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luglio 22, 2012

DENVER: STRAGE AL CINEMA ALLA PRIMA DI BATMAN

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DENVER: STRAGE AL CINEMA ALLA PRIMA DI BATMAN

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LEGGO.IT

DENVER, LA VITTIMA PIÙ PICCOLA HA 6 ANNI.
IN CARCERE: “UCCIDERE IL KILLER DI BIMBI”

 
Domenica 22 Luglio 2012 – 16:19

DENVER – L’America piange le 12 vittime del killer di Denver, e si mette in coda al botteghino del cinema per vedere la prima di Batman per esorcizzare la paura che possa accadere di nuovo una strage come quella messa in atto da James Holmes, il 24enne battezzato dai mezzi di informazione americani ‘Joker’, il cattivo della saga di Batman, che ha freddato 12 vittime in una carneficina in un cinema di Aurora.  

“IN CARCERE VOGLIONO UCCIDERE “JOKER””  Il sospetto killer, James Holmes, non mostra rimorso ed ha un comportamento squilibrato nella cella di isolamento della contea dove di trova. L’isolamento è stato deciso – riporta il Daily News – perchè molti parlano di volerlo uccidere. «Sputa alle guardie, sputa a tutti, si comporta in modo bizzarro» riferiscono fonti al Daily News. Nella prima notte in carcere gli altri carcerati hanno intonato un canto descrivendolo come un «killer di bambini», in riferimento alla morte della bimba di 6 anni. «Tutti parlano di ucciderlo e cercano un’occasione» ha detto al Daily News Watne Medley, da poco rilasciato dalla prigione dove si trova Holmes. Il volto di Holmer era coperto con un asciugamano rosso quando è arrivato in carcere due ore dopo la strage al cinema di Aurora.

“FATTO ENTRARE IN SALA” il sospettato killer della strage al cinema di Autora, è stato fatto entrare nella sale. È l’opinione di uno dei presenti al cinema nel momento della sparatoria. In un’intervista a KCNC, il testimone afferma: «Ero seduto al mio posto, quando ho notato una persona che nella fila davanti, sulla destra, ha ricevuto quella che sembrava una telefonata. Si è alzato e mosso verso l’uscita di sicurezza e ho pensato che fosse un posto strano per rispondere al telefono». Sarebbe quella, secondo le ricostruzioni, la porta da cui poi Š entrato Holmes.

DISINNESCATA LA CASA DEL ‘JOKER’ Continuano le indagini della polizia americana nella casa del killer di Denver: la ‘trappola esplosiva’ è stata ‘disinnescata’ e i vicini evacuati sono rientrati nelle loro abitazioni. Identificate intanto le 12 vittime, tutte morte per colpi d’arma da fuoco. Oggi il presidente Obama sarà ad Aurora per incontrare le loro famiglie. »Aspirante scienziato«, scriveva Holmes in un suo curriculum. Il 24enne si trova in cella d’isolamento.

Sono stati eliminati i principali pericoli nell’appartamento di James Holmes, il sospettato per la strage del cinema di Aurora, ridcendo così il rischio di esplosioni per consentire l’accesso. Lo afferma il capo della polizia di Aurora, Dan Oates, sottolineando che resta tuttavia ancora del lavoro da fare.

Gli agenti «sono riusciti a disinnescare la prima minaccia», ovvero un circuito di cavi connessi a una bottiglia incendiaria, ha spiegato la portavoce della polizia di Denver, Cassidee Carlson, precisando tuttavia che nell’appartamento vi è un secondo ordigno che sarà forse necessario neutralizzare con un’esplosione controllata.

La polizia si prepara a entrare nell’appartamento di James Holmes, il sospetto killer della strage del cinema di Aurora. La prima parte dell’operazione per l’ingresso nella casa avrebbe avuto successo: i cavi che avrebbero innescato dispositivi esplosivi sarebbero stati disarmati.

Sono arrivati gli artificieri ad Aurora per aiutare la polizia a entrare nell’appartamento di James Holmes, il sospetto killer della strage di ‘Batman’. Secondo quanto riferito dal sergente Cassidee Carlson, della polizia Autora, le autorità cercheranno di entrare nell’appartamento a breve, forse già nella prossima ora, inizialmente penetrandovi con un robot. Nella casa potrebbero esserci degli acceleranti e l’ingresso potrebbe includere «detonazioni controllate».

Si trasforma in una strage la prima mondiale dell’ultimo film di Batman, ‘The Dark Knight Rises’, il più cupo e cruento della serie: un uomo di 24 anni con una maschera antigas come quella del ‘cattivo’ del film, entra in un cinema di Denver, Colorado, nella proiezione di mezzanotte, e con un fucile e due pistole uccide almeno 12 persone e ne lascia 58 a terra ferite, con un’età compresa fra i 3 mesi e i 45 anni. Al Medical Center di Aurora sarebbero state ricoverate 12 persone, di cui tre curate per esposizione a sostanze chimiche, ovvero al gas lacrimogeno usato dal killer. Tra le vittime ci sarebbero anche dei bambini.

Il killer, arrestato dalla polizia nel parcheggio del cinema subito dopo la sparatoria, ha agito da solo. Si chiama James Holmes ed è nato il 13 dicembre del 1987. Era uno studente del dottorato di ricerca in neuroscienza all’Università del Colorado. Holmes aveva iniziato a seguire i corsi nel giugno 2011 ma ha deciso di lasciare il mese scorso. Le munizioni per le quattro armi in suo possesso sono state acquistate su internet. Lo afferma la polizia di Aurora. Secondo diversi testimoni, è entrato nel cinema Century 16 del quartiere di Aurora vestito di nero, con un giubbotto antiproiettile, un casco, la maschera antigas, ha aperto con un calcio la porta della sala dove era in corso la proiezione di ‘The Dark Knight Rises’, ha prima gettato un fumogeno e poi ha aperto il fuoco.

LA CASA ESPLODERÀ Ha acquistato online le munizioni per le sue armi James Holmes, presunto killer della strage di Denver, arrestato dalla polizia dopo l’uccisione di 12 persone e il ferimento di quasi 60 alla prima dell’ultimo film di Batman a Denver, Colorado. Nel suo appartamento gli agenti hanno trovato così tante bombe che se ne ritiene difficile il disinnesco e il piano è di farle detonare, mettendo prima l’area in sicurezza. Dolore per la tragedia è stato espresso dal regista della pellicola, che secondo le previsioni resta comunque destinata ad essere campione d’incassi. Lumini, fiori e cartelli fuori dal cinema.

LE VITTIME La polizia di Denver ha dato inizio alla dolorosa incombenza di notificare ufficialmente a parenti e familiari l’identità delle 12 vittime della strage del cinema di Aurora. La più piccola vittima è Veronica Moser-Sullivan: «Una vivace bimba di sei anni. Era esaltata, aveva appena imparato a nuotare», ha raccontato la zia di Ashley Moser all’Associated Press. La mamma, ferita al collo dal killer, ancora non sa che la sua piccola è morta. Tra le famiglie che hanno confermato l’identità dei loro congiunti, come riferiscono i media Usa, c’è quella del 27enne Alex Sullivan, caduto sotto i colpi sparati dal presunto killer, il 24enne James Holmes. I genitori di Sullivan, così come altri familiari delle vittime, hanno detto di aver cercato ininterrottamente per ore di entrare in contatto con il figlio , sperando fino all’ultimo che non fosse tra le vittime della strage. Poi, la conferma ufficiale della morte da parte della polizia. Tra le vittime finora identificate e la cui identità è stata resa pubblica dai familiari, ci sono anche la 23enne Micayla Medek, e l’aspirante giornalista sportiva, Jessica Ghawi. Notizie diffuse attraverso il social network Twitter riferiscono che la madre ha invitato gli utenti a lasciare un ricordo della figlia usando l’hastag #RIPJessica (Riposa in pace, Jessica).

