Mirabilissimo100’s Weblog

agosto 12, 2012

SIRIA: FOTOMONTAGGIO COME PROPAGANDA CONTRO IL GOVERNO SIRIANO

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Fotomontaggio utilizzato come propaganda per la guerra in Siria

Konstantin Garibov, Redazione Online
31.07.2012

L’Occidente utilizza lo scenario libico per abbattere il regime di Damasco.

È in corso una campagna mediatica su tutti i fronti a cui si è unito anche il più grande quotidiano austriaco Die Kronen Zeitung, che ha utilizzando photoshop in un reportage a favore della guerra in Sira. Allo stesso modo dei video girati in uno degli studi del Qatar a spese dell’Arabia sulle atrocità del regime di Gheddafi contro la Libia.
Allora, gli abitanti del Qatar denunciarono molte grandi testate arabe di dare false notizie sulla Libia. Oggi i bloggers hanno smascherato il giornale austriaco Die Kronen Zeitung.

Il quotidiano ha pubblicato una foto di una famiglia di rifugiati sullo sfondo della città distrutta di Aleppo, capitale economica della Siria. Un uomo con un bambino in braccio e una donna col velo che camminano lungo una strada avvolta da fiamme di guerra. E sotto la foto, la scritta: l’esercito di Assad spiana coi carri armati la strada verso Aleppo, dove si trovano i ribelli. I blogger sono riusciti a smascherare il quotidiano grazie al riconoscimento di uno scatto del fotoreporter della European Preephoto Agency (EPA). Lo scatto originale, che mostrava la stessa famiglia siriana sullo sfondo di un tipico scorcio della città, era stato modificato con photoshop in un paesaggio di case distrutte.

La Voce della Russia ha le prove che l’Occidente voglia alimentare tensioni ad Aleppo. Una di queste è la testimonianza di un abitante della città di Aleppo, che ha raccontato:

Non si può dire che la situazione ad Aleppo sia tranquilla, ma è sopportabile. Non è come la descrivono i mass media stranieri. Le truppe governative conducono i ribelli fuori dalla città, nei prossimi giorni la libereranno dai militari. A proposito, molti di questi lasciano l’esercito su base volontaria. In alcuni posti di Aleppo ci sono conflitti con i guerriglieri, ma per il resto la situazione è tranquilla. Inoltre adesso è il periodo del Ramadan. Dirò di più: nelle città di Homs e Damasco gli scontri coi guerriglieri avvengono solo in piccoli quartieri con piccole viuzze, ma si tratta di aree periferiche. A Tartus e Lataki non si sa neppure cosa siano i guerriglieri. Si vive serenamente, si continua a lavorare.

Attorno alla questione dei guerriglieri c’è una forte campagna mediatica. L’Occidente li presenta come rappresentanti degli interessi di tutti i siriani che lottano contro il regime di Assad. Ma La Voce della Russia sa che in Siria ci sono molti militari professionisti che, dietro pagamento, assoldano semplici siriani nelle loro fila. La dichiarazione in esclusiva di Josef Naami, militare insurrezionalista dell’ Esercito Siriano Libero, da poco passato dalla parte del Governo:

Noi giovani siamo stati presentati ad una persona che ci ha promesso 2 mila lire siriane (25 euro) ciascuno in cambio della partecipazione alle manifestazioni contro le autorità. Non abbiamo mai visto questi soldi. Ad alcuni hanno dato 500 lire, ad altri niente. Non ci è piaciuto molto: hanno promesso una cosa e ne hanno fatto un’altra. Ci avevano detto che avremmo ricevuto il denaro se fossimo andati armati in piazza e se avessimo attaccato i militari e la polizia. Abbiamo dato il nostro consenso. Ci hanno portato in una base, dove abbiamo imparato a maneggiare le armi. Dopo la preparazione, abbiamo iniziato a partecipare agli scontri contro l’esercito, abbiamo sequestrato difensori del regime, come ci avevano detto di fare. Ci è toccato anche uccidere. E per tutto questo ci erano state promesse da 5000 a 10000 lire. In realtà, ci hanno pagato dieci volete meno, e il più delle volte non hanno neppure pagato.

Appoggiandosi soprattutto sulla gioventù ingannata, USA, Paesi europei e del Golfo Persico vogliono rovesciare il regime di Assad. Esiste già uno scenario per il possibile passaggio di potere. Il Ministro della Difesa americana Leon Panetta ha dichiarato che Washington farà di tutto per mantenere l’apparato statale siriano dopo l’uscita di Assad. È necessario per mantenere la stabilità del Paese. È importante non ripetere l’errore commesso con l’Iraq, ha sottolineato Panetta.
E dunque il Pentagono ha già deciso tutto, sia sulle sorti di Assad, che su quelle dei siriani.

 

 

http://italian.ruvr.ru/2012_07_31/83548782/

agosto 11, 2012

SIRIA: LA GUERRA SEGRETA

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SIRIA: LA GUERRA SEGRETA

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Notizie non allineate sull’aggressione alla Siria (Agosto 2012)

6 agosto 2012

da breakingnews.sy
“Aleppo: Uomini armati uccisi e feriti nella superstrada per l’aeroporto internazionale. Abu al-Laith e i membri del suo gruppo armato uccisi presso la facoltà di scienze. L’esercito continua a confrontarsi con gruppi armati a Salah al-Din. Le autorità respingono un attacco armato alla centrale elettrica e uccidono 25 militanti. Autorità competenti arrestano uomini armati e smantellano un ospedale da campo nel quartiere di Salah al-Din. Si registra una grande fuga di terroristi da Aleppo, che si dirigono verso i villaggi del nord o forse in Turchia. 11 militanti uccisi quando un deposito di armi e mortari è stato distrutto ad al-Attareb nei sobborghi della città. Nella campagna di Aleppo, nella zona di Qubtan al-Jabal, le autorità hanno distrutto 2 auto equipaggiate di mitragliatori, con gli occupanti a bordo;”.
“Damasco: Nella campagna a Jisreen 15 militanti uccisi durante una perlustrazione di una fabbrica di ordigni. 60 militanti uccisi durante un raid in nascondigli nell’area di Naher Eisheh. Le forze siriane si sono impadronite di un nascondiglio a Ruken el-Din uccidendo gli uomini armati che erano all’interno. Attentato con carica esplosiva nell’edificio della radio-TV, 3 feriti, danni al 3° piano dell’edificio”.
“Homs: attaccato un veicolo che trasportava operai tessili ad al-Bayada, si registrano vittime. Le autorità si sono scontrate con gruppi terroristici armati che avevano attaccato le forze di polizia nella città di al-Qseir, nella campagna di Homs), uccidendone o ferendone molti”.
“Daraa: nella campagna della provincia di Daraa, a Busra al-Sham, le autorità hanno debellato un gruppo di terroristi armati che avevano commesso atti di omicidio e sabotaggio contro i cittadini. Scontri con un gruppo armato nella città di Smad”.

Altre notizie:
SANA News ha annunciato che il primo ministro siriano Riad Hijab è stato sostituito nella carica da Omar Ghalawnjy, vice primo ministro. Hijab si troverebbe ora in Giordania [notizia smentita dal governo giordano].
OBAMA sta facendo il “suo colpo di stato” in Siria

5 agosto 2012

da sana.sy, breakingnews.sy
“Aleppo: Le forze armate questa domenica hanno continuato a dare la caccia agli uomini in fuga delle milizie turche e del Golfo in vari quartieri. Gli abitanti del quartiere di al-Sayyid Ali hanno cacciato via le milizie terroristiche. Unità delle forze armate hanno respinto e ucciso uomini armati che stazionavano presso la Facoltà di Scienze, alcuni di questi erano afgani. Nella zona del parco di al-Kawakibi, le forze armate hanno eseguito un’operazione qualitativa uccidendo e mettendo in fuga milizie turche e del Golfo. Le autorità hanno eliminato, grazie alla cooperazione degli abitanti, i terroristi che stazionavano presso il mercato di Saif al-Dawleh, tra loro trovati corpi di turchi.
Homs: decine di terroristi uccisi nell’esplosione di un deposito di armi presso il quartiere di  Jouret Ashayah, danneggiati anche gli edifici circostanti. Le autorità hanno respinto un attacco alle sedi della polizia a al-Qseir, uccidendo e ferendo molti terroristi, 6 arrestati, ritrovati congegni esplosivi. Scontro con un gruppo terroristico che guidava un SUV equipaggiato con mitragliatori DShK ad al-Qseir.
Hama: Le autorità hanno arrestato un gruppo di terroristi nel quartiere di al-Sawaeq, smantellando decine di congegni esplosivi che erano già stati posizionati.
Daraa: scontri con gruppi di terroristi armati nel villaggio di al-Yadouda e nella campagna circostante”.
“Edlib: 4 civili, compèreso 2 bambini, uccisi nel lancio di un missile vicino all’ospedale di Aryha. 7 terroristi uccisi in un’imboscata dell’esercito nella città di al-Shouha. Il responsabile dell’unione di lavoratori è stato sequestrato da uomini armati. Ucciso un militare siriano e un terrorista ad un posto di blocco sulla strada Sulqien”.
Altre notizie:
Daily Mail: Forze speciali britanniche all’opera in Siria.
Filmato delle torture inflitte dalle milizie anti-Assad a cittadini siriani.

4 agosto 2012

da breakingnews.sy
“Edlib: uomini armati uccisi nel villaggio di Zeizoun nella campagna di Jeser Al-Shughour. Guardie di frontiera uccidono militanti e ne arrestano 4 quando tentavano di infiltrarsi attraverso la città di Khourbet al-Joz”.
“Deir al-Zour: Terroristi uccisi negli scontri a Jbailiea, al-Areedie e al-Sheikh Yaseen. Scontri con un gruppo armato portava alla morte di molti rivoltosi”.
“Hama: militanti uccisi e altri arrestati quando le forze siriane hanno scoperto un nascondiglio nel quartiere di al-Arbaaien”.�
“Damasco: Militanti sparano missili dietro l’ospedale di al-Abbasieen, 1 civile morto, altri feriti. Sequestrati 48 pellegrini iraniani sulla strada per l’aeroporto, poi rilasciati [la notizia del rilascio è stata successivamente smentita]. Massacro commesso da militanti contro un gruppo di 20 persone sequestrate nel quartiere al-Tadamon; il massacro è stato filmato”.
“Homs: Terroristi uccisi nei quartieri di Al-Rastan e Talbiseh. Terroristi uccisi e i loro veicoli equipaggati con mitragliatori distrutti a Qusair. Sequestrati esplosivi nascosti dai terroristi nel quartiere di al-Qusour. Molti militanti uccisi durante un tentativo di infiltrarsi nel quartiere di Al-Karabees. Un’industria usata per fabbricare esplosivi e che conteneva più di 70 cariche è stata confiscata nel quartiere di al-Bayada ”
“Aleppo: Molti stranieri arrestati, tra cui uno potrebbe essere un generale turco. Due veicoli distrutti con i terroristi all’interno presso il monte Qubtan. Un grande numero di uomini armati è stato ucciso dall’esercio nel quartiere Salah el-Din. Terroristi uccisi dall’esercito durante scontri vicino Khan al-Assal. Uomini armati attaccano il centro radio-televisivo; decine di morti fra gli attaccanti che vengono assediati dall’esercito siriano che infine riprende il pieno controllo del Centro Radio-TV”.
Altre notizie:
Terroristi giustiziano il presentatore dellla TV siriana, Mohammed al-Saeed, sequestrato il 19 luglio di quest’anno.
Le forze di sicurezza siriane scoprono una fossa comune in un sobborgo di Damasco.
Comandante dell’esercito: Damasco è sotto il pieno controllo dell’esercito siriano.
Esecuzioni in massa di cittadini leali al governo siriano da parte delle squadre della morte della CIA.
Massacri ad Aleppo da parte dei terroristi dell’esercito libero siriano sostenuti dall’Occidente

3 agosto 2012

da breakingnews.sy, sana.sy
“Hama: l’esercito siriano ha scoperto nascondigli a Al-Arbaaien, arrestando militanti arabi”.
“Daraa: durante scontri con l’esercito a Busra Al-Harier, uomini armati sono rimasti uccisi e i loro veicoli distrutti”.
“Aleppo: Le forze di sicurezza siriane si stanno preparando a lanciare una vasta operazione tesa a liberare completamente la città. L’esercito siriano sta svolgendo un’operazione qualificata a Salah el-Din e uccide 15 terroristi”.
“Homs: Nella campagna i militanti hanno fatto saltare il ponte che unisce Qusair e Jouseh. Operazione qualificata dell’esercito nel settore di Al-Hamedia in cui 40 terroristi sono stati uccisi”.
“Edlib: terroristi sono rimasti uccisi dallo scoppio di una carica esplosiva mentre la stavano posizionando nella via principale per Aleppo”
“Damasco: Violenti scontri nel sobborgo di al-Tadamun. Un corrispondente della TV siriana, Karim al-Shebani, è stato colpito alla schiena da uomini armati che avevano un accento insolito e che sparavano a caso su i civili e sulle forze di sicurezza.”.
Altre notizie:
I “ribelli” siriani minacciano i giornalisti iraniani.
L’esercito libero siriano minaccia i cristiani che erano protetti sotto Assad.
Secondo Syrian Tube, “la sicurezza militare siriana è arrivata a individuare il luogo di incontro a Darra dei comandanti di diversi battaglioni di terroristi che stavano progettando un’alleanza per creare un’organizzazione come quella di Tawhid Liwae e affrontare l’esercito arabo siriano. L’esercito ha teso una trappola uccidendo 10 comandanti e un centinaio di terroristi”.

Qabbani: terroristi armati hanno sparato sui manifestanti per accusare l’esercito siriano  

DAMASCO, (SANA) Mohamad Salim Qabbani, ex collaboratore dei mass media, ha raccontato ieri sera al canale siriano TV satellitare il suo personale coinvolgimento nella fabbricazione di notizie dalla Siria.
Qabbani ha rivelato la presenza di decine di cosiddette camere di notizie specializzate nell’inventare, modificare e fabbricare notizie e racconti che venivano poi trasmessi da decine di media come BBC, al-Jazeera, France24, al-Arabyia e altri.
Ha sottolineato di aver chiamato e di avere avuto contatti con decine di media, per raccontare loro diverse storie inventate sulla città di Homs mentre lui era in Libano nella città di Irsal.
Come quando i terroristi sparavano sulla folla in diverse regioni e si accusava l’esercito siriano e la sicurezza di farlo. “I manifestanti reagivano lanciando Molotov e pietre contro le forze di sicurezza che non poteva che difendersi”, ha detto Qabbani.
Ha quindi parlato dei modi e dei mezzi per il fotomontaggio in collaborazione con decine di fotografi professionisti assoldati dai diversi media.
Ha rivelato alcune informazioni circa la vita segreta di alcune figure, che lavoravano allo spargimento del sangue siriano agli ordini di paesi stranieri, affermando che erano tossicodipendenti e sicari.
Qabbani ha detto di essere stato minacciato dai gruppi terroristici armati a collaborare con loro, ha sottolineato che non aveva altre alternative nel timore per la sua famiglia e per la sua vita che collaborare con loro nel fabbricare riprese e bugie fuori luogo e fuori tempo.
“Tutti i canali satellitari che mi hanno contattato per i report in diretta sugli eventi in e da Homs sapevano che non stavo parlando con loro da Homs, ma dal Libano”.
Qabbani ha anche detto all’intervistatore sulla reale identità e comportamento di alcune decine di persone coinvolte a fabbricare e inventare eventi e storie come Khalid Abu Salah, che una volta è apparso in TV afferrando un bambino ucciso e accusando l’esercito, mentre questo bambino è stato invece ucciso da un’esplosione di ordigni durante i preparativi da parte dei gruppi armati.
Qabbani ha aggiunto che il massacro di Khaldyia di cui si è molto parlato è stato causato anch’esso da un’esplosione dei dispositivi esplosivi sotto-preparazione da parte dei terroristi in un edificio nella città di Homs. I media hanno utilizzato questa esplosione come pretesto per accusare l’esercito siriano di uccidere civili e orientare l’opinione pubblica contro i paesi che sostengono la verità in Siria.
“Mi sono arreso alle autorità siriane perché tutto ciò che abbiamo fatto è sbagliato. Non volevo che venisse versato sangue siriano, le armi portano distruzione e morte e io non voglio distruggere la Siria”.
Qabbani ha quindi invitato tutte le persone che possono aiutare le autorità competenti con qualche informazione o che hanno armi ad arrendersi e verranno rilasciati come è successo a lui.

 

2 agosto 2012

da breakingnews.sy
Damasco: Militanti sparano colpi di mortaio sul campo di Al-Yarmouk [campo profughi palestinesi], reazione delle forze di sicurezza, 2 civili rimasti feriti (secondo il Comitato Pubblico del Campo, vi sarebbero 12 morti). Nei dintorni della città, a Jobar e Zamalka, rintracciati gruppi armati”.
Edlib: Pattuglie al confine siriano impediscono infiltrazione di militanti nella cità di frontiera di Sulqien. Ad Aryha ucciso un soldato siriano e 4 feriti. Scontri nei boschi di Aryha e Nasybeen, con molti uomini armati uccisi”.
Aleppo: L’esercito siriano si è schierato nel quartiere di Al-Jabreih per impedire ai terroristi di nascondersi nelle aree limitrofe. Uomini armati hanno attaccato l’aeroporto militare Meng a nord della città. L’esercito distrugge il sistema di telecomunicazioni fornito dalla Turchia ai ‘rivoltosi’”. �
Homs: Eliminate le bande armate nella città di Talkalakh. Distrutti 2 veicoli equipaggiati con mitragliatorti. Agguato dell’esercito a Al- Nizaria (6 terroristi uccisi). L’esercito siriano prosegue lentamente l’avanzata per la presenza di cecchini e congegni esplosivi”.
Mahmoud Hassoun, fratello del Mufti siriano, è stato rilasciato”.
Altre notizie segnalate:
Gli USA inviano 25 milioni di dollari ai battaglioni della morte in Siria.
L’esercito siriano è in stato di massima allerta dopo le notizie di truppe statunitensi che si sono aggiunte a quelle turche al confine siriano.
Gli osservatori dell’ONU hanno portato armi chimiche ai rivoltosi?
La Blackwater addestra terroristi anti-Assad in Turchia.

