Mirabilissimo100’s Weblog

settembre 30, 2012

RUSSIA: INTEGRALISTI ORTODOSSI CONTRO JESUS CHRIST SUPERSTAR

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Russia: Integralisti ortodossi contro Jesus Christ Superstar

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Ultimo aggiornamento (Sabato 29 Settembre 2012 22:10) Scritto da Buonanotizia Sabato 29 Settembre 2012 22:09

Scritto da Buonanotizia Sabato 29 Settembre 2012 22:09

Chiedono sospensione repliche, patriarcato, iniziativa personale  –  29 SET – Nella Russia che condanna al carcere le Pussy Riot, Jesus Christ superstar finisce nel mirino degli integralisti ortodossi. Il teatro filarmonico di Rostov sul Don ha sospeso la vendita di biglietti per la quinta replica della commedia musicale di Andrew Lloyd Webber dopo che un gruppo di militanti ortodossi ha presentato una denuncia in procura giudicando lo spettacolo offensivo.

Lo riferiscono i media russi precisando che il Patriarcato ha definito l’iniziativa personale e non condivisa dalla chiesa.

Secondo la televisione, la direzione aspettera’ di conoscere lunedi’ la decisione del tribunale prima di proseguire nella prevendita per lo spettacolo in programma il 18 ottobre.

La denuncia porta la firma di 18 persone che chiedono l’annullamento della prossima replica. ”Secondo noi la figura di Cristo come e’ descritta nell’opera tradisce lo spirito cristiano”, scrive uno dei firmatari. ”Se ci deve essere una messa in scena, deve ottenere l’accordo del patriarcato”, aggiunge affermando che ”l’opera rock e’ una profanazione”.

(fonte: ANSA)

 

http://www.buonanotizia.org/index.php?option=com_content&view=article&id=3286:russia-integralisti-ortodossi-contro-jesus-christ-superstar&catid=32:cultura&Itemid=47

 
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Ortodossi  contro  il musical Jesus Christ Superstar
 
Un gruppo di ortodossi chiede al giudici di bloccare il musical perché, secondo loro, la figura di Gesù non corrisponde all’immagine reale.
Marco Tosatti

Nella Russia che condanna al carcere le Pussy Riot, Jesus Christ superstar finisce nel mirino degli integralisti ortodossi. Il teatro filarmonico di Rostov sul Don ha sospeso la vendita di biglietti per la quinta replica della commedia musicale di Andrew Lloyd Webber dopo che un gruppo di militanti ortodossi ha presentato una denuncia in procura giudicando lo spettacolo offensivo. Lo riferiscono i media russi precisando che il Patriarcato ha definito l’iniziativa personale e non condivisa dalla chiesa. Secondo la televisione, la direzione aspetterà di conoscere lunedì la decisione del tribunale prima di proseguire nella prevendita per lo spettacolo in programma il 18 ottobre. La denuncia porta la firma di 18 persone che chiedono l’annullamento della prossima replica. ”Secondo noi la figura di Cristo come è descritta nell’opera tradisce lo spirito cristiano”, scrive uno dei firmatari. ”Se ci deve essere una messa in scena, deve ottenere l’accordo del patriarcato”, aggiunge affermando che ”l’opera rock è una profanazione”.   

 

http://www.lastampa.it/2012/09/29/blogs/san-pietro-e-dintorni/ortodossi-jesus-christ-superstar-l9syLEtyH7ohcxpNwXDPxO/index.html

 

agosto 30, 2012

KROKODIL: LA DROGA ‘FAI DA TE’ CHE SQUARCIA LA PELLE

Filed under: Senza Categoria — Tag:, , , , — mirabilissimo100 @ 12:14 am

LEGGO.IT

ECCO KROKODIL: LA DROGA ‘FAI DA TE’ CHE SQUARCIA LA PELLE

 
Ecco Krokodil, la droga killer

 
Ecco Krokodil, la droga killer Ecco Krokodil, la droga killer Ecco Krokodil, la droga killer Ecco Krokodil, la droga killer Ecco Krokodil, la droga killer Ecco Krokodil, la droga killer
 
Martedì 21 Agosto 2012 – 11:57

MOSCA – Arriva dalla Russia, è economica e devastante. Costituita da sostanze che si trovano reperibili tra le 4 mura domestiche, ma gli effetti sono pericolossissimi, letali. Si chiama Krokodil ed è la nuova droga che sta prendendo piede tra gli adolescenti, ed ha già iniziato a mietere vittime
Si tratta di una sostanza tre volte più potente dell’eroina ma decisamente più economica. Proprio questo rapporto sballo-prezzo ne ha garantito la diffusione a macchia d’olio.
Krokodil è un mix potentissimo di codeina, componente di molti farmaci contro il mal di testa che vengono venduti tranquillamente in farmacia senza ricetta, benzina, olio, detersivo industriale e iodio, tutti ingredienti alla portata di tutti. Krokodil, questo il nome affibbiato al cocktail mortale che squarcia la pelle.
I dipendenti da krokodil hanno un’aspettativa di vita di gran lunga inferiore rispetto agli eroinomani. Se per chi assume eroina infatti va dai 7 ai 5 anni, per chio si fa krokodil va da un massimo di tre a un anno. Per non parlare dei danni: la droga che sta attanagliando adesso la Russia distrugge prima gli organi interni e la pelle, solo in ultima fase il cervello.

 

http://www.leggo.it/zoom/ecco_krokodil_la_droga_fai_da_te_che_squarcia_la_pelle_foto_video/notizie/191939.shtml

giugno 9, 2012

SIRIA: COSA STA ACCADENDO VERAMENTE?

Filed under: Senza Categoria — Tag:, , , , , — mirabilissimo100 @ 10:05 pm

SIRIA: COSA STA ACCADENDO VERAMENTE?

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Hula: la grande messa in scena

Hula: la grande messa in scena

di Al-manar

Un vero scenario da “missione impossibile”: come sottomettere un Paese con la forza, visto che la comunità internazionale – diciamo anche l’ONU – non dà il via libera a un intervento militare?

Nel caso della Libia la “cottura” dell’opinione pubblica e la manipolazione dei membri del Consiglio di Sicurezza erano avvenute rapidamente e con particolare efficacia rispetto alla situazione che si prospetta per la Siria.

In quest’ultimo caso, l’opinione pubblica resta più scettica nei confronti degli apostoli “umanitari” che hanno lasciato la Libia sotto le macerie e con decine di migliaia di morti – per alcuni sono stati oltre 120.000. Questi “umanitari” sono ripartiti dopo essersi impadroniti di miliardi di dollari che appartenevano al popolo libico, ed essersi assicurato il controllo delle risorse petrolifere.

In relazione a tali comportamenti ben poco umanitari Russia e Cina oggi si oppongono a che un’operazione simile sia replicata in Siria.

Che fare, dunque, per sbarazzarsi del Presidente Bashar al-Assad e prendere il controllo della Siria?

C’è quantomeno la faccia da salvare per il Premio Nobel per la Pace del 2009: intraprendere una guerra senza l’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sarebbe mal visto dall’opinione pubblica internazionale. Al contrario, fare appello a mercenari che non necessitano di autorizzazioni da parte del Consiglio di Sicurezza diventa un’alternativa interessante.

E’ sufficiente armarli, pagarli, garantire loro un supporto tecnico e logistico. Fino a che essi renderanno la vita dura a Bashar al-Assad e al popolo siriano gli “umanitari” faranno sì che i media presentino le loro violenze e i loro crimini come esito dell’intervento dell’esercito siriano.

L’Osservatorio siriano dei diritti dell’uomo – allestito a Londra dai servizi di sicurezza britannici – raccoglierà foto di vittime insanguinate mentre specialisti si occuperanno dei testi che potranno documentare la crudeltà del regime siriano.

Questa prima fase guerrigliera non ha però dato i risultati sperati. Il referendum sulla nuova Costituzione ha potuto tenersi come si confidava, con una partecipazione di oltre il 58 % dell’elettorato e più del 50 % a favore dell’approvazione. Lo stesso si è verificato con le elezioni legislative di inizio maggio: a dispetto delle azioni terroriste, esse si sono svolte secondo le regole date dalla nuova Costituzione e nove partiti politici sono entrati in Parlamento.

La presenza di gruppi terroristi e di mercenari al soldo di Paesi stranieri è oltretutto sempre più documentata da parte degli osservatori della missione di pace e da parte di Paesi quali la Russia e la Cina, contrari all’ingerenza di Stati stranieri. Persino il Segretario Generale delle Nazioni Unite – che non può essere tacciato di favoritismi nei confronti del regime siriano – ha dovuto riconoscere la presenza di gruppi terroristi all’interno del territorio siriano e il fatto che la violenza provenga da più parti, non solo da parte del governo.

Era dunque arrivato il momento, per il fronte bellicista, di fare un salto di qualità. Secondo svariate fonti, sono stati incentivati scontri al fine di provocare la morte di soldati, terroristi e numerosi civili, fra cui anche bambini. Le stesse fonti riportano che commando avrebbero radunato molti dei cadaveri nello stesso luogo utilizzando mezzi balistici utili a incriminare il governo siriano come responsabile unico del massacro.

