe rovesciato durante le operazioni di soccorso provocando la morte di almeno 150 persone. Un uomo ha raccontato: «La nave italiana è arrivata molto lentamente a motori spenti, molto lentamente, fino a un metro da noi. Ci siamo spostati e la nostra barca si è rotta e siamo caduti in mare». Il numero dei migranti, partiti dalla Libia e di varie nazionalità africane, non è certo. Secondo il racconto di alcuni sopravvissuti sarebbero stati oltre 350 sul barcone. Un giovane del Camerun dice di essere rimasto in Libia almeno due anni a fare l’imbianchino e quando è divampata la guerra gli avrebbero proposto di combattere contro i ribelli. Ma lui – racconta – è riuscito a trovare un barcone per partire pagando 1200 dollari sia per lui, che per la sua fidanzata, 24 anni, e un suo amico: gli altri due sono morti. «Siamo partiti dalla Libia su un barcone e ieri verso le sei di sera è cominciato il cattivo tempo. Siamo caduti in acqua – dice – era un inferno. Mi entrava acqua in bocca ma sono riuscito a rimanere a galla. C’erano almeno tre bambini e molte donne. Io mi chiamo Peter Ugo, ho 29 anni».  Mentre era al poliambulatorio di Lampedusa è arrivata una telefonata della donna che si era salvata e che si trova nella base Loran di Lampedusa. Lo ha detto lui stesso parlando con i giornalisti.

CADAVERI DI BAMBINI IN MARE Sono decine i cadaveri che l’equipaggio dell’elicottero della Guardia di finanza ha visto in mare, nell’area dove il barcone dei migranti è naufragato. Lo riferiscono al loro rientro i piloti che hanno volato dalle 10.30 alle 12.30 per fornire assistenza agli uomini della Capitaneria di porto che coordina i soccorsi. «Abbiamo sperato di vedere qualcuno che alzasse il braccio – dicono – ma non è accaduto. Tra i cadaveri, difficili da quantificare, anche corpicini di bambini». I cadaveri galleggiano a gruppi nello specchio d’acqua, dice l’equipaggio della Gdf, e questo consente di compararne le dimensioni: purtroppo ci sono anche bambini. L’elicottero è tornato alla base per rifornirsi e si alzerà di nuovo in volo.

FORSE NESSUNO A PILOTARE LA BARCA L’ultima trovata dei trafficanti di migranti è imbarcare gli stranieri su una carretta e lasciare che se la cavino da soli, senza scafisti, senza nessuno che abbia esperienza di mare. Questa è più di una ipotesi per il comandante della Capitaneria di porto di Lampedusa, Antonio Morana, il quale spiega che i gestori di questi traffici «potrebbero limitarsi a programmare la rotta attraverso il Gps» e lasciare che i barconi arrivino a destinazione senza alcun altro supporto. In condizioni meteo ottimali l’operazione può tecnicamente riuscire. Proprio ieri notte è accaduto qualcosa del genere: una barca con 104 tunisini è arrivata al porto vecchio e sono stati gli stessi extracomunitari a riferire di essere partiti da Zarzis senza un marinaio a bordo. Si erano limitati a fare una colletta di 400 euro a testa per acquistare una carretta e un Gps. Nessuno di loro aveva esperienza di mare e la loro speranza d’arrivare era legata a quello strumento che segnava una rotta di 74 gradi. «Non si possono far partire duecento persone con questo mare – si dispera il comandante Morana -. Nell’area del naufragio le onde sono alte tre metri. Il merito dei nostri uomini è averne salvati 48, e non è stato facile». Sulla dinamica del naufragio, Morana non si esprime: «Non abbiamo ancora parlato con i comandanti delle motovedette – dice – e per adesso non si possono avanzare ipotesi. Ma ripeto, le condizioni del mare sono proibitive».

ONDE DI TRE METRI Nell’area del Canale di Sicilia, dove si è verificato il naufragio del barcone di 13 metri che trasportava circa 200 persone ci sono onde alte tre metri. È quanto spiega uno dei soccorritori. Le condizioni meteo sono abbastanza proibitive e le previsioni danno calma di vento solo a partire da domani. Attualmente il mare è forza 6 e spira un vento di Maestrale a oltre 30 nodi. 
Cinque extracomunitari, tra i sopravvissuti al naufragio nel Canale di Sicilia, sono ricoverati nel poliambulatorio di Lampedusa. Il cardiologo che li ha appena visitati ha riscontrato ipotermia ma complessivamente li ha trovati in discrete condizioni di salute. Tra le persone ricoverate c’è anche una donna all’ottavo mese di gravidanza. Le sue condizioni non sono preoccupanti e anche il bambino, secondo quanto dicono i sanitari, sta bene. 