“SONO JOKER”.  ‘Joker’, così come è già stato battezzato dai mezzi di informazione James Holmes sembrava un ragazzo normale: fedina penale pulita eccetto una multa, studente di medicina. Invece si è rivelato una «mente squilibrata» – come lo ha descritto il governatore del Colorado, John Hickenlooper – in grado di entrare in un cinema ad Aurora durante la prima di Batman e sparare sulla folla. Secondo indiscrezioni, Holmes si era colorato i capelli di rosso, come Joker, e avrebbe detto: «sono Joker» entrando nella sala proprio mentre il suo personaggio sarebbe comparso sul grande schermo poco dopo. Nato il 13 dicembre 1987 risiedeva ad Aurora.

STUDI. Holmes ha compiuto gli studi liceali a San Diego, dove ancora vive la madre Arlene Holmes, e poi si è trasferito in Colorado per un programma di dottorato di ricerca in neuroscienza lo scorso giugno, programma poi abbandonato il mese scorso: l’8 maggio avrebbe dovuto presentare uno ricerca per il corso di psichiatria e disordini neurologici che frequentava. Solitario secondo alcuni («Non rispondeva neanche al ciao» riferiscono alcuni vicini), si è descritto lo scorso anno – quando cercava un appartamento ad Aurora – una persona «tranquilla, calma e rilassata» Con indosso una maschera anti-gas, armato di un fucile e tre pistole, Holmes è entrato nella sala dove si teneva la prima di Batman dall’uscita di sicurezza. Tutto vestito di nero e – secondo indiscrezioni – un giubotto anti-proiettili. E ha sparato. La prima chiamata alla polizia è arrivata a mezzanotte e nove minuti: Holmes non ha opposto resistenza alla polizia quando è stato catturato. Si è limitato a dire che nel suo appartamento, a soli 7 chilometri dal luogo della strage, c’erano degli esplosivi.

ESPLOSIVI. La polizia accorsa lo ha confermato. «È una trappola esplosiva» affermano le autorità sottolineando che ci vorranno forse giorni per sgombrare la casa. Il palazzo e l’area circostante sono stati evacuati e per entrare la polizia ha deciso di usare un robot in dotazione agli artificieri. Holmes avrebbe agito da solo nell’effettuare la strage. I suoi amici e familiari sono stati interrogati dalle autorità. Alla madre, in viaggio da San Diego, sarebbe stata offerta una sicurezza rafforzata. «I nostri cuori sono con coloro che sono rimasti coinvolti nella tragedia e con le famiglie e gli amici delle vittime» afferma la famiglia di Holmes in un comunicato.

“RAFFICHE DI COLPI”. “Una raffica di colpi, tutti consecutivi, almeno 50-60”, ha raccontato un testimone. Gli spettatori non si sono accorti subito della follia omicida che li aveva raggiunti, convinti si trattasse di effetti speciali della pellicola: “Abbiamo sentito degli spari e un’esplosione, ma credevamo fosse il film, quando abbiamo visto che molte persone si alzavano e scappavano ci siamo alzati anche noi”, ha detto un testimone alla tv Usa 9news. L’Fbi, che lavora alle indagini con la polizia, ha escluso legami con il terrorismo. Il New York Police Department rafforzerà la sicurezza nei teatri newyorkesi.

 

http://www.leggo.it/news/mondo/denver_la_vittima_piu_piccola_ha_6_anni_in_carcere_uccidere_il_killer_di_bimbi_foto/notizie/189156.shtml

 

giugno 10, 2012

NIGERIA: ASSALTO AI CRISTIANI. SETTA ISLAMICA FA STRAGE IN DUE CHIESE

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NIGERIA, ASSALTO AI CRISTIANI. SETTA ISLAMICA FA STRAGE IN DUE CHIESE -FOTO

 
LEGGO.IT
 
Nigeria, alcuni feriti dell’attacco alle chiese
 
Alcuni feriti dall'esplosioneUn furgone danneggiato dall'esplosioneAttacco suicida in NigeriaNigeria, attacco alle chiese
 
Domenica 10 Giugno 2012 – 20:24

ROMA – Domenica di sangue in Nigeria dove due chiese cattoliche sono state prese di mira da una setta islamica. Un’autobomba e un commando armato hanno colpito, rispettivamente, le chiese di Jos e Biu, gremite di fedeli, causando almeno 4 morti e diverse decine di feriti. E in serata, puntuale, è giunta la rivendicazione del gruppo estremista Boko Haram, che da un paio d’anni sta ormai mettendo a ferro e fuoco l’intera Nigeria con l’obiettivo di trasformarla in un califfato islamico e di cacciare i cristiani dal Nord del Paese.

I due attacchi sono avvenuti entrambi questa mattina con dinamiche diverse ma con il solito bersaglio: i cristiani che affollavano i due edifici religiosi per la celebrazione della messa domenicale. A Biu, centro dello Stato nordorientale di Borno, un commando di cinque uomini ha aperto il fuoco contro i fedeli. Secondo il responsabile dell’associazione cristiana locale, «una fedele è rimasta uccisa, diverse persone sono rimaste ferite, di cui due sono in uno stato critico». La sua versione è stata confermata anche dalla polizia, secondo la quale il commando è riuscito poi a fuggire.

Poco dopo, a circa 400 chilometri a sud-ovest, un’autobomba guidata da un kamikaze è deflagrata davanti alla Christ Chosen Church di Jos, nella Nigeria centrale, distruggendo l’edificio e innescando la rappresaglia della folla di fedeli nei confronti di alcuni passanti.

Secondo fonti ufficiali, le vittime sono tre – incluso l’attentatore suicida -, 41 i feriti. La dinamica tuttavia appare ancora poco chiara e secondo alcuni fonti citate dalla Reuters l’azione del kamikaze non avrebbe provocato vittime, mentre due persone sarebbero rimaste uccise nella violenta reazione di gruppi di giovani cristiani, dispersi dalle forze dell’ordine con colpi di pistola sparati in aria. Il duplice attentato di oggi, avvenuto a soli 7 giorni dalla strage di 15 cristiani nella chiesa di Bauchi, non fa che accrescere l’allarme sulla sicurezza della folta comunità cristiana. Il ministro degli Esteri italiano Giulio Terzi ha condannato gli attacchi ribadendo «il massimo impegno dell’Italia, nelle sedi internazionali e in primo luogo in ambito Ue, nel tutelare e promuovere la libertà di religione e nel fronteggiare la sfida posta dal terrorismo». Mentre dal mondo politico italiano è giunto un appello bipartisan per un intervento «urgente» della comunità internazionale per evitare che la domenica si tramuti, per i cristiani, in «un giorno del martirio». Cristiani che sembrano non avere più pace in Nigeria essendo finiti nel mirino dei Boko Haram, ex setta islamica trasformatasi negli anni in un vero e proprio gruppo terroristico, supportato peraltro da Al Qaida per il Maghreb Islamico (Aqmi). Con i loro violenti attacchi a edifici governativi e chiese cristiane, le frange estremiste hanno ormai da tempo acuito le tensioni in una Nigeria segnata da un’endemica instabilità, un difficile dialogo interreligioso e la costante minaccia di sequestri. L’ultimo dei quali ha coinvolto il centrocampista del Lecce Christian Obodo, rapito proprio ieri a Warri.

 

http://www.leggo.it/news/mondo/nigeria_assalto_ai_cristiani_setta_islamica_fa_strage_in_due_chiese_foto/notizie/183160.shtml

 

aprile 12, 2012

NIGERIA: STRAGE DI CRISTIANI

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Strage di cristiani in Nigeria. Salgono a 38 le vittime dell’attentato

Il luogo dll'attentatoSegnalazione di Raimondo Gatto

dialogate dialogate, qualcosa resterà…(n.d.r.)

ROMA – E’ salito il bilancio delle vittime dell’attentato compiuto la domenica di Pasqua contro una chiesa a Kaduna, in Nigeria. Le autorità locali hanno comunicato che almeno 38 fedeli cristiani sono rimasti uccisi nell’esplosione dall’autobomba, mentre vi sono decine di feriti, 13 dei quali versano in gravi condizioni. I media nigeriani attribuiscono l’attentato al gruppo terrorista islamico Boko Haram, ma non sono ancora arrivate rivendicazioni.