Bisogna credere che tale scenario sia stato preparato da tempo perché, appena pervenuta la notizia del massacro, tutti i principali oppositori del regime si sono mobilitati: riunione d’urgenza del Consiglio di Sicurezza, espulsione degli ambasciatori siriani, campagne mediatiche con abbondanza di video e di foto prontamente disponibili. Le agenzie di stampa hanno da subito parlato di responsabilità del governo nel massacro, prima che si fosse svolta alcuna inchiesta in proposito.

Si è dato ben poco peso alle obiezioni del generale Robert Mood, capo degli osservatori della missione di pace, il quale ha attribuito a entrambe le parti la paternità della tragedia. Queste “sfumature” sulla ripartizione delle responsabilità non sembrano essere state prese in considerazione dai nostri governi e dai nostri media.

Kofi Annan, recatosi a Damasco per incontrare le autorità governative, ha fatto appello a tutte le parti perché depongano le armi e si siedano attorno a un tavolo per regolare pacificamente il conflitto.

Russia e Cina confermano il loro appoggio al piano Annan e si oppongono a ogni intervento militare mirante a rovesciare il governo e a cambiare il regime: ogni prerogativa in merito appartiene al popolo siriano, e a esso soltanto.

L’opinione pubblica non trova sempre il tempo di verificare quanto le viene raccontato, tuttavia altri se ne occupano, cosicché il grande inganno – quello del malvagio regime che non capisce che l’argomento della forza, e dello sventurato popolo in attesa dell’intervento umanitario per potersi liberare – fatica a decollare. Un esempio è dato dall’intervista radiofonica resa dal sociologo Alain Soral proprio su questa vicenda: “Ci sono state troppe menzogne in passato, troppi crimini commessi – guerre sanguinose intraprese sulla base di trucchi e manipolazioni – perché quegli stessi mentitori e manipolatori la facciano franca anche stavolta. Sono gli stessi che hanno fatto più di 100.000 morti in Libia senza versare una lacrima, e ora, davanti a 100 morti di cui non conosciamo i responsabili, sono pronti a scatenare un’altra guerra per provocarne altre decine di migliaia. No grazie, io non ci sto”.

Fonte: eurasia [scheda fonte] 4/06/2012

http://www.agerecontra.it/public/press20/?p=11377

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Il caso di Houla illustra il ritardo dell’intelligence occidentale in Siria

di Thierry Meyssan

Gli occidentali non sbagliano mai, è improbabile che riconosceranno di essersi sbagliati sul massacro di Houla. Ma la cosa importante non è se o meno rettificare la falsa immagine della Siria che la loro propaganda fabbrica. La cosa importante è il mutato equilibrio di forze tra la NATO e la SCO. Il caso di Houla mostra che gli occidentali non sono in grado di sapere ciò che accade sul campo, mentre l’intelligence militare russa è ben consapevole della situazione sul terreno.

108 corpi sono stati mostrati dall’esercito libero “siriano” [1] in una moschea di Houla. Secondo i ribelli, questi erano i resti dei civili uccisi il 25 maggio 2012 dalla milizia filo-governativa, conosciuta con il termine “Shabbihas”.
Il governo siriano è apparso completamente scioccato dalla notizia. Ha immediatamente condannato le uccisioni ad esso attribuiti dall’opposizione armata.
Mentre l’agenzia di stampa nazionale, SANA, non ha potuto fornire dettagli con certezza, l’agenzia di stampa cattolica siriana, Vox clamantis, ha rilasciato una testimonianza immediata su una parte degli eventi, accusando formalmente l’opposizione [2]. Cinque giorni dopo, il notiziario russo Rossiya 24 (ex Vesti) ha trasmesso un servizio molto dettagliato di 45 minuti che resta, ad oggi, l’indagine pubblica più dettagliata [3].
Gli Stati occidentali e del Golfo, che lavorano per un “cambio di regime” in Siria e hanno già riconosciuto l’opposizione come interlocutore privilegiato, hanno adottato la versione dei fatti forniti dall’ELS senza attendere la relazione della missione degli osservatori delle Nazioni Unite (UNSMIS). Come una punizione, la maggior parte di essi ha attuato una misura preparata in caso di necessità: l’espulsione degli ambasciatori siriani nei loro rispettivi paesi. Questa misura politica non equivale all’interruzione delle relazioni diplomatiche, restando in loco il resto del personale diplomatico accreditato siriano.
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato una dichiarazione presidenziale di condanna del massacro senza nominarne i colpevoli. Ha anche ricordato che il governo siriano ha le sue responsabilità nel proteggere il suo popolo con mezzi adeguati, vale a dire senza l’uso di armi pesanti [4].
Invece, l’Alto Commissario per i diritti umani Navi Pillay, ha riferito le accuse che incolpano le autorità della Siria e ha chiesto che il dossier venga trasferito alla Corte penale internazionale.
Il presidente francese Francois Hollande e il suo ministro degli esteri Laurent Fabius hanno espresso la loro intenzione di convincere la Russia e la Cina a non interferire con una risoluzione del Consiglio di Sicurezza che autorizzi l’uso della forza. Mentre la stampa francese accusa la Russia e la Cina di proteggere un regime criminale.
In risposta a questa accusa, il vice ministro degli esteri russo Andrej Denisov, si è rammaricato che la posizione francese sia una “semplice reazione emotiva,” priva di analisi. Ha sottolineato che la posizione coerente del suo paese, in questo caso come in altri, non è sostenere un governo, ma un popolo (sottinteso che il popolo siriano ha confermato il presidente al-Assad nell’ultimo referendum costituzionale).
Su richiesta del governo di Damasco, la missione degli osservatori delle Nazioni Unite ha visitato il sito. È stata accolta dall’opposizione che controlla la zona ed è stata in grado di stabilire diverse osservazioni per la preparazione della sua relazione intermedia.
In una conferenza stampa per uso interno, il Presidente della Commissione d’inchiesta siriana sul massacro ha letto una breve dichiarazione che rivela i risultati preliminari dell’indagine in corso. Ha detto che il massacro è stato perpetrato dall’opposizione nel contesto di un’operazione militare dell’ELS nella zona.
Consapevole del fatto che la relazione della missione degli osservatori delle Nazioni Unite potrebbe rivoltarsi contro di essa, l’Occidente sta creando una Commissione per ulteriori indagini da parte del Consiglio dei Diritti Umani di Ginevra, da essa controllata. Questo potrebbe rapidamente produrre un rapporto per imporre una versione prima della missione di osservatori renda le sue conclusioni.

Come facciamo a sapere cosa è successo a Houla?
Due gli ostacoli principali che impediscono le indagini: il governo siriano ha perso il controllo di Houla per diverse settimane. I giudici siriani non possono recarvisi e se dei giornalisti ci riescono, ciò avviene con il consenso e sotto la stretta supervisione dell’ELS. C’è una sola eccezione: un team di Rossiya 24, il canale di informazione russo, è riuscito a recasi nell’area senza scorta e a realizzare un rapporto eccezionalmente dettagliato.
La Commissione ufficiale siriana afferma di aver ricevuto numerose testimonianze, ma dichiara che le presenterà alla stampa  una volta che la relazione finale sarà preparata. Finora, l’identità di questi testimoni è protetta dalla segretezza delle indagini. Tuttavia, televisione di stato ha trasmesso diverse testimonianze, il 1° giugno.
Gli investigatori hanno anche dei video forniti esclusivamente dall’ELS.
Infine, l’ELS avendo raggruppato i corpi in una moschea e dopo aver iniziato, il giorno dopo, le sepolture, non è stato possibile per gli osservatori delle Nazioni Unite svolgere degli accertamenti legali sui corpi.

Le conclusioni di Réseau Voltaire
Houla non è una città, ma un’area amministrativa che comprende tre comunità di circa 25.000 abitanti ciascuno, ora in gran parte abbandonata. La città sunnita di Tal Daw è stata sotto il controllo dei ribelli per diverse settimane. L’esercito libero “siriano” aveva imposto la sua legge. L’esercito nazionale controllava le vie di comunicazione tenendo delle postazioni su diverse strade della zona, ma mai si avventurato lontano da queste strade.
Degli individui hanno rapito i bambini e hanno cercato invano di estorcere dei riscatti [5]. In definitiva, questi bambini sono stati uccisi pochi giorni prima della strage di Houla, ma i loro corpi sono stati portati dall’esercito libero “siriano” per essere esposti con gli altri.
Il 24 maggio sera, l’esercito libero “siriano” ha lanciato una vasta operazione per rafforzare il suo controllo su tutta l’area e fare di Tal Daw una nuova base. Per fare questo, da 600 a 800 combattenti, provenienti da distretti più o meno lontani, riunitisi a Rastan e Saan, hanno poi attaccano simultaneamente le postazioni militari. Nel frattempo, una squadra fortificava Tal Daw con l’installazione di cinque batterie di missili anticarro ed epurava la popolazione eliminando alcuni degli abitanti.
Le prime vittime a Tel Daw erano una dozzina di parenti di Abd al-Muty Mashlab un membro del partito Baath, appena eletto, diventato segretario dell’Assemblea Nazionale, e poi la famiglia di un alto ufficiale, Mouawyya al-Sayyed. Gli obiettivi successivi furono le famiglie di origine sunnita che si erano convertite allo sciismo. Le vittime includono la famiglia di due giornalisti di Top News e New Orient News, agenzie di stampa aderenti a Réseau Voltaire. Diverse persone, compresi i bambini, sono state violentate prima di essere uccise.
Dopo che una sola delle posizioni dell’esercito nazionale era caduta, gli aggressori hanno cambiato la loro strategia. Hanno trasformato la loro sconfitta militare in un’operazione di propaganda. Hanno attaccato l’ospedale al-Watani, e l’hanno bruciato. Hanno preso dei corpi dall’obitorio dell’ospedale e quelli di varie vittime, nella moschea, dove sono stati filmati.
La teoria di un massacro commesso da una singola milizia filo-governativa non resiste ai fatti.  C’erano stati scontri tra lealisti e ribelli, e numerosi massacri di civili filo-governativi da parte dei ribelli. Poi, una messa in scena è stata organizzata dall’esercito libero “siriano”, mischiando corpi dalle diverse origini, corrispondenti a decessi avutisi in parecchi giorni.
Inoltre, l’esistenza dei “Shabbihas” è un mito. Ci sono certamente dei filo-governativi armati e che potevano commettere atti di vendetta, ma non c’è nessuna struttura, nessun gruppo organizzato che può essere descritto come milizia filo-governativa.