Forniti missili terra-aria portatili ai “ribelli”.

Chavez condanna l’occidente per l’appoggio dato ai ‘terroristi’ in Siria.

1 agosto 2012

da breakingnews.sy
Edlib: Uomini armati attaccano un’auto di civili vicino al ponte Aryha, due feriti. Unità dell’esercito si sono confrontate con gli insorti”.
Aleppo: Scoperti dall’esercito terroristi a Salah el-Din e al Centro dello sviluppo di Khanaser, molti uomini armati feriti o uccisi. Le forze di suicurezza respingono un attacco ad un posto di blocco a Kafar, infliggendo perdite. Unità dell’esercito si scontrano con militanti a Al-Attareb, uccidendone molti e distruggendo le loro auto. Terroristi uccisi e feriti in un agguato teso dalle forze di sicurezza nella città di Al-Shahara. Militanti, compreso arabi, uccisi o feriti a Hendrat. L’esercito si scontra a Khanaser, terroristi uccisi e feriti, 3 veicoli distrutti. Gruppi armati hanno sparato contro un posto di blocco dell’esercito vicino alla moschea Elbin Wakas. Secondo il giornale Al-Watan: l’esercito siriano si sta preparando alla battaglia decisiva, le operazioni potrebbero durare settimane”.
Homs: Uccisi i membri di un gruppo terroristico nella campagna di Al-Qusair. 3 auto distrutte e molti uomini armati uccisi o feriti durante gli scontri armati a Talkalakh”.
Damasco: Molti militanti uccisi a Yelda e bebbila. Militanti uccisi e feriti dalle forze siriane durante una perlustrazione alla ricerca di nascondigli ad Al-Sadat. Le forze di sicurezza hanno rintracciato un gruppo armato in via Al-Joura a Bab Sharkie”.
Altre notizie:
“Il Presidente del Partito comunista russo, Gennady Zyuganov, ha detto che l’Occidente ha praticato per un anno e mezzo un feroce attacco contro la Siria, e che i sostenitori della globalizzazione hanno dimostrato la loro sete di sangue, incoraggiando lo spargimento di sangue in Siria e presentando come proteste popolari gli atti di estremisti locali come i pistoleri dei Fratelli Musulmani. Egli ha aggiunto che l’opposizione siriana consiste di più di 65000 mercenari provenienti dalla Libia, Iraq, Yemen, Afghanistan e Giordania“.
“Secondo Al-Miadeen TV: Mahmoud Hassoun, fratello del mufti siriano, è stato rilasciato dietro pagamento riscatto” [la notizia è stata smentita dallo stesso Mufti Assoun].”
Sequestrati dall’esercito libero siriano [ELS] alcuni civili di una delle più importanti tribù (Berri) di Aleppo, che dopo essere stati torturati, sono stati uccisi a sangue freddo [video]. E’ dall’inzio delle ostilità che questi gruppi cercano di scatenare una guerra civile sotto qualsiasi forma. In risposta a questo atto barbarico dell’ELS, i clan di Aleppo (Berri, ElBagara , Elskhaneh, ElAsaseneh, ElBattush) si sono trovati d’accordo a fornire 40.000 volontari per combattere l’ESL”. (da syrian.truth.e).
“Secondo Al-Miadeen TV, l’esercito turco stà effettuando manovre ai confini con la Siria”.

LUGLIO 2012 

Nota: La necessità di riportare le notizie ufficiali della Siria nasce anche dai continui attacchi cui sono sottoposte l’Agenzia di Notizie Siriana (SANA), la rete televisiva siriana, ecc. che risultano frequentemente non raggiungibili. Le notizie siriane verranno, quando visibili su SANA o su siti simili, riportate qui, prevalentemente come traduzione del titolo.

22 luglio dal sito counterPsyOp:

URGENT ! PLEASE SPREAD THIS INFO.

CYBER ATTACKS AGAINST SANA NEWS AGENCY PREVENT US FROM ACCESSING THE WEBSITE THROUGH THE USUAL LINK.
HENCE PLEASE TAKE GOOD NOTE OF THE FOLLOWING TO ACCESS SANA AND SHARE THE INFO:

USE THE FOLLOWING LINKS FOR ACCESSING SANA WEBSITE:

– in english >> http://208.43.232.81/index_eng.html

– in arabic >> http://208.43.232.81/index_ara.html

– French >> http://208.43.232.81/index_fra.html

– in Spanish >> http://208.43.232.81/index_spa.html

THANK YOU

23 LUGLIO LO STESSO SITO COUNTERPSYOPS AVVERTE CHE I SITI SEGNALATI SOPRA (208.43.232.81) SONO OSPITATI SU UN SERVER A DALLAS E CHE POTREBBERO RIVELARSI DEI FALSI MIRROR.

NOTA (29/7): Il sito governativo siriano SANA NEWS è ora raggiungibile scrivendo l’indirizzo senza “www”
.

FONTE: WWW.COMEDONCHISCIOTTE.ORG 6/8/2012

http://www.agerecontra.it/public/press20/?p=12231&cpage=1#comment-5835

 

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La guerra per procura della CIA in Siria e la “sinistra” pro-imperialista

di Alex Lantier I rapporti secondo cui l’intelligence statunitense fornisce assistenza segreta alle milizie “ribelli” in Siria, segnano l’ultima fase di una crescente campagna degli Stati Uniti per una vera e propria occupazione del paese.
Ieri, mentre comparivano dei video che mostrano i “ribelli” siriani che effettuano esecuzioni di massa di soldati catturati ad Aleppo, veniva riferito che il presidente statunitense Barack Obama ha firmato un ordine, all’inizio di quest’anno, che autorizza l’intelligence degli Stati Uniti ad aiutare le forze anti-Assad. Washington sta anche aiutando a distribuire armi e denaro donati dai suoi alleati di destra del Medio Oriente, Turchia, Arabia Saudita e Qatar.
Queste potenze non stanno conducendo una lotta per la democrazia, come parte della “primavera araba”, l’ondata di insurrezioni rivoluzionarie della classe operaia che ha rovesciato i dittatori filo-USA in Tunisia e in Egitto l’anno scorso, e terrorizzato Washington e i suoi alleati in Medio Oriente. Stanno combattendo una guerra reazionaria per cacciare il presidente siriano Bashar al-Assad e installare un regime fantoccio pro-USA a Damasco.
Washington ha creato un “centro nevralgico” della rivolta siriana ad Adana, in Turchia, il sito della Incirlik Air Base, una grande installazione militare e di intelligence degli Stati Uniti, a soli 60 miglia a nord del confine siriano.Questa regione del sud della Turchia è, oggi, un punto di transito fondamentale per armi e combattenti stranieri filo-USA che vanno a combattere in Siria.
I “ribelli” siriani in gran parte agiscono su istruzioni operative di Washington. Le forze statunitensi comunicano regolarmente attraverso i loro alleati con  le forze “ribelli” all’interno della Siria, fornendogli relazioni sui movimenti delle truppe siriane, guidandoli sul terreno.
Combattenti islamisti si stanno riversando da tutto il Medio Oriente per la battaglia in Siria, anche dall’Afghanistan e dall’Iraq occupati, islamisti del regime fantoccio degli USA in Libia, così come da Algeria, Cecenia e Pakistan. Ex ufficiali delle Operazioni Speciali statunitensi hanno dichiarato alla stampa che molti di costoro arrivano in Siria con l’aiuto di al-Qaida, che fa affidamento sui servizi di “trafficanti, alcuni ideologicamente allineati, altri motivati dal denaro.”
Nel mondo orwelliano dei media statunitensi, nessun tentativo viene fatto per conciliare le pretese di Washington, che occupa l’Afghanistan semplicemente per condurre una “guerra al terrore” contro al-Qaida, con la sua alleanza de facto con al-Qaida in Siria.
Le rassicurazioni di Obama, secondo cui gli Stati Uniti forniscono solo “assistenza non letale” alle forze anti-Assad, sono una cinica menzogna. Gli Stati Uniti stanno conducendo una brutale guerra civile per procura, che è già costata decine di migliaia di vite e centinaia di migliaia di sfollati.
Il suo obiettivo è installare un regime fantoccio degli Stati Uniti a Damasco, per isolare e preparare la guerra contro l’Iran, rimuovendo un potenziale nemico di Israele, e far avanzare una più ampia agenda di dominio completo del Medio Oriente, da parte dell’imperialismo degli Stati Uniti. Questo programma, perseguito nel corso di un decennio di guerre degli Stati Uniti in Iraq e in Afghanistan, e che si è intensificato dopo le sollevazioni di massa dello scorso anno in Nord Africa, e con le guerre in Libia e Siria, è profondamente impopolare presso la classe operaia degli Stati Uniti e internazionale.
Il sostegno occulto di Washington ai “ribelli” siriani mette a nudo il ruolo pro-imperialista dei gruppi di pseudo-sinistra, come l’International Socialist Organization (ISO) negli Stati Uniti, il Socialist Workers Party (SWP) in Gran Bretagna e il Nuovo Partito Anti-capitalista (NPA) in Francia, che hanno promosso la guerra in Siria. I loro “sinistrismo” ammonta a niente altro che dare giustificazioni da “sinistra” ai crimini dell’imperialismo statunitense ed europeo.
L’ISO dichiara apertamente il suo sostegno all’intervento. In un articolo nella loro pubblicazione Socialist Worker, Yusuf Khalil e Lee Sustar scrivono: “Il ruolo crescente della lotta armata solleva la questione se accettare o meno le armi e il sostegno dall’Occidente … Mentre molti nel movimento rivoluzionario siriano si oppongono agli USA e all’intervento occidentale, prenderanno ogni aiuto che possano ottenere.”
Tali argomenti, senza analizzare le forze indicate come “rivoluzionarie”, sono incredibilmente cinici. Da quando la CIA, il fondamentalismo islamico e i vertici dell’esercito turco sono diventati forze di liberazione? Scrivendo in questo modo, l’ISO rende chiaro che parla da fazione pro-imperialista della “sinistra” piccolo-borghese. I suoi tentativi di porsi come organizzazione di sinistra scadono nell’assurdo. La principale preoccupazione che solleva, riguardo l’intervento statunitense in Siria, è che il “sostegno degli Stati Uniti sarà volto a promuovere la loro gente, e a marginalizzare gli altri, anche se questo significa frammentare le forze rivoluzionarie“.
Di quali “forze rivoluzionarie” sta parlando Sustar? Si tratta di una accolita di milizie tra cui  “gente” della CIA, come li chiama, vari operativi di al-Qaida e di quei derelitti della società siriana che queste forze hanno attirato. Nel tentativo di nascondere il carattere reazionario di queste forze sotto il manto della rivoluzione, Sustar semplicemente agisce come uno degli operatori dal linguaggio più di sinistra del Dipartimento di Stato. Sustar continua a lodare l’ISO “dai principi anti-imperialisti, che riesce a camminare e masticare una gomma allo stesso tempo, sostenendo le rivoluzioni in Libia e in Siria contro i regimi dittatoriali, mentre allo stesso tempo, si oppone all’intervento degli USA e dei loro alleati imperialisti“. Questo commento bacato va al cuore della politica dell’ISO e dell’intera pseudo-sinistra piccolo-borghese. Per Sustar, l’ISO è in grado di “camminare e masticare chewing-gum“, perché sostiene le guerre imperialiste mentre allo stesso tempo ha atteggiamenti di “sinistra”.
L’orientamento di classe di un’organizzazione, trova sempre la sua massima espressione nella sua politica internazionale. In Siria, l’ISO e la sua internazionale di co-pensatori non sono niente meno che agenzie politiche dell’imperialismo.

fonte: WSWS

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora 6/8/2012

 

http://www.agerecontra.it/public/press20/?p=12221

 

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La guerra segreta siriana

LA GUERRA SEGRETA SIRIANA

di Mahdi Darius Nazemroaya

C’è molto di più nel conflitto in Siria di quanto appaia. La Siria è attualmente teatro di una guerra fredda tra Stati Uniti, NATO, Israele e il Gulf Cooperation Council (GCC) da un lato e la Russia, la Cina, l’Iran e il Blocco della Resistenza, dall’altro. Nei combattimenti tra il governo siriano e le forze antigovernative, è anche in corso una intensa guerra di intelligence.

Il servizio d’intelligence estero tedesco, il Bundes Nachrichtendienst (BND, Servizio d’Intelligence Federale), ha puntato il dito contro al-Qaida, per gli attentati in Siria. Questo, tuttavia, ha l’effetto di nascondere e sminuire il ruolo che i servizi segreti degli Stati Uniti e dei loro alleati hanno giocato.

Accreditando al-Qaida, il Bundes Nachrichtendienst aiuta Washington e i suoi alleati a tirarsi fuori dai guai. Anche se al-Qaida è molto più di un semplice agente d’intelligence degli Stati Uniti, l’organizzazione e l’etichetta di al-Qaida è un termine comprensivo che viene usato per camuffare le operazioni della Central Intelligence Agency (CIA) e degli altri servizi di intelligence affiliati.

Intellettuali e scienziati siriani sono stati assassinati a Damasco. Come in Iraq e Iran, è probabilmente opera del Mossad israeliano e parte della politica di Tel Aviv per paralizzare il progresso scientifico e tecnologico negli stati nemici.

Fonti informate a Washington hanno già chiarito che Israele sta aiutando l’esercito libero siriano e partecipa attivamente alla guerra di intelligence contro la Siria. Un anonimo funzionario statunitense ha confermato a David Ignatius che sia la CIA che il Mossad sono coinvolti in Siria. [1] Nelle sue stesse parole: “Decine di agenti dei servizi segreti israeliani sono all’opera lungo il confine con la Siria, anche se mantengono un profilo basso“. [2] Un disertore del Qatar in Venezuela avrebbe anche riferito di aver divulgato che il Qatar compie operazioni d’intelligence contro la Siria per conto di CIA eMossad.

 

Il bombardamento del quartier generale della Sicurezza Nazionale siriana e della sua Unità di Crisi a Damasco

Ci sono ancora molte domande senza risposta sul bombardamento del quartier generale della sicurezza nazionale siriana di Damasco, nel quartiere nord-ovest di al-Rawda, il 18 luglio 2012. Molto poco si sa in realtà, di ciò che è successo esattamente. Inoltre, la televisione e i media siriani non hanno mostrato scene di esplosione, come si è abituati. Ciò potrebbe essere dovuto al carattere di sicurezza della postazione bombardata.

I membri chiave della struttura di comando militare e della sicurezza della Siria, Dawoud Rajiha, Assef Shawkat e Hassan Turkmani, sono stati tutti uccisi il 18 luglio. Rajiha era il ministro della difesa siriano, vice primo ministro e vice comandante in capo delle Forze armate siriane. Assef Shawkat era il vice ministro della difesa siriana e marito della sorella maggiore Bushra di Bashar al-Assad. Hassan Turkmani era l’assistente del vice-presidente siriano, capo delle operazioni di gestione delle crisi della Siria, e generale dell’esercito, già ministro della difesa dal 2004 al 2009. Hisham Ikhtiyar (Bakhtiar/Bakhtyar), il capo dell’ufficio della sicurezza nazionale siriana, che era rimasto ferito nel bombardamento, è morto per le ferite subite due giorni dopo, il 20 luglio.

Questi uomini formavano quella che era chiamata l’Unità di Crisi.

Un momento dovrebbe essere, inoltre, concesso per notare lo sfondo biografico di questi alti ufficiali siriani deceduti, smentendo le accuse secondo cui il governo siriano è un regime alawita. Mentre Skawkat era un alawita, Raijha era un cristiano greco-ortodossa, Ikhtiyar un musulmano sunnita e Turkmani era turcomanno musulmano sunnita.