MANDURIA, INDAGINI SU RICHIESTA RIMPATRI La polizia ha avviato indagini su una decina di immigrati tunisini ospitati nella tendopoli di Manduria che hanno chiesto alle autorità italiane di essere rimpatriati sulla base degli accordi stipulati ieri tra Italia e Tunisia. La richiesta ha sollevato qualche sospetto tra gli investigatori tarantini – si apprende da fonti di polizia – perchè i richiedenti potrebbero essere traghettatori di immigrati che, all’arrivo a Lampedusa, si sono confusi con i migranti. 

TUNISINI ARRESTATI IN TOSCANA Due tunisini arrivati da Lampedusa a Monte San Savino (Arezzo), sono stati arrestati dai carabinieri. Dalle procedure di identificazione a cui sono sottoposti gli immigrati ospiti delle strutture di accoglienza è emerso che uno dei due aveva precedenti per droga; l’altro era stato espulso dall’Italia nel 2006. «Su segnalazione della questura di Arezzo – spiega una nota – i carabinieri di Monte San Savino hanno arrestato due tunisini appartenenti al gruppo di immigrati giunti ieri da Lampedusa ed alloggiati in località Palazzuolo». Uno di loro, 35 anni, doveva scontare un residuo di pena di un anno e due mesi di reclusione per spaccio; l’altro, 40 anni, «sebbene espulso con provvedimento del prefetto di Reggio Emilia e notificato il 30 novembre 2006 ha fatto rientro prima di dieci anni nel territorio nazionale senza autorizzazione».

 

LAMPEDUSA: 250 IMMIGRATI DISPERSI IN MARE ANCHE DONNE E BAMBINI
  
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TG.COM
6.4.2011
Lampedusa, 250 immigrati dispersi in mare

In salvo una cinquantina, primi naufraghi arrivati a Lampedusa

foto LaPresse

22:27 – Tragico bilancio del naufragio nel Canale di Sicilia. In tutto erano 300 gli immigrati caduti in mare nella notte mentre venivano soccorsi al largo di Lampedusa. Una cinquantina le persone recuperate, mentre continuano le ricerche. I trecento immigrati, tutti dell’Africa subsahariana, avevano chiesto soccorso tramite telefono satellitare. Si temono molti morti. Il barcone era partito due giorni fa dalla Libia.

Dei primi naufraghi giunti a Lampedusa, tre sono stati trasferiti in barella sulle ambulanze, gli altri sono stati trasportati con gli autobus direttamente nei centri di accoglienza nell’attesa di essere trasferiti. Anche una donna incinta tra le vittime del naufragio. Michele Prosperi di Save The Children che l’ha potuta vedere, ha riferito che la donna è in “avanzato stato di gravidanza”. La donna è stata accompagnata in ambulanza al poliambulatorio dell’isola. Secondo Prosperi, gli immigrati soccorsi “erano tutti stremati e senza un filo di voce”. A tutti sono stati forniti delle coperte termiche nelle quali si sono avvolti prima di salire sul pullman.

Tre naufraghi sono stati salvati da un peschereccio di Mazara del Vallo (Trapani) impegnato in operazioni di pesca nel Canale di Sicilia.

Molte donne e bambini tra le vittime
Tra i naufraghi ci sarebbero molte donne e bambini, hanno riferito i primi clandestini giunti a Lampedusa. “Temiamo che molti possano essere morti”, ha detto una persona che sta seguendo le operazioni di soccorso. L’equipaggio dell’elicottero della Guardia di finanza accorso sul posto ha confermato di aver visto in mare, nell’area dove il barcone dei migranti è naufragato, decine di cadaveri. “Abbiamo sperato di vedere qualcuno che alzasse il braccio – dicono – ma non è accaduto. Tra i cadaveri, difficili da quantificare, anche corpicini di bambini”. Secondo quanto riferito dal Comando generale delle Capitanerie di porto, i duecento profughi, tutti dell’Africa subsahariana, si trovavano su un barcone che aveva chiesto aiuto alle autorità maltesi e, su richiesta di queste ultime, erano partite da Lampedusa due motovedette della Guardia Costiera e un elicottero della Guardia di Finanza.

Il barcone naufragato, lungo 13 metri circa, era partito due giorni fa da Zuwarah, in Libia, come ha detto la Guardia Costiera italiana. Secondo quanto riporta la Capitaneria di Porto, le autorità maltesi, una volta ricevuto l’sos, avrebbero a loro volta chiesto aiuto nella notte quando hanno saputo che un barcone stava imbarcando acqua, ma senza dichiarare l’emergenza. All’arrivo sul posto della motovedetta pare che i profughi abbiano iniziato ad agirtarsi fino a che l’imbarcazione si è rovesciata.