Implicazioni politiche e diplomatiche
L’espulsione degli ambasciatori siriani negli stati occidentali è una misura che è stata preparato con largo anticipo, per essere coordinata. Gli occidentali aspettavano un massacro di questo tipo per attivarsi. Hanno ignorato i molti massacri precedenti, perché sapevano che erano stati commessi dall’esercito libero “siriano”, e hanno arraffato ciò che credevano fosse stato perpetrato da milizie filo-governative.
L’idea di una espulsione coordinata non è stata concepita a Parigi, ma a Washington. Parigi l’aveva accettato in linea di principio, senza considerare le implicazioni legali. In pratica Lamia Shakkour è anche l’ambasciatrice siriana all’Unesco, e non può essere espulsa dal territorio francese in virtù dell’accordo di soggiorno. E anche se non sarà più accreditata presso l’UNESCO, non può essere espulsa perché ha la doppia nazionalità francese e siriana.
Le espulsioni sono state coordinate da Washington per creare l’illusione di un movimento generale, al fine di esercitare pressioni sulla Russia. Infatti, gli Stati Uniti cercano di testare il nuovo equilibrio di potere internazionale, di valutare le reazioni russe, e fino dove si può andare.
Tuttavia la scelta del massacro di Houla è un errore tattico. Washington ha preso la questione, senza verificare i dettagli e pensando che nessuno potesse controllarlo. Si dimentica che in alcuni mesi, Mosca ha investito sul paese. Più di 100.000 russi vivono in Siria. Non si sono, naturalmente, limitati a schierare un sofisticato sistema antiaereo per scoraggiare i bombardamenti NATO della Siria; hanno anche insediato unità dell’intelligence comprendenti dei militari in grado di muoversi nelle zone dei ribelli. In questo caso, Mosca è riuscita a far luce sui fatti in pochi giorni. I suoi specialisti sono riusciti a identificare 13 membri dell’ELS colpevoli degli omicidi, e hanno trasmesso i loro nomi alle autorità siriane. In queste condizioni, non solo Mosca non si è lasciata impressionare, ma ha indurito la sua posizione.
Per Putin, il fatto che gli occidentali hanno voluto fare del massacro di Hula un loro simbolo, indica che non controllano più la realtà sul terreno. Dopo aver ritirato gli ufficiali che hanno inquadrato l’esercito libero “siriano”, gli occidentali non hanno altra informazione che i loro droni e satelliti per osservare ciò che accade. Sono diventati vulnerabili alle menzogne e alle vanterie dei mercenari che hanno spedito sul posto.
Visto da Mosca, questo massacro è solo una tragedia fra le tante che i siriani subiscono da un anno. Ma la sua strumentazione anticipata da parte degli occidentali, dimostra che essi non hanno ancora sviluppato una nuova strategia collettiva dalla caduta dell’Emirato Islamico di Bab Amr. In definitiva, operano alla cieca e quindi hanno perso il vantaggio che permette al giocatore di scacchi di vincere.

Note
[1] Réseau Voltaire ha scelto di trascrivere ELS inserendo “siriano” tra virgolette per sottolineare che questa milizia è in gran parte composta da stranieri, e che il suo comando non è siriano.
[2] «Fractionnements irréversibles en Syrie? ()», Vox Clamantis, 26 maggio 2012.
[3] Global Research ha tradotto la trascrizione di brani estratti dal programma. Vedasi: “Opposition Terrorists “Killed Families Loyal to the Government””, Voltaire Network, 1 giugno 2012.
[4] «Syrie: que dit le Conseil de sécurité?», Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 28 maggio 2012.
[5] Questo è attualmente il principale problema della sicurezza nel paese. Molti delinquenti che erano stati reclutati nei ranghi dell’esercito libero “siriano” sono stati smobilitati per mancanza di fondi. Rimasti in possesso delle armi fornite dall’Occidente, si sono dati alla criminalità organizzata, soprattutto al rapimento per riscatto.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

 

http://www.agerecontra.it/public/press20/?p=11379

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Chi sta gettando la Siria nel caos?

di Francesco Mario Agnoli

La strage di civili e di bambini nella città siriana di Hula ha offerto  al governo tecnocratico  di Roma (così come a  quelli di Londra, Parigi e Berlino) il pretesto per seguire l’esempio  degli Stati Uniti espellendo l’ambasciatore  della Siria come “persona non  gradita”. In altri termini si è  voluto per forza credere all’Osservatorio siriano per i diritti umani con  sede a Londra, che ha attribuito la strage  ai cannoni e ai carri armati del governo Assad, dimenticando che si tratta di una organizzazione al  servizio dei ribelli, esattamente come gli “attivisti”,  che inviano notizie dalla Siria e che le Potenze occidentali hanno eletto al ruolo  di indubitabili testimoni.

  Naturalmente chi dice il contrario, chi  fa presente che  i corpicini delle piccole vittime  (visibili su Internet) non presentano le  ferite  tipiche dei bombardamenti, ma  quelle di esecuzioni mirate,  una ad una, non solo non viene creduto, ma si fa di tutto  per “silenziarlo”.

  Fra i “silenziati” il Centro “Vox Clamans” della diocesi di Homs, che riporta  una testimonianza   oculare  a proposito di  ‘bande armate, che  in gran numero hanno attaccato le forze dell’ordine  vicino all’ospedale Al Watani. Sono seguiti scontri fino a tarda notte e invano i governativi hanno cercato di respingere l’attacco con l’artiglieria e molte perdite (…). I miliziani sono entrati nell’ospedale massacrando tutti i presenti. Hanno portato via i cadaveri in coperte dell’ospedale e li hanno ammucchiati in un luogo di Hulé che sembra  una moschea. Poi sono entrati in varie case del quartiere sud uccidendo i civili e ammucchiandoli per mostrarli agli osservatori”.

  Del resto è stato così fin dal principio, fin da quando Washington ha deciso che anche la Siria doveva avere la sua “primavera araba”.  La voce dei  dissenzienti, dei testimoni di una realtà diversa da quella politicamente corretta non ha mai trovato spazio nella grande stampa e nei mass-media ufficiali e deve essere cercata sulla “rete”. E dire che quanto meno per l’Occidente cosiddetto cristiano,  dovrebbe trattarsi dei testimoni  più attendibili, appunto perché cristiani.

   Vediamo brevemente, cominciando dalla  Chiesa ortodossa, che nel mese di aprile ha diffuso una dichiarazione  per denunciare la   “pulizia etnica  dei cristiani” ad opera dei combattenti rivoluzionari che hanno minacciato di morte se non se ne fossero andati i cristiani  di Homs, ne hanno fucilato  molti  e, per diffonderle attribuendo la strage all’esercito, hanno   inviato le immagini dei cadaveri ad  Al Jazeera, l’emittente televisiva  dell’emiro-dittatore  del Qatar, schierata senza se e senza ma a favore di questi singolari  combattenti per la libertà e tanto attendibile che i tre giornalisti del suo ufficio di Beirut si sono dimessi denunciandone le falsificazioni e  la censura ai loro reportage.

   Le testimonianze ortodosse trovano piena conferma in quelle di Madre Agnes-Mariam. De la Croix, superiora del convento carmelitano  di S. Giacomo  l’Interciso. Eccone alcuni brani a proposito dei cristiani di Homs costretti a fuggire, “perché le fazioni armate dell’opposizione siriana hanno operato quella che può essere definita una “redistribuzione demografica”. Grazie ai franchi tiratori e ad atti di aggressione criminale hanno terrorizzato la popolazione civile non gradita (…).  A partire da agosto 2011 e più particolarmente da novembre, quando abbiamo potuto verificare la situazione con i nostri occhi, visitando Homs e Kusayr, abbiamo informazioni sicure e verificate di atti di barbarie contro la popolazione civile per obbligarla a desistere dalla normale vita civica e paralizzare le istituzioni e lo Stato (…). Le minoranze che vivono nei quartieri dove agiscono le bande affiliate all’opposizione siriana sono il bersaglio permanente di ogni vessazione (…). In particolare tutti i protagonisti della vita civile sono diventati un bersaglio privilegiato del terrorismo camuffato da resistenza armata: conducenti di taxi, mercanti ambulanti, portalettere, e soprattutto funzionari dell’amministrazione civile sono le vittime innocenti di atti che hanno superato il semplice assassinio per assumere gli aspetti più barbari del crimine gratuito: persone sgozzate, mutilate, sventrate, fatte a pezzi e gettate agli angoli delle strade o nell’immondizia. Non si è esitato a sparare su dei bambini per diffondere la disperazione (…).  Questi atti atroci sono stati sfruttati mediaticamente per attribuirne la responsabilità alle forze del Governo. Noi stessi abbiamo potuto vedere come funziona questo stratagemma in occasione di una visita a Homs. Quel giorno abbiamo potuto contare almeno cento cadaveri arrivati all’ospedale, vittime dell’accanimento gratuito delle bande armate”.