Sette morti in due attacchi al Nord. E’ di sette morti, tra i quali tre presunti membri della setta Boko Haram, il bilancio di due attacchi condotti dal gruppo islamico nel nord del Paese. Gli assalti sono stati condotti a Diwka, dove sono stati uccisi un politico, un agente e un civile, e dove hanno trovato la morte i tre presunti terroristi, e a Potiskum, dove la setta ha ucciso una ragazza.

Fonte: Il Mattino.it Lunedì 09 Aprile 2012 – 13:10    Ultimo aggiornamento: Martedì 10 Aprile – 09:18

http://www.agerecontra.it/public/press20/?p=10484

 

marzo 12, 2012

AFGHANISTAN: SOLDATO USA UCCIDE DONNE E BAMBINI-STRAGE

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SOLDATO USA UCCIDE 9 BIMBI E 3 DONNE
AFGHANI. OBAMA: “INCIDENTE” -FOTO

 
Domenica 11 Marzo 2012 – 20:17

KANDAHAR – Una carneficina, compiuta a sangue freddo, porta per porta, di donne, bambini di due-tre anni e vecchi, mentre in piena notte dormivano nell’ intimità delle loro case; sangue dappertutto, almeno 16 corpi (17 secondo una fonte) crivellati di pallottole e poi cosparsi di benzina e incendiati. Questo è accaduto in due villaggi della provincia afghana di Kandahar; questa la scena che si è presentata ai testimoni dopo l’incursione notturna di un (o più d’un) soldato americano. Un nuovo macigno sui difficili rapporti fra Stati Uniti e Afghanistan, con il presidente Hamid Karzai che grida all’ «omicidio deliberato», chiedendo spiegazioni a Usa e Nato. Una strage con due diverse versioni dei fatti: è opera di un soldato americano in forza all’Isaf, un killer solitario, forse in preda a un esaurimento nervoso, uscito di nascosto dalla vicina base in piena notte e poi riconsegnatosi a essa, dove ora è sotto custodia, per gli Stati Uniti e per la forza di coalizione Nato; il lavoro di un gruppo di soldati americani «ubriachi» che «ridevano» e «sparavano all’impazzata» secondo i testimoni locali, fra i quali un uomo, un anziano del villaggio, Haji Samad. Il quale era fuori casa e che, rientrando, ha trovato i cadaveri di undici membri della sua famiglia, fra cui figli e nipoti. I soldati «hanno versato liquido infiammabile sui corpi e tentato di dare loro fuoco», racconta in lacrime.

Quattro le case «visitate» dall’assassino, nei due villaggi di Alokozai e Garrambai, entrambi nel distretto de Panjwayi, culla spirituale ed ex roccaforte dei talebani, a 500 metri da una base Usa. Sul luogo del massacro si è precipitato un cronista della France Presse, che ha fornito una preziosa testimonianza di prima mano, che mostra analogie con la descrizione di Samad: «Sono entrato in tre case e ho contato 16 morti, inclusi bambini, donne e uomini anziani», racconta. «In una delle abitazioni c’erano i corpi di dieci persone, fra cui donne e bambini, che erano stati tutti uccisi e bruciati in una stanza. Un’altra donna invece giaceva morta all’entrata della casa. Sono stati uccisi e bruciati. Ho visto almeno due bambini di et… fra i due e i tre anni, che erano stati bruciati». «In un’altra casa», in un secondo villaggio, «c’erano quattro persone morte. Ho visto i loro cadaveri stesi in una stanza. Fra loro c’erano due uomini anziani e una donna». Ci sono inoltre almeno cinque feriti, che vengono curati in una struttura Isaf.

L’efferatezza del massacro rischia di far precipitare i rapporti, già tesi, fra Kabul e Washington e di far deflagrare l’ostilità popolare nei confronti delle truppe straniere, già esacerbata dal rogo del Corano e da uno stillicidio di episodi di gratuito disprezzo e di civili morti, vittime di azioni militari fuori bersaglio. E ora gli americani temono una nuova ondata di violenze e hanno invitato i concittadini a stare all’erta per possibili rappresaglie. «Abbottonato» e laconico il commento della Forza Nato: «Uno dei nostri soldati ha ucciso e ferito un certo numero di civili in un villaggio adiacente alla sua base», ha dichiarato il vicecomandante dell’Isaf, gen. Adrian Bradshaw, che ha detto di non essere «in grado di spiegare le ragioni del suo gesto», aggiungendo che «Un’inchiesta è in corso». Sull’identità, il corpo d’appartenenza o anche il grado (è solo trapelato che si tratterebbe di un sergente maggiore) non esce una parola. Il governo afghano per bocca del ministro per gli affari tribali nelle sue dichiarazioni mostra di aver metabolizzato la «verità» ufficiale del killer solitario, mentre quello della difesa sembra invece aver fatto sua la versione dei fatti fondata sui testimoni locali. Ed è senza appello la condanna lanciata nel pomeriggio dal presidente Hamid Karzai, che pure non si pronuncia sul numero degli esecutori: «Il governo (afghano) ha condannato a più riprese le operazioni condotte sotto la denominazione di ‘guerra al terrorismò e che causano perdite civili. Ma quando gli afghani vengono uccisi deliberatamente dalle forze americane, si tratta di un assassinio e perciò di un’azione imperdonabile», ha dichiarato il presidente afghano in un comunicato, nel quale si chiedono quindi «spiegazioni al governo americano».

OBAMA: “EVENTO TRAGICO” «Questo incidente è tragico e scioccante». Ora sarà fatto di tutto per «assicurare nei tempi più brevi possibili i responsabili alla giustizia». Barack Obama, il ‘Commander in Chief’ della prima potenza militare al mondo non perde tempo. In una nota ufficiale della Casa Bianca delinea con chiarezza la sua posizione sul massacro compiuto da un suo soldato ai danni di almeno 17 civili inermi, donne e bambini uccisi barbaramente nella provincia di Kandahar. All’ex professore di legge di Harvard, premio Nobel per la Pace, non gli basta esprimere il suo profondo cordoglio al popolo afgano. Va oltre, assicurando che saranno fatti tutti i passi necessari per accertare ogni dettaglio sull’accaduto. Ma anche sottolinea che quel soldato criminale «non rappresenta lo straordinario carattere dell’esercito americano e il profondo rispetto degli Stati Uniti nei confronti del popolo afgano». Una mossa chiara, netta, precisa che distingue responsabilità personali, da quelle politico-militari. Ma che annuncia anche un’inchiesta trasparente. Il suo obiettivo è salvaguardare il rapporto di fiducia che un paese e il suo Presidente deve sempre avere nei confronti delle sue forze armate, ma anche assicurare giustizia, allo scopo di placare l’ira di chi pensa già a una rappresaglia, magari riallacciando un filo di dialogo con il governo di Kabul. Una intricata faccenda poliico-diplomatica scoppiata durante una domenica prelettorale. l’America s’era svegliata con questa notizia drammatica, mentre i grandi media erano impegnati a raccontare la sfida nel sud tra Romney, Santorum e Gingrich. Ma i dettagli dell’eccidio fanno breccia e per qualche ora l’attenzione passa dall’Alabama all’Afghanistan. E Obama, dopo aver avuto un lungo briefing con i suoi esperti militari, all’ora di pranzo diffonde poche righe che non lasciano spazio a ambiguità di sorta. «Sono profondamente rattristato dalle notizie dell’uccisione e del ferimento di civili afgani. Esprimo le mie condoglianze alle famiglie e agli amici di chi ha perso la sua vita, e al popolo afgano che hanno sopportato per troppo tempo violenza e sofferenza. Si tratta di un incidente – ha aggiunto Obama – tragico e scioccante che non rappresenta il carattere eccezionale del nostro esercito e il rispetto che gli Stati Uniti nutrono nei confronti del popolo afgano. Il mio pieno appoggio va al lavoro del capo della Difesa Leon Panetta e del generale Allen perchè si faccia piena luce sui fatti e si assicuri , nel più breve tempo possibile, i responsabili alla giustizia».