Giunta sul posto alle quattro circa di mattina, la prima delle motovedette ha intercettato il barcone alla deriva in una situazione di grave pericolo. “Il mare molto agitato (stato quattro) e la concitazione a bordo del barcone hanno reso vano ogni tentativo di trarre in salvo gli immigrati, finiti in acqua nel corso delle operazioni di soccorso”, spiegano alle Capitanerie di Porto.

Fino ad ora sarebbero 20 i cadaveri avvistati nell’area del naufragio, circa 250 i dispersi e 53 le persone tratte in salvo. Nelle ricerche sono impegnate tre motovedette, un aereo e un elicottero della Guardia Costiera e un aereo maltese, oltre a un motopesca di Mazara del Vallo che è stato dirottato nella zona.

Forse nessuno scafista, solo Gps
L’imbarcazione naufragata al largo di Lampedusa era probabilmente senza scafista. E’ questa l’ipotesi del comandante della Capitaneria di porto di Lampedusa, Antonio Morana, il quale spiega che i gestori di questi traffici “potrebbero limitarsi a programmare la rotta attraverso il Gps” e lasciare che i barconi arrivino a destinazione senza alcun altro supporto. “Non si possono far partire duecento persone con questo mare – si dispera il comandante Morana -. Nell’area del naufragio le onde sono alte tre metri”.

La Russa: caserme per gli immigrati
Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha annunciato che per affrontare l’emergenza immigrazione, il Viminale ha richiesto luoghi “come caserme, dove poter alloggiare persone senza bisogno di tende”. Entrando a Palazzo Chigi, La Russa ha aggiunto che “è stata chiesta una tipologia diversa di siti militari per ospitare gli immigrati: non luoghi aperti dove allestire tendopoli, ma siti recintati”.

Sbarchi, 25.800 immigrati da gennaio
Fino ad oggi sono sbarcati 25.800 immigrati dall’inizio dell’anno: 2.300 provenienti dalla Libia, gli altri dalla Tunisia. Il dato è emerso nel corso della riunione a Palazzo Chigi della cabina di regia tra governo, Regioni e altri enti locali sull’emergenza immigrazione.

 
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Naufragio, una donna incinta tra i superstiti

Il barcone, con più di 200 persone a bordodi nazionalità eritrea e somala, era partito dalla Libia 2 giorni fa.

LAMPEDUSA (AGRIGENTO) – Con molta probabilità era salpato dalle coste libiche il barcone con più di 200 migranti a bordo naufragato nella notte a largo di Lampedusa. L’imbarcazione era lunga appena 13 metri ed era partita quasi certamente da Zuwarah (a ovest di Tripoli). Alla Capitaneria di porto di Lampedusa questa ipotesi viene data “al 90 per cento”, anche sulla base della posizione in cui è avvenuta la tragedia, il tratto di mare tra Malta e Lampedusa. Si tratta di una rotta battuta dalle imbarcazioni provenienti dalle coste libiche rispetto a quella più a ovest seguita dai barconi partiti dalle coste tunisine. I migranti che trasportava , tra cui molte donne e bambini, erano per lo più di nazionalità eritrea e somala.  L’imbarcazione era lunga appena 13 metri ed era partita due giorni fa da Zuwarah (Libia).

UNA DONNA INCINTA TRA I 48 SUPERSTITI. Tra i naufraghi portati in salvo nel porto di Lampedusa c’è anche una donna incinta, “in avanzato stato di gravidanza”. A riferirlo Michele Prosperi di Save The Children. La donna è stata accompagnata in ambulanza al poliambulatorio dell’isola. Secondo Prosperi, “erano tutti stremati e senza un filo di voce”, mentre il comandante della capitaneria di porto, Pietro Carosia, spiega che i 48 extracomunitari arrivati erano in stato di ipotermia. A tutti sono stati forniti delle coperte termiche nelle quali si sono avvolti prima di salire sul pullman.

mercoledì, 06 aprile 2011

http://www.tg1.rai.it/dl/tg1/2010/articoli/ContentItem-07251015-517b-416c-8198-bd6a72dff647.html

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LEGGO.IT

MIGRANTI, TRAGEDIA IN MARE:
BIMBI TRA I 250 MORTI -FOTO

Mercoledì 06 Aprile 2011 – 21:47

LAMPEDUSA – È notte fonda nel Canale di Sicilia ed è tempo di morire: 250, forse di più, fanno naufragio a 39 miglia dalla costa di Lampedusa quando sono circa le due. La Guardia costiera ne salva 48, un peschereccio ne prende a bordo 3: tra loro due donne, una incinta all’ottavo mese. Gli altri sono ancora lì, corpi sbattuti tra le onde che raggiungono 4 metri. Non doveva finire così la storia di questi profughi partiti dal porto libico di Zuwarah. Il mare era l’ultima tappa di un viaggio cominciato dall’Africa sub-sahariana e durato mesi, se non anni.