   A sua volta Gregorio III Laham, patriarca della Chiesa greco-cattolica melchita parla di una “dittatura della stampa al servizio degli Stati Uniti”, che nasconde una realtà  nella quale “non c’è più rivoluzione, non ci sono più manifestazioni, ma solo banditismo e il mondo intero si rifiuta di riconoscerlo (…). I giornali sono stereotipi, hanno delle fonti uniche e non sono disposti ad ascoltare nessuno, nemmeno me”

  Infine, last but not least,  il 24 maggio in un’intervista ad AsiaNews, Mons. Giuseppe Nazzaro, vicario apostolico di Aleppo: “Ci sono forze straniere che non vogliono la pace in Siria. Il Paese è ormai preda di guerriglieri provenienti da Tunisia, Libia, Turchia, Pakistan e altri Stati islamici. Armi e denaro passano attraverso i confini e alimentano questa spirale di violenza“, e si chiede  “Chi finanzia queste milizie?”.

Fonte: Arianna Editrice [scheda fonte] 4/6/2012

http://www.agerecontra.it/public/press20/?p=11373

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L’omicidio (rituale?) del Cristianesimo in Siria

Segnalazione del Centro Studi Federici

Il patriarca cattolico: cristiani usati come scudi umani dai ribelli

Cristiani siriani usati come scudi umani dai ribelli negli scontri a fuoco con l’Esercito regolare di Assad. A denunciarlo è il patriarca Gregorio III Laham, massima autorità cattolica di Damasco, Patriarca di Antiochia, di tutto l’Oriente, di Alessandria e di Gerusalemme dei Melchiti. Il patriarca racconta di rapimenti notturni dei fedeli della sua diocesi, con pagamenti fino a 200mila dollari Usa per il riscatto, case confiscate o fatte saltare per aria, continue incursioni armate di musulmani sunniti nei quartieri cattolici. … E sulla strage di Hula sottolinea: “E’ contro ogni logica che sia stata compiuta dal governo. L’artiglieria dell’Esercito si trovava fuori dal villaggio, mentre le esecuzioni sono state perpetrate da qualcuno penetrato nel centro abitato”.

Patriarca Gregorio III, com’è la situazione per i cristiani in Siria?
La loro situazione è problematica non soltanto in quanto cristiani ma anche in quanto cittadini in difficoltà. I ribelli entrano nei loro quartieri, mettendoli in fuga dalle loro case: è successo a Homs, Yabroud, Rabli e altrove nella Valle dei Cristiani. Il risultato è un vero e proprio esodo dei cristiani siriani che non si sentono più sicuri nel loro Paese.

A chi appartengono i gruppi che cacciano i cristiani dalle loro case?
Sono musulmani sunniti appartenenti alle fazioni ribelli, ma spesso anche terroristi o banditi. Bisogna dirlo chiaramente: in Siria non si fronteggiano più soltanto governo e opposizione, ma c’è anche un terzo elemento che punta soltanto a sovvertire la legge. I cristiani sono vittime del caos nel Paese che è stato causato dagli oppositori.

Che cosa fanno i “banditi” una volta entrati nei quartieri cristiani?
La loro semplice presenza è già di per sé un elemento di insicurezza, perché crea un’atmosfera terroristica. Appena si insediano in un luogo hanno inizio gli scontri con l’Esercito regolare. I terroristi uccidono soldati o funzionari, come è successo a Homs e nei villaggi intorno alla città.

I ribelli aggrediscono i cristiani?
I ribelli usano i civili cristiani, i loro quartieri e le loro case come scudi umani negli scontri con l’Esercito. E allora accade quello che accade. Non capisco perché questi musulmani sunniti vengano in quartieri e villaggi che non sono i loro.

Quali altre violenze sono subite dai cristiani?
I banditi estorcono denaro ai cristiani o li rapiscono nottetempo e li rilasciano dopo due o tre giorni in cambio di riscatti del valore fino a 200mila dollari. In alcuni casi questi gruppi hanno confiscato le case dei civili, magari per poi distruggerle.

Che cosa è possibile fare per proteggere i cristiani siriani?
Se l’Europa vuole salvare i cristiani siriani, deve incoraggiare il piano di pace di Kofi Annan. Qualsiasi piano alternativo, come pure l’ipotesi di nuove sanzioni, indebolisce soltanto gli sforzi del mediatore Onu. La comunità internazionale ha affidato la missione ad Annan e bisogna lasciarlo lavorare. Il problema è che prima l’Europa gli ha affidato un mandato e ora è contro di lui. E’ questo che impedisce al piano Annan di fare dei passi avanti.

Chi è responsabile delle violazioni della tregua?
La tregua è stata violata dai ribelli e non da Assad. Il regime non ha alcun interesse a fare fallire il piano Annan. Su 10mila morti dall’inizio della rivolta, si contano migliaia di vittime anche tra i soldati. Il governo deve proteggere l’intero Paese, e non soltanto i manifestanti che sono sempre armati. A nome anche degli altri vescovi siriani, posso affermare che non è mai avvenuto che una manifestazione disarmata fosse attaccata dall’Esercito. Il governo non attacca se non è attaccato. A Hula sono stati uccisi 15 soldati prima della strage, che non è stata compiuta dai fedeli di Assad.

Ne è davvero certo?
Non riesco a immaginare che un governo e un esercito organizzato possano uccidere dei bambini così. Soprattutto in un momento in cui si trova sotto gli occhi del mondo intero.

In un primo momento a essere accusata è stata l’artiglieria dell’Esercito …
L’artiglieria si trovava fuori dal villaggio, mentre è più probabile che chi ha compiuto la strage siano state le forze dell’opposizione all’interno del centro abitato. Non ho elementi per affermarlo con certezza, ma è la cosa che mi sembra più logica.

I ribelli, che chiedono solo democrazia, avrebbero invece dei motivi per uccidere i bambini?
La democrazia non c’entra, all’origine delle rivolte c’è la volontà internazionale e locale di distruggere le Siria. Noi abbiamo già abbastanza democrazia, anche se non al cento per cento, e siamo sulla via per rafforzarla. Negli ultimi dieci anni il clima del mio Paese è diventato più liberale e democratico, nonostante la presenza dei servizi segreti. Noi cristiani siamo i primi a chiedere un cambiamento, ma riteniamo che quest’ultimo non possa venire da una rivoluzione armata.

Perché i cristiani si sentono più sicuri con Assad che con l’opposizione?
Perché non sappiamo chi siano questi oppositori. I cristiani sono protetti quando c’è sicurezza nel Paese. Attualmente invece la Siria è nel caos, e a provocarlo non è certo il governo. (…)

Fonte: http://oraprosiria.blogspot.it/2012/06/il-patriarca-cattolico-cristiani-usati.html

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http://www.centrostudifederici.org/  �

http://www.agerecontra.it/public/press20/?p=11341

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Siria, Russia e America, è cambiato qualcosa?

 
di don Curzio Nitoglia

Si sta facendo circolare la voce – ripresa da ‘DEBKA’, il megafono dei servizi israeliani – che Mosca non sostiene più Assad e il suo regime e sostiene appieno la missione dell’inviato dell’ONU Kofi Annan”.

“Se viene dichiarata guerra all’Iran, […] è probabile ne scaturisca la Terza Guerra Mondiale. Mentre non c’è dubbio che gli Stati Uniti e quindi il  resto della NATO seguiranno le orme di Israele, la  Russia si schiererà probabilmente dalla parte opposta. Cina ed India seguiranno  presumibilmente la Russia. Uno scontro diretto fra queste potenze mondiali è in grado di produrre più distruzioni delle due precedenti guerre mondiali messe insieme”.

●L’Europa verso la fine di maggio ha espulso gli ambasciatori della Siria, preludio di più severe misure. Dopo il massacro di Houla, che, secondo la stampa politicamente corretta, sarebbe colpa esclusiva del regime siriano anche la Francia del neo Presidente socialista Hollande ha chiesto la guerra.

●Tuttavia il fronte europeo non esprime posizioni compatte. Guido Westerwelle, il Ministro tedesco degli Esteri, ha commentato le parole di Hollande, che non aveva escluso l’eventualità di un intervento militare: opzione che «non c’è motivo di prendere in considerazione», ha detto il Ministro tedesco[1].

●Bibi Netanyahu, il premier israeliano, dice la sua: lo «spaventoso» eccidio è stato fatto da Hezbollah e dagli iraniani, che hanno mandato uomini in Siria. Conclusione di Bibi: «Il mondo deve agire contro l’Iran per queste uccisioni». Bisogna bombardare  l’Iran. “Syria-Palestina delenda est!”.