 

L’uccisione dei membri dell’Unità di Crisi è stata eseguita da un Servizio Informazioni Estere 

Fonti saudite hanno colto l’occasione per segnalare che i funzionari siriani sono stati uccisi da Maher al-Assad, il comandante della Guardia repubblicana siriana e fratello minore del presidente al-Assad, a causa di una spaccatura tra di loro, che ha visto il generale sostenere una soluzione politica invece che una soluzione militare. [3] Fonti pachistane affermano di avere ricevuto segnalazioni che gli autori del bombardamento del 18 luglio, in contraddizione con la relazione che l’accusava, riferivano che Maher al-Assad era anch’egli un bersaglio ed era stato ferito durante l’attentato. [4] La fonte pachistana ha pubblicato il pezzo seguente: “Per ognuno arriva il tempo, ma Maher al-Assad non si fece vedere. Due responsabili della missione aspettavano da qualche tempo e premettero il tasto del telecomando, quando il temuto generale prese il suo posto”, ha detto la fonte [dell’esercito libero siriano]. I nostri uomini hanno girato il video a distanza di sicurezza, che sarà reso pubblico al momento opportuno“, ha rivelato a questo corrispondente [cioè, Naveed Ahmad]. Uno dei due temerari era un dipendente del governo e ha lavorato allo stesso ufficio in cui l’ordigno è stato piazzato, mentre l’altro era un outsider, secondo la fonte [dell’esercito libero siriano]. […] La fonte [dell’esercito libero siriano] ha detto che Maher aveva portato il suo migliore amico Ghassan Bilal alla riunione. Maher al-Assad, che non è stato visto ai funerali dei principali aiutanti della sicurezza assassinati nell’attentato, era infatti gravemente ferito e, secondo una fonte incosciente.” [5]

Ciò che rivela la fonte pakistana è inaffidabile per diverse ragioni. Una di queste è che la credibilità dell’esercito libero siriano (FSA) è estremamente discutibile. L’esercito libero siriano ha un innegabile record di propaganda scadente e menzogne. La Siria ha inoltre respinto le accuse sul coinvolgimento dell’esercito libero siriano e le affermazioni che la bomba fosse telecomandata.

Il libanese al-Manar, che è la rete dei media di Hezbollah, ha riferito che c’erano due bombe e la prima è stata effettivamente smantellata da Assef Shawkat prima che la seconda esplodesse.

Questo era in realtà il secondo tentativo di uccidere in riunione questi militari e funzionari dei servizi segreti e della sicurezza siriani. L’esercito libero siriano, fuori controllo e il cui regno di terrore ha visto attacchi brutali e senza senso contro la popolazione civile e diversi atti di illegalità e terrorismo, aveva affermato in precedenza, il 20 maggio, di aver ucciso questi stessi funzionari siriani, nonché il Ministro degli Interni Mohammed Shaar e il leader del partito Baath Mohammad Saeed Bkheitan. [6] Le rivendicazioni dell’esercito libero siriano si sono rivelate false la prima volta, quando i presunti funzionari siriani assassinati apparvero in televisione e smentirono le affermazioni dell’FSA.

Questa volta, però, non fu creduto immediatamente e vi è stato il silenzio sugli omicidi.

L’esercito libero siriano, molto probabilmente, è stato scavalcato dagli Stati Uniti e dai loro alleati per questo attacco mirato. Invece di esternalizzare l’attentato all’esercito libero siriano, l’operazione è stata probabilmente condotta direttamente dalle agenzia di intelligence della NATO o di uno Stato del GCC, o da un consorzio delle agenzie di intelligence che tentano di rovesciare il governo siriano.

 

Una Operazione Ajax a Damasco

L’attacco al quartier generale della sicurezza nazionale siriana di al-Rawda è stato un evento attentamente coordinato, sincronizzato con l’assalto a Damasco di vari gruppi armati che operano sotto l’ombrello e la bandiera dell’esercito libero siriano. E’ chiaro che gli Stati Uniti e i loro alleati hanno più o meno usato a Damasco lo stesso copione della tattica utilizzata nel 2011 per rovesciare il governo della Jamahiriya di Tripoli. Entrambi sono reincarnazioni moderne della famigerata Operazione Ajax, un’operazione d’intelligence avviata nel 1953 dai governi britannici e degli Stati Uniti per rovesciare il governo democratico del primo ministro Mohammed Mossageh, in Iran. Washington e Londra installarono la dittatura brutale e repressiva di Mohammed-Reza Shah, al posto del governo del Dr. Mossadegh, e l’Iran fu trasformato da  monarchia costituzionale a monarchia assoluta de facto.
L’obiettivo dell’attacco agli alti ufficiali siriani, figure particolarmente importanti dell’apparato militare e di sicurezza, spina dorsale del regime siriano, era duplice. L’obiettivo dell’attentato era paralizzare la struttura di comando della Siria con l’obiettivo di disorganizzarne la resistenza alle forze antigovernative e creare il panico nella gerarchia interna del governo e dei militari siriani. Questo colpo psicologico avrebbe dovuto portare a paura, defezioni e tradimento, mentre le forze antigovernative attaccavano alle porte della capitale siriana.

I media mainstream, nei termini di ciò che lo studioso Edward Said chiamava esperti della “fabbricazione delle immagini”, hanno svolto un ruolo di supporto nell’assedio di Damasco sponsorizzato dagli USA. [7] Proteggere il monopolio dell’informazione e delle trasmissioni, è anche una parte della guerra d’intelligence e un obiettivo degli Stati Uniti e dei loro alleati. È per questo che i segnali delle emittenti siriane sono stati banditi dall’Arab Satellite Communications Organization (Arabsat) e dal satellite Nilesat. Questo era volto a impedire alla Siria di contrastare le pretese degli Stati Uniti e dei loro alleati. Per la stessa ragione, gli Stati Uniti e l’Unione europea stanno anche cercando di tagliare e bloccare le stazioni iraniane, che sconfessano i resoconti dei media mainstream nella NATO e dei paesi del GCC. Questo è anche il motivo per cui i media statunitensi e britannici hanno assai recisamente condannato i media iraniani, russi e cinesi per la loro copertura mediatica della crisi siriana, sfidando la marea disinformativa dalle declinanti reti CNN, Fox News, France 24 e al-Jazeera. [8]

Come nell’originale Operazione Ajax del 1953, in cui la statale British Broadcasting Corporation (BBC) prese parte, le trasmissioni dei media mainstream della NATO e dei paesi del GCC sono state sincronizzate per plasmare gli eventi sul terreno. La guerra dei media si intensificava quando le forze antigovernative hanno lanciato il loro attacco a Damasco. L’obiettivo era alimentare il panico e la paura con la speranza che il governo siriano e l’esercito siriano si disperdessero e perdessero la speranza, invece di affrontare le forze antigovernative. Gli obiettivi finali erano demoralizzare la popolazione siriana e indebolire il sostegno interno al governo siriano.

I media della NATO e degli Stati del GCC hanno insinuato che il presidente Assad e la sua famiglia fossero fuggiti da Damasco a Latakia e che avessero chiesto asilo alla Federazione Russa. [9] Anche in questo caso, gli obiettivi erano causare il panico, ed entrambi i governi di Siria e Russia hanno respinto le false affermazioni. Secondo il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov, Assad “non aveva nemmeno pensato” a una fuga in Russia. [10] Questa è stata una ripetizione della menzogna del ministro degli esteri britannico William Hague, del 2011, secondo cui Muammar Gheddafi era fuggito dalla Libia al Venezuela. [11] Questo comportamento combacia con la falsa dichiarazione del primo ministro britannico David Cameron, secondo cui Vladimir Putin aveva detto che il presidente Assad doveva dimettersi. [12]

 

Un nuovo capo dell’intelligence saudita: il ritorno del principe “Bandar Bush”

Poco dopo il bombardamento del quartier generale della Sicurezza Nazionale siriana, un regio decreto del 19 luglio veniva emanato a Riyadh, che sostituiva il principe Muqrin (Mogren) bin Abdulaziz al-Saud con il principe Bandar bin Sultan al-Saud a direttore generale dell’agenzia di intelligence estera del Regno di Arabia Saudita, al-Istikhbarat al-Amah (Intelligence Generale).

Dal 2005, il principe Bandar è stato il segretario generale del Saudi Arabian National Security Council, ma la sua nuova nomina l’ha messo alla sua testa e viene utilizzata per infondere all’Arabia Saudita una politica estera molto più aggressiva. Ciò che tale nomina riflette è che l’Arabia Saudita è completamente al servizio degli Stati Uniti nelle guerre d’intelligence contro la Siria e l’Iran, e che gli uomini di Washington a Riyadh hanno una presa salda sull’intelligence, la sicurezza e l’apparato militare dell’Arabia Saudita. Nelle parole del commentatore saudita Jamal Khashoggi e del capo della rete TV al-Arab del Bahrain: “Bandar è abbastanza aggressivo, non è affatto il tipico diplomatico saudita prudente. Se l’obiettivo è abbattere Bashar in modo rapido e veloce, avrà mano libera per fare quello che ritiene necessario“. [13]

Il principe Bandar, figlio del defunto Sultan bin Abdulaziz al-Saud, è stata una delle figure centrali della creazione di al-Qaida e della manipolazione di gruppi militanti come strumenti geo-politici di Washington, dai tempi della guerra fredda. E’ stato l’ambasciatore saudita negli Stati Uniti dal 1983 al 2005. E’ stata una figura chiave nella guerra d’intelligence in Libano contro Hezbollah e i suoi alleati, e partecipava direttamente all’infiltrazione di Fatah Al-Islam in Libano, nel tentativo di aiutare la famiglia Hariri e l’Alleanza 8 marzo nella lotta contro Hezbollah.

Poiché era l’ambasciatore saudita a Washington, è diventato la figura chiave nelle relazioni Arabia Saudita-USA e ha sviluppato stretti legami con la famiglia Bush, cosa che gli è valsa il nome di “Bandar Bush.” Avrebbe avuto un rapporto così stretto che l’US Secret Service (la guardia del corpo presidenziale statunitense, NdT.) faceva parte della sua particolare protezione. Inoltre, ha avuto una lunga storia con Robert Gates, da quando Gates era membro della CIA ed aiutava a mobilitare i combattenti in Afghanistan contro i sovietici. [14]

Nel 2009, Bandar potrebbe aver tentato di lanciare un colpo di stato silenzioso in Arabia Saudita, per imporre suo padre, il principe ereditario Sultan, come nuovo monarca assoluto dell’Arabia Saudita. Non si è visto per diversi anni e può aver subito una qualche forma di confinamento. Le cose sono cambiate, però, nel 2011 con la Primavera araba, il principe Bandar, l’uomo di Washington, è stato visto in pubblico.

Bandar può anche essere una figura chiave nei negoziati dei sauditi con il Pakistan per l’acquisto di bombe nucleari. [15] L’United Press International scrive: “Mentre l’Iran diventa più pericoloso e gli Stati Uniti sono sempre più riluttanti a impegnarsi in missioni militari all’estero, il Pakistan e l’Arabia Saudita potrebbero scoprire che una rinnovata cooperazione militare e nucleare è il modo migliore per proteggere i loro interessi“, hanno osservato Christopher Clary e Mara E. Karlin, ex consulenti [del Pentagono] per la politica in Asia meridionale e Medio Oriente. [16]

Il quadro che raffigura l’UPI in realtà è fuorviante. Se qualcuno sta spingendo i sauditi ad acquisire armi nucleari, è Washington. Gli Stati Uniti hanno anche fortemente armato il regime saudita e il GCC per le stesse ragioni. Una dimensione della strategia degli Stati Uniti è chiara: Washington mira a creare e mantenere diversi conflitti limitati in Medio Oriente, per danneggiare  e immobilizzare la regione. Come gli israeliani, gli Stati Uniti vogliono una perpetua guerra civile in Iraq, Libano, Yemen, Siria, e anche Turchia. Essendo stato indotto a bruciare i ponti con la Siria, il governo turco ha posto le basi per la destabilizzazione della repubblica turca.

 

Il racconto dei due quartieri generali della sicurezza

Giorni dopo la nomina del principe Bandar e dell’attentato all’Unità di Crisi siriana, un attacco al quartier generale dell’intelligence di Riyadh è stato riferito dal al-Fajr Press dello Yemen, e poi ampiamente citato dai media iraniani. L’esplosione avrebbe ucciso il numero due di Bandar, il vice direttore generale dei servizi segreti esteri sauditi, mentre stava entrando nell’edificio.

Circolano voci secondo cui anche Bandar potrebbe essere stato ferito o ucciso. L’Arabia Saudita è rimasta silenziosa sulla questione.

L’esplosione a Riyadh non è pura coincidenza. Si tratta di una risposta di ritorsione per l’esplosione nella sede centrale della Sicurezza Nazionale siriana.

La possibilità che i siriani abbiano eseguito l’operazione mentre tutte le loro energie vengono spese nella lotta contro l’assedio del loro paese diretto dagli USA, sono marginali, ma ancora possibili. Questa è speculazione, ma è più probabile che uno degli amici e alleati della Siria abbia condotto la rappresaglia contro i sauditi, per il loro coinvolgimento nell’attentato all’Unità di Crisi di Damasco.

Una bomba telecomandata è stata scoperta anche di fronte a un edificio dell’intelligence yemenita di Aden, il 22 luglio 2012. [17] L’evento avvenne poco dopo che un ufficiale dei servizi segreti yemeniti era morto dopo un attacco mirato nella provincia di Bayda. [18] Che cosa questo significa è una questione di speculazione, ma ciò che è chiaro è che gli apparati dell’intelligence degli Stati arabi sono presi di mira. C’è una vera e propria guerra di intelligence in Medio Oriente, e probabilmente ci sono alleanze trasversali.

 

La politica di “reindirizzo” dell’amministrazione Bush si manifesta sotto Obama
In Yemen, l’esercito nazionale è stato fratturato e diviso con successo, che è esattamente ciò che Washington DC e i suoi alleati della NATO e del GCC desiderano replicare in Siria. Il cambio di regime non è il loro unico obiettivo, lo è la distruzione e la balcanizzazione della Repubblica araba siriana. Vogliono che il settarismo e la balcanizzazione mettano radici in Siria e in tutto il Medio Oriente. Per parafrasare, quando i cosiddetti leader spirituali dell’esercito libero siriano e delle forze antigovernative iniziano a dire che “Israele e i sunniti sono alleati contro gli sciiti” o che “tutti gli alawiti devono essere sterminati“, è chiaro che l’obiettivo finale è dividere la regione e dominare il Medio Oriente mettendone i popoli l’uno contro l’altro.

Questo fa parte della politica mediorientale che la Casa Bianca di Bush Jr. aveva chiamato “reindirizzo” nel 2007: “La ‘re-direzione’, come qualcuno della Casa Bianca ha chiamato la nuova strategia, ha portato gli Stati Uniti più vicino a un confronto aperto con l’Iran e, in alcune parti della regione, ha sostenuto un crescente conflitto settario tra sciiti e sunniti“. [19] Robert Gates, vecchio compare di Bandar, è stato messo al Pentagono per controllare questo “reindirizzo”, e trattenuto da Barak Obama, il cui discorso al Cairo sul “nuovo inizio” è una estensione di questa politica. Il New Yorker cita ciò che la politica di “reindirizzo” ha cominciato ad attuare. “[Washington] ha anche preso parte ad operazioni segrete contro l’Iran e il suo alleato siriano. Un sottoprodotto di queste attività è stato il rafforzamento dei gruppi estremisti sunniti che sposano una visione militante dell’Islam, sono ostili agli USA e sono comprensivi verso al-Qaida“. [20]

Indipendentemente dalla posizione politica che si prende verso il presidente Assad e il suo governo, ciò che deve essere sottolineato è che i governi di Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Turchia, Arabia Saudita e Qatar non intervengono sotto la copertura dell’appello della cosiddetta “comunità internazionale”, sulla base della preoccupazione per il popolo siriano e il suo benessere. Grazie a loro, le parole “contestatore” e “attivista” sono state assegnate a milizie anti-governative e ai servizi segreti stranieri. L’umanitarismo e i diritti umani non sono il motivo del coinvolgimento degli Stati Uniti. Questa è una favola per gli ingenui. L’opportunismo geopolitico vi è in gioco e tutte le parti coinvolte hanno del sangue sulle loro mani, a spese del popolo siriano.

 

Mahdi Darius Nazemroaya è un pluripremiato autore e analista geopolitico. E’ l’autore de The Globalization of NATO (Clarity Press) e del libro di prossima uscita The War on Libya and the Re-Colonization of Africa. Ha anche contribuito a diversi altri libri che vanno dalla critica culturale alle relazioni internazionali. È sociologo e ricercatore associato presso il Centre for Research on Globalization (CRG), collaboratore presso la Strategic Cultural Foundation (SCF), di Mosca e membro del Comitato Scientifico di Geopolitica, Italia. Ha anche dibattuto di Medio Oriente e relazioni internazionali su diverse reti televisive, tra cui i notiziari al-Jazeera, Telesur, e RussiaToday. I suoi scritti sono stati tradotti in più di venti lingue. Nel 2011 è stato insignito del Primo Premio Nazionale del Circolo della Stampa messicano per il suo lavoro in giornalismo investigativo internazionale.