E invece la loro barca, un legno di 13 metri, non ha retto. Quando a bordo hanno visto il mare gonfiarsi, gli immigrati hanno capito che era finita. Da un telefono satellitare hanno chiamato le autorità di Malta – competente per i soccorsi in quell’area – che hanno comunicato l’emergenza ai colleghi italiani. Due motovedette della Guardia costiera sono subito salpate, mentre l’area veniva monitorata da elicotteri e aerei. Giunti sul posto, gli uomini della Capitaneria di porto hanno tentato di «agganciare» la carretta senza più governo, che già imbarcava acqua, lanciando una cima. A bordo il peso si è squilibrato, la barca si è piegata su un fianco e rovesciata. Così si è compiuta la tragedia.
La sommaria dinamica è quella ricostruita dai sopravvissuti, arrivati intorno alle 11, su due mootovedette, al molo Favaloro di Lampedusa, dove sono stati avvolti in coperte termiche e alcuni accompagnati al poliambulatorio dell’isola. Il racconto dei soccorritori è ancora più agghiacciante: «Uomini, donne e bambini cadevano dalla barca e andavano giù come piombo. Un inferno. Alcuni sopravvissuti li abbiamo presi per i capelli». Non è servito lanciare zattere e salvagenti in acqua, tutto è accaduto in un attimo. Da quanto si apprende, le indicazioni riferite dai naufraghi ai maltesi sarebbero state sommariamente girate alle autorità italiane. Il contenuto delle comunicazioni non avrebbe lasciato presagire che si trattava di una emergenza così grave. Solo quando i soccorritori sono arrivati sul posto hanno visto che lo scafo aveva una falla. Le ricerche di altri sopravvissuti sono state sospese con il buio, dopo che sono andate avanti per tutto il giorno, con l’ausilio della nave «Flaminia» che stamane era in rada a Lampedusa, in attesa di trasferire i migranti del centro d’accoglienza, e alla quale adesso spetterà il triste compito di imbarcare cadaveri. Le speranze di trovare vivo qualcuno sono al lumicino. Il racconto fatto dall’equipaggio di un elicottero della Guardia di finanza dà la dimensione della sciagura: «Abbiamo visto decine di corpi galleggiare a gruppi, e comparandone le dimensioni abbiamo capito che in mare c’erano anche bambini. Speravamo che qualcuno agitasse una mano. Non è accaduto».

Però è successo che poco prima delle 14 arrivasse in porto un peschereccio di Mazara del Vallo, il «Cartagine». A bordo aveva tre sopravvissuti, salvati nel buio. Il comandante, Francesco Rifiorito, ha raccontato di aver ricevuto l’allarme dalla Guardia costiera intorno alle due, quando stava effettuando una battuta di pesca a dieci miglia dal luogo del disastro. Ha tirato su le reti e invertito la rotta. «Non si vedeva nulla – ricorda – si sentivano solo urla. Sono state le grida a guidarci in un punto dove abbiamo lanciato le cime alle quali tre naufraghi si sono aggrappati. Un altro comandante guarda sconsolato il mare: è Antonio Morana, che a Lampedusa guida la Capitaneria di porto. Di gente ne ha salvata. »Non si fa – dice – Non si mandano queste persone a morire così«. E azzarda l’ipotesi che ormai i mercanti di uomini abbiano ridotto a zero i loro rischi: su queste barche, spiega, vengono installati dei Gps, programmati su una rotta. I migranti vengono stipati sulle carrette e spinti in mare, in balia delle onde, senza nessun marinaio; al suo posto uno strumento che gracchia.

BOSSI: “COSTRETTI A FIDARCI DI TUNISI” «Siamo costretti a fidarci della Tunisia. Spero che mantengano la parola». Così il leader della Lega, Umberto Bossi, ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano se si fidasse delle ‘promessè strappate ieri a Tunisi sull’immigrazione dal ministro dell’Interno, Roberto Maroni. «È una bella domanda», ha aggiunto il Senatur. A chi gli ha chiesto infine se il blocco delle partenze dal paese nordafricano funzionerà, il senatur ha replicato: «funzionerà, puttana Eva».