●Gli ambasciatori siriani sono stati espulsi dall’Europa, senza che alcuna prova sugli autori del massacro sia stata portata a loro carico. Eppure è chiaro che il regime, per quanto spietato nel reprimere la rivolta, non avrebbe nessuna convenienza a compiere un simile eccidio proprio nel giorno in cui il comandante della missione Onu, il generale norvegese Robert Mood, il capo degli osservatori ONU, mandati in Siria nel quadro del tentativo di mediazione di Kofi Annan, si apprestava a fare il suo rapporto sull’avanzamento del piano Annan davanti al Consiglio di Sicurezza.

●Il tentativo di aggressione militare alla Siria – contrariamente a quanto ci hanno raccontato la radio e la televisione –  è stato bloccato dalla Russia, che ha chiesto almeno di sentire, prima, il generale Robert Mood, capo degli osservatori dell’ONU. Dmitrij Peskov, portavoce di Vladimir Putin, ha chiarito ieri che la linea seguita finora non muterà negli incontri di domani tra il presidente russo e i leader di Germania e Francia, Angela Merkel e François Hollande. Peskov ha poi definito «poco appropriate» le pressioni esercitate su Mosca: «Nessuno ha informazioni certe – ha ripetuto riferendosi al massacro di Houla, e non ci si dovrebbe far trasportare dalle emozioni in un momento simile». Decisa a non privare Assad del proprio appoggio, per non perdere il controllo della situazione a Damasco, la Russia ripete che filo-governativi e insorti condividono la responsabilità dell’eccidio di venerdì scorso.

●Inoltre persino la Casa Bianca risponde sorprendentemente con un no al disegno israeliano di attacco bellico alla Siria. La «ulteriore militarizzazione» della Siria porterebbe «altro caos e altro carnaio», dice Jay Carney, il portavoce della casa Bianca. Il presidente Obama «intende continuare a lavorare con il Consiglio di Sicurezza ONU e con l’inviato Kofi Annan dell’ONU per premere sul leader siriano Bashar al-Assad».

●Si fa circolare in occidente la voce – ripresa da ‘DEBKA’, il megafono dei servizi israeliani – che «Mosca non sostiene più Assad e il suo regime e sostiene appieno la missione dell’inviato dell’ONU Kofi Annan». Insomma si fa passare come novità, anzi come una svolta, quella che è la costante posizione russa sulla questione siriana: non si tratta di sostenere l’uno o l’altro, ma di sostenere il piano Annan, che Mosca è stata la prima a volere.

●Una cosa è dunque chiara: Barak Obama non vuole a nessun costo arrivare alle elezioni di novembre del 2012 con un’altra guerra in corso. E manda segnali a Mosca, che sono nella linea di quando, qualche settimana fa, a microfoni creduti spenti, disse a Medvedev di riferire a Vladimir Putin di pazientare, «perché è la mia ultima elezione, e dopo sarò più libero», non dovendo essere rieletto. Riuscirà Obama a resistere alle pressioni della lobby israelo-americana per poter essere rieletto senza voler piegarsi ai suoi desideri?

●Per Obama, ormai, la Siria è una questione elettorale, interna. E il suo vero nemico è il candidato-rivale Mitt Romney che (consigliato dai suoi consiglieri neocon) lo accusa di continuo di debolezza sulla Siria, e lo sfida ad armare i ribelli i quali sono già armati da gruppi di potere americani: gruppi che non rispondono alla Casa Bianca. Almeno non alla Casa Bianca di Obama.

Che questi gruppi, sponsorizzati dalla potenza economico-politica dell’ebraismo americano, tentino dunque una ulteriore forzatura per rendere ineluttabile «l’intervento armato umanitario», è il vero pericolo; Purtroppo Hollande, Mario Monti e gli inglesi sono schierati con tali gruppi. Ed è possibile che lo facciano per un motivo tutto interno americano: favorire il candidato più neocon che offra la piazza, e questo ci dice da chi è governata realmente l’Europa, tranne la Germania.

●Forse i bambini di Houla sono stati uccisi per silurare la seconda presidenza Obama troppo fredda verso Israele, e per dar luogo ad una replica siriana della Libia. Tuttavia la Siria non ha disarmato come aveva fatto Gheddafi. Quindi, anche data la vicinanza di Libano, Iran e Russia, la soluzione della guerra non sarà la stessa che in Libia[2].

Se da una parte la Siria durerà più a lungo della Libia e dell’Egitto, è poco probabile che riesca da sola a resistere molto a lungo, soprattutto dopo l’accettazione di osservatori ONU all’interno dei propri confini e dato il sempre maggior crescente sentimento favorevole alla guerra da parte dei governi occidentali.

●Se viene dichiarata guerra all’Iran, sia dalle potenze occidentali o da Israele, è probabile che ne scaturisca la Terza Guerra Mondiale. Mentre non c’è dubbio che gli Stati Uniti e quindi il resto della NATO seguiranno le orme di Israele, la Russia si schiererà probabilmente dalla parte opposta. Cina ed India seguiranno presumibilmente la Russia. Uno scontro diretto fra queste potenze mondiali è in grado di produrre più distruzioni delle due precedenti guerre mondiali messe insieme[3].

d. CURZIO NITOGLIA

4 giugno 2012

http://www.doncurzionitoglia.com/siria_russia_usa_change.htm

 

 

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La differenza tra i morti in Siria e in Afghanistan

 di Massimo Fini

Non credo a una sola parola delle notizie che da un anno ci giungono dalla Siria. Non credo nemmeno alla strage dei bambini perpetrata a Hula dai mezzi pesanti di Bashar Assad. Non che quella carneficina non vi sia stata, dubbio è che la responsabilità sia delle truppe del regime. Il capo dei caschi blu Robert Mood ha dichiarato che “le circostanze che hanno portato a queste tragiche morti sono ancora poco chiare”. Si potrebbe benissimo trattare di una provocazione degli insorti per indurre le Nazioni Unite a a intervenire nella guerra civile serpeggiante in Siria. Le guerre moderne sono innanzitutto guerre mediatiche, anche se poi le carneficine sono, purtroppo, vere. Non credo alle notizie e alle immagini che ci vengono dalla Siria filtrate dei media occidentali. Ho ancora troppo presente quanto accadde in Serbia per la questione del Kosovo. Fra la fine del 1998 e l’inizio del 1999 la CNN, seguita poi da tutte le tv occidentali, cominciò a trasmettere, quasi ogni giorno, immagini di eccidi compiuti dalla milizie paramilitari serbe ai danni di civili albanesi.

Le immagini erano sempre diverse per cui sembrava che effettivamente in Kosovo fosse in atto un genocidio, ma in realtà si riferivano a due soli episodi per un totale di 205 vittime. Una cosa grave certamente non tale però da giustificare un intervento militare straniero, e sempre che un simile intervento sia giustificabile in una guerra civile. Ho l’impressione che lo stesso copione si stia ripetendo in Siria. Dove peraltro, come in Libia, sono in azione “agenti provocatori” americani e inglesi per intorbidire le acque. Ma diamo pure per scontato che la strage di Hula  (105 vittime) sia opera delle truppe di Assad. Ilsegretario di Stato americano, la sensibile Hilary Clinton, si è detta “inorridita per l’atto vile di un regime illegittimo”. Perchè il regime di Assad sia illegittimo non è dato di capire. A meno che non si voglia sostenere che tutti i regimi che non adottano la democrazia liberale sono illegittimi.

Ma uno Stato democratico che pretende che anche tutti gli altri lo siano non è, “malgrè soi”, democratico, almeno verso l’esterno, totalitario. Un liberale che pretende che tutto lo siano non è un liberale: è un fascista. Peccato che proprio nello stesso giorno in cui la Clinton “inorridiva” un raid notturno dei bombardieri americani nel villaggio di Suri Khail, nel distretto afgano di Gurda Saria, abbia distrutto un’intera famiglia: padre, madre e i loro sei figli. Cos’era successo? Che un gruppo di guerriglieri talebani aveva ingaggiato una battaglia terrestre con un contingente Isaf, ma poichè i soldati occidentali non sanno più combattere, nemmeno ad armi impari, hanno subito chiamato in soccorso l’aviazione Usa. Che bombarda dove “cojo cojo” sui villaggi dove in genere ci sono solo vecchi, donne e bambini perchè gli uomini validi sono a combattere.

Questi episodi sono all’ordine del giorno in Afghanistan. Ma la notizia della strage di Suri Khail, come di tutte quelle perpetrate in Afghanistan e a differenza di quelle siriane, è finita, strisciata in fondo a qualche pagina interna. Che differenza c’è fra i bimbi siriani e quelli afghani? Che gli afghani gli ammazziamo noi. E allora nessuno si sogna di “inorridire”.