UN GIORNALISTA TESTIMONE: “DONNE E BIMBI UCCISI E POI BRUCIATI” «Sono entrato in tre case e ho contato 16 morti, inclusi bambini, donne e uomini anziani», racconta in una testimonianza un reporter dell’agenzia Afp che ha visitato i villaggi afghani dove un soldato americano stamani ha compiuto una strage di civili. «In una delle abitazioni c’erano i corpi di dieci persone, fra cui donne e bambini, che erano stati tutti uccisi e bruciati in una stanza. Un’altra donna invece giaceva morta all’entrata della casa. Sono stati uccisi e bruciati. Ho visto (fra i cadaveri) almeno due bambini di età fra i due e i tre anni, che erano stati bruciati». «In un’altra casa», situata in un secondo villaggio, «c’erano quattro persone morte. Ho visto i loro cadaveri stesi in una stanza. Fra loro c’erano due uomini anziani e una donna», racconta ancora la fonte giornalistica, che parla di un sedicesimo corpo in una terza abitazione. I nomi dei due villaggi, secondo il portavoce del governo provinciale di Kandahar, sono Alokozai e Garrambai, entrambi nel distretto de Panjwayi.

 

marzo 4, 2012

BRESCIA. CAMIONISTA UCCIDE L’EX MOGLIE LA FIGLIA 19ENNE DI LEI E ALTRE 2 PERSONE

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BRESCIA. CAMIONISTA UCCIDE L’EX MOGLIE,
LA FIGLIA 19ENNE DI LEI E ALTRE 2 PERSONE -FOTO

 
Domenica 04 Marzo 2012 – 13:08

BRESCIA – Tragedia della follia stanotte a Brescia dove ben quattro persone sono state uccise. A commettere la strage è stato un camionista di 34 anni originario di Modugno, Mario Albanese, spinto dalla gelosia nei confronti dell’ex moglie, che è una delle vittime. La donna, da cui era separato da due anni, gli aveva dato tre figli, che hanno assistito alla strage. 

CHOC ALLE 3.30. È successo tutto intorno alle 3.30 in via Raffaello a San Polo. L’uomo ha atteso sotto casa dell’ex coniuge che lei rientrasse in compagnia del nuovo compagno. Quando i due sono arrivati ha sparato, in strada, prima all’ex moglie Francesca, 44 anni, e poi a Vito, 55enne amico della donna, uccidendoli. Poi è andato nella villetta dell’ex moglie, dove ha trovato Chiara, la figlia ventenne della donna, che la vittima aveva avuto da una precedente relazione, ed il fidanzato Domenico, di passaggio dalla Calabria, pure lui ventenne: l’uomo ha impugnato di nuovo l’arma e non ha risparmiato neppure loro. La scena si è svolta davanti ai figli di lui, di cinque, sette e dieci anni, che sono stati risparmiati. 
Alcuni testimoni hanno riferito che il camionista, dopo aver sparato e ucciso l’ex moglie e altre tre persone, si è puntato la pistola alla tempia per togliersi la vita. È stato a quel punto che è intervenuto un carabiniere in borghese che, abitando a pochi metri di distanza, aveva udito gli spari. Secondo il racconto dei testimoni l’arma si è inceppata e il carabiniere si è avventato contro l’uomo riuscendo a disarmarlo dopo una collutazione nella quale ha riportato alcune contusioni. Il militare è stato accompagnato in ospedale per essere medicato. L’omicida, che ha precedenti penali ma non per stalking, è attualmente in Questura, sentito dal pm Antonio Chiappani e dal dirigente della Squadra Mobile, Riccardo Tumminia, che stanno cercando di fare maggiore luce sui motivi, probabilmente di ordine sentimentale, che hanno scatenato la strage, ma Albanese si avvale della facoltà di non rispondere. Prima dell’interrogatorio è stato portato in ospedale per gli esami di rito: il sospetto è che possa aver agito sotto effetto di stupefacenti.

LE VITTIME Si chiamava Francesca Alleruzzo, 45enne maestra in una scuola elementare di San Polo, un quartiere di Brescia, l’ex moglie di Mario Albanese freddata a colpi di pistola dal 34enne mentre si trovava in un’auto fuori dalla casa di via Raffaello. Insieme a lei un amico, Vito Macadino, 56 anni. A essere uccisi nella notte anche la figlia della donna, Chiara Matalone, e il suo fidanzato, Domenico Tortorici, entrambi 19enni, arrivati dalla Calabria e a Brescia solo di passaggio per trovare la madre di lei.

SOPRALLUOGO Si è concluso da poco, a Brescia, un sopralluogo degli inquirenti sul luogo della strage della scorsa notte, quando un camionista ha ucciso l’ex moglie, il suo nuovo compagno, la figlia di lei e il suo fidanzato. Sul posto, in via Raffaello, sono giunti il procuratore reggente di Brescia, Fabio Salamone e il dirigente della Squadra mobile, Riccardo Tumminia, che hanno esaminato alcuni dei luoghi dell’efferata scena del crimine. Prima la strada, dove il camionista in preda al raptus ha sparato all’ex moglie e al suo compagno, pare in auto, freddandoli; poi nell’abitazione al civico 57, ora sottoposta a sequestro giudiziario dopo i rilievi della Scientifica e l’intervento dei necrofori. Nella casa, infatti, l’uomo è salito uccidendo a sangue freddo anche la figlia della donna e il suo ragazzo.

http://www.leggo.it/news/cronaca/brescia_camionista_uccide_lex_moglie_la_figlia_19enne_di_lei_e_altre_2_persone_foto/notizie/168848.shtml

dicembre 13, 2011

BELGIO: GRANATE SULLA FOLLA A LIEGI-CINQUE MORTI E 60 FERITI

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BELGIO, GRANATE SULLA FOLLA A LIEGI:
CINQUE MORTI, 60 FERITI

 
Martedì 13 Dicembre 2011 – 19:17

LIEGI – Choc in Belgio per delle granate lanciate sulla folla a Liegi. Il bilancio ufficiale parla di 5 morti e 60 feriti. Un uomo ha lanciato alcune granate esplosive al centro di una piazza di Liegi, anche se secondo le autorità non si tratterebbe di un atto di terrorismo.  Il procuratore del re ha smentito che gli autori sarebbero tre e che ci sarebbe un legame tra l’attentato e un tentativo di evasione al palazzo di giustizia. La sparatoria sarebbe stata causata da Nordine Amrani, 32 anni, un uomo conosciuto ai servizi giudiziari, il cui domicilio sarebbe stato perquisito in una retata anti-droga nel corso della quale – riporta la Belga – sono state scoperte anche armi. Dopo avere sparato e avere lanciato granate, l’uomo si è suicidato con un colpo in testa.
I testimoni che si trovavano in piazza Saint-Lambert hanno riferito di aver sentito quattro esplosioni. Una delle vittime dovrebbe essere un attentatore, che secondo il quotidiano belga Le Soir, si sarebbe sparato in testa dopo aver aperto il fuoco contro la folla. 
Le granate, riferisce ancora Le Soir, sarebbero state lanciate in direzione di una fermata di autobus. Il centro di Liegi è stato evacuato ed elicotteri della polizia sorvolano la città.

SALE IL BILANCIO Si aggrava il bilancio dell’attentato di Liegi: un uomo di 20 anni è morto dopo il ricovero in ospedale, portando il numero dei morti a cinque, incluso l’autore. Ma secondo fonti mediche citate dai media, anche un bambino di 23 mesi, ricoverato in condizioni disperate non ce l’avrebbe fatta. I feriti sono oltre 70.