“HO PERSO MOGLIE E FIGLIO”  «Eravamo 370, siamo stati due notti e tre giorni in mare, poi abbiamo visto la nave italiana che si avvicinava». Sono drammatici i racconti di alcuni dei 51 superstiti della tragedia del canale di Sicilia dove un barcone carico di migranti si sarebbe rovesciato durante le operazioni di soccorso provocando la morte di almeno 150 persone. Un uomo ha raccontato: «La nave italiana è arrivata molto lentamente a motori spenti, molto lentamente, fino a un metro da noi. Ci siamo spostati e la nostra barca si è rotta e siamo caduti in mare». Il numero dei migranti, partiti dalla Libia e di varie nazionalità africane, non è certo. Secondo il racconto di alcuni sopravvissuti sarebbero stati oltre 350 sul barcone. Un giovane del Camerun dice di essere rimasto in Libia almeno due anni a fare l’imbianchino e quando è divampata la guerra gli avrebbero proposto di combattere contro i ribelli. Ma lui – racconta – è riuscito a trovare un barcone per partire pagando 1200 dollari sia per lui, che per la sua fidanzata, 24 anni, e un suo amico: gli altri due sono morti. «Siamo partiti dalla Libia su un barcone e ieri verso le sei di sera è cominciato il cattivo tempo. Siamo caduti in acqua – dice – era un inferno. Mi entrava acqua in bocca ma sono riuscito a rimanere a galla. C’erano almeno tre bambini e molte donne. Io mi chiamo Peter Ugo, ho 29 anni».  Mentre era al poliambulatorio di Lampedusa è arrivata una telefonata della donna che si era salvata e che si trova nella base Loran di Lampedusa. Lo ha detto lui stesso parlando con i giornalisti.

CADAVERI DI BAMBINI IN MARE Sono decine i cadaveri che l’equipaggio dell’elicottero della Guardia di finanza ha visto in mare, nell’area dove il barcone dei migranti è naufragato. Lo riferiscono al loro rientro i piloti che hanno volato dalle 10.30 alle 12.30 per fornire assistenza agli uomini della Capitaneria di porto che coordina i soccorsi. «Abbiamo sperato di vedere qualcuno che alzasse il braccio – dicono – ma non è accaduto. Tra i cadaveri, difficili da quantificare, anche corpicini di bambini». I cadaveri galleggiano a gruppi nello specchio d’acqua, dice l’equipaggio della Gdf, e questo consente di compararne le dimensioni: purtroppo ci sono anche bambini. L’elicottero è tornato alla base per rifornirsi e si alzerà di nuovo in volo.

FORSE NESSUNO A PILOTARE LA BARCA L’ultima trovata dei trafficanti di migranti è imbarcare gli stranieri su una carretta e lasciare che se la cavino da soli, senza scafisti, senza nessuno che abbia esperienza di mare. Questa è più di una ipotesi per il comandante della Capitaneria di porto di Lampedusa, Antonio Morana, il quale spiega che i gestori di questi traffici «potrebbero limitarsi a programmare la rotta attraverso il Gps» e lasciare che i barconi arrivino a destinazione senza alcun altro supporto. In condizioni meteo ottimali l’operazione può tecnicamente riuscire. Proprio ieri notte è accaduto qualcosa del genere: una barca con 104 tunisini è arrivata al porto vecchio e sono stati gli stessi extracomunitari a riferire di essere partiti da Zarzis senza un marinaio a bordo. Si erano limitati a fare una colletta di 400 euro a testa per acquistare una carretta e un Gps. Nessuno di loro aveva esperienza di mare e la loro speranza d’arrivare era legata a quello strumento che segnava una rotta di 74 gradi. «Non si possono far partire duecento persone con questo mare – si dispera il comandante Morana -. Nell’area del naufragio le onde sono alte tre metri. Il merito dei nostri uomini è averne salvati 48, e non è stato facile». Sulla dinamica del naufragio, Morana non si esprime: «Non abbiamo ancora parlato con i comandanti delle motovedette – dice – e per adesso non si possono avanzare ipotesi. Ma ripeto, le condizioni del mare sono proibitive».

ONDE DI TRE METRI Nell’area del Canale di Sicilia, dove si è verificato il naufragio del barcone di 13 metri che trasportava circa 200 persone ci sono onde alte tre metri. È quanto spiega uno dei soccorritori. Le condizioni meteo sono abbastanza proibitive e le previsioni danno calma di vento solo a partire da domani. Attualmente il mare è forza 6 e spira un vento di Maestrale a oltre 30 nodi. 
Cinque extracomunitari, tra i sopravvissuti al naufragio nel Canale di Sicilia, sono ricoverati nel poliambulatorio di Lampedusa. Il cardiologo che li ha appena visitati ha riscontrato ipotermia ma complessivamente li ha trovati in discrete condizioni di salute. Tra le persone ricoverate c’è anche una donna all’ottavo mese di gravidanza. Le sue condizioni non sono preoccupanti e anche il bambino, secondo quanto dicono i sanitari, sta bene. 