Fonte: Massimo Fini [scheda fonte] 5/06/2012

 

http://www.agerecontra.it/public/press20/?p=11392

 

marzo 2, 2012

SIRIA: FINE DEI GIOCHI

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Siria: fine dei giochi

 

di Thierry Meyssan

Thierry Meyssan, analista francese basato a Damasco e direttore di “Voltaire Network”, ha offerto alla televisione statale russa la sua personale visione degli avvenimenti in Siria. Tale visione è stata ribadita nel seguente articolo, pubblicato sull’importante quotidiano russo “Komsomolskaja Pravda” lo scorso 14 febbraio. In particolare, Meyssan ritiene sia stato raggiunto un accordo tra le grandi potenze, in virtù del quale le forze armate siriane e libanesi avrebbero avuto il via libera per liquidare i ribelli, spesso combattenti jihadisti stranieri.
Per undici mesi, le potenze occidentali e gli Stati del Golfo hanno condotto una campagna per destabilizzare la Siria. Molte migliaia di mercenari si sono infiltrati nel paese. Reclutati dai servizi sauditi e qatarioti tra le comunità sunnite estremiste, sono andati in Siria per rovesciare l’ “l’usurpatore alawita” Bashar al–Assad e imporre una dittatura d’ispirazione wahabita. Essi hanno a loro disposizione alcuni dei piú sofisticati equipaggiamenti militari, inclusi sistemi di visione notturna, centri di comunicazione e robot per la guerra urbana. Segretamente supportati dalle potenze della NATO, hanno anche accesso ad informazioni militari vitali, incluse le immagini satellitari dei movimenti delle truppe siriane e intercettazioni telefoniche.

Tutto ciò é stato falsamente dipinto al pubblico occidentale come una rivoluzione politica soffocata nel sangue da un dittatore privo di supporto popolare. Ovviamente, questa bugia non é stata unanimamente accettata. Essa é stata ripudiata da Russia, Cina, e dagli Stati latino-americani e caraibici membri dell’ALBA. Ognuno di essi ha un retaggio storico che gli permette di capire facilmente qual é la posta in gioco. La Russia ha in mente la Cecenia, la Cina pensa allo Xinjiang e l’America Latina a Cuba e al Nicaragua. In tutti questi casi, al di là delle apparenze ideologiche o religiose, i metodi di destabilizzazione utilizzati dalla CIA sono gli stessi.

La cosa piú strana di questa situazione è osservare i media occidentali auto-convincersi che i guerriglieri salafiti, wahabiti e di Al–Qaeda siano motivati da principi democratici, e continuano a domandare, tramite onde satellitari saudite e del Qatar, la testa del capo degli “eretici” Alawiti e degli osservatori della Lega Araba. Non importa che Abdel Hakim Belhaj (numero 2 di Al-Qaeda e al momento governatore di Tripoli, Libia) abbia personalmente posizionato i suoi uomini nel nord della Siria, o che Ayman Al-Zawahiri (leader di Al-Qaeda dalla morte ufficiale di Osama Bin-Laden) abbia invocato una jihad contro la Siria: la stampa occidentale insiste nel suo sogno romantico di una rivoluzione liberale.

Ancora più ridicolo è sentire che i media occidendentali servilmente disseminano i dispacci giornalieri diffusi dal braccio siriano della Fratellanza Musulmana, declamando di crimini compiuti dal regime e delle sue vittime, sotto la firma dell’Osservatorio Siriano dei Diritti Umani. Inoltre, da quando le Fratellanza si è preoccupata dei diritti umani?

Per trasformare “terroristi” in “democratici”, i servizi segreti occidentali hanno solo avuto bisogno di fare entrare in scena il “Consiglio Nazionale Siriano”, con un professore della Sorbona come presidente e l’amante dell’ex capo della DGSE (Direction Générale Sécurité Exterérieure) come portavoce. In questo gioco di prestigio, la bugia è diventata la verità. Le persone sequestrate, mutilate ed uccise della Legione Wahhabita, sono state trasformate dalla stampa in vittime del tiranno. Reclute di tutte le fedi, che stanno difendendo il loro paese contro questa aggressione, vengono dipinte come soldati alawiti che opprimono il loro popolo. La destabilizzazione della Siria da parte degli stranieri viene gestita come un altro episodio della “Primavera Araba”. L’emiro del Quatar e il re saudita, due monarchi assoluti che non hanno mai tenuto elezioni nazionali nei loro paesi e mettono in prigione gli oppositori, sono ora diventati campioni della rivoluzione e della democrazia. La Francia, il Regno Unito e gli Stati Uniti, che hanno appena ucciso 160.000 libici, in violazione del mandato ricevuto dal Consiglio di Sicurezza, si sono trasformati in filantropi responsabili della protezione della popolazione civile, etc.

Ciononostante, la guerra a bassa intensità che la stampa occidentale e del Golfo sta nascondento dietro questa mascherata, è stata interrotta dal doppio veto apposto dalla Russia e della Cina il 4 febraio 2012. La NATO e i suoi alleati hanno ricevuto l’ordine di cessare il fuoco e di ritirarsi, per evitare il rischio di innescare una guerra a livello regionale o addirittura mondiale.

Il 7 febbraio, una larga delegazione russa, di cui hanno fatto parte anche le più alte cariche dei servizi segreti, è arrivata a Damasco, dove è stata accolta da una folla festosa consapevole che il ritorno della Russia sulla scena internazionale ha segnato la fine di un incubo. La capitale, così come Aleppo, la seconda piú grande cittá, sono state decorate di blu, bianco, rosso e le persone hanno marciato dietro striscioni scritti in cirillico. Al palazzo presidenziale, la delegazione russa ha raggiunto quelle di altri Stati, inclusa la Turchia, l’Iran e il Libano. Una serie di accordi sono stati siglati per ristabilire la pace. La Siria ha rilasciato 49 istruttori militari catturati dall’esercito siriano. La Turchia è intervenuta ottenendo il rilascio degli ingegneri e dei pellegrini iraniani, inclusi quelli in mano ai francesi (casualmente, il tenente Tlass che li ha sequestrati a nome del DGSE é stato liquidato). La Russia, che è il garante di questi accordi, ha avuto il consenso per la riapertura dell’ex base sovietica di ascolto sul monte Qassio.

Il giorno successivo, il Dipartimento di Stato USA ha informato l’opposizione siriana in esilio che non potevano più contare sul suo supporto militare. Realizzando di aver inutilmente tradito il loro paese, i membri del Consiglio Nazionale Siriano sono andati alla ricerca di nuovi sponsor. Uno di loro si è persino spinto a scrivere a Benjamin Netanyahu chiedendogli di invadere la Siria.

Dopo due giorni, periodo necessario per l’attuazione degli accordi, non solo l’esercito nazionale della Siria, ma anche quelllo del Libano, hanno assaltato le basi della Legione Wahhabita. In Libano settentrionale un massiccio arsenale è stato sequestrato presso la cittá di Tripoli e quattro ufficiali sono stati fatti prigionieri in Akkar, una scuola abbandonata dall’UNRWA e trasformata in base militare. In Siria, il Generale Assef Shawat ha personalmente comandato le operazioni, Almeno 1.500 combattenti sono stati catturati, incluso un colonnello francese del servizio tecnico per le comunicazioni del DGSE, e più di un migliaio di persone sono state uccise. Al momento non é possibile stabilire quanti fra le vittime fossero mercenari stranieri, quanti siriani cooperanti con le forze straniere, e quanti civili intrappolati nella cittá assediata.

Libano e Siria hanno restaurato la loro sovranitá sull’intero proprio territorio.

Gli intellettuali dibattono se Vladimir Putin abbia commesso un errore proteggendo la Siria, correndo il rischio di una crisi diplomatica con gli Stati Uniti. La questione è mal posta. Avendo ricostituito le sue forze per anni e avendo riaffermato se stessa, oggi, sulla scena internazionale, la Russia ha messo fine a due decadi di odine mondiale unipolare, che ha permesso a Washigton di espandere la sua egemonia per realizzare il dominio mondiale. Non si è trattato di scegliere fra la piccola Siria e i potenti Stati Uniti, bensì se permettere alla piú grande potenza mondiale di distruggere un altro governo o di stravolgere l’equilibro di potere per creare un ordine mondiale piú giusto in cui la Russia ha un forte ruolo.

(Traduzione di Sara Bagnato)  Fonte: geopolitica-rivista 1/03/2012

 

http://www.agerecontra.it/public/press20/?p=9717#more-9717

febbraio 5, 2012

SIRIA: L’OPPOSIZIONE CONTRO IL VETO RUSSO-CINESE ALL’ONU

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LA STAMPA.IT
Esteri
05/02/2012 –

Siria, l’opposizione attacca il veto: “Per Assad è licenza di uccidere”
Mosca replica:”colpa degli occidentali”

 

Durissime le reazioni
del Consiglio nazionale siriano.
I  Fratelli musulmani giordani chiedono di boicottare
i prodotti russi e cinesi

 
 

Cina e Russia adesso hanno «la responsabilità morale e umana di questi massacri». E’ sferzante il commento dell’attivista yemenita Tawakkul Karman, premio Nobel per la pace nel 2011, sul veto posto dai due Paesi alla risoluzione del Consiglio per le dimissioni del presidente siriano Bashar al-Assad. E si fa portavoce dei «coraggiosi giovani arabi», quando esprime la «completa condanna del regime siriano». «La coscienza umana – ha detto la leader del movimento di protesta nello Yemen –  non può rimanere inerte vedendo spargere perle strade il sangue di gente pacifica e paziente, noi aspettiamo la vittoria del popolo siriano».

Non si è fatta attendere la reazione anche nel mondo arabo: i Fratelli musulmani giordani hanno lanciato un appello per il boicottaggio dei prodotti russi e cinesi. «Il veto di ieri della Russia e della Cina al progetto di risoluzione del Consiglio di sicurezza – ha detto il capo della confraternita Hamman Said –  costituisce una partecipazione di questi due Paesi allo spargimento di sangue in Siria».