NOTE
1. 1. David Ignatius, “Looking for a Syrian endgame”, The Washington Post 18 luglio 2012.
2. Ibid.
3. Ali Bluwi, “Role of Russia and Iran in Syrian crisis,” Arab News, 28 luglio 2012.
4. Naveed Ahmad, “Failing Damascus, Aleppo campaigns expose lack of military expertise,” The News, 27 luglio 212.
5. Ibid.
6. “Syria: Damascus clashes prompt claims of high-level assassinations – Sunday 20 May,” The Guardian, 20 maggio 2012.
7. Edward W. Said, Orientalism , 25th anniversary ed. (NYC: Vintage Books, 1979), p.307.
8.“Chinese, Iranian press alone back UN Syria veto,” British Broadcasting Corporation News, 6 febbraio 2012; Robert Mackey, “Crisis in Syria Looks Very Different on Satellite Channels Owned by Russia and Iran”, The Lede ( The New York Times ), 10 febbraio 2012.
9. 9. Damien McElroy, “Syria: Bashar al-Assad ‘flees to Latakia,’” The Daily Telegraph, 19 luglio 2012; Khaled Yacoub Owei “Syrian President Assad in Latakia: opposition sources”, eds. Samia Nakhoul e Diana Abdallah, Reuters, 19 luglio 2012; Loveday Morris, “Hunt for Assad is on amid claims of wife Asma’s exit to Russia,” The Independent , 20 luglio 2012.
10. “Russia says ‘not thinking about’ asylum for Assad,” Reuters, 28 luglio 2012.
11. “Hague: some information Gaddafi on way to Venezuela”, Reuters, 21 febbraio 2011.
12. “Putin no longer backs Syria’s Assad – Cameron,” Reuters , 19 giugno 2012; “Lavrov Denies Russia ‘Changed Stance’ on Syria,” Russian News and Information Agency (RIA Novosti), 21 giugno 2012.
13. Angus McDowall, “Saudi Prince Bandar: a flamboyant, hawkish spy chief,” ed. Mark Heinrich, Reuters, 20 luglio 2012.
14. In effetti, uno dei motivi per cui Robert Gates, che era il segretario della difesa di Bush Jr., è stato mantenuto dalla amministrazione Obama è legato agli obiettivi di Washington per rimobilitare le brigate militanti contro le società arabe.
15. “Saudis’ mull buying nukes from Pakistan,’” United Press International, 25 luglio 2012.
16. Ibid.
17. Mohammed Mukhashaf and Rania El Gamal, “Yemen defuses bomb at Aden intelligence building,” ed. Tim Pearce, Reuters, 23 luglio 2012.
18. “Yemen intelligence officer shot dead: ministry,” Agence France-Presse, 21 luglio 2012.
19. Seymour Hersh, “The Redirection,” The New Yorker , vol. 83, no. 2 (5 marzo 2007): p.54.

fonte: Global researche

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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aprile 12, 2012

Siria: il dramma dei cristiani e i crimini dei mercenari

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Siria: il dramma dei cristiani e i crimini dei mercenari

Segnalazione del Centro Studi Federici

«I ribelli ci uccidono. L’esercito deve restare».
Ci sentiamo indignati e impotenti di fronte al tipo di informazioni che circolano in Europa e fanno opinione, sostenendo le sanzioni internazionali

Viviamo in Siria da più di sette anni, amiamo questo Paese e il suo popolo. Ci sentiamo indignati e impotenti di fronte al tipo di informazioni che circolano in Europa e fanno opinione, sostenendo le sanzioni internazionali, una delle armi più inique che l’Occidente usa per tenersi le mani pulite e dirigere comunque la storia di altri popoli. Pulite fino a un certo punto: si moltiplicano le segnalazioni della presenza di personale militare inglese, francese (e di altri Paesi) a fianco degli insorti per organizzare le azioni di guerriglia, grave violazione internazionale che passa sotto silenzio.
Sono state raccolte firme e fondi per aiutare la “primavera” del popolo siriano.

Ma chi ha dato – in perfetta buona fede – offerte e sostegno della “liberazione” della Siria deve sapere che ha finanziato assassini inumani, procurando loro armi, contribuito alla manipolazione dell’informazione, fomentato una instabilità civile che richiederà anni per essere risolta. Sconvolgendo l’equilibrio in un Paese dove la convivenza era pane quotidiano. Perché intervenendo senza conoscere la realtà non siamo più liberi, ma funzionali ad altri interessi che ci manipolano.

Non è nostro compito fornire una lettura socio-politica globale della vicenda siriana, altri lo stanno facendo meglio di noi. E chi lo vuole davvero può trovare informazioni alternative. Noi ci limitiamo a raccontare solo ciò che i nostri occhi vedono, qui nel piccolo villaggio di campagna dove viviamo. E dove, quasi ogni notte, i soldati presenti nella piccola guarnigione che lo presidia sono attaccati. Sia dagli insorti presenti nella zona, sia da bande mercenarie che passano il confine siriano nel tentativo di sopraffare l’esercito e aprire un varco per il flusso di armi e combattenti. I militari rispondono? Certo, e la gente ne è contenta perché di armi e mercenari il Paese è già pieno.

Sta per scadere l’ultimatum per il ritiro dell’esercito, che qui nessuno – nel senso letterale del termine – vuole. La gente si sente sicura solo quando i militari sono presenti. Ormai le violenze compiute dai cosiddetti liberatori nelle città, nei villaggi, sulle strade, sono tante e così brutali che la gente desidera solo vederli sconfitti. Gli abusi sono continui: uccisioni, case e beni requisiti o incendiati, persone, bambini usati come scudi umani. Sono i ribelli a bloccare le strade, a sparare sulle auto dei civili, a stuprare, a massacrare e rapire per estorcere denaro alle vittime. Invenzioni? La notte del Venerdì Santo, non lontano da dove abitiamo, hanno ucciso un ragazzo e ne hanno feriti altri due: tornavano alle loro case per celebrare la Pasqua. Il ragazzo morto aveva 30 anni ed era del nostro villaggio. Non sono i primi tra la nostra gente a pagare di persona. Ormai prima di spostarsi a fare la spesa o anche solo per andare a lavorare ci si assicura che l’esercito controlli la zona. Anche a noi è capitato di trovarci bloccati dalle sparatorie per tre ore in un tratto di autostrada e siamo riusciti a ripartire solo quando si è formato un corridoio di carri armati che proteggevano gli automobilisti in transito dai tiri dei rivoltosi.

Perché di tutto questo non si parla? Perché non si parla dei tanti militari assassinati in vari agguati, gli ultimi ieri ad Aleppo? Sono tanti i drammatici esempi che potremmo citare. Il fratello di un nostro operaio, tenuto prigioniero a Homs dai ribelli insieme ad altri civili, è ormai considerato morto, due padri di famiglia del nostro villaggio sono stati sempre a Homs dai rivoltosi perché compravano e distribuivano pane a chi era rimasto isolato. La questione che qui, però, ci preme sottolineare e per la quale invitiamo tutti a mobilitarsi è quella delle sanzioni internazionali. Chi sta pagando e pagherà ancora di più fra poco, è la gente povera.
Non c’è lavoro, non ci sono le materie prime e le esportazioni di prodotti locali, come bestiame e uova, sono ferme. Quel poco che c’è, poi, si vende a prezzi esorbitanti.

Tra le principali urgenze c’è quella del latte per i bambini. I prezzi dei cartoni sono raddoppiati, passando da 250 lire siriane a 500 (la paga giornaliera di un operaio è di 7-800 lire). Scarseggia il mangime per il bestiame: le poche confezioni disponibili sono passate da 650 a 1850 lire. Mancano i medicinali specialistici, scarseggia l’elettricità perché i ribelli hanno fatto saltare più volte le centrali e le linee di conduzione. Non c’è gasolio (e l’inverno è stato molto freddo quest’anno), perché la Siria non può più esportare il suo greggio in cambio di petrolio raffinato. I trattori quindi sono fermi e non si può lavorare la terra. Sono bloccati perfino i camion che prelevano la spazzatura. Ci sono problemi con l’acqua perché le pompe funzionano col gasolio. Il nostro villaggio e quello vicino – che condividono lo stesso pozzo – hanno acqua un unico giorno alla settimana e solo per 3-4 ore. Si rischia una vera carestia per l’avvenire: presto mancherà il grano e quindi anche il pane, il solo alimento che, per ora, il governo riesce a distribuire a un prezzo calmierato, anche ai più poveri. E poi si protesta perché la Croce Rossa non può portare aiuti. È possibile arrivare a sanzionare addirittura l’importazione di pannolini per i lattanti?

Tutto questo è profondamente ingiusto. Non si è riusciti a rovesciare il governo con le armi, lo si vuole fare esasperando la gente. Certo, è proprio questa la logica delle sanzioni. Quando, però, una grande maggioranza della popolazione – che piaccia o meno – non vuole un cambiamento violento della situazione, tale sistema diventa una vera sopraffazione. Chiediamo con forza a chi può fare qualcosa di sospendere le sanzioni e di intervenire. Che la nostra tanto osannata democrazia si dimostri capace di servire il vero bene del popolo.

Un gruppo di italiani che vive in Siria (Testo raccolto da Giorgio Paolucci)

Fonte: http://www.avvenire.it/Mondo/Pagine/i-ribelli-ci-uccidono.aspx

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http://federiciblog.altervista.org/

http://www.centrostudifederici.org/

 

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marzo 2, 2012

Israele-Iran: La questione non è se attaccare l’Iran, ma quando

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Israele-Iran: La questione non è se attaccare l’Iran, ma quando

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di Inter Press Service

«La calma prima della tempesta»: ecco come gli esperti israeliani hanno descritto il conto alla rovescia iniziato prima della riunione in programma il 5 marzo tra il presidente americano Barack Obama e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.  Dopo il pellegrinaggio a Gerusalemme dei diplomatici statunitensi la scorsa settimana, è ora la volta dei leader israeliani di andare a Washington.

Il Primo Ministro è atteso alla Casa Bianca il 5 marzo, due giorni dopo il presidente israeliano Shimon Peres.

I ripetuti avvertimenti da parte degli Stati Uniti prima delle riunioni presidenziali non potevano essere più chiari: «Sarebbe prematuro lanciare un attacco militare contro l’Iran», ha detto alla CNN il capo di stato maggiore statunitense, il generale Martin Dempsey. «Il governo degli Stati Uniti è certo che gli israeliani comprendano le sue inquietudini», ha aggiunto il generale Dempsey.

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Tuttavia, la preoccupazione principale della leadership israeliana è quella di essere sicuri, non di curarsi delle “inquietudini” americane. Benché apprezzino le posizioni USA tese a contenere lo sforzo nucleare iraniano, e siano anche disposti a riconoscere privatamente che le sanzioni adottate dagli Stati Uniti hanno superato le loro aspettative, molti di domandano la ragione della testardaggine nel tenere segreto il momento scelto per lanciare un potenziale attacco “preventivo” contro l’Iran, se non per motivi puramente tattici.

Sembra che il dilemma di Israele «sull’attaccare o non attaccare l’Iran prossimamente» risieda sulla natura incerta delle prese di decisioni americane relative alla Repubblica islamica. Dempsey si è fatto chiaramente sentire: «L’Iran è un attore razionale … Non fa conto di sviluppare l’arma nucleare.»

Secondo un articolo del «New York Times» pubblicato Sabato (25 febbraio), la dichiarazione di Dempsey è stata corroborata da sedici agenzie di intelligence degli Stati Uniti, intanto che l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) aveva riferito venerdì che l’Iran ha accelerato il suo programma di arricchimento dell’uranio rispetto alla relazione precedente di novembre 2011.

Netanyahu ha ripetutamente affermato che l’Iran rappresenta una «minaccia esistenziale» per Israele, ma anche per il resto del mondo, e che questo non può essere tollerato. Le dichiarazioni del Primo Ministro aderiscono all’opinione americana: «Tutte le opzioni sono sul tavolo». Tuttavia, Netanyahu ha anche lanciato un avvertimento: «Basta con questa loquacità, che fate danni», ha ordinato ai suoi ministri. «Noi non dovremmo dare troppe informazioni su questo argomento.»

La questione è allora sapere chi ha «rivelato troppe informazioni». Questo avvertimento era forse un consiglio dissimulato annunciato dagli stessi funzionari americani che hanno pubblicamente esortato il suo governo a smettere di parlare di un attacco all’Iran?

In ogni caso, non è tanto quel che Netanyahu dice a preoccupare gli Stati Uniti, quanto piuttosto quel che non dice. Il fatto di lasciare tutti gli attori chiave in dubbio sul sapere se un attacco israeliano contro l’Iran sia imminente (per la primavera se dobbiamo credere alle dichiarazioni del segretario di Stato americano Leon Panetta riferite da David Ignatius del «Washington Post» all’inizio di febbraio) ha uno scopo preciso.

Nessuno si illude: le minacce di un attacco israeliano non dissuaderanno l’Iran dal perseguire la sua ricerca nucleare. Questo potrebbe, nel migliore dei casi, evitare che il fronte internazionale abbassi la guardia di fronte a Teheran.

«Fino ad ora, l’opzione militare rappresenta un grande successo sul fronte diplomatico», ha assicurato il giornalista Ari Shavit. «È riuscita a far uscire la comunità internazionale dalla sua apatia e ha dato un contributo decisivo all’inasprimento dell’assedio economico e diplomatico contro l’Iran.»

Quindi cosa possiamo aspettarci da questo incontro al vertice tra israeliani e americani? Una cosa è certa: Obama non vuole dare l’impressione che gli Stati Uniti rischino di essere trascinati da Israele in un attacco contro l’Iran.

Tuttavia, il coordinamento tra i due paesi alleati è tale che, se Israele attaccasse l’Iran, sarebbe estremamente difficile per il presidente degli Stati Uniti convincere la comunità internazionale – in particolare gli stati arabi post-rivoluzionari con cui gli USA sono impegnati a ripristinare un clima di fiducia – che non fosse a conoscenza della decisione di Israele o che disapprovasse un’azione unilaterale di Israele.

Peggio ancora, nessuno può davvero affermare che un attacco unilaterale non potrebbe avere ripercussioni su un Vicino Oriente ancora più instabile. Gli Stati Uniti potrebbero facilmente perdere il controllo della situazione e impantanarsi sul piano militare.

Ci vorrebbe qualcosa di più delle parole perché l’opposizione statunitense a un attacco israeliano sia credibile agli occhi della comunità internazionale, cosa inconcepibile durante una campagna elettorale. L’unica possibilità di Obama sarebbe quella di ottenere la promessa da parte di Netanyahu, anche in privato, che Israele non prenderà in considerazione per il momento l’idea di lanciare un attacco militare contro l’Iran.

In cambio, Netanyahu sicuramente otterrà una reiterazione del consueto «appoggio incondizionato» degli Stati Uniti alla sicurezza di Israele. Ma questo non è affatto sufficiente, perché il minimo che possiamo dire è che Netanyahu non ha piena fiducia in Obama.

Shavit, che ama imitare il Primo Ministro, ha scritto nell’edizione del fine settimana di «Haaretz»: «Se il presidente vuole evitare una catastrofe, deve garantire a Netanyahu che gli Stati Uniti fermeranno l’Iran in qualunque maniera e ad ogni costo, dopo le elezioni. Se Obama non lo fa, obbligherà Netanyahu ad agire prima delle elezioni del 2012.»

In questo contesto, la discussione in seno ai circoli diplomatici e della difesa americani e israeliani stringe. Un attacco contro l’Iran – senza, ma, se possibile, con la collaborazione degli Stati Uniti – è ora sul tavolo delle trattative in termini di tempo anziché di probabilità.

Quanto più ci avviciniamo al mese di novembre, più la probabilità di un attacco israeliano sarà elevata, e non a causa delle condizioni climatiche, quanto invece del clima elettorale americano. Una guerra preventiva sarebbe percepita come una grave interferenza politica negli affari interni americani. Questo non è un rischio che Netanyahu, buon intenditore della politica americana e di indole cauta, sarebbe incline a correre.

Se è chiaro che nessuna azione militare sarà lanciata contro l’Iran prima di novembre, perché gli israeliani non placano le inquietudini americane in questo senso? Netanyahu vuole che Obama faccia la cosa giusta per Israele, vuole portare il presidente a stare con il suo paese sul piano militare e preferibilmente prima di un attacco israeliano.

La prospettiva di un attacco unilaterale contro l’Iran, anche se avviene dopo le elezioni, sembra essere la migliore arma diplomatica di Israele.

Traduzione a cura della Redazione di megachip [scheda fonte]

Fonte: http://www.ips.org/fr/israel-iran-la-question-nest-plus-de-savoir-sil-faut-attaquer-liran-mais-bien-quand/.

http://www.agerecontra.it/public/press20/?p=9729

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ISRAELE VUOLE VERAMENTE

LA GUERRA CONTRO L’IRAN?


d. CURZIO NITOGLIA

27 febbraio 2012

http://www.doncurzionitoglia.com/israele_vuole_vera_guerra_iran.htm

 

● Per iniziare, alcuni analisti pensano, non senza motivi, che la guerra contro l’Iran non avrà luogo. Tuttavia altri, pur non essendo assolutamente certi della guerra, ritengono, in maniera alquanto sfumata e tra molti “distinguo”, che essa è molto probabile. Nell’ultimo articolo “2012 l’anno dell’Iran e d’Israele?” ho riportato le ragioni di coloro che si dicono certi del conflitto bellico, in questo articolo cerco di riassumere le tesi di quelli che lo sostengono, ma in maniera meno categorica. Vediamole assieme.

 

● Il governo d’Israele sta premendo sempre più sul Presidente Obama perché attacchi l’Iran oppure che lasci che lo faccia apparentemente solo Israele, ma per trascinarvi in realtà gli Usa volenti o nolenti. Anche se l’idea di un’altra guerra nel Medio Oriente è così stravagante da sembrare attualmente inconcepibile.

 

● Ciò nondimeno, questo è l’anno delle elezioni presidenziali americane e nessuno in America dirà no al Primo Ministro israeliano Binyamin Netanyahu. L’entusiasmo per la guerra aumenterà ai massimi livelli entro marzo, quando la potente lobby ebraica AIPAC terrà la sua conferenza annuale presentando l’Iran come la nuova Germania nazista e arrivando praticamente ad affermare che solo la guerra potrà fermare questi nuovi nazisti.