MANDURIA, INDAGINI SU RICHIESTA RIMPATRI La polizia ha avviato indagini su una decina di immigrati tunisini ospitati nella tendopoli di Manduria che hanno chiesto alle autorità italiane di essere rimpatriati sulla base degli accordi stipulati ieri tra Italia e Tunisia. La richiesta ha sollevato qualche sospetto tra gli investigatori tarantini – si apprende da fonti di polizia – perchè i richiedenti potrebbero essere traghettatori di immigrati che, all’arrivo a Lampedusa, si sono confusi con i migranti. 

TUNISINI ARRESTATI IN TOSCANA Due tunisini arrivati da Lampedusa a Monte San Savino (Arezzo), sono stati arrestati dai carabinieri. Dalle procedure di identificazione a cui sono sottoposti gli immigrati ospiti delle strutture di accoglienza è emerso che uno dei due aveva precedenti per droga; l’altro era stato espulso dall’Italia nel 2006. «Su segnalazione della questura di Arezzo – spiega una nota – i carabinieri di Monte San Savino hanno arrestato due tunisini appartenenti al gruppo di immigrati giunti ieri da Lampedusa ed alloggiati in località Palazzuolo». Uno di loro, 35 anni, doveva scontare un residuo di pena di un anno e due mesi di reclusione per spaccio; l’altro, 40 anni, «sebbene espulso con provvedimento del prefetto di Reggio Emilia e notificato il 30 novembre 2006 ha fatto rientro prima di dieci anni nel territorio nazionale senza autorizzazione».

 

 

 

 

 

 

 

aprile 5, 2011

LAMPEDUSA: GLI SBARCHI CONTINUANO-ARRIVATI ANCHE DONNE INCINTE E BAMBINI!

Filed under: Senza Categoria — Tag:, , , , — mirabilissimo100 @ 11:11 am

LEGGO.IT

IMMIGRATI, MARONI A TUNISI.
IERI NOTTE ANCORA SBARCHI

 
Manduria migranti in fuga
 
Martedì 05 Aprile 2011 – 11:59
 

LAMPEDUSA – Il ministro dell’Interno Roberto Maroni è arrivato a Tunisi per definire l’intesa, con le autorità locali, contro l’immigrazione clandestina. «Siamo qui per concludere l’accordo, speriamo di fare una buona cosa», ha detto il responsabile del Viminale, che ha aggiunto come ieri, a proposito della precedente visita a Tunisi con il premier Silvio Berlusconi, «non c’è stato alcuno stop: abbiamo continuato a lavorare ieri pomeriggio e continueremo ora». Maroni è a colloquio con il ministro dell’Interno tunisino, Habib Essid.
Da ieri a Tunisi è rimasta una commissione tecnica italiana, guidata dal prefetto Rodolfo Ronconi, direttore della Polizia delle frontiere, per definire i dettagli della possibile intesa insieme alla controparte tunisina. In cambio della stretta sui controlli per bloccare la partenza dei migranti e del rimpatrio dei tunisini arrivati, l’Italia mette sul piatto mezzi (motovedette, gip, ecc.) e fondi per il reinserimento dei migranti. Un pacchetto dal valore stimato intorno ai 250 milioni di euro.

RIPRESI GLI SBARCHI È ripresa anche oggi, dopo i trasferimenti di massa dei giorni scorsi, l’ondata di sbarchi a Lampedusa. Questa mattina all’alba sono arrivati nell’isola due barconi con oltre 600 migranti, uno dei quali, partito dalla Libia con 400 persone a bordo (per la maggior parte eritrei e somali), è riuscito ad eludere i controlli e a raggiungere Cala Creta. A bordo, numerose donne incinte e una decina di bambini: alcuni migranti si sono dispersi per l’isola e i carabinieri li stanno ancora cercando. Gli extracomunitari arrivati provengono da numerosi paesi: Somalia, Eritrea, Pakistan, Ghana, Burkina Faso, Mali e NIgeria.
Ieri sera altri tre barconi, con a bordo complessivamente oltre 200 persone, avevano raggiunto l’isola. Intanto, la nave «Catania», che secondo le autorità ha imbarcato 450 migranti, è partita soltanto questa notte alle 12.50 dal molo di Cala Pisana, dopo essere rimasta in banchina per circa 15 ore. La destinazione del traghetto, secondo quanto appreso, dovrebbe essere Civitavecchia o Livorno.
Intanto, stamane partiranno dall’isola 40 minori di nazionalità tunisina, che ieri sono stati identificati nel Cspa dell’isola; saliranno sul traghetto di linea diretto a Porto Empedocle, e da lì saranno condotti in comunità d’accoglienza. Nel centro dell’isola restano così altri 97 ragazzi che saranno trasferiti dopo la procedura d’identificazione.