«Una licenza per uccidere» secondo il Consiglio nazionale siriano, principale gruppo di opposizione al regime di Assad. «I siriani e la comunità internazionale avevano guardato al Consiglio di sicurezza per una dura risoluzione che condannasse i crimini del regime siriano, il genocidio di chi stermina intere famiglie». Il Cns ha quindi chiesto a Mosca e Pechino di «rivedere immediatamente la loro posizione per  non bloccare la volontà del popolo siriano».

Ma a Mosca danno la colpa agli «occidentali»:  responsabili del fallimento del voto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu sulla risoluzione di condanna della repressione in Siria perché «non hanno fatto abbastanza sforzi per raggiungere un consenso», è quanto scrive il viceministro degli Esteri russo Ghennadi Gatilovsu Twitter.

 

 
 

dicembre 20, 2011

Guerra contro Siria e Iran? Cina e Russia : ” se toccate Teheran interverremo militarmente”

Filed under: Senza Categoria — Tag:, , , , — mirabilissimo100 @ 12:02 am

GREENREPORT

L’Iran: non costruiremo la seconda centrale nucleare

Dopo il ritiro dall’Iraq tocca a Siria e Iran? Cina e Russia: se toccate Teheran interverremo militarmente

 

[ 16 dicembre 2011 ]

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Il ritiro delle forze americane, mascherato da missione compiuta – è il segno del fallimento della strategia globale neoconservatrice dell’era di Bush – è stato impietosamente ratificato dalle vere e proprie “feste pubbliche” in diverse città irakene per celebrare il ritiro dei “liberatori”. Un fallimento che dal 2003 ha fatto decine di migliaia di morti e feriti, per non contare le centinaia di migliaia di vittime irakene. Un fallimento al quale anche l’Italia ha dato il suo inutile ed irresponsabile contributo di sangue e denaro.

Ma il ritiro degli americani dell’Iraq, oltre a fornire carne fresca all’altro mattatoio afghano/pakistano, potrebbe essere il preludio ad un altro e più drammatico conflitto/i.

Secondo il sito Debka, che gli iraniani definiscono vicino alla Cia ed al Mossad israeliano, «Le forze speciali Usa ritiratesi dall’Iraq si sono stanziate in Giordania, a ridosso del confine della Siria». Le forze Usa si sarebbero riunite nella base aerea giordana di Al-Mafraq, a 10 km dal confine con la Siria, dove continua la feroce repressione degli oppositori al regime nazional-socialista di Assad. Debka afferma che «Nei villaggi di confine tra Giordania e Siria, l’esercito Usa starebbe costruendo da un bel po’ torri di controllo e fortificazioni».

Ma il rischio più grande sembra il possibile attacco all’Iran (vero vincitore politico della guerra irakena) ed è praticamente passato sotto silenzio la notizia clamorosa che, mentre gli statunitensi abbandonavano l’Iraq, il 13 dicembre il presidente cinese Hu Jintao, citato dall’European Union Times, avvertiva gli Usa ed i loro alleati che «Nel caso in cui l’Iran venisse attaccato da Washington e da qualunque altro Paese, Pechino entrerà subito in azione scegliendo l’opzione militare a favore di Teheran».

A confermare la notizia è stato per primo il premier russo, Vladimir Putin, che ha citato Hu Jintao: «L’unica via per fermare l’aggressione occidentale all’Iran é quella militare; la Cina adotterà misure di rappresaglia contro ogni azione ostile alla Repubblica islamica. Le forze marine della Cina sono attualmente in stato di massima allerta dietro l’ordine dello stesso Hu Jintao».

Secondo l’agenzia ufficiale iraniana Fars News, il presidente cinese «In un incontro con i capi dell’esercito del suo Paese ha promesso di sostenere l’Iran ad ogni costo correndo persino il rischio di entrare nella terza guerra mondiale».

Che l’annunciatissimo ritiro Usa dall’Iraq abbia terremotato lo scacchiere politico mediorientale è evidente in quanto ha detto (anche a fini nazionalistico-elettorali) alla televisione russa Putin: «Gli Usa hanno l’intenzione di dominare gli altri Paesi. Il mondo è ormai stanco di ricevere ordini da Washington. Alcune volte mi sembra che l’America non abbia bisogna di alleati, ma che abbia bisogno di vassalli. La gente è stanca di ricevere ordini da un unico paese. Un tempo la Russia volle essere alleata degli Usa, ma oggi nessuna forma di alleanza può esistere tra i due Paesi».

Putin ha fatto proprio l’esempio della guerra in Iraq, «Quella fu alleanza? Fu una decisione presa in gruppo? Alleanza significa discussione, decidere insieme, concordare un’agenda sulle minacce comuni e sulle misure da intraprendere».

Ieri il quotidiano russo Nezavissimaïa gazeta, facendo riferimento a fonti del ministero della difesa, scriveva che «La situazione geopolitica intorno alla Siria ed all’Iran spinge la Russia ad ottimizzare urgentemente le sue forze armate in Transcaucasia, nel mar Caspio e nella regione del Mediterraneo».

Le stesse fonti affermano di aver ricevuto informazioni sulla preparazione di un attacco israeliano contro i siti nucleari iraniani con il sostegno Usa. «L’attacco sarebbe improvviso e lanciato molto prossimamente – scrive il giornale – La riposta di Teheran non dovrebbe farsi attendere. Potrebbe allora innescarsi una guerra totale, le cui conseguenze sarebbero imprevedibili».

Il presidente russo Dmitri Medvedev ha presentato una possibile guerra in Medio Oriente come una delle priorità al vertice con l’Ue di ieri a Bruxelles. Il gruppo aereo-navale della flotta russa del nord starebbe per entrare nel porto siriano di Tartus e il ministero della difesa russo si è rifiutato di specificare se sia accompagnato anche da sottomarini nucleari e di fornire notizie riguardo alla missione militare se scoppiasse una guerra in Iran.

Il colonnello Vladimir Popov, un noto analista militare russo, non esclude la partecipazione della Russia ad un conflitto: «Nel peggiore degli scenari, se Teheran fosse minacciata da una disfatta militare totale resistendo all’invasione delle forze Usa e della Nato, la Russia le fornirebbe il suo aiuto militare. Almeno tecnico».

Insomma cinesi e russi non sembrano disposte ad ingoiare in Siria ed Iran un altro rospo come quello libico, dove il loro alleato Gheddafi è stato fatto fouri dai bombardamenti Nato e poi giustiziato barbaramente dai ribelli.

Intanto l’Organizzazione iraniana dell’energia atomica (Ioea) ha smentito il deputato iraniano Avaz Heidarpur che aveva annunciato l’avvio, entro 3 anni, della costruzione di una nuova centrale nucleare nella provincia centrale di Isfahan. Secondo il network televisivo satellitare iraniano Press TV la Ioea ha comunicato che «I reportages pubblicati da alcune agenzie sulla costruzione di una nuova centrale nucleare nel nostro Paese non sono vere e noi le smentiamo per il presente».

Il portavoce del ministero degli esteri iraniano, Ramin Mehmanparast, ha dovuto smentire anche un altro deputato, Parviz Sorouri, che aveva annunciato esercitazioni militari per simulare il blocco dello stretto di Ormuz, f da dove passa gran parte del petrolio irakeno e delle monarchie arabe del Golfo e la Turchia ha chiesto spiegazioni a Teheran sulla minaccia di attacco contro il sistema di difesa antimissilistica nell’est turco.

Il vice-presidente della Commissione parlamentare per la sicurezza nazionale e la politica estera, Hussein Ibrahim, l’11 dicembre aveva detto che «In caso di attacco è diritto naturale dell’Iran prendere a bersaglio i sistemi di lancio antimissile della Turchia».

http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=13716

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agosto 19, 2011

Squali killer da Capraia alle Seychelles, passando per la Russia

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TMNews

Squali killer da Capraia alle Seychelles, passando per la Russia

Sulle isole africane due attacchi mortali in 15 giorni. Pescecani perfino in Russia, un team per ucciderli

Squali killer da Capraia alle Seychelles, passando per la Russia

Roma, 19 ago. (TMNews) – Da Capraia alle isole Seychelles, passando per la Russia: quest’estate molti Paesi hanno avuto a che fare con il pericolo squali. Se nell’isola toscana un esemplare “bianco” di quattro metri aveva creato il panico ma senza mordere nessuno, sulle isole africane un altro pescecane ha colpito al largo della stessa spiaggia uccidendo a 15 giorni di distanza un 30enne inglese in viaggio di nozze e un turista francese. Anche la Russia per la prima volta ha dovuto affrontare l’emergenza. E’ stata messa infatti in campo una sala operativa per dare la caccia al pescecane assassino che terrorizza l’Estremo oriente e catturarlo prima che vi siano altri attacchi contro gli uomini. L’ha reso noto oggi, secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa Interfax, la Commissione per la prevenzione delle emergenze di Primorye, la regione di Vladivostok. “Sono in corsi sforzi per catturare lo squalo”, si legge nel comunicato. Tutte le imbarcazioni disponibili sono state inviate in mare per intercettare lo squalo, mentre le municipalità costiere hanno imposto un divieto di balneazione.