 

● Nonostante ciò, gli analisti non credono che Netanyahu o la sua lobby siano tanto desiderosi di andare alla guerra da soli e direttamente. Dopo tutto l’intelligence

di Israele si oppone per una serie di ragioni. C’è il timore degli alleati Hezbollah iraniani in Libano, sul confine nord israeliano, che possiedono decine di migliaia di missili da lanciare in caso di attacco all’Iran. Soprattutto c’è la consapevolezza che nessuno sa se un attacco renderebbe più sicuro Israele o se minaccerebbe la sua stessa esistenza.

 

● Pertanto sembrerebbe che Netanyahu e i suoi seguaci non vorrebbero veramente una guerra in questo momento. Vogliono soltanto che si capisca che il capo sono loro e che gli Usa prendono ordini da loro, facendo la guerra per conto d’Israele.

 

● Attenzione! tutto ciò, non è un bluff. E certamente non lo sarà se Netanyahu ottiene il Presidente statunitense che vuole in novembre, un repubblicano che combatterà la guerra che Netanyahu vuole, ma che non è ansioso di combattere lui stesso.

 

● Secondo Maurizio Blondet (

FDF, 10 Febbraio 2012) l’Iran non sarebbe attualmente una reale minaccia per l’esistenza d’Israele. Ma la leadership israeliana usa questo slogan per impressionare l’opinione pubblica occidentale. Lo conferma anche l’ex capo del Mossad Efraim Halevy alla TV russa “Russia Today, citato da Blondet.

 

● Halevy, è in realtà un falco nonostante mostri, in questa congiuntura, un apparente ramoscello di ulivo. Infatti la sua proposta a Teheran, è quella di rinunciare per sempre al programma nucleare «firmando un accordo con Israele in garanzia di questo impegno». Dunque inchinandosi ad Israele per trattato di rinuncia; è insomma la usuale posizione del progetto di dominio mondiale sionista.

 

● Halevy è quello che, a novembre, denunciò in un’intervista al Jerusalem Post: «Il vero pericolo esistenziale per Israele viene dall’interno», additando gli estremisti religiosi sionisti e i loro rabbini fanatici, e la loro influenza sul governo Netanyahu e sull’esercito.

 

● Halevy non è il solo: fa parte di quel gruppo di dirigenti dello spionaggio israeliano, capeggiati da Meir Dagan (un altro capo del Mossad), che non hanno lesinato critiche all’avventurismo messianico di Netanyahu. Ne fanno parte, oltre a Dagan, il generale Gaby Ashkenazi (capo dello Stato Maggiore israeliano dal 2007 al 2011), e Yuval Diskin, il capo dello ShinBeth (il servizio interno).

 

● Dagan ha denunciato una specie putsch dei paranoici mistico/politici contro le spie con la testa sul collo: [cfr. Bar Kobà e gli Zeloti a Masada nel 132, che provocarono Roma la quale rispose con Adriano nel 135] «Diskin, Ashkenazi ed io siamo riusciti a scongiurare tutte le avventure pericolose», ha detto, prima fra tutte l’attacco all’Iran; mentre «adesso non c’è più nessuno che gli si metta contro», dato che Netanyahu ha riempito le alte cariche spionistico-militari dei suoi yes men.

 

● Sempre Maurizio Blondet

(FDF, 12 Febbraio 2012) ci spiega che Vladimir Putin, ha collegato la situazione attuale in Libia con quello che potrebbe accadere alla Siria se fosse investita da un intervento occidentale: «Capisco la natura del passato regime libico, se n’e è parlato molto», ha detto Putin; «ma nessuno parla della situazione che prevale attualmente in Siria e altre città libiche che avevano appoggiato Gheddafi. Vi si commettono crimini spaventosi e nessuno ne parla, perché si tratta delle orribili conseguenze dell’ingerenza straniera armata. Lo stesso può avvenire in Siria».

 

● Russia Today, il 9 febbraio, ha sottolineato che forze speciali britanniche e del Katar sono in Siria ad addestrare i ribelli ad Homs, fornendo direzione tattica e munizioni. «Quattro centri operativi sono stati insediati nella città con le forze armate sul campo che preparano la strada per una incursione militare in Siria».

 

● La stessa Russia Today ha denunciato le manipolazioni dei media occidentali sulle vittime del regime siriano, e sulle vittime che i ribelli stanno facendo in Siria. Ha intervistato Ali Rizk, un analista di Beirut, che dice: «Per l’Occidente non c’è da negoziare; c’è da rovesciare un regime che è parte di un blocco di cui i poteri occidentali vogliono liberarsi».

 

● Mosca ha detto chiaro che un attacco alla Siria e all’Iran «aprirebbe una breccia nel fianco Sud della Russia», dunque proteggere i due regimi diventa per il Cremlino un primario interesse nazionale. Per le prossime settimane del 2012, Mosca ha organizzato un’esercitazione militare senza precedenti per vastità nel Caucaso, «Kavkaz-2012», in congiunzione con l’Armenia e la repubblica di Abkazia, approfittandone per rafforzare la sua presenza militare nella regione.

 

● Forse anche questo può chiarire perché il Mossad, per bocca del suo ex capo Efraim Halevy, è andato a tendere il suo improbabile ramoscello d’ulivo all’Iran, ma da una televisione russa, ossia parlando a Mosca.

 

● Il famoso ex analista della CIA Philip Giraldi scrive che Washington è letteralmente consumata dal problema iraniano; la stampa governativa ed i commentatori sono alla ricerca di un casus belli, qualcosa chiamato ‘La Minaccia Iraniana’. Anche se l’Iran ha un bilancio militare minuscolo e non ha mai attaccato nessuno, è ciò nonostante una minaccia globale, che va gestita manu militari se tutto il resto (la capitolazione persiana di fronte a Israele) fallisce.

 

● Israele ed i suoi sodali hanno dato inizio ad una grande offensiva, in patria e negli USA, per ingigantire l’impressione che l’Iran costituisca una reale minaccia ad Israele, agli Stati Uniti e, in generale, alla pace del mondo. Il nuovo mito suona più o meno così: l’Iran sta sviluppando armi nucleari ed è prossimo ad averne almeno una, a dispetto di ciò che ne pensano i servizi d’informazione. Tale arma sarà inevitabilmente utilizzata direttamente dall’Iran, oppure passata ai terroristi per minacciare Israele, l’Europa e persino gli Stati Uniti, utilizzando i missili balistici che sta attualmente sviluppando. Inoltre l’Iran sta anche programmando di attaccare bersagli ebrei ed americani in tutto il mondo, anche all’interno degli Stati Uniti, al punto che un attacco militare è doppiamente essenziale per dissuaderlo dallo sponsorizzare tali attività terroristiche contro Israele e l’America.

 

● L’Amministrazione Obama non desidera, al momento, una guerra con l’Iran pur avendo fatto ben poco per evitarla. Ha inviato in Israele il Capo del Comitato dei Capi di Stato Maggiore, Martin Dempsey ed il Segretario alla Difesa, Leon Panetta per avvertire il governo di Netanyahu che gli Stati Uniti non sosterranno un’azione militare israeliana non coordinata. Israele ha però rifiutato la richiesta di preavvisare un eventuale attacco, ed ha sostenuto il proprio diritto ad intraprendere azioni contro una minaccia iraniana non appena percepita.

 

● Sicuramente ciò non va giù a Washington, ma c’è ben poco che la Casa Bianca possa fare in un anno di elezioni presidenziali. Israele si è impegnato a fondo per dimostrare, tramite il New York Times ed altri media, che la risposta iraniana non sarebbe poi così dura; il governo Netanyahu ha fatto circolare un memorandum che, apparentemente, spiega in dettaglio come Israele potrebbe facilmente contrastare la reazione di Teheran, aggiungendo anche che gli Stati Uniti ed i loro interessi nel Golfo Persico soffrirebbero pochi danni. Inoltre il memorandum sottolinea che un attacco all’Iran sarebbe percepito favorevolmente dai suoi vicini arabi. Il vice Primo Ministro israeliano Moshe Ya’alon ha anche evidenziato il danno che Israele potrebbe infliggere, affermando

la scorsa settimana che Israele sarebbe in grado di attaccare tutti i siti nucleari iraniani, affermazione che il Pentagono considera a dir poco bizzarra.

 

● Inoltre il governo israeliano ha costruito la storia che l’Iran stia pianificando azioni terroristiche all’interno degli Stati Uniti.

 

● La scorsa settimana, un articolo di fondo

del neoconservatore David Ignatius del Washington Post, in viaggio in Europa con Panetta, enunciava i passi che la Casa Bianca stava intraprendendo per dissuadere Israele dall’iniziare una guerra con l’Iran. Stranamente, o forse no, l’articolo includeva quanto segue, in riferimento ad un non intervento USA nel conflitto: «I funzionari dell’Amministrazione avvertono che l’Iran non deve sottovalutare il fatto che gli Stati Uniti abbiano un impegno ormai sessantennale verso la sicurezza di Israele e che, in caso centri abitati israeliani venissero colpiti, gli Stati Uniti ‘potrebbero’ sentirsi obbligati ad intervenire in difesa di Israele». Se il suo “potrebbero” debba essere inteso come “vorrebbero”, il nocciolo del suo commento significa che se Israele inizia una guerra, anche senza avvertire prima Washington di ciò che sta per accadere, una reazione iraniana che colpisca Israele comporrebbe una risposta USA, dato che l’America è impegnata a difendere Israele, indipendentemente da chi e cosa abbia scatenato il conflitto.

 

● Tirando le somme,

) come scrive J. M. Rosenberg, Israele vuol lanciare gli Usa ed Obama, sotto rielezione presidenziale, contro l’Iran. Netanyahu bluffa dicendo che se l’America non interviene Israele farà tutto da solo. In realtà non ne ha nessuna intenzione, ma così costringe l’America ad intervenire. A Marzo la lobby ebraico/americana ‘Aipac’ terrà la sua Conferenza annuale in Usa e farà “pressione” (“lobbing”) sul Presidente Obama affinché attacchi l’Iran. Quindi la data di aprile/giugno 2012 per l’attacco contro l’Iran (come ho riportato da vari siti nell’ultimo articolo “2012 l’anno dell’Iran e d’Israele?”) si rivela purtroppo credibile.

) Maurizio Blondet cita un’intervista dell’ex capo del Mossad Halevy a “Russia Tuday” secondo il quale se l’Iran non si piegherà davanti a Israele sarà bombardata dai fanatici neo-zeloti come Netanyahu e Barak, i quali sarebbero i “poliziotti cattivi” mentre lui giuoca il ruolo del “poliziotto buono” (come avviene in ogni romanzo poliziesco). Tuttavia Halevy è cosciente del pericolo cui si va incontro: la Siria e l’Iran sono in un certo senso il “sud-Russia” e Putin non resterebbe a guardare.

) Infine Giraldi conferma il tutto e conclude: o l’Iran cede a Israele o Israele spingerà l’America a bombardare l’Iran, anche se Israele per primo dovesse attaccare l’Iran e questi reagisse soltanto: la legittima difesa contro Israele non è contemplata dall’etica americanista e neoconservatrice.

 

● Purtroppo lo scenario è preoccupante, ma non bisogna perdere la speranza. Innanzitutto una guerra mondiale, anche nucleare, non significa l’annichilazione totale del mondo, ma una sua forte distruzione (riguardante circa ¼ del globo, secondo le stime degli esperti in “militaria”). Poi non è detto che vinca ancora l’oro contro il sangue, anzi forse davvero questa volta “contro Giuda e contro l’oro sarà il sangue a far la storia”. Infine la Provvidenza divina, che è Onnipotente per essenza (mentre Usa e Israele solo soltanto molto potenti ma limitatamente o per partecipazione), dirige ogni cosa e da ogni male sa trarre un maggior bene. Quindi l’importante è vivere in grazia di Dio e fare ogni giorno il nostro dovere pur sapendo che possiamo morire da un momento all’altro, indipendentemente dalle guerre. Nessuno sa l’ora, il giorno, il mese e l’anno della sua dipartita, eppure deve continuare a vivere lasciando la sua fine nelle mani della divina Provvidenza. Io potrei morire adesso sul mio computer eppure continuo a scrivere. È interessante la storia di molti giovani novizi gesuiti, tra i quali era pure S. Luigi Gonzaga, i quali mentre stavano facendo ricreazione come indicato dal regolamento, furono interrogati da S. Roberto Bellarmino, che era il Direttore spirituale del Collegio Romano: “Se dovesse finire il mondo adesso, cosa fareste?”. Uno rispose: “Andrei a confessarmi”, un altro: “Andrei in cappella”, mentre S. Luigi disse: “Continuerei a far ricreazione, poiché è comandata dal regolamento del seminario e quindi implicitamente da Dio”. S. Roberto gli dette ragione. È così che dobbiamo fare pure noi, ogni giorno e nella circostanza di una probabile conflagrazione mondiale in cui ci troviamo a vivere. Ricordiamoci della “Massima eterna” di S. Alfonso de’ Liguori: “Ho da morire e non so dove, ho da morire e non so come, ho da morire e non so quando. Se viene la morte e mi trova in peccato andrò all’Inferno per sempre e dannato. Gesù, Giuseppe e Maria, vi dono il cuore e l’anima mia! Gesù, Giuseppe e Maria, soccorretemi nell’ultima agonia! Gesù, Giuseppe e Maria, che spiri in pace tra voi l’anima mia!”.

 

d. CURZIO NITOGLIA

 

27 febbraio 2012

http://www.doncurzionitoglia.com/israele_vuole_vera_guerra_iran.htm

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http://www.doncurzionitoglia.com/israele_vuole_vera_guerra_iran.htm*

 

 

SIRIA: FINE DEI GIOCHI

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Siria: fine dei giochi

 

di Thierry Meyssan

Thierry Meyssan, analista francese basato a Damasco e direttore di “Voltaire Network”, ha offerto alla televisione statale russa la sua personale visione degli avvenimenti in Siria. Tale visione è stata ribadita nel seguente articolo, pubblicato sull’importante quotidiano russo “Komsomolskaja Pravda” lo scorso 14 febbraio. In particolare, Meyssan ritiene sia stato raggiunto un accordo tra le grandi potenze, in virtù del quale le forze armate siriane e libanesi avrebbero avuto il via libera per liquidare i ribelli, spesso combattenti jihadisti stranieri.
Per undici mesi, le potenze occidentali e gli Stati del Golfo hanno condotto una campagna per destabilizzare la Siria. Molte migliaia di mercenari si sono infiltrati nel paese. Reclutati dai servizi sauditi e qatarioti tra le comunità sunnite estremiste, sono andati in Siria per rovesciare l’ “l’usurpatore alawita” Bashar al–Assad e imporre una dittatura d’ispirazione wahabita. Essi hanno a loro disposizione alcuni dei piú sofisticati equipaggiamenti militari, inclusi sistemi di visione notturna, centri di comunicazione e robot per la guerra urbana. Segretamente supportati dalle potenze della NATO, hanno anche accesso ad informazioni militari vitali, incluse le immagini satellitari dei movimenti delle truppe siriane e intercettazioni telefoniche.

Tutto ciò é stato falsamente dipinto al pubblico occidentale come una rivoluzione politica soffocata nel sangue da un dittatore privo di supporto popolare. Ovviamente, questa bugia non é stata unanimamente accettata. Essa é stata ripudiata da Russia, Cina, e dagli Stati latino-americani e caraibici membri dell’ALBA. Ognuno di essi ha un retaggio storico che gli permette di capire facilmente qual é la posta in gioco. La Russia ha in mente la Cecenia, la Cina pensa allo Xinjiang e l’America Latina a Cuba e al Nicaragua. In tutti questi casi, al di là delle apparenze ideologiche o religiose, i metodi di destabilizzazione utilizzati dalla CIA sono gli stessi.

La cosa piú strana di questa situazione è osservare i media occidentali auto-convincersi che i guerriglieri salafiti, wahabiti e di Al–Qaeda siano motivati da principi democratici, e continuano a domandare, tramite onde satellitari saudite e del Qatar, la testa del capo degli “eretici” Alawiti e degli osservatori della Lega Araba. Non importa che Abdel Hakim Belhaj (numero 2 di Al-Qaeda e al momento governatore di Tripoli, Libia) abbia personalmente posizionato i suoi uomini nel nord della Siria, o che Ayman Al-Zawahiri (leader di Al-Qaeda dalla morte ufficiale di Osama Bin-Laden) abbia invocato una jihad contro la Siria: la stampa occidentale insiste nel suo sogno romantico di una rivoluzione liberale.

Ancora più ridicolo è sentire che i media occidendentali servilmente disseminano i dispacci giornalieri diffusi dal braccio siriano della Fratellanza Musulmana, declamando di crimini compiuti dal regime e delle sue vittime, sotto la firma dell’Osservatorio Siriano dei Diritti Umani. Inoltre, da quando le Fratellanza si è preoccupata dei diritti umani?

Per trasformare “terroristi” in “democratici”, i servizi segreti occidentali hanno solo avuto bisogno di fare entrare in scena il “Consiglio Nazionale Siriano”, con un professore della Sorbona come presidente e l’amante dell’ex capo della DGSE (Direction Générale Sécurité Exterérieure) come portavoce. In questo gioco di prestigio, la bugia è diventata la verità. Le persone sequestrate, mutilate ed uccise della Legione Wahhabita, sono state trasformate dalla stampa in vittime del tiranno. Reclute di tutte le fedi, che stanno difendendo il loro paese contro questa aggressione, vengono dipinte come soldati alawiti che opprimono il loro popolo. La destabilizzazione della Siria da parte degli stranieri viene gestita come un altro episodio della “Primavera Araba”. L’emiro del Quatar e il re saudita, due monarchi assoluti che non hanno mai tenuto elezioni nazionali nei loro paesi e mettono in prigione gli oppositori, sono ora diventati campioni della rivoluzione e della democrazia. La Francia, il Regno Unito e gli Stati Uniti, che hanno appena ucciso 160.000 libici, in violazione del mandato ricevuto dal Consiglio di Sicurezza, si sono trasformati in filantropi responsabili della protezione della popolazione civile, etc.