MOLTI FERITI SONO GIOVANI La maggior parte della trentina di feriti ricoverati all’ospedale della Cittadella di Liegi, quindi circa la metà del numero di feriti complessivi finora noto, sono ragazzi tra i 17 e i 20 anni, riferiscono i media locali. Di questi, 5 sono stati operati e messi in terapia intensiva. Le ferite sono principalmente dovute ai proiettili sparati dall’attentatore, un pregiudicato già noto alla giustizia, con un kalashnikov. L’attacco è avvenuto in pieno centro, vicino a uno dei nodi nevralgici dei mezzi di trasporto pubblici del centro di Liegi e in orario di uscita da scuola, in una zona dove si trovano diversi istituti scolastici e non lontano dall’università.

GIÀ ARRESTATO PER DETENZIONE DI ARMI L’autore della carneficina di Liegi era stato condannato tre anni fa a 58 mesi di prigione per detenzione di armi estremamente pericolose. Nordine Amrani, 32 anni, saldatore, si è sparato un colpo in testa dopo avere lanciato granate e scaricato un intero caricatore di kalasnikov contro persone che aspettavano l’autobus, nella piazza centrale di Liegi, affollata per il mercato e lo shopping natalizio. Secondo i media locali, la sparatoria ha causato quattro morti e oltre 60 feriti. Nordine aveva 29 anni quando è stato arrestato per detenzione di una dozzina di armi e 9.500 pezzi di armi, e per la coltura di 2.800 piante di cannabis. Il tribunale gli aveva inflitto una multa di 11 mila euro e aveva pronunciato un ordine di confisca per 76.500 euro. Durante la perquisizione – riportano i media locali – era stato scoperto un vero e proprio arsenale, con armi di altissima pericolosità, tra cui un lancia razzi Law, un AK 47 (un’arma ad alta precisione per i tiratori di elite) e un K31, oltre a centinaia di cartucce di fucile Fal con cavalletto e cannocchiale. Amrani confezionava lui stesso i silenziatori delle sue armi. Al momento dell’arresto, il giovane operaio di Liegi aveva rifiutato di rispondere sulla provenienza e la destinazione delle armi.

Foto-Video

http://www.leggo.it/articolo.php?id=153479

agosto 19, 2011

PAKISTAN: STRAGE DI FEDELI IN MOSCHEA

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TMNews

Strage di fedeli in una moschea in Pakistan, almeno 33 uccisi

Oltre 100 i feriti. L’ordigno è esploso durante la preghiera del venerdì nella zona nord occidentale del Paese

Strage di fedeli in una moschea in Pakistan, almeno 33 uccisi

Islamabad, 19 ago. (TMNews) – Almeno 33 persone sono morte in un attentato dinamitardo avvenuto oggi contro una moschea nella regione pachistana del Khyber, nella zona nord occidentale del Paese sotto il controllo dei clan tribali: lo hanno reso noto le autorità di Islamabad, precisando che i feriti sono un centinaio.

L’ordigno è esploso nel momento in cui centinaia di fedeli si erano radunati per la preghiera del venerdì nella moschea di Jamrud, 25 chilometri a sudest di Peshawar. L’attentato non è stato rivendicato ma le autorità puntano il dito contro i talebani pachistani che hanno proclamato un jihad contro il governo di Islamabad, colpevole di essersi alleato agli Stati Uniti.

Mgi-Cer

 

http://www.tmnews.it/web/sezioni/top10/20110819_131218.shtml

agosto 1, 2011

SIRIA: POSSIBILE INTERVENTO GB

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LEGGO.IT

SIRIA, IERI 124 MORTI -VIDEO
GB: “POSSIBILE INTERVENTO”

 
Lunedì 01 Agosto 2011 – 09:59                   

vittime (ansa)

HAMA – Un intervento militare in Siria «non è una possibilità da escludere». A dichiararlo è il ministro degli Esteri britannico William Hauge, parlando in conseguenza della violenta repressione avvenuta ieri tra Hama e Damasco.

UN VERO MASSACRO La Siria ha vissuto oggi una delle giornate più cruente dall’inizio delle proteste contro il regime del presidente Bashar el Assad, lo scorso 15 marzo. Alla vigilia del Ramadan e in una delle città simbolo della rivolta, Hama, i carri armati dell’esercito siriano sono entrati all’alba e hanno compiuto un «massacro»: 100 morti, secondo testimoni diretti, almeno 80 per gli attivisti dell’organizzazione Sawasiah, la Bbc e altri media internazionali, oltre centinaia di feriti. Mentre l’agenzia ufficiale, che addossa la responsabilità degli scontri «a gruppi armati», parla solo della morte di due militari nell’incendio di posti di polizia. I colpi dei carri armati hanno iniziato a colpire la città, che si trova 210 chilometri a nord di Damasco, con un ritmo di quattro al minuto; i militari hanno preso a sparare con le mitragliatrici pesanti contro la gente, travolgendo le barricate erette dagli abitanti. Decine i corpi, tra cui quelli di donne e bambini, abbandonati per le strade, e gli ospedali pieni di feriti, secondo quanto riferito da Abdel Rahmane, presidente dell’Osservatorio siriano per i diritti umani. Un testimone diretto ha riferito all’ANSA di aver assistito ad un vero e proprio «massacro», i morti, ha assicurato, «sono oltre 100». «I giovani stanno tentando di proteggere le loro famiglie, perchè si teme che (le forze di sicurezza e la polizia segreta ndr) vadano casa per casa, a prenderli uno per uno», ha detto ancora il testimone. Secondo una tattica tipica delle operazioni di repressione del regime, dall’alba sono state inoltre tagliate acqua ed elettricità nei quartieri centrali di Hama. Per l’agenzia di stato siriana (Sana) nella città c’è una resistenza di gruppi armati, con cecchini dai tetti, che hanno eretto barricate e rispondono con mitragliatrici e razzi rpg. Unanime la condanna internazionale del massacro: dagli Stati uniti, all’Ue, all’Italia la richiesta alle autorità siriane è di cessare immediatamente le violenze, mentre aumentano le pressioni perchè l’Onu assuma una posizione più ferma. Il presidente Usa Barack Obama ha espresso «orrore» per le violenze e ha chiesto alla comunità internazionale di isolare il presidente Assad. La città di Hama, sotto assedio dell’esercito da circa un mese e simbolo della rivolta che ha portato in piazza fino a 55 mila persone in tutto il paese, non è stata la sola oggi al centro di scontri fra forze di sicurezza e manifestanti. Ad Harasta, periferia di Damasco, almeno 42 persone sono rimaste ferite dal lancio di bombe a frammentazione da parte delle forze ultra lealiste della Quarta Divisione. A Deir Ezzor, est della Siria, 19 persone sono state uccise da proiettili di cecchini piazzati sui tetti, con la maggior parte delle vittime colpite alla testa o al petto, secondo quanto denunciato dalla Lega siriana dei diritti dell’uomo. L’agenzia Sana riferisce di un colonnello e due militari uccisi da uomini armati in questa città, divenuta anch’essa uno dei principali centri della rivolta. Altri 6 morti si sono registrati a Harak (nel sud), ha detto il presidente dell’Organizzazione nazionale dei diritti dell’uomo, Ammar Qurabi, mentre una persona è rimasta uccisa a Bukamal (nell’est). Intanto forze dell’opposizione hanno denunciato l’arresto di Sheikh Nawaf Al Bashir, leader della tribù di Baqqara, la principale della provincia ribelle di Deir al Zor.


 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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LEGGO.IT

SIRIA, REPRESSIONE AD HAMA:
ASSEDIO CON I CARRI ARMATI.
“100 MORTI TRA I CIVILI” -VIDEO

Domenica 31 Luglio 2011 – 12:50                   

HAMA – I carri armati dell’esercito siriano sono entrati all’alba ad Hama, una delle città simbolo della rivolta in Siria, e hanno compiuto un «massacro»: 100 morti, secondo testimoni diretti, 61 secondo la Cnn, 45 per l’osservatorio siriano per i diritti umani. Quel che è certo è che le granate dei carri armati hanno iniziato a colpire la città 210 chilometri a nord di Damasco con un ritmo di quattro al minuto e i militari hanno sparato a casaccio con le mitragliatrici pesanti contro la gente, travolgendo le barricate erette dagli abitanti.