Infatti negli ultimi due giorni due bagnanti – un 25enne e un 16enne – sono stati aggrediti. Il primo ha perso entrambe le mani, il secondo presenta una grave ferita a una gamba, ma non rischierebbe l’amputazione. Gli attacchi hanno lasciato sconcertati gli esperti, secondo i quali mai gli squali bianchi, pericolosi per l’uomo, si sono spinti così a Nord. Con il raffreddamento repentino delle acque, che dovrebbe avvenire a inizio settembre, comunque, gli squali dovrebbero lasciare la zona. La caccia, in ogni caso, ha fatto infuriare il direttore del Centro oceanografico Yuri Blinov: “Se l’animale attacca l’uomo, va preso. Ma come possiamo dare la caccia specificamente allo squalo che ha attaccato l’uomo? Chi ci dirà che è esattamente quello squalo? Come rendere legittima questa caccia?”.

Altri attacchi di squali sono stati registrati in Africa. Il primo a Città del Capo, in Sudafrica. Qui il 21 luglio un gruppo di scienziati marini è stato assaltato da uno squalo bianco di grosse dimensioni, che stavano osservando al largo delle coste. Il pescecane è letteralmente saltato sull’imbarcazione del gruppo di esperti della Oceans Research Organization, che stavano raccogliendo informazioni sugli squali a Mossel Bay, a Ovest di Città del Capo.

Alle Seychelles, invece, la luna di miele è finita in tragedia per una coppia inglese. Un 30enne britannico in viaggio nelle isole è stato ucciso. Ian Martin Redmond, residente nel Lancashire, è deceduto nell’arcipelago dell’Oceano Indiano. La polizia locale ha reso noto che ha perso la vita nella spiaggia di Anse Lazio, nell’isola di Praslin, che proprio di recente era stato teatro di un simile attacco: un cittadino francese era stato assalito a morte nella stessa spiaggia due settimane prima.

Cla

 

http://www.tmnews.it/web/sezioni/top10/20110819_134110.shtml

luglio 19, 2011

UFO: RUSSIA-STRANA SOSTANZA IN UN GIARDINO

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UFO: RUSSIA-STRANA SOSTANZA IN UN GIARDINO
 
Secondo quanto riportato da un notiziario locale dell’emittente televisiva russa “PEH”, un UFO ha rilasciato una sostanza in un giardino che si trova nel villaggio di Kasimov, regione di Ryazan.
La “strana sostanza” era di colore bianco, la quale è stata quasi subito inviata nei laboratori locali per opportune analisi.

L’avvistamento è avvenuto il giorno 28 giugno 2011.

A quanto pare, la sostanza discesa dall’UFO aveva un “qualcosa di vivente”. Un qualcosa che sembrava uscito da un B-Movie di fantascienza degli anni 50.

Ecco un breve racconto dell’episodio:

Secondo quanto riportato dalla stampa russa, la ragazzina Armin Mkrtchyan stava passeggiando nel giardino in compagnia del suo gatto e sembrava una giornata come le altre. Improvvisamente, vede nel cielo un oggetto di forma sferica. Dopo di chè, una strana sostanza – al momento – non identificata – atterra esattamente nel recinto che racchiude il giardino.

Secondo quanto dichiarato dalla ragazza, la sostanza sembrava stesse mostrando “segni di vita”.

Impaurita, chiama la nonna e – insieme – decisero di “distruggere” quella sostanza con l’aiuto di bastoni, mescolando il tutto con il terreno creando una poltiglia.

Sembrava finito lì. Arriva sera e vanno a letto, ma non riescono a prendere sonno. Infatti, dall’esterno, sentono uno strano suono proveniente dal giardino.

L’indomani mattina tornano in giardino e trovano l’ennesima sorpresa: la sostanza aveva ripreso la forma originaria del giorno dopo, si era “purificata” dal terreno ed era ritornata “in vista”.

I proprietari del giardino chiamano così gli addetti alla sicurezza cittadina, i quali prelevano i campioni per opportune analisi.

I testimoni, scioccati da questo sconvolgente IR2 (Incontro Ravvicinato del Secondo Tipo), hanno deciso di non coltivare nulla quest’anno dopo l’esperienza che gli ha coinvolti.

Traduzione, adattamento e sintesi a cura di Antonio De Comite

Fonte
 
VIDEO

Pubblicato da Centro Ufologico Ionico  

 

http://centroufologicoionico.blogspot.com/2011/07/russia-un-ufo-rilascia-strana-sostanza.html

marzo 23, 2011

LIBIA: RUSSIA INDIA CINA E BRASILE CONDANNANO I RAID

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LIBIA: RUSSIA INDIA CINA E BRASILE CONDANNANO I RAID

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Mosca esprime rammarico per l’intervento armato in Libia

19.03.2011

Mosca ha accolto con rammarico la notizia sull’inizio dell’intervento armato in Libia. E’ quanto detto nella dichiarazione del portavoce del Ministero degli Esteri russo, Alexander Lukascevich.

“A Mosca hanno accolto con rammarico questa azione militare intrapresa con riferimento alla risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza ONU  frettolosamente adottata”, si legge nel documento.

Il MID ha chiamato con insistenza sia tutte le parti  libiche, che tutti i partecipanti all’intervento armato a fare tutto il possible per prevenire le sofferenze della popolazione civile, un immediato cessate il fuoco e pore fine alla violenza.

 “Rivendichiamo di adottare tutte le misure esaurienti al fine di garantire la sicurezza delle missioni diplomatiche estere e dei loro collaboratori. In particular modo insistiamo sulla garanzia della inviolabilita’ dell’Ambasciata della Russia a Tripoli e dei cittadini russi in Libia, su quanto in precedenza aveva gia’ fatto  passi la parte russa”.

 

Preoccupazioni internazionali per la Libia

22.03.2011
 
Due giorni mancano alla riunione straordinaria del Consiglio di sicurezza sulla Libia. Una serie di paesi pero’ hanno gia’ annunciato che i bombardamenti sono inamissibili. Oggi l’India ha condannato l’Odissea all’alba, portata avanti da Usa, Canada, Qatar ed alcuni paesi europei. La Cina, per bocca del portavoce del ministero degli esteri, ha chiesto un immediato cessate il fuoco, condannando l’uso sproporzionato della forza. Il Brasile ha espresso il rammarico per i morti  fra la popolazione civile.
 

LIBIA: RUSSIA-FERMARE LE VIOLENZE

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LIBIA: RUSSIA-FERMARE LE VIOLENZE
 
LEGGO.IT
 
Martedì 22 Marzo 2011
 
RUSSIA: FERMARE LE VIOLENZE 
 
Vladimir Putin il duro, il premier uomo forte di Russia, l’aveva ammesso a denti stretti ieri ma l’ha dovuto ripetere oggi in visita all’estero: almeno per ora, la linea di Mosca sulla Libia e sulla risoluzione Onu che ha aperto i cieli ai raid aerei contro il colonnello Muammar Gheddafi è quella filo-occidentale del presidente, Dmitri Medvedev. Insomma la risoluzione è giusta e non un «appello medioevale alle crociate», come l’aveva definita ieri. La precisazione di Putin è venuta anche dal suo portavoce (quella del premier «non Š nient’altro che il suo punto di vista personale») e ricompone quello che l’autorevole quotidiano Kommersant definisce lo scontro istituzionale «più duro» tra i componenti del «tandem» che da tre anni è al potere a Mosca. E sebbene i due si siano già imbeccati varie volte su temi come la giustizia e il terrorismo, questo – ha sottolineato il politologo Evgeny Micenko – è «il primo caso» di posizioni «del tutto opposte su un tema molto importante» quale la politica estera. Dalla Slovenia dove è in visita, Putin – come del resto aveva già fatto ieri vicino agli Urali dando fuoco alla sparata sulle crociate – ha ribadito che è Medvedev «colui che guida la politica estera della Russia» e, in maniera apparentemente spericolata, ha sostenuto che le loro posizioni sono «molto vicine». Ma, per ribadire indirettamente la sua opinione di ieri, ha esortato «coloro che sono implicati in questa tragedia» dei raid aerei a pensare alle vittime a pregare per la salvezza della propria anima. Le opinioni di commentatori e giornali in circolazione a Mosca restano tutto sommato divise tra chi ritiene che lo scontro sia reale e chi invece, come un altro eminente politologo, Stanislav Belkovskij, vede solo un gioco delle parti per coprire l’intero spettro dell’elettorato russo. In un caso o nell’altro, almeno secondo una visione tratteggiata da Mincenko, si tratta della contrapposizione tra la potenza ‘orientalè in sostanza di origine sovietica impersonata da Putin e il richiamo dell’ «Occidente» cui ammicca Medvedev quando definisce «non sbagliata» la risoluzione Onu che Mosca ha fatto passare astenendosi in Consiglio di sicurezza. Il tutto avviene in vista dell’ineludibile decisione su chi dei due si debba candidare per le presidenziali del 2012, vincendole automaticamente: se Putin, diventato premier nel 2008 non potendo candidarsi ad un terzo mandato di quattro anni a causa di vincoli costituzionali; oppure Medvedev, suo delfino e finora alleato, assurto al Cremlino proprio tre anni fa. Le parole di Putin, che potrebbe tornare a farsi sentire da Belgrado già domani in occasione dell’anniversario dei bombardamenti Nato sulla Serbia 1999, potrebbero però anche preannunciare che la posizione filo-occidentale di Mosca «deve essere corretta»: almeno così ha avvertito un alto funzionario del Cremlino citato dal quotidiano Vedemosti.

http://www.leggo.it/articolo.php?id=113034

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