Ciononostante, la guerra a bassa intensità che la stampa occidentale e del Golfo sta nascondento dietro questa mascherata, è stata interrotta dal doppio veto apposto dalla Russia e della Cina il 4 febraio 2012. La NATO e i suoi alleati hanno ricevuto l’ordine di cessare il fuoco e di ritirarsi, per evitare il rischio di innescare una guerra a livello regionale o addirittura mondiale.

Il 7 febbraio, una larga delegazione russa, di cui hanno fatto parte anche le più alte cariche dei servizi segreti, è arrivata a Damasco, dove è stata accolta da una folla festosa consapevole che il ritorno della Russia sulla scena internazionale ha segnato la fine di un incubo. La capitale, così come Aleppo, la seconda piú grande cittá, sono state decorate di blu, bianco, rosso e le persone hanno marciato dietro striscioni scritti in cirillico. Al palazzo presidenziale, la delegazione russa ha raggiunto quelle di altri Stati, inclusa la Turchia, l’Iran e il Libano. Una serie di accordi sono stati siglati per ristabilire la pace. La Siria ha rilasciato 49 istruttori militari catturati dall’esercito siriano. La Turchia è intervenuta ottenendo il rilascio degli ingegneri e dei pellegrini iraniani, inclusi quelli in mano ai francesi (casualmente, il tenente Tlass che li ha sequestrati a nome del DGSE é stato liquidato). La Russia, che è il garante di questi accordi, ha avuto il consenso per la riapertura dell’ex base sovietica di ascolto sul monte Qassio.

Il giorno successivo, il Dipartimento di Stato USA ha informato l’opposizione siriana in esilio che non potevano più contare sul suo supporto militare. Realizzando di aver inutilmente tradito il loro paese, i membri del Consiglio Nazionale Siriano sono andati alla ricerca di nuovi sponsor. Uno di loro si è persino spinto a scrivere a Benjamin Netanyahu chiedendogli di invadere la Siria.

Dopo due giorni, periodo necessario per l’attuazione degli accordi, non solo l’esercito nazionale della Siria, ma anche quelllo del Libano, hanno assaltato le basi della Legione Wahhabita. In Libano settentrionale un massiccio arsenale è stato sequestrato presso la cittá di Tripoli e quattro ufficiali sono stati fatti prigionieri in Akkar, una scuola abbandonata dall’UNRWA e trasformata in base militare. In Siria, il Generale Assef Shawat ha personalmente comandato le operazioni, Almeno 1.500 combattenti sono stati catturati, incluso un colonnello francese del servizio tecnico per le comunicazioni del DGSE, e più di un migliaio di persone sono state uccise. Al momento non é possibile stabilire quanti fra le vittime fossero mercenari stranieri, quanti siriani cooperanti con le forze straniere, e quanti civili intrappolati nella cittá assediata.

Libano e Siria hanno restaurato la loro sovranitá sull’intero proprio territorio.

Gli intellettuali dibattono se Vladimir Putin abbia commesso un errore proteggendo la Siria, correndo il rischio di una crisi diplomatica con gli Stati Uniti. La questione è mal posta. Avendo ricostituito le sue forze per anni e avendo riaffermato se stessa, oggi, sulla scena internazionale, la Russia ha messo fine a due decadi di odine mondiale unipolare, che ha permesso a Washigton di espandere la sua egemonia per realizzare il dominio mondiale. Non si è trattato di scegliere fra la piccola Siria e i potenti Stati Uniti, bensì se permettere alla piú grande potenza mondiale di distruggere un altro governo o di stravolgere l’equilibro di potere per creare un ordine mondiale piú giusto in cui la Russia ha un forte ruolo.

(Traduzione di Sara Bagnato)  Fonte: geopolitica-rivista 1/03/2012

 

http://www.agerecontra.it/public/press20/?p=9717#more-9717

gennaio 23, 2012

LA CINA CONTRO GLI USA: “SE ATTACCATE L’IRAN, ENTRIAMO IN GUERRA”

Filed under: Senza Categoria — Tag:, , , — mirabilissimo100 @ 3:05 pm

LEGGO.IT

LA CINA CONTRO GLI USA: “SE ATTACCATE 
L’IRAN, ENTRIAMO IN GUERRA”

 
Lunedì 23 Gennaio 2012 – 14:29

PECHINO – La Cina si scaglia contro gli Usa e i suoi alleati: se l’Iran venisse attaccato da Washington, il governo di Pechino si schiererebbe con Ahmadinejad. A dichiararlo è stato il presidente cinese Hu Jintao citato da European Union Times (link 2), organo del Pentagono. Anche il premier russo Vladimir Putin ha confermato la notizia, menzionando le parole del capo di Stato cinese. Le forze marine della Cina sono attualmente in stato di massima allerta dietro l’ordine dello stesso Hu Jintao, che avrebbe anche promesso di aiutare l’Iran, al costo di far scoppiare la terza guerra mondiale. In Italia lo scrive NoCensura.

 

http://www.leggo.it/news/mondo/la_cina_contro_gli_usa_se_attaccate_liran_entriamo_in_guerra/notizie/160504.shtml

dicembre 20, 2011

Guerra contro Siria e Iran? Cina e Russia : ” se toccate Teheran interverremo militarmente”

Filed under: Senza Categoria — Tag:, , , , — mirabilissimo100 @ 12:02 am

GREENREPORT

L’Iran: non costruiremo la seconda centrale nucleare

Dopo il ritiro dall’Iraq tocca a Siria e Iran? Cina e Russia: se toccate Teheran interverremo militarmente

 

[ 16 dicembre 2011 ]

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Il ritiro delle forze americane, mascherato da missione compiuta – è il segno del fallimento della strategia globale neoconservatrice dell’era di Bush – è stato impietosamente ratificato dalle vere e proprie “feste pubbliche” in diverse città irakene per celebrare il ritiro dei “liberatori”. Un fallimento che dal 2003 ha fatto decine di migliaia di morti e feriti, per non contare le centinaia di migliaia di vittime irakene. Un fallimento al quale anche l’Italia ha dato il suo inutile ed irresponsabile contributo di sangue e denaro.

Ma il ritiro degli americani dell’Iraq, oltre a fornire carne fresca all’altro mattatoio afghano/pakistano, potrebbe essere il preludio ad un altro e più drammatico conflitto/i.

Secondo il sito Debka, che gli iraniani definiscono vicino alla Cia ed al Mossad israeliano, «Le forze speciali Usa ritiratesi dall’Iraq si sono stanziate in Giordania, a ridosso del confine della Siria». Le forze Usa si sarebbero riunite nella base aerea giordana di Al-Mafraq, a 10 km dal confine con la Siria, dove continua la feroce repressione degli oppositori al regime nazional-socialista di Assad. Debka afferma che «Nei villaggi di confine tra Giordania e Siria, l’esercito Usa starebbe costruendo da un bel po’ torri di controllo e fortificazioni».

Ma il rischio più grande sembra il possibile attacco all’Iran (vero vincitore politico della guerra irakena) ed è praticamente passato sotto silenzio la notizia clamorosa che, mentre gli statunitensi abbandonavano l’Iraq, il 13 dicembre il presidente cinese Hu Jintao, citato dall’European Union Times, avvertiva gli Usa ed i loro alleati che «Nel caso in cui l’Iran venisse attaccato da Washington e da qualunque altro Paese, Pechino entrerà subito in azione scegliendo l’opzione militare a favore di Teheran».

A confermare la notizia è stato per primo il premier russo, Vladimir Putin, che ha citato Hu Jintao: «L’unica via per fermare l’aggressione occidentale all’Iran é quella militare; la Cina adotterà misure di rappresaglia contro ogni azione ostile alla Repubblica islamica. Le forze marine della Cina sono attualmente in stato di massima allerta dietro l’ordine dello stesso Hu Jintao».

Secondo l’agenzia ufficiale iraniana Fars News, il presidente cinese «In un incontro con i capi dell’esercito del suo Paese ha promesso di sostenere l’Iran ad ogni costo correndo persino il rischio di entrare nella terza guerra mondiale».

Che l’annunciatissimo ritiro Usa dall’Iraq abbia terremotato lo scacchiere politico mediorientale è evidente in quanto ha detto (anche a fini nazionalistico-elettorali) alla televisione russa Putin: «Gli Usa hanno l’intenzione di dominare gli altri Paesi. Il mondo è ormai stanco di ricevere ordini da Washington. Alcune volte mi sembra che l’America non abbia bisogna di alleati, ma che abbia bisogno di vassalli. La gente è stanca di ricevere ordini da un unico paese. Un tempo la Russia volle essere alleata degli Usa, ma oggi nessuna forma di alleanza può esistere tra i due Paesi».

Putin ha fatto proprio l’esempio della guerra in Iraq, «Quella fu alleanza? Fu una decisione presa in gruppo? Alleanza significa discussione, decidere insieme, concordare un’agenda sulle minacce comuni e sulle misure da intraprendere».

Ieri il quotidiano russo Nezavissimaïa gazeta, facendo riferimento a fonti del ministero della difesa, scriveva che «La situazione geopolitica intorno alla Siria ed all’Iran spinge la Russia ad ottimizzare urgentemente le sue forze armate in Transcaucasia, nel mar Caspio e nella regione del Mediterraneo».

Le stesse fonti affermano di aver ricevuto informazioni sulla preparazione di un attacco israeliano contro i siti nucleari iraniani con il sostegno Usa. «L’attacco sarebbe improvviso e lanciato molto prossimamente – scrive il giornale – La riposta di Teheran non dovrebbe farsi attendere. Potrebbe allora innescarsi una guerra totale, le cui conseguenze sarebbero imprevedibili».

Il presidente russo Dmitri Medvedev ha presentato una possibile guerra in Medio Oriente come una delle priorità al vertice con l’Ue di ieri a Bruxelles. Il gruppo aereo-navale della flotta russa del nord starebbe per entrare nel porto siriano di Tartus e il ministero della difesa russo si è rifiutato di specificare se sia accompagnato anche da sottomarini nucleari e di fornire notizie riguardo alla missione militare se scoppiasse una guerra in Iran.

Il colonnello Vladimir Popov, un noto analista militare russo, non esclude la partecipazione della Russia ad un conflitto: «Nel peggiore degli scenari, se Teheran fosse minacciata da una disfatta militare totale resistendo all’invasione delle forze Usa e della Nato, la Russia le fornirebbe il suo aiuto militare. Almeno tecnico».

Insomma cinesi e russi non sembrano disposte ad ingoiare in Siria ed Iran un altro rospo come quello libico, dove il loro alleato Gheddafi è stato fatto fouri dai bombardamenti Nato e poi giustiziato barbaramente dai ribelli.

Intanto l’Organizzazione iraniana dell’energia atomica (Ioea) ha smentito il deputato iraniano Avaz Heidarpur che aveva annunciato l’avvio, entro 3 anni, della costruzione di una nuova centrale nucleare nella provincia centrale di Isfahan. Secondo il network televisivo satellitare iraniano Press TV la Ioea ha comunicato che «I reportages pubblicati da alcune agenzie sulla costruzione di una nuova centrale nucleare nel nostro Paese non sono vere e noi le smentiamo per il presente».

Il portavoce del ministero degli esteri iraniano, Ramin Mehmanparast, ha dovuto smentire anche un altro deputato, Parviz Sorouri, che aveva annunciato esercitazioni militari per simulare il blocco dello stretto di Ormuz, f da dove passa gran parte del petrolio irakeno e delle monarchie arabe del Golfo e la Turchia ha chiesto spiegazioni a Teheran sulla minaccia di attacco contro il sistema di difesa antimissilistica nell’est turco.

Il vice-presidente della Commissione parlamentare per la sicurezza nazionale e la politica estera, Hussein Ibrahim, l’11 dicembre aveva detto che «In caso di attacco è diritto naturale dell’Iran prendere a bersaglio i sistemi di lancio antimissile della Turchia».

http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=13716

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dicembre 3, 2011

SIRIA: MENZONE E VERITA’

Filed under: Senza Categoria — Tag:, , , — mirabilissimo100 @ 1:22 am

Menzogne e Verità sulla Siria

Da otto mesi, i leader occidentali e qualche media pubblico sostengono una guerra in Siria. Le accuse estremamente gravi che portano contro Assad, intimidiscono coloro che mettono in dubbio la validità di un nuovo intervento militare. Tutti? No, perché, con il sostegno del Réseau Voltaire, alcuni sono giunti a verificare, ed hanno potuto misurare l’entità della propaganda della NATO. Thierry Meyssan fa il punto sullo stato della guerra mediatica.

di Thierry Meyssan

Nel 1999, durante la guerra del Kosovo, il Réseau Voltaire s’indignò per il fatto che la Francia potesse entrare in guerra a fianco della NATO, senza un voto dell’Assemblea Nazionale, con la complicità passiva dei presidenti dei gruppi parlamentari. Abbiamo considerato che il rifiuto del Presidente e del Primo Ministro di tenere una discussione vera, auspicasse l’opacità con cui questa guerra sarebbe stata condotta. Così abbiamo preso l’iniziativa di pubblicare un bollettino quotidiano sul conflitto. Essendo i siti web del governo serbo distrutti immediatamente dall’Alleanza Atlantica, non potemmo avere accesso alla versione serba di eventi. Altrimenti, ci abbonammo alle agenzie di stampa della regione (croata, bosniaca, greca, cipriota, turca, ungherese, ecc.). Durante il conflitto, abbiamo presentato quotidianamente una sintesi della conferenza stampa della NATO a Bruxelles, e una sintesi delle testimonianze di giornalisti dei paesi rivieraschi, paesi a volte con pesanti conflitti con la Serbia, ma i cui governi condividevano loro la stessa narrazione degli eventi. A mano a mano che il tempo passava, la versione della NATO e quella dei giornalisti locali si allontanavano, fino a non avere nulla in comune. Alla fine, si avevano due storie radicalmente differenti.  Non abbiamo avuto modo di sapere chi stesse mentendo e se una delle due fonti avesse ragione. I nostri ebbero l’impressione di diventare schizofrenici, soprattutto perché i media riferivano solo la versione occidentale della NATO e, quindi, i nostri lettori non poterono confrontare le due versioni parallele che leggevamo. Abbiamo continuato questo esercizio di stile nel corso dei tre mesi di combattimenti. Quando le armi tacquero e colleghi e amici furono in grado di andare lì, videro con stupore che non c’era “propaganda da entrambi i lati.“  No, la versione della NATO era completamente falsa, mentre i giornalisti locali avevano del tutto ragione. Nei mesi che seguirono, le relazioni parlamentari in diversi Stati membri dell’Alleanza stabilirono i fatti. Molti libri apparvero sul metodo sviluppato dal consulente per i media di Tony Blair, che ha permesso alla NATO di manipolare tutta la stampa occidentale: lo “story telling“. E’ possibile avvelenare tutti giornalisti occidentali e nascondergli i fatti, se a loro si racconta una storia per bambini, a condizione che non interrompano la narrazione, di caricarle di riferimento che risveglino emozioni distanti e di mantenerne la  coerenza.

Non ho avuto il riflesso di correre in Serbia prima della guerra e non ho potuto farlo quando le armi parlavano. Al contrario, caro lettore, io sono ora in Siria, dove ho avuto il tempo di investigare e dove  scrivo questo articolo. In piena consapevolezza, posso dire che la propaganda della NATO è ora in azione verso la Siria come lo era verso la Serbia.

L’Alleanza ha cominciato a raccontare una storia sconnessa dalla realtà, che mira a giustificare un “intervento militare umanitario”, secondo l’ossimoro blairiano. Il parallelo finisce lì: Slobodan Milosevic è stato un criminale di guerra che si è cercato di presentare come un criminale contro l’umanità, per smembrarne il paese, Bashar al-Assad è un resistente all’imperialismo e al sionismo, che sostiene Hezbollah quando il Libano fu attaccato, e supporta Hamas e la Jihad islamica, nella loro ricerca per la liberazione della patria palestinese.

Quattro bugie della NATO

1. Secondo la NATO e i suoi alleati nel Golfo, delle manifestazioni di massa avrebbero avuto luogo per otto mesi in Siria, per chiedere maggiore libertà e la caduta del presidente Bashar al-Assad.

Non è vero. Ci sono stati, in alcune città, delle dimostrazioni contro il presidente Bashar al-Assad su chiamata di predicatori sauditi ed egiziani che parlavano su al-Jazeera, ma hanno raccolto in totale, al massimo, solo 100000 persone. Non chiedono più libertà, ma l’istituzione di un regime islamico. Chiedevano le dimissioni del presidente al-Assad, non a causa della sua politica, ma perché questi manifestanti si rifanno a una setta sunnita, il takfirismo, e accusano Assad di essere un eretico (è alawita) usurpando il potere in un paese musulmano, che non può legittimamente essere governato che da un sunnita della loro scuola teologica.

2. Secondo la NATO e i suoi alleati nel Golfo, il “regime” avrebbe risposto disperdendo la folla con pallottole vere, uccidendo almeno 3.500 manifestanti dall’inizio dell’anno.