Il risultato sono i corpi di decine di persone, tra le quali donne e bambini, abbandonati per le strade e gli ospedali pieni di feriti, secondo quanto riferito da Abdel Rahmane, presidente dell’Osservatorio siriano per i diritti umani. Ma non solo: i cecchini dell’esercito, riferisce sempre Rahmane, si stanno appostando sui tetti dell’edificio della compagnia elettrica e della prigione.

Un testimone diretto ha riferito all’ANSA di aver assistito ad un vero e proprio «massacro», i morti, ha assicurato, «sono oltre 100». Secondo una tattica tipica delle operazioni di repressione del regime, dall’alba sono state inoltre tagliate acqua ed elettricità nei principali quartieri di Hama. La città paga così un prezzo altissimo per essere diventata uno dei simboli della rivolta e il centro delle manifestazioni ormai quasi permanenti, dove fino a 55 mila persone sono scese in piazza nei mesi scorsi. Hama in realtà era assediata dall’esercito siriano da circa un mese, ma questa mattina sono entrati in azione i tank e le forze di sicurezza intenzionate a stroncare la protesta anti regime alla vigilia del Ramadan.

Gli abitanti si erano organizzati con barricate e fortificazioni artigianali, ma è servito a poco di fronte ai carri armati del regime. Hama è città simbolo della lotta contro il regime in Siria da quando, nel 1982, la durissima repressione di una rivolta ispirata dal movimento dei fratelli musulmani -bandito nel Paese- contro l’allora presidente Hafez al-Assad, provoc• la morte di 20mila persone, a inizio mese la città era stata visitata in segno di solidarietà dall’ambasciatore americano Robert Ford.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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luglio 23, 2011

NORVEGIA: ATTENTATO-STRAGE-91MORTI

Filed under: Senza Categoria — Tag:, , , , — mirabilissimo100 @ 1:03 pm

LEGGO.IT

STRAGE A OSLO, 91 MORTI.
C’È UN ARRESTO -FOTO/VIDEO.
SI CERCA SECONDO KILLER

 
 
Sabato 23 Luglio 2011 – 13:41
 

OSLO – È salito a 91 morti il bilancio degli attentati di ieri a Oslo mentre il presunto autore della strage, Anders Behring Breivik, 32 anni, è messo sotto torchio da ore dalla polizia che sta battendo sempre più la pista dell’estremismo di destra. Sette persone hanno perso la vita nell’esplosione di ieri nel centro di Oslo mentre altre 84 sono state massacrate in una sparatoria avvenuta sull’isola di Utoeya, a 50 km dalla capitale norvegese, durante il raduno dei giovani laburisti al quale partecipavano ragazzi di età compresa fra i 14 e i 19 anni. Breivik è sospettato di essere l’autore di entrambi gli attacchi: arrestato subito dopo la sparatoria, la sua identità è stata confermata solo oggi dalla polizia e pare stia collaborando alle indagini mentre sempre più elementi emergono sulla dinamica degli attentati. Il giovane è proprietario di una fattoria agricola sulla riva occidentale del fiume Glomma ad Asta, piccolo villaggio tra le località di Rena e Elverum, nella regione dell’Hedmark, cuore agricolo della Norvegia, dove si era trasferito da appena un mese. Per preparare l’attentato ha comprato grandi quantità di fertilizzanti -«tonnellate» riferiscono sul posto- nel più vicino Felleskjopet (magazzino della comunità) a Rena, ad una decina di chilometri, località con meno di duemila abitanti. Ad Oslo abitava in un appartamento nel quartiere ovest della città, zona ricca della capitale che la polizia ha già perquisito. Ai ragazzi che partecipavano al raduno si era presentato travestito da poliziotto e giustificando la sua presenza con la scusa di seguire un’indagine. Ha invece aperto il fuoco sulla folla usando, scrivono i media, un fucile da caccia, un’arma automatica e una pistola mentre intorno i ragazzi cercavano una via d’uscita fuggendo a nuoto dall’isola di Utoeya o fingendosi cadavere. Poche ore prima, Breivik era stato visto sul luogo dell’esplosione nel centro di Oslo.

UOMO ARMATO ACCANTO AL PREMIER  La polizia norvegese ha fermato un uomo armato di coltello vicino al primo ministro norvegese, mentre era in visita sull’Isola di Utoeya, teatro della strage di ieri. L’uomo è stato fermato dalla polizia fuori da un hotel in cui si trovava il premier per incontrare i superstiti della strage di ieri. Ammanettato dalla polizia ha spiegato di avere il coltello «perchè non si sentiva al sicuro», secondo quanto riporta una giornalista della tv nazionale Nrk, presente sul posto

INDAGINI SU UN SECONDO ASSALITORE La polizia norvegese sta verificando i racconti di alcuni testimoni che hanno riferito di un secondo uomo, che non indossava un’uniforme della polizia, presente sull’isola di Utoya, e che potrebbe essere coinvolto nell’attacco nel quale sono morte 84 persone. Lo riferiscono i media norvegesi.

ACCUSATO DI TERRORISMO Contro Anders Behring Breivik, l’uomo arrestato in relazione ai due attacchi di ieri, sono al momento state formulate due accuse di terrorismo. L’uomo è ora sottoposto a interrogatorio da parte degli inquirenti norvegesi. Lo ha riferito alla Bbc la portavoce della polizia, Carol Sandbye. L’uomo, ha aggiunto la donna, comparirà davanti a un giudice entro i prossimi tre giorni.

“BREIVIK MEMBRO LOGGIA MASSONICA” Il presunto autore degli attacchi di Oslo, Anders Behring Breivik, è anche un membro della loggia massonica norvegese di San Giovanni Olaus dei tre pilastri. È quanto riporta sul suo sito internet il quotidiano del Paese scandinavo Dagbladet. Il motto della loggia, di cui Breivik è membro del terzo livello su dieci, è ‘E tenebris ad lucem’, dalle tenebre alla luce. Il portavoce della loggia, Helge Qvigstad, ha preso le distanze dall’attentatore, sottolineando che «non abbiamo modo di esprimere un parere su individui o incidenti relativi a tutti i membri».

LA STRAGE DI IERI Un’autobomba in pieno centro poi una sparatoria contro un raduno di giovani laburisti. Due attacchi che ieri hanno trasformato Oslo in una zona di guerra e hanno provocato una strage. Il bilancio ufficiale e’ di almeno 91 morti, ma le vittime possono essere molte di più, come conferma la polizia.

Secondo quanto ha annunciato il ministro della giustizia Knut Storberget l’uomo arrestato dopo la sparatoria dell’isola di Utoya e’ di nazionalita’ norvegese. Qualche ora prima, pare fosse stato visto anche in centro, dove la bomba e’ esplosa. Questo rafforza l’ipotesi che si sia trattato di un attacco coordinato secondo la polizia. Su di esso pesa l’ombra del terrorismo islamico, vista la rivendicazione di un gruppo jihadista sconosciuto.

In una conferenza stampa tenuta ieri sera in diretta Tv, il premier Jens Stoltenberg ha detto di non poter ne’ confermare ne’ smentire le notizie di una presunta rivendicazione jihadista. Nella conferenza stampa, il premier ha promesso che i colpevoli ”saranno presi” e assicurati alla giustizia. Poco prima c’era stata una riunione di emergenza del governo tenuta in un luogo segreto. E’ stato deciso anche di sospendere gli accordi di Schengen e di ripristinare i controlli alle frontiere.

Ieri sera la polizia ha inoltre annunciato di avere ritrovato dell’esplosivo non utilizzato sull’isola della sparatoria dove circa 600 giovani stavano trascorrendo una vacanza trasformatasi improvvisamente in un terrorizzante incubo. La Tv pubblica Nrk, in serata ha poi reso noto che la polizia avrebbe rinvenuto un ordigno non esploso nei pressi della sua sede.