ARRIVATI IN 917 Sono 917 i migranti arrivati da ieri sera a Lampedusa e ospitati nel Cspa e nella ex base militare Loran. Il numero complessivo degli extracomunitari presenti nell’isola è di circa 1.500. Sette gli sbarchi che si sono susseguiti in 12 ore: ieri sera sul primo barcone ne sono arrivati 99; 67 e 52 nei due episodi successivi. Stamane alle 5, nel primo arrivo della giornata, sono giunti 400 profughi (tra cui 37 donne e 8 bambini) provenienti dalla Libia. Stessa provenienza per un’altra barca, che ha portato a Lampedusa 34 persone, tra le quali 2 donne. Infine, due «carrette» sono arrivate dalla Tunisia, con 77 e 188 extracomunitari.

NAVE CLODIA A CIVITAVECCHIA Andrà a Civitavecchia la nave Clodia della Grimaldi, partita da Lampedusa con a bordo 1.040 migranti. La nave sarebbe dovuta attraccare a Taranto questa mattina ma nella giornata di ieri è stato deciso un cambio di programma e la nave è stata dirottata prima su Napoli e successivamente su Civitavecchia, dove dovrebbe arrivare nelle prossime ore.
Saranno ospitati alla caserma dell’Esercito ‘De Carolis’, alla periferia di Civitavecchia, 600 dei 1.040 immigrati tunisini che nel pomeriggio di oggi sbarcheranno al porto di Civitavecchia dal traghetto della Tirrenia, Clodia, proveniente da Lampedusa. Lo ha detto il sindaco della città tirrenica, Gianni Moscherini. Intanto, in mattinata, è previsto un incontro tra i responsabili locali dell’ordine pubblico allo scopo di organizzare i trasferimenti degli stranieri. Non si conosce al momento la destinazione degli altri immigrati.

700 MIGRANTI A TRAPANI Settecento migranti sbarcati nei giorni scorsi a Lampedusa stanno per raggiungere la tendopoli allestita a Chinisia, nei pressi dell’aeroporto di Trapani Birgi. Gli extracomunitari, che erano a bordo dell’Excelsior, sono arrivati questa mattina nel porto di Trapani e subito dopo sono stati trasferiti in pullman verso la struttura d’accoglienza. Sulla nave della Gnv viaggiavano anche gli altri 500 immigrati giunti ieri a Catania e successivamente trasferiti nella tendopoli di Pian del Lago a Caltanissetta. Sono quindi complessivamente 1200 i tunisini che da Lampedusa hanno raggiunto le due tendopoli della Sicilia. Nei giorni scorsi si erano registrate manifestazione di protesta contro l’arrivo degli immigrati sia a Trapani sia a Caltanissetta.

PRIMI ARRIVI IN TOSCANA Primi arrivi e qualche contestazione per i migranti sbarcati poco fa a Livorno dalla nave «La Superba» e ospitati in strutture di accoglienza toscane. I 20 tunisini ospiti dell’Oasi Madonnina a Le Capanne, nel comune di Montopoli Valdarno, sono stati ad esempio accolti da circa 40 ragazzi al grido «tornate a casa vostra» e da qualche «buu». Le forze dell’ordine hanno controllato che le contestazioni verbali non sfociassero in nessun atto concreto. Velocissima la discesa dall’autobus per raggiungere quella che attualmente è la sede della Caritas locale, messa a disposizione dalla Diocesi di San Miniato. Appena entrati nell’edificio gli uomini del commissariato hanno provveduto a una prima identificazione, mentre quella definitiva sarà effettuata domani mattina. Qualche contestazione anche per il sindaco Alessandra Vivaldi, perchè la decisione di ospitare i migranti sarebbe stata presa senza consultare i cittadini.