Non è vero. In primo luogo, non può esservi alcune soppressione di manifestazioni inesistenti. Poi, all’inizio degli eventi, le autorità si resero conto che stavano cercando di provocare scontri settari in un paese dove la laicità è la spina dorsale dello Stato fin dall’ottavo secolo. Il presidente Bashar al-Assad, quindi, non ha permesso alle forze di sicurezza, polizia ed esercito, di usare le armi da fuoco in ogni circostanza in cui i civili potessero essere feriti. Questo serve a prevenire che feriti, o anche deceduti, di un credo particolare, fossero strumentalizzati per giustificare una guerra di religione. Tale divieto è rispettato dalle forze di sicurezza a rischio della vita, come vedremo. Per quanto riguarda i morti, non sono che meno della metà.  La maggior parte non sono civili, ma soldati e poliziotti, e ho potuto vederlo visitando gli ospedali e gli obitori, civili e militari.

3. Dopo che siamo riusciti a rompere il silenzio e ad ottenere che i grandi media occidentali segnalassero la presenza in Siria, di squadroni della morte dall’estero, di imboscate contro l’esercito e di assassini ci civili nel cuore delle città, la NATO e i suoi alleati nel Golfo hanno segnalato la presenza di un esercito di disertori. Secondo essi, dei militari (ma non poliziotti) che hanno ricevuto l’ordine di sparare sulla folla, si sarebbero ribellati. Si sarebbero dati alla macchia e istituito il libero esercito siriano, già forte di 1500 uomini.

Non è vero. I disertori sono solo poche decine, che fuggirono in Turchia dove sono sotto la supervisione di un ufficiale del clan Hakim Rifaat al-Assad/Abdel Khaddam, pubblicamente legato alla CIA. Vi sono, al contrario, sempre più ribelli, dei giovani che si rifiutano di fare il servizio militare, spesso sotto la pressione dalle loro famiglie, che per decisione personale. Infatti, i soldati che cadono in un’imboscata non hanno alcun diritto di usare le loro armi per difendersi, se dei civili sono presenti sul posto. Devono pertanto sacrificare la loro vita, se non sono in grado di fuggire.

4. Secondo la NATO e i suoi alleati nel Golfo, il ciclo rivoluzione/repressione ha dato modo di iniziare una “guerra civile“. 1,5 milioni di siriani, intrappolati, soffrirebbero la fame. Si dovrebbero quindi organizzare “corridoi umanitari” per fornire aiuti alimentari e permettere ai civili che lo vogliano, di fuggire dalla zone di combattimento.

Non è vero. Dato il numero e la crudeltà degli attacchi degli squadroni della morte dall’estero, i profughi sono pochi. La Siria è autosufficiente nella produzione agricola, che non è scesa in modo significativo. Al contrario, la maggior parte degli agguati si svolgono sulle strade principali, queste sono spesso interrotte. Inoltre, quando gli attacchi si verificano nei centri delle città, i commercianti chiudono i negozi immediatamente. Ciò si traduce in gravi problemi di distribuzione, anche per il cibo. Il vero problema è altrove: le sanzioni economiche hanno causato un disastro. Mentre la Siria aveva, durante il decennio, una crescita intorno al 5% all’anno, non può più vendere il suo petrolio all’Europa occidentale, mentre l’industria del turismo è colpita. Molte persone hanno perso lavoro e reddito. Fanno risparmi su tutto. Il governo sostiene e procede alla distribuzione gratuita di olio combustibile (per il riscaldamento) e di cibo. In queste condizioni, sarebbe meglio dire che se il governo al-Assad non intervenisse, in Siria 1,5 milioni di persone soffrirebbero di malnutrizione a causa delle sanzioni occidentali.

In definitiva, mentre siamo nella fase della guerra non convenzionale, con l’invio di mercenari e di forze speciali per destabilizzare il paese, la narrazione dalla NATO e dei suoi alleati nel Golfo è già significativamente lontana dalla realtà. Questo divario si allargherà sempre più.

Per ciò che vi riguarda, caro lettore, non avere motivo di credermi più che della NATO, non essendo voi stessi sul posto. Tuttavia, disponete di diversi elementi che vi dovrebbero mettere la pulce nell’orecchio.

Quattro prove accuratamente nascoste dalla NATO:

1. Si potrebbe pensare che le accuse sulla presunta repressione e il numero delle vittime siano state accuratamente verificate. Niente affatto. Hanno avuto origine da una singola fonte: Osservatorio siriano dei diritti dell’uomo, con sede a Londra, i cui leader chiedono l’anonimato. Qual è il valore della gravità delle accuse, se non sono sottoposte a un controllo incrociato, e perché istituzioni come l’Alto Commissario per i Diritti Umani e le Nazioni Unite, le riprendono senza controllarle?

2. Russia e Cina hanno posto il veto a una bozza risoluzione del Consiglio di Sicurezza che apre la strada a un intervento militare internazionale. I leader politici della NATO ci dicono, ci spiace, i russi proteggono la loro base navale a Tartus e i cinesi faranno di tutto per racimolare alcuni barili di petrolio.  Dovremmo accettare l’idea manichea che Washington, Londra e Parigi sono guidati da buoni sentimenti, mentre Mosca e Pechino sono essenzialmente egoisti e insensibili al martirio di un popolo? Come non notare che Russia e Cina hanno molto meno interesse nel difendere la Siria, che gli occidentali a distruggerla?

3. È alquanto strano vedere la coalizione degli stati cosiddetti benintenzionati. Come non notare che i due principali contribuenti alla Lega Araba e promotori della “democratizzazione” della Siria, Arabia Saudita e Qatar, sono dittature vassalle degli Stati Uniti e del Regno Unito? Come non chiedersi quanto l’Occidente – che ha appena distrutto in successione l’Afghanistan, l’Iraq e la Libia, uccidendo più di 1,2 milioni di persone in dieci anni, e che mostra quanto poco in conto tengano la vita umana – sia credibile quando sventola la bandiera umanitaria?

4. In particolare, per non essere manipolati sugli eventi in Siria, si dovrebbe entrare nel giusto contesto. Per la NATO ed i suoi alleati nel Golfo, i cui eserciti hanno invaso lo Yemen e il Bahrain al fine di schiacciare nel sangue le manifestazioni, la “rivoluzione siriana” è un’estensione della “primavera araba“: i popoli della regione aspirano alla democrazia di mercato e al comfort della American Way of Life. Invece, per i russi e i cinesi, come i venezuelani e i sudafricani, gli eventi in Siria sono la continuazione del “rimodellamento del Medio Oriente allargato” annunciato da Washington, che ha già ucciso 1,2 milioni di morti e che chiunque si preoccupi della vita umana, dovrebbe fermare. Si ricordano che il 15 settembre 2001, il presidente George W. Bush programmò sette guerre. La preparazione di un attacco alla Siria iniziò formalmente 12 dicembre 2003, con il passaggio della Syrian Accountability Act sulla scia della caduta di Baghdad. Da allora, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama oggi, può ordinare di attaccare la Siria e non è necessario che si presenti davanti al Congresso prima di aprire il fuoco. Pertanto, la questione non è se la NATO ha trovato una giustificazione divina per andare in guerra, ma se la Siria trova una via d’uscita da questa situazione, come è stata in grado di sfuggire a tutte le accuse diffamatorie e a tutte le insidie precedenti, come l’assassinio di Rafik Hariri e il raid israeliano contro un’immaginaria centrale nucleare militare.

I media occidentali testimoniano

Alla fine di questo articolo, vorrei dirti, caro lettore, che la Rete Voltaire ha facilitato un viaggio stampa organizzato su iniziativa del Centro cattolico d’informazione dei cristiani d’Oriente, come parte dell’apertura ai media occidentali annunciata dal presidente al-Assad alla Lega araba. Abbiamo aiutato i giornalisti mainstream a viaggiare nelle zone degli scontri. I nostri colleghi hanno dapprima malvisto la nostra presenza al loro fianco, sia perché erano prevenuti verso di noi e perché pensavano che stavamo cercando di fargli il lavaggio del cervello. Successivamente, sono stati in grado di vedere che siamo persone normali e che pur scegliendo il nostro campo, non rinunciamo al nostro spirito critico. Alla fine, benché siano fermamente convinte della bontà della NATO e non condividano il nostro impegno anti-imperialista, hanno visto e sentito la verità. Onestamente, hanno  riportato le azioni di bande armate che terrorizzano il Paese. Naturalmente, hanno rinunciato a contraddire apertamente la versione atlantica e hanno cercato di conciliare ciò che hanno visto e sentito con quella, e questo ha portato a volte a contorsioni intorno al concetto di ‘guerra civile’ tra l’esercito siriano e i mercenari stranieri. Tuttavia, i rapporti della Radio e Televisione belga (RTBF) e de La Libre Belgique, per citarne alcuni, dimostrano che, dopo otto mesi, la NATO maschera le azioni degli squadroni della morte e che attribuisce falsamente i loro crimini alle autorità siriane.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

 

http://www.agerecontra.it/public/press/?p=14635

 

novembre 11, 2011

IRAN: USA E GB SI PREPARANO ALLA GUERRA?

Filed under: Senza Categoria — Tag:, , , — mirabilissimo100 @ 10:45 pm
STATI UNITI E GRAN BRETAGNA SI PREPARANO ALLA GUERRA CONTRO L’IRAN

Postato il Venerdì, 04 novembre @ 16:06:42 CDT di supervice
 
WSWS.org
Gli articoli pubblicati mercoledì sui quotidiani britannici Guardian e Telegraph hanno sollevato il coperchio sulle preparazioni militari di Stati Uniti e Regno Unito per un attacco contro l’Iran che va ben oltre la normale pianificazione contingente.

Le notizie che parlano di una nuova pericolosa avventura militare escono in contemporanea al dibattito che ha luogo nel governo israeliano e nei media sull’eventualità di lanciare un attacco unilaterale contro le strutture nucleari iraniane.

I funzionari e i ministri nei tre paesi hanno smentito le informazioni, ma hanno reiterato la persistente minaccia che “tutte le opzioni sono sul tavolo”. Comunque, l’International Atomic Energy Agency (IAEA) deve redigere una nuova dichiarazione sui programmi nucleari dell’Iran, che è stata descritta al Guardian da un funzionario anonimo come un “punto di svolta” che potrebbe fornire il pretesto per la guerra. L’Iran ha diffusamente negato di avere in progetto la costruzione di armi nucleari.

Il Guardian ha riportato: “Il Ministro della Difesa [britannico] ritiene che gli Stati Uniti possano decidere di far progredire i piani per un attacco missilistico mirato a qualche impianto chiave in Iran. I funzionari britannici dicono che, se Washington dovesse spingere oltre, cercherà e ricercherà un aiuto militare britannico per qualsiasi missione, malgrado ci siano delle profonde riserve nella coalizione di governo. […] I pianificatori militari britannici stanno esaminando dove meglio schierare le navi della Royal Navy e i sottomarini equipaggiati con i missili cruise Tomahawk nei prossimi mesi.”

Un articolo del Telegraph ha confermato che il Ministero della Difesa ha segnalato la necessità di agire rapidamente sul presupposto che l’Iran stia spostando la tecnologia per l’arricchimento dell’uranio in una struttura nei pressi di Qom collocata ben in profondità. I pianificatori del Ministero hanno riferito ai giornali la presenza di una “finestra sempre più stretta per l’intervento”. “Bisogna muoversi abbastanza presto, perché una volta che si sono trasferiti nel sottosuolo, tutto diventa più difficile”, ha dichiarato una fonte.

Fonti anonime britanniche hanno riferito al Guardian che il Presidente Obama non vuole “imbarcarsi in una nuova e audace avventura militare prima delle elezioni presidenziali del prossimo novembre. Ma hanno avvisato che i calcoli potrebbero mutare per la sempre maggiore ansietà delle agenzie di intelligence.” Un funzionario di Whitehall ha commentato: “Il Presidente Obama deve prendere una grave decisione nei mesi prossimi perché non vuole avere niente davanti a sé prima delle elezioni.”

Israele potrebbe motivare Obama a ficcarsi in un nuovo conflitto lanciando le proprie missioni contro le infrastrutture nucleari iraniani, o minacciando di farlo. Lo scorso venerdì il noto giornalista israeliano Nahum Barnea, che scrive su Yediot Aharonot, ha riportato che il Primo Ministro Benjamin Netanyahu e il Ministro della Difesa Ehud Barack stavano spingendo il governo e i responsabili della sicurezza di acconsentire all’attacco all’Iran. La dichiarazione ha provocato una furiosa risposta dal membro del governo Benny Begin, che ha denunciato il pronunciamento dei media come “totalmente irresponsabile” dato che “impedisce pesantemente la capacità del governo di prendere decisioni” sull’argomento.

Il governo israeliano ha già posto in essere preparativi avanzati per un attacco all’Iran. Il quotidiano Ha’aretz ha riportato giovedì che il Ministro degli Esteri israeliano ha avviato una campagna diplomatica alla metà di settembre sollecitando gli alleati sul fatto che non ci fosse più tempo per far terminare il programma nucleare iraniano con le pressioni diplomatiche e le sanzioni. Sul fronte militare, la scorsa settimana gli aerei israeliani hanno condotto un’operazione di lungo raggio – del tipo richiesto per raggiungere l’Iran – utilizzando una base NATO in Sardegna. Mercoledì i test di Israele hanno innescato un missile balistico a lungo raggio che ha il potenziale di colpire l’Iran.

Coloro che affermano che Israele e i suoi sostenitori americani ed europei non si arrischierebbe di attaccare l’Iran per le conseguenze potenzialmente calamitose ignorano il fatto che le loro agenzie di intelligence hanno già espletato attività che sono paragonabili agli atti di guerra. È largamente riconosciuto che Israele, con la probabile assistenza degli Stati Uniti, fosse alle spalle dell’operazione di guerra cibernetica con l’utilizzo del virus Stuxnet per sabotare gli impianti di arricchimento iraniani, così come dell’assassinio di diversi scienziati nucleari iraniani negli ultimi anni.

Va detto che la preparazione del conflitto contro l’Iran non è guidato dai sospetti sul programma nucleare iraniano più di quanto le invasioni di Afghanistan e Iraq fossero motivate dal “terrorismo” o dalle “armi di distruzione di massa”, o di quanto il bombardamento della NATO sulla Libia per proteggere il popolo libico. Gli Stati Uniti si sono fiondati in una guerra dietro l’altra negli ultimi dieci anni nel disperato tentativo di procrastinare il suo declino economico assicurandosi l’egemonia sulle regione ricche di energie del Medio Oriente e dell’Asia Centrale.

Le invasioni neocoloniali dell’Afghanistan e dell’Iraq si sono trasformate in disastri, che, come hanno ripetutamente suggerito gli analisti americani, hanno solamente rafforzato la presenza dell’Iran nella regione rimuovendo i regimi ostili. Avendo fallito nel realizzare un accordo di forze con Baghdad, la posizione statunitense verrà ancora indebolita quando rimuoverà le truppe dall’Iraq alla fine dell’anno. Le prospettive non sono migliori in Afghanistan dove gli USA e i suoi alleati si stanno preparando per ritirare le forze di combattimento per il 2014.

Invece di fare da freno, la crisi economica globale sempre più grave sta solleticando gli Stati Uniti a usare la forza militare per dare impulso ai propri interessi economici e militare alle spese dei rivali europei e asiatici. Questa è la logica contorta del puntare a Teheran, che viene ritenuto da Washington il maggiore ostacolo alle ambizioni statunitensi nel Medio Oriente e la ragione principale per i suoi fallimenti in Iraq e in Afghanistan. Per di più, come nel caso della Libia, una guerra pilotata dagli USA su Teheran potrebbe indebolire sostanzialmente gli interessi economici della Cina e della Russia in Iran, così come i loro sforzi per forgiare legami strategici più ravvicinati.

L’amministrazione Obama è anche motivata dalla crisi economica sempre più profonda e dalle tensioni di classe interne che sono venute alla luce con l’eruzione dei movimenti di protesta contro Wall Street. Malgrado l’opposizione popolare al militarismo e alla guerra che si sono sviluppate nell’ultimo decennio, l’aristocrazia finanziaria americana è comunque disposta a fare un’altra scommessa irresponsabile per sostenere i propri interessi in Medio Oriente e per spostare l’attenzione dalla devastazione sociale provocata dal programma di austerità.

Gli ultimi resoconti dalla stampa britannica danno forma al più forte avviso per la classe lavoratrice americana e internazionale. Mentre il capitalismo globale sguazza da una crisi economica e politica all’altra, la rivalità tra le maggiori potenze per i mercati, le risorse e i vantaggi strategici stanno stringendo l’umanità in un conflitto catastrofico che potrebbe devastare il pianeta. L’unica forza sociale che possa far terminare il pericolo di una guerra mondiale è la classe dei lavoratori attraverso una lotta condivisa per abolire il sistema del profitto e per formare un’economia socialista a livello mondiale. Questo è l’intento della Commissione Internazionale della Quarta Internazionale e delle sue sezioni presenti in ogni paese.