Quello di ieri e’ un tranquillo pomeriggio estivo scandinavo, da poco sono passate le 15:25, quando a Oslo e’ l’inferno. Una forte esplosione scuote la sede del giornale Vg, vicina all’ufficio del primo ministro Jens Stoltenberg. La deflagrazione danneggia la maggior parte delle finestre della sede del giornale, dove crolla anche il tetto, e dell’edificio governativo.

Poco dopo arriva la conferma delle prime vittime, mentre la polizia comunica che l’esplosione e’ stata causata da una bomba. Si ipotizza anche un’autobomba dopo che un ufficiale di polizia riferisce che, secondo le immagini delle telecamere di sorveglianza, ”una grande automobile e’ stata vista passare nel quartiere del governo pochi istanti prima dell’esplosione”. ”La situazione e’ grave, la violenza non ci deve terrorizzare”, afferma il primo ministro Stoltenberg, che aggiunge di non poter dire dove si trova al momento, ma precisa di essere sano e salvo, come anche gli altri ministri del suo governo.

La polizia ordina subito l’evacuazione di alcune zone del centro di Oslo. Nella capitale regna il caos con i soldati schierati in pieno centro. Numerosi video postati sui siti dei quotidiani norvegesi e su quelli internazionali testimoniano scene di panico e gente in fuga, mentre sui social network come Twitter sono centinaia i messaggi che si accavallano sulla situazione nella citta’, con immagini di guerra o che ricordano l’attentato a Mumbai.

Passano tre ore e il Paese scandinavo viene nuovamente scosso dalla sparatoria a Utoya, nella grande periferia di Oslo dove e’ in corso un meeting dei giovani laburisti, e dove era atteso il premier Stoltenberg. Ad aprire il fuoco, si scoprira’ poco dopo, e’ un uomo dall’aspetto scandinavo, vestito da poliziotto che esplode almeno una decina di colpi di arma da fuoco e che poco dopo viene arrestato. E la tensione continua dopo che la polizia comunica che nel campo potrebbero esserci degli esplosivi.

In serata arriva la rivendicazione degli attacchi da un gruppo finora sconosciuto, i ”Sostenitori della Jihad globale”, che lo collegano alla ricorrente pubblicazione delle vignette di Maometto. Un testimone citato dalla televisione Nrk parla addirittura di una ventina di vittime, forse di piu’. Secondo fonti sanitarie, ci sono anche un centinaio di feriti leggeri.

Immediate arrivano le condanne di quanto accaduto: dagli Stati Uniti il presidente Barack Obama afferma che gli eventi di Oslo ricordano l’importanza della lotta al terrorismo, mentre il presidente della Ue, Herman Van Rompuy, si dice ”scioccato”. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha condannato il ”vile atto terroristico” mentre il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha espresso la sua vicinanza alla Norvegia. Ferma condanna anche dalla Nato.

NESSUN ITALIANO COINVOLTO Al momento nessun italiano risulta coinvolto negli attacchi che ieri hanno colpito il centro di Oslo e l’isola di Utoya provocando la morte di 91 persone. Lo riferiscono all’ADNKRONOS fonti della Farnesina, spiegando che l’Unità di crisi del ministero degli Esteri è in stretto contatto con l’ambasciata d’Italia a Oslo, che a sua volta è in contatto con le autorità norvegesi. In queste ore vengono effettuate anche ricerche dirette negli ospedali per verificare la presenza di nostri connazionali. Queste verifiche proseguiranno finchè le autorità di Oslo non scioglieranno la riserva sul coinvolgimento di cittadini stranieri negli attacchi.

LEADER GIOVANI LABURISTI: “NOI IL VERO BERSAGLIO” «È chiaro che eravamo noi il bersaglio», ma gli attacchi di ieri «cambieranno il paese, possibilmente in meglio». Lo ha detto Eskil Pedersen, leader del movimento giovanile del partito laburista norvegese (Auf) in una conferenza stampa tenuta a Sundvoll durante la quale ha affermato che la sparatoria sull’isola di Utopya è stato «un attacco contro i giovani democratici che hanno un credo». «Ma non ci faremo zittire, in onore di chi ha perso la vita – ha aggiunto Pedersen – Continueremo a tenere alti i nostri ideali di tolleranza e antirazzismo». Il leader dell’Auf ha affermato che il partito continuerà a tenere i suoi campi estivi sull’isola alla periferia occidentale di Oslo.

STOLTENBERG, UNA TRAGEDIA NAZIONALE Il primo ministro norvegese Jens Stoltenberg ha definito oggi ”una tragedia nazionale” il doppio attacco che ha provocato almeno 87 morti ieri nella capitale.”Mai dalla seconda guerra mondiale il nostro paese e’ stato colpito da un crimine di questa portata”, ha detto il premier.

”E’ un incubo” ha aggiunto il premier evocando il ”sangue e la morte” che si sono trovati di fronte i giovani partecipanti alla riunione laburista sull’isola alla periferia della capitale.

 

http://www.leggo.it/articolo.php?id=132860

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OSLO, ECCO IL KILLER -FOTO.
“ANTI ISLAM E AMA LA MUSICA”

Sabato 23 Luglio 2011 – 10:40                   

Anders Behrin Breivik (Facebook)

OSLO –  Anders Behrin Breivik, l’uomo di 32 anni sospettato di essere l’autore del duplice sanguinoso attentato di ieri a Oslo e sull’isola di Utoya, è un cristiano fondamentalista e ha opinioni ostili all’islam. Lo ha detto stamani la polizia norvegese senza tuttavia rivelare le motivazioni del suo gesto. Gli elementi pubblicati dal sospetto su internet lasciano pensare che «ci siano caratteristiche tendenti alla politica di destra e anti-musulmana, ma è troppo presto per dire se questo sia un motivo per il suo gesto», ha detto il commissario di polizia Sveinung Sponheim alla tv pubblica Nrk. Almeno 91 persone sono morte in una esplosione avvenuta nei pressi della sede del governo a Oslo e nella sparatoria sull’isola di Utoya, a circa 30 chilometri dalla capitale norvegese, dove era in corso un meeting dei giovani laburisti. La polizia ha arrestato un uomo di 32 anni, norvegese, sospettato di essere implicato nei due attacchi, ma ha rifiutato di confermare l’identità resa nota da diversi media.

Sulla pagina “Facebook” – sempre che sia la sua – il presunto killer si descrive così: conservatore, di fede cristiana, ama la musica classica e i videogiochi Modern Warfare 2 (di guerra) e World Warcraft. I suoi film preferiti sono il Gladiatore e 300, quest’ultimo dedicato alla battaglia delle Termopili e al sacrificio dei guerrieri spartani per fermare i persiani.

FONDAMENTALISTA CRISTIANO Sulla base di informazioni che l’uomo ha postato su internet si tratta di un «fondamentalista cristiano», ha detto il responsabile della polizia precisando che le sue opinioni politiche sono orientate «a destra». Il premier Jens Stoltenberg nella sua conferenza stampa di questa mattina ha detto di non voler fare illazioni sui motivi della strage. «Rispetto ad altri paesi – ha comunque aggiunto – non direi che abbiamo grossi problemi con gli estremisti di destra. Ma ci sono alcuni gruppi, li abbiamo seguiti in passato e la nostra polizia ne è consapevole».