NOTTE TRANQUILLA A MANDURIA È trascorsa tranquilla la notte nella tendopoli di Manduria, dove sono ospitati circa 1.300 immigrati tunisini trasferiti nei giorni scorsi da Lampedusa. Durante la notte è rimasto un piccolo presidio di immigrati che per protesta ha dormito all’aperto in un’area di fronte all’ingresso del campo, ma poi questa mattina lo stesso gruppo è rientrato in tendopoli. Gli immigrati attendono con ansia che venga loro rilasciato un attestato per ottenere il permesso di soggiorno temporaneo. La stragrande maggioranza degli immigrati ospitati nelle tendopoli, a detta degli stessi immigrati, sarebbe di transito in Italia e interebbe raggiungere altri paesi europei, soprattutto Francia, Germania e Olanda, anche per ricongiungersi con familiari.

TUNISIA: ACCORDO SI TROVERA’ Un accordo sull’emergenza «si troverà». Ma «se non rilanciamo la nostra economia, possiamo mettere tutte le navi che vogliamo a guardia delle nostre coste, ma in tre mesi saremo daccapo». Lo afferma, in una intervista al Corriere della Sera, il ministro del turismo tunisino Mehdi Havas, secondo il quale serve «un piano da 5 miliardi di investimenti e prestiti a tasso ridotto su scala europea». «Negli ultimi tre mesi – spiega – la nostra economia è andata a picco» e «il risultato è che ci troviamo con 500 mila disoccupati. Se andiamo avanti con questo ritmo produttivo, ci vorranno cinque anni per riassorbirli». Nel turismo, considerando «anche l’indotto, arriviamo a circa 800 mila occupati» su una popolazione attiva in Tunisia paria a «due milioni di lavoratori». Ma «oggi registriamo una flessione di questo comparto pari al 60%. Se non invertiremo questa tendenza, alla fine della stagione turistica ci ritroveremo con almeno altri 100-200 mila disoccupati» che cercheranno di emigrare. La questione, per Havas, va affrontata «su scala europea, se non mondiale. Serve un piano di aiuti massiccio per i Paesi del Nord Africa». E «l’Europa non può che essere in prima fila».

http://www.leggo.it/articolo.php?id=115117

 

marzo 20, 2011

LIBIA: I RAID FRANCO-AMERICANI HANNO UCCISO CIVILI ANCHE DONNE E BAMBINI

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Libia, tv di Stato mostra immagini di presunte vittime civili

  Milano, 20 Mar 2011

Secondo il regime ci sarebbero almeno 48 morti tra popolazione

 
Questi sono i corpi delle presunte vittime civili degli attacchi aerei delle forze armate occidentali impegnate nell’operazione “Odissey Dawn” sulla Libia. Lo sostiene la Tv di Stato libica che ha mandato in onda le immagini, riprese nell’ospedale della Capitale Tripoli. L’emittente vicina al regime di Gheddafi sostiene che i raid hanno colpito anche aree pubbliche tra cui ospedali e scuole, uccidendo almeno 48 persone, in prevalenza donne e bambini e ferendone oltre 150, anche se queste notizie al momento non trovano alcuna conferma ufficiale.
 
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marzo 6, 2011

COSTA D’AVORIO: POLIZIA SPARA SUI DIMOSTRANTI-UCCISE SEI DONNE

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03/03/2011

Le forze dell’ordine hanno sparato a un gruppo di donne che manifestava in favore del presidente Ouattara

In Costa d’Avorio la polizia ha aperto il fuoco su un gruppo di donne che manifestava in favore di Alassane Ouattara, il neopresidente ivoriano in lotta con quello uscente, Laurent Gbagbo. Sei delle manifestanti sono rimaste uccise, in base a quanto riferito da due testimoni e da una fonte degli stessi agenti, che hanno rilasciato le informazioni all’agenzia Reuters. Secondo un altro testimone, le vittime sarebbero dieci.

La sparatoria è avvenuta ad Abobo, una piccola città ai sobborghi di Abidjan. Un abitante del luogo, Idrissa Diarrassouba, ha dichiarato: “Uomini in uniforme sono arrivati e hanno iniziato a sparare all’impazzata. Sei donne sono morte sul posto”. La strage è stata confermata da una fonte militare, che però ha descritto il tutto come un semplice incidente.

In questi mesi la Costa d’Avorio è dilaniata dal conflitto tra i “due presidenti”, Alassane Ouattara e Laurent Gbagbo, il primo vincitore alle elezioni del 28 novembre e riconosciuto dalla comunità internazionale, il secondo autoproclamatosi presidente dopo aver dichiarato il voto invalido.

http://it.peacereporter.net/articolo/27197/Costa+d’Avorio,+polizia+spara+su+dimostranti%3A+uccise+sei+donne

Costa d’Avorio: donne uccise durante manifestazione

Video

http://www.youtube.com/watch?v=n8c5JVRA43Q

Costa Avorio, donne uccise da esercito

Video

http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/videodallarete/video2480.shtml

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