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Fonte: US/Britain prepare for war against Iran

04.11.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

 

 

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=9274

 

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IRAN: PRONTI ALLA GUERRA “APOCALITTICA” CONTRO ISRAELE
Postato il Sabato, 05 novembre @ 04:05:25 CDT di supervice

 

 

http://www.gmx.net
codenamejumper.wordpress.com

 

Postato e tradotto da cnj

Tel Aviv / Londra / Vienna / Teheran (dpa) – Tintinnio di sciabole in Medio Oriente: il dibattito israeliano su un possibile attacco militare contro gli impianti nucleari iraniani ha scatenato forti reazioni di Teheran. L’Iran era “sempre pronto per la guerra”, ha detto il ministro degli Esteri Ali Akbar Salehi al Hurriyet Daily News (Giovedi 3 novembre 2011).

 

Per otto anni abbiamo sentito le minacce israeliane. La nostra nazione è unita”, ha detto Salehi. In caso di un attacco l’Iran minaccia che si avranno conseguenze in “termini apocalittici”. Già un altro avvertimento era stato fatto sul sito della televisione di Stato iraniana. Ad Israele sono note le capacità militare dell’Iran, riferiscono alcune fonti. “In Iran le industrie missilistiche sono le migliori della regione e tra le migliori al mondo.”

In Israele nel frattempo la lite è scoppiata perché il dibattito è stato spostato verso il pubblico per conoscere i pro e i contro di un’azione militare. Ciò ha incontrato le critiche soprattutto dell’ex capo del Mossad, Meir Dagan, che ha descritto il bombardamento dell’Iran come “idiota”. Il ministro delle finanze Yuval Steinitz ha criticato duramente questo atteggiamento per la gestione irresponsabile di Segreti di Stato. I politici di destra hanno chiesto, riportano i media, che Dagan si presenti alla giustizia. Altri membri del governo hanno definito il dibattito di giovedi come estremamente dannoso per Israele.

La popolazione israeliana è divisa in vista di un attacco all’Iran. Secondo un sondaggio commissionato dal quotidiano Haaretz il 41 per cento sono a favore, il 39 per cento disapprova e il 20 per cento degli intervistati sono indecisi.

Il conflitto in corso tra Israele e l’Iran era peggiorato di nuovo negli ultimi giorni. Israele martedì ha testato un nuovo tipo di razzo a propulsione. Secondo notizie non confermate si tratterebbe di un missile intercontinentale in grado di trasportare testate nucleari fino all’Iran. Allo stesso tempo l’Air Force (ndr di Israele) ha annunciato il successo di operazioni contro obiettivi lontani. Giovedi nell’area di Tel Aviv è avvenuta una esercitazione per attacchi missilistici aerei. Gli israeliani parlano di esercitazioni di routine.

Nel frattempo, la sinistra liberale ha riferito al quotidiano britannico The Guardian che la Gran Bretagna si sta preparando per un attacco militare contro obiettivi in ​​Iran. In discussione è il supporto di un possibile attacco degli Stati Uniti. Il rapporto del Guardian, esaminato da strateghi militari britannici, parla del dove posizionare navi e sottomarini della Royal Navyper poter sparare missili da crociera Tomahawk contro gli obiettivi in ​​Iran. Nel caso che gli Stati Uniti decidessero di attaccare, dovrebbero chiedere l’assistenza militare della Gran Bretagna. Il giornale cita fonti del ministero della Difesa a Londra.

I resoconti dei mediaisraeliani dicono che il governo di Gerusalemme non ha ancora raggiunto una decisione definitiva su un attacco. In questo contesto è particolarmente importante anche un altro rapporto della Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica (AIEA) sul programma nucleare iraniano.

Il rapporto sarà presentato mercoledì prossimo a Vienna, ma potrebbe anche essere rilasciato qualche giorno dopo. Fonti diplomatiche a Vienna dicono tuttavia che il rapporto, probabilmente, non comprende una nuova valutazione della situazione completa, ma cita solo qualche nuovo dettaglio. Israele e l’Occidente accusano l’Iran che, con la scusa di una ricerca civile, in realtà segretamente lavora sulla costruzione di una bomba nucleare. L’Iran ha sempre negato questo.

L’Iran è sempre stato preparato per la guerra, dice il Ministro degli Esteri iraniano Ali Akbar Salehi che viene citato sul Jerusalem Post di giovedi. I militari iraniani avevano già messo in guardia Israele contro un attacco: “Vorremmo far loro rimpiangere un tale errore e punirli severamente”, ha detto all’Agenzia ISNA il capo di Stato Maggiore Hassan Firusabadi.

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Fonte: Iran:pronti alla guerra “apocalittica” contro Israele

05.11.2011
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=9278

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Corsa verso la guerra finale?

di Simone Santini

Mentre l’attenzione internazionale è concentrata sulla crisi finanziaria e dei debiti sovrani, una nuova voragine, forse ancor più drammatica, rischia di aprirsi nel breve periodo, una voragine che si chiama guerra. La rottura della diga, il “game changer”, potrebbe avvenire la prossima settimana con la divulgazione di un rapporto dell’Agenzia atomica internazionale che, secondo le indiscrezione apparse nelle ultime settimane, accuserebbe l’Iran di procedere verso la costruzione della bomba atomica. Si tratterebbe di una radicale inversione nell’atteggiamento tenuto finora dall’Agenzia, in particolare fino alla fine del 2009 quando era sotto la direzione dell’egiziano Mohammed El Baradei, che, pur tra alti e bassi, aveva tenuto un profilo dialogante con la Repubblica islamica ottenendo la collaborazione dalle autorità iraniane sulla controversa questione nucleare. Benché le cancellerie occidentali accusino da anni Teheran di volersi dotare del nucleare militare, prove in tal senso non sono mai giunte e l’organo predisposto, appunto l’AIEA, non ha finora mai potuto certificare, tramite i suoi continui controlli e ispezioni, scorrettezze nel dossier nucleare civile iraniano che infrangessero i protocolli del Trattato di Non Proliferazione sottoscritto dall’Iran.
Durante la settimana si sono rincorse notizie che descrivono un clima internazionale di grave allarme.
Da giorni il tema del nucleare iraniano campeggia sulle prime pagine della stampa di Israele con indiscrezioni secondo cui il primo ministro Netanyahu e il ministro della difesa Barak starebbero svolgendo la massima azione politica per convincere la maggioranza del consiglio dei ministri sulla necessità di un attacco preventivo contro l’Iran da compiersi quanto prima, al più tardi la prossima primavera.
A darne notizia per primo è stato, il 28 ottobre scorso, Nahum Barnea, il giornalista di punta del maggior quotidiano israeliano, Yedioth Ahronot. Secondo Barnea a Tel Aviv si starebbero delineando quattro fazioni: la prima comprende i fautori delle sanzioni ad oltranza e che escludono l’opzione armata per il timore di una massiccia rappresaglia missilistica dall’Iran e dal Libano; la seconda è su posizioni attendiste e spinge per favorire un cambiamento di regime a Teheran sull’onda della primavera araba; la terza, che comprende comandi militari e dei servizi di sicurezza, sarebbe con varia intensità contraria all’attacco preventivo soprattutto per le difficoltà tecniche e il dubbio che possa risultare davvero efficace; infine la quarta, guidata appunto da Netanyahu e Barak, rappresenta i partigiani della guerra secondo cui la finestra di opportunità per attaccare il nemico strategico starebbe per chiudersi e dunque è giunto il momento dell’azione.
Anche il paese sembra diviso sulla possibilità di una guerra. Il quotidiano Haaretz ha pubblicato un sondaggio d’opinione secondo cui il 41% del campione, rappresentativo della popolazione di Israele, sarebbe favorevole ad attaccare gli impianti nucleari iraniani, il 39% è contrario e il 20% non ha risposto. Tuttavia la maggioranza, il 52%, si fida della valutazione e delle decisioni che vorranno prendere Netanyahu e Barak.
Intanto, in ogni caso, Israele si prepara per l’eventualità più grave. Il 3 novembre una esercitazione ha mobilitato il paese per quattro ore durante le quali si sono simulate le risposte dei sistemi di sicurezza e difensivi contro attacchi missilistici dall’esterno. Le forze armate hanno testato con successo un nuovo missile balistico capace di raggiungere l’Iran. E la scorsa settimana l’aviazione israeliana ha portato a termine una imponente esercitazione in Sardegna, utilizzando la base Nato di Decimomannu, con sei squadroni di cacciabombardieri impegnati a simulare azioni d’attacco su lunghe distanze con rifornimenti in volo e monitoraggio di eventuali difese radar nemiche.
Benché le autorità ebraiche si affrettino a definire tutte quelle svolte come “esercitazioni di routine”, esse, combinate con le indiscrezioni su Netanyahu e Barak, non fanno che aggravare la percezione di un clima prebellico. Netanyahu, come riportato da tutta la stampa ebraica, citando come fonte il quotidiano kuwaitiano al-Arida, avrebbe ordinato un’inchiesta sulla fuga di notizie che si sospetta provenire da due ex massimi funzionari dei servizi segreti, Meir Dagan e Yuval Diskin, motivati da ragioni di risentimento personale. Il primo, in particolare, si è sempre dichiarato contrario, anche pubblicamente, ad un attacco preventivo contro l’Iran, bollando in un’occasione l’ipotesi come “la cosa più stupida che abbia sentito in vita mia”.
Ma le fughe di notizie non provengono solo da Israele, con una convergenza temporale tale da far sospettare che ci sia davvero fuoco sotto la cenere. Il 2 novembre il britannico Guardian ha pubblicato un reportage secondo cui le forze armate del Regno Unito starebbero intensificando i preparativi in vista di attacchi missilistici degli Stati Uniti contro siti iraniani. In tale eventualità, Londra fornirà senza esitazione all’alleato americano tutto il supporto militare che venisse richiesto benché nella coalizione di governo vi siano profonde riserve verso uno scenario di attacco preventivo.
Gli strateghi della Royal Navy starebbero esaminando la migliore dislocazione possibile nell’area mediorientale delle unità navali, tra cui i sottomarini, dotate di missili di crociera Tomahawk e sarebbero pronti a concedere agli americani l’utilizzo dell’isola di Diego Garcia, nell’Oceano Indiano, già usata come fondamentale base d’appoggio in precedenti conflitti nella regione.
Secondo quanto riferito dal Guardian, numerosi alti funzionari inglesi di governo e delle forze armate sostengono che l’Iran è tornato ad essere al centro delle preoccupazioni diplomatiche dopo la rivoluzione in Libia. Anche se Barack Obama non avrebbe intenzione di imbarcarsi in un nuovo conflitto, potrebbe esservi costretto proprio da un mutamento di scenario derivante dal prossimo rapporto della AIEA e da un atteggiamento più aggressivo da parte iraniana, dimostrato anche dal complotto che prevedeva di uccidere l’ambasciatore saudita negli Usa, derivante anche da una capacità “sorprendentemente resistente” verso le sanzioni e gli attacchi cibernetici contro le installazioni nucleari che hanno avuto meno successo di quanto si pensasse.
L’Iran starebbe implementando nuove e più efficienti centrifughe per l’arricchimento dell’uranio spostandole in istallazioni sotterranee e fortificate nei pressi della città di Qom. Per questo, secondo un alto funzionario governativo britannico, rimasto anonimo, “oltre i 12 mesi non potremmo essere sicuri che i nostri missili possano essere efficaci. La finestra si sta chiudendo, e il Regno Unito deve procedere con una pianificazione razionale. Gli Stati Uniti potrebbero farlo da soli [l’attacco], ma non lo faranno. Per cui abbiamo necessità di anticipare le loro richieste. Ritenevamo di avere tempo almeno fino a dopo le elezioni americane del prossimo anno, ma ora non siamo più così sicuri”.
Anche gli americani stanno riposizionando le proprie forze nella regione. A fine ottobre il New York Times annunciava l’intenzione del generale Karl Horst, capo di stato maggiore del Central Command (ovvero il Medio Oriente allargato, che va dall’Asia centrale fino al Corno d’Africa e l’Egitto), di lanciare l’operazione “ritorno al futuro”. L’idea è di compensare il ritiro delle forze combattenti dall’Iraq ampliando la presenza militare sulla penisola arabica, come ai tempi della prima guerra del Golfo, con nuovi stanziamenti in Kuwait, soprattutto, ma anche in Arabia Saudita ed Emirati, nonché inviando ulteriori contingenti navali in quello stretto braccio di mare che divide le monarchie arabe dall’Iran.
Nonostante i tagli alle spese militari previste dal budget, gli Stati Uniti non smobilitano da questa regione nevralgica, al contrario, rilanciano. L’obiettivo strategico è creare un’alleanza militare sempre più strutturata con i paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (Bahrein, Qatar, Oman, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Arabia Saudita), rendendo permanente quella prova generale di collaborazione già vista con l’intervento in Libia. Quasi una Nato del Golfo persico. È evidente come tale ristrutturazione miri ad accerchiare sempre più la Repubblica islamica.
Gli scenari fin qui illustrati puntano dritto verso un confronto militare o, come pensano alcuni analisti, fughe di notizie e pianificazioni militari servono per aumentare la pressione su Teheran, lanciando moniti credibili, per ottenere maggiori successi diplomatici? La risposta, in un senso o nell’altro, non tarderà, probabilmente, ad arrivare. Nel frattempo, a fronte di un possibile conflitto con esiti devastanti, il movimento pacifista pare del tutto inerme ed impreparato. Tornerà ad agitarsi, forse, quando sarà ormai troppo tardi. Ammesso che non lo sia già ora.

P.S. Mentre chiudevo l’articolo è giunta questa Ansa, ore 20:37 del 4 novembre 2011:

L’opzione militare nei confronti dell’Iran, da parte di Israele e di altri Paesi, sembra avvicinarsi: lo ha affermato stasera il capo dello stato israeliano Shimon Peres, in una intervista alla televisione commerciale Canale 2. “I servizi di sicurezza di tutti i Paesi comprendono che il tempo stringe e di conseguenza avvertono i rispettivi dirigenti” ha aggiunto. “A quanto pare – ha detto Peres – l’Iran si avvicina alle armi nucleari. Nel tempo che resta dobbiamo esigere dai Paesi del mondo di agire, e dire loro che devono rispettare gli impegni che hanno assunto, e far fronte alle loro responsabilità: sia che si tratti di sanzioni severe sia che si tratti di una operazione militare”.

Fonte: Clarissa [scheda fonte] 6/11/2011

 

 

http://www.agerecontra.it/public/press/?p=14101

 

aprile 4, 2011

LIBIA: NO ALLA GUERRA-MANIFESTAZIONI

Filed under: Senza Categoria — Tag:, , , , — mirabilissimo100 @ 5:50 pm

Libia/ ‘No war’ tornano in piazza in Italia su appello Emergency

Strada:Mai ok a guerra.Conosciamo persone da aiutare,non migranti

 
 
Roma, 3 apr. (TMNews) – Ritornano in piazza i ‘No war’ in riposta ad un appello di Emergency contro la guerra in Libia: da Roma attraverso una rete che coinvolge tutta Italia, si moltiplica il tam tam pacifista e il popolo arcobaleno risponde con iniziative, presidi, proteste, cortei, fiaccolate, sit in, flash mob e palchi improvvisati per ‘un 2 aprile della Pace’ che ha percorso ieri molte città in tutte le Regioni italiane.

Il Coordinamento 2 aprile infatti ha messo in moto il network di sigle e movimenti per una “Giornata nazionale di mobilitazione contro la guerra, lo stop ai bombardamenti e il cessate il fuoco in Libia, per fermare la guerra, la repressione ed aprire la strada a una soluzione politica coerentemente democratica”, ma anche per l’accoglienza e la protezione dei profughi e dei migranti . Tutti in piazza per “una grande giornata di mobilitazione e partecipazione attiva a Roma e in tante piazze d’Italia”, ma – hanno promesso i no war – è solo l’inizio di un percorso di mobilitazioni, iniziative, informazione, assemblee, incontri e solidarietà con i movimenti dei paesi arabi.

“La guerra non si può umanizzare si può solo abolire”, sotto questo messaggio firmato Albert Einstein, Emergency ha chiamato a raccolta i no War a Roma, in Piazza Navona. “Ancora una volta i governanti hanno scelto la guerra. Gheddafi ha scelto la guerra contro i propri cittadini e i migranti che attraversano la Libia. E il nostro Paese ha scelto la guerra ‘contro Gheddafi’: ci viene presentata, ancora una volta, come umanitaria, inevitabile, necessaria”, si legge nel testo dell’appello diffuso in Rete che porta come primi firmatari Gino Strada, Carlo Rubbia, Luigi Ciotti, Renzo Piano, Maurizio Landini, Massimiliano Fuksas, Luisa Morgantini, Lella Costa, Riccardo Scamarcio, Valeria Solarino, Vittorio Agnoletto, Paolo Beni, Alex Zanotelli.

Ma all’appello di Emergency hanno aderito un centinakio di siglie e associazioni e migliaia di persone. La manifestazione centrale è stata a Roma, a piazza Navona, con interventi e letture di Moni Ovadia, Vauro Senesi, Amanda Sandrelli, Frankie Hi Energy, Dario Vergassola, Blas Roca Rey, Massimo Zucchetti, Edi Angelillo sulle riflessioni di Bertolt Brecht, Albert Einstein, Bertrand Russell, Kurt Vonnegut, Hannah Arendt, Don Lorenzo Milani, Norberto Bobbio, Salvatore Quasimodo, Gianni Rodari.

“C’è una parte di società che è contro questa guerra: perchè quando si lanciano bombe c’è una guerra, nient’altro e che non considera chi fugge dalla guerra nè migranti, nè profughi, nè clandestini: ma semplicemente persone”, ha detto Gino Strada alla manifestazione di piazza Navona a Roma.

 
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