ESPLOSIVI CON FERTILIZZANTI Ha 32 anni, è biondo, alto, si definisce «single, cristiano e conservatore» con idee di estrema destra e anti-islamico. È il profilo del presunto autore degli attentati a Oslo, di nome Anders Behring Breivik secondo i media, (ma l’identità non è stata ancora confermata dalla polizia), pubblicato sulla pagina di Facebook appena pochi giorni fa. Oltre alla foto, anche gli interessi relativi alla caccia e ai videogiochi come ‘World of Warcraft’ e ‘Modern Warfare 2’. Su Twitter anche una citazione del filosofo inglese, John Stuart Mill: «Una persona con una fede ha la forza di 100.000 che hanno solo interessi». Il giovane, secondo quanto scrivono i media norvegesi, è il proprietario di una fattoria a 150 km da Oslo, la Breivik Geofarm, nella regione di Hedmark, il cuore agricolo del Paese dove ha avuto la possibilità di acquistare una grande quantità di fertilizzante di nitrato di ammonio, un ingrediente che può essere usato per fabbricare esplosivi. Le autorità hanno circoscritto la zona questa notte e gli inquirenti stanno indagando per scoprire se la sostanza possa essere stata usata nell’esplosione di ieri nel centro di Oslo. La polizia ha anche perquisito l’appartamento del giovane ad ovest nella capitale norvegese, nella zona ricca della città, che ha lasciato un mese fa per trasferirsi nella fattoria. Una curiosità: la stessa fattoria, nel 2006, venne chiusa dopo la scoperta di una piantagione di mariujana. Secondo i media norvegesi, gli interventi di Anders Behring Breivik sul sito http://www.document.no riflettono le opinioni nazionaliste e la sua opposizione a una società multiculturale, ma secondo la televisione pubblica NRK, ha anche preso le distanze dal neo-nazismo. Le liste fiscali, che in Norvegia sono aperte alla consultazione pubblica, non mostrano alcun reddito per il 2009 e somme estremamente modeste nel corso degli anni precedenti.

“LA FEDE DÀ LA FORZA DI 100MILA” «Una persona con una fede ha la forza di 100.000 che hanno solo interessi». È il testo del messaggio Twitter postato il 17 luglio scorso da Anders Behring Breivik, il 32enne norvegese che, secondi i media locali, saeebbe l’arrestato per la strage di Utoya.

“EX PREMIER ASSASSINA DI MASSA” Anders Behring Breivik, il 32enne norvegese arrestato ed accusato della strage di Utoya nonchè dell’esplosione di Oslo, un anno e mezzo fa definì su internet Gro Harlem Brundlandt come «assassina del paese». In un messaggio postato da Breivik il 25 gennaio 2010 sul forum dokument.no è scritto tra l’altro che «Chiunque non segue le indicazioni dell’assassina del paese Gro Harlem Brundlandts è considerato razzista». La laburista Brundlandts è stata primo ministro della Norvegia per tre mandati tra il 1981 ed il 1996. Nel 1993 era in carica quando, il 20 agosto, vennero conclusi ad Oslo gli accordi di pace israelo-palestinese tra Rabin e Arafat. Ieri aveva partecipato al raduno estivo dei giovani attivisti del partito laburista tenendo un discorso poche ore prima che cominciasse la sparatoria che ha provocato almeno 84 morti.

TESTIMONE: “KILLER CALMO E LENTO” «Camminava lentamente lungo l’isola e ha sparato contro tutti. Poi si è avvicinato verso il posto dove ero seduta e ha aperto il fuoco uccidendo subito dieci persone. La cosa strana è che era così calmo. Sono riuscita a salvarmi perchè mi sono buttata in acqua». Così una giovane sopravvissuta alla sparatoria di ieri sull’isola norvegese di Utoya, durante il raduno dei giovani laburisti, ha raccontato alla Tv TV2 la dinamica dell’attacco che ha provocato 80 morti. «Ci siamo riuniti per parlare di quanto era appena accaduto a Oslo quando abbiamo sentito gli spari. Sul momento non gli abbiamo dato importanza, poi tutti hanno iniziato a scappare», ha detto un’altra ragazza di appena 16 anni. E ancora: «Ho visto un poliziotto con i tappi per le orecchie. Ha detto: ‘Vorrei riunirvi tuttì. Poi ha iniziato a sparare. Siamo corsi sulla spiaggia e iniziato a nuotare verso la terraferma», ha detto la ragazza raccontando che l’autore della strage ha sparato anche in acqua. In molti hanno cercato rifugio in altre case mentre gli spari continuavano, altri invece sono fuggiti nei boschi o via mare. La polizia ha setacciato la zona durante la notte alla ricerca di sopravvissuti. Al raduno hanno partecipavano giovani di età compresa fra i 15 e i 20 anni. Il presunto autore della strage, di nome Anders Behring Breivik secondo alcuni media, è stato arrestato subito dopo la strage. Aveva con sè una pistola, un fucile da caccia e un’arma automatica, secondo la Bbc. Le autorità hanno trovato poi altre bombe inesplose sull’isola. Non ci sono notizie immediate su altri sospetti, ma la polizia sta comunque lavorando sull’ipotesi di diverse altre persone coinvolte nella strage.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

http://www.leggo.it/articolo.php?id=132826

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

aprile 24, 2011

FRANCIA: STRAGE IN FAMIGLIA-CACCIA A PAPA’-MOSTRO

Filed under: Senza Categoria — Tag:, , , , — mirabilissimo100 @ 1:22 am

LEGGO.IT

FRANCIA, STRAGE IN FAMIGLIA:
CACCIA A PAPÀ-MOSTRO FOTO

Venerdì 22 Aprile 2011 – 19:57
Ultimo aggiornamento: 20:01
                  

Strage in famiglia in Francia, caccia al papà-mostro

PARIGI – Caccia all’uomo in Francia per trovare il cinquantenne che avrebbe sterminato tutta la sua famiglia, moglie e quattro figli dai 13 ai 21 anni, i cui corpi sono stati trovati sepolti nel giardino di casa, a Nantes. L’uomo sarebbe in fuga nel sud del Paese, dove è stata trovata la sua auto, una Citroen C5. L’autopsia sui corpi della madre, Agnes, 49 anni, e di Thomas, il figlio maggiore, ha rilevato su entrambi un foro da arma da fuoco a livello della tempia. Probabilmente i proiettili sono stati sparati con una carabina a canna lunga, proprio come quella in possesso del capofamiglia. Quest’ultimo ha anche ammazzato i due cani labrador. Xavier Dupont de Ligonnes ora sarebbe a sud: la sua Citroen è stata localizzata a Roquebrune sur Argens, nel Var, poco lontano da Frejus, parcheggiata nel piazzale di un hotel dove avrebbe trascorso la notte tra il 14 e il 15 aprile scorsi.

Il mistero si infittisce ancora con la scomparsa, registrata in quegli stessi giorni, di una donna di 50 anni in un altro paesino del Var, in cui la famiglia Dupont aveva abitato per qualche tempo anni fa. Ma non è ancora stabilito se si tratti solo di una coincidenza oppure no, ha dichiarato il procuratore di Nantes, Xavier Ronsin. Dopo il ritrovamento dei cinque cadaveri, tutti gli elementi portano gli inquirenti a pensare ad un massacro premeditato. I corpi di madre e figli, insieme a quelli dei due labrador di famiglia, sono stati accuratamente sepolti in giardino, chiusi in sacchi di juta e cosparsi di calce. Materiale che l’uomo si era procurato nei giorni precedenti alla sparizione. Alcuni testimoni lo avevano visto mettere dei grossi borsoni nel bagagliaio dell’auto, appena quindici giorni fa. Da tempo inoltre l’uomo metteva in giro voci di un imminente trasferimento in Australia. Ne aveva informato anche la scuola dei figli più giovani ed il datore di lavoro della moglie, bidella e insegnante di catechismo. Gli armadi di casa erano stati svuotati, le finestre sprangate, il contratto d’affitto rescisso. Un foglietto era stato attaccato alla cassetta della posta: «Rinviare al mittente». Ad alcuni amici Xavier Dupont aveva anche raccontato di essere in realtà un agente segreto in missione. Le informazioni sulla sua vita professionale, d’altra parte, sono scarse e confuse: di certo si sa solo che era spesso assente da casa per lavoro. Della famiglia non si avevano più notizia dal 4 aprile scorso. E sono stati proprio il comportamento strano dell’uomo e le sue frasi considerate «deliranti» a far insospettire i vicini e la polizia.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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